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Per uscire dal populismo la politica deve ritrovare se stessa

Il recupero dei partiti, delle culture politiche e di una classe dirigente autorevole è la strada necessaria per restituire qualità, prestigio e forza alla democrazia italiana.

Il populismo e la demolizione della democrazia dei partiti

La squallida ed infausta deriva populista, demagogica e qualunquista di questi anni ci ha confermato la convinzione, se ce n’era ancora bisogno, che il passato non si può e non si deve dimenticare. Soprattutto quando si parla della politica, della funzione delle istituzioni democratiche, del ruolo dei partiti, dell’importanza delle culture politiche e, in ultima analisi, anche della concreta azione di governo.

Non si può e non si deve dimenticare il passato per una ragione persin troppo semplice da spiegare. E cioè, il virus populista – presente sia a destra e sia, soprattutto, a sinistra – ha semplicemente demolito tutto ciò che per svariati decenni ha costituito l’ossatura centrale della nostra democrazia. Appunto, la democrazia dei partiti e nei partiti, l’autorevolezza della classe dirigente politica, i riferimenti culturali dei vari partiti e i progetti politici come elemento decisivo per misurare la credibilità dei partiti e, appunto, delle rispettive classi dirigenti.

Tasselli, questi, che l’uragano del populismo grillino ha travolto del tutto contagiando larghi settori della politica italiana. Al punto che, ormai, non c’è partito che non abbia al suo interno una sua concreta declinazione populista e qualunquista.

Ora, per tentare di arginare queste derive squisitamente anti democratiche e, purtroppo, anche di natura anti costituzionale, non esiste che una strada. E cioè, saper recuperare con coscienza critica e con spirito contemporaneo alcune costanti che abbiamo concretamente sperimentato nel passato.

Un passato che non può essere replicato ma che, al contempo, offre quegli spunti che sono ancora decisivi per poter ridare qualche spicchio di nobiltà, prestigio e autorevolezza alla politica italiana. Almeno su tre elementi di fondo.

Partiti e culture politiche, le fondamenta da ricostruire

Innanzitutto il recupero del ruolo dei partiti. Senza partiti veri, democratici, plurali ed organizzati semplicemente non c’è democrazia. La democrazia senza partiti semplicemente non è democrazia. Si riduce ad essere, come diceva con rara lucidità Guido Bodrato già molti anni fa, “una partitocrazia senza partiti”.

In secondo luogo le culture politiche. Del resto, com’è possibile pensare di avanzare un progetto politico, un “progetto di società” per usare un termine del passato o una semplice prospettiva politica se mancano quasi del tutto i riferimenti ideali che soli possono giustificare una iniziativa politica dei partiti stessi?

Culture politiche che erano, sono e restano cruciali ed indispensabili per garantire la progettualità della politica e nella politica.

Una classe dirigente capace di capire e guidare

In ultimo, ma non per ordine di importanza, la qualità, l’autorevolezza, la rappresentatività e soprattutto la riconoscibilità della classe dirigente. Del resto, come può la politica recuperare il suo prestigio e la sua funzione se ci troviamo una classe dirigente improvvisata, casuale, pressapochista e anche scarsamente preparata?

Senza una classe dirigente nuovamente capace di capire prima e guidare poi i processi della e nella società la politica difficilmente riprende quota e peso.

Ecco perchè sapere riscoprire il passato, senza nostalgia e senza alcuna regressione democratica, è la sola carta che si può giocare per tentare di uscire dal pantano in cui siamo precipitati dopo l’infausta ed inqualificabile stagione populista.