Home GiornaleIl bluff delle preferenze: troppa ipocrisia a destra e a sinistra

Il bluff delle preferenze: troppa ipocrisia a destra e a sinistra

Il voto della Camera sulle preferenze è stato la conferma della volontà dei partiti di mantenere il controllo sulla selezione dei parlamentari.

Il Parlamento non vuole le preferenze

Premesso che le preferenze nell’attuale contesto politico italiano sono e restano potenziale fonte di corruzione, di voto di scambio, di clientele ramificate, di traffico di influenze e di un vorticoso giro di denaro per competere nelle campagne elettorali – non a caso i collegi uninominali, il cosiddetto Mattarellum, resta il migliore strumento elettorale – quello che è accaduto alla Camera dei Deputati ha segnato il trionfo definitivo dell’ipocrisia politica per almeno tre motivi di fondo.

Innanzitutto un dato è inconfutabile ed oggettivo. Il Parlamento italiano non vuole le preferenze. È persino troppo semplice da evidenziare. Al di là della propaganda, dell’ipocrisia e delle meschinità. Non le vuole per una ragione altrettanto semplice. I partiti personali, o del capo o di proprietà tutto tollerano nella politica tranne una cosa: e cioè, che siano i cittadini a scegliersi i propri rappresentanti. Se così non fosse non sarebbero partiti personali o del capo o di proprietà. E non è un caso, del resto, che in quei contenitori elettorali il capo non si mette quasi mai in discussione. Salvo quando i numeri elettorali evaporano e allora, quasi come d’incanto, decolla un altro partito personale abbandonando il vecchio relitto. E il voto della Camera sulle preferenze lo ha quasi certificato per legge, per chi ancora avesse qualche dubbio al riguardo.

Le contraddizioni della sinistra

In secondo luogo la clamorosa, plateale, gioiosa e rumorosa soddisfazione della sinistra nelle sue multiformi espressioni dopo aver bocciato le preferenze. Parlo della sinistra perchè, come noto, i suoi capi dispensano quotidianamente i principi e i valori della democrazia, si ritengono i depositari esclusivi della democrazia stessa e soprattutto del rispetto della Costituzione e in ultimo, ma non per ordine di importanza, ci spiegano da svariati lustri che siamo sempre sull’orlo della dittatura, della compressione delle libertà democratiche e del ritorno puntuale e quasi scientifico del fascismo.

Dopodichè, e quasi per caso, emerge la profonda verità. Ovvero, un tifo da stadio – veramente da stadio – dopo aver accertato che le preferenze non torneranno e quindi, e di conseguenza, saranno i capi partito a decidere, ancora una volta, la composizione del futuro Parlamento. E già parlavamo di una riforma elettorale che contemplava il capolista bloccato ma dove c’era, comunque sia, la possibilità di esprimere sino a 3 preferenze per gli altri candidati.

Altrochè le balle sulla democrazia, sulla Costituzione tradita, sulle centralità del cittadino e quindi del Parlamento. Quel boato da stadio, lungo, sentito e partecipato, ha cancellato mesi e anni di ipocrisia e di propaganda falsa e subdola.

Centrodestra, voto segreto e prospettiva riformista

Infine il centro destra. Non c’è alcun dubbio, soprattutto dopo il voto segreto sulle preferenze, che ci sono settori importanti di due partiti di quella coalizione – Forza Italia della famiglia Berlusconi e la Lega di Salvini – che non sopportano più la leadership, il carisma, il peso e l’autorevolezza della Premier Giorgia Meloni. E il voto sulle preferenze è stato un attacco diretto ed esplicito alla Premier attraverso il solito strumento del voto segreto molto caro alla sinistra da un lato e ai franchi tiratori del centro destra dall’altro. Un elemento, questo, destinato a condizionare pesantemente la futura partita elettorale.

Infine, però, c’è un tassello che, comunque sia, emerge in tutta la sua virulenza e chiarezza. In una politica dominata dai partiti personali, dai cartelli elettorali, dalle scelte di potere che prescindono dal voto popolare e dalle alchimie di palazzo, l’ultima cosa a cui pensare è quello di appaltare la decisione politica sulla rappresentanza parlamentare al cittadino/elettore. Una scelta, questa, che accomuna oggi tutta la sinistra italiana e buona parte del centro destra. Un buon motivo, questo, anche per scommettere su un progetto politico, culturale e programmatico di centro che sia in grado di recuperare le ragioni di un vero riformismo di governo e, al contempo, di riscoprire i principi basilari della democrazia. Al di là dell’ipocrisia sempre più insopportabile della sinistra e di larghi settori del centro destra.