Home GiornaleMigranti, l’eterno Monopoli di un’Europa divisa

Migranti, l’eterno Monopoli di un’Europa divisa

L’immigrazione torna a dividere l’Europa, tra rimpalli di responsabilità, confini contesi e risposte nazionali disallineate. Sullo sfondo, ancora una volta, il dramma delle vite perdute nel Mediterraneo.

Passatempi da spiaggia

Ogni estate punto e a capo, il gioco preferito non solo da spiaggia sembra essere il Monopoli della immigrazione che torna sempre puntualmente alla casella di partenza. Nessuno vuole però avere il monopolio dei 6 milioni di persone che vorrebbero cambiare casa ed affacciarsi verso il nostro vicino Occidente, tutt’altro. Si potrebbe dire di una eterna partita di Risiko dove nessuno mai vince o perde del tutto. Il mondo opulento è un che gatto si morde la coda girando su se stesso fino allo sfiancamento, accanendosi in un tentativo di presa ossessivamente infruttuoso. La sfida è nel chi lascia il cerino acceso in mano all’altro.

Per come si comprende questa volta il Marocco, Algeria e Bangladesh e quant’altro ancora passano la palla alla Spagna che la rimette all’Italia mentre la Germania non se ne sta lì a guardare e la Danimarca ci mette del suo. L’Europa con il caldo di questi giorni si è nuovamente liquefatta e tirarne le somme non porta alcun vantaggio.

 

LEuropa alle prese con una inguaribile infezione

E’ questione di un cerino da affibbiare al primo prossimo subito a tiro e nessuno dei protagonisti può vantare una buona cera di cui fregiarsi. Ciascuno guarda l’altro con sguardo torvo e ceruleo. C’era una volta l’Europa è la storia di un racconto a triste fine dove non si vede gloria da nessuna parte. La cera si usa per maschera funeraria ai morti di pregio, soprattutto per i Santi ma questa volta non basterà per coprire la miseria di uno spicchio di mondo sempre in contrasto tra i suoi confini. L’Europa che non c’è meriterebbe delle esequie con tanto di candele ad ornamento munite di uno stoppino fiammante, sarebbe il solo a brillare in questa situazione.

 

Palliativi privi di effetti

Un tempo lo stoppino era fatto degli scarti preziosi del lino e della canapa, un materiale che serviva a turare oltre che alla combustione. Questa volta si tratta di mettere una impossibile toppa che contenga le contestazioni che ogni Paese rivolge all’altro malgrado ciascuno di essi sembra aver preso una grossa “toppa” per come si sta procedendo in modo disallineato. C’è chi respinge gli scarti dell’umanità e chi scarta l’avversario del Governo avversario per evitare di inciampare e soccombere nel confronto.

Si dovrebbe essere capaci di spegnere quello stoppino incendiario che sta mandando a fuoco le prove di un Europa dalla scarsa concordia ma è fiamma non facile da padroneggiare. “Stop al Greenwich Village” era il titolo di un film che potrebbe tornare di utile riferimento. E’ quella una parte di New York che si distingue per cultura e creatività, materia che manca totalmente nello scenario attuale. Si continuerà a litigare senza un filo di decente conclusione.

 

È solo questione di numeri

Ormai solo nelle Chiese c’è un cero a cui guardare con speranza, tutto il resto è voglia di rogo. A Ceuta sono sbarcati giovani immigrati come le “cerase”, ognuno ne chiamava ghiottamente altri fino a che il mare non ne ha fatto una scorpacciata. Sul campo restano 80 ragazzi annegati prima dell’approdo a riva. Quella terra dannata evidentemente non li meritava mentre altri sono scomparsi e non se ne conosce l’ultima sorte. La morte è sprofondata per gli uni e gli altri non sapendo più come orientarsi. E’ un numero drammaticamente superiore ai ragazzi morti a Crans Montana e di cui si è giustamente molto detto e inorridito. A Ceuta per quelli che non ce l’hanno fatta c’è l’orgoglio di una statistica vincente per numero che ne segnerà il passaggio all’altro mondo.