Home GiornaleMeloni, il bollo, il traffico politico e gli ingorghi futuri

Meloni, il bollo, il traffico politico e gli ingorghi futuri

Tra bollo auto, polemiche elettorali e conti pubblici, la politica entra in ebollizione. E mentre maggioranza e opposizione si scambiano accuse, resta il vincolo di sempre: trovare i soldi.

Giorgia on my mind

È arrivato il provvedimento bomba. La sostanza, ma anche impressioni di settembre, dicono che la Giorgia nazionale ha tirato fuori il coniglio dal cilindro con l’effetto sorpresa, ispirandosi al Berlusca e alla sua idea di libertà per cui «la proprietà non è un furto» e pertanto non deve essere vessata. Così ha pensato bene di togliere di mezzo la tassa che grava sugli oltre 40 milioni di auto e moto che corrono su e giù per lo Stivale.

Si tratta del detestato «bollo» o tassa di circolazione, introdotto nel 1953 per sviluppare e manutenere le strade nazionali. Nessuno sapeva cosa stesse bollendo nella pentola del governo, ma l’iniziativa avrà almeno l’effetto di un sorriso sul volto silvano degli automobilisti e l’opposizione politica ha bollato tutto come una manovra elettorale.

 

Fumo negli occhi o respiro del portafoglio

A leggere la Treccani c’è da preoccuparsi. Per manovra si intenderebbe «l’insieme di azioni e iniziative condotte con abilità e spregiudicatezza, spesso valendosi di intrighi, inganni e simili, allo scopo di raggiungere un determinato risultato o di conseguire un utile o un vantaggio per sé o per altri».

La maggioranza, di rimando, potrebbe rispondere al pari di Gas Gas, il topino di Cenerentola: «Ehi, vacci piano Coccodè», continuando ad impegnarsi a tutto gas nei suoi intendimenti, volendo dimostrare che non sono solo bolle di sapone pronte a scoppiare da lì a poco.

Per carità, il bollo era anche il marchio d’infamia impresso sui corpi dei condannati e forse la Schlein spera di lasciare, con il suo commento, un segno affinché tutto si risolva, in fin dei conti, in un miserabile bollo a secco e il Governo resti senza benzina per il prosieguo della legislatura. È forse il timbro di colpevolezza con cui la Sinistra vorrebbe segnare i responsabili del «no bollo for ever».

 

Nel pieno di un hot time

Certo è che, con l’approssimarsi delle elezioni, complice il caldo di questa estate, la politica sta andando in ebollizione. Sul tema ci sarebbe da sbizzarrirsi quanto a citazioni. «In questa mente oh quanti / Mi bollono pensieri!» direbbe il Governo per bocca di Giuseppe Parini e «Né ciò tutto quetava ancor la bile / Che mi bollìa nel cor» risponderebbero quelli dell’altra parte per penna di Vincenzo Monti.

Si andrà avanti così, dicendo che il Governo è ormai bollito e pensando che le critiche al Presidente del Consiglio siano tutte balle. Questo lo scenario fino a nuova consultazione elettorale.

In realtà Giorgia ha detto che il bollo è sempre stata una misura in odio agli italiani, un sentimento non del tutto nobile. Per dirla alla Giusti, se si commentassero i rapporti tra Governo e opposizione, si leggerebbe che «E quest’odio che mai non avvicina / Il popolo lombardo all’alemanno» e che usura le relazioni, impegnandoli in continui battibecchi non del tutto proficui.

 

Un lumicino di speranza

Assai più contenti si dovrebbe invece essere perché è previsto nel 2027, secondo le parole del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che nella premessa all’ultimo Documento di finanza pubblica ha affermato che «il quadro previsivo conferma che il rapporto deficit/Pil sarà ricondotto al di sotto della soglia del 3% entro quest’anno, e che anche negli anni seguenti si manterrà su un profilo discendente».

Se tale andamento «si confermerà nel corso di quest’anno, ciò consentirà all’Italia di uscire dalla procedura per disavanzi eccessivi nel 2027, in linea con la raccomandazione del Consiglio». In parole povere, affrancarsi dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo aperta dalla Commissione europea nell’estate del 2024 non sarà poca cosa. Manca solo uno 0,1% per la meta e speriamo bene.

 

Ed ora?

Per il resto e per il futuro non ci resta che richiamarci all’invito di ogni diligente pizzardone: «Circolare!!!», ben attenti a non procedere con il semaforo rosso.

Sarebbe buona cosa osservare i codici della strada e di civile condotta, restando tutti nei canoni di decenza e di sobrietà che ogni confronto politico esigerebbe, nella consapevolezza che in cassa non c’è il becco di un quattrino. Sbraitare è inutile, lo sappiano quelli di Destra e di Sinistra.

Chiunque sarà alla guida e al volante del Paese sarà condannato a fare ineludibilmente, chissà per quanti decenni ancora, il gioco delle tre carte ogni qual volta si parli di soldi e di economia. Altro non c’è.