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L’Ulisse contemporaneo, un viaggio senza fine

L’Odissea riletta alla luce della politica contemporanea diventa il racconto di un mondo privo di veri protagonisti.. Il viaggio di Ulisse continua come metafora di una ricerca che sembra non trovare approdo.

Omero e i potenti, una sfida a tutto campo

Il film Odissea di Nolan ha scatenato i commentatori politici al raffronto tra i personaggi omerici e quelli d’oggi. Le situazioni non sono esattamente paragonabili perché attualmente manca un Ulisse che abbia avuto ragione decisiva sui conflitti in corso. Non si vede ombra di genio per avere ragione dell’avversario ma solo l’esercizio rozzo di una forza che non riesce peraltro a prevalere in modo decisivo sull’avversario.

I leaders di turno non si muovono da casa loro e non si azzardano a tanto. Putin è rintanato nei suoi confini ed anche Trump manda emissari per il mondo preferendo stare nella sua White House oggetto di restyling o suoi campi di golf. Quanto a Xi Jinping comanda senza bisogno di spostarsi e va bene così. Certo, ci si può scapricciare immaginando che Trump sia raffrontabile ad un Polifemo che non la vede lunga, certo di fare man bassa del mondo, poi costretto a sparare a destra e a manca per tentare di rifarsi su un destino così stupido da non assecondarlo a comando mentre gli scappano tra le dita quelli che vorrebbe assoggettare. Altrimenti potrebbe essere Circe che con la magia delle parole e della dottrina “maga” incanta il mondo per farlo cadere in schiavitù.

Qualcuno ha pensato anche alla Meloni come un Ulisse che si destreggia contro continui cambi di scenario per tentare di restare a galla e tornare alla sua Itaca, il governo per altri anni ancora o per la Presidenza della Repubblica. Qualcun altro pensa che Zelenski sia l’eroe che con mille espedienti e furbizie riesce a prevalere contro una storia che lo dava già per spacciato.

 

Una grave dimenticanza

All’appello manca una Nausica, una figura che ricordi ai potenti della terra la capacità dell’accoglienza dello straniero, una attenzione verso chiunque versi in difficoltà, chiedere a Gaza per sapere se l’abbiano mai incontrata. Neppure oggi vi è traccia di “moly”, la pianta che Ermes dona ad Ulisse per immunizzarlo dall’incantesimo di Circe che solo un Deo può estirpare. Una pianta, al pari della cattiveria, così ben ancorata ora nel cuore degli uomini o di una bontà incatenata tra le zolle per cui non riesce più a liberarsi.

 

Il mare italico e un infido approdo

C’è una ultima ipotesi che viene trascurata e che forse meriterebbe di essere considerata. Almeno sulle coste italiche, il nostro Ulisse è il popolo che da troppi anni ha creduto di essere abile nel destreggiarsi con espedienti per tirarsi fuori da ogni crisi e sventura votando ogni volta “salvatori della patria” che hanno dimostrato ciclicamente tutta la loro inconsistenza.

Vale la pena ricordare a proposito le parole di Ignazio Silone quando scriveva: «La causa prima e vera della decadenza dell’odierna vita politica è ch’essa è gremita di dilettanti presuntuosi. Ognuno che fallisce in altra professione, crede di poter riuscire nella politica. In ogni conversazione, le stesse persone che non oserebbero parlare di algebra o di chimica senza averle studiate, parlano a tutto spiano di politica che pure non hanno mai approfondito».

È sempre quel popolo che vaga tra mille difficoltà nella speranza di tornare nella casa smarrita, nel mare della tranquillità di cui si è persa traccia. È ancora e sempre lo stesso popolo in cui sembra prevalere la voce degli stupidi che abboccano ai populisti di facile accatto.

Sarà per questo che Flaiano insegnava: «Quando mai uno stupido è stato innocuo? Lo stupido più innocuo trova sempre un’eco favorevole nel cuore e nel cervello dei suoi contemporanei che sono almeno stupidi quanto lui: e sono sempre parecchi. Inutile poi aggiungere che niente è più pericoloso di uno stupido che afferra un’idea, il che succede con una frequenza preoccupante. Se uno stupido afferra un’idea, è fatto: su quella costruirà un sistema e obbligherà gli altri a condividerlo».

 

Il popolo, il nuovo Nessuno”

Il popolo padroneggia ormai da signor “Nessuno”, risulta privo di consistenza, provvisto solo di un pensiero gelatinoso che si attacca a casaccio lì dove capita, facilmente si indirizza verso chi lo aizza. Per la politica è un nemico pericoloso e indomabile, oggi illusoriamente è con te, domani chissà. “Nessuno” ti fa ubriacare e poi ti acceca quando hai creduto di averlo in pugno. Unica difformità, Nessuno si muove però non per astuzia ma secondo come gira il vento. È questo che fa impazzire oggi l’orbo Ciclope politico che alla fine preferirebbe un interlocutore più serio con cui trattare.

 

Per Trump una lettura da apprezzare

Spingendoci un po’ più in là, fuori dai nostri miseri confini, varrebbe questa estate rileggere il sapiente scritto di Luigi Barzini Junior Gli Americani sono soli al mondo. Non si tratta soltanto della debolezza di relazioni all’interno della loro società ma anche della caduta di afflato del pianeta Terra verso gli U.S.A., che pure hanno rappresentato un riferimento di libertà e democrazia. Forse The Donald non ha fatto altro che gettare la maschera o forse Circe ha perduto i poteri che portavano all’attrazione verso le rotte trumpiane.

Appare che Ulisse è ancora condannato, chissà per quanto, a vagare forse in eterno per trovare un sogno che non c’è più.