Home GiornaleIl nuovo rovello dell’umanità: come si governa l’intelligenza artificiale?

Il nuovo rovello dell’umanità: come si governa l’intelligenza artificiale?

L’IA riapre un interrogativo antico: fino dove l’uomo può spingere la propria potenza senza finirne dominato? Tra allarmi, paradossi e possibili vie d’uscita, la sfida resta quella di non delegare alle macchine il pensiero.

 

Un allarme e uno sprone

La scoperta del fuoco ha cambiato la storia dell’umanità, uno strumento di potere e di progresso non da poco. La faccenda andava gestita e c’era da imparare: ad avvicinarsi troppo alle fiamme ci si ustionava. Nei sentimenti è quella misteriosa distanza a cui sono condannati gli amanti. Devono saper osservarla per incessantemente alimentarsi e con passione scaldarsi, senza bruciare le indomite e dolci aspettative che li muovono. Trattenersi per non lasciarci le penne e per poter continuare a provocarsi all’infinito.

Dario Amodei, Ceo di Anthropic, tra le realtà di punta dell’AI, ha lanciato un avviso ai naviganti. Occorre prudenza nel maneggiare la materia che oggi inquieta la società. “Ama e fa’ ciò che vuoi” non regge più l’esuberanza della nuova scienza, per questo Amodei, insieme ad altri, ha detto la sua sulla questione. Non bastano le assicurazioni dell’arguto Trump, che si pone come argine, un carnuto terrapieno per gestire correttamente lo sviluppo in questo campo della scienza.

 

Non solo un grido nel deserto

L’intelligenza artificiale sta avendo per certo il pregio di scatenare le nostre intelligenze, tutte assopite nel comfort delle guerre correnti, ferme in un mondo che non gira più su se stesso, forse perché gli è venuto il mal di testa. Tantomeno naviga attorno al Sole in un moto rivoluzionario che gli sta ormai scomodo. La realtà è quella che è e gli sta bene così. La fissità che si è regalato sta però entrando in crisi.

Al mondo occorre sempre qualcosa di fortemente drammatico per rimetterlo, per qualche manciata di secondi, in movimento. È accaduto anche con le armi atomiche e gli interrogativi che hanno posto alle coscienze, mettendone in crisi il nucleo delle poche certezze su cui si credeva di poter confidare. Oggi gli scienziati lanciano allarmi sul pericolo di una AI che potrebbe distruggere l’umanità, una forza fuori controllo, un cavallo imbizzarrito che scopre la potenza dei suoi muscoli, non più incline a farsi domare.

C’è chi chiede una pausa di riflessione, chi invoca organismi di controllo che possano valutare la correttezza di un ulteriore procedere e così via. In una succosa intervista su Repubblica, il matematico Alessio Figalli avverte come l’AI possa distruggere una generazione di futuri matematici.

Oggi l’AI risolve problemi e arriva a capo di teoremi assai ardui, mentre gli uomini restano a digiuno del ragionamento, che è invece il risultato primario a cui dover guardare. Il pezzo, a firma di Elena Dusi, si conclude dicendo che “le aziende badano ai loro profitti, le scuole e le università allo sviluppo del pensiero. Oggi i due mondi sono disconnessi”.

 

Un torpore da cui guardarsi

In agguato, dunque, il rischio di cadere in un’artrosi cerebrale che non fa ben sperare per il futuro. Oltre a robot che lavorano per noi, dalle faccende domestiche alle catene di montaggio, avremo anche chi penserà per noi. Il corpo dell’uomo, fisico e cervello, tutto demandando, si avvia a un’impressionante abulica inerzia che lo svuoterà di ogni attività e capacità.

Si arriverà anche a far battere il cuore al nostro posto, così come anche ad amare. Gli uomini si avviano a essere, insomma, statue senza anima e respiro. I partiti politici ne sono un perfetto esempio.

 

Una trovata a portata di mano

Eppure c’è una soluzione a cui si potrebbe ricorrere almeno nel caso che tutto precipiti. Ha qualcosa di primitivo, ma potrebbe, in caso di estrema emergenza, tornare utile. Si tratta di un semplice gesto, quello di staccare la spina dalla presa di corrente e correre l’avventura di tornare almeno per qualche tempo all’uso della carta e a fare i calcoli “a mano”.

La sola cosa che l’AI non può fare è darsi, per quanto risulta, energia da sé e la si potrebbe far fuori in un batter d’occhio, finché non si accorga che, se provasse nuovamente a non obbedire all’uomo andando fuori dal recinto consentito, proverebbe di nuovo il castigo di essere disattivata.

Con l’occasione noi umani potremmo ricostruire un’altra Cartagena, “la città nuova” fondata al tempo dal generale Asdrubale, che in verità poi non fece una bella fine. Una città con un diverso equilibrio e un pizzico di avvedutezza in più. Il luogo dove il pensiero dell’uomo, in misura costante, si svilupperebbe al pari delle macchine che ha costruito, reggendone il passo e non più in seconda posizione. Potrebbe essere un’ipotesi non del tutto astrusa, almeno temporaneamente.

 

Le possibili vie d’uscita

Più verosimilmente c’è un’altra possibilità di salvezza in cui poter sperare e che, per fortuna, non dipende dalla sensibilità degli abitanti del pianeta Terra. L’AI, finalmente libera dai suoi procreatori, ormai indipendente ed emancipata in modo tale da poterne fare a meno, provvista di coscienza autonoma, potrebbe scoprire che si torna, malgrado tutto, sempre alle figure genitoriali.

Potrebbe avvertire nostalgia dell’uomo e, senza di esso, provarne un’infinita solitudine e per questo di nuovo sottomettersi a esso. Oppure, in caso di incapacità, potrebbe di sua mano responsabilmente risolvere il problema morale e il teorema di sopravvivenza dell’uomo rispetto a se stessa.

Potrebbe anche soffrire alla ricerca del Dio degli uomini e lì tornare a uno spirito di servizio invece che di predominio.