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Se fosse chiuso anche Bab el-Mandeb

Dopo Hormuz, l’eventuale blocco del corridoio tra Golfo di Aden e Mar Rosso aprirebbe uno scenario di crisi sistemica: traffici deviati, costi in aumento e rischio concreto di recessione globale.

Lo scenario peggiore da considerare

Ora che la delegazione americana non è più partita per Islamabad, è utile immaginare il possibile scenario peggiore, così da potervi meglio far fronte nel caso si verificasse davvero o anche per dare maggior impulso alla trattativa proprio in virtù della consapevolezza di quello che un eventuale fallimento potrebbe comportare.

Ieri abbiamo accennato alla eventualità che la frustrazione dovuta al mancato immediato successo dell’attacco all’Iran, e della conseguente sua capacità di resistenza e di controffensiva militare ma soprattutto economica e mediatica, potrebbe indurre Donald Trump a ordinare quella devastante azione distruttiva che minaccia da settimane con parole altisonanti e del tutto inaccettabili nell’ambito di una comunità umana che voglia definirsi civile.

 

Il nodo strategico di Bab el-Mandeb

Ma alle viste c’è un altro incubo, di natura economica e prodromico di una effettiva recessione mondiale. La chiusura, dopo Hormuz, anche dello Stretto di Bab el-Mandeb.

Un altro dei principali colli di bottiglia navali, per il quale transita circa il 12% del traffico marittimo internazionale (e, nello specifico, circa il 10% – un po’ meno, un po’ di più a seconda degli anni – del greggio e l’8% del gas naturale liquefatto).

Si tratta dell’accesso al Mar Rosso dal Golfo di Aden e dunque dall’Oceano Indiano: lo sbocco al Mar Mediterraneo attraverso il Canale di Suez garantisce il 40% del traffico commerciale fra Asia ed Europa.

Bloccato lo Stretto, le navi sarebbero costrette alla circumnavigazione dell’intero continente africano, con l’aggravio dei costi derivante da un viaggio che diventa più lungo di almeno 10 giorni.

 

Gli Houthi e la leva iraniana

Sarebbero le milizie Houthi a incaricarsi della cosa. Lo hanno minacciato, hanno già dimostrato di poterlo fare, e l’Iran ha fatto intendere che questi suoi proxy yemeniti sono effettivamente pronti ad agire se ciò verrà loro chiesto da Teheran.

Giusto per avvertire che la parziale lontananza di questi ultimi dal conflitto in corso (sinora avevano lanciato “solo” alcuni missili verso Israele alla fine di marzo, un mese dopo l’avvio della guerra) non era dovuta a una frattura politica bensì a una scelta calcolata.

Gli Houthi come deterrente di riserva, Bab el-Mandeb come ulteriore minaccia, tenuta sullo sfondo. Incombente e dunque inquietante.

 

Dalle missioni di sicurezza al rischio sistemico

Come si ricorderà, dopo gli attacchi anche scenografici che nel 2024 i guerriglieri yemeniti avevano portato ai convogli marittimi transitanti nel Mar Rosso quale ritorsione per l’iniziativa devastatrice israeliana a Gaza (con la conseguente attivazione ritorsiva degli americani tramite l’operazione Prosperity Guardian e degli europei con la missione difensiva Aspides), era subentrato nel maggio 2025 un accordo che aveva raffreddato la situazione e garantito la navigazione nel Mar Rosso.

La sua tenuta aveva probabilmente indotto gli americani a ritenere improbabile un intervento degli Houthi a supporto dell’Iran in maniera diretta. O forse, vista la superficialità con la quale a Washington si è presa la decisione di avviare la guerra, non si era analizzata a fondo la questione.

 

Il rischio di paralisi dell’economia globale

Che, nei suoi termini più crudi, consiste nel rischio che fra Hormuz e Bab el-Mandeb si blocchi oltre un terzo del trasporto mondiale di greggio. Ovvero il semi-collasso dell’economia mondiale.

Nulla transiterebbe più sino a quando non si dovesse raggiungere un vero accordo di pace. Niente petrolio, niente gas, niente merci.

Un’ulteriore carta in mano all’Iran. Alla quale evidentemente, e pare incredibile anche solo immaginarlo, gli strateghi che occupano la Casa Bianca non avevano pensato.

 

La variabile cinese

Resta una speranza. Questo è uno scenario inaccettabile per la Cina. Devastante per la sua Belt and Road Initiative, la nuova Via della Seta sulla quale ha investito capitali ingentissimi.

Pechino si attiverà, sia con la Repubblica Islamica sia con gli Stati Uniti. Anche questo ha ottenuto Trump: che l’Occidente, e non solo, confidi in Xi Jinping.

Proprio un grande risultato.