Home GiornaleI riformisti del Pd vogliono il SAFE: sulla Difesa serve chiarezza politica

I riformisti del Pd vogliono il SAFE: sulla Difesa serve chiarezza politica

Cosa potrebbe accadere se l’appello non fosse accolto, come tutto lascia prevedere? Guerini e Delrio di fronte al dilemma: convivere nell’ambiguità o rompere gli indugi? L’alternativa è il centro.

Un silenzio che si rompe

La sicurezza non è in contrasto con il welfare. A dirlo sono i “riformisti del Pd”, usciti allo scoperto dopo settimane, o mesi, di silenzi imbarazzati. L’iniziativa obbliga a riflettere sulla fragilità delle due coalizioni – destra e sinistra – che si contendono la guida del Paese: sui punti fondamentali, nessuna delle due è in grado di definire una linea politica chiara. Le contraddizioni non possono essere trattate all’infinito con i guanti bianchi: a un certo punto sono destinate a esplodere.

Si pone dunque una domanda, in questo caso a chi nel Pd, come Guerini e Delrio, ha deciso di portare allo scoperto le ambiguità del Campo largo sul cosiddetto riarmo dell’Europa. Qualora l’appello a fare ricorso ai fondi SAFE (Security Action for Europe) – non conteggiabili nel quadro dell’indebitamento consentito, il 3 per cento su base annua – non dovesse essere accolto, o fosse addirittura respinto, quali conseguenze politiche ne deriverebbero per tutti i riformisti ancora “intrappolati” in un partito che elude la questione di come assicurare la difesa del Paese?

Cosa prevede davvero il SAFE

Va ricordato che il SAFE è stato concepito per rafforzare la base industriale della difesa europea. Di conseguenza, gli investimenti finanziati attraverso i prestiti garantiti dal Programma sono orientati prevalentemente verso prodotti e imprese europee, o strettamente associate all’UE. Anche i contraenti e i principali subappaltatori devono essere stabiliti nell’Unione, mentre i soggetti extra-UE (o extra SEE-EFTA/Ucraina) non possono superare il 35% del costo del prodotto finale: almeno il 65% del valore deve provenire dall’ecosistema industriale europeo o dai Paesi associati. Perché opporsi, dunque, a un disegno che rafforza l’autonomia del Vecchio Continente nei confronti degli Stati Uniti? Anche questo andrebbe chiarito.

Il nodo del Centro

Resta la domanda di fondo: fino a quando, e fino a che punto, è lecito limitarsi alla messa a verbale di un’opzione alternativa al mainstream di sinistra? Prima o poi i conti andranno fatti con una prospettiva diversa, quella incardinata sul ruolo autonomo e indipendente del Centro. Altrimenti il dissenso – e quale dissenso! – senza sbocco politico non può che alimentare il sospetto che non si faccia sul serio. A danno del Paese.