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Lo sciacallaggio sui corpi e il silenzio che manca: se la propaganda nega l’umanità

Contro la propaganda identitaria che piega il dolore alla polemica politica. Dalla tragedia di Modena al caso Bakary Sako, una riflessione sul cinismo, la disumanizzazione e il dovere civile del silenzio.

C’è un limite oltre il quale la politica dovrebbe fermarsi, un confine invisibile tracciato dal rispetto per il dolore e dalla complessità della condizione umana. Un confine che Matteo Salvini, ancora una volta, ha deciso di travolgere con la consueta, raggelante tempestività.

Utilizzare la tragedia di Modena per trasformarla nell’ennesimo palcoscenico della propaganda xenofoba non è solo un errore politico: è un atto che fa orrore. Etichettare Salim El Koudri come “criminale di seconda generazione”, brandendo le sue origini marocchine come un marchio d’infamia ereditario, significa compiere un’operazione chirurgica di disumanizzazione. Significa cancellare l’uomo per agitare lo spauracchio.

La realtà oltre lo slogan

Dietro quel nome che il vicepremier ha buttato in pasto alla rete per racimolare una manciata di voti e rilanciare la crociata sui permessi di soggiorno, non c’è un manifesto ideologico. C’è una biografia complessa, spezzata, drammatica. C’è un cittadino italiano che da anni combatteva contro i fantasmi di una grave sofferenza mentale, un uomo fragile seguito dai servizi psichiatrici, la cui mente è naufragata in un delirio che ha rischiato di trasformarsi in strage.

Ignorare la patologia per cavalcare l’etnia significa solleticare la pancia di un Paese che preferisce il capro espiatorio alla comprensione del disagio sociale e psichico. Significa negare l’umanità di chi soffre, persino quando quella sofferenza esplode in forme violente e inaccettabili.

Per il leader della Lega la cronaca non è mai un momento di riflessione o di rispetto per le vittime, ma un bancone del mercato elettorale dove esporre la propria mercanzia ideologica.

Il doppio standard del cinismo

Il cinismo di questa narrazione emerge con plastica evidenza se si guarda al silenzio assordante che lo stesso ministero ha riservato a un altro dramma recente: il brutale omicidio di Bakary Sako. In quel caso, nessuna diretta social, nessun tweet indignato, nessuna richiesta di pugno di ferro. Perché se la vittima ha la pelle scura e i carnefici sono “italiani doc”, la macchina della propaganda si inceppa. Il dolore non è tutto uguale; per questa destra, dipende dall’anagrafe.

Al Sig. Ministro verrebbe da suggerire un esercizio antico quanto efficace: contare fino a dieci prima di digitare. Di riscoprire, ogni tanto, il valore terapeutico e dignitoso del silenzio. Perché forzare la realtà per adattarla ai propri schemi identitari produce un effetto boomerang che svela solo la povertà di chi ne fa uso.

Il diritto alla cittadinanza umana

In questo momento, mentre il pensiero va alle vittime di Modena e alle loro famiglie travolte da una violenza inaudita, l’unica risposta civile è la solidarietà e l’analisi lucida. La criminalità non ha passaporto, non si eredita geneticamente e non può essere il metro per misurare i diritti di cittadinanza.

Di fronte al sangue e alla follia, l’unica distinzione che conta è quella tra chi resta umano e chi sceglie di sciacallare sulle macerie delle vite altrui. E su questo, purtroppo, la propaganda non riuscirà a stendere nessun velo pietoso.