Home GiornaleRanucci e Report, quando il quarto potere perde la misura

Ranucci e Report, quando il quarto potere perde la misura

Si dimette Giulia Presutti. Ormai è guerra di tutti contro tutti. Tra ammutinamenti, accuse e indipendenze rivendicate, lo scontro tra giornalisti scivola ormai verso una commedia che non fa più ridere.

Il quarto potere, lun contro laltro armati

L’ultima notizia, nella serata di ieri, è quella delle dimissioni della neo-conduttrice Giulia Presutti. In genersle, volano gli stracci tra i giornalisti, quelli che criticano da posizione di dignità, stanno mostrando il peggio possibile compromettendo la reputazione di cui si fanno forti. Si sono scoperti gli altarini e siamo caduti nel ridicolo, altro che cronache familiari. Per dirla alla Vairo, siamo in presenza di un “monopolio e dell’interscambio da uno show all’altro dei portatori di opinioni, già di loro mediocri, degli schieramenti politici. Ranucci, per quanto mi riguarda, potrebbe condurre Report come Grande Fratello”.

 

Mamma RAI e i suoi figli degeneri

In ogni azienda c’è l’esigenza di una organizzazione gerarchica, la RAI ha preso una decisione, giusta o sbagliata che sia, e il dipendente invece di ammutolirsi e obbedire o licenziarsi, in caso di contrarietà, scatena invece un ammutinamento. Ne è protagonista la innocente Simona Innocenzi che non risulta sia peraltro nell’organigramma della azienda ma una freelance con tanto di professionalità da mettere in campo. Si è affacciata al balcone con i suoi colleghi di redazione per urlare la sua protesta al pari del 5 Stelle su un altro balcone, un po’ di tempo fa, per festeggiare la loro presa del potere. Il balcone suscita sempre una sua innegabile suggestione. Forse la Innocenzi è dimentica del fatto che “morto un Papa, se ne fa un altro”.

 

Una violata innocenza

Sembra si sia fuori da ogni regola tradizionale, chi sbandiera la mancanza del rispetto delle regole le scavalca a propria difesa. Sulla vicenda siamo, ad ogni sol desto, di fronte ad una giornataccia particolare. Vien fuori che ciascuno è inevitabilmente portatore di interessi, un lobbysta, e l’indipendenza è solo una bandiera che si fa lenzuolo sotto al quale coprire la verità che fa comodo a seconda delle circostanze. Di per sé non è un peccato. Non a caso si dice che tutti siamo dipendenti l’uno dall’altro, è una condizione che riguarda anche i più potenti del mondo.

 

Porte aperte per chi porta…

“Report” si regge grazie al lavoro dei giornalisti che non solo nel diurno ma anche nel notturno lavorano per confezionare un buon lavoro. Portare si traduce in uno spostare un peso da un luogo all’altro ma non muoverlo per alterare la bilancia secondo convenienza. Vuol dire riportare al pubblico ciò che si è appreso da una inchiesta senza andare fuori ruolo.

Il cacciatore spara alla preda e il cane la riporta al padrone, non è il cane che usa il fucile, non è quello il suo compito. Tra i migliori quattro zampe del genere è noto che la razza dei “golden retriver” fa assai bene il suo lavoro. Anche Enzo Biagi era un grande giornalista, dallo stile un po’ retrivo ma inappuntabile. Poneva la domanda all’interlocutore che poteva rispondere in modo esaustivo o elusivo. L’ascoltatore giudicava senza bisogno che Biagi incalzasse screanzatamente l’intervistato.

 

Le nuove comiche

Siamo passati dal giornalista alla figura del mattatore e non sembra sia un bene. Ogni giornalista della vicenda squalifica l’altro in uno scadimento avvilente che non fa onore neanche a quelli che se ne stanno zitti in attesa che passi la buriana. Qualcuno direbbe che siamo alle comiche. Giorni fa è morto il geniale ideatore di Gulp e Super Gulp, Guido De Maria. Al termine di ogni puntata era il ritornello: “ed ecco finiti i fumetti in TV”. Prima della sigla di fine, il goffo Ten, l’assistente del detective Nick Carter, diceva “e l’ultimo chiuda la porta!”. Ecco, sarebbe il caso di chiudere per sempre la porta ad una vicenda che non fa più ridere neanche gli appassionati del genere detective story.