Un patrimonio che appartiene a tutti
Sono da moltissimo tempo convinto che non sia necessario essere cattolici, credenti e praticanti per condividere l’etica, i valori di fondo del cristianesimo e i suoi insegnamenti.
Sono valori laici che, in una stagione di crescente secolarizzazione, con la democrazia rappresentativa in forte crisi e da reinventare, con il declino sociale e politico, con giovani che non vanno più né in chiesa né a votare, con la crescente attrazione verso autocrazie solo formalmente democratiche e con il diffuso desiderio di fare i leader fondando partitini personali e camminando da soli a tutti i costi, senza neppure avvertire il bisogno di incontrarsi, devono essere alimentati e approfonditi giorno dopo giorno. Perché appartengono a tutti, e non soltanto ai cristiani e ai cattolici.
L’ho saputo in ritardo, ma ricordo ancora quanto mi abbia sorpreso. Non è stato il primo, né sarà l’unico, ma certamente ha fatto notizia apprendere che un comunista di lunga tradizione, nato, cresciuto e formato dal materialismo storico marxista come Goffredo Bettini, abbia rivolto la propria attenzione al ruolo del pensiero cattolico e dei suoi insegnamenti, non solo per il dibattito democratico, ma per la vita sociale nel suo complesso.
Bettini è andato infatti ben oltre la convenienza, tutta politica, della sinistra odierna di avere al proprio interno una componente cattolica. Ha posto, invece, una questione di natura valoriale, dichiarandosi convinto che «sta andando avanti un post-umano che consuma l’autenticità della vita. E il pensiero cristiano è centrale per difenderci».
Le radici cristiane della democrazia liberale
Vorrei però partire da una considerazione più generale.
È un antico riflesso dell’Illuminismo, e di chi continua a confidare esclusivamente nel razionalismo. Secondo questa impostazione, la scienza, il progresso e persino le ragioni pratiche della democrazia politica avrebbero una piena autonomia conoscitiva e non dovrebbero mai intrecciarsi con la fede cristiana e con i valori che da essa derivano. La modernità, il progresso, perfino i diritti umani e sociali sarebbero tali soltanto se affidati esclusivamente alla ragione e mantenuti autonomi rispetto ai valori cattolici, alla Chiesa e alla sua etica sociale e comunitaria.
Non sono considerazioni tratte dalla pur interessante rivista atea Micromega, fondata sulla centralità dell’individuo. Bisogna però riconoscere che, con una secolarizzazione sempre più avanzata e un’ignoranza sempre più diffusa — basti pensare ai recentissimi sondaggi secondo i quali il 52 per cento degli italiani ritiene che l’Odissea sia stata scritta da Virgilio — questo modo di pensare tende a diventare senso comune.
Eppure, proprio di fronte a questa realtà, dovremmo riconoscere che vi sono aspetti dell’insegnamento evangelico, della teologia cristiana e dei suoi valori fondamentali che hanno avuto, e continuano ad avere, una profonda ricaduta laica sulle fondamenta della democrazia liberale e delle sue Costituzioni.
A giudicare dallo straordinario successo editoriale — ai primi posti nelle classifiche da circa due mesi — credo che l’ultima Enciclica di Papa Leone, la Rerum Novarum Due, dal titolo Magnifica Humanitas, dedicata all’intelligenza artificiale, alle rivoluzioni tecnologiche, alla menzogna, alla falsità e alla non verità che possono alimentarne gli algoritmi, venga letta anche da molti non credenti.
Vale forse la pena ricordare che fu uno dei maggiori filosofi italiani, laico e agnostico come Benedetto Croce, a sostenere che, per molti motivi, non possiamo non dirci cristiani.
Aggiungo soltanto che, quando i rivoluzionari francesi parlarono di fraternità e di uguaglianza, sapevano bene di attingere al vasto patrimonio degli insegnamenti evangelici, dove il Vangelo di Matteo parla della fraternità di tutti gli uomini, e non soltanto di quella dei francesi.
Ricostruire una presenza culturale e politica
E allora, se nel pieno del “cambiamento d’epoca” che stiamo vivendo i valori etici del cristianesimo — e quelli del cattolicesimo politico, pur nella loro storica articolazione tra clerico-tradizionalisti e social-popolari — hanno perso un luogo unitario di testimonianza e di promozione, se non esistono più un vero think tank, un pensatoio nazionale o un forum permanente di confronto, la domanda diventa inevitabile: che cosa fare e come fare per mantenere vivi almeno i valori laici del cristianesimo, i loro riflessi sulla democrazia liberale, l’insegnamento sociale della Chiesa e l’impegno culturale, sociale e politico che da esso discende?
