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Il futuro format dei talk politici

Pluralismo o monologo? Il modello dei talk televisivi contemporanei pone una questione cruciale: la qualità del confronto pubblico e il rischio di una deriva che incide direttamente sulla tenuta democratica.

Un format che divide

Ma il nuovo format dei talk televisivi è quello della fascia serale La 7 oppure, e al contrario, quello del servizio pubblico radiotelevisivo, di quasi tutti i talk di Mediaset o degli stessi talk de La 7 della fascia mattutina? Ne parlo perchè il format che si sta affermando nei programmi più gettonati di quella importante emittente televisiva, o del canale 9 per fare un altro esempio, si caratterizza per un dato su tutti: e cioè, viene sistematicamente cancellato il pluralismo delle opinioni. Che resta, detto fra di noi, l’abc della democrazia e della sua conservazione e qualità. Un pluralismo delle opinioni che prevede, a volte, una sola presenza di chi non appartiene al “coro” e a cui viene ritagliato un ruolo quasi tenero se non addirittura ridicolo perchè emerge in modo inequivocabile che la musica che viene suonata è tutt’altra. Sotto questo versante il “modello” di Gruber, o Floris o Formigli è lo stesso e quindi non si differenzia da questo clichè.

Il nodo del pluralismo

Ora, al di là della linea editoriale di ciascuna emittente televisiva – ognuno, come ovvio, fa ciò che vuole ed esercita la propaganda a favore di chi ritiene opportuno contestando sistematicamente il nemico politico che viene individuato come tale – quello su cui merita riflettere è quale sarà il “format” futuro prescelto per approfondire i temi politici, sociali e culturali. E, nello specifico, i temi riconducibili al dibattito e al confronto politico quotidiano. E questo per una semplice e persin banale ragione. Perchè se viene a mancare la valenza del pluralismo e del confronto tra tesi diverse ed alternative, il rischio di una deriva illiberale, autoritaria e sostanzialmente anti democratica si staglia all’orizzonte. Se la platea degli invitati alla trasmissione televisiva proviene dalla stessa parte politica compreso, come ovvio e scontato, il conduttore, il quadro si completa e la qualità della democrazia rischia realmente di entrare in crisi.

Il ruolo del servizio pubblico

Certo, il rapporto tra la politica e l’informazione è sempre stato un tema complesso, difficile e molto articolato. Ne è un esempio il dibattito, sempre più stantio ed antico, sull’occupazione della Rai da parte della maggioranza politica di turno che vince le elezioni. Anche se, va pur detto, il pluralismo nel servizio pubblico radiotelevisivo, al di là delle chiacchiere e della propaganda, viene sistematicamente e quasi religiosamente osservato per ragioni se non altro di natura regolamentare perchè il rischio concreto, se si viola il pluralismo, è quello di incappare anche in severe sanzioni pecuniarie.

Democrazia e informazione

Ecco perchè il dibattito e il confronto sul “format” dei talk di approfondimento politico non è legato ad un tema astratto, burocratico o puramente protocollare. Attiene, appunto, alla qualità della democrazia, alla libertà di opinione e in ultimo, ma in cima per importanza, al rispetto dei valori e dei principi costituzionali. Anche perchè sarebbe curioso, nonchè singolare, predicare quotidianamente il richiamo alla nostra Costituzione e poi violarla altrettanto quotidianamente nella declinazione concreta sul terreno più delicato, cioè quello del rapporto tra la politica e l’informazione. E questo perchè il tema in questione non è soltanto di natura regolamentare o legislativa ma, al contrario, attiene proprio alla qualità della nostra democrazia. E senza un rapporto corretto, trasparente, democratico e costituzionale tra la politica e l’informazione il rischio di una deriva autoritaria dello stesso sistema democratico è drammaticamente concreto. È in gioco, infatti, la vera ed autentica qualità della nostra democrazia.