Roma, 15 gen. (askanews) – Sono state raggiunte le 500 mila firme per la richiesta del referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia. Dopo la richiesta di referendum avanzata dai parlamentari di maggioranza per il Sì, una nuova raccolta firme è stata promossa da 15 cittadini sostenitori del no alla separazione delle carriere. Gli stessi cittadini hanno presentato anche un ricorso al Tar contro la decisione del governo di fissare la data della consultazione referendaria il 22 e 23 marzo.
Savino (Mef): Rigore conti e attenzione concreta economia reale
Roma, 15 gen. (askanews) – “Il rapporto tra fisco e professione è un punto nevralgico del nostro sistema economico. Le norme fiscali non vivono nei testi di legge, ma nel lavoro quotidiano dei professionisti che le interpretano, le applicano e le rendono sostenibili per cittadini e imprese. Per questo i commercialisti rappresentano una vera infrastruttura immateriale dello Stato: senza il loro contributo, le riforme resterebbero sulla carta. La Legge di Bilancio 2026 si muove in questa direzione, coniugando rigore nei conti e attenzione concreta all’economia reale, puntando su semplificazione, sostegno al lavoro e stabilità. Il confronto con le professioni è e resterà un punto fermo dell’azione del Governo”. Lo ha dichiarato Sandra Savino, sottosegretario all’Economia e alle Finanze nel corso del convegno nazionale “Fisco e professione: le aspettative per l’anno appena iniziato”, promosso dall’Associazione nazionale commercialisti, presieduta da Marco Cuchel.
“La Legge di Bilancio si fonda sostanzialmente su quattro pilastri – ha sottolineato Alberto Luigi Gusmeroli, presidente della Commissione Attività Produttive della Camera dei deputati -. Il primo è la tenuta dei conti pubblici, un elemento assolutamente fondamentale perché garantisce tassi di interesse più bassi sia sul debito pubblico sia sulle rate dei mutui a tasso variabile delle famiglie, oltre a mantenere lo spread contenuto e i mercati tranquilli. Il secondo pilastro è rappresentato dalla rottamazione, con una rateizzazione lunga fino a nove anni, rate tutte uguali e la possibilità di includere i debiti fino al 31 dicembre 2023. Il terzo pilastro riguarda l’iper-ammortamento e il super ammortamento, cioè gli incentivi per l’acquisto di beni strumentali, pensati per sostenere gli investimenti delle imprese. L’ultimo pilastro consiste nella richiesta di un contributo al sistema bancario e assicurativo, chiamato a partecipare allo sforzo complessivo previsto dalla manovra”. Critiche sono state espresse da Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia: “Gli scenari che si aprono dopo l’approvazione della ‘Finanziaria’ non sono incoraggianti per il nostro Paese. Manca una reale prospettiva di crescita e non si registra un aumento significativo di salari e compensi. È vero che il contesto internazionale è complesso, ma ci saremmo aspettati uno scatto d’orgoglio e di qualità da parte della manovra. Così non è stato, e questo ci dispiace. È necessario investire con decisione in ricerca, innovazione e sviluppo, mentre in questa Legge di Bilancio manca una visione economica chiara e strategica per il futuro del Paese”. Secondo Andrea De Bertoldi (Commissione Finanze a Montecitorio): “Ogni maggioranza di governo è chiamata a confrontarsi con le ristrettezze di bilancio. In questa manovra abbiamo cercato di fare il meglio possibile: penso, ad esempio, alla riduzione dell’aliquota per il ceto medio, che rappresenta certamente un aiuto concreto alle fasce della popolazione che oggi ne hanno maggiore bisogno.
È una ‘Manovra’ che guarda anche alle imprese, attraverso il rinnovo di importanti incentivi come il rifinanziamento della Nuova Sabatini, la rottamazione quinquies e la possibilità di una rateizzazione fino a nove anni. Si tratta di un insieme di strumenti che consente al Paese di continuare a competere. Abbiamo inoltre una situazione di occupazione in crescita e lavoreremo per fare ancora meglio”.
Sulla mancanza di una crescita economica reale dell’Italia si è soffermato Antonio Misiani, vicepresidente della Commissione Bilancio a Palazzo Madama: “Ci aspettiamo scenari complessi. Abbiamo chiuso il 2025 con una crescita molto modesta, pari allo 0,5%, e le prospettive per l’immediato futuro non appaiono migliori. Anzi, l’instabilità internazionale che ha caratterizzato questi primi giorni del nuovo anno rischia di provocare un ulteriore rallentamento della congiuntura a livello globale, con effetti negativi anche sull’economia italiana. Ciò che colpisce è che la crescita resti così debole nonostante il PNRR: siamo nella fase finale del Piano e stiamo investendo decine di miliardi di euro di risorse europee, conquistate grazie all’impegno dei precedenti governi. Senza quel piano saremmo probabilmente già in recessione. Quello che emerge, però, è l’assenza di una vera strategia per rilanciare la crescita. Questo rappresenta il principale punto debole della politica economica e un nodo che resta ancora irrisolto”.
Critiche confermate anche dal senatore Mario Turco, vicepresidente nazionale del M5s: “Questa Legge di Bilancio appare priva di soluzioni concrete e di misure efficaci a sostegno della crescita economica, dei cittadini e delle imprese. Da un lato si aumentano le tasse e si riduce la spesa pubblica, dall’altro si chiedono ulteriori sacrifici per finanziare le spese militari: oltre 23 miliardi di euro rappresentano, di fatto, la vera misura contenuta nella manovra. Si rischia così di trasformare un’economia orientata al sociale in un’economia di guerra”.
Crosetto: difendere l’Ucraina significa difendere anche l’Europa, no ambiguità
Roma, 15 gen. (askanews) – Sostenere l’Ucraina non significa voler prolungare il conflitto, ma evitare che la fine delle ostilità si traduca in una pace fragile e apparente. Lo ha ribadito oggi il ministro della Difesa Guido Crosetto nelle comunicazioni alla Camera dei deputati sull’evoluzione della situazione in Ucraina. Nel suo intervento, Crosetto ha affermato che “sostenere l’Ucraina non significa voler prolungare il conflitto, significa evitare che la fine delle ostilità si trasformi in una pace apparente e fragile, costruita sull’ingiustizia e destinata a spezzarsi nuovamente”. Il ministro ha quindi sottolineato che “interrompere oggi il sostegno, l’aiuto all’Ucraina significherebbe rinunciare alla pace prima di averla costruita”.
Il titolare della Difesa ha ricordato che il decreto legge approvato dal governo proroga fino al 31 dicembre 2026 l’autorizzazione alle forniture di aiuti a Kiev, garantendo continuità a un impegno che l’Italia ha assunto “con serietà e coerenza fin dal primo giorno dell’aggressione russa”. Una scelta che, ha spiegato, arriva in una fase “delicata”, spesso definita di transizione, segnata dal moltiplicarsi di contatti e segnali di una possibile apertura negoziale. Crosetto ha ribadito che l’Italia guarda con favore a una pace stabile e duratura e intende essere “attiva e partecipe in prima persona come nazione”. Allo stesso tempo ha messo in guardia dal rischio di confondere il desiderio di pace con la realtà. “La pace non arriva perché la invochiamo, né perché le opinioni pubbliche sono stanche della guerra”, ha detto, aggiungendo che “la pace si costruisce con fatica, passo dopo passo, con fermezza, lucidità e responsabilità”.
Il ministro ha inoltre richiamato quanto sta accadendo sul terreno, osservando che “mentre la comunità internazionale discute su come rendere credibile il percorso di pace, la Russia non pare arretrare, anzi il contrario”. In questo contesto, ha ricordato, il presidente russo Vladimir Putin continua a dichiararsi pronto a conquistare militarmente i territori ucraini che considera propri in assenza di progressi nei colloqui.
Difendere l’Ucraina significa difendere anche l’Europa, ha avvertito il ministro della Difesa Guido Crosetto in comunicazioni alla Camera dei deputati, delineando l’impostazione del sostegno italiano e internazionale a Kiev. Nel suo intervento, Crosetto ha sottolineato che il conflitto non riguarda solo mezzi militari tradizionali. “Non parliamo solo di carri armati e di artiglieria, ma di tutti i tipi di conflitti possibili e immaginabili”, ha detto, spiegando che il sostegno all’Ucraina deve poggiare su “un’impostazione solida, razionale e strutturata”, articolata su tre livelli.
Il primo binario, ha spiegato il ministro, è quello di “difendere questa notte”. Ciò significa “agire subito, senza ambiguità, per rafforzare le capacità difensive dell’Ucraina”, in particolare contro gli attacchi aerei e missilistici che colpiscono quotidianamente città, infrastrutture e popolazione civile. “Significa fornire sistemi di difesa aerea, radar, capacità di intercettazione”, ha affermato, aggiungendo che “ogni ritardo produce nuove vittime, ogni missile intercettato una vita salvata”. Crosetto ha quindi evidenziato che l’Ucraina, grazie alle capacità sviluppate e testate direttamente sul campo, è diventata “la prima linea della difesa europea”, nonché “un laboratorio di grande rilevanza”, in particolare per quanto riguarda i sistemi unmanned. Il secondo binario è quello che il ministro ha definito “assistere domani mattina”. “La guerra non è fatta solo di fronti e mappe militari, ma di persone che devono mangiare, curarsi, scaldarsi, muoversi”, ha detto, sottolineando che garantire assistenza umanitaria significa assicurare la continuità della vita quotidiana di un popolo che resiste da anni e impedire che “sofferenza e disperazione diventino un’arma nelle mani dell’aggressore”.
Il terzo livello riguarda il medio-lungo termine. Secondo Crosetto, è necessario “investire nel rafforzamento delle capacità di difesa e di deterrenza dell’Ucraina” affinché la pace, quando arriverà, sia stabile. “Aiutare Kiev – ha chiosato – significa garantire la sicurezza dell’Ucraina insieme a quella dell’Europa”.
Mosca, infatti, non mostra una reale volontà di pace in Ucraina e continua a perseguire una strategia fondata sulla forza militare, ha affermato il ministro della Difesa Guido Crosetto nelle comunicazioni alla Camera dei deputati, contestando la narrazione russa su una possibile fine del conflitto in Ucraina. Secondo Crosetto, la Russia sostiene che, una volta consolidate e formalmente annesse le province occupate, la guerra potrebbe fermarsi e lasciare spazio alla pace. Tuttavia, ha osservato, “la politica internazionale non si giudica dalle dichiarazioni, ma dai comportamenti”, e i comportamenti messi in atto finora “sembrano raccontare altro”. Il ministro ha posto quella che ha definito la questione centrale: “Chi può davvero avviare una tregua?”. Da un lato, ha spiegato, c’è chi subisce ogni giorno centinaia di attacchi; dall’altro, chi quegli attacchi li conduce. “Il giorno in cui la Russia deciderà di chiudere il rubinetto della violenza e farà seguire alle parole di pace almeno un giorno di pace reale, allora potremo parlare seriamente di una volontà di ottenerla”, ha detto.
E se l’Italia avesse avuto a disposizione i mezzi necessari per impedire i bombardamenti sull’Ucraina, Guido Crosetto li avrebbe inviati senza esitazioni. Ha sottolineato il ministro della Difesa. Il ministro alla Camera ha ricordato che “questa notte, mentre noi dormivamo, su Kiev e su tutta l’Ucraina hanno continuato a cadere migliaia di missili e bombe”. Crosetto ha quindi affermato: “Se avessi avuto la possibilità di dare all’Ucraina i mezzi per impedire a tutte quelle bombe di cadere, e non ce l’ho, glieli avrei dati”, precisando inoltre: “Non mi sarei sentito in colpa”. Crosetto ha sostenuto che “non esistono mezzi buoni e cattivi, ma esistono mezzi che possono essere utilizzati in modo negativo o positivo”. In questo senso, ha spiegato che “un’arma è una cosa negativa quando si usa contro qualcuno”, ma assume un significato diverso quando viene utilizzata per la difesa dei civili: “Quando un’arma impedisce a un’altra arma di cadere su un ospedale, su una centrale elettrica o su un palazzo, è una cosa diversa”.
Nel suo intervento Crosetto ha anche evidenziato come l’intensità del conflitto resti elevata nonostante il moltiplicarsi dei contatti diplomatici. Il bilancio delle vittime della guerra in Ucraina ha raggiunto infatti dimensioni drammatiche, con oltre 700mila morti ucraini e più di 1 milione e 200mila vittime russe secondo fonti occidentali. Crosetto ha definito la situazione “una tragedia immensa”.
La Groenlandia e il "fondamentale disaccordo" dell’Europa con Trump. La Danimarca: la Carta Onu è linea rossa
Roma, 15 gen. (askanews) – Il ministro degli Esteri danese, Lars Lokke Rasmussen, ha ricordato su Facebook la posizione del regno dopo l’incontro a Washington fra responsabili americani, danesi e groenlandesi che si è concluso con la constatazione di un”fondamentale disaccordo”. “La posizione degli Stati Uniti è che devono prendere il controllo della Groenlandia. Continuiamo a credere che la sicurezza a lungo termine possa essere garantita nel rispetto dell’integrità territoriale del Regno di Danimarca e del diritto all’autodeterminazione del popolo groenlandese. Rispettando il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite. Questa è la nostra linea rossa”, ha affermato, prima di aggiungere: “Siamo nel 2026: si può commerciare con le persone, ma non si possono commerciare le persone”.
La questione Groenlandia sembra tracciare un ulteriore solco tra Vecchio Continente e Usa. “Vance ci odia”, ha dichiarato un diplomatico europeo al giornale Politico, commentando i colloqui svolti ieri a Washington tra Danimarca, Groenlandia e Stati Uniti. Secondo fonti diplomatiche ascoltate da Politico, l’ostacolo principale nel dialogo tra Stati Uniti e Unione europea è il fatto che il vicepresidente statunitense JD Vance provi un profondo risentimento nei confronti del Vecchio Continente. L’annuncio che il vicepresidente avrebbe guidato i colloqui di Washington sulla Groenlandia ha allarmato la parte europea. “È il duro”, ha detto lo stesso diplomatico, aggiungendo che “il fatto che sia lì la dice lunga e penso che sia negativo per l’esito”. Tra i 10 ministri e funzionari che hanno parlato in forma anonima con Politico, nessuno ha considerato Vance un alleato, né nei colloqui sulla Groenlandia né per le relazioni transatlantiche in generale, osserva il giornale.
Ieri sera, al termine di una serie di colloqui ad alto livello a Washington, la Danimarca e gli Stati Uniti hanno poi confermato un “fondamentale disaccordo” riguardo al futuro della Groenlandia, come ha riferito il ministro degli Esteri danese, Lars Lokke Rasmussen, a margine dell’incontro con i rappresentanti dell’amministrazione statunitense, fra cui appunto il vicepresidente JD Vance, e la ministra degli Esteri della Groenlandia Vivian Motzfeldt. Rasmussen ha precisato che, nonostante il confronto sia stato diretto, è emersa una divergenza di fondo sull’approccio alla sicurezza e alla sovranità nell’area artica. “Non è assolutamente necessario che gli Stati Uniti si impadroniscano della Groenlandia”, ha dichiarato il ministro danese, commentando le recenti posizioni espresse dalla presidenza statunitense. Poco dopo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che non ha partecipato all’incontro, dallo Studio Ovale ha ribadito la centralità strategica del territorio, dichiarando: “Noi abbiamo bisogno della Groenlandia per la sicurezza nazionale”. “Vedremo cosa succederà”, ha concluso Trump.
Intanto dopo Svezia e Germania anche la Francia ha annunciato che militari francesi parteciperanno alla missione militare europea di ricognizione in Groenlandia. “Dietro richiesta della Danimarca, ho deciso che la Francia parteciperà alle esercitazioni congiunte organizzate dalla Danimarca in Groelandia, l’operazione Endurance Arctique, ha scritto sul suo account di X Emmanuel Macron, nel corso della notte. “Dei primi militari francesi sono già in viaggio. Altri seguiranno”, ha aggiunto il presidente francese.
Cultura, CoopCulture al convegno finale del progetto Changes
Roma, 15 gen. (askanews) – Il convegno “Mappe e scenari per il futuro del patrimonio culturale. Tre anni di ricerche del Partenariato Pnrr Changes” rappresenta il momento conclusivo del progetto Changes (Cultural Heritage Innovation for Next-Gen Sustainable Society), fino al 16 gennaio presso la Città Universitaria della Sapienza Università di Roma, che proporrà un ampio programma scientifico e divulgativo dedicato all’innovazione nel campo del patrimonio culturale. Nelle tre giornate di lavori, in programma 25 sessioni tematiche e oltre 250 contributi, tra presentazioni scientifiche, dimostrazioni tecnologiche e installazioni interattive.
Dal 2023 ad oggi Changes ha coinvolto 11 Università, 4 Enti di Ricerca, 3 Scuole di studi avanzati, 4 Imprese, 3 Enti del Terzo Settore, 1 Centro di Eccellenza. CoopCulture, uno dei pochi l’unico partner privato co-leader di uno Spoke, ha avuto un ruolo importante (quasi unico) nel progetto, poiché ha messo a disposizione non solo la sua lunga e vasta esperienza per la valorizzazione innovativa del patrimonio culturale, sotto diversi profili, dalla accessibilità inclusiva ai supporti di fruizione, narrazione e gestione partecipata, trasformando X luoghi della cultura in laboratori di ricerca. Ma ha svolto anche un ruolo di abilitatore di mercato, assicurando che l’innovazione (sociale e tecnologica) sia applicabile e sostenibile anche dal punto di vista organizzativo ed economico e quindi garantendo che la ricerca possa tradursi in occupazione qualificata, nuovi profili professionali e modelli pubblico-privato più strutturati e replicabili.
Il 16 gennaio, negli spazi della Sapienza, si terrà la giornata di lavori della Sessione 19, dedicata a “Governance partecipata del Patrimonio Culturale e del Turismo Sostenibile: modelli, strumenti e metodi di valutazione” di cui CoopCulture è coordinatore scientifico insieme all’Università degli Studi di Firenze e all’Università Roma Tre, e che riunisce circa 50 partecipanti tra Professori, Ricercatori, Professionisti ed esperti del settore.
Il convegno segna una svolta chiara: la tutela e la valorizzazione del patrimonio diventano un laboratorio dove nuovi modelli partecipati di gestione, condivisi tra PA, cooperazione e terzo settore, e imprese private, si impegnano a generare sviluppo locale, turismo sostenibile e identità condivise, contrastando sia l’overtourism sia l’abbandono dei patrimoni diffusi. Giovanna Barni, Consigliera delegata Innovazione di CoopCulture presenterà i tre modelli di governance partecipata indagati e georeferenziati e, con l’aiuto dei principali esperti se ne illustreranno vantaggi e criticità, nonché alcune controversie purtroppo ancora irrisolte. Franco Milella della Fondazione Fitzcarraldo, porterà lo sguardo internazionale sui presupposti culturali dei Partenariati Speciali Pubblico-Privati, la giurista e amministrativista Antonietta Favale, partner dello Studio Legale AOR, e del magistrato del TAR Lazio Raffaele Tuccillo, analizzeranno il PSPP come strumento giuridico avanzato di governance condivisa, l’economista e ricercatore dei territori Stefano Landi, Presidente di SL&A – Studi e Ricerche per il Territorio, racconterà la dimensione organizzativa delle DMO e il ruolo dei territori nella governance culturale italiana.
Sarà compito del successivo tavolo di confronto tra economisti, storici, giuristi, costituzionalisti e amministrativisti coordinato da Alessandro Leon e Pietro Valentino dell’Associazione Economia della Cultura e CLES S.r.l. finalizzato alla riflessione su nuove politiche e nuovi modelli di governance e alla co-redazione di linee di indirizzo condivise. Saranno presenti lo storico dell’ambiente e dei territori Rossano Pazzagli (Università del Molise, Direttore del Centro ArIA), il politologo Alessandro Natalini (Università LUMSA, esperto di governance multilivello e innovazione amministrativa), la costituzionalista Carmela Decaro (LUISS Guido Carli, profili di tutela democratica dei beni pubblici), l’economista della cultura Giovanna Segre (Università di Torino, Direttrice del Master UNESCO, governance territoriale sostenibile) e il costituzionalista Alberto Lucarelli (Università di Napoli Federico II, tra i principali studiosi italiani dei beni comuni), chiamati a redigere linee di indirizzo condivise per nuove politiche di governance culturale, più partecipative, sostenibili e di lungo periodo. Il punto istituzionale sarà affidato a Roberto Ferrari (Direttore esecutivo del Museo Galileo) che traccerà le priorità pubbliche nella rigenerazione dei patrimoni diffusi e nella sfida alla sostenibilità delle città d’arte.
I lavori della sessione confluiranno in un volume in uscita a marzo, come numero speciale della rivista Economia della Cultura, edita da Il Mulino, dedicato ai tre modelli di governance partecipata – Cooperative di Comunità, Partenariati Speciali Pubblico-Privati (PSPP) e Destination Management Organizations (DMO) – esperienze che ridisegnano il rapporto tra istituzioni e cittadini nella gestione del patrimonio culturale e del turismo sostenibile. Il volume includerà i temi chiave del progetto, la lettura dell’identità territoriale come leva di sostenibilità, la mappatura nazionale dei tre modelli e una cassetta di strumenti operativi per amministrazioni, cooperative e reti culturali. Le conclusioni, affidate ad Alessandro Leon e Pietro Valentino dell’Associazione Economia della Cultura, saranno generate proprio dal dibattito interdisciplinare ospitato in questa sede.
Giovanna Barni, Consigliera delegata Innovazione di CoopCulture ha spiegato: “La futura governance del patrimonio culturale non può più essere solo gestione proprietaria o concessione: deve essere relazione, corresponsabilità e durata. Le cooperative di comunità, i partenariati speciali e le reti territoriali dimostrano che la cultura genera valore quando diventa infrastruttura civica riconosciuta, aperta e condivisa. Il progetto Changes ha avuto il merito di trasformare il confronto scientifico in un laboratorio nazionale di nuovi modelli. Oggi la sfida è innestarli nel lungo periodo, oltre la durata dei finanziamenti, perché il patrimonio diventa davvero un bene comune solo quando la comunità contribuisce a governarlo e a farlo durare”.
Pitti Uomo, People of Shibuya presenta la FW26
Firenze, 15 gen. (askanews) – A Pitti Uomo People of Shibuya presenta la collezione Fall Winter 26, confermando un percorso di evoluzione che intreccia sperimentazione, ampliamento dell’offerta e rafforzamento dell’identità del brand. A raccontare la visione è il direttore creativo Alberto Premi.
“People of Shibuya, nella prossima collezione Fall Winter 26, ha deciso di sperimentare. Abbiamo immaginato che ogni carrello che andiamo a presentare simulasse il guardaroba maschile. All’interno del guardaroba abbiamo quindi immaginato come l’uomo di oggi possa creare look consoni allo stile di vita che rappresenta People of Shibuya”.
Un approccio progettuale che riflette il target storico del marchio, come sottolinea ancora Premi, e che mette al centro funzionalità e comfort senza rinunciare a un’estetica formale.
“People ha da sempre come target di riferimento l’imprenditore, quindi una persona che veste un look più formale, che deve essere comodo e che deve comunque avere tutte quelle caratteristiche che consentono all’uomo di oggi di spostarsi e muoversi liberamente da un posto all’altro”.
Accanto al capospalla, elemento fondante del brand, la collezione evidenzia un progressivo rafforzamento del total look, ormai centrale nelle strategie di sviluppo.
“Nasciamo come capospalla e ci ampliamo poi nel total look, nel senso che nelle ultime collezioni il total look sta diventando sempre più preponderante. Abbiamo inserito nuove categorie merceologiche che stanno performando molto bene, come il pantalone tecnico, la maglia sempre con un fit tecnico e tutto il discorso legato al jersey”.
A Pitti Uomo trova spazio anche il racconto del rebranding avviato dal marchio, pensato per sostenere l’espansione sui mercati internazionali, in particolare europei.
“Dall’anno scorso è partito un rebranding nato dall’esigenza dell’azienda di spostarsi verso nuovi orizzonti, soprattutto a livello internazionale. Ci stiamo espandendo molto dal punto di vista estero, in Europa, e quindi abbiamo cercato di creare e soprattutto di caratterizzare i capi con tessuti e, soprattutto, con caratteristiche tecniche di un certo tipo, che aumentano e valorizzano il know-how che l’azienda ha da sempre nel capospalla”.
Bankitalia, Panetta: in Italia salari orari reali fermi dal 2000
Roma, 15 gen. (askanews) – In Italia “la produttività ristagna da un quarto di secolo; la capacità di innovare resta distante dai paesi alla frontiera tecnologica. Questi freni alla crescita si traducono in una dinamica dei redditi e dei salari persistentemente debole, che da tempo limita le scelte e le prospettive delle persone, soprattutto delle donne e dei giovani”. E nel frattempo “dal 2000, i salari orari in Italia sono rimasti pressoché fermi in termini reali, contro una crescita del 21 per cento in Germania e del 14 in Francia”. Lo ha rilevato il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nel suo intervento all’inaugurazione dell’anno accademico 2025-26 dell’Università degli Studi di Messina.
Su questo andamento, ha spiegato “ha inciso in modo rilevante lo shock inflazionistico conseguente alla crisi energetica. Oggi in Italia i prezzi al consumo sono più alti del 20 per cento rispetto al 2019. Le retribuzioni nominali di fatto sono cresciute del 12, con una riduzione in termini reali di 8 punti percentuali. Negli altri principali paesi europei la perdita iniziale è stata invece riassorbita”.
“Da noi, tuttavia, la politica fiscale e la crescita dell’occupazione hanno compensato la perdita di potere d’acquisto delle famiglie. Dal 2021, gli sgravi fiscali, soprattutto a favore dei redditi medio-bassi, hanno aumentato le retribuzioni nette di 5 punti percentuali – ha rimarcato il governatore – riducendo la perdita in termini reali a 3 punti. In parallelo, è cresciuto il numero dei percettori di reddito da lavoro, in particolare tra i nuclei familiari più fragili; tenendo conto di questo effetto e dei trasferimenti pubblici, il reddito reale disponibile delle famiglie è tornato sui livelli precedenti lo shock inflazionistico, compensando l’erosione del potere d’acquisto e il drenaggio fiscale”.
“Guardando avanti, la crescita dei redditi non potrà però poggiare in modo permanente sulla politica fiscale. I margini di bilancio sono limitati – ha ricordato il banchiere centrale – e gli interventi pubblici possono fornire solo un sostegno temporaneo in situazioni eccezionali. Aumenti duraturi dei salari richiedono che la produttività torni a crescere a ritmi sostenuti e che i suoi benefici siano adeguatamente ripartiti tra capitale e lavoro”.
Secondo Panetta, “occorre uno sviluppo basato su investimenti, innovazione e produttività, in grado di sostenere salari più elevati e migliori prospettive di lavoro. Lo impongono le trasformazioni dell’economia mondiale. Lo rende necessario il vincolo demografico di un paese che invecchia rapidamente e in cui i giovani che entrano nel mercato del lavoro saranno sempre meno numerosi”.
Bankitalia, Panetta: istruzione genera alti ritorni economici e sociali
Roma, 15 gen. (askanews) – “Un sostegno mirato alle famiglie e all’istruzione genera elevati ritorni economici e sociali. Gli interventi possono essere attuati gradualmente, preservando una gestione prudente delle finanze pubbliche e i progressi compiuti nella riduzione del costo del debito”. Lo ha affermato il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nel suo intervento, intitolato “Investire nel futuro: giovani, innovazione e capitale umano”, all’inaugurazione dell’anno accademico 2025-26 dell’Università degli Studi di Messina.
Una analisi su capitale umano e crescita economica. “Lo studio, l’impegno, la tutela della salute sono espressioni fondamentali” della libertà individuale. “Ma i loro rendimenti economici e sociali dipendono anche dal contesto istituzionale ed economico nel quale ciascuno di noi vive”, ha spiegato Panetta.
“In questo senso, la valorizzazione del capitale umano non è soltanto una scelta individuale, ma una responsabilità collettiva. Investire in istruzione, ricerca e formazione significa allora investire a un tempo nelle potenzialità del Paese e nelle aspirazioni dei singoli: nella capacità dei giovani di scegliere, di crescere, di contribuire a un’economia più dinamica e a una società più giusta. È su questa combinazione di conoscenza e innovazione, di impegno individuale e qualità delle istituzioni – ha concluso il governatore – che si fonda il progresso delle nostre società nell’era contemporanea”.
Bankitalia, Panetta: economia ha sorpreso molti, occupazione ai massimi
Roma, 15 gen. (askanews) – “Negli ultimi anni l’economia italiana ha mostrato una capacità di adattamento che ha sorpreso molti osservatori. Nel quinquennio 2020-24, anche con il sostegno della politica fiscale, l’economia italiana ha registrato ritmi di crescita superiori a quelli del decennio precedente e in linea con la media dell’area dell’euro. L’occupazione ha oggi raggiunto i livelli più alti di sempre e il tasso di partecipazione al mercato del lavoro è aumentato in misura significativa”. Lo ha affermato il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nel suo intervento, intitolato “Investire nel futuro: giovani, innovazione e capitale umano”, all’inaugurazione dell’anno accademico 2025-26 dell’Università degli Studi di Messina.
“Il sistema bancario, che solo dieci anni fa rappresentava un fattore di vulnerabilità, oggi è nel complesso solido, ben capitalizzato e redditizio. La sorpresa più significativa è venuta dal Mezzogiorno. Dopo la pandemia, il Pil delle regioni meridionali è cresciuto di quasi l’8 per cento, oltre 2 punti in più rispetto al Centro Nord. In termini pro capite, l’espansione ha superato il 10 per cento, quasi il doppio del resto del Paese. L’occupazione è aumentata del 6 per cento, oltre due volte l’incremento osservato nelle regioni centro-settentrionali. Sono segnali importanti – ha proseguito – che lasciano sperare nella possibile ripresa del processo di convergenza interrottosi ormai da mezzo secolo”.
Secondo Panetta “questi progressi non vanno sottovalutati. tuttavia, non sono sufficienti a superare le fragilità strutturali accumulate nel tempo e a garantire il ritorno su un sentiero di sviluppo duraturo, per il Mezzogiorno e per l’Italia nel suo insieme”.
Peraltro “la crescita si è recentemente indebolita, come in altri paesi europei. Le esportazioni sono frenate dalle tensioni geopolitiche e dalla frammentazione del commercio mondiale, mentre la domanda interna fatica a trainare il Pil. Le previsioni per il medio termine, incluse quelle del Governo e dei principali analisti, prefigurano una crescita modesta nei prossimi anni – ha rilevato il governatore – e riportano in primo piano le debolezze strutturali dell’economia italiana”.
Groenlandia, Tajani: non all’orizzonte intervento militare Usa
Roma, 15 gen. (askanews) – “Non credo sia all’orizzonte” un intervento militare degli Usa in Groenlandia. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, interpellato alla Camera.
“Credo che debba sempre prevalere il dialogo: anche con il Canada sembrava ci fosse una frattura insanabile. Ora si è creato un gruppo di lavoro, anche se ci sono posizioni diverse si vedrà. Siamo tutti nella Nato, la Groenlandia non è parte dell’Ue ma ha l’unità nella corona con il Re di Danimarca, hanno un governo autonomo. Credo si possa trovare una soluzione con dialogo e confronto”.
“Domani – ha annunciato Tajani – presenteremo il progetto dell’Italia per l’Artico, è un tema fondamentale dal punto di vista politico, economico-industriale e della ricerca. Faremo la nostra parte”. Quanto all’invio di militari italiani in Groenlandia, Tajani ha risposto: “La strategia non prevede la presenza di militari”.
Giustizia, Conte: Nordio choc, guerra a intercettazioni per mazzette?
Roma, 15 gen. (askanews) – “Nordio choc, guerra alle intercettazioni per modestissime mazzette. Cosa vuol dire il ministro Nordio? Sono qui alle prese com il suo ultimo libro, questa meravigliosa fatica letteraria in cui il ministro della Giustizia preannuncia che ci sarà una riforma che non consentirà più l’utilizzo del trojan per scovare i reati di corruzione. Ma lei da che parte sta? Dice che non è un reato grave di fronte a modestissime mazzette? Ma lo sa che mazzetta dopo mazzetta non riusciamo a costruire ospedali e scuole, non riusciamo a dirigere le risorse pubbliche laddove servono?”. Così in un video sui social il leader M5s Giuseppe Conte, commenta le ultime dichiarazioni del ministro Carlo Nordio.
“Il ministro dice che ‘dopo il referendum vedremo di rimediare anche a questa inciviltà’ – prosegue Conte – a noi bastano già le inciviltà che voi avete introdotto abolendo il reato di abuso d’ufficio, ridimensionando il traffico di influenze illecite, addirittura riducendo a 45 giorni la possibilità di intercettazioni, così anche i delinquenti abituali e gli spacciatori vengono avvertiti e scappano prima di essere arrestati. La vostra giustizia non corrisponde alla nostra visione, noi vogliamo una legge uguale per tutti che si applica anche ai politici: no a questo referendum sulla separazione delle carriere, no al referendum salva-casta, no a questa visione della giustizia”, conclude.
Tennis, Sinner: "Cahill con me almeno un’altra stagione"
Roma, 15 gen. (askanews) – Ora è ufficiale. Darren Cahill seguirà ancora Jannik Sinner almeno per la prossima stagione. “Io e Darren abbiamo avuto una bella chiacchierata alla fine dell’anno e abbiamo deciso di proseguire insieme almeno per un’altra stagione”. Cahill, quindi, continuerà ad essere il coach dell’azzurro per tutto il 2026, affiancando l’altro coach Simone Vagnozzi. Sinner ha aggiunto, a proposito della collaborazione con l’australiano: “Darren mi dà tanta calma e mi sento molto al sicuro con lui nell’angolo, e non solo io, ma anche il resto del team”.
Banche, De Guindos: tassazione non freni credito e non mini stabilità
Roma, 15 gen. (askanews) – La tassazione sulle banche non deve frenare l’erogazione di credito e non deve creare problemi supplementari sulla stabilità finanziaria. È il parere della Banca centrale europea, espresso in varie occasioni, anche sul recente intervento dell’Italia nella manovra di Bilancio, ribadito dal vicepresidente Luis de Guindos, rispondendo a una domanda durante una audizione al Parlamento europeo.
“Il tema della tassazione sulle banche è stato sollevato anche su altre giurisdizioni, come sapete. Il nostro parere qui è che la tassazione sulle banche non deve compromettere il credito – ha detto -. E, secondo, non deve creare alcun problema supplementare in termini stabilità finanziarie. Come abbiamo sempre detto, non deve minare la stabilità finanziaria”.
Banche, De Guindos (Bce): la politica non ostacoli le fusioni
Roma, 15 gen. (askanews) – In Italia e non solo, in generale in nei Paesi della Unione europea la politica non deve ostacolare le operazioni di aggregazione tra banche, né a livello nazionale né tra Paesi. “È molto bello parlare di unione dei mercati dei capitali. Ma poi non si tratta solo di una narrativa, si tratta della realtà. E sfortunatamente, la realtà è diversa, a volte si creano difficoltà politiche”. Lo ha affermato il vicepresidente della Banca centrale europea, lo spagnolo Luis de Guindos, rispondendo a una domanda sull’uso del “golden power” su operazioni bancarie in Italia, in particolare su quella tra UniCredit e Bpm, durante una audizione al parlamento europeo.
“Non si tratta solo del caso dell’Italia, penso che ci siano anche altri esempi molto concreti, come ben sapete, in altri Paesi e in altre giurisdizioni – ha detto – dove difficoltà e ostacoli sono stati sollevati dalle autorità” a questo tipo di operazioni.
Posto che ha evitato di intervenire sulle singole operazioni, De Guindos ha ricordato che oltre alla Bce anche la Commissione europea “è stata molto chiara” sulla non interferenza della politica in queste operazioni. Tanto che a Bruxelles “hanno avviato procedure su queste giurisdizioni che hanno creato difficoltà ai processi di consolidamento dell’industria bancaria in Europa. E lasciatemelo dire in modo molto chiaro: (alla Bce) siamo a favore delle fusioni transfrontaliere. Penso che sarebbe ottimale in termini di una vera unione bancaria in Europa”, ha concluso.
Bankitalia, a novembre debito in calo di 6,8 mld a 3.124,9 miliardi
Roma, 15 gen. (askanews) – A novembre del 2025 il debito delle Amministrazioni pubbliche è diminuito di 6,8 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 3.124,9 miliardi. Lo ha reso noto a Banca d’Italia spiegando che la diminuzione delle disponibilità liquide del Tesoro (12,8 miliardi, a 64,4) e l’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio (complessivamente 0,1 miliardi) sono stati solo in parte compensati dal fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (6,1 miliardi) .
Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, la diminuzione del debito è imputabile a quello delle Amministrazioni centrali (7,0 miliardi), a fronte di un aumento marginale di quello delle Amministrazioni locali (0,1 miliardi). Il debito degli Enti di previdenza è rimasto sostanzialmente invariato.
La vita media residua è rimasta stabile a 7,8 anni.
La quota del debito detenuta dalla Banca d’Italia ha continuato a diminuire, collocandosi al 18,6 per cento (dal 18,8 del mese precedente). Ad ottobre dello scorso anno (ultimo mese per cui questo dato è disponibile) la percentuale del debito detenuta dai non residenti era aumentata al 34,1 per cento (dal 33,9 per cento del mese precedente) e quella detenuta dagli altri residenti (principalmente famiglie e imprese non finanziarie) al 14,5 per cento (dal 14,2 per cento).
Salari, Landini: contrattazione annuale per recupero inflazione
Roma, 15 gen. (askanews) – Un modello di relazioni che rafforzi il contratto nazionale, ma con una verifica annuale per recuperare l’inflazione. E’ quanto propone il leader della Cgil, Maurizio Landini, per contrastare la perdita del potere d’acquisto dei salari. “Una delle riflessioni da fare è che non è possibile rinnovare i contratti ogni 3-4 anni – ha detto a margine della presentazione di un rapporto sulle retribuzione dell’Inps – penso che uno deve farci i conti. C’è bisogno di arrivare quasi a una contrattazione annuale dei salari per il recupero certo dell’inflazione”.
Industria, Istat: +1,5% produzione novembre, su anno cresce dell’1,4%
Roma, 15 gen. (askanews) – A novembre 2025 torna a crescere la produzione industriale. L’Istat stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale aumenti dell’1,5% rispetto a ottobre. Al netto degli effetti di calendario, a novembre 2025 l’indice generale aumenta in termini tendenziali dell’1,4%, con i giorni lavorativi di calendario che sono stati 20 come a novembre 2024.
L’indice destagionalizzato mensile mostra aumenti congiunturali in tutti i raggruppamenti principali di industrie con variazioni positive per l’energia (+3,9%), i beni strumentali (+2,1%), i beni di consumo (+1,1%) e, marginalmente, per i beni intermedi (+0,1%).
Si registrano variazioni tendenziali positive per i beni strumentali (+3,3%), l’energia (+2%) e i beni intermedi (+1,0%); diminuiscono, invece, lievemente i beni consumo (-0,8%).
I settori di attività economica che registrano gli incrementi tendenziali maggiori sono la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+8,7%), la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+5,8%) e la fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (+5,1%). Le flessioni più ampie si rilevano nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-4,4%), nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-3,1%) e nella fabbricazione di prodotti chimici (-2,9%).
Bce: spread calati per rivalutazione positiva su Italia e Spagna
Roma, 15 gen. (askanews) – Tra la fine delle dell’estate l’inizio dell’inverno i differenziali dei tassi (spread) si sono ridotti tra i titoli di Stato dei paesi dell’area euro, portandosi ai minimi storici a riflesso anche di “una rivalutazione favorevole da parte dei mercati delle prospettive di bilancio di alcuni paesi, come come Spagna e Italia”. Lo scrive la Banca centrale europea nell’ultimo Bollettino economico.
L’analisi sull’andamento dei mercati finanziari riguarda il periodo intercorso tra l’11 settembre e il 17 dicembre. “Al termine del periodo in esame i rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine erano più elevati, mentre i differenziali rispetto ai tassi privi di rischio si erano ridotti. I differenziali di rendimento dei titoli di Stato rispetto ai tassi a breve termine privi di rischio (Ois o overnight index swap) si sono ridotti, riflettendo una forte propensione al rischio tra le diverse classi di attività e una rivalutazione favorevole da parte dei mercati delle prospettive di bilancio di alcuni paesi, come Spagna e Italia”, afferma la Bce.
Inoltre, con l’attenuarsi dell’incertezza politica in Francia, i rendimenti dei relativi titoli di Stato hanno mostrato risultati analoghi a quelli di altri paesi dell’area dell’euro. Nel contempo, il declassamento del merito di credito sovrano francese ha provocato “soltanto una reazione di breve durata sui mercati finanziari. La dispersione fra paesi dei differenziali di rendimento dei titoli sovrani rispetto ai tassi privi di rischio è diminuita durante tutto il periodo in esame, raggiungendo livelli storicamente bassi”, aggiunge l’istituzione.
Calenda: la sinistra? Una sciagura. Schlein è la vice di Conte
Roma, 15 gen. (askanews) – “La sinistra? Bè, è una sciagura. Sembra un collettivo studentesco nel quale M5S fa concorrenza al Pd per fare presa su un elettorato anti-occidentale, che preferisce gli ayatollah agli iraniani liberi, Maduro e i sostenitori di Putin. Una sinistra così ideologica rappresenta un rischio per la linea politica del Paese”. Così Carlo Calenda, leader di Azione, in un’intervista a Il Messaggero.
Cosa pensa di Elly Schlein? “Mi colpisce il suo costante silenzio rispetto a certe posizioni di M5S. Ormai è la vice di Giuseppe Conte, che è molto più bravo di loro a fare politica. Anche se ovviamente non ne condivido nulla. Il Pd dovrebbe trasformarsi in un partito riformista, ma questo non accadrà. Ormai hanno abbracciato Conte”.
Sul futuro politico di Azione Calenda ha annunciato che a marzo lancerà “una grande convention aperta a tutti i partiti liberali: Marattin, spero in +Europa e altri. Renzi? No, ce lo siamo persi… L’appello invece lo faccio ai riformisti dem: tiratevi fuori e facciamo altro”.
Alle elezioni “andremo da soli. La legge elettorale non è un problema: anche se resta questa, il 3% basta a determinare chi governa e chi no”, ha detto ancora.
In Venezuela anche Luigi Gasperin "definitivamente libero"
Roma, 15 gen. (askanews) – L’taliano “Luigi Gasperin è definitivamente libero” in Venezuela, ha confermato nota diffusa dalla Farnesina.
Nella notte è stato reso esecutivo l’ordine di scarcerazione che era già stato emesso ma non era ancora stato recepito da una delle amministrazioni venezuelane.
“Gasperin è provato ma in condizioni stabili”, segnala la nota, precisando che “ha annunciato che vorrebbe rimanere in Venezuela e tornare alla città di Maturín (Stato Monßgas) dove si trova la sua azienda”.
Il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani ha annunciato la scarcerazione, comunicando su X che il connazionale si trovava in ambasciata.
Dossier illegittimi, silenzi inaccettabili: Renzi ha ragione a gridare allo scandalo
Un allarme che non può essere archiviato
La vicenda del cosiddetto “Sistema Striano” continua a scorrere sotto traccia, senza suscitare quella reazione pubblica che sarebbe proporzionata alla gravità dei fatti emersi. Eppure, il tema del dossieraggio illegittimo, delle informazioni sensibili utilizzate come strumento di pressione o di lotta politica, tocca il cuore stesso dello Stato di diritto. Non è una questione di schieramenti, ma di garanzie democratiche.
In questo contesto, le reazioni appaiono sorprendentemente tiepide. La relazione della Commissione parlamentare presieduta da Chiara Colosimo, pur delineando un quadro inquietante, non ha prodotto finora un vero sussulto politico. Ed è proprio questo scarto tra la gravità dei fatti e la debolezza della risposta pubblica a rendere il caso ancora più allarmante.
Le parole di Renzi: una denuncia netta
A rompere questo silenzio è stato Matteo Renzi, che in una nota ha espresso un giudizio durissimo. Di seguito la sua dichiarazione, riportata integralmente:
“Ho letto la relazione della presidente Colosimo in ordine al ‘sistema Striano’ del quale sono stato la prima vittima. Sono sinceramente allibito. Gli elementi messi nero su bianco dalla commissione sono allucinanti. Mi riservo di agire nelle prossime settimane in tutte le sedi e mi domando come sia possibile che l’opinione pubblica non reagisca davanti a una vicenda così. Qui io sono parte lesa ma soprattutto è lesa la dignità e la credibilità delle Istituzioni”.
Parole che colpiscono per la loro chiarezza e che pongono una domanda cruciale: com’è possibile che un simile intreccio di abusi e opacità non susciti una reazione collettiva?
Il nodo democratico del “Sistema Striano”
Il punto non è soltanto la tutela dei singoli colpiti, ma il precedente che una vicenda del genere rischia di consolidare. Se l’uso improprio di banche dati, informazioni riservate e apparati pubblici viene tollerato o minimizzato, si apre una crepa profonda nella fiducia tra cittadini e istituzioni. La credibilità dello Stato non si difende con il silenzio, ma con la trasparenza e con l’assunzione di responsabilità.
Renzi ha ragione a parlare di scandalo. Il cosiddetto “Sistema Striano” interroga la qualità della nostra democrazia. Ignorarlo, ridurlo a polemica di parte o archiviarlo come vicenda marginale sarebbe l’errore più grave. Anche minimizzare una vicenda del genere significa accettare che il confine tra potere legittimo e abuso diventi opaco, con effetti che vanno ben oltre il caso specifico
Costa (Ue): l’Europa rivendica il diritto internazionale come bussola globale
Un messaggio politico, non solo cerimoniale
Nel ricevimento di Capodanno ospitato congiuntamente dai vertici delle istituzioni comunitarie, il presidente del Consiglio europeo, António Costa, ha pronunciato un intervento che va ben oltre il rituale diplomatico. Al centro del suo messaggio, una riaffermazione netta: l’Unione europea continuerà a difendere l’ordine internazionale basato sulle regole, il diritto internazionale e i principi della Carta delle Nazioni Unite, senza eccezioni geografiche o politiche.
In un contesto globale segnato dalla frammentazione dei conflitti e dalla crescente tentazione del “diritto del più forte”, Bruxelles rivendica così una postura coerente con la propria identità storica: quella di attore normativo, più che militare, fondato sulla legalità internazionale e sul multilateralismo.
Nessuna violazione è accettabile
Costa ha insistito su un punto politicamente sensibile: l’Unione non può accettare violazioni del diritto internazionale in nessuna area del mondo. Dall’Ucraina a Gaza, dall’America Latina all’Africa, fino alla Groenlandia, il richiamo è alla coerenza, non alla selettività. Un passaggio tutt’altro che scontato, se si considera il clima di polarizzazione che attraversa le opinioni pubbliche europee e la difficoltà, spesso evidente, di mantenere una linea unitaria tra gli Stati membri.
Il messaggio è chiaro: il diritto internazionale non può essere invocato “a intermittenza”, né piegato alle convenienze geopolitiche del momento. È una presa di posizione che chiama in causa anche la credibilità europea, messa alla prova da crisi simultanee e spiegamenti di forza sempre più espliciti.
Diritti umani al centro, con un nome preciso: Iran
Particolarmente netto il riferimento alla questione dei diritti umani. Costa ha citato esplicitamente l’Iran, insieme a Sudan e Afghanistan, condannando la repressione violenta del regime di Teheran contro il proprio popolo. Una presa di parola che assume rilievo politico nel momento in cui, anche in Europa, il dissenso iraniano fatica a trovare attenzione e mobilitazione.
Il richiamo alla dignità umana e alle libertà individuali sancite dalla Carta delle Nazioni Unite ribadisce che, per l’Unione, la difesa dei diritti non è un capitolo accessorio della politica estera, ma un elemento costitutivo della propria azione internazionale.
Ucraina, una pace giusta come orizzonte europeo
Guardando all’inizio del 2026, il presidente del Consiglio europeo ha infine riaffermato l’impegno dell’Unione sul fronte ucraino. La guerra di aggressione della Russia continua, ha ricordato Costa, e l’obiettivo resta una pace giusta e duratura. Non una pace qualsiasi, ma una soluzione che non legittimi l’uso della forza come strumento di revisione dei confini.
In un mondo sempre più segnato da logiche di potenza, l’Europa tenta così di difendere il proprio spazio politico e morale: quello di una comunità che, pur tra limiti e contraddizioni, continua a riconoscersi nel primato delle regole.
Il silenzio delle piazze davanti al dissenso iraniano
Piazze mute di fronte alla repressione
Le piazze in Italia tacciono. Le piazze italiane non si mobilitano. Come era prevedibile, si è aperto anche un timido – anzi, un timidissimo – dibattito sulle ragioni politiche e culturali che alimentano questo silenzio. Eppure, di fronte alla caduta del dittatore dispotico e sanguinario Maduro e, soprattutto, davanti alle violenze atroci compiute dal regime violento, omicida e teocratico dell’Iran, ci sarebbero moltissime ragioni e spunti per scendere in piazza. Tutto tace, però. Salvo piccolissimi gruppi che, meritoriamente, manifestano a difesa del dissenso iraniano.
Chi governa storicamente le piazze
Però, per non essere ipocriti e per evitare di essere anche intellettualmente disonesti, è bene subito ricordare che coloro che storicamente governano le piazze nel nostro paese – cioè, la sinistra seppur nelle sue molte e variegate espressioni – sono collocati prevalentemente, se non quasi esclusivamente, a sinistra. Era così nella prima repubblica, cioè per lunghi 50 anni, ed è rimasto così anche nella seconda repubblica. Senza alcun cambiamento significativo.
Mobilitazioni selettive e convergenze ideologiche
Ora, è di tutta evidenza che quando si scende – o non si scende – in piazza ci sono delle ragioni politiche e culturali che spingono in quella direzione. E quindi, per fermarsi a ciò che è capitato negli ultimi mesi, si protesta a difesa di Gaza e del popolo palestinese contro Israele, contro gli Stati Uniti d’America e contro il Governo Meloni perché filo-occidentali e ritenuti, secondo questa versione, responsabili di ciò che è capitato in Medio Oriente.
Mentre, e specularmente, non si protesta affatto né a difesa del popolo venezuelano vessato da anni da un regime sanguinario né, tantomeno, a difesa del drammatico dissenso iraniano perché sono paesi anti-occidentali e quindi, bene o male, c’è qualche elemento di convergenza.
Le giustificazioni del silenzio
Ed è anche inutile insistere perché i più sofisticati ti spiegano anche le ragioni per cui è inutile protestare a favore del dissenso iraniano, ritenuto un paese troppo lontano e che non c’entra nulla con le eventuali responsabilità politiche italiane. Una tesi un po’ bizzarra, emersa in alcuni talk de La7, l’emittente della sinistra italiana e quindi più titolata a spiegare le ragioni di quella parte politica.
Una costante che attraversa i decenni
Insomma, è inutile dedicare intere paginate di riflessioni al riguardo. La ragione, come emerge in tutta la sua limpidezza, a prescindere dalle singole e del tutto legittime opinioni politiche, è molto più semplice di quel che appare. E cioè, ci sono tematiche che stuzzicano quasi naturaliter la mobilitazione politica della sinistra italiana mentre ci sono argomenti che, pur gravissimi e devastanti, non scuotono le coscienze. Soprattutto di quei settori che hanno, come ovvio, maggiore dimestichezza con la piazza.
E, piaccia o non piaccia, le motivazioni che spingevano la sinistra italiana a scendere in piazza negli anni ’60, ’70 e ’80 – soprattutto le frange più massimaliste, radicali ed estremiste – restano le stesse anche oggi, seppur in un contesto profondamente diverso come quello contemporaneo. E cioè, l’anti-americanismo, il persistente anti-occidentalismo e la diffidenza verso tutto ciò che è riconducibile a quella cultura, a quella tradizione, a quei valori e a quella civiltà. Spiace dirlo, ma la verità, purtroppo, è solo questa. Il resto è propaganda.
Salute, diritti e responsabilità nel mondo interdipendente
Le grandi crisi del nostro tempo – sanitarie, ambientali, sociali – hanno reso evidente ciò che spesso si è preferito rimuovere: nessuna comunità nazionale può considerarsi davvero al sicuro se il mondo intorno a sé è fragile. La salute, in particolare, non può essere ridotta a una variabile geopolitica o a uno strumento di competizione tra Stati. È, a tutti gli effetti, un bene comune globale, che interpella la coscienza civile prima ancora delle scelte politiche.
La salute come bene comune globale
In questo quadro, il ruolo delle istituzioni multilaterali resta decisivo. Organismi come l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Organizzazione delle Nazioni Unite non rappresentano semplici sedi tecniche, ma luoghi di mediazione e di responsabilità condivisa, nei quali si afferma un principio essenziale: la sicurezza sanitaria di ciascuno dipende dalla tutela della salute di tutti. Indebolire questi spazi di cooperazione significa accettare una frammentazione che colpisce anzitutto i più fragili, ma che finisce per impoverire l’intero sistema globale.
Diritti, democrazia e responsabilità internazionale
In questo orizzonte, non può essere taciuta la più ferma condanna per la repressione, la violenza e le uccisioni in corso in Iran, così come la contrarietà a ogni intervento esterno che rischi di aggravare ulteriormente il quadro regionale e le tensioni che già attraversano le relazioni internazionali. Ogni sforzo deve essere compiuto affinché si torni alla via del dialogo e delle trattative sul nucleare e perché il popolo iraniano possa giungere a elezioni realmente libere, senza i condizionamenti esercitati dai vertici degli Āyatollāh che continuano a comprimere la democrazia.
La democrazia non si esporta, ma va ricercata con determinazione nel pieno rispetto del Diritto internazionale e dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite. Come nella tragica vicenda di Gaza, lo sguardo deve restare rivolto ai popoli inermi e indifesi, che subiscono violenze e umiliazioni destinate a protrarsi nel tempo finché prevarranno le logiche dello scontro e della sopraffazione.
Oltre l’emergenza: prevenzione, equità, conoscenza
Una visione della salute come bene comune richiede di superare la logica emergenziale e di breve periodo, per adottare uno sguardo più ampio, fondato sulla prevenzione, sull’equità nell’accesso alle cure e sulla condivisione delle conoscenze scientifiche. È in questa prospettiva che la cooperazione internazionale assume un valore che va oltre l’aiuto contingente: diventa investimento sul futuro, costruzione di fiducia, rafforzamento dei sistemi sanitari e delle comunità.
Il Manifesto per l’Umanizzazione della Società
Il Manifesto per l’Umanizzazione della Società, promosso da FareRete InnovAzione BeneComune APS, si inserisce in questo orizzonte culturale. Esso richiama la centralità della persona, la dignità umana e la responsabilità collettiva come criteri orientativi delle politiche pubbliche, anche in ambito sanitario.
Umanizzare la società significa, infatti, sottrarre la salute alla strumentalizzazione ideologica e restituirla alla sua funzione primaria: prendersi cura della vita, in tutte le sue dimensioni.
Il futuro dei popoli non si costruisce nella divisione, ma nella condivisione delle responsabilità.
In un mondo interdipendente, la cooperazione internazionale e il rafforzamento delle istituzioni multilaterali rappresentano una scelta di lungimiranza politica e di maturità civile. Il Manifesto per l’Umanizzazione della Società si colloca in questo orizzonte: come contributo aperto al dibattito pubblico e come invito a ripensare sviluppo, salute e convivenza a partire dalla centralità della persona e dal Bene Comune.
Aderirvi significa assumere un impegno culturale e civico, nella consapevolezza che solo una società più umana può essere anche più giusta e più sicura.
👉 Manifesto per l’Umanizzazione della Società – adesione
L’Iran riapre il suo spazio aereo, gli Usa chiedono una riunione del Consiglio Onu
Roma, 15 gen. (askanews) – La riapertura dello spazio aereo iraniano dopo una chiusura improvvisa durata diverse ore attenua le tensioni che avevano fatto temere un’imminente escalation militare. I voli hanno ripreso stamattina gradualmente a sorvolare il Paese, anche se molte compagnie internazionali continuano a evitare l’area per motivi di sicurezza.
Nel frattempo, su richiesta degli Stati Uniti, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunisce oggi per un briefing dedicato alla situazione in Iran.
Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato ieri sera di aver ricevuto assicurazioni da “fonti molto importanti dall’altra parte” secondo cui l’uccisione dei manifestanti in Iran sarebbe stata fermata e le esecuzioni previste non avrebbero avuto luogo. Trump ha tuttavia precisato che Washington non ha ancora verificato in modo indipendente tali affermazioni e che gli Stati Uniti “osserveranno e vedranno” prima di prendere decisioni su un’eventuale azione militare.
Secondo l’organizzazione Iran Human Rights, con sede in Norvegia, la repressione delle proteste avrebbe causato almeno 3.428 morti e oltre 10.000 arresti. Il presidente americano aveva più volte evocato nei giorni scorsi la possibilità di intervenire in sostegno della popolazione iraniana, contribuendo a far salire la tensione internazionale.
Gli Stati Uniti hanno comunque avviato misure precauzionali, con indicazioni di evacuazione per parte del personale in una base in Qatar e restrizioni ai movimenti del personale diplomatico in Kuwait e Arabia Saudita.
Teheran aveva parallelamente avvertito alcuni Paesi della regione che eventuali basi statunitensi sul loro territorio sarebbero diventate obiettivi legittimi in caso di un attacco americano. L’Italia come altri Paesi europei ha invitato i propri cittadini a lasciare il Paese.
L’Iran riapre il suo spazio aereo, gli Usa chiedono una riunione del Consiglio Onu
Roma, 15 gen. (askanews) – La riapertura dello spazio aereo iraniano dopo una chiusura improvvisa durata diverse ore attenua le tensioni che avevano fatto temere un’imminente escalation militare. I voli hanno ripreso stamattina gradualmente a sorvolare il Paese, anche se molte compagnie internazionali continuano a evitare l’area per motivi di sicurezza.
Nel frattempo, su richiesta degli Stati Uniti, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunisce oggi per un briefing dedicato alla situazione in Iran.
Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato ieri sera di aver ricevuto assicurazioni da “fonti molto importanti dall’altra parte” secondo cui l’uccisione dei manifestanti in Iran sarebbe stata fermata e le esecuzioni previste non avrebbero avuto luogo. Trump ha tuttavia precisato che Washington non ha ancora verificato in modo indipendente tali affermazioni e che gli Stati Uniti “osserveranno e vedranno” prima di prendere decisioni su un’eventuale azione militare.
Secondo l’organizzazione Iran Human Rights, con sede in Norvegia, la repressione delle proteste avrebbe causato almeno 3.428 morti e oltre 10.000 arresti. Il presidente americano aveva più volte evocato nei giorni scorsi la possibilità di intervenire in sostegno della popolazione iraniana, contribuendo a far salire la tensione internazionale.
Gli Stati Uniti hanno comunque avviato misure precauzionali, con indicazioni di evacuazione per parte del personale in una base in Qatar e restrizioni ai movimenti del personale diplomatico in Kuwait e Arabia Saudita.
Teheran aveva parallelamente avvertito alcuni Paesi della regione che eventuali basi statunitensi sul loro territorio sarebbero diventate obiettivi legittimi in caso di un attacco americano. L’Italia come altri Paesi europei ha invitato i propri cittadini a lasciare il Paese.
Meloni-Takaichi: difendiamo ordine internazionale libero su base forza diritto
Tokyo, 15 gen. (askanews) – Italia e Giappone condividono “principi normativi e istituzionali che ci permettono di scegliere il rafforzamento della cooperazione bilaterale e di agire insieme sulla scena globale per difendere un ordine internazionale libero, giusto e aperto, in un contesto segnato da instabilità, competizione strategica e spinte revisioniste, che minano le regole condivise”. Lo scrivono in un editoriale congiunto pubblicato sul Corriere della Sera e sul Nikkei la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la prima ministra giapponese Sanae Takaichi in occasione della visita della premier italiana a Tokyo che cade nel 160esimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi.
Italia e Giappone, spiegano, “sono determinati a costruire un futuro di sicurezza, pace, prosperità e stabilità”.
“La nostra convergenza strategica bilaterale -osservano – si riflette nell’impegno per rafforzare il coordinamento nei principali organismi multilaterali, dal G7 alle Nazioni Unite, e difendere un ordine internazionale fondato su regole condivise e sulla forza del diritto”.
Le due leader ricordano che Roma e Tokyo hanno avviato le relazioni nel 1866 quando “il mondo stava entrando in una nuova epoca” ma oggi “ci troviamo di fronte a dinamiche che, pur in forme diverse, operano con la stessa forza trasformativa. La rivoluzione digitale, la transizione energetica, l’avvento della AI, la competizione per le risorse strategiche e la ridefinizione delle catene globali del valore stanno plasmando un nuovo ordine globale”. E “in questo contesto, Italia e Giappone possono essere protagonisti: condividiamo la responsabilità di contribuire al futuro ordine internazionale. Siamo popoli e nazioni, geograficamente distanti, ma abbiamo in comune valori fondamentali che traggono linfa dalle nostre antiche tradizioni che ci consentono di avere una visione comune della società”.
“Siamo pienamente consapevoli – sottolineano – della responsabilità che i cittadini ci hanno affidato, e siamo impegnate a compierla al massimo delle nostre capacità. Italia e Giappone sono grandi nazioni creative e innovative e insieme possiamo diventare protagonisti in un futuro di progresso condiviso”.
Sulla Groenlandia "fondamentale disaccordo" fra Danimarca e Usa dopo il vertice a Washington
Milano, 14 gen. (askanews) – Al termine di una serie di colloqui ad alto livello a Washington, la Danimarca e gli Stati Uniti hanno confermato un “fondamentale disaccordo” riguardo al futuro della Groenlandia. Lo ha riferito il ministro degli Esteri danese, Lars Lokke Rasmussen, a margine di un incontro a Washington con i rappresentanti dell’amministrazione statunitense, fra cui il vicepresidente JD Vance, e la ministra degli Esteri della Groenlandia Vivian Motzfeldt.
Rasmussen ha precisato che, nonostante il confronto sia stato diretto, è emersa una divergenza di fondo sull’approccio alla sicurezza e alla sovranità nell’area artica. “Non è assolutamente necessario che gli Stati Uniti si impadroniscano della Groenlandia”, ha dichiarato il ministro danese, commentando le recenti posizioni espresse dalla presidenza statunitense.
Poco dopo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che non ha partecipato all’incontro, dallo Studio Ovale ha ribadito la centralità strategica del territorio, dichiarando che gli Usa “hanno bisogno della Groenlandia per la sicurezza nazionale”.
“Vedremo cosa succederà”, ha concluso Trump.
Roma, lungo via Pietralata ritrovate tombe, vasche e un sacello
Roma, 14 gen. (askanews) – Nuove scoperte archeologiche a Roma, nella zona Nord-Est, nell’area del Parco delle Acacie 2, lungo via Pietralata, tra la via Tiburtina e la Nomentana. Vicino ai palazzi, una vasta area di scavo di circa 4 ettari da cui dall’estate del 2022 ad oggi sono emersi ritrovamenti che testimoniano come questa zona fosse occupata dal V-IV secolo avanti Cristo al I secolo dopo Cristo e, meno assiduamente, tra il II e il III secolo dopo Cristo.
Negli scavi di archeologia preventiva, condotti dalla Soprintendenza Speciale di Roma del Ministero della Cultura, diretta da Daniela Porro, per l’attuazione di un programma urbanistico nell’area, sono emerse due vasche monumentali, un sacello, un luogo di culto probabilmente dedicato a Ercole, divinità legata all’agricoltura e alla pastorizia, centrale in quest’area, se si pensa al santuario in suo onore lungo la via Tiburtina e molto altro. Fabrizio Santi, archeologo della Soprintendenza Speciale di Roma:
“Innanzitutto un lungo asse viario che è ricostruibile per circa 250 metri. Qui in antico passava un corso d’acqua, quindi l’asse viario doveva sicuramente scavalcare anche il corso d’acqua. Abbiamo poi rinvenuto due vasche monumentali, una delle quali alle mie spalle, lunga circa 30 metri, la cui funzione ancora non è del tutto chiara, potrebbe avere però una funzione cultuale rituale, ma non è da escludere neanche quella produttiva o comunque semplicemente di raccolta dell’acqua. L’altra vasca dista poche decine di metri, si trovava dall’altra parte del corso d’acqua e ha delle misure leggermente diverse, è più profonda e più piccola”.
Tra i tesori due tombe di età repubblicana che facevano parte di un unico complesso monumentale. “Come si evince da alcuni blocchi in tufo ancora in situ, doveva esserci una facciata monumentale poi spoliata già nei secoli successivi, con due corridoi d’accesso, uno per ogni camera. La camera più importante ha portato al rinvenimento di un grande sarcofago in peperino databile nel corso del IV secolo a.C., probabilmente attorno alla fine del IV secolo a.C., e tre urne con dei coperchi displuviati, cioè fatti a tetto. Abbiamo trovato del materiale di corredo in questa camera, probabilmente collegati a una delle deposizioni, uno specchio in bronzo e alcuni vasi” ha spiegato ancora l’archeologo.
Ritrovamenti che dovranno essere contestualizzati in un’area dove è presente anche il Casale di Pietralata che insiste probabilmente sui resti di una villa romana. Completato lo scavo, sarà avviato lo studio per un piano di valorizzazione dell’area. “La tomba ha un bellissimo portale in tufo, che era chiuso da un lastrone monolitico di pietra veramente molto pesante, quindi c’è sicuramente la volontà di lasciare a vista almeno il portale della tomba” ha spiegato ancora Fabrizio Santi.
Iran, M5s si smarca. Pd discute: "Fare di più", "Noi già in prima linea"
Roma, 14 gen. (askanews) – Venerdì ci sarà tutto il “campo largo” in piazza a sostegno dell’Iran, ma in Parlamento il fronte delle opposizioni si incrina, con M5s che si sfila dalla mozione unitaria lamentando la mancanza di un passaggio contro eventuali interventi militari unilaterali. Un distinguo che tanti nel Pd minimizzano ma che porta alla luce ancora una volta i diversi approcci in politica estera che convivono nel centrosinistra. Una discussione che affiora anche durante l’assemblea congiunta dei parlamentari Pd riunita per valutare la risoluzione che verrà presentata in vista del nuovo decreto Ucraina: è stato soprattutto Piero Fassino, raccontano, a dar voce alla richiesta della minoranza Pd di azioni più nette e convinte a sostegno dell’Iran, oltre a sollecitare una presa di posizione a favore di un invio di truppe italiane in Ucraina nell’ambito di una forza internazionale di peacekeeping.
Il fatto è che il sostegno al popolo iraniano in rivolta – per M5s ma anche per Avs e per buona parte del Pd – non può in alcun modo essere confuso con un’approvazione dell’eventuale intervento militare Usa. E’ Giuseppe Conte a spiegare la scelta di M5s di astenersi sulla risoluzione unitaria: “Avevamo chiesto una cosa semplice: mettere nero su bianco in quel testo la nostra contrarietà ad azioni militari unilaterali, condotte fuori dal quadro del diritto internazionale, che coprono altri interessi rispetto alla libertà di tanti giovani, di tanti cittadini iraniani che vogliono mettere fine alla tirannia. Ci hanno detto no!”.
E Avs, con Marco Grimaldi, pur votando la risoluzione esprime una posizione molto simile a quella dei 5 stelle: “Il cambiamento in Iran può nascere solo dal coraggio delle iraniane e degli iraniani, dalla forza degli scioperi, dall’organizzazione sociale. E noi dobbiamo stare dalla parte di chi resiste non di chi vuole trasformare l’Iran in un nuovo teatro di guerra”.
Ma il Pd è meno drastico, anche il ragionamento sull’intervento militare è più articolato. Lo spiega Francesco Boccia: “Per quello che riguarda l’ipotetico intervento ‘chirurgico’ da parte degli Usa non si tratta di essere favorevoli o contrari. Gli eventuali interventi si fanno dentro il perimetro del diritto internazionale, che deve essere rispettato. Se c’è un crimine contro un popolo, come in Iran, esistono le regole dell’Onu che consentono di intervenire. Basta rispettarle, invece di calpestarle con azioni unilaterali”.
Il tema è delicato per i democratici, da giorni sotto traccia si registrano frecciate tra l’ala ‘riformista’ che lamenta un’eccessiva cautela sull’Iran e la maggioranza del partito che respinge la critica. Filippo Sensi da giorni lavorava per una risoluzione bipartisan, Pina Picierno, vice-presidente del Parlamento europeo, definisce “grave” l’astensione M5s e Fassino, appunto, anche durante l’assemblea dei parlamentari dice che non si sta facendo abbastanza e che i democratici dovrebbero promuovere una manifestazione. L’ex segretario Ds tocca anche un altro tema scottante, chiedendo di sostenere l’eventuale invio di truppe italiane in Ucraina.
Gli rispondono parecchi esponenti della maggioranza Pd. Arturo Scotto, raccontano, dice che “sull’Iran non accettiamo lezioni da nessuno, siamo sempre stati in prima fila. Qualsiasi forma di fondamentalismo è nostro nemico, siamo in piazza da anni, è la destra che non c’è mai stata”. Laura Boldrini, riferisce chi era presente, aggiunge: “Noi abbiamo le carte in regola perché nessuno ha fatto tanto come noi. Voglio rassicurare Piero perché noi abbiamo fatto tante iniziative con le donne iraniane di ‘Donna, vita e libertà'”.
E la manifestazione ci sarà, avrebbe spiegato Peppe Provenzano: sarà quella di venerdì proprio insieme a ‘Donna, vita e libertà’. Anche lui, spiegano, avrebbe ricordato tutte le iniziative del partito a sostegno del popolo iraniano, compresi i tanti atti parlamentari che “portano tutti la prima firma del Pd”. Per quanto riguarda le truppe in Ucraina, poi, Scotto avrebbe risposto a Fassino che “non è il caso di affrontare ora una discussione teorica: bisogna capire quali saranno eventualmente le regole d’ingaggio, il contesto internazionale…”.
D’altro canto sull’Ucraina la linea fissata nella risoluzione Pd e ribadita da Elly Schlein all’assemblea dei parlamentari rimane quella del “sostegno pieno”, anche militare. Cosa che invece sarà esclusa dai documenti di 5 stelle e Avs. Commenta un parlamentare Pd di maggioranza: “Anche al governo hanno posizioni diverse, ma poi trovano la sintesi. Lo faremo anche noi quando saremo a palazzo Chigi”.
Dl Ucraina, ‘nodo’ politica estera: opposizioni ancora in ordine sparso
Roma, 14 gen. (askanews) – Mentre la maggioranza si affida agli equilibrismi sulla parola ‘militari’, le opposizioni si presentano per l’ennesima volta in ordine sparso al voto di domani sulle comunicazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto sul dl Ucraina. Un ‘nodo’, quello delle diverse posizioni sulla politica estera dei gruppi di minoranza, che oggi si è ‘arricchito’ di un altro tassello quando in Senato è stata approvata in Commissione una risoluzione bipartisan sull’Iran su cui i Cinque Stelle si sono astenuti. Dunque sul decreto armi all’Ucraina, Pd, M5S, Avs, Iv, Azione, +Europa presenteranno ciascun gruppo un proprio testo.
Tra gli impegni per il governo, proposti dai dem, ci sono il “pieno sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine”, mediante, si legge, “tutte le forme di assistenza necessarie” e la sollecitazione per una “iniziativa dell’Unione europea per una pace giusta e sicura”.
Al lavoro sulla risoluzione anche il M5S. Ieri, il presidente Giuseppe Conte, ha rivendicato che i Cinque stelle sono “da sempre” per la costruzione di un “dialogo” anche con il presidente russo Vladimir Putin affinché si giunga alla pace. “Solo la diplomazia può fare tacere le armi”, aveva ribadito. E come peraltro già scritto in occasione delle comunicazioni della premier Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo (lo scorso dicembre), nel testo di domani si insisterà, secondo quanto si apprende, sulla necessità di un protagonismo europeo per arrivare alla cessazione delle ostilità e si tornerà a chiedere di fermare l’invio di nuovi armamenti e di rendere noti i costi delle forniture militari finora inviate all’Ucraina.
Allo stop alle forniture di armi a Kiev punta pure Avs secondo cui occorre intensificare il supporto umanitario e rafforzare l’iniziativa diplomatica per un cessate il fuoco.
“Garantire nel 2026 uno stanziamento di risorse adeguato, concreto e coerente con le capacità economiche e finanziarie del Paese per il sostegno militare, finanziario e umanitario all’Ucraina” è invece la richiesta all’esecutivo che arriva da Azione.
Per il sì al sostegno militare si schiera anche +Europa che invita a non chiudersi “pregiudizialmente e d’intesa con i partner dell’Unione Europea e dell’Alleanza Atlantica, nel quadro di un mandato internazionale” ad una “partecipazione italiana a future iniziative di stabilizzazione e missioni di monitoraggio o mantenimento della pace in Ucraina, da attuarsi al termine delle ostilità per garantire il rispetto degli accordi e la sicurezza dei confini”.
Pitti Uomo, Herno cresce in tutto il mondo con spinta retail
Firenze, 14 gen. (askanews) – In occasione di Pitti Uomo, il presidente di Herno Claudio Marenzi fa il punto sul mercato e presenta la nuova collezione.
“Il 2025 è stato un buon anno, siamo cresciuti del 6%. Abbiamo ottenuto un buon risultato nel nostro retail diretto, che rappresenta il 40% del fatturato, con una crescita del 13% all’interno dei negozi, che quindi hanno performato bene”.
“Abbiamo registrato una crescita in quasi tutti i mercati, tranne il Giappone che è rimasto stabile per una questione legata alla valuta. In Giappone abbiamo molti clienti locali ed è il nostro primo mercato dopo l’Italia”.
“I Paesi che hanno performato meglio, soprattutto in termini percentuali, sono stati la Corea, con una crescita del 21%, e gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno registrato un’ottima performance, in particolare nei nostri negozi diretti. L’Europa è cresciuta intorno al 3-4%”.
Sul prodotto, Marenzi sottolinea il ruolo centrale della manifattura: “noi abbiamo fatto della nostra capacità di rinnovarci, legata alla nostra manifattura e alla nostra capacità manifatturiale, la nostra evoluzione. Anche quest’anno abbiamo una collezione completa, con categorie merceologiche ormai totali, per cui c’è una collezione globale divisa per temi e consegne. C’è la parte Chalet, la parte Origin e la parte Excellence, con i tessuti più preziosi”.
“In più abbiamo fatto qualcosa di un po’ diverso da quello che suggerisce il mercato, con una proposta molto colorata e un piumino che viene un po’ dalla tradizione di qualche anno fa, che non è generalmente suggerito dal mercato, ma che invece il consumatore finale vuole ancora. L’abbiamo fatto e abbiamo avuto, in questo Pitti, un successo importante sui nostri clienti che vengono qui, che sono poi i wholesaler, quindi i negozianti. Noi ci rinnoviamo sempre, perché siamo manifatturieri: il nostro stile nasce di fianco a chi cuce e questo ci permette di continuare a sperimentare e a cambiare la nostra collezione”.
Meloni incontra sultano Oman: impegno per pace e relazioni bilaterali
Roma, 14 gen. (askanews) – Impegno per “raggiungere la sicurezza e la stabilità” e per la risoluzione dei “conflitti con mezzi pacifici, in conformità con i principi del diritto internazionale”. E’ quanto affermato in una dichiarazione congiunta al termine dell’incontro, in Oman, tra il sultano Haitham bin Tarik e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
“Nel corso della visita – si legge nella dichiarazione – le due Parti hanno tenuto colloqui ufficiali per discutere le modalità atte a rafforzare le relazioni bilaterali ed espandere gli ambiti di cooperazione in maniera da favorire gli interessi reciproci, ribadendo il loro impegno a sviluppare ulteriormente il partenariato strategico tra le due Nazioni. Le due Parti hanno affermato la loro volontà di rafforzare la cooperazione nei settori del commercio, degli investimenti e dell’industria, incoraggiare i partenariati tra il settore pubblico e quello privato, e attivare il ruolo delle commissioni miste per potenziare gli scambi commerciali bilaterali. Hanno, inoltre, concordato di elaborare un Piano di Azione (2026-2030) quale quadro di riferimento per dare seguito all’attuazione dei memorandum d’intesa e degli accordi sottoscritti e promuovere la cooperazione bilaterale in molteplici settori”.
Entrambi “hanno elogiato la cooperazione esistente nei settori della cultura, del patrimonio, dell’università e della ricerca scientifica, e hanno altresì sottolineato l’importanza di sviluppare ulteriormente gli scambi tra i due Stati in tali settori”.
Meloni e Haitham bin Tarik “hanno scambiato opinioni su questioni di carattere regionale e internazionale di interesse comune, e hanno ribadito il loro impegno a sostenere gli sforzi volti a raggiungere la sicurezza e la stabilità e a risolvere i conflitti con mezzi pacifici, in conformità con i principi del diritto internazionale”. In particolare Meloni ha “elogiato il ruolo del Sultanato dell’Oman nel sostenere il dialogo e la pace regionale” mentre il sultano “ha espresso il suo apprezzamento per il ruolo dell’Italia nella promozione del dialogo, delle soluzioni pacifiche, e dell’impegno costruttivo”.
Missione asiatica per Meloni. Prima tappa in Oman, su sfondo crisi Iran
Tokyo, 14 gen. (askanews) – Una prima tappa, per poi riprendere il volo in direzione di Giappone e Corea. Inizia dall’Oman la missione asiatica di Giorgia Meloni. La premier è atterrata a Mascate dove ha incontrato il sultano Haitham bin Tarik. Un impegno preso in occasione del Vertice del Consiglio di cooperazione del Golfo in cui l’Italia era ospite d’onore in Bahrein. “I kept my promise”, ha infatti detto la presidente del Consiglio al suo arrivo alla residenza reale Al Barakah Palace. Un incontro che segue il bilaterale che si è tenuto lo scorso 3 dicembre, a Manama, e che però questa volta cade in un contesto internazionale ulteriormente complicato in Medio Oriente dalla situazione iraniana e dalla dura repressione con cui l’ayatollah Khamenei sta cercando di soffocare nel sangue le proteste contro il regime. Una situazione di fronte alla quale l’America di Donald Trump non ha escluso un intervento che però alcuni Paesi del Golfo, tra cui proprio l’Oman, insieme ad Arabia Saudita e Qatar, vorrebbero scongiurare.
Inevitabile dunque che il tema sia stato toccato nell’incontro tra Meloni e bin Tarik al quale è poi seguita una cena in onore della presidente del Consiglio. Con una nota diffusa ieri, palazzo Chigi aveva spiegato che “il governo italiano segue con forte preoccupazione la situazione di questi giorni in Iran e le notizie che stanno giungendo circa i numerosi morti tra i manifestanti” e che “l’Italia chiede alle autorità iraniane di assicurare il rispetto dei diritti del popolo, incluso quello di espressione e di pacifica assemblea, e l’incolumità di chi manifesta nelle piazze”. Nella stessa nota si sottolineava poi l’impegno del paese, insieme a quelli del G7 “per una soluzione positiva della crisi, rispettosa delle aspirazioni di libertà e parità di diritti del popolo iraniano”.
Domani invece la presidente del Consiglio sarà a Tokyo. Una visita di tre giorni che, peraltro, comincia proprio nel giorno in cui festeggia il suo quarantanovesimo compleanno. Venerdì è poi previsto un incontro bilaterale con il primo ministro del Giappone, Sanae Takaichi, la prima donna nella storia del Paese a guidare il governo. Si tratta della terza missione di Meloni nello Stato asiatico ed è anche la prima visita di un capo di governo europeo dall’insediamento della premier Takaichi nell’ottobre scorso. Un primo incontro tra le due leader si era tenuto in occasione del G20 di Johannesburg lo scorso novembre. Anche in questo caso, tuttavia, il colloquio avviene in circostanze piuttosto particolari: la premier nipponica si appresta infatti a sciogliere la Camera dei rappresentanti per portare il Paese anticipatamente al voto a febbraio. A suo giudizio, come ha spiegato oggi alla sua coalizione, è necessario “chiedere un mandato diretto ai cittadini” per “portare avanti l’intesa politica tra i due partiti e rafforzare la stabilità dell’esecutivo”.
Sabato 17 gennaio la premier incontrerà presso l’ambasciata italiana i vertici delle principali aziende giapponesi: gruppi economici e industriali, che complessivamente hanno un fatturato di oltre mille miliardi di euro e con i quali Meloni avrà uno scambio di vedute “per – spiegano fonti italiane – incoraggiare nuovi partenariati industriali e ulteriori investimenti in Italia”.
Il 19 gennaio, la presidente del Consiglio sarà a Seoul, dove sarà ricevuta dal presidente della Repubblica di Corea, Lee Jae-myung. Anche in questo caso si tratta della prima visita di un leader europeo dall’insediamento del presidente Lee. Rappresenta la prima missione bilaterale di un presidente del Consiglio italiano negli ultimi 19 anni.
Ucraina, in risoluzione maggioranza "equilibrismo" su parola militari
Milano, 14 gen. (askanews) – Nessun riferimento negli “impegni”, ma un richiamo esplicito nelle premesse: l’aggettivo “militari” compare così nella risoluzione di maggioranza, in un equilibrismo che consente di tenere insieme le riserve della Lega e la continuità con la posizione consolidata assunta dall’Italia.
Al punto primo delle premesse, si ricorda infatti che “il Parlamento, con atto di indirizzo approvato nel gennaio 2025, ha impegnato il Governo a continuare a sostenere le autorità governative dell’Ucraina, anche attraverso la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari, nell’esercizio del diritto alla legittima difesa e per la protezione della popolazione civile, nel quadro degli impegni assunti dall’Italia in ambito NATO, Unione europea e nei consessi internazionali”. Al punto 2, si sottolinea che “il decreto-legge 29 dicembre 2025, adottato ai sensi degli articoli 77 e 87 della Costituzione, proroga fino al 31 dicembre 2026, previo atto di indirizzo delle Camere, l’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari, con priorità per quelli logistici, sanitari, ad uso civile e di protezione dagli attacchi aerei, missilistici, con droni e cibernetici, in favore delle autorità governative dell’Ucraina, ai sensi dell’articolo 2-bis del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 aprile 2022, n. 28”. Proroga, si prosegue al punto 3, che “si colloca nel solco dei precedenti decreti-legge n. 14 e n. 185 del 2022, n. 200 del 2023 e n. 200 del 2024, tenendo conto dell’evoluzione del conflitto, delle condizioni della popolazione e delle infrastrutture civili nonché della possibilità di una soluzione diplomatica”.
Ecco dunque che il primo impegno, sottolinea chi nella maggioranza si spende di più per il sostegno anche militare a Kiev, acquista un senso più compiuto: “Continuare a sostenere l’Ucraina, in coordinamento con la NATO, l’Unione europea, i paesi G7, e gli alleati internazionali, attraverso un contributo coerente con gli impegni assunti e finalizzato alla difesa della popolazione, delle infrastrutture critiche ed in prospettiva alla sicurezza complessiva del continente europeo”. Seguono poi gli impegni che insistono sulla via diplomatica e sugli aiuti umanitari: “valorizzare il rafforzamento degli aiuti di carattere civile, sanitario, logistico e umanitario, rispondendo alle esigenze di protezione della popolazione e delle infrastrutture essenziali, in linea con le sensibilità espresse dal Parlamento nel suo complesso”.
Quanto basta per tenere tutto in equilibrio: da Forza Italia che con Giorgio Mulè può dire che “si parla di aiuti militari insieme a quelli umanitari. La parola ‘militari’ c’è ovviamente così come ci sarà il sostegno a Kiev per tutto il tempo necessario”; alla Lega che con il segretario Matteo Salvini assicura: “Ho letto la risoluzione e mi sembra molto equilibrata, si concentra molto sul tema difesa e non sul tema attacco, guerra, armi: è quello che avevo chiesto”. Posizione condivisa anche dal senatore Claudio Borghi, ma che potrebbe comunque non accontentare tutti i leghisti. Per domani infatti è previsto un flash mob del Team Vannacci Roma proprio davanti al Parlamento, per chiedere di fermare gli aiuti all’Ucraina. I numeri di domani (soprattutto alla Camera) chiariranno se qualche parlamentare del Carroccio particolarmente vicino al generale Vannacci si comporterà di conseguenza.
Tar rinvia decisione su data referendum. Nordio rilancia: ricorso inutile
Roma, 14 gen. (askanews) – Il Tribunale amministrativo del Lazio ha detto ‘no’ alla richiesta di sospensiva cautelare urgente dell’efficacia della decisione del Cdm con cui, lunedì, è stata stabilita la data del referendum sulla riforma della magistratura per i giorni 22 e 23 marzo. Il Tar ha invece fissato al 27 gennaio prossimo la camera di consiglio per l’esame di questo ricorso, presentato dal Comitato promotore della raccolta firme popolari per il referendum sulla magistratura.
Sulla decisione del Tar è arrivata la presa di posizione del ricorrente, il Comitato promotore della raccolta firme che, attraverso il portavoce, Carlo Guglielmi, ha tirato le orecchie ai telegiornali nazionali. “Tg1 e TgLa7 sono caduti in una falsa notizia affermando che era stata respinta la richiesta di sospensiva al Tar del decreto di fissazione del voto referendario. Se ci avessero contattato avremmo spiegato che il Tar – visto che il voto ci sarà tra due mesi e mezzo – ha semplicemente detto che vuole leggere le difese dello Stato e farci discutere prima di decidere”.
Sull’opportunità o meno di utilizzare le carte bollate per mettere in ‘stand by’ lo svolgimento del referendum è intervenuto anche il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, a margine della presentazione del suo libro ‘Una nuova giustizia’. “Il ricorso da un punto di vista tecnico è inutile”, ha detto il guardasigilli spiegando che si tratta di “un referendum confermativo: bisogna scrivere o ‘sì’ o ‘no’. Quindi non è ragionevole pensare che di fronte alla semplicità di un quesito, ammesso già dalla Corte di Cassazione, vi sia un’altra iniziativa che ripete le stesse cose”.
Il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, ha liquidato la questione del ricorso come sostanzialmente secondaria: “Ormai è partita la campagna per il referendum, si andrà a votare, i cittadini dovranno scegliere se lasciare le cose così come stanno o se vogliono una giustizia diversa. Questo è il tema. Il governo ha fatto il suo dovere”.
Intanto, questa mattina alla Camera è stato presentato ‘Chi Accusa Non Giudica, Comitato per il Giusto Processo’ che sostiene con “determinazione” il Sì al referendum sulla magistratura. Il comitato, fondato tra gli altri da Gabriele Elia, vittima di un’ingiusta detenzione, è composto tra gli altri dall’ex senatore del Pd, Stefano Esposito, vicepresidente del comitato, dall’ex sottosegretario alla Giustizia, Luigi Vitali, da Francesca Pascale, attivista per i diritti civili e portavoce del comitato.
Accordo maggioranza non c’è, l. elettorale in stand by fino a referendum
Roma, 14 gen. (askanews) – Mettere la riforma elettorale da parte e concentrarsi sulla battaglia per il sì al referendum sulla riforma costituzionale della giustizia: quella che sembrava una frenata prima della Lega, poi di Forza Italia, diventa una convinzione di tutta la maggioranza, compresa gran parte di Fratelli d’Italia che pure all’indomani delle ultime elezioni regionali del 2025 aveva aperto ufficialmente il dossier con Giovanni Donzelli.
“Un ddl si fa quando la maggioranza trova l’accordo”, dice un ministro di Fdi interpellato in Transatlantico perché se sul passaggio dall’attuale Rosatellum (un sistema misto dove un terzo dei seggi viene assegnato con l’uninominale e due terzi con il proporzionale) al proporzionale con premio di maggioranza sul modello delle Regioni o dei Comuni i partiti di maggioranza sono d’accordo, sono diversi i punti su cui manca l’intesa e le visioni sono distanti.
Quindi, spiegano da Fi, “gli uffici continueranno gli approfondimenti sugli aspetti di costituzionalità e sulla modalità con cui i cittadini dovranno scegliere i parlamentari, così come non escludiamo incontri informali, ma il ‘sentiment’ è quello di concentrarsi sul referendum. Anche per evitare strumentalizzazioni da parte delle opposizioni”. Con loro il dialogo auspicato dalla premier Giorgia Meloni ma anche dal vicepremier Antonio Tajani è difficile possa partire se prima non si trova la convergenza nella maggioranza.
“Credo che l’indicazione del premier sulla scheda – osserva Tajani – non sia in sintonia con la Costituzione, il premier lo indica il capo dello Stato dopo aver ascoltato i rappresentanti parlamentari delle varie forze poltiiche. Si può indicare nel programma”. Quanto alle preferenze, “ci sono perplessità anche da parte di Fi”. Sul punto le alternative che i tecnici stanno vagliando sono diverse: c’è la cosiddetta ‘preferenza agevolata’ prevista dal sistema elettorale della Regione Toscana, con i nomi dei candidati già scritti sulla scheda elettorale. In questo caso quindi il voto di preferenza sarebbe espresso tramite l’apposizione di un segno nella casella accanto al nome e non scrivendo il nome del candidato. Oppure ci sono i listini bloccati corti, già previsti dall’attuale Rosatellum.
Insomma, la linea che prevale in maggioranza è di mettere il dossier riforma elettorale in secondo piano, anche per sottrarsi alle accuse dei partiti di opposizione in campo per il no al referendum che nella battaglia contro la riforma costituzionale della giustizia potrebbero utilizzare anche l’argomento di un’eventuale accelerazione sul superamento del Rosatellum per puntare il dito contro il governo.
"Impressionismo e oltre", boom visitatori alla mostra all’Ara Pacis
Roma, 14 gen. (askanews) – A quaranta giorni dall’apertura, la mostra IMPRESSIONISMO e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts, in corso al Museo dell’Ara Pacis fino al 3 maggio 2026, registra un risultato straordinario: 50.000 visitatori in 40 giorni, con una media di 1.250 presenze al giorno e una proiezione di 180.000 visitatori a fine mostra.
Un dato che conferma l’attrattività dell’offerta espositiva romana e il forte interesse del pubblico per un progetto che porta in Italia una selezione rara: 52 capolavori del Detroit Institute of Arts, con opere di Degas, Renoir, Cézanne, Van Gogh, Matisse, Picasso e una significativa sezione dedicata alle avanguardie europee, fino all’area tedesca con autori come Kandinsky e Beckmann.
La mostra, curata da Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, coprodotta e organizzata da Sovrintendenza Capitolina e MondoMostre, con il supporto di Zètema Progetto Cultura.
Un percorso tra Ottocento e Novecento: dalla modernità alla rivoluzione delle avanguardie Il progetto espositivo accompagna i visitatori lungo un arco temporale che va dalla metà dell’Ottocento ai primi decenni del Novecento, raccontando la nascita di un nuovo sguardo sul reale e la progressiva emancipazione del colore e della forma, fino alle sperimentazioni che definiscono la modernità.
Accessibilità e servizi al pubblico In linea con l’impegno per una fruizione sempre più inclusiva, la mostra propone strumenti e attività dedicati (tra cui contenuti e percorsi accessibili).
Gdo, Buttarelli: pronti a rispondere ad Antitrust, noi freno a inflazione
Milano, 14 gen. (askanews) – Federdistribuzione è pronta a fornire le proprie spiegazioni all’Antitrust nell’ambito dell’indagine conoscitiva avviata il 16 dicembre scorso sulla grande distribuzione per la corsa dei prezzi alimentari, che negli ultimi 4 anni sono cresciuti del 24,9% a fronte di un +17,3% dell’indice generale dei prezzi al consumo. A dirlo è il presidente di Federdistribuzione, Carlo Alberto Buttarelli, che replica punto su punto ai temi sollevati dall’autorità , precisando che “entro fine gennaio forniremo alcune spiegazioni sperando poi di essere auditi”.
“Abbiamo ricevuto prima di Natale l’informativa dell’Antitrust su questa indagine conoscitiva a cui risponderemo senza problemi su tutte le evidenze indicate – ha detto Buttarelli ad askanews – come associazione forniremo le nostre spiegazioni poi l’Antitrust audirà anche le singole aziende. Ma leggendo l’istruttoria prima di tutto quello che è necessario chiarire da parte nostra all’Antitrust sono le modalità che regolano le attività delle nostre imprese, che partono da un assunto: in questi anni in cui, a partire dal 2022, ci sono stati picchi inflattivi il nostro settore è stato una barriera all’inflazione e questo va detto con forza. Spesso siamo stati da soli a contrastare gli aumenti dei prezzi cercando di limitare il trasferimento di questi aumenti ai prezzi al consumo e questo lo ribadiremo all’autorità”.
Il presidente di Federdistribuzione, la federazione che rappresenta le aziende della distribuzione moderna, alimentare e non, con una rete di oltre 18.400 punti vendita, solleva anche la questione del costo dell’energia. “Noi siamo un settore fortemente energivoro con catene del freddo e banchi refrigerati nei nostri negozi – osserva – e subiamo costi dell’energia molto elevati con grande appesantimento della struttura dei bilanci eppure non siamo riconosciuti come una industria energivora e non abbiamo gli aiuti riconosciuti a questo tipo di imprese”.
Entrando nel merito, all’Antitrust che ipotizza “una compressione o, quanto meno, una crescita inadeguata dei margini” per i produttori agricoli “in parte riconducibile al forte squilibrio di potere contrattuale degli agricoltori rispetto alle grandi catene della gdo”, Buttarelli replica che “Da parte nostra c’è molta attenzione e abbiamo a cuore l’equilibrio dei produttori del settore primario” sottolineando che “i nostri fornitori agricoli sono imprese molto grandi, non piccoli imprenditori. E abbiamo l’interesse a garantire loro equilibrio e a riconoscere la giusta remunerazione per avere continuità nella fornitura”.
Un altro tema su cui l’Antitrust ha acceso un faro è quello relativo alla marca del distributore (o private label), che, si legge nell’informativa, “nell’ambito dell’analisi dei rapporti negoziali tra catene della gdo e fornitori di prodotti agroalimentari, assume grande rilievo”, “incidendo in misura crescente sugli assortimenti delle catene e rafforzandone ulteriormente il potere contrattuale nei confronti dei propri fornitori”. Fornitori con cui, osserva, si configura anche un rapporto di concorrenza diretta orizzontale. A questo riguardo, anticipa Buttarelli “racconteremo che la lettura che diamo è al contrario. La marca distributore è un calmieratore dei prezzi, un elemento che garantisce qualità e accesso ai prodotti a una pluralità di persone. Per quanto riguarda poi il rapporto della marca distributore con la grande marca, la prima non nasce per contrastare il grande brand sugli scaffali e non c’è alcuna volontà di acquisire peso contrattuale” nei confronti dei fornitori. “In questo senso va fatto un ragionamento molto chiaro – occorre distinguere quando parliamo di fornitori settore primario e quando parliamo di produttori industriali che molto spesso sono multinazionali. In ogni caso è una cosa che non esiste quella di agire per avere maggiore potere contrattuale”.
Australian open, 10 milioni a chi indovina tutte le 127 partite
Roma, 14 gen. (askanews) – Dopo il “One Point Slam”, l’Australian Open rilancia con una nuova iniziativa pensata per coinvolgere direttamente i tifosi: nasce la “Bracket Challenge”. A pochi giorni dal via del primo Grande Slam della stagione 2026 (in programma dal 18 gennaio al 1° febbraio), Tennis Australia continua a sperimentare format innovativi attorno al torneo di Melbourne.
Oggi ha fatto notizia l’impresa del dilettante australiano Jordan Smith, capace di vincere un milione di dollari australiani (500mila euro circa) superando, con un solo punto, alcuni dei più grandi nomi dei circuiti Atp e Wta nel “One Point Slam”. Ora, però, l’attenzione si sposta sugli appassionati, chiamati a mettersi alla prova con i pronostici.
Il meccanismo della “Bracket Challenge” è semplice, almeno sulla carta: chi riuscirà a indovinare senza alcun errore l’intero tabellone di uno dei due singolari (maschile o femminile) si aggiudicherà un premio record da 10 milioni di dollari australiani, pari a circa 5,74 milioni di euro. Nel caso – considerato altamente probabile – che nessuno riesca nell’impresa, sono previsti premi di consolazione: 10.000 dollari australiani ciascuno per i migliori classificati tra uomini e donne, come spiegato dall’Australian Open sul proprio sito ufficiale.
L’obiettivo, come ha sottolineato Cedric Cornelis, direttore commerciale di Tennis Australia, è quello di “creare un nuovo ed entusiasmante modo per coinvolgere i tifosi nel torneo”. I numeri, però, raccontano una sfida ai limiti dell’impossibile: secondo i calcoli de L’Équipe, la probabilità di ottenere un tabellone perfetto su tutte le 127 partite è di 1,7 x 10³8. Un’impresa, sulla carta, persino più ardua di quella riuscita a Jordan Smith alla Rod Laver Arena.
Per questa prima edizione, tuttavia, non tutti potranno partecipare. La “Bracket Challenge” è infatti riservata esclusivamente ai residenti australiani, escludendo quindi i tifosi francesi e internazionali. Tennis Australia ha però già fatto sapere che l’iniziativa potrebbe essere estesa a livello globale nelle prossime edizioni.
Il rapper francese Lacrim esce con l’album "Cipriani"
Milano, 14 gen. (askanews) – Lacrim, una delle voci più apprezzate del rap francese, annuncia l’uscita del nuovo atteso album “Cipriani”, in arrivo il 6 febbraio e da ora disponibile in pre-order (qui).
L’annuncio dell’album è accompagnato da un video potente e intensamente cinematografico. La voce narrante di Salvatore Esposito guida un racconto crudo e umano, fatto di gesti quotidiani e frammenti di vita in una realtà difficile, tra volti giovani e adulti sospesi tra luce e ombra.
“Cipriani” uscirà in versione CD autografato e nella limited edition che contiene il CD autografato e una speciale edizione di Esse Magazine (LACRIM ISSUE); e nelle versioni LP colorate (LP cream, signed LP cream, LP marbled red, signed LP marbled red)
L’album è stato anticipato dal singolo “Rock” feat Baby Gang, ultima collaborazione italiana di Lacrim, arrivata dopo la sua partecipazione lo scorso luglio, all’Altraonda Festival di Genova e al Red Bull 64 Bars, dove è stato il protagonista del primo episodio internazionale in lingua francese. Con un freestyle hip hop dal respiro marocchino, su un beat firmato dal producer di Geolier Dat Boi Dee, Lacrim ha confermato la sua capacità di fondere verità, cultura e identità in uno stile diretto e senza filtri.
Nato a Parigi da genitori algerini, Lacrim è uno degli artisti rap più influenti dell’ultimo decennio in Europa. In oltre 10 anni di carriera, ha pubblicato diversi album certificati oro e platino, superando oltre 2 miliardi di stream globali e mantenendo una base attiva di oltre 4,5 milioni di ascoltatori mensili su Spotify.
"I sensi del mare", esce il nuovo album del pianista Paul Robino
Roma, 14 gen. (askanews) – Da Venerdì 23 Gennaio sarà disponibile in fisico nei formati Cd e Vinile, “I sensi del mare” il nuovo album del pianista e compositore Paul Robino che nasce dalla collaborazione con il maestro Vince Tempera, uno tra i più noti direttori, arrangiatori e maestri della musica italiana che ha arrangiato e diretto l’orchestra dell’intero lavoro. Il disco in uscita per Warner Music, è un suggestivo ed emozionante concept album di musica strumentale dedicato a quell’amore indissolubile che da sempre lega l’uomo al mare, un invito a tutelare i nostri mari che sono un bene preziosissimo per la salute dei nostri ecosistemi.
L’album – dichiara Paul Robino – vuole essere un omaggio al mare e alle sue mille sfaccettature ricordandoci al tempo stesso quando sia di fondamentale importanza tutelarlo per salvaguardare i nostri ecosistemi. Sono nato davanti al mare e per me rappresenta un elemento fondamentale da rispettare e tutelate, un amico prezioso e fonte d’ispirazione continua. Il mare cambia colore come se respirasse con il tempo. La luce tra Marsala e Trapani, la mia terra di origine, è speciale e il mare oltre a essere paesaggio è memoria, lavoro, confine e promessa. Ascoltando il mare siamo in grado di emozionarci, respirare, aprire cuore e mente, guardando l’orizzonte tutto diventa improvvisamente più nitido e chiaro”.
12 tracce che ci trasportano immediatamente in quella dimensione di emozioni uniche che solo il mare, la sua musica, i suoi profumi e colori sono in grado di regalarci. Un viaggio in musica da ascoltare con estrema delicatezza per riconnettersi con l’ambiente circostante in un circolo virtuoso di costante energia e sana adrenalina. Un progetto viscerale e profondo in grado di smuovere le corde più profonde dell’anima con quel pizzico di poesia e magia che solo la musica d’autore sa far vibrare. Da “Figlio del mare” a “In questo mare”, sino a “Mediterraneo,” Luce del Mare” e “I sensi del mare” solo per citare alcuni brani, l’intera opera ci fa riflettere su quel legame imprescindibile e primordiale che lega da secoli il mare all’essere umano, un rapporto autentico e sincero che si rivela in questo disco con una spontaneità disarmante.
“Quando Paul Robino mi ha fatto sentire i brani musicali ispirati al mare – dichiara il maestro Vince Tempera – e mi ha fatto notare che con le nostre modernità lo stiamo distruggendo, mi sono appassionato all’idea di terminare il lavoro da lui iniziato. Così ho arrangiato e finito i suoi brani ispirandomi anch’io al mare avvalendomi di strumenti fisici veri e non riprodotti. Il lavoro di registrazione e la produzione sono durate più di 1 anno. Un sentito grazie a Warner Music Italy che ha abbracciato l’idea e che ci ha supportato sin dall’inizio. Non salveremo il mare con un disco, ma possiamo ascoltarlo. La musica diventa il nostro strumento per raccontarne le fragilità e richiamare l’attenzione sui suoi problemi quotidiani di cui non bisogna mai dimenticarsi”
“I sensi del mare” nasce pertanto da un amore autentico verso il mare e dalla preziosa collaborazione con Acqua dell’Elba noto brand che, oltre alla produzione di profumi, si occupa dell’organizzazione di festival e attività culturali finalizzate alla tutela dei mari e della vita marina e sottomarina creando reti virtuose con scuole e istituzioni per lo sviluppo di un’etica ambientale sana e consapevole.
“I sensi del mare” è anche un concerto per pianoforte e voce narrante con cui Paul Robino ha voluto unire musica e letteratura dando vita a un format originale in cui due forme d’arte dialogano insieme creando un coinvolgimento emotivo intenso. Fondamentale è stata, per la realizzazione di questo format, il testo “I sensi del mare” edito da Acqua dell’Elba, una raccolta di saggi firmati da rappresentanti del mondo accademico filosofico italiano contemporaneo, testo di cui è in corso una riedizione speciale che vedrà la distribuzione del disco insieme al libro nei prossimi mesi. Tra i testi utilizzati anche alcune suggestioni tratte da “Racconti di mare” sempre edito da Acqua dell’Elba. Grazie a questa collaborazione è in corso anche la programmazione di alcuni concerti nell’ambito del progetto Art Odissey 2026.
Ultima, ma non meno importante, la collaborazione con Alkadia, società di armatori proprietaria di una goletta sulla quale è stato girato il videoclip del brano “In questo mare”. Con Alkadia sono inoltre in programmazione alcuni concerti nei porti della Calabria e della Sicilia per la prossima estate.
Le sorprese non finisco qui, dopo il grande successo riscosso a New York, Monaco di Baviera, Eindhoven, Parigi, Madrid con delle speciali anteprime di questo nuovo concerto per pianoforte Paul Robino porterà presto in tour “I sensi del mare” in Europa e non solo con l’intento di rafforzare e smuovere la coscienza del pubblico con un progetto che arriva dritto al cuore. Le date dei nuovi concerti attesi a partire dalla primavera 2026 saranno presto annunciati.
“I sensi del mare” sarà presentato con uno speciale incontro aperto al pubblico presso la Rizzoli di Galleria Vittorio Emanuele a Milano Venerdì 23 Gennaio alle 18.00. Per l’occasione in un dialogo con la speciale conduzione di Max Cervelli di Radio 2, ci sarà anche il maestro VINCE TEMPERA. Paul Robino avrà il piacere di suonare dal vivo anche alcuni dei brani del nuovo lavoro.
Nasce "FILE", il Festival della letteratura italiana in Grecia
Roma, 14 gen. (askanews) – Dal profondo legame con la classicità alla radicata tradizione umanistica, dalla comune identità mediterranea alle vicine visioni del presente, Grecia e Italia condividono un’eredità culturale profonda che la prima edizione del FILE – Festival della Letteratura Italiana in Grecia – di scena presso l’Istituto Italiano di Cultura di Atene da venerdì 13 a domenica 15 febbraio – vuole celebrare e valorizzare, assieme alla varietà e alla ricchezza della letteratura italiana contemporanea, che gode tra i lettori ellenici di attenzione e interesse sempre crescenti, anche grazie all’ulteriore slancio derivato dalla partecipazione, lo scorso maggio, dell’Italia come Paese Ospite d’Onore alla Fiera Internazionale del Libro di Salonicco, la più rilevante in Grecia.
Promosso dall’Istituto Italiano di Cultura di Atene – in collaborazione con la Fondazione Ellenica per il Libro e la Cultura, il Dipartimento di Filologia Italiana dell’Università Nazionale Capodistriaca di Atene, l’associazione Giri di parole, con il patrocinio di AIE – Associazione Italiana Editori, sotto gli auspici del Centro per il libro e la lettura e l’attivo coinvolgimento degli editori greci Dioptra, Keleuthos, Patakis e Utopia – il FILE ha un doppio intento: essere un archivio vivo di voci letterarie e, allo stesso tempo, un gesto di amicizia e dialogo. Il nome stesso, FILE, è l’acronimo greco di “Festival della Letteratura Italiana in Grecia”.
Ad Atene rappresenteranno la nostra letteratura, nei diversi generi, Niccolò Ammaniti, Pierdomenico Baccalario, Marta Barone, Matteo B. Bianchi, Donato Carrisi, Paolo Giordano, Antonella Lattanzi, Melania Mazzucco e Carlo Vecce. Scrittori, traduttori, giornalisti, accademici ed esponenti del mondo istituzionale e culturale greco animeranno i loro incontri: Periklís Dimitrolopoulos, Dimitra Dotsi, Nasos Iliopoulos, Maria Iliou, Eleni Korovila, Dimitris Mamaloukas, Amanda Michalopoulou, Konstantinos Mostratos e Ioannis Tsolkas.
Le parole di Francesco Neri, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Atene: “Il FILE nasce dal vivace e crescente interesse che i lettori e gli editori greci manifestano verso l’Italia e la sua letteratura. Avviarne la prima edizione nella storica sede dell’Istituto Italiano di Cultura – che negli anni ha accolto voci centrali della nostra tradizione, da Ungaretti a Montale, da Calvino a Moravia – significa inserirsi in una storia di scambi che continua a rinnovarsi, creando legami sempre più intensi e stabili, favorendo la conoscenza diretta degli autori italiani e valorizzando quel rapporto spontaneo di simpatia e ammirazione reciproca che da sempre esiste tra le due sponde dello Ionio”.
Il FILE prevede una serie di appuntamenti che si svolgono dal 13 al 15 febbraio presso le sale dell’Istituto Italiano di Cultura di Atene. Il programma si articola in cinque diversi formati: FILE://incontri, che dà voce al confronto diretto tra autori italiani e greci che condividono un orizzonte comune di storia, sensibilità e linguaggio; FILE://primegreche, lo spazio dedicato alle novità editoriali italiane appena pubblicate in Grecia; FILE://ritorni, con protagonisti i libri italiani, classici e contemporanei, già tradotti e pubblicati in Grecia e che continuano a dialogare con i lettori greci attraverso nuove chiavi di lettura e di confronto; FILE://visioni, la sezione dedicata agli incontri che oltrepassano i confini della narrativa per aprirsi al dialogo con altre forme del sapere e dell’immaginazione, come la scienza, la filosofia, il cinema e le arti visive e FILE://officina, che apre alla dimensione partecipativa e laboratoriale del festival, coinvolgendo attivamente il pubblico.
A cornice di un percorso fatto di grandi protagonisti, la manifestazione si apre con l’intervento di Paolo Giordano e si chiude con quello di Niccolò Ammaniti, due maestri della narrazione del nostro tempo. La lectio inaugurale di Paolo Giordano (venerdì 13 alle 18.30), in dialogo con il direttore del giornale “To Vima” Periklís Dimitrolopoulos, accompagnerà il pubblico attraverso il suo Tasmania (Einaudi, 2022) e Dentro la frattura che origina l’inquietudine del presente, per una riflessione sulla fragilità contemporanea e sulla possibilità di non smettere di capire e sperare.
Niccolò Ammaniti sarà invece protagonista (domenica 15 alle 18.30, FILE://primegreche) con Dentro e fuori di noi. La vita intima, universale. In dialogo con il giornalista Konstantinos Mostratos, racconterà genesi e senso del suo La vita intima (Einaudi, 2023, pubblicato in Grecia da Utopia), un romanzo che parla di identità, desiderio e controllo con una capacità strabiliante di trasformare la cronaca interiore in racconto universale.
Un incontro tutto al femminile, presentato dalla traduttrice Dimitra Dotsi, è quello tra la scrittrice italiana Melania Mazzucco, punto di riferimento della cultura italiana contemporanea, e le autrici greche Maria Iliou e Amanda Michalopoulou (sabato 14 alle 18.30, FILE://incontri). Insieme in Raccontare le donne, reinventare il mondo interrogheranno i significati del femminismo oggi e tracceranno una mappa del desiderio femminile che invita a riscrivere il presente con lo sguardo e le parole delle donne.
Ad accendere il format FILE://ritorni sarà invece Pierdomenico Baccalario (sabato 14 alle 11, Professione: inventore di avventure), che in dialogo con la giornalista Eleni Korovila porterà luce sugli ingranaggi di quell’universo magico – i libri per ragazzi – che è l’anima più libera della letteratura. Nello stesso filone si colloca l’intervento di Marta Barone (sabato 14 alle 19.30) che per Dare voce alla Città sommersa (Bompiani, 2020) si confronterà con il politologo e parlamentare Nasos Iliopoulos attorno alla Torino violenta, ma anche felice, degli anni di piombo.
La domenica inaugura FILE://visioni: comincia Donato Carrisi (alle 12.30) assieme a Dimitris Mamaloukas – voce autorevole della crime fiction greca – con La cifra del mistero: il thriller dalla pagina allo schermo, un viaggio sulle strade dell’immaginazione di uno tra i più raffinati architetti del mistero, volto a scoprire come scrittura e cinema possano indagare, con mezzi diversi, le stesse zone d’ombra dell’animo umano. Dopo di loro, alle 17.30, salgono in cattedra i professori Carlo Vecce e Ioannis Tsolkas, Professore di Storia della Letteratura Italiana e Cultura Europea dell’Università di Atene, per l’incontro Raccontare il genio. Sulle tracce di Leonardo, tra saggio e romanzo in cui analizzeranno le modalità attraverso le quali la figura poliedrica di Leonardo da Vinci continua a parlare, con fascino immutato e la medesima intensità a ogni epoca e a ogni forma di narrazione.
La dimensione più squisitamente partecipativa del Festival trova infine compimento con FILE://officina. Qui gli autori Matteo B. Bianchi e Antonella Lattanzi dialogheranno insieme a proposito di Scrivere sé, scrivere l’altro: il confine che ci unisce (sabato 14 alle 12.30), per esplorare come fiction e auto-fiction siano in fondo modi diversi per interrogare l’umano cercando nel linguaggio una forma di salvezza condivisa. Ma non solo. Grazie a loro la letteratura italiana sarà protagonista anche nei giorni precedenti al Festival con Dall’autobiografia alla fiction – Workshop di lettura, (mercoledì 11, ore 18.30; giovedì 12, ore 18.30 e sabato 14, ore 10.30), il laboratorio di lettura in tre appuntamenti da due ore ciascuno dedicato a studenti, lettori e amanti della letteratura volto a esplorare il confine tra vita e immaginazione nella narrativa italiana, che prevede la lettura comparata di due romanzi, uno classico (Beppe Fenoglio, Una questione privata, Garzanti 1963) e uno contemporaneo (Andrea Camilleri, La scomparsa di Patò, Mondadori 2000).
La Groenlandia nel mirino di Trump: ecco quali sono gli interessi Usa nell’Artico
Roma, 14 gen. (askanews) – Cosa vuole Donald Trump nell’Artico? Il presidente americano ha rilanciato con forza l’idea di prendere il controllo della Groenlandia, definita una “priorità di sicurezza nazionale” per gli Stati Uniti a fronte di minacce securitarie emanate da Cina e Russia. L’idea non è nuova, anzi, era già stata avanzata e respinta nel 2019. Oggi riemerge con toni violenti e minacciosi in un contesto globale completamente mutato, segnato dalla competizione tra grandi potenze e dalla corsa alle risorse strategiche.
LA MINACCIA CINESE?
La Casa Bianca ha insistito sulla necessità di contrastare l’influenza cinese in questa regione sempre più strategica. Pechino dichiara il proprio interesse per l’area definendosi dal 2018 uno “Stato vicino all’Artico” e promuove una “Via della seta polare”. La Federazione Russa ha avviato un corso di cauta apertura alla cooperazione con la Cina nella regione artica dal 2022, quando con l’invasione dell’Ucraina è entrata in rotta di collisione con i Paesi artici (tutti membri Nato) e in generale con l’Occidente. In ogni caso la presenza cinese resta limitata: tre rompighiaccio contro oltre quaranta russi e nessuna infrastruttura militare né tantomeno controllo diretto in Groenlandia.
I tentativi cinesi di investimento sull’isola ci sono stati (dagli aeroporti di Nuuk e Ilulissat alla base di Gronnedal, oltre a progetti minerari) ma sono stati bloccati o sono falliti: le stesse autorità danesi o groenlandesi sono intervenute in tal senso.
PRESENZA MILITARE USA CONSOLIDATA Gli Stati Uniti dispongono di una consolidata presenza militare in Groenlandia. La base di Pituffik (ex Thule) ospita l’avamposto militare americano dislocato più a Nord su scala mondiale. Vi si trova un radar cruciale per il sistema di difesa antimissile nordamericano. Data la vicinanza a questa latitudine tra Russia e America, tramite l’Artico si realizza il concetto di Second Strike Capability, ovvero della certezza che un eventuale attacco atomico darebbe all’avversario la possibilità di rispondere, vanificando il vantaggio iniziale.
IL FATTORE CLIMA Il cambiamento climatico agisce da moltiplicatore di importanza strategica della Groenlandia. La riduzione della banchisa artica – dimezzata rispetto agli anni Ottanta – apre nuove rotte marittime e rende accessibili territori finora coperti dai ghiacci. Con oltre 44.000 chilometri di coste, la Groenlandia diventerebbe una porta d’accesso privilegiata per rotte artiche sempre più navigabili e quindi imprescindibile per i commerci globali, dato che la rotta artica permetterebbe trasporti da e per l’Asia orientale in tempi molto più veloci e meno costosi rispetto agli itinerari attuali, essenzialmente il Mar Rosso e in seconda battuta il periplo dell’Africa.
I MINERALI CRITICI, VERA POSTA IN GIOCO?
La maggioranza degli analisti ritiene che al centro dell’interesse americano vi sia soprattutto l’accesso ai minerali critici. La Groenlandia possiede 25 dei 34 minerali considerati strategici dall’UE, tra cui terre rare, grafite, cobalto e rame. Le sue riserve di terre rare, stimate in 1,5 milioni di tonnellate, sono paragonabili a quelle degli Stati Uniti.
Questi materiali sono fondamentali per transizione energetica, industria tecnologica e difesa. La Cina controlla circa il 90% della capacità mondiale di raffinazione e ha già usato questa posizione come leva geopolitica, imponendo restrizioni all’export nel 2025. Va sottolineato che l’estrazione resta molto complessa e molto poco praticata al momento, a causa di infrastrutture limitate, instabilità normativa e in generale tempi lunghi. Gli esperti di settore stimano 10-15 anni e miliardi di dollari prima di una produzione significativa, con il paradosso che la raffinazione dovrebbe comunque avvenire in Cina.
In ogni caso un orizzonte interessante per gli Stati Uniti che restano dipendenti dalle forniture cinesi, nonostante gli sforzi per sviluppare miniere e capacità di riciclo interne. L’integrazione del Groenlandia nello spazio economico statunitense offrirebbe infatti una fonte alternativa di approvvigionamento, riducendo per l’America un elemento di vulnerabilità strategica che pesa molto in questa fase di sviluppi tecnologici e turbolenze globale. In questa ottica, sì, la minaccia cinese resta sensibile.
Golf a Dubai nel ricordo di Emanuele Galeppini e Crans Montana
Roma, 14 gen. (askanews) – Il DP World Tour, con il Dubai Invitational, riparte dagli Emirati Arabi e lo fa nel ricordo del giovane golfista italiano Emanuele Galeppini e di tutte le vittime della tragedia di Crans-Montana. Il sesto evento stagionale del circuito europeo – iniziato con anticipo sull’anno solare – si giocherà dal 15 al 18 gennaio al Dubai Creek Resort, il circolo nel quale il 29 marzo del 2025 Emanuele Galeppini vinse l’Omega Dubai Creek Amateur Open, segnalandosi come uno dei talenti emergenti del panorama golfistico internazionale.
Un minuto di silenzio per le vittime di Crans-Montana – Nel corso del primo round del Dubai Invitational verrà osservato un minuto di silenzio alle 13:30 (ora locale). I giocatori, i caddie e tutti gli addetti ai lavori potranno indossare un nastro nero in segno di vicinanza alle famiglie delle vittime.
Nell’evento, senza taglio, per tre round si giocherà con formula Pro-am (un pro e un amateur), poi nel quarto saranno in campo solo i professionisti che si contenderanno il montepremi di 2.750.000 dollari. Nella seconda edizione del Dubai Invitational difende il titolo, conquistato nella prima svoltasi nel 2024, Tommy Fleetwood, 34enne di Southport, numero tre mondiale, otto vittorie sul circuito. Ha buone chance di concedere il bis considerando l’exploit di ottobre nell’India Championship.Si divide i favori, nelle previsioni della vigilia, con il nordirlandese Rory McIlroy.
Cinema, finite le riprese di "Bianco" con Borghi-Walter Bonatti
Roma, 14 gen. (askanews) – Si sono concluse in Alto Adige, nella zona montuosa dell’Alta Val Venosta, le riprese di “Bianco”, il nuovo film di Daniele Vicari con Alessandro Borghi nel ruolo del grande alpinista Walter Bonatti. Sarà prossimamente al cinema con 01 Distribution.
“Dopo l’ultimo ciak di Bianco, tre mesi tra 3000 e 3500 metri d’altezza – ha dichiarato il regista Daniele Vicari all’indomani della fine delle riprese – ci siamo resi conto di non aver avuto nemmeno un cedimento, solo il desiderio di continuare ad essere lì. La montagna dà energia, ci guida verso l’alto e ci chiede solo di essere rispettata. La nostra troupe lo ha fatto, l’ha rispettata e lei ci ha dato una quantità tale di bellezza che basterà per anni, come un carburante miracoloso ci porterà lontano, dove l’immaginazione vince sulle paure e sul senso del limite, le cose per le quali vale la pena continuare a fare cinema”.
Il film è stato girato in Valle d’Aosta, nei luoghi reali della vicenda, dal Flambeaux alla Fourche fino al Peuterey e ai piedi del Pilone Centrale del Freney, una immensa parete di roccia verticale alta 800 metri. Le riprese sono poi continuate a Roma in teatro di posa dove sono state ricostruite con estrema verosimiglianza, attraverso tecnologie avanzate, la parete e le cenge del Freney. E si sono poi concluse sulle nevi dell’Alto Adige.
Il film racconta la spedizione di Walter Bonatti e due suoi abituali compagni di cordata, Andrea Oggioni e Roberto Gallieni, alla conquista dell’inviolato Pilone Centrale del Freney. Nell’avvicinamento alla meta, al bivacco della Fourche, gli italiani incontrano una cordata di quattro francesi, guidata da Pierre Mazeaud. Decidono di partire insieme: è l’alba del 10 luglio 1961. La scalata inizia e rapidamente i sette alpinisti sono prossimi all’obiettivo quando, inaspettatamente, si scatena una tempesta di neve e vento. Un incubo che blocca tutti su strettissimi terrazzini per quattro giorni e quattro notti, al freddo e senza cibo. Ed è l’inizio della tragedia.
Oltre ad Alessandro Borghi, il cast è composto da Pierre Deladonchamps, Finnegan Oldfield, Marlon Joubert, Quentin Faure, Alessio Del Mastro, Jonas Bloquet.
Il film è tratto dal libro “Freney 1961 – La tempesta sul Monte Bianco” di Marco Albino Ferrari che, insieme a Massimo Gaudioso, Francesca Manieri e Daniele Vicari, firma soggetto e sceneggiatura. Il direttore della fotografia è Gherardo Gossi, la scenografia di Marta Maffucci, i costumi di Emmanuelle Youchnovski, il suono di Alessandro Palmerini, il montaggio di Benni Atria e la musica di Luca D’Alberto.
"La Pennicanza", appello Fiorello: "Salviamo il Teatro delle Vittorie"
Roma, 14 gen. (askanews) – Nuova puntata de “La Pennicanza” di Fiorello e Biggio su Rai Radio2, su RaiPlay e sul canale 202 del digitale terrestre. Tra battute irresistibili, satira politica e le solite geniali improvvisazioni, il programma dello showman regala anche oggi agli ascoltatori tre quarti d’ora di puro divertimento, confermando il suo stile unico e imprevedibile.
Si rinnova anche oggi l’appuntamento con la satira politica e un’improbabile Giorgia Meloni ‘autrice’ del programma dello showman. La ‘premier’ chiede a Fiorello: “Sto andando bene, Rosario? Le prossime battute le vuoi tipo Angioni o Cirilli? Questa cosa di fare l’autrice mi piace un casino… mollo la Presidenza del Consiglio? Mi fai l’indeterminato?”. Arrivano così le nuove battute: “Il PD vuole cambiare nome, si chiamerà… Perdiamo Dovunque! Chi ha scritto Cent’anni di solitudine? Carlo Calenda! E cosa esce se si mixa Bandiera rossa con Faccetta nera? L’inno del Milan!”. Ma sono tanti i politici che si propongono, tra cui… un “artificiale” Giuseppe Conte: “Ma fumare in bagno al liceo vale come requisito per fare l’autore di Fiorello? So fare anche il giochino con le mani con il pollice che scompare!”.
Fiorello passa quindi all’attualità culturale e istituzionale: “Leggo che il Teatro delle Vittorie è in vendita. E’ stata lanciata una petizione online per ‘salvarlo’ e la firmeremo sicuramente anche noi – spiega lo showman -. Non toccate il Teatro delle Vittorie, anzi, intitolatelo a Pippo Baudo!”.
Ampio spazio anche ad alcuni retroscena su Rai Radio2: “Stanno licenziando tutti, ma noi restiamo. Ci hanno già tolto Cremonesi, che sarà a Sanremo, poi sono due giorni che il direttore Alibrandi mi dice ‘ti dovrei parlare’… io faccio finta di nulla! Vi annuncio che i prossimi a saltare dovrebbero essere i GR e poi Onda Verde!”, scherza lo showman.
Si celebra inoltre un anniversario storico: i 50 anni di Repubblica. E in studio tutti esibiscono una copia del quotidiano per l’occasione: “Ricordo quando all’epoca entrai in edicola, mi colpì questo giornale. E fu lì che capii per la prima volta che ‘Repubblica’ si scrive con due B!”, scherza lo showman. In sala c’è anche Franco Bevilacqua, storico capo della grafica, ritratto in una foto del “numero zero” del quotidiano – mostrata in diretta – insieme ad Eugenio Scalfari: ‘Sono stati anni meravigliosi – racconta Bevilacqua -. Tutti dicevano che avremmo chiuso presto, ma noi sapevamo di fare qualcosa di rivoluzionario”. E arrivano anche gli auguri di Giorgia Meloni: ‘Repubblica compie 50 anni! E io non la compro da 50 anni. Ma dicono che a pulirci i vetri delle finestre è la morte sua…’.
Un mix di ironia politica, cultura e cronaca interna alla Rai che conferma “La Pennicanza” come uno degli show radiofonici più imprevedibili e irresistibili della stagione, capace di sorprendere il pubblico ad ogni puntata.
Fed, la procuratrice: è solo Powell a parlare di incriminazione
Roma, 14 gen. (askanews) – Dopo le levate di scudi a sostegno del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, innescate dalla durissima reazione dello stesso banchiere centrale a quella che ha indicato come una “minaccia di incriminazione” da parte del Dipartimento di Giustizia Usa, la procuratrice federale responsabile, Jeanine Ferris Pirro (il cognome si presta ovviamente a facili giochi di parole con la tipica espressione degli antichi romani) si è mossa al contrattacco via social.
E’ intervenuta con messaggio via X, su una procedura aperta, sostenendo che “il termine ‘incriminazione’ è uscito dalla bocca di Powell e solo dalla sua”. Secondo Pirro l’ufficio del procuratore degli Stati Uniti aveva contattato la Federal Reserve “in varie occasioni per discutere dei costi eccessivi” della ristrutturazione dell’istituzione monetaria “e dell’audizione del presidente”, ma queste comunicazioni “sono state ignorate e questo richiede l’uso di procedure legali, che non sono una minaccia”.
“Nulla di tutto questo sarebbe accaduto se avessero semplicemente risposto alle nostre richieste”, conclude la procuratrice.
Riavvolgendo il nastro: domenica notte Powell ha lanciato una ‘bomba’: con un videocomunicato sul portale della Fed, la banca centrale degli Stati Uniti, denunciava di aver ricevuto un mandato di comparizione davanti al grand jury per la questione dei costi di ristrutturazione dell’istituzione. Pari a 2,5 miliardi di dollari, sono molto lievitati rispetto alle stime iniziali. Powell ha parlato di una manovra “pretestuosa”, che puntava ad incriminarlo per minare l’indipendenza decisionale dell’istituzione monetaria.
Un allarme che ha innescato una serie di prese di posizione a difesa di Powell da più parti, tra cui dalla maggior parte delle banche centrali occidentali. Ieri è stato pubblicato un comunicato di “totale sostegno” al banchiere centrale con le firme della presidente della Bce, Christine Lagarde, a nome di tutto il Consiglio direttivo – a cui partecipano i governatori e presidenti delle banche centrali di Italia, Germania, Francia e tutti i Paesi dell’area euro – più quelle dei governatori delle Banche centrali di Gb, Canada, Australia, Corea del Sud, Nuova Zelanda (la governatrice è stata poi sgridata dal ministro degli Esteri), Australia, Svizzera e altri. Mancava la firma del governatore della Banca centrale del Giappone.
Nel frattempo, secondo le ricostruzioni del Financial Times, diverse delle indagini di alto livello avviate dal Dipartimento di Giustizia Usa sotto l’amministrazione Trump, tra cui sull’ex direttore dell’Fbi, James Comey, sull’ex procuratrice generale di New York, Letizia James, e sull’ex consigliere per la sicurezza nazionale dello stesso Trump, John Bolton, hanno avuto una tendenza ad “azzopparsi” nel procedere.
Sul mandato di comparizione a Powell, il quotidiano cita “una persona vicina alla vicenda”, su cui mantiene l’anonimato, secondo cui dall’ufficio del procuratore federale sono state inviate due email nel corso delle vacanze natalizie alla Banca centrale “senza menzionare incriminazioni e senza trasmettere senso di urgenza”.
Alcune fonti giudiziarie riconoscono che Powell potrebbe aver commesso degli errori sulla vicenda dei costi della sede. “Ma un errore è una cosa, un falso è un’altra”. E dimostrare una falsificazione in tribunale è molto difficile. Senza indizi evidenti, spiegano queste fonti, semplicemente sulla base di errori di valutazione su un progetto di ristrutturazione, sarà difficile riuscire a convincere il grand jury che serve una incriminazione formale.
Parallelamente il quotidiano riporta che a luglio, in una lettera di quattro pagine il presidente della Fed avrebbe fornito ulteriori dettagli ai senatori in merito al progetto di ristrutturazione della sede. Due settimane dopo l’audizione finita ora sotto i riflettori.
Questo elemento, dice ancora il Ft, potrebbe ulteriormente complicare la procedura al grand jury, avviata in base alle tesi sostenute da Russell Vough, direttore dell’Office of Management and Budget, secondo cui Powell avrebbe fornito informazioni fuorvianti al Congresso.
E ora potrebbe saltare la prossima audizione semestrale di Powell al Congresso. O almeno così sostiene il deputato repubblicano French Hill, presidente del della Commissione servizi finanziari citato dei media Usa. Solitamente queste audizioni si svolgono una a febbraio-marzo e l’altra a giugno.
Nei mesi scorsi Powell è stato sistematicamente bersagliato da attacchi e insulti da parte del presidente Usa Donald Trump. Il titolare della casa Bianca è frustrato per l’assenza di tagli ai tassi di interesse a dispetto, a suo dire, dei netti calmieramenti dell’inflazione. Un rigore monetario che impedirebbe il rafforzamento della crescita economica, mentre si avvicinano le elezioni mid term, laddove durante la presidenza Biden la Fed avrebbe tenuto un orientamento più accomodante alla politica.
La vicenda del rifacimento degli edifici Fed è stata oggetto di una improvvisa visita dello stesso Trump, nel corso della quale, a beneficio di telecamere, ha platealmente consegnato a Powell un documento sui costi dell’opera, fornendo cifre che il presidente della Fed ha contestato in diretta.
In questi giorni Trump ha negato di essere coinvolto nell’iniziativa del Dipartimento di Giustizia. Ma dopo l’esplosione del caso sul mandato di comparizione, ha continuato a criticare duramente il presidente della Fed. Oltre a innescare le reazioni scandalizzate di opposizione e banche centrali di mezzo mondo, Trump ha ottenuto reazioni negative anche da diversi esponenti di primo piano del settore bancario privato. Come Jamie Dimon, numero uno di JP Morgan, secondo cui la vicenda rischia di favorire rialzi dell’inflazione. (fonte immagine: The White House).
Costa (Fi): 100mila innocenti arrestati negli ultimi 33 anni
Roma, 14 gen. (askanews) – “Sono almeno centomila le persone arrestate ingiustamente dall’inizio degli anni ’90 ad oggi”. Così Enrico Costa, vicepresidente della Commissione Giustizia della Camera, presentando la rassegna stampa “Alle 4 del mattino, storie di vite stravolte” a Montecitorio.
“Testimonia 100 casi di persone che sono state private della libertà da innocenti, casi di ingiuste detenzioni, alcune risarcite, alcune no. Questo dimostra che il nostro Stato ha ancora molto da fare, perché i 100 casi che vediamo oggi rappresentano 100.000 persone che dal 1992 ad oggi hanno subito delle ingiuste detenzioni. Il nostro obiettivo è che ogni volta che capita un caso di questi, il Paese riavvolga il nastro per comprendere come si è generato questo errore. Non basta risarcire la persona, bisogna fare in modo che questo non capiti più. Abbiamo voluto accendere un faro su queste vicende, perché sono storie di vite personali stravolte, di famiglie distrutte, di lavori perduti, di credibilità e reputazioni non più recuperati. L’ho fatto con anche degli amici che sono, diciamo, protagonisti in questo libro, vittime di errori giudiziali. L’uno per effetto di una revisione che l’ha visto poi essere assolto, l’altro arrestato e poi assolto e risarcito. Il nostro obiettivo veramente è andare in questa direzione e ottenere l’attenzione del Paese, perché queste vicende possono capitare a chiunque” ha detto Costa.
“La riforma certamente può aiutare – ha aggiunto Costa – io penso al Csm: sapete che il Consiglio Superiore della Magistratura ha la competenza sulle valutazioni di professionalità dei magistrati e nell’ambito delle valutazioni di professionalità deve tener conto anche degli esiti dell’attività del magistrato. Cioè, se c’è un atto del magistrato e viene ribaltato, se c’è un arresto e finisce con l’assoluzione, questo dovrebbe essere oggetto della valutazione. Sapete quali sono le percentuali di valutazione di professionalità positive al Csm? Il 99% significa che il Csm, con le correnti che proteggono i loro iscritti, non fa mai un’attenzione su questo”.
Chiuse celebrazioni “Sicilia Regione Europea Gastronomia 2025”
Roma, 14 gen. (askanews) – Trionfo di eccellenze DOP e IGP allestite come quadri d’autore al fianco di opere marmoree e dipinti di grande pregio, interventi istituzionali e progetti ambiziosi per una sempre maggiore valorizzazione del territorio: si sono chiuse così a Palermo le celebrazioni per il riconoscimento della Sicilia come “Regione Europea della Gastronomia 2025”, in un Oratorio dei Bianchi colmo di ospiti accorsi da ogni parte dell’isola per rendere omaggio al prestigioso titolo internazionale, assegnato dall’Istituto di gastronomia, cultura, arti e turismo (IGCAT) alla Sicilia, conosciuta in tutto il mondo per il suo agroalimentare di altissima qualità.
L’evento si è aperto con il saluto del sindaco di Palermo Roberto Lagalla e dell’Assessore dei beni culturali e dell’identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, seguiti dall’intervista del conduttore e giornalista Salvo Sottile all’Assessore per l’Agricoltura, lo sviluppo rurale e la pesca mediterranea, Luca Sammartino.
“Un riconoscimento – ha spiegato Sammartino – che premia i produttori, la nostra storia, ci arricchisce di quella che oggi è una certezza: il brand Sicilia fa innamorare, dai paesaggi ai beni culturali, ma soprattutto per il gusto. Ormai il turismo si orienta anche nei percorsi culinari e culturali e la Regione è stata capofila di questo riconoscimento, che oggi mette in campo i tanti saperi dei cuochi siciliani, che rappresentano la capacità del nostro popolo di trasformare una materia prima che è diventata straordinariamente famosa nel mondo, cardine della cucina mediterranea, della dieta mediterranea. Ci inorgoglisce la prospettiva che nei prossimi anni la Regione ha di poter attrarre investimenti ma soprattutto di valorizzare il suo turismo enogastronomico”.
Nel corso della serata, il talk “Prodotti e Sapori della Sicilia tra Cultura Alimentare, Turismo Enogastronomico e Patrimonio Culturale Immateriale della Cucina Italiana”, moderato dalla giornalista Rai Barbara Politi, con gli interventi di Albane Orts (Project Manager Profirst), Rosa Di Stefano (Vice presidente Federalberghi Sicilia), Antonio Rallo (Presidente DOC Sicilia), Vincenzo Russo (Professore Iulm- Bordo Scientifico Nomination), Antonio Iacona (direttore della rivista “Il Cuoco” edita dalla Federazione italiana Cuochi) e del noto chef siciliano Seby Sorbello.
Passeggiando nei magnifici saloni affrescati dello storico oratorio, si sono potuti ammirare capolavori marmorei dell’Arte barocca punteggiati da un rosso tripudio di pomodorini di Pachino, rigorosamente IGP, torri di arance siciliane che si ergevano accanto alle creazioni eteree dei grandi scultori, formaggi del Ragusano Dop posti come originali “appoggi” per le ceramiche tradizionali, scenografiche cascate di uva bianca e rossa allestite accanto a quadri di altissimo pregio.
A fine serata, ancora opere d’arte, questa volta culinaria, firmate dallo chef Seby Sorbello, supportato dai colleghi dell’Unione regionale cuochi siciliani, accompagnati da tanti giovani degli istituti alberghieri siciliani, che hanno scelto di non lasciare la propria terra per tramandare alle prossime generazioni l’amore per la cucina e le sue tradizioni secolari.


















































