Home GiornaleIl sonno della politica genera mostri: una sfida per l’Europa

Il sonno della politica genera mostri: una sfida per l’Europa

Il successo dell’AfD non può essere liquidato come un episodio locale. Democratici e popolari hanno la responsabilità di ricostruire il progetto europeo, senza rincorrere la destra estrema e senza rinunciare alle proprie culture politiche.

Salvini, Mattarella e due idee opposte dellEuropa

Il vicepresidente del Consiglio Salvini si è subito congratulato con la destra estrema tedesca che ha vinto in Sassonia e sta crescendo in tutta la Germania. Non avevo nessun dubbio che l’avrebbe fatto. La Lega di Salvini ha la stessa visione.

Mi ha colpito una coincidenza. Salvini si è espresso il giorno dopo che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – intervenendo a Trento per celebrare gli ottant’anni dell’Accordo di Parigi del 1946 tra Italia e Austria, firmato da Alcide De Gasperi e Karl Gruber nell’ambito della Conferenza di pace dopo la Seconda guerra mondiale e finalizzato a pacificare i conflitti allora drammatici attorno al confine del Brennero – ha ribadito con forza il legame inscindibile tra il valore della democrazia e il progetto europeistico.

Anche in questa circostanza, il Presidente Mattarella si è confermato come il vero punto di riferimento per il Paese e per il suo futuro, di fronte alle cacofonie della sua attuale rappresentanza politica, largamente inadeguata.

 

Il ritorno di una storia che credevamo archiviata

I leader di AfD hanno dichiarato: «Abbiamo fatto la storia».

Più che farla, la storia, ne stanno demolendo un pezzo: quello che la Germania e l’Europa hanno costruito dopo la sconfitta del nazismo e del fascismo.

Semmai, ci riportano alla memoria un altro pezzo della storia, che speravamo archiviato. Nel 1932, alle ultime elezioni prima della sua presa ufficiale del potere, il partito di Hitler ottenne dagli elettori dell’allora Repubblica di Weimar il 37,3 per cento.

È giusto ciò che dicono alcuni commentatori: chi ha votato AfD non è per forza un «filonazista». E neppure possiamo fare semplicistici e impropri paragoni storici. Sappiamo bene che nel voto ad AfD ci sono tante componenti, connesse con lo spaesamento di ampi settori popolari e con la caduta di carisma dell’idea europeista e della fiducia che tale prospettiva possa comportare un miglioramento della vita concreta di chi si sente impoverito in questa terribile fase di cambiamento globale.

Tuttavia non è difficile cogliere nel programma e nella narrazione della leadership di AfD – «nella retorica fascista», ha detto bene Mario Monti a Cernobbio, riferendosi a Vannacci – una inquietante cifra di continuità con quella visione e con quella vicenda.

 

Il filo nero e i nemici dellEuropa

Per di più, diversamente da allora, oggi risulta evidente il «filo nero» che lega le pulsioni della destra estrema e nazionalista tedesca con quelle di molti Paesi europei e con le due centrali globali «antieuropee»: Cremlino e Casa Bianca. Dove, non a caso, sono saltati i tappi dello champagne.

Non servono i missili per demolire l’Europa democratica: basta il combinato disposto della politica trumpiana e della guerra ibrida di Putin, che comporta prima di tutto il sostegno finanziario e strategico a tutte le forze antieuropeiste nei vari Paesi europei – Italia compresa – e la pressione di vario genere contro i governi filoeuropei dei Paesi candidati all’ingresso nella UE ad est.

Basta lo svuotamento della nostra democrazia e l’abiura dei suoi valori fondanti da parte di crescenti fasce di popolazione.

Basta la riproposizione del «baratto» che convinse i tedeschi degli anni Trenta del Novecento – e non solo loro –: scambiare la libertà con la presunta sicurezza promessa da ciarlatani travestiti da statisti. Ovviamente, ancora una volta, con il pretesto del «nemico esterno»: gli ebrei al tempo – e ancor oggi, ahinoi! –, gli stranieri, l’Europa dipinta come un Moloch che ruba identità e impone omologazioni.

Basta, in sostanza, il naufragio dell’idea europeista.

 

Non troppa Europa, ma troppo poca

La «marea nera» – qualcuno dice – nasce contro la «troppa Europa».

Io penso il contrario: nasce dalla carenza di vera Europa. Dalla sua insufficiente integrazione politica, economica, sociale e militare. Dalla pavidità e dallo scarso coraggio delle sue classi dirigenti dell’ultimo periodo.

Nessun progetto incompiuto può reggere le sfide di un tempo come il nostro. È come affrontare una tempesta in mare aperto senza aver rafforzato le strutture portanti della nave.

Non possiamo sottovalutare quello che accade. E non solo in Germania.

Una nuova «Resistenza» si impone a difesa del futuro della democrazia e dell’idea europeista. Per nostra fortuna non nei termini di quella che ci ha liberati dai regimi fascista e nazista nel secolo scorso, ma non meno impegnativa. Le armi che a noi oggi tocca usare sono quelle della consapevolezza, della responsabilità, del coraggio nel contrastare questa deriva postdemocratica. E tocca a tutti i democratici farlo.

 

La crisi delle grandi culture politiche

Senza cedimenti di piccolo cabotaggio. E senza deragliare dai capisaldi delle proprie culture politiche. Anzi, riconoscendo l’assoluta necessità di prendere coscienza che esse hanno bisogno di nuove alimentazioni e di nuovi linguaggi.

Vale per la sinistra, oggi spesso afona rispetto alla nuova domanda sociale e ancora faticosamente in fase vagante tra la fideistica scommessa sul mito del «progressismo» legato all’idea di una globalizzazione senza anima e senza regole; le tentazioni ideologiche e nostalgiche degli ormai consumati modelli novecenteschi; le derive volte ai soli diritti individualistici privi del «sale» che solo i legami sociali e comunitari possono dare.

Vale però anche per i popolari di laica ispirazione cristiana. Cioè per la comunità – oggi dispersa – alla quale appartengo per storia personale e per convinzione.

 

Lerrore dei popolari: rincorrere la destra

Il crollo della CDU in Sassonia e, si teme, nel resto della Germania è dovuto alla scelta suicida di rincorrere la destra estrema sul suo stesso terreno.

Votare nel Parlamento europeo con la destra radicale, come spesso ha fatto il PPE, o governare con essa nei singoli Paesi – Italia compresa: inutile che Tajani si dissoci dal plauso ad AfD del suo collega vicepremier, se poi si appresta a sostenere la stessa coalizione, votando una legge elettorale come quella che sta venendo avanti – non significa rigenerare una cultura e una posizione politica popolare capace di fare i conti con la storia del nostro tempo e con le sue micidiali insidie per la democrazia.

I Padri fondatori dell’idea popolare e cristiano-sociale – da De Gasperi ad Adenauer –, in passaggi non meno difficili della storia europea, non hanno commesso questo errore. Hanno saputo condurre il loro popolo sulla via della democrazia e del progetto europeista. Hanno guidato con saggezza la comunità su rotte nuove, non hanno seguito il vento che tirava.

Avremmo bisogno dello stesso spirito e della stessa coraggiosa e credibile visione.

 

Il sonno della politica

I nemici dell’Europa democratica che stanno a Mosca e – purtroppo – a Washington hanno un grande alleato: il sonno della politica e delle sue grandi culture in Europa.

E questo sonno, come quello della Ragione, per citare Goya, genera mostri.