Re Canuto era un sovrano vichingo avvolto in un alone leggendario. Si narra che disponesse dei propri possedimenti solo durante la bassa marea. Con l’alta marea quelle terre venivano sommerse e tornavano dominio dell’oceano.
Ecco, credo che l’impotenza del potere che caratterizza il nostro tempo, secondo l’espressione assunta da Giacomo Marramao e da altri pensatori, trovi in Re Canuto una figura paradigmatica. Come se fossimo al cospetto, nell’agone politico interno e internazionale, di tanti Re Canuto: sovrani a metà, potenti solo per aspetti e in ambiti molto limitati.
Che si tratti di leader di partito e sindacali o di Capi di Stato o di governo, la situazione è un po’ questa, forse persino per i regimi autocratici, se visti nel tempo, secondo una prospettiva diacronica.
Detto altrimenti; è come se gli esponenti politici e, più in generale, i gruppi dirigenti fossero tutti “anatre zoppe”, come vengono definiti i presidenti Usa quando non dispongono più della maggioranza al Congresso.
Attenzione: non si tratta del sistema di pesi e contrappesi così importante per le democrazie, bensì, ad esempio, di democrazie non governanti. Impotenti. Non si può governare un territorio solo nelle poche ore di bassa marea.
