Ottant’anni fa nasceva la Repubblica italiana, se ne parla molto. Spesso, però, si sottovaluta un punto: quella che sarebbe divenuta la “Repubblica dei partiti” nasceva da un referendum.
Non solo; in occasione del recente referendum confermativo, Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione “Luca Coscioni”, notava come la mobilitazione delle forze politiche determinasse una più alta partecipazione al voto referendario.
Il legame storico tra partiti e referendum
È vero che i partiti della cosiddetta Prima Repubblica vivevano spesso con fastidio, se non con insofferenza, le iniziative referendarie. E tuttavia per l’esito di referendum davvero storici, quali quello sul divorzio, nel 1974, è stata decisiva la straordinaria mobilitazione delle forze politiche. Pietro Nenni, proprio nel ’74, giunse a parlare di “rivincita rispetto al 1948”.
Detto altrimenti: vi era un nesso forte e oggettivo tra la “Repubblica dei partiti”, pur soggettivamente infastidita dalle sollecitazioni soprattutto dei radicali, e quella “dei referendum”.
Rigenerare la partecipazione democratica
Per contro, alla costitutiva fragilità delle forze politiche del XXI secolo ha fatto da pendant il mancato raggiungimento del quorum in occasione dei referendum abrogativi. Partiti deboli e spaventati non hanno saputo cogliere le sfide referendarie, contribuendo al loro fallimento. Quasi costretti, invece, a mobilitarsi nei referendum confermativi, per i quali non è previsto il quorum, hanno contribuito a determinarne l’esito.
Naturalmente non sarebbe possibile né auspicabile un ritorno al Novecento. Per provare a rigenerare la nostra democrazia, però, dovremmo lavorare al fine di rendere i soggetti politici più autorevoli e rappresentativi delle istanze popolari e, nello stesso tempo, per rilanciare la vicenda referendaria, anche abbassando il quorum.
