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Tiro a segno, Italia d’argento mondiale nel Target Sprint

Roma, 17 nov. (askanews) – Prosegue il momento d’oro dello sport azzurro ai Campionati Mondiali del Cairo, dove l’Italia continua a imporsi come una delle nazioni più competitive nelle discipline del tiro. Dopo il risultato storico ottenuto dal team nella pistola ad aria compressa, la squadra italiana di target sprint aggiunge oggi un nuovo e significativo traguardo al proprio percorso internazionale.

A distinguersi è stato il giovane Elia Sidoni, protagonista di una prestazione di altissimo livello nella categoria juniores. L’atleta azzurro ha conquistato la medaglia d’argento con il tempo di 04:01,0, confermando la crescita costante mostrata nel corso della stagione agonistica. Sidoni ha lottato fino all’ultimo per il gradino più alto del podio, chiudendo alle spalle del tedesco Lukas Volker Buerki, autore di una prova brillante conclusa in 03:52,9. Terzo posto per un altro rappresentante della Germania, Moritz Kellner, fermatosi sul tempo di 04:15,3.

Il risultato del giovane italiano non solo arricchisce il medagliere, ma rappresenta un ulteriore segnale della solidità della scuola italiana del target sprint, una disciplina che combina corsa e tiro e richiede resistenza, precisione e grande controllo mentale.

Prestazioni incoraggianti sono arrivate anche dalla rappresentativa seniores, impegnata anch’essa nelle finali odierne. Marco Ammirati, autore di una gara ritmata e tecnicamente pulita, ha chiuso al quinto posto con il tempo di 04:02,9, dimostrando di poter competere stabilmente con i migliori specialisti internazionali. Buona prova anche per Georg Unterpertinger, che ha ottenuto l’ottava posizione con un tempo di 04:23,4, confermando l’affidabilità del team italiano in tutte le categorie.

Lo staff tecnico ha espresso grande soddisfazione per i risultati raggiunti, sottolineando come l’impegno, la preparazione meticolosa e la coesione del gruppo stiano portando a traguardi sempre più significativi. L’Italia si prepara ora alle prossime gare con rinnovato entusiasmo e consapevolezza delle proprie potenzialità.

Polonia, Tusk: atto di sabotaggio sulla linea ferroviaria Varsavia-Lublino

Roma, 17 nov. (askanews) – Il primo ministro polacco Donald Tusk ha annunciato, questa mattina, un atto di sabotaggio sulla linea ferroviaria Varsavia-Lublino.

“Purtroppo si sono confermate le peggiori supposizioni”, ha dichiarato sul proprio profilo X il primo ministro Tusk.

“Sulla linea Varsavia-Lublino (nel villaggio di Mika) si è verificato un atto di sabotaggio. L’esplosione di un ordigno ha distrutto il binario ferroviario. Sul posto stanno operando i servizi competenti e la procura. Sulla stessa linea, più vicino a Lublino, è stato inoltre riscontrato un altro danneggiamento”, ha rappresentato il leader polacco.

Esce "Bon The Last Highway", il giallo rock sul primo frontman AC/DC

Roma, 17 nov. (askanews) – “Bon The Last Highway, La storia mai raccontata di Bon Scott” è il titolo della più recente biografia firmata da Jesse Fink e dedicata al primo frontman degli AC/DC.

Tradotto in tutto il mondo, il volume viene pubblicato per la prima volta in Italia da Il Castello collana Chinaski mercoledì 19 novembre.

L’approccio è quello dell’investigatore, più che dello scrittore. Così Jesse Fink affronta gli ultimi 32 mesi di vita di Bon Scott, restituendo al pubblico quella che viene definita dalla stampa internazionale come la bibbia sul primo cantante degli AC/DC.

Fink viaggia per il mondo rintracciando compagni di tournée, conoscenti, giornalisti, amici di bevute, fidanzate e addetti ai lavori, tutti più o meno disponibili a raccontare le informazioni in loro possesso. Tra sesso, droga, alcol e rock’n’roll, l’autore ricostruisce questa figura tanto complessa quanto controversa. Retroscena mai raccontati, leggende sfatate, personaggi nell’ombra, costellano questa biografia che vuole innanzitutto fare luce sulla morte del cantante avvenuta in circostanze mai del tutto chiarite.

Un vero e proprio giallo rock, alimentato dalle testimonianze di chi gli fu accanto negli ultimi giorni: da Paul Chapman e Pete Way (UFO) a Alistair Kinnear, Silver Smith e Leslie Loads. Le indagini approssimative, chiuse frettolosamente con la causa imputata all’intossicazione da alcool, non contemplano invece l’overdose di droghe dimostrata nel libro. Un racconto che non manca di lanciare frecciate al clan degli Young, che non solo hanno sempre negato le loro testimonianze allo scrittore, ma pare abbiano anche impedito ad ex membri della band o dell’entourage degli AC/DC di rilasciare interviste.

Le ipotesi di Fink, partorite dopo aver scandagliato decine di testimonianze più o meno dirette, riaccendono anche quelle voci secondo cui Bon avrebbe scritto i testi di “Back In Black”, l’album della svolta pubblicato appena sei mesi dopo la sua morte. L’autore dipinge inoltre un ritratto intimo e profondo di Bon, lontano dall’immagine stereotipata della rockstar autodistruttiva: un uomo sensibile, tormentato, in costante conflitto con sé stesso. Le pagine del libro rivelano anche le tensioni interne alla band, suggerendo che Bon si sentisse emarginato e, a tratti, desideroso di lasciare il gruppo. Fink costruisce così una sorta di sliding door: cosa sarebbe accaduto se Bon non fosse morto? Come sarebbe cambiato il corso della musica mondiale, e quale volto avrebbe oggi quel marchio globale che è diventato sinonimo degli AC/DC, attualmente di proprietà del solo Angus Young? “Bon: The Last Highway” include anche una sezione fotografica con immagini e documenti inediti, che arricchiscono ulteriormente il racconto di una delle figure più carismatiche e misteriose della storia del rock.

Calcio, Italia ora ai playoff, sorteggi giovedì

Roma, 17 nov. (askanews) – L’Italia deve passare dai playoff per qualificarsi ai Mondiali 2026.

Ai playoff, che si giocheranno a marzo, parteciperanno tutte le seconde classificate dei dodici gironi di qualificazione più le quattro migliori vincitrici dei gironi della Nations League 2024/25. Le 16 squadre saranno divise in quattro distinti percorsi di spareggio (A, B, C e D) e si sfideranno in semifinale e finale, entrambe in gara secca. Le quattro vincitrici voleranno in Messico, Canada e Stati Uniti. Giovedì 20 novembre i sorteggi.

Le sedici nazionali dei playoff vengono divise in quattro fasce: le dodici seconde dei gironi vengono classificate in base al ranking Fifa di novembre 2025 (l’Italia sarà in prima fascia) nelle prime tre fasce, mentre le quattro “ripescate” tra le migliori vincitrici della Nations League andranno in quarta fascia. Per le semifinali il sorteggio abbinerà le squadre della prima fascia con quelle della quarta e quella della seconda con le nazionali della terza (le squadre di prima e seconda fascia giocheranno la semifinale in casa). Poi la vincitrice della sfida tra prima e quarta fascia affronterà la vincitrice della sfida tra seconda e terza fascia.

La squadra di Gattuso (in prima fascia) disputerà la semifinale playoff in casa contro una delle quattro ripescate dalla Nations League, che al momento sono: Romania, Svezia, Irlanda del Nord e una tra Galles e Macedonia del Nord (decisiva la sfida di martedì: ai macedoni, che hanno la miglior differenza reti, basterebbe un pari per arrivare secondi. La terza qualificata potrebbe trovare gli Azzurri). L’eventuale finale si giocherebbe invece con una delle squadre in seconda o terza fascia, che a oggi sono: Scozia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Albania (seconda fascia) e Macedonia del Nord (se chiude seconda nel girone e vince la sua semifinale), Islanda, Bosnia ed Erzegovina e Kosovo (terza fascia).

Tennis, Sinner: "Non penso al Grande Slam"

Roma, 17 nov. (askanews) – Un bis, dopo il successo del 2024, ma ogni anno è diverso. Jannik Sinner comincia così la conferenza stampa post vittoria delle Atp Finals: “Onestamente non voglio fare paragoni – dice – È stata una stagione incredibile. L’anno scorso è stata una stagione incredibile. Quest’anno ho raggiunto quattro finali del Grande Slam, sono venuto qui, ho vinto qui, ho avuto questa grande striscia di vittorie a fine anno, è fantastico. Ma soprattutto sento di essere un giocatore migliore rispetto all’anno scorso, e credo che questo sia l’aspetto più importante. Fa tutto parte del processo. Dico e credo sempre che, se continui a lavorare e cercare di essere un giocatore migliore, i risultati arriveranno. Quest’anno è andata così. Sinceramente, stagione incredibile, no? Tante, tante vittorie e non molte sconfitte. In tutte le sconfitte che ho avuto, ho cercato di vedere gli aspetti positivi e di evolvermi come giocatore”, ha raccontato in conferenza.

Un rapporto di grande rispetto tra lui e Alcaraz, nonostante una rivalità feroce in campo: “Ne abbiamo parlato un po’ anche con Darren (Cahill, ndr.). Ai suoi tempi i giocatori uscivano insieme a cena perché i team non erano così grandi. Era magari il giocatore più una persona. Si tendeva a stare più insieme. Ti aprivi di più, raccontavi storie negli spogliatoi. Credo che Carlos abbia grandi amici e anche io ho grandi amici fuori dal campo. Tendi ad avvicinarti un po’ di più alla squadra nazionale perché è normale. Passi più tempo con gli italiani. Ho anche altri giocatori con cui mi sento molto vicino: Jack Draper, Reilly Opelka, questo tipo di amicizie. Sento che sono amicizie sincere e che ci si trova molto bene insieme. Ma con Carlos è anche un po’ diverso per ragioni legate al campo. Abbiamo un ottimo rapporto, rivalità, chiamatela come volete. Sento che possiamo parlare di tutto comunque. Penso sia fantastico. Siamo buoni amici fuori dal campo. Ci rispettiamo in un modo molto sano. Anche i team, il mio team, va molto d’accordo con il loro. Credo ci sia una bella armonia. Nello stesso tempo, c’è anche il lavoro e tutto il resto dietro, ed è tutta una questione di equilibrio”.

Rivalità con Carlitos alla base della sua costante crescita tecnica: “Lui è un giocatore incredibile. Enormemente talentuoso. È difficile. Ogni punto te lo devi guadagnare nel modo giusto. Devi spingere oltre i limiti. Però sì, credo che il lavoro che abbiamo fatto sia stato molto positivo. Ovviamente, se non fosse così, non raggiungeresti questi risultati. Come dico sempre, dicembre è molto importante per me come giocatore e per il team perché ci si connette meglio, senza la pressione dei tornei, senza la fretta di andare da una parte all’altra. È molto importante non solo per l’etica del lavoro, ma per connettere ancora meglio tutto il team e capirci ancora meglio”.

Si è parlato di obiettivo Grande Slam nel 2026, ma Sinner frena: “Secondo me già si sbaglia a pensare a questa cosa. Inizi l’anno e subito c’è uno Slam e cerchi di andare il più lontano possibile. Ci sono le motivazioni, ma vai giorno dopo giorno. Pensare al grande slam al massimo puoi pensarci a fine stagione, se arriverà il momento. Non puoi pensarlo dall’inizio, è proprio un approccio sbagliato. Il tennis è anche un gioco, dobbiamo divertirci. Non ci penso, non ci voglio nemmeno pensare. L’obbiettivo è dare il mio meglio, il 100%, ma mettersi questa pressione addosso dall’inizio non ha senso. Non l’ho mai pensato e mai lo farò”.

E sulla Coppa Davis a cui non prenderà parte: “La seguirò, ma da lontano. Ho avuto tanto da fare. È impegnativa non solo in campo, ma anche fuori. Servirà un po’ di tempo per staccare”.

Dombrovskis: possibile fine procedura dedficit Italia in primavera

Roma, 17 nov. (askanews) – L’Italia potrebbe uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo già dalla prossima primavera. Lo ha riferito il commissario europeo all’Economia, Valdis Domrosvkis nella conferenza stampa di presentazione delle previsioni economiche.

“Alla commissione, per abrogare la procedura di deficit eccessivo, ci serve vedere che i dati di autunno del 2025 siano verificati da Eurostat. Saranno disponibili ad aprile e se il deficit è confermato sotto il 3% del Pil potrebbe avvenire nel prossimo pacchetto europeo”, ha detto.

Roma, Verdone in Campidoglio con Gualtieri: ora prendo il comando

Roma, 17 nov. (askanews) – “Adesso prendo il comando”. Il sindaco per un giorno di Roma Capitale Carlo Verdone è arrivato in Campidoglio, tra gli applausi di fan e giornalisti. Nel giorno del suo 75esimo compleanno l’attore e regista Carlo Verdone viene accolto a Palazzo Senatorio, all’ingresso di Sisto IV, dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri, e riceve la fascia tricolore con il tappeto sonoro dalla banda della Polizia locale che suona la colonna sonora del suo blockbuster Un sacco bello, creata del maestro Ennio Morricone. Dopo un passaggio in Aula Giulio Cesare, si parte per le periferie, stampa al seguito, per il taglio del nastro inaugurale dell’area ludica per bambini in via Olevano Romano, ripristinata dopo l’esplosione e l’incendio del distributore di Gpl di via dei Gordiani. “Devo ringraziare Roberto per un regalo del genere: ho amato talmente tanto questa città che improvvisamente adesso mi abbraccia. Roberto che ha avuto questa intuizione, questa sensibilità e devo dire che mi ha fatto il più bel regalo che uno può ricevere”, ha detto all’arrivo in Campidoglio. L’onorificenza è stata concessa in precedenza solo a Alberto Sordi, in occasione del suo 80esimo compleanno, dall’allora sindaco Francesco Rutelli il 15 giugno 2000. “Sordi mi ricordo che lo incontrai alle due a Cinecittà, dove aveva fatto una grossa iniziativa, e lui mi disse ‘andiamo via,,via’. Mi portò in un ristorante di fronte Cinecittà e mi disse ‘ma io il sindaco manco per tre ore, è una cosa tremenda. Non potevo andare a dormire, mangiamo e portateme a letto. Abbiamo mangiato in fretta ed è stato portato a casa a dormire, poi la sera c’è stato il rinfresco con Rutelli e Berlusconi, ma era morto non so che giro gli hanno fatto fare”. I due sindaciási fermeranno a pranzo presso il Centro anziani “Cassia”á in zona La Storta, in XV Municipio e, successivamente,áeffettuano un sopralluogo all’interno delácantiere dei lavori sulla rete fognaria di Tragliatella, e a seguire incontreranno i cittadini presso il Centro Sociale di via Zubiena. La giornata sarà conclusa, dopo le 17.30, da un intervento in una seduta straordinaria dell’Assemblea Capitolina, in corso in Aula Giulio Cesare, a Palazzo Senatorio. A chi gli chiedeva se sarebbe stato stanco come Sordi al termine del giro Verdone ha risposto: “ho scelto di andare nelle periferie perché mi sembra sono i luoghi più interessanti, sono i luoghi più creativi. Bisogna dargli una bella spinta di speranza, soprattutto puntando sui giovani che possono avere delle idee. Sono quelli che guardano meglio il quartiere”.

Frana nel Goriziano, crollano tre edifici: ci sono due dispersi

Milano, 17 nov. (askanews) – Sono tre gli edifici coinvolti dalla frana dovuta al forte maltempo che si è abbattuto sulla provincia di Gorizia. Sono in corso le operazioni di ricerca di un ragazzo e di un’anziana, segnalati come dispersi. Secondo una prima ricostruzione l’uomo sarebbe stato travolto da una colata di fango mentre aiutava la donna imprigionata nel crollo. Sul Friuli Venezia Giulia caduti 200 millimetri di pioggia in poche ore. Impegnate squadre USAR (Urban Search And Rescue), cinofili dei vigili del fuoco ed elicottero del reparto volo di Venezia.

L’Istat: l’inflazione a ottobre cala all’1,2%, il carrello spesa a +2,1%

Roma, 17 nov. (askanews) – Ad ottobre l’inflazione registra una variazione del -0,3% su base mensile e del +1,2% su base annua, da +1,6% nel mese precedente. Lo ha reso noto l’Istat confermando la stima preliminare.

L’inflazione acquisita per il 2025 è pari a +1,6% per l’indice generale e a +1,9% per la componente di fondo.

“A ottobre 2025 l’inflazione rallenta sensibilmente, scendendo a +1,2%, leggermente al di sotto del valore di fine 2024. La decelerazione risente del marcato ridimensionamento del ritmo di crescita dei prezzi degli Alimentari non lavorati (+1,9% da +4,8%) e del calo di quelli degli Energetici regolamentati (-0,5% da +13,9% a settembre)”, è il commento dell’Istat.

In rallentamento la crescita su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” (+2,1% da +3,1%) e dell’inflazione di fondo (+1,9% da +2%).

In Bangladesh l’ex premier Sheikh Hasina è stata condannata a morte

Roma, 17 nov. (askanews) – Un tribunale speciale del Bangladesh ha condannato a morte la ex primo ministro Sheikh Hasina per la repressione delle proteste antigovernative nell’estate del 2024.

Hasina, condannata per vari crimini contro l’umanità, è stata processata in contumacia, in quanto vive in esilio in India.

La BBC riporta che, mentre veniva annunciata la pena di morte per Hasina, si sono scatenati applausi sia all’interno che all’esterno dell’aula.

Trump: i repubblicani approvino la pubblicazione dei file di Epstein

Roma, 17 nov. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha invitato i repubblicani ad approvare la pubblicazione dei documenti su Jeffrey Epstein, il finanziere predatore sessuale morto suicida in carcere nel 2019.

“I repubblicani della Camera dovrebbero votare per la pubblicazione dei documenti su Epstein, perché non abbiamo nulla da nascondere, ed è ora di voltare pagina con questa bufala democratica lanciata da pazzi della sinistra radicale per distogliere l’attenzione dal grande successo del Partito Repubblicano, tra cui la nostra recente vittoria sullo shutdown democratico”, ha scritto Trump su Truth Social.

Ue taglia stime crescita Pil Italia 2025 +0,4%, 2026 e 2027 +0,8%

Roma, 17 nov. (askanews) – La Commissione europea ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita economica per l’Italia, stimando ora un limitato più 0,4% del Pil quest’anno cui dovrebbe seguire un più 0,8% sia nel 2026, sia nel 2027. I dati sono contenuti nell’ultimo aggiornamento, le “previsioni autunnali”, pubblicato dall’organismo comunitario, che nelle stime precedenti, risalenti al 19 maggio, indicava per l’Italia una crescita dello 0,7% quest’anno e dello 0,9% il prossimo.

Ue migliora stime conti Italia e vede deficit 2025 al 3% del Pil

Roma, 17 nov. (askanews) – La Commissione europea ha rivisto in meglio le previsioni sui conti pubblici dell’Italia e ora si attende a sua volta che il deficit di bilancio torni alla soglia limite del 3% del Pil – quella prevista dal Patto di stabilità e di crescita – già da quest’anno. Questo consentirebbe all’Italia di uscire con un anno di anticipo, nel 2026, dalla procedura europea per deficit eccessivo.

Guardando alle cifre, ora l’esecutivo comunitario si attende che il disavanzo si attesti appunto al 3% del Pil nel 2025 e poi che cali ulteriormente, al 2,8% nel 2026 e al 2,6% del 2027. Nelle stime precedenti, risalenti a maggio, prevedeva un deficit di bilancio al 3,3% del Pil quest’anno e al 2,9% il prossimo.

Per il debito pubblico ora lUe prevede che salga al 136,4% del Pil quest’anno, dal 134,9% del 2024, e poi al 137,9% nel 2026, per poi limarsi al 137,2% nel 2027. Lo scorso maggio prevedeva un rapporto debito/Pil 2025 al 136,7% e sul 2026 al 138,2%.

Secondo la Ue, “dopo una linea di bilancio restrittiva nel 2024-2025, lci si attende che la politica economica diventi ampiamente neutrale nel 2026 grazie al supporto supplementare dei sussidi del Fondo di resilienza”, quello legato al Pnrr. Nel capitolo sull’Italia contenuta nel rapporto, Bruxelles aggiunge che per il 2027 è atteso il ritorno di una linea di bilancio restrittiva anche a seguito del venir meno dei fondi del Pnrr.

Il debito-Pil, poi, continuerà a crescere fino al 2027 anche a causa degli effetti del superbonus sull’edilizia. “Il rapporto debito/Pil è atteso a raggiungere il 337,2% per la fine del 2027. Gli attesi surplus primari di bilancio – secondo la Ue – restano insufficienti a abbassare la traiettoria del debito, a causa dell’aumento dei differenziali per le spese sugli interessi, così come per gli aggiustamenti di flussi dovuti ai bonus sull’edilizia”.

The Flower Requiem Whistling Vases alla Fondazione Elpis

Milano, 17 nov. (askanews) – Fondazione Elpis in collaborazione con Threes presenta la terza edizione di Basement, piattaforma di sperimentazione sonora che propone un’installazione site specific pensata appositamente per il piano seminterrato della Fondazione.

Da gioved 13 novembre 2025 a domenica 1 febbraio 2026 Vica Pacheco la protagonista di questa nuova edizione con un intervento installativo interattivo dal titolo The Flower Requiem Whistling Vases: l’artista invita a ristabilire un legame di empatia e cura verso la natura, sensibilizzando sulla necessit di proteggerla. I suoni e le melodie dei vasi che compongono l’opera, danno corpo a una sorta di requiem che accompagna i fiori verso la fine della loro vita.

Ruggero Pietromarchi fondatore e direttore artistico di Threes ha raccontata ad Askanews il progetto: “Threes un’associazione culturale nata nel 2012 a Milano che vuole investigare la relazione tra il suono, l’arte e lo spazio. Qui abbiamo invitato l’artista messicana di base a Bruxelles, Vica Pacheco, che ha portato un’installazione site specific per il seminterrato di Fondazione Elpis. Questa installazione si compone di una serie di vasi che sono anche degli strumenti musicali, dei flauti nella fattispecie. The Flower Requiem for Whistling Vases nasce da un’esperienza personale dell’artista, quando sin da ragazzina vivendo a casa della madre vedeva questi vasi adornati di questi bellissimi fiori: una composizione meravigliosa, ma allo stesso tempo l’artista si interrogava sulla sua violenza per certi versi di estrattivit, di estrazione di questi fiori che venivano tolti dal loro contesto naturale per adornare questa bella casa. Vica ha deciso di portare proprio questo tipo di riflessione e di condividerla con noi: su quanto sia evocativo e allo stesso tempo effimero questo rapporto con la natura, questo momento temporaneo che tutti noi condividiamo su questo pianeta.

All’interno della mostra ci sono dodici vasi, il primo dei quali attivato attraverso una composizione sonora che avviene attraverso l’acqua. l’acqua che attiva il vaso e lo fa diventare uno strumento armonico. Questa seconda stanza invece non ha un elemento sonoro, proprio una pausa, come se l’intera installazione fosse una composizione e questo il momento di pausa, di silenzio fra i vari interventi. Nell’ultima stanza che raccoglie la coralit, il momento corale, ci sono nove vasi e l presente l’audio di una composizione realizzata dall’artista suonando i vasi e poi ricomponendoli attraverso un sistema di composizione che si chiama sintesi granulare.

Vica Pacheco arriver a Fondazione Elpis a gennaio per una performance che attiver l’installazione andando a suonare i vasi e creando una composizione ad hoc che potr essere partecipata dal pubblico”.

I vasi sono strumenti a fiato che, attraverso l’acqua contenuta e degli appositi fischietti praticabili, emettono un suono che accompagna i fiori sino alla loro morte naturale. Quando la colonna d’aria colpisce l’acqua all’interno del vaso, si generano vibrati e trilli. Queste opere acustiche sono ispirate ai richiami degli uccelli: i fischietti imitano infatti il canto di diverse specie e la loro forma irregolare richiama l’anatomia dei vari uccelli piumati.

Mattarella, no alla guerra: “nie wieder” è l’orizzonte morale dell’Europa

«Signore e Signori Deputati, con questo spirito mi sento pienamente partecipe della Giornata del lutto nazionale. Le ferite del passato dell’umanità non possono essere eliminate, ma da esse deriva l’impegno comune per l’avvenire».

Con queste parole, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha concluso il suo discorso ieri al Bundestag, nel corso della cerimonia tedesca dedicata al ricordo delle vittime della guerra e della violenza. Un intervento denso di storia, filosofia politica e richiamo all’impegno europeo che non ha mancato di suscitare commozione e riflessione nella platea istituzionale berlinese.

“Mai più”: la lezione del Novecento

Mattarella ha scandito con forza il filo rosso del suo intervento: dalla trincea della Prima guerra mondiale a Gaza, da Hiroshima alla condizione dei rifugiati contemporanei. La guerra come annientamento dell’umano, non solo dello Stato nemico.

«È quanto accade oggi – ha ammonito – a Kiev, a Gaza… La guerra totale non esige la sconfitta del nemico, ma il suo annientamento». Una diagnosi severa ma necessaria, che riconnette passato e presente, responsabilità giuridica e responsabilità umana.

Il cuore della denuncia del Presidente è rivolto alla complicità passiva nel degrado del rispetto dei diritti umani: «Oggi, secondo le Nazioni Unite, oltre il 90% delle vittime dei conflitti è tra i civili. Questo non può rimanere ignorato e impunito».

Il multilateralismo: vocazione europea, non burocrazia

Di fronte a una comunità internazionale in crisi di fiducia, Mattarella difende senza riserve la cornice multilaterale, definendola «l’utensile che raffredda le divergenze» e «il linguaggio della comune responsabilità».

La sovranità popolare — ricorda con nettezza — appartiene ai popoli, non agli Stati armati: «Va ribadito con risolutezza: la sovranità di un popolo non si esprime nel diritto di portare guerra al vicino».

E rivolgendosi idealmente all’Europa, aggiunge: «L’Unione Europea, nata dalle rovine della guerra, ha saputo farsi portatrice del multilateralismo al servizio della pace».

Una chiamata all’unità del destino europeo

L’intervento evocativo, percorso da immagini dolorose e forti richiami storici (da Norimberga a Theodor Heuss), sfocia in un appello all’unità politica e morale: “Tocca anche a noi”.

Non è solo l’Italia, non è solo la Germania: sono insieme chiamate a «riabbracciare la causa dell’unità europea», oggi messa in discussione da tentazioni autoritarie, nuovi armamenti e una crescente disuguaglianza.

Tuttavia, osserva Mattarella, «a ogni generazione il suo compito». L’Europa che fu un tempo un teatro di guerra è oggi un presidio di pace. Ma questa identità va continuamente difesa.

Lo dobbiamo ai nostri giovani

Un ultimo passaggio chiude il discorso come un testamento morale: «Lo dobbiamo ai caduti che ricordiamo. Lo dobbiamo alle pietre d’inciampo delle nostre città. Lo dobbiamo ai giovani, che hanno diritto a un mondo diverso da quello di guerra e dopoguerra».

“Nie wieder” non è solo l’imperativo storico del popolo tedesco: è l’orizzonte morale dell’Europa intera. E il richiamo risuona attuale proprio nel tempo dell’incertezza.

👉 Leggi il testo integrale dell’intervento sul sito del Quirinale

Simón Bolívar tradito dalla “rivoluzione bolivariana” del Venezuela

L’eredità politica di Bolívar

Simón Bolívar (1783-1830), icona della libertà in Sudamerica, fu plasmato dagli ideali dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese. Il suo scopo era l’indipendenza dell’America Latina e la creazione di una Grande Colombia unificata, capace di confrontarsi con le grandi potenze mondiali.

Il suo modello era uno Stato centralizzato e forte e un presidenzialismo robusto, in grado di garantire stabilità. Il suo pensiero era repubblicano, orientato verso l’uguaglianza e la libertà: Bolívar fu sostanzialmente un liberale.

Chávez e Maduro: il tradimento del progetto repubblicano

Hugo Chávez, autore della cosiddetta “Rivoluzione bolivariana”, prese il potere nel 1999 dopo aver vinto le elezioni del 1998. Alla sua morte gli è succeduto Nicolás Maduro nel 2013, che tuttora governa e ha proseguito la stessa linea politica.

Le politiche chaviste hanno trasformato il paese — un tempo definito “la Svizzera del Sudamerica” — in un regime ibrido fra democrazia e autoritarismo, coltivando un forte culto della personalità e accentrando il potere, marginalizzando le istituzioni repubblicane: esattamente ciò che Bolívar voleva arginare.

Corruzione, crisi economica e isolamento internazionale

Il livello di corruzione è aumentato e le dissennate nazionalizzazioni, fondate sull’uso delle abbondanti risorse naturali — specialmente il petrolio — hanno finanziato un’enorme spesa sociale sfociata in una crisi economica e umanitaria senza precedenti. L’inflazione è salita alle stelle e si è verificato un massiccio esodo della popolazione in cerca di maggiore libertà e sicurezza economica.

Il decantato “socialismo del XXI secolo” di Chávez e Maduro è servito più che altro come scudo per politiche populistiche volte a rafforzare l’egemonia del leader, anziché a risolvere i reali problemi del paese. I principi repubblicani sono stati traditi e si è instaurato un autoritarismo populista segnato da continui brogli elettorali. A ciò si aggiunge una forte connotazione anti-statunitense che ha favorito l’influenza della Russia.

Queste politiche hanno isolato il Venezuela dal contesto internazionale, aumentando la distanza anche rispetto ad altri paesi latinoamericani.

La denuncia di Mario Vargas Llosa

Tra i più critici verso il regime vi è stato lo scrittore peruviano Mario Vargas Llosa, premio Nobel per la Letteratura (2010), che a più riprese ha definito il Venezuela “un paese che praticamente va a disintegrarsi, va a disfarsi”. Celebri i suoi interventi contro Maduro nel 2019 e nel 2020, nei quali lo definisce “un dittatore mediocre” e “l’uomo che ha distrutto il Venezuela”.

Un’opposizione debole e divisa

L’opposizione, in tutti questi anni, non è riuscita a coagulare un fronte credibile né a esprimere un pensiero unitario, anche perché il governo può contare sul controllo delle forze armate, sostenuto da strumenti corruttivi difficili da scardinare.

Quest’anno la principale leader dell’opposizione, Corinne Machado, ha vinto il Premio Nobel per la Pace e, forte della sua amicizia con Marco Rubio, segretario di Stato del governo Trump, ha tentato di ottenere dagli Stati Uniti non solo legittimazione, ma anche pressioni su Maduro per costringerlo a lasciare il potere.

Le mosse del presidente Trump, ad oggi, appaiono confuse: accuse al Venezuela di narcotraffico, dispiegamento di mezzi militari nelle zone caraibiche, ma senza che si intraveda una chiara strategia né un obiettivo finale.

Il sogno infranto del Libertador

Resta il fatto che il Venezuela — ricco di risorse naturali, in primis petrolio, ma stremato economicamente e socialmente da più di vent’anni di politiche autoritarie — è ben lontano dal Paese sognato da Simón Bolívar.

Il “Libertador” voleva Repubblica, libertà e progresso: i suoi successori hanno costruito un regime populista che ha svuotato quelle stesse parole del loro significato.

Perché serve una nuova forza democratica di ispirazione cristiana

Una diagnosi lucida dell’opposizione

Ho letto con molta attenzione l’intervista di Elisa Calessi a Lucio D’Ubaldo apparsa su “Libero” del 12 novembre scorso.

In estrema sintesi, il direttore di questa testata ha sicuramente colto i limiti di ciascuna proposta dell’opposizione attualmente sul tappeto: la confusa deriva “radicale” della Schlein, l’astratto e contraddittorio ulivismo di Ruffini, la “protesi dem” di Renzi e l’insufficiente (anche se lodevole) posizione liberale di Calenda.

I loro difetti – come D’Ubaldo giustamente mette in evidenza – fanno sorgere la necessità di riesumare una forza di matrice democratico cristiana, quella stessa forza che, sotto la irrepetibile fattispecie della Dc, per mezzo secolo ha governato il Paese con perizia e lungimiranza.

Meloni e il voto cattolico

Non è un caso che Giorgia Meloni abbia raggiunto un pressoché stabile livello di consensi maggioritario, poiché dà a vedere che l’azione di governo è ispirata a molti di quei principi. Una ulteriore espansione elettorale le è probabilmente preclusa per il “peccato d’origine missino” che la perseguita e sul quale l’opposizione (che fa il suo mestiere) non perde occasione, a proposito ed a sproposito, di rivangare.

Ecco pertanto la necessità di intercettare il voto dei seguaci del cattolicesimo popolare, che si nascondono probabilmente in quell’ampia porzione di astensionismo elettorale.

Tre quesiti aperti

A questo punto però occorrerebbe introdurre un caveat circa la reale dimensione di questa forza politica basato su tre quesiti:

  1. Quanto influisce sull’astensionismo il grave degrado etico e morale in cui è gradualmente caduta la nostra società?
  2. Quanto pesa la minore capacità di attrazione della Chiesa tra i fedeli che contano?
  3. A quanto, infine, ammonta il tasso di crescente indifferenza verso la politica e addirittura di diffidenza nei confronti di chi la pratica?

Mi sembra trattarsi di tre domande fondamentali che sorgono dalla semplice lettura giornaliera della stampa, dalla visione dei sempre più numerosi dibattiti televisivi (troppo spesso faziosi) nonché da semplici conversazioni anche con occasionali interlocutori di ogni età e ceto sociale.

Il dovere di non arrendersi

Ciò detto, l’impegno dei cattolici non può e non deve mai mancare perché, come diceva Don Luigi Sturzo: “…lo scopo è quello di creare un programma sociale, economico e politico di libertà, di giustizia e di progresso nazionale, ispirato ai principi cristiani”.

La semplice ipotesi di rilancio o ricostruzione di un soggetto a vocazione popolare mi sembra già più che sufficiente per concepire ed attuare una piattaforma politica in grado – come afferma D’Ubaldo – “di dare rappresentanza a chi non ce l’ha”.

Credenze, fede, fiducia

Laicità e linguaggio

La laicità, intesa come attitudine a distinguere gli ambiti, è fra le conquiste più alte dell’umanità. Eppure il vocabolo “credenze”, volto a indicare convinzioni o opinioni in ambito soprattutto religioso, mi è sempre parso inadeguato a esprimere i miei vissuti in merito.

Assai di più sento mio il termine “fede”, intesa principalmente come fiducia. Ecco, la mia religiosità – come quella di tanti altri e altre – consiste nel “fidarmi”, ad esempio, dei profeti, di Gesù, delle donne e degli uomini dei quali ci narrano le Scritture.

Non è un atto acritico

Potrebbe sembrare un atteggiamento acritico. Non è così, e non solo in quanto, al contrario, lo studio biblico può seguire un metodo storico-critico, ma soprattutto perché non mi baso sul “principio d’autorità” (l’ipse dixit, riferito originariamente, naturalmente in greco, a Pitagora, in seguito ad Aristotele). E neppure mi baso su una vaga “interiorità”, su un vago sentire interno.

Mi orienta, piuttosto, una sorta di “confidenza” con il mondo, con le cose, con gli altri e le altre. Quasi che mi affidassi a un rapporto e a un moto di simpatia interumana. Nulla di dogmatico, dunque, nulla di granitico; piuttosto carne, sangue, ossa, cervello.

La cattiva fede e il male

E dove collochiamo, però, la cattiva fede, la disonestà, il male? Non lo so. Del resto, il cristianesimo è quasi per definizione “controfattuale” (quanti porgerebbero davvero l’altra guancia, ad esempio?). Il mondo, l’ho scritto mille volte, è governato da Polemos, dalla discordia, dalla contesa.

Il pericolo maggiore: la perdita di fiducia

Tuttavia scorgo il pericolo maggiore, l’insidia più grande nella perdita di “confidenza” con l’altro/a, nella sospettosità che fa di ogni “altro” un potenziale nemico. È la “paranoia”, in senso antropologico, la peggior nemica della convivenza.

Paranoia troppe volte alimentata proprio dalle “credenze” religiose. Mentre l’armonia, l’aveva intuito, tra gli altri, il filosofo David Hume, si nutre della fiducia. Fiducia nell’altro/a per molti, anche nell’Altro/a per alcuni.

Tennis, Sinner: "Stagione incredibile, Torino uno stadio"

Roma, 16 nov. (askanews) – “E’ incredibile… una stagione incredibile. Venire e vincere qua a Torino, davanti al pubblico italiano, è stato fantastico. Prima del torneo non vedevo l’ora. Per me è molto speciale”. Jannik Sinner commenta così a fine partita la sua vittoria alle Atp Finals di Torino. “Senza un team non sarebbe possibile. Celebrare questo torneo dopo due mesi intensi è incredibile – spiega – Con Carlos bisogna giocare al meglio: ho servito bene in certi momenti. Lui è uno di quelli con la migliore risposta nel circuito. È stata una partita durissima. Significa tanto chiudere così la stagione”. E rivolto al pubblico di Torino: “Sembrava di giocare in un campo da calcio. Spero di avervi ridato un pochino di quello che avete dato a me”.

Alcaraz: "Per Sinner trofeo meritato, ci vediamo l’anno prossimo"

Roma, 16 nov. (askanews) – “Sono contento del livello che ho avuto, ho giocato contro qualcuno che non perde mai a livello indoor” così Carlos Alcaraz nelle interviste sul campo dopo la finale delle Atp Finals a Torino. “Ha meritato con il suo team – continua – ogni volta torna più forte. Complimenti per il livello, se perde una partita è sempre più forte. E’ stato un grande anno, ora è il momento di riposarti. Prepariamoci bene per il 2026, ci vediamo l’anno prossimo”. Le ultime parole sono per Torino: “Eravate in gran parte per Jannik ma non mi avete mai mancato di rispetto”

Sinner batte Alcaraz e trionfa alle Atp Finals

Roma, 16 nov. (askanews) – Jannik Sinner conferma il suo dominio a Torino, battendo Carlos Alcaraz 7-6, 7-5 nella finale che tutti aspettavano. Un match intenso, pieno di colpi spettacolari e momenti di grande tensione, che regala all’azzurro il bis alle ATP Finals e il 24esimo titolo in carriera.

Il primo set scorre in equilibrio quasi perfetto. Entrambi i giocatori difendono il servizio con attenzione, alternando accelerazioni e variazioni di ritmo. Alcaraz mostra la sua potenza, ma Sinner risponde sempre con freddezza e precisione. Il set si accende nel tie-break: Alcaraz va 4-3, ma Jannik rimane glaciale, annulla il set point con una prima vincente e risponde con colpi millimetrici. Il punto che resterà nella memoria è un pallonetto “alla Alcaraz” di Sinner, perfetto e millimetrico, che fa esplodere il pubblico. Dopo un’ora e 19 minuti, con un set point conquistato e un altro annullato, Jannik chiude 7-4 e porta a casa il primo set, nonostante la pausa di 11 minuti per un malore sugli spalti e un medical time-out richiesto dallo spagnolo per un problema alla coscia destra.

Il secondo set è un’autentica battaglia punto a punto. Alcaraz parte aggressivo e conquista subito il break grazie a due doppi falli di Sinner, ma l’azzurro reagisce immediatamente: nel terzo game restituisce il break con una palla corta perfetta che manda in delirio l’Inalpi Arena. Il match continua tra scambi lunghi e tensione crescente: nel settimo game Sinner salva una palla break in uno scambio infinito di 24 colpi, dimostrando grande lucidità e sangue freddo. La partita si gioca anche sui servizi, con Jannik ingiocabile quando sale in battuta e Alcaraz costretto a forzare. Nel finale, Sinner sale 6-5, con Alcaraz che deve servire per rimanere nel match: dopo qualche punto combattuto, l’azzurro chiude 7-5, conquistando la vittoria e il bis alle ATP Finals.

Allarme Mattarella su "dottor Stranamore" e contro guerre d’aggressione

Berlino, 16 nov. (askanews) – “Nuovi ‘dottor Stranamore’ si affacciano all’orizzonte, con la pretesa che si debba ‘amare la bomba’. Cina, India, Pakistan, Corea del Nord, Israele, Iran, Egitto, Stati Uniti, Russia” si rifiutano di mettere al bando gli esperimenti sul nucleare e questo rende “la minaccia incombente. Si odono dichiarazioni di altri Paesi su possibili ripensamenti del rifiuto dell’arma nucleare. Emerge, allora, il timore che ci si addentri in percorsi ad alto rischio, di avviarsi ad aprire una sorta di nuovo vaso di Pandora”. Sergio Mattarella non nasconde tutta la sua preoccupazione per lo scenario globale sempre più fosco e questa volta lo fa in un luogo e in una circostanza particolarmente solenne, qualcuno direbbe “storica”, cioè “La giornata del lutto nazionale” in Germania, la cerimonia nata nel 1952 su proposta della Commissione tedesca per le tombe di guerra commemora oltre ai soldati anche le vittime civili della guerra: donne, bambini e uomini che sono caduti vittime della guerra e della violenza nei paesi occupati e in Germania. Una dichiarazione che quest’anno il presidente federale Frank Walter Steinmeier ha voluto estendere anche a chi fu perseguitato per motivi sessuali e agli agenti della polizia.

Il presidente della Repubblica prende la parola davanti all’aula del Bundestag e alle massime cariche istituzionali tedesche, e chiede: “Quanti morti occorreranno ancora, prima che si cessi di guardare alla guerra come strumento per risolvere le controversie tra gli Stati, che se ne faccia uso per l’arbitrio di voler dominare altri popoli?”. Dopo la seconda guerra mondiale si disse Mai più, “Nie wieder”, lo pronuncia in tedesco il capo dello stato ma lo sguardo sui conflitti in corso lo spinge a dire “wieder”, “di nuovo. Di nuovo guerra. Di nuovo razzismo. Di nuovo grandi disuguaglianze. Di nuovo violenza. Di nuovo aggressione”.

“È quanto accade, oggi, a Kiev, a Gaza” dice dove assistiamo ad un “accrescimento di crudeltà. Con l’era atomica, un solo gesto può cancellare una città e l’innocenza stessa del mondo”, avverte. E quello che l’attualità ci mostra è che la guerra continua a colpire gli innocenti, i civili: il 90% delle vittime secondo le Nazioni Unite, ma questo “non può rimanere impunito o ignorato” insiste Mattarella. “Nessuna ‘circostanza eccezionale’ può giustificare l’ingiustificabile: i bombardamenti nelle aree abitate, l’uso cinico della fame contro le popolazioni, la violenza sessuale. La caduta della distinzione tra civili e combattenti colpisce al cuore lo stesso principio di umanità”.

Ma questo “scenario di dolore” per il capo dello Stato ha anche degli “antidoti”: “la pace” che non è frutto di rassegnazione ma di coraggio e va costruita e preservata dagli organismi internazionali, tra questi l’Unione europea, che è stata quella che in questi decenni vi ha contribuito di più, e poi “le istituzioni multilaterali come le Nazioni Unite, la Corte Penale Internazionale, le missioni di pace, le agenzie umanitarie”. Non bisogna dimenticare che “la sovranità popolare appartiene, appunto ai cittadini. La sovranità è dei cittadini e non appartiene a un Moloch impersonale che pretenda di determinarne i destini”.

Mattarella ricorda che “la sovranità di un popolo non si esprime nel diritto di portare guerra al vicino. La volontà di avere successo di una nazione non si traduce nel produrre ingiustizia. La guerra di aggressione è un crimine”. Il Presidente cita poi l’insegnamento di Norimberga con le parole di Robert Jackson, procuratore di quel tribunale: “‘se riusciremo a imporre l’idea che la guerra di aggressione è la via più diretta per la cella di una prigione e non per la gloria, avremo fatto un passo per rendere la pace più sicura’”. Rinnova l’appello che a più riprese ha lanciato in questi anni di conflitti: “tocca a noi, tocca anche a noi”. All’Italia, Alla Germania, all’Europa: “I Paesi europei hanno dimostrato di avere coraggio. I leader europei hanno dimostrato di avere coraggio. Non lasciamo che, oggi, il sogno europeo – la nostra Unione – venga lacerato da epigoni di tempi bui. Di tempi che hanno lasciato dolore, miseria, desolazione”. La “democrazia vivente è la chiave fondamentale nel rapporto tra principio di autorità e principio di democrazia – ricorda -. È, infatti, la democrazia che sorregge l’autorità e la legittima. Superando le tentazioni di totalitarismi che pretendono di essere e rappresentare il tutto”.

Piantedosi pro-condono attacca sinistra: sanatorie solo per immigrati?

Roma, 16 nov. (askanews) – E’ bufera sulle parole del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, a favore della norma proposta da Fdi per riaprire il condono del 2003 che il candidato del centrodestra alle elezioni Regionali in Campania Edmondo Cirielli si è detto pronto a recepire in caso di vittoria. A margine di una conferenza stampa sul tema della sicurezza a Napoli, accanto a Cirielli, il titolare del Viminale ha respinto “questa visione così negativa quando tutta Italia ha fatto ricorso a quel condono che fu stabilito più di venti anni fa: condonare significa, a determinate condizioni, mettere in regola vecchie procedure, resettare, ripartire”.

“Non capisco – ha poi attaccato il Ministro – perché la parte politica che si contrappone a quello che Cirielli ha detto, a quello che il governo vuole fare, perché poi propone sanatorie in materia di irregolarità della posizione di soggiorno degli immigrati? I condoni, le sanatorie, le regolarizzazioni valgono solo se servono a perseguire obiettivi ideologici? Credo che sia un’operazione di buonsenso consentire anche ai cittadini campani di fare qualche cosa che fu consentito ai cittadini di altre 19 regioni in tutta Italia”.

Insorgono le opposizioni: “Le parole del ministro Piantedosi sui condoni lasciano esterrefatti. Quando si arriva ad equiparare la vita delle persone alle cose che si possiedono, vuol dire che si è persa la bussola dei valori o che ci si consegna al cinismo assoluto. Come si fa a dire che al centrosinistra vanno bene i condoni per i migranti irregolari ma non i condoni in materia di casa, senza cogliere la gravità di quel che si dice? C’è di che essere molto preoccupati del sistema valoriale che ispira le politiche di questo governo”, osserva la senatrice del Pd Sandra Zampa.

Per l’esponente di Avs Angelo Bonelli “Piantedosi oggi ha pronunciato parole inaccettabili: per difendere l’ennesimo condono edilizio di Fratelli d’Italia arriva a paragonare l’abusivismo edilizio – che devasta territori, causa vittime e alimenta interessi criminali – alle sanatorie sui permessi di soggiorno dei migranti. Un paragone indegno di un ministro dell’Interno. Il ministro sa bene che le sanatorie sul soggiorno servono a tutelare diritti, garantire legalità nel lavoro e combattere lo sfruttamento, e che una delle più grandi fu fatta proprio dal centrodestra nel 2002: 646.000 colf e badanti regolarizzate dal governo Berlusconi-Bossi-Fini. Eviti dunque lezioni ipocrite. Il punto politico è enorme: Piantedosi difende un condono edilizio come “atto di buon senso”, quando è l’ennesima misura criminogena che incentiva l’abusivismo e mette a rischio la sicurezza. Altro che legalità: Meloni e Piantedosi trasformano lo Stato in un distributore di impunità e usano la manovra come strumento di consenso. Meloni aveva promesso “mai più condoni”, ma oggi il suo governo ne produce uno dopo l’altro: abbiamo perso il conto. Con queste dichiarazioni Piantedosi piega il Viminale alla propaganda, distorce la realtà e finisce per legittimare l’illegalità edilizia. Una deriva gravissima, indegna del ruolo che ricopre”.

Critico anche M5s: “Il ministro dell’Interno del governo Meloni appare un po’ confuso. Nell’ennesima intemerata sulla campagna elettorale in Campania, in cui ancora una volta si piega il ruolo istituzionale alla propaganda politica, Piantedosi scambia gli immobili con gli esseri umani. Ed è ancor più ipocrita fare la morale sulla regolarizzazione degli immigrati a pochi giorni dal voto sul ‘decreto flussi’ alla Camera. Questa campagna elettorale sta tirando fuori il peggio dalla compagine di governo, un pessimo spettacolo per tutti i cittadini italiani”, afferma la deputata e vicepresidente vicaria del M5S alla Camera Carmela Auriemma.

Golf, Matt Fitzpatrick trionfa a Dubai

Roma, 16 nov. (askanews) – Matt Fitzpatrick ha conquistato il DP World Tour Championship e Rory McIlroy ha sigillato la sua settima Race to Dubai al termine di un’ultima giornata spettacolare negli Emirati. Una finale di stagione che ha premiato il coraggio dell’inglese e la resilienza del nordirlandese, capaci di trasformare il round conclusivo in un duello da ricordare. Fitzpatrick si è imposto per la terza volta in carriera nel torneo, decidendo tutto alla prima buca di play-off dopo che i due ex compagni di squadra alla Ryder Cup di Bethpage avevano chiuso i 72 regolamentari a -18.

La vittoria dell’inglese è maturata grazie a una rimonta furiosa: “birdie alla 14, 15 e 18 per ridurre drammaticamente il distacco” dopo essere scivolato a tre colpi dal leader con una serie di otto par consecutivi. Il birdie finale sembrava aver messo la parola fine, staccando dal gruppo i vari Ludvig Åberg, Tommy Fleetwood, Rasmus Neergaard-Petersen e Laurie Canter, tutti a -17. Ma Fitzpatrick non aveva ancora fatto i conti con McIlroy, capace di riaprire tutto all’ultimo respiro: “un colpo d’approccio spettacolare a 4,8 metri dalla buca sulla 72ª buca, da dove ha realizzato l’eagle per raggiungere Fitzpatrick in testa”.

Nel play-off la svolta è arrivata subito: McIlroy ha trovato “il ruscello in mezzo al fairway” con il tee shot, compromettendo la buca. Fitzpatrick, solido attorno ai green per tutta la settimana, ha chiuso con un chip perfetto dopo essersi salvato dal rough, costringendo il nordirlandese a un improbabile par da sei metri che non è arrivato. L’inglese ha poi imbucato il suo par per il titolo. Con questo successo, Fitzpatrick sale al terzo posto della Race to Dubai. Per McIlroy arriva comunque un traguardo storico: è numero uno d’Europa per la settima volta, superando definitivamente Seve Ballesteros e avvicinandosi al record di Colin Montgomerie. A Dubai erano in palio anche dieci carte per il PGA TOUR 2026: le hanno ottenute Marco Penge, Laurie Canter, Kristoffer Reitan, Adrien Saddier, Alex Noren, John Parry, Haotong Li, Keita Nakajima, Rasmus Neergaard-Petersen e Jordan Smith. (foto DP World Tour)

MotoGp, Bezzecchi vince a Valencia, fuori Bagnaia

Roma, 16 nov. (askanews) – Super Bezzecchi chiude in trionfo: vittoria a Valencia nell’ultima gara della stagione Il pilota Aprilia domina l’ultimo GP dell’anno davanti a Raul Fernandez e Di Giannantonio. Primo giro da incubo per Bagnaia, out dopo un contatto con Zarco. Martedì si torna subito in pista per i test ufficiali.

Marco Bezzecchi saluta il Mondiale 2025 nel modo migliore: con una vittoria netta e mai in discussione sul circuito Ricardo Tormo di Valencia. Il pilota Aprilia, già in testa dal via, ha tenuto un ritmo imprendibile per tutti, resistendo nel finale al ritorno di Raul Fernandez e chiudendo davanti al compagno di marca per una splendida doppietta. Terzo un brillante Fabio Di Giannantonio, autore del sorpasso decisivo su Acosta al penultimo giro.

Gara da dimenticare invece per Pecco Bagnaia: il campione è finito nella ghiaia al primo giro a causa di un contatto con Zarco, poi penalizzato con un long lap. Tra i ritiri eccellenti anche Morbidelli (frattura al 5° metacarpo), Ogura, Martin, Quartararo, Vinales e Aleix Espargarò, al termine di un pomeriggio ricco di colpi di scena.

Bezzecchi firma così la sua sesta vittoria in top class, la terza dell’anno, e regala ad Aprilia l’ottavo successo nella massima categoria, con numeri che confermano il momento magico della casa di Noale. Lo stesso Bezzecchi è ora il pilota Aprilia con più gare vinte in una singola stagione, eguagliando i record di Aleix Espargarò.

La MotoGP non si ferma: martedì, sempre a Valencia, i piloti torneranno in pista per una giornata di test ufficial

Libano, carro armato israeliano apre il fuoco contro truppe Unifil. L’idf si giustifica: incidente

Roma, 16 nov. (askanews) – Truppe israeliane hanno aperto il fuoco contro degli osservatori dell’Unifil nel sud del Libano, senza causare feriti: lo ha reso noto la stessa forza internazionale in un comunicato.

Secondo quanto reso noto dall’Unifil dei colpi di mitragliatrice sparati da un carro armato israeliano hanno colpito il terreno “a circa cinque metri dai peacekeepers, che hanno dovuto mettersi al riparo”.

“I Caschi blu hanno chiesto alle forze amate israeliane di interrompere il fuoco attraverso i canali di collegamento dell’UNIFIL, e sono riusciti a lasciare la posizione in sicurezza trenta minuti dopo, quando il carro armato Merkava si è ritirato all’interno delle posizioni delle IDF”, conclude il comunicato.

Gli spari contro i militari dell’Unifil da parte di un carro armato istraeliano nel sud del Libano sono stati un incidente causato “dalle cattive condizioni meteorologiche”: lo hanno reso noto le forze armate dello Stato ebraico. L’Idf, in un comunicato, ha parlato di “colpi di avvertimento”: “Dopo un’analisi, è stato stabilito che si trattava di militari delle Nazioni Unite che stavano effettuando un pattugliamento nella zona ed erano stati classificati come sospetti a causa delle cattive condizioni meteorologiche”.

Il comunicato conclude sottolineando come non sia stato sparato “alcun colpo deliberato contro i soldati dell’UNIFIL e la questione è stata gestita attraverso i canali ufficiali di collegamento militare”; l’incidente non ha causato alcun ferito.

Mattarella: colpire civili è contro il principio di umanità, senza eccezioni

Berlino, 16 nov. (askanews) – “Quanti morti occorreranno ancora, prima che si cessi di guardare alla guerra come strumento per risolvere le controversie tra gli Stati, che ne faccia uso per l’arbitrio di voler dominare altri popoli?”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo al Reichstag alla commemorazione della Giornata del lutto nazionale.

Il capo dello Stato ha ricordato che “la Prima guerra mondiale lasciò sul terreno almeno 16 milioni di morti, la metà dei quali civili, oltre a venti milioni di feriti e mutilati. La Seconda guerra mondiale, estesa al fronte del Pacifico, si calcola che abbia visto settanta milioni di morti. Le vittime, Paese per Paese, sono impressionanti. E va ricordato che non di numeri si tratta ma di persone.Come è possibile che tutto questo sia potuto accadere e pretenda di ripresentarsi?”. “Oggi, secondo le Nazioni Unite, oltre il 90% delle vittime dei conflitti è tra i civili. Questo non può rimanere ignorato e impunito”, sottolineato Mattarella, parlando al Reichstag a Berlino in occasione della Giornata del lutto nazionale.

“Il numero di persone costrette ad abbandonare le proprie case, la propria terra, non ha precedenti. Secondo il rapporto reso noto ad aprile dall’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati, questi erano 122 milioni, in aumento di anno in anno” ha ricordato il capo dello Stato sottolineando che “non si tratta di statistiche. Sono volti, persone in cammino, famiglie cancellate, alle quali viene sottratto il futuro che preparavano”.

E “nessuna ‘circostanza eccezionale’ può giustificare l’ingiustificabile: i bombardamenti nelle aree abitate, l’uso cinico della fame contro le popolazioni, la violenza sessuale. La caduta della distinzione tra civili e combattenti colpisce al cuore lo stesso principio di umanità” “E’ l’applicazione sistematica della ignobile pratica della rappresaglia contro gli innocenti. Colpisce l’ordine internazionale, basato sul principio del rispetto tra i popoli e del riconoscimento dell’orrore della guerra, oggi aggravata dal continuo irrompere di nuove armi”, ha sottolineato Mattarella.

“Nuovi ‘dottor Stranamore’ si affacciano all’orizzonte, con la pretesa che si debba ‘amare la bomba’. Il Trattato che mette al bando gli esperimenti nucleari (1997) non ha visto ancora la ratifica da parte di Cina, India, Pakistan, Corea del Nord, Israele, Iran, Egitto, Stati Uniti, mentre la Russia ha ritirato, nel 2023 la sua. Il rispetto, sin qui, delle prescrizioni che contiene, non attenua la minaccia incombente” h aproseguito il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo al Reichstag a Berlino in occasione della Giornata del lutto nazionale.

“Si odono riflessioni su possibili ripensamenti, emerge il timore che si intraprendano percorsi ad alto rischio e che si apra nuovo vaso pandora”, ha ammonito il capo dello Stato ma tutto questo “porta soltanto a sofferenze e a divisioni rottamare i trattati, le istituzioni edificate per porre riparo a violenze che nelle nostre società nazionali consideriamo reati e censuriamo severamente, mentre taluno pretende siano legittime nei rapporti internazionali”.

Al via l’iter parlamentare per rendere permanente l’ora legale

Milano, 16 nov. (askanews) – “Finalmente in Parlamento qualcosa si muove sul fronte dell’introduzione dell’ora legale permanente in Italia”. Lo afferma la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), evidenziando che lunedì 17 novembre alle ore 14:30 presso la sala stampa della Camera dei deputati sarà illustrata ai giornalisti la richiesta ufficiale di indagine conoscitiva presentata alla Commissione attività produttive – su impulso di Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), Consumerismo No profit e del deputato Andrea Barabotti (Lega) – volta ad avviare l’iter parlamentare per dire addio all’ora solare nel nostro Paese, adottando tutto l’anno quella legale.

La discussione trae origine dalla consultazione pubblica lanciata dalla Commissione Europea nel 2018, alla quale parteciparono 4,6 milioni di cittadini europei: l’84% si espresse a favore dell’abolizione del cambio d’ora. Nel 2019 il Parlamento Europeo approvò una proposta di direttiva per lasciare ai singoli Stati la libertà di scegliere tra ora legale o solare permanente; tuttavia il processo si è arenato a causa della pandemia e delle divergenze tra i Paesi membri, lasciando il tema sospeso.

Un’indagine conoscitiva che mira ad una analisi dei benefici dell’ora legale, sia dal punto di vista economico che ambientale, sanitario e sociale, attraverso un approfondimento di studi scientifici sul tema e audizioni di soggetti istituzionali, associazioni di categoria, accademici, esperti del settore. Entro il 30 giugno 2026, in caso di approvazione, si arriverà alla conclusione dei lavori che porterà ad una proposta normativa sull’ora legale permanente.

Contestualmente il 17 novembre la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) e Consumerismo no Profit consegneranno alla Camera, nella persona dell’on. Andrea Barabotti (Lega), promotore dell’indagine conoscitiva, 352mila firme di cittadini che, attraverso la petizione online lanciata dalle due organizzazioni, chiedono di adottare l’ora legale tutto l’anno.

Dal 2004 al 2025 l’ora legale ha consentito risparmi in bolletta per complessivi 2,3 miliardi di euro, pari a minori consumi di energia per oltre 12 miliardi di kWh (dati Terna), e ha ridotto le emissioni di CO2 in atmosfera tra le 160.000 e le 200.000 tonnellate in meno all’anno, pari a quella assorbita piantando dai 2 ai 6 milioni di nuovi alberi – ricordano Sima e Consumerismo – Si stima che mantenere l’orario estivo tutto l’anno potrebbe generare un risparmio annuo di circa 720 milioni di kWh con vantaggi in bolletta per 180 milioni di euro.

Tra gli effetti positivi si possono includere anche l’aumento dei consumi nel commercio al dettaglio e nella ristorazione, l’ampliamento della stagione turistica e un miglioramento della sicurezza pubblica.

Da non dimenticare poi i benefici sul fronte della salute, considerando che il passaggio all’ora solare altera la ritmicità circadiana, ossia l’orologio biologico del nostro organismo, ha effetti sulla pressione arteriosa e la frequenza cardiaca, crea problemi del sonno con conseguenze negative su concentrazione e umore e quindi su rendimento scolastico, efficienza sul lavoro, relazioni personali, ecc. Altri studi hanno poi certificato una correlazione tra il passaggio da ora legale a ora solare e l’incremento di incidentalità stradale e sul lavoro, senza parlare delle possibili conseguenze sulla criminalità: con l’ora solare si allungano le ore di buio serali, quelle in cui si concentrano furti, rapine e altri reati.

Manovra, Gelmetti (FdI) ritira il contestato emendamento sugli scioperi ma annuncia un disegno di legge

Milano, 16 nov. (askanews) – “Occorre intervenire sulla stortura derivante dalla normativa che attualmente regola gli scioperi nel contesto del trasporto pubblico. Oggi il solo annuncio di uno sciopero, anche da parte di una sigla sindacale minore, comporta che le aziende di trasporto siano costrette a ridurre del 50 per cento il servizio. Questo qualunque sia il reale livello di adesione allo sciopero stesso. Così capita che ad adesioni sindacali irrisorie corrispondano comunque grandissimi disagi per gli utenti. Un vero e proprio fenomeno di dumping degli scioperi che penalizza soltanto gli italiani e non le aziende, visto che il trasporto pubblico è finanziato con risorse dello Stato. Occorre, quindi, per i servizi essenziali come i trasporti pubblici, introdurre un meccanismo che garantisca un equilibrio tra la riduzione del servizio e la reale adesione agli scioperi, nel pieno rispetto del legittimo diritto dei lavoratori di far sentire la propria voce. Sono consapevole che si tratti di un tema complesso e di grande rilevanza. Per questa ragione ritengo opportuno ritirare l’emendamento che avevo presentato alla legge di Bilancio, dove per ragioni oggettive mancano le condizioni per una discussione approfondita ed ampia, ripromettendomi di presentare sull’argomento un disegno di legge più articolato, per il quale sono sicuro che sarà possibile quel confronto che adesso mancherebbe”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Matteo Gelmetti.

L’emendamento aveva suscitato aspre critiche, dall’opposizione ma soprattutto dalle rappresentanze sindacali. Ieri i sindacati erano intervenuti uniti e con fermezza, esprimendo “ferma contrarietà” contro l’emendamento in manovra che imponeva ai lavoratori di comunicare con sette giorni di anticipo, in forma scritta e irrevocabile, la propria adesione a uno sciopero, “una misura che snatura il diritto stesso di sciopero garantito dalla nostra Costituzione, crea di fatto liste di scioperanti e apre la strada a discutibili pressioni e potenziali discriminazioni inasprendo le relazioni industriali”. La nota unitaria dei sindacati del settore trasporti Filt Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti, sottolineando che “il sindacato ha avuto da sempre un approccio molto responsabile nei confronti del ricorso allo sciopero”, ricordava che “la legge 146/90, unitamente alle innumerevoli regole di settore, già assicura pienamente il rispetto del diritto alla mobilità attraverso la garanzia dei ‘servizi minimi’. Questo nuovo obbligo è quindi inutile quanto pericoloso”. Inoltre “i problemi della mobilità italiana non possono risolversi limitando il diritto di sciopero, ma occorre un intervento costruttivo e migliorativo. É necessario investire sulle infrastrutture, sulla forza lavoro e adoperarsi per rimuovere le cause del conflitto riconducibili al mancato rispetto, da parte delle aziende, dei contratti collettivi di lavoro vigenti, degli accordi liberamente sottoscritti fra le parti e, peggio ancora, al mancato pagamento delle retribuzioni a fronte delle prestazioni di lavoro rese”.

Per questo Filt Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti avevano chiesto “il ritiro immediato dell’emendamento” annunciando, in caso contrario, “tutte le iniziative necessarie a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori dei trasporti, dei servizi accessori e complementari ai trasporti e del loro legittimo diritto di sciopero”.

Mosca: Usa e Russia stanno discutendo del processo di pace in Ucraina

Roma, 16 nov. (askanews) – Stati Uniti e Russia stanno attivamente discutendo il processo di pace in Ucraina sulla base delle discussioni tenutesi al vertice di Anchorage: lo ha affermato il consigliere presidenziale russo, Yuri Ushakov.

Dagli Stati Uniti “arrivano molti segnali, alcuni ci piacciono, altri no, ma la base di tutto è Anchorage” ha spiegato, sottolineando che Washington non ha mai dichiarato ufficialmente che le conclusioni raggiunte nel corso dell’incontro fra Donald Trump e Vladimir Putin non siano più valide.

Per quanto riguarda un nuovo vertice bilaterale, “avevamo concordato un incontro a Budapest, poi l’incontro è stato rinviato per un po’. I contatti su questo tema sono in corso”: “Ritengo che se Washington e Mosca dovessero raggiungere un accordo di principio su un incontro dei leader in un luogo o nell’altro, molte difficoltà tecniche e politiche passeranno in secondo piano”, ha concluso.

Il Papa: la povertà interpella chi ha ruoli di responsabilità, i leader ascoltino il grido dei più poveri

Città del Vaticano, 16 nov. (askanews) – “La povertà interpella i cristiani, ma interpella anche tutti coloro che nella società hanno ruoli di responsabilità. Esorto perciò i Capi degli Stati e i Responsabili delle Nazioni ad ascoltare il grido dei più poveri”. L’appello è giunto stamane da Papa Leone XIV nell’omelia della messa per il Giubileo dei poveri da lui celebrata nella Basilica di San Pietro. “Non ci potrà essere pace senza giustizia e i poveri ce lo ricordano in tanti modi, con il loro migrare come pure con il loro grido tante volte soffocato dal mito del benessere e del progresso che non tiene conto di tutti, e anzi dimentica molte creature lasciandole al loro destino”, ha quindi aggiunto Papa Prevost.

Ucraina, Zelensky: al lavoro su nuovi negoziati e scambio di prigionieri con Mosca

Milano, 16 nov. (askanews) – “Stiamo lavorando per garantire un nuovo avvio dei negoziati, affinché finalmente si prospetti la fine di questa guerra. Contiamo anche sulla ripresa degli scambi di prigionieri di guerra: per garantire ciò sono in corso numerosi incontri, negoziati e colloqui telefonici. Ringrazio tutti coloro che stanno dando il loro contributo. Grazie a tutti coloro che sostengono l’Ucraina”. Lo scrive in un post su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

“Dopo ogni attacco russo, garantiamo la ricostituzione delle nostre forze: non è facile, ma lo stiamo facendo – precisa in un altro post il presidente dell’Ucraina -. Inoltre, la nostra resilienza, la nostra preparazione per l’inverno. E, naturalmente, il fronte e la diplomazia”.

Venezuela, liberato Camilo Castro, il "Trentini" francese. Macron: così proteggiamo i nostri

Milano, 16 nov. (askanews) – Camilo Castro, il cittadino francese detenuto da fine giugno in Venezuela, “è libero”. L’annuncio è del presidente francese, Emmanuel Macron, che su X scrive: “Condivido il sollievo dei suoi cari e ringrazio tutti coloro che hanno lavorato per la sua liberazione”.

Il caso di Castro è molto simile a quello dell’italiano Alberto Trentini, il cooperante veneto detenuto da 365 giorni in Venezuela. “La Francia avanza talvolta senza rumore, ma sempre con determinazione e sangue freddo – evidenzia ancora Macron -: è così che proteggiamo i nostri”.

Il Piccolo coro dell’Antoniano e Topo Gigio insieme per Topo Top

Milano, 16 nov. (askanews) – E’ già disponibile in digitale – distribuito da SONY MUSIC ITALY – Topo Top (https://piccolocorodellantoniano.lnk.to/topotop), la prima uscita discografica del Piccolo coro dell’Antoniano e di Topo Gigio. È online sul canale YouTube del Piccolo Coro il video ufficiale per cantare e ballare insieme (https://www.youtube.com/watch?v=u4I11AWRlSg).

Topo Gigio torna allo Zecchino d’Oro, 68ª edizione, insieme al Piccolo Coro, in diretta su Rai 1 il 28, 29 e 30 novembre.

«Lo Zecchino d’Oro e Topo Gigio sono amici di lunga data: due mondi fatti di musica, sogni e tenerezza che da sempre parlano ai bambini. All’Antoniano siamo felici di questa amicizia, perché insieme continuiamo a portare un messaggio di gioia, semplicità e speranza adatto ad ogni età». (fr. Giampaolo Cavalli, direttore dell’Antoniano).

Topo Top è una canzone “city pop dance” piena di ritmo che trasmette allegria e Topo Gigio, con il suo sorriso e la voglia di giocare, trasforma ogni momento in una festa, dimostrando che anche chi è piccolo può fare grandi cose grazie alla creatività e all’amore, perché solo la fantasia può colorare la realtà.

«Il messaggio che voglio mandare con Topo Top è… è… ma in fondo non lo so se è un messaggio. Forse è più semplicemente una carica di allegria, gioia e speranza. Perché oggi più che mai ne abbiamo bisogno!». (Topo Gigio) Il testo del brano è firmato dal giovane e talentuoso autore musicale e cantautore Rondine e la musica da Rondine e Matteo Milita. «Dare voce e parole a un personaggio così iconico – e ormai storico – come Topo Gigio è stato per me un grande onore. Questa canzone rappresenta un vero e proprio tributo a Gigio: una superstar pop capace di incarnare felicità e divertimento per bambini, ragazzi e adulti. Topo Top!». (Rondine)

Il ceto medio dimenticato: perché la politica non lo vede più?

Un divorzio che nasce dal sistema politico

L’attuale dibattito sulla finanziaria ha fornito l’occasione per capire a quale punto sia giunto il livello di incomprensione della politica rispetto alla condizione dei ceti sociali intermedi. Un divorzio alimentato da diversi fattori concomitanti.

Il deficit di rappresentanza, che il bipolarismo forzoso creato dal sistema maggioritario ha reso ormai strutturale, ha prodotto negli anni un circolo vizioso. Con il disfacimento dei partiti di massa e con la contestuale adozione della prassi della nomina dei parlamentari da parte dei “cerchi magici” dei partiti, togliendo agli elettori il potere di scelta espressamente previsto dalla Costituzione, il personale politico risulta in gran parte selezionato dall’alto e non più espressione dei corpi sociali più rappresentativi.

Nel contempo, questo processo ha concorso ad accrescere la disaffezione verso la politica e verso le elezioni da parte di una buona metà dell’elettorato. A questo proposito va osservato, con pura constatazione dei fatti, che la tanto decantata elezione diretta, che continua ad avere estimatori tanto a destra quanto a sinistra, ha ammazzato la partecipazione dei cittadini alle elezioni per gli enti locali, oltre che alle legislative.

Una politica che non conosce più il ceto medio

Non stupisce, dunque, che in occasione della discussione della manovra finanziaria siano emerse proposte che denotano una non familiarità con la condizione del ceto medio. Come la proposta della Cgil di una patrimoniale sopra i due milioni. Pomposamente annunciata come la tassa sui “super-ricchi”, in pratica costituirebbe una nuova stangata sui comuni patrimoni familiari. Annunciata come la tassa sui paperoni, finirebbe per gravare per lo più sulla classica casalinga di Voghera.

Non è un caso che questa proposta sia stata sostenuta da Verdi e Sinistra Italiana: ulteriore conferma di una alleanza di interessi nei fatti fra sinistra estrema e veri super-ricchi, plurimilionari e miliardari, soggetti alle per loro allettanti regole dei paradisi fiscali.

Ma anche il centro, che dovrebbe essere il naturale interlocutore politico del ceto medio, denota una certa fatica a rappresentarlo. Spesso dà l’impressione di considerarlo solo come ceto benestante. Ma con la fine della politica economica, della programmazione e dell’economia mista pubblico-privata — sostanzialmente con la fine della Prima Repubblica — il ceto medio arranca.

L’allarme dell’Eurispes

Ce lo ricorda bene un commento dell’Istituto Eurispes alla legge di bilancio in discussione, per il quale occorre salvare il ceto medio, i cui componenti sono considerati “ricchi per legge, ricchi per ideologia, ma, in realtà, spina dorsale del Paese in profonda difficoltà economica e identitaria”.

Credo che una classe politica — specie se ama definirsi di centro — che voglia proporsi di superare l’attuale divorzio fra ceto medio e politica, debba interrogarsi sul rapporto che intercorre fra sistema politico-istituzionale, democrazia e ceto medio.

È un fatto che nella Prima Repubblica, nella quale era la politica a comandare, vi è stata una costante crescita del ceto medio. Nei sistemi in cui è il denaro a comandare, come nella Seconda Repubblica — almeno fino al governo Draghi, che molti considerano il governo della svolta — il ceto medio perde ruolo politico e vede peggiorare il proprio livello di vita.

Come osserva l’Eurispes:

“Non solo gli appartenenti all’attuale ceto medio non sono ricchi, ma devono anche pagare, ed hanno fino ad oggi pagato, per chi probabilmente è anche più ricco di loro.”

Servono politiche nazionali, comunitarie e globali per contrastare la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochissimi soggetti.

La ricchezza si concentra, la classe media arretra

Secondo i dati della Banca d’Italia sulla distribuzione della ricchezza delle famiglie italiane, nel 2010 il 10% più ricco deteneva il 51,8% della ricchezza totale; nel 2024 è passato a detenerne il 60%.

La classe media, nello stesso periodo, passa dal 39% al 32,7% della ricchezza totale.

Perché l’Italia può essere un laboratorio di rinascita

Non si vede perché non possa essere proprio l’Italia il laboratorio per un cambio di strategia verso il ceto medio. Il modello italiano di sviluppo, che portò il Paese al boom economico, è stato molto studiato e in parte adattato in molti contesti di nuova industrializzazione.

Come dice Jannik Sinner “c’è tanta Italia a Torino”, così si potrebbe dire che c’è tanta Italia a Pechino, dietro il grande sviluppo del Dragone degli ultimi decenni.

La rinascita del ceto medio passa dal recupero e dall’attualizzazione di politiche che tanti benefici diedero al nostro Paese e che dimostrano di funzionare tuttora nei contesti dove non sia il denaro a comandare.

Ritorna la categoria dei cattolici professionisti

Un mondo variegato e ricco di talenti

Nella lunga, gloriosa, ricca e feconda storia del cattolicesimo politico italiano abbiamo conosciuto non solo le diverse sensibilità culturali che hanno caratterizzato questo mondo, ma anche — e soprattutto — i diversi talenti e le spiccate personalità, a volte molto diverse se non addirittura contrastanti tra loro, che articolavano e componevano i vari tasselli della presenza dei cattolici nella vita pubblica italiana.

“Sepolcri imbiancati” e “cattolici professionisti”

Al riguardo, non possiamo dimenticare due giudizi, ovviamente sferzanti, attribuiti negli anni a una tipologia specifica di cattolici impegnati nella vita pubblica. Carlo Donat-Cattin, durante la Prima Repubblica, bollava alcuni suoi compagni di viaggio come “sepolcri imbiancati”.

Mino Martinazzoli, nei primi anni Duemila, con maggior eleganza, li definiva “cattolici professionisti”. In entrambi i casi si trattava di esponenti del mondo cattolico che, pur senza ostentarlo spudoratamente, pretendevano di rappresentare la parte migliore, più coerente e più titolata del cattolicesimo politico. Una pretesa spesso alimentata da stampa compiacente e progressista.

Il modello Prodi

Per capirci, il percorso di Romano Prodi — “cattolico adulto” e modello del “cattolico doc” — risponde a questo schema: cattolico di sinistra, salottiero, legato ai gangli del potere, non riconducibile al tradizionale cattolicesimo popolare e sociale che nella Dc ebbe ben altri riferimenti.

Il caso Ruffini

Oggi, assistiamo alla discesa in campo di Ernesto Maria Ruffini, leader del movimento “Più uno”, noto ai più come “mister tasse” per il suo ruolo ai vertici dell’Agenzia delle Entrate. Al di là del progetto politico ancora confuso e aleatorio — al netto della predicazione dei soliti valori — colpisce la candidatura diretta a Presidente del Consiglio per il campo alternativo al centrodestra.

Un modello che ricorda la vecchia polemica nel Pci sui “migliori” che aspiravano alla Direzione del partito: ora, però, si parla nientemeno che di Palazzo Chigi.

La domanda inevasa

Al di là delle legittime ambizioni di potere, resta una domanda: in virtù di cosa Ruffini dovrebbe candidarsi a Premier della coalizione progressista? Per le sue capacità manageriali? Forse. Perché “cattolico adulto”? Probabile.

O, come avrebbe detto Martinazzoli, perché è un “cattolico professionista”: migliore e più credibile degli altri. E quindi, più titolato a guidare.

Morale

La storia, si sa, non si ripete mai. O meglio — per non essere troppo dogmatici — si potrebbe dire che, in questo caso specifico, la storia non si ripete… “quasi” mai.

Il Dio di sempre, le guerre e ingiustizie di oggi

La guerra come una prassi consueta

A questo mondo le cose non girano più per il verso giusto. Stiamo cadendo in un gorgo senza fondo, un abisso dal quale si potrà riemergere solo quando l’avremo riempito di tanta morte da costringerlo a rigurgitarla fuori e svuotarsi dal suo pieno. Di guerre, di soprusi e di malfatte al mondo ce ne sono abbastanza per mettere in piazza, per protesta, gli studenti di ogni parte per invocarne la fine. Ogni giorno il manuale delle pagine di storia si gonfia di nuovi fatti e i giovani d‘oggi non hanno voglia di impegnarsi oltre in un eccesso di lettura, un programma che sovrasta crescentemente ogni altra materia. 

Pochi leader padroni del mondo

Si scherza con il fuoco come non lasciasse segni, come occorresse il nero della morte e il rosso del sangue per dipingere il quadro di una nuova era dell’umanità. Dio Padre, peccando di eccesso di discrezione, non interviene e non può far altro che allargare la porta dell’Inferno a causa di ingressi sempre più copiosi. I leader mondiali sentono di essere immuni da tutto, convinti di essere sempre e comunque loro a tirare il filo delle marionette mancando così di una superiore consapevolezza. La difesa dell’interesse di ciascuno si tradurrà in un generale annientamento, per primo, del senso della vita. Stiamo diventando altro rispetto all’uomo di un tempo e non perché le armi siano ora più distruttive. 

L’avvento di un’altra era

Siamo all’alba di un uomo nuovo cha ha abolito dal suo vocabolario ogni inibizione, non è più schiavo del male ma ne è fieramente padrone, la terra sta partorendo una generazione inedita tutta da scoprire. Il solo a dolersene è proprio il male che ha perso la sua dose di peccato e la malizia dell’infrazione, ma adesso è alla catena dell’uomo e non ha modo di fuggire.

La lezione biblica

Il salmo è un canto eseguito anticamente con la cetra, uno strumento sembra usato anche dall’esercito cretese per dare ritmo alla marcia delle sue truppe. Si ritorna da capo a dodici in modo che la guerra si prenda sempre la sua parte in primo piano. Forse è per questo che il Creatore, non potendo fare altro, non si rassegna almeno a lanciare un allarme dicendo le cose con una chiarezza che non conosce lusso di interpretazioni. 

Il libro della Sapienza

Ha lanciato l’ultima ciambella di sicurezza nel Libro della Sapienza, quella scelta proprio per dare forse più sapore alle sue parole: 

“Ascoltate, o re, e cercate di comprendere; imparate, o governanti di tutta la terra. Porgete l’orecchio, voi dominatori di popoli, che siete orgogliosi di comandare su molte nazioni. Dal Signore vi fu dato il potere e l’autorità dall’Altissimo; egli esaminerà le vostre opere e scruterà i vostri propositi: pur essendo ministri del suo regno, non avete governato rettamente né avete osservato la legge né vi siete comportati secondo il volere di Dio. Terribile e veloce egli piomberà su di voi,poiché il giudizio è severo contro coloro che stanno in alto. Gli ultimi infatti meritano misericordia, ma i potenti saranno vagliati con rigore. Il Signore dell’universo non guarderà in faccia a nessuno, non avrà riguardi per la grandezza, perché egli ha creato il piccolo e il grande e a tutti provvede in egual modo. Ma sui dominatori incombe un’indagine inflessibile.Pertanto a voi, o sovrani, sono dirette le mie parole, perché impariate la sapienza e non cadiate in errore”.

È un responso mosso senza una preventiva domanda, un tentativo di giocare in anticipo prima che sia troppo tardi, una indicazione di responsabilità che non dovrebbe essere elusa. I Re delle nazioni ne tengano conto finché sono in tempo, evitando che debbano essere le loro lacrime a lavare lo specchio in cui guardarsi con una chiarezza ormai tardiva.

Riforma elettorale: dal Rosatellum alla falsa legge proporzionale di Fratelli d’Italia

Una battaglia storica dei Popolari

Appartengo a quell’area di DC e Popolari da sempre schierati a favore della legge elettorale di tipo proporzionale con preferenze; convinzione confermata, dall’esperienza delle diverse leggi maggioritarie che si sono succedute, dopo l’infausto referendum di Mariotto Segni, dal mattarellum sino all’attuale rosatellum. Leggi elettorali che ci hanno condannati a un sistema di bipartitismo forzato destra- sinistra, con i capi dei due partiti dominanti, impegnati a dare le carte e a scegliere i propri parlamentari “nominati”, inseriti in liste ordinate secondo un ordine fisso e immutabile dai cittadini elettori.

Risultato? Quanto accaduto nel settembre del 2022, dove la maggioranza di centro destra raccolta attorno all’On.Meloni, ha potuto garantirsi il controllo del  parlamento, pur risultando espressione della maggioranza di una minoranza di elettrici ed elettori, di fatto rappresentando non oltre il 16% del corpo elettorale.

Il lungo cammino del proporzionale in Italia

La nostra storia politica è nata con i Popolari  di Sturzo, grazie all’estensione del voto varata dal governo Giolitti e l’introduzione del sistema elettorale di tipo proporzionale puro- Legge 1401/1919. Sistema superato dall’infame Legge Acerbo del 1923 ( proporzionale con premio di maggioranza che permise la legittimazione della vittoria del fascismo), cui seguirono le leggi 122/1925 e 1019/1928 a sostegno del sistema plebiscitario. Fu con la legge 74/1946 che fu ripreso il sistema proporzionale classico, come indicato dalla Costituzione Italiana.

Gli articoli 48 e 51 della Costituzione rispettivamente recitano:

“Sono elettori tutti cittadini, il voto è personale ed eguale, libero e segreto”;

“Tutti i cittadini possono accedere alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza”

Queste norme dispongono precisamente:

che il voto di ciascun elettore deve avere lo stesso valore, lo stesso peso,

che il voto deve poter essere espresso secondo la libera scelta di ciascuno;

che il risultato del voto deve rispettare le scelte di tutti gli elettori;

che a tutti i cittadini è consentito di essere candidati alle elezioni in condizioni di pari opportunità di essere eletti.

Date le norme della Costituzione sopra citate vi è un solo sistema elettorale che le può rispettare integralmente: il proporzionale puro (senza sbarramenti e senza premi di maggioranza).

Le due LIP: proporzionale e cancellierato

È una delle ragioni per cui, con gli amici di Iniziativa Popolare, abbiamo avviato la raccolta delle firme sue due importanti Leggi di Iniziativa Popolare ( LIP): la prima, per il ritorno alla legge proporzionale puro, senza sbarramenti e senza premi di maggioranza; la seconda, per il cancellierato sul modello tedesco, alternativo al premierato di impostazione meloniana, un unicum a livello internazionale destinato a infrangere il delicato equilibrio dei poteri fissato dai padri costituenti.

La mossa di Meloni: una legge proporzionale “corretta”

Ora l’on. Meloni, constatata la difficoltà di procedere sul premierato, lancia l’idea di una legge di tipo proporzionale con sbarramento e con un premio di maggioranza. Una proposta che intende superare il rischio del Rosatellum, qualora tutte le opposizioni si presentassero unite, specie al Sud; di qui l’idea di abolire i seggi uninominali e l’introduzione di un premio al di sopra del 40%.

Si ritrova in questo progetto un ricordo antico che, nella migliore della ipotesi, si rifà alla “legge truffa del 1953,” la quale modificò la legge elettorale italiana del 1946, introducendo un premio di maggioranza consistente nell’assegnazione del 64,4% dei seggi della Camera dei deputati (380 su un totale di 590) alla lista o al gruppo di liste collegate che avesse superato il 50% dei voti validi. Nella peggiore, alla famigerata Legge Acerbo che, come quella nelle intenzioni della Meloni, introdusse un premio di maggioranza al sistema proporzionale. Essa fu voluta da Mussolini per assicurare al Partito Nazionale Fascista una solida maggioranza parlamentare,  modificando il sistema proporzionale in vigore dal 1919, integrandolo con un premio di maggioranza in quota fissa, pari ai 2/3 dei seggi, a beneficio del partito più votato qualora questo avesse superato il quorum del 25%.

Che cosa scrive la stampa

In assenza ancora di un testo definitivo del progetto di legge di iniziativa governativa ( sono agli atti solo le dichiarazioni di alcuni esponenti del partito di Fratelli d’Italia) ho tentato di verificare ciò che scrivono diversi giornali e riviste sulla questione.

Scrive, ad esempio,  “il Sussidiario” nel merito della nuova legge elettorale (che sarebbe la quinta in poco più di trent’anni):

“Se la legge attuale del Rosatellum prevede un sistema “spurio”, misto tra proporzionale e maggioritario con i collegi uninominali, l’idea di FdI e Lega – Forza Italia nutre qualche perplessità in più – è quella di presentare un sistema sostanzialmente proporzionale, con indicazione della preferenza per i candidati parlamentari, con soglia di sbarramento al 3% e con un doppio premio di maggioranza. Il primo riguarda l’assegnazione del 55% dei seggi alla coalizione che supera il 40% dei voti totali, il secondo invece addirittura un 60% dei seggi complessivi in caso che la coalizione prendesse sopra il 45% delle preferenze: via i collegi uninominali, cercando così di “contattare” la possibile convergenza del campo largo progressista su un singolo candidato con più partiti a sostegno. Dubbi invece sull’eventualità di inserire il nome del candidato alla Presidenza del Consiglio per ogni coalizione: un po’ perché sarebbe appunto un “anticipo” del Premierato, e un po’ perché in Forza Italia permane la volontà di inserire il nome di Berlusconi nel simbolo e sarebbe problematico aggiungere anche quello del candidato Premier (in questo caso, Giorgia Meloni)”.

Una mobilitazione necessaria

Attendiamo, quindi, gli sviluppi del progetto,  sempre attenti a denunciarne tutta la pericolosità ed eventuale incostituzionalità, e, intanto, chiamiamo a raccolta tutti gli amici a sostegno delle due LIP già depositate presso il Ministero della Giustizia.

 

Esse si possono sottoscrivere cliccando:

 

per la legge proporzionale:

👉 firma qui

 

per il cancellierato:

👉 firma qui

Mattarella: benefici da apertura al mondo e condivisione

Berlino, 15 nov. (askanews) – “La collaborazione tra Comuni dei due Paesi, unendo le rispettive memorie, identità, aspirazioni, dà ai propri concittadini un tangibile esempio dei benefici che derivano dall’apertura al mondo, dalla condivisione”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso della cerimonia per il premio dei Presidenti a Berlino.

Secondo il capo dello Stato infatti “oggi più che mai le Municipalità sono protagoniste di un nuovo capitolo della storia globale. Nel mondo attraversato da profonde tensioni, geopolitiche, climatiche, da spinte regressive, le città non sono soltanto luoghi in cui riparare: sono fucine di umanità, incontro tra popoli, nodi di una rete in cui si vivono esperienze che possono migliorare la vita delle nostre comunità”.

“Il Premio valorizza il ruolo dei Comuni e incoraggia le Amministrazioni locali a tessere sempre nuovi rapporti con le realtà di altri Paesi, sviluppando così una vera e propria rete di diplomazia comunale – ha osservato il capo dello Stato -. Gemellaggi, reti di cooperazione, scambi culturali, progetti congiunti tra i Comuni di Germania e Italia permettono di accrescere la conoscenza reciproca, sviluppando cooperazione e fiducia” e quindi “le comunità locali, non sono soltanto ambasciatrici dei valori della propria comunità, ma danno vita a un modello ricco di fiducia nell’avvenire che ci unisce nella cornice europea”.

Repubblica Democratica del Congo, dopo anni di combattimenti governo e ribelli M23 firmano accordo di pace

Roma, 15 nov. (askanews) – I rappresentanti del governo della Repubblica Democratica del Congo (RDC) e del gruppo ribelle M23, sostenuto dal Ruanda, hanno firmato un accordo di pace in Qatar con l’obiettivo finale di porre fine ad anni di combattimenti.

La sigla dell’accordo è stata annunciata a Doha da Qatar e Stati Uniti, che lo hanno definito come una tabella di marcia per porre fine ai sanguinosi combattimenti e migliorare la grave situazione umanitaria nella nazione centrafricana. In sostanza, spiega Al Jazeera, l’accordo non cambierà immediatamente la situazione sul campo, ma farà avanzare un processo di pace più ampio.

Le due parti hanno condotto colloqui di mediazione per mesi e hanno firmato un primo accordo di tregua a luglio, che deve ancora essere oggetto di ulteriori negoziati sulle modalità di attuazione. L’accordo, spiega ancora l’emittente qatariota, include otto protocolli di attuazione, due dei quali sono già stati firmati, tra cui uno sul monitoraggio del cessate il fuoco e un altro sullo scambio di prigionieri.

Si prevede che i restanti protocolli saranno discussi e finalizzati nelle prossime settimane. Includono una cronologia e dettagli su come funzioneranno i diversi processi, su come gli aiuti umanitari potranno raggiungere la popolazione in difficoltà e su come consentire il ritorno dei rifugiati e degli sfollati interni.

Governo, Conte: paese in difficoltà, loro saltano e ballano

Roma, 15 nov. (askanews) – “Quando finiscono con balletti e saltelli gli ricordiamo che c’è un paese in difficoltà, che gli italiani stringono la cinghia”. Lo dice il leader M5s Giuseppe Conte in un video su Facebook in cui posta le immagini di Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Maurizio Lupi che ieri al termine del comizio al PalaPartenope di Napoli hanno saltellato sul coro “Chi non salta comunista è”.

“E’ per questo che li invitiamo a considerare l’estensione della no tax area sino a 20.000 euro, investimenti seri in sanità, l’incremento dell’assegno per i figli e ancora ritorniamo per le imprese a transizione 4.0 con il credito d’imposta come nel 2019 e nel 2020. Da ultimo facciamo un pacchetto serio per la sicurezza: è un’emergenza nelle nostre strade, nelle nostre periferie e anche nei centri storici. Prendiamo i soldi buttati in Albania e li mettiamo in questo pacchetto”, propone.

“Fatti, non saltelli, grazie”, scrive Conte a commento del video.

Tennis, Sinner "Contento di essere ancora in finale"

Roma, 15 nov. (askanews) – “È stata una partita molto difficile, soprattutto all’inizio ho sbagliato qualche risposta. Dopo ho cercato di alzare il livello, soprattutto nel secondo set”. Così Jannik Sinner rivolto al pubblico di Torino dopo il successo che gli vale la terza finale consecutiva alle Atp finals. “Il break iniziale – continua – mi ha dato fiducia per spingere ancor di più. Le Finals sono l’ultimo torneo dell’anno, siamo tutti un po’ stanchi, ma il pubblico è una spinta in più. Giocare in casa è speciale. Domani sarà difficile, ma sono contento di esserci ancora”

Atp Finals, Sinner piega De Minaur e torna in finale

Roma, 15 nov. (askanews) – Jannik Sinner torna in finale alle Atp Finals. L’azzurro è in finale a Torino per il terzo anno consecutivo grazie alla vittoria su Alex De Minaur, piegato con il punteggio di 7-5, 6-2 in un’ora e 51 minuti di gioco. È stato un match dai due volti per Sinner. Il primo set è stato lottato ed equilibrato, giocato al massimo da De Minaur e – di contro – tra alti e bassi dal numero 2 al mondo. Decisivo è stato il cambio di marcia di Jannik nell’undicesimo parziale, in cui ha conquistato il break all’ottava palla break del set. Nel secondo parziale, invece, non c’è stata partita: un monologo del tennista azzurro che rapidamente ha conquistato un doppio break di vantaggio. Alla decima finale stagionale (nuovo record personale), Sinner diventa così il terzo giocatore nella storia a giocare le finali in tutti gli Slam e alle Atp Finals nella stessa stagione dopo Roger Federer e Novak Djokovic. Domani alle 18, la finale per confermare il titolo conquistato un anno fa: di fronte ci sarà Carlos Alcaraz o Felix Auger-Aliassime.

“È stata una partita molto difficile, soprattutto all’inizio ho sbagliato qualche risposta. Dopo ho cercato di alzare il livello, soprattutto nel secondo set”. Così Jannik Sinner rivolto al pubblico di Torino dopo il successo che gli vale la terza finale consecutiva alle Atp finals. “Il break iniziale – continua – mi ha dato fiducia per spingere ancor di più. Le Finals sono l’ultimo torneo dell’anno, siamo tutti un po’ stanchi, ma il pubblico è una spinta in più. Giocare in casa è speciale. Domani sarà difficile, ma sono contento di esserci ancora”

Zelensky (dopo l’inchiesta dell’Anticorruzione): al via piano di riorganizzazione delle aziende dell’energia

Roma, 15 nov. (askanews) – “Stiamo avviando la riorganizzazione delle principali imprese statali nel settore energetico. Oltre a una revisione completa delle loro attività finanziarie, è previsto un rinnovamento della dirigenza di queste società. Oggi, insieme al primo ministro Yuliia Svyrydenko e al ministro dell’Economia Oleksii Sobolev, abbiamo definito la linea d’azione da seguire”. Lo scrive su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dopo l’inchiesta dell’Anticorruzione che ha svelato un capillare sistema di corruzione dentro le società energetiche del Paese, in cui sarebbero coinvolti due ministri e uomini molto vicini allo stesso Zelensky. Per quanto riguarda Energoatom, spiega il presidente ucraino su X, “entro una settimana devono essere soddisfatte tutte le condizioni per costituire un nuovo consiglio di sorveglianza, che consenta una completa riorganizzazione della gestione della società”. Su Ukrhydroenergo “dev’essere indetto un concorso urgente per nominare un nuovo amministratore delegato della società e completare la costituzione del consiglio di sorveglianza”. Per “Gas Transmission System Operator of Ukraine deve essere completato il consiglio di sorveglianza e deve essere indetto un concorso urgente per la posizione di amministratore delegato”, mentre per quel che concerne Naftogaz of Ukraine, “poiché i contratti dell’attuale consiglio di sorveglianza scadono nel gennaio del prossimo anno, deve essere indetto e condotto un concorso per il nuovo consiglio, in modo che possa iniziare a operare nel gennaio 2026”.

“In tutte le altre principali società energetiche statali, i rappresentanti dello Stato nei consigli di sorveglianza devono essere rinnovati”, sottolinea Zelensky.

Intanto le unità delle Forze di Difesa ucraine hanno colpito la raffineria di petrolio di Ryazan, nella regione russa di Ryazan. Sono state segnalate diverse esplosioni e un vasto incendio. Ne dà notizia lo Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine su Facebook, riporta l’agenzia di stampa Ukrinform.

La raffineria produce benzina, gasolio, carburante per aerei, gas liquefatti e altri prodotti petroliferi. Produce in media- aggiunge Ukrinform – 840mila tonnellate di cherosene per aviazione all’anno, utilizzato dalle Forze Aerospaziali russe. Le Forze di Difesa ucraine hanno inoltre colpito una stazione radar Nebo-U in Crimea, un treno militare nei pressi della città di Tokmak, occupata dai russi nella regione di Zaporizhzhia e personale militare russo nei pressi di Vovcansk, nella regione di Kharkiv.

Ai Dazi di Milano JTI presenta Ploom Aura

Milano, 15 nov. (askanews) – La tecnologia continua a fare passi da gigante, e ormai entrata a far parte della vita quotidiana in tutto e per tutto, perfino nel mondo del tabacco. il caso di Ploom Aura, il nuovo device a tabacco riscaldato di JTI, presentato a Milano ai Dazi di Levante e Ponente, con un grande evento di lancio. Il dispositivo, infatti, una vera e propria innovazione per il comparto: tra le sue tante caratteristiche peculiari, la capacit di dialogare con un’app dedicata, che permette di geolocalizzare il dispositivo, bloccarlo da remoto e scegliere modalit di utilizzo personalizzate. Abbiamo parlato con Jean Baudon Sales Director JTI Italia:

“Ploom Aura rappresenta un passo nel futuro per il dispositivo a tabacco riscaldato. stato sviluppato per offrire un’esperienza personalizzabile grazie a un’app dedicata che permette di gestire il device in modo semplice e intuitivo. Dalla geolocalizzazione al blocco da remoto, fino alla possibilit di impostare diversi modi d’uso, tutto pensato per adattarsi alle preferenze dei consumatori. In questo modo Ploom Aura anticipa il futuro del settore, un’esperienza pi connessa, sicura e su misura per i suoi consumatori”.

Sede privilegiata dell’evento di lancio, l’installazione realizzata dal brand in Piazza Sempione in occasione della presentazione del nuovo device. Un tunnel di luce, musica e tecnologia aperto al pubblico adulto che unisce i Dazi di Levante e Ponente ad opera di Davide Asker Carioni, e ispirato all’essenza della nuova rivelazione di JTI. poi intervenuta Adriana Valle, Corporate Affairs & Communication Director JTI Italia:

“Il lancio di Ploom Aura frutto di un percorso lungo e appassionato fatto di innovazione e di costante ascolto del consumatore. In JTI crediamo che la vera innovazione nasca dall’impegno, dalla competenza e dalla capacit di guardare oltre il presente. Da questa visione nato un prodotto che combina tecnologia, design e personalizzazione e questo il modo in cui intendiamo affrontare le nuove sfide del settore”.

Un viaggio alla scoperta dell’innovazione quello di Ploom Aura che, dopo la tappa milanese, toccher le principali citt del Paese, tra cui Napoli, Roma, Firenze, Bari, Bologna, Torino e Palermo con eventi unici capaci di unire design, musica e tecnologia.

MotoGp, Alex Marquez vince la Sprint a Valencia



Roma, 15 nov. (askanews) – Alex Marquez vince la Sprint Race di Valencia, prendendo la testa della corsa alla prima curva e andando a vincere in solitaria. Sul podio anche Acosta e Di Giannantonio, poi le Aprilia di Raul Fernandez e Bezzecchi (partito dalla pole, ha perso 5 posizioni nel primo giro) e l’altra Ducati VR di Morbidelli. Bagnaia chiude 14° una gara anonima. Marco Bezzecchi, grazie al 5° posto nella Sprint di Valencia e lo “zero” di Bagnaia (14°), si assicura la terza posizione nella classifica Mondiale. Acosta sale al quarto posto scavalcando Bagnaia: i due sono separati da 6 punti, per determinare la loro posizione definitiva saranno decisivi gli ultimi punti in palio. Domenica la gara lunga, l’ultima della stagione

Rugby, a Torino l’Italia cede 32-14 al Sudafrica



Roma, 15 nov. (askanews) – All’Allianz Stadium di Torino un’Italia coraggiosa mette in grande difficoltà il Sudafrica ma cede nel finale di fronte ai campioni del mondo, che passano 32-14. La squadra di Quesada sogna per 70 minuti e rimane in partita fino alla fine, con gli Springboks – in 14 dal 10′ per un rosso a Mostert – che fanno fatica ad imporsi fisicamente nel primo tempo e nella prima metà nella ripresa. L’Italia risponde colpo su colpo con i piazzati di Paolo Garbisi, sogna con la meta di Capuozzo che vale il 14-20, ma la marcatura di Williams al 71′ scava il solco definitivo. A tempo scaduto la meta di Hooker chiude il match su un 32-14 eccessivo per dimostrato in campo da un’Italia brava e coraggiosa. Ultimo appuntamento per gli Azzurri sabato 22 novembre alle 21.10 contro il Cile, al Luigi Ferraris di Genova.

Manovra, Schlein (Pd): tagli a enti locali, Meloni prende in giro sindaci

Bologna, 15 nov. (askanews) – “Dire che questa è la prima manovra senza tagli agli enti locali è prendere in giro i sindaci che i bilanci li conoscono”. Lo ha affermato la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, denunciando i tagli del governo agli enti locali nel corso della prima assemblea nazionale degli amministratori locali e dei sindaci democratici promossa a Bologna dal Pd nazionale.

“I bisogni e le aspettative di voi amministratori sono tante, mentre le risorse sono poche e in questo periodo costantemente decurtate dal governo che ha scaricato su di voi e sui cittadini il peso dei tagli, ma pure le sue responsabilità – ha spiegato Schlein -. I numeri sono testardi e smentiscono la propaganda autocelebrativa della presidente del Consiglio Meloni. Non finga la presidente Meloni di non sapere che le due manovre precedenti hanno già sottratto 10 miliardi e 700 milioni agli enti locali tra parte corrente e investimenti per i prossimi anni” ha proseguito la segretaria. “Oltre 800 milioni in meno per il 2026, 1,2 miliardo in meno per il 2027 e 1,4 in meno per il 2028. Credo che le si sia di nuovo rotta la calcolatrice”.

“Senza contare – ha concluso Schlein – che il governo, appena si è insediato, ha pensato bene di cancellare con un tratto di penna il fondo per l’affitto da 330 milioni di euro e quello per la morosità colpevole”.

Centrosinistra, Ruffini: a primavera progetto di cambiamento e di governo

Roma, 15 nov. (askanews) – “Diamoci appuntamento per rivederci in primavera. Se saremo capaci di diventare molti di più potremo decidere assieme dove portare questo progetto. Un progetto di cambiamento e di governo del Paese e per l’Europa”. E’ l’impegno che Ernesto Maria Ruffini ha lanciato ai promotori dei comitati Più Uno in conclusione della prima assemblea.

“Ognuno di noi è chiamato a fare la differenza. Un’ora alla settimana per un comitato, una proposta da portare, una persona da coinvolgere, un progetto da costruire. Un piccolo gesto che, moltiplicato, diventa un cambiamento reale”, ha detto Ruffini che ha invitato i promotori a diffondere i comitati, a costruire nuovi spazi di partecipazione, coltivando i comitati già nati e aiutando a far crescerne di nuovi “nelle città e nei paesi, nei centri e nelle periferie, tra i giovani e tra chi da troppo tempo si sente fuori. La sfida è moltiplicare i comitati, aprirli, farli circolare. Riaccendere la partecipazione democratica e accogliere chi vuole contribuire con il proprio impegno. Io continuerò a mettercela tutta, a non risparmiarmi in giro per il Paese e vi garantisco che il mio impegno non sarà quello di una comfort zone di qualche stanza romana”.

L’ultima citazione è per John Lennon: “Diceva che la vita è quella cosa che accade mentre siamo impegnati a fare altro. La buona notizia invece è che oggi siamo qui con la consapevolezza che se non saremo noi a fare questo lavoro, nessuno lo farà per noi. Per questo dobbiamo farlo”.

Condono edilizio in manovra, l’opposizione insorge: scambio elettorale

Roma, 15 nov. (askanews) – “Fdi ha presentato un emendamento alla manovra che di fatto riaprirebbe il condono edilizio del 2003, con un esplicito riferimento alla regione Campania. Più che un emendamento a noi sembra una promessa da campagna elettorale: votateci e riapriremo la sanatoria edilizia. Siamo curiosi di sapere cosa ne pensa Giorgia Meloni: ritiene che sia un emendamento consono alla sua ‘rigorosa’ manovra?”, attacca il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia. Per la destra la ricetta è sempre la stessa: sotto elezioni un bel condono edilizio non si nega mai. E pazienza se poi tra qualche mese piangeremo sui danni di frane o alluvioni. L’ennesima vergogna di un manovra che ignora la crisi climatica e che non mette un euro per chi la casa non ce l’ha”. Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.

“La premier aveva giurato: ‘Con me mai più condoni’. Oggi, invece, guida un governo che dell’abusivismo vuole fare uno strumento politico. L’emendamento di Fratelli d’Italia che riapre la sanatoria del 2003 è un atto criminogeno e che premia chi ha violato la legge”, così in una nota Angelo Bonelli parlamentare AVS e co portavoce di Europa Verde. “Non è un incidente di percorso: è un condono pensato per raccogliere voti, un vero e proprio voto di scambio”, sottolinea Bonelli, aggiungendo: “Meloni è in silenzio perché vuole questo voto di scambio lo vuole. L’Italia non ha bisogno di nuovi condoni: ha bisogno di legalità, di tutela del territorio, di fermare l’abusivismo che devasta coste e colline e aumenta il rischio idrogeologico. Il governo dei condoni di Giorgia Meloni, invece, continua a scegliere l’illegalità come strumento di consenso. Una vergogna politica che paga il Paese intero”.

“Tre mesi fa a Rimini, il meeting di CL e tutta la stampa applaudivano Giorgia Meloni che annunciava un piano casa da 15 miliardi. In Legge di Bilancio non c’è un centesimo. Però ieri in Campania, Giorgia Meloni ha annunciato il suo piano casa: un mega condono. Annunciano un condono, in Campania, la settimana del voto! Questo non è riformismo, questo è il governo dei mediocri, questo è il governo del voto di scambio”. Lo dichiara il leader di Iv, Matteo Renzi.

Di tutt’altro avviso Edmondo Cirielli, candidato per il centrodestra alla carica di presidente della Regione Campania. “La presentazione dell’emendamento che riapre i termini della sanatoria del 2003 rappresenta un atto di giustizia atteso da migliaia di famiglie campane costrette a realizzare case per necessità abitativa, non per abusivismo selvaggio. Ringrazio i parlamentari campani di centrodestra che si sono battuti per correggere una stortura che, per oltre vent’anni, ha prodotto disparità evidenti tra i cittadini della Campania e quelli del resto del Paese”. “L’emendamento inserito in manovra – ha sottolineato Cirielli – introduce strumenti più moderni per la riqualificazione urbanistica e ambientale, consente finalmente di definire con chiarezza la posizione degli immobili regolarizzabili, esclusi ovviamente quelli in zone rosse e quelli speculativi. Spetterà alle Regioni attuare la norma con il recepimento entro 60 giorni. Con me presidente, la Campania sarà la prima a recepirla: non possiamo perdere altro tempo. Dobbiamo chiudere una pagina di ingiustizia e restituire certezza a migliaia di famiglie che chiedono solo ciò che nel resto d’Italia è già realtà”.