Una “tenda” costruita dall’alto
Chi ha un minimo, solo un minimo sia chiaro, di memoria storica, non può non ripensare all’esperienza dei collaudatissimi “partiti contadini” dell’Europa dell’Est dopo aver visto la recente iniziativa dell’assessore di Roma Alessandro Onorato che ha riunito i “civici” attorniato dai capi della sinistra italiana.
Si tratta, cioè, storicamente, di partitini/soggetti/movimenti che vengono messi in piedi dal partito principe della coalizione di sinistra e che sono esclusivamente funzionali agli interessi e alle volontà dell’azionista di maggioranza dell’alleanza di riferimento. E, al riguardo, l’iniziativa – del tutto legittima, come ovvio e persin naturale ricordare – dell’assessore di Roma Onorato rientra perfettamente e quasi scientificamente in questo filone.
Il modello dei soggetti satelliti
Innanzitutto, e per ricordare i vari passaggi di questi partitini, il progetto viene pianificato sempre dall’alto. Per restare a quest’ultima iniziativa, l’ex dirigente del Pci ed attuale dirigente del Pd Goffredo Bettini da tempo, e coerentemente con quell’impostazione, sostiene la tesi che alla attuale coalizione di sinistra serve una “tenda” centrista.
Cioè un luogo politico che, pur non contando politicamente quasi nulla, dia l’impressione che la coalizione progressista è plurale. E la “tenda“ centrista, al riguardo, è perfettamente funzionale all’obiettivo finale.
L’egemonia politica del partito guida
In secondo luogo l’esperienza storica “dei partiti contadini” ha senso se è più d’una. “A più punte”, per citare una recente ed efficace affermazione dello stesso Bettini in una intervista parlando sempre della consistenza e del perimetro dell’alleanza progressista. Anche su questo versante, comunque sia, si parla sempre di partiti/movimenti che non mettono affatto in discussione il progetto politico e di governo complessivo della coalizione. E questo per una ragione persin troppo semplice da spiegare. E cioè, la guida politica e progettuale della coalizione resta saldamente nelle mani del titolare esclusivo dell’alleanza, secondo la miglior tradizione comunista e gramsciana.
L’assenza di autonomia politica
In ultimo, ma non per ordine di importanza, essendo una iniziativa pianificata dall’alto e dal partito titolare dell’alleanza – nello specifico dal Pd – è di tutta evidenza che non c’è alcuna possibilità di autonomia politica e progettuale da parte di questi soggetti politici. Insomma, e per capirci, parliamo dell’esatto opposto dell’esperienza riconducibile al Ppi di Franco Marini e di Gerardo Bianco e della Margherita di Rutelli, Marini, Parisi, Mastella e Dini.
E questo perchè senza autonomia politica, culturale ed organizzativa il tutto si riduce, appunto, ad essere una banale ed incolore stampella neanche dignitosa. Sotto il versante politico, come ovvio.
Un vero centro nasce solo da una scelta autonoma
Per queste ragioni, semplici ma oggettive, abbiamo una certezza, quasi scientifica. E cioè, il recupero, la riscoperta e il rilancio di un progetto politico centrista, democratico, riformista e di governo non passano attraverso la riproposizione dell’esperienza dei vecchi ed antiquati “partiti contadini”.
Quell’esperienza, e lo dico senza alcuna polemica preconcetta nei confronti dei vari Onorato che organizzano kermesse telecomandate dall’esterno, – ovvero dai Bettini di turno – sono e restano semplicemente la negazione di tutto ciò che è riconducibile al Centro. Semmai, e al contrario, stimolano tutti coloro che invece continuano a credere in un vero progetto di Centro riformista e di governo e, soprattutto, in una “politica di centro” come recita la miglior tradizione cattolico popolare, cattolico sociale e democratico cristiana, a costruire una prospettiva politica autonoma, seria, credibile e, in ultima analisi, non solo funzionale agli interessi esclusivi dell’azionista di maggioranza della coalizione.
