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Rugby, Italia-Inghilterra, inni tradotti nella lingua dei segni

Roma, 4 mar. (askanews) – In occasione della sfida del Guinness Sei Nazioni tra Italia e Inghilterra, quarta giornata del Sei Nazioni 2026 in programma sabato 7 marzo allo Stadio Olimpico di Roma, la Federazione Italiana Rugby aggiunge un nuovo tassello alla propria visione di un Torneo altamente inclusivo e sostenibile, introducendo nel cerimoniale prepartita la traduzione degli inni nazionali nella lingua dei segni. Per la gara tra Italia e Inghilterra, le allieve del Coro Mani Bianche della scuola primaria dell’Istituto Omnicomprensivo ISISS “Magarotto” , Bianca Bifano e Chiara Vecchione Foa accompagneranno, rendendoli accessibili sui maxischermi dello Stadio Olimpico, l’esecuzione da parte della Banda dell’Esercito di “God Save the King” e del “Canto degli Italiani”, consentendo al pubblico presente di seguire simultaneamente gli ultimi palpitanti momenti che precedono il calcio d’inizio e, al contempo, riaffermando l’impegno della FIR e di Six Nations Ltd. per la piena accessibilità e inclusione del più antico e prestigioso torneo di rugby al mondo.

Il coro opera secondo la modalità “Segni e Voci”: mentre le voci cantano, le mani dei coristi — avvolte nei caratteristici guanti bianchi — si librano in aria traducendo la musica in “note visive” attraverso la Lingua dei Segni in questo caso Italiana e Inglese (LIS) , trasformandosi in un potente strumento di abbattimento delle barriere culturali, dimostrando che la musica è un linguaggio universale capace di includere e valorizzare ogni diversità.

Piccolotti (Avs): pdl contro “classi pollaio” arriva alla Camera

Roma, 4 mar. (askanews) – Non più di 20 alunni per classe. E’ l’obiettivo della proposta di legge di Alleanza Verdi Sinistra che ha superato le 60mila firme e che la settimana prossima verrà depositata alla Camera dei Deputati. Lo ha annunciato la deputata Avs, Elisabetta Piccolotti, nel corso di una conferenza stampa alla Camera.

“Abbiamo raggiunto un grande obiettivo, quello di raccogliere le firme – grazie a un consenso trasversale – per il deposito di una proposta di legge di iniziativa popolare per ridurre il numero minimo e massimo di studenti per classe”, ha detto Piccolotti. “E’ una proposta molto importante perché si tratta di permettere la formazione delle classi nei territori soggetti a spopolamento, dove ci sono pochi bambini e bambine e anche al contrario di impedire che ci siano delle ‘classi pollaio’ nelle grandi città nelle scuole più gettonate”, ha spiegato.

“Questa è una precondizione per poter fare una didattica di qualità che possa essere anche sperimentale e che possa prendersi cura dei bisogni educativi di ognuno e di ognuna. Il governo parla tanto di didattica personalizzata, ma in una classe di 30 alunni questa didattica personalizzata è sostanzialmente impossibile”, ha aggiunto Piccolotti sottolineando che “è necessario che il Parlamento riveda quella che fu all’epoca la riforma Gelmini e cambi questi rapporti numerici”.

L’esponente Avs ha posto poi l’accento sulle tante classi “con la presenza contemporanea di cinque, sei, a volte sette studenti con disabilità e con numeri abnormi complessivi della classe. Questo significa che quei ragazzi e quelle ragazze non possono avere la didattica inclusiva che serve loro e che vengono in qualche modo lasciati da parte. Questa non è la scuola della Costituzione, dobbiamo cambiare queste norme velocemente per poter dare il segnale al Paese che l’istruzione conta”, ha aggiunto ricordando che la proposta prevede di utilizzare, anche una parte (500 milioni di euro) delle risorse che oggi vengono destinate alle scuole private e paritarie in violazione del dettato costituzionale.

Alla conferenza stampa hanno preso parte anche Nicola Fratoianni, Fiorella Zabatta, Peppino Buondonno, Angela Nava del Coordinamento Genitori Democratici, Beppe Bagni del Cidi Centro Iniziativa Democratica Insegnanti, Manuela Calza segreteria nazionale Flc Cgil.

I punti chiave della proposta sono: massimo 20 studenti per classe; massimo 18 studenti se è presente un’alunna o un alunno con disabilità; massimo 15 studenti se nella classe sono presenti più alunni con disabilità; maggiore attenzione al Sud e alle aree interne, per recuperare il gap negli apprendimenti e contrastare lo spopolamento; più forza nel contrasto dell’abbandono scolastico e maggiore benessere psicologico per gli studenti e le studentesse; stop ad accorpamenti e chiusure di interi plessi: prevediamo un dirigente scolastico ogni 400 studenti e uno ogni 200 studenti nelle piccole isole e nei comuni montani; più personale ATA per garantire sorveglianza e assistenza in ogni area degli edifici scolastici.

Ddl Stupri, Landini: mobilitarsi 8 marzo più necessario che mai

Firenze, 4 mar. (askanews) – Abbiamo visto “centinaia di migliaia di donne, ma anche di uomini, di persone che sono scese in piazza proprio per contrastare il cosiddetto decreto stupri perché la logica che viene avanti da parte di questo governo è anziché di battere questa cultura maschile, anziché di rendere esplicito che sono gli uomini che stuprano, addirittura continua a fare anche provvedimenti in cui la donna stuprata in qualche modo diventa lei colpevole o lei che deve giustificarsi di quello che è avvenuto”: lo ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, a margine di un evento nella sede della Giunta regionale della Toscana a Firenze.

“Quindi – ha aggiunto Landini- credo che ci sia anche il rischio di una regressione pericolosa, culturale, che va assolutamente contrastata e credo che mai come quest’anno la festa dell’8 marzo diventi non una semplice ricorrenza ma diventa una giornata di mobilitazione anche dal punto di vista sindacale proprio per riaffermare la necessità di una cultura in generale nella società e anche nei luoghi di lavoro che assuma la differenza di genere e la parità nel lavoro come davvero obiettivi contrattuali”.

Iran, Pichetto: comitato gas sarà attivato ad ore, stoccaggi al 50%

Rimini, 4 mar. (askanews) – “Abbiamo fatto uno scenario unitamente alla Presidenza del Consiglio e ai colleghi, il ministro degli Esteri e il ministro della Difesa, sul quadro mediorientale. In secondo luogo, sentendo anche Eni e Snam, una valutazione rispetto alla condizione gas a livello nazionale e internazionale. E’ stata una valutazione di conoscenza, di ricognizione complessiva”. Lo ha dichiarato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, a margine dell’inaugurazione di Key a Rimini, sulla riunione di ieri a Palazzo Chigi.

“Non si è assunta nessuna decisione, nessuna determinazione, perché non c’è ancora la situazione ferma per poter assumere una decisione – ha aggiunto il ministro -. Il comitato gas verrà attivato ad ore, non si è ancora riunito perché non ci sono elementi per fare valutazioni. Noi siamo in una condizione di sicurezza sull’aspetto quantitativo del gas”.

Pichetto Fratin ha rassicurato sulla situazione degli approvvigionamenti: “Abbiamo lo stoccaggio più alto d’Europa, quasi il 50%. Dal Golfo Persico, i prelievi dal Qatar sono circa 5-6 miliardi di metri cubi all’anno e le prenotazioni di fornitura per marzo e aprile sono in gran parte arrivate. Non c’è una condizione di crisi quantitativa al momento – ha concluso il ministro -. L’attenzione è massima invece su quello che è il prezzo del Ttf”.

Iran, Meloni presiede a P. Chigi nuovo vertice su crisi Medio Oriente

Roma, 4 mar. (askanews) – La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sta presiedendo a Palazzo Chigi un vertice sulla crisi in Medio Oriente.

Alla riunione partecipano il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari esteri Antonio Tajani, il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini (collegato da remoto), il ministro della Difesa Guido Crosetto, il ministro dell’Economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, i sottosegretari alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, e i vertici dell’intelligence.

Iran, la successione di Khamenei nella nebbia della guerra

Roma, 4 mar. (askanews) – La successione di Ali Khamenei alla carica di Guida Suprema dell’Iran appare tutt’altro che chiusa tra le difficoltà di un voto in uno scenario di guerra – e malgrado alcune fonti all’estero diano già per certo il nome del figlio di Khamenei, Mojtaba.

Ieri la notiza della scelta ‘dinastica’ è arrivata da fonti iraniane all’estero; stando a quanto pubblica oggi il New York Times (citando funzionari iraniani coperti dall’anonimato) la scelta di Mojtaba dovev essere ufficializzata stamattina, ma si teme che questo esporrebbe la nuova Guida ad attacchi mirati come quelli che hanno eliminato il padre pochi giorni fa.

In ogni caso, Mojtaba resta per ora solo un’ipotesi, per diversi motivi: nessuna fonte interna all’Iran l’ha ancora confermata, il suo nome non figurava fra i favoriti e una successione di padre in figlio non ha precedenti e potrebbe turbare i delicati equilibri interni del potere clericale.

Inoltre, le stesse condizioni di Mojtaba Khamenei sono del tutto incerte: era stato infatti coinvolto nel bombardamento costato la vita al padre, e secondo alcune fonti sarebbe rimasto gravemente ferito. Insomma, malgrado le circostanze particolari – il martirio del padre, uno scenario bellico che potrebbe anche portare a scegliere una Guida ritenuta eventualmente sacrificabile, specie dopo le minacce israeliane – resta probabile che la scelta del Consiglio degli Esperti si orienti su altri nomi. Non è neanche chiaro se lo stesso Consiglio abbia già espresso il proprio voto, probabilmente in modo virtuale dato che l’edificio che lo ospita a Qom è stato bombardato ieri mentre era in corso – secondo fonti iraniane – un primo scrutinio: da Teheran si dice ora che la nomina sarà ufficializzata “il più presto possibile” nonostante la situazione bellica.

I favoriti della vigilia – va ricordato che Khamenei aveva 86 anni e la partita della successione era già in corso da tempo – erano l’ex presidente Hassan Rohani (considerato un moderato) e Hassan Khomeini, nipote del primo ayatollah; nessuno dei due però avrebbe il pieno sostegno della varie fazioni mentre secondo alcune fonti un altro nipote di Kohmeini, Ali, godrebbe di un certo consenso.

Al di là del Consiglio degli Esperti, considerato un organismo dai poteri del tutto cerimoniali, a giocare un ruolo decisivo saranno i Guardiani della Rivoluzione (pasdaran), vero Stato nello Stato che malgrado le decimazione dei vertici degli ultimi giorni rimane il pezzo di apparato più influente – e meglio armato: la scelta di un candidato più o meno intransigente potrebbe quindi segnalare anche la disponibilità o meno a una via d’uscita diplomatica.

(di Maurizio Ginocchi)

Il Muro del Canto, fuori il 6 marzo il singolo "L’Ultima Frontiera"

Roma, 4 mar. (askanews) – “L’Ultima Frontiera” è il nuovo singolo de Il Muro del Canto, in uscita il prossimo 6 marzo, un brano urgente e necessario, nato dall’impossibilità di restare in silenzio, che attraversa il buio del nostro tempo e mette a fuoco il punto più critico della contemporaneità: l’assuefazione alla violenza, l’abitudine all’orrore, la normalizzazione della morte.

“È una canzone necessaria, profondamente politica e umana”, afferma Il Muro del Canto, al secolo Daniele Coccia Paifelman (Voce e Testi), Ludovico Lamarra (Basso), Eric Caldironi (Chitarra Acustica), Franco Pietropaoli (Chitarra Elettrica e Cori), Edoardo Petretti (Piano, Tastiere e Fisarmonica), Gino Binchi (Batteria). “Un invito a non smettere di sentire, a non smettere di scegliere. Un brano rock diretto e senza sconti, scritto per fare rumore nel cuore e per non concedere altro silenzio al potere”, aggiunge.

“L’Ultima Frontiera”, preludio di un prossimo capitolo musicale della band, verrà presentata per la prima volta dal vivo a Roma il prossimo 14 marzo con un concerto speciale dedicato al pubblico della Capitale.

Oltre al nuovo brano, la band eseguirà le canzoni dell’ultimo disco, “La Mejo Medicina”, insieme ai grandi classici del repertorio, alternando atmosfere intime e poetiche alla forza travolgente del suo inconfondibile folk-rock urbano. Il tutto declinato attraverso un live potente e stratificato, arricchito da sintetizzatori e batteria.

Oltre 14 anni di carriera, sei album all’attivo e più di 500 concerti in Italia e all’estero: Il Muro del Canto è una delle voci più autentiche e distintive della scena musicale italiana, capace di unire, con un’intensità espressiva senza pari, tradizione e innovazione. Acclamata nella scena indipendente, nel corso degli anni la band ha collaborato con figure di spicco del cinema italiano, come Marco Giallini, protagonista nel videoclip di “La vita è una”, e Vinicio Marchioni, che ha recitato nel video di “Reggime Er Gioco”. Nel 2017, il brano “7 Vizi Capitale”, realizzato in collaborazione con Piotta, ha conquistato il pubblico internazionale come sigla della serie TV Netflix “Suburra”, trasmessa in 190 Paesi.

Il singolo è stato registrato, mixato e masterizzato da Franco Pietropaoli presso Ermes Records, Roma.

Cinema, nel 60esimo anniversario "I pugni in tasca" torna al cinema

Roma, 4 mar. (askanews) – Nel suo 60esimo anniversario, “I pugni in tasca”, debutto di Marco Bellocchio, torna in versione integrale al cinema dal 23 marzo. Una nuova uscita che presenta il film nella copia restaurata dalla Cineteca di Bologna, in collaborazione con Kavac Film, con il sostegno di Giorgio Armani.

Un film che continua a scuotere lo spettatore con la stessa violenza e la stessa rabbia autodistruttiva di allora. Uscito nel 1965, ambientato in una provincia ferma e soffocante, racconta una famiglia come luogo di tensione, repressione e violenza non esplicita. Bellocchio non addolcisce nulla e urla il suo disagio, senza cercare consolazioni, con uno stile essenziale. Non perde tempo.

Con il suo ritmo spezzato e le sue improvvise accelerazioni, “I pugni in tasca” mette in scena un racconto familiare che rompe subito gli schemi e allarga lo sguardo oltre la dimensione privata per affrontare un conformismo autoritario cieco e violento, in un’atmosfera tesa e claustrofobica che accompagna lo spettatore fino all’ultima scena. A marcare ulteriormente l’identità del film contribuisce anche la colonna sonora di Ennio Morricone.

Il restauro riporta l’opera nella sua versione integrale, reintegrando la sequenza del bacio tra fratello e sorella, censurata nel 1965, scena che accentua ulteriormente la carica provocatoria del film. Il ritorno in sala di “I pugni in tasca”, nei cinema dal 23 marzo, è un progetto di Cat People Distribuzione, realizzato in collaborazione con Cinematocco.

Milano-Cortina, Ist. Piepoli: onda azzurra accende orgoglio nazionale

Roma, 4 mar. (askanews) – Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina non hanno regalato all’Italia soltanto medaglie e grandi risultati sportivi: hanno anche rafforzato il sentimento di orgoglio nazionale tra gli italiani. Secondo un sondaggio realizzato dall’Istituto Piepoli, il 66% degli italiani dichiara che i successi degli atleti azzurri hanno rafforzato il proprio orgoglio nei confronti dell’Italia.

A quanto emerge dall’indagine, le imprese olimpiche riescono a coinvolgere un pubblico ampio e trasversale, andando oltre l’interesse sportivo e trasformandosi in momenti di partecipazione collettiva.

“Gli straordinari risultati delle atlete e degli atleti italiani alle Olimpiadi di Milano – Cortina non hanno avuto soltanto un effetto positivo sul movimento sportivo del nostro Paese – commenta Livio Gigliuto, Presidente dell’Istituto Piepoli – ma hanno anche rafforzato il senso di appartenenza nazionale. Due italiani su tre dichiarano infatti che il proprio orgoglio verso l’Italia è cresciuto grazie alle medaglie azzurre. È un sentimento diffuso e trasversale, che coinvolge in modo particolare i più giovani e che dimostra come le grandi imprese sportive possano rafforzare lo spirito di identità collettiva”.

La ricerca – si spiega in una nota – è stata realizzata dall’Istituto Piepoli con tecnica mista CATI/CAMI/CAWI su un campione di 500 individui rappresentativi della popolazione italiana maggiorenne, stratificato per genere, età, area geografica e ampiezza dei centri. L’indagine è stata condotta tra il 23 e il 25 febbraio 2026.

Iran, la successione di Khamenei nella nebbia della guerra

Roma, 4 mar. (askanews) – La successione di Ali Khamenei alla carica di Guida Suprema dell’Iran appare tutt’altro che chiusa tra le difficoltà di un voto in uno scenario di guerra – e malgrado alcune fonti all’estero diano già per certo il nome del figlio di Khamenei, Mojtaba.

Ieri la notiza della scelta ‘dinastica’ è arrivata da fonti iraniane all’estero; stando a quanto pubblica oggi il New York Times (citando funzionari iraniani coperti dall’anonimato) la scelta di Mojtaba dovev essere ufficializzata stamattina, ma si teme che questo esporrebbe la nuova Guida ad attacchi mirati come quelli che hanno eliminato il padre pochi giorni fa.

In ogni caso, Mojtaba resta per ora solo un’ipotesi, per diversi motivi: nessuna fonte interna all’Iran l’ha ancora confermata, il suo nome non figurava fra i favoriti e una successione di padre in figlio non ha precedenti e potrebbe turbare i delicati equilibri interni del potere clericale.

Inoltre, le stesse condizioni di Mojtaba Khamenei sono del tutto incerte: era stato infatti coinvolto nel bombardamento costato la vita al padre, e secondo alcune fonti sarebbe rimasto gravemente ferito. Insomma, malgrado le circostanze particolari – il martirio del padre, uno scenario bellico che potrebbe anche portare a scegliere una Guida ritenuta eventualmente sacrificabile, specie dopo le minacce israeliane – resta probabile che la scelta del Consiglio degli Esperti si orienti su altri nomi.

Non è neanche chiaro se lo stesso Consiglio abbia già espresso il proprio voto, probabilmente in modo virtuale dato che l’edificio che lo ospita a Qom è stato bombardato ieri mentre era in corso – secondo fonti iraniane – un primo scrutinio: da Teheran si dice ora che la nomina sarà ufficializzata “il più presto possibile” nonostante la situazione bellica.

I favoriti della vigilia – va ricordato che Khamenei aveva 86 anni e la partita della successione era già in corso da tempo – erano l’ex presidente Hassan Rohani (considerato un moderato) e Hassan Khomeini, nipote del primo ayatollah; nessuno dei due però avrebbe il pieno sostegno della varie fazioni mentre secondo alcune fonti un altro nipote di Kohmeini, Ali, godrebbe di un certo consenso.

Al di là del Consiglio degli Esperti, considerato un organismo dai poteri del tutto cerimoniali, a giocare un ruolo decisivo saranno i Guardiani della Rivoluzione (pasdaran), vero Stato nello Stato che malgrado le decimazione dei vertici degli ultimi giorni rimane il pezzo di apparato più influente – e meglio armato: la scelta di un candidato più o meno intransigente potrebbe quindi segnalare anche la disponibilità o meno a una via d’uscita diplomatica.

(di Maurizio Ginocchi)

Tennis, Alcaraz: "Orgoglioso di questo inizio di stagione"

Roma, 4 mar. (askanews) – Carlos Alcaraz si presenta al Indian Wells Masters con una fiducia costruita sul campo: dodici vittorie consecutive in questo avvio di 2026, un filotto che certifica non solo la qualità del suo tennis, ma anche un salto di maturità evidente. L’obiettivo è chiaro: prendersi per la terza volta la corona nel deserto. Ma più che i proclami, a parlare sono le sensazioni. “Sta andando davvero bene, a essere sincero”, ha spiegato durante il Media Day, soffermandosi sull’adattamento alle condizioni di gioco. “Mi sento un po’ diverso rispetto agli altri anni, ma ho fatto un paio di ottimi allenamenti. Sono tornato e sono pronto, sono entusiasta di iniziare”.

Parole che raccontano uno stato di forma pieno, ma anche una rinnovata consapevolezza. Il numero uno del mondo non nasconde l’orgoglio per quanto costruito nelle prime settimane dell’anno: “Sono davvero orgoglioso di questo inizio di stagione. Spero che la striscia continui”. Dodici successi in fila non sono un dettaglio nel tennis contemporaneo, dove ogni torneo è un campo minato e la profondità del circuito impone standard altissimi.

Il paragone con le grandi strisce della storia è inevitabile, come le 41 vittorie consecutive firmate da Novak Djokovic nel 2011. Alcaraz, però, mantiene i piedi per terra: “Non ti rendi conto di quanto sia difficile finché non inizi a inseguire qualcosa del genere. Quando arrivi a 12 vittorie pensi: ‘ok, ma servono ancora quattro o cinque tornei dei più grandi del mondo'”. Una riflessione lucida, che tradisce fame e ambizione, ma anche rispetto per la storia e per la fatica che comporta restare al vertice.

Cinema, "L’ultimo giorno di felicità" con Mazzucco sbarca a Hollywood

Roma, 4 mar. (askanews) – “L’ultimo giorno di felicità” (Last Day of Happiness), il cortometraggio scritto e diretto da Giovanni B. Algieri, prodotto da Baluma Productions e con protagonista Margherita Mazzucco (nota al grande pubblico per aver interpretato “Lenù” nella serie “L’amica geniale”), approda a Hollywood in occasione della 21esima edizione del Los Angeles Italia – Film, Fashion and Art Festival (8-14 marzo).

Il corto verrà proiettato l’11 marzo (ore 16) alla presenza del regista, dell’attore co-protagonista Filippo Librando e del produttore creativo Jonathan Elia al TCL Chinese Theatre, uno dei cinema simbolo di Hollywood. “L’ultimo giorno di felicità” vede protagonista Denise, Margherita Mazzucco, una studentessa schiacciata dalle aspettative sociali e dalla paura di deludere i propri cari. Al suo fianco, l’amico Andrea, interpretato da Filippo Librando (Una nuova vita, Dron Amor), che sogna un futuro insieme a lei ma non riesce a cogliere fino in fondo la complessità del suo stato emotivo. Silvia Siravo dà volto alla madre, incarnazione della pressione familiare e sociale che alimenta il conflitto.

Il film affronta un tema urgente e spesso taciuto: il disagio giovanile che spinge molti studenti a fingere di aver completato gli studi, portando avanti per anni questa bugia fino a renderla un peso insostenibile. Una menzogna che diventa simbolo della difficoltà di mostrarsi per ciò che si è davvero, logorando rapporti familiari e personali fino a condurre, in alcuni casi, a gesti estremi.

“In questa opera ho voluto raccontare il cortocircuito emotivo che molti giovani vivono tra paura del fallimento, bisogno di apparire e pressione sociale. La bugia di un esame mai sostenuto diventa una metafora universale della difficoltà di accettarsi e di rivelare la propria verità. Portare questo progetto a Los Angeles e vederlo proiettato in uno dei cinema più iconici del mondo, simbolo dell’Età dell’Oro di Hollywood, mi emoziona e mi riempie di orgoglio”, ha commentato il regista calabrese Giovanni B. Algieri.

Il corto è stato già presentato in diversi festival internazionali, portando al centro del dibattito una tematica che riguarda intere generazioni e coniugando la forza di una storia intima con l’urgenza di una riflessione collettiva.

Il Vaticano: la famiglia umana è minacciata

Città del Vaticano, 4 mar. (askanews) – “In questo frangente del XXI secolo la famiglia umana si trova davanti a interrogativi talmente radicali che arrivano a minacciare anche la sua esistenza così come l’abbiamo conosciuta finora”. E’ quanto si legge nel Documento della Commissione Teologica Internazionale dal titolo “Quo vadis, humanitas? Pensare l’antropologia cristiana di fronte ad alcuni scenari sul futuro dell’umano”, diffuso oggi dal Vaticano e approvato dal Papa.

“L’irruzione di uno sviluppo scientifico e tecnico senza precedenti nella storia del pianeta – prosegue il testo – deve essere affiancata da una corrispondente crescita di responsabilità che orienti il progresso verso il bene dell’essere umano, perché esso è oggi esposto a rischi mai immaginati prima”.

Editoria, Gedi firma preliminare per cessione La Stampa a Gruppo Sae

Roma, 4 mar. (askanews) – Firmato il contratto preliminare per la cessione de La Stampa dal Gruppo GEDI al Gruppo SAE. Lo annunciano le società in un comunicato congiunto. La cessione, precisa la nota, “comprende anche le testate collegate, le attività digitali, il centro stampa, la rete commerciale per la raccolta pubblicitaria locale, nonché le attività di staff e di supporto alla redazione”.

L’acquisizione avverrà attraverso un veicolo di nuova costituzione, controllato dal Gruppo SAE, “nel quale si prevede anche l’ingresso di investitori legati al territorio del Nord Ovest”.

“L’esperienza maturata dal Gruppo SAE, che opera nei settori dell’informazione e dei servizi di comunicazione a livello nazionale – prosegue ancora il comiunicato – costituisce una solida base per la realizzazione di un progetto editoriale sostenibile e di lungo termine. Il progetto mira a garantire continuità nel posizionamento storico della testata, preservandone l’indipendenza editoriale e il profondo legame con il suo territorio”.

Il perfezionamento dell’operazione è previsto entro il primo semestre del 2026. La cessione è subordinata all’espletamento delle “usuali procedure sindacali e burocratiche previste dalla legge”. Ad oggi Gruppo SAE pubblica i quotidiani La Provincia Pavese, Il Tirreno, La Nuova Sardegna, la Nuova Ferrara, Gazzetta di Modena e Gazzetta di Reggio.

Iran, Mantovano: nessuna richiesta di utilizzo nostre basi militari

Roma, 4 mar. (askanews) – “Al momento non c’è stata una richiesta” da parte di Usa e Nato “di poter utilizzare le basi militari italiane” nell’ambito della crisi in Medio Oriente. Così il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, alla presentazione della Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza del 2025 alla Camera dei deputati. “Il discorso al momento non si è posto perché non c’è stata una richiesta in tal senso. Stiamo valutando invece le richieste riguardanti i mezzi difensivi, ma tutto questo avverrà ovviamente nel pieno rispetto del rapporto codificato e normato tra Governo e Parlamento”, ha sottolineato.

Colpita e affondata dai droni una nave russa nel Mediterraneo: Mosca accusa l’Ucraina

Roma, 4 mar. (askanews) – Una nave russa che trasportava gas naturale liquefatto è affondata nel Mar Mediterraneo, tra la Libia e Malta, dopo improvvise esplosioni di origine sconosciuta. Lo hanno comunicato oggi le autorità libiche, secondo quanto riporta Le Figaro.

Ieri sera è stata ricevuta una richiesta di soccorso dall’Arctic Metagaz, ha dichiarato l’Autorità portuale e marittima libica. Le esplosioni sono state seguite da un vasto incendio che ha portato al completo affondamento della nave, ha aggiunto l’autorità.

L’attacco all’Arctic Metagaz è stato lanciato dalla costa libica utilizzando motoscafi senza pilota di proprietà ucraina, ha sostenuto il Ministero dei Trasporti russo in una nota, aggiungendo che i 30 membri dell’equipaggio sono al sicuro.

Smartphone mini o magnetici, l’Mwc che va oltre i flagship

Milano, 3 mar. (askanews) – Al Mobile World Congress di Barcellona non ci sono solo i grandi brand di smartphone con i loro attesissimi flagship. Tra gli stand secondari, meno affollati, si trovano anche start up e concept sorprendenti, ciascuno con un’idea originale.

Tra i più curiosi c’è il Tecno Modular, un concept di smartphone ultrasottile che sfrutta la Modular Magnetic Interconnection Technology dell’azienda cinese Tecno per collegare magneticamente moduli aggiuntivi. La base è un telefono molto semplice, ma grazie ai magneti e a connettori pin è possibile aggiungere un power bank sovrapposto o moduli fotografici, ad esempio, o una batteria sopra l’altra. La trasmissione dei dati tra modulo e telefono avviene via Wi-Fi, Bluetooth o onde millimetriche (mmWave), adattandosi alle esigenze del componente connesso.

Poi c’è Unihertz, noto per i suoi device di nicchia: alla fiera del Mobile presenta il nuovo Titan 2 Elite, che riprende il design classico dei gloriosi BlackBerry d’antan con tastiera fisica qwerty e un piccolo display amoled da circa 4 pollici. Questo smartphone punta a chi ama scrivere con i tasti reali e con scorciatoie programmabili.

Sempre da Unihertz, in fiera ci sono anche esempi di smartphone minuscoli come quelli della serie Jelly dispositivi che stanno comodamente nel palmo di una mano pur offrendo Android e connettività moderna, ideali come secondo telefono o per chi cerca massima portabilità.

Una delle proposte più originali arriva poi da RugOne con il Xever 7 Pro, un telefono che può funzionare anche mentre si cambia la batteria. Grazie a un seconda minuscola batteria, una volta estratta la principale, scatta un countdown di 180 secondi per inserirne una carica senza che il dispositivo si spenga.

Al MWC 2026, insomma, l’innovazione non è solo potenza o design, ma passa anche da idee originali, ciascuna pensata per rispondere a ogni diversa esigenza.

Lavoro, a gennaio disoccupazione ai minimi di sempre: scende al 5,1%

Roma, 4 mar. (askanews) – Disoccupazione ai minimi storici in Italia. A gennaio, secondo le stime dell’Istat, il tasso di disoccupazione è sceso al 5,1% (-0,4 punti), toccando il valore più basso dall’inizio delle serie storiche nel 2004. In calo anche il tasso di disoccupazione giovanile che si attesta al 18,9% (-1,9 punti).

La diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-7,1%, pari a -99mila unità) riguarda gli uomini, le donne e tutte le classi d’età. Aumentano, invece, gli inattivi. La crescita degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,3%, pari a +35mila unità) è sintesi dell’aumento tra le donne e della diminuzione tra gli uomini. Il numero di inattivi sale tra i 15-24enni, cala tra i 25-49enni e resta sostanzialmente stabile tra chi ha almeno 50 anni d’età. Il tasso di inattività sale al 33,9% (+0,1 punti).

Sul fronte dell’occupazione, sempre a gennaio, l’aumento degli occupati, +0,3%, pari a +80mila unità, coinvolge gli uomini, i dipendenti, gli autonomi e tutte le classi d’età, ad eccezione dei 15-24enni che risultano in diminuzione; sostanzialmente stabile l’occupazione per le donne. Il tasso di occupazione sale al 62,6% (+0,2 punti). Il numero di occupati supera quello di gennaio 2025 dello 0,3%, pari a +70mila unità; l’aumento riguarda le donne e chi ha almeno 50 anni, a fronte della diminuzione nelle altre classi d’età e di una sostanziale stabilità tra gli uomini. Il tasso di occupazione risulta invariato in confronto a un anno prima.

A gennaio “il numero di occupati, pari a 24 milioni 181mila, è in crescita rispetto al mese precedente. L’aumento coinvolge sia i dipendenti – permanenti (16 milioni 455mila) e a termine (2 milioni 449mila) – sia gli autonomi (5 milioni 277mila). L’occupazione aumenta anche rispetto a gennaio 2025 (+70mila occupati in un anno), per effetto della crescita dei dipendenti permanenti (+71mila) e degli autonomi (+195mila) a fronte del calo dei dipendenti a termine (-196mila)”, è il commento dell’Istat.

Tennis, Medvedev e Rublev hanno lasciato Dubai

Roma, 4 mar. (askanews) – Restano attesi a Indian Wells alcuni giocatori bloccati per diversi giorni a Dubai dopo gli attacchi di Usa e Israele in Iran. Nel torneo californiano, primo Masters 1000 della stagione, si attende in particolare l’arrivo dei russi Daniil Medvedev e Andrey Rublev.

I due sono stati sostituiti in un mini torneo di doppio misto che apriva il programma, insieme al connazionale Karen Khachanov, tra i pochi rimasti inizialmente fermi negli Emirati Arabi Uniti. Secondo i media russi, i tre sarebbero riusciti a lasciare Dubai via terra in direzione Oman, raggiungendo Muscat dopo un viaggio definito caotico, per poi volare verso Istanbul e quindi negli Stati Uniti.

Medvedev, Rublev e Khachanov restano regolarmente inseriti nel tabellone di Indian Wells, dove non dovrebbero esordire prima del secondo turno: venerdì per Rublev e Khachanov, sabato per Medvedev.

Il finlandese Harri Heliövaara, vincitore del torneo di doppio negli Emirati, ha confermato che “i giocatori russi” sono riusciti a raggiungere Muscat via terra. Il britannico Jack Draper ha riferito di aver lasciato Dubai giovedì, “probabilmente con uno degli ultimi voli”.

Intanto un torneo secondario in programma a Fujairah, nel nord-est degli Emirati Arabi Uniti, è stato cancellato definitivamente per i rischi legati alle operazioni militari in corso nell’area.

Indian Wells, Sinner: "Preparazione ok. Contento per come mi sento"

Roma, 4 mar. (askanews) – Jannik Sinner è pronto ad essere protagonista ad Indian Wells, dove nelle quattro precedenti partecipazioni ha raggiunto per due volte le semifinali, nel 2023 e nel 2024, sempre stoppato da Carlos Alcaraz. Complice anche la prematura uscita a Doha, l’altoatesino è arrivato in California per tempo e dallo scorso week-end si sta allenando sui campi dell’Indian Wells Tennis Garden, sotto la supervisione di coach Darren Cahill, per prendere confidenza con il cemento californiano. Il 24enne di Sesto Pusteria, secondo favorito del seeding, entrerà in gara direttamente al secondo turno come tutte le 32 teste di serie.

“La mia preparazione sta andando molto bene. Questo è un posto speciale. Ovviamente, non aver potuto partecipare l’anno scorso lo rende ancora più speciale, e speriamo che sia un grande torneo – ha detto il numero due del mondo durante il tradizionale media day -. Sono molto contento di come mi sento in campo e ovviamente vogliamo arrivare il più lontano possibile nel torneo. Allo stesso tempo, cerchiamo anche di migliorare un paio di cose. Sto cercando di essere un po’ più aggressivo a volte sulla linea di fondo, e poi vedremo come andrà. Cerchiamo sempre di migliorare il gioco. Credo che stiamo facendo un ottimo lavoro. È stata una settimana di allenamenti molto dura per me. Abbiamo trascorso molte, molte ore ad allenarci”.

L’azzurro ha tracciato anche un bilancio di questi primi due mesi di 2026: “La stagione è stata buona. Voglio dire, semifinali in Australia e quarti a Doha, ma sono molto contento di come sto e del mio stato mentale. Come ho detto, cerchiamo di massimizzare il nostro potenziale. La stagione è appena iniziata, quindi questi tornei sono molto importanti per me prima di passare alla terra battuta. Mi sento bene quando gioco un buon tennis e ora vediamo come va”.

Tennis, Sinner: "Iran? L’Atp fa di tutto per tutelarci"

Roma, 4 mar. (askanews) – “Ci sono alcune cose che non possiamo davvero controllare, e questa è sicuramente una di quelle. Penso e credo che l’ATP e tutti stiano cercando di fare le scelte migliori possibili, per farci sentire il più sicuri possibile, ed è l’unica cosa che posso dire, no?” Così Jannik Sinner sulla crisi mediorientale e la guerra all’Iran che costringe molti tennisti a fare i conti con tornei e spostamenti nelle aree di crisi. “Ovviamente spero che tutti siano al sicuro e che possano venire qui a giocare o anche tornare a casa. Dipende da cosa vogliono fare. Ma, sai, ci sono alcuni scenari che non possiamo controllare, quindi ho cercato ovviamente di rimanere concentrato, ma ti rendi anche conto che nella vita ci sono cose molto più importanti che giocare a tennis. Sì, credo che noi giocatori abbiamo una buona protezione intorno a noi, e spero che anche gli altri giocatori la pensino così.

La Commissione Ue risponde alle minacce di Trump su embargo contro la Spagna: pronti a reagire

Bruxelles, 4 mar. (askanews) – La Commissione europea è solidale con tutti gli Stati membri dell’Ue, ed è “pronta ad agire”, se necessario, con gli strumenti della sua politica commerciale, per difendere gli interessi dell’unione. Lo afferma il portavoce per il Commercio della Commissione, Olof Gill, in una nota oggi a Bruxelles, in risposta alle minacce di embargo commerciale contro la Spagna del presidente americano Donald Trump. “Gli scambi commerciali tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti – Ricorda Gill nella nota – sono profondamente integrati e reciprocamente vantaggiosi. Salvaguardare queste relazioni, soprattutto in un momento di crisi globale, è più importante che mai, ed è chiaramente nell’interesse di entrambe le parti”.

“L’Ue e gli Stati Uniti – continua il portavoce – hanno concluso un importante accordo commerciale lo scorso anno. La Commissione europea si aspetta che gli Stati Uniti rispettino pienamente gli impegni assunti nella nostra ‘dichiarazione congiunta’”.

“La Commissione – sottolinea Gill – garantirà la piena tutela degli interessi dell’Unione europea. Siamo pienamente solidali con tutti gli Stati membri e tutti i suoi cittadini e, attraverso la nostra politica commerciale comune, siamo pronti ad agire, se necessario, per salvaguardare gli interessi dell’Ue”.

“Continueremo a sostenere relazioni commerciali transatlantiche stabili, prevedibili e reciprocamente vantaggiose, a vantaggio di tutti”, conclude il portavoce.

Iran, Sanchez a Trump: non si può reagire all’illegalità con un’altra, così iniziano i disastri dell’umanità

Roma, 4 mar. (askanews) – “La posizione del governo spagnolo si riassume in tre parole: no alla guerra”: lo ha dichiarato il premier spagnolo Pedro Sanchez in un breve discorso tenuto il giorno dopo le dure critiche della Casa Bianca alla decisione di Madrid di non concedere l’uso delle proprie basi alle forze statunitensi. “Siano contrari alla violazione del diritto internazionale, a rassegnarsi al fatto che il mondo può risolvere i propri problemi solo con le bombe, a ripetere gli errori del passato”, ha proseguito.

Sanchez ha infine chiesto a Stati Uniti ed Israele la fine immediata delle ostilità “prima che sia troppo tardi”: “Non si può reagire ad un’illegalità con un’altra, così hanno inizio i più gravi disastri dell’umanità”, ha concluso.

Fisco, Confetra ricorre al Tar contro la tassa di 2 euro sui pacchi

Roma, 4 mar. (askanews) – La Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica ha deciso di impugnare dinanzi al TAR i provvedimenti che hanno dato attuazione al contributo di 2 euro applicato ai pacchi in importazione di valore fino a 150 euro.

“Una decisione assunta a tutela del comparto e del corretto funzionamento del mercato, alla luce degli effetti già prodotti dalla misura”, spiega in una nota il presidente di Confetra Carlo De Ruvo. “I dati parlano chiaro a Malpensa si è perso oltre il 50% del traffico import e-commerce e, dato recente, fino a pochi giorni fa sono stati cancellati 81 voli all cargo rispetto a quelli programmati”.

“L’introduzione di un contributo non armonizzato a livello unionale – prosegue – determina significative distorsioni nei traffici e nella concorrenza, con lo spostamento dei flussi logistici verso altri Paesi membri caratterizzati da regimi differenti. Per questo abbiamo ritenuto necessario ricorrere al TAR: se non avessimo proceduto sarebbero scaduti i termini per l’impugnativa. Si tratta di una decisione assunta con senso di responsabilità: purtroppo i tempi della politica non sono quelli delle imprese”.

Secondo Confetra “nonostante il confronto costante con il Ministero dell’Economia e delle Finanze sul contributo, al momento non sono stati apportati i correttivi auspicati e annunciati”.

“L’incertezza sui tempi – aggiunge il Presidente – rischia di produrre effetti immediati e penalizzanti per gli operatori e per il mercato, rendendo necessario un intervento rapido e definitivo”.

La Confederazione spiega inoltre che “il periodo transitorio concesso dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per la sospensione del pagamento del contributo e dei relativi adempimenti amministrativi è scaduto il 28 febbraio”.

“In assenza di un intervento normativo tempestivo – prosegue De Ruvo – il settore resta esposto a rilevanti incertezze operative e regolatorie, oltre ai danni già prodotti in termini di perdita di traffico. Apprezziamo l’Ordine del Giorno accolto dal Governo in sede parlamentare nel corso della conversione del decreto Milleproroghe, che lo impegna a valutare l’opportunità di sospendere l’applicazione della disposizione nel primo provvedimento utile. Qualora il Governo adotti, come auspicabile, un provvedimento normativo di sospensione o rinvio della disposizione, in coerenza con la normativa europea e volto ad assicurare condizioni omogenee tra gli Stati membri, il venir meno delle ragioni del contenzioso rappresenterebbe un naturale presupposto per superare l’attuale fase, nel comune interesse di certezza del diritto e stabilità del sistema”.

Iran, Schlein: Meloni difenda multilateralismo, è interesse Italia

Milano, 4 mar. (askanews) – “Il mondo che conoscevamo non tornerà più ma da chi governa l’Italia, che ha contribuito a creare le istituzioni internazioanli, mi aspetto che difenda l’impianto multilaterale, altrimenti c’è solo la legge del più ricco e del più forte e noi non siamo nè l’uno nè l’altro”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein, ospite di Agorà su Raitre.

Alla domanda se abbia sentito la presidente del Consiglio, Schlein ha risposto: “In questi momenti bisogna parlarsi, pur in posizioni non coincidenti. Ho sentito sabato Tajani, sono venuti lui e Crosetto in commissione Esteri, è chiaro che per noi non è sufficiente. È uno snodo talmente cruciale per il futuro del mondo e del Paese che chiediamo a Meloni di venire a dare una valutazione politica su quello che sta accadendo perchè qui sta saltando tutto”.

Australia, almeno 2 giorni di lavoro da remoto a settimana per legge

Roma, 4 mar. (askanews) – In arrivo l’obbligo per legge di assicurare ai lavoratori dipendenti in Australia la facoltà di almeno due giorni a settimana di lavoro da remoto, in “smart working”. Uno dei principali Stati del continente, Victoria, dove si trova Melbourne in cui hanno sede alcune delle maggiori aziende multinazionali presenti nel Paese, ha annunciato l’intenzione di approvare una legge in tal senso.

L’obbligo scatterà dal primo settembre, relativamente alle professioni in cui è praticabile e per le aziende più grandi, ha annunciato la premier dello Stato, Giacinta Allan, laburista. Le imprese più piccole avranno più tempo per adeguarsi.

“Il lavoro da casa funziona per le famiglie perché fa risparmiare tempo e denaro e consente a un maggior numero di genitori di lavorare”, ha spiegato Allan su X. “Proteggeremo il vostro diritto di lavorare da casa”.

L’annuncio è giunto in vista delle elezioni locali che si terranno il prossimo novembre e fa parte di un pacchetto di provvedimenti che la premier porta avanti a tutela del lavoro da remoto.

A questi propositi si oppone il partito liberale, che sostiene come il lavoro da remoto sia “insostenibile”, riporta il Financial Times, in particolare nel settore pubblico, dove vuole imporre l’obbligo di cinque giorni di presenza in ufficio a settimana. Questa linea, rileva il quotidiano, si è però scontrata con una forte impopolarità presso l’opinione pubblica, in particolare lavoratori.

Indipendentemente dagli obblighi di legge, già oggi in Australia la maggior parte delle grandi aziende offre accordi flessibili sul lavoro da remoto ai dipendenti. (fonte immagine: Parliament of Victoria)

Milano Cortina 2026, la resilienza di Marta Bassino ispira con Lilly

Milano, 4 mar. (askanews) – Se sei campionessa mondiale di sci in due discipline subire ad ottobre un’infortunio che ti costringerà a vivere da spettatrice le Olimpiadi che si terranno da lì a quattro mesi sulle nevi di casa è un colpo difficile da superare, ma Marta Bassino ce la sta facendo e Lilly, casa farmaceutica sponsor dei Giochi olimpici e paralimpici di Milano Cortina, per dimostrare la propria vicinanza all’atleta e celebrare il valore del “non fermarsi mai”, nello sport come nella ricerca scientifica, le ha dedicato un’installazione allestita in piazza dei Mercanti che ripercorre, con un video corale, la carriera di Marta attraverso le voci delle persone a lei più vicine.

“Questo video – ha detto la sciatrice Marta Bassino – mi ha tirato fuori di nuovo tante emozioni. Sto facendo fisioterapia, riabilitazione, stiamo lavorando tanto e sta andando tutto bene, ci vorrà ancora un attimino di pazienza, di lavoro, prima di provare a rimettere gli sci comunque indicativamente teniamo aprile per provare appunto a rimettere gli sci e vedere come va. Con la ricerca comunque si va per tentativi, anche nel nostro sport succede la stessa cosa, per cercare il setup giusto, cercare la linea migliore, cercare appunto il feeling perfetto che ci fa performare al meglio”.

Un paio di sci bianchi, come una tela passata di mano in mano tra le persone care a Marta, raccolgono poi messaggi di incoraggiamento che saranno poi integrati da quelli digitali dei tifosi di passaggio.

“Abbiamo deciso di interpretare questa nostra partecipazione ai Giochi – ha detto Benedetta Bitozzi, Director Communication Advocacy & Policy di Lilly Italy Hub – facendo quello che sappiamo fare meglio: raccontare la scienza, far capire quanto la salute è importante, parlando di prevenzione e parlando di come proprio la medicina faccia leva sul fatto che fare dei tentativi e non fermarsi mai porta dei risultati ed è lo stesso alla fine nel mondo dello sport”.

Il progresso nasce infatti quando il limite diventa una sfida e così una storia di resilienza individuale si trasforma in esperienza collettiva, capace di coinvolgere la comunità e raccontare il valore del sostegno.

Mps, il Comitato nomine esclude l’Ad Lovaglio dalla lista del Cda

Milano, 4 mar. (askanews) – Colpo di scena a Banca Monte dei Paschi di Siena. L’amministratore delegato, Luigi Lovaglio, non compare tra i nomi che il Comitato nomine del Monte proporrà al Cda odierno della banca, per il rinnovo del consiglio in programma con l’assemblea del 15 aprile. Lo confermano fonti finanziarie dopo alcune anticipazioni di stampa.

La scelta del Comitato nomine di Mps – formato da Domenico Lombardi (presidente), Alessandro Caltagirone (figlio di Francesco Gaetano), Paola De Martini, Renato Sala, Francesca Paramico Renzulli – sarebbe maturata dopo giorni di confronti tesi.

Lovaglio, alla guida del Monte dal 2022, artefice del rilancio dell’istituto e dell’operazione di aggregazione con Mediobanca presentata al mercato solo la scorsa settimana, è indagato dalla Procura di Milano proprio sulla scalata a Piazzetta Cuccia, insieme a Francesco Gaetano Caltagirone e al numero uno di Delfin Francesco Milleri.

Oggi il Cda di Mps varerà la lista di 20 nomi che dovrà essere approvata con almeno 10 voti su 14. Tra i nominativi indicati lo scorso 20 febbraio nel “listone” comparivano i nomi di Corrado Passera, ex Ceo di Intesa e Poste, di Fabrizio Palermo, AD di Acea ed ex di Cdp, e di Carlo Vivaldi, ex manager di UniCredit.

A Piazza Affari il titolo Mps ha aperto in forte calo, che si è accentuato con il passare dei minuti al meno 4,59%, mentre l’indice di riferimento (Ftse-Mib +0,20%) tenta una stabilizzazione dopo le cadute delle precedenti sessioni legate alla guerra in Iran. In pesante flessione anche Mediobanca, con un meno 4,12%.

Bimbo morto dopo il trapianto di cuore, oggi i funerali di Domenico a Nola. Attesa Meloni

Roma, 4 mar. (askanews) – Oggi a Nola i funerali di Domenico Caliendo, il bambino di 2 anni morto all’ospedale Monaldi di Napoli dopo il trapianto di un cuore danneggiato. Il piccolo è deceduto lo scorso 21 febbraio ma la salma è stata riconsegnata ai familiari solo ieri sera, dopo l’autopsia.

Ai funerali è attesa anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Molto probabilmente”, si apprende da fonti di Palazzo Chigi, la premier sarà oggi pomeriggio al duomo di Nola dove si terranno le esequie.

Alle 15, presso la Cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo, in Piazza Duomo, si svolgerà il funerale di Domenico. Il feretro giungerà alle ore 11 alla Cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo, dove sarà allestita la camera ardente per consentire a quanti vorranno di rivolgere un ultimo saluto al piccolo Domenico. Inoltre, oggi alle 15, in contemporanea con i funerali del bimbo, sarà celebrata una Santa Messa all’ospedale
Monaldi. Ne dà notizia l’Azienda Ospedaliera dei Colli. “Con questo momento di raccoglimento e preghiera – si spiega in una nota – l’intera comunità dell’Azienda Ospedaliera dei Colli desidera stringersi, con rispetto e partecipazione, al dolore della
famiglia, condividendo un lutto che ha profondamente colpito operatori sanitari, professionisti e personale. La scelta di celebrare la funzione nello stesso orario delle esequie nasce dalla volontà di essere vicini alla famiglia nella preghiera. L’iniziativa vuole anche lanciare un segnale di unità e responsabilità: nel rispetto del dolore dei familiari e della comunità, l’Azienda rinnova la fiducia nel lavoro degli organi competenti e ribadisce l’auspicio che si possa fare piena e tempestiva chiarezza su quanto accaduto”.

Domenico Caliendo,  due anni e mezzo, è morto il 21 febbraio dopo il trapianto di un cuore danneggiato eseguito il 23 dicembre all’ospedale Monaldi di Napoli con un organo prelevato a Bolzano.

Medio Oriente in fiamme, dalla guerra in Iran ai raid di Israele in Libano, tutti gli aggiornamenti

Roma, 4 mar. (askanews) – Il conflitto in Medio Oriente si allarga. Mentre Teheran annuncia la nuova Guida Suprema, il figlio di Ali Khamenei, Mojtaba, le forze israeliane lanciano una nuova ondata di attacchi sull’Iran e sul Libano, colpita anche Beirut. I Guardiani della Rivoluzione attaccano obiettivi Usa nel Golfo e annunciano: abbiamo il “controllo totale” sullo Stretto di Hormuz.

Di seguito gli aggiornamenti

07:10 I Guardiani della Rivoluzione hanno il “controllo totale” sullo Stretto di Hormuz. Lo ha dichiarato un alto funzionario delle forze navali dei pasdaran, citato dai media iraniani. Secondo il funzionario, più di 10 navi sarebbero state colpite per aver ignorato il “divieto di transito” diffuso nei giorni scorsi dai Guardiani della rivoluzione.

07:06 Almeno quattro persone sono morte in un attacco messo a segno dalle forze israeliane che ha distrutto un edificio residenziale nella città di Baalbek, nell’est del Libano. Lo ha riferito l’agenzia di stampa libanese Nna, precisando che sono ancora in corso le ricerche tra le macerie.

00:30 Un giornalista dell’Afp ha udito una forte esplosione nella capitale libanese Beirut poco dopo la mezzanotte di mercoledì, mentre Israele e Hezbollah si scambiano attacchi e lanci di razzi.

00:22 Le Idf affermano di aver avviato una “vasta ondata di attacchi” in tutto l’Iran, con attacchi mirati a siti di lancio, sistemi di difesa “e altre infrastrutture del regime terroristico iraniano”.

00:05 Una stazione della CIA nella capitale saudita è stata colpita da un attacco con drone. Lo riporta il Washington Post. Gli attacchi a Riyadh giungono mentre l’Iran amplia le rappresaglie in tutto il Medio Oriente in seguito alla campagna di bombardamenti tra Stati Uniti e Israele

L’Europa smarrita davanti alla crisi iraniana

Forse non è stata sottolineata con la necessaria nettezza, e diciamo pure con la dovuta enfasi, la gravità del bombardamento iraniano alla base militare britannica allocata a Cipro, paese membro dell’Unione Europea. Non è stato un attacco diretto all’Europa ma è stato pur sempre un attacco al suolo europeo. Non è un dettaglio.

Fra l’altro, proprio l’isola mediterranea detiene in questo semestre la presidenza dell’Unione. Non si sa se l’attacco iraniano ha voluto avere anche un significato simbolico, ma l’impressione che ne deriva non può essere derubricata alla mera casualità. Anche perché Cipro è legata a Israele da un patto di difesa comune (che ha pure con la Grecia).

UnEuropa colpita ma senza voce

Si imporrebbe dunque una presa di posizione politica univoca da parte di Bruxelles, che per di più viene colpita pesantemente sul piano economico: forte acquirente di gas e petrolio, inevitabilmente destinati a costare di più, e molto di più se la guerra nel Medio Oriente non dovesse concludersi a breve e addirittura dovesse regionalizzarsi, come già pare.

E invece il balbettio imbarazzato a fronte di una decisione unilaterale – neppure comunicata con un minimo di anticipo se non a qualche isolato governo ma non alla UE in quanto tale – dell’alleato (ormai quasi “ex alleato”) statunitense, testimonia una volta di più la sua intrinseca debolezza politica. Che rimarrà tale – è ormai fin noioso doverlo ribadire ogni volta – se l’Unione non farà progressi significativi nella definizione istituzionale di una effettiva politica estera e di difesa comuni.

Le iniziative dei singoli governi

Tant’è che la scontata e timida comunicazione del Consiglio Europeo sull’esigenza che vengano rispettate le “leggi internazionali, compresa la Carta delle Nazioni Unite” è scivolata come acqua fresca sulle rocce.

Mentre hanno maggiormente sollecitato attenzioni, anche oltre oceano, le dichiarazioni di Macron circa l’impegno della Francia volto a rafforzare una così definita “dissuasione nucleare avanzata” in collaborazione con la Germania che dovrebbe oltrepassare i confini nazionali estendendosi ad alcuni altri paesi europei, inclusa la Gran Bretagna.

E così pure l’incontro del Cancelliere Merz con il Presidente Trump a Washington ha fornito l’idea (se poi sarà anche qualcosa di più lo si vedrà) di un minimo di presenza europea non completamente sottomessa all’unilateralismo americano: ancor più in quanto espressione di un governo ancora vicino agli USA (e a Israele), anche se sconcertato dal pensiero MAGA (come Merz ha detto chiaramente a Monaco poche settimane fa) e dalla erratica politica trumpiana.

Per non dire del rifiuto esplicito della Spagna guidata da Pedro Sanchez all’utilizzo delle basi statunitensi in Andalucia per i raid contro l’Iran.

LItalia nel limbo europeo

Come si vede, interventi di singoli governi, di singoli paesi. Peraltro non in grado di influenzare concretamente le scelte della Casa Bianca, che anzi – è il caso della Francia e della Spagna – ne profetizza una prossima fragorosa caduta elettorale o che addirittura – è il caso della Germania – si sta attivando per porre le basi di una futura sconfitta del partito dell’attuale Cancelliere in favore di una formazione radicale dell’estrema destra.

In tutto questo, l’Italia è nel limbo. Non integrata sino in fondo nell’Unione, causa i flirt del governo meloniano con quello ungherese antieuropeista e con i leader di estrema destra sparsi in diversi paesi. Non affidabile completamente per i leader di Francia e Germania (anche Merz, pur in buoni rapporti con Meloni nutre dubbi sulle possibili simpatie per Alternative fur Deutschland di frange non marginali della maggioranza al potere oggi a Roma).

Non considerata così come immaginato, e declamato, dall’amico americano: generoso nei complimenti a parole (con l’immancabile sottofondo sessista) ma poi avaro nelle informazioni riservate. Come si è visto in questa circostanza, che poi noi abbiamo arricchito con l’imbarazzante vicenda Crosetto (il Ministro della Difesa, non uno qualunque).

E così, per quelli che contano, pur in un’Europa che conta poco, noi siamo sempre i soliti. L’Italietta.

Quando la forza non basta: crisi globale e solitudine del potere

La tentazione della forza

Siamo immersi in una crisi senza precedenti. Anche il ricorso agli strumenti della guerra, voluto dal Presidente degli Stati Uniti, mostra la radicale novità e la gravità della situazione. Anche questa volta si è pensato che la superiorità militare — le più grandi portaerei del mondo, la potenza navale, la tecnologia bellica — potesse bastare a risolvere una crisi politica e storica. Ma questa convinzione si è rivelata illusoria.

Non è con la sola forza che si governa un equilibrio internazionale così fragile.

La solitudine politica di Trump

Siamo dinanzi a una solitudine politica che riguarda lo stesso Trump. Una solitudine esterna, per l’isolamento diplomatico e la difficoltà di costruire alleanze stabili, ma anche interna, per una perdita di consenso che attraversa ampi settori della società americana.

Questa solitudine si è manifestata con particolare evidenza nelle scelte compiute in Medio Oriente, nel rapporto con Israele e nel sostegno a un’azione militare di enorme portata. Il punto di svolta drammatico è stato raggiunto con l’uccisione della guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, in un’operazione condotta con il coinvolgimento degli Stati Uniti e di Israele. Un fatto di gravità eccezionale, che ha scosso l’intero equilibrio della regione e ha reso ancora più difficile qualsiasi prospettiva di composizione pacifica.

Questo evento si inserisce in un contesto già segnato da tensioni profonde, da escalation reciproche e da un clima di crescente radicalizzazione.

Una politica fondata sulla durezza

La questione principale è che, una volta rieletto, il presidente americano ha proseguito lungo una linea già emersa in campagna elettorale: una politica improntata alla durezza, alla chiusura verso gli stranieri, verso i più disperati, verso chi cerca semplicemente un luogo in cui vivere e sopravvivere.

Questo atteggiamento interno si è riflesso anche nei rapporti internazionali.

Anche nel confronto con il Venezuela di Nicolás Maduro, teoricamente più semplice, si sono registrate difficoltà concrete e tensioni che hanno dimostrato quanto sia complesso imporre dall’esterno soluzioni politiche durature.

Si è così affermata una logica fondata sulla competizione aggressiva, sulla ricerca dell’influenza e del dominio — nei mercati energetici, nelle rotte strategiche, negli equilibri regionali — giustificata in nome della sicurezza nazionale. Ma la legge del più forte non produce stabilità: produce reazioni, irrigidimenti, nuove ostilità.

Non a caso, anche moltissimi Stati arabi hanno manifestato riserve crescenti. Non accettano che uno di loro possa essere colpito e ridimensionato attraverso un’azione di guerra, lasciando ad altri la gestione delle conseguenze e delle ricchezze della regione. L’idea di una soluzione unilaterale appare sempre più impraticabile.

LEuropa tra cautela e debolezza

In Europa, Paesi come Francia e Germania hanno mantenuto un atteggiamento dialettico e critico nei confronti dell’azione americana. Hanno cercato di non rompere il rapporto, ma neppure di accettare integralmente una linea comunicativa aggressiva e una strategia fondata sull’unilateralismo.

Anche l’Italia si è trovata in difficoltà. Tradizionalmente incline a cercare il sostegno e l’appoggio degli Stati Uniti, non è riuscita a esprimere un ruolo autonomo e significativo.

Il Presidente del Consiglio e i ministri maggiormente coinvolti — in particolare quelli della Difesa e degli Esteri — hanno mostrato un atteggiamento modesto, se non negativo. Un atteggiamento timido, paventoso, incapace di incidere realmente nella dinamica europea e internazionale. Invece di contribuire a una funzione di mediazione e di equilibrio, si sono limitati a seguire, aggravando la percezione di irrilevanza politica dell’Italia nel contesto europeo.

La complessità della società iraniana

Nel frattempo, all’interno dell’Iran, si sono sviluppate proteste significative: studenti, giovani, donne hanno manifestato contro il regime, denunciando restrizioni, violenze e limitazioni delle libertà fondamentali. Anche questo elemento dimostra quanto sia complessa la realtà di quel Paese e quanto sia pericoloso semplificarla in uno schema puramente militare.

Rimane così l’impressione di un’Europa indebolita, incapace di proporre con forza una via alternativa e di affermare un’autonomia politica credibile.

La voce morale della Chiesa

In questo quadro complesso, resta una speranza nell’atteggiamento della Chiesa romana e nella voce di Papa Leone XIV, come soggetto morale e autorevole sulla scena internazionale. Una voce che richiama alla responsabilità, al dialogo, alla consapevolezza che nei tempi nuovi non è possibile agire con prepotenza e unilateralismo.

È necessario saper dialogare e contribuire a una soluzione condivisa. Senza questo, il rischio è di trovarci di fronte a conflitti più ampi, a divisioni più profonde e a difficoltà ancora maggiori.

  1. B. Questo articolo, per desiderio dell’autore, su “Globalist” e “Il Domani d’Italia”. Titolo e impaginazione sono diversi.

Rosmini e Manzoni, un’amicizia che attraversa due secoli

Nel marzo 2026 l’amicizia tra Alessandro Manzoni e Antonio Rosmini compie duecento anni.

Per questo la Casa Natale di Antonio Rosmini (Rovereto, TN) e il Centro Internazionale di Studi Rosminiani (Stresa) aprono le celebrazioni con un convegno dal titolo “Rosmini e Manzoni: un’amicizia lunga 200 anni”, che si terrà venerdì 13 marzo 2026 alle ore 18.30 presso la Sala degli Specchi della Casa Natale di Antonio Rosmini a Rovereto (ingresso da Corso Rosmini 30).

Obiettivo di questo primo incontro è ricostruire l’ambiente e il contesto in cui i due grandi amici si incontrarono, rifacendosi all’ampio carteggio tra loro e alle testimonianze di amici – Nicolò Tommaseo, Giacomo Mellerio, Teresa Manzoni Stampa, Stefano Stampa, Ruggero Bonghi – che assistettero alla nascita di un sodalizio profondo e duraturo, nonostante la differenza di età e di idee.

Lincontro a Milano

La reciproca conoscenza tra Manzoni e Rosmini avviene nel marzo 1826 a casa di Manzoni, in via Morone 1.

Rosmini, novello sacerdote di appena ventotto anni, lascia l’amata Rovereto per recarsi a Milano. Intende dedicarsi a nuovi studi e sceglie un ambiente di più vasta cultura e di più ampio respiro. Qui darà alle stampe la Filosofia della politica e il Saggio sull’unità dell’educazione, e comincerà a stendere il Nuovo Saggio e la Costituzione secondo la giustizia sociale.

Prima di partire si consiglia con il cugino Carlo Rosmini, storico della città di Milano, circa la sistemazione: prenderà una casa in affitto accanto all’Ambrosiana fino al termine dell’estate.

Rosmini parte da Rovereto verso la fine di febbraio del 1826 portando con sé Nicolò Tommaseo, il segretario Maurizio Moschini e il fedele domestico Giacomo Antonio Bisoffi.

La nascita di un sodalizio

A Milano conduce una vita di studio intenso, come emerge dai diari e dalle lettere. Si è imposto un programma di studio quotidiano che intende seguire pedissequamente.

Alessandro Manzoni gode già di una buona fama come scrittore, poeta e letterato; per questo Carlo Rosmini gli dà da leggere il volumetto Dell’Educazione Cristiana, scritto dal cugino Antonio.

L’opera risulta molto gradita a Manzoni e nel marzo 1826, complice Nicolò Tommaseo, avviene l’incontro.

«Nel 1826 don Alessandro Manzoni conobbe di persona, me indegno e non necessario presentatore, l’abate Rosmini», ricorderà Tommaseo.

L’amicizia tra i due è subito viva e cordiale. Manzoni non era facile a nuovi incontri, ma sapeva essere affabile con coloro che ammetteva nella sua casa. Dallo studio al primo piano, dove era solito incontrare le persone di cultura, Rosmini viene presto invitato nella sala di conversazione, dove entravano soltanto i fidatissimi: gli amici più cari e più intimi.

Il carteggio e gli incontri sul lago Maggiore

Il carteggio dal 1826 al 1855 documenta questa storia di confidenze, di affetto, di comuni preghiere e di compartecipazione ai reciproci dolori, con un continuo scambio di attenzioni, consigli e suggerimenti.

Frequenti sono anche gli incontri tra Manzoni e Rosmini sul lago Maggiore: il primo soggiorna a Lesa presso la villa del figliastro Stefano Stampa, il secondo a Stresa, nella villa donatagli da Madama Anna Maria Bolongaro. La strada che divideva le due proprietà era percorribile a cavallo, in carrozza, o anche a piedi in pochi minuti.

Ruggero Bonghi, nella sua opera Le Stresiane, riporta i vivaci dialoghi tra il filosofo e il letterato all’ombra della magnolia, oppure ai margini di una impegnativa partita a scacchi.

Lamicizia oltre la morte

Anche Teresa Borri Stampa, seconda moglie di Manzoni, imparerà ad amare e apprezzare Rosmini. Ne prenderà apertamente le difese contro chi tentava di infangarne la memoria e l’opera, anche dopo la sua morte.

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Il programma del convegno

Introduce e modera

Padre Mario Pangallo

Intervengono

Padre Ludovico Maria Gadaleta: «L’amico del cuore»: Giacomo Mellerio

Prof.ssa Donatella Martinelli: Rosmini a Casa Manzoni: antefatti di un incontro memorabile

Dott.ssa Jone Riva: Carissimo e Veneratissimo Manzoni” – “Carissimo e Pregiatissimo Signor Abate”

Introduce e modera la serata padre Mario Pangallo, direttore della Biblioteca della Casa Natale.

La pace come strategia: perché il disarmo nucleare conviene all’Europa

C’è qualcosa di profondamente contraddittorio nel nostro tempo. Abbiamo costruito strumenti capaci di distruggere il pianeta più volte, e nello stesso momento discutiamo di transizione ecologica, di sicurezza energetica, di bene comune. È come se l’umanità camminasse su due strade opposte: una porta all’accumulo della paura, l’altra alla ricerca di un futuro condiviso. La questione nucleare è il simbolo perfetto di questa ambivalenza. Per decenni abbiamo accettato l’idea che la pace dipendesse dall’equilibrio del terrore. La deterrenza come fondamento dell’ordine mondiale. Una stabilità sospesa, fragile, fondata sulla minaccia reciproca. Ma possiamo davvero chiamarla pace? Papa Francesco, nell’enciclica Fratelli tutti, scrive parole che suonano come un giudizio storico prima ancora che morale: «Non possiamo più pensare alla guerra come soluzione.»

 

Il realismo che manca

Parlare di disarmo nucleare oggi sembra ingenuo. Le potenze si riarmano. Gli arsenali si modernizzano. Le tensioni aumentano. Stati Uniti, Russia e Cina ragionano in termini di deterrenza credibile, capacità di secondo colpo, equilibrio multipolare. Eppure proprio qui sta il nodo: la deterrenza non produce fiducia, produce sospensione del conflitto. Non costruisce comunità internazionale, costruisce equilibri provvisori.

La proposta di convertire progressivamente il materiale fissile militare in combustibile civile non è un sogno pacifista. È una strategia graduale, verificabile, concreta. Un processo che potrebbe essere inserito nel quadro del Trattato di non proliferazione nucleare, sotto il controllo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica e con il coordinamento dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Non si tratta di smantellare tutto domani. Si tratta di iniziare.

 

Dal rischio della minaccia alla produzione energetica 

Tecnicamente è possibile. L’uranio altamente arricchito può essere “diluito” per uso civile. Il plutonio può essere trasformato in combustibile MOX. Esistono precedenti storici concreti.

Ogni testata smantellata non sarebbe solo un’arma in meno, ma una fonte di energia in più. È un cambio di paradigma simbolico potente: ciò che nasce per distruggere può essere convertito per alimentare.

È un gesto politico prima ancora che industriale.

 

Perché l’Europa dovrebbe guidare questo processo 

L’Europa vive una condizione ambivalente: potenza economica, fragilità strategica. Dipendenza energetica, frammentazione politica, necessità di autonomia. Proprio per questo potrebbe trovare nel disarmo energetico una propria identità geopolitica. Non la potenza muscolare. Non l’equilibrio delle minacce. Ma la costruzione di regole condivise.Un’iniziativa europea per la riconversione del materiale nucleare militare avrebbe tre effetti:

  1. Rafforzerebbe la sicurezza energetica.
  2. Offrirebbe una leadership morale credibile.
  3. Creerebbe uno spazio di cooperazione selettiva tra potenze rivali.

Nel mondo multipolare, chi sa costruire interdipendenze positive esercita un potere diverso, ma non minore.

 

Le resistenze, reali e profonde 

Non bisogna essere ingenui. Gli arsenali nucleari sono simboli di sovranità, strumenti di negoziazione, leve di potere. Nessuna grande potenza li abbandonerà per slancio etico. Ci saranno obiezioni: squilibri strategici, mancanza di fiducia, rischi di proliferazione, costi elevati. Ma ogni processo storico significativo nasce in mezzo allo scetticismo. Anche l’integrazione europea sembrava fragile e improbabile. Eppure ha cambiato il continente. La domanda vera non è se il disarmo sia facile. La domanda è se l’attuale equilibrio sia sostenibile nel lungo periodo.

 

Bene Comune e Governance sulla Sicurezza 

Sicurezza militare, sicurezza energetica, sicurezza climatica: non sono compartimenti stagni. Continuare a investire nella modernizzazione degli arsenali mentre si parla di sostenibilità è una contraddizione che prima o poi presenterà il conto.

Convertire progressivamente le testate in energia civile significa affermare un principio: la sicurezza non si difende solo con la forza, ma anche con la cooperazione strutturata.

 

Un’identità per il nostro tempo 

Il XXI secolo sarà segnato da competizione tra potenze, questo è realistico dirlo. Ma può essere anche il secolo in cui alcune infrastrutture della paura vengono trasformate in infrastrutture di vita.

Immaginare che una parte dell’energia che illumina le città europee provenga da materiale un tempo destinato alla distruzione totale avrebbe un valore simbolico immenso. Sarebbe la dimostrazione che la politica può ancora orientare la storia.

La pace non è assenza di conflitto. È organizzazione della convivenza. E forse il primo passo non è eliminare tutte le armi, ma iniziare a trasformarle.

Iran, media: eletto il successore di Khamenei, è suo figlio

Milano, 4 mar. (askanews) – Il figlio del leader iraniano Ali Khamenei, Mojtaba, è stato eletto Guida Suprema dell’Iran, secondo quanto riportato dall’emittente in esilio Iran International. La notizia è ripresa da Haaretz.

Ha 56 anni ed è un religioso sciita, ma non ha mai ricoperto una carica governativa.

L’organizzazione ha sede a Londra e scrive su X che la nomina è stata effettuata dal Consiglio degli esperti, ma sotto la forte pressione della Guardia Rivoluzionaria.

Iran, Rubio: Usa scateneranno attacchi nelle prossime ore e giorni

Milano, 3 mar. (askanews) – Gli Stati Uniti d’America sono “in anticipo sui tempi” nella loro operazione contro l’Iran e “scateneranno attacchi” contro il Paese “nelle prossime ore e nei prossimi giorni”, ha dichiarato ai giornalisti il Segretario di Stato Marco Rubio.

“Cominceremo davvero a percepire un cambiamento nella portata e nell’intensità di questi attacchi, perché, francamente, le due forze aeree più potenti del mondo stanno smantellando questo regime terroristico, lo stanno neutralizzando e gli stanno togliendo la capacità di minacciare i vicini o di nascondersi dietro una zona di immunità che consente loro di sviluppare le loro ambizioni nucleari”, ha detto Rubio.

Rubio ha chiarito che gli Stati Uniti d’America non hanno attaccato l’Iran perché Israele avrebbe fatto lo stesso, ma perché il presidente Trump “ha preso una decisione”.

“E la decisione che ha preso è stata che all’Iran non sarebbe stato permesso di nascondersi dietro il suo programma di missili balistici, che all’Iran non sarebbe stato permesso di nascondersi dietro la sua capacità di condurre questi attacchi”, ha detto.

Rubio ha incoraggiato gli americani in Medio Oriente che desiderano assistenza per uscire a contattare l’amministrazione.

“Dobbiamo poterti chiamare, dobbiamo poterti raggiungere”, ha detto Rubio. “Dobbiamo sapere dove alloggi, così possiamo fornirti queste informazioni e coordinarci di conseguenza”.

Iran, Schlein: governo lavori per cessate il fuoco

Roma, 3 mar. (askanews) – Di fronte a quello che sta accadendo in Medio Oriente “purtroppo la preoccupazione è tanta, per questo chiediamo al governo ogni sforzo per fare cessare questi attacchi militari e per far cessare il fuoco, tornare alla via negoziale e riportare a casa in sicurezza quanto prima i nostri connazionali che sono bloccati”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando al Tg5.

“Mettiamo subito in chiaro una cosa – ha precisato – Khamenei era un dittatore sanguinario che non ci mancherà. Al contempo ci preoccupano queste azioni militari unilaterali che violano il diritto internazionale e che scavalcano ogni sede multilaterale. Perché se sparisce il diritto internazionale vale solo la legge del più forte e questo è un precedente pericoloso. Quindi noi ci aspettiamo che il nostro governo, in linea con la storia del nostro paese, eserciti un ruolo per difendere il diritto internazionale e le sedi multilaterali dove si dialoga tra popoli e stati e si cerca di evitare l’uso della forza e degli eserciti per risolvere le controversie. Un po’ come chiede la nostra Costituzione”.

Macron: la responsabilità principale è dell’Iran, ma attacchi Usa-Israele violano diritto internazionale

Roma, 3 mar. (askanews) – “L’Iran ha la responsabilità principale di questa situazione”, poiché ha “sviluppato un pericoloso programma nucleare e capacità missilistiche balistiche senza precedenti, e ha armato e finanziato gruppi terroristici nei paesi vicini”: lo ha dichiarato il presidente francese Emmanuel Macron, in un discorso televisivo al Paese sulla situazione in Medio Oriente.

Macron ha poi sottolineato come sia stato il governo iraniano “a dare ancora una volta, lo scorso gennaio, l’ordine di sparare sul proprio popolo”, riferendosi alle migliaia di morti durante le proteste.

Ma, gli attacchi israelo-americani contro l’Iran sono stati condotti “in violazione del diritto internazionale”, ha dichiarato il presidente francese. “Con Germania e Regno Unito, abbiamo chiaramente affermato che è auspicabile una cessazione degli attacchi il prima possibile e che una pace duratura nella regione sarà raggiunta solo attraverso la ripresa dei negoziati diplomatici”, ha aggiunto il capo dello Stato francese, sottolineando come debba essere il popolo iraniano a “decidere liberamente il proprio destino”.

Macron ha infine definito una eventuale operazione terrestre israeliana in Libano “una pericolosa escalation e un errore strategico”, ricordando che “oggi lo Stretto di Hormuz è di fatto chiuso, ed è attraverso questo stretto che transita circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiali. Anche il Canale di Suez e il Mar Rosso sono sotto pressione e minacciati. Stiamo cercando di costruire una coalizione per mettere in comune le risorse, comprese quelle militari, per riprendere e garantire il traffico su queste rotte marittime, essenziali per l’economia globale”.

Macron ha quindi confermato di aver dato l’ordine di inviare la portaerei “Charles de Gaulle” nel Mediterraneo, citando le conseguenze del conflitto in Medio Oriente sul commercio internazionale.

Flash mob “Stand for life”, rischiano morte anche minori detenuti Iran

Roma, 3 mar. (askanews) – Al flash mob “Stand for Life”, che si è tenuto davanti a Montecitorio, esponenti del movimento Donna Vita Libertà e di altre organizzazioni internazionali, tra cui Amnesty International, hanno chiesto lo stop delle esecuzioni in Iran e il patrocinio politico ai prigionieri politici a rischio di pena di morte. A sostenerli c’erano numerosissimi parlamentari dell’opposizione, soprattutto del Partito democratico, di Alleanza Verdi e Sinistra, del Movimento Cinque Stelle e di +Europa, come Riccardo Magi:

“In realtà è ancora più necessario tenere alta l’attenzione sulle condizioni delle persone che vengono represse dal regime. Questa iniziativa dei ‘Martedì contro le esecuzioni’ diventa ancora più importante. Il mercoledì si tengono le esecuzioni in Iran degli oppositori del regime, sono più di 500 le persone che solo nel 2026 sono state condannate a morte e uccise, sono decine di migliaia le persone uccise dopo l’ultima ondata di protesta”, ha affermato Magi, aggiungendo che “queste organizzazioni chiedono un atto simbolico ma importante, quello di ‘adottare’ degli oppositori del regime”.

Durante il flash mob – che si inserisce nella campagna “Martedì del no alle esecuzioni”, promossa da associazioni di attiviste e attivisti iraniani all’estero – sono stati letti i nomi dei prigionieri politici. Parisa Nazari, attivista dell’organizzazione Donna Vita Libertà:

“Siamo qui per chiedere ai parlamentari di dare il loro sostegno ai prigionieri politici, temiamo che i rumori della guerra possa soffocare la loro voce, è già successo in altri momenti del genere, che molti prigionieri politici vengono condannati a morte e le esecuzioni sono di massa. Sappiamo che già prima dell’attacco militare molte persone, anche minorenni, arrestate durante le manifestazioni, sono state condannate a morte”, ha denunciato.

Nonostante l’escalation bellica e la morte della Guida Suprema della Repubblica Islamica, Ali Khamenei, la macchina repressiva del regime non intende arrestarsi. Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia:

“Lo abbiamo già visto nel 2025, ma è una tradizione purtroppo delle autorità iraniane. Quando sono attaccate se la prendono al proprio interno con persone ritenute spie, collaborazionisti, collusi e altro ancora. Risultato è che vengono messe a morte persone che non c’entrano nulla. Era già successo nel 2025 durante i cosiddetti 12 giorni di guerra con Israele”.

Meloni: le pari opportunità battaglia meritocratica, non servono quote rosa o favori

Roma, 3 mar. (askanews) – Garantire “le pari opportunità e una società autenticamente meritocratica è una battaglia che dobbiamo ancora vincere” e “non potremo farlo davvero fin quando saremo costretti a credere che le donne abbiano bisogno di quote o di meccanismi di favore”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo all’evento ‘1946-2026 Voto alle donne. La democrazia italiana compie ottant’anni’ in corso presso l’Accademia della Scherma – Casa delle Armi del Parco del Foro Italico, a Roma.

“Io penso – ha aggiunto – che la vera libertà rimanga potersi guadagnare sul campo la propria posizione e non aspettare che quella posizione venga concessa. Anche qui ho sempre pensato che il compito dello Stato non sia stabilire a tavolino quante donne debbano ricoprire determinate posizioni in ogni ambito perché lo Stato non può giocare la partita al posto delle persone, quello che però lo Stato deve riuscire a fare è garantire che la partita non sia truccata, che non ci sia cioè una metà campo in piano e un’altra in salita, metà pista libera e metà pista piena di ostacoli per citare lo sport”.

Non arrendetevi ai pregiudizi perché chi ne ha fondamentalmente è un debole. Non ascoltate chi tenterà di minimizzarvi perché chi lo fa in fondo vi teme, verrete spesso sottovalutate, potete usarlo come se fosse un vantaggio ma soprattutto non credete mai ai limiti che gli altri hanno deciso per voi perché gli unici limiti nella vostra vita siete voi a deciderli, non aspettate che vi sia concesso perché ve lo potete guadagnare senza dover dire grazie a nessuno, siate chi siete fino in fondo, siate libere. Come scriveva Virginia Woolf ‘non c’è cancello, nessuna serratura, nessun bullone che potete regolare sulla libertà della mia mente'” ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, chiudendo il suo intervento.

Trump: stiamo andando benissimo, l’Iran non ha più nulla, noi possiamo continuare a bombardare per sempre

Roma, 3 mar. (askanews) – Nell’incertezza dei reali obbiettivi strategici della sua Amministrazione in Iran, Donald Trump batte sul tasto dell’ottimismo militare: le operazioni “stanno andando benissimo” e Teheran “non ha più una marina o un’aviazione” – anzi è “a corto di rampe di lancio missilistiche” mentre Washington “può continuare a bombardare per sempre”; dunque “troppo tardi per trattare”.

La Casa Bianca ha quindi sorvolato sugli avvertimenti dei giorni scorsi relativi alla carenza di munizioni per una campagna militare troppo sostenuta, non solo da parte delle forze statunitensi ma anche e soprattutto di quelle degli alleati del Golfo, finiti nel mirino dei missili iraniani.

La strategia di Teheran infatti appare chiara: mirare a una guerra di logoramento dai costi economici e militari insostenibili in un teatro di guerra lontano, complesso e contro un Paese esteso e popolato; per non parlare di un regime che appare comunque ben radicato e la cui sopravvivenza non dipende dai singoli individui ai vertici.

In questo senso anche Israele ha chiaro il suo obbiettivo: un cambio di regime che renda definitivo il ridimensionamento di Teheran in quanto minaccia militare o terroristica; di qui il bombardamento effettuato a Qom dove è stato colpito l’edificio in cui era in corso la riunione del Consiglio degli Esperti incaricato di nominare formalmente il successore di Ali Khamenei come Guida Suprema.

Secondo fonti iraniane non vi sarebbero state vittime, mentre altri parlano di almeno tre morti: il messaggio tuttavia appare chiaro, nessuna leadership iraniana, presente o futura, può dirsi al sicuro dagli attacchi israeliani. Il tempo però stringe e neanche lo Stato ebraico può permettersi una campagna militare troppo lunga e dispendiosa. La questione quindi è fino a che punto possono continuare le operazioni soprattutto alla luce del potenziale disastro economico di una chiusura totale dello Stretto di Hormuz e degli hub finanziari del Golfo, le cui difese aeree non sono illimitate: insomma, una corsa a chi finirà i missili per primo.

In tutto ciò Trump ha cambiato idea più volte sul “regime change”, sulla necessità di un attacco preventivo – l’ultima versione è che sia stata la Casa Bianca a forzare la mano di Israele, e non viceversa come aveva affermato ieri il Segretario di Stato Marco Rubio – sull’opportunità o meno di riaprire le tratative e sulla pericolosità degli arsenali iraniani anche dopo la presunta “obliterazione” degli impianti nucleari del giugno scorso.

Di qui che il voto previsto domani in Senato sui poteri di guerra del presidente in Iran non abbia un esito scontato: non è escluso che oltre ai Democratici anche qualche Repubblicano decida che gli obbiettivi della Casa Bianca siano troppo vaghi e i costi troppo alti.

Iran, Tajani: “Una quarantina le richieste di rientro da Teheran”

Roma, 3 mar. (askanews) – Le richieste di rientro da Teheran non sono moltissime, si parla di circa quaranta persone, ha affermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, al termine della riunione con l’Unità di crisi della Farnesina.

“Ci sono richieste da Teheran, non sono tantissimi quelli che vogliono partire: direi che siamo attorno alla quarantina, oltre al personale che opera nella nostra rappresentanza diplomatica. Vediamo di farli partire nella massima sicurezza, perché lì c’è ancora più rischio, come a Tel Aviv. Stiamo lavorando per organizzare spostamenti nella massima sicurezza possibile, per evitare rischi di qualunque tipo”, ha specificato Tajani.

In merito all’Iran, Tajani ha detto che “se dovesse peggiorare la situazione dobbiamo fare in modo che non ci siano rischi per i nostri connazionali”, “sia per quelli che vogliono partire sia per quelli che restano, magari perché hanno famiglia lì”.

A Roma allarme bomba in via della Scrofa, evacuato personale Fdi

Roma, 3 mar. (askanews) – A Roma è scattato un allarme bomba in via della Scrofa, dove ci sono la sede di Fratelli d’Italia e la redazione del Secolo d’Italia.

Sul posto è intervenuta la Polizia e il personale è stato fatto evacuare dal palazzo. La strada è stata bloccata per le verifiche necessarie, poi l’allarme è rientrato.

A quanto si apprende da fonti delle forze dell’ordine a far scattare l’allarme sarebbe stata una segnalazione anonima. Poco prima gli artificieri erano dovuti intervenire, sempre nella Capitale, per un trolley abbandonato a largo Chigi davanti alla vetrina di un negozio di abbigliamento, che si trova nello stesso palazzo sede di alcuni uffici della presidenza del Consiglio.

Titoli Stato, adesioni Btp Valore ad oltre 10,2 mld dopo due giorni

Roma, 3 mar. (askanews) – Superano i 10,2 miliardi di euro le adesioni al nuovo Btp Valore al termine del secondo giorno di collocamento.

Secondo i dati diffusi da Borsa Italiana, il nuovo titolo riservato ai risparmiatori ha raccolto oggi circa 4,19 miliardi di euro, con oltre 134mila contratti sottoscritti, che si aggiungono ai 6,04 miliardi di euro raccolti ieri.

Il collocamento proseguirà fino a venerdì 6 marzo alle ore 13, salvo chiusura anticipata. Il nuovo Btp Valore ha una durata di 6 anni e cedole trimestrali crescenti nel tempo, secondo un meccanismo “step-up” (2+2+2 anni), e un premio finale extra dello 0,8%.

La serie dei tassi cedolari minimi garantiti è: 1°-2° anno 2,5%; 3°-4° anno 2,8%; 5°-6° anno 3,5%. Al termine del collocamento verranno annunciati i tassi cedolari definitivi che potranno essere confermati o rivisti al rialzo, in base alle condizioni di mercato.

Calcio, Rocchi: "Il Var verrà usato di più con le nuove regole"

Roma, 3 mar. (askanews) – “Le novità regolamentari che arriveranno vanno in una direzione in cui il Var viene probabilmente usato di più su determinati casi”. Queste le parole del designatore arbitrale di A e B Gianluca Rocchi durante la puntata di ‘Open Var’ su Dazn, parlando dell’utilizzo della tecnologia in campo. “Il concetto del chiaro ed evidente errore nasce perché il Var deve avere un minimo impatto sulla gara col massimo beneficio”. “La problematica vera è lo sviluppo che ha avuto la tecnologia – le parole dagli studi di Dazn – e questa è una riflessione che dobbiamo fare a fine stagione, come faranno in tante altre competizioni, perché c’è chi dice che lo stiamo utilizzando troppo e chi sostiene che dovremmo usarlo di più. Dopo otto anni di utilizzo, possiamo sempre partire come eravamo otto anni fa? Secondo me no, perché le persone non si aspettano che io dica che il Var non può intervenire nonostante ci fosse un calcio di rigore. Il Var verrà probabilmente usato di più su determinati casi – in alcuni casi secondo me anche giustamente -, ma in altri c’è da fare una riflessione a stagione conclusa”. Poi il riferimento al caso Kalulu-Bastoni: “Nuove regole sul secondo giallo? Credo sia giusto. Il secondo giallo oggi di fatto decide una partita, specialmente se accade nei minuti iniziali. Le statistiche dicono che in dieci uomini si fatica a rimanere in partita e vincere. Un’altra buona novità riguarda il conteggio sulle riprese del gioco, strumento importante dato a disposizione degli arbitri”.

Poi Rocchi ha analizzato gli episodi della 27ª giornata di Serie A: “Calhanoglu-Ekuban in Inter-Genoa? La decisione è presa bene in campo e così tutto è più semplice. Controllano i parametri del DOGSO, qui potrebbe essercene al massimo uno, ma gli altri no. La decisione è assolutamente corretta. Gol Pavlovic? Hanno fatto un doppio controllo. Il primo, sul fuorigioco, è semplice perché la macchina aiuta, sul secondo è più difficile. Ma nessun dubbio e problema, il gol è stato convalidato correttamente. Blocco Valenti su Caprile? Ci abbiamo lavorato sopra, partendo da Milan-Parma. Ribadisco la bontà del gol: il giocatore che si mette fermo sulla linea di porta, non commette fallo. Se uno sta fermo davanti al portiere non possiamo intervenire e anzi ci sono campionati in cui lì si mettono in cinque. E quello è già un atteggiamento molto più pericoloso. Ma se sto fermo in una zona del campo, non posso essere punito. Ho spiegato ai ragazzi di essere proattivi e fare prevenzione, tanto che in un primo episodio non fischia niente. Poi però viene fatta una leggera spinta sul portiere del Cagliari e lì interveniamo. Espulsione Pinamonti? Una gran bella decisione. Grave fallo di gioco, l’arbitro vede bene perché è nella posizione migliore. In questi casi ai ragazzi chiedo coraggio, avremmo fatto l’espulsione anche con l’On Field Review, ma la forza e la credibilità dell’arbitro, agli occhi di giocatori, allenatori e ai nostri, passa anche dalle decisioni sul campo”.

Attivista Donna Vita Libertà: “Iran grande prigione, stop esecuzioni”

Roma, 3 mar. (askanews) – “Ci hanno chiesto dall’Iran di parlare dei prigionieri politici. Noi questo flash mob lo abbiamo organizzato quando ancora non c’era l’attacco militare. Pensiamo sia ancora più importante in questo momento parlare di loro. Sappiamo che nel carcere di Evin c’è una situazione tragica sappiamo che i prigionieri politici vengono detenuti soprattutto nel carcere di Evin, ma ci sono tantissimi altri istituti di detenzione. L’Iran è una grande prigione”: così Parisa Nazari, esponente del movimento “Donna Vita Libertà”, tra le organizzatrici del flash mob “Stand for Life”, che si è tenuto davanti a Montecitorio per chiedere lo stop delle esecuzioni in Iran e il patrocinio politico ai prigionieri politici a rischio di pena di morte.

“In questo momento tantissime persone arrestate decine di migliaia, durante le ultime manifestazioni sono in attesa di giudizio. C’è un giudice che si chiama ‘Giudice di morte’ che emette sentenze in pochi minuti e la maggior parte sono sentenze di morte. Sappiamo che ci sono dei minorenni e anche alcuni di loro rischiano la pena di morte”, ha aggiunto Nazari.

Al flash mob – promosso da associazioni di attiviste e attivisti iraniani all’estero insieme a organizzazioni internazionali impegnate contro la pena di morte, si inserisce nella campagna “Martedì del no alle esecuzioni” – hanno partecipato diversi esponenti dell’opposizione, che hanno tenuto in mano i cartelli con i volti dei prigionieri politici, molti dei quali giovanissimi: Laura Boldrini (Pd), Peppe Provenzano (Pd), Lia Quartapelle (Pd), Riccardo Magi (+Europa), Chiara Braga (Pd), Angelo Bonelli (Avs) e Nicola Fratoianni (Avs), Susanna Camusso (Pd), Luana Zanella (Avs), Marta Bonafoni (Pd), Marco Grimaldi (Avs), Elisabetta Piccolotti (Avs), Elisa Pirro (5Stelle).

Le associazioni promotrici chiedono ai governi europei di attivarsi con urgenza per l’annullamento delle accuse, la liberazione dei detenuti e l’abolizione della pena di morte. Ribadiscono inoltre che il necessario e auspicato passaggio dalla dittatura alla democrazia in Iran dovrà avvenire senza ulteriori spargimenti di sangue e senza il sacrificio di altre vite civili, attraverso strumenti democratici e con la partecipazione diretta della società civile iraniana.

Iran, Amnesty: per detenuti “c’è un nastro trasportatore della morte”

Roma, 3 mar. (askanews) – “Dopo il massacro senza precedenti dell’8 e 9 gennaio con almeno 7.000, ma magari sarà un numero a cinque cifre, con persone uccise in strada e con le carceri che si sono riempite di ddecine di migliaia di persone arrestate in piazza e con un dato di 2.500 impiccagioni negli ultimi 14 mesi, dato fornitoci dalle ong iraniane, lo scenario che ci si prospetta è terrificante: c’è un nastro trasportatore della morte, pronto a mandare al patibolo tantissime persone. Sono almeno 100 le persone di cui conosciamo nome, cognome, luogo in cui sono stati condannati e ‘reato’ per cui sono stati condannati, pronti per essere impiccati”: lo ha affermato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, durante il flash mob “Stand for Life”, che si è tenuto davanti Montecitorio per chiedere lo stop delle esecuzioni in Iran e il patrocinio politico ai prigionieri politici a rischio di pena di morte.

Al flash mob – promosso da associazioni di attiviste e attivisti iraniani all’estero insieme a organizzazioni internazionali impegnate contro la pena di morte, si inserisce nella campagna “Martedì del no alle esecuzioni” – hanno partecipato diversi esponenti dell’opposizione, che hanno tenuto in mano i cartelli con i volti dei prigionieri politici, molti dei quali giovanissimi: Laura Boldrini (Pd), Peppe Provenzano (Pd), Lia Quartapelle (Pd), Riccardo Magi (+Europa), Chiara Braga (Pd), Angelo Bonelli (Avs) e Nicola Fratoianni (Avs), Susanna Camusso (Pd), Luana Zanella (Avs), Marta Bonafoni (Pd), Marco Grimaldi (Avs), Elisabetta Piccolotti (Avs), Elisa Pirro (5Stelle).

Nel malfamato carcere di Evin, ha ricordato Noury, è detenuta anche la Premio Nobel per la Pace 2023, l’attivista iraniana Narges Mohammadi, attualmente in condizioni di salute critiche a causa della prolungata detenzione.

Le associazioni promotrici chiedono ai governi europei di attivarsi con urgenza per l’annullamento delle accuse, la liberazione dei detenuti e l’abolizione della pena di morte. Ribadiscono inoltre che il necessario e auspicato passaggio dalla dittatura alla democrazia in Iran dovrà avvenire senza ulteriori spargimenti di sangue e senza il sacrificio di altre vite civili, attraverso strumenti democratici e con la partecipazione diretta della società civile iraniana.

Tajani: “Entro stasera 2.500 italiani torneranno dai Paesi del Golfo”

Roma, 3 mar. (askanews) – “Stanno rientrando tra i 2.300 e i 2.500 italiani dall’area del Golfo, compresa l’Arabia Saudita” ha dichiarato, a margine della riunione all’Unità di Crisi della Farnesina il ministro degli Esteri Antonio Tajani, sottolineando che “stiamo utilizzando tutti gli aeroporti aperti e tutti i voli possibili” per permettere ai cittadini italiani di rientrare in Italia, soprattutto le persone più anziane.

“Ci sono dei charter da Riyad, da Mascate, da Abu Dhabi e da Dubai. Stiamo cercando di far partire il maggior numero possibile di italiani, soprattutto coloro che ne hanno più bisogno: anziani, giovani e malati”, ha rappresentato Tajani.

“Credo che entro stasera in tutto il Golfo saranno partite 2.500 persone”, ha ribadito il ministro degli Esteri.

“Continueremo domani”, ha spiegato Tajani, “ci saranno spostamenti dal Bahrein e dal Qatar verso Riyad, spostamenti da Dubai verso l’Oman. Stiamo studiando tutti i modi possibili perché ci possa essere anche qualche volo straordinario, e anche per alleggerire la situazione nelle Maldive, che è un’altra situazione molto complicata: non è zona di guerra, ma ci sono tantissimi italiani”.

Tajani convoca ambasciatore Iran: solidarietà a Cipro, non coinvolto

Roma, 3 mar. (askanews) – Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, in merito alla convocazione dell’ambasciatore iraniano in Italia, ha affermato che “aveva chiesto lui un incontro già”, ma poi “dopo quello che è successo a Cipro, credo si debba dire all’Iran di fare attenzione: Cipro non è coinvolta in alcun modo nelle vicende belliche. È un Paese che non fa parte della Nato, ma è membro dell’Unione Europea, quindi la solidarietà europea va manifestata”.

“L’Italia non partecipa ad alcuna operazione bellica”, ha sostenuto ancora Tajani, ribadendo che l’Italia è “contraria a qualsiasi realizzazione di arma atomica e all’uso e incremento di missili, eventualmente anche contro l’Europa”. Tajani ha inoltre affermato che l’Italia rimane aperta al dialogo, anche con l’Iran e per questo l’ambasciata è aperta. “Continuiamo a tenere aperta l’ambasciata e a parlare, ma diciamo, e diremo, anche basta con le reazioni che rischiano solo di peggiorare la situazione, basta con attacchi a Paesi che non c’entrano nulla come sono gli Emirati e com’è Cipro”, ha concluso il ministro.

Da Mattarella un messaggio di fiducia: non rassegnarsi ad un mondo di chi si impone

Roma, 3 mar. (askanews) – Un nuovo conflitto si è aperto in Medioriente, sempre più vicino, con il suo carico di preoccupazioni e conseguenze per il nostro paese. Sergio Mattarella prova a lanciare un messaggio di fiducia per rassicurare e incoraggiare gli italiani chiarendo anche da che parte della storia il nostro paese tradizionalmente si colloca. L’occasione è la consegna delle onorificenze conferite motu proprio, il 31 gennaio scorso, a cittadine e cittadini che si sono distinti per il loro impegno nel sociale, manifestato attraverso l’uso etico e responsabile dei social network, l’attività sportiva come mezzo di inclusione, l’arte come strumento di integrazione sociale, l’assistenza e il supporto ai detenuti, le attività solidali e di volontariato, per aver costruito un modello di imprenditoria etica, per l’impegno elargito nella tutela del bene della salute, anche al di là dei confini nazionali, per il coraggio e l’eroismo dimostrato, oltre i propri doveri professionali, per essersi resi esempi di cittadinanza attiva.

Un modello positivo, secondo il capo dello Stato, da contrapporre a quello negativo che finisce col produrre i conflitti. “La guerra è tornata a spargere sangue nel mondo, in tante sue parti, anche non lontano dalla nostra Italia – osserva -. A tutti i livelli, a partire dalla vita quotidiana, fino a quella della dimensione della vita internazionale, si confrontano due modi contrapposti di pensare: c’è quello di preoccuparsi soltanto dei propri interessi, imponendosi sugli altri” dice senza alcun riferimento all’attualità ma è facile intravedere quanto accade in Iran con l’attacco di Usa e Israele che ha ulteriormente destabilizzato tutta l’area del Medio Oriente e fino a lambire il nostro Mediterraneo da un lato, e l’aggressione russa all’Ucraina. Il Presidente della Repubblica ha spesso criticato e denunciato i rischi di questa politica di potenza che scavalca il multilateralismo in nome degli interessi del più forte.

Ma c’è un altro modo per stare nel mondo, assicura Mattarella, “quello di condividere invece difficoltà e opportunità, per cercare di conseguire successi insieme. Non dobbiamo rassegnarci, né pensare che siano derive inevitabili. Al contrario, occorre aver fiducia. Perché la premura per gli altri, il senso di comunità, la capacità di affrontare difficoltà, che a taluno appaiono insormontabili, sono più forti delle circostanze e degli eventi negativi. E l’Italia di queste doti ne ha grande abbondanza”.

Il capo dello Stato elogia quindi la grande generosità degli italiani e la solidarietà che viene dimostrata ogni giorno nella società: “I gesti, i comportamenti di solidarietà, la scelta di non ignorare le esigenze degli altri fanno crescere la vita della società – assicura -. Rendono, inoltre, anche più forti le istituzioni. Si tratta di gesti e comportamenti di persone che non sono chiuse nel proprio io, che si assumono la responsabilità che le situazioni reclamano”.

“Particolarmente in questo nostro tempo – è l’invito del Presidente al paese – è necessario rifuggire, abbattere i muri della paura, dell’indifferenza, della rassegnazione. È necessario vincere la tentazione dell’isolamento. Si vive in una comunità, non in un anonimo insieme di individui che si ignorano vicenda, indifferenti gli uni agli altri”. E le storie raccontate oggi al Quirinale, gli esempi di solidarietà, coraggio civile, superamento delle difficoltà, forza d’animo nell’affrontare eventi imprevisti “trasmettono fiducia e speranza in un tempo in cui abbiamo grande bisogno di fiducia e di speranza”.