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Mamdani sindaco di New York, Trump non l’ha presa bene

Roma, 5 nov. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump ha attaccato duramente i risultati delle elezioni per il sindaco di New York, vinte da Zohran Mamdani, e di diverse consultazioni statali, denunciando presunti brogli e anticipando una serie di sconfitte per il Partito repubblicano nelle prime votazioni di rilievo dopo il suo ritorno alla Casa Bianca. Lo riferisce oggi il Washington Post.

Nella città simbolo della politica e della finanza statunitense, il presidente ha puntato il dito contro la vittoria del democratico Mamdani, che è diventato il primo sindaco musulmano nella storia di New York, superando l’ex governatore Andrew Cuomo. Trump ha reagito insultando gli elettori ebrei che lo hanno sostenuto, scrivendo su Truth Social che “qualsiasi ebreo che vota per Mamdani è uno stupido”. Ha poi definito il nuovo sindaco “un comunista, un folle totale e un odiatore degli ebrei”, accusandolo di voler “distruggere la città”.

Mamdani, 34 anni, di origini indiane e nato in Uganda, ha costruito la sua vittoria su un’alleanza tra giovani e comunità di immigrati, promettendo politiche di giustizia sociale e di redistribuzione. La sua elezione rappresenta per Trump una sconfitta simbolica nella sua città natale, dove ha minacciato di tagliare i fondi federali e persino di “gestire direttamente la città” se la nuova amministrazione dovesse “fallire”.

Anche in California il presidente ha denunciato presunti brogli, concentrandosi sulla Proposition 50, un’iniziativa referendaria promossa dai democratici per modificare la mappa dei collegi congressuali dello Stato in risposta alla ridistribuzione dei distretti avviata dai repubblicani in Texas.

“Il voto incostituzionale sulla ridistribuzione dei collegi in California è una truffa gigantesca: l’intero processo, in particolare lo scrutinio, è truccato”, ha scritto Trump sui social, parlando di un'”indagine legale e penale molto seria”.

Le autorità elettorali californiane hanno respinto le accuse, definendole “senza fondamento”, mentre il governatore Gavin Newsom ha risposto che si tratta “dei vaneggiamenti di un vecchio che sa di stare per perdere”. La misura è stata comunque approvata con largo margine nella tarda serata di martedì.

Le consultazioni in New York, California, Virginia e New Jersey si sono tutte concluse con vittorie democratiche, infliggendo al presidente una dura battuta d’arresto. Nonostante ciò, Trump ha continuato a postare per tutta la notte sui social, chiedendo al Congresso repubblicano di eliminare il filibuster e approvare una riforma elettorale “con Voter ID e senza voto per posta”.

Musulmano e "socialista", Mamdani è il nuovo sindaco di New York

Roma, 5 nov. (askanews) – Con la mano sul cuore e un sorriso ampio, il neoeletto sindaco di New York Zohran Mamdani è salito sul palco del Paramount Theatre di Brooklyn per pronunciare il suo primo discorso da vincitore, citando uno dei padri del socialismo americano: “Come disse Eugene Debs, vedo l’alba di un giorno migliore per l’umanità”. Lo racconta il New York Times.

Mamdani, 34 anni, deputato statale di origini indiane nato in Uganda, ha vinto contro l’ex governatore Andrew Cuomo, diventando il primo sindaco musulmano e socialista della storia della città. “Sono giovane, musulmano, un socialista democratico. E, cosa forse più grave per alcuni, non ho alcuna intenzione di scusarmi per questo”, ha detto tra gli applausi.

Il discorso, durato circa 25 minuti, è stato un misto di sfida e speranza. Mamdani ha celebrato la caduta di “una dinastia politica”, riferendosi a Cuomo, ma ha anche dedicato parole di gratitudine ai lavoratori e agli immigrati di New York: “Alle mani callose dei rider, alle nocche bruciate dei cuochi, alle abuelas messicane, ai tassisti senegalesi, ai droghieri yemeniti e alle infermiere uzbeke”.

Ha poi rivolto un messaggio diretto al presidente Donald Trump, che nei giorni precedenti aveva invitato i newyorkesi a votare per Cuomo e minacciato di tagliare i fondi federali alla città in caso di vittoria di Mamdani. “Donald Trump, so che mi stai guardando. Ho quattro parole per te: alza il volume”, ha detto il nuovo sindaco, definendo l’ex presidente “il simbolo dei cattivi padroni di casa e della cultura della corruzione” e promettendo che New York mostrerà al mondo “come si sconfigge un despota”.

Tra cori e slogan scanditi dal pubblico, Mamdani ha elencato le sue priorità: “Insieme, New York, congeleremo gli affitti!”, ha gridato. “Rendere i bus veloci e gratuiti! Offrire assistenza all’infanzia universale!”.

“Il nostro sarà un grande progetto, ma non sarà astratto”, ha concluso. “Sarà la dimostrazione concreta che una città diversa è possibile”.

Fondazione Merz, 20 artiste oltre i limiti e nella complessit

Torino, 5 ott. (askanews) – La possibilit dell’arte di rispondere alle questioni urgenti e di farsi portatrice di cambiamento, rifiutando la rassegnazione all’immobilit: questa l’idea che guida la seconda edizione di “Push the Limits”, progetto espositivo della Fondazione Merz di Torino curato da Claudia Gioia e Beatrice Merz.

Esposti lavori di 20 artiste di generazioni e provenienze diverse che fanno del superamento e della trasformazione dei limiti imposti e supposti la propria grammatica artistica, tra loro Rossella Biscotti, Monica Bonvicini, Latifa Echakhch, Dominique Gonzalez-Foerster, Mona Hatoum, Teresa Margolles e Janis Rafa.

La seconda edizione del progetto si appoggi alla frase di Mario Merz, “la cultura si sveste e fa apparire la guerra” e il riferimento al ruolo da sempre complesso della cultura in situazioni di conflitto e alla necessit che la cultura si svesta di un’immagine ovattata per evidenziare la sua natura combattiva. In questo modo si intende sottolineare anche la libert e la responsabilit dell’arte e della cultura, cos come l’obiettivo di forzare i limiti, proprio oggi in cui tutti i principi della convivenza e del diritto vengono continuamente stravolti, perch possano venire nuove parole per ricominciare a pensare in termini di giustizia e di relazioni internazionali, sociali e civili.

La Russa: Meloni al Quirinale? Non ci pensa proprio, farà il bis

Roma, 5 nov. (askanews) – “I risultati del governo presuppongono almeno un bis. Ne sono convinto”. Lo afferma il presidente del Senato Ignazio La Russa, rispondendo in una intervista a Repubblica, a una domanda sulla rielezione della premier Giorgia Meloni alla guida del governo alle Politiche del 2027.

Meloni rischia di andare al Colle al posto suo, in questo scenario? “Se c’è una cosa certissima, è che nelle mie aspettative, ambizioni e prospettive non c’è quella di andare al Colle. Già il ruolo di presidente del Senato restringe il mio modo di fare politica, figurarsi immaginarmi Capo dello Stato. Non avrei le chance e non ho nemmeno il desiderio”, sottolinea La Russa. E Meloni ci punta? “Dimenticatevi che lo voglia fare, la conosco. Ci abbiamo anche scherzato sopra. Non ci pensa proprio, neanche lontanamente”, conclude.

Il lascito di Elia: difendere la Costituzione, ritrovare la politica

Parlerò prevalentemente, seppur brevemente, di Leopoldo Elia uomo politico. Anche se non sarà facile distinguere le due figure di politico e giurista, perché di lui si può dire che c’era il politico nel giurista e il giurista nel politico.

In politica era nota la sua particolare sintonia e consuetudine di rapporti soprattutto con Nino Andreatta e Pietro Scoppola, a cui si aggiunsero negli anni Ottanta Sergio Mattarella e Roberto Ruffilli: un gruppo di intellettuali che ha esercitato un certo peso nelle scelte della Democrazia Cristiana.

Perché la Dc era fatta così: contavano le tessere, contavano le correnti e non di rado le clientele, insomma la dimensione materiale del potere. Ma appena si avvistavano tornanti difficili da superare, calava il silenzio e il chiasso e la disinvoltura facevano spazio al pensiero e a chi era capace di produrlo. Aldo Moro, che è stato maestro e riferimento costante di personalità come quelle che ho menzionato, in alcuni momenti — chiunque fosse formalmente alla guida — diventava il centro attorno a cui gravitava tutta l’iniziativa politica, spesso non solo del suo partito. E i suoi allievi, ognuno con caratteristiche proprie, altrettanto.

Elia era ascoltato, e richiesto spesso di pareri, non solo sulle tematiche istituzionali e costituzionali, ma anche politiche in senso stretto. Gli piaceva discutere di scenari e di futuro. Gli piaceva evocare il passato. Di lui era infatti riconosciuta e ammirata la straordinaria erudizione di conoscenze storiche, coltivata — su suggerimento e insieme a Dossetti — che lo indusse alla conoscenza di autori come Ortega y Gasset e Huizinga. Non riusciva a discutere di politica senza evocare, anche comparativamente con la storia di altri Paesi, soprattutto la Francia e la Germania, le cause generative dei problemi del presente.

Parlare di Elia vuol dire parlare di una generazione di giovanissimi studiosi che sin dai primi anni delle loro ricerche erano in grado di aprire discussioni di livello su riviste come “Cronache Sociali”, intorno a tematiche che continueranno a sviluppare per anni, e per alcuni di loro per tutta la vita, passando dalla campagna amministrativa di Giuseppe Dossetti a Bologna nel 1956 — per il quale prepareranno il famoso “Libro Bianco” — all’accompagnamento dall’esterno di alcune discussioni sul ruolo dei laici nella Chiesa che stavano sviluppandosi all’interno del Concilio Vaticano II, sino al passaggio politicamente decisivo dal centrismo al centrosinistra negli anni Sessanta e infine alla fondazione — una decina d’anni dopo — di quello speciale laboratorio di pensiero democratico contemporaneo rappresentato dalla Lega Democratica, che in una qualche misura orientò non poco, finché fu possibile, l’iniziativa politica del cattolicesimo democratico.

Possiamo dire che il capolavoro di Elia fu quello di aver contribuito, in modo rilevante, con il pensiero e le battaglie parlamentari, a far sopravvivere la Costituzione alle forze politiche che l’avevano elaborata e votata. È morto nel 2008, nel mezzo della stagione berlusconiana caratterizzata dal lento ma progressivo depotenziamento dei presupposti culturali ed etici che continuavano a legittimarla, e proprio quando le campagne elettorali italiane — e ancor più quella in corso negli Stati Uniti che porterà poi all’elezione di Barack Obama — facevano intravvedere il ruolo della rivoluzione digitale nei processi di acquisizione del consenso. Quando, insomma, si cominciava a comprendere come l’organizzazione del consenso veniva surclassata dalla fabbricazione delle motivazioni del consenso. Lui, che tanti studi aveva dedicato al rafforzamento dei partiti politici come veicoli della volontà popolare, cominciava a rendersi conto che proprio le ragioni del consenso stavano per essere progressivamente sottratte alla logica della partecipazione e persino della politica in senso stretto.

Da poco più di una decina d’anni si era riavvicinato a Dossetti, anche se non se ne era mai allontanato veramente, se escludiamo il giudizio sulla prima guerra del Golfo in cui si rammaricava di non poter assecondare la visione di “catastrofista presbite” dell’antico maestro e amico. Ma nel biennio 1994-95, quello della promozione dei Comitati in difesa della Costituzione, torna di nuovo al suo fianco, perché intuisce che è giunto il momento di organizzare una difesa “attiva e creativa” della Carta. E gli dà atto che il suo lavoro per dar vita a una sorta di patriottismo costituzionale che non c’era mai stato veramente ha consentito di riunire ancora una volta cattolici e laici e, soprattutto, “giuristi di scuole diverse”.


Aggiungeva che gli stimoli che venivano da questa iniziativa dossettiana non si estinguevano con quella campagna e con la morte del suo autore, anzi risultavano di stringente attualità in un tempo caratterizzato da avventate proposte di revisione costituzionale. Insomma, se il prof. Leopoldo Elia negli ultimi anni della sua vita si impegnò tanto nella difesa della Costituzione, non fu per un attaccamento ossessivo a un testo che aveva contribuito fortemente lui stesso a corroborare di motivazioni scientifiche ulteriori rispetto a quelle originarie — al punto che un suo collega costituzionalista (il prof. Valerio Onida) sosteneva che, per varie ragioni, si poteva considerare il prof. Elia un padre costituente — ma fu per la convinzione profonda che la lenta e felpata corrosione dei nuclei fondativi della Carta, come quello della solidità dei partiti politici, potesse essere contenuta e contrastata solo da una più intensa fiducia nelle potenzialità della Costituzione.

Vedeva crescere il prof. Elia, infatti, una preoccupante instabilità del sistema non a causa di una aumentata conflittualità politica come era stata nei primi anni del dopoguerra, ma, al contrario, per un “di meno” di politica, rivelato anche dal progressivo infragilimento di taluni istituti e principi quali quello del contrappesamento dei poteri.

La sottovalutazione e la distrazione rispetto a questi processi (è proprio in questa fase che il professore pubblica la “Costituzione aggredita”, ed. Il Mulino) era frutto di una intenzionale relativizzazione del valore della Carta che lo inquietava molto, essendo lui invece convinto che essa continuasse a rappresentare il baluardo più solido rispetto al rischio di regressione politica generale. Chi avesse voluto favorire un ritorno non tanto al fascismo, quanto a una situazione di democrazia più “sobria”, non avrebbe avuto che da promuovere un alleggerimento dei vincoli interni, quelli della Carta, e dei vincoli esterni, quelli dei Trattati comunitari, che nel tempo avevano reso inattaccabile la nostra democrazia.

La sua ultima battaglia è stata rivolta alla difesa della laicità. Ne ha parlato in un impegnativo intervento al Convegno annuale dell’Associazione Italiana dei Costituzionalisti che si tenne a Napoli il 26 e 27 ottobre 2007, e in una intervista al Corriere della Sera (13 febbraio 2007) che fece un certo scalpore, soprattutto in chi non lo conosceva, poiché il principe dei costituzionalisti, parlando con voce sommessa e sorriso mite, disse cose insolitamente dure (come osservò l’intervistatore Aldo Cazzullo) a proposito della presa di posizione della CEI sul disegno di legge del governo Prodi riguardante “Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi”. Di quell’intervista colpiva l’incipit d’apertura: “Forse sarò troppo drastico. Ma preferisco parlar chiaro oggi piuttosto che pentirmi domani per aver taciuto”. In queste parole c’è tutto il vigore di una responsabilità laicale che, soprattutto dopo il Concilio e le sue costituzioni — Lumen Gentium e Gaudium et Spes — non poteva essere rinunciata. Ma c’è anche la consapevolezza che il tema della laicità dello Stato, quando è trattato da politici credenti, assume un rilievo particolare, poiché in loro evoca non solo la dimensione politica ma quella più personale della coscienza: non si tratta del tema dell’obbedienza e della disobbedienza ma di quello della responsabilità, posto che “le leggi vanno fatte per i credenti e per i non credenti”, senza rinunciare beninteso al dovere della profondità e della perdurante centralità del valore della vita e della persona, valori sicuramente costituzionali.

Da ultimo mi concedo una licenza che è quantomeno discutibile, ponendomi la domanda: cosa direbbe e cosa ci suggerirebbe di fare oggi Leopoldo Elia se fosse ancora tra noi? Io credo che ci esorterebbe a ritrovare il senso della politica, ad abbandonare le posture del presentismo e del fatalismo, a non spaventarci dell’IA e — comunque — dei progressi scientifici, a occuparci del fenomeno dell’assenteismo politico ed elettorale in particolare, a cercare di capire le ragioni di un fenomeno che può mettere a rischio la credibilità e la stessa preferibilità della democrazia come sistema di governo delle nazioni e del mondo. Ci suggerirebbe di applicarci soprattutto nello studio di questo fenomeno e scopriremmo forse che esso non è generato tanto da una domanda di maggiore sinistra o maggiore destra, ma da una domanda di un’altra qualità della politica.

“È noto che la politica — amava ripetere Leopoldo Elia citando testualmente Aldo Moro — è un fatto di forza, più propriamente di consapevolezza, di fiducia nel proprio compito, ma ci deve essere più in fondo una ragione, un fondamento ideale, una finalità umana per i quali ci si costituisce in potere e il potere si esercita”.

Se tale ragione ideale, aggiungo io, si rende più visibile ai cittadini, forse l’assenteismo non sarà più un problema.

Il mistero del “Centro” secondo Prodi

Il sempre verde Prodi è molto difficile da interpretare e da descrivere. Essendo “il politico italiano”, come ricordava simpaticamente Sandro Fontana in tempi non sospetti, “più rancoroso e vendicativo”, ogni sua scelta e indicazione è sempre anche il frutto e la conseguenza di quell’impostazione. O perchè non sufficientemente ascoltato quando offre le sue profezie su come rafforzare il campo della sinistra e progressista o perchè, ed è questa la versione più accreditata, non gradisce la non traduzione in atti concreti delle richieste – di norma sempre legate al potere – che nel tempo avanza. Quale che sia la reale motivazione, non c’è alcun dubbio che il Centro che viene attribuito a Prodi resta sostanzialmente un mistero. E ciò per due ragioni.

Il contrasto con Marini

Innanzitutto perchè l’ex capo dell’Ulivo non ha mai parlato della necessità di rafforzare un’offerta politica centrista ma sempre e solo di allargare il perimetro dell’alleanza di sinistra per riequilibrarla rispetto al massimalismo e all’estremismo radicale dell’attuale segretaria del Pd Schlein. Del resto, il Centro è sempre stato una categoria sufficientemente estranea al verbo prodiano. È appena sufficiente ricordare, se non vogliamo sempre e solo santificare le sue parole – come è adusa quotidianamente la stampa compiacente progressista -, peraltro a volte molto scontate, i profondi dissapori e i forti contrasti con Franco Marini proprio sulla necessità di rilanciare e valorizzare il Centro e una “politica di centro” nel nostro paese ai tempi soprattutto dell’Ulivo ma anche dell’Unione. Motivazioni che rispondevano anche, per non dimenticare le profetiche parole di Sandro Fontana, a ragioni riconducibili a motivazioni dettate dal “rancore e dalla vendetta”. Comunque sia, il Centro non è mai stato un tema che ha fatto impazzire il professore bolognese che, del resto, non lo ha mai sposato. Sia nella sua esperienza nella Dc come “esperto” e come uomo di potere del sottogoverno e sia nella seconda repubblica all’interno della contesa politica.

Lossessione della leadership

In secondo luogo Prodi è sempre stato attento agli equilibri di potere all’interno della coalizione progressista e meno, molto meno, al suo riequilibrio politico. Non è un caso, del resto, che la sua predilezione è sempre e solo stata sulla figura che deve guidare l’intera alleanza di sinistra più che non sulla sua composizione politica. E, del resto, da autentico e consumato uomo di potere, questa era e resta la cifra distintiva e più importante per creare le condizioni reali per un’alternativa credibile e praticabile al centro destra in vista delle prossime elezioni politiche del 2027.

Non è il Centro

Ora, e alla luce di queste due oggettive considerazioni, si può tranquillamente concludere che la ricetta di Prodi non è affatto quella di rafforzare quel Centro e quella “politica di centro” di democristiana memoria. Molto più semplicemente si tratta di individuare una figura di riferimento della coalizione progressista che non segua passivamente le indicazioni radicali e massimaliste della Schlein da un lato e che, dall’altro, sia in grado di allargare il recinto elettorale dell’alleanza stessa. Come sempre, un disegno politico, e di potere, che sia funzionale per tentare di vincere le elezioni. Ma, per favore, non parliamo più di un Centro prodiano.

Filippo La Porta racconta il mondo salvato dalla misura

Filippo La Porta, con il suo ultimo libro Elogio delle vite ordinarie (Il Saggiatore), interviene in un clima culturale dominato dall’ossessione per l’eccezionalismo. La retorica della potenza, della grande impresa, dell’azione che lascia il segno – politica, economica, militare – sembra essere diventata l’unico paradigma riconosciuto di successo. La Porta rovescia l’asse: la salvezza non sta nell’eroismo che conquista, ma nella cura minuta che custodisce. Non nella grandezza, ma nella misura.

Il libro intercetta un passaggio generazionale importante. Quella parte di italiani cresciuta con il mito della rivoluzione, dell’incendio politico capace di riforgiare il mondo, oggi si trova a fare i conti con un’altra verità: la cultura della grandezza – anche quando è “di sinistra” – finisce per assomigliare troppo alla stessa logica dei leader forti globali, che promettono dominio, potenza, vittoria. Intervistato recentemente dal “Venerdì” di Repubblica (19 settembre), ha spiegato come questo travaglio sia stato anche il suo. «Alla fine degli anni Ottanta ho fatto un bilancio personale dell’impegno politico. Avevo vissuto nel mito della rivoluzione, immerso in un fiume di parole, dette e scritte, nelle quali c’era anche molta fuffa. Dopo anni incendiari, improvvisamente mi sono trovato a pensare che il gesto veramente rivoluzionario, in un paese come il nostro, non è occupare una fabbrica, ma rispettare una fila».

La Porta non costruisce contrapposizioni ideologiche, ma pone una domanda morale radicale: quale vita salva davvero il mondo? Quella che sposta i confini o quella che tiene insieme la trama fragile del quotidiano?

Il riferimento a Wim Wenders e al suo “Perfect Days” è emblematico. La rivoluzione non è gesto straordinario, ma responsabilità silenziosa, radicata nel proprio compito. Non è spettacolo, è fedeltà. Non è la grande narrazione di potenza, ma la capacità di proteggere il bene mentre tutto spinge verso una cultura del conflitto.

La Porta, da critico letterario, rimette al centro ciò che la società ipermediatica scarta: il valore non appariscente della gentilezza, del limite, della prudenza nelle relazioni e nella politica. In un tempo che ha idolatrato l’eccezione – e che ancora oggi premia leader che promettono di riscrivere tutto – il libro offre una strenua difesa del possibile umano: una “ecologia dell’esistenza”, che ripara senza rumore e non si misura con la forza. È una lezione preziosa per chi cerca di restituire senso alla vita comune e alla politica come servizio.

Maledetti Architetti, Genova tra identità e contraddizioni del Novecento

Genova chiama di nuovo i suoi “maledetti architetti”.

Lo fa senza nostalgia, ma per capire cosa il Novecento abbia sedimentato non solo nei suoi volumi, ma nella sua identità collettiva. Sabato 15 e domenica 16 novembre la città ospita la quinta edizione della manifestazione promossa dal Comune e dalla Fondazione Ordine degli Architetti: due giorni di visite guidate, itinerari urbani, appuntamenti gratuiti. Undici luoghi, progetti celebri o negletti, pensati per condurre cittadini e curiosi dentro un secolo che ha cambiato il paesaggio urbano italiano probabilmente più di ogni altro.

Genova come laboratorio nazionale

“Chi conosce Genova, fuori da Genova?”, chiedeva qualcuno anni fa. La risposta, forse, passa proprio attraverso iniziative come questa. Perché l’architettura del Novecento non è un capitolo tecnico, ma una storia collettiva fatta di retoriche pubbliche, conflitti estetici, poteri, ricostruzioni, sperimentazioni. Per anni la città ha avuto con questo patrimonio un rapporto polemico, irrisolto. Oggi prova a riguardarlo come risorsa simbolica e civile.

Cultura come sguardo sul futuro

L’assessore alla Cultura Montanari parla di “occasione preziosa per riscoprire edifici che fanno parte della nostra identità urbana, e che chiedono ancora di essere compresi”. La Camera di Commercio sottolinea il valore economico della filiera, ricordando che senza chi osa le città restano cartoline immobili. Ed è qui il punto: la provocazione di Tom Wolfe diventa strumento per riaprire una discussione pubblica sul potere creativo e conflittuale dell’architettura.

Le ricorrenze che raccontano un secolo

Il 2025 incrocia anniversari importanti: dai 60 anni della Sopraelevata Aldo Moro alla nascita di Ignazio Gardella; dal centenario del Palazzo della Navigazione Generale Italiana al ventennale della scomparsa di Claudio Andreani. Ogni ricorrenza è una soglia interpretativa. Ogni edificio, memoria politica e sociale.

Per Genova, e non solo per Genova. Perché il Novecento italiano è ancora la nostra domanda aperta. E gli architetti – maledetti o benedetti – restano gli interpreti più radicali di questa domanda.

Sembravano mostre, erano il futuro: questi 30anni della Sandretto

Torino, 4 nov. (askanews) – Il futuro è una terra straniera, oltre che una delle grandi mitologie del nostro tempo incatenato a un presente digitale eterno. Ed è già a suo modo commovente che la mostra che celebra i 30 anni della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino sia intitolata “News from the Near Future”, ma la cosa prende ancora più senso dato che Patrizia Sandretto è una delle figure che hanno costruito il modo di pensare il contemporaneo in Italia, anticipando spesso nei suo progetti quello che, a posteriori, abbiamo capito che sarebbe stato “il futuro”. Dalla collezione al museo e poi al modo in cui possiamo pensare l’arte oggi: questo è accaduto nei tre decenni di storia della Fondazione: non tutto ciò che è passato negli spazi di via Modane è stato necessariamente indimenticabile, ma gran parte di quello che oggi consideriamo indimenticabile è in qualche modo passato anche di lì.

E per capirlo basta leggere alcuni dei nomi degli artisti presenti nella mostra, che si articola su due sedi: in Fondazione e al MAUTO. Maurizio Cattelan, Alberto Garutti, Ed Atkins, Giulia Cenci, Arthur Jafa, Simone Leigh, Sarah Lucas, Philippe Parreno, Berlinde de Bruyckere, Tino Sehgal, Cindy Sherman, Rudolf Stingel, Fiona Tan, Wolfgang Tillmans, Rosemarie Trockel, Lynette Yiadom-Boakye, nella prima esposizione. E poi al Museo dell’Automobile è il turno di Matthew Barney, Vanessa Beecroft, Thomas Demand, Fischli & Weiss, Claire Fontaine, Mona Hatoum, Thomas Hirschhorn, Damien Hirst, Mike Kelley, Ragnar Kjartansson, Barbara Kruger, Sharon Lockhart, Goshka Macuga, Sandra Mujinga, Shirin Neshat, Paul Pfeiffer, Paola Pivi, Jeff Wall, Rachel Whiteread… È vero, gli elenchi in fondo lasciano il tempo che trovano, ma il punto è proprio che in questo caso rappresentano invece il senso della portata dell’operazione. Tutto ciò che una volta era futuro e adesso è diventato la nostra storia, il nostro stesso modo di pensare le opere d’arte e il loro esserci.

Il futuro è una terra straniera, dicevamo, soprattutto perché l’ipercapitalismo contemporaneo lo ha divorato prima che ne potessimo fare esperienza, lasciandoci un vuoto nel quale gli artisti hanno saputo entrare e usare questa mancanza per creare un’alternativa. Anche attraverso il dramma di un piccolo scoiattolo suicida o una stanza buia dove appaiono frammenti di memoria evanescenti, che possiamo liberamente sperare siano anche ricordi del domani. Perché l’arte, come mi ha detto una volta Alberto Garutti, in fondo è un precipitare vorticosamente verso l’alto. Ecco, proprio così. (Leonardo Merlini)

Confindustria Ceramica: su Ets servono correttivi da Bruxelles

Rimini, 4 nov. (askanews) – Il settore ceramico italiano, eccellenza della manifattura e leader mondiale nell’export, si trova a fronteggiare una grave crisi di competitivit dovuta all’impennata dei costi energetici e all’impatto oneroso della normativa europea sul sistema Ets (Emission Trading System). E’ l’allarme lanciato dal direttore generale di Confindustria Ceramica, Armando Cafiero, a margine dell’evento “La Ceramica verso il Futuro” a Ecomondo. Il settore, che conta 248 imprese e genera un fatturato di 7,6 miliardi di euro nel 2024, sostenendo circa 40.000 posti di lavoro diretti e indiretti, ha investito 4,5 miliardi di euro in innovazione negli ultimi 12 anni, dimezzando le emissioni di CO per metro quadro rispetto alla fine degli anni ’90. Nonostante ci, la ceramica classificata tra i settori “Hard-to-Abate”, dove il 85% del fabbisogno energetico coperto dal gas naturale e le tecnologie attualmente disponibili non consentono una decarbonizzazione effettiva della componente termica. Secondo le proiezioni, il costo diretto e indiretto dell’Ets per il settore ceramico italiano ammonta a circa 130 milioni di euro all’anno nel periodo 2021-2025, destinato a superare i 225 milioni di euro all’anno dal 2031. Tale onere ha gi causato una diminuzione degli investimenti del 20% su base annua nel 2024.

“L’industria ceramica un’eccellenza della manifattura italiana, leader mondiale dell’export in valore dei nostri prodotti in tutte le destinazioni – ha spiegato Cafiero – perch ha sempre investito molto. E’ leader mondiale anche del delle tecnologie del settore che sono prodotte dal nostro indotto. Il problema che abbiamo adesso quello di avere risorse per continuare ad investire a questo livello”. Il settore della piastrella, ha ricordato il direttore, ha storicamente “i costi dell’energia pi alti d’Europa, che vuol dire anche i pi alti del mondo”. A questo si aggiunge “una normativa europea come quella dell’emission trading che in assenza di alternative tecnologiche effettive drena risorse ai nostri investimenti. Il rischio vero – ha spiegato – che adesso per le imprese di tutte le dimensioni questo porti allauz investimenti una perdita di competitivit in prospettiva, che vuol dire subito per perdita di fatturato per il nostro indotto. Rischiamo di seguire purtroppo quanto sta succedendo per l’automodip, bisogna evitarlo in in tutti i modi e servono degli urgenti correttivi a livello di Bruxelles il pi presto possibile”.

Ecomondo, il Green Deal europeo tra critiche e necessit

Rimini, 4 nov. (askanews) – Alluvioni al nord, siccit al sud. L’Italia si riscalda il doppio della media globale e gli eventi atmosferici estremi si moltiplicano. A Rimini, a Ecomondo, si discute di come uscire da questa emergenza climatica senza sacrificare la competitivit delle imprese. Il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale: “Serve uno scatto, non dobbiamo difendere un modello che non ha funzionato, dobbiamo mettere in campo un modello anche pi ambizioso, ma che sia in grado di tenere insieme questi due elementi. Riduzione delle emissioni e dall’altra parte competitivit delle imprese”.

La sfida reale. Negli ultimi mesi emerso un dato preoccupante: il mercato della plastica riciclata crollato. Si ricicla, ma non si riesce a venderla. Edo Ronchi, Presidente Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile: “E’ un fenomeno che non conoscevamo: si ricicla e non si riesce a vendere perch il prezzo crollato, abbiamo i piazzali pieni, molto preoccupante”.

Il messaggio da Rimini per di spinta in avanti, non di battute d’arresto. Come chiede l’ex premier Paolo Gentiloni, co-presidente della Task Force Onu sulla crisi del debito: “Ci saranno certamente della cose da discutere e da aggiustare nei grandi progetti di transizione climatica, ma fermarsi in questa transizione climatica sarebbe un suicidio”.

I numeri dicono che qualcosa si muove. Le emissioni di gas serra sono gi calate del 28%, le rinnovabili hanno raggiunto il 49% della produzione elettrica. Ma altri dati sono meno incoraggianti: l’auto elettrica in Italia solo il 7% del mercato, mentre in Europa la media del 22%. Senza il Green Deal europeo e i fondi del Pnrr l’Italia sarebbe in recessione, come ha ricordato Ronchi. “In Italia non pochi criticano il Green Deal europeo. Si stanno dimenticando che noi non siamo in recessione soolo perch il Pnrr ha assicurato una crescita del Pil. Senza i fondi del Pnrr, senza il pilastro del Green Deal europeo, l’Italia sarebbe in recessione”.

M.O., Schlein: oggi inaccettabile provocazione estrema destra israeliana

Roma, 4 nov. (askanews) – Quella di oggi alla moschea al Aqsa è “un’ulteriore e inaccettabile provocazione dell’estrema destra israeliana”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando ad una iniziativa in memoria di Ytzhak Rabin. “Questa provocazione fatta proprio oggi non è casuale. Fa parte di una strategia di attacco a quell’accordo di tregua fragile che dobbiamo tutti sperare che tenga e sperare che porti ai passi necessari per arrivare alla pace”.

Perché, ha precisato, “non è ancora una pace questa”, serve il “pieno coinvolgimento dei palestinesi in questo processo” e bisogna “portare sollievo alla popolazione stremata”, perché “gli aiuti umanitari non stanno ancora arrivando. Parliamo di una carestia voluta, usata la fame come arma di guerra”.

Separazione carriere, Mantovano: se vince sì trattiamo su attuazione

Roma, 4 nov. (askanews) – Sulla giustizia “deponiamo le armi”: se al referendum dovessero vincere i sì può essere “trattabile” la legge attuativa. Lo ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, ospite della trasmissione “10 Minuti” su Rete 4.

“Abbiamo fatto – ha spiegato – un gesto politicamente significativo in primavera ricevendo con la presidente del Consiglio l’Anm a Palazzo Chigi. Ci è stato detto che la riforma è inemendabile, ma io non ho mai sentito la Cgil dire o così o me ne vado: fa la sua critica anche aspra ma si attende la trattativa. Invece la trattativa non c’è stata, perché se la prospettiva è che arrivano i quattro angeli dell’apocalisse, dopo l’apocalisse non c’è nulla. Immaginiamo che nel referendum gli italiani condividano la riforma, dovremo discutere di una legge attuativa che è importante come la riforma stessa. Se la riforma era inemendabile, vogliamo ritenere contrattabile la legge attuativa? Significa – ha concluso Mantovano – togliere dallo scaffale il libro apocalisse e mettere quello di un confronto civile, anche perché abbiamo bisogno della prospettiva dei magistrati”.

I Falsi Amici di Piotr Uklanski alla Pinacoteca Agnelli

Torino, 5 nov. (Askanews) – La Pinacoteca Agnelli presenta la quarta edizione di Beyond the Collection: concepita dall’artista polacco Piotr Uklanski e intitolata Faux Amis, ha un approccio nuovo ed espanso. Per la prima volta si estende non solo all’intero spazio della Collezione Permanente dialogando con opere di Canova, Renoir, Manet, Matisse e Bellotto, ma anche al di l della Pinacoteca in due altre istituzioni torinesi: il Museo della Frutta Francesco Garnier Valletti e il Museo di Anatomia Umana Luigi Rolando. Lanciato nel 2022, Beyond the Collection un progetto volto a riattivare la Collezione Permanente della Pinacoteca Agnelli, attraverso interventi di artisti contemporanei e prestiti specifici da istituzioni italiane e straniere. Lo scopo creare connessioni che riflettano sia sulle presenze che sulle assenze all’interno di questo gruppo di opere storiche, portando alla luce storie dimenticate o ignorate e mettendo in discussione interpretazioni canoniche della storia dell’arte.

Pietro Rigolo, capo curatore della collezione, ha raccontato ad Askanews la mostra: “All’interno dello scrigno che ospita la nostra Collezione Permanente ospitiamo la mostra di Piotr Uklanski, un artista polacco che presenta questo progetto che parte del nostro progetto Beyond the Collection, volto a entrare in dialogo con artisti contemporanei e porre allo stesso tempo gli artisti contemporanei in dialogo con delle opere del passato della nostra Collezione Permanente e aiutarci in qualche modo a riflettere in maniera inedita su queste opere. Per la prima volta, Piotr Uklanski decide di intervenire non solo nel piccolo spazio che storicamente stato deputato a questo intervento, ma in tutto lo scrigno, quindi in tutto lo spazio della Collezione Permanente e addirittura all’interno della citt di Torino, perch presenta anche degli interventi all’interno di due musei cittadini, il Museo dell’Anatomia Umana dell’Universit di Torino e il Museo della Frutta a San Salvario. La mostra si titola Faux Amis, falsi amici, perch si basa appunto tutta su questi accoppiamenti che a prima vista possono essere facili e semplicistici ma che poi raccontano una storia nascosta, una storia pi complessa. Bellotto un artista che presente nella nostra collezione con due tele molto importanti che sono due raffigurazioni della citt di Dresda. Nel nostro scrigno, Uklanski decide di trasformare una grandissima parete apponendo una carta da parati di un altro dipinto di Bellotto che non nella nostra collezione ma che in un museo a Zurigo che rappresenta la citt di Dresda bombardata dall’esercito prussiano durante la Guerra dei Sette anni nel 1760. Prima di tutto c’ questa contrapposizione molto drammatica tra la Dresda in fiore rappresentata nei dipinti della nostra collezione e la Dresda appunto in rovina. Su questa carta da parati lui decide di appendere una sua foto di un monumento realizzato dai sovietici in Polonia che celebra la liberazione di Varsavia dai nazisti da parte appunto dell’Armata Rossa nel 1945. Per Uklanski questo monumento sovietico la quintessenza di un falso amico nel senso che la liberazione sovietica poi porter ad un’altra occupazione. Il Bellotto della Pinacoteca Agnelli, il Bellotto di Dresda bombardata, il monumento sovietico insieme trattano di un collassamento dei tempi e dello spettro della guerra che torna ad essere sempre presente: presente nella guerra dei sette anni, presente nella seconda guerra mondiale e purtroppo presente anche oggi in Polonia che proprio al confine con l’Ucraina e con un conflitto che sempre pi sembra avvicinarsi a noi”.

Danza, a Roma il nuovo allestimento di "Il lago dei cigni"

Roma, 4 nov. (askanews) – “Il Lago dei Cigni”, una storia senza tempo di amore, tradimento e trionfo del bene sul male, accompagnata da una delle partiture più celebri mai scritte, rivive in una versione che unisce la grande tradizione coreutica all’innovazione tecnologica, in scena al Teatro Olimpico, per la stagione dell’Accademia Filarmonica Romana, dal 13 al 16 novembre.

Luciano Cannito, che si ispira alla storica coreografia di Marius Petipa, firma regia e coreografia per la nuova produzione, presentata per la prima volta a Roma, di Fabrizio di Fiore Entertainment per la Roma City Ballet Company.

Cuore pulsante della produzione resta l’esecuzione tecnica e interpretativa dei ballerini: il confronto tra la purezza del Cigno Bianco e l’oscurità del Cigno Nero si traduce in uno dei grand pas de deux più celebri della storia del balletto, simbolo dell’eterno contrasto tra luce e ombra.

A impreziosire questa versione, la partecipazione di artisti ospiti internazionali, che porteranno in scena l’eccellenza della danza mondiale, con la presenza delle étoiles internazionali Maria Yakovleva Principal del Balletto dell’Opera di Budapest e Dinu Tamazlacaru Principal dello StaatsBallett Berlin.

Inoltre, per la prima volta nella storia del balletto classico, l’Intelligenza Artificiale diventa protagonista della scena: attraverso un innovativo processo creativo, l’IA ricostruisce l’universo immaginifico del Principe Siegfried e della sua amata Odette, dando vita al castello, al bosco e al celebre lago con un linguaggio visivo mai visto prima.

“Il Lago dei Cigni – ha raccontato Luciano Cannito, considerato uno dei nomi più noti della coreografia italiana, creatore di più di 80 spettacoli rappresentati nei teatri di tutto il mondo – è un archetipo. Non racconta solo una favola romantica, ma parla di dualità, desiderio, libertà e destino. L’eterna lotta tra luce e oscurità si riflette nei personaggi e nelle loro metamorfosi. In questa versione ho voluto esplorare come un linguaggio contemporaneo — quello dell’Intelligenza Artificiale — possa amplificare la dimensione poetica del racconto senza snaturarne la classicità. L’IA non è un elemento decorativo, ma un nuovo strumento scenico capace di trasformare le emozioni in immagini e dare vita a un mondo che esiste tra sogno e realtà. Lo spettatore entrerà così nel cuore delle visioni del Principe Siegfried, in uno spazio sospeso dove tutto può accadere. La danza, con la sua purezza tecnica e la sua potenza evocativa, resta al centro della scena: la tecnologia non sostituisce, ma esalta l’umanità dei danzatori e la forza di un racconto che continua a parlarci attraverso i secoli”.

E’ morto Giorgio Forattini, vignettista satirico della prima repubblica

Roma, 4 nov. (askanews) – E’ morto a Milano a 94 anni Giorgio Forattini, padre e maestro della vignettistica satirica italiana. Entrato per concorso a Paese Sera dopo aver lasciato gli studi dalle pagine di Repubblica ed Espresso ha, letteralmente, messo a nudo ogni giorno in prima pagina, conquistata per la prima volta nel 1974 con una vignetta a sostegno della campagna per il no al referendum sul divorzio, vizi e virtù della classe dirigente italiana dalla metà degli anni settanta in poi.

Con la sua matita, Bettino Craxi ha indossato gli stivali di Mussolini ed è diventato Pietro Gambadiglegno, Giovanni Spadolini è rimasto nudo, Massimo D’Alema ha preso il profilo di Adolf Hitler comunista, Achille Occhetto come Charlie Brown Giovanni Goria un ologramma invisibile, Piero Fassino uno scheletro, Giuliano Amato Topolino.

E ancora: Silvio Berlusconi e Amintore Fanfani sempre molto bassi, Romano Prodi un prete comunista, Umberto Bossi Pluto Walter Veltroni un bruco, Lamberto Dini un rospo, Rocco Buttiglione una scimmia, Nicola Mancino cun cinghiale, Carlo Azeglio Ciampi un cane da guardia, Rosa Russo Iervolino come una gallina.

Presentato il manifesto per il miglioramento dell’endometriosi

Roma, 4 nov. (askanews) – E’ andato in scena presso l’Auditorium “Cosimo Piccinno” del Ministero della Salute l’evento “ENDOVISION: accelerare la diagnosi e migliorare il futuro”, realizzato da Edra con il supporto non condizionante di Gedeon Richter Italia. Un evento che conferma l’impegno per migliorare il percorso diagnostico e terapeutico dell’endometriosi, durante il quale stato presentato il “Manifesto per il miglioramento del patient journey dell’endometriosi”.

“Noi abbiamo trovato insieme ai tre attori del sistema un obiettivo comune, quello di rimettere davvero le donne al centro, cercando di restituire loro quello che l’elemento pi importante, cio la qualit della loro vita, preservandone anche la fertilit” ha dichiarato Maria Giovanna Labbate, amministratore delegato di Gedeon Richter Italia, alla quale ha fatto eco Sara Terenzi, Dirigente Medico presso il Ministero della salute: “Questo evento sta a dimostrare come il Ministero oggi pronto a collaborare per, innanzitutto, definire delle strategie diagnostico-terapeutiche, delle strategie di comunicazione per tutelare la salute di queste donne che, affette da endometriosi, potrebbero anche avere delle ripercussioni sulla propria salute riproduttiva”.

Un documento redatto da un consiglio di esperti clinici, che nasce con l’esigenza di affrontare una patologia cronica e invalidante che colpisce circa 3 milioni di donne in Italia, come confermato da Vito Trojano, presidente SIGO (Societ Italiana di Ginecologia e Ostetricia): “La diagnosi precoce un meccanismo e una possibilit importantissima perch, pi precoce la diagnosi, maggiori sono le possibilit di trattamento e meno sofferenza c’ da parte della donna, perch la sintomatologia molto importante. Tre milioni di donne oggi in Italia e 150 milioni in tutto il mondo ne soffrono”.

Le loro testimonianze hanno offerto una prospettiva maggiormente concreta sul vissuto delle donne affette da endometriosi, oltre ad evidenziare l’urgenza di rendere i percorsi di cura pi equi e incentrati sulla persona.

Pubblicati i redditi del governo, per Meloni entrate dimezzate

Roma, 4 nov. (askanews) – Nel 2024 Giorgia Meloni ha guadagnato 180.031 euro, meno della metà rispetto ai 459.460 euro dell’anno precedente (quando aveva beneficiato degli incassi del libro “Io sono Giorgia”). E’ quanto si evince dalla dichiarazione pubblicata online sul sito della Camera. L’imposta lorda a suo carico è stata di 69.340 euro e quella netta di 63.066 euro, grazie a detrazioni per 6.274 euro. Meloni, nella documentazione, attesta anche l’acquisto definitivo della prima casa.

Matteo Salvini non ha ancora pubblicato la dichiarazione, mentre l’altro vice premier Antonio Tajani dichiara un reddito complessivo di 187.673 euro, con un’imposta netta di 66.691 euro. Tra i ministri che hanno già pubblicato la documentazione, al momento il più “ricco” è Carlo Nordio (Giustizia) con un reddito complessivo di 259.716 euro.

Luca Ciriani (Rapporti con il Parlamento) dichiara un reddito complessivo di 100.701 euro; Alessandra Locatelli (Disabilità) 100.304; Matteo Piantedosi (Interno) 96.514; Giancarlo Giorgetti (Economia) 99.623; Adolfo Urso (Imprese e Made in Italy) 126.340; Orazio Schillaci (Salute) 102.176 euro.

GAM Torino, la storia della notte un sogno tra scienza e plenilunio

Torino, 4 nov. (askanews) – La notte uno spazio poetico e umano, ma anche un momento scientifico e talvolta un tempo ambiguo, pericoloso. Il suo fascino realmente vecchio come l’umanit e la sua rappresentazione ha attraversato la storia della nostra civilt. E un viaggio notturno lungo “Cinque secoli di stelle sogni, pleniluni” lo offre la mostra “Notti”, allestita alla GAM di Torino con la curatela di Elena Volpato e Fabio Cafagna, che ci ha guidato attraverso le 14 sale dell’esposizione.

” una ricognizione sul tema del notturno fatto attraverso molti secoli, i cinque del titolo – ha detto Cafagna ad askanews – in una doppia accezione: la notte vista come momento di osservazione astronomica, quindi momento prettamente scientifico, in cui la mente dei novatores e degli scienziati rivolta verso il cosmo, e invece dall’altra parte un momento intimo, un momento di prossimit con le tenebre, con il buio e quindi anche con la propria interiorit”.

In mostra una prima edizione di Galileo Galilei, ma anche dipinti di Jackson Pollock o sculture di Louise Nevelson; fotografie di Thomas Ruff e opere del Canova. Un intreccio che pu apparire eterogeneo, ma in realt, vissuto da spettatore, restituisce il senso di mistero, di inquietudine e di bellezza che i cieli stellati sopra di noi e le forme del buio alle pareti continuano a suscitare.

“Abbiamo creato soprattutto dei dialoghi – ha aggiunto Cafagna – in una mostra che ha una successione direi cronologica al 90% con delle intrusioni in ogni sala. Ci sono prestiti da musei internazionali, nazionali a cui siamo grati molto importanti e ci sono ovviamente molti collezionisti privati che hanno partecipato, ma quello che abbiamo voluto fare anche inserire un nucleo di opere consistenti dalle nostre collezioni della GAM”.

Un’occasione per dare spazio e visibilit a opere che non possono sempre essere esposte, ma anche un momento per fermarsi e lasciare che tutto ci che normalmente sta in penombra possa tornare davanti ai nostri occhi, con la dolcezza blu del dipinto di Chagall che chiude la mostra.

E’ morto Dick Cheney, l’artefice della "guerra al terrore" in Iraq

Roma, 4 nov. (askanews) – E’ morto all’età di 84 anni Dick Cheney, il più potente vicepresidente moderno d’America e principale artefice della “guerra al terrore”, l’uomo che contribuì a guidare il Paese nella sfortunata guerra in Iraq. Lo ha reso noto la sua famiglia, secondo quanto riporta la Cnn.

Quaranteseiesimo vicepresidente degli Stati Uniti, Cheney ha servito al fianco del presidente repubblicano George W. Bush per due mandati tra il 2001 e il 2009, ed è stato per decenni un polarizzante personaggio di Washington. Nei suoi ultimi anni di attività politica, tuttavia, Cheney, conservatore intransigente, è stato ampiamente ostracizzato dal suo partito a causa delle sue aspre critiche al presidente Donald Trump, che ha definito un “codardo” e la più grande minaccia di sempre per la repubblica americana.

In un’ironica conclusione di una leggendaria carriera politica – nota la Cnn – Cheney ha dato il suo ultimo voto alle elezioni presidenziali del 2024 a Kamala Harris, a dimostrazione di come il partito repubblicano populista si fosse rivoltato contro il suo tradizionale conservatorismo.

Ex Ilva, Consiglio di Stato consente di proseguire attività a Taranto

Roma, 4 nov. (askanews) – Il Consiglio di Stato consente la prosecuzione dell’attività di alcuni stabilimenti produttivi della Ex Ilva, tra cui quello di Taranto.

Con una ordinanza di oggi (n. 3992 del 4 novembre 2025), i giudici amministrativi si sono occupati della legittimità di un atto emesso in data 7 settembre 2023 dall’Autorità indipendente competente in materia di energia elettrica, del gas e dell’acqua (Arera). Secondo quanto riporta un comunicato, riguarda l’attività svolta dalla s.p.a. Acciaierie d’Italia in alcuni stabilimenti, tra cui quelli di Genova, di Novi Ligure, di Racconigi e dell’ex Ilva di Taranto), l’ARERA aveva fissato un termine alla società, per individuare il fornitore del gas necessario per la prosecuzione delle attività produttive e le modalità del relativo trasporto.

La società, lamentandosi dell’eccessività brevità del termine fissato dall’Arera, aveva impugnato l’atto al Tar per la Lombardia, che con la sentenza n. 3104 del 2025 ha respinto il ricorso.

Nell’esaminare l’appello della s.p.a. Acciaierie, prosegue il comunicato, la Seconda Sezione del Consiglio di Stato ha accolto la sua istanza cautelare, ha sospeso l’esecutività della sentenza del Tar, ha consentito la prosecuzione della fornitura, per evitare l’interruzione dell’attività produttiva svolta negli impianti d’interesse strategico nazionale e il conseguente pregiudizio per l’occupazione, ed ha al contempo fissato l’udienza del 9 giugno 2026 per la definizione del secondo grado del giudizio.

Green Deal, Ronchi: senza Pnrr Italia sarebbe in recessione

Rimini, 4 nov. (askanews) – Senza il Green Deal europeo e i fondi del Pnrr l’Italia sarebbe in recessione: lo ha affermato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, a margine dell’inaugurazione di Ecomondo e degli Stati Generali della Green Economy a Rimini, rispondendo alle critiche italiane al pacchetto verde europeo.

“In Italia non pochi criticano il Green Deal europeo. Si stanno dimenticando che noi non siamo in recessione”, ha spiegato Ronchi. “Solo perch il Pnrr ha assicurato una crescita del Pil che nel triennio stato dell’1,9% quest’anno fra lo 0,6 e lo 0,8. Senza i fondi del Pnrr, senza il pilastro del Green Deal europeo, l’Italia sarebbe in recessione”.

Il presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ha concluso chiedendo maggiore cautela nel dibattito politico: “Ci vorrebbe almeno un po’ pi di prudenza nel criticare il Green Deal europeo, almeno dal punto di vista dell’Italia”.

4 Novembre, le immagini dell’Alzabandiera Solenne a Milano

Milano, 4 nov. (askanews) – Piazza Ermete Novelli, ovvero l’indirizzo per l’Aeronautica Militare a Milano, ha ospitato la cerimonia militare dell’Alzabandiera Solenne in occasione della Giornata dell’Unit Nazionale e delle Forze Armate. L’evento, organizzato dal Comando Squadra Aerea – Prima Regione Aerea – sede del Presidio Militare di Milano – con il coinvolgimento di tutte le Forze Armate presenti sul capoluogo lombardo, ha visto la partecipazione delle Autorit civili e militari, delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma e della cittadinanza, in un momento di alto valore simbolico che unisce memoria, riconoscenza e spirito di coesione nazionale.

Durante la cerimonia sono stati resi gli onori al Gonfalone della Citt di Milano, decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare, e alla Bandiera di Guerra del 51esimo Stormo dell’Aeronautica Militare. L’Alzabandiera stata accompagnata dalle note della Fanfara Interforze composta da personale dell’Aeronautica Militare e dell’Arma dei Carabinieri.

Il generale di Squadra Aerea Silvano Frigerio, al vertice del Comando Squadra Aerea e Prima Regione Aerea: “La festa dell’unit nazionale molto sentita, in particolare in questo momento storico e la festa delle Forze Armate sta a significare, nel messaggio che abbiamo sentito anche ora dal nostro Ministro (della Difesa Guido Crosetto, ndr), che la difesa la forza che unisce questo Paese, la forza che unisce il Paese garantendo la sicurezza e la difesa stessa del Paese, non solo in Patria, ma anche fuori dai confini nazionali e quindi in questa giornata noi ricordiamo i caduti, ma il nostro saluto va anche a tutti coloro che in questo momento sono proprio in una dimensione internazionale a garantire la sicurezza del nostro Paese” ha detto.

Il tema scelto dal Ministero della Difesa per il 2025, “Difesa, la forza che unisce”, sintetizza lo spirito della giornata: la Difesa come valore condiviso, ponte tra generazioni, istituzioni e cittadini, simbolo di unit e di coesione nazionale. “Mai come ora la difesa europea – ha spiegato il generale – deve costituire il pilastro europeo nell’ambito della difesa Atlantica che garantisce da anni la difesa di tutti i territori dell’Alleanza”.

La Giornata dell’Unit Nazionale e delle Forze Armate una ricorrenza che ci riporta alle radici della nostra storia, al momento in cui l’Italia ritrov la sua unit e la sua libert, alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ma anche una giornata che invita a guardare avanti, con consapevolezza e speranza, verso il futuro del nostro Paese.

Gentiloni a Ecomondo: fermare transizione climatica suicidio

Rimini, 4 nov. (askanews) – “Fermarsi nella transizione climatica sarebbe un suicidio” e senza leadership europea il vantaggio competitivo andr alla Cina. Paolo Gentiloni, co-presidente della Task Force ONU sulla crisi del debito, lancia l’allarme all’inaugurazione di Ecomondo Rimini, dove oggi dialogher con Edo Ronchi e Lucrezia Reichlin agli Stati Generali della Green Economy.

“Questo incontro fa vedere nel modo migliore un insieme di imprese e realt impegnate nella transizione ambientale – ha spiegato Gentiloni -. E’ importante far capire che la transizione non una decisione astratta, regolatoria, imposta al mondo delle imprese, ma qualcosa che sta andando avanti nel mondo, su cui l’Europa e l’Italia possono avere un ruolo di avanguardia”.

Guardando alla COP30 in Brasile, Gentiloni sottolinea come “nonostante l’assenza degli Stati Uniti, si debba confermare soprattutto da parte europea la volont di andare avanti. Rendere i percorsi pi realistici e flessibili non ha nulla a che fare con l’idea di bloccarli”.

“Fondi di investimento e grandi finanziatori privati stanno continuando a investire sulle rinnovabili – ha aggiunto l’ex commissario Ue avverte -. Noi europei abbiamo l’opportunit di essere tra i leader di questo percorso. Se non ne approfittiamo, l’unica conseguenza sar dare un vantaggio competitivo alle rinnovabili e ai prodotti cinesi che, onestamente, non ne hanno bisogno”.

Separazione carriere, centrodestra in Cassazione per consegnare firme

Roma, 4 nov. (askanews) – Il centrodestra ha raggiunto alla Camera il numero minimo di firme per la richiesta del referendum confermativo sulla riforma costituzionale che prevede la separazione delle carriere dei magistrati. Lo ha riferito il capogruppo di fratelli d’Italia Galeazzo Bignami a Montecitorio: ” abbiamo finito. La mia era l’80ª firma.

Poco dopo la dichiarazione di Bignami, dagli uffici della Giunta, sono usciti i deputati Sara Kelany (Fdi), Enrico Costa (Fi) e Simonetta Matone (Lega) incaricati di consegnare le firme in Cassazione. “Stiamo andando adesso”, ha detto ai giornalisti Kelany mostrando il plico contenente le sottoscrizioni.

Calcio, Fiorentina: Pioli esonerato squadra a Galloppa

Roma, 4 nov. (askanews) – Stefano Pioli non è più l’allenatore della Fiorentina. Lo ha comunicato la Fiorentina. Squadra affidata ad interim al tecnico della Primavera Daniele Galloppa. “ACF Fiorentina scrive la società viola – comunica che Stefano Pioli è stato sollevato, in data odierna, dall’incarico di allenatore della Prima Squadra maschile. La società desidera ringraziare il tecnico e il suo staff per la professionalità dimostrata nel corso del loro lavoro. La guida tecnica della prima squadra è stata, temporaneamente, affidata, a partire dall’allenamento di questo pomeriggio, a Daniele Galloppa”.

Per il futuro la Fiorentina ha avuto contatti con Paolo Vanoli dopo la sconfitta di domenica al Franchi col Lecce. Sull’allenatore (attualmente ancora sotto contratto col Torino) c’è anche il Genoa che deve scegliere in queste ore il sostituto di Vieira. Nelle ultime ore aveva preso piede la pista che porta a Roberto D’Aversa (che ha recentemente rescisso il contratto con l’Empoli dopo l’addio in estate) ma, forse anche alla luce degli umori della piazza, la società ha preferito prendersi del tempo per scegliere al meglio il nuovo allenatore. Nel frattempo la squadra è stata affidata a Galloppa

Classe 1985, centrocampista cresciuto nelle giovanili della Roma. Ha vestito in carriera anche le maglie di Siena, Parma, Modena, Cremonese e Carrarese. Da giocatore vanta due presenze in Nazionale maggiore. Una carriera condizionata dagli infortuni che si è conclusa nel 2018 quando ha deciso di dedicarsi a quella di allenatore. Un’esperienza sulla panchina del Santarcangelo in Serie D e poi quelle alla guida dell’U17 della Vis Pesaro (2019/20) Prima dell’approdo alla Fiorentina nel 2021. Inizia anche lì dalla U17 e, nel luglio 2023 viene promosso alla guida della Primavera al posto di Alberto Aquilani. Vanta una finale scudetto Primavera (persa contro l’Inter).

Caso Zakharova, la Russia denuncia una campagna mediatica

Roma, 4 nov. (askanews) – In un comunicato pubblicato oggi sul proprio account Facebook, l’ambasciata russa in Italia ha fatto sapere di aver espresso “le proprie ferme rimostranze in merito all’aggressiva, esecrabile campagna antirussa promossa da Roma sui media” nel corso dell’incontro avuto ieri alla Farnesina, dove il ministro Consigliere dell’Ambasciata, Mikhail Rossiyskiy, è stato convocato dopo le dichiarazioni della portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, sul crollo della Torre dei Conti a Roma.

“Nel corso dell’incontro, la controparte russa ha espresso le proprie ferme rimostranze in merito all’aggressiva, esecrabile campagna antirussa promossa da Roma sui media – recita la nota – a servire da pretesto per la campagna sono state le fondate preoccupazioni manifestate da Maria Zakharova, Rappresentante Ufficiale del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa, sulla riduzione dei finanziamenti ai settori dei Beni culturali e del patrimonio storico italiano, riduzione causata dall’impiego sconsiderato dei fondi provenienti dai contribuenti italiani a sostegno del criminale regime terroristico ucraino”.

“Indipendentemente dalla questione dei finanziamenti dell’Italia all’Ucraina – ha aggiunto l’ambasciata – la controparte russa esprime le proprie condoglianze per la morte dell’operaio rumeno Octay Stroici, a seguito del crollo della Torre dei Conti, e augura pronta guarigione a tutti i feriti nel tragico incidente”.

Sigfrido Ranucci si racconta a teatro in "Diario di un trapezista"

Roma, 4 nov. (askanews) – Il giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci si racconta in “Diario di un trapezista”, la presentazione teatrale che racconta un Sigfrido segreto, parallelo a quello che siete abituati a vedere in onda, che per realizzare le inchieste ha dovuto fare delle scelte, anche in pochi secondi, che hanno condizionato per sempre la sua vita. Lo spettacolo debutterà a Bologna (Teatro Duse) il prossimo 27 gennaio, sarà poi il 9 febbraio a Torino (Teatro Colosseo), il 23 febbraio a Firenze (Teatro Verdi), il 2 marzo a Civitavecchia (Teatro Traiano), l’8 marzo a Roma (Teatro Brancaccio) e il 23 marzo a Genova (Teatro Ivo Chiesa).

“Ho imparato che a definire il destino di una persona non sono tanto le sue qualità, quanto le sue scelte. Anche quelle che non fa. Ci sono persone che con la loro presenza e le loro scelte, pur rimanendo nell’ombra, sono state determinanti per la realizzazione delle mie inchieste, persone che sembrano uscite da un romanzo. C’è un vagabondo che mi aiuta a realizzare lo scoop internazionale più importante della storia della Rai, quello sui bombardamenti di Falluja, dove gli Stati Uniti hanno utilizzato l’agente chimico fosforo bianco. Poi un tassista che mi fa ritrovare la pinacoteca di Tanzi, decine di capolavori del valore di milioni di euro che erano sfuggiti alle indagini di due procure e dell’agenzia di investigazione internazionale più importante del mondo, la Krol”, rivela Ranucci.

“Una producer svizzera che passa le notti insonni a salvare i rospi, e che mi ha salvato dal trappolone di un politico che mi aveva fatto spiare per bloccare la mia inchiesta sulla sua amministrazione e stroncare la mia carriera – racconta ancora – C’è una vicepreside di una scuola che mi ha aiutato a realizzare un’inchiesta sul traffico di armi e un rapinatore pugliese che ha assistito all’ordine di uccidermi da parte della mafia. Poi c’è la professoressa che ha ripreso il misterioso incontro tra il senatore Matteo Renzi e l’ex 007 Marco Mancini in un autogrill. Infine, c’è Lavinia una bodyguard che mi ha aiutato a sventare il progetto di alcuni politici di sostituirmi alla conduzione di #Report”.

“Ho maturato la convinzione che tutte le persone che ho incontrato nella mia vita hanno avuto un compito, coloro che sono andate via è perché quel compito l’avevano portato a termine. Tutte si sono portate via un pezzo di me e mi hanno insegnato qualcosa, alcune anche a non essere come loro”, conclude.

A Milano e Roma si presenta il libro Altraeconomia su Zhoran Mamdani

Roma, 4 nov. (askanews) – Uscito in libreria pochi giorni prima delle elezioni comunali del 4 novembre a New York, il libro “Zohran. Sindaco a New York per l’uguaglianza. Lezioni per le comunali italiane”, curato da Nicola Villa, editor di Altreconomia, sarà presentato oggi a Milano alle 18.30 presso la libreria Feltrinelli (via Sabotino 28) e giovedì 6 novembre a Roma presso la Feltrinelli di Torre Argentina.

Alla presentazione a Milano partecipano: Marilisa Palumbo, Corriere della Sera; Mauro Ricciardi, docente di Filosofia del Diritto, Università Statale di Milano; Spazio Mutuo Soccorso; Nicola Villa, curatore del saggio, editor di Altreconomia.

A Roma ci saranno Mattia Diletti politologo e docente alla Sapienza di Roma; Anna Maria Giordano giornalista e autrice radiofonica, Radio 3 Mondo; Sara Nunzi, Polo Civico Esquilino; Nicola Villa.

Il libro racconta chi è Zohran Mamdani, il giovane candidato socialista che ha vinto le primarie a sindaco di New York. Ha 34 anni, è un musulmano di origini afro-indiane ed è un democratico socialista è il suo programma un progetto politico di riforme sociali a favore della classe lavoratrice americana per arginare lo strapotere di banche e oligopoli. New York, come altre metropoli, soffoca sotto il peso del costo della vita e l’ombra lunga della reazione nazipopulista di Donald Trump. Il suo ritorno alla Casa Bianca, nel gennaio 2025, ha inaugurato un’era cupa: un’offensiva contro poveri, donne, minoranze e immigrati. In effetti, la quasi certa elezione di un socialista a sindaco di New York rappresenta la prima forte reazione al trauma del ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca.

Zohran ha galvanizzato tutta New York con la sua brillante e creativa campagna al servizio di un programma welfarista e redistribuzionista contro il costo della vita.

Si è presentato vestito di un esotico sari bianco di fronte a casa sua, con un video girato nel Queens, ma con le tonalità cromatiche di Bollywood, snocciolando un programma radicale ma realizzabile di trasporti pubblici, servizi sociali, tetto agli affitti e pavimento ai salari che ha conquistato da subito i giovani e la classe creativa della città.

Il suo programma è semplice e radicale: congelare subito gli affitti degli appartamenti; garantire trasporti pubblici gratuiti e rapidi; aprire supermercati comunali per contenere i prezzi; offrire asili nido universali e gratuiti; costruire nuove case popolari; applicare la linea dura contro i padroni di casa inadempienti e finanziare tutto con tasse progressive su ricchi e grandi imprese. Questo libro racconta l’ascesa di Zohran e il suo socialismo pragmatico, mostrando come tale esperienza sia un modello per le comunali italiane del 2027.

Roma, in scena l’omaggio a Michael Jackson tra hit e coreografie

Roma, 4 nov. (askanews) – Da Smooth Criminal a Billie Jean, passando per gli zombie di Thriller, con coreografie, costumi ed effetti che rendono omaggio al Re del pop e alle sue movenze storiche. Fino al 5 novembre a Roma al Teatro Olimpico Legend The Show – Live in Orchestra “Michael Jackson tribute experience” porta sul palco oltre due ore di successi, facendo ballare il pubblico con l’orchestra dal vivo.

Protagonista Wendel Gama, il miglior impersonator mondiale di Michael Jackson che vanta 4 milioni di followers sui social. Dopo il sold out in Italia e in Europa (con 41 show in Germania), lo spettacolo è tornato in tour, anche con la tappa romana, con nuove coreografie, arrangiamenti orchestrali ed effetti speciali inediti.

Uno show potente, grazie all’energia dell’orchestra e del corpo di ballo e di Wendel Gama che non si risparmia fino alla fine cantando e ballando sulle hit intramontabili.

Clima, Pichetto Fratin: obiettivo Ue 2040, ancora non ci siamo

Bruxelles, 4 nov. (askanews) – Nonostante significativi passi in avanti, non siamo ancora al punto di equilibrio necessario. Lo ha affermato stamattina il ministro italiano per l’Ambiente e la Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, durante il dibattito pubblico sull’obiettivo intermedio dell’Ue per la riduzione delle emissioni di CO2 al 2040, al Consiglio Ambiente in corso a Bruxelles.

Ecco, in estrema sintesi, le richieste del ministro: aumentare almeno al 5%, dal 3% originariamente previsto, il limite massimo dei “crediti internazionali” di riduzione della emissioni di CO2 che gli Stati membri potranno acquistare dai paesi terzi e utilizzare come compensazioni per raggiungere il proprio obiettivo nazionale per il 2040, nell’ambito del target complessivo Ue di un taglio delle emissioni del 90% rispetto al 1990; migliorare e rafforzare le clausole di “flessibilità”, introducendo un ulteriore possibilità di usare “crediti internazionali” fino al 5%, “solo se necessario”, ed eliminando i “blocchi normativi” che ostacolano o impediscono l’uso delle tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio (Ccs) ovunque sia possibile; richiamare il principio di “neutralità tecnologica” includendo un riferimento esplicito ai biocarburanti sostenibili per il settore del trasporto su strada (e quindi il loro possibile uso al di là del 2035, anno in cui i veicoli nuovi immessi sul mercato Ue dovranno essere a zero emissioni nette).

La Commissione europea aveva presentato la sua proposta (-90% di emissioni rispetto al 1990) nel luglio scorso, ma i ministri dell’Ambiente avevano chiesto ai capi di Stato di governo di pronunciarsi con delle “linee guida”, indicando anche possibili modifiche, prima di approvare il nuovo obiettivo, che dovrà essere presentato dall’Ue e dai suoi Stati membri alla Conferenza Onu sul clima (Cop30) che si terrà a Belém, in Brasile, dal 10 al 21 novembre.

Le linee guida dei capi di Stato e di governo sono contenute nelle conclusioni del Consiglio europeo tenutosi il 23 ottobre a Bruxelles. Su questa base, la presidenza di turno danese dell’Ue ha presentato un testo di compromesso (che comprende in particolare più flessibilità e una clausola di revisione a mezzo percorso) che oggi i ministri dell’Ambiente dei Ventisette dovrebbero approvare a maggioranza qualificata. Ma per Pichetto Fratin “non siamo ancora al punto di equilibrio necessario”.

“Ringrazio la presidenza – ha esordito nel suo intervento al dibattito pubblico – per il lavoro svolto e per l’impegno profuso nel cercare di tenere conto delle indicazioni provenienti dai capi di Stato” e di governo, “riconosco lo sforzo compiuto nel tentativo di trovare un equilibrio tra posizioni non sempre convergenti e apprezzo la disponibilità al dialogo che ha caratterizzato quest’ultima fase negoziale”.

Il ministro ha espresso “apprezzamento per l’inclusione, nell’ultimo testo di compromesso, delle nostre proposte in materia di assorbimenti naturali derivanti dal settore Lulucf (uso dei suoli e silvicoltura, ndr) e per aver rafforzato la clausola di revisione”. Ma, ha aggiunto, “restano tuttavia per noi alcuni elementi dirimenti, indispensabili” che non sono stati presi in conto nel testo.

“Riteniamo – ha spiegato Pichetto Fratin – che un obiettivo di riduzione così ambizioso” delle emissioni “deve necessariamente essere accompagnato da opportune condizioni abilitanti e flessibilità. L’attuale proposta sui crediti internazionali – ha rilevato – è largamente insufficiente. Chiediamo pertanto che la quota sia aumentata almeno al 5% a livello europeo, con un meccanismo di acquisto attraverso una piattaforma europea dedicata, e che l’entrata in vigore di questo meccanismo sia anticipata al 2031”, invece che al 2036.

Il ministro ha sottolineato “che le indicazioni dei capi di Stato e di governo riguardo ai crediti internazionali sono estremamente chiare: dobbiamo prevedere un adeguato quantitativo di crediti. Non si tratta di una possibilità, ma di un elemento essenziale del quadro che stiamo delineando. Di conseguenza, chiediamo di eliminare” nel testo di compromesso “il termine ‘possibile’ in riferimento all’utilizzo dei crediti, al fine di assicurare coerenza e chiarezza normativa”.

Pichetto Fratin ha poi ricordato la posizione dell’Italia favorevole all’uso massiccio delle tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio. “Nel più ampio quadro di rafforzamento delle flessibilità, desidero altresì ribadire la nostra richiesta di rimuovere i blocchi normativi che limitano l’uso degli assorbimenti tecnologici” delle emissioni “attraverso il Ccs, il Dacs (‘Direct Air Carbon Capture and Storage’, ndr) e la Beccs”, la produzione di energia da biomassa con successiva cattura e stoccaggio del carbonio. “Ogni Stato membro – ha insistito il ministro – deve poter scegliere liberamente come impiegare tutti gli strumenti a propria disposizione, utilizzando tutte le leve disponibili secondo le proprie priorità nazionali. Solo così potremo assicurare un quadro efficace, flessibile e pragmatico”.

Inoltre, ha continuato Pichetto Fratin, “l’Italia ha proposto l’introduzione di una nuova flessibilità, che consente agli Stati membri di utilizzare, solo se necessario, un ulteriore 5% di crediti internazionali per il raggiungimento dell’obiettivo nazionale nel rispetto del principio di costo-efficacia. Questa proposta rappresenta, inoltre, una opportunità di investimento per chi ritenga di avvalersene”.

“Infine, riteniamo indispensabile assicurare maggiore coerenza con gli indirizzi delle conclusioni del Consiglio europeo” del 23 ottobre “in particolare per quanto concerne il principio di neutralità tecnologica. A tal riguardo è per noi fondamentale — ha sottolineato ancora il ministro – includere un riferimento ai biocarburanti sostenibili per il settore del trasporto su strada, come anche indicato nella lettera della presidente von der Leyen” ai capi di Stato e di governo il 20 ottobre.

Questi elementi, ha avvertito Pichetto Fratin, “per noi restano imprescindibili”. Ma, “pur riconoscendo che sono stati compiuti passi in avanti significativi, dobbiamo constatare che, al momento, non siamo ancora arrivati al punto di equilibrio necessario. Auspichiamo che tali elementi siano riflessi nel testo” di compromesso “e, con uno spirito fortemente costruttivo, siamo pronti a collaborare per individuare una soluzione condivisa”, ha concluso il ministro.

Lontanissima e intima, l’installazione di Laure Prouvost alle OGR

Torino, 4 ott (askanews) – Aprirsi a nuovi modi di percepire e abitare la realt: uno degli obiettivi che si pone la grande installazione che Laure Prouvost ha portato alle OGR di Torino, ma anche, ci sentiamo di dire, uno dei punti attorno ai quali ruota il senso dell’arte contemporanea oggi, in un mondo dominato dalla tecnologia e dalla digitalizzazione della vita. E sdraiarsi al centro dell’opera per vivere il film della Prouvost pu essere un modo per riappropriarci del nostro essere, come umani, ma anche come parte di un universo sconfinato. Samuele Piazza, curatore delle OGR, ci ha introdotto a “We Felt a Star Dying”.

“E’ composta da una grande scultura cinetica che costantemente si muove – ha detto ad askanews – e che ispirata ai quantum computer, sono questi macchinari in via di sviluppo che l’artista ha avuto modo di studiare in una serie di residenze di ricerca che in qualche modo rappresentano il futuro della computazione. Sono macchinari ancora in via di sviluppo e ovviamente la cosa che ha interessato l’artista e quello che per gli scienziati in qualche modo ancora non funziona, ossia il fatto che questi computer siano estremamente sensibili, se vogliamo usare una parola umana e dedicarla alla macchina, ma sono sensibili a delle radiazioni di cui forse noi stessi siamo coinvolti ma forse non siamo cos attrezzati per riconoscerle”.

Le opere di Prouvost sono macchine, realizzate con un’intelligenza artificiale sviluppata sulla base di fenomeni quantistici, ma sono anche macchine che riconoscono l’imprevedibilit delle cose, la possibilit che due stati opposti della materia esistano contemporaneamente e questo ce le rende pi vicine, cos come vicina l’idea di arte dell’artista francese, che sa toccare corde estremamente personali e intime, che nello spettatore generano un’impellente sensazione di verit.

“Chi entra – ha aggiunto Samuele Piazza – si trova in questa narrazione in cui le luci magicamente appaiono, questa enorme scultura sembra per alcuni momenti sparire, puoi riapparire pi o meno incombente ed in un qualche modo in uno spazio industriale come le OGR ripensare a che cosa una macchina, quindi quello che noi abbiamo sempre pensato con un immaginario legato alla rivoluzione industriale grazie questi computer ci si apre a un immaginario molto pi complesso e che vede un unirsi di meccanico e biologico in nuove configurazioni”.

Il punto sembra essere proprio questo: le nuove configurazioni che ci vengono offerte, l’apertura di credito verso pensieri alternativi, l’incursione in luoghi che sono “pi lontani ancora”, dove per, se siamo fortunati, possiamo avere l’occasione di ritrovarci e comprenderci guardano in faccia, per esempio, una stella che muore. (Leonardo Merlini)

Ferrari corre nel terzo trimestre

Milano, 4 nov. (askanews) – Ferrari chiude il terzo trimestre con ricavi netti pari a 1,766 miliardi di euro, in crescita del 7,4% rispetto all’anno precedente e consegne pari a 3.401 unità (+1%). L’utile operativo è pari a 503 milioni, in aumento del 7,6% rispetto all’anno precedente, con un margine pari al 28,4% L’utile netto è pari a 382 milioni (+2%) e l’utile diluito per azione pari a 2,14 euro (+3%).

L’Ebitda è pari a 670 milioni di euro (+5%), con un margine pari al 37,9%. La generazione di free cash flow industriale è pari a 365 milioni di euro. Per quanto riguarda la guidance 2025, Ferrari ha fornito un aggiornamento al rialzo in occasione del Capital Markets Day.

Nel trimestre la regione Emea ha registrato un aumento di 23 unità, le Americhe hanno riportato una diminuzione di 25 unità, la Cina Continentale, Hong Kong e Taiwan hanno registrato un decremento di 33 unità e la regione Resto dell’Apac ha riportato un aumento di 53 unità.

Gualtieri ha proclamato il lutto cittadino mercoledì a Roma

Roma, 4 nov. (askanews) – Il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha deciso di proclamare il lutto cittadino per mercoledì 5 novembre, in segno di cordoglio per la morte di Octay Stroici, operaio impegnato nel restauro della Torre dei Conti deceduto nella notte. “La città di Roma – si legge in una nota del Campidoglio – si stringe attorno alla sua famiglia, ai colleghi e a quanti gli hanno voluto bene, condividendo il dolore per questa tragica perdita. Le bandiere saranno esposte a mezz’asta in tutti gli edifici comunali in segno di lutto”.

"Non si può dire niente", manuale di sopravvivenza di Cathy La Torre

Roma, 4 nov. (askanews) – “Non è vero che ‘non si può più dire niente’. Si può dire tutto. Ma oggi non puoi più farlo senza che qualcuno te ne chieda conto. E questa non è la fine della libertà: è l’inizio della consapevolezza. Possiamo ancora dire tutto, ma possiamo – e dobbiamo – imparare a dirlo meglio”. È con queste parole, stampate anche sul retro di copertina, che Cathy La Torre introduce il suo nuovo libro: edito da Roi Edizioni, si intitola “Non si può più dire niente. Manuale di sopravvivenza tra politicamente corretto e linguaggio inclusivo (221 pp – 22€)”.

Un manuale pratico per imparare a dire tutto, su uno dei temi più caldi e dibattuti del momento, senza offendere nessuno e senza cedere all’autocensura. “Ma è anche un tentativo di offrire uno spazio di riflessione a chi ogni giorno si misura con la complessità del linguaggio”: ad aprirlo, dopo la prefazione del poeta, saggista e professore italiano Gian Maria Annovi, un’introduzione che spiega come leggere e, soprattutto, come approcciarsi a questo libro, in cui Cathy La Torre prova a rispondere alla domanda con la chiarezza e la concretezza che l’hanno resa una delle voci più ascoltate sul tema dei diritti e della comunicazione inclusiva.

“È dedicato a chi lavora, a chi studia, a chi vive relazioni, a chi si scontra con il fatto che ‘non si può più dire niente’ in una riunione, in un gruppo WhatsApp, durante un pranzo in famiglia, a un aperitivo tra amici. È rivolto anche alle persone “accusate” di essere pesanti solo perché provano a essere rispettose. A chi sente di non avere più gli strumenti per rispondere quando un genitore, una collega o un partner sbotta con quella frase. A chi sente la stanchezza di dover scegliere tra il silenzio o il conflitto. Questo libro, però, è anche per chi la dice, quella frase. Per chi si sente spiazzato, impaurito, irritato davanti a un cambiamento che pare sfuggire di mano. Non è un testo per chi già sa. Non è scritto per dire: ‘Noi abbiamo capito, voi no’. Anzi, è l’esatto contrario, è uno strumento per orientarsi, indipendentemente dalle proprie idee”.

Nove capitoli, divisi in tre parti, che analizzano come comunicare con rispetto nella vita quotidiana e nelle aziende: “Non si può più dire niente. Manuale di sopravvivenza tra politicamente corretto e linguaggio inclusivo è una vera e propria cassetta degli attrezzi per chi lavora in azienda, gestisce un team, fa colloqui, parla in pubblico, comunica, parla sui social o, semplicemente, si relaziona con altre persone”.

Si parte dal linguaggio inclusivo nel mondo del lavoro e i suoi principi chiave: neutralità di genere, evitando – quindi – “il maschile sovraesteso o plurale quando ci rivolgiamo a persone di generi diversi. Invece di “Cari clienti” possiamo dire “Gentile clientela””; la rappresentatività, menzionando gruppi solitamente resi invisibili “ad esempio, quando parliamo di famiglie, parliamo di tutti i tipi di famiglie: quelle con un solo genitore, quelle allargate o ricomposte, quelle arcobaleno”; il rispetto dell’identità, utilizzando “i pronomi e i termini scelti dalle persone. Se qualcuno si presenta con un nome al femminile, lo rispettiamo, punto”; e infine flessibilità e buon senso: “non esistono formule magiche che funzionano sempre. Il linguaggio inclusivo richiede attenzione al contesto e alle persone coinvolte”.

Nel manuale trovano spazio anche tematiche molto calde come la comunicazione rispettosa in ambito lavorativo, tra linguaggio formale e informale, e il confine tra complimento e molestia: “In ufficio, durante una riunione, un commento appropriato potrebbe essere: “La tua analisi del mercato è stata brillante, complimenti per la preparazione.” Una molestia invece: “Con quel cervello e quel fisico pazzesco, andrai lontano.” Vedete la differenza?”; il dibattito woke vs non-woke, dal significato del termine, la cui prima traccia scritta risale al 1962 fino alla percezione, decisamente più recente che “woke non è più chi si batte per l’inclusione, ma chi impone una nuova ortodossia: il pensiero unico!” e la conseguente nascita del mondo “non-woke”, “dalla sensazione diffusa che la richiesta di rispetto sia diventata una forma di imposizione”.

Ma anche la comunicazione digitale e mezzo social network, tra shitstorm e come evitarle, privacy, cyberbullismo, i rischi in cui si può incorrere insultando qualcuno online e una fondamentale parte dedicata all’educazione perché “dobbiamo insegnare che online valgono le stesse regole del mondo offline. […] È una cosa che diresti guardando la persona negli occhi? Se la risposta è “no”, non si pubblica. Il digitale non è un Far West senza legge. È uno spazio regolato dove i diritti e i doveri esistono. Dove la libertà di espressione non è libertà di oppressione”.

Nel mezzo, anche uno sguardo oltreoceano, al momento in cui Donald Trump, appena eletto, dichiara davanti al Congresso che gli Stati Uniti “non saranno più woke”, e un’analisi della situazione italiana, tra progressi, resistenze e storie da cui prendere esempio, sia aziendali che personali. E una parte più pratica, che comprende i dieci consigli concreti per sviluppare il buon senso comunicativo, la roadmap per implementare il cambiamento in azienda, già testata in decine di casi, gli esercizi pratici per allenare una comunicazione rispettosa, i consigli per comunicare senza offendere e l’arte perduta del chiedere scusa. Per costruire conversazioni più rispettose, spazi di lavoro più sicuri, relazioni più solide.

Cathy La Torre presenta il libro in una serie di date in alcune delle principali città italiane: martedì 4 novembre a Bari, alla Feltrinelli di via Melo (ore 18.00); mercoledì 5 novembre a Bologna, alla Biblioteca Salaborsa (via del Nettuno, 3 – ore 18.00); giovedì 13 novembre a Genova, alla Feltrinelli di via Ceccardi (ore 18.00); domenica 16 novembre a Milano, in occasione di BookCity Milano; mercoledì 19 novembre a Roma, alla Feltrinelli di via Appia (ore 18.00); lunedì 24 novembre a Trento; mercoledì 26 novembre a Torino, al Circolo dei Lettori (via Gianbattista Bogino, 9 – ore 21.00).

Con il brano "Telephone Tango" Francamente entra in Carosello Records

Roma, 4 nov. (askanews) – “Telephone Tango” è la nuova canzone di Francamente in uscita oggi 4 novembre per Carosello Records, che inaugura la collaborazione tra un’artista dal timbro e dalla personalità inconfondibili, che unisce canzone d’autore ed elettronica, e la storica realtà discografica indipendente, da sempre al fianco di cantautrici e cantautori di grande qualità.

Dopo la preghiera laica e innamorata, sacra e dissacrante, di “Zagara”, l’artista torna con una canzone dall’anima intensa e fortemente autobiografica. Nel brano Francamente fotografa con grazia ed efficacia, con affetto e un pizzico di nostalgia, ciò che porta con e dentro di sé di Berlino, città in cui ha vissuto per quattro anni. Un luogo speciale, che l’ha cresciuta e le ha lasciato tanto, in primis un modo di intendere la vita e di abitare il mondo, libero e plurale, accogliente e dinamico: il cielo è come mi hai insegnato, senza muri, cosce fuori, angeli sui treni quando piove.

A intrecciarsi con questo viaggio nei ricordi, che si muove tra raffinato cantautorato e tappeti di elettronica densi di sfumature luminose, c’è Milano, la città che ora è il suo presente. Due realtà che trovano nella musica e nell’anima della cantautrice la loro congiunzione. “Telephone Tango nasce dal rumore di un macchinario simile a un telefono. Insieme a Goedi (alias Diego Montinaro) – con cui produco e scrivo la mia musica – lo abbiamo ascoltato a ripetizione fino al formarsi nella mia testa di un’idea di connessione tra Berlino e Milano”, racconta Francamente. “Tra le due città c’è un legame che ha come risultato la mia identità e che assomiglia a un ballo senza sosta, poiché solo attraverso il movimento si scopre se stessi/e”, aggiunge.

La cantautrice, scelta per aprire alcune date del tour di Carmen Consoli, sarà in concerto questa sera al Teatro Verdi di Firenze e il 6, 7 e 8 novembre al Teatro Arcimboldi di Milano.

A Roma torna la rassegna Sei Gradi, primo ospite Gualazzi

Roma, 4 nov. (askanews) – La rassegna Sei Gradi a Roma torna con una nuova edizione, con tre appuntamenti, sabato 8, 15 e 22 novembre e trova casa nei suggestivi Casali della Cooperativa Coraggio di Borghetto San Carlo, via Cassia 1420, Roma. Non si tratta solo di ascoltare grandi artisti dal vivo, in modo del tutto gratuito, ma di vederli dialogare con l’anima del territorio.

Questo dialogo prende vita grazie ai laboratori di co-creazione e indagine sul patrimonio, gestiti da Piermaria Cecchini insieme alla comunità locale. Sarà proprio questo sapiente intreccio tra musica e racconto a dare forma agli eventi, trasformando ogni concerto in un momento di condivisione autentica. La nuova edizione si apre, sabato 8 novembre, in grande stile, con il talento inconfondibile di Raphael Gualazzi.

L’esclusiva dimensione ‘piano-vocal’, un racconto in musica che svela l’anima più autentica delle composizioni e più grandi ispirazioni dell’artista, si sposa perfettamente con le riflessioni di Luca Damiani, diventando occasione per riascoltare alcuni dei suoi successi nella loro essenza più pura. Luca e Raphael conducono il pubblico in un affascinante viaggio musicale che spazia dalle sue creazioni per colonne sonore a geniali divertissements su arie d’opera. Dal ritmo incalzante degli omaggi alla tradizione afroamericana a inaspettate incursioni rapsodiche sui temi più memorabili della musica italiana e internazionale.

Il secondo incontro, sabato 15 novembre, vede protagonista un nome di spicco del panorama concertistico internazionale: la pianista Gloria Campaner.

Vincitrice di oltre venti primi premi nazionali e internazionali, Gloria Campaner è applaudita nei festival e nelle sale più prestigiose del mondo per la sua musicalità travolgente e il suo stile unico. L’arte di Gloria è profondamente legata alla volontà di condividere emozioni ed energia positiva. La sua visione va oltre la tastiera, portandola a essere coinvolta in numerosi progetti di beneficenza, istruzione e sensibilizzazione musicale in tutto il mondo. Dai tour internazionali agli incontri in ospedali, scuole e comunità svantaggiate, Gloria Campaner usa la musica per abbattere i confini e condividere valori umani e sociali. Gloria è anche la mente dietro C# – SEE SHARP, un innovativo laboratorio di creatività che aiuta i giovani artisti a superare lo stress psico-fisico. Forte di una formazione che unisce psicologia (con Umberto Galimberti), coaching mentale e la pratica dello Yoga, il suo metodo ha già raggiunto migliaia di studenti in tutto il mondo. Un’artista straordinaria e un’anima vibrante ti aspettano per una serata che promette di ispirare.

Per l’atto finale, sabato 22 novembre, sul palco arriva un maestro indiscusso dell’improvvisazione: Danilo Rea, Il pianista trova nella dimensione in piano solo il suo universo espressivo ideale, un luogo dove il suo straordinario talento può fiorire senza limiti. Le sue performance sono un flusso continuo di idee, che spaziano dai capisaldi del jazz alle grandi canzoni italiane, fino alle sublimi arie d’opera. Con la sua sensibilità musicale unica, il suo estro gentile e la sua immensa forza creativa, Danilo Rea plasma la melodia schiudendo infinite possibilità per gli ascoltatori. Come ama dire l’artista: “Io improvviso sempre durante i concerti, odio avere una scaletta… È un po’ come raccontare una storia, cercando di costruirla parola dopo parola. “Nulla è predeterminato. Ogni concerto è un salto nel vuoto melodico, un viaggio sul filo dei ricordi comuni che si reinventa in tempo reale, nota dopo nota.

Il progetto, promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura è vincitore dell’Avviso Pubblico Roma Creativa 365. Cultura tutto l’anno in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.

KIWI Vapor lancia la borsa di studio con IED

Roma, 4 nov. (askanews) – KIWI Vapor annuncia la nascita di una borsa di studio in collaborazione con lo IED – Istituto Europeo di Design, dedicata a giovani designer e comunicatori visivi. Il progetto prender avvio nell’ottobre 2025 e nasce con l’obiettivo di sostenere i talenti emergenti e rafforzare il legame tra creativit, moda e innovazione.

La sfida proposta agli studenti sar quella di progettare nuovi accessori per KIWI Air, capaci di interpretare la visione del brand e rispondere a criteri ben precisi: dovranno essere accessibili, quindi non luxury ma con un prezzo contenuto e pensati per tutti; seriali, cio facili da produrre, replicabili e utilizzabili nella quotidianit; funzionali, in grado di risolvere bisogni reali e concreti; ed infine espressivi, oggetti che raccontano chi li utilizza e che si trasformano in segni di identit.

La borsa di studio sar assegnata da una giuria d’eccellenza, composta da professionisti del settore, docenti e creativi di rilievo, che valuteranno i progetti secondo originalit, coerenza con i valori del brand e potenziale di sviluppo.

Oltre a KIWI Vapor e allo IED – Istituto Europeo di Design, faranno parte della giuria Daniele Calcaterra, stilista del brand Calcaterra, la redazione di Caff Design, NSS Magazine e l’ex studentessa IED Cristina Ferrara, laureata allo IED in Design e Moda.

L’iniziativa stata annunciata ufficialmente durante il party di lancio della nuova KIWI Air, al Garage 21 di Milano. Con questa collaborazione, KIWI e IED – Istituto Europeo di Design ribadiscono il loro impegno a investire nelle nuove generazioni, offrendo strumenti concreti e valorizzando chi con creativit e talento contribuisce a immaginare il futuro.

Lista cda, via libera della Consob alle modifiche regolamentari

Milano, 4 nov. (askanews) – Via libera della Consob alle modifiche del Regolamento Emittenti in materia di presentazione di liste da parte dei cda uscenti, in attuazione delle norme del Tuf introdotte dalla Legge Capitali.

Le modifiche regolamentari sono state adottate al termine di un processo decisionale passato attraverso due fasi di consultazione con il mercato. La seconda consultazione, come la prima, ha registrato un forte interesse degli operatori, sottolinea l’Authority. Alla luce dell’esigenza emersa di chiarire la portata e l’ambito della delega regolamentare demandata dal Tuf all’Autorità solo in termini generali, la Consob ha acquisito un parere interpretativo dal Consiglio di Stato.

All’esito dell’iter, il Regolamento Emittenti interviene, in particolare, sulla seconda votazione sui singoli candidati richiesta qualora la lista del cda abbia ottenuto nella prima votazione il maggior numero di voti, nonché interviene sulla ripartizione dei posti in consiglio di competenza delle minoranze nel caso previsto all’art. 147-ter.1, comma 3, lett. b) del Tuf.

Le nuove disposizioni entreranno in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Amart, a Milano l’antiquariato dai tappeti al Rinascimento

Milano, 4 nov. (askanews) – L’antiquariato come manifestazione dell’arte senza tempo: da questa idea parte Amart, la rassegna promossa dal’Associazione Antiquari Milanesi nel Palazzo della Permanente, che guarda al mercato italiano internazionale e ospita in mostra oltre 60 espositori. Ne abbiamo incontrati alcuni, a partire da Clara Santini. “Abbiamo portato una carrellata di ritratti – ha detto ad askanews la direttrice della Galleria Reve Art di Bologna – e partiamo da un ritratto del 1892, quindi dal realismo ottocentesco e arriviamo fino all’espressionismo brutalista degli anni Cinquanta. Quindi il volto che trasmigra e attraversa un secolo di storia. I volti mi parlano e mi raccontano tante storie: ogni storia diversa e parlano di un’epoca storica, parlano di sofferenza, parlano di gioia, parlano di vita”.

Da Reve Art si trovano dipinti che appartengono alla stagione del moderno, ma il raggio d’azione della mostra milanese spazia anche decisamente pi indietro nel tempo, come nel caso della proposta della Galleria Altomani. “Ho scelto di portare un angolo di Rinascimento qui nel cuore di Milano – ci ha detto Andrea Ciaroni, terza generazione dei galleristi attivi a Milano e Pesaro – partendo proprio dall’inizio del Rinascimento, quindi dalla scuola di Brunelleschi. Qui abbiamo suo figlio, Andrea di Lazzaro a Cavalcanti detto il Buggiano, figlio adottivo di Brunelleschi. Tutte i ritratti che noi conosciamo di Brunelleschi sono stati fatti dal figlio e qui abbiamo uno dei suoi capolavori, una Madonna col bambino in stucco policromo e dorato, di grande preziosit affiancato da due bellissimi angeli di Benedetto da Rovezzano, smaltati da Della Robbia”.

Ciaroni invita il pubblico a chiedere e a curiosare e ci svela anche delle “camere delle meraviglie”, nascoste nel suo stand. Ma l’antiquariato prende anche altre forme, come per esempio quelle dei tappeti orientali, proposti da Mirco Cattai. “Per l’occasione – ci ha spiegato il gallerista milanese – ho presentato dei tappeti anatolici tra il XVI e il XVII secolo, tappeti molto importanti, da museo che per danno anche l’immagine di quello che faccio. Il tappeto paradossalmente come un’opera d’arte, soprattutto moderna, nel senso che molto internazionale, forse parliamo dell’oggetto pi internazionale che c’, tant’ che li troviamo in tutti i posti del mondo. I tappeti che tratto io sono tappeti da collezione, destinati a una piccola nicchia, ma di grandi conoscitori”.

Opere d’arte che sono pezzi unici, ma che, ci ha assicurato il gallerista, sono fatte anche per essere calpestate. E forse questo aspetto, di presenza nella vita reale delle persone, ci d in un certo senso la cifra dell’antiquariato che Amart presenta e vuole valorizzare.

Clima, Cesvi: dal 2018 triplicata fame acuta da siccità e inondazioni

Roma, 4 nov. (askanews) – Le condizioni climatiche estreme, in particolare siccità e inondazioni, nell’ultimo anno hanno spinto oltre 96 milioni di persone in 18 Paesi verso l’insicurezza alimentare acuta. Un dato più che triplicato rispetto ai 28,7 milioni del 2018 (+234%) e in forte aumento anche rispetto ai 71,9 milioni del 2023 (+ 33%), che segna un aggravamento senza precedenti della crisi climatica e alimentare globale.

La denuncia arriva da CESVI, che, in vista della COP30 di Belém, richiama gli allarmanti dati emersi dall’Indice Globale della Fame 2025 (Global Hunger Index – GHI), curato da CESVI stessa per l’edizione italiana e redatto da Welthungerhilfe (WHH), Concern Worldwide e Institute for International Law of Peace and Armed Conflict (IFHV).

“I dati del GHI 2025 mostrano con chiarezza come gli eventi climatici estremi stiano amplificando in modo drammatico l’insicurezza alimentare, colpendo milioni di persone già vulnerabili”, spiega il direttore generale di CESVI Stefano Piziali.

“È indispensabile – aggiunge – implementare immediatamente politiche di resilienza climatica efficaci, sostenere investimenti nei sistemi alimentari sostenibili e garantire finanziamenti adeguati per l’adattamento e la mitigazione dei cambiamenti climatici, soprattutto nei Paesi più fragili. La COP30 rappresenta un’occasione decisiva per riaffermare la responsabilità collettiva di fronte a un rischio sistemico che incide sulla stabilità economica globale e sulla giustizia sociale e per fornire risposte concrete, coordinate e immediate”.

Gli eventi climatici estremi rappresentano la seconda principale causa scatenante della malnutrizione dopo le guerre e spesso questi due fattori precipitanti si sovrappongono e compenetrano, come sta accadendo nella Striscia di Gaza, dove due anni di conflitto hanno causato danni ambientali senza precedenti, che richiederanno decenni per essere arginati. Attualmente, nella Striscia risultano danneggiati il 97.1% delle colture arboree, l’82.4% delle colture annuali, il 95.1% della macchia arbustiva e l’89% dei terreni erbosi o incolti e il suolo è contaminato da munizioni, rifiuti solidi e acque reflue non trattate. Una situazione che, oltre a rendere impossibile la produzione di cibo su larga scala, espone a gravi rischi di alluvione.

Inoltre, nell’area attualmente son presenti oltre 61 milioni di tonnellate di macerie in parte contaminate da amianto e sostanze chimiche industriali, una cifra 20 volte superiore al totale cumulativo di tutte le guerre precedenti a Gaza dal 2008. La situazione è drammatica anche sul fronte idrico: le riserve di acqua dolce sono severamente limitate e gran parte di ciò che rimane è inquinato.

Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato e gli eventi meteorologici estremi hanno raggiunto livelli record per intensità e frequenza, colpendo duramente i sistemi agricoli e minacciando la sicurezza alimentare globale. La crisi climatica, ormai non più episodica ma strutturale, è oggi uno dei principali fattori che alimentano la fame nel mondo. Nel solo 2024 si sono registrati 393 disastri naturali, che hanno causato oltre 16mila vittime, colpito più di 167 milioni di persone e provocato perdite economiche per oltre 241miliardi di dollari. In questo scenario, il Corno d’Africa e il Pakistan rappresentano due dei casi più emblematici: territori duramente colpiti da eventi climatici estremi, dove siccità prolungate e alluvioni devastanti stanno alimentando una spirale di malnutrizione e vulnerabilità sociale che minaccia milioni di vite.

Il Corno d’Africa continua a essere teatro di una delle crisi alimentari più gravi degli ultimi decenni, dove la siccità prolungata e i fenomeni climatici estremi stanno mettendo in ginocchio milioni di persone. La regione ha registrato cinque stagioni consecutive di mancate piogge, la peggiore siccità degli ultimi quarant’anni, con effetti devastanti in Etiopia, Kenya e Somalia, che secondo Indice Globale della Fame 2025 registrano un livello di fame da grave (Etiopia e Kenya) ad allarmante (Somalia).

Nel 2024, quasi 50 milioni di persone nell’area hanno sofferto di insicurezza alimentare acuta. In Somalia, il Paese che secondo l’Indice Globale della Fame ha il livello di fame più grave al mondo, le famiglie che hanno segnalato siccità o stress da calore come principale shock climatico sono passate dal 4% nel 2021 al 45% nel 2023. In Etiopia, invece, la combinazione di siccità, conflitti e inflazione continua a ostacolare l’accesso al cibo e ai servizi essenziali.

Nel Corno d’Africa, la malnutrizione non è solo una conseguenza della crisi climatica, ma anche il suo riflesso più drammatico: ogni stagione secca riduce la produzione alimentare, fa salire i prezzi e indebolisce la resilienza delle comunità, rendendo la ripresa sempre più difficile.

Proprio mentre la regione cercava di riprendersi dagli effetti economici della pandemia di COVID-19, una siccità senza precedenti, durata tre anni (2020-2023), ha colpito l’Africa orientale, causando un forte aumento dell’insicurezza alimentare acuta e della malnutrizione. I mezzi di sussistenza pastorali nell’Etiopia meridionale, nelle aree aride e semi-aride del Kenya e nella maggior parte della Somalia sono stati devastati. In questo contesto, CESVI è impegnata in Somalia attraverso un approccio integrato che combina interventi salvavita di prevenzione e cura della malnutrizione a Mogadiscio, con azioni volte a rafforzare le comunità vulnerabili nella regione del Lower Shabelle. In Etiopia opera, in particolare nella Regione dell’Oromia e nel Sud del Paese, per rafforzare la resilienza delle comunità più colpite, garantendo accesso all’acqua attraverso distribuzione di acqua potabile e la costruzione o riabilitazione di pozzi. L’organizzazione promuove inoltre progetti di sviluppo agricolo sostenibile e adattato al clima e attività generatrici di reddito per favorire l’autonomia e la ripresa delle famiglie vulnerabili, valorizzando in particolare il ruolo delle donne e la coesione tra gruppi comunitari per trasformare le sfide ambientali in opportunità di pace, sviluppo e autonomia.

Il Pakistan, che, secondo l’Indice Globale della Fame 2025 ha un livello di fame grave, è uno dei Paesi più colpiti al mondo dagli effetti della crisi climatica, con fenomeni meteorologici estremi e malnutrizione che si alimentano a vicenda. Inondazioni ricorrenti, ondate di calore record e lunghi periodi di siccità stanno compromettendo la sicurezza alimentare e mettendo a rischio milioni di persone.

Dopo le gravissime esondazioni che nel 2022 hanno sommerso un terzo del Paese e colpito più di 33 milioni di persone e le successive alluvioni del 2023, nel corso del 2025 il Paese è stato nuovamente messo in ginocchio da fenomeni meteorologici estremi.

Quest’anno il Pakistan ha vissuto una violentissima stagione monsonica, con oltre 6,9 milioni di persone colpite e più di mille vittime. Le piogge eccezionalmente intense tra luglio e settembre hanno provocato inondazioni e frane nelle province di Balochistan e Sindh, causando perdite di raccolti e danni diffusi alle infrastrutture agricole.

A peggiorare la situazione, temperature superiori ai 45°C e periodi prolungati di siccità hanno ridotto la disponibilità di acqua e alimenti, aggravando ulteriormente la crisi agricola. Gli effetti combinati di eventi climatici estremi, povertà diffusa e servizi di base fragili hanno alimentato una crisi nutrizionale di lunga durata: oggi il 40% dei bambini sotto i cinque anni soffre di malnutrizione cronica, 2,2 milioni di persone sono colpite da malnutrizione acuta grave e oltre 11,8 milioni vivono in condizioni di insicurezza alimentare acuta.

Corruzione, la Procura di Palermo chiede arresti domiciliari per Cuffaro e Romano

Roma, 4 nov. (askanews) – Chiesti gli arresti domiciliari per 18 persone, tra cui l’ex presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro e il parlamentare di Noi Moderati, Saverio Romano. La Procura di Palermo ha delegato i carabinieri del Ros a notificare a tutti l’invito a comparire davanti al giudiece delle indagini preliminari per l’interrogatorio preventivo. I pubblici ministeri, coordinati da Maurizio De Lucia, hanno anche disposto una serie di perquisizioni. Le accuse contestate, a vario titolo, sono di associazione a delinquere, turbativa d’asta e corruzione.

L’Onu: in Sudan insicurezza alimentare acuta per 21 milioni di persone

Roma, 4 nov. (askanews) – Si aggrava la crisi alimentare in Sudan a causa del conflitto in corso dall’aprile 2023, con una nuova analisi che conferma la carestia in corso in alcune zone delle regioni del Darfur e del Kordofan, dove combattimenti e assedi hanno tagliato fuori intere comunità da cibo e aiuti.

Secondo l’ultimo rapporto sulla sicurezza alimentare dell’Ipc (Integrated Phase Classification for Food Security), “a settembre oltre 21 milioni di persone, il 45% della popolazione, hanno affrontato alti livelli di insicurezza alimentare acuta (Fase Ipc 3), tra cui 375.000 persone in Fase Ipc 5 (Catastrofe) e 6,3 milioni di persone in Fase Ipc 4 (Emergenza)”.

4 novembre,Mattarella: prezioso il contributo delle forze armate per la libertà

Roma, 4 nov. (askanews) – Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato al Ministro della Difesa, Guido Crosetto, un messaggio in cui ricorda che “il 4 novembre segna la data in cui l’armistizio di Villa Giusti pose termine alla Guerra mondiale che aveva insanguinato l’Europa, con il coronamento del sogno risorgimentale dell’unità d’Italia”.

“La Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate che oggi celebriamo è momento di ricordo e di espressione della riconoscenza del Paese per quanto i cittadini in uniforme fecero, combattendo per fare dell’Italia una Nazione indipendente e libera, ispirata a valori democratici e di pace. Il contributo delle Forze Armate in oltre un secolo e mezzo è stato prezioso per l’affermazione del ruolo internazionale del nostro Paese. Con grande professionalità e umanità, negli ultimi decenni, sono intervenute, su mandato della comunità internazionale, in soccorso a popolazioni e in contesti dove è stato urgente operare per la pace”, sottolinea il Capo dello Stato.

Bulgaria spaccata sull’euro ma secondo Lagarde il sostegno salirà

Roma, 4 nov. (askanews) – La Bulgaria si appresta a adottare l’euro spaccata in due: “circa metà dei bulgari attualmente si oppone all’introduzione dell’euro mentre una piccola quota di popolazione resta indecisa”. Lo ha riconosciuto la presidente della Bce, Christine Lagarde intervenuta oggi a Sofia ad una conferenza organizzata da ministero delle Finanze e Banca centrale del Paese proprio per l’arrivo dell’euro.

Secondo Lagarde, il timore di perdere sovranità a beneficio di decisioni europee è sostanzialemte infondato, perché l’euro è un rafforzamento della sovranità.

E il timore di subire un aumento dell’inflazione con il passaggio alla valuta condivisa può essere scongiurato tramite credibili procedure di controllo pubblico sulle dinamiche dei prezzi per un periodo sufficiente lungo di tempo. Secondo la presidente Bce in media la ridenominazione ha implicato aumenti dei prezzi al consumo tra 0,2 e 0,4 punti percentuali.

Lagarde ha anche sostenuto anche che nel recente padssato “in ogni paese che ha adottato l’euro il supporto pubblico è aumentato notevolmente nei suoi mesi dopo il cambio di valuta. Oggi il sostegno all’euro si attesta all’83% tra i paesi dell’area”.

Mattarella: creare comune forza difesa per sicurezza Italia e Ue

Roma, 4 nov. (askanews) – “Oggi nuovi conflitti si sono affacciati in Europa e nel Mediterraneo, interpellando la cornice di sicurezza costruita nel dopoguerra e le istituzioni poste a suo presidio. Il pericolo di allargamento del sanguinoso conflitto scatenato dalla aggressione all’Ucraina da parte della Federazione Russa impone grande attenzione e un impegnativo sforzo di adattamento dello strumento militare, per la creazione di una comune forza di difesa europea che, in stretta cooperazione con l’Alleanza Atlantica, sia strumento di sicurezza per l’Italia e l’Europa”. E’ quanto afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al ministro della Difesa, Guido Crosetto, in occasione della festa delle Forze armate.

“L’instancabile operato delle Forze Armate lungo tutto l’arco di crisi del Mediterraneo allargato, dove permangono situazioni di contrasto e fragili tregue, rimane fondamentale”, sottolinea Mattarella. “In questa giornata, un commosso pensiero va a coloro che sono caduti, sacrificando le loro vite per l’Italia. È un sentimento che richiama soprattutto le giovani generazioni, affinché siano consapevoli della necessità di impegno a difesa dei valori della nostra Costituzione. Con questi sentimenti – conclude, rivolgo l’augurio più intenso e partecipato di tutti gli italiani ai soldati, ai marinai, agli avieri, ai carabinieri, ai finanzieri e al personale civile della Difesa che con professionalità e dedizione lavorano ogni giorno per il più alto bene della Repubblica. Viva le Forze Armate, viva l’Italia”, conclude Mattarella.

Al via l’Estate di San Martino, sole e massime oltre i 20°C

Roma, 4 nov. (askanews) – Dopo un perturbato inizio di novembre, ecco che arriva l’Estate di San Martino, in anticipo. Lorenzo Tedici, meteorologo de iLMeteo.it, conferma l’arrivo di un periodo soleggiato nel cuore dell’Autunno, in anticipo di una settimana sulla canonica fase dell’11 novembre (giorno del santo, Martino di Tours).

Il 4 novembre ricorre, tra l’altro, l’anniversario della catastrofica alluvione di Firenze del 1966, a conferma di un periodo climatologicamente molto piovoso e tra i peggiori dal punto di vista meteo in Italia: ciò nonostante, anche quest’anno, come nel 2024, novembre ci concede una fase soleggiata; e proprio come l’anno scorso, qualche pioggia è attesa solo al Sud e sulle Isole Maggiori.

L’Estate di San Martino in meteorologia rappresenta quel periodo autunnale di alcuni giorni con prevalenza di sole e temperature insolitamente miti che si verifica intorno all’11 novembre, in coincidenza con la festa di San Martino di Tours. La leggenda narra che il soldato Martino divise con la spada il suo mantello per donarne una metà a un mendicante infreddolito: dopo questo gesto clemente, il clima divenne improvvisamente caldo come in estate.

Anche nei paesi anglosassoni esiste la stessa tradizione intorno all’11 novembre con l’Indian Summer, l’Estate Indiana: ma, al di là del nome, della geografia e della storia, anche quest’anno in Italia l’estate di San Martino arriverà con un carico di sole, una settimana in anticipo e con massime quasi ovunque fino ai 16-20°C; avremo di contro, condizioni un po’ più rigide di notte, minime che favoriranno la formazione della nebbia in Val Padana.

Il tempo sarà dunque bello quasi ovunque fino a giovedì, salvo locali piovaschi nelle prossime ore all’estremo Sud; da giovedì sera una bassa pressione porterà un sensibile peggioramento in Sardegna, in grado di causare da venerdì qualche rovescio anche in Sicilia e lungo la costa tirrenica, specie laziale, campana e calabrese.

Come un anno fa, il Nord sarà sotto la protezione dell’alta pressione, alta pressione che però farà aumentare lo smog e la nebbia, il Centro godrà di belle giornate di sole, il meridione beneficerà un po’ meno del “bonus San Martino” trovandosi tra i residui addensamenti delle prossime ore e il vortice mediterraneo previsto in arrivo da giovedì.

Crosetto: Zakharova? Non leggo mai cosa dice, disinformazione russa

Roma, 4 nov. (askanews) – “Non leggo mai cosa dice questa signora”, premette il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nella sua chiacchierata con Repubblica sui commenti fatti ieri dalla portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, sul crollo della Torre dei Conti a Roma. Per il ministro, si tratta di “una microscopica parte, né rilevante né sofisticata come lo sono altre, della capacità di disinformazione russa”.

“A parti invertite ù ha affermato Crosetto ù cioè se fosse crollato un pezzo di storia russa, importante per i russi, con la vita di una persona in pericolo, mi sarei sinceramente preoccupato e rattristato. Non mi sarebbe passato in mente di polemizzare”. Così come, ha aggiunto, “ogni giorno mi rattristo pensando ai 1.500 ragazzi, russi e ucraini, che muoiono per questa assurda guerra voluta dal suo capo”. Ossia dal presidente russo Vladimir Putin, perché è la Russia che “finora non ha mai dimostrato neanche la volontà di affrontare la pace, neanche quando è stato offerto un tappeto rosso e si è parlato di cessione dei territori”.

Il bersaglio di Zakharova è il sostegno militare che l’Italia fornisce a Kiev. “Ma se loro mettessero fine alla guerra ù ha rimarcato il ministro – non ci sarebbe più necessità di aiutare una nazione invasa a vivere”.

4 novembre, niente Frecce tricolori dopo il crollo alla Torre dei Conti

Roma, 4 nov. (askanews) – In occasione della cerimonia di deposizione della corona d’alloro al Sacello del Milite Ignoto, presso l’Altare della Patria, da parte delle massime autorità costituzionali, il tradizionale sorvolo delle Frecce Tricolori non avrà luogo.

La decisione è stata assunta per evitare anche la minima interferenza a quanti sono e saranno impegnati nelle attivita’ di messa in sicurezza nell’area di via dei Fori Imperiali – Torre dei Conti.

La cerimonia si terrà regolarmente secondo il programma previsto, nel segno del raccoglimento e dell’omaggio ai Caduti. La Difesa esprime il proprio cordoglio per la morte dell’operaio, Signor Octay Stroici, rimasto vittima del crollo della Torre dei Conti avvenuto nella giornata di ieri. Alla famiglia ed ai colleghi la più sentita vicinanza.

Messico, 13 membri di una banda di rapitori uccisi in Sinaloa

Roma, 4 nov. (askanews) – Almeno tredici presunti membri di una banda di sequestratori sono stati uccisi in uno scontro a fuoco con agenti federali nello stato di Sinaloa, nel nord-ovest del Messico. Lo ha reso noto il ministro della Sicurezza e Protezione cittadina, Omar García Harfuch.

“La risposta immediata ha permesso quanto segue: tredici aggressori hanno perso la vita, quattro persone sono state arrestate, nove ostaggi liberati, sette veicoli sequestrati, insieme ad armi d’assalto e materiale tattico”, ha scritto il capo del gabinetto di sicurezza federale sulla piattaforma X.