Home Blog Pagina 219

Incendi boschivi, Santini (Federparchi): aumentata sensibilit

Roma, 4 ago. (askanews) – Per Luca Santini, Presidente di Federparchi, intervenuto alla conferenza stampa “Tutela dei boschi e contrasto agli incendiari: a 25 anni dal Decreto Legge 4 agosto 2000, n. 220: Disposizioni urgenti per la repressione degli incendi boschivi”, promossa dalla Fondazione UniVerde in collaborazione con Federparchi, TeleAmbiente e con l’adesione del Comando Unit Forestali, Ambientali e Agroalimentari dei Carabinieri (CUFAA), “E’ aumentata la sensibilit verso il mondo vegetale. La norma sugli incendi boschivi stata un grande passo in avanti per cercare di arginare questo fenomeno che spesso opera di mani criminali e colpisce anche le Aree Naturali Protette. Oggi importante aumentare l’attenzione per prevenire pi che reprimere. Far diventare le nostre foreste boschi evoluti significa anche avere meno incendi”.

“Voglio sottolineare l’importanza, la professionalit e l’esperienza delle Unit dei Carabinieri Forestali Ambientali e Agroalimentari per quanto riguarda tutti gli aspetti legati alla sorveglianza delle Aree Protette sia in termini di prevenzione che di repressione delle attivit illecite e la particolare attenzione al contrasto agli incendi, grazie all’operato dei Nuclei Antincendi Boschivi. Per un’azione efficace, anche in termini di prevenzione, necessario un forte coordinamento fra tutti soggetti in campo e, come Federparchi, siamo certi di poter proseguire la proficua collaborazione con il CUFAA che negli ultimi anni si positivamente rafforzata”, ha detto poi Santini.

Incendi boschivi, Ten. Col. CC Roseti: balzo in avanti indagini

Roma, 4 ago. (askanews) – Il Ten. Col. Angelo Battista Roseti (Comandante del Nucleo Informativo Antincendio Boschivo dipendente dal Tutela Forestale e Parchi del CUFAA), intervenuto in occasione della conferenza stampa “Tutela dei boschi e contrasto agli incendiari: a 25 anni dal Decreto Legge 4 agosto 2000, n. 220: Disposizioni urgenti per la repressione degli incendi boschivi”, promossa dalla Fondazione UniVerde in collaborazione con Federparchi, TeleAmbiente e con l’adesione del Comando Unit Forestali, Ambientali e Agroalimentari dei Carabinieri (CUFAA), ha ricordato come “il N.I.A.B. ha raccolto le varie attivit di polizia amministrativa e penale scaturenti dall’applicazione della norma e condotte da tutte le articolazioni territoriali del CUFAA quali i Gruppi, i NIPAF, i Reparti Parco e i loro dipendenti nuclei”.

Importante innovazione, derivante dall’applicazione della norma, stata l’introduzione del catasto degli incendi boschivi con onere in capo ai Comuni e la possibilit di utilizzare, per gli stessi, i rilievi realizzati dai Carabinieri Forestali. Il tutto, messo a sistema, consente di far emergere le violazioni ai vincoli imposti dalla norma facendo venir meno l’interesse a realizzare le condotte criminose. La norma risulta di particolare importanza e mette in risalto la duttilit d’impiego dei Carabinieri Forestali nell’applicarla, da cui emergono capacit di applicare metodi scientifici, (MEF) Metodo delle Evidenze Scientifiche, in maniera empirica, affidandosi all’esperienza. Il futuro vede il potenziamento di ulteriori tecnologie e l’implementazione dell’esperienza attraversi metodi di addestramento evoluti quali le sale immersive. “Anche le indagini subiranno un ulteriore balzo in avanti con il sistema integrato di controllo del territorio chiamato SDIMA, in fase di realizzazione. Le indagini sul campo degli incendi vedranno l’applicazione, direttamente sul luogo dell’incendio, del (MEG) Metodo delle Evidenze Geometriche attraverso tablet e software dedicati che consentiranno una semplificazione e una migliore precisione della ricerca dell’area di insorgenza dell’incendio e quindi della migliore capacit di individuare il punto d’inizio, l dove probabile che ci siano i segni (DNA, impronte e/o oggetti) riconducibili all’incendiario”, ha aggiunto.

Dazi, Meloni: impegno governo per difendere prodotti italiani

Roma, 4 ago. (askanews) – Si è tenuto oggi nella Sala Verde di Palazzo Chigi un incontro strategico dedicato alla filiera vitivinicola italiana, alla presenza del ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e foreste, Francesco Lollobrigida. A quanto si apprende il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha voluto partecipare personalmente per testimoniare il sostegno del Governo a un comparto considerato fondamentale per l’economia nazionale e la promozione dell’identità italiana nel mondo.

L’incontro – spiegano – ha segnato l’avvio di un percorso condiviso per definire una strategia nazionale a tutela e rilancio del vino italiano, minacciato da nuove pressioni internazionali, come l’ipotesi di dazi statunitensi e iniziative di stampo proibizionista.

“Sono venuta per dimostrare ancora una volta l’attenzione che il governo rivolge al settore dell’agricoltura nel suo complesso e, in particolare, di quello vitivinicolo. Il vino è un pezzo cardine della dieta mediterranea ed è fondamentale fare la distinzione tra uso e abuso”, ha detto la premier.

Riguardo al tema dei dazi e alla trattativa Ue-Usa, il presidente del Consiglio ha richiamato l’impegno costante dell’esecutivo nel difendere i prodotti italiani: “Sono sempre stata convinta che noi dovessimo fare del nostro meglio per arrivare ad un accordo quadro, ad una cornice entro la quale giocare alcune partite su alcuni settori, su alcune filiere, spiegando ai nostri amici e alleati americani che c’è una serie di prodotti che difficilmente possono essere rimpiazzati da produzioni nazionali. Questo vale molto per alcuni prodotti italiani, anche per quello del vino”.

Il presidente Meloni ha infine ribadito il sostegno del governo ai produttori vitivinicoli: “Sul governo potete sempre contare – ha concluso -. Siamo consapevoli di quanto il vostro lavoro sia fondamentale non solo per l’economia italiana ma anche per la reputazione della nostra Nazione”.

Pallavolista morta, la Procura: sulla morte di Simona Cinà diffuse notizie non veritiere

Roma, 4 ago. (askanews) – Il corpo della pallavolista Simona Cinà “è stato rinvenuto da alcuni degli ultimi partecipanti ancora presenti alla festa intorno alle ore 4.00: lo stesso si trovava esanime sul fondo della piscina, in un angolo distante, e dotato di scarsa illuminazione, rispetto alla zona ove erano collocati bar, consolle musicale e i servizi igienici”. E’ quanto precisa la Procura di Termini Imerese, sulla vicenda della morte della ragazza, avvenuta a Bagheria.

“Per quanto sinora appreso, a seguito del rinvenimento, almeno due ragazzi si sono immediatamente tuffati nella piscina – scrive la Procura – ed hanno recuperato il corpo della ventenne, praticando le manovre di rianimazione salvavita in attesa dell’arrivo dei soccorritori. Arrivato sul posto, il personale del 118 ha provato a rianimare la ragazza, purtroppo invano, non potendo fare altro che constatare il decesso della stessa alle ore 5.00”. Sul posto sono arrivate prima le forze dell’ordine della Compagnia Carabinieri di Bagheria – coadiuvate da personale del Nucleo Investigativo di Monreale -, e successivamente, riferisce la Procura, “il magistrato di turno, sono stati svolti i primi accertamenti, consistiti nei rilievi necessari a fotografare lo stato dei luoghi , nei sequestri ritenuti utili, nonché è stato avvisato il medico legale di turno per lo svolgimento della richiesta ispezione cadaverica esterna (all’esito della quale è stata immediatamente disposta l’autopsia al fine di accertare le cause del decesso)”. “Si deve specificare la assoluta infondatezza dell’informazione relativa al mancato rinvenimento, sui bordi e nella zona adiacente alla piscina, di oggetti (bottiglie, bicchieri, piatti ecc.) che lasciassero ritenere che in quel luogo si era tenuta una festa. In detti luoghi – e, in particolare, nei pressi del bancone adibito a bar – sono stati rinvenuti, tra l’altro, bicchieri e bottiglie di alcolici, come debitamente documentato; ciò a riprova di quanto affermato dai vari partecipanti sin dalle prime battute”, specifica la Procura di Termini Imerese.. in merito ai vestiti della giovane, la Procura ha chiarito in una nota che “non sono stati trovati dai familiari, in quanto sottoposti a sequestro e, di conseguenza, sono attualmente a disposizione dell’autorità giudiziaria per il compimento dei successivi atti di indagine”.

La Procura ha poi precisato che sono stati sentiti “tutti i soggetti ancora presenti all’interno della villa al momento dell’arrivo dei Carabinieri” e hanno “avuto un comportamento collaborativo, mettendosi da subito a disposizione dell’Autorità Giudiziaria”.

"Plurale" sarà il tema del Con-vivere Carrara Festival 2025

Roma, 4 ago. (askanews) – Il tema è “Plurale” e tra gli eventi della ventesima edizione di Con-vivere Carrara Festival, promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, con la consulenza scientifica di Luigina Mortari, la mostra “Micorrize Urbane. Trame invisibili dell’autenticità umana”, curata da Street Levels Gallery. La mostra si terrà a Palazzo Binelli, a Carrara e sarà inaugurata giovedì 11 settembre.

Nel reticolo sotterraneo dell’universo vegetale, lontano dalla nostra percezione visiva, si costruiscono legami tanto impercettibili quanto vitali: le micorrize. Queste rappresentano alleanze simbiotiche tra radici e funghi, che generano una rete funzionale di interazioni e sostegno, cruciale per il mantenimento dell’equilibrio del nostro ecosistema. Tale cooperazione, totalmente priva di protagonismi, ma basata su una danza equilibrata di scambi, rende possibili processi di crescita e convivenza reciproca.

La mostra si ispira a questa architettura naturale per proporre una lettura dello spazio urbano come sistema complesso di connessioni sottili e imprescindibili, attraverso gli sguardi di quattro artisti affermati nell’ambito dell’Arte Urbana – Ache77, Exit-Enter, Kraita317 e Nian – insieme a due giovani voci emergenti, Giorgia Pollicino e Andrea Spezia. Sei interpretazioni differenti, espresse attraverso media eterogenei, che si addentrano nelle trame invisibili dello spazio urbano, rivelando la presenza di comunità effimere e alleanze spontanee tra corpi e luoghi.

Analogamente al micelio, l’arte può configurarsi come rete diffusa, non lineare, capace di attraversare e colmare vuoti, instaurare legami inattesi e seguire traiettorie mutevoli.

Micorrize Urbane invita a un’esplorazione che supera le apparenze superficiali, promuovendo una riflessione sullo spazio urbano non come aggregato di singoli isolati, ma come tessuto relazionale complesso. Nei margini e negli interstizi, analogamente a quanto avviene nella terra, ciò che assume rilevanza non è la delimitazione fra elementi distinti, bensì ciò che emerge dal contatto fecondo tra alterità in ascolto.

La mostra verrà inaugurata giovedì 11 settembre alle 19.30 nella giornata di apertura della manifestazione. Durante i giorni del festival rimarrà aperta negli orari 17-23.30, mentre dal 15 settembre gli orari di apertura saranno mercoledì-sabato 15.00-20.00. Sarà possibile prenotare visite guidate per le scuole scrivendo a info@con-vivere.it

Il festival è sostenuto e promosso da un Comitato per il festival con-vivere, costituito da Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara (ente capofila), Comune di Carrara, Camera di Commercio Toscana Nord Ovest, Accademia di Belle Arti di Carrara e Fondazione Marmo. Con il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, il patrocinio e il contributo di Regione Toscana, e patrocinio Commissione Regionale Pari Opportunità della Toscana, Provincia di Massa Carrara, Ufficio scolastico territoriale Ambito di Massa Carrara; il contributo di: Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale Porti di La Spezia e Marina di Carrara, Cermec Spa, Erp Edilizia Residenziale Pubblica Massa Carrara. Premium Supporter: Fhp Carrara Terminal; Main Sponsor: BPER Banca;Sponsor Midi: Generali Assicurazioni, Chean Srl, Marmo Canaloni Carrara, Cooperativa Cavatori Lorano; Sponsor: Unicoop Etruria, Cooperativa Cavatori Gioia, MaxMarmi, S.T. Segagioni, Aziende del porto di Marina di Carrara (The Italian Sea Group, MDC Terminal, San Colombano Costruzioni SpA, Gruppo Grendi, T-Bulk, Ornic Nautica, Vittorio Bogazzi e Figli Spa, Piero De Gasperis & C. srl, Dusty Srl, Semp Srl); Sponsor tecnico: Nausicaa SpA, Fonteviva, Federalberghi Costa Apuana, RetiAmbiente Carrara. Mediapartner: QN La Nazione, Rai Cultura.

Meloni e Tajani ad Ancona per l’evento sullo sviluppo delle Marche

Ancona, 4 ago. (askanews) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il vice-premier Antonio Tajani arrivano ad Ancona per partecipare all’evento presso la Mole Vanvitelliana dedicato agli interventi del Governo per lo sviluppo delle Marche, Regione che andr al voto il 28 e 29 settembre. Ad accoglierli il governatore Francesco Aquaroli (FDI), il prefetto Maurizio Valiante, il vicesindaco di Ancona Giovanni Zinni e il presidente della provincia Daniele Carnevali.

Impresa agricola integra produzione e coltivazione di luppolo

Roma, 4 ago. – Si trova nella campagna romana, a pochi chilometri dalla Capitale, uno dei rari esempi in Italia di birrificio agricolo con luppoleto di propriet: Podere 676, realt attiva da diversi anni a Fiumicino che coniuga agricoltura, trasformazione e produzione artigianale di birra in un unico sito produttivo. L’azienda coltiva direttamente oltre 700 piante di luppolo della variet Cascade, una delle poche coltivazioni attive nel Lazio, utilizzate per realizzare birre a filiera cortissima. Il prodotto simbolo una APA single hop, interamente realizzata con il luppolo coltivato in campo, che viene raccolto e lavorato in azienda secondo metodi artigianali.

Oltre all’attivit produttiva, Podere 676 promuove iniziative legate alla valorizzazione del territorio agricolo e alla cultura brassicola, attraverso visite guidate, percorsi educativi e degustazioni. In particolare, durante l’estate, il luppoleto raggiunge il suo massimo sviluppo vegetativo, diventando un punto di interesse anche paesaggistico e didattico.

Il modello rappresentato da Podere 676 evidenzia una tendenza in crescita nel settore agricolo e agroalimentare: accorciare la filiera, trasformare sul posto e offrire esperienze dirette legate al prodotto. Un approccio che punta su sostenibilit, tracciabilit e qualit locale.

L’azienda si trova in via Antonio Casetti 30, nel territorio comunale di Fiumicino.

Al via MoliseCinema, Silvia Bergamasco protagonista 23esima edizione

Roma, 4 ago. (askanews) – Dal 5 al 10 agosto 2025 a Casacalenda, nel cuore del Molise, è in programma la 23esima edizione di MoliseCinema: sei giorni di cinema italiano e internazionale, tra film, incontri con registi e interpreti, eventi speciali, retrospettive, masterclass, concerti, mostre, presentazioni di libri. Tra i protagonisti di quest’anno Sonia Bergamasco, interprete raffinata e versatile del cinema, della televisione e del teatro italiano. A lei il festival dedica il volume monografico Giocare la vita, edito da Cosmo Iannone Editore e curato da Mariapaola Pierini e Federico Pommier Vincelli, che verrà presentato sabato 9 agosto in un incontro pubblico con l’artista, e una rassegna di film che ne ripercorrerà la carriera tra cinema e teatro.

Tra gli ospiti più attesi di questa edizione Marco Tullio Giordana, che sarà presente venerdì 8 agosto in occasione della cerimonia di intitolazione del Cinema Teatro di Casacalenda a Flavio Bucci, grande interprete e figura indimenticabile del cinema italiano nato da una famiglia molisano-pugliese.

In apertura il Festival dedica l’attenzione alla tragedia di Gaza, con lo struggente reading di Lino Musella di ‘Stato d’assedio’ del poeta palestinese Mahmud Darwish. Un testo sulla pace e sulla dignità umana, scritto nel 2002, che in questo momento ha una grande attualità.

Tra gli ospiti che accompagneranno i film ci saranno Lino Musella per Nonostante, Fabrizio Rongione e Valerio Ferrara per Il complottista, Martina Scrinzi per Vermiglio, Mara Fondacaro e Simone Liberati per Il primo figlio, Antonio Piazza e Fabio Grassadonia per Iddu, Sonia Bergamasco per Il Nibbio, Christian Filippi per Il mio compleanno, Giovanni Esposito e Susy Del Giudice per Nero.

Numerosi gli eventi e le proiezioni speciali: gli omaggi retrospettivi a Paolo Villaggio e Sandra Milo, la masterclass sulle serie televisive e la residenza di scrittura euro-mediterranea, i concerti e le sonorizzazioni tra cinema e musica, lo spazio per le scuole e i bambini. E poi le presentazioni di libri che tra gli ospiti avranno Marco Damilano, Francesca Schianchi, Elisabetta Villaggio, Antonella Amendola, Susanna Turco.

A MoliseCinema sono in programma 5 concorsi con un totale di 58 opere in gara. 7 titoli nella sezione Paesi in lungo, dedicata alle opere prime e seconde 6 documentari italiani nella sezione Frontiere 22 cortometraggi internazionali per la sezione Paesi in corto 18 cortometraggi italiani per la sezione Percorsi 5 cortometraggi molisani nella sezione della Rete Adriatica dei Festival.

Le opere in concorso sono valutate da 3 giurie ufficiali: Frontiere – documentari italiani: compongono la giuria la regista e artista visiva Virginia Eleuteri Serpieri, la storica del cinema Stefania Parigi, e la docente e teorica della recitazione cinematografica Mariapaola Pierini; Paesi in corto – cortometraggi internazionali: giudicati dal critico cinematografico Fabrizio Croce, dal regista irlandese Conor Morrissey, e dalla regista e artista italo-canadese Andrea Ramolo; Percorsi – cortometraggi italiani: valutati dal produttore e fondatore di Ombre Rosse Film Luca Cabriolu, dalla critica e docente universitaria Claudia Geminiani, e dall’attore Francesco Russo, protagonista di recenti successi televisivi e cinematografici.

Anche il pubblico è chiamato a votare per la sezione Paesi in lungo, dedicata alle opere prime e seconde di lungometraggio.

Ecco i film in concorso di MoliseCinema 2025: Nonostante di Valerio Mastandrea, una riflessione delicata e sorprendente sul senso di protezione e sulla paura del cambiamento, ambientata in un reparto ospedaliero, con la presenza in sala di Lino Musella. Il film è stato selezionato come film d’apertura della sezione Orizzonti alla 81ª Mostra del Cinema di Venezia. Sarà presente al festival l’interprete Lino Musella; Vermiglio di Maura Delpero vincitore del Leone d’argento alla 81a Mostra del Cinema di Venezia. È stato poi selezionato per rappresentare l’Italia agli Oscar nel 2025 nella sezione del miglior film internazionale. ambientato negli ultimi giorni della Seconda guerra mondiale. Un soldato rifugiato rompe l’equilibrio di una famiglia sul finire della guerra. Sarà presente al festival Martina Scrinzi, interprete del film; Il complottista di Valerio Ferrara, una commedia dai toni surreali su un barbiere ossessionato dalle teorie del complotto. Saranno presenti al Festival il protagonista Fabrizio Rongione e il regista Valerio Ferrara; Il primo figlio di Mara Fondacaro, un intenso dramma psicologico su maternità e lutto, tra visioni e paure profonde. Ospiti della serata la regista Mara Fondacaro e l’interprete Simone Liberati. Il film racconta il dramma di una donna che al termine di una nuova gravidanza sente il richiamo di un bambino che ha perduto tempo prima; Il Nibbio di Alessandro Tonda che ripercorre la storia di Nicola Calipari e Giuliana Sgrena sarà presentato da Sonia Bergamasco, protagonista dell’omaggio a lei dedicato, e del film. Ha vinto Il Nastro della legalità 2025. Il mio compleanno di Christian Filippi, in cui seguiamo la fuga di Riccardino, prossimo alla maggiore età, in cerca della madre da cui era stato allontanato. Il regista sarà al Festival; Nero di Giovanni Esposito, una favola nera e surreale su un piccolo criminale che scopre di avere un dono: può guarire le persone, ma a ogni guarigione perde uno dei suoi sensi. Sarà presente il regista e protagonista Giovanni Esposito e l’attrice Susy Del Giudice.

Fuori concorso IDDU di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia, che dialogheranno con il pubblico. Ambientato nella Sicilia dei primi anni Duemila è liberamente ispirato alla latitanza di Matteo Messina Denaro.

Per la sezione documentari ‘Frontiere’, in concorso Il castello indistruttibile di Danny Biancardi, Stefano La Rosa, Virginia Nardelli. A Danisinni, quartiere isolato di Palermo, quattro bambini trasformano un asilo abbandonato in un rifugio segreto. Un racconto sull’infanzia e la forza dell’immaginazione. Saranno presenti i registi. In ultimo di Mario Balsamo. Un ex-chirurgo guida malati terminali in un percorso spirituale dentro un hospice di Torino. Un film intimo sulla morte, la cura e la consapevolezza. Incontro con il regista. È stato presentato al 42° TFF Torino Film Festival Lirica Ucraina di Francesca Mannocchi. Dalle strade di Bucha, una testimonianza diretta del conflitto in Ucraina. Un racconto crudo e umano firmato da una delle voci più autorevoli del reportage di guerra. Sarà presente la regista. Il documentario ha vinto il Premio Cecilia Mangini come Miglior Documentario ai David di Donatello 2025; Real di Adele Tulli. Un viaggio immersivo nell’universo digitale, tra corpi virtuali, intelligenze artificiali e identità liquide. Sarà presente la regista. Il film è stato presentato al Festival di Locarno nella sezione Cineasti del presente vincendo una Menzione speciale. Si dice di me di Isabella Mari. A Napoli, il teatro diventa strumento di liberazione per le donne dei quartieri difficili. Un ritratto corale e vibrante. In sala la regista. E’ stato presentato in anteprima nella sezione Freestyle della Festa del Cinema di Roma; Vakhim di Francesca Pirani. Un ragazzo adottato torna in Cambogia per incontrare la madre biologica. Un viaggio di identità, radici e riconciliazione. Sarà presente la regista. Il film ha chiuso le Notti Veneziane alle Giornate degli Autori nel 2024.

Il Concorso internazionale, Paesi in corto, presenta 22 cortometraggi: una selezione di qualità, proveniente da grandi festival e scuole internazionali di cinema, che rappresenta uno degli appuntamenti imperdibili di MoliseCinema. Ecco i titoli: Astro, di Tim Ewalts, dai Paesi Bassi; Balconada, di Iva Tokmakchieva, da Bulgaria e Francia; Eksi Bir, di Ömer Ferhat Özmen, dalla Turchia; El Canon, di Martín Seeger, dal Cile; Hanami, di Diane Bonnot, dalla Francia; Intercambio, di Amaia Yoldi, dalla Spagna; J’ai avalé une chenille, di Basile Khatir, dalla Francia; Julian and the Wind, di Connor Jessup, dal Canada; La situation de Lucas, di Lilian Fanara, da Francia e Germania; Le Petits Monstres, di Pablo Léridon, dalla Francia; On Hold, di Delia Hess, dalla Svizzera; Reservasjoner, di Ivar Aase, da Belgio e Norvegia; Rochelle, di Tom Furniss, dalla Nuova Zelanda; Shadows, di Rand Beiruty, da Francia e Giordania; Spring 23, di Zhiyi Wang, dalla Cina; Such a Lovely Day, di Simon Woods, dal Regno Unito; Summer Triangle / Mosalas Tabestani, di Maryam Esmaeili e Ali Babai, dall’Iran; Taste of Heaven, di Isaac Sverdlov, da Israele; The Sunny, di Sergiy Kulybyshev, dall’Ucraina; Turnaround, di Aisling Byrne, dall’Irlanda; We Were the Scenery, di Christopher Radcliff, dagli Stati Uniti; Zahra, di Hadi Shatat, dalla Giordania.

Il Concorso nazionale Percorsi presenta 18 cortometraggi: Comunque bene, di Beatrice Baldacci, dall’Italia; Domenica sera, di Matteo Tortone, dall’Italia; Fallen Houses, di Gianluca Abbate, dall’Italia; Gravity, di Robotina, da Italia e Messico; Hold On, di David Barbieri, dall’Italia; In the Box, di Francesca Staasch, dall’Italia; La buona condotta, di Francesco Gheghi, dall’Italia; Majonezë, di Giulia Grandinetti, dall’Italia; Marcello, di Maurizio Lombardi, dall’Italia; Miracolo a Segrate, di Giacomo Betti, dall’Italia; No Place Like Home, di Valeria Gaudieri, dall’Italia; Pinocchio Reborn, di Matteo Cirillo, dall’Italia; Playing God, di Matteo Burani, dall’Italia; Sommersi, di Gian Marco Pezzoli, dall’Italia; T.I.N.A., di Marco Mazzone, dall’Italia; Transumanza, di Giovanni Bertoia, dall’Italia; Il mio fantasma, di Carlotta Maria Correra, dall’Italia; Ziki, di Roberta Palmieri e Olga Sargenti, dall’Italia.

Per ‘Girare il molise – Concorso rete dei festival dell’Adriatico’, la Rete dei Festival dell’Adriatico (Marche, Abruzzo, Molise, Puglia) promuove il cortometraggio indipendente attraverso una selezione condivisa tra i festival di MoliseCinema, Sulmona, Ancona e Monopoli. La fase finale si svolgerà a Monopoli. A MoliseCinema 2025, una sezione speciale sarà dedicata a corti girati in Molise o realizzati da autori molisani, in concorso per il premio finale. Un’iniziativa che valorizza il cinema molisano e il territorio, in rete con i festival dell’Adriatico.

Infine ‘Molisecinema in Tour’, dal 12 agosto al 24 agosto il festival prosegue con proiezioni itineranti in vari comuni del Molise. Nel 2025 sarà la volta di Civitacampomarano, Ripabottoni, Venafro, Castel del Giudice e Rocchetta a Volturno.

Il Festival è organizzato dall’Associazione MoliseCinema, con la direzione artistica di Federico Pommier Vincelli. Ha il patrocinio e il contributo della Direzione generale Cinema del Ministero della Cultura (MiC), ed è promosso da Regione Molise (Assessorato alla Cultura) e Comune di Casacalenda.

Partner di MoliseCinema 2024 sono Cineteca Nazionale – Centro Sperimentale di Cinematografia; Cineteca di Bologna; Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori), Coop Med; IFA-Scuola di cinema di Pescara, Libreria Risguardi di Campobasso, Maack; Moli.se; Disisradio; Cooperativa Koinè; Cooperativa Nardacchione; tra i partner del Festival le aziende Metamer e Dimensione. Collaborano inoltre le aziende: La Molisana; Key Desk; Steiger Kalena; Biosapori; Mondo nuovo; Di Fonzo; Roxy bar; Marina Colonna; Scauzilli, Scorpiauto.

Per la sezione MoliseCinema Tour, che si svolgerà dal 12 al 24 agosto collaborano i comuni di: Civitacampomarano, Ripabottoni, Venafro, Castel del Giudice e Rocchetta a Volturno. Direzione artistica: Federico Pommier Vincelli. Direzione organizzativa: Salvatore Di Lalla. Programmazione: Cristian Ferrao. Relazioni internazionali: Paola Talevi. Programmazione: Veronica Flora. Documentari: Giacomo Ravesi. Retrospettive: Raffaele Rivieccio. Ospitalità: Maria Laura Danza. Tutti i componenti dello staff di MoliseCinema 2024 sono citati nel catalogo e nel sito del Festival.

Sergio Zavoli, il gigante dell’informazione.

5 anni fa, il 4 agosto del 2020, se ne andava Sergio Zavoli, non “un” gigante ma “il” gigante  dell’informazione radiotelevisiva e del giornalismo italiano. Ho avuto la fortuna, nonchè l’onore, di  frequentarlo a lungo e di conoscerlo come suo Vice Presidente della Commissione di Vigilanza  della Rai e non solo come uno dei “monumenti” del giornalismo del nostro paese dal secondo  dopoguerra in poi. Ma quello su cui vorrei richiamare l’attenzione, al di là e anche al di fuori della  sua lunga, vasta, ricca e straordinaria biografia, è come e dove si intravede l’assenza di uomini e  di professionisti come Sergio Zavoli nell’attuale panorama dell’informazione giornalistica e  televisiva italiana.  

Almeno su due versanti specifici non possiamo non richiamare l’attenzione. Innanzitutto il profilo e la natura del giornalismo di inchiesta. Perchè le storiche, e sempre  contemporanee e moderne, inchieste di Zavoli continuano a suscitare un interesse straordinario in  tutte le generazioni? Per la ragione che quel giornalismo di inchiesta era semplicemente di  inchiesta. Nessuna indulgenza alla propaganda politica, nessun settarismo ideologico, nessuna  faziosità culturale o dottrinale. E, soprattutto, nessuna pregiudiziale personale. Basti citare le  puntale de “La notte della Repubblica” per rendersene conto. Insomma, si può dire senza tema di  essere smentiti che si tratta dell’esatto opposto dell’attuale, e riverito, giornalismo di inchiesta,  dove il pregiudizio politico ed ideologico e l’attacco personale sono gli ingredienti fondamentali e  decisivi per ricostruire e rileggere alcuni accadimenti – e ben selezionati – che attraversano la  nostra società. 

In secondo luogo Sergio Zavoli, anche per la sua natura poliedrica, era sì un giornalista ma  soprattutto era un intellettuale. Con una forte valenza politica, culturale, sociale e anche religiosa  nel senso più ampio del termine. E il suo contributo al giornalismo, dalla carta stampata al  versante radiofonico e soprattutto televisivo, era il frutto e la conseguenza di una preparazione  che possiamo definire enciclopedica. E il suo mestiere di divulgatore, come lo definiva lui stesso,  era la sintesi di quella conoscenza che gli permetteva di governare i processi che di volta in volta  si affacciavano all’orizzonte. Altroché l’improvvisazione, la casualità, la faciloneria e il  pressappochismo. Zavoli era un perfezionista perché, semplicemente, era un vero ed autentico  professionista.  

E poi c’è una postilla, se così la vogliamo definire, che riguarda realmente il profilo di Sergio  Zavoli. Il giornalista romagnolo ha sempre interpretato e fatto proprio, in ogni momento ed in ogni  occasione, l’antico monito di Aldo Moro “coscienza di sè e apertura verso gli altri”. Un socialista  democratico e riformista, uno spirito laico ed inclusivo, un uomo rispettoso e cultore del  pluralismo che non ha mai rinunciato alle proprie idee ma sempre in costante e aperto dialogo  con tutto ciò che lo attorniava e che lo incuriosiva. Questo è stato, molto semplicemente, Sergio  Zavoli. Un patrimonio incancellabile del nostro giornalismo, della nostra televisione, della nostra  radio e della nostra cultura. E anche della nostra politica. Quella democratica e autenticamente e  schiettamente costituzionale.

Gravi maltrattamenti in strutture per anziani e disabili, 16 misure cautelari in Sicilia

Milano, 4 ago. (askanews) – Questa mattina, in provincia di Siracusa, i Carabinieri della Compagnia di Noto e del Nucleo Antisofisticazione Sanitaria (Nas) di Ragusa hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Siracusa su richiesta della locale Procura, nei confronti di 16 persone accusate di maltrattamenti e violenze verso pazienti disabili ed anziani che si trovavano ricoverati in due comunità alloggio nel comune di Pachino, destinatari di misure gradate in ragione delle posizioni rivestite e dei ruoli ricoperti, anche tenuto conto dell’oggettiva gravità e spregiudicatezza delle condotte oggetto di contestazione.

Segnatamente sono state eseguite cinque misure custodiali restrittive, sette misure di arresti domiciliari con applicazione della misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare l’attività imprenditoriale o professionale in qualunque forma esercitata di assistenza, cura e custodia di persone anziane, disabili, fragili o bisognose di cure o servizi per la durata di 12 mesi, quattro misure di sottoposizione all’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria in uno alla predetta misura interdittiva.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Siracusa, condotte dai Carabinieri della Compagnia di Noto (SR) e dal Nas di Ragusa, hanno permesso di ricostruire le responsabilità dei titolari e dei dipendenti di due strutture socio-sanitarie presso le quali erano ospitate 20 persone affette da disabilità psichiche e anziani. L’attività investigativa è scaturita dalle segnalazioni pervenute ai Carabinieri della Compagnia di Noto da parte di alcuni cittadini che avevano riferito che i disabili, all’interno di una delle due strutture, erano costretti a vivere in cattive condizioni e senza adeguata assistenza.

Prendendo le mosse dalla segnalazione indicata le indagini, supportate da intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno consentito di documentare, non solo nella struttura oggetto dell’originaria segnalazione ma anche in altra struttura facente capo alla stessa compagine, numerose e abituali condotte vessatorie ed umilianti nei confronti di persone fragili messe in atto dagli operatori in servizio, con il consenso, e in alcuni casi sotto la direzione, dei responsabili della struttura. Schiaffi, pugni e spintoni, nonché ripetute aggressioni verbali con urla, ingiurie e minacce, tali da ingenerare un perdurante stato di avvilimento e frustrazione nei degenti.

Fra le vessazioni documentate va evidenziata la condizione di una ragazza con problemi psichiatrici tenuta legata al letto con strumenti di contenzione ben al di là delle strette necessità di natura terapeutica, finendo con il pregiudicarne anche le più elementari attività fisiologiche (dall’alimentazione all’espletamento dei bisogni), costretta a supplicare per ricevere assistenza, ricevendo per contro a titolo di punizione, ulteriori vessazioni e costrizioni. Complessivamente sono emerse gravi anomalie nella gestione delle due strutture – una comunità alloggio ed una casa di riposo – improntate alla massimizzazione dei profitti a scapito delle condizioni strutturali, igienico sanitarie, funzionali e organizzative. I contestati maltrattamenti, oltre che con le condotte sopra evidenziate, risultano integrati dalla gestione sanitaria sostanzialmente abusiva dei pazienti. Agli ospiti delle strutture risultano essere state somministrate terapie farmacologiche anche di natura invasiva da dipendenti privi di specifico titolo professionale, con conseguenti rischi per la salute.

A conclusione dell’attività è stato disposto il sequestro preventivo di tre strutture socio sanitarie per anziani e disabili di Pachino, due oggetto di indagine e la terza in quanto riconducibile alla stessa cooperativa. I degenti sono stati presi in carico da idonee strutture assistenziali. Prezioso è risultato il contributo specializzato offerto dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute di Roma.

Oltre 100 giornalisti stranieri chiedono l’accesso immediato a Gaza

Roma, 4 ago. (askanews) – Oltre 100 giornalisti, fotografi e corrispondenti di guerra hanno firmato una petizione che chiede “l’accesso immediato e senza supervisione della stampa straniera alla Striscia di Gaza”, ha riferito Sky News.

Giornalisti di spicco come Christiane Amanpour della CNN e la corrispondente internazionale capo Clarissa Ward, così come il conduttore televisivo Mehdi Hasan, avrebbero firmato la petizione, in cui si afferma che anche se ai giornalisti non fosse permesso entrare a Gaza, ci arriverebbero “con qualsiasi mezzo legittimo, in modo indipendente, collettivo o in coordinamento con attori umanitari o della società civile”, si legge.

“E’ urgentemente necessario un accesso illimitato e indipendente per i giornalisti stranieri, non solo per documentare le atrocità in corso, ma anche per garantire che la verità su questa guerra non sia dettata da coloro che controllano le armi e la narrazione”, ha concluso Sky News.

Tajani: ok al riconoscimento dello Stato palestinese ma prima bisogna costruirlo

Ancona, 4 ago. (askanews) – Siamo “favorevoli al riconoscimento dello Stato palestinese” ma “riconoscere qualcosa che non c’è è velleitario, mentre lavorare per costruire lo Stato palestinese è concreto”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani interpellato a margine dell’evento di Ancona per presentare gli interventi del governo per le Marche.

“Noi – ha spiegato – siamo assolutamente favorevoli al riconoscimento dello Stato palestinese. Il percorso, per quanto ci riguarda, è già avviato da tempo. In tutte le riunioni che abbiamo fatto con i Paesi del Golfo, tutti i Paesi arabi, compreso l’Egitto, abbiamo sempre detto che va ricostruita la Palestina, oggi divisa in due parti: Cisgiordania e Gaza. Siamo pronti a inviare anche i nostri militari per un’eventuale missione delle Nazioni unite a guida araba, per ricostruire lo Stato palestinese”.

“Per noi il percorso è già iniziato da un punto di vista politico, perché riconoscere qualcosa che non c’è è velleitario, mentre lavorare per costruire lo Stato palestinese – ha osservato Tajani – è concreto e può dare speranza al popolo palestinese, che merita di vivere in un suo Stato. Crediamo anche in maniera convinta nelle proposte egiziane, fatte proprie da tutto il mondo arabo, per il futuro di Gaza dopo il cessate il fuoco”.

“Nessuna fuoriuscita di palestinesi da Gaza: devono vivere a casa loro, in un nuovo Stato. È questo che pensiamo. È per questo – ha spiegato il ministro degli Esteri – che stiamo lavorando con grande determinazione. Da mesi stiamo collaborando con i Paesi del Golfo e con l’Egitto a questo obiettivo. Parteciperemo alla futura conferenza che si farà in Egitto, come abbiamo partecipato all’ultima organizzata per il futuro di Gaza e la sua ricostruzione.

Ora bisogna fare pressione affinché si concludano i bombardamenti. Abbiamo detto al governo israeliano: basta bombardamenti. Diciamo a Hamas: basta usare il popolo palestinese come scudo umano per continuare una guerra avviata con la strage del 7 ottobre. Devono essere liberati tutti gli ostaggi: abbiamo visto immagini scioccanti da Gaza.

Basta morti, basta vittime innocenti. Basta anche sparare contro i cristiani. Basta aggredire i villaggi cristiani in Cisgiordania. I cristiani presenti in Medio Oriente sono elemento di stabilità, di pace. Cercare di eliminare la presenza cristiana a Gaza o in Cisgiordania è un gravissimo errore.

A Genova la mostra Jacopo Benassi Libero! aperta anche ad agosto

Genova, 4 ago. (askanews) – Per tutto il mese di agosto fino al 14 settembre 2025 Palazzo Ducale di Genova ospita negli spazi della Loggia degli Abati Jacopo Benassi Libero! a cura di Francesco Zanot. Nell’esposizione confluisce il mondo di Jacopo Benassi e la sua produzione dal 2018 al 2025 ed un’interrogazione sul ruolo della fotografia oggi e sulla sua capacit di resistere e confrontarsi con il contemporaneo.

La direttrice di Palazzo Ducale di Genova, Ilaria Bonacossa ha raccontato ad Askanews il rapporto dell’istituzione con l’arte contemporanea e come la mostra Jacopo Benassi Libero! si inserisce in questo percorso.

“L’arte contemporanea entra nel Palazzo Ducale: abbiamo fatto la mostra di Griffa, stiamo lavorando alla grande mostra di Moby Dick aperta dall’11 ottobre 2025 dove dall’arte antica all’arte contemporanea ci sar un dialogo e un’energia che emerge da questi contrasti e da questi contatti. La mostra Jacopo Benassi Libero! una mostra importante per Palazzo Ducale: Palazzo Ducale che ha sempre guardato alla fotografia, meno all’arte contemporanea. l’omaggio a un talento spezzino e fa vedere come la fotografia contemporanea sia importante e sia anche uno strumento per Palazzo Ducale per arrivare a nuovi pubblici. La forza di questo lavoro questa sua libert: mettere in discussione le categorie. Noi che siamo subissati di selfie tutti volti a far sembrare il mondo bello e perfetto, poi ci troviamo con le foto di Jacopo, queste foto in bianco e nero, che hanno qualcosa di viscerale, che parlano del mondo e della sua furiosa perfezione o della sua imperfezione, come dice Jacopo, dice che lavorando negli anni ha capito come essere imperfetto sia la sua caratteristica distintiva”.

Completa la mostra un’opera inedita – che sar poi trasferita al Museo di Arte Contemporanea Villa Croce per entrare a far parte della collezione permanente – prodotta da Jacopo Benassi nel corso della residenza presso Palazzo Ducale a cura dell’Associazione BLU – Breeding and Learning Unit di Genova. L’artista ha trasferito per cinque settimane a giugno 2025 il suo studio nelle sale del palazzo e ha aperto il suo atelier alla citt di Genova e al pubblico attraverso un calendario di appuntamenti, attivit performative, conversazioni, workshop, in cui produzione, partecipazione e sperimentazione si sono intrecciate. Il progetto sostenuto da Strategia Fotografia 2024, promosso dalla Direzione Generale Creativit Contemporanea del Ministero della Cultura. Jacopo Benassi seguito dalla Galleria Francesca Minini Milano.

Jacopo Benassi ha raccontato come ha vissuto questo periodo a Genova: “La residenza stata un’esperienza che invito le istituozioni, i musei, le fondazioni a fare, molti la fanno, con gli artisti, perch un’esperienza incredibile nel territorio. Abbiamo creato performance, talk, dibattiti, dialoghi. stata fondamentale questa cosa qua! La residenza stata pazzesca perch comunque poi ha prodotto questa mossa qua, la parte finale. Poi si creato un rapporto con la citt: mi sono innamorato di Genova. I vicoli e sono stati quasi la mia casa: il percorso, i ragazzi di Palazzo Bronzo, tutte le persone che sono qua intorno che mi hanno aiutato, mi hanno sostenuto. stato un momento importante di dialogo fra me e chi vive questa citt”.

Anche Ilaria Bonacossa riflette sull’importante della residenza dell’artista e sul risultato: “Siamo contenti della residenza, la residenza che ha portato delle attivit performative e anche ha creato un rapporto tra Jacopo Benassi e la citt di Genova e credo che questo sia importante, cos come il fatto che l’opera prodotta durante la residenza venga donata a Villa Croce, questa voglia di vedere riaperto il Museo d’arte contemporanea di Genova e che la citt meriti davvero un Museo d’arte contemporanea”.

Anteprima Locarno78 de "Le bambine" (unico film italiano in concorso)

Roma, 4 ago. (askanews) – Sarà presentato in anteprima mondiale il 12 agosto in Concorso internazionale alla 78a edizione del Locarno Film Festival “Le bambine”, il nuovo film scritto e diretto da Valentina e Nicole Bertani, prodotto da Emma Film in collaborazione con Rai Cinema, Adler Entertainment e 360 Degrees Film, e in coproduzione con Cinédokké, RSI Radiotelevisione Svizzera, Manny Films e Mathematic.

Unico titolo italiano in gara, “Le bambine” conferma la cifra stilistica immediatamente riconoscibile di Valentina Bertani (già autrice di La timidezza delle chiome), che qui firma insieme alla sorella un’opera di grande libertà espressiva: molto più di un coming of age, un racconto che rompe i preconcetti sull’identità, anche sessuale, e mette in scena rabbia, ribellione e desiderio di riscatto.

Ambientato nel 1997, il film racconta la storia di Linda, una bambina di 8 anni con pochi denti, una nonna ricchissima e una madre bella, pericolosa e dirompente. Sarà l’incontro con due coetanee, le sorelle Azzurra e Marta, a insegnarle a diventare una bambina.

In una strada borghese dove tutto è sotto gli occhi di tutti, tra vicini spioni, punture di zanzare e cacche di cane che nascondono segreti, Le bambine è una storia di formazione al contrario sul diritto a restare piccole tutto il tempo a noi dovuto. Una commedia con le ginocchia sbucciate e i lividi sul cuore.

Nel cast, per la prima volta sul grande schermo Mia Ferricelli, Agnese Scazza, e Petra Scheggia, accanto a Clara Tramontano, Milutin Dapcevic, Jessica Piccolo Valerani e con la partecipazione di Benjamin e Joshua Israel – i gemelli già protagonisti del precedente film di Valentina Bertani La timidezza delle chiome, che creano così un ideale ponte narrativo tra le due opere; e con la partecipazione di Cristina Donadio e con Matteo Martari.

Le bambine uscirà nelle sale italiane nel 2026, distribuito da Adler Entertainment.

Maxi-incidente sull’A1 tra Arezzo e Valdarno: 3 morti e 18 feriti

Firenze, 4 ago. (askanews) – Grave incidente sull’autostrada A1 questa mattina, intorno alle 11:10, nel tratto compreso tra gli svincoli di Arezzo e Valdarno, in direzione Nord. Coinvolti un mezzo pesante, un caravan, tre automobili e un’ambulanza. Il bilancio è drammatico: tre persone sono morte, tutte a bordo dell’ambulanza della Misericordia di Terranuova Bracciolini, e 18 risultano ferite.

Secondo una prima ricostruzione, il mezzo pesante avrebbe perso il controllo effettuando un salto di carreggiata, invadendo la corsia opposta e travolgendo i veicoli in arrivo. Immediato l’intervento dei soccorsi: attivato il protocollo di maxiemergenza della ASL Toscana Sud Est. Sul posto gli elisoccorsi Pegaso 1 e Pegaso 3, squadre sanitarie da Firenze, automedica e autoinfermieristica da Arezzo, vigili del fuoco e forze dell’ordine.

I vigili del fuoco sono intervenuti con due squadre dal distaccamento di Montevarchi e dalla centrale di Arezzo, supportate da un’autogru proveniente da Firenze. Le operazioni sono ancora in corso all’altezza del km 338, poco prima dell’uscita Valdarno.

Il bilancio provvisorio dei feriti è di un codice rosso, quattro codici gialli e dieci codici verdi. Il tratto autostradale è stato chiuso per consentire i soccorsi e i rilievi. Le cause dell’incidente sono in corso di accertamento.

Addio a Marco Bonamico, leggenda del basket italiano

Roma, 4 ago. (askanews) – Il mondo del basket italiano è in lutto per la scomparsa di Marco Bonamico, stroncato a 68 anni all’ospedale Bellaria di Bologna, dove era ricoverato da tempo. “Il Marine”, come era soprannominato, è stato uno dei protagonisti assoluti della pallacanestro italiana tra gli anni ’70 e ’80, lasciando un’impronta indelebile sia sul campo che fuori. Nato a Genova, ala di 2.01 metri, Bonamico ha incarnato la figura dell’atleta completo. La sua carriera è indissolubilmente legata alla Virtus Bologna, dove ha giocato per numerose stagioni conquistando due scudetti, tra cui quello della stella nel 1984, e due Coppe Italia. La sua determinazione, la forza fisica e il talento gli valsero l’appellativo di “Marine” e lo resero un’icona per i tifosi bianconeri. Quando a metà degli anni ’80 fu introdotta la regola del tiro da tre punti, Bonamico fu tra i primi a sfruttare questa nuova arma, dimostrando una notevole precisione dalla lunga distanza e adattandosi alle evoluzioni del gioco. Oltre alla Virtus, ha vestito anche le maglie di Fortitudo Bologna, Mens Sana Siena, Olimpia Milano, Basket Napoli, Forlì e Udine, dimostrando la sua versatilità e il suo valore in diverse squadre di alto livello.

Marco Bonamico è stato un punto fermo della Nazionale italiana di Sandro Gamba, contribuendo in modo significativo ai successi più prestigiosi degli Azzurri. Con 151 presenze e 777 punti all’attivo, ha vinto la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Mosca del 1980 e l’oro al Campionato Europeo di Nantes nel 1983. Questi traguardi lo hanno consacrato tra i giocatori italiani più forti di sempre, un atleta capace di esaltarsi nei momenti cruciali e di guidare i compagni verso la vittoria. La sua leadership e la sua capacità di incidere sulle partite lo hanno reso un riferimento per intere generazioni di cestisti.

Una volta terminata la sua lunga e gloriosa carriera da giocatore, Bonamico non ha abbandonato il mondo del basket, rimanendovi con passione e dedizione. Per anni è stato un apprezzato commentatore tecnico sulle reti Rai, portando la sua profonda conoscenza del gioco e la sua capacità di analisi agli appassionati di tutta Italia. Nel 2004, ha commentato i Giochi Olimpici di Atene e la medaglia d’argento della Nazionale, affiancando Franco Lauro e condividendo la sua esperienza con il pubblico. Ha ricoperto anche importanti incarichi dirigenziali, essendo stato presidente della Giba (Giocatori Italiani Basket Associati) e della Legadue, dimostrando un impegno costante per lo sviluppo e la promozione della pallacanestro a tutti i livelli. È stato anche un pioniere del 3X3, un formato di basket in rapida crescita. La notizia della sua scomparsa ha suscitato profondo dolore in tutto il movimento cestistico italiano. Il presidente Fip Giovanni Petrucci, visibilmente commosso, ha espresso il suo cordoglio a titolo personale e a nome della pallacanestro italiana, stringendosi alla famiglia in questo momento difficile. La Virtus Bologna Olidata ha partecipato commossa al dolore, ricordando le otto stagioni trascorse da Bonamico con la canotta delle V Nere e i successi conquistati. Renato Villalta, suo compagno di squadra e capitano della Virtus della stella, ha dichiarato con commozione: “Perdo non solo un amico, ma anche un fratello”. Il ricordo di Marco Bonamico rimarrà vivo nel cuore di tutti coloro che amano il basket, come esempio di talento, impegno e lealtà sportiva.

Peppino di Capri (86 anni) canta a sorpresa la sua “Champagne”

Capri, 4 ago. (askanews) – Peppino Di Capri, 86 anni compiuti da una settimana, canta “Champagne” nel corso di una serata-evento che ha visto la leggenda della musica italiana protagonista durante la manifestazione “Il Cinema in Certosa”. La rassegna cinematografica, giunta alla settima edizione, in corso nel chiostro grande della Certosa di San Giacomo sull’isola di Capri. Durante la serata-tributo a Peppino Di Capri stato proiettato il film tv “Champagne – Peppino Di Capri” prodotto da Rai Fiction e O’Groove.

A Venezia regista iraniana Farsi presidente onoraria Bookciak azione!

Roma, 4 ago. (askanews) – Sarà Sepideh Farsi la presidente onoraria di Bookciak, Azione! 2025. La regista della diaspora iraniana che ha denunciato col suo film manifesto Put your soul on your hand and walk, la violazione di ogni diritto umano a Gaza, offre una testimonianza dolorosa, urgente e necessaria sui crimini di guerra. L’autrice iraniana racconta la disumanizzazione del conflitto e dà voce alla giovanissima fotoreporter palestinese Fatima Hassouna, uccisa dalle bombe israeliane. Il film uscirà in Italia con Wanted Cinema.

Al suo fianco una giuria tutta nuova e tutta al femminile, con Antonietta De Lillo, Laura Luchetti e Silvia Scola. Rinnovata anche la collocazione: da storico evento di pre-apertura a evento in chiusura delle Giornate degli Autori, il 5 e 6 settembre al Lido di Venezia, sempre con l’adesione del Sindacato Giornalisti Cinematografici (SNGCI).

Novità di quest’anno: Bookciak diventa anche premio collaterale della 82esima Mostra internazionale d’Arte cinematografica della Biennale di Venezia con il riconoscimento al miglior film da opera letteraria tra quelli presenti nella selezione ufficiale della Mostra del Cinema di Venezia e delle sezioni autonome Giornate degli Autori e Settimana Internazionale della Critica.

Bookciak, Azione! si conferma così marchio e sinonimo di qualità della felice sinergia tra universo letterario e cinematografico a cui contribuisce dal 2010, a partire da un’idea di Gabriella Gallozzi che ne è direttrice artistica.

Il premio collaterale è l’ultimo nato della scuderia cine-letteraria creata dall’Associazione Calipso che comprende già i premi Bookciak Legge, Bookciak, Azione! e la testata giornalistica “Bookciak Magazine”.

Sarà la giuria composta da Steve Della Casa (critico cinematografico e Conservatore della Cineteca Nazionale), Camillo De Marco (critico cinematografico di “Cineuropa.org”) e Flavio Natalia (direttore di “Ciak”) a premiare il 6 settembre a “La Villa” al Lido di Venezia il miglior film ispirato a un’opera letteraria della Mostra.

Tanti i cambiamenti per questa XIV edizione del concorso Bookciak, Azione! che premia i corti tratti dai libri ma che non cambia la sua vocazione di luogo di sperimentazione artistica, solidale e analisi delle tensioni e dei mutamenti del presente. Come la sezione, ormai decennale dedicata alle ragazze del carcere femminile di Rebibbia. E quella incentrata sul lavoro e la storia (Memory Ciak), in collaborazione con Spi-CGIL, LiberEtà e Premio Zavattini.

Ma anche e soprattutto attraverso un tema che ogni anno è rivolto alle realtà più scottanti del contemporaneo: scappo dalla città, quello del 2025, pensato in origine come riflessione sulle conseguenze dei cambiamenti climatici, ecco prendere corpo alla luce degli orrori della guerra, primo fra tutti il conflitto israelo-palestinese e i massacri a Gaza, l’attacco israeliano all’Iran, l’Europa che torna ad armarsi, la guerra in Ucraina, l’attacco ai diritti civili da Trump a Putin, come vera e propria fuga dalla distruzione e dalla guerra.

Sepideh Farsi sarà al Lido per testimoniare come il cinema possa essere strumento di denuncia e risveglio per le coscienze. Lei che dall’Iran è venuta via appena diciannovenne, rifugiandosi in Francia nel 1984, coi suoi film non ha mai smesso di raccontare il mondo. L’Iran degli ayatollah soprattutto, con le donne, i giovani, la gente comune intenta a sopravvivere alla dittatura (Le voyage de Maryam; Tehran Without Permission; La Sirène) fino al più recente Put your soul on your hand and walk, dove l’obiettivo è centrato su Gaza in quel dialogo-diario struggente con Fatima Hassouna, la venticinquenne fotografa palestinese, uccisa con la sua famiglia dalle bombe di Netanyahu, proprio pochi giorni dopo aver ricevuto l’invito per il festival di Cannes, dove il film ha ricevuto l’attenzione del pubblico internazionale.

“Vogliamo ringraziare Bookciak, Azione!, Wanted che distribuirà il nuovo film di Sepideh Farsi e l’autrice per la sua straordinaria generosità e passione”, dice Giorgio Gosetti, delegato generale delle Giornate degli Autori, “la sua presenza a Venezia non è soltanto un fatto significativo per la testimonianza che Farsi porta incisa sulla pelle e nel cuore; è importante per tener viva la memoria di una donna, reporter coraggiosa e luminosa Fatima Hassouna che ancora ci parla da Gaza; è cruciale perché completa un percorso di sdegno civile che le Giornate e Isola Edipo vogliono caratterizzare nell’arco di tutta la Mostra. Perché anche questo è compito degli artisti di fronte a chi muore di fame e di sete”.

Condiviso con le Giornate degli Autori, il 5 settembre, l’incontro con l’autrice iraniana, affiancata da registe e registi presenti alla Mostra, introdurrà la giornata dedicata, in serata, alla proiezione dei bookciak vincitori: i corti sperimentali di appena tre minuti (bookciak) realizzati da giovani filmmaker a partire dai libri vincitori di Bookciak Legge 2025, selezionati a loro volta dalla giuria composta da Gianluca Arcopinto, Maria Grazia Calandrone e Marino Sinibaldi.

Un picnic a “La Villa” farà da location alla cerimonia di premiazione dei giovani vincitori, la mattina del 6 settembre, insieme alla presidente onoraria Sepideh Farsi e alle giurate Antonietta De Lillo, Laura Luchetti e Silvia Scola; gli scrittori ai cui libri sono ispirati i bookciak Marco Petrella (Si muove la città), Cesare Pomarici (Il liceo magico), Andrea Longega (Istà) e Lorenzo Chiabrera (sezione Memory Ciak con La seconda vita di Astolfo Barchiera), amici e addetti ai lavori.

Momento clou della mattinata la consegna del premio collaterale Bookciak al miglior film del festival ispirato ad una opera letteraria.

"La vita va così", il film di Milani apre XX Festa del Cinema di Roma

Roma, 4 ago. (askanews) – “La vita va così” di Riccardo Milani è il film d’apertura della ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma, in programma dal 15 al 26 ottobre 2025 all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone. Lo annuncia il presidente della Fondazione Cinema per Roma, Salvatore Nastasi, su proposta della direttrice artistica, Paola Malanga. Il film sarà presentato fuori concorso nella sezione Grand Public.

Riccardo Milani, regista di grandi successi fra cui Piano, solo, La guerra degli Antò, Il posto dell’anima, Come un gatto in tangenziale, Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto, Corro da te, Grazie ragazzi, Un mondo a parte, e di appassionanti documentari come Nel nostro cielo un rombo di tuono e Io, noi e Gaber, realizza un racconto ironico e appassionato lungo vent’anni, ambientato in un angolo meraviglioso della Sardegna, dove una comunità si troverà stretta tra il sogno del lavoro e la difesa del territorio e della sua identità. Il film è ispirato a una vicenda che ha fatto il giro del mondo finendo anche sulle pagine di testate internazionali.

Scritto da Riccardo Milani e Michele Astori, La vita va così ospita un cast formato, tra gli altri, da Virginia Raffaele, Diego Abatantuono, Aldo Baglio, Giuseppe Ignazio Loi e Geppi Cucciari. Il film è prodotto da Mario Gianani e Lorenzo Mieli per Our Films, società del gruppo Mediawan, e da Sonia Rovai per Wildside, società del Gruppo Fremantle, in associazione con Medusa Film e PiperFilm, che lo co-distribuiranno. PiperFilm ne curerà la distribuzione internazionale.

(foto courtesy of ufficio stampa Medusa Film)

Bambini fragili, giornata speciale con Claudia Conte testimonial

Roma, 4 ago. (askanews) – Un appuntamento speciale ha animato il primo agosto la Fattoria del Bianconiglio di Tarquinia, dove si tenuta una giornata dedicata ai bambini fragili, resa ancora pi significativa dalla partecipazione della giornalista e attivista culturale Claudia Conte, testimonial dell’iniziativa, insieme all’Associazione Autismo “Cuori Blu”. Un’esperienza immersiva nella natura, tra animali, laboratori creativi e attivit educative pensate per stimolare la curiosit, la socialit e la serenit. Un momento di condivisione autentica in un luogo dove ogni dettaglio parla di cura, rispetto e amore per il mondo rurale.

“La Fattoria del Bianconiglio un luogo completamente immerso nella natura – ha dichiarato Claudia Conte – dove bambini, ma anche adulti, famiglie, tutti insieme, possono passare delle giornate all’insegna dell’educazione ambientale, alla scoperta di quanto bello anche il mondo dell’agricoltura. Qui ci sono tantissime specie diverse di animali. I bambini riescono a staccare dalla loro routine, spesso passano troppo tempo al telefonino e qui si sta veramente a contatto con la natura, con se stessi, con le proprie famiglie in questo luogo in cui si scoprono anche i benefici della natura, ad esempio su delle forme di disabilit.

La gestione familiare della fattoria garantisce un’atmosfera cordiale e accogliente, dove ogni ospite si sente a casa. Valentina e Tiziano insieme ai loro due figli si dedicano con passione all’allevamento e alla cura di diverse tipologie di animali, da cortile e non solo, trasformando il luogo in un vero e proprio parco rurale, pensato per accogliere il pubblico e trasmettere il valore del contatto diretto con la natura.

“Io e mio marito -dichiara Valentina- abbiamo creato questa fattoria. Che il luogo ideale per famiglie, per bambini che vogliono trascorrere un fine settimana in completo relax a contatto con la natura. Vi faremo conoscere i nostri amici animali dal pi piccolo al pi grande. Potete rilassarvi immersi nel verde e nella natura.”

La filosofia della fattoria nasce dalla profonda convinzione che tutti, in particolare i bambini, possano trarre beneficio dal rapporto con gli animali, riscoprendo il legame autentico con la campagna, la lentezza dei ritmi naturali e la bellezza delle cose semplici.

Come dichiarato dal sindaco di Tarquinia, Francesco Sposetti “Questa un’azienda, una fattoria didattica che un fiore all’occhiello per Tarquinia.”

Questo posto immerso nella natura offre la possibilit di esplorare un modo diverso di socializzare e di sentirsi parte di una comunit pi ampia.

Trump: "Non credo che la guerra a Gaza sia un genocidio"

Roma, 4 ago. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto di non credere che la guerra a Gaza sia un genocidio, affermando che “sono successe cose orribili” il 7 ottobre 2023.

I giornalisti hanno chiesto a Trump se definiva la risposta di Israele un genocidio. “Non credo sia questo”, ha risposto. “Sono in guerra”, ha aggiunto Trump, prima di passare alle atrocità del 7 ottobre.

Alla richiesta di un aggiornamento più generale sulla situazione di Gaza, Trump ha ribadito che gli Stati Uniti stanno lavorando per sfamare i palestinesi nella Striscia. “Vogliamo che la gente sia nutrita. Vogliamo che Israele la nutra”, ha detto. “Non vogliamo che la gente soffra la fame e non vogliamo che la gente muoia di fame”, ha concluso.

In 600 tra cui ex capi del Mossad chiedono a Trump di premere su Netanyahu per fermare gli attacchi a Gaza

Roma, 4 ago. (askanews) – Quasi 600 ex funzionari della sicurezza israeliana, tra cui diversi ex capi del Mossad e dello Shin Bet, hanno chiesto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump di fare pressione sul primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu affinché ponga fine alla guerra a Gaza.

La lettera del movimento dei Comandanti per la Sicurezza di Israele (Cis) è firmata da 550 ex spie, militari, agenti di polizia e diplomatici. Tre ex capi del Mossad, cinque ex capi dello Shin Bet e tre ex capi di stato maggiore dell’esercito sono tra i firmatari di questa lettera, resa pubblica nella notte tra domenica e lunedì.

“Ognuna di queste persone ha partecipato alle riunioni di gabinetto, ha operato nei circoli più ristretti e ha preso parte a tutti i processi decisionali più delicati e sensibili”, dice una voce fuori campo all’inizio di un video, che presenta 19 ex alti funzionari della sicurezza che chiedono la fine della guerra a Gaza, a titolo di introduzione. Tra i partecipanti al video ci sono l’ex capo di stato maggiore e primo ministro Ehud Barak, gli ex capi di stato maggiore Moshe Ya’alon e Dan Halutz, e l’ex direttore dello Shin Bet Yoram Cohen.

“Insieme, hanno oltre mille anni di esperienza in sicurezza nazionale e diplomazia”, continua la narrazione del video, in cui gli uomini sostengono che i combattimenti a Gaza avrebbero potuto concludersi molto tempo fa e chiedono a Israele di porre fine alla guerra con un cessate il fuoco permanente e un accordo globale sulla presa degli ostaggi che preveda il rilascio immediato dei restanti 50 ostaggi.

“Abbiamo il dovere di parlare e dire ciò che abbiamo da dire”, dichiara l’ex direttore dello Shin Bet Ami Ayalon.

“Questa guerra è iniziata come una guerra giusta. Era una guerra difensiva. Ma una volta raggiunti tutti i suoi obiettivi militari, una volta ottenuta una brillante vittoria militare contro tutti i nostri nemici, questa ha cessato di essere una guerra giusta. Sta portando lo Stato di Israele alla perdita della sua sicurezza e identità”, afferma ancora.”Abbiamo il dovere di alzarci in piedi e dire ciò che dobbiamo dire”, conclude Ami Ayalon.

L’ex capo dell’intelligence militare Amos Malka sostiene che Israele sia “da oltre un anno oltre il punto in cui avremmo potuto porre fine alla guerra con un risultato operativo sufficiente”.

Invece, sostiene l’ex direttore dello Shin Bet Nadav Argaman, “ora stiamo per lo più compensando le perdite”. “Siamo sull’orlo della sconfitta”, gli fa eco l’ex direttore del Mossad Tamir Pardo.”Ciò che il mondo vede oggi è opera nostra”, afferma riferendosi alle terribili condizioni umanitarie nella Striscia di Gaza, causate da lunghi mesi di guerra con Hamas. “Ci nascondiamo dietro una menzogna che abbiamo creato noi stessi. Questa menzogna è stata venduta al pubblico israeliano, e il mondo ha capito da tempo che non riflette la realtà.” “Ci sono momenti che rappresentano una bandiera nera in cui bisogna restare fermi e dire: fin qui e non oltre”, dichiara Ya’alon. “In questo momento, abbiamo un governo che i fanatici messianici hanno trascinato in una certa direzione irrazionale”, conclude.

Il 5 agosto Carmen Souza presenta a Roma "Port’Ingles"

Roma, 4 ago. (askanews) – Martedì 5 agosto ultimo appuntamento nel parco di Casa del Jazz per la manifestazione I Concerti nel Parco Estate 2025: protagonista è Carmen Souza, accompagnata da Theo Pascal al contrabbasso ed Elias Kacomanolis alla batteria, che torna a Roma dopo tre anni di assenza per presentare “Por’Ingles”, il suo ultimo premiatissimo album.

Considerata la Ella Fitzgerald capoverdiana, Carmen Souza si distingue per il suo carisma e la sua tecnica vocale, superando i confini dei generi musicali tradizionali, canta infatti sia in portoghese che in inglese che in creolo capoverdiano. In questo concerto presenta il suo undicesimo album, Port’Inglês, uno stile unico, una vera e propria jazz fusion fra i canti tradizionali di Capo Verde con elementi sia tradizionali che contemporanei del jazz. Il lavoro esplora in maniera poetica ma struggente, le storie dell’occupazione britannica di Capo Verde.

Dalla sua uscita nell’ottobre 2024, Port’Inglês è stato classificato nella WMCE, nella Transglobal World Music Chart e nella Raiz Iberian Roots Music Chart. È stato inoltre inserito in diverse classifiche dei migliori album di World Music del 2024 ed nel gennaio 2025, è stato nominato per i German Critics Awards – Preis der deutschen Schallplattenkritik.

La manifestazione I Concerti nel Parco, Estate 2025 proseguirà il prossimo 21 settembre sempre a Casa del Jazz, ma nella Sala Concerti, con lo spettacolo “Ravel Bolero e altre storie prima e dopo” interpretato dall’ensemble strumentale La Bottega Sonora e si concluderà il 14 ottobre all’Accademia di Francia Villa Medici con “La Giuditta” nuova coproduzione italo francese presentata a Roma in prima assoluta.

I Concerti nel Parco sono realizzati con il contributo del MiC Ministero della Cultura Direzione Generale Spettacolo; dalla Regione Lazio Direzione Generale Cultura e Lazio Creativo Lìiniziativa inoltre è promossa e sostenuta dall’Assessorato alla Cultura di Roma in collaborazione con I Concerti nel Parco, ETS e con il supporto di Zètema Progetto Cultura.

"Humanity has no borders", spunta a Riace un murale di Laika

Roma, 4 ago. (askanews) – Domenica sera a Riace è stato inaugurato un nuovo murale dell’artista e attivista Laika, realizzato con l’associazione “Spostiamo mari e monti”, a sostegno del modello di accoglienza che ha reso il borgo calabrese un simbolo internazionale di solidarietà.

L’opera raffigura una madre e un bambino in mare, con giubbotti di salvataggio avvolti da filo spinato spezzato, accompagnata dal messaggio: “Humanity has no borders”.

“Sono qui per ribadire il mio sostegno a Mimmo Lucano e a un modello che dimostra come un’alternativa alla chiusura dei confini sia possibile”, ha dichiarato Laika.

Jesto è morto per un infarto, 5 agosto i funerali del rapper romano

Roma, 4 ago. (askanews) – È stato un infarto a stroncare, nella notte tra giovedì 31 luglio e venerdì primo agosto, la vita di Justin Yamanouchi, in arte Jesto. Si trovava a Roma, a Ponte Milvio, quadrante nord della capitale quando, improvvisamente, è stato colto da malore, hanno riferito i suoi famigliari, secondo un comunicato.

Stava rivedendo le foto scattate poche ore prima nel backstage del videoclip che stava realizzando per promuovere le prossime uscite dei suoi nuovi progetti musicali, si legge nel testo.

L’artista, che avrebbe compiuto 41 anni il 25 novembre e negli ultimi anni era voluto rimanere lontano dalle scene e dai social, stava infatti lavorando, in piena energia, entusiasmo e creatività, ad un concept album e ad un tour che l’avrebbero riportato presto sulla scena musicale italiana e restituito ai suoi numerosissimi fan.

Nelle intenzioni di Jesto, quello prossimo, avrebbe dovuto essere un ritorno con quello che lui stesso aveva definito poco tempo fa “più che un disco un’opera con tante persone coinvolte, mondi diversi che si incontrano per dare vita a qualcosa di unico”.

La prematura quanto inaspettata scomparsa dell’artista romano, non impedirà alla sua arte di arrivare al proprio pubblico come lo stesso Jesto tanto desiderava: “Se mi hai seguito fin qui, preparati perché la parte più importante del viaggio deve ancora iniziare”, aveva scritto.

Un patrimonio non solo musicale, ma anche visivo e letterario, che non sarà declinato al passato ma al futuro perché sarà pubblicato nei prossimi mesi, continuando ad ispirare e a far vibrare il cuore di tutti coloro che lo hanno amato.

I funerali si terranno alle 10:45 di martedì 5 agosto nella chiesa di Santa Maria in Trastevere a Roma in forma privata, ma tutti i fan e gli amici sono invitati a unirsi nella piazza antistante la chiesa, per celebrare la sua vita e il suo straordinario talento.

La famiglia dell’artista romano invita a non speculare sull’immagine e sul nome di Jesto condividendo fake news o affidandosi a merchandising di dubbia provenienza al di fuori dai canali di comunicazione e vendita istituzionali curati dalla casa discografica Maqueta Records e approvati dal fratello Taiyo Hyst Yamanouchi.

In questo momento di celebrazione, si chiede di rispettare le volontà e la privacy dei familiari e di tutti coloro che gli volevano bene, conclude il testo.

Presidenziali del Cile, la Dc al fianco della candidata comunista.

Il 27 luglio scorso la Junta Nacional del PDC ha approvato con il 63 % dei voti il sostegno ufficiale alla candidatura della comunista Jeannette Jara, già ministra del Lavoro, oggi alla guida della coalizione progressista “Unidad por Chile”. La decisione, presa alla presenza di oltre 300 dirigenti nazionali, regionali e comunali, segna una svolta storica per la Democrazia Cristiana cilena, che per la prima volta dalla sua fondazione sostiene un’esponente del Partito Comunista alle presidenziali.

Un patto politico nel nome della democrazia

«Scegliamo l’unità del progressismo per proteggere la democrazia», ha dichiarato Alberto Undurraga, ex candidato ed ex ministro, oggi presidente del partito. «Jara incarna un progetto sociale aperto e solidale, coerente con il nostro linguaggio cristiano e popolare». Parole che hanno voluto subito sgombrare il campo dai fraintendimenti ideologici: non si tratta, spiegano i promotori, di una fusione dottrinaria, ma di una convergenza su obiettivi concreti, legati alla giustizia sociale, alla riforma fiscale e alla difesa dei diritti dei lavoratori.

Chi è Jeannette Jara e come ha accolto il sostegno DC

Jeannette Jara, 51 anni, avvocata e amministratrice pubblica, è militante comunista fin dall’adolescenza. È stata sottosegretaria alla previdenza sociale sotto Bachelet e ministra del Lavoro nel governo Boric. Considerata una figura dialogante, competente e priva di settarismo, ha costruito la sua immagine su una leadership pragmatica, capace di dialogare con il mondo imprenditoriale e con i sindacati.

Alla notizia dell’appoggio democratico-cristiano ha reagito con gratitudine e misura: «Ringrazio gli uomini e le donne del PDC per la loro fiducia. Il cammino comincia ora, insieme», ha dichiarato, sottolineando che «il Cile ha bisogno di un nuovo patto sociale, senza escludere nessuno». La sua campagna insiste su tre parole chiave: solidarietà, coesione e sobrietà istituzionale.

Voci cattoliche tra entusiasmo e inquietudine

La reazione del mondo cattolico cileno è stata articolata, e tutt’altro che uniforme. Tra le voci favorevoli spicca quella del gesuita padre Rodrigo Tupper, che ha definito la scelta del PDC «una testimonianza di apertura evangelica»: «Non si tratta di cedere sui princìpi, ma di mettersi accanto a chi lotta per i poveri. Il Vangelo non esclude nessuno, nemmeno i comunisti».

Più cauta, invece, la posizione del vescovo emerito di Punta Arenas, mons. Tomás González, che ha parlato di “una scelta ardita, da valutare con prudenza pastorale”. Il timore è che una parte dell’elettorato cattolico possa non riconoscersi in un’alleanza che, almeno nominalmente, unisce la Croce e la falce e martello.

Malumori interni: la spaccatura del consenso

Il voto favorevole al sostegno di Jara non ha però cancellato le fratture interne al PDC. L’ex senatore Jorge Burgos, figura storica del centrismo laico, ha espresso il suo dissenso definendo la scelta «un atto di autonegazione politica» e accusando la dirigenza di «diluire l’identità del partito in uno schema che premia la radicalità». Altri, come la deputata Joanna Pérez, pur sostenendo la scelta, hanno riconosciuto la necessità di «una nuova generosità politica, che però non dimentichi le nostre radici cristiane e popolari».

In effetti, la decisione è arrivata dopo un lungo dibattito strategico: sostenere un candidato proprio, che avrebbe probabilmente superato a fatica il 5 %, o puntare su un’alleanza ampia e contrattata, in grado di garantire al partito la sopravvivenza parlamentare e un ruolo negoziale reale? La seconda via ha prevalso.

Previsioni elettorali e obiettivi concreti

Jara ha vinto le primarie del 29 giugno con oltre il 60 % dei voti della coalizione, imponendosi come candidata ufficiale del governo uscente. Nei sondaggi più recenti, è data attorno al 16–18 %, dietro al conservatore José Antonio Kast (24 %) e quasi alla pari con Evelyn Matthei (15 %), in un contesto ancora molto fluido.

Il PDC, che oggi conta pochi rappresentanti in Parlamento, punta con questa alleanza a raggiungere almeno il 10–12 % alle elezioni legislative, soglia necessaria per riconquistare una rappresentanza significativa. «Vogliamo tornare a incidere, ma senza illusioni di protagonismo solitario», ha spiegato Undurraga. «Ci interessa essere utili al Cile, non salvare un’etichetta».

Una svolta di coscienza, non solo di calcolo

Quella del PDC non è stata solo una scelta elettorale. È stata una prova di maturità, ma anche di coraggio. Il partito ha deciso di misurarsi con il proprio tempo, mettendo a frutto il suo patrimonio di cultura democratica e sociale, senza cedere al nostalgismo né al dogmatismo.

Che cosa accadrà dopo, è ancora da scrivere. Ma resta un dato: nel Cile del 2025, la Democrazia Cristiana ha deciso di scommettere sull’incontro, non sull’isolamento. E questo, per un partito che porta nel nome la parola “cristiana”, può voler dire molto di più di un’alleanza. 

^^^^^

Il reel su Instagram di Alejandra Krauss

Dirigente del PDC

https://www.instagram.com/reel/DMrNrufolq-/?igsh=N282b2N0cGd2bjA=

La politica non è un algoritmo

Quello che oggi sembra non si comprenda più è che la politica è prima un’arte che una scienza. In quanto arte, essa implica già una tecnica – ma si tratta di una tecnica umana, complessa, empirica, radicata nella prassi e nell’intuito. Non è materia da correggere o addomesticare con algoritmi. È questo l’abbaglio di chi, negli ultimi decenni, ha cercato di ridurre il governo della cosa pubblica a una sequenza di calcoli, delegando alla tecnocrazia funzioni che appartengono alla sovranità popolare come pensata dalla Costituzione.

La competenza politica non è subalterna alla competenza tecnica

I padri costituenti, i De Gasperi, i Pastore, i Malagodi, i Fanfani, i Moro, e persino i disciplinari interni del Pci – così come li conobbero generazioni di militanti – incarnavano una politica che era già competenza, sapere operativo, perizia concreta. Non c’era bisogno di portarsi dietro un ingegnere. Le mediazioni erano ardue, ma la stoffa dei politici sapeva reggerle.

Chi impostava, discuteva e deliberava trattati internazionali non lo faceva da sprovveduto. Donat-Cattin, ad esempio, sulle questioni del lavoro ne sapeva più di un intero studio di giuslavoristi – come una volta osservò, con ammirazione, Michele Tiraboschi durante un convegno a Lecco. 

La competenza politica non è meno rigorosa di quella tecnica: è solo più larga, più intrinsecamente legata alla vita e alla responsabilità. *Più dipendente dalla qualità delle Relazioni.

La resa al managerialismo

Il declino dei moderati – e in generale della democrazia rappresentativa – nasce anche da qui: dall’aver inseguito le sirene del managerialismo, confondendo la precisione con la sapienza, la rendicontazione con il giudizio. Si è smarrito il senso del limite. E con esso, come direbbe Ungaretti, “la pace fu persa”.

Invece di ascoltare, valutare e decidere, i politici hanno cominciato a subire i rimbrotti dei tecnici (che sanno le cose a priori), rinunciando progressivamente alla propria funzione. Una rinuncia tanto più grave quanto più visibile: la gente, forse, capisce poco delle dinamiche istituzionali, ma tocca con mano che una commissione tecnica (di nominati) conta più del Parlamento (degli eletti). E allora perché andare a votare? Se le sorti del “tuo voto” sono comunque affidate agli “esperti”, la rappresentanza si svuota, e con essa la cittadinanza.

La tecnica non si ferma a proporre ma dispone

Soprattutto dalla fine del Secolo scorso, la traiettoria della politica – italiana e non solo – è stata una lenta ma continua abdicazione alla tecnica. Forse non ci si è resi conto di quanto la questione fosse capitale, la sua portata. Perché la tecnica, come dice Galimberti, non è uno strumento ma il mondo. La tecnica non un semplice meccanismo ma un dispositivo, e i dispositivi, per loro natura, dispongono. Una volta messi in moto, decidono per noi. E noi, alla fine, obbediamo. 

In un simile scenario, è lecito domandarsi: De Gasperi – ad esempio – si sarebbe mai fatto sostituire? Probabilmente no. Avrebbe difeso la politica come funzione primaria, come perspicacia d’azione, responsabilità di governo e visione dell’uomo. Non si sarebbe fatto incantare dal soluzionismo, non avrebbe accettato, come ha detto recentemente Giuliano Pisapia, giunte composte solo da tecnici, che sono sempre – alla lunga – pericolose per la democrazia.

Forse la cifra di quest’epoca l’ha detta per tutto e tutti Finkielkraut: “In un mondo dove non ci sono più adulti, bisogna ricorrere agli esperti”.

Quando la politica smarrisce la regola non scritta del rispetto

È una strana e singolare democrazia dell’alternanza quella italiana. Perché, di norma, la democrazia dell’alternanza – cioè una democrazia matura ed adulta – si basa sul confronto/scontro tra ricette programmatiche e politiche alternative. Ovvero si confrontano due o più modelli di società e attorno a quell’impegno programmatico le rispettive coalizioni e forze politiche si misurano di fronte agli elettori. Nel nostro paese, invece, avviene l’esatto contrario.

Una democrazia senza alternanza reale

Qui non vale il principio del programma politico alternativo. Oggi conta, per tutto e su tutto, la delegittimazione morale e la criminalizzazione politica dell’avversario, che nel frattempo è diventato un nemico da annientare e da distruggere. È evidente che, di fronte a uno scenario simile, tutto diventa lecito e legittimo. E quindi gli insulti, le contumelie, le aggressioni verbali e gli attacchi personali sono semplicemente la regola, e non più l’eccezione del confronto politico.

È appena sufficiente, al riguardo, assistere ai soliti talk televisivi o scorrere i commenti sui giornali più schierati politicamente – cioè quasi tutti – per rendersi conto di questa prassi ormai radicata e fortemente consolidata nel nostro Paese.

L’odio come collante politico

Se oggi, per fare un solo esempio concreto, dovessimo valutare il progetto politico alternativo della sinistra radicale, populista ed estremista rispetto al centrodestra di governo, abbiamo ben chiaro solo il tasso di odio che viene riversato quotidianamente sulla Presidente del Consiglio da parte dei vari capi dei partiti di opposizione. Ma, quando si passa al merito delle questioni, ci sono più ricette e del tutto alternative tra di loro: dalla politica estera alla politica economica e sociale, dalle riforme istituzionali al giustizialismo imperante, e via discorrendo.

Il vero cemento unificante resta l’odio implacabile nei confronti del nemico che va, appunto, distrutto irreversibilmente e con cui non ci si può e non ci si deve confrontare. Mai. Perché rappresenta il male assoluto.

Una democrazia senza legittimazione reciproca

Ora, di fronte a uno scenario simile, è difficile – molto difficile – ridare qualità alla democrazia, credibilità alle nostre istituzioni democratiche ed efficacia alla stessa azione di governo. Un’operazione sostanzialmente impossibile, perché prevalgono i disvalori della pregiudiziale morale, della delegittimazione politica e, soprattutto, del non riconoscimento dell’avversario politico.

Al riguardo, ci sono delle figure politiche che oggi rappresentano plasticamente questa deriva che, nella prima Repubblica – per fare un solo esempio – era del tutto sconosciuta se non addirittura estranea alla dialettica politica dell’epoca. Basti citare, fra i principali protagonisti di questo decadimento politico, culturale ed etico, il duo Fratoianni/Bonelli, i populisti per eccellenza Conte e Salvini, o il sindacalista Landini.

Personaggi e partiti che predicano e praticano la cultura dell’odio e della delegittimazione totale nei confronti del nemico giurato, e che contribuiscono, con la loro azione, ad avvelenare il confronto politico, negando alla radice quei valori democratici, liberali e costituzionali necessari ed indispensabili per coltivare un civile e costruttivo confronto politico. E anche di governo.

Una lezione dai cattolici democratici

Ed è anche per questa ragione che si impone, senza ulteriori tentennamenti ed equivoci, il recupero di quello stile e di quella prassi che storicamente hanno caratterizzato il comportamento, la presenza e il ruolo dei cattolici democratici, popolari e sociali. E questo per evitare che anche noi diventiamo complici – inconsapevoli o meno, che sia poco importa – di questa deriva politica, culturale, etica.

Il futuro è sceso a Roma: la fede parla alla generazione globale

Roma, spianata di Tor Vergata. Un milione di giovani, provenienti da 150 Paesi, si è ritrovato in una delle giornate più dense di significato del Giubileo 2025: il Giubileo dei Giovani. Un evento epocale, capace di unire generazioni e culture sotto il segno della speranza e della pace. Al centro, il cuore pulsante dell’umanità in cammino: i giovani.

Le parole forti e affettuose del Papa

Con voce ferma ma colma d’affetto, Papa Leone XIV ha pronunciato parole capaci di risvegliare sogni, riaccendere entusiasmi e suscitare domande profonde sull’identità e sul senso della vita.

“Aspirate a cose grandi, non accontentatevi”, ha detto il Pontefice. E ancora: “La pace è possibile. Siamo con i ragazzi di Gaza e con quelli di Kiev”. Non retorica, ma appelli autentici a una generazione che rifiuta l’apatia e l’indifferenza, che non si lascia anestetizzare. Una generazione viva nella sua inquietudine, nella sua ricerca, nel suo desiderio di costruire un mondo nuovo.

Un nuovo umanesimo giovane

Il cuore del messaggio di Papa Leone XIV – ed è qui la sua profonda attualità – ruota attorno a un’idea semplice ma rivoluzionaria: la centralità dell’umano. È nell’umano, nella sua dignità, nella sua capacità di amare, soffrire e sperare, che si gioca il destino del mondo. Quando il Papa afferma che “se siete inquieti non siete malati, siete vivi”, ricorda che la vera salute spirituale e sociale sta nella capacità di non adattarsi all’ingiustizia, di restare svegli davanti al dolore altrui, di non accettare come normale ciò che è disumano.

Quella giornata è stata un’occasione rara per ripensare l’umanità in termini di relazione, giustizia e speranza. “Cercate la giustizia per costruire un mondo più umano”, ha detto il Papa all’Angelus. Parole che hanno attraversato il silenzio di milioni di cuori, lasciando una traccia profonda, un invito all’azione concreta.

La coerenza dell’amore e il coraggio delle scelte

Durante la veglia di preghiera, il Santo Padre ha indicato la via: “Trasformiamo la cultura del nostro tempo con le scelte di vita”. Non con gesti eclatanti, ma con la coerenza quotidiana. Con l’amore che si traduce in giustizia, perdono, accoglienza. “Il coraggio per scegliere viene dall’amore di Dio”, ha ricordato.

Giorgia Meloni, dal canto suo, ha parlato di “giorni storici di gioia e speranza”, sottolineando quanto le parole del Papa siano state potenti e decisive. “Faremo tesoro delle parole del Pontefice”, ha dichiarato. Un segno raro di convergenza tra fede e responsabilità civile.

Giovani protagonisti del cambiamento

I giovani presenti a Roma erano volti luminosi, con occhi che sognano, mani che pregano, cuori che amano. Hanno portato il silenzio pieno di significato, l’ascolto profondo, la volontà sincera di essere protagonisti del cambiamento. “Voi siete il sale della terra e la luce del mondo”, ha detto ancora Papa Leone XIV. Non spettatori, ma attori. Non consumatori di messaggi, ma portatori di senso.

In un mondo lacerato dai conflitti e incapace di dialogo, i giovani sono stati chiamati ad essere segno concreto che un altro mondo è possibile: un mondo di amicizia, dove i conflitti non si risolvono con le armi, ma con la forza del dialogo.

Verso Seul 2027

Il prossimo appuntamento sarà a Seul nel 2027, ma ciò che è accaduto a Roma non finirà presto. È stato seminato qualcosa di prezioso: un germe di fiducia, un seme di pace, un invito alla responsabilità. Non solo un evento ecclesiale, ma un risveglio umano, un’urgenza etica e spirituale che riguarda tutti.

Il Giubileo dei Giovani ci ha ricordato che la giovinezza non è un’età, ma uno stato dell’anima. Solo partendo dall’umano, dall’amore e dalla sete di giustizia potremo davvero costruire un mondo nuovo.

Giubileo giovani, Ninetynine: più grande evento fatto in Italia

Roma, 3 ago. (askanews) – “Il Giubileo dei Giovani è ad oggi l’evento più grande mai realizzato in Italia e, con 179 torri audio video, 2.400 metri quadri di superficie video e un Centro operativo avanzato di 400 metri quadri, è anche l’allestimento audio video più esteso mai realizzato al mondo”. Così afferma in una nota Simone Mazzarelli, founder & Ceo di Ninetynine, l’agenzia specializzata nella governace di progetti strategici di comunicazione integrata, a cui nel 2024 è stata assegnata da Giubileo 2025 S.p.A., la direzione, l’organizzazione e coordinamento dei grandi eventi giubilari.

“Il modello innovativo di organizzazione integrata che abbiamo applicato, di concerto con Giubileo 2025 S.p.A., il commissario straordinario, la presidenza del consiglio e la Santa Sede, dalle primissime fasi dell’incarico – continua Mazzarelli, founder di Ninetynine – ci ha permesso di trasformare questa complessità operativa, senza precedenti, in un nuovo modello che ha ridefinito, anche per il futuro, gli standard gestionali di eventi di questa complessità, partecipazione e impatto reputazionale per l’Italia”.

Quella fatta è “una progettazione meticolosa di ogni dettaglio e l’imponente lavoro di coordinamento tra tutti gli attori istituzionali e tecnici coinvolti, svolto insieme a Giubileo 2025 S.p.A., rappresenta un esempio virtuoso di integrazione fra pubblico e privato il cui successo, oggi, è più che mai evidente”.

Formula1, Norris: "Una sosta non era in programma"

Roma, 3 ago. (askanews) – Lando Norris ha vinto il GP di Ungheria, tappa del Mondiale F1 andata in scena sul circuito dell’Hungaroring. Il pilota della McLaren ha commesso un errore in partenza, ha deciso di cambiare strategia optando per una sola sosta ed è riuscito a trionfare davanti al compagno di squadra Oscar Piastri. Il britannico ha respinto un paio di attacchi portati dall’australiano nei giri finali ed è anche riuscito ad accorciare il divario in classifica generale, dove ora si trova a nove punto di distacco dal rivale. “Sono contento: è stata davvero dura, non era in programma una sosta all’inizio della gara, ma dopo il primo giro era l’unica possibilità per tornare in gara. È stato difficile nell’ultimo stint con Oscar che spingeva, ma è ancora più appagante: un risultato perfetto” ha detto il britannico della McLaren che ha poi proseguito: “Non pensavo che la strategia ci avrebbe portato alla vittoria, pensavo al secondo posto. Con aria pulita davanti potevo spingere ed è quello che ho fatto: è un azzardo fare queste scelte, comporta non fare errori, fare giri veloci e ci sono riuscito. Il Mondiale? La lotta è combattuta, difficile capire da che parte è l’inerzia: sono battaglie divertente con Oscar. Oggi un’altra doppietta, 200ma vittoria della scuderia in F1”.

Formula1, Doppietta McLaren in Ungheria: vince Norris

Roma, 3 ago. (askanews) – Doppietta McLaren nel Gp di Ungheria di Formula1, quattordicesima gara del Mondiale, ultima prima della pausa estiva. Lando Norris trionfa e conquista la 200esima vittoria per la McLaren. Dietro di lui Oscar Piastri. A completare il podio un solido George Russell su Mercedes, mentre Charles Leclerc ha tagliato il traguardo in quarta posizione, penalizzato da un ultimo stint molto difficile. Andrea Kimi Antonelli ha chiuso in zona punti, in decima posizione, dimostrando ancora una volta il suo talento, mentre Lewis Hamilton ha terminato la gara in dodicesima posizione dopo una partenza non brillante. Rimpianto per Charles Leclerc che, scattato dalla pole position, ha gestito il vantaggio nella prima parte con Piastri costantemente alle sue spalle. La Ferrari ha cercato di sfruttare la gomma media, ma l’aggressività delle McLaren ha iniziato a farsi sentire. Norris, con una strategia lungimirante, è rimasto in pista più a lungo, accumulando un notevole vantaggio prima del suo pit stop.nIl punto di svolta del Gran Premio è arrivato nella seconda metà della gara. Dopo il suo secondo pit stop, Leclerc ha iniziato a faticare enormemente con le gomme dure, perdendo terreno giro dopo giro. Quello che sembrava un vantaggio solido si è trasformato in un crollo inaspettato, con il monegasco che ha visto sfumare il podio e poi anche la possibilità di difendersi da Russell. I team radio del pilota Ferrari hanno evidenziato un certo nervosismo e la richiesta di “saving” carburante, segnali di una situazione complessa. Piastri ha tentato più volte l’attacco su Norris, con la scuderia britannica che ha lasciato libertà ai suoi piloti di battagliare. Gli ultimi giri sono stati un vero e proprio duello “papaya”, con Norris che è riuscito a resistere agli assalti del compagno di squadra, tagliando il traguardo per primo con soli tre decimi di vantaggio.

Giubileo dei giovani, Meloni: dal Papa parole potenti, ne faremo tesoro

Roma, 3 ago. (askanews) – “Grazie al Giubileo dei Giovani, Roma ha vissuto giornate straordinarie, impregnate di fede, gioia e speranza. Ricorderemo per molto tempo l’emozionante veglia di ieri sera sulla spianata di Tor Vergata, con oltre un milione di giovani arrivati da tutto il mondo per ascoltare il Santo Padre e pregare insieme a lui. “Aspirate a cose grandi. Non accontentavi di meno”, ha detto Papa Leone XIV nella messa conclusiva di oggi. Parole potenti, che rimarranno impresse nella memoria di tantissimi e di cui tutti noi faremo tesoro”. Lo dichiara la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Nuoto, Benedetta Pilato: "Una medaglia che ci voleva"

Roma, 3 ago. (askanews) – “Sono contentissima, non posso direi altro. La condizione è quella che è ed il tempo non è eccezionale, ma in questi contesti conta mettere la mano davanti”. Così Benedetta Pilato dopo il bronzo nei 50 rana ai mondiali di Singapore. “Questa medaglia – continua – ci voleva tanto, ho sempre raccontato i miei problemi e quanto ci combatta e la stagione è stata difficile. E’ una medaglia frutto dell’abnegazione e del lavoro. Non è facile salire sul podio mondiale per la quinta volta consecutiva. Questa è la gara che mi ha fatto conoscere e da cui è partita la mia carriera. Voglio anche fare i complimenti ad Anita (Bottazzo ndr) perché ha difeso alla grande i colori azzurri nei 100 che sono stati duri da vedere da spettatrice” Soddisfatta anche Bottazzo: “Io sono molto felice per la mia stagione e il mio mondiale. Ho cambiato tante cose nella mia vita e sto raccogliendo i frutti. Benedetta è un grande esempio per me: prima della gara mi ha tranquillizzate e consigliata. Il quarto posto brucia, ma non mi lamento e guardo avanti con grande fiducia”. Benedetta Pilato, dopo Federica Pellegrini (10) e Simona Quadarella ( 8 ), è diventata la terza italiana a collezionare almeno sei podi individuali nei Campionati mondiali in vasca lunga, il primo dei quali ottenuto da quattordicenne. (Foto Andrea Masini e Giorgio Scala / DeepBlueMedia.eu)

Pallavolo, l’Italia si ferma in finale. Vince la Polonia

Roma, 3 ago. (askanews) – Si chiude con la medaglia d’argento al collo il percorso della Nazionale maschile alla Volleyball Nations League 2025, superata questa sera, al Beilun Sport and Arts Centre, dalla Polonia con il punteggio di 0-3 (22-25, 19-25, 14-25).

Gli azzurri, capitanati da Simone Giannelli e guidati in panchina da Ferdinando De Giorgi, al Beilun Sport and Arts Centre sono saliti sul secondo gradino del podio al termine di un percorso lungo, iniziato l’11 giugno a Quebec City, in Canada, proseguito poi a Chicago e a Lubiana e concluso oggi con una medaglia d’argento alle Finals in Cina. Sul terzo gradino del podio della VNL 2025 è salito il Brasile che nella finale per il terzo e quarto posto ha superato in rimonta per 3-1 (23-25, 25-20, 25-23, 25-19) la Slovenia. Purtroppo oggi gli azzurri non sono riusciti a ripetere le prestazioni viste contro Cuba nei quarti e Slovenia in semifinale. Dall’altra parte della rete la Polonia dopo aver vinto con non poca fatica il primo set, ha tenuto sempre in mano il pallino del gioco nel secondo e terzo set e conquistato la vittoria finale. Questa medaglia è stata conquistata dopo un cammino fatto di 12 vittorie complessive. È arrivata al termine di un torneo nel quale tutti gli azzurri coinvolti hanno dato il loro determinante contributo a un risultato che mancava all’Italia maschile dal 2004 (allora la manifestazione si chiamava World League). (Foto Federvolley)

Tajani: "Israele comprenda la priorità di salvare vite umane"

Roma, 3 ago. (askanews) – “Lo abbiamo detto, basta bombardamenti a Gaza. Liberazione totale degli ostaggi, bisogna costruire la pace. Dobbiamo aiutare il popolo palestinese. Abbiamo già deciso di accoglierne altri 50 e l’Italia è il Paese di cui siamo orgogliosi che ha accolto il maggior numero di profughi da Gaza e stiamo curando in tutte le regioni d’Italia decine e decine di bambini palestine. Altri cinquanta arriveranno nei prossimi giorni, più tutti gli aiuti umanitari che stiamo dando”. Lo ha detto il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani da Reggio Calabria dove ha partecipato agli Stati Generali del Mezzogiorno.

“Però basta bombardamenti, il popolo palestinese non ha colpa. I criminali sono quelli di Hamas. Sono loro che hanno compiuto l’orribile strage del 7 ottobre. Sono loro che tengono in condizione disumane ancora gli ostaggi. Sono loro che si fanno scudo del propro popolo. Però basta diciamo anche a Israele. Hamas deve uscire dalla storia del popolo palestinese. Ma Israele deve comprendere che c’è una priorità che è la salvezza di centiania di migliaia di vite umane”, ha concluso il titolare della Farnesina.

Europa-Usa, Follini parla di capitolazione dei popolari: dunque, che fare?

La firma di Ursula von der Leyen sotto l’accordo commerciale con gli Stati Uniti non è l’esito malinconico di una trattativa difficile, bensì l’atto finale di una resa ingloriosa. Lo scrive senza mezze misure Marco Follini sulla Stampa dell’altro ieri, dando già nel titolo dell’articolo – “La capitolazione dei popolari” – il senso di un’analisi stringente e severa. Si chiude una fase, carica di equivoci, che ha visto per lungo tempo la Cdu di Kohl e Merkel esercitare sui “moderati” della Seconda Repubbluca – tutti schierati a destra – il fascino della continuità di una bella vicenda politica e garantire una comoda copertura al connubio con il berlusconismo.

Una certa ragione, non condivisa dai popolari usciti a testa alta dalla battaglia contro Buttiglione, pareva pallidamente resistere. Dissolta la Dc, in Italia non rimaneva che aggrapparsi, come che sia, all’esperienza dei democristiani tedeschi e a quella, pur controversa, del Partito popolare europeo. L’europeismo era l’orgoglio – questa la tesi – di una  storia mantenuta in piedi dagli eredi di Adenauer. “E invece è toccato principalmente a loro, Vdl e Merz, ultimi democristiani muniti di un briciolo di autorità, l’assai dubbio onore di mettere soprattutto la loro firma sotto la capitolazione dell’accordo sui dazi”.

Il pensiero di Follini è lucido, ma sfiora la rassegnazione

L’articolo di Follini è un atto di accusa amaro, ma non infondato. E tuttavia lascia trapelare, forse involontariamente, un senso di impotenza che si nutre di fatalismo. I “democristiani residui”, di cui lui stesso si riconosce parte, sembrano ormai destinati solo alla malinconia, al ricordo del “cappotto di De Gasperi”, ovvero a quel decoro che circondò il viaggio in America dell’allora Presidente del Consiglio.

Eppure, proprio da qui bisogna ripartire, dal decoro e dall’orgoglio. Perché se il Ppe ha smarrito la sua rotta – come denuncia anche Vitaliano Gemelli nel suo intervento del 23 luglio scorso sul Domani d’Italia, con il titolo inequivocabile “L’Europa ha bisogno di un PPE restituito alle sue origini Dc” – allora è venuto il momento di fare il punto, senza più rimandare.

Il tempo di una nuova “Camaldoli europea”

Due anni fa, il cardinale Matteo Zuppi lanciava l’idea di una “nuova Camaldoli europea”. Un appello accolto con favore e distrazione, che ha continuato a maturare in ambienti diversi, con sensibilità e accenti non sempre omogenei, ma convergenti su un punto: senza una nuova classe dirigente, radicata nell’umanesimo d’ispirazione cristiana, l’Europa è destinata a perdere sé stessa.

Lo scenario globale, segnato da tensioni geopolitiche e da populismi aggressivi, richiede una risposta culturale e politica, non tecnocratica. E il Ppe, nella sua attuale forma, non è più il contenitore adeguato per rilanciare l’europeismo di Adenauer, Schuman e De Gasperi. Né quello, per stare al più recente passato, di Kohl e Angela Merkel.

È tempo di seminare

Si tratta allora di raccogliere la sfida di una ricostruzione. È un’occasione per rimettersi in gioco, senza presunzione ma con fervore. Bisogna guardare lontano, con l’ambizione di seminare oggi ciò che domani potrà fiorire. Il “cappotto di De Gasperi” non è solo un’icona da rimpiangere, piuttosto è un’eredità da riscattare.

D’altronde la dura realtà lo impone, visto la débâcle sui dazi. “Non s’è visto all’opera – spiega ancora Follini – lo spirito conciliante dei democristiani d’una volta. Piuttosto una rassegnazione inedita che costringe anche noi, ultimissimi democristiani, a chiederci se non era il caso di battersi con uno spirito meno irenico di quello messo in mostra al cospetto del presidente americano tra un tiro e l’altro della sua possente mazza da golf”. 

Ora, chiunque si ritrovi concettualmente in questa categoria di “ultimissimi democristiani”, non ha il dovere di guardare a un nuovo orizzonte politico?

P.S. Due segnalazioni. Il dibattito politico in corso sull’europeismo di tradizione cattolico-democristiana vede particolarmente impegnati gli amici dei “liberi e forti” (Alef) di Ettore Bonalberti. Su un piano diverso, con approfondimenti di grande rilievo culturale, avanza la riflessione di un qualificato gruppo di lavoro – Gruppo Europa Domani – che vede tra i principali protagonisti   Enzo Scotti, Luigi Paganetto, Mons. Vincenzo Paglia, Sergio Fabbrini.

Altri morti per fame e per il fuoco israeliano nelle ultime 24 ore a Gaza

Roma, 3 ago. (askanews) – Fonti mediche a Gaza hanno segnalato oggi altri sei decessi nelle ultime 24 ore per carestia e malnutrizione. Secondo l’agenzia di stampa palestinese WAFA, che cita medici, si tratta di sei adulti. Questo porta a 175 il numero di persone morte per carestia o malnutrizione nella Striscia di Gaza, tra cui 93 bambini.

Almeno 18 persone sono state uccise questa mattina da colpi d’arma da fuoco e bombardamenti israeliani nella Striscia di Gaza, riporta l’agenzia di stampa palestinese WAFa. Tra queste vittime, almeno 13 sono state uccise mentre cercavano di procurarsi aiuti umanitari, ha aggiunto. I corrispondenti dell’agenzia, citando fonti mediche, hanno riferito di almeno nove morti a causa di colpi d’arma da fuoco israeliani vicino ai centri di distribuzione degli aiuti a nord di Rafah. Due persone sono state uccise anche in un attacco aereo israeliano su una scuola che ospita rifugiati nel quartiere di al Amal, a ovest di Khan Younis, e tre in un attacco contro un raduno di civili a est di Gaza City. Inoltre, almeno quattro persone sono state uccise e altre sono rimaste ferite in un attacco contro persone in attesa di aiuti umanitari vicino al corridoio di Netzarim, nella Striscia di Gaza centrale, ha riportato sempre l’agenzia di stampa palestinese.

Il Papa: siamo con i giovani di Gaza e Ucraina, un mondo diverso è possibile

Città del Vaticano, 3 ago. (askanews) – “In comunione con Cristo, nostra pace e speranza per il mondo, siamo più vicini che mai ai giovani che subiscono i mali più gravi, causati da altri esseri umani. Siamo con i giovani di Gaza, siamo con i giovani dell’Ucraina, con quelli di ogni terra insanguinata dalla guerra”. Lo ha detto Papa Leone nell’Angelus al termine della messa a Tor Vergata.

“Miei giovani fratelli e sorelle, – ha quindi aggiunto rivogendosi ai giovani – voi siete il segno che un mondo diverso è possibile: un mondo di fraternità e amicizia, dove i conflitti non si risolvono con le armi ma con il dialogo”.

Sta per tornare il grande caldo

Milano, 3 ago. (askanews) – Sta per finire questa lunga fase instabile che ha caratterizzato il cuore dell’estate italiana. Ultimi rovesci al Centro-Sud, poi anticiclone ed escalation termica. Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo.it, conferma un netto cambio di rotta delle condizioni meteo a partire già dalla giornata di domenica 3 agosto, ma sarà nella nuova settimana che si avvertirà un totale stravolgimento dello scenario atmosferico.

Nel dettaglio, la domenica si aprirà con residua instabilità, caratterizzata da rovesci e temporali sparsi che interessano le regioni centrali, ma in particolare quelle del medio versante adriatico. attenzione a possibili forti temporali la sera in Abruzzo. Anche le zone interne del Sud Italia non saranno risparmiate da queste precipitazioni ma in modo più localizzato, che rappresentano gli ultimi strascichi di un fronte perturbato. Le temperature rimarranno contenute, attestandosi su valori in linea con le medie stagionali.

Dopo questa breve parentesi di maltempo, la situazione meteorologica è destinata a cambiare radicalmente. Già a partire da lunedì 4, l’anticiclone delle Azzorre inizierà a espandersi verso l’Italia, portando un deciso miglioramento delle condizioni atmosferiche, ad eccezione di qualche piovasco su Puglia e Basilicata. La stabilità tornerà a dominare la scena quindi, regalandoci giornate soleggiate e temperature gradevoli, con massime che non supereranno i 30-32°C.

Il vero e proprio cambio di rotta però si avrà a partire da giovedì 7, quando l’anticiclone delle Azzorre cederà il passo a una più aggressiva rimonta anticiclonica africana. L’aria calda proveniente dal Nord Africa si riverserà sul Mediterraneo, investendo in pieno l’Italia, in particolare il Sud e le Isole. Le temperature subiranno un’impennata notevole, con massime che si spingeranno oltre la soglia dei 35°C in molte regioni. Nel corso del prossimo fine settimana, non sono esclusi picchi che potrebbero toccare i 38°C, confermando così l’arrivo di una vera e propria ondata di calore.

Soltanto all’estremo Nord si potrà continuare a godere di un aspetto termico “piacevole” per essere agosto, sebbene anche qui le temperature siano previste in deciso aumento rispetto ai valori registrati nei giorni passati.

Secondo le ultime proiezioni, l’influenza dell’anticiclone dovrebbe mantenersi salda almeno fino a metà agosto. Questo significa che la prima parte del mese sarà caratterizzata da condizioni meteorologiche stabili e soleggiate in quasi tutta Italia. Le anomalie termiche positive saranno una costante, con temperature che si manterranno spesso al di sopra delle medie stagionali.

Una situazione ideale, insomma, per chi ha in programma di godersi le vacanze al mare o in montagna. L’assenza di perturbazioni significative garantirà cieli sereni e giornate perfette per le attività all’aperto.

Joan Thiele annuncia le date del suo tour indoor

Milano, 3 ago. (askanews) – Il tour estivo di Joan Thiele è ancora in corso e sta confermando, data dopo data, la forza del suo legame con il pubblico e la profondità della sua dimensione live.

Dopo l’annuncio della prima tappa invernale a Milano, si aggiungono ora tre nuovi appuntamenti indoor: il Joanita Tour farà tappa il 10 dicembre 2025 al Locomotiv Club di Bologna, l’11 dicembre a Largo Venue di Roma e il 12 dicembre al New Age di Roncade (TV).

I biglietti per tutti gli show indoor saranno disponibili a partire dalle ore 11:00 di martedì 29 luglio sui circuiti di vendita ufficiali.

Saranno quattro occasioni speciali per ritrovare dal vivo l’atmosfera intensa e raffinata di Joanita, l’album che ha segnato una nuova fase del percorso artistico di Joan Thiele, sostenuto dal successo del brano ECO e dalla sua partecipazione al Festival di Sanremo.

Un’opportunità unica per immergersi nell’universo sonoro di una delle voci più personali e riconoscibili della nuova scena italiana, capace di coniugare visione artistica, sensibilità e presenza scenica.

Tartaruga marina approda alle Cinque Terre, possibile nidificazione a Monterosso

La Spezia, 3 ago. (askanews) – Massima attenzione a Monterosso, alle Cinque terre, per la possibile nidificazione nei prossimi giorni da parte di una tartaruga marina Caretta caretta. In seguito al suo avvistamento nei giorni scorsi sulla spiaggia di Monterosso da parte di due turiste, il Parco Nazionale delle Cinque Terre ha attivato il protocollo di segnalazione dell’Area Marina Protetta, allertando immediatamente le autorità competenti e intervenendo tempestivamente sul posto con i propri tecnici. Il comportamento dell’animale, secondo l’ente di protezione ambientale delle Cinque Terre, suggerisce una possibile esplorazione per la deposizione delle uova: non si esclude un suo ritorno nei prossimi giorni per nidificare.

Il Parco ha quindi rafforzato il monitoraggio della zona ed è in contatto con il GLIT – Gruppo Ligure Tartarughe, rete di esperti attiva dal 2021 che comprende l’Acquario di Genova, ARPAL, Università di Genova (DISTAV) e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.

La Caretta caretta è l’unica specie di tartaruga marina che nidifica regolarmente in Italia.È protetta e a rischio di estinzione, minacciata da diversi fattori, tra cui cambiamento climatico e impatti antropici. Negli ultimi anni, con l’aumento delle temperature marine, l’areale di nidificazione si sta spostando verso nord, rendendo le coste liguri un potenziale nuovo habitat. L’avvicinamento alla spiaggia può avere diverse motivazioni, come la ricerca di un sito idoneo alla nidificazione, ma anche il disorientamento causato da luci artificiali o dalla presenza umana.

Anniversario Montale, mercoledì anteprima nuovo volume "Artisti alle Cinque Terre"

La Spezia, 3 ago. (askanews) – Mercoledì 6 Agosto alle 21,30 al molo dei Pescatori di Monterosso al Mare alle Cinque terre (Sp)- nell’ambito della rassegna Cinque Terre – Un mare di libri, il Parco Nazionale delle Cinque Terre- viene presentato in anteprima il volume realizzato per Laterza “Artisti alle Cinque Terre”, realizzato con il sostegno dell’Ente Parco in occasione del centenario della prima pubblicazione di Ossi di seppia (1925-2025) e del cinquantesimo anniversario del Premio Nobel per la Letteratura a Eugenio Montale (1975-2025).

Un’opera che racconta come il paesaggio delle Cinque Terre abbia ispirato il lavoro di scrittori, pittori, fotografi e poeti. Un racconto polifonico che, attraverso l’arte, rivela l’anima profonda di questo territorio unico.Intervengono il Presidente del Parco Nazionale delle Cinque Terre e del Parco Letterario Eugenio Montale Lorenzo Viviani,il Sindaco di Monterosso Francesco Sassarini, il Presidente dei Parchi Letterari Stanislao de Marsanich, i curatori del volume Marco Ferrari ed Emanuela Cavallo, gli esperti del Parco Letterario E. Montale e delle Cinque Terre Cristina Currarini e Carlo Torricelli.

Green Sea Project, alle Cinque Terre completato il trapianto di Poseidonia oceanica

Roma, 3 ago. (askanews) – Rifiorisce il mare delle Cinque Terre: al largo della costa di Monterosso, è stato completato a cura del Parco Nazionale il secondo trapianto di Posidonia oceanica, nell’ambito del progetto “GREEN SEA” per la riforestazione dell’Area Marina Protetta delle Cinque Terre, in un contesto ambientale in continua evoluzione. La Posidonia oceanica è una pianta marina endemica del Mediterraneo (non precisamente un’alga), dotata di radici, fusto e foglie. E in grado di produrre fiori e frutti. Le sue praterie sottomarine sono tra gli ecosistemi più produttivi e biodiversi del pianeta.

Secondo gli ultimi rilevamenti, l’inizio del 2025 è stato il più caldo mai registrato nel bacino del Mediterraneo.Le temperature superficiali del mare sono rimaste costantemente al di sopra della media storica, senza mostrare segni del consueto raffreddamento stagionale, a causa di un livello di partenza già insolitamente alto dovuto al riscaldamento globale. Queste condizioni straordinarie rappresentano una seria minaccia per la biodiversità marina del Mediterraneo, in particolare per le specie più vulnerabili come Posidonia oceanica, endemica di questo mare.

Dopo il lancio nel 2024, il progetto Green Sea ha raggiunto un’importante fase: il completamento del secondo trapianto e il primo ciclo di monitoraggio scientifico, che ha restituito risultati incoraggianti sia in termini di attecchimento che di stabilità dell’intervento. L’iniziativa, realizzata dall’International School for Scientific Diving – ETS (ISSD) in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita dell’Università di Genova (DISTAV) e con il sostegno della Fondazione Deutsche Bank Italia, punta a ripristinare tratti di fondale restituendo vitalità a un ecosistema marino fondamentale per la biodiversità e la salute del nostro mare.

I risultati del primo anno hanno fatto registrare un attecchimento al 60%. Il primo monitoraggio, effettuato nel febbraio 2025 sul trapianto eseguito nel settembre 2024 (100 m²), ha evidenziato un tasso di sopravvivenza delle talee intorno al 60%, un dato positivo e in linea con la letteratura scientifica, anche considerando le condizioni meteo-marine avverse del periodo invernale. Le biostuoie, realizzate in materiali naturali e biodegradabili, si sono dimostrate stabili e ben integrate con il substrato. Le talee, posizionate manualmente dai subacquei scientifici di ISSD e DISTAV, mostrano già segni di radicamento.

Con il secondo trapianto altri 100 m² di fondale è stato riforestato. Nel giugno 2025 è stato completato il secondo intervento di trapianto, con la posa di 8 biostuoie (6,2 × 2 m) alla profondità di 22 metri, per una copertura totale di altri 100 m². Su di esse sono stati trapiantate 97 patches, per un totale di 1940 talee. Il materiale vegetale raccolto è costituito da talee naturalmente distaccate dal moto ondoso, riducendo l’impatto sulla prateria esistente. Ad oggi, sono state trapiantate complessivamente circa 4.000 talee.

Un progetto partecipato e sostenibileLe operazioni sono state condotte da subacquei tecnici e scientifici, con mezzi a basso impatto ambientale, tra cui l’imbarcazione elettrica messa a disposizione dall’Area Marina Protetta delle Cinque Terre. I trapianti vengono effettuati alla profondità di 22 metri, dove il tempo operativo utile per i subacquei è di circa 40 minuti per evitare tappe di decompressione. Ogni intervento è pianificato per massimizzare la sopravvivenza delle talee e assicurare la rigenerazione naturale dell’ecosistema. Il secondo monitoraggio scientifico è stato già effettuato nel giugno 2025: i dati sono attualmente in fase di elaborazione e saranno diffusi dopo la pausa estiva.

Secondo Stefano Acunto, Direttore International School for Scientific Diving – ETS (ISSD) “un solo m² di prateria in buona salute produce fino a 20 litri di ossigeno al giorno. Nel caso specifico del progetto Green Sea: i 200 m² di prateria finora impiantati si stima che potrebbero quindi arrivare a produrre fino a 4000 litri di ossigeno al giorno. Le praterie forniscono servizi ecosistemici per un valore compreso tra 8 e 18 milioni di euro all’anno. Tra i diversi servizi forniti, la posidonia agisce come difesa naturale contro l’erosione costiera: la regressione di 1 metro del suo limite può causare un arretramento, stimato fino a 15 metri, del litorale sabbioso.”

“Questo intervento – ha sottolineato Monica Montefalcone, PhD in Scienze del Mare Professore Associato in Ecologia Seascape Ecology Lab, DiSTAV, Università di Genova-rappresenta il primo esperimento di riforestazione di Posidonia oceanica condotto al limite inferiore del suo range batimetrico, a 22 metri di profondità. L’operazione, oltre a generare benefici ecologici rilevanti per la biodiversità, costituisce un caso di studio di grande interesse scientifico per comprendere la resilienza della specie in condizioni ambientali estreme”.

“La doppia identità del Parco, che abbraccia sia l’ambiente terrestre sia quello marino – ha dichiarato Presidente il Presidente del Parco nazionale area marina protetta Cinque Terre Lorenzo Viviani – ci vede impegnati nella tutela dei polmoni verdi, emersi e sommersi. La prateria di Posidonia di Monterosso, tra le più estese e monitorate della Liguria, è un ecosistema straordinario: produce ossigeno come un bosco e offre rifugio e nutrimento a numerose specie marine. Partecipare attivamente a questo progetto è per noi motivo di orgoglio. Il patrimonio di biodiversità dell’Area Marina Protetta rende questo territorio un luogo privilegiato per ricerca e interventi di ripristino ambientale, ma anche un punto di riferimento per l’educazione ambientale e la divulgazione scientifica.”

Cristianesimo d’ordine o Vangelo di libertà? Riflessioni sull’intervista di Ruini.

Il Cardinale Ruini ha dichiarato (ieri alla Stampa, ndr) che la Premier Meloni “è davvero brava e governa bene”. Ha poi indirettamente beatificato Silvio Berlusconi – col quale, da Presidente della Cei, strinse uno strettissimo sodalizio – affermando che, purtroppo, il figlio Pier Silvio non ha lo stesso carisma.

Secondo il Cardinale, la Premier Meloni è brava perché difende le “radici cristiane”. Del resto, al tempo, disse che a Romano Prodi, cattolico integerrimo ma “adulto”, preferiva Silvio Berlusconi, benché il rapporto tra gli stili di vita di quest’ultimo e la morale cattolica fosse rappresentato unicamente dal fatto che aveva una zia monaca.

Una questione di libertà della Chiesa

Ogni cittadino – Cardinale o meno che sia – ha ovviamente il diritto di pensarla politicamente come meglio crede. Si tratta però di capire se questi sbandierati abbracci aiutano la Chiesa a rapportarsi in modo libero, autonomo, profetico e corretto col potere.

La stagione “ruiniana” – col suo organico sostegno alla cultura berlusconiana, che ha aperto la strada alla stagione del populismo individualista – non mi pare abbia prodotto buoni risultati in questo senso per la Chiesa italiana e men che meno per il suo radicamento nella società.

L’alleanza fra Trono e Altare – a condizione che il Trono si dichiari “defensor fidei” e che l’Altare rinunci alla sua libera profezia – è infatti questione di epoche per fortuna lontane nella storia.

Una Chiesa “nel mondo”, non “del mondo”

Il Cardinale dà oggi voce a una sensibilità presente nel mondo cattolico italiano e non solo italiano, che non è la mia e, se posso osare, non mi pare neppure sia quella di Papa Francesco e ora di Papa Leone.

È l’idea della Chiesa come setta (l’America trumpiana ne è un esempio) e non come veicolo di evangelizzazione e di costruzione di un umanesimo libero rispetto ad ogni potere, perché segno di speranza e di liberazione; una Chiesa che è “nel mondo”, ma non “del mondo”.

È la risposta sbagliata alla crisi del “senso” religioso che la secolarizzazione portata agli estremi ha prodotto nelle nostre società. Di fronte ai cambiamenti epocali del nostro tempo, si pensa che l’evocazione, spesso strumentale, delle antiche “radici cristiane” da parte del potere politico sia sufficiente per affrontare “i cieli nuovi e le terre nuove” che la storia impone.

Il rischio dell’ideologia cristiana al servizio del potere

Mutatis mutandis, ovviamente, è ciò che pensa il Patriarca di Mosca Kirill, quando benedice Putin come difensore della cristianità contro i disvalori decadenti della democrazia liberale.

Non è così che la Chiesa può testimoniare la sua profezia. E non è così che i cittadini di fede cristiana, nei diversi loro campi di impegno e nel rispetto del valore della laicità della Politica, potranno ancora ritrovare il sentiero di una loro proficua presenza nella vita pubblica. Tema peraltro urgente e fondamentale di fronte alla deriva delle nostre democrazie.

Né la Chiesa nella sua peculiare missione pastorale, né i singoli cittadini cristiani nell’esercizio del loro dovere di laica responsabilità nelle “cose terrene” possono però pensare di risolvere il problema della loro crisi di carisma affidandosi a un Potere che – da chiunque sia detenuto – agisca come sponsor dall’alto delle cosiddette radici cristiane della società.

Radici, peraltro, spesso solo retoricamente affermate, ma sconfessate proprio nei campi più profetici del messaggio evangelico.

Il Giubileo dei giovani: là dove rinascono le radici

Casualmente, l’uscita pubblica del Cardinale Ruini ha coinciso con il grande Giubileo dei Giovani nella spianata di Tor Vergata. Più di cinquecentomila giovani di tutto il mondo hanno incontrato il Papa, il quale ha risposto alle loro domande di futuro con un messaggio coraggioso di futuro.

Credo che sia piuttosto qui che le “radici cristiane” possono trovare nuova e fresca linfa per rigenerarsi. In Italia e nel mondo.

Il partito nuovo in mezzo a noi

Dal punto di vista della fantasia creativa applicata alla politica, alla voce “partito nuovo di centro” corrispondono così tanti tentativi, maturati nel complicato trentennio post-prima repubblica, dei quali forse neanche gli addetti ai lavori riescono più a tenere il conto.

Non appena si provi a cambiare il punto  d’osservazione, dall’elenco delle sigle alle concrete strategie politiche, si scorge, non senza una certa sorpresa, un diverso panorama politico.

L’epifania del partito di centro

Dall’inizio di questi anni ’20 un “partito nuovo” – di centro, perché in sostanziale continuità con l’epoca democristiana, pur senza nostalgie e ben orientato alle sfide del secolo presente – si è manifestato all’opera. In modo trasversale.

Da che cosa lo si capisce? Da una serie di scelte, negli ambiti strategici, legate dal seguente criterio: ciò che per circa 30 anni non si è più potuto fare, è tornato in qualche modo di nuovo praticabile sia sotto il profilo culturale che nelle scelte di governo.

Pensiamo al Piano Mattei per l’Africa, al rafforzamento dei legami con gli Stati della sponda Sud del Mediterraneo, ma anche all’accentuazione del ruolo dello stato in settori strategici, in un clima da nuova Iri: dall’energia, alle telecomunicazioni, dalle autostrade, alla siderurgia, dal settore creditizio a quello della difesa, a quello della finanza pubblica, con il ritorno alla preferenza degli investitori interni, famiglie e aziende, per l’acquisto dei titoli pubblici anziché di quelli internazionali. In un tale contesto si collocano anche grandi operazioni private, impensabili nei decenni scorsi, dal valore altamente simbolico, come la recente acquisizione da parte di un gruppo italiano della rete italiana di supermercati di un noto colosso francese della grande distribuzione.

I meriti di Matteo Renzi

Una svolta che sul piano interno ha dei fautori identificabili. Fra cui Matteo Renzi. Un paio di iniziative per cui si è battuto l’ex premier, la candidatura di Sergio Mattarella al Quirinale al primo mandato e la determinazione nel perseguire la caduta del governo Conte II per sostituirlo con quello di Mario Draghi, bastano a far passare in secondo piano i molti errori politici che pure, a giudizio di molti, ha commesso nella sua ormai lunga carriera politica.

Ma se, come sembrerebbe, l’emergere nella politica italiana di un simile “partito nuovo” sta ormai conducendo alla conclusione della fase successiva a quella della “prima repubblica”, occorre chiedersi come mai la fase iniziata dopo la fine della Democrazia cristiana si sia esaurita proprio in questi anni.

Profonda interazione fra politica italiana e ordine globale

Qui entra in gioco una costante che da sempre condiziona la politica italiana. Già manifestatasi in passato come fattore K, si tratta dell’influenza che l’ordine internazionale vigente esercita sull’Italia, Paese che, per la sua oggettiva centralità nel mondo, funge più di altri da termometro dei cambiamenti. Così la “prima repubblica” poté affermarsi solo nel contesto dell’applicazione meticolosa degli accordi di Yalta, dai quali una classe dirigente all’altezza delle sfide seppe massimizzare i vantaggi. Non fu un caso che quella classe dirigente non sopravvisse al venir meno di quell’ordine globale. E il passaggio dall’ordine bipolare a quello unipolare ebbe le conseguenze che conosciamo sulla politica, sulla società e sull’economia italiane.

Ma ora ci troviamo di nuovo in una fase di profondo mutamento dell’ordine globale con un tumultuoso passaggio dall’unilateralismo al multilateralismo. E questo cambiamento geopolitico non ha tardato a provocare cambiamenti in Italia. Esso è, in ultima analisi, il fattore  determinante nell’aver creato le condizioni adatte al riemergere del ‘partito nuovo”. Si tratta di un elemento imprescindibile per comprendere le dinamiche in atto nella politica italiana.

Il popolarismo nel “partito nuovo”

Se ci si pone in questa prospettiva, stante la piena legittimità nel costituire sigle nuove, per lo più funzionali alla asfittica (per la democrazia) logica bipolare, ritengo che la cosa più importante da fare per chi crede nella straordinaria attualità dell’eredità politica e culturale del popolarismo, diviene quella di mettersi in sintonia con questo “partito nuovo” indiscutibilmente di centro, che dagli inizi degli anni ’20 sta sempre più dettando l’agenda della politica italiana, peraltro in un milieu mediatico e culturale che gli è  intrinsecamente ostile. Questa è la via, dissipando innaturali mescolanze al centro, come quella con i radicali, capace di suscitare interesse dei ceti medi e popolari del Paese verso una proposta politica forte nel governo della nuova Italia post seconda repubblica, capace di produrre concreti miglioramenti sulle loro vite e sulle loro aspettative di futuro.

Mattarella difende la verità sulla strage di Bologna

Nel quarantacinquesimo anniversario della strage del 2 agosto 1980, la Repubblica ha rinnovato la propria fedeltà alla memoria e alla verità. Una data che continua a segnare la coscienza civile del Paese, simbolo del punto più drammatico di quella “notte della Repubblica” evocata da Sergio Zavoli: una stagione di sangue iniziata con Piazza Fontana e durata oltre un decennio.

Un discorso denso di significato

Nella giornata di ieri, 2 agosto, il Presidente Sergio Mattarella ha pronunciato un discorso denso di significato, riaffermando con fermezza la necessità di custodire la verità storica e giudiziaria sulla strage alla stazione di Bologna.

Un messaggio rivolto all’intera comunità nazionale, e in particolare alle nuove generazioni, affinché nessuno dimentichi la matrice neofascista dell’attentato, né le complicità di apparati deviati dello Stato. Il Capo dello Stato ha voluto anche sottolineare il ruolo insostituibile delle associazioni dei familiari delle vittime, il cui coraggio civile ha permesso di rompere il silenzio, superare i depistaggi e individuare mandanti e fiancheggiatori.

La sentenza della Corte di Cassazione

Mattarella ha richiamato la sentenza definitiva della Corte di Cassazione, emessa il 1° luglio scorso, che ha condannato Paolo Bellini – ex militante di Avanguardia Nazionale – come esecutore materiale della strage. Una verità accertata che rafforza la legittimità della memoria e della giustizia repubblicana.

Nel suo intervento, il Presidente ha ricordato con forza che la democrazia italiana è “espressione di una comunità coesa”, in grado di respingere chi ha tentato di seminare terrore e sovvertire le istituzioni. Un passaggio che definisce, con nettezza, il senso profondo della resilienza democratica del nostro Paese.

Non si possono tollerare ambiguità

Il riferimento implicito a talune ambiguità ancora presenti nel dibattito pubblico non è passato inosservato. Le parole del Capo dello Stato contrastano infatti con dichiarazioni recenti provenienti da ambienti della destra, che continuano a mettere in discussione le sentenze della magistratura.

Emblematico il caso dell’ex portavoce del Presidente della Regione Lazio, Marcello De Angelis, e non meno significativa l’assenza, da parte della Presidente del Consiglio, di un’assunzione chiara e inequivoca sulla responsabilità politica dell’eversione neofascista. L’insistenza su una “verità da cercare” può rischiare di indebolire quella già conquistata con anni di battaglie civili e processi faticosi.

Il Quirinale come custode della memoria repubblicana

Anche per questo, il ruolo del Presidente Mattarella appare oggi più che mai essenziale: garante dei valori costituzionali, riferimento morale in un tempo segnato da incertezze, custode di una memoria che non si piega alla retorica né alle revisioni interessate.

Il suo intervento del 2 agosto conferma quanto la funzione del Quirinale sia centrale nel mantenere viva la tensione etica della democrazia italiana. Il ricordo della strage di Bologna non è solo un esercizio commemorativo, ma un impegno quotidiano per la giustizia, la verità e la libertà.

San Mauro: “Golden power? L’Europa ha estratto il cartellino rosso”.

Professore di Diritto dell’Economia all’Università La Sapienza di Roma, già consulente giuridico presso istituzioni nazionali ed europee, Cesare San Mauro interviene sul caso che ha scosso il sistema bancario italiano: il ritiro dell’Offerta Pubblica di Scambio di UniCredit verso BPM, a seguito delle prescrizioni imposte dal Governo con il golden power.

Professore, cosa rende particolare il caso UniCredit–BPM rispetto ad altre operazioni del risiko bancario?

Nel caso specifico il Governo ha attivato il golden power imponendo una serie di prescrizioni che hanno portato UniCredit a ritirare l’OPS. Tuttavia, tali vincoli non sono stati applicati in operazioni analoghe, come quella del Monte dei Paschi su Mediobanca o della BPER sulla Popolare di Sondrio. Questo solleva dubbi sull’uniformità e sulla legittimità del criterio adottato. È bene ricordare che UniCredit, per struttura e sede, è a tutti gli effetti una banca italiana: lo attestano i depositi, la rete territoriale, il personale, la giurisdizione competente.

La normativa europea ammette strumenti di tutela come il golden power?

Sì, ma con limiti ben precisi. Il golden power nasce per proteggere settori strategici — difesa, telecomunicazioni, infrastrutture essenziali — da acquisizioni che minaccino l’interesse nazionale, soprattutto da capitali extra-UE. L’estensione a settori come finanza e assicurazioni è avvenuta in via eccezionale durante la pandemia. Applicarlo tra operatori europei senza un pericolo grave e attuale significa violare i principi fondamentali dei Trattati, a partire dalla libera circolazione dei capitali.

Quindi l’Italia rischia una procedura d’infrazione?

Assolutamente sì. La lettera della Vicepresidente della Commissione europea, Teresa Ribera, è molto chiara: l’interpretazione italiana del golden power nel caso UniCredit-BPM contrasta con il Regolamento europeo sulle concentrazioni — che ha lo stesso valore della legge — e con lo spirito dei Trattati. Se il Governo manterrà questa linea, non solo rischia pesanti sanzioni, ma alimenta un precedente pericoloso che potrebbe ritorcersi anche contro le imprese italiane all’estero.

E il fatto che anche Francia o Germania pongano vincoli simili?

Non può essere una giustificazione. Se altri Stati pongono ostacoli alle imprese italiane, anche loro agiscono contro il diritto europeo e subiscono condanne. Ma due torti non fanno una ragione. In uno Stato di diritto, non può prevalere la logica del fatto compiuto: alla legge del più forte dobbiamo opporre la rule of law. È questo il segno distintivo dell’Europa a cui apparteniamo.

Cesare San Mauro

Professore associato di Diritto dell’Economia – Università La Sapienza – Roma

Chiusa con un dance floor la 41esima edizione di Bolzano Danza

Milano, 2 ago. (askanews) – Si è chiusa venerdì 1 agosto con il dance floor partecipato condotto dalla compagnia francese MazelFreten sul palco del Teatro Comunale di Bolzano la quarantunesima edizione di Bolzano Danza, la prima del triennio diretto dal duo Anouk Aspisi e Olivier Dubois: una festa per il pubblico per suggellare un progetto che ha fatto del pubblico il suo centro, dimostrandosi capace di coinvolgere appassionati, addetti ai lavori e giornalisti dalla regione e da tutto il Paese.

“Bolzano Danza ha inaugurato quest’anno un nuovo capitolo della sua storia — ha dichiarato Monica Loss, direttrice generale della Fondazione Haydn — confermando la sua posizione a livello internazionale tra le principali manifestazioni dedicate alla danza a livello europeo e aprendo ulteriormente il suo sguardo per abbracciare tutti i linguaggi del contemporaneo. Ha ospitato alcuni tra gli artisti e le compagnie più importanti del panorama globale (Ballet Preljocaj, Gisèle Vienne, Mette Ingvartsen, François Chaignaud), senza dimenticare quell’attenzione per il territorio e la Comunità che da sempre lo contraddistingue, e rafforzando questo legame grazie a progetti nuovi ed inediti come ExtraDanza — la grande festa della danza in collaborazione con Südtiroler Kulturinstitut (SKI) che ha riunito centinaia di appassionati sui Prati del Talvera —, BoDA — il nuovo cuore pulsante della manifestazione, che ha saputo ridare vita al centralissimo Parco dei Cappuccini — e gli Open Lab, che hanno segnato l’apertura di un interessante dialogo con alcune delle eccellenze scientifiche della regione. Un racconto prezioso, che ha attraversato in due settimane di intensa programmazione undici luoghi differenti della città rappresentandone perfettamente le anime e unendo le diverse community che la abitano”.

“Nel 2025 — hanno spiegato i due direttori artistici Anouk Aspisi e Olivier Dubois — abbiamo sollevato un soffio con Insurrection, primo atto di una trilogia immaginata come un movimento: dal turbamento alla riconciliazione. Nel 2026 apriremo Horizon, secondo atto: un tempo per consolidare una comunità sensibile, porosa, gioiosa — che reinventa insieme, crea insieme e mantiene lo sguardo aperto verso il futuro. Con la volontà di ampliare l’invito agli artisti ed interpreti Internazionali ed italiani, ritroveremo artisti fedeli, come Mette Ingvartsen, che presenterà Skate Park, un’opera energica e urbana accompagnata da un laboratorio con skater locali. Più performance animeranno il cuore della città, trasformando Bolzano in un palcoscenico vivo e condiviso, dove nuovi spazi diventeranno teatro di esperienze inattese. Avremo anche il piacere di presentare una creazione inedita che unirà musica dal vivo e danza contemporanea in una forma nuova e audace. L’evento ExtraDanza assumerà una portata nuova: più ampia, più gioiosa, più aperta, riunendo abitanti e visitatori attorno alla danza come linguaggio comune. Nuovi luoghi insoliti prenderanno vita durante il festival, rafforzando il radicamento urbano e territoriale di Bolzano Danza. E naturalmente, BoDA rimarrà il nostro punto di ritrovo — un luogo per pensare insieme, celebrare, incontrarsi”.

Formula1, Leclerc: "Oggi non capisco niente"

Roma, 2 ago. (askanews) – Una pole position incredibile, da fenomeno assoluto. Charles Leclerc ha battuto le due McLaren di Piastri e Norris, che avevano letteralmente dominato nelle tre sessioni di prove libere. Il monegasco non ha nascosto la propria emozione al termine delle qualifiche: “Oggi non capisco niente, è stata una sessione estremamente difficile. È stato complicato arrivare nel Q3, poi le condizioni sono cambiate. Sapevo di dover fare un giro pulito, ma non mi aspettavo di arrivare primo. È una delle mie migliori pole position, sicuramente la più inattesa. E non ho parole”, Leclerc si è concentrato anche sulla gara, che scatterà domani alle 15: “La partenza e la curva 1 saranno il momento chiave, ma io farò di tutto per mantenere il primo posto. Questo dovrebbe renderci la vita meno difficile”.

Anche Oscar Piastri, secondo a 26 millesimi da Leclerc, ha sottolineato la prestazione eccezionale del pilota della Ferrari: “È stato veloce tutto il weekend, le cose sono cambiate e ha fatto un ottimo lavoro. Complimenti a lui. Non mi aspettavo di arrivare dietro una Ferrari”. L’australiano partirà comunque davanti a Lando Norris, il suo avversario per il titolo: “Non è stata la migliore delle prestazioni, non siamo riusciti a migliorare. Ma comunque il secondo posto va bene”.