La tradizione dimenticata del populismo morale
C’è un filo poco esplorato che attraversa la storia politica americana e che oggi sembra riemergere, sia pure in forme nuove, nella figura del giovane democratico texano James Talarico. È il filo di una politica popolare, a sfondo morale e religioso, ostile all’oligarchia economica ma distante anche dal secolarismo elitario ed estremista che negli ultimi decenni ha segnato larga parte del progressismo occidentale (fino alla posizione del wokismo).
Per comprendere questa tradizione bisogna tornare alla fine dell’Ottocento e alla figura di William Jennings Bryan, tre volte candidato democratico alla Casa Bianca, tribuno del Midwest agricolo e protagonista nel 1896 del celebre discorso della “Cross of Gold”. In quelle parole — “Non crocifiggerete l’umanità su una croce d’oro” — era già contenuta una visione politica precisa: il conflitto fondamentale non era tra classi irrigidite nell’idelogismo, ma tra il popolo produttivo, in senso lato, e la concentrazione del potere finanziario.
Bryan parlava ai contadini, ai lavoratori, ai piccoli commercianti dell’America profonda. Ma lo faceva usando il linguaggio biblico e non quello del socialismo europeo. La sua era una critica moralesteggiante dell’oligarchia. Non immaginava la politica come guerra ideologica permanente, bensì come difesa della dignità umana contro la disumanizzazione del denaro e della speculazione.
Dal Social Gospel a Jimmy Carter
Per decenni quella tradizione ha continuato a riapparire nella storia americana sotto forme diverse: nel Social Gospel protestante, nel New Deal rooseveltiano, nella predicazione civile di Martin Luther King, fino all’anomala figura di Jimmy Carter, ultimo presidente democratico apertamente evangelico.
Poi qualcosa si è spezzato. La destra americana ha via via conquistato il linguaggio religioso, mentre il Partito democratico si è spostato verso un progressismo sempre più radicale e tecnocratico, forte soprattutto negli strati medio-alti dei grandi centri urbani. La religione è diventata quasi monopolio conservatore; il lessico sociale e comunitario ha ceduto il passo a quello delle appartenenze culturali e delle rivendicazioni simboliche.
L’esperimento politico di James Talarico
È in questo vuoto che si inserisce oggi James Talarico. Giovane deputato texano, seminarista presbiteriano, candidato democratico al Senato federale, Talarico prova a ricostruire una sintesi che sembrava scomparsa: progressismo economico, linguaggio religioso, critica delle oligarchie e ricerca di una necessaria riconciliazione civile.
Il suo schema è semplice ma politicamente significativo: la vera frattura non riguarda più la destra contro la sinistra, bensì “l’alto contro il basso”. Non identità contro identità, ma concentrazione della ricchezza contro dignità delle persone e delle comunità. Non guerra culturale permanente, ma recupero di un comune terreno morale e culturale.
Per questo Talarico parla continuamente di “neighborhood”, di comunità, con l’accento su compassione e giustizia sociale. E per questo attacca tanto il trumpismo quanto il cinismo di una parte del liberalismo progressista. La sua operazione consiste nel tentativo di parlare all’America profonda, ancora sensibile all’eco della fede, evitando di consegnarla alla destra nazionalista.
Una lezione anche per l’Europa e quindi per l’Italia
Naturalmente il contesto è molto diverso da quello di Bryan. L’America contemporanea è multiculturale, secolarizzata, attraversata dai conflitti identitari e dalle piattaforme digitali. Ma proprio qui emerge il dato interessante: Talarico non cerca di restaurare il passato. Cerca piuttosto di recuperare una grammatica politica comunitaria e popolare che negli Stati Uniti appare oggi quasi rivoluzionaria.
Per l’Europa, e in particolare per la tradizione cattolico sociale italiana, questa esperienza merita attenzione. Non perché possa essere importata meccanicamente, ma perché mostra come, anche dentro la modernità avanzata, continui a esistere uno spazio politico per una cultura della dignità umana, del limite del potere economico e della responsabilità morale della democrazia.
