Sociologia del rock: “L’immensità”, il capolavoro senza tempo di Don Backy.

Sono trascorsi oltre 50 anni da questi capolavoro della canzone italiana. Nel 1967 Don Backy, artista “rock” nella sua visione della modernità, cantava un ritratto dell’infinito senza precedenti, senza regole, senza memoria.

Io sono sicuro che, per ogni goccia, per ogni goccia che cadrà, un nuovo fiore nascerà  e su quel fiore una farfalla volerà”. Parole rocciose e senza tempo nelle note de “L’Immensità” di Don Backy. Sono trascorsi oltre 50 anni da questo capolavoro della canzone italiana: nel 1967 Don Backy, artista “rock” nella sua visione della modernità,  cantava un ritratto dell’infinito senza precedenti, senza regole, senza memoria. Un’opera che diventa rock, già da diverse band re-intrepretata e tremendamente attuale. 

La teologia della speranza incollata alla certezza dell’essere umano, sognare per ogni goccia; la goccia che diventa persona, la comunità, spezzata, piegata, demoralizzata, rinasce, si rigenera, risorge: ecco il nuovo fiore. E nello scambio goccia–fiore la farfalla, un’umanità “nuova” e le future generazioni appaiono in tutta la loro energia. “Io sono sicuro che, in questa grande immensità, qualcuno pensa un poco a me, non mi scorderà”. 

In un contesto nel quale la guerra tra i popoli ci fa scivolare velocemente nell’oblio delle tenebre dell’animo umano, la solitudine della periferia dell’inconscio, avverte Don Backy,  arriva inesorabile. Non è la solitudine che conosciamo, è una solitudine di sguardi, di mente, di amicizia civica, di solidarietà sociale e di dialogo tra umani. 

Le performance rock che negli anni si sono plasmate, hanno vestito il pezzo di sonorità che ci inducono a fermarci, a guardarci dentro e a fare “analisi della psicopatologia quotidiana”, ci ricorda Freud. “Si, io lo so, tutta la vita sempre solo non sarò, un giorno troverò un pò d’amore anche per me, per me che sono nullità nell’immensita’. 

Ecco un’urlo di speranza, un esempio di “sociologia della liberazione”, uno slancio di impegno: potremmo dire, ecco la bellezza interiore che nella contemplazione dell’immensità e della straordinaria grandezza dell’anima riverbera l’ospitalità del tempo, garante dell’amore sociale oltre la crisi. Nel corso degli anni, Don Backy e le versioni “anticonformiste” e ribelli rock ci regalano quotidianamente pensieri, idee, commenti, riflessioni; ma anche modelli sociali di riscatto, di un’umanesimo musicale sociale che fa della partecipazione e dell’impegno un dichiarazione universale dell’esserci nella società.  

Scopriamo infine la nullità dell’essere nel suo sgretolarsi e scomparire, per poi diventare goccia trainante di fiori che come farfalle volano per dare un contributo a cambiare un mondo bisognoso dell’aiuto di ognuno di noi. “E un giorno io saprò, d’essere un piccolo pensiero, nella grande immensità del suo cielo.”