Home GiornalePrima il progetto, poi il leader: la lezione politica di Guido Bodrato

Prima il progetto, poi il leader: la lezione politica di Guido Bodrato

La buona politica nasce da un progetto riconoscibile, non dalla personalizzazione, dall’improvvisazione o dalla ricerca preventiva di un capo.

Il primato del progetto politico

Tra i tanti insegnamenti che Guido Bodrato ci ha dispensato negli ultimi anni della sua vita ce n’è uno che mi impressiona ancora molto per la sua lucidità e, soprattutto, per la sua attualità. Diceva Bodrato, in molte occasioni e parlando nello specifico del ruolo dei cattolici nella vita politica italiana, che “quando un progetto politico è chiaro e comprensibile, un leader lo si trova per strada”. Apparentemente una riflessione semplice se non addirittura banale. Eppure proprio in quelle parole si racchiudevano alcuni concetti basilari che conservano una bruciante attualità. Anche e soprattutto nell’attuale contesto politico, così caratterizzato dalla superficialità da un lato e dal pressappochismo dall’altro. E questo per tre ragioni di fondo.

Innanzitutto dalle parole di Bodrato emergeva che è necessario definire sempre un progetto politico. Altrochè, per fare un esempio attuale, fare prima le primarie per individuare il capo della coalizione e poi costruire il programma, come dice il populista Conte….Certo, l’impianto culturale e politico di uomini e di leader come Guido Bodrato erano radicalmente esterni, estranei e alternativi a tutto ciò che è anche solo lontanamente riconducibile al populismo anti politico, demagogico e qualunquista. Quindi, su questo primo aspetto, centralità del progetto politico. Questo il compito prioritario che tocca sempre ai partiti politici.

 

Il leader come espressione di una comunità

In secondo luogo la personalizzazione della politica non può essere il rimedio esclusivo e la ricetta miracolistica per affrontare e sciogliere i nodi della politica contemporanea. Certo che i leader politici sono importanti e decisivi. Basti pensare, per fare un solo esempio concreto, ai tanti leader e statisti della Democrazia Cristiana. Persone che sono state punti di riferimento politico, culturale, sociale e anche umano nella galassia della Democrazia Cristiana perchè sapevano interpretare, con la loro concreta azione politica, gli interessi e le istanze di pezzi della società italiana. Per fermarsi a Bodrato e al suo riferimento politico per molti anni, cioè Carlo Donat-Cattin, la sinistra sociale di ispirazione cristiana nella Dc era il rifermento principale se non esclusivo dei lavoratori e dei ceti popolari che si riconoscevano nel progetto di quel partito. Ma i leader, comunque sia, erano credibili nella misura in cui erano l’espressione concreta di un progetto politico e non di una astratta e virtuale investitura.

 

Pensiero e azione contro la politica-spettacolo

In ultimo, ma non per ordine di importanza, dalle parole di Bodrato emergeva in modo plastico che la politica non si può e non si deve ridurre a sola immagine, a solo spettacolo, a sola improvvisazione. Certo, quella del leader piemontese della sinistra Dc era una riflessione che risentiva delle costanti che hanno caratterizzato la lunga stagione della prima repubblica. Ma è altrettanto indubbio che, al di là dello scorrere del tempo, le parole d’ordine del populismo grillino e non solo grillino – e cioè, la casualità, L’improvvisazione, il pressappochismo e la superficialità – non possono rappresentare, ieri come oggi il quadro non cambia affatto, un elemento di speranza, di futuro o di credibilità della politica nel suo complesso. E questo per la semplice ragione che la politica era, e resta, la capacità di saper legare il pensiero con l’azione.

Ecco perchè quella “lezione” di Guido Bodrato va recuperata e, soprattutto, va riattualizzata e tradotta nella società contemporanea. Credo che sia l’unico modo concreto per restituire dignità alla politica, credibilità alla sua classe dirigente e, forse, anche autorevolezza alle nostre istituzioni democratiche nonché efficacia all’azione di governo.