Il gesto che ha acceso le interpretazioni
Alcuni osservatori continuano a ricercare le motivazioni che avrebbero spinto Trump quasi a dileggiare la premier italiana Meloni, in occasione della breve recente intervista telefonica rilasciata a “La 7”.
A tal fine, sono state anche accuratamente passate al vaglio tutte le fasi televisive relative ai colloqui tra i due a margine della riunione ad Evian del G7, rilevando, tra l’altro, come la Presidente del Consiglio italiana avesse, in alcune sequenze, utilizzato una gesticolazione aggressiva nei confronti del suo interlocutore, da costui ritenuta probabilmente offensiva. Da qui la reazione verbale ad orologeria…
Il precedente Reagan-Wiesel
Nel visionare quegli “spezzoni”, mi è tornato alla mente un movimentato incontro alla Casa Bianca nell’aprile del 1985 (quando ero in organico presso l’Ambasciata a Washington) tra l’allora Presidente Reagan ed il premio Nobel Elie Wiesel, autorevole rappresentante della comunità ebraica di New York, in occasione della cerimonia per la “Congressional Gold Medal”.
Durante il colloquio, quest’ultimo tentò di dissuadere il suo interlocutore a visitare (nel corso di un ormai prossimo viaggio ufficiale in Germania, su invito del Cancelliere Helmuth Khol, in occasione del 40mo anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale) il cimitero militare di Bitburg-Kolmeshohe, dove erano sepolti anche 49 membri delle Waffen-SS, truppe paramilitari del Partito Nazista. Tale gesto veniva, infatti, percepito dalla comunità ebraica (e non solo) come una equiparazione morale tra le vittime dell’Olocausto e i soldati di un regime responsabile di genocidio. Reagan, d’altra parte, si era difeso, definendo i soldati tedeschi sepolti come vittime del nazismo al pari delle altre vittime della guerra, sposando la tesi del suo anfitrione Khol, fautore della successiva riunificazione delle due Germanie.
Per completezza, preciso che, alla fine, Reagan decise di effettuare una visita anche al campo di concentramento di Baerfgen-Elsen (prima di partecipare a Bonn al vertice economico ed incontrare poi a Londra Margareth Thatcher), anche se questa modifica dell’itinerario non valse a mettere a tacere le vibranti critiche di numerosi rabbini (tra cui il noto Alexander Schindler di New York) e leader ebraici in varie città, veterani di guerra e membri del Congresso.
Il linguaggio del corpo nella cultura americana
Per tornare all’incontro di Reagan con Wiesel, ricordo che la stampa americana dell’epoca si soffermò a lungo su quel dito puntato dall’esponente ebraico verso il Presidente, mentre gli diceva fissandolo negli occhi: “Signor Presidente, quel luogo non è il suo posto. Il suo posto è con le vittime delle SS”, interpretato come un autentico oltraggio rivolto al capo dell’esecutivo. I commenti che ne seguirono sottolineavano la forza che la comunità ebraica locale deteneva al punto di consentire ad un proprio autorevole rappresentante non soltanto di porsi sullo stesso piano di prestigio dell’inquilino della Casa Bianca, ma perfino di rivolgersi a lui con gesti considerati minacciosi.
In realtà, come ebbi successivamente modo di accertare, negli Stati Uniti il linguaggio corporale è sempre stato oggetto di estrema attenzione per il significato che comunemente gli si attribuisce. In tal senso, un eccessivo gesticolare e soprattutto il dito indice proteso verso un interlocutore può essere sinonimo di minaccia; se poi l’interlocutore è la massima autorità istituzionale del Paese, esso potrebbe configurarsi come reato di lesa maestà.
Le vere ragioni dello scontro
Ciò detto, dubito che la mimica della Presidente del Consiglio possa aver motivato le battute offensive rivolte a lei da Trump. Tutt’al più, alla luce di quanto narrato, possono avervi in minima parte contribuito, tenuto conto della netta distanza presa da Meloni in occasione dell’attacco verbale del Presidente americano al Sommo Pontefice e, successivamente, del diniego italiano circa l’utilizzo della base militare di Sigonella per assistere i bombardieri americani operativi nel conflitto in Iran. In altri termini, diverse sostanziali ragioni non mancano.
