Come spesso accade, l’unica certezza è l’incertezza. Giusto il tempo di dirci che con la vittoria del “no” al referendum sulla giustizia il centrosinistra aveva imboccato una strada sicura verso la vittoria, e subito il voto di Venezia ci fa dire che forse, invece, la realtà è tutta un’altra e che magari la destra ha ancora tutto intero il suo arsenale elettorale e con esso la sua possibilità di rivincere anche le prossime elezioni politiche.
La verità, probabilmente, è che non abbiamo ancora trovato il bandolo della matassa. E così tendiamo a oscillare di qua e di là. Con un punto fermo, però: e cioè il fatto che ogni volta che si annuncia un esito, si delinea un approdo, si profila un sicuro vincitore, la nostra collettiva diffidenza ci induce a spostarci dalla parte opposta.
Forse semplicemente perché quel vincitore, chiunque sia, non basta mai a fugare le nostre perplessità. C’è una sorta di insoddisfazione trasversale che ci pone per così dire all’opposizione dei trionfatori annunciati. E dovrebbe ammonire loro, i trionfatori annunciati, sul pericolo che corrono nel raccontarsi come gli inesorabili predestinati del ciclo politico che si annuncia.
A dispetto di tutti i proclami che ci raccontiamo l’un l’altro, l’elettorato diffida di tutti noi. E soprattutto diffida di tutte quelle spavalde certezze con cui amiamo raccontarci. I cittadini non invocano la benamata “stabilità”. Forse si limitano a sperare che tale stabilità non diventi una sicumera.
Nel dubbio, votano al contrario di come ci aspettiamo. Tutto sommato, non una cattiva notizia.
Fonte: La Voce del Popolo – Giovedì 28 maggio 2026
[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]
