Home GiornaleSuicidio assistito, il piano inclinato della politica verso la morte

Suicidio assistito, il piano inclinato della politica verso la morte

Dalla sinistra alle componenti liberal del centrodestra, il suicidio assistito attraversa ormai gli schieramenti. Dietro l’efficientismo sanitario rischia di affermarsi una concezione dell’uomo misurata sulla sua capacità di produrre.

Osservando le notizie della cronaca politica recente, ciò che colpisce è la trasversalità con cui avanzano le politiche per la morte.

Perché tali sono. Si passa dal segretario della Lega Nord, che snocciola il rosario in campagna elettorale, a Zaia che si fa portavoce del suicidio assistito, portandolo nel Servizio sanitario nazionale.

Il piano inclinato è sotto i nostri occhi. Basta osservare la deriva di alcuni Paesi del Nord Europa, quelli che si dice siano «molto più avanti di noi», per cogliere verso quale oblio della ragione possano tendere gli ordinamenti e, con essi, le società.

La cultura dello scarto, il concepire anziani, malati e disabili come un peso di cui liberarsi, è dietro l’angolo, se non già qui e ora.

La trasversalità di tutto questo, che nel nostro Paese parte da sinistra ma ora – occorre dirlo con forza – permea anche le cosiddette forze liberal” del centrodestra, a mio giudizio sorge da una deriva ipercapitalistica che raccoglie consenso ovunque.

L’efficientismo bieco diventa strumentale a un economicismo privo di etica.

La valorizzazione dell’essere umano quale mero produttore o consumatore, la sua misurazione in base al reddito e alla capacità di produrne altro, sempre di più, generano l’idea che chi non sia più nella condizione o nell’età per produrre capitale, ricchezza, PIL, o alimentare qualsivoglia indicatore, finisca per essere considerato soltanto uno scarto di cui disfarsi il prima possibile e al minor costo possibile.

Le società di rating, assurte a entità misuratrici del benessere, sembrano così diventare una sorta di pietra angolare della nuova umanità”.

E così il Servizio sanitario nazionale, che ha nei propri atti fondativi concetti quali efficacia ed efficienza, rischia di oggettivare queste categorie economiche in una deriva disumana conferitagli dalla politica della morte.

Una disumanità evidente, che va contrastata senza infingimenti.  Nella speranza di non sentirsi soli, ma avendo il coraggio di rischiare di esserlo.

Perché, se non si ha il coraggio almeno su questi principi fondamentali, siamo condannati a essere intesi meccanicisticamente come parte di un ingranaggio nel quale il nostro essere, il nostro spirito, si annullano a favore di dinamiche esclusivamente economicistiche.