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Formula1, Norris campione in Qatar se guadagna altri 2 punti

Roma, 23 nov. (askanews) – Quando mancano due gare e una Sprint Race alla fine della stagione, ecco la situazione in classifica tra chi è ancora in gioco e le combinazioni per ‘Lando campione’. Intanto, dopo la sanzione alle McLaren, Con Norris a 390 punti, Verstappen ha raggiunto a quota 366 punti Piastri. Tra i due, al momento, la differenza è nelle gare vinte: 7 Piastri e 6 Max finora. E quello delle vittorie in stagione è un dato da tener presente. Mancano due gare alla fine del campionato, Qatar e Abu Dhabi, con una Sprint Race ancora da disputare a Lusail: in totale, considerando il solo primo posto del podio, in palio ci sono 58 punti (I Gp assegnano 25, 18, 15, 12, 10, 8, 6, 4, 2, 1 punto; le Sprint: 8, 7, 6, 5, 4, 3, 2, 1). Semplificando il tutto, Lando dovrà guadagnare 27 punti su 58 disponibili; 26 se vince uno dei due GP. Sarà il trionfatore 2025 se durante il penultimo weekend della stagione a Lusail guadagnerà ancora due punti rispetto agli avversari. n sostanza, potrà festeggiare il primo titolo in carriera se arriverà davanti ai diretti concorrenti nelle prime 8 posizioni. Gli basterà anche un nono posto nel GP se dovessero fare zero punti sia Piastri e Verstappen (così andrebbe già da sabato se dovesse allungare di due punti nella Sprint a fronte di zero punti degli altri due).

Formula1, colpo di scena a Las Vegas: Norris e Piastri squalificati

Roma, 23 nov. (askanews) – Colpo di scena a Las Vegas ma c’era da aspettarselo, dopo che erano trapelate le prime indiscrezioni sull’investigazione della Fia. Le due McLaren di Lando Norris e Oscar Piastri sono state squalificate dalla Fia. La decisione è arrivata per la questione del fondo irregolare, visto che lo spessore del plank era inferiore allo standard richiesto. Lo ha reso noto la stessa Fia in una nota dopo l’indagine avviata al termine del Gp di Las Vegas. Di conseguenza, Russell è secondo, mentre sul gradino più basso del podio sale la Mercedes di Kimi Antonelli. La Ferrari di Charles Leclerc si porta in quarta posizione, quella di Hamilton in ottava.

Ai fini della corsa alla conquista del Moindiale piloti, Max Verstappen ne trae un enorme vantaggio. Guida sempre Norris con 390 punti davati ai 366 di Piastri e Verstappen. Con due Gp da disputare ora sono solo 24 i punti da difendere il britannico per conquistare il mondiale.

Sacchi: Ornella Vanoni figura di riferimento per Milano

Milano, 23 nov. (askanews) – “Si sommano tantissime emozioni ricordi e ovviamente grande commozione grande dolore, personalmente perdo anche un’amica, quindi questo va da s che non possa essere sorvolato come aspetto emotivo. sicura una cosa che l’affetto che io nella mia funzione pubblica ho visto nei confronti di Ornella in queste ore una cosa straordinaria che racconta tutta la milanesit, tutto il raccogliersi intorno a una figura, le figure di riferimento di una Milano che appunto si esprime attraverso il suo modo di essere artista ma anche di essere donna”. Cos l’assessore alla Cultura di Milano Tommaso Sacchi alla camera ardente di Ornella Vanoni, allestita al Piccolo Teatro dove la cantante, morta a 91 anni, cominci la sua carriera.

Sacchi ha ricordato che “ha vissuto l’anzianit in un modo straordinario con ironia sorvolando e vivendo in profondit la sua vita al tempo stesso. Io credo che l’ironia sia sintomo di una grande intelligenza quando usata nel modo in cui l’ha usata Ornella Vanoni. Oggi al Piccolo Teatro ci sar un po’ tutto questo”.

Mannoia a camera ardente Vanoni: quante risate con lei, irripetibili

Milano, 23 nov. (askanews) – “Forse morte pi dolce non si poteva fare”. Cos Fiorella Mannoia alla camera ardente di Ornella Vanoni, al Piccolo Teatro di Milano. La cantante ha poi ricordato le tante esibizioni con l’artista scomparsa a 91 anni, “sono stati tanti episodi, tante volte abbiamo cantato insieme, tanti palchi abbiamo condiviso e qui ci sono tanti ricordi. I ricordi pi divertenti li tengo per me”. Poi le risate in camerino, tante, ma “ma sono cose che non si possono ripetere”.

La coda al Piccolo Teatro per la camera ardente di Ornella Vanoni

Milano, 23 nov. (askanews) – Al Piccolo Teatro di Milano ha aperto la camera ardente di Ornella Vanoni, scomparsa a 91 anni. All’arrivo del feretro gi decine di persone erano in coda per rendere l’ultimo omaggio alla cantante. Fra i primi ad arrivare il sindaco di Milano Beppe Sala.

Al Piccolo Teatro Vanoni ha costruito un pezzo importante della sua carriera, insieme con Giorgio Strehler, suo compagno anche nella vita per alcuni anni.

La camera ardente aperta al pubblico dalle 10 alle 14, luned i funerali.

Sala alla Camera ardente di Vanoni: rappresentava la libert

Milano, 23 nov. (askanews) – Ornella Vanoni rappresentava “la libert, il fatto di essere capace di ragionare fino all’ultimo con la sua testa, di non adeguarsi al mainstream che a volte condiziona tutta la nostra vita”. Lo ha detto il sindaco di Milano Beppe Sala all’apertura della Camera ardente della cantante morta a 91 anni al Piccolo Teatro.

Il sindaco ha annunciato il lutto cittadino per il giorno dei funerali, luned, “doveroso, un modo per richiamare l’attenzione dei cittadini su qualcosa che avvenuto e farli riflettere” e ha annunciato “la piena disponibilit del Comune a creare qualcosa che permetta di far s che Ornella sia sempre tra di noi, per sentendo la famiglia”. “Bisogna trovare una formula non solo per ricordarla ma per mandare avanti il suo insegnamento, ha detto. Tutte le volte mi chiedono ‘quindi una via o una piazza’, ma penso che in questo caso bisogna trovare una formula pi viva perch il suo insegnamento stato veramente grande”.

Poi il ricordo personale dell’ultimo incontro: “Quando veniva da me non mi chiedeva del mio lavoro, di Milano voleva solo sapere della vita privata, di cosa mi amareggiava, cosa mi rendeva felice nell’ultima fase della vita ha fatto questo per tutti, ha cercato da aprirsi ancora di pi e di essere une esempio di dialogo, qualcosa di impagabile”.

Mattarella ricorda terremoto Irpinia: adeguare risposte a vulnerabilità

Roma, 23 nov. (askanews) – “Sono trascorsi quarantacinque anni da quel drammatico 23 novembre del 1980 in cui violente scosse sismiche colpirono l’Irpinia, la Basilicata e alcune aree della Puglia, causando la morte di circa tremila persone, migliaia di feriti e sfollati, milioni di cittadini bisognosi di aiuto. La risposta alla catastrofe da parte delle istituzioni e della società civile, dei tanti volontari che, mossi da un profondo spirito di partecipazione e solidarietà, accorsero in aiuto delle popolazioni locali, fu impegnativa e generosa. Una pagina difficile della nostra storia rimasta impressa nella memoria collettiva, richiamo costante alla necessità di adeguare sistemi di monitoraggio e di immediata reazione alle vulnerabilità a cui sono esposte parti del territorio italiano e al contempo sprone alla ricerca di soluzioni adeguate in materia antisismica per una ricostruzione che fosse anche rilancio di aree interne del nostro Paese. La Repubblica commemora le sue vittime e si unisce al dolore dei familiari”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Al via giornata conclusiva G20, poi Meloni in Angola per summit Ue-Ua

Johannesburg, 23 nov. (askanews) – Al via a Johannesburg in Sudafrica la giornata conclusiva del vertice G20. I leader parteciperanno, questa mattina, alla terza sessione di lavori, sul tema “Un futuro equo e giusto per tutti”, su minerali critici e intelligenza artificiale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni interverrà nel corso del confronto.

Successivamente si terrà la sessione conclusiva del vertice. Già ieri i leader hanno approvato la dichiarazione finale, con il no dell’Argentina e l’assenza degli Usa, che guideranno il G20 il prossimo anno. Cosa, quest’ultima, che determinerà – per la prima volta – il mancato passaggio di consegne tra la presidenza uscente e quella entrante.

Nel pomeriggio, Meloni sarà impegnata in eventuali incontri bilaterali e, al termine, terrà un punto stampa con i giornalisti.

In serata la delegazione italiana lascerà il Sudafrica per volare a Luanda, in Angola, dove è previsto il vertice tra l’Unione Europea e l’Unione Africana che prende il via domani. In programma nella capitale angolana anche un incontro dei leader europei, convocato da Antonio Costa, sul piano di pace per l’Ucraina proposto da Donald Trump.

Su questo, nel pomeriggio di oggi a Ginevra, è in programma l’incontro tra gli inviati di Usa, Ucraina, Francia, Germania, Italia e Regno Unito. Per gli Usa ci saranno il segretario di Stato Marco Rubio e l’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff. Per Roma parteciperà Fabrizio Saggio, consigliere diplomatico di Meloni, che ieri ha lasciato Johannesburg.

Al via giornata conclusiva G20, poi Meloni in Angola per summit Ue-Ua

Johannesburg, 23 nov. (askanews) – Al via a Johannesburg in Sudafrica la giornata conclusiva del vertice G20. I leader parteciperanno, questa mattina, alla terza sessione di lavori, sul tema “Un futuro equo e giusto per tutti”, su minerali critici e intelligenza artificiale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni interverrà nel corso del confronto.

Successivamente si terrà la sessione conclusiva del vertice. Già ieri i leader hanno approvato la dichiarazione finale, con il no dell’Argentina e l’assenza degli Usa, che guideranno il G20 il prossimo anno. Cosa, quest’ultima, che determinerà – per la prima volta – il mancato passaggio di consegne tra la presidenza uscente e quella entrante.

Nel pomeriggio, Meloni sarà impegnata in eventuali incontri bilaterali e, al termine, terrà un punto stampa con i giornalisti.

In serata la delegazione italiana lascerà il Sudafrica per volare a Luanda, in Angola, dove è previsto il vertice tra l’Unione Europea e l’Unione Africana che prende il via domani. In programma nella capitale angolana anche un incontro dei leader europei, convocato da Antonio Costa, sul piano di pace per l’Ucraina proposto da Donald Trump.

Su questo, nel pomeriggio di oggi a Ginevra, è in programma l’incontro tra gli inviati di Usa, Ucraina, Francia, Germania, Italia e Regno Unito. Per gli Usa ci saranno il segretario di Stato Marco Rubio e l’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff. Per Roma parteciperà Fabrizio Saggio, consigliere diplomatico di Meloni, che ieri ha lasciato Johannesburg.

Regionali, tripla sfida e un obiettivo: Meloni vuole certificazione primato Fdi

Roma, 23 nov. (askanews) – Per principio, nessuna tornata elettorale va data per scontata. Ma alcune lo sono più di altre. E così, per questa triplice sfida regionale di oggi e domani, praticamente tutti i pronostici per il centrodestra prevedono una affermazione (facile) in Veneto, una sconfitta (senza speranze) in Puglia e un’altra (più combattuta) in Campania. Un 2 a 1 per il centrosinistra che, messo assieme alle altre sfide che si sono tenute negli ultimi mesi in Marche, Toscana e Calabria, consegnerebbero un pareggio di fatto 3-3 tra le due coalizioni

Ma per l’alleanza di governo c’è una sfida nella sfida, una competizione tra liste che in questo caso ha un valore particolare. L’obiettivo intrinseco di Giorgia Meloni, infatti, è mantenere ovunque il primato del suo partito a cominciare dal Veneto. Le ultime elezioni, sia le Politiche che quelle Europee, hanno già decretato – e largamente – la primazia di Fratelli d’Italia sulla Lega. Nonostante ciò, in cambio di una generica promessa sulla Lombardia, la premier ha accettato che il candidato a succedere a Luca Zaia fosse Alberto Stefani, fortemente voluto da Matteo Salvini oltre che uno dei suoi vice segretari. Una decisione che ha lasciato un malcelato amaro in bocca ai meloniani veneti. Non è un caso se, al comizio di chiusura della campagna elettorale a Padova, la presidente del Consiglio abbia ringraziato i ‘fratelli’ locali per la loro “generosità” e augurato a Stefani di governare in compagnia di una “nutrita pattuglia” di Fdi.

Ma Matteo Salvini ha altrettanto bisogno che la Lega si riprenda la medaglia d’oro, visto anche che esprime il candidato governatore. Molte speranze sono affidate al ‘doge’ uscente Luca Zaia che ha deciso di candidarsi capolista ovunque. Secondo calcoli a spanne fatti da esponenti del partito locale, l’obiettivo sarebbe centrabile se arrivasse a conquistare almeno 150mila preferenze. Nei fatti, sarebbe una vittoria personale. Nel mondo del Carroccio la Liga veneta fa storia a sé, ma nelle dinamiche interne si è inserita anche la rivalità con il generale Vannacci che ha praticamente organizzato un tour alternativo a sostegno dei candidati a lui vicini senza apparire negli eventi ufficiali di partito.

Più complicata la situazione in Puglia dove ci si attende un plebiscito per il candidato del centrosinistra Antonio Decaro e dove il centrodestra, che ha puntato sul ‘civico’ Luigi Lobuono, si contende le briciole. Qui, peraltro, Fratelli d’Italia è anche in preda una rivalità interna tra l’area cosiddetta fittiana e quella invece rappresentata dal sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato. Emblematico, in tal senso, è stato il caso dell’esclusione dalle liste all’ultimo minuto di Raffaella Casamassima, considerata vicina al commissario europeo.

Discorso a parte per la Campania, elezione dove il mood del centrodestra è del tipo ‘non succede ma se succede’. Dopo mesi di confronto, Giorgia Meloni ha accettato di schierare contro Roberto Fico il ‘suo’ Edmondo Cirielli, storico esponente della destra (molto vicino a Ignazio la Russa) oltre che viceministro degli Esteri. Due fattori che inizialmente l’avevano fatta vacillare sull’ipotesi, proprio per evitare che una eventuale sconfitta venisse addebitata a lei personalmente e al governo in generale. In questo caso, per Fdi, la competizione interna è soprattutto con Forza Italia che, peraltro, è arrivata all’appuntamento con una pesante campagna di reclutamento tra ex deluchiani.

Regionali, in Puglia centrosinistra designa Decaro dopo il ventennio Vendola-Emiliano

Bari, 23 nov. (askanews) – “Noi siamo qui per vincere questa sfida”: di fronte ai leader dei partiti del centrodestra accorsi al Teatro Team di Bari per garantirgli il sostegno della coalizione, l’imprenditore Luigi Lobuono, ex presidente della Fiera del Levante, oggi candidato alla presidenza della Regione Puglia, aveva fatto questa promessa ai suoi elettori. Ma per Giorgia Meloni e alleati quella delle elezioni regionali pugliesi è l’impresa più proibitiva.

Il rivale di Lobuono, infatti, è Antonio Decaro, al quale per mesi i sondaggi hanno assegnato percentuali attorno al 60 per cento e a volte anche oltre, largamente superiori a quelle con le quali il centrosinistra ha vinto di recente in regioni che un tempo sarebbero state definite “rosse”: Michele De Pascale è stato eletto in Emilia Romagna con il 56,77 per cento dei voti, Eugenio Giani in Toscana riconfermato con il 53,92 per cento.

L’ex sindaco di Bari, d’altronde, ha già dimostrato alle elezioni europee del 2024 la sua forza elettorale: candidato per il Partito democratico nella circoscrizione dell’Italia meridionale, nella sola Puglia raccolse 352.313 preferenze personali in una lista che ottenne poco meno del 34 per cento dei consensi. La proiezione sulle sue potenzialità come capo della coalizione progressista lascia al suo avversario Lobuono, con ogni probabilità, il solo compito di tentare una onorevole rimonta.

La Puglia è stata governata per due mandati da Nichi Vendola di Sinistra italiana e per altri due dal punto di riferimento del Pd regionale Michele Emiliano: da un ventennio è feudo inespugnabile del centrosinistra. All’ultima tornata, nel 2020, con poco più di due milioni di elettori alle urne, l’ex pm fu confermato presidente con 871mila voti, pari al 46,78 per cento. Due nel 2025 i candidati presidenti alternativi ai concorrenti principali: si tratta di Ada Donno con Puglia Pacifista e Popolare, espressione di un cartello di partiti e forze sociali di sinistra, e di Sabino Mangano con la sua Alleanza Civica per la Puglia.

Il percorso per l’individuazione delle candidature presidenziali nelle coalizioni principali è stato alquanto tortuoso: in estate Decaro si era spinto fino a porre un aut aut agli alleati, chiedendo che non si candidassero come consiglieri gli ex presidenti Emiliano e Vendola. Nodo sciolto in extremis, anche con l’impegno personale della segretaria del Pd Elly Schlein, che ha agevolato la rinuncia del presidente uscente, mentre Vendola, fuori da anni dalle istituzioni rappresentative e carta cruciale scelta da Alleanza Verdi Sinistra per cercare di scavallare la soglia di sbarramento del 4 per cento, si è regolarmente candidato. Le tensioni, almeno in campagna elettorale, sono poi rientrate anche con un paio di abbracci simbolici in favore di telecamere.

Decaro, intervistato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, promette “una pagina nuova” anche se riconosce di aver fatto parte, con i due ex presidenti, “di quella storia politica, il centrosinistra degli ultimi vent’anni”.

Quanto a Lobuono, la sua candidatura da “civico di area”, dopo un confronto durato mesi fra i partiti del centrodestra, ha placato le acque agitate nella coalizione: “Siamo qui uniti come ci avrebbe voluto un grande pugliese che oggi ricordiamo a 90 anni dalla nascita: Pinuccio Tatarella”, aveva detto la premier Meloni nel comizio dei leader a Bari. Sempre dalle pagine della locale Gazzetta, l’imprenditore ipotizza, in caso di vittoria, “un cambio di passo che si può avere con il centrodestra, ponendo un argine al clientelismo e al malgoverno da un lato, e riportando in auge la meritocrazia e l’efficienza amministrativa dall’altro”.

Gli elettori aventi diritto al voto sono quasi quattro milioni (per la precisione 3.922.941), su 23 seggi assegnati nelle circoscrizioni provinciali 7 sono assegnati a Bari, 2 alla Bat , 2 a Brindisi, 4 a Foggia, 5 a Lecce e 3 a Taranto. I restanti verranno assegnati col premio di maggioranza. I consiglieri da eleggere in totale sono 50, le liste devono rispettare i criteri sulla parità di genere. Si vota dalle 7 alle 23 di domenica 24 novembre e dalle 7 alle 15 di lunedì 25.

Zelensky di fronte al ricatto

L’aut aut di Trump

Il Presidente ucraino Zelensky sta vivendo la settimana più cruciale per sé stesso e per il proprio Paese, alle prese con la proposta di chiudere le ostilità della guerra sottopostagli da Donald Trump sotto forma di un aut – aut dai toni ultimativi. Egli sa che si trova di fronte da un bivio decisivo dove occorre scegliere: da un lato la dignità sua e del suo popolo, dell’esercito e dei civili che hanno speso ingenti risorse umane resistendo all’aggressione di Mosca e dall’altro il rischio di perdere l’alleanza strategica con gli USA, in realtà fondata su una predeterminata sudditanza psicologica, politica, diplomatica e militare.

Il piano in 28 punti

Il piano in 28 punti steso da Witkoff e Dimitriev – emissari dei rispettivi governi – prevede di fatto una resa incondizionata dell’Ucraina che va dalla cessione del Donbas e della Crimea al dimezzamento del contingente dell’esercito ucraino, per rendere impossibile ogni futuro tentativo di reazione a qualsivoglia nuovo attacco del Cremlino, alla restituzione a USA e Russia degli asset economici sequestrati a Mosca.

Già prima del 24 febbraio 2022 l’Ucraina aveva ceduto le armi nucleari alla Russia, con la clausola attuale Kyiv diventerebbe la capitale fantasma di uno Stato defedato e inerme.

Una minaccia esplicita

Trump non ha usato mezzi termini con Zelensky: o accetti il piano di pace o gli USA si defileranno definitivamente da ogni sostegno economico e militare. Gettando l’ultima maschera che ha indossato in questo lungo calvario di un massacro ininterrotto dell’Ucraina che gli USA hanno in parte smorzato, rinviando ogni tentativo di accordo a cui il Cremlino si è sempre sottratto: l’ultima farsa andata in scena si è svolta ad Anchorage dove allo Zar è stata riservata l’accoglienza del red carpet senza alcuna contestazione.

Debolezza interna a Kyiv

Si aggiunga che Zelensky deve affrontare questa unilaterale e imposta mediazione per un accordo di pace in una condizione di debolezza dovuta allo scandalo interno che ha travolto un paio di ministri e il suo ex socio allo Studio Kvartal 95, Timur Mendich, beccato con le mazzette a casa e un water d’oro in bagno.

Si tratta di condizioni capestro che rendono il possibile accordo una vera e propria resa.

Il peso dell’Europa

L’Ucraina paga il logorio dell’attacco incessante dell’operazione militare speciale, divenuta fin da subito un’aggressione in piena regola, ma paga anche il disimpegno di Trump e le incertezze dell’Europa alla quale Zelensky ora si appella – rivolgendosi all’U.E e alla NATO, affinché il suo Paese non sia abbandonato ad un destino di soccombenza già scritto.

Un piano scritto a Mosca

Il famoso piano dei 28 punti è stato in realtà pensato, predisposto e redatto dal Cremlino, come scrive Luke Harding di The Guardian, evidenziando nel testo presentato in inglese goffi strafalcioni grammaticali, sintattici e semantici, dovuti ad una imprecisa e approssimativa traduzione dal cirillico.

Evidentemente a Trump va bene così ma questa volta gli USA più che partecipare alla stesura di un testo di trattativa esperibile sembrano praticare il gioco delle tre tavolette, aderendo proni e supini alle condizioni dettate da Putin.

Gli USA voltano le spalle

Da sempre gli USA sono i guardiani del mondo, a garanzia di un ordine internazionale basato sul controllo, la deterrenza, la diplomazia e la forza militare. Ma questa volta la Casa Bianca volta le spalle all’Ucraina e all’U.E.

Ci si chiede in questi giorni convulsi di previsioni, incontri e trattative se siamo prossimi ad un epilogo dell’invasione russa o se siamo invece al primo atto di un copione già scritto che prevede ulteriori espansioni verso ovest delle pretese di Mosca.

Il presagio di nuovi conflitti

Tutte le provocazioni messe in atto con i sorvoli aerei, gli sconfinamenti, i droni sopra alcuni Paesi dell’Europa sono il macabro presagio di un triste rituale.

L’Ucraina ha difeso sé stessa e l’Europa per oltre 1370 giorni ma se dovesse soccombere ad un grottesco accordo di pace frutto di imposizioni e ricatti, si potrebbero aprire scenari impensabili ai quali i negazionisti, i pacifinti, i filoputiniani e gli osservatori salottieri che non hanno mai calcato un solo metro quadrato di territorio ucraino non hanno mai creduto.

Il mondo col fiato sospeso

Il mondo segue con il fiato sospeso quello che in ogni caso si preannuncia un tragico epilogo.

Le ultime “carte” potrebbe giocarle l’U.E. che afferma “non ci stiamo”: ma bisogna vedere se si tratta di poker o di due di coppe.

La legge degli uomini e una casa nel bosco: una storia di doppia lettura

Il fatto è di pubblico dominio. La protagonista è una famiglia, padre, madre e tre figli che vivono in una casetta, ex casa colonica, in un bosco di Palmoli in Abruzzo. A corredo, un po’ di animali da fattoria, cavallo compreso. Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ne ha disposto il collocamento dei bambini in una comunità educativa per un periodo di osservazioneaccompagnati dalla loro madre. Si tratta di custodire con lo sguardo, insomma di tener d’occhio quella banda un po’ anomala di persone come fossero un caso di scienza da studiare.

L’azione della legge

Hanno generato un’inquietudine che ha subito scatenato fazioni da questa o quella parte, chi ha favore dei giudici che contestano la lesione al diritto alle relazioni e all’igiene dei fanciulli oltre che alla sicurezza della abitazione. Altri invece, su sponda opposta contro la mano inflessibile della legge. Sono stati portati in una struttura protetta di Vasto, forse proprio lì perché avessero lo stesso respiro libero del bosco. Si tratta di mettersi davanti a quella truppa per scansare loro ogni pericolo futuro che non sono però gli animali feroci che in un bosco possono pure starci. Il provvedimento, si legge, è stato frutto diuna lunga mediazione con gli assistenti sociali e le forze dell’ordine che si sono presentati di fronte alla casa occupata dalla famiglia.

La legge degli uomini non contesterebbe il pericolo di lesione del diritto dei minori all’istruzione, ma quello del diritto alla vita di relazione, ex articolo 2 della Costituzione, “produttiva di gravi conseguenze psichiche ed educative a carico del minore” e “la deprivazione del confronto fra pari in età da scuola elementare può avere effetti significativi sullo sviluppo del bambino, che si manifestano sia in ambito scolastico che non scolastico” oltre al che ” pericolo per l’integrità fisica derivante dalla condizione abitativa, nonché dal rifiuto da parte dei genitori di consentire le verifiche e i trattamenti sanitari obbligatori per legge”. 

Ciò senza trascurare “l’assenza di agibilità e pertanto di sicurezza statica, anche sotto il profilo del rischio sismico e della prevenzione di incendi, degli impianti elettrico, idrico e termico e delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità dell’abitazione, comporta la presunzione ex lege dell’esistenza del periodo di pregiudizio per l’integrità e l’incolumità fisica dei minori”.

I pro e i contro: partiti a confronto

Roba non da poco e che non può essere risolta nella vocazione ad una vita ecologica lontano dalla tossica civiltà moderna. Del resto tutto sembrerebbe essere nato dal ricovero dei bambini in una struttura sanitaria perché intossicati dopo aver mangiato dei funghi che in tema di bosco, nel caso concreto, non sono quelli di una strega cattiva o di un bosco incantato con tanto dimalefici di scorta.

I gendarmi hanno provveduto intanto che andrà avanti il ricorso della famiglia avverso a tanta decisione.  Insomma nell’immaginario popolare ci si agita tra una suggestiva casa nel bosco o una casetta in Canada e la invece più inquietante casa di Hansel e Gretel ricca di dolci attrazioni ma di estremo pericolo per chi vi cadesse in trappola.

Ciò che agita le tifoserie non sono gli specifici punti di contestazione, che non suscitano nessun particolare interesse, ma la scelta di un modello educativo in ordine al quale, secondo alcuni, lo Stato non dovrebbe mai intromettersi, mai interferire nella misura corretta da stabilirsinell’allevare la propria prole. Per paradosso, dovrei essere libero anche di insegnare ai miei figli l’amore per il male senza che qualcuno si intrometta nelle mie faccende. Nel nostro caso stessa tensione potrebbe aversi nei confronti dichi scelga l’eremitaggio o verso le popolazioni indigene della foresta o nei riguardi dei minori che vivono nei così detti campi nomadi, spesso in condizioni igieniche e di sicurezza assai precarie.Non mancano esempi di famiglie che scelgono come stile di vita la decrescita felice e vivere con pienezza la sobrietà e l’essenziale a cominciare dall’uso di bagni a secco e rifiuto di ogni dipendenza tecnologica. Nella chiave di lettura avversa si rasenta la barbarie.

Ci si sta mettendo di mezzo insanamente anche la politica a portar maggior danno ad un fatto che interroga le coscienze ed il pensiero. Quando fiuta aria di piazza ci si butta dentro come una occasione da non perdere. Dove c’è rischio di rissa sembra non volersi perdere l’occasione di dire la sua.

Pubblico e privato, un antico conflitto

Qui, ciò che provoca il dibattito è lo scontro tra pubblico e privato, l’arduo linea da tracciare tra ciò che mi appartiene e quanto non ti pertiene. Così messe le cose si ha l’impressione che questo confine non troverà una sua definitiva soluzione una volta risolta la vicenda in corso. Nathan, il capo di quella famiglia, lo sa e ipotizza di far tornare la famiglia nella sua terra d’origine in Australia dove forse c’è più spazio per la libertà, almeno date le dimensioni di quel territorio.

Nathan biblicamente è anche il profeta che rimprovera al Re Davide di aver commesso peccato di adulterio con Betsabea. Per i ragazzi del bosco c’è il pericolo di aver tradito la società degli uomini favorendo quella della natura. E’ questo il timore di alcuni e l’aspirazione di altri. Tutto il resto è il codice del diritto e le sue noiose norme da rispettare.

Sinistra o centro, una questione di visione

Un dibattito ridotto a geometria

Mi lascia quasi incredulo il dibattersi del centrosinistra italiano intorno alla questione della “proporzione” di sinistra e di centro a cui tendere. Quasi si trattasse, appunto, di un problema aritmetico o geometrico.

La storia insegna che la politica è il risultato di “visione” e “opportunità”.

Togliatti: il riformismo all’emiliana

Ad esempio, la conferenza di Reggio Emilia di Palmiro Togliatti, Ceto medio e Emilia rossa del settembre 1946, segnò una lunga fase della nostra vicenda nazionale.

Un modo di intendere i rapporti politici e di tessere le relazioni sociali ed economiche: una lunga pagina del “riformismo all’emiliana”.

Ecco: certamente “il Migliore” ambiva a estendere il perimetro elettorale del PCI; ciò, però, era nutrito da un’analisi e, appunto, da una visione.

De Gasperi: il centro che cammina verso sinistra

E Alcide De Gasperi, uno dei padri dell’Italia repubblicana e della costruzione europea, in occasione dello stesso intervento sul Messaggero, alla vigilia delle elezioni del 18 aprile 1948, nel quale delineava l’idea di «un partito di centro che cammina verso sinistra», aggiungeva: «La meta è quella di un laburismo italiano».

Certo, vi era lo scopo di sottrarre consensi alle sinistre, ma, di nuovo, veniva prospettato un orizzonte: un laburismo italiano.

La Malfa e la lunga ombra della Nota Aggiuntiva

Così è stato per la profetica Nota Aggiuntiva elaborata da Ugo La Malfa e presentata in Parlamento il 22 maggio 1962.

Un discorso che poteva apparire “congiunturale” poneva con forza almeno due istanze di lungo periodo: la programmazione economica e la cosiddetta “politica dei redditi”.

Rimini 1982: meriti e bisogni

E che dire della Conferenza programmatica di Rimini del PSI, nel 1982, quella “dei meriti e dei bisogni”?

Sicuramente si situava lungo una linea mirante a intercettare il consenso soprattutto dei “ceti medi produttivi”, a discapito di PCI e DC, ma, al tempo stesso, creava un nuovo paradigma politico e culturale.

Una sinistra senza visione, un centro senza progetto

Oggi coloro che invocano una “sinistra-sinistra” si limitano per lo più a scattare un’istantanea, per dir così, del quadro sociale, con pochi ricchi, sempre di meno, che diventano ancor più ricchi e tanti poveri che, in numero crescente, impoveriscono.

La visione, tuttavia, non si limita a fotografare l’esistente: si proietta nel futuro.

E dunque? Che fare?, come si sarebbe detto un tempo.

E chi, al contrario, crede che il rimedio sia “più centro” tende per lo più a porre l’esigenza di sostenere i ceti medi. Ma come, esattamente? E verso quale prospettiva?

"Diversi droni" sull’aeroporto di Eindhoven: sospeso il traffico aereo

Roma, 22 nov. (askanews) – Il traffico aereo all’aeroporto di Eindhoven, situato nel sud dei Paesi Bassi, è stato sospeso questa sera a causa dell’avvistamento di “diversi droni”. Lo ha dichiarato il ministro della Difesa olandese Ruben Brekelmans in un messaggio su X.

“Il traffico aereo civile e militare è quindi sospeso. I mezzi anti-drone della Difesa sono pronti a intervenire”, ha affermato, precisando che “anche la polizia e la Maréchaussée royale néerlandaise (KMar) (l’esercito, ndr) sono sul posto. Le indagini proseguono e adotteremo le misure necessarie”, ha concluso Brekelmans.

Giulio De Rossi nel ricordo di Mario Cingolani

In un’epoca di trasformazioni epocali per l’Italia, a cavallo tra Ottocento e Novecento, la figura di Don Giulio De Rossi emerge con la forza di un intellettuale e pastore d’anime calato nella mischia della storia. Sacerdote, scrittore e giornalista, Don Giulio ha rappresentato una delle voci più lucide e combattive del movimento cattolico, unendo l’impegno pastorale tra gli ultimi nei difficili quartieri di Roma, come San Lorenzo e San Saba, a una brillante attività pubblicistica.

Come ci ricorda Lucio D’Ubaldo nella sua approfondita analisi, Don De Rossi fu un protagonista della stagione del popolarismo sturziano, scelto da Don Luigi Sturzo in persona per guidare l’ufficio stampa del Partito Popolare Italiano. La sua penna era un’arma affilata, capace di fronteggiare gli avversari con stile e acume, difendendo i valori cristiani e la dignità del popolo contro le derive elitarie dello Stato liberale e le minacce del fascismo nascente.

La sua testimonianza, raccolta anche nelle commosse parole di Mario Cingolani, ci restituisce il ritratto di un “prete di strada” che non esitò a sporcarsi le mani nelle “miserie orrende” della periferia romana, ma che seppe anche anticipare i tempi con moderne inchieste sociologiche sulla vita delle parrocchie. Direttore del periodico “Il Prete al campo” durante la Grande Guerra e poi firma di prestigio de “Il Popolo”, Don Giulio De Rossi ha incarnato un giornalismo come missione, uno strumento della Provvidenza “per il bene delle anime”.

La sua prematura scomparsa nel 1925, all’alba della dittatura, non ha spento l’eco della sua battaglia per una fede operosa, per il rispetto della vita umana e delle libertà cristiane. Una lezione di coerenza e coraggio che risuona ancora oggi, profetica, nel dibattito pubblico.

 

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A G20 si discute piano Trump su Ucraina, Meloni in equilibrio tra Ue e Usa

Johannesburg, 22 nov. (askanews) – Rimanere in equilibrio tra Stati Uniti e Unione europea evitando che l’Occidente si divida. La sua ormai consolidata linea sull’Ucraina la presidente del Consiglio Giorgia Meloni l’ha portata negli incontri avuti a Johannesburg: ieri con il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, questa mattina nel meeting dei “volenterosi” convocato a margine del G20 sudafricano.

“L’Italia è pronta a collaborare con i suoi partner europei e americani per raggiungere una pace giusta”, ha detto intervenendo nella prima sessione dei lavori. Certo la bozza presentata dagli Usa lascia molti dubbi: come ha scritto su X il ministro dela Difesa Guido Crosetto, “il piano proposto è a mio avviso molto duro nei confronti dell’Ucraina e contiene punti che penso non potranno mai essere accettati ma lo considero il punto di inizio di una trattativa che tutti auspichiamo e per la quale tutti dobbiamo impegnarci senza tregua”.

E però di fronte alla determinazione di Donald Trump (che pretende una risposta da Volodymyr Zelensky entro giovedì prossimo) non c’è molto da fare se non cercare di correggere i punti che sono “indigeribili” e che i volenterosi hanno messo per iscritto in una dichiarazione. La bozza, si legge nel documento, “include elementi importanti che saranno essenziali per una pace giusta e duratura” ma al momento è “una base che richiederà ulteriore lavoro”. I ‘paletti’ che cercano di porre riguardano, in primo luogo, il “principio che i confini non devono essere modificati con la forza”. I leader si dicono “inoltre preoccupati per le limitazioni proposte alle forze armate ucraine, che renderebbero l’Ucraina vulnerabile a futuri attacchi”. Non piace, poi, il fatto che la proposta americana passi, sostanzialmente, sulla testa degli europei. Quindi – chiariscono – “l’attuazione degli elementi relativi all’Unione Europea e alla Nato richiederebbe il consenso rispettivamente dei membri dell’Ue e della Nato”.

Un primo confronto sulle necessarie modifiche da apportare ci sarà già domani a Ginevra, in un incontro a livello di consiglieri diplomatici e per la sicurezza con i rappresentanti di Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Stati Uniti e Ucraina. Per Roma parteciperà Fabrizio Saggio, consigliere diplomatico di Meloni, che ha già lasciato Johannesburg diretto in Svizzera. Lunedì poi, a margine del vertice Ue-Unione africana a Luanda in Angola, si riuniranno i capi di Stato e di governo europei per definire la linea da tenere.

C’è accordo per il contratto dei metalmeccanici: aumento da 205 euro

Milano, 22 nov. (askanews) – Dopo 17 mesi di trattative e 40 ore di sciopero Fim, Fiom e Uilm e Federmeccanica e Assistal hanno raggiunto l’accordo per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. L’aumento medio a regime è pari a 205,32 euro. L’intesa è arrivata nel tardo pomeriggio dopo quattro giorni di intenso negoziato. L’aumento mensile al livello medio è di 205,32 euro, di cui la prima rata è stata già erogata per 27,70 euro il 1 di giugno 2025, a cui seguiranno le rate per i prossimi anni: 53,17 euro il primo giugno 2026; 59,58 euro il primo giugno 2027; 64,87 euro il primo giugno 2028.

I Flexible benefit aumentano da 200 euro a 250 euro da erogare entro febbraio 2026. Il contratto scaduto a giugno 2024 è stato rinnovato dopo 17 mesi durante i quali si è consumato una rottura del tavolo di trattativa, ripreso il 15 luglio 2025, grazie alla mobilitazione di tutti i metalmeccanici con 40 ore di sciopero e manifestazioni in tutt’Italia. Questo ha consentito di ottenere la definizione degli aumenti contrattuali pari al 9,64%, superiore al tasso di inflazione Ipca previsto del 7,20%.

Oltre agli aumenti salariali, il nuovo contratto porta rilevanti miglioramenti sulle parti normative nel dettaglio. Tra le altre, previste nuove tutele per le persone con patologie oncologiche e con disabilità e ridotto di 8 ore l’orario di lavoro per il personale coinvolto sui 21 turni. Introdotta la clausola di stabilizzazione per i contratti a termine pari al 20% e per lo Staff-leasing è stato introdotto il diritto di assunzione dopo 48 mesi. Definite contrattualmente le causali soggettive e oggettive per i contratti a tempo determinato e somministrato. Per le politiche di genere è previsto il rafforzamento ruolo RSU nell’ambito del rapporto biennale.

Rafforzata la formazione degli RLS con ulteriori 8 ore, istituito obbligo dell’analisi incidentale infortuni e delle segnalazioni dei quasi infortuni nonché delle segnalazioni di rischio; mentre in materia di Appalti è stato introdotto l’obbligo in capo alle aziende con più di 400 dipendenti di fornire alle Rsu uno schema informativo contenete informazione su ditte in appalto, normativa su cambio appalto e appalta di lunga durata. Rafforzato il diritto soggettivo alla formazione e strutturato lo strumento “Metapprendo” con contributo strutturale; viene migliorata la normativa in materia di PAR (permessi retribuiti) attraverso la riduzione del preavviso e della percentuale di assenza, introducendo 3 episodi di assenze senza preavviso. Per la malattia figlio fino a 4 anni, numero 3 giorni di permesso retribuito; previsto un periodo da 1 mese a due di astensione per i lavoratori migranti per favorirne il ricongiungimento familiare. Rafforzati infine la centralità del CCNL e i diritti di informazione e partecipazione.

Virtus-Maccabi, Lepore: Piantedosi sconsiderato. Fdi: sconsiderato è lui

Roma, 22 nov. (askanews) – Ieri a Bologna, durante il corteo organizzato in occasione della partita tra Virtus e Maccabi Tel Aviv, ci sono state “scene di guerriglia che si potevano evitare, c’è stata una gestione dell’ordine pubblico sconsiderata da parte del ministero degli Interni che ha sovvertito l’orientamento del comitato per l’ordine pubblico di Bologna, prefetto e questore hanno dovuto fare quello che il ministro Piantedosi ha scelto”. E’ il duro atto d’accusa del sindaco di Bologna Matteo Lepore che apre uno scontro politico con il governo nazionale.

“Chiedo scusa ai cittadini di Bologna da parte delle istituzioni, visto che nessuno lo sta facendo, nemmeno il ministro dell’Interno e allora lo voglio fare io. Penso che di fronte alle scene di guerriglia che si sono verificate ieri le istituzioni debbano assumersi la responsabilità di quello che è successo”, continua Lepore raccontando che gli scontri di ieri sono costati alla città circa “100mila euro di danni sotto il profilo pubblico, più i danni alle auto private”. “Esprimo la solidarietà alle forze dell’ordine che sono state mandate a Bologna in un contesto non facile ed esprimo vicinanza agli agenti feriti”, aggiunge Lepore osservando che “le scene di ieri sono state mosse da un gruppo di alcune migliaia di violenti che hanno scelto Bologna come luogo di scontro e queste violenze vanno condannate assolutamente”.

A rispondere al sindaco è, tra gli altri, il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami che lo accusa, insieme al Pd, di una “gestione sconsiderata della città”. “Sono molto gravi le dichiarazioni del sindaco Lepore che, invece di condannare chi ha sfasciato e sfregiato con le proprie violenze Bologna, punta il dito contro il Ministero dell’Interno e le Forze dell’Ordine parlando di ‘gestione sconsiderata’ – sottolinea Bignami -. Qui di sconsiderata c’è soltanto la sua gestione e quella del Pd che hanno reso Bologna meta privilegiata per violenti. Infatti, perché questi episodi accadono soltanto nella nostra città? Come mai, come Lepore stesso ammette, ‘un gruppo di alcune migliaia di violenti hanno scelto Bologna come loro bersaglio e luogo di scontro’? La risposta risiede in quella propaganda incendiaria di cui il primo cittadino e il Pd sono stati artefici in città”.

Non, solo, “viene da chiedersi cosa succederà se il Pd continua a strumentalizzare e fomentare visto che tra dieci giorni ci sarà di nuovo una squadra israeliana qui a Bologna”. Davide Bergamini, deputato della Lega e coordinatore provinciale del partito a Bologna, osserva che “la prosopopea di Lepore ha dell’assurdo: è troppo facile scaricare le colpe sul governo quando da tempo si avvallano e si difendono gli atteggiamenti dei Propal. I veri facinorosi si sono visti in piazza ieri a Bologna, negli assalti alle Forze dell’Ordine, nei vandalismi alla città, nell’uso sconsiderato della parola Pace o di quello pretestuoso di una partita di Basket per legittimare una guerriglia urbana non degna di una società civile. Facinorosi difesi da Lepore e, sistematicamente, da tutta la sinistra”.

“È triste – osserva infine il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni – che il sindaco Lepore decida di abdicare e di consegnare Bologna ai centri sociali… Questa sottomissione di Lepore agli antagonisti e ai violenti dimostra che la sinistra ormai ha preso una deriva ideologica estremista che rappresenta la negazione dei valori di convivenza civile e rispetto reciproco su cui si fonda la nostra civiltà”.

Il G20 Sudafrica approva la dichiarazione (con l’assenza Usa e il no dell’Argentina)

Johannesburg, 22 nov. (askanews) – Riuscire ad approvare una dichiarazione finale del G20 era l’obiettivo minimo e allo stesso tempo massimo possibile e la presidenza del Sudafrica è riuscita a centrarlo.

Il summit che si è aperto oggi a Johannesburg era a forte rischio fallimento per l’assenza polemica degli Usa: Donald Trump accusa Pretoria di “perseguitare” i cittadini bianchi e per questo ha deciso di non inviare nessuna delegazione. Ciò nonostante la dichiarazione finale è stata approvata con una “maggioranza schiacciante”, ha annunciato con soddisfazione il presidente Cyril Ramaphosa. Non si sa con precisione quanti abbiano detto no. Sicuramente non l’ha sottoscritta l’Argentina del sovranista Javier Milei, assente a Johannesburg. La decisione argentina, ha spiegato in una nota il Ministero degli Esteri di Buenos Aires, è stata determinata da “una violazione delle regole del consenso che regolano le operazioni del G20, nonché da sostanziali divergenze nelle considerazioni geopolitiche contenute nel testo”.

Nella dichiarazione i leader sottolineano, tra le altre cose, l’impegno per “una pace giusta, globale e duratura in Sudan, nella Repubblica Democratica del Congo, nei Territori Palestinesi Occupati, in Ucraina” e auspicano una riforma del Consiglio di sicurezza dell’Onu per arrivare a una “composizione allargata” che “migliori la rappresentanza delle regioni e dei gruppi sottorappresentati e non rappresentati, come Africa, Asia-Pacifico e America Latina e Caraibi”. Una riforma “significativa” e “completa” è auspicata anche per l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Tra gli impegni assunti quello sul clima, con “la necessità di maggiori investimenti globali per raggiungere i nostri obiettivi climatici dell’Accordo di Parigi”. Sui migranti i leader riaffermano l'”impegno a sostenere i migranti” ma allo stesso tempo riconoscono “l’importanza di prevenire i flussi migratori irregolari e il traffico di migranti, come parte di un approccio globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare”.

Il G20 sudafricano – che ha segnato la fine del “giro” dei 20 – è stato il primo a tenersi nel continente e anche il primo che non vedrà il passaggio di consegne con il paese successore alla Presidenza. Il prossimo anno, infatti, il vertice sarà organizzato proprio dagli Stati Uniti. Trump ha già designato la Florida come sede del summit.

Piano di pace, domani a Ginevra incontro Usa, Ue e Ucraina

Roma, 22 nov. (askanews) – I consulenti per la sicurezza nazionale dei Paesi E3 (un’alleanza informale composta da Francia, Regno Unito e Germania) si incontreranno domenica a Ginevra con funzionari dell’Unione Europea, degli Stati Uniti e dell’Ucraina per discutere il piano di pace proposto da Washington per l’Ucraina. Lo hanno affermato alcuni funzionari a margine del vertice del G20 a Johannesburg.

Parteciperà anche l’Italia alla riunione sull’Ucraina a livello di Consiglieri per la sicurezza nazionale in programma domani a Ginevra. Per il governo italiano – secondo quanto si apprende da fonti diplomatiche – parteciperà il consigliere diplomatico della presidente del Consiglio, Fabrizio Saggio. Quest’ultimo ha lasciato i lavori del G20 a Johannesburg per partecipare alla riunione, che si terrà al livello di National Security Advisor (NSA).

Inizia la Milano Drawing Week 2025, mostra diffusa in citt

Milano, 22 nov. (askanews) – La Collezione Ramo presenta la quinta edizione della Milano Drawing Week: percorso in dieci tappe dedicato al disegno, tra artisti contemporanei e maestri del secolo scorso. Per nove giorni fino al 30 novembre 2025 le opere su carta sono protagoniste in una serie di mostre nei musei e nelle gallerie, in collaborazione e con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano. Irina Zucca Alessandrelli, curatrice della Collezione Ramo e della Milano Drawing Week, ha raccontato, insieme ad alcuni protagonisti, il senso dell’iniziativa e alcune delle attivit: “Oggi inaugura la Milano Drawing Week, una mostra diffusa di disegno moderno e contemporaneo. Ci sono dieci mostre in giro per la citt. Qui siamo alla Casa degli Artisti e c’ questa mostra TOOMANYRECORDSS. Disegni a 33 giri”.

Davide Bertocchi del collettivo artistico More Projects di Parigi entrato pi in dettaglio sul progetto TOOMANYRECORDSS. Disegni a 33 giri curato con Sergio Verastegui e esposto in parte a Casa degli Artisti per la Milano Drawing Week: “Noi scegliamo un disco per un artista pensando un po’ alle caratteristiche del lavoro anche dell’artista. Diamo questo vinile a 33 giri all’artista e lui pu fare un’opera. Alla fine questo il risultato di questa collaborazione con gli artisti. un lavoro un po’ a sei mani, nel senso che ogni opera nasce nel momento che noi scegliamo il disco e poi quando l’artista fa l’opera realizza il progetto, ma la partenza proprio il nostro disco, come una specie di sfida, come un gioco. Sono 55 dischi, meno rispetto alla collezione totale di To Many Records che a oggi coinvolge pi o meno 140 artisti, quindi 140 opere. Questa una selezione che abbiamo fatto in omaggio alla Milan Drawing Week con i lavori pi orientati sul disegno, sul lavoro con paper, sul collage.

Irina Zucca Alessandrelli ha proseguito, descrivendo il lavoro con le gallerie: “In giro per Milano ci sono otto gallerie. Quest’anno per la prima volta c’ una galleria straniera che viene da Varsavia, la Szydlowski Gallery, e poi ci sono altre gallerie dove si possono vedere delle mostre monografica di artisti contemporanei che hanno scelto un’opera in prestito dalla collezione Ramo di disegno italiano del XX secolo da mettere nella propria mostra di opere su carta”.

Le altre gallerie in cui l’artista si confronta con un opera su carta della Collezione Ramo sono Artnoble Gallery, Bonvini 1909, Monica De Cardenas, UNA Galleria, Vistamare, APALAZZOGALLERY da Brescia, Triangolo da Cremona.

Abbiamo visto in particolare il confronto fra il lavoro di Katarzyna Wiesiolek e di Irina Blank nella Szydlowski Gallery, quello fra Slawomir Elsner e Piero Dorazio presso Monica De Cardenas e quello fra Marta Pierobon e Alberto Savinio a APALAZZOGALLERY.

Marta Pierobon ha spiegato la sua scelta: “Mi piaceva questa idea della trasformazione che c’ spesso in Savinio. Quando ho scelto quest’opera ho pensato di metterla in relazione questa mia serie che sono dei mari di mani, per cui le onde da onda diventa mano e diventa un racconto diverso e si trasforma”.

Irina Zucca Alessandrelli ha concluso sul senso generale della manifestazione: “La Milano Drawing Week un evento democratico e trasversale aperto a tutti. Il disegno un linguaggio universale, quindi . Oggi secondo me un modo di restare umani e il disegno ci aiuta di sconnetterci dalla rete a guardare con un occhio critico perch chi disegna un oggetto scopre tanti punti di vista che se non l’avesse disegnato non avrebbe visto e allo stesso tempo un modo per riconnettersi con se stessi perch lasciare andare la propria mano secondo quello che pensa la mente un modo per concentrarsi sulla propria interiorit”.

La Milano Drawing Week anche presso la Cittadella degli Archivi con la mostra dell’archivio personale di disegni di Vedovamazzei per la prima volta aperto al pubblico e si compone di numerose iniziative compresi talk e workshop. Il programma completo consultabile sul sito. Torna anche il Premio Milano Drawing Week sostenuto interamente da Gruppo Censeo e dedicato a uno degli artisti contemporanei partecipanti all’edizione: un riconoscimento in denaro conferito come incentivo per la continuit nella produzione su carta.

La Ue rincorre Trump sull’Ucraina e prova a mettere qualche paletto

Johannesburg, 22 nov. (askanews) – L’Unione europea costretta a rincorrere, ancora una volta, Donald Trump sull’Ucraina e non può che accodarsi sulla proposta Usa, tentando però di mettere dei “paletti”. E’ questa, in sostanza, la linea emersa a margine del G20 di Johannesburg, dove il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen hanno convocato una riunione dei cosiddetti “volenterosi”.

Al tavolo erano presenti tredici invitati: oltre a Costa e von der Leyen c’erano il primo ministro canadese Mark Carney, il presidente finlandese Alexander Stubb, il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro irlandese Micheal Martin, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la premier giapponese Sanae Takaichi, il primo ministro olandese Dick Schoof, il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, quello britannico Keir Starmer, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre.

Nella dichiarazione che è stata approvata dai leader presenti, si dice che vengono accolti “con favore i continui sforzi degli Stati Uniti per portare la pace in Ucraina” e si dà atto del fatto che “la bozza iniziale del piano in 28 punti include elementi importanti che saranno essenziali per una pace giusta e duratura”. Essa, però, è “una base che richiederà ulteriore lavoro”.

Detto questo, i “volenterosi” cercano però di fissare qualche ‘paletto’ per limitare i danni. Dunque, scrivono, “siamo pronti a impegnarci per garantire che una pace futura sia sostenibile” ma “siamo chiari sul principio che i confini non devono essere modificati con la forza”. I leader si dicono “inoltre preoccupati per le limitazioni proposte alle forze armate ucraine, che renderebbero l’Ucraina vulnerabile a futuri attacchi”.

Non piace, poi, il fatto che la proposta americana passi, sostanzialmente, sulla testa degli europei. Quindi – chiariscono – “l’attuazione degli elementi relativi all’Unione Europea e alla Nato richiederebbe il consenso rispettivamente dei membri dell’Ue e della Nato”.

Detto questo, nella dichiarazione viene ribadita “la forza del nostro continuo sostegno all’Ucraina” con l’impegno di continuare a “collaborare strettamente con l’Ucraina e gli Stati Uniti”. Già per lunedì, a Luanda, in Angola, è previsto un vertice dei membri dell’Ue, a margine del summit con l’Unione africana.

Africa Cuamm, Mattarella: tutti costruiscano pace, amicizia e collaborazione

Roma, 22 nov. (askanews) – “Tutti sono chiamati a costruire pace, amicizia, collaborazione”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo alla Fiera di Padova al meeting annuale di Medici con l’Africa Cuamm che festeggia i suoi 75 anni. Un lunghissimo applauso ha accolto in capo dello Stato prima che dal palco pronunciasse il suo intervento.

“Il futuro di Europa e Africa è sempre di più fortemente connesso. Il Piano Mattei è un avanzamento del percorso verso un maggiore coinvolgimento e collaborazione”, ha anche affermato Mattarella a Padova. Ha aggiunto che “è importante in questi giorni la presenza italiana al G20 di Johannesburg e alla Conferenza in Angola UE-Africa”.

I 75 anni del CUAMM (Collegio Universitario Aspiranti e Medici Missionari) “sono una ricorrenza felice per Padova, per tutti i bambini, i giovani, gli adulti che hanno ricevuto cure, che si sono formati nelle vostre scuole”. E’ “una ricorrenza felice perché per l’Italia siete stati ambasciatori praticando una stabilità centrale dei suoi valori costitutivi”, ha concluso il presidente Mattarella.

E’ di 318 il bilancio dei morti a Gaza dal cessate il fuoco

Roma, 22 nov. (askanews) – Il bilancio delle vittime a Gaza dall’inizio del cessate il fuoco del 10 ottobre scorso è salito a 318 morti, dopo che altri sette corpi sono stati trasportati negli ospedali dell’enclave palesinese nelle ultime 48 ore. Lo comunica il Ministero della Salute palestinese aggiungendo che negli ultimi due giorni sono rimaste ferite anche 30 persone, portando il numero totale dei feriti dal cessate il fuoco a 788. Numerose vittime rimangono intrappolate sotto le macerie e nelle strade dove le ambulanze e le squadre della Protezione Civile non possono raggiungerle, ha spiegato il Ministero.

Al TFF il giorno di Spike Lee, il siparietto con Ivan Drago

Torino, 22 nov. (askanews) – Al Torino Film Festival il giorno di Spike Lee, uno dei pi importanti registi americani degli ultimi decenni, e oltre a presentare il suo ultimo film “Highest to Lowest”, in anteprima nazionale e fuori concorso, che segna la sua quinta collaborazione con Denzel Washington, ha ricevuto il premio Stella della Mole durante la cerimonia d’apertura di questa 43esima edizione.

Divertente il siparietto al photocall con “Ivan Drago”, l’attore Dolph Lundgren, celebre per la scena di Rocky IV in cui diceva “Ti spiezzo in due” a Stallone, ospite del Festival e anche lui premiato con la Stella della Mole. Spike Lee si messo in posa da combattimento, simulando l’incontro sul ring e Lundgren stato al gioco.

Il regista americano, poi ha anche voluto porre fine a una questione che ha animato il dibattito italiano: “Non ho nulla contro Jannik Sinner, ho solo grande amore e rispetto nei suoi confronti. Fateglielo sapere”, ha detto aprendo la conferenza stampa, un riferimento alla finale del Roland Garros vinta da Carlos Alcaraz a cui aveva assistito, incitando lo spagnolo, per poi essere ignorato da Sinner a fine partita. Un siparietto che aveva spopolato sui social. “Sono due grandi campioni, qualcuno bisogna tifare, ma non ho nulla contro Sinner, anzi, davvero incredibile, lo ammiro, e se mi capiter di incontrarlo magari gli chieder un autografo o mi far dare una racchetta”.

TFF, Sergio Castellitto: premio alla carriera una responsabilit

Torino, 22 nov. (askanews) – Sergio Castellitto ha presentato “Zorro – Un eremita sul marciapiede” in anteprima mondiale nella sezione Zibaldone del Torino Film Festival. Un film che ripercorre il tour del suo spettacolo riportato in teatro dopo molti anni, un monologo, scritto da sua moglie Margaret Mazzantini, su un uomo normale che perde tutto e si ritrova per strada, con riflessioni sul significato della vita e sulla solitudine.

” uno spettacolo che ho fatto tanti anni fa, un monologo bellissimo, la storia di un uomo normale che finisce sulla strada per una serie di motivi psicologici e sociali, dopo tanti anni, dopo il Covid volevo tornare a fare teatro e l’ho rimesso in scena e nel corso delle repliche c’ venuta voglia di raccontare la tourne, perch in fondo la vita di un attore non cos lontana da quella di un viandante”.

Castellitto ha anche ricevuto il premio Stella della Mole durante la serata d’apertura della 43esima edizione al Teatro Regio, un riconoscimento del quale, scherzando, ha detto di sentire una responsabilit. “Dei premi alla carriera bisogna sempre sospettare, possono apparire dei prepensionamenti, invece vanno ricevuti come forma di responsabilit per il futuro, io ho sempre pensato che te li devi meritare dimostrandolo uno o due anni dopo averli ottenuti” ha commentato.

L’Associazione magistrati: sulla famiglia nel bosco evitare strumentalizzazioni

Milano, 22 nov. (askanews) – “L’Associazione Nazionale Magistrati invita al rispetto del ruolo della giurisdizione in una vicenda che coinvolge valori tra i più delicati: il diritto della famiglia a determinare le proprie scelte di vita e, al tempo stesso, il dovere di tutela dei minori previsto dalla nostra Costituzione. Il provvedimento di sospensione della potestà genitoriale del Tribunale per i Minorenni di L’Aquila si fonda su valutazioni tecniche e su elementi oggettivi: sicurezza, condizioni sanitarie, accesso alla socialità, obbligo scolastico. Ed è stato assunto nel rispetto delle norme vigenti e con finalità esclusivamente protettive”. Lo afferma la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati in una nota.

“Le strumentalizzazioni di certa politica su ciò che sta succedendo appaiono a nostro avviso in netto contrasto col rispetto dei diritti dei minori, dei più deboli, e della dignità di tutte le persone coinvolte. Occorre invece avere fiducia nelle decisioni assunte dai tribunali ed evitare semplificazioni e contrapposizioni, nel rispetto dei diritti dei minori e della dignità di tutte le persone coinvolte”, conclude la nota.

Annalisa ricorda Ornella Vanoni: “Non ho parole, era immensa”

Roma, 22 nov. (askanews) – Annalisa appena scesa dal palco del Palazzo dello sport di Roma dove era impegnata nella prima data del suo tour “Ma noi siamo fuoco – Capitolo I” ha commentato a caldo incontrando i giornalisti, la morte di Ornella Vanoni. Visibilmente provata dalla notizia ha dichiarato: “Me l’hanno detto adesso, mentre passavo dal camerino e venivo qua, non so proprio cosa dire. Una notizia orribile, mi dispiace da impazzire, non so, sono un po’ impreparata onestamente a commentare questa cosa, ovviamente stata un’orrenda sorpresa e non so cosa dire, se non che mi dispiace immensamente. Ornella era immensa con tutte le sue manifestazioni artistiche e umane, quindi le mando un abbraccio, spero che le arrivi”.

Regionali, tripla sfida e un obiettivo: Meloni vuole il primato Fdi

Roma, 21 nov. (askanews) – Per principio, nessuna tornata elettorale va data per scontata. Ma alcune lo sono più di altre. E così, per questa triplice sfida regionale di domenica e lunedì, praticamente tutti i pronostici per il centrodestra prevedono una affermazione (facile) in Veneto, una sconfitta (senza speranze) in Puglia e un’altra (più combattuta) in Campania. Un 2 a 1 per il centrosinistra che, messo assieme alle altre sfide che si sono tenute negli ultimi mesi in Marche, Toscana e Calabria, consegnerebbero un pareggio di fatto tra le due coalizioni.

Ma per l’alleanza di governo c’è una sfida nella sfida, una competizione tra liste che in questo caso ha un valore particolare. L’obiettivo intrinseco di Giorgia Meloni, infatti, è mantenere ovunque il primato del suo partito a cominciare dal Veneto. Le ultime elezioni, sia le Politiche che quelle Europee, hanno già decretato – e largamente – la primazia di Fratelli d’Italia sulla Lega. Nonostante ciò, in cambio di una generica promessa sulla Lombardia, la premier ha accettato che il candidato a succedere a Luca Zaia fosse Alberto Stefani, fortemente voluto da Matteo Salvini oltre che uno dei suoi vice segretari. Una decisione che ha lasciato un malcelato amaro in bocca ai meloniani veneti. Non è un caso se, al comizio di chiusura della campagna elettorale a Padova, la presidente del Consiglio abbia ringraziato i ‘fratelli’ locali per la loro “generosità” e augurato a Stefani di governare in compagnia di una “nutrita pattuglia” di Fdi.

Ma Matteo Salvini ha altrettanto bisogno che la Lega si riprenda la medaglia d’oro, visto anche che esprime il candidato governatore. Molte speranze sono affidate al ‘doge’ uscente Luca Zaia che ha deciso di candidarsi capolista ovunque. Secondo calcoli a spanne fatti da esponenti del partito locale, l’obiettivo sarebbe centrabile se arrivasse a conquistare almeno 150mila preferenze. Nei fatti, sarebbe una vittoria personale. Nel mondo del Carroccio la Liga veneta fa storia a sé, ma nelle dinamiche interne si è inserita anche la rivalità con il generale Vannacci che ha praticamente organizzato un tour alternativo a sostegno dei candidati a lui vicini senza apparire negli eventi ufficiali di partito.

Più complicata la situazione in Puglia dove ci si attende un plebiscito per il candidato del centrosinistra Antonio Decaro e dove il centrodestra, che ha puntato sul ‘civico’ Luigi Lobuono, si contende le briciole. Qui, peraltro, Fratelli d’Italia è anche in preda una rivalità interna tra l’area cosiddetta fittiana e quella invece rappresentata dal sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato. Emblematico, in tal senso, è stato il caso dell’esclusione dalle liste all’ultimo minuto di Raffaella Casamassima, considerata vicina al commissario europeo.

Discorso a parte per la Campania, elezione dove il mood del centrodestra è del tipo ‘non succede ma se succede’. Dopo mesi di confronto, Giorgia Meloni ha accettato di schierare contro Roberto Fico il ‘suo’ Edmondo Cirielli, storico esponente della destra (molto vicino a Ignazio la Russa) oltre che viceministro degli Esteri. Due fattori che inizialmente l’avevano fatta vacillare sull’ipotesi, proprio per evitare che una eventuale sconfitta venisse addebitata a lei personalmente e al governo in generale. In questo caso, per Fdi, la competizione interna è soprattutto con Forza Italia che, peraltro, è arrivata all’appuntamento con una pesante campagna di reclutamento tra ex deluchiani.

A Napoli un 19enne è morto colpito da un proiettile mentre era in auto

Napoli, 22 nov. (askanews) – Un ragazzo di 19 anni è morto a Napoli dopo essere stato raggiunto da un colpo d’arma da fuoco alla fronte. I fatti la scorsa notte. Secondo quanto raccontato dagli amici del giovane alla polizia, che sta indagando, il ferimento sarebbe avvenuto intorno all’una e mezza mentre erano in auto, in via Generale Francesco Pinto, zona dell’Arenaccia.

Agli agenti della Squadra Mobile i ragazzi hanno riferito di avere udito un boato mentre erano a bordo della vettura e di avere poi visto il loro amico accasciarsi, con una vistosa ferita alla fronte.

Il 19enne è stato accompagnato in ospedale presso l’ospedale Cto dove è stato ricoverato in prognosi riservata e dove è poi deceduto. Il proietille, secondo quanto accertato dai sanitari, è entrato e uscito dalla fronte del ragazzo. Dalle indagini è emerso che la vittima avesse dei precedenti per spaccio di droga.

Meloni: deciso di tagliare il debito dei Paesi dell’Africa a basso reddito

Johannesburg, 22 nov. (askanews) – “Non possiamo ovviamente ignorare il peso del debito che grava su molte nazioni di questo continente. Per questo anche l’Italia ha deciso di ridurre del 50% il debito dei Paesi a basso e medio reddito nei prossimi 10 anni e soprattutto di convertire l’intero debito dei Paesi meno sviluppati in un piano di investimenti per quei Paesi”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo al G20.

“Una scelta – ha detto ancora – che considero una scelta di giustizia e responsabilità che ci auguriamo altri seguano. Crediamo che questa sia la strada giusta per costruire sviluppo e possiamo farlo insieme con umiltà e soprattutto con rispetto per gli altri”.

Torino Film Festival, Castellitto porta il suo "Zorro" al cinema

Roma, 22 nov. (askanews) – Sergio Castellitto ha presentato “Zorro – Un eremita sul marciapiede” in anteprima mondiale nella sezione Zibaldone del Torino Film Festival. Un film che ripercorre il tour del suo spettacolo riportato in teatro dopo molti anni, un monologo, scritto da sua moglie Margaret Mazzantini, su un uomo normale che perde tutto e si ritrova per strada, con riflessioni sul significato dell’esistenza e sulla solitudine.

“Uno spettacolo nato tanti anni fa – ha raccontato Castellitto – avevo voglia di tornare a teatro e chiesi a Margaret di scrivere un testo. Lo spunto le venne da un barbone che era sempre accanto a un supermercato a Roma, in Prati, che a volte era gentile e a volte ci insultava. Fu un successo, ebbe un’accoglienza inaspettata e durante il Covid, mentre eravamo isolati in campagna, mi capitò in mano quel testo e rileggendolo mi resi conto che era ancora molto attuale e sembrava scritto per l’oggi”.

“É stato come un richiamo riportarlo a teatro, poi è venuta la voglia di girare un film mentre ero in tour per l’Italia”, ha spiegato ancora. “La solitudine di quel personaggio oggi è ancora più pericolosa, mi sono reso conto che non c’è differenza tra un artista, un clochard e un attore; l’attore è come un viandante che si aggira nelle città italiane e poi riparte, quindi quello che metto in scena è il racconto di una doppia solitudine. La solitudine è qualcosa che appartiene a tutti, tutti abbiamo avuto almeno una volta il bisogno di appoggiarci a un muro e lasciarci andare. Per me Zorro è un eroe”.

Sergio Castellitto ha anche ricevuto il premio Stella della Mole durante la serata d’apertura della 43esima edizione del TFF. “Dei premi alla carriera bisogna sempre sospettare, possono apparire dei prepensionamenti, invece vanno ricevuti come forma di responsabilità per il futuro, io ho sempre pensato che te li devi meritare dimostrandolo uno o due anni dopo averli ottenuti” ha commentato.

Sala: la sua Milano non dimenticherà Ornella Vanoni

Milano, 22 nov. (askanews) – “Una donna libera. Questa è stata Ornella Vanoni. Una delle più belle voci della musica italiana, una voce elegante e profonda. Ci lascia canzoni eterne. La sua Milano, che l’ha sempre amata, non la dimenticherà”. Così il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ricorda su X la cantante Ornella Vanoni, deceduta a 91 anni.

Intanto si è saputo che sarà allestista al Piccolo Teatro di Milano la camera ardente. L’annuncio è arrivato dall’assessore alla Cultura di Palazzo Marino, Tommaso Sacchi. La camera ardente sarà aperta domenica 23 novembre, a partire dalle 10 del mattino.

E’ stato arrestato in Brasile l’ex presidente Jair Bolsonaro

Roma, 22 nov. (askanews) – L’ex presidente del Brasile Jair Bolsonaro è stato arrestato dalla Polizia Federale. Lo scrive il quotidiano O Globo. La decisione è stata presa da Alexandre Moraes, giudice della Corte Suprema del Brasile. La richiesta di arresto è stata presentata per inosservanza di una misura cautelare, poiché Bolsonaro – ricorda O Globo – era agli arresti domiciliari da agosto.

Secondo O Globo, che cita l’ordinanza di arresto preventivo emessa dal giudice De Moraes, Bolsonaro avrebbe manomesso il braccialetto elettronico che indossava agli arresti domiciliari nella sua villa per cercare di evadere approfittando di una manifestazione di solidarietà, convocata ad hoc da suo figlio, di fronte all’abitazione. Ma una notifica elettronica del dispositivo, arrivata alla magistratura, avrebbe sventato il piano dell’ex presidente: la notifica “conferma l’intenzione del condannato di rompere il braccialetto elettronico per garantire il successo della sua evasione, facilitata dalla confusione causata da una veglia indetta da suo figlio”, è scritto nell’ordinanza.

Ucraina, Costa e von der Leyen hanno visto Meloni e Macron

Johannesburg, 22 nov. (askanews) – Nell’ambito dei contatti diplomatici sul piano di pace per l’Ucraina, a margine del G20 ieri pomeriggio i presidenti del Consiglio europeo Antonio Costa e della Commissione Ursula von der Leyen, hanno avuto una telefonata con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Più tardi entrambi hanno incontrato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e questa mattina hanno visto il presidente francese Emmanuel Macron.

Costa ha invitato i leader che condividono gli stessi ideali presenti al G20 (Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Norvegia, Canada, Giappone, Australia, FInlandia, Irlanda, Olanda, Spagna) a un incontro per discutere la strada da seguire per l’Ucraina.

Il presidente del Consiglio europeo inviterà inoltre tutti i 27 leader dell’UE a un incontro sull’Ucraina a margine del vertice Ue-Unione africana a Luanda.

Conti pubblici, Meloni: upgrade Moody’s premia lavoro governo

Johannesburg, 22 nov. (askanews) – “Accogliamo con grande soddisfazione l’upgrade di Moody’s sull’Italia, un risultato importante che non avveniva da 23 anni. Questo riconoscimento premia il lavoro serio e responsabile del nostro governo, frutto di scelte coerenti sui conti e di riforme strutturali, ma anche il lavoro e l’impegno delle nostre imprese e dei nostri lavoratori. Desidero ringraziare in particolare il ministro Giorgetti per lo sforzo costante e scrupoloso nella gestione dei conti. La promozione di Moody’s è una conferma della fiducia dei mercati non solo nel governo, ma nell’Italia tutta”. Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Cos’è successo all’America? Fubini: “Sostanzialmente è successo che tutti stanno peggio”

Un dossier per il centenario di Robert Kennedy

Nel centenario della nascita di Robert F. Kennedy, «Studi cattolici» propone un dossier dedicato alla sua figura e alla sua eredità politica. L’intervista a Federico Fubini (leggi qui), curata da Alberto Mattioli, si inserisce in questo quadro con l’obiettivo di leggere l’America contemporanea alla luce del mito kennediano, senza indulgere a nostalgia ma analizzando le trasformazioni profonde del Paese. 

Il malessere sociale negli Stati Uniti

Il colloquio apre affrontando il tema del disagio economico: non un fenomeno limitato ai ceti più fragili, ma una perdita di potere d’acquisto che dagli anni Sessanta investe anche i redditi medio-alti. Casa, sanità, educazione diventano terreni di crescente difficoltà. Fubini interpreta questo disagio come un sintomo di squilibri sistemici: il peso delle lobby, la finanziarizzazione estrema, la distorsione dei meccanismi democratici che regolano la competizione economica.

Dazi, narrazioni politiche e rapporti con l’Europa

Un passaggio centrale riguarda la politica commerciale americana. I dazi, sostiene Fubini, non favoriscono la maggioranza dei cittadini: aumentano prezzi e inflazione e scaricano tensioni interne sul resto del mondo. Anche il racconto di una presunta Europa “sleale” non trova riscontro nei dati: più che tra continenti, la frattura corre tra Stati e multinazionali capaci di eludere imposte sfruttando le asimmetrie fiscali.

Il nodo Cina e il nuovo dualismo economico

L’intervista affronta poi la sfida cinese e il ruolo del mercantilismo di Pechino, speculare al protezionismo americano. A ciò si aggiunge la crescente dualità dell’economia Usa, dove la rivoluzione dell’AI avvantaggia poche grandi imprese lasciando indietro il resto del sistema produttivo.

Populismo, istituzioni e lascito kennediano

La domanda di fondo è se il trumpismo sia un episodio o una svolta storica. Fubini propende per la seconda ipotesi: più che un ciclo politico, una reazione strutturale ai limiti della rappresentanza. Il mito dei Kennedy, suggerisce, continua a offrire un criterio etico e civile con cui confrontare il presente, pur in un contesto radicalmente mutato.

 

Leggi qui l’intervista  a Federico Fubini, editorialista del Corriere della Sera

Trump davanti a Mamdani: l’arte dello shape-shifting

Un paradosso che dice molto

Come è andato l’incontro alla Casa Bianca tra il Presidente e il “sindaco comunista”? La politica americana, quando vuole, sa cancellare in un attimo le categorie. Così Donald Trump, leader che ha costruito il proprio consenso contro le élite urbane, scopre improvvisamente affinità elettive con Zohran Mamdani. Un paradosso? Sì, ma anche il segno che qualcosa, nella geometria del potere americano, sta cambiando. Trump lo dice apertamente: l’incontro l’ha “sorpreso”, ma gli “obiettivi sono condivisi”. È il come raggiungerli che li divide.

Dietro questa formula apparentemente anodina si intravede una torsione che potrebbe avere una torsione strategica. Trump, in difficoltà nei sondaggi nazionali e preoccupato dall’erosione del voto moderato, fiuta la necessità di aprire un fronte diverso: quello delle città. Non per conquistarne l’elettorato, ma per non restarne più ostaggio.

Trump cerca figure forti, non alleanze ideologiche

Il punto centrale dell’operazione è questo: Mamdani non rappresenta, per Trump, la sinistra radicale, ma il modello del leader “non allineato”, dotato di popolarità diretta, radicato nei quartieri popolari e capace di parlare fuori dai codici tradizionali della politica. È la stessa logica che ha reso Trump un outsider vincente nel 2016. Non deve stupire allora la battuta rivolta all’interlocutore: “Va bene darmi del fascista”. Un gesto di teatralizzazione del conflitto, utile ad alleggerire la polemica ideologica per concentrarsi sul rapporto personale.

Trump vede in Mamdani un “sé stesso rovesciato”, un interprete di un’altra America con cui però condivide l’istinto per il potere immediato, simbolico, mediatico. E questo lo affascina. È un linguaggio comune, pur nella distanza radicale dei contenuti.

Una nuova geografia del potere urbano

Ma c’è di più. Nel momento in cui i sondaggi mostrano un calo di fiducia verso l’Esecutivo – soprattutto tra gli indipendenti – Trump ha bisogno di dimostrare che sa ancora controllare i nodi centrali del Paese. New York, per lui, non è solo la città da cui proviene: è il luogo simbolico da cui è stato culturalmente espulso. Il dialogo con Mamdani gli serve come strategia di recupero. Non si tratta di alleanza, ma di influenza: un modo per affermare che la sua leadership non è confinata al mondo della cosiddetta America profonda.

La domanda allora è se questo gesto inauguri un riposizionamento reale o resterà as usual un episodio mediatico. L’imprevedebilità di Trump suggerisce cautela. Eppure, nella fluidità del quadro politico americano, l’incontro con Mamdani sembra rivelare una verità meno appariscente: il Presidente cerca nuovi varchi per restare competitivo, anche a costo di dialogare con figure lontanissime dal suo universo politico. Non per cambiare idea, ma per cambiare approcci

Appartenenza e identità personale: la radice di una società che vuole essere umana

Identità personale: una costruzione dinamica

L’identità non è qualcosa di rigido o predefinito ma si costruisce nelle relazioni, nelle esperienze e nelle scelte. Non siamo individui isolati, ma nodi di una rete di relazioni e significati. L’identità nasce dall’interazione tra interiorità, contesto sociale, condizioni materiali, affetti e responsabilità.

Quando uno di questi elementi viene meno, l’identità si indebolisce, e si generano fenomeni come radicalismi, solitudini, dipendenze, isolamento digitale. L’identità personale non si difende con muri: si nutre di legami.

Appartenenza: un bisogno umano fondamentale

Appartenere significa sentirsi parte di qualcosa: una comunità, una famiglia, un progetto, una tradizione culturale, una rete solidale. La psicologia conferma che l’appartenenza rafforza l’autostima, protegge dall’isolamento, genera fiducia reciproca, riduce i conflitti e aumenta la cooperazione.

Le società più individualiste sperimentano più isolamento e più polarizzazione. Le grandi encicliche sociali ricordano una verità semplice e universale: nessuna persona può realizzarsi da sola.

Segnali di disgregazione sociale

Oggi emergono segnali preoccupanti: solitudini diffuse, polarizzazioni, perdita del senso comunitario, crisi economiche e culturali, identità liquide non per scelta, precarietà lavorativa, indebolimento della fiducia sociale. Su questi temi si innestano dinamiche politiche che rischiano di aumentare le diseguaglianze.

L’identità e l’appartenenza non sono temi personali: sono criteri per la giustizia sociale.

Identità e appartenenza come motori di umanizzazione

Parlare di umanizzazione significa rimettere al centro la dignità, la relazione, la cura, la solidarietà. In questo senso appartenenza e identità diventano fattori di trasformazione.

Un’identità sana è radicata e aperta, non ha paura del diverso. La chiusura identitaria nasce dalla fragilità. L’appartenenza diventa reale quando genera corresponsabilità: non una comunità che assiste, ma una comunità che coinvolge.

Un patrimonio culturale per tutti

Dal punto di vista culturale, i principi della Dottrina Sociale — letti senza confessionalismi — offrono strumenti importanti per capire la contemporaneità: dignità umana, solidarietà, sussidiarietà, bene comune, giustizia, pace.

Evangelii Gaudium ricorda che la realtà è superiore all’idea: un richiamo valido per chiunque desideri un approccio pratico, non ideologico, alla costruzione sociale.

La cura dei legami come politica pubblica

Oggi l’identità ha ricadute concrete sulle politiche sociali, sull’istruzione, sul lavoro, sulle scelte territoriali, sui servizi di salute mentale e prevenzione. Quando i legami sociali si indeboliscono, aumentano anche le scelte politiche orientate alla separazione piuttosto che alla coesione.

Per questo le questioni etiche e civili non sono neutre: riguardano la visione condivisa dell’umano.

Dove si impara l’appartenenza

L’appartenenza si costruisce in luoghi educativi: comunità locali, scuole, associazioni, reti di volontariato. Sono i luoghi in cui le persone si sentono viste, ascoltate e riconosciute.

Qui l’identità diventa capacità di contribuire al bene comune.

Identità “contro” e identità “per”

Molte narrazioni contemporanee creano identità contro qualcuno: contro un gruppo, un’idea, un nemico immaginario. Queste identità impoveriscono.

Un’identità generativa, invece, è un’identità per: per il bene comune, per la comunità, per l’inclusione delle fragilità, per la giustizia, per il futuro.

Identità e appartenenza nell’era digitale

I social creano una falsa percezione di comunità: molte connessioni, poche relazioni. Spesso amplificano polarizzazione, isolamento, aggressività. Serve alfabetizzazione emotiva, educazione ai media, spazi di confronto reale.

La tecnologia è una risorsa solo se radicata nella relazione umana.

Conclusione

L’umanizzazione della società nasce dal ricostruire legami, dignità e responsabilità.

Serve una cultura dell’identità aperta e dell’appartenenza consapevole, fondata sull’idea che io sono perché noi siamo.

Identità e appartenenza, se vissute con profondità e responsabilità, possono diventare la base di un nuovo patto sociale: un umanesimo civile che non lasci indietro nessuno.

 

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Rosapia Farese (Roma, 1947), autrice e saggista, è Presidente e co-fondatrice dell’Associazione FareRete InnovAzione BeneComune APS. Con un percorso che intreccia impresa, ricerca sociale e impegno civile, promuove progetti nazionali su salute, ambiente, educazione e lavoro.

Referendum, non si strumentalizza la giustizia

La giustizia non si usa come strumento

Circa la riforma della giustizia e il finto garantismo, voterò con convinzione NO al Referendum. Parliamo di una riforma meramente strumentale, che non risolve il bisogno di efficienza, di celerità, non risolve i reali problemi della giustizia in Italia. Piuttosto, appare lampante che si parli di miopia politica, incapace di avvedersi che è la visione della Giustizia a dover essere riportata al centro dell’attenzione, al cuore della sua essenza, il che non induce a perorare riforme atte a separare e, soprattutto, a confondere.

“Dare a ciascuno il suo”: la lezione di Tommaso d’Aquino

Tommaso d’Aquino insegna che compito primo della Giustizia è ordinare l’uomo nei rapporti verso gli altri, e definisce la virtù della giustizia: “Abito per cui l’uomo è inclinato a dare a ciascuno il suo” (S. Th., II-II, q. 58, a.1). Dare a ciascuno il suo significa non danneggiare gli altri: un criterio semplice, di reciprocità, principio etico e giuridico fondamentale.

La giustizia è virtus ad alterum: riguarda le relazioni. Separare ciò che è un corpo unico, confondere ciò che deve essere chiaro, significa avvicinarsi all’illegalità. Senza verità, ammonisce Tommaso, anche il diritto diventa privo di moralità.

Perché il NO è un atto di responsabilità

Rifiutare di aderire alla manifesta ingiustizia, dire NO, diventa fulcro di liberazione. Il referendum propone una riforma che non affronta alcun problema reale: dopo la riforma Cartabia solo l’1% dei magistrati decide il passaggio da funzioni requirenti a giudicanti. Si vuole far decidere su qualcosa che non esiste.

L’articolo 104 della Costituzione afferma l’autonomia della magistratura: il referendum rischia di minarla, spingendo verso una dipendenza dall’esecutivo inaccettabile in una democrazia.

Una politica miope e smemorata

La visione che ispira il referendum confonde autonomia con privilegio, indipendenza con ostacolo. È un modo di intendere la politica come potere autoreferenziale, non come servizio al bene comune.

Siamo lontani dagli stili e dai contenuti di Merlin, Anselmi, Iotti, De Gasperi, Pertini, Moro, Berlinguer, La Pira. A una classe dirigente così debole sarebbe utile studiare quegli esempi.

Quando il potere reagisce alla critica: il caso del ponte sullo Stretto

Un esempio di insofferenza verso il controllo giurisdizionale: il parere negativo della Corte dei Conti sul ponte sullo Stretto. La reazione del Governo è stata vittimista e delegittimante.

Il Governo insiste a voler spendere 13,5 miliardi per un’opera che unisce ciò che la natura non ha unito, mentre Calabria e Sicilia soffrono la mancanza di servizi essenziali.

Prima si provveda al necessario, poi si valuti il resto. È una questione di logica, di rispetto dei cittadini e di bene comune.

Una politica che torni davvero al bene comune

La politica deve tornare a occuparsi della gente, come ricordava La Pira: “Il pane, e quindi il lavoro, è sacro; la casa è sacra”.

Bene comune e armonia sociale furono i fari della Costituzione. Oggi sembrano ingombranti a molti, ma restano i criteri decisivi per giudicare ogni riforma.

Riaccendere quella luce è un dovere. Perché davvero, come si dice: il tempo è padre del Giusto e della Verità.

Conti pubblici, Moody’s alza il rating dell’Italia dopo 23 anni

Roma, 21 nov. (askanews) – Dopo 23 anni Moody’s ha alzato di un gradino il rating dell’Italia e lo ha portato a Baa2 da Baa3, quella che era una valutazione appena un gradino al di sopra del livello ritenuto speculativo. L’agenzia di rating ha aggiunto che l’outlook è tornato “stabile” dal precedente “positivo”. Soddisfazione a caldo è stata espressa dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti: “Siamo soddisfatti della promozione di Moody’s, la prima dopo 23 anni. Un’ulteriore conferma della ritrovata fiducia in questo governo e dunque nell’Italia”, ha commentato in una nota il ministro.

“L’innalzamento del rating – ha spiegato Moody’s – riflette una solida storia di stabilità politica e strategica, che rafforza l’efficacia delle riforme economiche e fiscali e degli investimenti attuati nell’ambito del Pnrr. Prevediamo che questo contesto politico continuerà anche oltre la scadenza del piano, prevista per agosto 2026”.

Per Moody’s “l’Italia sta compiendo notevoli progressi nel raggiungimento degli obiettivi e delle tappe del Pnrr, posizionandosi al primo posto tra tutti i Paesi dell’Ue in termini di numero di richieste di pagamento ed erogazioni”.

Il governo si impegna a mantenere elevati investimenti pubblici anche dopo la fine del Pnrr. “Secondo il progetto di bilancio 2026, gli investimenti pubblici rimarranno superiori al 3,5% del Pil per tutto il periodo 2026-2028. Poiché si è creato spazio contenendo la spesa corrente e aumentando le entrate, riteniamo che questi piani di investimento siano probabili. A loro volta, investimenti pubblici sostenuti miglioreranno il profilo creditizio dell’Italia attraverso il miglioramento delle infrastrutture e della competitività e sosterranno la crescita economica”.

Il solido settore bancario, i solidi bilanci del settore privato e la sana posizione esterna “sono ulteriori fattori di sostegno alla stabilità economica. Questi fattori economici positivi attenuano, ma è improbabile che riescano a compensare completamente, l’impatto negativo sulla crescita potenziale dell’Italia dovuto all’invecchiamento della popolazione”, ha evidenziato l’agenzia.

Inoltre, ha rilevato Moody’s “la crescita del gettito fiscale ha superato quella del Pil nominale dal 2021. Ad esempio, le imposte dirette e indirette sono cresciute in media del 6% su base annua dal 2023, superando la crescita media del Pil nominale del 4,4% nello stesso periodo. In un contesto di stabilità politica e di policy, ci aspettiamo che il governo italiano sia in grado di continuare a realizzare il consolidamento fiscale attraverso misure di entrate e di spesa”. L’agenzia di rating si aspetta “un aumento degli avanzi primari, che sosterrà un graduale calo del rapporto debito pubblico/Pil a partire dal 2027”.

Tuttavia sul fronte negativo, “la riduzione dell’elevato onere del debito italiano dipende da una crescita del Pil relativamente robusta e da un aumento degli avanzi primari di bilancio. Ciò significa che una crescita più lenta o un risanamento fiscale meno pronunciato di quanto attualmente previsto farebbero deragliare le nostre proiezioni di una riduzione dell’onere del debito”, ha aggiunto l’agenzia di rating.

Ucraina, piano Trump divide sia maggioranza che opposizione

Roma, 21 nov. (askanews) – Il piano Trump per l’Ucraina divide sia la maggioranza che l’opposizione, come ormai accade regolarmente entrambi gli schieramenti faticano a trovare una posizione comune sui grandi temi di politica estera. La bozza del presidente Usa riporta in superficie le diverse linee presenti sia nel centrodestra che nel centrosinistra, con posizioni che vanno dall’approvazione di Giuseppe Conte e Matteo Salvini alle barricate di Paolo Gentiloni e Carlo Calenda, mentre Giorgia Meloni e Elly Schlein si attestano su una linea di cautela.

La premier sceglie una linea che tenga insieme il sostegno a Kiev assicurato in questi anni e il buon rapporto con la Casa Bianca: fonti di palazzo Chigi riferiscono di un colloquio con il cancelliere tedesco Friedrich Merz durante il quale si sarebbe parlato di “sostenere gli sforzi negoziali in corso e ribadito l’obiettivo finale del raggiungimento di una pace giusta e duratura”. Il ministro degli Esteri e leader di Fi Antonio Tajani si spinge anche un po’ oltre e dice che la “resa” di Kiev va scongiurata: “Stiamo lavorando perché l’Ucraina possa essere tutelata e che l’accordo non significhi una resa. Credo che la pace debba essere giusta”. Di pace giusta e duratura parla anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani prevedendo però che a “questa pace si arriverà con un prezzo da pagare da parte dell’Ucraina che sarà un prezzo amaro da digerire. Fare la pace può essere più difficle e doloroso che fare la guerra”. Il piano Trump, aggiunge, “è molto migliorabile” deve coinvolgere Kiev e l’Ue ma “la soluzione non sarà indolore”. Intanto però il sostegno dell’Italia sarà confermato sia “col cuore che con il portafoglio”, cioè con le armi.

Matteo Salvini però insiste nella sua linea. Da giorni il leader della Lega chiede di mettere fine all’invio di aiuti militari e oggi afferma che prima di mandare altre forniture “aspettiamo di vedere se la pace a cui sta lavorando Trump arriverà in porto”. E, aggiunge, “se Trump che sta antipatico a tanti sarà riuscito a porre fine alla guerra tra Israele e Hamas e fra Russia e Ucraina sarà un bene per tutti”.

Non solo: se Tajani rivendica un ruolo per l’Ue, in serata Salvini fa diffondere una nota alla Lega per dire che “ci auguriamo che nessuno, in particolare a Bruxelles, Parigi e Berlino, intralci i negoziati per assurde pulsioni belliciste”. Perché, aggiunge il comunicato, “è doveroso incoraggiare il dialogo tra Trump, Zelensky e Putin confidando si arrivi a una mediazione che ponga fine alla guerra. Il presidente americano merita fiducia, anche alla luce del risultato ottenuto in Medio Oriente”.

Toni simili a quelli di Conte, che scarta rispetto alla linea del Pd e della stessa Avs: “E’ evidente la forte determinazione di Trump a porre fine a questo conflitto russo-ucraino? C’è da chiedersi: hanno altrettanta forte determinazione i governanti europei?”. Un plauso a Trump che non si ritrova nelle parole della Schlein: “E’ fondamentale che Ucraina e Ue siedano in questo negoziato, che non può essere lasciato alle telefonate tra Trump e Putin, e che l’Ue intraprenda una forte azione politica e diplomatica”, perché “tutti vogliamo la pace” ma “non si può negoziare una pace giusta senza che a quel tavolo sieda il Paese che ha subito un’invasione criminale. E che accanto all’Ucraina sieda anche l’Unione europea”.

L’ex premier Paolo Gentiloni, poi, è molto più drastico: “Questo piano è una cosa incredibile, è scritto in inglese ma sembra fatto dai russi, onestamente”. E Pina Picierno aggiunge: “Conte riesce nell’impresa di fare propaganda per Putin mentre strizza l’occhio al sovranismo mercantilista di Trump. Nel campo progressista non ci può essere spazio per un trumpismo camuffato da pacifismo, né per chi continua a parlare lingua di Putin”. E il piano Trump è “una resa” anche per Riccardo Magi (Più Europa), mentre Carlo Calenda annuncia la partecipazione alla manifestazione per l’Ucraina di domenica.

Torino Film Festival, Banderas: grande ammirazione per cinema italiano

Torino, 21 nov. (askanews) – Antonio Banderas elogia, in italiano, l’Italia e il suo cinema dal red carpet del Torino Film Festival. L’attore viene premiato con la Stella della Mole in questa 43esima edizione.

” un piacere stare in Italia, un paese di cinema, l’ammirazione per quello che l’Italia ha portato al cinema internazionale grandissima, le stelle, gli attori, i registi, la cinematografia in generale, un piacere per me”, ha detto ricordando la sua prima volta in Italia, al Festival di Venezia nel 1985.

“La cultura mediterranea abbiamo in comune – ha sottolineato – un modo di intendere la vita. Semplice e complicata allo stesso tempo”.

Torino Film Festival al via, subito parata di star sul red carpet

Torino, 21 nov (askanews) – Con il primo red carpet al Teatro Regio, al via ufficialmente la 43esima edizione del Torino Film Festival.

Sul red carpet tra gli altri hanno sfilato il direttore artistico Giulio Base, la conduttrice della serata d’apertura e chiusura Laura Chiatti e alcune delle star a cui in questa edizione stato attribuito il premio Stella della Mole, da Antonio Banderas a Sergio Castellitto, da Spike Lee a Claude Lelouch, da Jacqueline Bisset a Daniel Bruhl e Aleksandr Sokurov.

Al TFF, sotto l’egida del Museo Nazionale del Cinema, sono tanti i nomi attesi in citt nei prossimi giorni: arriveranno tra gli altri Vanessa Redgrave, Juliette Binoche, Terry Gilliam, James Franco. In programma ci sono 120 titoli tra cui diverse anteprime mondiali.

Il Maestro Gianni Mazza in uscita con "Buon Natale (anche ai leoni)"

Roma, 21 nov. (askanews) – “Buon Natale (anche ai leoni)” è il titolo del nuovo singolo del Maestro Gianni Mazza, in uscita venerdì 21 novembre per Don’t Worry/Believe Digital. Il rispetto per gli animali e la natura non va in vacanza sotto la neve: il Maestro Gianni Mazza ci ricorda, con la sua solita ironia, che l’amore per questi esseri viventi ci rende a prescindere tutti più buoni. E con la canzone Buon Natale (anche ai leoni), anche i “re della Savana” saranno più amabili! Un abbraccio musicale universale, così potremmo definire questo brano che coinvolge tutti, ma proprio tutti i nostri amici pelosi, con le pinne, a due o a quattro zampe, con le ali o sinuosi che siano. Il Natale è più gioioso con la consapevolezza che “gli animali ci danno tanto amore e non fanno mai la guerra£, oppure che £perfino i pipistrelli sono belli”.

Scritta dal Maestro Gianni Mazza, compositore del brano insieme a Paolo Audino (anche autore dei disegni del cartoon del video) e Sergio Cossa per il testo, Buon Natale (anche ai leoni) è un augurio ironico e brillante che suona per bambini ma che in realtà è rivolta a tutti (animali compresi). Il Maestro si mette in gioco in prima persona cantando e suonando il pianoforte, con il suo tipico umorismo, di chi sa coinvolgere il pubblico con un sorriso.

Pordenone verso la Capitale della Cultura con le immagini di Doisneau

Pordenone, 21 nov. (askanews) – Pordenone si prepara per essere Capitale italiana della Cultura 2027 e lo fa anche attraverso la fotografia, seguendo il filo conduttore della parola “Leggere”, che ha orientato il progetto di candidatura. E una grande mostra alla Galleria Bertoia dedicata a Robert Doisneau, celebre fotografo francese, che ha saputo leggere, con il suo sguardo affettuoso e ironico, la societ, soprattuto parigina, ma con un taglio diventato universale.

“Una mostra come quella di Doisneau a Pordenone nel 2025 – ha detto ad askanews Alberto Parigi, assessore alla Cultura e Grandi eventi del Comune friulano – significa che noi abbiamo costruito un progetto pluriennale. Non vogliamo essere capitale italiana della cultura solo nel 2027, ma stiamo costruendo un prima importante, un durante che sar il clou e poi anche un dopo, perch vogliamo lasciare un’eredit. E vogliamo fare un passo ulteriore, un upgrade di Pordenone, accendendo finalmente un faro su questo territorio che non nell’immaginario collettivo nazionale, noi vogliamo porlo proprio in questo immaginario collettivo e far s che sia visto senza stereotipi, non solo una citt di manifattura, di industria, di impresa, ma anche una citt che esprime un livello culturale di assoluto valore”.

In mostra le fotografie pi celebri, come il ritratto pi umano di Pablo Picasso o il famosissimo Bacio dell’Hotel de Ville, ma anche le fotografie del periodo giovanile, le storie di guerra, quelle legate al mondo del lavoro, per arrivare alle meno note fotografie a colori, che oggi hanno una contemporaneit assoluta. “In questo progetto – ci ha spiegato Gabriel Bauret, che con la moglie Chantal ha curato l’esposizione – l’idea era trovare lo spirito dell’autore dietro la foto. Cerchiamo di capire un po’ come lavorava, qual era l’interesse di Robert Doisneau nella sua vita e nella sua mente, perch non si tratta solo di immagini, dietro le immagini c’era una persona”.

Altro aspetto importante da ricordare quando si parla di Doisneau, ma vale per tutta la fotografia, la relazione tra la cosiddetta realt del mondo e la costruzione dell’immagine. “Oggi possiamo vedere – ha aggiunto Bauret – che non c’era differenza tra le foto che faceva su commissione, per esempio il Bacio dell’Hotel de Ville, realizzata per il magazine Life, e le foto che ha fatto per il suo interesse personale. Il secondo aspetto che certamente alcune fotografie sono di reportage, istantanee dalla strada, ma alcune sono messe in scena. E non vediamo differenze. C’ un’unit di stile, che riunisce tutti i diversi aspetti del suo lavoro”.

La mostra “Robert Doisneau – Lo sguardo che racconta” rientra in un progetto con altre tre esposizioni fotografiche e rester aperta al pubblico fino al 6 aprile 2026.

Torino film festival, il russo Sokurov: no censura, l’arte ci accomuna

Torino, 21 nov. (askanews) – “Una domanda per me dolorosa, non deve essere cos”. Cos Aleksandr Sokurov, regista russo autore di film come “Arca russa” e “Il Sole”, ha risposto a una domanda sulla “censura” dell’arte russa, dal red carpet del Torino film festival che d il via alla 43esima edizione. “L’arte in comune, che sia russa o italiana, Leonardo Da Vinci o Dostoevskij, Thomas Mann, siamo tutti sulla stessa arca e l’arte ci accomuna, tutti non possiamo scendere da questa arca”.

Torino film festival, Spike Lee: nessuno lascer New York per Mamdani

Torino, 21 nov. (askanews) – Dal red carpet del Torino film festival, l’ironia di Spike Lee per gli allarmismi sulla vittoria di Mamdani come sindaco di New York. “Ho votato per lui – ha detto – tutte quelle persone che dicevano che avrebbero lasciato New York City, che si sarebbero trasferite da New York City dopo che accaduto, credo che pochissime persone se ne siano andate”.

Sicurezza stradale, per la “vision zero” decisivi fattore umano e IA

Roma, 21 nov. (askanews) – La “Vision Zero”, ovvero una circolazione stradale senza morti o feriti gravi, un obiettivo ambizioso, ma raggiungibile. E’ quanto emerge dal Rapporto Dekra sulla sicurezza stradale 2025 dal titolo “L’evoluzione della mobilit nel tempo”, presentato alla Camera dei Deputati, in occasione del centenario della fondazione dell’ente, che ogni anno effettua oltre 30 milioni di revisioni di veicoli in 24 paesi nel mondo.

“Quest’anno un rapporto particolare perch Dekra festeggia i 100 anni di storia. Purtroppo il numero di morti sulle strade continua ad essere molto alto – ha detto Toni Purcaro, presidente di Dekra Italia -. Ogni settimana circa 100 giovani tra i 15 e i 30 anni perdono la vita sulle strade europee, 1,2 milioni morti al mondo. Una citt come Milano scompare ogni anno. Sono cifre sulle quali non possiamo n rimanere in silenzio, n continuare come stiamo facendo. E’ un’emergenza importante”.

In particolare nel rapporto si evidenzia come la tecnologia pu giocare un ruolo importante. Tra i settori chiave elaborati nel Rapporto vi sono infatti l’integrazione dell’Intelligenza artificiale e del machine learning in sistemi di sicurezza predittiva efficaci, l’adattamento del concetto di sicurezza agli ambienti di mobilit mista, il supporto alla transizione verso veicoli a emissioni zero. L’innovazione quindi cruciale come aggiunge Purcaro: “Noi essendo un’azienda di testing con l’automotive nel dna continuiamo a mettere a servizio le nostre competenze, la tecnologia, per testare quelle che sono le innovazioni sui veicoli, sulle infrastrutture, sulla connettivit. Non da ultimo anche rischio della cybersecurity e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale affinch la tecnologia possa contribuire a ridurre il numero dei morti sulle strade”.

Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e Trasporti Matteo Salvini ha voluto inviare un videomessaggio, rivendicando i risultati raggiunti dal nuovo Codice della strada.

“Preziosi i vostri suggerimenti – ha detto Salvini -. Stiamo investendo anche sulle due ruote sulla sicurezza stradale, sostituendo tanti guard rail in Italia, con i guard rail salvavita fino a terra per salvare i troppi motociclisti che cadono sulle strade. Sicurezza urbana in accordo con i sindaci, quindi spero l’anno prossimo, per il vostro 101esimo compleanno di arrivare con dati ancora migliori, per avere secondo i dati Istat, nei primi sei mesi dell’anno 96 morti in meno e 1.300 feriti in meno qualcosa cosa che da ministro ma da pap mi rende assolutamente orgoglioso”.

Comunque sar il traffico stradale del futuro, la tecnologia dei veicoli e le infrastrutture continueranno a rappresentare elementi decisivi per migliorare la sicurezza stradale.