Un no che non cancella la prospettiva europea
Concordo con Kristún Frostadóttir, la premier islandese, rispetto all’esito del referendum sulla ripresa dei negoziati per l’adesione dell’isola all’Unione europea: il 52,8% dei votanti ha detto no, è vero, ma il 47,2% si è espresso per il sì. Ovviamente, almeno fino alla conclusione dell’attuale legislatura, nel 2028, negoziati non vi saranno. Ma, ad esempio, nelle due circoscrizioni di Reykjavík, la capitale, dove vive più di un terzo della popolazione, è prevalso il sì.
Già, i votanti: si sono recati alle urne 225.031 islandesi, pari all’82,5% degli aventi diritto. L’appartenenza al Vecchio continente, dunque, per paradossale che possa apparire, in quelle lontane terre di ghiaccio e di fuoco è assai sentita, anche grazie a una leadership molto al femminile (oltre alla premier, vi è la presidente, per dirne una).
I contrari all’adesione temono per i vincoli che l’Unione europea potrebbe imporre, in particolare, sulla pesca. E i giovani, già avvezzi a spostarsi e a studiare altrove, tra i Paesi scandinavi, il resto d’Europa e il Nord-America, immaginano di poter incidere di più sulle scelte globali in un contesto ampio come quello europeo, a maggior ragione al cospetto dell’attuale inquilino della Casa Bianca, Donald Trump, che ostenta le proprie mire espansionistiche verso il Canada e la Groenlandia (non dimentichiamo che l’Islanda è bagnata a Nord dal Mar di Groenlandia).
L’Europa dei cerchi concentrici
Del resto, anche le dichiarazioni del portavoce della Commissione di Bruxelles lasciano presagire una sorta di Europa a cerchi concentrici: l’Unione, certo, e, quasi a essa confederate, altre realtà, quali il Regno Unito, l’Ucraina, la Repubblica islandese, appunto, e così via. Con la possibilità di passare dall’area più coesa a quella più lontana e viceversa.
Insomma: quel 47% e oltre di sì può rappresentare un promemoria per il prossimo decennio.
Come non ricordare, qui, il filosofo e politologo Biagio de Giovanni, il quale da un lato notava come non vi sia un solo demos europeo, bensì tanti, dall’altro coglieva proprio in tale tensione tra unità e molteplicità la cifra, innanzitutto filosofica e culturale, del nostro continente e, per estensione, dello stesso Occidente?
I due volti dell’Europa
Infine, una considerazione un tantino curiosa.
Pur trattandosi di una terra e di un popolo da noi piuttosto lontani, non solo geograficamente, in fondo questo referendum evidenzia i due volti che verso Bruxelles mostrano un po’ tutti i cittadini europei: timori per “la borsa” (gli interessi economici nazionali), desiderio di partecipare a una realtà più ariosa e incisiva.

