Home GiornalePio XII, il “Defensor Civitatis” di Roma

Pio XII, il “Defensor Civitatis” di Roma

Tra il bombardamento di San Lorenzo, le visite ai quartieri devastati, la protezione della popolazione, il ruolo di Pio XII nella difesa morale e civile di Roma durante il 1943.

Il 25 luglio e la Roma ferita

Sono trascorsi oltre 80 anni da quel 25 luglio 1943, quando l’annunciatore Titta Arista, dai microfoni dell’EIAR, alle 22.45 informava gli italiani ignari che il regime fascista si era dissolto e il suo Duce si era “dimesso”, come un qualunque presidente del Consiglio dell’Italietta prefascista.

Il lunedì precedente, 19 luglio, Roma era stata sottoposta a un violento bombardamento, il primo dall’inizio della guerra, che era costato al popolare quartiere di San Lorenzo oltre mille vittime, alcune delle quali ancora oggi neppure censite perché dissolte dalle bombe dei “Liberator”. Il Santo Padre Pio XII era uscito dal Vaticano accompagnato da mons. Montini e dal conte Galeazzi quando il bombardamento non era ancora terminato, arrivando tra gente disperata con la veste insanguinata, come poi lo stesso Montini, una volta diventato Papa, volle ricordare con la statua che si trova accanto alla basilica di San Lorenzo.

Il Santo Padre arrivò tra le vittime quasi da solo, con la vettura dello stesso conte Galeazzi. Tuttavia occorre fare una precisazione, perché sovente si eccepisce che ci fossero già le macchine da presa, non sapendo nessuno né della visita del Papa né, ovviamente, del bombardamento.

 

La visita a San Lorenzo e la fotografia simbolo

Alle 11.00 di quel lunedì i “Liberator” si diressero dal mare verso lo scalo ferroviario di San Lorenzo. La sera precedente gli Alleati, soprattutto gli Stati Uniti, avevano lanciato volantini per invitare la popolazione ad allontanarsi da quei luoghi, obiettivi di una possibile incursione aerea, ma i militi fascisti li avevano fatti quasi del tutto sparire e i pochi rimasti nelle mani degli abitanti del quartiere, tra i più antifascisti di Roma, non credettero che proprio l’Urbe, sede del Papa, venisse attaccata dal cielo.

In realtà di quella visita inaspettata del Santo Padre esiste una sola fotografia, con lui assieme a Montini vicino alle rovine della basilica distrutta, a braccia aperte, mentre la popolazione è inginocchiata per ricevere la benedizione. Di filmati di quel tragico lunedì non ne esistono, proprio per l’inaspettato arrivo del Pontefice e per la sterminata serie di rovine prodotte dall’immane bombardamento.

Le immagini filmate e le fotografie più dettagliate appartengono invece alla seconda visita di Pio XII, dopo il secondo grande bombardamento della capitale, il 13 agosto 1943.

Il secondo bombardamento e la vicinanza alla popolazione

Quel giorno l’uscita del Papa era prevista per una celebrazione liturgica in onore di padre Raffaele Melis, parroco della chiesa di Sant’Elena in via Casilina (la stessa dove poi Rossellini collocherà, non a caso, il personaggio di don Pietro, interpretato da Aldo Fabrizi nel film Roma, città aperta), morto durante il bombardamento del 19 luglio mentre portava soccorso alle vittime, come ricorda una lapide posta nelle vicinanze della chiesa.

Il 13 agosto Papa Pacelli era atteso nella chiesa dei Santi Fabiano e Venanzio a Villa Fiorelli, poco distante da Sant’Elena, per una commemorazione di padre Melis e una conseguente processione che si sarebbe snodata per le vie del quartiere San Giovanni fino alla Basilica Lateranense, cattedrale di Roma e sede del Vicario, all’interno della quale il Pontefice avrebbe impartito la Santa Benedizione.

Nei luoghi martoriati dal raid aereo 

Tuttavia il bombardamento, anch’esso inatteso, sconvolse i piani previsti, ma il Santo Padre anche questa volta volle uscire ugualmente e recarsi nei luoghi martoriati dalle incursioni. Avvolto da centinaia di persone lacere, sporche e ferite, venne accolto come vero successore di Cristo in terra.

La visita fu così intensa e partecipata che l’auto del Papa fu letteralmente presa d’assalto dai fedeli e resa inutilizzabile, tanto che dovette poi usare una piccola Topolino per tornare in Vaticano, senza rinunciare a percorrere buona parte delle vie devastate del quartiere di San Giovanni, arrivando, come illustrano alcuni video, fino alla zona di Porta Maggiore e distribuendo banconote per sollevare almeno materialmente quella povera e ignara popolazione, che era il popolo della sua diocesi come Vescovo di Roma.

A orientarlo in quelle vie polverose di macerie fu un altro grande sacerdote romano, il futuro cardinale Fiorenzo Angelini, allora eroico parroco della chiesa della Natività in via Gallia, dove durante l’occupazione nazista dei mesi successivi avrebbe nascosto e salvato decine di antifascisti ed ebrei, rischiando la vita e guidando di notte, durante il coprifuoco, il camion con vettovaglie e alimenti per i rifugiati nel Seminario Lateranense, da via Urbisaglia a piazza San Giovanni, con i nazisti ben presenti nel quartiere, a cominciare dalla vicina ambasciata di Villa Wolkonsky in via Umberto Biancamano.

Il “Defensor Civitatis” e la ricostruzione morale di Roma

Per il ruolo svolto da Pio XII in quei mesi terribili si attribuì al Pontefice il titolo di “Defensor Civitatis” e nel 1950, a ringraziamento per l’ulteriore incolumità della città, i fedeli parteciparono alla ricostruzione del Santuario del Divino Amore, avendo il Papa posto la città sotto la protezione della Vergine Santissima.

Ma vi sono altri due avvenimenti che pochi oggi ricordano, relativi al ruolo svolto da Pio XII per difendere Roma.

Monte Mario e la nascita della SIAE: due episodi poco ricordati

Sulla salita di Monte Mario esiste una bella statua della Madonna che ha una storia particolare. Nel 1939 Mussolini, all’apice del suo delirio di onnipotenza, aveva promosso la costruzione di una gigantesca statua dedicata a sé stesso, il “Colosso Littorio”, che ne avrebbe celebrato la gloria nel 1942, una volta ultimato il quartiere EUR per il ventennale della Rivoluzione fascista. Ma la guerra, che egli stesso aveva voluto, ne bloccò i lavori e nel 1945 Arrigo Minerbi, ebreo convertito al cristianesimo e nascosto presso gli orionini di via Appia Nuova durante l’occupazione nazista, propose allo stesso Pontefice di proseguirne la costruzione non per il Duce ormai caduto, ma per Maria Santissima.

Altro episodio collaterale al disastroso bombardamento fu la promozione, da parte di Pio XII, della SIAE, la celebre società che avrebbe accompagnato nei decenni successivi l’attività di generazioni di autori e compositori. Egli volle realizzarla chiedendo agli stessi americani l’elargizione di una somma di denaro in riparazione dei danni e dei lutti provocati dai bombardamenti, affidandone la guida al dott. Ennio Melis, non a caso parente di don Raffaele Melis, il mitico ed eroico parroco della chiesa di Sant’Elena nel quartiere Casilino, così duramente segnato dalle bombe dei liberatori.