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L’AfD e noi. Che fare?

Il successo dell’estrema destra tedesca chiama in causa le fragilità dell’Europa. Ma la risposta alla crisi non può essere l’abbandono dei valori democratici e occidentali.

Da un articolo di Mara Gergolet sul Corriere della Sera è possibile mettere a fuoco senza eccesso di difficoltà il programma dell’AfD, il movimento estremista di destra che ha conseguito un preponderante successo nella regione della Sassonia in Germania. Naturalmente si sta aprendo il dibattito sulle ragioni di questo successo. L’Est che avrebbe dovuto godere della caduta del muro di Berlino sembra che in fin dei conti preferisse restare dove una barriera impediva il contatto tra le due parti di quella terra.

“Così all’improvviso”

Tra i vari ingredienti, la difficoltà economica della classe operaia, suggestioni del nazionalismo, non ultimo quello della Russia di Putin, una immigrazione, temuta come una mina sociale piuttosto che come una risorsa, hanno maturato la situazione attuale. Non si tratta di un quadro con effetto sorpresa. “Così all’improvviso” è titolo di un film che racconta di una protagonista che scopre di essere sieropositiva. In Sassonia il colpo è stato invece più che telefonato e l’infezione politica ora in luce ha le sue responsabilità.

L’Europa del fallimento, dalle incerte ricette economiche alla pastoia della sua burocrazia, ha prodotto il disastro in cui siamo e ancor più un sentimento di avversione difficilmente arginabile. Si è occupata della misura delle vongole o della messa in cantina dei motori termoelettrici con le conseguenze occupazionali sotto gli occhi di tutti. Procede in modo confuso e balbettante anche in politica estera e della difesa.

 

Elettori in confusione e le sue conseguenze

Nella sua bisaccia ancora però i suoi valori occidentali resistono, ma asserragliati dallo scontento del popolo che confonde i piani. La crisi economica della Volkswagen con il taglio di 100.000 dipendenti dovrebbe lanciare allarme sulla necessità di perseguire politiche diverse ma non mettere in crisi il valore della democrazia, il rispetto della dignità della persona, la libertà di pensiero, di espressione, di religione con tutto il corollario dei pilastri della cultura occidentale.

 

Suggestioni o congestioni

Per l’intanto Trump e Putin godono di una Europa dove i nazionalismi la erodono ogni giorno fino a renderla a breve moribonda. Guardando ad alcuni punti del programma dell’AfD c’è da darsi una mossa per un colpo di reni che possa invertire la tendenza. L’AfD propone, secondo l’articolo della Gergolet, un pensare in tedesco, l’abolizione dell’obbligo scolastico, abolizione del programma “scuola senza razzismo”, priorità al tedesco e alla matematica e svilimento della psicologia e della sociologia, insomma nulla che possa esercitare il pensiero critico e di analisi. Non mancano le classi differenziate per disabili, l’espulsione e remigrazione degli stranieri e anche la possibile uscita dall’Europa senza considerare le effettive conseguenze economiche della faccenda.

 

Lora di un canone inverso

L’Europa è all’ultima fermata, ancora in tempo per riprendersi dal baratro, per darsi un futuro senza tornare al passato. L’AfD suona di afidi, quegli insetti che succhiano i liquidi dalle piante, non hanno forza propria ma si sostengono uccidendo la pianta su cui si posano e si sviluppano specialmente nel periodo estivo. Gli afidi sono estremamente voraci ma possono essere eliminati con una soluzione di acqua, sapone molle e potassio. Pur nella sua mollezza l’Europa potrebbe ancora farcela. Sembra che, nella cenere, di potassio ce ne sia in grande quantità. Dalle ceneri di questa Europa potrebbe esserci l’antidoto perché il nostro più antico Occidente non vada in definitiva combustione.

 

Alla domanda Che fare?”, una risposta: fare

Alla domanda “Che fare?” posta al tempo dal filosofo e scrittore russo Nikolaj Černyševskij nel suo omonimo romanzo del 1863, la risposta può essere solo ora e subito: “Fare”! Sarebbe ora.