Dalla foto di Roma alla piazza di Napoli: il ritorno del progetto di Occhetto.
L’immagine prima scattata al ristorante romano e poi nella rumorosa e semivuota piazza napoletana ci restituisce che cos’è oggi quello che si chiama genericamente “campo largo”.
Semplicemente, e anche coerentemente, è una riedizione, seppur aggiornata e rivista, della antica “gioiosa macchina da guerra” di occhettiana memoria. Verrebbe da dire, nulla di nuovo sotto il sole. Anche perchè il progetto di Schlein, Conte, Fratoianni/Bonelli e Landini non è quello di ricostruire o rilanciare una coalizione di centro sinistra tradizionale ma, semmai, rafforzare e consolidare un’alleanza di sinistra e progressista.
Non lo dico io, come ovvio. Ma lo ripetono quotidianamente i capi e i leader delle varie anime della sinistra.
Il centro ridotto a comparsa
Del resto, quando i cosiddetti gruppi centristi vengono messi in campo da esponenti del Pd – il caso dell’assessore di Roma Onorato da parte di Bettini è persin plateale per non dire vergognoso – conferma, per chi non lo sapesse ancora, che il cosiddetto Centro da quelle parti è poco più di un modesto “partito contadino” di sovietica memoria.
Altrochè il centro sinistra – per fermarsi alla seconda repubblica – del Ppi di Marini e Gerardo Bianco alleato con i Ds o la Margherita di Rutelli e dello stesso Marini, Parisi, Mastella e altri alleato con la sinistra o la prima fase del Pd di Veltroni e Franceschini.
Qui, al contrario, non c’è affatto un equilibrio fecondo e costruttivo tra il centro e la sinistra. Semmai c’è la sinistra al completo nelle sue mille sfumature di rosso accompagnata da qualche singolo esponente che non è di sinistra e che, altrettanto puntualmente, viene gentilmente invitato a fare parte della futura coalizione ma senza farsi vedere in pubblico.
Il caso del piccolo partito personale di Renzi è ancora diverso perchè lì c’è un veto politico e personale, specifico e pubblico, del Fatto Quotidiano e di di chi lo dirige.
E la manifestazione di Napoli, che fa seguito all’incontro di Roma, ha semplicemente confermato qual’è la natura, il profilo e, soprattutto, il progetto politico e di governo dell’attuale sinistra italiana.
Un progetto mai nascosto
Infine però, ed è l’ultima considerazione, non si può contestare ai capi della sinistra – a cominciare dalla segretaria del Pd Elly Schlein – di essere incoerenti o, peggio ancora, di favorire un progetto politico che non avevano mai annunciato.
Al contrario, e per onestà intellettuale, Schelin, Conte, Fratoianni/Bonelli e Landini hanno sempre teorizzato e sostenuto, pubblicamente e in qualunque occasione, che era e che è necessario costruire una alleanza di sinistra e progressista.
Il centro sinistra tradizionale, cioè quello che abbiamo conosciuto dall’Ulivo in poi, è tutt’altra cosa ed è, francamente ed oggettivamente, un corpo estraneo rispetto a quella impostazione fortemente ideologica e politicizzata.
Per il Centro serve una strada autonoma
E, al riguardo, “lo zoccolo duro” della coalizione – come lo chiamano gli stessi protagonisti in coro – è proprio rappresentato dalla sinistra radicale e massimalista della Schlein, dalla sinistra populista e demagogica di Conte, dalla sinistra estremista ed ideologica del trio Fratoianni/Bonelli/Salis e dalla sinistra classista e pan sindacale della Cgil di Landini.
Per il resto, come si suol dire in termini calcistici, c’è solo posto in piedi. Cioè in tribuna ad osservare e, al più, ad contentarsi delle briciole che vengono gentilmente elargite dagli azionisti.
Per queste ragioni, semplici ma oggettive, il Centro se vuole ancora esistere deve guadare altrove.
Nello specifico, in un cartello/luogo autonomo e coerente, se vuole ancora tentare di continuare a giocare un ruolo politico, culturale e, soprattutto, programmatico.
