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Armarsi per sopravvivere tra bande di nemici

Nel confronto polemico con Ernesto Galli della Loggia, Labate riflette sul significato della convivenza europea, criticando la cultura della paura e del riarmo come unica risposta ai conflitti contemporanei.

I “ragazzi della via Pal” e il senso della convivenza

I “pro-Pal” non c’entrano proprio niente. Anche se ai nostri giorni, questi attivisti scendono in piazza per la difesa di alcuni elementari diritti umani. Ma sono certo che Galli della Loggia, leggendo da giovanottino I ragazzi della via Pal, lo avrà sicuramente capito male. Ragazzi ostili, che riuniti in due bande nemiche si facevano una vera e propria guerra, anche se, purtroppo per lui, disarmati.

Suppongo che sulla base di questo ricordo e di questa falsa interpretazione, sia andato avanti sino ai giorni nostri. E credo che non abbia afferrato il senso nascosto nel bel racconto di Molnar. È nella sua conclusione che infatti vincono la pace e la concordia. Il rispetto tra diversi, l’amicizia, il camminare insieme, l’uguaglianza.

E non la disuguaglianza fra chi ha più armi, e chi ne ha di meno.

Il sentirsi insomma “Fratelli tutti” — per dirla con Bergoglio.

Credenti e non credenti, sono valori portanti questi, della nostra convivenza umana che vanno alimentati e foraggiati costantemente.

La paura come visione del mondo

Quello invece che per della Loggia, in preda a una costante paura, rimane vivo e gli fa compagnia, è sopra ogni cosa la difesa. La difesa dagli odi e dai nemici esterni. Difendersi dalle guerre sempre alle nostre porte, sempre intese come protezioni delle identità dei popoli, dal momento che il “melting pot”, quella pentola dove si mescolano diverse identità, per lui non esiste. Su quella nostra, si è soffermato sin dal 1998 con un suo libro dal titolo: Identità italiana.

Ora mi viene però da pensare che le sue identità si devono difendere solo con le armi. Bisogna investire, e spendere immediatamente soldi per acquistare armi.

Giudicando sicuramente scandaloso l’intervento di Mario Draghi ad Aquisgrana, che appena l’altro ieri, e pensando a una Europa da federare, ha alzato anche lui la voce sulla difesa. Ma solo, e soltanto, sulla difesa del welfare: “…senza welfare, l’Europa è un’area economica fra altre. Con il welfare, è una civiltà”.

Aggiungendo che “… i 1.200 miliardi di euro l’anno di investimenti strategici di cui si parla — cifra impressionante — comprendono il riarmo, l’energia, la tecnologia. Non comprendono il welfare”.

L’Europa tra riarmo e diplomazia

Della Loggia è sin da giovane persuaso e convinto che il nostro prossimo è sempre una banda di stranieri, con cui il dialogo e i buoni rapporti per camminare insieme non esistono. Quella banda di nemici che vogliono conquistare la tua terra e bombardare la tua storia.

Vogliono conquistare quel “Grund”, quel giardino vicino ad una segheria nel racconto di Molnar, dove tu passi il tempo giocando.

Avendo sempre ed inesorabilmente da fare con bande nemiche di stranieri, la prima cosa dunque a cui pensare è quella di armarsi al più presto senza perdere tempo. Non ci sono alternative, scorciatoie e vie di mezzo pacifiste che tengano, e diplomazie di mediazioni utili. Anzi, il pacifismo è una patologia da curare.

La “sindrome dell’inerme”

E bisogna prima di ogni cosa armarsi. Come fa capire in un suo editoriale del 4 maggio, “La perdita di fiducia”, l’Europa e l’Italia vivono con una grave patologia da lui definita “sindrome dell’inerme”. Una malattia che si deve curare urgentemente, perché ci fa dimenticare che per vivere bisogna invece solo armarsi per difendersi dagli attacchi dei nemici alle porte.

Il 15 maggio è ritornato con un editoriale sulla sua costante paura: “L’occasione storica per l’Europa”. Facendo capire che l’Europa, per sopravvivere e acquistare un ruolo di prestigio negli equilibri geopolitici, dopo che gli Usa la hanno abbandonata, bisogna che si armi, per aiutare così l’Ucraina a distruggere la Russia.

E tutta l’Europa, per uscirne storicamente bene e alla meglio, ha una occasione unica e rara: quella di aiutare l’Ucraina.

Mi viene il sospetto che della Loggia sia proprietario di qualche fabbrica di armi. E sono certo che gli sforzi per la pace siano per lui un non senso cristiano, da lasciare a quelle che per lui sono, solo e soltanto, ideologie e fissazioni pacifiste.