Una persecuzione cristiana di gran voga
Il fatto è noto. Un soldato israeliano ha colpitocon una mazza la statua di Gesù caduta dalla croce, decapitandone la testa. Ne è emersa una indignazione non solo dei rappresentanti della Chiesa ma anche del nostro Governo. Israele ha individuato ii responsabili comminando un po’ di giorni di carcere all’autore dell’impresa ed al suo complice che intanto riprendeva sapientemente la scena.
Severi provvedimenti andrebbero disposti anche quando, di frequente, si è soliti da quelle parti insultare o sputare addosso ai cristiani. Del resto il XX secolo è quello che registra il maggior numero di martiri di quella fede nel numero di milioni a cui corrisponde una sostanziale altrettanta indifferenza di quelli che nello stesso credo religioso ne hanno notizia.
In passato anche la statua della Madonna non è stata immune dallo stesso trattamento e così anche suo Figlio avrà stabilito che era giusto gli fosse riservato stessa sorte. Evidentemente metterlo in croce non è stato abbastanza, ne è rimasto comunque visibile il corpo, anche se sfigurato, ed è una forma troppo ingombrante per chi deve cancellare una certa idea spirituale dalla testa del prossimo, di una salvezza d’amore a cui aggrapparsi.
La crocefissione con un finale a sorpresa
Si è trattata di una nuova versione della storia di 2000 anni fa con un finale più adatto ai tempi d’oggi. E’ mettere letteralmente a terra un Dio per cancellarne l’immagine e la forza del pensiero partendo proprio dal fracassargli la testa. Lì non c’è Nicodemo a raccogliere spoglie di un cadavere per portarlo al sepolcro e neppure un artigiano in grado di ricomporre la partefrantumata.
Provvederà, sembra, Israele a ripristinare ciò che è stato oggetto di vandalismo, sostituendo quel Cristo con un altro, ma ciò che rotto è rotto. I frantumi resteranno a terra o saranno spazzati via per far posto ad una nuova statua, i cocci del vecchio saranno mucchio non di ossa ma di gesso, destinati prima o poi ad una anonima scomparsa. La polvere dei frammenti sarà rimossa dal vento e il delitto sarà come mai commesso. Ci si illude sempre che saper porre riparo ad un misfatto è come rimuoverne il gesto, questa è l’illusione degli uomini. Così la pace dopo la guerra dovrebbe avere il senso di come nulla sia mai stato e le armi non abbiano mai sparato.
Un’ idea rivoluzionaria per un mondo migliore
Demolire quella statua non è stato soltanto un oltraggio religioso. E’ l’espressione di chi si conduce assumendo come esclusiva evidenza il principio creativo della distruzione, mettendo non al primo posto ma all’unico posto la negazione dell’idea di innalzamento di ogni speranza di bene. Quei soldati hanno inteso che una nuova era dell’umanità fondi soltanto su un senso di annientamento, una fase che non rimanda ad un’altra di eventuale nuova opera da erigere. La creazione è perfetta nell’asfaltare, nel radere al suolo ciò che c’è, l’apice di un lindore che non ammette ostacoli. Null’altro. E’ l’idolatria di una calma imposta su una terra piatta senza che mai che qualcosa vi sporga. Inutile affannarsi con l’ambizione di mettere su qualcosa in sostituzione del vecchio. Si tratta di una filosofia vecchia quanto illusoria finalmente da accantonare, evitando spargimento di ingiustificato sudore.
Una Pasqua a metà
A proposito di novella deposizione tutto questo non depone al buono anche se Gesù sa perfettamente come vanno le cose oggi al mondo, rassegnato alla tortura di una Pasqua che si ferma sempre prima della sua resurrezione, impantanata solo nel momento del supplizio.
A quei prodi militari, oltre al carcere, si dovrebbe piuttosto imporre un lungo periodo di studi e di esami da superare perché comprendano che c’è assai di più oltre i loro proditori convincimenti. Non mancano eremi a cui potrebbero essere destinati per trovare, forse, una schizzinosa sapienza che a loro si è sempre negata per evidente povertà di approdi.
