(…) In tale prospettiva viene affrontato anche il tema del bene comune. La tradizione del pensiero sociale cristiano gli attribuisce un ruolo centrale, ma esiste il rischio di interpretarlo in modo sostanzialistico, attribuendo allo Stato il compito esclusivo di realizzarlo. Una simile impostazione tende a conferire a entità collettive come Stato, Nazione o Popolo una consistenza quasi autonoma rispetto alle persone concrete, favorendo derive organicistiche e centralizzatrici.
Una concezione coerente con il principio di sussidiarietà considera invece il bene comune come l’insieme delle condizioni che consentono alle persone e ai corpi intermedi di perseguire liberamente il proprio sviluppo. Il compito delle istituzioni politiche non consiste quindi nel definirne dall’alto i contenuti, ma nel creare le condizioni giuridiche e istituzionali che permettono ai diversi soggetti sociali di contribuire alla sua realizzazione.
La differenza tra laicità e libertà religiosa assume così una portata decisiva. La prima tende a costruire uno spazio pubblico apparentemente neutrale mediante la marginalizzazione delle identità religiose; la seconda riconosce che nessuna società è realmente neutrale e che ogni ordinamento riflette inevitabilmente una determinata concezione antropologica. Il pluralismo non consiste dunque nell’esclusione delle religioni dalla vita pubblica, ma nella loro partecipazione libera e responsabile accanto ad altre visioni del mondo.
Questa impostazione ha trovato particolare sviluppo nel dibattito nordamericano, dove numerosi autori, da Novak a Neuhaus, hanno criticato il modello della naked public square, ossia di uno spazio pubblico privo di riferimenti religiosi e morali. Secondo tale prospettiva, la democrazia non si rafforza eliminando la religione dalla sfera pubblica, ma riconoscendo il contributo che le tradizioni religiose possono offrire alla formazione delle virtù civiche, della responsabilità personale e della coesione sociale. Tale approccio, fondato sulla religious freedom, nulla ha a che fare con le forme di nazionalismo religioso riconducibili al cosiddetto revivalism, oggi presente soprattutto nella destra trumpiana con megachiese e televangelisti. Invero, si può osservare come modalità analoghe di mobilitazione emotiva abbiano caratterizzato anche la leadership di Barack Obama, eletto sull’onda di grandi adunate popolari.
In conclusione, il regime di libertà religiosa risulta strettamente legato ai principi di plurarchia e sussidiarietà. Esso presuppone una società nella quale i poteri siano distribuiti, limitati e reciprocamente controllati; il regime di laicità, invece, tende a ricondurre la vita pubblica sotto l’egemonia dell’autorità politica. La questione decisiva resta quindi quella antropologica: quale idea dell’uomo ispira le istituzioni sociali e politiche? La tradizione cristiana individua nella dignità della persona, nella pluralità delle comunità e nell’autogoverno della società civile i fondamenti di un ordine autenticamente libero.
Flavio Felice
Professore ordinario di Storia delle dottrine politiche all’Università del Molise
P.S. È stato impiegato il titolo originale di “Vita e Pensiero”, mentre sono state ritoccate in grassetto alcune parole.

