I ponti che la storia può trasformare in muri
È scolpita in noi l’instancabile esortazione di papa Francesco a costruire ponti, non muri. Tante volte, comunque, i ponti vi sono già; veri e propri ponti naturali. Non solo: nel corso dei decenni e dei secoli, i ponti possono trasformarsi in muri e viceversa.
Qualche esempio. Sia la Russia sia l’Ucraina potrebbero rappresentare – e talora hanno rappresentato – dei formidabili ponti tra l’Oriente e l’Occidente, quasi sospesi fra Europa e Asia. La Federazione russa, in particolare, potrebbe fungere da vero e proprio “mediatore culturale” con la Repubblica popolare cinese. Invece sono sotto gli occhi di tutti le rovine e il sangue di un conflitto che pare interminabile.
Le frontiere del dialogo e le contraddizioni del presente
E che dire della Finlandia, fascinosa terra di confine e di dialogo, oggi più che mai intimorita dall’autocrazia di Mosca?
O della Turchia, a lungo ponte addirittura fra tre continenti: Asia, Africa ed Europa. Eppure macchiata del sangue degli armeni e dei curdi, fra gli altri, e sempre pronta a reprimere le spinte all’apertura e alla libertà dei ragazzi e delle ragazze di Istanbul.
Mi è capitato già di sottolineare, poi, il ruolo del Regno Unito di ponte naturale con il Nord-America: speriamo che le pulsioni volte alla chiusura e all’implosione non prevalgano.
De Gasperi e la vocazione europea dei ponti
Guardando alla geostoria, inoltre, emerge come lo stesso Impero asburgico, in particolare in alcuni momenti, abbia rappresentato una formidabile fucina di dialogo e di convivenza sovranazionale, pur se divorato da mille contraddizioni. Basterebbe rileggere, al riguardo, l’opera di Stefano Trinchese, con la prefazione di Pietro Scoppola, “L’altro De Gasperi. Un italiano nell’impero asburgico. 1881-1918”. Alcide, allora, aveva ancora come cognome Degasperi (una sola parola) e proprio in quegli anni maturò la consapevolezza del pericolo mortale rappresentato dai nazionalismi. Lì è il seme della sua visione dell’unità europea.
Costruire ponti, dunque, e, accanto a ciò, riscoprire la vocazione originaria di quelli che ora sono muri insanguinati.
