Se confondi un prestito con un regalo, non riuscirai a gestire neanche un semplice bilancio personale. Ugualmente, se confondi la spesa corrente con la spesa per investimenti non riuscirai a gestire neanche una piccola azienda familiare. Ma è esattamente quello che sta avvenendo con la vicenda della cosiddetta “elasticità” concessa dalla Commissione dell’Unione Europea per fronteggiare la crisi energetica e le ricadute negative sul sistema economico e produttivo.
La Premier, abbandonandosi ad un eccessivo ed ingiustificato trionfalismo, ha fatto anche questa volta la consueta “passeggiata comunicativa” nei corridoi di Palazzo Chigi per raccontare agli italiani che l’Europa avrebbe – a suo dire – seguito la linea indicata dall’Italia, consentendoci di utilizzare circa quattordici miliardi in tre anni per contenere il costo di bollette e carburanti. Un’ottima notizia; peccato che non sia vera!
La maggiore flessibilità sulle politiche energetiche non potrà infatti essere utilizzata per acquistare carburanti fossili o per fareinterventi a pioggia a favore dei consumatori finali. Quelle risorse– sottratte peraltro ad interventi previsti per le aree depresse – saranno comunque nuovo debito e si potranno utilizzare per realizzare interventi infrastrutturali finalizzati ad accelerare la transizione-green verso un sistema di produzione sostenibile di energia rinnovabile; ovvero l’esatto contrario di quel che è stato fatto nel nostro paese in questi anni.
Giova ricordare che una caratteristica del governo di questi anni è stata quella di bollare sempre il “green-deal europeo” come l’origine di tutti i mali, assecondando anche le sconclusionate intemerate di Trump contro l’Europa e contro ogni politica mirata alla salvaguardia dell’ambiente e del pianeta. La buona notizia potrebbe essere quella della tardiva “conversione” di quei nazionalisti contrari alla transizione-green, ma l’insufficienza già mostrata dall’esecutivo nella gestione delle risorse PNRR autorizza più di qualche preoccupazione sulla reale capacità di dare un seguito concreto alle condizioni che accompagnano l’elasticità concessa dall’Unione Europea.
Non sfugge a nessuno il paradosso di un governo che è chiamato a realizzare oggi ciò che ha contrastato fino a ieri. Verificheremo già nelle prossime settimane se siamo in presenza di una vera conversione o di una semplice e banale convenienza destinata ad esaurirsi nel breve spazio di un comunicato stampa. Intanto ieri, dovendo far fronte all’emergenza innescata dalla guerra Usa-Iran, il Consiglio dei ministri ha prorogato al 3 luglio il taglio alle accise. Si vivacchia.
