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Calcio, Supercoppa italiana in Arabia Saudita nel 2026

Roma, 2 mag. (askanews) – La Supercoppa italiana si svolgerà nel 2026 in Arabia Saudita con la formula delle Final Four. Lo ha comunicato la Lega serie A. “Si è svolta questa mattina in videoconferenza l’Assemblea della Lega Serie A, con la partecipazione di tutte le 20 Società, che ha proseguito e concluso i lavori iniziati lo scorso 28 aprile – la nota della Lega – Durante l’incontro, il Presidente Ezio Simonelli ha aggiornato i Club sulle numerose iniziative che accompagneranno la finale della Coppa Italia Frecciarossa a Roma, tra cui la Charity Dinner organizzata alla vigilia della sfida tra Milan e Bologna. Oltre alla conferma delle attività di sostegno ad AIRC per sostenere la ricerca contro il cancro, questo evento segnerà l’inizio di una stretta collaborazione tra la Lega Serie A e la Croce Rossa Italiana. L’Amministratore Delegato della Lega Serie A, Luigi De Siervo, ha poi illustrato ai Club il programma del Festival della Serie A di Parma, che partirà il 6 giugno con la presentazione del calendario della Serie A Enilive 2025/2026. Infine, ha confermato di aver ricevuto la conferma di interesse da parte degli organizzatori arabi di Sela per ospitare la prossima edizione della Supercoppa con il format a 4 squadre”.

Ciclismo, Giro d’Italia via il 9 maggio, ecco gli iscritti

Roma, 2 mag. (askanews) – Manca una settimana esatta al via del Giro d’Italia dall’Albania e le 23 squadre che prenderanno parte alla Corsa Rosa hanno ufficializzato i loro iscritti. Tante le stelle attese in un’edizione che vedrà partecipare ben cinque ex vincitori del Giro d’Italia: Nairo Quintana (2014), Richard Carapaz (2019), Egan Bernal (2021), Jai Hindley (2022) e Primož Roglic (2023).

Tra questi è proprio lo sloveno – reduce dal successo alla Volta a Catalunya – il principale indiziato al successo finale. Roglic, capitano di una Red Bull – Bora – Hansgrohe ambiziosa grazie alla presenza dello stesso Hindley e di Daniel Felipe Martinez, secondo classificato nel 2024, dividerà i favori del pronostico con Juan Ayuso, protagonista autore di un eccellente inizio di stagione, impreziosito da cinque successi tra cui la Tirreno Adriatico. Lo spagnolo, grande favorito anche per la Maglia Bianca, sarà affiancato da un altro esordiente molto atteso, Isaac Del Toro, e da Adam Yates, alla sua seconda partecipazione dopo il 9° posto conquistato nel 2017.

L’Ue accoglie con favore l’accordo Ucraina-Usa sui minerali critici

Bruxelles, 2 mag. (askanews) – La Commissione Ue “accoglie con favore” l’accordo raggiunto ieri tra Ucraina e Usa sullo sfruttamento delle materie prime critiche e risorse minerarie ucraine; un accordo che, secondo l’Esecutivo comunitario, non ha carattere di esclusività e dovrebbe avere conseguenze né sul processo di adesione di Kiev all’Ue, né sul protocollo d’intesa che l’Unione ha stabilito nel 2021 con l’Ucraina proprio nel settore dello sfruttamento delle materie prime critiche. Lo hanno riferito diversi portavoce della Commissione oggi a Bruxelles, durante il briefing quotidiano per la stampa.

“Non spetta a noi commentare o valutare da qui un accordo tra Ucraina e Stati Uniti, è qualcosa che riguarda loro. Il nostro interesse riguarda i nostri accordi con l’Ucraina ed è su questo che stiamo continuando a lavorare in modo molto dettagliato e strutturato”, ha detto innanzitutto, rispondendo ai giornalisti, il portavoce per il Commercio, Olof Gill.

Ma immediatamente dopo è intervenuta la portavoce capo della Commissione, Paula Pinho, con una linea di maggiore apertura: “Sì, ma possiamo comunque dire – ha precisato Pinho – che accogliamo con favore l’accordo raggiunto ieri”. Un accordo “che tiene conto, in particolare, del processo di adesione dell’Ucraina all’Ue e dell”acquis’ comunitario (il ‘corpus’ del diritto dell’Unione, che include i trattati, la giurisprudenza, gli atti normativi e gli accordi internazionali, ndr), che ovviamente è di fondamentale importanza. E questo – ha continuato la portavoce – è un argomento di cui ovviamente abbiamo discusso con le nostre controparti ucraine e comprendiamo che anche loro si preoccupassero di garantire che un tale accordo non ostacolasse una possibile futura adesione. E’ importante che questo punto fosse chiaro”.

A un giornalista che chiedeva se la Commissione sia stata in qualche modo coinvolto nel negoziato, almeno per verificare le parti dell’accordo che potrebbero essere rilevanti per il processo di adesione dell’Ucraina all’Ue, Paula Pinho ha replicato: “Siamo stati in stretto contatto con le controparti ucraine su questo argomento”. A un’altra domanda, riguardo all’impatto che l’Accordo Ucraina-Usa potrebbe avere sul Protocollo d’intesa dell’Ue con Kiev del 2021 sui minerali critici, ha risposto infine Lea Zuber, responsabile per il Mercato interno, la Concorrenza e la Strategia industriale della Commissione. “In base alla nostra valutazione preliminare, ci sembra al momento è che l’accordo tra Ucraina e Stati Uniti non abbia carattere esclusivo, e quindi non avrebbe alcun impatto sul nostro Memorandum d’intesa del 2021. Quindi, naturalmente, l’Ucraina è libera di continuare a a impegnarsi nelle relazioni con l’Ue in questo settore. E naturalmente saremmo lieti di continuare la nostra collaborazione in questo ambito”, ha concluso Zuber.

Il “Memorandum of understanding” del 2021 istituito un partenariato strategico che mira a rafforzare la cooperazione nel settore delle materie prime e delle batterie, con un focus particolare sull’integrazione delle catene del valore delle materie prime critiche (Crm) e sul rafforzamento della sicurezza dell’approvvigionamento sia per l’Ue che per l’Ucraina.

Calcio, Ranieri: "Roma senza pressioni, Stadi italiani vergogna"

Roma, 2 mag. (askanews) – La Roma di Claudio Ranieri avanza senza paura e punta la Champions: “Noi non abbiamo pressioni, sappiamo da dove veniamo: eravamo sott’acqua e sono siamo e riemersi, la pressione ce l’hanno gli altri, noi dobbiamo solo spingere il più possibile. Nella volata finale conterà tanto la freschezza delle squadre a confronto”. Domani giocherà contro la Fiorentina all’Olimpico, il primo degli ultimi quattro scontri diretti per l’Europa, l’allenatore avverte i suoi durante la conferenza stampa a Trigoria: “Ci vorrà una super partita, la Viola è una signora squadra che ha tutte le carte in regola per andare in finale di Conference. Nelle ultime dieci gare ha perso solo ieri, ha ottimi giocatori”. Coppia d’attacco Dovbyk – Shomurodov. “Il doppio centravanti è un’opzione sempre, i due sono complementari e si aiutano”, argomenta. E se l’uzbeko è una polizza di rendimento, soprattutto sotto il profilo del pressing e della capacità di dialogare nello stretto, per Dovbyk resta ancora un margine d’incertezza legato alla sua partecipazione alla manovra. Ma l’allenatore non ha dubbi: “Artem non è stato un acquisto sbagliato, è stato l’ultimo capocannoniere della Liga: deve migliorare, ha i mezzi, e io ci credo ancora”. Il tecnico giallorosso parla anche della situazione stadio: “Non si vince senza uno stadio nuovo? Si è vinto anche con stadi più piccoli però se vuoi competere con grandi squadre, ma anche solo per decoro del calcio italiano….. Dove andiamo vediamo stadi che sono gioielli. Abbiamo visto ieri il Villamarin del Betis di Siviglia, e tra poco andranno a giocare nel terzo stadio, la Cartuja, perché rifanno quello loro. Cioè, tutti nel mondo stanno rimodernando gli stadi, gli unici che lo fanno lentamente siamo noi. C’è troppa burocrazia, troppa gente dietro, troppe cose. E questa è una vergogna, onestamente, dell’Italia. Mi dispiace dirlo, ma è così. Controllate: c’è qualcuno che sbaglia? In galera, via, dentro. Ma non per dire: ci deve restare, buttate la chiave”. Sulla prossima stagione Ranieri ribadisce poi che sarà solo il consulente senior del club. E spiega: “Io aiuterò in tutto e per tutto il nuovo allenatore. Saranno i Friedkin a decidere quando annunciarlo. E a chi gli chiede se un’eventuale conquista della Champions potrebbe valere più della Premier vinta con il Leicester, il tecnico aggiunge: “Più di Leicester non c’è niente perché è stata qualcosa di assolutamente incredibile. La Champions con la Roma sarebbe un ulteriore tassello da portare nel cuore. Abbiamo quattro partite davanti e dovremo giocarle col coltello tra i denti. Lavorare, sudare e lottare: è l’unica strada per noi…”.

Scossa di terremoto di magnitudo 7,5 in Cile: lanciata allerta tsunami

Roma, 2 mag. (askanews) – Un allarme tsunami è stato lanciato in Cile a seguito di una forte scossa di terremoto di magnitudo 7,5 sulla scala Richter.

L’allerta tsunami è stata emessa dopo un violento sisma a Puerto Williams, al largo della costa cilena. Secondo il Centro Sismologico Nazionale, il terremoto è stato registrato alle 9 del mattino.

Il Centro ha inizialmente indicato una magnitudo di 7,5. Il Servizio Idrografico e Oceanografico della Marina cilena (Shoa) ha emesso l’allerta dopo che il terremoto è stato registrato 218 chilometri a sud di Puerto Williams, nella regione di Magellano.

Calcio, Conte: "A Lecce non sarà la partita dell’anno"

Roma, 2 mag. (askanews) – Lecce-Napoli partita dell’anno per Antonio Conte? Non scherziamo. “Lo sarà sempre, ma non sarà la partita dell’anno – risponde il tecnico del Napoli – Ne mancano quattro per tutti”. Ma Lecce non è una città come le altre: “E’ sempre una gara diversa dalle altre, sono nato lì, sono diventato uomo a Lecce e quindi i sentimento che ho nei confronti di Lecce e dei leccesi non me li potrà cambiare niente e nessuno, qualsiasi cosa si possa pensare e dire. Il sentimento mi legherà a vita, anche se vivo a Torino ho i genitori e casa a Lecce, nell’anno sabbatico ho vissuto tanto lì, è una bella città, ho amici, ma sicuramente è una partita diversa perché in quello stadio ci sono cresciuto, in quella società, prima di andare via”. Si gioca sabato alle 18, prima di Inter-Verona. Considerato l’emergenza infortuni possibile un eventuale ritorno al 4-4-2: “Abbiamo sempre trovato la formula giusta nell’emergenza. Col Monza siamo partiti in un modo e abbiamo finito in un altro, non ci sono formule infallibili. So benissimo che tutto dipende dal risultato, se vinci hai scelto la formula giusta. Cerchiamo di fare necessità virtù come sempre fatto. Non abbiamo cambiato tanto, abbiamo trovato accorgimenti ma l’idea e l’applicazione sono rimasti. Altrimenti non avresti questi numeri e questa miglior difesa in Europa se non ci fosse studio, lavoro”. Ieri grande disponibilità con i tifosi, la responsabilità è aumentata vista l’opportunità: “Il senso di responsabilità ce l’abbiamo dal primo giorno, ho sempre detto che avevo ricevuto prima di dare, l’obiettivo è sempre regalare emozioni al tifoso. L’obiettivo principale è stato raggiunto con anticipo, siamo in Champions e sapete quanto conta economicamente per tutti i grandi club, l’altro obiettivo che ci eravamo prefissati e di cui avevo parlato era di dare fastidio, secondo obiettivo centrato perché lo stiamo dando, ora il terzo è capire che tipo di fastidio vogliamo dare, se è un fastidio importante oppure un fastidio che ha tenuto in bilico il campionato. Non dimentichiamo che due settimane fa eravamo 3 punti sotto, questo deve servire a mantenere calma e umiltà che non deve mai essere persa dall’ambiente Napoli che deve capire che si partecipa tutti insieme per un qualcosa di insperato, nessuno lo immaginava, ma dobbiamo restare compatti, umili, con i piedi per terra. Mancano 4 partite ed io ho avuto esperienze in cui ho perso e vinto Scudetti all’ultima giornata ed alle ultime. C’è una sola squadra che vince, ma i ragazzi hanno lavorato in maniera umile, senza voli pindarici, è importante la sostanza”.

Morta Rosetta Dello Siesto, la moglie dello scrittore Camilleri

Roma, 2 mag. (askanews) – È morta nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio, in un ospedale di Roma dove era ricoverata da alcuni giorni, Rosetta Dello Siesto, moglie dello scrittore Andrea Camilleri. Aveva 97 anni ed è stata la compagna di una vita dell’autore siciliano, scomparso nel 2019. “Non c’è rigo che io abbia pubblicato che non sia stato letto da lei “, raccontò lo scrittore. Una storia d’amore durata 62 anni. All’epoca in cui si conobbero, Camilleri era impegnato a Roma nella messa in scena teatrale di un’opera del filosofo umanista Pico della Mirandola. Dello Siesto, nata a Milano e laureata all’Università “La Sapienza” di Roma con una tesi proprio su Pico della Mirandola, era diventata assistente alla regia durante quella pièce teatrale. Il rapporto professionale si trasformò presto in un legame affettivo, e poco dopo si sposarono. Si sposarono nel 1957 e dal loro matrimonio nacquero tre figlie: Andreina, Elisabetta e Mariolina. Poi quattro nipoti e due pronipoti, Matilda (alla quale lo scrittore ha dedicato il libro autobiografico “Ora dimmi di te. Lettera a Matilda”, pubblicato da Bompiani nel 2018 e nel quale lo scrittore racconta il loro incontro) e Andrea.

Andrea Camilleri, lo scrittore scomparso all’età di 93 anni, parlava così della sua prima lettrice, la moglie Rosetta: “Non c’è rigo che io abbia pubblicato che non è stato letto da lei”. E ancora: “Sono stato un uomo fortunato e se il mio matrimonio è durato tanto ciò è dovuto principalmente all’intelligenza, alla comprensione e alla pazienza di Rosetta. Il nostro rapporto non è mai stato alterato da nessun evento esterno “, ha raccontato lo scrittore in un’intervista. Rosetta è stata anche la prima lettrice di ogni testo e libro del marito, dispensando consigli e suggerimenti.

“Se n’è andata la prima lettrice dei romanzi di Andrea Camilleri, donna Rosetta, conforto e spalla del grande narratore, mamma e nonna di una famiglia che in lei aveva il proprio perno. Compagna di una vita vissuta con l’autore del commissario Montalbano soprattutto a Roma, ma con frequenti ritorni nella vera Vigata di Porto Empedocle e nel buen retiro toscano di Bagnoli, la frazione di Santa Fiora in provincia di Grosseto dove gli amici più cari andavano a trovarli. La Strada degli Scrittori, con i suoi componenti, ricorda con affetto questa protagonista di una straordinaria avventura letteraria, stringendosi con affetto alle figlie e ai nipoti “. Così, in una nota, il direttore dell’associazione Strada degli Scrittori, Felice Cavallaro, ha commentato la scomparsa di Rosetta Dello Siesto.

La casa editrice Sellerio, che pubblica i libri di Andrea Camilleri, ha ricordato la vedova Rosetta Dello Sisto con queste parole: “Per noi tutti Rosetta Dello Siesto è stata una presenza familiare, discreta. La sua proverbiale riservatezza non riusciva a celarne l’intelligenza veloce e sottilissima; rimpiangeremo sempre con gratitudine l’affettuosa amicizia con la quale, insieme al marito, il nostro caro Andrea Camilleri, ci accoglieva nella sua casa. La ricordiamo e sempre ricorderemo con grandissimo affetto, stringendoci forte alla famiglia tutta “. Anche il direttore dell’associazione Strada degli scrittori, Felice Cavallaro, ricorda la vedova Dello Siesto: Se ne è andata la prima lettrice dei romanzi di Andrea Camilleri, Donna Rosetta, conforto e spalla del grande narratore, mamma e nonna di una famiglia che in lei aveva il proprio perno. Compagna di una vita vissuta con l’autore del commissario Montalbano soprattutto a Roma, ma con incursioni continue nella ‘vera Vigata’ di Porto Empedocle e nel buen retiro toscano di Bagnoli, la frazione di Santa Fiora in provincia di Grosseto dove gli amici più cari andavano a trovarli “. La Strada degli Scrittori, con i suoi componenti, ricorda “con affetto questa protagonista di una straordinaria avventura letteraria, tutti vicini alle figlie e ai nipoti “.

Dazi, non c’è nuova offerta formale Ue nel negoziato con Usa

Bruxelles, 2 mag. (askanews) – “A volte un titolo di giornale può essere un po’ fuorviante, e dobbiamo essere molto chiari: al momento non c’è stata alcuna offerta formale agli Stati Uniti” nei negoziati in corso con l’Ue per scongiurare i dazi imposti dall’Amministrazione Trump. Lo ha affermato oggi a Bruxelles il portavoce per il Commercio della Commissione europea, Olof Gill, in riferimento a una intervista del Financial Times al commissario europeo al Commercio internazionale, Maros Sefcovic, dal titolo: “L’Europa è pronta a fare a Trump un’offerta commerciale da 50 miliardi di euro”.

Il portavoce, che ha parlato durante il briefing quotidiano per la stampa della Commissione europea, non ha tuttavia smentito l’articolo nella sostanza, in particolare riguardo alle possibili soluzioni che si stanno esplorando, seppure non siano ancora state proposte formalmente.

Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico, per risolvere la disputa sui dazi, Sefcovic avrebbe proposto ai negoziatori americani di aumentare le importazioni nell’Ue di beni statunitensi, in particolare nel settore energetico (gas naturale liquefatto, Gnl) e agricolo (semi di soia), per circa 50 miliardi di euro, in modo da riequilibrare il deficit commerciale degli Stati Uniti rispetto all’Europa per quanto riguarda le merci, ma tenendo conto anche dell’avanzo che gli Usa registrano invece nel settore dei servizi.

Sefcovic ha anche riferito che ci sarebbero “certi progressi” verso il raggiungimento di un accordo nei negoziati che sta conducendo con le sue controparti statunitensi, il rappresentante per il Commercio Jamieson Greer e il segretario al Commercio Howard Lutnick. Sempre secondo il Financial Times, il commissario avrebbe tuttavia anche avvertito che l’Ue non considererebbe accettabile il mantenimento di dazi Usa del 10% sui suoi beni come “soluzione equa” nei negoziati commerciali.

“Quello che è successo finora – ha spiegato Olof Gill rispondendo alle domande dei giornalisti – è che abbiamo discusso le aree in cui, da parte nostra, crediamo di poter potenzialmente trovare un accordo. Dobbiamo davvero sottolineare che siamo pienamente coinvolti nelle nostre discussioni con gli Stati Uniti. Una soluzione negoziata rimane il nostro chiaro e preferibile esito. Non faremo commenti dettagliati sui negoziati in corso, ma siamo assolutamente impegnati a trovare con gli Stati Uniti degli accordi che siano vantaggiosi per entrambe le parti. E questo è tutto ciò che possiamo dire per il momento”.

E anche se non c’è ancora un’offerta formale da parte dell’Ue, come annunciava il titolo del Financial Times, il portavoce ha inviato “a leggere il resto dell’articolo, perché ciò che il Commissario Sefcovic afferma chiaramente è che ci sono aree in cui potremmo valutare una maggiore cooperazione con gli Stati Uniti e, tra l’altro, questo è perfettamente coerente con quanto affermato dalla Commissione europea da quando il presidente Trump ha vinto le elezioni. Già a novembre, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen aveva affermato che avremmo potuto valutare settori come l’energia, in particolare il Gnl, e alcuni prodotti agricoli, come la soia, dove ci sarebbe stato un buon potenziale per aumentare le importazioni dell’Ue dagli Stati Uniti”.

“Quindi – ha proseguito Gill – non c’è nulla di nuovo: stiamo semplicemente ribadendo che ci sono aree in cui crediamo di poter potenzialmente aumentare le nostre importazioni dagli Stati Uniti, e che ciò avrebbe anche l’ulteriore vantaggio di ridurre in una certa misura il surplus commerciale di beni di cui godiamo, ciò che sembra essere ancora una fissazione dall’altra parte dell’Atlantico”.

Comunque, ha insistito il portavoce, “non entriamo nei dettagli dei negoziati in corso, né a livello tecnico, né a livello politico. Ci saranno opportunità per noi, man mano che le cose progrediscono, di comunicare in modo più dettagliato e strutturato. E quando arriverà quel momento, lo faremo sicuramente”.

“Questa – ha aggiunto la portavoce capo della Commissione, Paula Pinho – è precisamente una delle opzioni che vengono esaminate, per poi discutere di scenari molto concreti, su cosa può essere offerto, e cosa ci si può aspettare in cambio. Ciò che è già stato detto molto, molto chiaramente è che siamo pronti a offrire zero dazi per zero dazi sui beni industriali, e si stanno valutando tutte le possibilità, tutti gli scenari man mano che andiamo avanti, mentre esploriamo le opzioni da presentare alle nostre controparti negli Stati Uniti”.

Quanto alle affermazioni di Sefcovic riportate nell’intervista, secondo cui l’Ue rifiuterebbe comunque, come troppo alti, dei dazi di base del 10% per esportazioni negli Usa, Olof Gill ha sottolineato: “Siamo stati molto chiari fin dall’inizio: non crediamo che i dazi siano di alcun beneficio, né per noi, né per gli Stati Uniti, né per l’economia globale. È proprio per questo, come ha detto Paola, che abbiamo preso la ferma iniziativa di esaminare le aree in cui possiamo non solo ridurre, ma eliminare i dazi. Questa è la logica dell’offerta zero per zero. Non entriamo nei dettagli, ma, come è noto c’è un’ottima offerta sul tavolo: parliamone”, ha concluso il portavoce.

Ippica, è morto Enzo Giordano, il proprietario di Varenne

Roma, 2 mag. (askanews) – E’ morto all’età di 71 anni Enzo Giordano, proprietario di Varenne, la leggenda del trotto. Era ricoverato da qualche settimana al Policlinico di Napoli per un’infezione alla gola che gli impediva l’alimentazione. La vita di Enzo Giordano, che allora aveva un ufficio di cambiavalute nella zona della Ferrovia a Napoli, era cambiata radicalmente nel 1995 quando aveva acquistato Varenne. Se ne era innamorato vedendolo in tv correre al debutto a Bologna. Varenne sbagliò due volte ma Giordano, a differenza di altri possibili acquirenti, ne intravide la stoffa del campione e se ne innamorò. Recuperò i 170 milioni di lire necessari all’acquisto, facendo ricorso all’aiuto di parenti ed amici, e coronò il suo sogno. Varenne trionfò corsa dopo corsa fino alle strepitose vittorie del Lotteria e dell’Amerique. Nei giorni in cui stava male aveva espresso il desiderio che Varenne sfilasse per l’ultima volta ad Agnano, cosa che si sarebbe verificata il prossimo 4 maggio in occasione del Lotteria di Agnano. Si attendono ora le decisioni della famiglia. Lascia la moglie Barbara, che lo ha accudito amorevolmente fino all’ultimo, e i figli Daniele e Rebecca. I funerali si terranno domani sabato 3 maggio alle 15 nella Chiesa di San Pasquale a Chiaia.

Gdpr, TikTok multata per 530 milioni: "Dati trasferiti in Cina"

Milano, 2 mag. (askanews) – La Commissione irlandese per la protezione dei dati ha annunciato la sua decisione finale a seguito di un’indagine su TikTok chiusa con una multa da 530 milioni di euro. Lo si legge sul sito del garante privacy irlandese.

L’indagine è stata avviata dal DPC, in qualità di autorità di vigilanza capofila di TikTok, per esaminare la legittimità dei trasferimenti da parte di TikTok dei dati personali degli utenti della piattaforma TikTok verso la Repubblica popolare cinese. Inoltre, l’indagine ha esaminato se la fornitura di informazioni agli utenti in relazione a tali trasferimenti soddisfacesse i requisiti di trasparenza di TikTok, come richiesto dal GDPR.

La decisione, presa dai Commissari per la protezione dei dati e notificata a TikTok, stabilisce che TikTok ha violato il GDPR per quanto riguarda i trasferimenti dei dati degli utenti del SEE verso la Cina e i requisiti di trasparenza. La decisione prevede ammende amministrative per un totale di 530 milioni di euro e un ordine che impone a TikTok di rendere conforme il suo trattamento entro 6 mesi. La decisione comprende anche un ordine di sospensione dei trasferimenti di TikTok verso la Cina se il trattamento non viene reso conforme entro questo termine.

TikTok non ci sta. Il social fa sapere TikTok di voler presentare ricorso. Il social cinese replica che la decisione non prende in considerazione il Progetto Clover, “iniziativa leader nel settore della sicurezza dei dati, del valore di 12 miliardi di euro, che include alcune delle protezioni dei dati più rigorose al mondo”.

I rappresentanti di TikTok fanno notare che la stessa DPC ha riportato nel suo rapporto ciò che TikTok ha sempre affermato: non ha mai ricevuto richieste di dati di utenti europei da parte delle autorità cinesi e non ha mai fornito loro dati di utenti europei. E che con 175 milioni di utenti in tutta Europa, oltre 6.000 dipendenti e una piattaforma che ha aiutato le piccole imprese a contribuire con 4,8 miliardi di euro al PIL e oltre 51.000 posti di lavoro, TikTok è profondamente integrata nell’economia europea. “Non siamo d’accordo con la decisione e abbiamo in programma di presentare ricorso integrale”, ribadisce il social.

Giorgia Meloni: “Governo stabile, maggioranza coesa. Premierato? Lo porteremo a casa”.

Meloni: “Con Trump lealtà ma non subalterni. No a utilizzo strumentale dell’antifascismo. Mi ripresenterò agli elettori dicendo ve lo avevamo promesso e lo abbiamo fatto”. “Se penso alle tante vicende che abbiamo vissuto in questi due anni e mezzo, ai cambiamenti intorno a noi ma anche alle tantissime cose fatte mi sembra lontano. Se penso a quello che ancora vogliamo realizzare ragiono come se avessimo appena iniziato. Anche quando la stanchezza fisica prende il sopravvento, non penso mai di aver fatto abbastanza. Dopodiché, al di là delle sensazioni, c’è un dato inconfutabile: il governo che presiedo è già oggi il quinto più longevo della storia repubblicana e certamente saliremo ancora in questa classifica. È un governo stabile, che poggia su una maggioranza coesa, e questa stabilità aumenta la considerazione per l’Italia”.

Qual è la cosa più importante che pensa di aver fatto per gli italiani finora?

“Potrei citare decine di provvedimenti di cui vado orgogliosa ma la cosa per me più importante è sentir dire a molti italiani che hanno ritrovato un po’ di fiducia e di orgoglio. Siamo una nazione e un popolo straordinari, dobbiamo ricordarcelo sempre, diventare i migliori ambasciatori di noi stessi in un mondo in cui c’è una fame e una voglia di Italia che io tocco con mano ogni giorno e che spesso non riusciamo nemmeno a immaginare”.

E quella che invece ancora fatica a realizzare?

“Vorrei poter ottenere sulla natalità gli stessi straordinari risultati che abbiamo ottenuto sul fronte dell’occupazione e su quello del contrasto all’immigrazione irregolare. Il sostegno alla natalità rimane una priorità a cui abbiamo dedicato misure importanti e risorse significative, ma non basta. I risultati sono ancora insufficienti”.

Quindi?

“Occorre continuare a sostenere le madri lavoratrici e a rafforzare gli strumenti di conciliazione famiglia lavoro. E oltre a ciò serve una grande alleanza culturale, per cambiare la narrazione secondo la quale mettere al mondo un figlio sia un carico troppo gravoso per la carriera e per le ambizioni personali, soprattutto delle donne. Poi il prezzo dell’energia. Anche qui dall’insediamento del governo abbiamo fatto molte cose, ma dobbiamo riuscire a trovare il modo di abbassare strutturalmente il costo dell’energia in Italia. È fondamentale soprattutto per la competitività del nostro sistema”.

Alla fine dei 5 anni per quali risultati vuole che il suo governo venga ricordato?

“Voglio realizzare per intero il programma del centrodestra e potermi ripresentare agli elettori dicendo la cosa più banale su cui i politici andrebbero giudicati: ve lo avevamo promesso, lo abbiamo fatto. Vale per l’economia, per l’immigrazione, per la sicurezza, per il sostegno alla famiglia, per le riforme istituzionali, per la politica estera. E vale per il lavoro, perché vogliamo essere ricordati come il governo che ha aumentato il lavoro, ridotto il precariato e messo al centro la sicurezza sul posto di lavoro. Proprio su questo sono fiera che il governo abbia reperito, insieme all’INAIL, ulteriori 650 milioni su questo tema, che sommati ai 600 milioni già previsti quest’anno, portano a oltre un miliardo e 250 milioni la dotazione disponibile. Ci confronteremo l’8 maggio con le parti sociali per discutere delle proposte del governo e ascoltare quelle che ci verranno sottoposte”.

Il Ponte sullo stretto si farà?

“È un punto ambizioso del nostro programma, che condivido. Siamo stati la civiltà delle grandi edificazioni che stupivano il mondo, non possiamo intimidirci per un ponte, anche se maestoso. Dopodiché sappiamo quante difficoltà comporti, ma tutto sta procedendo nella giusta direzione”.

È più probabile il ponte o la riforma del premierato?

“Il premierato è per me la madre di tutte le riforme. Insieme alla riforma della giustizia, all’autonomia differenziata, alla riforma fiscale è l’impianto riformatore per il quale gli italiani ci hanno votato. Andremo avanti perché vogliamo rafforzare la nostra democrazia e difendere il diritto dei cittadini a scegliere da chi farsi governare. Ci riusciremo”.

Al di là degli attacchi politici, qual è stata la più grande delusione umana in questi 900 giorni di governo?

“Guardi, io sono cresciuta in un quartiere storicamente di sinistra (Garbatella a Roma, ndr) e ho iniziato la mia militanza politica a scuola, in infuocate assemblee studentesche. Sono abituata al confronto politico, anche a quello più aspro. Quello che mi è dispiaciuto in questi anni è stato vedere che, pur di colpire me e questo governo, alcune persone senza scrupoli non abbiano avuto alcuna remora a mettere in mezzo la mia famiglia, mia sorella, il padre di mia figlia, addirittura mia figlia. Quasi sempre senza ragione, in una strategia di banale character assassination. L’altra cosa che mi colpisce è che troppe volte sono stata oggetto di attacchi sessisti vergognosi, nel silenzio e nell’indifferenza di quelli che si riempiono la bocca dei diritti delle donne. Mi verrebbe da dire che ormai ci sono abituata ma non voglio dirlo, perché non bisogna abituarsi a cose di questo genere. Non per me ma perché non è giusto, non è accettabile, non dobbiamo rassegnarci a questo imbarbarimento”.

Perché a suo parere la narrazione sullItalia allestero è così diversa da quella che viene fatta dai media italiani?

“Sono molto orgogliosa di essere riuscita a capovolgere la narrazione sull’Italia all’estero. Sui media di tutto il mondo, anche su quelli tradizionalmente di sinistra, oggi l’Italia viene considerata un sinonimo di affidabilità e viene lodata per la sua stabilità e per i risultati ottenuti, dall’economia all’immigrazione. Rientra nel gioco democratico il fatto che l’opposizione in Italia enfatizzi le cose che non vanno e non parli dei successi conseguiti. Non lo reputo un problema, penso anzi che sia uno sprone a fare sempre meglio”.

Eppure c’è chi sostiene ci sia un problema di libertà di stampa in Italia.

“La libertà di stampa è una cosa troppo seria e preziosa per essere sminuita con la propaganda politica.”

In che senso?

“L’Italia ha bravi e agguerriti giornalisti, e una moltitudine di liberi organi di stampa, che sanno fare benissimo il proprio lavoro e che per fortuna non si risparmiano negli attacchi a me e a questo governo. Chiunque legga i giornali e accenda la televisione sa bene che non mancano le voci critiche nei confronti del governo. Anche, giustamente, sulla televisione pubblica. Del resto abbiamo sempre detto che non avremmo sostituito un’egemonia di destra a quella radicata della sinistra e continueremo su questa linea: garantire spazi di libertà a tutti, anche a chi non ha mai potuto esprimere le proprie qualità o competenze perché non aveva la tessera giusta in tasca e non frequentava i salotti più in, quando cioè in Italia un problema di pluralismo c’era davvero ma, ovviamente, non si poteva dire”.

Molti dei ragazzi che voteranno per la prima volta alle prossime elezioni si informano solo sui social. Quanto contano le piattaforme digitali nella formazione del consenso?

“Tantissimo, ovviamente. È importante che la sacrosanta lotta alla disinformazione e alle interferenze straniere nelle nostre democrazie non si trasformi in un indottrinamento a senso unico e in una censura delle opinioni non allineate. Apprezzo molto il nuovo impegno delle principali piattaforme a rivedere algoritmi e modalità di verifica dei contenuti, la libertà di espressione deve essere garantita. A maggior ragione in un tempo in cui l’intelligenza artificiale ci pone di fronte a sempre nuove sfide, che riguardano certamente il mondo del lavoro ma anche quello dell’informazione e della comunicazione”.

Ricordando la morte del militante del Fronte della Gioventù Sergio Ramelli, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha parlato di nuovi ‘fuocherelli’ da spegnere prima che divampino. Ha anche lei questo timore?

“Sì. Anch’io nel mio messaggio per i 50 anni dalla morte di Sergio Ramelli, ho messo in guardia soprattutto i più giovani dai seminatori di odio e dai cattivi maestri che, ieri come oggi, giustificano la violenza e la sopraffazione come strumenti di lotta politica. Ci sono preoccupanti segnali di un nuovo odio e di una nuova intolleranza, per ora confinati a minoranze rumorose, ma che non devono essere mai sottovalutate. Ne sono recenti esempi gli insulti antisemiti alla senatrice Liliana Segre, a cui rinnovo la mia solidarietà, così come le aggressioni ripetute alle forze dell’ordine e ai giovani militanti di destra nelle scuole e nelle università”.

Gianfranco Fini disse Tutti i democratici sono antifascisti ma non tutti gli antifascisti sono democratici”. Oggi più che mai?

“Si, storicamente è stato così ed è così anche oggi. È per questo che rifuggo dall’utilizzo strumentale della categoria dell’antifascismo, che purtroppo storicamente non si manifestò soltanto nell’opposizione alla dittatura”.

Si spieghi meglio.

“Oggi il vero discrimine è tra chi difende libertà e democrazia a tutte le latitudini e chi invece lo fa solo a corrente alternata. Da molto tempo a destra non c’è nessun imbarazzo a condannare ogni forma di dittatura e di violenza politica, cosa che purtroppo la sinistra non riesca ancora a fare, invocando una serie di distinguo molto preoccupanti”.

Come risponde all’appello di Pier Ferdinando Casini che, nel solco dell’insegnamento di papa Francesco, le chiede di occuparsi subito delle condizioni pesanti dei detenuti?

“Mi hanno molto colpito le parole di papa Francesco quando all’uscita della sua ultima visita a un carcere ha detto che, ogni volta che vede dei carcerati, pensa “perché loro e non io”. Non dobbiamo mai perdere la nostra umanità nei confronti di chi ha sbagliato e sta scontando una pena. Certamente le condizioni carcerarie ci preoccupano, abbiamo ereditato una situazione pesante sia per i detenuti che per gli agenti di polizia penitenziaria a cui stiamo cercando di porre rimedio con interventi straordinari e un nuovo piano di edilizia carceraria. Non ho mai creduto che la strada per ridurre il sovraffollamento siano indulti e svuotacarceri. Uno Stato giusto adegua la capienza alle necessità, non i reati al numero di posti disponibili. Servono misure strutturali per ampliare gli spazi a disposizione, e per migliorare le condizioni carcerarie, ed è quello che stiamo facendo. Il piano del Governo è di arrivare alla fine della legislatura con una capienza nelle carceri aumentata di almeno settemila unità, ma fermo restando che occorre trovare le risorse il mio intendimento sarebbe di arrivare a 10 mila, cioè ai posti medi mancanti secondo le statistiche degli ultimi anni”.

Il presidente Mattarella in occasione del primo maggio, ha ricordato che i salari bassi sono una grande questione per il nostro paese. Cosa può e intende fare il governo per dare una risposta alle famiglie che, sempre per citare il capo dello Stato, non reggono” laumento del costo della vita?

“Ho visto l’intervento del Presidente Mattarella e non ho sentito quelle parole, anche se sono state riportate da alcuni organi di stampa. Il Presidente della Repubblica ha giustamente ricordato che l’Italia si distingue per una dinamica salariale negativa nel lungo periodo, anche se dal 2024 si assiste ad una ripresa. Abbiamo molto terreno da recuperare, ma sono particolarmente fiera del fatto che questo governo sia riuscito ad imprimere un cambio di rotta”.

Ovvero?

“Fin dall’inizio del mandato abbiamo lavorato per sostenere i redditi più bassi, segnatamente quelli da lavoro. Lo abbiamo fatto con la stabilizzazione del taglio del cuneo fiscale, con i bonus bollette, con gli sgravi fiscali alle aziende che assumono donne, giovani, ex percettori di reddito e disoccupati di lungo corso. I dati sull’occupazione ci dicono che dall’inizio del nostro governo abbiamo avuto un milione di nuovi posti di lavoro, in gran parte a tempo indeterminato e con un record per l’occupazione femminile. Abbiamo rinnovato molti contratti pubblici, non ultimi quelli della scuola e del comparto sicurezza e difesa e stiamo esercitando la nostra moral suasion per i contratti privati ancora bloccati. Stiamo anche procedendo con una legge storica che introdurrà la partecipazione dei lavoratori agli utili di impresa. Insomma, la strada è tracciata e continueremo in questa direzione, ma un gap pluridecennale non si risolve in due anni. E se chi oggi accusa noi avesse fatto qualcosa quando governava, non avremmo ereditato una situazione così compromessa”.

Spostiamoci sulla politica estera: come giudica i primi 100 giorni del nuovo presidente degli Stati Uniti i Donald Trump? Si aspettava questo terremoto nelle relazioni internazionali?

“L’affermazione del principio America First non era solo uno slogan elettorale che i cittadini americani hanno premiato, ma un programma politico su cui per quattro anni hanno lavorato i principali think tank repubblicani. Quindi, in generale, non mi ha sorpreso. Soltanto gli ingenui si sorprendono quando in politica estera una nazione difende i propri interessi. Per di più, una tendenza più self Made, era già avviata con le precedenti amministrazioni, anche democratiche. Noi siamo determinati a far valere i nostri interessi, nel solco della tradizionale amicizia che ci lega agli USA, con lealtà ma senza subalternità. L’ultimo frutto di queste buone relazioni è ad esempio l’annuncio di Trump di voler ripristinare il Columbus Day, una festa tanto cara alla comunità italoamericana, che negli ultimi anni ha subito un vergognoso attacco ideologico nel nome della cancel culture. A nome degli italiani ringrazio il Presidente degli Stati Uniti per questa scelta”.

Sui dazi lei ha spiegato che non sono ancora maturi i tempi per un incontro tra Trump e lUnione europea. Lei si è detta contraria ai contro-dazi, quale dovrebbe essere la risposta dellEuropa?

“Il confronto sta andando avanti a livello tecnico e sono contenta se il mio incontro con Trump è servito a favorire le condizioni politiche per l’avvio di un dialogo più concreto. L’Italia lavora per avvicinare le due sponde dell’Atlantico, perché crediamo nell’Occidente come sistema di valori, di alleanze internazionali e di relazioni economico-commerciali. È quello che nell’incontro alla Casa Bianca ho sintetizzato con il motto “Make the West great again”. Le nostre posizioni come Unione Europea devono naturalmente partire dalla difesa degli interessi dei nostri cittadini, senza mai dimenticare che soltanto insieme, Europa e America, potremo essere forti in uno scenario globale sempre più complesso. Il fatto di essere stata criticata, nel giro di poche settimane e dalle stesse persone, per essere stata prima troppo vicina a Trump e poi troppo lontana durante i funerali di Papa Francesco, significa che quelle persone sono molto confuse ma anche che, evidentemente, il legame con gli USA era ed è imprescindibile. Come abbiamo sempre detto noi”.

Esistono margini per difendere gli interessi specifici italiani?

“L’Italia è una delle principali nazioni esportatrici al mondo, e ci giochiamo palmo a palmo con altre importanti Nazioni il quarto gradino di Paese esportatore a livello planetario. Sono orgogliosa di questi risultati raggiunti, non a caso durante il nostro governo, che sta sostenendo il nostro export con forza anche aprendo nuovi mercati, da ben prima di Trump. Un commercio globale non solo aperto ma anche equo, nell’interesse nazionale italiano. La determinazione dei dazi spetta alla Commissione Ue ma di certo con gli USA, così come con gli altri partner internazionali, lavoriamo per rilanciare investimenti e progetti comuni, nei quali le aziende italiane possano avere un grande spazio”.

Come definirebbe il suo rapporto con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen?

“Abbiamo ormai una collaborazione consolidata e un rapporto di stima ispirato alla risoluzione dei problemi e anche alla massima franchezza. Sono molto soddisfatta del fatto che, già nello scorso mandato e ovviamente anche in questo, la Commissione abbia accolto molte proposte dell’Italia, dalla rimodulazione del Pnrr alle politiche migratorie, su cui ormai parliamo una lingua molto simile e molto diversa dal passato. Quando abbiamo avuto visioni differenti, come avvenuto di recente quando ho sostenuto con forza che gli investimenti nella difesa europea non dovessero esaurirsi al tema armi ma affrontare la sicurezza dei cittadini in tutti i suoi aspetti, le abbiamo fatte valere con buoni risultati. È quello che cerco di fare con tutti gli interlocutori internazionali. Ora credo serva un passo avanti nella rimodulazione del Green Deal, affinché non rappresenti più un fardello sulla competitività delle nostre imprese. Temi emersi anche al congresso del Ppe e su cui dobbiamo lavorare spediti”.

E con il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron?

“Rappresentiamo due grandi nazioni europee, amiche e confinanti, con tanti interessi comuni ma anche una sana competizione in molti settori. Rappresentiamo anche due famiglie politiche che hanno sensibilità culturali diverse. I nostri rapporti sono figli di tutte queste sfumature, ma ormai anche di una consuetudine che ci porta a collaborare su tanti dossier. Come forse si è capito, io nei rapporti internazionali ho un approccio molto pragmatico, bado ai risultati concreti e in diversi campi, Italia e Francia, si trovano alleate”.

Con il prossimo cancelliere tedesco Friedrich Merz ha già avuto occasioni di confronto?

“Ci siamo incontrati prima delle elezioni che lo hanno visto vincitore. E ci siamo sentiti in queste settimane. Faccio i migliori auguri a lui e al suo governo. Ho letto alcune sue dichiarazioni al congresso del Ppe sui temi della competitività e del Green Deal e le ho molto condivise. Sono certa che lavoreremo bene insieme”.

Con la Gran Bretagna del premier laburista Keir Starmer è riuscita ad instaurare un rapporto pare altrettanto proficuo di quello che aveva con Sunak? Cosa vi unisce, pur avendo orientamenti politici distanti?

“Ho trovato un premier pragmatico che non ha esitato ad avviare un lavoro comune con noi. Lo facciamo sui temi della difesa, perché naturalmente non si può pensare a un forte sistema di difesa euroatlantica senza il Regno Unito. E lo facciamo sul contrasto all’immigrazione irregolare, superando le differenze politiche di partenza. Anche se devo dire che un numero sempre maggiore di governi anche di sinistra condividono questo approccio, abbandonando progressivamente l’ideologia dell’immigrazione incontrollata”.

Dazi, S&P taglia stime Pil globale al 2,7%: Usa +1,5%, Italia +0,5%

Milano, 2 mag. (askanews) – S&P taglia le stime di crescita globale a seguito della guerra dei dazi innescati dall’amministrazione Trump. In particolare, il Pil globale è stato rivisto al 2,7% (-0,3 pp rispetto alle ultime previsioni di marzo), con Usa all’1,5% (-0,5 pp), Cina al 3,5% (-0,6 pp) ed eurozona al +0,8% (-0,1 pp). In Europa, il Pil della Germania è stato rivisto al ribasso al +0,1% (-0,2 pp), quello dell’Italia al +0,5% (-0,1 pp). Stabili rispetto a marzo le previsioni per Francia (+0,7%) e Spagna (+2,6%), mentre il Pil Uk è stato rivisto al rialzo al +0,9% (+0,1 pp).

“I dazi del 2 aprile e le loro conseguenze ci hanno indotto a ridurre le nostre previsioni di crescita del Pil rispetto al nostro ultimo round sulle condizioni del credito di fine marzo”, si legge nell’ultimo rapporto dell’agenzia di rating. “Un cambiamento sismico e incerto nella politica commerciale degli Stati Uniti ha scosso i mercati, alimentando il timore di un rallentamento economico globale”. S&P ribadisce che “non ci sono vincitori in uno scenario di intensificazione delle politiche protezionistiche”.

“Molte cose sono cambiate dal nostro precedente giro di previsioni di fine marzo: il 2 aprile l’amministrazione statunitense ha annunciato un inatteso e forte aumento dei dazi doganali”, si legge. S&P ha quindi di nuovo rivisto al ribasso le proprie previsioni di crescita del Pil per la maggior parte dei Paesi e al rialzo le stime di inflazione per gli Stati Uniti. L’agenzia di rating “prevede un rallentamento significativo della crescita, ma al momento non si attende una recessione statunitense”, si legge nel report.

“L’aumento dei dazi da parte degli Stati Uniti, le ritorsioni da parte dei partner commerciali, le concessioni in corso e la conseguente turbolenza dei mercati rappresentano uno shock al sistema, con impatti concentrati sulla fiducia e sulla formazione dei prezzi”, spiega S&P. “L’economia reale ne sarà sicuramente influenzata, ma resta da capire in quale misura. I rischi per lo scenario di base restano fortemente orientati al ribasso, data la possibilità che l’impatto dello shock dei dazi sull’economia reale risulti più ampio del previsto. Anche la configurazione di lungo periodo dell’economia globale, e il ruolo degli Stati Uniti al suo interno, appare oggi più incerta”.

Le previsioni riviste contengono le seguenti ipotesi: un dazio lineare del 10% sulle importazioni da tutti i partner commerciali degli Stati Uniti, come annunciato il 2 aprile, ma non le tariffe specifiche per Paese, che sono state sospese per 90 giorni; dazi del 25% sulle importazioni di auto, acciaio, alluminio, prodotti farmaceutici e semiconduttori; sono inclusi i dazi aumentati tra Stati Uniti (145% sulle importazioni cinesi) e Cina (125% sulle importazioni statunitensi), al netto dell’esclusione per le importazioni di elettronica negli Usa.

Cinema, Timothée Chalamet riceverà il David di Donatello Speciale

Milano, 2 mag. (askanews) – Timothée Chalamet riceverà il David Speciale nel corso della 70ª edizione dei Premi David di Donatello. Il riconoscimento sarà assegnato mercoledì 7 maggio nell’ambito della cerimonia di premiazione in diretta, in prima serata su Rai 1, dagli studi di Cinecittà e trasmessa in 4K (sul canale Rai4K, numero 210 di Tivùsat). La conduzione dell’edizione 2025 è affidata a Elena Sofia Ricci e Mika. La serata sarà in diretta anche su Rai Radio2 – con la conduzione di Carolina Di Domenico e Claudio Santamaria – e sarà disponibile sulla piattaforma di RaiPlay.

“Le radici europee e l’educazione americana fanno di Timothée Chalamet uno dei protagonisti oggi più imprevedibili e talentuosi del cinema internazionale, in grado di proporsi allo stesso tempo come interprete d’autore e star capace di generare tendenze e stili – ha dichiarato Piera Detassis, Presidente e Direttrice Artistica dell’Accademia del Cinema Italiano – L’Accademia è felice di attribuirgli il David Speciale, che vuol essere il riconoscimento al grande attore di film di qualità e innovativi, e, insieme, al protagonista globale. È importante per noi ricordare come la sua affermazione sulla scena mondiale sia avvenuta proprio grazie a un meraviglioso film italiano, Chiamami col tuo nome, di uno dei nostri registi più apprezzati a livello internazionale, Luca Guadagnino. Incroci indispensabili e assolutamente contemporanei di culture e di visioni, un connubio che il David di Donatello è lieto di celebrare”.

Tra i riconoscimenti già annunciati della 70ª edizione dei Premi David di Donatello, il David alla Carriera a Pupi Avati, il David Speciale a Ornella Muti, il David dello Spettatore a Diamanti di Ferzan Özpetek e il David come Miglior Film Internazionale ad Anora di Sean Baker.

Rsf su libertà stampa: Italia scende al 49esimo posto

Roma, 2 mag. (askanews) – L’Italia arretra nel World Press Freedom Index 2025 pubblicato da Reporter Sans Frontières (RSF), scendendo al 49esimo posto su 180 Paesi, tre posizioni più in basso rispetto al 2024. Il punteggio complessivo del nostro Paese cala da 69,8 a 68,01 su 100, con criticità evidenziate nei settori politico, economico e sociale.

Secondo RSF, a pesare sul peggioramento sono l’ingerenza crescente della politica nei media pubblici: viene citata la cosiddetta “legge bavaglio”, che limita la pubblicazione di atti giudiziari, di pari passo con l’aumento delle pressioni economiche sui giornalisti, tra tagli, concentrazione della proprietà editoriale e precarietà diffusa.

L’indicatore politico cala a 58,69 punti, quello economico a 50,32, mentre l’indice sociale scende a 67,22, conseguenza secondo il rapporto Rsf di una persistente polarizzazione e di frequenti attacchi verbali e fisici ai giornalisti, spesso durante manifestazioni pubbliche. Nonostante il buon punteggio in materia di sicurezza (89,41 punti), il rapporto richiama il peso delle organizzazioni mafiose, in particolare nel Sud Italia, che continuano a intimidire, minacciare e talvolta aggredire fisicamente i giornalisti che si occupano di criminalità organizzata e corruzione. RSF ricorda che oltre 20 giornalisti vivono sotto scorta per aver ricevuto minacce o subito aggressioni legate a inchieste su mafia e corruzione.

Restano stabili invece gli indicatori legislativi (74,40) e quelli legati alla sicurezza, ma RSF evidenzia come la criminalizzazione della diffamazione e l’uso strumentale delle SLAPP (cause temerarie) continuino a rappresentare un freno per l’informazione libera e indipendente.

Dazi, S&P taglia le stime del Pil globale al 2,7%: Usa +1,5%, Italia +0,5%

Milano, 2 mag. (askanews) – S&P taglia le stime di crescita globale a seguito della guerra dei dazi innescati dall’amministrazione Trump. In particolare, il Pil globale è stato rivisto al 2,7% (-0,3 pp rispetto alle ultime previsioni di marzo), con Usa all’1,5% (-0,5 pp), Cina al 3,5% (-0,6 pp) ed eurozona al +0,8% (-0,1 pp). In Europa, il Pil della Germania è stato rivisto al ribasso al +0,1% (-0,2 pp), quello dell’Italia al +0,5% (-0,1 pp). Stabili rispetto a marzo le previsioni per Francia (+0,7%) e Spagna (+2,6%), mentre il Pil Uk è stato rivisto al rialzo al +0,9% (+0,1 pp).

“I dazi del 2 aprile e le loro conseguenze ci hanno indotto a ridurre le nostre previsioni di crescita del Pil rispetto al nostro ultimo round sulle condizioni del credito di fine marzo”, si legge nell’ultimo rapporto dell’agenzia di rating. “Un cambiamento sismico e incerto nella politica commerciale degli Stati Uniti ha scosso i mercati, alimentando il timore di un rallentamento economico globale”. S&P ribadisce che “non ci sono vincitori in uno scenario di intensificazione delle politiche protezionistiche”.

Governo, Meloni: voglio ricandidarmi con programma tutto realizzato

Roma, 2 mag. (askanews) – “Voglio realizzare per intero il programma del Centrodestra e potermi ripresentare agli elettori dicendo la cosa più banale su cui i politici andrebbero giudicati: ve lo avevamo promesso, lo abbiamo fatto”. Lo scrive su X la presidente del Consiglio Giorgia Meloni postando un’intervista all’agenzia AdnKronos in cui risponde alla domanda “Alla fine dei 5 anni per quali risultati vuole che il suo governo venga ricordato?”.

Secondo la premier la promessa su cui lei dovrà essere giudicata dagli elettori “vale per l’economia, per l’immigrazione, per la sicurezza, per il sostegno alla famiglia, per le riforme istituzionali, per la politica estera. E vale per il lavoro, perché vogliamo essere ricordati come il Governo che ha aumentato il lavoro, ridotto il precariato e messo al centro la sicurezza sul posto di lavoro. Proprio su questo sono fiera che il Governo abbia reperito, insieme all’Inail, ulteriori 650 milioni su questo tema, che sommati ai 600 milioni già previsti quest’anno, portano a oltre un miliardo e 250 milioni la dotazione disponibile. Ci confronteremo l’8 maggio con le parti sociali per discutere delle proposte del governo e ascoltare quelle che ci verranno sottoposte”.

Scossone politico nel Regno Unito: a Reform Uk di Farage un seggio laburista

Roma, 2 mag. (askanews) – Il partito populista e anti-immigrati di Nigel Farage, Reform Uk, è ampiamente in testa alle elezioni comunali nel Regno Unito ed è riuscito a conquistare un seggio parlamentare strappandolo al Partito Laburista vincendo per appena sei voti le elezioni comunali nel distretto di Runcorn, nell’area di Liverpool. Secondo i risultati ufficiali, le suppletive nella circoscrizione di Runcorn e Helsby, l’unica che metteva in palio un seggio parlamentare dopo le dimissioni del precedente rappresentante laburista, sono state vinte da Sarah Pochin sulla candidata Labour, Karen Shore, un successo seppur risicato che, per la stampa britannica, rappresenta una battuta d’arresto per il premier Keir Starmer, impattando anche sui Tory di Kemi Badenoch.

Questa vittoria “ispirerà il resto del Paese”, ha commentato Pochin, secondo la quale Reform Uk ha fatto la storia anche grazie a Farage, definito un “grande leader”. “E’ stata una notte grandiosa per Reform Uk, uno o due elezioni a sindaco perse per poco, ma una notte grandiosa”, ha commentato lo stesso Farage, dopo la vittoria di Pochin, che ha ottenuto il 38,7% delle preferenze, registrando il 20% in più rispetto alle ultime elezioni.

Ieri, gli elettori britannici hanno votato per aggiudicare 1.641 seggi degli enti locali, una piccola percentuale sui circa 17.000 complessivi. Reform Uk ha conquistato decine di seggi in consiglio sia tra i laburisti che tra i conservatori. Dopo l’arrivo dei risultati da 141 circoscrizioni, il partito di Farage ha ottenuto finora circa il 39% dei voti, con 11 punti di vantaggio sui Conservatori. A Reform Uk andrebbero così 79 seggi, più di qualsiasi altro partito.Il voto, al momento, registra un crollo proprio dei Tory, che sono riusciti a difenere solo 37 dei 99 seggi in loro possesso. I laburisti del premier Starmer invece hanno conquistato 11 seggi, perdendone due rispetto al 2021. “Abbiamo condotto una campagna elettorale forte. I due partiti principali temono i risultati più di noi”, ha dichiarato Farage, confermando la sua intenzione di “distruggere il sistema bipartitico”.

Il dato politico di fondo è che con questa vittoria, Reform UK entra in Parlamento con un quinto deputato e punta a rafforzare ulteriormente la propria presenza alle prossime elezioni generali, facendo leva sul crescente malcontento popolare e sull’erosione dei consensi sia del Labour che dei Conservatori.

Maltempo, verso il picco di caldo, ma temporali nel weekend

Roma, 2 mag. (askanews) – Ci aspetta un weekend con temperature estive in tutta Italia, ma l’instabilità atmosferica è dietro l’angolo. Dopo un avvio di Maggio caratterizzato da un’ondata di caldo africano, si prevede un brusco cambiamento a partire da domenica 4 maggio, con l’arrivo di temporali e il rischio di grandinate.

Antonio Sanò, fondatore del sito www.iLMeteo.it comunica che l’inizio del weekend sarà segnato da una forte pulsazione dell’anticiclone africano. Questo porterà non solo stabilità atmosferica e sole, ma anche un aumento significativo delle temperature. Sabato 3 e domenica 4 maggio si prevedono punte massime tra i 28 e i 31°C in molte città italiane. Il caldo si farà sentire in particolare nelle pianure del Nord, al Centro, in Puglia e nelle due Isole Maggiori, con un’atmosfera che ricorderà quella estiva: su alcuni angoli delle regioni meridionali si potranno raggiungere picchi fino a 34°C.

Tuttavia, l’alta pressione non sarà duratura. Già da domenica 4 maggio, correnti fresche e instabili provenienti dal Nord Europa inizieranno a farsi sentire. Questo causerà, tra il pomeriggio e la sera, lo sviluppo di imponenti celle temporalesche. I primi temporali interesseranno le Alpi, per poi estendersi rapidamente alle pianure di Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Qualche fenomeno piovoso potrebbe raggiungere anche Liguria, Toscana e alto Lazio.

A causa del forte contrasto tra le masse d’aria diverse – le correnti fresche in arrivo e il caldo preesistente – e l’elevata energia potenziale in gioco, non si esclude il rischio di grandinate localizzate. In sintesi, ci aspetta un weekend di caldo e sole, ma è bene prepararsi a un cambio repentino del tempo con l’arrivo dei temporali.

Venerdì 2. Al Nord: sole e caldo in ulteriore aumento. Al Centro: soleggiato, caldo in ulteriore aumento. Al Sud: bel tempo prevalente, caldo in aumento.

Sabato 3. Al Nord: sole e caldo. Al Centro: cielo sereno o poco nuvoloso. Al Sud: sole e caldo.

Domenica 4. Al Nord: nubi in aumento, rovesci sui settori alpini e prealpini. Al Centro: dapprima soleggiato, peggiora entro sera sul versante tirrenico. Al Sud: piogge sparse entro sera su Sicilia e Calabria.

TENDENZA: impulso perturbato in azione sull’Italia, avvio di settimana con forte maltempo specie al centro-nord.

Lavoro, l’Istat: a marzo la disoccupazione sale al 6%, per i giovani al 19%

Roma, 2 mag. (askanews) – A marzo il tasso di disoccupazione sale al 6% (+0,1 punti), quello giovanile al 19% (+1,6 punti). E’ la stima provvisoria dell’Istat.

L’aumento delle persone in cerca di lavoro (+2,1%, pari a +32mila unità) si osserva soltanto per gli uomini e i minori di 50 anni d’età.

Il calo degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,1%, pari a -11mila unità) coinvolge gli uomini e i 35-49enni a fronte di un aumento tra le donne e nelle altre classi d’età, con l’eccezione dei 15-24enni che registrano una stabilità. Il tasso di inattività è invariato al 32,9%.

Kiev: "Intesa storica con Usa" sui minerali. Ecco cosa prevede

Roma, 2 mag. (askanews) – Kiev e Washington hanno firmato “un accordo minerario storico sull’uso congiunto delle risorse ucraine con gli Stati Uniti”. E’ questa la valutazione del capo dell’Ufficio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Mikhailo Podolyak, dopo che le due parti hanno ufficializzato l’intesa sulle terre rare e altre risorse ucraine. “Questo risultato strategico conferma che l’Ucraina si è letteralmente guadagnata il diritto di parlare alla pari con le superpotenze”, ha scritto su X, aggiungendo che il testo non prevede alcun “debito”, “alcun obbligo di compensazione per il costo dei precedenti aiuti militari statunitensi”. Secondo quanto affermato da Podolyak, inoltre, “le severe richieste delle precedenti bozze di accordo sono state respinte con successo”. Il funzionario ucraino ha quindi confermato un orizzonte temporale di “10 anni per la ripresa” del Paese, con “tutti i profitti derivanti dagli investimenti” che “saranno reinvestiti in Ucraina almeno fino al 2034” e “miliardi” di dollari destinati “allo sviluppo infrastrutturale e tecnologico”.

L’accordo è stato raggiunto nella tarda serata di mercoledì, dopo settimane di tese trattative che hanno temporaneamente bloccato gli aiuti di Washington a Kiev. L’Ucraina è riuscita a ottenere condizioni più favorevoli dagli Stati Uniti prima di firmare l’intesa sui minerali. Kiev ha infatti convinto il presidente Trump ad abbandonare alcune delle sue richieste chiave, ma non è riuscita a includere le garanzie di sicurezza americane nell’accordo. Dalla capitale ucraina hanno quindi pubblicizzato il documento finale come una partnership paritaria tra Kiev e Washington, un netto cambiamento rispetto ad alcune delle bozze precedenti, descritte dal presidente Volodymyr Zelensky, come una richiesta degli Stati Uniti di “vendere il Paese”. L’accordo firmato, visionato dalla Cnn, sembra effettivamente essere più favorevole all’Ucraina rispetto ad alcune delle versioni precedenti. Zelensky ha dichiarato ieri che la firma dell’accordo sui minerali è stata “il primo risultato dell’incontro in Vaticano”. “Il presidente Trump e io abbiamo sfruttato al massimo ogni minuto del nostro tempo. Ne sono grato”, ha detto. Ecco i punti principali dell’intesa.

AIUTI

Fondamentalmente, l’accordo non prevede che Kiev rimborsi gli Stati Uniti per gli aiuti già ricevuti – una concessione fondamentale da parte di Trump, che da tempo inquadra l’intesa come un “rimborso” da parte dell’Ucraina agli Stati Uniti. Inizialmente Washington aveva chiesto una quota di 500 miliardi di dollari delle terre rare e di altri minerali ucraini in cambio degli aiuti già forniti a Kiev. Quando Zelensky ha respinto l’idea, Trump lo aveva definito “un dittatore”.

Al contrario, l’accordo siglato mercoledì prevede che la futura assistenza militare americana all’Ucraina sarà considerata parte degli investimenti statunitensi in un fondo congiunto per la ricostruzione, che verrà utilizzato per investire nelle risorse naturali dell’Ucraina. Una impostazione comunque senza obblighi messi nero su bianco, ma contemporaneamente alla firma dell’accordo è arrivato il via libera dell’amministrazione americana a forniture di armamenti per almeno 50 milioni di dollari.

RISORSE NATURALI

L’accordo conferisce agli Stati Uniti diritti preferenziali, ma non esclusivi, sull’estrazione mineraria in Ucraina e stabilisce che Kiev avrà l’ultima parola su cosa e dove verrà estratto. L’Ucraina manterrà inoltre la proprietà del sottosuolo. “Tutte le risorse sul nostro territorio e nelle nostre acque territoriali appartengono all’Ucraina. È lo Stato ucraino a determinare dove e cosa estrarre”, ha dichiarato la ministra dell’Economia ucraina Yulia Svyrydenko, che ha firmato l’accordo a nome del suo Paese. E sebbene Trump abbia definito l’accordo un’intesa sulle “terre rare”, esso va ben oltre, includendo altre risorse naturali come petrolio, gas naturale, oro e rame.

RISORSE ESISTENTI E NUOVI PROGETTI

L’accordo è limitato ai nuovi progetti, il che significa che Stati Uniti e Ucraina dovranno investire per ottenere profitti. Sono escluse le attività minerarie esistenti che già generano entrate per il governo ucraino. Questa clausola mette in discussione i benefici dell’accordo per gli Stati Uniti. Sebbene l’Ucraina disponga di ingenti riserve di diversi materiali preziosi, il processo per estrarne alcuni è costoso e tecnicamente difficile. Gavin Mudd, direttore del Critical Minerals Intelligence Centre presso il British Geological Survey, ha dichiarato all’organizzazione no-profit Science Media Center che la produzione di alcuni minerali, come titanio, litio o grafite, potrebbe essere realizzata rapidamente, se le regioni in cui si trovano i giacimenti fossero sicure. “Tuttavia, nel caso delle terre rare, ci vorranno anni per aumentare la capacità produttiva”, ha detto. “Saranno necessari studi per valutare e determinare il modo migliore per estrarre i giacimenti, processare i minerali e produrre un concentrato ricco, e sarà necessaria una nuova raffineria per produrre metalli e ossidi ad alta purezza da utilizzare in numerose tecnologie. Tutto ciò si accompagna alla necessità di estrarre effettivamente i minerali”.

Il TONO DEL TESTO: LA RUSSIA E’ L’AGGRESSORE

A vantaggio dell’Ucraina, l’accordo adotta anche un linguaggio forte sulla guerra con la Russia. Indica Mosca come aggressore nel conflitto, discostandosi da alcune delle precedenti dichiarazioni di Trump sulla responsabilità dell’Ucraina e di Zelensky per la guerra. L’accordo definisce inoltre l’obiettivo di “un’Ucraina pacifica, sovrana e resiliente” – un passo notevole rispetto alle affermazioni di Trump di inizio anno, secondo cui “un giorno l’Ucraina potrebbe essere la Russia”.

GARANZIE UE

L’accordo mantiene aperta la porta a una potenziale futura adesione dell’Ucraina all’Unione Europea, affermando che gli investimenti devono essere effettuati in conformità con gli obblighi dell’Ucraina in quanto Stato candidato all’Ue. L’intesa aggiunge che, se l’Ucraina dovesse aderire all’Unione in futuro, questo accordo verrebbe rinegoziato “in buona fede”. Kiev ha invece abbandonato la sua richiesta fondamentale che gli Stati Uniti forniscano garanzie di sicurezza nell’ambito di questo accordo. È stata proprio questa richiesta a portare al fallimentare incontro tra Zelensky e Trump nello Studio Ovale a febbraio.

LA VALUTAZIONE USA

I termini dell’accordo dimostrano anche che gli Stati Uniti si sono assicurati una serie di vantaggi. Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent lo ha definito una “partnership economica storica”, affermando in una dichiarazione che “segnala chiaramente alla Russia che l’amministrazione Trump è impegnata in un processo di pace incentrato su un’Ucraina libera, sovrana e prospera a lungo termine”. L’accordo specifica che i guadagni e gli altri pagamenti effettuati nell’ambito dell’intesa saranno esenti da imposte e non soggetti ad alcun prelievo o dazio da parte dell’Ucraina.

Conclave, prove di fumata sulla Sistina. Montato comiglolo

Città del Vaticano, 2 mag. (askanews) – Una squadra di Vigili del fuoco dello Stato della Città del Vaticano è in questo momento sul tetto della Cappella Sistina intenta nei lavori di montaggio del comiglolo che servirà per le fumate durante il Conclave che si aprirà il 7 maggio per l’elezione del nuovo pontefice.

In mattinata, da quanto si apprende, saranno anche effettuate alcune prove per le stesse fumate che, come noto saranno di colore nero o bianco in corrispondenza della non elezione o dell’elezione del Pontefice.

Tajani, il doppio volto dell’europeista: tra Bruxelles e Roma vince l’ambiguità

Al congresso del PPE di Valencia, chiuso da pochi giorni, Antonio Tajani è stato riconfermato vicepresidente del partito. Un tributo alla sua lunga militanza nel campo del moderatismo europeo e alla sua coerente difesa dell’Ucraina contro l’aggressione russa. Meriti, questi, che nessuno contesta. Anzi, rappresentano la parte migliore del suo impegno pubblico.

E tuttavia, proprio quando il Partito popolare europeo avrebbe bisogno di una guida salda e coerente, Tajani rappresenta un paradosso difficile da giustificare. Non è solo questione del Green Deal, sul quale il leader di Forza Italia ha espresso l’auspicio di una “correzione” che sa troppo di scetticismo destrorso: la vera anomalia sta nei suoi rapporti con la destra italiana e, per riflesso, con quella europea.

Mentre la CDU tedesca chiude con nettezza alla AfD e sceglie l’alleanza con i socialdemocratici, Tajani governa in Italia fianco a fianco con Lega e Fratelli d’Italia: due partiti che, con sfumature diverse, ammiccano da anni ai sovranisti d’Europa. Salvini abbraccia Le Pen, Meloni strizza l’occhio a Orbán. È questo l’asse che sorregge il governo italiano, con Forza Italia dentro, senza distinguo né distanze. Anzi, con una lealtà che ha il sapore dell’acquiescenza.

In questo scenario, l’ambiguità di Tajani non è un dettaglio: è il segno di una certa confusione politica, mista a opportunismo, che indebolisce il PPE perché mina la credibilità del suo europeismo democratico. Il tandem Weber-Tajani sposta il baricentro popolare a destra, ben oltre il limite tracciato dalla tradizione democristiana europea. Si legittimano, così, forze che fino a ieri venivano considerate incompatibili con il progetto europeo.

Tajani parla come un europeista, ma agisce come un garante dell’unità della destra italiana, anche la più radicale. Il suo doppio volto è ormai evidente. E il PPE, se non vuole smarrire la propria vocazione originaria, dovrà scegliere se seguire la linea di centro (almeno in chiave tedesca) o quella di chi, come Tajani, predica in un modo a Bruxelles e pratica in altro modo a Roma.

La forza dell’unità sindacale per la difesa dei lavoratori

La difesa del lavoro, dei lavoratori, del ruolo delle organizzazioni sindacali sono temi che erano e restano centrali non solo per i cattolici impegnati in politica ma, semmai, per tutti coloro che hanno tra i propri obiettivi la difesa e la promozione dei ceti popolari da un lato e salvaguarda della qualità della democrazia dall’altro. Qualità della democrazia che individua proprio nel ruolo e nella mission del sindacato una delle sue ragioni centrali e decisive.

Ora, tutti noi conosciamo l’andamento delle relazioni tra le diverse sigle sindacali. E sappiamo anche che i rapporti sono sempre stati condizionati dalle singole leadership delle varie organizzazioni. Certo, lo storico sindacato rosso, ovvero la Cgil, ha sempre individuato nell’ormai collaudata “cinghia di trasmissione” con il partito di riferimento la sua ragion d’essere. Ma è altresì necessario sottolineare che grandi leader del passato della Cgil come Lama e Trentin non avevano la concezione del sindacato che oggi ha, per esempio, Landini, cioè una sorta di “partito ombra” o, meglio ancora, un luogo che raccoglie le svariate sinistre presenti nel nostro paese. Da quella radicale e massimalista della Schlein a quella estremista del trio Fratoianni/Bonelli/Salis, a quella populista dei 5 Stelle. Come conferma puntualmente, e quasi scientificamente, la concreta gestione della prossima partita referendaria, per fermarsi all’ultima occasione utile.

Come, d’altro canto, non sono lontanamente paragonabili le gestioni di Franco Marini o di Pierre Carniti alla guida della Cisl con l’attuale gestione del “sindacato bianco”.

Comunque sia, e al di là delle diverse personalità e dei molteplici stili di governo di una grande organizzazione sindacale, è indubbio che l’unità sindacale resta un caposaldo essenziale per la credibilità dell’intero sindacato nel nostro paese. E, del resto, senza un sindacato consapevolmente e responsabilmente unito è la stessa difesa delle ragioni dei lavoratori che entra in crisi. E non è un caso che, vista la posizione pregiudizialmente ideologica della Cgil, si rende di conseguenza quasi obbligatorio un dialogo differenziato con il Governo da parte del sindacato. Ben sapendo che quando prevale e persiste un pregiudizio di natura politica ogni confronto è destinato ad essere sacrificato sull’altare dell’interesse e della convenienza di natura politica.

Tocca, quindi, ai dirigenti sindacali delle altre organizzazioni intensificare tutte le iniziative finalizzate a costruire le condizioni ottimali per riavere una vera e forte unità sindacale. Seppur nella diversità politica e soprattutto culturale delle varie sigle, deve sempre prevalere una ragione superiore. E cioè, un sindacato forte e libero dai condizionamenti politici ed ideologici è in grado di confrontarsi altrettanto liberamente con il governo e le altre parti sociali puntando a risultati significativi e convincenti per le reali condizioni di vita dei lavoratori. Oltre, come ovvio, a costruire una cornice democratica complessiva che riesce a contenere le sacrosante proteste in una dimensione estranea alla violenza e ad ogni sorta di deriva populista e demagogica.

Ecco perché l’unità del sindacato è importante e decisiva. Per il futuro dei lavoratori e anche, e soprattutto, per la conservazione e il rilancio della nostra democrazia.

Franceschini, i brigatisti e la morte di spalle

Giorni fa è morto Alberto Franceschini, esponente di prima fila delle Brigate Rosse di un tempo. Pace all’anima sua, anche se tutti i protagonisti dell’epoca dovrebbero consumarsi la vita nel prendere le misure al delirio di cui furono in preda.

Per loro, tranne quelli afflitti da idiozia o ignoranza, non c’è scampo alla revisione delle loro imprese, ferma peraltro la consapevolezza di essere stati soltanto dei desolanti strumenti in mano ad altri di cui non si saprà mai. Per questo dovrebbero ancor più tormentarsi e smontare la presunzione e il super ego di cui erano afflitti.

Rileggendo i “Ritratti del coraggio, lo Stato italiano e i suoi magistrati” a cura di Stefano Amore, Nuova Scienza casa editrice, si ha un quadro impressionante dei magistrati che hanno dato la vita per difendere la loro fedeltà allo Stato e ai valori a cui hanno giurato fedeltà.

Nel libro è stata riportata la storia di 28 magistrati che dal 1960 fino al 1993 sono stati giustiziati da mano mafiosa o di terrorismo. Ciascuno di questi eroi è stato raccontato da altri colleghi magistrati che ne hanno descritto la condotta in vita oltre al carattere della persona e le qualità professionali.

In corso di lettura c’è un dato che impressiona e che costituisce un discrimine tra i morti per mafia e quelli per chi aspirava a sovvertire l’ordinamento democratico dello Stato, immaginando chissà quale rivoluzione da parte del popolo.

SI tratta di numeri che malgrado la loro aridità possono dire qualcosa e far riflettere. Su 28 figure descritte nel testo, solo 2 magistrati sono stati uccisi da uno squilibrato o per vendetta a causa di una sentenza ritenuta ingiusta.

Per il resto, ben 21 magistrati si sono mossi senza scorta, rinunciando alla protezione, così come il caso di Girolamo Tartaglione perché diceva “è come viaggiare a 150 all’ora in autostrada e se scoppia una gomma sei morto, non c’è niente che si possa fare”; un modo articolato per non esporre al pericolo il personale addetto alla sicurezza che avrebbe dovuto proteggerlo. Ancora, si contano 3 toghe che si sono semplicemente avvalse di un agente o di un autista che li conducesse al lavoro.

Delle 14 vittime di mafia o di ‘ndrangheta solo 2 sono state eliminate con colpi di mitra o lupara vilmente alla schiena. In una qualche misura anche da quelle parti si è tradito uno spietato codice d’onore.

Discorso diverso per chi è caduto per mano del terrorismo. C’è chi ha trovato la morte da azione brigatista mentre era a bordo di un autobus, come nel caso di Girolamo Minervini, o ne attendeva uno alla fermata, come accaduto a Mario Amato, giustiziato dal terrorismo nero. Si andava insomma al lavoro senza fanfare e senza auto blu, con la semplicità di qualunque uomo di strada.

Nell’elenco delle figure prese in esame dal libroin argomento, si legge che sul fronte del terrorismo Prima Linea si è distinta per 2 uccisioni, i Comunisti Combattenti per 1 assassinio al pari di Ordine Nuovo e NAR.

Menzione speciale meritano però in questa tragica scia di sangue le Brigate Rosse.

Delle 5 loro spietate esecuzioni, ben 3, oltre dunque la metà, sono state compiute facendo fuoco alle spalle del magistrato individuato come servo dello Stato e quant’altro ancora riconducibile alla retorica rozza e farneticante dell’epoca.

Hanno sparato alle spalle, sparpagliando bossoli e morte con la vigliaccheria di squallidi criminali, spargendo ovunque il loro triste fanatismo ed un odio insensato a cui si è opposta la società civile di allora.

Anni prima una canzone recitava: “Guardati alle spalle c’è qualcuno che ha un pugnale in mano per colpire te, sai come si chiama quel pugnale lì, si chiama amore…”. Non è stato l’amore ma la follia e la pochezza intellettiva e culturale ad ispirare quei rivoluzionari da strapazzo, responsabili di indecenti gesta di mattanza di uomini innocenti.

Pallottole arrivate alla schiena del bersaglio, perché quella era il codardo ardire di cui disponevano gli autori per schienarlo, per schierarsi così in più dalla parte degli infami. Ecco dunque il coraggio di quanti volevano essere i paladini di una sorta di un nuovo mondo che evidentemente sapevano descrivere unicamente di spalle, procedendo in vita, per la maggior parte, senza mai guardare in faccia il prossimo e tantomeno guardare in faccia la realtà di un Paese che li rifiutava e che non si sollevò affatto contro il potere costituito.

Lo spessore di questi rivoluzionari va tutta letta in quello che hanno combinato durante e dopo la stagione di sangue posta in essere. Senza un’arma in mano è venuta fuori ancor più tutta la inconsistenza e miseria delle loro persone. Colpisce in particolare come uno di essi, ad esempio, prima di essere arrestato in Thailandia, campava lavorando squallidamente nel mondo del porno. Non merita neanche ne sia citato il nome.

Il 1 maggio è appena stato il giorno dei Lavoratori. Non potranno festeggiarlo quei magistrati che hanno pagato con la vita la loro dedizione al lavoro. Sta a noi ricordarli con la gratitudine che meritano.

La Voce del Popolo | Il richiamo alla sobrietà delle date altrui

L’invito del governo affinché le celebrazioni del 25 aprile fossero “sobrie” appariva come una via di mezzo tra una ovvietà e un’offesa. È del tutto scontato infatti che i giorni del lutto per la scomparsa del Pontefice debbano essere improntati al rispetto del dolore collettivo.

Ma è anche assai probabile che quel richiamo alle buone maniere venuto da Palazzo Chigi voglia essere un modo, non proprio disinteressato, per derubricare i “festeggiamenti” antifascisti. Quasi che quei raduni, quei discorsi, quei cortei avessero in sé qualcosa di ludico. O di troppo divisivo. In quel richiamo alla “sobrietà” delle date altrui sembra di ravvisare una volta di più quella sorta di doppiezza con cui la nuova destra vive il passato alla vecchia maniera. Pagando l’obolo di una doverosa presa d’atto. Ma contemporaneamente insinuando il dubbio che dietro il tripudio per la liberazione del paese al tempo che fu si nasconda qualcosa d’altro. O meglio, qualcosa che appartiene solo agli “altri”.

Restiamo così ancora una volta in sospeso tra due modi antitetici di vedere le cose. Quelle di allora e tanto più quelle di oggi. Il governo non sembra rendersi conto che quel suo stare in sospeso tra i doveri e i sentimenti non giova alla sua stessa causa. E tuttavia, dato che viviamo tempi difficili, cerchiamo di prendere per il verso giusto anche l’invito alla sobrietà. A patto che diventi un vincolo per tutti. Inducendo anche la destra a darsi una misura e un contegno diversi da quelli che tende ad usare nella sua quotidiana battaglia politica.

 

Fonte – La Voce del Popolo – 30 aprile 2025

[Articolo qui riproposto per gentile concessione del direttore del settimanale della Diocesi di Brescia]

Da Valencia a Roma: dai Popolari europei una spinta a cambiare

Foto di Alexander Gresbek da Pixabay
Foto di Alexander Gresbek da Pixabay

Si è concluso l’altro ieri il congresso del Partito Popolare Europeo, tenutosi a Valencia. Nonostante il blackout che lunedì ha colpito la penisola iberica, raggi di luce politica hanno illuminato l’appuntamento cruciale che ha delineato l’assetto dei Popolari negli anni a venire. Confermato Weber, si registrano passi avanti importanti per i Paesi del Mediterraneo, con ala spagnola Dolors Montserrat, già ministra della salute in Spagna, eletta nuova segretaria generale. Il francese François Xavier Bellamy è il nuovo tesoriere. Dei 10 vicepresidenti, 4 sono del sud Europa, il portoghese Paulo Rangel, la croata Dubravka Suica, il greco Kostis Hatzidakis. Straconfermato anche Antonio Tajani, secondo nelle preferenze dietro al premio finlandese Petteri Orpo, ma primo per applausi e cori all’annuncio della rielezione.

La delegazione italiana si è contraddistinta anche per aver promosso un documento intitolato “Il patto sulla competitività del PPE per l’Europa: un nuovo impulso per occupazione e crescita”, a prima firma proprio del ministro degli esteri, che tanto successo ha riscosso tra i delegati. Alcuni, maliziosamente hanno fatto notare come l’argomento non sia stato scelto a caso e serva a controbilanciare a livello europeo quello proposto da Draghi, tanto stimato in casa PPE, a partire da Ursula, quanto temuto come competitor in una futura corsa alla successione di Sergio Mattarella. Tajani non ha perso l’occasione di marcare il territorio, continuando la tradizione di utilizzare lo scenario europeo per rinforzarsi in casa.

Ci si augura che questo percorso prosegua con coerenza e che, di conseguenza, Forza Italia sappia aprirsi per diventare quella vera forza moderata e popolare di cui l’Italia ha urgente bisogno, o che possa contribuire a guidarne il processo di creazione.

La guerra in Ucraina, il conflitto a Gaza, la questione dazi e i rapporti complessi con gli Usa, le relazioni con Cina ed India, le tensioni nel continente asiatico e le criticità in Africa e Sudamerica, l’urgenza di un’Europa forte con programmi chiari come quelli elaborati dal congresso PPE affermano di nuovo la necessità di una politica estera credibile e seria. Mai come oggi è l’agenda internazionale a dettare quella nazionale. Questo vale a maggior ragione in Italia, dove la componente leghista, storicamente vicina a Putin e che ha difeso Trump anche sui dazi, prima che cambiasse idea, sembra voler trovare ogni giorno dei nuovi motivi per mettere in discussione la posizione internazionale di Roma.

È chiaro che serva un riequilibrio che dia stabilità, non soltanto in termini numerici ma soprattutto di contenuti. Spetta, come sempre, ai moderati e popolari trovare le forme e i modi per coinvolgere società civile e allargare la base di consenso. I tempi sono già stretti.

Dopo il Canada, una riflessione per l’Italia sulle orme di Polito

Nel suo commento di ieri sul Corriere della Sera, Antonio Polito ha colto nel voto canadese un segnale da non sottovalutare: la vittoria dei liberali sui conservatori, favorita anche dalle improvvide parole di Donald Trump sull’ipotetica “annessione” del Canada agli Stati Uniti, indica che una parte significativa dell’opinione pubblica continua a credere nei valori del libero scambio, della cooperazione internazionale e della democrazia liberale.

Un viaggio in Canada – negli anni giovanili – mi ha aiutato a comprendere molto di questo (sconfinato) Paese. La bontà della sua gente, così diversa dalla “ruvidezza” di una certa America profonda. Il controllo (efficace) delle armi, un Welfare costruito sul modello europeo. Il cosmopolitismo è sostanzialmente riuscito, nelle grandi città come nei piccoli borghi. L’orientamento del nuovo governo di Ottawa verso la UE non sorprende: a giudizio di chi scrive, la ‘special relationship’ con Bruxelles appare oggi una via quasi obbligata.

Ma torniamo a Polito. «L’irruzione di Trump sulla scena della politica nelle democrazie occidentali – scrive l’editorialista del Corriere – ha […] polarizzato e radicalizzato lo scontro politico, apparentemente favorendo dunque uno schema destra contro sinistra e viceversa. Ma lascia anche uno spazio crescente a quelle fette di opinione pubblica e di classi dirigenti che scommettono ancora sul libero scambio e sulla globalizzazione come occasioni di prosperità, e propongono le liberaldemocrazie come sistemi migliori delle “democrature”».

Proviamo a trarre le conclusioni, ovviamente le nostre. Quel che emerge dal voto canadese è uno spunto prezioso anche per l’Italia. In un clima segnato da opposti estremismi, cresce (nel mondo) l’esigenza di una proposta politica capace di ricomporre le fratture, recuperando il senso della misura e della responsabilità. Non si tratta di evocare nostalgicamente il passato, ma di costruire una nuova centralità fondata sulla cultura della mediazione e del bene comune.

In questo quadro, l’apporto dei cattolici democratici non è solo auspicabile: è necessario. La loro tradizione – ispirata al personalismo, alla solidarietà, alla sussidiarietà – rappresenta ancora oggi una risorsa per rigenerare la democrazia e contrastare la deriva delle passioni tristi.

O si sta in questo sforzo di ricomposizione, oppure si accetta la logica della frammentazione. E sarebbe una resa, non solo politica ma civile.

Perché una legge proporzionale elettorale

La nostra storia politica è iniziata con i Popolari di Sturzo, grazie all’estensione del voto varata dal governo Giolitti e all’introduzione del sistema elettorale proporzionale puro (Legge 1401/1919). Questo sistema fu superato dall’infame Legge Acerbo del 1923 (proporzionale con premio di maggioranza, che permise la legittimazione della vittoria del fascismo), cui seguirono le leggi 122/1925 e 1019/1928 a sostegno del sistema plebiscitario. Fu con la legge 74/1946 che fu ripristinato il sistema proporzionale classico, come indicato dalla Costituzione Italiana.

L’amico On. Giorgio Pizzol, con una nota del 3 ottobre 2020, ha ben riassunto le ragioni di questa scelta con queste chiare indicazioni:

Gli articoli 48 e 51 della Costituzione recitano rispettivamente:

“Sono elettori tutti i cittadini, il voto è personale ed eguale, libero e segreto”;

“Tutti i cittadini possono accedere alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza”.

Queste norme dispongono precisamente:

* che il voto di ciascun elettore deve avere lo stesso valore, lo stesso peso;

* che il voto deve poter essere espresso secondo la libera scelta di ciascuno;

* che il risultato del voto deve rispettare le scelte di tutti gli elettori;

* che a tutti i cittadini è consentito di candidarsi alle elezioni in condizioni di pari opportunità di essere eletti.

Date le norme costituzionali sopra citate, vi è un solo sistema elettorale che le può rispettare integralmente: il proporzionale puro (senza sbarramenti e senza premi di maggioranza).

Una legge proporzionale pura funziona in questo modo:

Si presentano alle elezioni diverse liste di partiti: A, B, C, ecc. La lista A ottiene il 40% dei voti e avrà il 40% dei seggi; la lista B ottiene il 20% dei voti e avrà il 20% dei seggi; la lista C ottiene il 3% dei voti e avrà il 3% dei seggi; e così via.

Con questo sistema, ogni elettore ottiene che il suo voto sia “uguale” a quello degli altri “in entrata”, ossia quando vota, e anche “in uscita”, ossia nel risultato delle assegnazioni dei seggi. Quindi, ogni elettore sarà rappresentato nei seggi del Parlamento in proporzione esatta al numero di voti ottenuti dalla lista per cui ha votato. Se la lista per la quale ha votato, da sola o in accordo con altre, andrà a costituire la maggioranza che darà vita al Governo, sarà rappresentato nella maggioranza; diversamente, sarà comunque rappresentato in una delle liste che hanno ottenuto seggi in Parlamento come minoranze.

Qualsiasi altro sistema elettorale va giudicato come incostituzionale.

Vediamo come funzionano altri sistemi.

Caso del sistema maggioritario “all’inglese”: In ogni collegio elettorale solo il candidato della lista che ottiene il maggior numero di voti ottiene il seggio. Il voto degli elettori che hanno votato per i candidati delle altre liste va disperso. Dunque, per loro, il principio di “uguaglianza” del voto viene clamorosamente violato. All’esito delle elezioni con questo sistema, solo una “minoranza” di elettori è rappresentata in Parlamento.

Caso del sistema proporzionale con “premio di maggioranza”: La lista (o il gruppo di liste) che ottiene una maggioranza relativa di una certa percentuale (mettiamo il 40%) prende comunque il 51% o il 55% dei seggi. In questo caso, gli elettori che hanno votato per le altre liste hanno “regalato” il loro voto alla lista vincente.

Caso del proporzionale con sbarramento: Le liste che non ottengono la percentuale di voti fissata come sbarramento non ottengono alcun seggio. Gli elettori di queste liste hanno “regalato” il loro voto alle altre.

Conclusione: la nostra è una Costituzione democratica “pura” ed esige una legge proporzionale “pura”. A rafforzare la conclusione sopra esposta aggiungeremo che l’articolo 49 della Costituzione dice: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Il senso dell’articolo è intuitivo e lo riassumeremo così: ogni partito ha diritto di essere rappresentato in Parlamento in proporzione esatta dei voti che riesce ad ottenere dagli elettori.

Tale sistema fu abbandonato nel 1993 con l’approvazione del Mattarellum, un sistema misto proporzionale-maggioritario, superato nel 2005 dal Porcellum, un sistema proporzionale con premio di maggioranza (dichiarato parzialmente incostituzionale), sostituito dall’Italicum nel 2015 (proporzionale con premio di maggioranza e sbarramento) sino all’attuale Rosatellum del 2017, con il ritorno a un sistema misto proporzionale-maggioritario, tuttora vigente.

Il compianto Guido Bodrato, profondo intenditore della materia, nel settembre 2019 sottolineava che: “I proporzionalisti sono convinti di respingere, con la proporzionale, l’ondata sovranista, che si fonda sul maggioritario. I maggioritari sono convinti di poter mettere in campo una coalizione di destra più forte di quella organizzabile del fronte di sinistra. Decideranno gli elettori…In realtà, continuava Bodrato, l’uninominale a un solo turno non garantisce una maggioranza parlamentare e, nello stesso tempo, minaccia un potere senza limiti… E se si dovesse varare una legge a doppio turno, sarebbero le coalizioni che si confrontano nel secondo turno a decidere la geografia del Parlamento. Come in Francia, dove il nazional-populismo di Le Pen, pur essendo la maggioranza relativa, si è visto sbarrare la strada da coalizioni europeiste….”. Per concludere che: “sono favorevole a una riforma caratterizzata da una “proporzionale corretta”: da una clausola di esclusione non superiore al 3 per cento e – se possibile – da un premio di maggioranza che permetta alla lista (o alla coalizione) che supera il 45 per cento dei voti di diventare maggioranza di governo. Di un governo che potrà essere messo in crisi solo quando esista – come prevede il sistema tedesco – un’altra maggioranza parlamentare.”

Un’analisi perfetta di ciò che sarebbe accaduto, se consideriamo che l’On. Meloni, espressione della maggioranza relativa di una coalizione votata da meno della metà del corpo elettorale, con il 23% dei voti dell’elettorato avente diritto, detiene un potere prevalente nel governo e, timorosa del possibile formarsi di una coalizione alternativa, sta già meditando un cambiamento ancor più favorevole dell’attuale legge elettorale (una nuova legge Acerbo?).

Il comitato referendario per la rappresentanza, guidato dall’Avv. Enzo Palumbo, ha tentato senza successo la strada della legge di iniziativa popolare per il superamento del Rosatellum e il ritorno alla proporzionale, con l’obiettivo di superare il Rosatellum che costringe all’attuale bipolarismo forzato. Un sistema di cui godono la rendita di posizione Fratelli d’Italia e PD e che impedisce la nascita di un centro politico in grado di raccogliere il consenso di quella vasta platea di elettori renitenti al voto. Tale obiettivo è stato ripreso dal movimento di Iniziativa Popolare che, nella riunione del comitato direttivo del 29 aprile, ha concordato di presentare entro la metà di giugno la richiesta di avvio della raccolta firme presso la Corte di Cassazione. Questo è il momento per trovare le indispensabili condivisioni con quanti (partiti, movimenti e associazioni) sono interessati a concorrere insieme a detta presentazione e a sostenerne il perseguimento con la raccolta delle 50.000 firme online.

Calcio: Barcellona-Inter 3-3, i nerazzurri sognano la finale

Roma, 30 apr. (askanews) – Finisce 3-3 tra Barcellona e Inter l’andata delle semifinali di Champions League al Montjuic. Gara bellissima: l’Inter gioca con coraggio, segna 3 gol e si giocherà l’accesso alla finale a San Siro partendo alla pari con i blaugrana. Al primo affondo nerazzurri avanti con un gol di tacco di Thuram. Dumfries fa 2-0 al 21′. Il Barça si scuote e accorcia immediatamente con Yamal e prima del break trova il 2-2 con Torres. Nella ripresa, ancora Dumfries riporta avanti l’Inter, Raphinha dopo 2′ costringe Sommer all’autogol. Rete annullata a Mkhitaryan e traversa di Yamal nel finale. Si decide tutto il 6 maggio a San Siro.

Calcio, Palladino: "Sogniamo di arrivare in finale"

Roma, 30 apr. (askanews) – Giornata di vigilia per la Fiorentina, che domani alle 21 scenderà in campo a Siviglia contro il Real Betis per l’andata delle semifinali di Conference League. “Kean è rientrato ieri, si è allenato regolarmente – le parole di Palladino a Sky alla vigilia – Sta bene, abbiamo parlato, è sereno e carico per poter giocare. Devo fare tante considerazioni perché è stato lontano dal campo per una settimana, però è rientrato con grande voglia. Abbiamo una partita molto importante sia domani che domenica contro la Roma, poi avremo il ritorno giovedì prossimo. Sono tante gare, devo gestire un gruppo che mi sta dando grandi soddisfazioni. Stiamo bene tutti, siamo carichi, ovviamente per domani abbiamo grandi motivazioni per fare una prestazione importante”. Sul Real Betis dice: “Il valore degli avversari è assoluto: una squadra matura, composta da grandi campioni che hanno calcato palcoscenici importanti e con un grande allenatore. Ci sono tante insidie: giochiamo nel loro stadio, fanno tanto possesso palla, sono a 1 punto dalla Champions League in campionato. Non dobbiamo commettere l’errore di entrare in campo senza coraggio e personalità. Giochiamo davanti a un pubblico molto caldo, lo sappiamo e abbiamo preparato bene la partita. Vogliamo fare la nostra prestazione”.

Quanto mancherà Dodò? “Tanto, perché ha fatto e sta facendo un grandissimo campionato. Sta riprendendo, oggi ha iniziato a correre e valutiamo giorno per giorno. Chi l’ha sostituito l’ha fatto alla grande, Folorunsho e Parisi hanno fatto un grande lavoro in quella posizione contro l’Empoli. Siamo coperti in assenza di Dodò”. Infine la vigilia: “Sinceramente non sono emozionato, sono molto orgoglioso e felice di questo percorso che stiamo facendo con i ragazzi. Sono felice per loro, dopo un annata molto avvincente e difficile si sono meritati di giocarsi questa semifinale contro una squadra molto forte. Sarà difficile, lo sappiamo bene e siamo pronti. Il nostro sogno è quello di arrivare fino in fondo e siamo qui per questo”.

Il museo come opera d’arte, il Correr di Carlo Scarpa

Venezia, 30 apr. (askanews) – Il Museo Correr di Venezia vive della visione allestitiva di Carlo Scarpa, della sua capacit di creare spazi contemporanei all’interno dei quali ospitare capolavori antichi, come il “Cristo morto sostenuto dagli angeli” di Antonello da Messina oppure le due “Dame veneziane” di Carpaccio. Ora, per mettere ancora pi in luce il valore degli interventi dell’architetto e la sua eredit verso il futuro del museo, stata allestita nella Sala delle quattro porte la mostra “Il Correr di Carlo Scarpa”.

“Abbiamo cercato – ha detto ad askanews Mariacristina Gribaudi, presidente della Fondazione Musei Civici Venezia – di avere di nuovo Carlo Scarpa tra di noi, che era un uomo visionario, era un uomo ancora totalmente presente. Tutto il museo Correr, il primo e il secondo piano parlano di Carlo Scarpa. Quindi da parte nostra c’ stato proprio questo desiderio di poterlo riportare nel museo e spiegare tutte le attivit che ha fatto e il suo modo di pensare, soprattutto alle nuove generazioni”.

La mostra propone una restituzione dell’architettura e degli arredi scarpiani del Correr, attraverso fotografie d’epoca dell’Archivio Fotografico MUVE ed esemplari originali degli oggetti di design creati da Scarpa per il museo: vetrine e teche, il famoso cavalletto, supporti, snodi e incastri. Che osservati oggi fanno capire quanto l’allestimento sia esso stesso opera d’arte. “Non mai un elemento esterno – ha aggiunto la presidente Gribaudi – ma fa parte del museo stesso, fa parte dell’opera, si fonde nell’opera con questa capacit di adattamento che noi troviamo meravigliosa e che proprio emerge in ogni angolo e in ogni sala del Museo Correr”.

L’obiettivo del progetto il recupero filologico mediante restauro o manutenzione di quanto conservato: al primo piano, alcune sale modificate nel tempo, con il ripristino di vari elementi museografici originali; al secondo piano, l’intero apparato allestitivo ancora pressoch integro e, viene da dire, ormai parte essenziale della stessa identit del Correr.

Stellantis ricavi I trim -14%, sospesi guidance ed export Ue-Usa per dazi

Milano, 30 apr. (askanews) – Stellantis chiude il primo trimestre con ricavi netti in calo del 14% a 35,8 miliardi di euro a causa del calo delle consegne (-9% a 1,217 milioni di auto) e di un mix prodotto e prezzi sfavorevoli. Alla luce delle incertezze legate ai dazi, il gruppo ha deciso di sospendere la guidance finanziaria per il 2025, con l’obiettivo di diffonderla quando lo scenario sarà più chiaro. In calo il titolo in Borsa, -1,9% a 8,1 euro, a fronte di un -0,7% del Ftse Mib.

Sempre a causa dei dazi, Stellantis ad aprile ha sospeso “temporaneamente” l’esportazione di auto dall’Europa agli Stati Uniti. Dall’Italia nel 2024 sono stati esportati circa 20mila veicoli negli Usa dei marchi Fiat (la 500e prodotta a Mirafiori), Alfa Romeo, Dodge e Maserati, ma diversi modelli sono oggi fuori produzione.

I veicoli assemblati da Stellantis negli Usa (soggetti a dazi solo su alcuni componenti) rappresentano il 58% degli 1,2 milioni importati nel 2024. Della quota restante, il 95% sono prodotti in Canada e Messico e sono conformi all’accordo di libero scambio Usmca.

“Negli Usa metteremo in campo azioni per salvaguardare la redditività, compresi temporanei aggiustamenti della produzione e riduzioni di posti di lavoro. Siamo impegnati in un confronto costante con l’amministrazione Usa”, ha spiegato il Cfo, Doug Ostermann, che giudica positivamente l’allentamento dei dazi sull’auto annunciato dal presidente Trump.

Lo stock di veicoli nuovi, fra le cause dei guai negli Usa, è sostanzialmente stabile rispetto a dicembre a 1,21 milioni di mila unità (333mila di proprietà).

“Abbiamo avuto un primo trimestre sfidante, ma siamo incoraggiati dai progressi della ripresa commerciale. Ci concentriamo sull’esecuzione della nostra strategia”, ha detto il Cfo di Stellantis, Doug Ostermann, durante la call con gli analisti.

In Europa Stellantis ha lanciato nuovi modelli nello strategico segmento B (C3 Aircross, Opel Frontera e Fiat Grande Panda), i cui effetti saranno più evidenti nel secondo trimestre, e diversi modelli aggiornati, registrando una crescita della quota di mercato (17,3%, +1,9 pp rispetto al quarto trimestre 2024). In aumento anche gli ordini al dettaglio negli Stati Uniti (+82%, livello più alto da giugno 2023), con le vendite di Jeep Grand Cherokee e Compass in crescita di oltre il 10% su base annua. La quota di mercato è pari al 7,1% rispetto all’8% di fine 2024. Anche il ‘terzo motore’ del gruppo ha registrato una crescita, confermando la leadership del gruppo in Sud America (quota 23,8%, +1,5pp). Nella Regione del Medio Oriente e Africa, alla prese con restrizioni alle importazioni in alcuni Paesi, il gruppo “continua a focalizzarsi su sforzi di localizzazione per migliorare i volumi nel medio termine”.

Infine riguardo il futuro Ceo, il processo di selezione è “a buon punto” e si concluderà, come annunciato, entro la prima metà del 2025.

Giorgia Faraoni: con Eva ho imparato la forza di reagire

Roma, 30 apr. (askanews) – Dopo la presentazione alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Alice nella citt e il passaggio al Santa Barbara International Film Festival e al Festival di Barcellona, arriva nelle sale come evento il 5, 6 e 7 maggio “L’origine del mondo”, esordio al lungometraggio di Rossella Inglese.

Protagonista la 19enne Eva, legata al 45enne Bruno (Fabrizio Rongione) da un tragico destino: la ragazza provoca involontariamente un incidente in cui muore la moglie dell’uomo. Avvicinandosi a lui, nascondendogli la verit, riuscir a curare le sue ferite, cos come far lui, fino a che saranno costretti a fare i conti con quanto accaduto e con la sofferenza, ma per loro sar un nuovo inizio.

A interpetare la protagonista la giovane Giorgia Faraoni: “Appena ho letto la sceneggiatura, ho giudicato molto Eva. Non la capivo totalmente, non capivo tutte quelle scelte, sbagliate sicuramente, per volevo dargli una mia purezza e una mia spiegazione pratica. Quindi ho lavorato molto sullo studio psicologico della protagonista e poi mi ha lasciato tanto, molto pi di quello che pensavo perch, appunto, nonostante la vita ti metta davanti a molte sfide, l’importante, ed quello che mi ha insegnato Eva, reagire. Quindi in un modo o nell’altro, giusto o sbagliato che sia, l’importante muoversi, fare cose, creare caos per riportare tutto in un nuovo ordine. E quindi mi ha sicuramente insegnato la forza di reagire”.

Il film un viaggio emotivo in due solitudini, parla di sofferenza, colpa e perdono e affronta anche il tema del revenge porn. Ma c’ un messaggio finale di speranza: “La sua scelta di non scappare pi, crescere, diventare donna, prendersi le proprie responsabilit e quindi c’ una speranza, c’ una luce alla fine”.

Giorgia Faraoni aveva gi interpretato Eva nel corto omonimo della stessa regista, presentato alla Settimana della critica alla Mostra di Venezia. L’attrice veneta ha iniziato a recitare cinque anni fa da autodidatta e questo personaggio, ha raccontato, un po’ come la recitazione, stato per lei terapeutico. “Fin da subito ho cercato un punto in comune con lei e l’ho trovato appunto nel dolore, anche perch appunto io quando recito mi piace mettere qualcosa di me, perch fondamentalmente recito per me stessa, per curare le mie ferite, per conoscermi, per migliorarmi e quindi l’aver trovato un punto cos forte con lei in comune nel dolore servito anche a me per le mie ferite, mie cicatrici. Quindi mi ha insegnato tanto, mi dato tanta forza”.

E sul revenge porn, da cui parte il film: “Anche se raccontato solo all’inizio, poi tutto il fulcro era la relazione tra di noi, importante non dimenticarsi da dove partito tutto e quanta sofferenza magari per un atto inconsciente si pu causare perch veramente si sentono tante persone che arrivano a togliersi la vita”.

Casa Keats-Shelley celebra 300 anni della Scalinata Trinit dei Monti

Roma, 30 apr. (askanews) – La Scalinata di Trinit dei Monti compie 300 anni e la Casa di Keats-Shelley a piazza di Spagna, che fa da quinta al celebre monumento, li festeggia con la mostra “The Spanish Steps, Revisited”. Dall’1 maggio all’1 novembre la casa-museo offre infatti l’opportunit di ripercorrere l’iter della progettazione della celebre scalinata realizzata da Francesco De Sanctis, attraverso progetti, disegni, incisioni di architetti come Giacomo Della Porta, Bernini, Plautilla Bricci. E nelle stanze dell’ultima dimora di John Keats espone allo stesso tempo le opere di 23 artisti contemporanei, chiamati a reinterpretare a loro modo la scalinata che congiunge la Chiesa della SS. Trinit dei Monti e Piazza di Spagna.

Il curatore Luca Caddia ha spiegato: “Nella sezione storica mostriamo i progetti non realizzati che dalla met del ‘500 al primo quarto del ‘700 sono stati presentati alle autorit capitoline e al re di Francia, e tutti gli apparati effimeri che avevano in qualche modo interessato il pendo del Pincio, soprattutto nella seconda met del Seicento”.

E tra i quadri, i manoscritti, gli oggetti dei poeti britannici e i progetti del passato si inseriscono le opere realizzati per questa mostra da artisti contemporanei come Elisabetta Benassi, Stefano Arienti, Elena Bellantoni, Alfredo Pirri, Cesare Pietroiusti, Margherita Morgantin, T-yong Chung. Ognuno di loro ha trascorso del tempo nella Casa-museo, punto di osservazione privilegiato della Scalinata, come ha spiegato il curatore Fulvio Chimento: “La mostra per la parte contemporanea, questo secondo me l’aspetto molto interessante, un brainstorming, un dialogo orizzontale, alla luce del sole, di una serie di possibilit di intervento sulla scalinata, per rendere vivo e pulsante questo luogo”.

Lavoro, Meloni annuncia 1,2 miliardi per la sicurezza ma nessun decreto primo maggio

Roma, 30 apr. (askanews) – Dopo due anni consecutivi di decreti ‘primo maggio’, nel 2025 il governo non vara alcun provvedimento sul lavoro, ma annuncia risorse per oltre 1,2 miliardi di cui 650 milioni ‘freschi’, “reperiti insieme all’Inail” e 600 milioni “già disponibili nei bandi Inail destinati a cofinanziare gli investimenti delle imprese” volti a migliorare la sicurezza e la formazione. Su come utilizzarli, il governo deciderà dopo il confronto con la parti sociali che partirà il prossimo 8 maggio.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al termine del Consiglio dei Ministri e appena iniziata la conferenza stampa dei Ministri Nello Musumeci (Protezione civile) e Francesco Valditara (Istruzione e merito) per illustrare i provvedimenti approvati in Cdm, si affida all’ormai consueto videomessaggio sui social per ribadire l’impegno del governo a rafforzare le misure per la sicurezza del lavoro e annuncia, appunto, le risorse che si è deciso di mettere a disposizione. D’altra parte, il richiamo del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sulla priorità alla sicurezza di fronte alla continua strage di morti sul lavoro e ai ripetuti incidenti, richiedeva una risposta del governo.

Ma per la ‘messa a terra’ degli interventi bisogna attendere. “Vogliamo potenziare il sistema di incentivi e disincentivi per le imprese in base alla loro condotta in materia di sicurezza con particolare attenzione al mondo agricolo” ha spiegato la premier, indicando altri settori di possibili interventi, come la formazione e la necessità di rendere strutturali le tutele Inail del personale della scuola e degli studenti, dopo due anni di sperimentazione.

Per prevenire gli infortuni sul lavoro, sono state le parole di Meloni nel videomessaggio, “continueremo a mettere al centro la cultura della prevenzione perché prevenire è sempre il migliore degli investimenti possibili. Dedicheremo risorse alla formazione dei lavoratori, intendiamo occuparci anche di scuola, non solo rafforzando la conoscenza di questi temi, di queste materie tra i giovani, ma anche rendendo strutturale l’assicurazione Inail per studenti e docenti che questo governo ha introdotto nel 2023”.

Oggi in conferenza stampa, a cui poi si è unito il ministro del Lavoro, Marina Calderone, non si è fatto cenno a speficici provvedimenti attuativi, nè alla tempistica. “Vogliamo condividere queste misure con le parti sociali che convocheremo nei prossimi giorni a Palazzo Chigi – ha detto la premier – per raccogliere anche i loro suggerimenti e rafforzare le misure che abbiamo previsto”. L’appuntamento è fissato per l’8 maggio.

Sui livelli salariali – un altro aspetto su cui Mattarella ha manifestato “preoccupazione” – il presidente del Consiglio ha sostenuto che nel periodo del suo governo “i salari reali sono cresciuti, in controtendenza rispetto a quello che accadeva nel passato”. Calderone, da parte sua, ha ribadito che le retribuzioni sono oggetto della contrattazione e dipendono anche dalla produttività. Quanto alle misure per la sicurezza del lavoro, il Ministro ha parlato di “concertazione” spiegando l’importanza di fare preventivamente “una condivisione con le parti sociali. Intendiamo avvalerci delle sollecitazioni del mondo sindacale e produttivo”. Calderone si è infine soffermata sulla necessità di “migliorare le norme sulla sicurezza per quanto riguarda gli infortuni in itinere” ossia quelli che avvengono nel percorso da casa verso il posto di lavoro e ritorno, e ha ribadito l’intenzione del governo di estendere la patente a crediti, oggi in vigore nel settore dell’edilizia, anche ad altri comparti, “ma prima è necessario implementare le procedure nell’edilizia per verificare se necessitano di correzioni”.

L’annuncio del governo non convince però le opposizioni. “Meloni continua a raccontare il paese delle meraviglie che purtroppo non c’è”, accusa la segretaria Pd Elly Schlein, che torna a chiedere calendarizzare “subito” perchè “non ci sono più scuse”. “Meloni è andata a vivere su Marte, forse con l’aiuto di Musk – ironizza il leader M5s Giuseppe Conte -. È il momento di tornare con i piedi per terra, fra la gente, per dare risposte vere”. Ancora più duro Landini che sulle risorse annunciate dalla premier Meloni per la sicurezza sul lavoro ha detto: “Capiremo meglio quando andremo all’incontro” in programma l’8 maggio. “Però siccome nessuno è fesso, delle cifre di cui parlano, 600 milioni, si tratta di bandi che l’Inail aveva già fatto. Sono soldi che già stanziati, ci sono già i bandi”, così il leader della Cgil, Maurizio Landini, a SkyTg24 Economia.

“Poi hanno parlato di altri 650 milioni – ha proseguito – ma sono sempre i soldi dell’Inail, non sono altri soldi. Discutiamo come affrontarli, decidiamo, ma quelle lì non sono cifre aggiuntive. Stiamo discutendo delle risorse che ci sono già. Quindi vediamo, perché sinceramente non riesco a capire qual è la notizia”. Landini ha inoltre ricordato che è “circa un anno e mezzo che i sindacati hanno presentato una piattaforma. Finora la possibilità di aprire una vera trattativa sulle richieste che noi abbiamo fatto non c’è stata. Mi chiedo banalmente se l’8 maggio è l’ennesimo incontro in cui il governo ci chiede cosa noi chiediamo e poi per i fatti suoi decide cosa fare o è l’avvio di una trattativa in cui si ricerca un accordo. Questo è il punto da capire”.

Mattarella: il 25 aprile non è solo memoria, è fermo richiamo all’impegno

Roma, 30 apr. (askanews) – “Il 25 aprile non è solo memoria ma un fermo richiamo all’impegno. Rivolgere lo sguardo al passato ci invita a riflettere su ciò che siamo come paese e quanto dobbiamo a quella generazione di italiani che con il loro sacrificio e con la loro determinazione ci hanno restituito la libertà”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso dell’incontro al Quirinale con gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, nella ricorrenza dell’80’° anniversario della Liberazione. “Le minacce che pongono in discussione
democrazia, libertà e pace sono sempre presenti, i conflitti armati sempre più cruenti e vicini ai confini europei; ecco perché – ha sottolineato Mattarella – il 25 aprile non è una mera occasione formale di omaggio ma va vissuto nel presente, trasformato in impegno, progettualità, educazione, per riflettere su attualità di quei valori, a partire dal rifiuto dell’indifferenza”.

Cinema, si gira "Nino", docufilm su su Nino Rota di Walter Fasano

Roma, 30 apr. (askanews) – Sono in corso in Puglia le riprese di “Nino”, film documentario scritto e diretto da Walter Fasano dedicato all’universo artistico del maestro Nino Rota.

Il primo italiano a vincere il Premio Oscar per la Miglior Colonna Sonora (per “Il Padrino Parte II”), è stato un prolifico compositore di musica per il cinema: raffinato e al tempo stesso capace di entrare in profonda sintonia emotiva con il pubblico di tutto il mondo, Rota ha scritto temi memorabili per Francis Ford Coppola (“Il Padrino”, “Il Padrino Parte II”), Luchino Visconti (“Il Gattopardo”, “Rocco e i Suoi Fratelli”), King Vidor (“Guerra e Pace”), Mario Monicelli (“La Grande Guerra”), Franco Zeffirelli (“La Bisbetica Domata”, Romeo e Giulietta”) e naturalmente Federico Fellini, con cui ha avuto un lungo sodalizio artistico musicando ogni suo film. “Lo Sceicco Bianco”, “I Vitelloni”, “La Strada”, “Le Notti di Cabiria”, “La Dolce Vita”, “8 e 1/2”, “Giulietta degli Spiriti”, “Satyricon”, “Roma”, “Amarcord”, “Il Casanova”, “Prove d’orchestra”: pronunciare questi titoli vuol dire immediatamente ricordarne la melodia. Oltre al suo straordinario contributo per il cinema (centocinquanta film musicati), che gli è valso non solo l’Oscar ma anche un Golden Globe, un BAFTA, un Grammy e un David di Donatello, Rota ha composto opere, balletti e decine di altre composizioni orchestrali, corali e da camera, collocandolo fra i maggiori compositori del Novecento Italiano.

Raccontare la sua storia significa comporre un ritratto ricco e sfaccettato della sua personalità unica, fatta di musica, emozioni e cultura. Ed è anche un modo per ripercorrere alcuni dei momenti storici della storia del cinema, in cui la colonna sonora diventa parte essenziale del racconto. Il film si snoda tra materiali d’archivio suggestivi e interviste coinvolgenti a grandi protagonisti del cinema e della musica internazionale, che con lui hanno lavorato o ne sono stati profondamente influenzati tra cui il regista Park Chan-Wook, il compositore Premio Oscar Alexandre Desplat e il direttore d’orchestra e arrangiatore vincitore di sette Grammy Award Vince Mendoza. Ricostruzioni video e fotografiche realizzate ad hoc evocheranno alcuni momenti salienti della vita del maestro.

“La musica di Nino Rota è talmente straordinaria che farne un film è un gesto semplice, è sufficiente fare spazio alla musica: questo meraviglioso mistero creativo ed espressivo si incarna allora nell’arte e nella vicenda biografica di un uomo che sin da giovane età mostra di conoscerne i segreti più profondi – ha detto il regista – il film racconta un uomo a tratti inafferrabile nella sua essenza, di grande profondità, che tramite la musica ha cercato di esprimere la bellezza della vita e l’importanza di un costante anelito di crescita e consapevolezza personale”.

Mattarella: Liberazione moto di coscienza che ci ridiede dignità

Roma, 30 apr. (askanews) – “La l iberazione fu il frutto di un moto individuale delle coscienze che divenne espressione della dignità del nostro paese, del nostro popolo che non si lasciò sopraffare dalla barbarie”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso dell’incontro al Quirinale con gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, nella ricorrenza dell’80’° anniversario della Liberazione.

“Una energia morale che prese forma in tanti volti e luoghi drammatici uniti dallo stesso spirito – ha ricordato il capo dello Stato – dalle Fosse Ardeatine a Marzabotto da Porta San Paolo… dalle montangne ai luoghi di prigonia, si trattò di un’opera corale sofferta e complessa in cui si integrarono e rafforzarono a vicenda lotta armata partigiana, azione delle forze armate, il coraggio dei deportati che resistettero nei campi di prigionia nazisti, l’impengo silenzioso di donne e uomini nei piccoli paesi e nelle gandi città. Fu il frutto della collaborazione con le forze alleate: soldati americani inglesi francesi canadesi polacchi e di tante altre nazioni che combatterono e morirono accanto a italiani”.

Mattarella: 15 aprile non solo memoria, è fermo richiamo a impegno

Roma, 30 apr. (askanews) – “Il 25 aprile non è solo memoria ma un fermo richiamo all’impegno. Rivolgere lo sguardo al pasato ci invita a riflettere su ciò che siamo come paese e quanto dobbiamo a quella generazione di italiani che con il loro sacrificio e con la loro determinazione ci hanno restituito la libertà”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso dell’incontro al Quirinale con gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, nella ricorrenza dell’80’° anniversario della Liberazione.

Ansfisa, Navone: con Italferr gestione avanzata digitalizzazione

Roma, 30 apr. – “Questo Accordo consentir ad ANSFISA di approfondire, insieme ad Italferr, le possibilit offerte dai sistemi digitali avanzati finalizzati alla sicurezza del sistema ferroviario basti pensare alle potenzialit offerte dalla sesta dimensione del BIM, che riferendosi alla gestione del ciclo di vita dell’opera, pu fornire informazioni utili sulle attivit di manutenzione ai fini sia della sua programmazione, sia delle attivit di supervisione”.

Lo ha evidenziato Pier Luigi Giovanni Navone, Direttore Generale della Direzione per la sicurezza delle Ferrovie di ANSFISA, in occasione della firma dell’accordo con Italferr, societ di ingegneria del Gruppo FS Italiane, per promuovere sistemi digitali, modelli e best practices per lo sviluppo, la gestione, la manutenzione e il monitoraggio degli impianti e dei sottosistemi ferroviari.

Kiev: accordo con Usa su terre rare entro 24 ore, è diventato di partenariato

Roma, 30 apr. (askanews) – Il primo ministro ucraino Denis Shmyhal ha affermato che l’accordo sulle terre rare con Washington sarà firmato entro le prossime 24 ore. “Oggi Yulia Svyrydenko, vice primo ministro e ministro dell’Economia dell’Ucraina, è in viaggio per Washington. Stiamo già finalizzando gli ultimi dettagli con i nostri colleghi americani. Spero che entro le prossime 24 ore l’accordo sarà firmato”, ha detto Shmyhal aggiungendo che dovrà essere ratificato dal parlamento ucraino. “Il governo è pronto, non appena riceviamo le informazioni dai colleghi americani, ad approvare l’accordo”, ha dichiarato, citato dall’agenzia Interfax Ucraina.

Il capo del governo di Kiev ha aggiunto anche che i futuri aiuti statunitensi all’Ucraina possono essere considerati parte del contributo Usa al fondo di investimento che verrà istituito nell’ambito dell’accordo. L’accordo rielaborato è diventato un “vero accordo di partenariato”, ha sottolineato Shmyhal.

Si ritiene che il testo si sia evoluto significativamente dal primo tentativo di firma a febbraio, conclusosi con il battibecco, di fronte ai media, nello Studio Ovale tra il presidente Usa Donald Trump, il suo vice J.D. Vance e il capo dello Stato ucraino Volodymyr Zelensky (nella foto di archivio l’episodio).

Ansfisa-Italferr, Capomolla: supervisione con strumenti digitali

Roma, 30 apr. – “Quest’accordo rappresenta il prolungamento di un altro accordo con la societ Stretto di Messina. Questa collaborazione rappresenta un passo significativo nel rafforzamento delle nostre attivit di supervisione attraverso strumenti digitali sempre pi evoluti. Ci muoviamo in un contesto in cui la sicurezza delle infrastrutture richiede conoscenze tempestive, approfondite e predittive, in grado di supportare interventi mirati ed efficaci. Italferr una realt ingegneristica di primo piano, con cui condividiamo l’obiettivo di innovare i processi di gestione lungo tutto il ciclo di vita delle opere. Oltre agli aspetti tecnici, l’intesa punta anche sulla formazione e sulla diffusione delle conoscenze, valorizzando le competenze e le soluzioni pi avanzate a beneficio dell’intero sistema infrastrutturale”.

Lo ha dichiarato Domenico Capomolla, Direttore di ANSFISA, in occasione della firma con Italferr, societ di ingegneria del Gruppo FS Italiane, per promuovere sistemi digitali, modelli e best practices per lo sviluppo, la gestione, la manutenzione e il monitoraggio degli impianti e dei sottosistemi ferroviari.

La Cisl compie 75 anni, Fumarola: ora patto su sicurezza lavoro

Roma, 30 apr. (askanews) – La Cisl festeggia i primi 75 anni di storia. A guidare questo lungo cammino è stato il filo della partecipazione, una delle parole scolpite nel Dna della confederazione. La bussola che ha orientato le scelte di un sindacato che ha sempre seguito la via del dialogo e del confronto, preferendola all’antagonismo e al conflitto fine a se stesso. All’evento, celebrato con un francobollo ordinario di Poste Italiane emesso dal ministero delle Imprese e del made in Italy appartenente alla serie tematica “I valori sociali”, ha partecipato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Al Capo dello Stato è stata riservata una standing ovation. Dopo la proiezione del video dal titolo “Ieri come oggi, le ragioni del sindacato nuovo”, Mattarella ha ascoltato la relazione conclusiva della leader della Cisl, Daniela Fumarola. “Voglio esprimerle riconoscenza a nome di tutti anche per l’importante monito con cui è tornato a denunciare l’intollerabile scia di sangue delle morti sul lavoro”, ha detto Fumarola. Una “strage silenziosa che ogni anno sfregia i valori della Costituzione e che va fermata ad ogni costo”, ha tuonato la numero uno della Cisl.

La sicurezza sul lavoro è il filo conduttore della cerimonia, anche perché nelle stesse ore la premier, Giorgia Meloni, ha annunciato uno stanziamento di 1,2 miliardi per la sicurezza sul lavoro. Il Governo illustrerà nei prossimi giorni alle parti sociali in quale direzione saranno spese le risorse. I sindacati sono stati convocati a Palazzo Chigi per l’8 maggio.

La convocazione è un “passo importante”, ha affermato Fumarola auspicando che il dialogo possa strutturarsi in un “accordo della responsabilità” anche su altre questioni. “Si possono trovare soluzioni positive solo se si rema tutti dalla stessa parte e se si utilizzano il confronto e la concertazione come è stato in altre epoche della vita del nostro Paese”, ha dichiarato.

Il “primo mattone” di un “grande patto per il futuro”, ha aggiunto la leader della Cisl, deve tradursi in nuovo protocollo sul lavoro, “un’intesa tra responsabili su alcuni pilastri fondamentali. Il primo comandamento è la sicurezza nei luoghi della produzione. Non possiamo accettare che in un Paese civile si continui a morire”.

Il Paese, come ha ricordato spesso Mattarella, deve però affrontare un altro grande tema, quello dei bassi salari. “L’esigenza di innalzare i salari è sotto gli occhi di tutti – ha concluso Fumarola – lo si può fare aumentando la produttività e redistribuendola sulle buste paga. Si fa rinnovando tutti i contratti pubblici e privati. Insistiamo per rinnovare quei contratti per i quali, penso al pubblico impiego, ci sono delle risorse ingenti messe a disposizione. Se vogliamo davvero dare una risposta ai lavoratori bisogna che ognuno assuma il proprio pezzo di responsabilità e rinnovare i contratti fa parte di questo. Poi è chiaro che serve qualificare il lavoro: più investimenti e stabilizzare il lavoro precario; cercare di far entrare nel mercato del lavoro giovani e donne”.

Fisco, Agenzia Entrate: on line le dichiarazioni precompilate 2025

Roma, 30 apr. (askanews) – Le dichiarazioni precompilate 2025 sono online. Sul sito delle Entrate sono ora disponibili in modalità consultazione i modelli già predisposti con i dati in possesso dell’Agenzia o inviati da enti esterni, come datori di lavoro, farmacie e banche. Le informazioni trasmesse per la stagione dichiarativa in corso sono circa un miliardo e trecento milioni.

Come consultare la propria dichiarazione.

Per visualizzare e scaricare la dichiarazione (730 o Redditi, a seconda dei requisiti) basta accedere alla propria area riservata con Spid, Cie o Cns. È sempre possibile delegare un familiare o un’altra persona di fiducia a operare online nel proprio interesse: per farlo, basta utilizzare l’apposita funzionalità disponibile nella propria area riservata. In alternativa, si può inviare una pec o ancora presentare la richiesta a un qualunque ufficio dell’Agenzia.

Tutte le informazioni utili sono raccolte all’interno del sito dedicato “Info e assistenza” e nella nuova guida della collana “L’Agenzia informa”.

Le prossime tappe. A partire dal 15 maggio sarà possibile “restituire” la dichiarazione al Fisco, con o senza modifiche. Chi presenta il 730 potrà optare anche quest’anno per la versione semplificata – che non richiede la conoscenza di quadri, righi e codici -, scelta nel 2024 da oltre metà della platea. Le scadenze per l’invio sono fissate al 30 settembre per il 730 e al 31 ottobre 2025 per il modello Redditi. Le regole erano state definite in un provvedimento firmato lo scorso 23 aprile dal direttore dell’Agenzia, Vincenzo Carbone.

Tennis, Arnaldi ai quarti del Master 1000 di Madrid

Roma, 30 apr. (askanews) – Comincia con ottime notizie la giornata del tennis azzurro al Mutua Madrid Open, dove Matteo Arnaldi (n. 44 ATP) ha appena strappato il pass per i quarti di finale superando in due set il n. 17 Frances Tiafoe, col punteggio finale di 63 75. Per il ligure si tratta del primo quarto di finale nella capitale spagnola, il secondo in totale in un Masters 1000 dopo l’avventura dello scorso anno in Canada (con sconfitta in semifinale a Montreal). Tra gli ultimi otto, il suo avversario sarà il vincente della sfida tra Jack Draper (n. 6) e Tommy Paul (n. 12).

“Sono felice di aver vinto, perché Tiafoe è sempre un avversario duro e a Wimbledon mi aveva battuto nonostante fossi avanti di due set. Ho giocato bene, soprattutto sulle palle break – ha detto l’azzurro dopo una vittoria in cui le sei palle break annullate e i tre turni di battuta salvati da 0-30 nel secondo set hanno marcato la differenza -. Il match è girato su quei momenti. Ho perso il servizio al momento di chiudere, ma poi ce l’ho fatta di nuovo e ho chiuso: l’ultimo game è stato il riassunto del match”.

Lavoro, Schlein: Meloni continua a raccontare il paese delle meraviglie che non c’è, subito il salario minimo

Roma, 30 apr. (askanews) – “Meloni continua a raccontare il paese delle meraviglie che purtroppo non c’è, non ci sono più scuse, c’è da stare accanto a questi lavoratori e queste lavoratrici e ai sindacati che si battono per migliorare i salari in Italia”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando a Forlì, al presidio dei lavoratori della ditta Giuliani.

La segretaria Pd è tornata a chiedere di calendarizzare “subito” il salario minimo, aggiungendo: “Non ci sono più scuse. Giorgia Meloni non può continuare a mentire come ha fatto ancora oggi sulla questione salariale raccontando un paese che non c’è, raccontando che non c’è un problema salariale e che i salari stanno aumentando”.

Al contrario “i dati dell’Istat, soltanto ieri, ci dicevano che invece i salari sono ancora più bassi dell’8% rispetto al 2021. Come si fa adire che le famiglie e i lavoratori stanno recuperando potere d’acquisto quando abbiamo anche il costo delle bollette più care d’Europa e i lavoratori le pagano tre volte! Quando gli arrivano a casa bollette triplicate! Quando vanno a fare la spesa e l’inflazione gli fa fare più fatica a comprare ogni prodotto! E quando le aziende entrano in difficoltà e per i costi dell’energia mettono i lavoratori in cassa integrazione”.

Usa, Trump alla Casa Bianca: Pil giù dello 0,3% nel primo trimestre

New York, 30 apr. (askanews) – L’economia Usa ha registrato una contrazione nel trimestre dell’insediamento di Trump alla Casa Bianca, il Pil ha subito una contrazione dello 0,3% su base annua nel primo trimestre del 2025, secondo la stima preliminare diffusa dal Bureau of economic analysis. Gli analisti si aspettavano una crescita dello 0,4%. Nel trimestre precedente il pil era cresciuto del 2,4%. Il rallentamento riflette un incremento delle importazioni e un calo della spesa pubblica, solo in parte bilanciati da maggiori investimenti, consumi ed esportazioni. L’indice dei prezzi per gli acquisti interni è salito del 3,4%, mentre l’indice Pce ha segnato un +3,6%, in accelerazione rispetto al +2,4% del trimestre precedente.

Lavoro, Schlein: Meloni continua a mentire, subito salario minimo

Roma, 30 apr. (askanews) – “Meloni continua a raccontare il paese delle meraviglie che purtroppo non c’è, non ci sono più scuse, c’è da stare accanto a questi lavoratori e queste lavoratrici e ai sindacati che si battono per migliorare i salari in Italia”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando a Forlì, al presidio dei lavoratori della ditta Giuliani.

La segretaria Pd è tornata a chiedere di calendarizzare “subito” il salario minimo, aggiungendo: “Non ci sono più scuse. Giorgia Meloni non può continuare a mentire come ha fatto ancora oggi sulla questione salariale raccontando un paese che non c’è, raccontando che non c’è un problema salariale e che i salari stanno aumentando”.

Al contrario “i dati dell’Istat, soltanto ieri, ci dicevano che invece i salari sono ancora più bassi dell’8% rispetto al 2021. Come si fa adire che le famiglie e i lavoratori stanno recuperando potere d’acquisto quando abbiamo anche il costo delle bollette più care d’Europa e i lavoratori le pagano tre volte! Quando gli arrivano a casa bollette triplicate! Quando vanno a fare la spesa e l’inflazione gli fa fare più fatica a comprare ogni prodotto! E quando le aziende entrano in difficoltà e per i costi dell’energia mettono i lavoratori in cassa integrazione”.

Ucraina, ecco cosa si sono detti Zelensky e Trump nello storico incontro a San Pietro

Roma, 30 apr. (askanews) – Nel corso dei 15 minuti di colloquio in Vaticano, nella Basilica di San Pietro, con il presidente americano Donald Trump, il leader ucraino Volodymyr Zelensky lo ha esortato ad adottare una linea più dura nei confronti del presidente russo Vladimir Putin e a ridefinire le priorità del cessate il fuoco. Lo riporta oggi Axios, citando due fonti informate sull’incontro avvenuto poco prima dei funerali di Papa Francesco, secondo cui Zelensky aveva ricevuto “segnali” prima della cerimonia sulla disponibilità di Trump a incontrarlo.

Nel corso dell’incontro, Zelensky avrebbe chiesto a Trump di tornare alla sua proposta iniziale di un cessate il fuoco incondizionato come punto di partenza per i colloqui di pace e, secondo una fonte, Trump sarebbe parso d’accordo. Quindi il leader ucraino avrebbe ribadito il suo rifiuto a riconoscere la Crimea come territorio russo e il presidente americano avrebbe detto che non lo sta chiedendo e che il piano messo a punto da Washington per la fine del conflitto prevede il riconoscimento da parte degli Stati Uniti, non dell’Ucraina. Zelensky avrebbe poi detto a Trump di non avere paura di fare concessioni per far cessare la guerra, ma di aver bisogno di garanzie di sicurezza sufficientemente forti per farlo. Infine Trump avrebbe insistito per una rapida firma dell’accordo minerario tra Stati Uniti e Ucraina.

Nato, Rutte incontra tedesco Wadephul scelto agli Esteri da Merz

Milano, 30 apr. (askanews) – Il Segretario Generale della NATO Mark Rutte incontra Johann Wadephul, membro del Bundestag tedesco. Oggi mercoledì 30 aprile 2025, Rutte, incontrerà il deputato del Bundestag tedesco per Rendsburg-Eckernförde, Johann Wadephul – il capo della delegazione tedesca presso l’Assemblea Parlamentare della NATO dal 2021 – presso il quartier generale della NATO a Bruxelles.

Wadephul, saldo sostenitore dell’Ucraina, è un politico tedesco appartenente al partito Unione Cristiano-Democratica (CDU). Nato nel 1962 a Husum, è membro del Bundestag dal 2009. Ha ricoperto ruoli significativi, tra cui vicepresidente del gruppo parlamentare CDU/CSU, con responsabilità in politica estera e di sicurezza. È noto per il suo approccio pragmatico e per la sua esperienza nelle relazioni internazionali.

Nei giorni scorsi è stato indicato come Ministro degli Esteri della Germania nel governo guidato da Friedrich Merz. Wadephul è un sostenitore dell’atlantismo e della cooperazione strategica con gli alleati occidentali, ma ha anche sottolineato l’importanza di una maggiore indipendenza strategica per l’Europa.

Wadephul è inoltre a capo della Delegazione tedesca presso l’Assemblea Parlamentare della NATO (NATO PA) dal 2021. È membro della Commissione Politica (PC), della Sottocommissione per i Partenariati NATO (PCNP), della Sottocommissione per le Relazioni Transatlantiche (PCTR), del Consiglio Interparlamentare Georgia-NATO (GNIC) e della Commissione Permanente (SC). Nel novembre 2024 è stato eletto Vicepresidente della NATO PA.

Ha anche sottolineato l’importanza della sicurezza nella regione del Mar Baltico, specialmente in risposta alle minacce ibride e agli attacchi alla infrastruttura critica. La sua posizione riflette un forte impegno verso la cooperazione transatlantica e il rafforzamento della presenza della NATO in aree strategiche