La cerimonia e il corteo
Ho partecipato ieri mattina alle cerimonie per il 25 aprile in piazza Ferretto a Mestre, come faccio ogni anno. Una cerimonia istituzionale con i rappresentanti di tutte le istituzioni politiche, militari e d’arma. Tornato a casa, dal mio balcone ho assistito al dipanarsi di un corteo che sembrava non finire mai, con bandiere di tutte le diverse associazioni mestrine, CGIL in testa, rappresentative di movimenti e gruppi della vasta galassia della nostra società civile.
La Questura parla di duemila, ma gli organizzatori di circa settemila persone. Da parte mia posso solo dire che il corteo appariva interminabile e continuava a sfilare per oltre mezz’ora, dal suo avvio dal piazzale della stazione di Mestre sino al centro della città. Piazza Ferretto è intestata a un martire della resistenza veneziana, Erminio Ferretto, e da quando seguo questa celebrazione non ho mai visto una partecipazione così straordinaria di giovani, donne e uomini di tutte le età, uniti nella difesa della pace, della libertà e della Costituzione repubblicana.
Il vuoto della CISL
Spiccava il ruolo determinante della CGIL e delle diverse sigle sindacali ad essa collegate, mentre dolorosa, per me, è risultata l’assenza della CISL che, dopo quanto sta accadendo nella sua dirigenza nazionale, sembra aver smarrito la bussola del proprio orientamento.
Cresciuto nelle file dell’Azione Cattolica e delle ACLI con Livio Labor e Gennaro Acquaviva, ho partecipato e condiviso la cultura politico-sociale di Giulio Pastore e Carlo Donat Cattin, fino a svolgere un ruolo decisivo, dopo la morte di Donat Cattin, per il passaggio del testimone alla guida di Forze Nuove, la corrente della sinistra sociale della DC, a Franco Marini.
La CISL è sempre stata riconosciuta come il sindacato dei cattolici, alternativa alla CGIL, storicamente legata al PCI, ma con Carniti e i suoi successori è divenuta elemento fondamentale dell’unità sindacale, assumendo come priorità l’autonomia e la contrattazione, centrale e aziendale, come stelle polari dell’iniziativa sindacale.
Una deriva da interrogare
Nelle recenti dirigenze cisline abbiamo notato un progressivo slittamento verso posizioni filogovernative, una scelta strategica che rischia di stravolgere la storia stessa di un grande sindacato di ispirazione cattolico-democratica e cristiano-sociale, così come pensato dai suoi padri fondatori.
C’è stato un momento, durante la sfilata della marcia per la pace dei mestrini, in cui avrei voluto scendere dal balcone e unirmi al corteo con le due bandiere, quella della DC e quella italiana. Alla fine ha prevalso la prudente determinazione di mia moglie, preoccupata dei miei 81 anni.
Confesso che l’assenza del “sindacato bianco”, in una giornata così carica di significato storico e politico, non rende onore alla storia di un movimento che, anche a Venezia, ha scritto pagine importanti della nostra vita sociale, con particolare riferimento alle grandi battaglie operaie di Porto Marghera.
Il segnale delle nuove generazioni
Resta l’esperienza straordinaria di una manifestazione tra le più imponenti mai avvenute nella città, tanto più significativa per la grandissima partecipazione di giovani e delle diverse realtà associative locali. Ho potuto verificare, de visu, anche le ragioni del voto al NO nel recente referendum sulla separazione delle carriere, leggendo i numerosi cartelli inneggianti alla Costituzione e alla difesa dei valori della pace, della giustizia e della libertà.
È un segnale che fa ben sperare: oggi come ieri resta salda la fiducia nella Carta dei padri fondatori, molti dei quali membri attivi della Resistenza. Tentativi illiberali, portati avanti progressivamente dal governo del trio, dovranno fare i conti con questa sensibilità politica, culturale e istituzionale che continua a vivere nelle nuove generazioni.
Un auspicio necessario
Mi auguro che esempi simili a quello mestrino si siano verificati anche in altre realtà italiane e che, allo stesso tempo, gli amici della CISL, fedeli alla loro storia, sappiano ritrovare la propria identità e tornare sui loro passi, in una fase così complessa, sul piano interno e internazionale, come quella che stiamo vivendo.
