Home Blog Pagina 342

Nato, quasi al via vertice dell’Aia in momento sempre più complesso

L’Aia, 23 giu. (askanews) – Difficile da immaginare un momento più complesso per il summit Nato che si apre ufficialmente domani all’Aia, ma che già oggi pomeriggio scalda i motori con una conferenza stampa del segretario generale dell’Alleanza Mark Rutte. Il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump e i suoi omologhi della NATO (compreso il presidente del Consiglio Giorgia Meloni) si riuniranno per quello che potrebbe essere un vertice storico, anche se differenze di vedute sono talora in agguato fra i 32. Il contesto è particolare, per gli alleati che comunque in anni difficili hanno dimostrato compattezza. In particolare dopo gli attacchi chirurgici Usa “Midnight hammer” che in queste ore di vigilia hanno colpito i siti nucleari iraniani di Fordow, Natanz ed Esfahan. Ma certo è messo a dura prova anche il cosiddetto asse dello sconvolgimento (Axis of Upheaval, secondo il termine coniato da due geopolitologi di Foreign Affair Fontaine e Kendall-Taylor) che dovrebbe legare l’Iran con Cina, Russia e Corea del Nord.

L’Alleanza si è dimostrata forte in questi anni. Dinnanzi alla guerra esterna – alle porte di casa per gli europei – scatenata da Mosca nel febbraio 2022 in Ucraina la coesione ha prevalso su tutto. Ma ora c’è anche una partita interna e si gioca sul fronte delle spese per la difesa: dal suo arrivo alla Casa Bianca (e anche prima) Donald Trump ha detto con chiarezza che serviva un impegno ben maggiore. E a pochi giorni dal summit le cose sembravano sistemate: lo si leggeva dall’ottimismo di Rutte, sul fatto che i Paesi membri europei e il Canada si sarebbero impegnati a investire nella difesa proporzionalmente agli Usa. Poi però la Spagna ha respinto il nuovo obiettivo Nato del 5% del prodotto interno lordo per la difesa (3,5% più un 1,5% in infrastrutture), definendolo “irragionevole”.

Trump insiste su quella cifra. Va detto che l’alleanza opera sulla base di un consenso che richiede il sostegno di tutti i 32 membri. In base ad alcuni pareri sentiti da askanews una quadra a fine vertice dovrebbe essere comunque trovata e la posizione della Spagna è argomento che potrebbe essere negoziato.

Per un’alleanza cresciuta in numero dal 2023 (prima la Finlandia poi anche la Svezia ha aderito, nel timore delle ambizioni espansionistiche della Russia), la garanzia di sicurezza collettiva rafforza la credibilità della Nato, sancita dall’articolo 5 del trattato. Ma si rende sempre più necessario che l’Europa sia in grado di badare a se stessa e che l’industria della Difesa sappia evolversi a fronte di un vicino come appunto Mosca che si è riorientato rapidamente verso un’economia di guerra.

I macro argomenti del summit sulla carta saranno in sostanza il supporto all’Ucraina, le spese per la difesa e l’industria. Ovviamente il teorema iraniano con tutti i suoi corollari è già parte dell’attualità. Notizia delle ultime ore, potrebbe non esserci il primo ministro giapponese Shigeru Ishiba, che sperava in un incontro con il presidente degli Stati Uniti d’America. Anche altri partner (non membri) come Corea del Sud e Australia, che insieme agli Stati Uniti e al Giappone compongono l’IP-4, hanno dichiarato che i loro leader non parteciperanno al vertice.

Iran, Trump ipotizza "cambio di regime" a Teheran

Roma, 23 giu. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha sollevato la prospettiva di un cambio di regime in Iran e ha difeso la sua affermazione secondo cui i siti iraniani di arricchimento nucleare sono stati “totalmente distrutti” dagli attacchi statunitensi durante il fine settimana, nonostante la valutazione dei danni da parte degli Stati Uniti fosse ancora in corso.

Il presidente americano ha dichiarato in un post sui social media che i siti – colpiti dalle bombe “bunker buster” GBU-57 e dai missili da crociera Tomahawk sabato sera – hanno subito “danni monumentali”, aggiungendo: “I danni maggiori si sono verificati molto al di sotto del livello del suolo. Fatto centro!!!”.

Trump ha anche evidenziato la possibilità di un cambio di regime a Teheran se i leader del Paese non fossero in grado di “rendere l’Iran di nuovo grande”, andando oltre le dichiarazioni di alti funzionari della sua amministrazione. “Non è politicamente corretto usare il termine ‘cambio di regime’, ma se l’attuale regime iraniano non è in grado di RENDERE L’IRAN DI NUOVO GRANDE, perché non dovrebbe esserci un cambio di regime??? MIGA!!!” (Make Iran Great Again, ndr), ha scritto Trump sul social Truth, adottando un acronimo simile al suo ‘MAGA’. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva affermato infatti che la missione “non era e non è stata finalizzata a un cambio di regime”, ma a “un’operazione di precisione” mirata al programma nucleare iraniano. Il vicepresidente J.D. Vance, da parte sua, aveva detto che gli Stati Uniti “non sono in guerra con l’Iran”: “siamo in guerra con il programma nucleare iraniano”, aveva sottolineato, mentre il segretario di Stato americano Marco Rubio ha affermato che gli Stati Uniti “non cercano la guerra in Iran”.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che gli attacchi statunitensi hanno rivelato che Washington è “dietro” la campagna di Israele contro la Repubblica Islamica e ha promesso una risposta pronta.

Arriva l’anticiclone africano Pluto: temperature a 38°C (e oltre)

Roma, 23 giu. (askanews) – L’Italia è ufficialmente entrata in una nuova era climatica. Stiamo assistendo a un aumento preoccupante di eventi meteo estremi, che spaziano da ondate di caldo eccezionale a violente supercelle temporalesche, come quella che ha colpito Arenzano sabato 21 giugno. Questa tendenza è destinata a persistere, con l’imminente arrivo di “Pluto”, un temibile anticiclone africano che preannuncia un’altra settimana di caldo intenso. L’estate si annuncia davvero avida di caldo, e il protagonista indiscusso di questa nuova ondata è l’anticiclone Pluto. Come un vero guardiano infernale, Pluto arriva deciso a punirci con una canicola senza precedenti, portando temperature bollenti e un’afa opprimente. Proprio come nel quarto girone degli avari, dove la punizione è eterna, anche noi siamo costretti ad affrontare questo caldo implacabile, segno di un clima sempre più estremo e difficile da gestire.

Antonio Sanò, fondatore del sito www.iLMeteo.it, conferma l’arrivo di questa nuova fase meteo caratterizzata da caldo estremo sul nostro Paese a causa dell’ennesima fiammata africana. La massa d’aria bollente in arrivo ha già coinvolto gran parte dell’Europa occidentale nelle ultime 48 ore, portando valori incredibili oltre i 32-35°C tra Francia, Inghilterra, Paesi Bassi e Germania e picchi di 40-41°C in Spagna.

La bolla calda si sta espandendo in queste ore verso il bacino del Mediterraneo provocando, oltre ad una maggior stabilità atmosferica con tanto sole, anche un deciso aumento delle temperature. Non sarà un aumento termico piacevole, diciamolo, i valori che potremo raggiungere in settimana saranno semplicemente in linea con un clima malato, sono attese punte di 35-39°C sulle pianure del Nord e sulle regioni tirreniche per più giorni, e a peggiorare le cose ci si metterà pure un tasso di umidità notevole.

In Sardegna, Puglia e Basilicata il termometro potrà raggiungere anche i 42°C. E’ possibile che tra giovedì 26 e venerdì 27 ci sia anche la possibilità di qualche temporale a causa di una temporanea infiltrazione di aria fresca in quota sulle regioni settentrionali. Inutile dire che se dovesse confermarsi la previsione bisognerebbe subito alzare l’attenzione per possibili fenomeni estremi, soprattutto dopo giornate così calde come da previsione.

Mattarella: Mario Amato indagò su terrorismo neofascista, fu vile omicidio

Roma, 23 giu. (askanews) – “Il 23 giugno 1980, il dottor Mario Amato fu assassinato a soli 43 anni con un colpo alla nuca da appartenenti ad un gruppo terroristico eversivo di estrema destra. Sostituto procuratore a Roma, i criminali contavano di bloccare le sue indagini sul terrorismo neofascista, che stava conducendo con tenacia e sobrietà, seguendo le intuizioni di Vittorio Occorsio. Impegnato in una lettura sistematica del terrorismo, Amato si era esposto così al vigliacco agguato dei terroristi. La memoria del vile omicidio di cui fu oggetto ci esorta alla recisa condanna della violenza diretta contro i principi del nostro Stato costituzionale e i suoi servitori, valori della convivenza civile che unisce il nostro popolo”. Lo scrive il Capo dello Stato Sergio Mattarella, in una nota.

“A distanza di quarantacinque anni, la Repubblica lo annovera tra gli eroi di una stagione che seppe, con sacrificio, confermare la libertà dei nostri ordinamenti e rinnova i sentimenti di partecipazione e vicinanza ai suoi familiari, ai colleghi e agli amici che lo hanno conosciuto e stimato e che ne hanno costantemente tenuto vivo il ricordo”, sottolina il presidente della Repubblica Mattarella.

Stellantis: Filosa presenta nuovo Leadership Team, mantiene guida Usa

Milano, 23 giu. (askanews) – Antonio Filosa assume oggi il ruolo di Ceo di Stellantis e annuncia, con effetto immediato, il suo nuovo Leadership Team. Filosa, comunica una nota del gruppo automobilistico, mantiene il suo ruolo di responsabile per il Nord America e American Brands. Doug Ostermann, Cfo, assume la responsabilità delle fusioni, delle acquisizioni e delle joint venture, mentre Jean-Philippe Imparato continua a ricoprire il ruolo di Responsabile per l’Europa allargata e European Brands, di cui ora farà parte anche Maserati.

Emanuele Cappellano entra a far parte del Leadership Team nel suo ruolo di pesponsabile per il Sud America e assume la responsabilità di Stellantis Pro One, la business unit dei veicoli commerciali. Philippe de Rovira è stato incaricato di guidare il Resto del Mondo e mantiene la responsabilità per Stellantis Financial Services.

Davide Mele entra a far parte per dirigere l’area Product Planning, mentre Ned Curic continua alla guida dell’area Product Development & Technology. Sébastien Jacquet, nominato all’inizio del mese responsabile dell’area Quality, si unisce allo SLT. Monica Genovese è nominata Responsabile dell’area Purchasing. Scott Thiele assume la guida del nuovo ruolo Responsabile dell’area Supply Chain e si unisce allo SLT, riunendo le attività precedentemente svolte nelle aree Planning e Manufacturing. Arnaud Deboeuf continua alla guida dell’area Manufacturing così come Xavier Chéreau continua a dirigere l’area Human Resources e Sustainability. Clara Ingen-Housz entra a far parte dello SLT in qualità di Responsabile dell’area Corporate Affairs & Communications.

Oltre al Leadership Team di Stellantis, i seguenti quattro dirigenti riporteranno direttamente al Ceo: Ralph Gilles come Responsabile dell’area Design; Olivier Francois come Responsabile dell’area Marketing; Alison Jones che sarà ora Responsabile dell’area Parts & Services e della Circular Economy; Giorgio Fossati come General Counsel. Richard Palmer continuerà come consulente strategico della società.

Le nuove nomine, che fanno seguito ai cambiamenti organizzativi annunciati lo scorso febbraio, sottolineano la ricchezza e la profondità dei talenti presenti in Stellantis, spiega il gruppo. Questa struttura rafforza l’importanza di collocare il processo decisionale relativo ai prodotti vicino alle regioni in cui Stellantis vanta una conoscenza senza eguali, valorizzando la forza e l’emozione dei suoi marchi per soddisfare, e superare, le aspettative dei suoi clienti in tutto il mondo.

Art Basel, nel caos di Unlimited c’è ancora qualcosa che brilla

Basilea, 23 giu. (askanews) – Unlimited ad Art Basel è la sezione delle opere di grandi dimensioni, quelle che corrispondono meno all’idea di qualcosa da-appendere-alla parete e che, probabilmente con ingenuità, possiamo pensare siano un po’ meno vincolate dall’idea del mercato. Non è così, siamo pur sempre nella parte più spettacolare della principale fiera d’arte globale, ma c’è comunque un tema di scala che, spesso, ha fatto di Unlimited qualcosa di più vivo e disturbante, qualcosa, a tratti, di tenacemente contemporaneo.

Nell’edizione 2025 la sensazione è che, anche sulle opere più monumentali, ci sia invece una patina più didascalica, una strana e piuttosto noiosa ricerca di un Pop aggiornato e senza autoironia, un venire meno del presente come alimento di vera complessità, quella che non usa slogan. Per fortuna tutto questo con delle eccezioni. A partire dalla grande luminaria di Marinella Senatore che ha accolto i visitatori di Unlimited con la sua poesia politica, per passare a una installazione straordinaria di Carl Andre, a un complesso scultoreo e quasi archeologico di Mimmo Paladino o all’opera che sfida la fisica di Arcangelo Sassolino.

A colpire è la quasi totale assenza di opere video, e per chi ama le immagini in movimento è una scoperta straziante, ma le uniche due presenti sono molto interessanti. Quella di Robert Longo su tutte, con una serie di istantanee della nostra storia che si muovono velocissime e ci travolgono in uno spaesamento, che è quello del tempo impazzito che viviamo. Non servono fronzoli, solo uno schermo e un bianco e nero molto contrastato. Ma l’opera parla alle coscienze e all’inconscio, e scatena finalmente una vertigine.

Molto interessante anche il film di Lonnie Holley “I Snuck Off The Slave Ship”, opera presentata al Sundance nel 2019 e allestita in una sorta di piccola cappella. Una specie di canto di se stesso dell’artista e musicista americano che si inserisce nel filone dei film di Arthur Jafa o Theaster Gates. Ironico, politico, solo apparentemente “facile”.

Il mezzo a tanto caos, anche come costruzione di opere, oltre che di utilizzo dello spazio espositivo, un altro lavoro brilla e appare quasi necessario. Una grande bandiera americana, di primo acchito irriconoscibile, che va in pezzi davanti ai nostri occhi. L’artista è uno di quelli importanti, Danh Vo, e mai come oggi quelle stelle cadute appaiono attuali e inquietanti. Anche molto tristi, nel loro contrasto tra la forza brutta del metallo e la fragilità del legno. Tra l’orrore della guerra e l’impotenza della ragione. (Leonardo Merlini)

Basket Nba, Indiana battuta, Oklahoma campione 2025

Roma, 23 giu. (askanews) – Gli Oklahoma City Thunder sono campioni NBA 2025, il primo titolo della loro storia di 17 anni, alla seconda finale dopo quella persa nel 2012. Completano una stagione pazzesca con una regular season storica da 68 vittorie e 14 sconfitte: decisivo l’ultimo successo in gara 7 in casa, al Paycom Center, per 103-91 contro gli Indiana Pacers, nella 20esima gara 7 della storia delle Finals. Brilla la stella di Shai Gilgeous-Alexander, eletto MVP della serie, lui che era già stato MVP dei playoff ad Ovest, MVP della stagione e capocannoniere: il canadese firma una prova da 29 punti e 12 assist. Per Indiana pesa la perdita di Tyrese Haliburton, che si fa male alla gamba destra già malconcia dopo 7′ ed esce in lacrime: non rientra più e rischia di dover affrontare un lungo stop (si parla di rottura del tendine d’Achille).

Ucraina, attacchi russi su Kiev con droni e missili: almeno 5 morti

Roma, 23 giu. (askanews) – Almeno cinque persone sono state uccise e circa venti sono rimaste ferite negli attacchi russi con droni e missili su Kiev e la regione circostante sferrati nel corso della notte. Lo hanno reso noto le autorità ucraine.

Nel distretto di Shevchenkivsky, nella parte occidentale della capitale ucraina, “un’intera sezione di un edificio residenziale a più piani è stata distrutta. Al momento, quattro persone sono morte. I soccorritori hanno prestato soccorso a dieci feriti”, ha dichiarato il ministro degli Interni ucraino, Igor Klymenko, su Telegram.

Un’altra persona è morta negli attacchi a Bela Cerkva, una città nel sud di Kiev, che hanno causato circa dieci feriti, ha aggiunto.

Iran, Khamenei: bombardamenti Israele grave errore e grave crimine

Roma, 23 giu. (askanews) – Mentre il mondo attende la rappresaglia promessa dall’Iran per gli attacchi americani ai suoi siti nucleari, la guida suprema della repubblica islamica, l’ayatollah Ali Khamenei, ha definito la campagna di bombardamenti lanciata da Israele il 13 giugno “un grave errore” e “un grave crimine”.

“Il nemico sionista…viene punito in questo momento”, ha scritto Khamenei sui social media nelle prime ore del mattino, accanto all’immagine di missili che piovono su una città israeliana e di un enorme teschio.

A quanto sembra, si riferiva all’ultimo attacco missilistico contro lo stato ebraico, in cui un singolo proiettile è stato lanciato e intercettato dalle difese aeree israeliane.

La Russia: la Nato annulli l’impegno di ammettere un giorno l’Ucraina come membro

Roma, 23 giu. (askanews) – La Russia insiste affinché la Nato annulli il suo impegno, assunto al vertice di Bucarest del 2008, di ammettere un giorno l’Ucraina come membro. Lo ha dichiarato il vice ministro degli Esteri russo, Aleksandr Grushko.

“Sosteniamo garanzie ferree, sancite dal diritto internazionale, che l’Ucraina non aderisca alla Nato. Tra le altre cose, ciò significa annullare la risoluzione del vertice alleato di Bucarest sulla futura adesione dell’Ucraina”, ha dichiarato Grushko.

La Dichiarazione del Vertice di Bucarest, adottata il 3 aprile 2008, accoglie con favore le aspirazioni di Ucraina e Georgia di aderire alla Nato e afferma che questi Paesi diventeranno alla fine membri dell’alleanza atlantica. Il passo successivo nel processo di adesione è il cosiddetto Piano d’azione per l’adesione (Map), ma né l’Ucraina né la Georgia sono finora riuscite a raggiungere questa fase a causa dell’opposizione di alcuni alleati.

Trump: i Siti nucleari in Iran hanno subito danni monumentali

Roma, 23 giu. (askanews) – I siti nucleari iraniani hanno subito “danni monumentali” nell’attacco nucleare degli Stati Uniti sferrato nelle prime ore di domenica. Lo ha sottolineato – riferendosi a immagini satellitari in precedenza non divulgate – il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

“Annacquamento è un termine appropriato! La struttura bianca mostrata è profondamente incastonata nella roccia, con persino il tetto ben al di sotto del livello del suolo, e completamente protetta dalle fiamme”, ha scritto Trump sul social Truth.

Apparentemente riferendosi al sito nucleare sotterraneo di Fordo, il presidente degli Stati Uniti ha affermato: “Il danno maggiore si è verificato molto al di sotto del livello del suolo”. Poi ha aggiunto: “Centro!!!”.

Calcio, Euro U21: Italia fuori tra le polemiche, Germania in semifinale

Roma, 23 giu. (askanews) – Cuore, orgoglio e un pizzico di rabbia. La Nazionale Under 21 saluta l’Europeo ai quarti di finale dopo una battaglia epica contro la Germania, persa 3-2 ai supplementari. Alla DAC Arena di Dunajska Streda succede di tutto: gli Azzurrini sbloccano la gara al 13′ della ripresa con l’ala del Burnley, Luca Koleosho, ma subiscono la rimonta tedesca firmata da Nick Woltemade, attaccante dello Stoccarda, al 23’st e da Nelson Weiper, centravanti del Magonza, al 42’st. Sotto di un gol e con due uomini in meno – fuori Wilfried Gnonto al 36’st e Mattia Zanotti al 45’st, entrambi per doppia ammonizione – l’Italia trova comunque la forza di pareggiare: è il neoentrato Giuseppe Ambrosino, al 45’+6st, a regalare l’illusione con un capolavoro su punizione. Ma ai supplementari arriva il colpo del definitivo ko, firmato dal centrocampista del Friburgo, Merlin Röhl, al 12′ del secondo mini-tempo. Finisce con gli Azzurrini a testa alta, applauditi dai 6.503 spettatori presenti. E sotto lo sguardo attento del neo-CT della Nazionale maggiore, Gennaro Gattuso, affiancato in tribuna dal capo delegazione Gianluigi Buffon e dal segretario generale della FIGC, Marco Brunelli.

“Ringrazio i ragazzi per lo spettacolo che hanno offerto per 120 minuti – sottolinea il tecnico Carmine Nunziata -, giocando a calcio anche quando siamo rimasti in dieci e soprattutto quando siamo rimasti in nove. Non smetterò mai di ringraziarli per tutto quello che mi hanno dato in questa partita e in questo biennio. C’è grande amarezza per il risultato, perché avremmo meritato di andare in semifinale”.

Trump incontra il team di sicurezza nazionale per discutere di Iran. Gli aggiornamenti

Roma, 23 giu. (askanews) – Dopo l’attacco degli Usa a tre siti nucleari in Iran, si attendo gli sviluppi della situazione. Intanto all’Onu l’ambasciatore iraniano  ha detto che gli Usa hanno lanciato una guerra con pretesti assurdi e inventati. E mentre il mondo attende la
rappresaglia promessa dall’Iran per gli attacchi americani ai suoi siti nucleari, la guida suprema della repubblica islamica, l’ayatollah Ali Khamenei, ha definito la campagna di bombardamenti lanciata da Israele il 13 giugno “un grave errore” e “un grave crimine” A seguire gli aggiornamenti.

07:32 L’Iran e la Russia stanno “coordinando le loro posizioni” sull’attuale escalation in Medio Oriente. Lo ha riferito l’agenzia di stampa russa Tass, che cita il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi, in visita a Mosca.

07:15 Mentre il mondo attende la rappresaglia promessa dall’Iran per gli attacchi americani ai suoi siti nucleari, la guida suprema della repubblica islamica, l’ayatollah Ali Khamenei, ha definito la campagna di bombardamenti lanciata da Israele il 13 giugno “un grave errore”
e “un grave crimine”. “Il nemico sionista…viene punito in questo momento”, ha scritto Khamenei sui social media nelle prime ore del mattino, accanto all’immagine di missili che piovono su una città israeliana e di un enorme teschio. A quanto sembra, si riferiva all’ultimo attacco missilistico contro lo stato ebraico, in cui un singolo proiettile è stato lanciato e intercettato dalle difese aeree israeliane.

07:07 I siti nucleari iraniani hanno subito “danni monumentali” nell’attacco nucleare degli Stati Uniti sferrato nelle prime ore di domenica. Lo ha sottolineato – riferendosi a immagini satellitari in precedenza non divulgate – il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

07:04 Gli Stati Uniti hanno lanciato una “guerra” contro l’Iran “con pretesti assurdi e inventati”. È l’accusa lanciata dall’ambasciatore iraniano alle Nazioni Unite di fronte al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. “Gli Stati Uniti, membro permanente di questo Consiglio, (…) hanno fatto di nuovo ricorso alla forza illegale, lanciando una guerra contro il mio Paese, con pretesti assurdi e inventati: impedire all’Iran di possedere armi nucleari”, ha dichiarato Amir Saeid Iravani durante una riunione di emergenza del Consiglio. La riunione era stata richiesta dalla repubblica islamica a seguito agli attacchi statunitensi contro gli impianti nucleari iraniani.

07:00 Alle 7 ora italiana, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump riunirà il suo team di sicurezza nazionale per discutere del conflitto in corso con l’Iran. Lo ha annunciato la Casa Bianca.

Calcio, Euro U21: Italia fuori tra polemiche, Germania in semifinale

Roma, 23 giu. (askanews) – Cuore, orgoglio e un pizzico di rabbia. La Nazionale Under 21 saluta l’Europeo ai quarti di finale dopo una battaglia epica contro la Germania, persa 3-2 ai supplementari. Alla DAC Arena di Dunajska Streda succede di tutto: gli Azzurrini sbloccano la gara al 13′ della ripresa con l’ala del Burnley, Luca Koleosho, ma subiscono la rimonta tedesca firmata da Nick Woltemade, attaccante dello Stoccarda, al 23’st e da Nelson Weiper, centravanti del Magonza, al 42’st. Sotto di un gol e con due uomini in meno – fuori Wilfried Gnonto al 36’st e Mattia Zanotti al 45’st, entrambi per doppia ammonizione – l’Italia trova comunque la forza di pareggiare: è il neoentrato Giuseppe Ambrosino, al 45’+6st, a regalare l’illusione con un capolavoro su punizione. Ma ai supplementari arriva il colpo del definitivo ko, firmato dal centrocampista del Friburgo, Merlin Röhl, al 12′ del secondo mini-tempo. Finisce con gli Azzurrini a testa alta, applauditi dai 6.503 spettatori presenti. E sotto lo sguardo attento del neo-CT della Nazionale maggiore, Gennaro Gattuso, affiancato in tribuna dal capo delegazione Gianluigi Buffon e dal segretario generale della FIGC, Marco Brunelli.

“Ringrazio i ragazzi per lo spettacolo che hanno offerto per 120 minuti – sottolinea il tecnico Carmine Nunziata -, giocando a calcio anche quando siamo rimasti in dieci e soprattutto quando siamo rimasti in nove. Non smetterò mai di ringraziarli per tutto quello che mi hanno dato in questa partita e in questo biennio. C’è grande amarezza per il risultato, perché avremmo meritato di andare in semifinale”.

Una Costituente per le riforme? Grave errore di Calenda: rilegga Leopoldo Elia

Fuori dal tempo e dal contesto

«Facciamo una nuova Assemblea Costituente»: è l’ultima trovata di Carlo Calenda (v. intervista di ieri sl Corriere della Sera) per rilanciare la seconda parte della Costituzione e restituire centralità alla democrazia. Un’idea seducente sulla carta, ma fuori dal tempo e dal contesto politico reale. Come se l’Italia di oggi, frantumata e polarizzata, potesse ritrovarsi miracolosamente nello spirito unitario del 1946.

A smontarla sul piano dei principi e dei fatti è stata, in realtà, già nel 1991, una voce autorevole e lucida come quella di Leopoldo Elia, presidente emerito della Corte Costituzionale e punto di riferimento dei costituzionalisti più attenti e rigorosi.

Elia e la realtà dei “momenti costituenti”

«Non si ricreano a freddo i momenti costituenti» – affermava Elia nel luglio 1991 al Senato, quando si discuteva sul messaggio presidenziale di Cossiga e sulla tentazione di riscrivere la Costituzione fuori dalle regole fissate dal documento stesso. Elia richiamò con fermezza la realtà dei fatti: la Costituente era figlia di un contesto unico e irripetibile, segnato dal trauma della guerra e dal comune bisogno di rifondare la Repubblica.

«Le Assemblee costituenti nascono quando si chiude un’epoca e si apre una nuova stagione civile e politica. Oggi, invece, siamo in una fase di trasformazioni e tensioni interne alla Repubblica, che devono e possono essere risolte con gli strumenti ordinari di revisione costituzionale».

I rischi della scorciatoia costituente

Elia metteva in guardia dal pericolo di una doppia legittimità: quella del Parlamento e quella di una nuova Assemblea Costituente. L’una finirebbe per delegittimare l’altra, causando paralisi e tensioni istituzionali. Ancor più, paventava il rischio che la Costituente si trasformasse in un terreno di scontro politico strumentale, invece che in una fucina condivisa di regole e principi.

«Le riforme necessarie si possono e si devono realizzare con gli strumenti che la Costituzione stessa prevede – insisteva Elia –, evitando tentazioni di palingenesi che finirebbero per compromettere ciò che è stato costruito e condiviso nel tempo».

Una lezione attuale

La visione di Elia è chiara e definitiva: la nostra Carta è viva e capace di rinnovarsi dall’interno, nel solco dell’articolo 138, piuttosto che soccombere al fascino di una nuova Assemblea Costituente priva del contesto politico e culturale che la giustificherebbe. Su questo punto ottenne nel 1995 la smentita di Giuseppe Dossetti, dopo che sulla Discussione – diretta da Gianfranco Rotondi – era apparsa un’intervista che riportava un giudizio favorevole sulla proposta di Costituente.

Calenda prova dunque a rincorrere una scorciatoia fuori dal tempo e dalle regole, ma finisce per inquinare la credibilità di un Centro che dovrebbe coltivare riforme possibili e condivise, invece di abbandonarsi a suggestioni fuori misura. Questo è, purtroppo, veleno per la reputazione e l’autorevolezza di chi dovrebbe costruire, e non scardinare, la casa comune della Repubblica.

Los Angeles e la sfida legale a Trump

Los Angeles è pronta a muovere i primi passi per citare in giudizio l’amministrazione Trump e bloccare i fermi e gli arresti, ritenuti incostituzionali, degli agenti federali. In risposta a un’ondata di retate e detenzioni legate all’immigrazione, sette consiglieri comunali hanno firmato una proposta rivolta al procuratore Hydee Feldstein Soto affinché dia priorità ad “azioni legali immediate” per proteggere i diritti civili dei residenti.

La città mira a richiedere un’ordinanza del tribunale che proibisca agli agenti federali di effettuare arresti e fermi arbitrari, soprattutto sulla base di sospetti legati all’origine etnica. L’obiettivo è chiaro: impedire che cittadini e migranti vengano discriminati e detenuti illegalmente.

Segnalazioni preoccupanti e tensioni crescenti

La consigliera Katy Yaroslavsky, tra i principali firmatari della proposta, ha riportato episodi allarmanti: cittadini fermati e interrogati da individui che si qualificavano come agenti dell’immigrazione, ma che non esibivano alcun tesserino o documento di riconoscimento. Uno dei casi più emblematici è avvenuto su Westwood Boulevard, dove una donna latina è stata avvicinata e obbligata a mostrare un documento d’identità valido.

“Non è ammissibile sospettare qualcuno solo perché è di colore o appartiene a una determinata etnia”, ha affermato Yaroslavsky, richiamandosi al Quarto Emendamento della Costituzione americana, che tutela ogni cittadino dal fermo e dalle perquisizioni irragionevoli.

Una causa legale per fermare gli abusi

Se presentata, la causa legale si ispirerà a un precedente: un’azione federale intrapresa quest’anno dalla United Farm Workers (UFW) contro arresti e perquisizioni illegittime nella Central Valley. L’obiettivo è chiarire definitivamente i limiti dei poteri dei federali e riaffermare la tutela dei diritti civili dei cittadini e dei migranti.

La città di Los Angeles, pur consapevole dei rischi di intensificare lo scontro con l’amministrazione Trump, sembra determinata a perseguire la strada legale. In gioco ci sono principi fondamentali e la volontà di garantire a ogni persona, indipendentemente dal colore della pelle o dallo status migratorio, la protezione dei diritti sanciti dalla Costituzione.

Industria, l’Europa fa in silenzio quello che Trump affida agli show

Il ritorno (silenzioso) della manifattura

Non servono bandiere né comizi sopra le ruspe. L’Europa sta facendo quello che Donald Trump urla ai quattro venti: riportare l’industria nei confini nazionali. Ma a differenza dell’ex presidente americano, l’Unione Europea agisce con discrezione, investendo in filiere corte, innovazione e sicurezza strategica. Lo documenta con chiarezza l’economista Dalia Marin, in uno studio recente pubblicato su Project Syndicate: “La globalizzazione non sta finendo. Sta cambiando forma. L’ascesa della robotica e i costi politici della dipendenza estera spingono molte imprese a ripensare il proprio modello produttivo”.

Quando un robot in Baviera costa meno che un operaio in Vietnam

Il fenomeno, noto come reshoring, riguarda il ritorno in patria di attività produttive precedentemente delocalizzate. Ma non si tratta di nostalgia industriale: è un mutamento profondo, accelerato dalla pandemia, dalle guerre commerciali e dai colli di bottiglia logistici. Marin osserva:

“Un robot in Baviera costa meno, nel lungo periodo, di un operaio in Vietnam. Le imprese non inseguono più solo il profitto immediato, ma anche la resilienza e la sicurezza.”

“Per l’Europa è una svolta. Senza clamore, molte aziende stanno ripensando le proprie scelte strategiche, privilegiando prossimità, affidabilità e automazione. Non più soltanto costi marginali, ma equilibrio tra efficienza e sovranità”.

La sovranità economica, senza urla

Trump propone una de-globalizzazione rumorosa, fatta di muri, dazi e patriottismo economico gridato. L’Europa, più che reagire, sta prevenendo. Lo fa con investimenti nell’industria 4.0, incentivi alle imprese che tornano, e una nuova cultura della sicurezza economica, condivisa tra Stati e istituzioni comunitarie. “Il cuore del nuovo paradigma economico, scrive ancora Marin, è il ritorno dell’industria. E con essa, le decisioni politiche che dovranno governare una riconfigurazione globale”.

Meno ideologia, più realtà

La globalizzazione non sparisce, ma cambia pelle. E chi sa leggere i segni del tempo capisce che il futuro non è nella nostalgia, ma nella capacità di adattare l’economia a un mondo più instabile. In questo, l’Europa — pur tra limiti e lentezze — si sta muovendo. Non è una rivoluzione, ma un’aggiustatura profonda. Silenziosa, ma concreta.

E proprio qui sta la sua scommessa o magari la sua forza: fare, invece che urlare.

Poesia e solidarietà: ad Albano Laziale voci di speranza

L’incontro ad Albano: parole e sentimenti contro la disumanità

Ad Albano Laziale, nel cuore dei Castelli Romani, si è svolto il 14 giugno 2025 un evento culturale di grande intensità, capace di raccontare la bellezza dei sentimenti umani attraverso la poesia. Le parole dei componimenti hanno rilanciato i temi della solidarietà e dei diritti umani, pilastri di una convivenza civile e fraterna. Una realtà tanto più importante in un mondo segnato – come ha lucidamente denunciato Papa Francesco – dalla “disumanità” dei conflitti e da una terza guerra mondiale combattuta a pezzi.

Una staffetta poetica per tutte le età e realtà

Uno sguardo al manifesto dell’evento rivela l’eccezionale partecipazione di studenti, poeti di tutte le età (dai 5 ai 92 anni), scuole di diversi comuni e istituzioni mobilitate anche a distanza fuori dal Lazio. All’iniziativa hanno aderito realtà dei Castelli e oltre: Roma, Grottaferrata, Velletri, Rocca Priora, Monte Porzio Catone, coinvolgendo istituzioni pubbliche e associazioni culturali.

La “Staffetta poetica” e “Pomeriggi diVersi” è un appuntamento annuale concepito e diretto dalla poetessa Sabrina Vanini, promosso dall’Assessorato alle Biblioteche di Albano Laziale (guidato da Maria Cristina Casella) e condiviso dal sindaco Massimiliano Borelli.

Le parole dei diritti e dei doveri: una riflessione sulla Costituzione

La presenza e l’impegno dei rappresentanti delle istituzioni rimarcano come solidarietà e diritti umani affondino le loro radici nell’articolo 2 della Costituzione italiana, che riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Papa Francesco stesso, nel suo Angelus del 26 febbraio 2022, richiamava l’articolo 11 della Costituzione, che “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà dei popoli e come mezzo di risoluzione dei conflitti internazionali”. Norme e parole che riflettono la coscienza e i sentimenti reali di un popolo impegnato a costruire pace e solidarietà.

Le emozioni di un pomeriggio speciale

La giornata ad Albano è stata un momento di gioia e riflessione condivisa, un’occasione in cui la poesia ha saputo accendere la speranza e stimolare il cuore e la mente a immaginare la fine di una fase tragica e disumana della nostra storia. Le parole dei poeti e dei ragazzi sono state semi di cambiamento, capaci di germogliare nel cuore di chi ascolta.

Verso il libro e la solidarietà concreta

Le foto e i documenti dell’evento diventeranno un libro, presentato il 20 dicembre 2025 alle ore 17 a Palazzo Corsini ad Albano Laziale, in occasione della Giornata Internazionale della Solidarietà Umana. Il volume, edito da S4M Edizioni, sarà donato (400 copie) per promuovere una raccolta fondi a favore dell’associazione Talita Kum di Velletri, protagonista della seconda parte dell’evento.

La solidarietà come impegno culturale e umano: Le parole di Elena Allegrini

Iniziative come la “Staffetta poetica” e la silloge solidale ci dimostrano come la solidarietà non sia solo una dimensione spirituale, ma un impegno culturale e umano capace di promuovere gesti e azioni concrete.

Concludo citando un commento significativo di Elena Allegrini (su Facebook): «Un’iniziativa che sicuramente lascerà un segno e lancerà un segnale forte. Un esempio di quanto si possa fare unendo tante voci che parlano lo stesso linguaggio di amore e solidarietà. Grazie mille a te, Sabrina, e a tutti coloro che hanno reso possibile tutto questo. Tanta bellezza fa bene al cuore e lascia una traccia importante per le nuove generazioni.»

Iran, Tajani: chiusura stretto Hormuz sarebbe atto di autolesionismo

Roma, 22 giu. (askanews) – Chiudere lo stretto di Hormuz “sarebbe un atto di autolesionismo: sarebbe un danno soprattutto per l’Iran perchè provocherenbe una serie di reazioni, compresa quella da parte cinese, perché la Cina si serve di quel petrolio e pur non essendo intervenuta con grande determinazione a sostegno dell’Iran, si è schierata contro gli attacchi all’Iran. Perdere anche il sostegno della Cina, provocare le reazioni in tutto il Medio oriente, significherebbe subire un danno economico e rimanere completamente isolati, non avere più interlocutori”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani al Tg5.

La chiusura di Hormuz, ha insistito, “quindi sarebbe un atto violento dal punto di vista economico, avrebbe ricadute sull’economia di tutto il mondo ma comporterebbe un danno maggiore all’Iran che agli altri”.

Secondo Tajani “ora tocca all’Iran fare il primo passo: se accetta di continuare a lavorare sulla ricerca nucleare soltanto civile rinunciando a qualsuasi ipotesi di costruire l’arma nucleare sedendosi al tavolo con gli Usa credo si possa arrivare a un accordo che ponga fine alla guerra”.

“Il vero problema per Israele – ha aggiunto – è la minaccia della bomba atomica: quello che hanno detto per anni i leader iraniani è ‘cancelliamo Israele dalla carta geografica’. Quando anche l’Onu ha detto, attraverso la sua agenzia, che si era superata la linea rossa allora le cose sono cambiate. Dobbiamo però fare in modo che questa spirale si chiuda”.

Tennis, Bublik vince il torneo di Halle

Roma, 22 giu. (askanews) – Alexander Bublik è campione per la seconda volta in carriera sui prati tedeschi di Halle. Il kazako ha conquistato il titolo battendo in finale Daniil Medvedev con il punteggio di 6-3, 7-6 in un’ora e 23 minuti di gioco. L’ennesima partita di spessore di Bublik che ha fatto i conti con un’ottima versione di Medvedev, tra le migliori del recente passato. Sasha, però, ha alzato il livello nei momenti chiave, giocando un tennis a tratti stellare come aveva fatto vedere giovedì nel match vinto contro Jannik Sinner. Lo ha fatto nel primo set, vincendo dodici punti consecutivi dal 3-3 e 0-30. Lo ha fatto anche nel secondo, annullando un set point sul 4-5 con una meravigliosa palla corta e vincendo sei punti di fila al tiebreak da 4-1 in favore di Medvedev.

Tennis, Errani-Paolini battute in finale a Berlino

Roma, 22 giu. (askanews) – Si ferma in finale la corsa delle azzurre Sara Errani/Jasmine Paolini, accreditate della testa di serie numero 1, nel tabellone di doppio femminile dei Berlin Tennis Open 2025, torneo di categoria WTA 500 andato in scena sull’erba outdoor della capitale della Germania: le italiane cedono alla coppia composta dalla slovacca Tereza Mihalikova e dalla britannica Olivia Nicholls, le quali si impongono in rimonta con il punteggio di 4-6 6-2 [10-6] in un’ora e 28 minuti di gioco.

Al via il tour Marco Negli Stadi 2025 da Lignano Sabbiadoro

Milano, 22 giu. (askanews) – È iniziato ieri sera con la data zero di Lignano Sabbiadoro il tour Marco Negli Stadi 2025 di Marco Mengoni. Il concerto sold out ha dato il via al tour che ha registrato già il tutto esaurito anche per le date di Napoli (26 giugno), Bologna (5 luglio), Milano (13 luglio), Bari (20 luglio) e Messina (24 luglio). A sorprendere il pubblico, la performance di Sayf e Rkomi, saliti sul palco con Mengoni per cantare il singolo attualmente in rotazione Sto bene al mare, che li vede collaborare per la prima volta. Dopo il debutto a Lignano Sabbiadoro, Marco Mengoni proseguirà il suo tour negli stadi con lo show previsto a Napoli il 26 giugno (Stadio Diego Armando Maradona – SOLD OUT) e a seguire il 2 luglio a Roma (Stadio Olimpico), il 5 e il 6 luglio a Bologna (Stadio dall’Ara – il 5 luglio SOLD OUT), il 9 luglio a Torino (Stadio Olimpico), il 13 e il 14 luglio a Milano (Stadio San Siro – il 13 luglio SOLD OUT), il 17 luglio a Padova (Stadio Euganeo), il 20 luglio a Bari (Stadio San Nicola – SOLD OUT) e si concluderà con due date, il 23 e 24 luglio a Messina (Stadio San Filippo – 24 luglio SOLD OUT). Il tour è prodotto e organizzato da Live Nation. Info e biglietti su www.livenation.it. Radio Italia è radio ufficiale di MARCO NEGLI STADI 2025 e dei live previsti in Italia del LIVE IN EUROPE Tour 2025. Durante il concerto tenutosi ieri sera allo Stadio Comunale G. Teghil, Marco Mengoni ha sorpreso il pubblico invitando sul palco Sayf e Rkomi per cantare insieme il nuovo singolo Sto bene al mare: l’esibizione ha restituito l’atmosfera estiva della canzone, che sotto la superficie apparentemente leggera cela un messaggio forte e urgente. Il brano racconta infatti di una società che si rifugia nel proprio benessere, nella propria distrazione, ignorando cosa accade “al di là del mare”. L’estate e il mare diventano così anestesia e fuga. La produzione di DIBLA, Jiz e Giovanni Pallotti esalta questo contrasto con sonorità che uniscono cantautorato italiano, pop francese e influssi latini, mescolando ritmi incalzanti, fiati e cori quasi gospel per creare una stratificazione sonora che richiede un ascolto profondo. Nel 2025 si rinnova la collaborazione tra Marco Mengoni e WAMI con un’iniziativa che punta ancora una volta a unire musica, impatto sociale e coinvolgimento diretto del pubblico. WAMI e Mengoni portano, questa volta, 10 milioni di litri di acqua potabile nel cuore dello Sri Lanka. Il progetto prevede l’allacciamento idrico ad un acquedotto nella comunità di Broadoak, garantendo accesso diretto alle famiglie. La duratura partnership iniziata nel 2022 tra Marco Negli Stadi e WAMI ha permesso di garantire più di 46 milioni di litri di acqua in Tanzania, Ecuador e Sri Lanka. Dopo il tour negli stadi, Marco Mengoni continuerà ad esibirsi dal vivo con il tour LIVE IN EUROPE 2025, che lo vedrà protagonista nelle principali arene italiane ed europee. Il tour partirà in autunno con dieci appuntamenti nei palazzetti italiani: l’8 ottobre a Torino (Inalpi Arena), il 12 e il 13 ottobre a Milano (Unipol Forum), il 21 e 22 ottobre a Pesaro (Vitrifrigo Arena, seconda data sold out), il 24 ottobre a Bologna (Unipol Arena), il 28 e 29 ottobre a Firenze (Mandela Forum), il 2 novembre a Eboli (Palasele) e l’8 e 9 novembre a Roma (Palazzo dello Sport). Il tour proseguirà poi in Europa, toccando le città di Ginevra (19 novembre), Stoccarda (21 novembre), Düsseldorf (22 novembre), Zurigo (24 novembre), Francoforte (26 novembre), Monaco di Baviera (27 novembre), Bruxelles (30 novembre), Utrecht (1 dicembre), Parigi (3 dicembre), Esch-sur-Alzette in Lussemburgo (5 dicembre), Londra (7 dicembre) e Madrid (10 dicembre).

Con 15 anni di carriera, 85 dischi di platino, oltre 3 miliardi di stream audio e video, Marco Mengoni nel suo percorso artistico ha pubblicato otto album in studio, portato in scena dieci tour live, collezionato due trionfi al Festival di Sanremo e rappresentato l’Italia in due occasioni all’Eurovision Song Contest, affermandosi come una delle voci più riconoscibili e influenti della musica italiana contemporanea.

Elena Mil è la vincitrice assoluta di Musicultura 2025

Milano, 22 giu. (askanews) – Elena Mil è la Vincitrice assoluta di Musicultura 2025. “Ho iniziato a fare musica appena un anno fa, tutto questo non mi sembra vero. Ringrazio di cuore il pubblico qui presente: i loro sguardi mi hanno dato un’energia pazzesca” ha detto visibilmente commossa la 24enne, di Milano che dal maestoso palco dello Sferisterio di Macerata, accompagnata solo dal suo ukulele, ha conquistato il titolo di Vincitrice assoluta della XXXVI edizione di Musicultura, con la canzone “La ballata dell’inferno”. “Dedico la mia vittoria ai ragazzi che ho conosciuto qui, con cui ho condiviso un’esperienza potentissima, al pubblico di Musicultura e a mia madre che mi ha sempre sostenuto nel mio desiderio di fare musica” ha aggiunto la cantautrice milanese. Elena Mil ha “stregato” il pubblico dello Sferisterio e grazie ai voti dei 4800 presenti nelle due serate finali del Festival ha conquistato i 20 mila euro del Premio Banca Macerata che investirà nel suo primo album e il Premio per il miglior testo di 2.000 euro decretato delle giurie universitarie di Musicultura. La cantautrice milanese ha prevalso sugli altri sette artisti vincitori finalisti del Festival: Alessandra Nazzaro di Napoli con la canzone “Ouverture”, Frammenti di Treviso con “La pace”, Ibisco di Bologna con “Languore”, ME JULY di Benevento con “Mundi”, Moonari di Roma con “Funamboli”, Abat-jour, Rieti con “Oblio” e Silvia Lovicario di Nuoro con “Notte”. Elena Caglioti, in arte Elena Mil, nella sua canzone immagina la strana discesa agli inferi di una ragazza che si ritrova alle prese con un ambiguo “niente” che sembra essere all’origine di un dolore incomprensibile. “La ballata dell’inferno” è il suo primo brano, nato da un flusso di coscienza, in un pomeriggio di otto anni fa, e mai ritoccato. Doppietta di premi per i giovanissimi Abat-jour di Rieti, Marcello, Adriano, Liam, Gabriele e Ismail, tutti nati dopo il 2004, che con la canzone “Oblio” si sono aggiudicati La Targa della Critica Piero Cesanelli di 3.000 euro e Il Premio Nuovo Imaie, un riconoscimento di 10.000 euro per la realizzazione di una tournée. Ad Alessandra Nazzaro di Napoli è andato il Premio La casa in riva al mare di 2.000 euro decretato da una giuria di detenuU della Casa di reclusione di Barcaglione di Ancona, impegnaU in un percorso laboratoriale musicale del FesUval. Grazie ad un permesso speciale, Valerio e Petrit, in rappresentanza della giuria della Casa di reclusione, hanno consegnato il premio ad Alessandra Nazzaro sul palcoscenico dello Sferisterio. Un’importante iniziativa di integrazione culturale per la rieducazione e il reinserimento del detenuto, promossa dal Garante dei diritti della persona della Regione Marche Giancarlo Giulianelli, segnalato nel 2024 come best practice dal Ministero della Giustizia, Dipartimento Amministrazione Penitenziaria. La finalissima di Musicultura, condotta brillantemente dall’inedita coppia Carolina Di Domenico e Fabrizio Biggio, ha visto l’esibizione di Antonella Ruggiero. “E’ sempre una meraviglia tornare su questo palco – ha detto l’artista – mi piacciono molto i testi e le musiche di questi giovani talenti, sono una grande speranza per il futuro, auguro loro il meglio”. Sulle note di “Amore lontanissimo” (1998) e “Una miniera” dei New Trolls (1969) Antonella Ruggiero, ha incantato il pubblico con la sua voce cristallina, avvolgente e i suoi intensi virtuosismi, inarrivabile anche nelle esecuzioni delle celebri “Vacanze Romane” (1983) e “Ti sento” (1985). Nelle 36 edizioni del Festival si è visto utilizzare ogni tipo di strumento musicale, ma l’attore comico Valerio Lundini ha sorpreso tutti nella finalissima suonando “Oh! Susanna” con i tasti di un vecchio telefono fisso, numeri che hanno aperto una spassosa e surreale telefonata con un napoletano emigrato in Australia. A Musicultura il ritorno dell”extraterrestre della musica italiana, Eugenio Finardi: “le Marche sono la mia regione preferita e dove Musicultura mi ha portato fortuna”. Il cantautore milanese si è esibito con “La battaglia” dedicato alla paternità e al suo aspetto conflittuale tra il voler riprodurre le proprie idee in un figlio o lasciarlo libero di volare e “I venti della luna”, due brani del suo recentissimo album “Tutto” che celebra i 50 anni della sua carriera musicale. Applauditissimo, ha chiuso la performance con la sua “Extraterrestre” (1978). “Cercate la vostra verità – ha consigliato Finardi ai giovani artisti vincitori- niente scorciatoie o furbate .. esprimete sempre la vostra verità e non ve ne pentirete mai”. La serata finale di Musicultura, in direfa su Rai Radio 1, ha visto anche gli intervenU dalla Stazione Bus del canale di Marcella Sullo, Duccio Pasqua e John Vignola. “Una finalissima col botto, con la soddisfazione di accorgersi come sia il pubblico che i grandi ospiti comprendano e apprezzino l’unicità della formula di Musicultura – ha commentato Ezio Nannipieri direttore artistico di Musicultura – Un’edizione segnata da artisti che hanno scritto la storia della canzone, da una conduzione brillante, grazie all’alchimia tra Carolina Di Domenico e Fabrizio Biggio e dalla meraviglia di trovarsi di fronte alle canzoni, tra loro diversissime, dei vincitori, tutte sincere e con un loro perché. Questi giovani artisti meritano un grazie. In quanto alla prescelta dal pubblico, Elena Mil è bello rilevare il carico di emozioni che ha saputo trasmettere con la sua voce, un ukulele e una storia da raccontare”.

Iran, Meloni sente anche Carney e Macron: lavorare a rapida ripresa negoziati

Roma, 22 giu. (askanews) – A seguito della riunione di governo convocata d’urgenza questa mattina alla luce dell’aggravarsi della crisi in Medio Oriente, il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha tenuto nel corso della giornata numerosi contatti con alcuni partner internazionali e con i principali attori della regione. Lo rende noto Palazzo Chigi.

In particolare, il Presidente Meloni ha avuto uno scambio di vedute con il Presidente di turno del G7, il Primo Ministro canadese Mark Carney, con il Cancelliere tedesco Friedrich Merz, con il Presidente francese Emmanuel Macron e con il Primo Ministro del Regno Unito Keir Starmer. In ambito regionale, il Presidente del Consiglio si è sentita con il Principe Ereditario e Primo Ministro saudita Mohammad bin Salman Al Saud, il Presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan e l’Emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al-Thani.

“Con tutti gli interlocutori – informa la nota – è stata condivisa e data massima rilevanza alla necessità di lavorare per una rapida ripresa dei negoziati tra le parti, al fine di evitare un ulteriore allargamento del conflitto e di giungere a una soluzione politica della crisi”.

Pallavolo, l’Italia donne non si ferma più: battuta la Cina 3-0

Roma, 22 giu. (askanews) – Non si ferma la corsa dell’Italia in Volleyball Nations League. Le azzurre chiudono la week di Hong-Kong battendo anche le padrone di casa della Cina 3-0 (25-21; 32-30; 25-11)e conquistano l’ottavo successo consecutivo in VNL. 8 su 8 e primato in classifica generale che impreziosisce la striscia di 22 vittorie in partite ufficiali (FIVB e CEV) aperta un anno fa a Macao proprio battendo la Cina 3-0. Da lì poi solo trionfi a partire da Fukuoka (week 3 VNL 2024), e proseguendo per Bangkok (Finals 2024), prima di sbaragliare tutti ai Giochi Olimpici di Parigi. Numeri immensi sugellati in una serata magica alla Kai Tak Arena al cospetto di 10mila tifosi cinesi che sognavano di salutare con una vittoria la propria nazionale. Le azzurre, inoltre, si confermano al primo posto nel ranking FIVB che proprio un anno fa (22 giugno 2024) fu conquistato grazie alla vittoria in semifinale di VNL a BangKok sulla Polonia (a cui poi seguì il trionfo in finale sul Giappone 3-1).

Tennis, Bolelli-Vavassori sconfitti in finale ad Halle

Roma, 22 giu. (askanews) – Stop in finale all’Atp 500 di Halle per Simone Bolelli e Andrea Vavassori. Campioni uscenti sull’erba tedesca, gli azzurri hanno perso in finale contro la coppia di casa Krawietz/Puetz, nel remake della finale 2024: 6-3, 7-6 il punteggio finale in un’ora e 37 minuti di gioco. Una partita equilibrata, risolta in pochi punti dai tedeschi (al primo titolo del 2025) che hanno espresso un tennis di alto livello. Qualche rimpianto per gli azzurri nel secondo set, in cui hanno avuto un set point in risposta prima del tiebreak, risolto 7-4 dai n. 1 del seeding.

MotoGp, Marc Marquez trionfa al Mugello

Roma, 22 giu. (askanews) – Marc Márquez ha scritto un nuovo capitolo nella storia del motociclismo, conquistando una vittoria mozzafiato al Mugello, nel Gran Premio d’Italia, a undici anni di distanza dal suo ultimo successo su questo circuito. Dopo aver dominato la Sprint Race della vigilia, Márquez ha replicato il successo anche nel formato standard, aggiudicandosi la nona tappa del Mondiale in una gara ricca di emozioni.

La gara è stata caratterizzata da un inizio infuocato, con i primi tre giri che hanno visto una serie incessante di sorpassi e controsorpassi tra i fratelli Márquez e Francesco Bagnaia. Non sono mancati i contatti, due dei quali leggeri ma determinanti, tra le Ducati Desmosedici Lenovo di Marc Márquez e Pecco Bagnaia, in livrea “rinascimentale”.

Una volta preso definitivamente il comando, Marc Márquez ha saputo amministrare un vantaggio minimo ma sufficiente sul fratello minore Alex Márquez, in sella alla Ducati Gresini. Il podio è stato completato da un arrembante Fabio Di Giannantonio (Ducati VR46), che al penultimo giro ha strappato la terza posizione a Bagnaia.

Tajani: allerta massima in Italia per basi e sedi di Usa e Israele

Roma, 22 giu. (askanews) – “La nostre intelligence le nostre forze dell’ordine – Carabinieri, Polizia Guardia di finanza e Polizia penitenziaria – sono al lavoro intensamente. Sono in allerta massima per evitare che ci siano attacchi che possano colpire obiettivi israeliani, americani o anche italiani. I rischi ci sono per le presenze in Italia anche di presenze americane e israeliane” mentre “non abbiamo segnali di rischi diretti per il nostro Paese perché l’Iran ha sempre visto l’Italia come un Paese non tra i più ostili, seppure da sempre abbiamo condannato la costruzione delle armi atomiche”. Lo ha precisato, fra l’altro, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, in collegamento con il Tg5 Mediaset “Le ambasciate di Israele a Roma – ha sottolineato Tajani- sono chiuse. E c’è massima attenzione alla sicurezza nei luoghi di culto ebraici e per quelli americani.

Iran, Meloni riunisce governo e servizi: l’Italia lavora a un tavolo negoziale

Roma, 22 giu. (askanews) – A seguito dell’aggravarsi della crisi in Medio Oriente, il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha convocato d’urgenza e presieduto questa mattina una conferenza telefonica.Hanno preso parte il Vicepresidente e Ministro degli Esteri Antonio Tajani, il Vicepresidente Matteo Salvini, il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il Ministro della Difesa Guido Crosetto, il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, i Sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari e i vertici dell’Intelligence. Nel corso della conversazione è stata analizzata la situazione dei siti iraniani a seguito degli attacchi. Una valutazione precisa dei danni potrà essere fatta solo con il passare delle ore”. Lo riferisce palazzo Chigi al termine della riunione d’urgenza convocata dalla premier “La crisi – sottolinea la presidenza del Consiglio – è al centro dell’attenzione dell’esecutivo in tutti i suoi risvolti, dalla situazione dei connazionali nella regione, con cui la Farnesina è in costante contatto, agli effetti economici e di sicurezza”. E la “Presidente del Consiglio si terrà in contatto con i principali alleati e leader della regione nelle prossime ore. L’Italia continuerà a impegnarsi per portare al tavolo negoziale le parti”.

Iran, Conte: attacco Trump catastrofico,Meloni mette testa sotto sabbia

Roma, 22 giu. (askanews) – “L’attacco in Iran di Trump, a fianco del criminale Netanyahu, è un atto grave e pericoloso che può avere conseguenze catastrofiche portandoci verso un conflitto dagli esiti incalcolabili, generando tensioni e insicurezze in tutto il mondo. Trump non dà seguito ai suoi iniziali propositi di comporre crisi e conflitti per via negoziale e adotta la dottrina Netanyahu ‘La pace attraverso la forza’. Questo significa licenza di calpestare il diritto internazionale e rischia di produrre sempre maggiore instabilità: se abbandoniamo la via negoziale e degli sforzi diplomatici per gestire gli scenari critici, anche le peggiori autocrazie, per garantirsi sopravvivenza, si danneranno per riempire i propri arsenali, soprattutto di testate atomiche, per affermare la propria forza”. Lo dichiara via social il presidente dei Cinque Stelle Giuseppe Conte.

“Stanno riportando indietro – attacca il leader M5s- le lancette della storia, stiamo ritornando alla legge del più forte. Tutto questo allontana la prospettiva di ricostruzione di un nuovo equilibrio mondiale che dia a tutti, nel segno della giustizia condivisa e non certo delle iniquità imposte, maggiore sicurezza e porti la pace”.

“In tutto ciò – denuncia Conte- qual è la posizione dell’Italia? Il Governo va in ordine sparso. Il Ministro degli Esteri Tajani: ‘Ci auguriamo che dopo questo attacco si possa arrivare alla de-escalation’. Il Ministro della Difesa Crosetto, all’opposto: ‘Si apre una crisi molto più grande’. Mentre Meloni metterà ancora una volta la testa sotto la sabbia, come fa da tre anni, esprimendo ‘forte preoccupazione’? Noi crediamo e ribadiamo che più armi e più guerre non siano una via per la pace e la sicurezza. Ucraina, Afghanistan, Libia, Iraq non ci hanno insegnato nulla? Fermatevi”.

Iran, Schlein:Trump in guerra con Netanyauh, Italia per pace con Onu e Costituzione

Roma, 22 giu. (askanews) – “Trump diceva che avrebbe portato la pace e messo fine ai conflitti, e invece lancia le bombe in Iran e infiamma il mondo, aprendo la strada a una pericolosa escalation globale. Facciamo nostre le parole del segretario generale delle Nazioni Unite Guterres contro l’uso della forza, per il rispetto del diritto internazionale e per il ritorno immediato alla via negoziale.Il Governo italiano dica con chiarezza che non parteciperà ad azioni militari né consentirà che il nostro territorio possa essere utilizzato per fornire sostegno a una guerra che la comunità internazionale deve provare a fermare prima che sia troppo tardi”. Lo dichiara lka segretaria del Pd Elly Schlein, esprimendo a nome del Pd “grave preoccupazione per questo attacco di Trump, che si fa trascinare in guerra da Netanyahu e agisce senza il coinvolgimento del Congresso come invece impone la Costituzione americana”.

“Il Governo – sottolinea Schlein- impegni per la de-escalation e per far tornare tutti gli attori coinvolti al tavolo negoziale, anche per difendere il Trattato di non proliferazione nucleare. L’Italia ripudia la guerra e vuole la pace.”

“Siamo tutti d’accordo che il regime teocratico e liberticida di Teheran non possa sviluppare un’arma nucleare, ma il modo per impedirlo non è bombardare, è negoziare”, conclude la leader Pd.

Il Papa: stasera in processione pregheremo per tutta l’umanità

Roma, 22 giu. (askanews) – “Stasera faremo la processione Eucaristica. Celebreremo insieme la Santa Messa e poi ci metteremo in cammino, portando il Santissimo Sacramento attraverso le vie della nostra città. Canteremo, pregheremo e infine ci raccoglieremo davanti alla Basilica di Santa Maria Maggiore per implorare la Benedizione del Signore sulle nostre case, sulle nostre famiglie e su tutta l’umanità”. Così ha detto Papa Leone XIV parlando ai fedeli riuniti in piazza San Pietro prima della recita dell’Angelus.

Oggi si celebra la Solennità del Corpus Domini. “Sia questa Celebrazione un segno luminoso del nostro impegno ad essere ogni giorno, partendo dall’Altare e dal Tabernacolo, portatori di comunione e di pace gli uni per gli altri, nella condivisione e nella carità”, ha detto il Pontefice.

Meloni un’ora a consulto con Governo e Intelligence: "Italia non informata da Trump"

Roma, 22 giu. (askanews) – E’ durato oltre un’ora il vertice in videoconferenza iniziato stamattina alle 10 fra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i ministi di Esteri Interni e Difesa Tajani Piantedosi e Crosetto, il sottosegretario alla Presidenza con delega ai Servizi di Sicurezza Mantovano e i vertici dell’Intelligence nazionale sulla crisi in Medio Oriente alla luce dell’attacco militare americano ai siti nucleari in Iran.

“L’Italia -ha riferito al termine il ministro Tajani- non è stata informata prima dell’attacco, anche se era nell’aria”. Inoltre “non sono per ora state richieste basi militari in Italia dagli Usa. E “non sono partiti aerei dall’Italia”. L’Italia – ha detto ancora dopo il vertice Tajani- ha come obiettivo ogni sforzo per la de escalation” e “in ogni caso ora la priorità è la sicurezz dei nostri connazionali nell’area e il loro rimpatrio, soprattutto da Israele e Iran e dalle altre aree più esaposte al conflitto”.

Attacco Usa all’Iran, conseguenze e reazioni. Gli aggiornamenti

Roma, 22 giu. (askanews) – Gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iran. Trump ha fatto sapere di avere distrutto 3 siti nucleari. Secondo media Teheran era stata avvertita in anticipo da Washington. Missili su Israele. Di seguito gli aggiornamenti.

-11:05 Secondo quanto riportato dall’agenzia iraniana Tasnim, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, il sito nucleare di Fordow avrebbe subito soltanto danni parziali a seguito dei bombardamenti statunitensi avvenuti nella notte tra sabato e domenica.

– 11:00 “Il sito ha riportato danni limitati e l’integrità dell’impianto non è stata compromessa in modo irreversibile,” riferisce Tasnim, smentendo implicitamente le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, secondo cui Fordow è stato completamente annientato.

-10:59 La responsabile della diplomazia dell’Unione Europea, Kaja Kallas, ha lanciato un appello urgente alla calma dopo i raid statunitensi contro i siti nucleari iraniani, invitando tutte le parti coinvolte a evitare un’escalation militare.

-10:55 “L’intervento Usa per impedire all’Iran di avere a disposizione l’ordigno nucleare rappresenta un cambiamento di scenario. La situazioni è preoccupante: si rischia una nuova escalation. L’Italia è impegnata in tutte le sedi per la de-escalation e lavora per la pace in Medio Oriente. Restando fermo che l’Iran non può disporre della bomba nucleare”.

-10:45 Il Qatar ha espresso forte preoccupazione per la crescente instabilità in Medio Oriente a seguito dei raid statunitensi contro l’Iran, avvertendo che le attuali “tensioni pericolose” potrebbero avere “ripercussioni catastrofiche” sia a livello regionale che internazionale.

-10:30 La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sta seguendo con la massima attenzione la crisi in Iran e ha convocato per la mattinata una riunione in videoconferenza con i ministri interessati, con il sottosegretario Alfredo Mantovano e con i vertici dell’intelligence. Lo si apprende da fonti di palazzo Chigi.

-10:20 Una fonte iraniana di alto livello ha detto all’agenzia Reuters che la maggior parte dell’uranio altamente arricchito presente nel sito iraniano di Fordow era stata trasferita in una località segreta prima dell’attacco statunitense della scorsa notte. “La maggior parte del materiale è stata rimossa in anticipo e trasferita in un sito non rivelato,” ha detto la fonte, senza fornire ulteriori dettagli sul luogo o sulla quantità di materiale coinvolto.

-10:15 L’Iran potrebbe ritirarsi dal Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP) a seguito dei bombardamenti statunitensi contro i suoi impianti nucleari. Lo ha dichiarato il presidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento iraniano, Abbas Golroo, in una nota pubblicata oggi. “L’Iran ha il diritto legale di ritirarsi dal TNP in base all’Articolo 10, dopo gli attacchi degli Stati Uniti ai siti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan,” ha affermato Golroo, riportando poi la sintesi della sua dichiarazione su X.

-10:10 Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno comunicato che circa 40 missili sono stati lanciati dall’Iran verso Israele nelle ultime ore, e che almeno 30 di questi hanno effettivamente attraversato lo spazio aereo israeliano. L’IDF ha confermato che parte dei missili è stata intercettata dai sistemi di difesa attivi nel Paese, ma alcuni hanno colpito aree abitate, causando danni strutturali e feriti, in particolare nelle zone di Tel Aviv, Haifa e Sharon.

-10:05 Il direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), Rafael Grossi, ha convocato per lunedì una riunione urgente del Consiglio dei Governatori dopo agli attacchi statunitensi contro tre siti nucleari in Iran. La decisione arriva dopo che gli Stati Uniti hanno colpito gli impianti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan. La riunione, secondo quanto comunicato dall’AIEA, si concentrerà sulle implicazioni degli attacchi per la sicurezza nucleare, la non proliferazione e il ruolo dell’Agenzia nel monitoraggio dei siti coinvolti.

Iran,Bonelli(Avs):Meloni spieghi sua Italia telecomandata da Usa e Israele

Roma, 22 giu. (askanews) – “Stanotte gli Stati Uniti hanno lanciato un attacco militare contro tre siti nucleari iraniani, distruggendoli con raid aerei massicci. Trump e Netanyahu vogliono la guerra globale e riscrivere un nuovo ordine geopolitico basato sulla supremazia militare. Il bombardamento prima da parte israeliana e ora da parte degli Stati Uniti contro i siti nucleari iraniani è una violazione gravissima della Convenzione di Ginevra. Un atto che rischia di innescare una reazione a catena devastante per tutto il Medio Oriente e per il mondo”. Lo afferma il leader Avs Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde

“Il ministro Tajani parla di “de-escalation” dopo le bombe. Ma come si può parlare di pace – accusa Bonelli- mentre si scatena l’inferno? Domani Giorgia Meloni sarà in Parlamento: venga a spiegare perché ha portato la politica estera italiana ad essere totalmente telecomandata da USA e Israele. Perché tace di fronte a un attacco militare che ci trascina in un conflitto senza fine? Il mondo sta precipitando verso la guerra globale. E loro la chiamano pace”.

L’attacco USA all’Iran scuote il Medio Oriente: lo “schiaffo” all’Europa e l’allarme del Qatar

Il bombardamento americano dei giorni scorsi è arrivato all’indomani dei colloqui tra Europa e Iran, un confronto dal quale purtroppo l’Italia è assente. Un tempismo significativo, che getta nuova benzina sul fuoco dei conflitti in Medio Oriente e mette in discussione gli sforzi diplomatici di chi, come l’UE, tenta di ricucire relazioni e costruire percorsi di pace.

Se finora alcuni Paesi del Golfo avevano mantenuto una prudente equidistanza tra Washington e Teheran, oggi la realtà dei fatti comincia a scardinare questo equilibrio precario. Ne è esempio chiaro il Qatar. Fino ad ora, Doha aveva coltivato relazioni pragmatiche con entrambe le parti, evitando prese di posizione eclatanti e richiamandosi a parole come stabilità e dialogo. Ma la nuova escalation scatenata dall’attacco statunitense sta trasformando la prudenza in preoccupazione e allarme. Le autorità qatariote hanno messo l’accento sul rischio di una pericolosa evoluzione sul fronte regionale e internazionale: la regione è a un passo dal baratro, e ciò che accade nel Golfo può riflettersi sulla stabilità globale.

L’attacco voluto da Trump esaspera – e non risolve – una situazione già tesa e instabile, alimentata dal confronto serrato tra Stati Uniti e Iran. In questo contesto, l’invito generico alla de‑escalation non basta più. L’Europa, e in primis l’Italia, dovrebbe affrancarsi dal ruolo di comprimario per affermare una chiara autonomia e tentare di orientare la diplomazia verso nuovi equilibri di pace, dando sostanza e concretezza a un processo di dialogo che finora è rimasto sospeso.

Se l’obiettivo è evitare che la regione scivoli nell’anarchia e che la tensione diventi conflitto aperto, è arrivato il momento di trasformare le parole in scelte politiche. L’alternativa è continuare ad assistere, impotenti e assenti, ad una partita che sta disegnando non solo i destini del Medio Oriente, ma l’assetto complessivo delle relazioni internazionali.

Iran, Tajani: governo fa il possibile per rimpatrio rapido italiani

Roma, 22 giu. (askanews) – “In questo momento ci occupiamo seriamente della sicurezza degli italiani nella regione. Si sta facendo tutto il possibile per far partire i connazionali che lo vogliono il prima possibile: oggi da Sharm el Sheik partirà un volo con i connazionali che arrivano da Gerusalemme e Tel Aviv” Lo afferma in una dichiarazione il ministro degli Esteri Antonio Tajani

“Ci auguriamo – ripete Tajani- che dopo questo attacco che ha portato un danno enorme alla produzione dell’arma nucleare, che rappresentava un pericolo per tutta l’area, si possa arrivare veramente a una de-escalation: l’Iran si sieda a un tavolo di trattative. Domani ci sarà una riunione dei ministri degli Esteri dell’Ue a Bruxelles, e un incontro con il responsabile dell’Aiea, Grossi che sentirò anche in giornata per capire le conseguenze che possono esserci da punto di vista della sicurezza”.

Trump: reattori nucleari annientati, Iran ora scelga la pace

Roma, 22 giu. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che i tre principali impianti nucleari dell’Iran ù Natanz, Isfahan e Fordow ù sono stati “completamente e totalmente annientati” dai bombardamenti condotti nella notte dai bombardieri americani. In un discorso di quattro minuti alla nazione, trasmesso dalla Casa Bianca, Trump ha definito l’operazione “un successo militare spettacolare”.

“Il nostro obiettivo era la distruzione della capacità di arricchimento nucleare dell’Iran e la fine della minaccia atomica posta dal principale sponsor del terrorismo al mondo,” ha detto il presidente, parlando a reti unificate.

“Stasera posso comunicare al mondo che i raid sono stati un successo spettacolare. Le principali strutture di arricchimento dell’Iran sono state completamente e totalmente obliterate,” ha affermato.

Rivolgendosi direttamente a Teheran, Trump ha lanciato un ultimatum: “L’Iran ù il bullo del Medio Oriente ù deve ora fare la pace. Se non lo farà, i futuri attacchi saranno molto più gravi e molto più facili.”

Iran: attacco Usa grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali

Roma, 22 giu. (askanews) – L’Iran ha richiesto una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per condannare i raid statunitensi contro i suoi impianti nucleari. Lo ha comunicato in una lettera ufficiale inviata oggi dall’ambasciatore iraniano presso l’ONU, Amir Saeid Iravani, in cui si definisce l’attacco “una grave minaccia alla pace e alla sicurezza regionali e internazionali”.

Il documento, riferisce Cnn, conferma che i siti colpiti sono stati Fordow, Natanz e Isfahan, bombardati nelle prime ore di della giornata da forze statunitensi che, secondo l’Iran, avrebbero agito “sotto la piena supervisione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA)”, pur senza fornire prove a sostegno di questa affermazione.

Aiea: nessun aumento dei livelli di radiazione dopo l’attacco Usa

Roma, 22 giu. (askanews) – “Nessun aumento dei livelli di radiazioni è stato segnalato” dopo l’attacco dell’aviazione Usa sull’Iran. Lo riferisce l’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica in una prima valutazione.

“In seguito agli attacchi a tre siti nucleari in Iran – tra cui Fordow – l’Aiea può confermare che, al momento, non è stato segnalato alcun aumento dei livelli di radiazioni all’esterno”. Lo scrive su X l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, spiegando che fornirà “ulteriori valutazioni sulla situazione in Iran non appena saranno disponibili nuove informazioni”.

Gli Usa attaccano l’Iran. La guerra dei missili infiamma il Medio Oriente

Il Medio Oriente è precipitato in una spirale di violenza senza precedenti nelle ultime ore, con scambi di attacchi missilistici tra Iran, Israele e Stati Uniti che hanno sollevato il velo su uno scenario di guerra aperta, le cui conseguenze globali restano imprevedibili.

L’escalation ha raggiunto il culmine con l’attacco statunitense ai siti nucleari iraniani di Fordow, Natanz e Isfahan, definito dal presidente Donald Trump un “successo militare spettacolare”, mirato a “distruggere le capacità di arricchimento dell’Iran e neutralizzare la sua minaccia nucleare”. Fonti militari indicano che sull’impianto di Fordow sarebbero state sganciate tonnellate di esplosivo, comprese sei bombe “bunker buster” ad alta penetrazione, che avrebbero “neutralizzato” il sito. Le autorità iraniane hanno confermato gli attacchi, denunciandoli come “atti barbari” e “violazioni del diritto internazionale”. Hanno tuttavia rassicurato sulla mancanza di contaminazione radioattiva e ribadito che il programma nucleare non si fermerà. Secondo fonti interne, i siti colpiti erano stati evacuati “da tempo”, lasciando intendere una possibile anticipazione dell’attacco.

La risposta iraniana non si è fatta attendere: decine di missili balistici sono stati lanciati contro Israele, causando gravi danni a Haifa e facendo risuonare le sirene d’allarme a Gerusalemme, Tel Aviv e in molte altre città. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno confermato il lancio di 20-30 missili, mentre l’aviazione israeliana è entrata in azione per intercettare e “neutralizzare la minaccia”. La televisione di stato iraniana ha trasmesso in diretta le immagini dell’imminente arrivo dei missili su Israele, accompagnate da canti patriottici. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, pur riaffermando l’impegno per la pace, ha avvertito che l’Iran “risponderà con fermezza” a ogni ulteriore aggressione, dichiarando che “non permetterà al regime sionista di isolare Teheran dal resto del mondo musulmano”.

Contemporaneamente, un account affiliato ai Guardiani della Rivoluzione ha twittato: “Adesso è iniziata la guerra”, mentre la tv di stato ha affermato che “ogni cittadino o militare americano nella regione è da considerarsi un obiettivo legittimo”.

Nel frattempo, un barlume di speranza arriva da un rapporto della CBS, secondo cui Washington avrebbe contattato diplomaticamente Teheran, affermando di non avere in programma ulteriori attacchi e auspicando un ritorno al tavolo negoziale. Tuttavia, la minaccia di Trump di “attacchi futuri ben più devastanti se non si farà la pace” sembra più una strategia di pressione che un reale invito al dialogo.

Usa colpiscono siti nucleari Iran, missili iraniani su Israele

Roma, 22 giu. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha confermato che le forze armate statunitensi hanno colpito tre siti nucleari in Iran – Fordow, Isfahan e Natanz – con bombardieri stealth B-2 e bombe “bunker buster” da 30.000 libbre, unendosi formalmente all’offensiva aerea israeliana.

L’Iran ha reagito lanciando una ondata di missili, secondo l’esercito israeliano tra i 20 e 30, ore dopo l’attacco americano. .

L’obiettivo dichiarato è smantellare il programma nucleare iraniano e indebolire l’Iran, nemico storico degli Usa. La decisione arriva dopo oltre una settimana di bombardamenti israeliani su difese aeree e missilistiche iraniane.

Teheran ha avvertito: “si tratta di tti oltraggiosi con conseguenze eterne”. Il ministro degli Esteri Araghchi ha affermato su X che “l’Iran si riserva tutte le opzioni per difendere la propria sovranità e i suoi interessi”, citando l’articolo 51 della Carta ONU.

Dopo gli attacchi, fiamme erano visibili a Fordow, come riferito dall’agenzia Fars.

Trump ha contattato Netanyahu subito dopo le operazioni. L’Iran dichiara che non ci sono segni di contaminazione nucleare dopo i raid, ma la tensione internazionale è alle stelle.

Dopo Campovolo Liga annuncia 8 date in Europa e un San Siro

Milano, 22 giu. (askanews) – Liga ha ancora fame e voglia di stare tra la sua gente, il popolo di Ligabue a Campovolo ha accolto con entusiasmo l’annuncio: nel 2026 non lascia, nessuna pausa in vista, ma rilancia alla grande. Sabato 20 giugno 2026, a distanza di un anno esatto da Campovolo2025, la grande festa arriverà anche al nord, dopo l’RCF Arene e il prossimo appuntamento alla Reggia di Caserta il 6 settembre 2025, la festa continua con “Certe notti a Milano” un evento imperdibile allo Stadio San Siro. La terza tappa de “La Notte di Certe Notti” si terrà in un altro luogo iconico che ha segnato la carriera di Ligabue (nel 1997 San Siro è stato il primo stadio ad ospitare un concerto nella carriera di Ligabue) e che negli anni lo ha visto più volte protagonista. Anche questa volta non sarà solo un concerto ma un’imperdibile experience nel mondo del Liga. Ma prima un tour europeo. Dal 1° maggio 2026 Ligabue farà il giro dell’Europa con “CERTE Notti in Europa”, un tour che partirà da Barcellona e farà tappa a Madrid, Parigi, Londra, Utrecht, Bruxelles, Lussemburgo e Zurigo. Cala quindi il sipario su Campovolo con 100.000 persone che hanno partecipato all’evento, culmine di due giorni di festa. Oltre due ore di concerto, in cui l’artista ha celebrato insieme ai fan i 30 anni di “Certe notti” e dell’album “Buon Compleanno Elvis”, che nel 1995 ha segnato uno dei momenti più importanti della sua carriera e i 20 anni dal primo Campovolo.

Grande successo per la Ligastreet che in questi due giorni ha fatto vivere al pubblico un’esperienza immersiva nel mondo del Liga con tantissime attività che hanno unito ancora di più i fan.

Queste le date di “CERTE NOTTI IN EUROPA”:

1° maggio | Barcellona – Razzmatazz

2 maggio | Madrid – Sala Riviera

8 maggio | Parigi – Olympia

9 maggio | Londra – 02 SHEPHERD’S BUSH

11 maggio | Utrecht – Tivolivredenburg Ronda

12 maggio | Bruxelles – Cirque Royal

14 maggio | Lussemburgo – Rockhal

16 maggio | Zurigo – The Hall

I biglietti per “CERTE NOTTI A MILANO” e per “CERTE NOTTI IN EUROPA” saranno disponibili dalle ore 14:00 di mercoledì 25 giugno su Ticketone e punti vendita abituali.

Per gli iscritti al BarMario i biglietti saranno disponibili dalle ore 14:00 di domani, lunedì 23 giugno.

Per info: friendsandpartners.it / ligabue.com/barmario

Trump non riesce a spezzare l’alleanza fra Xi e Putin

La suggestione americana e il realismo orientale

Ieri un post de Il Domani d’Italia a proposito della guerra Israele-Iran affermava, con un sottinteso evidente: “Putin e Xi invitano Trump a fermarsi…e Trump si ferma”. Data l’inaffidabilità del personaggio non possiamo essere certi che questa rimarrà la sua posizione, ma l’episodio, ben sottolineato dal post, è assai utile per comprendere qualcosa di più sui rapporti in atto fra le grandi potenze (includendo fra queste pure la Russia, ma solo perché detiene l’arma nucleare: un dato che poco a che fare ha con l’economia ma che purtroppo non si può negare abbia un suo indiscutibile rilievo).

Trump, Putin e l’illusione dell’asse alternativo

Il Presidente USA, nel suo delirio di onnipotenza armato da un ego smisurato, immagina di poter attrarre dalla propria parte Vladimir Putin smarcandolo così dalla tutela (altrimenti definita “amicizia senza limiti”) del leader cinese Xi Jinping. In questi mesi la fallimentare trattativa – che di fatto non si è mai davvero aperta – per un cessate-il-fuoco in Ucraina è stata infatti impostata col palese obiettivo di assecondare l’autocrate del Cremlino e di mettere in difficoltà Volodymyr Zelensky.

Xi e Putin, due interlocutori che conoscono la politica

Ciò che Donald Trump non ha considerato è, da un lato, la “qualità” politica dei suoi due interlocutori, nettamente superiore alla sua. Quelli conoscono assai bene l’arte della trattativa applicata alla politica, arte umana diversa da quella applicata al business commerciale (che è invece quella che il tycoon conosce e adotta) e lo stanno indubbiamente dimostrando.

Dall’altro, non studiando i dossier e neppure leggendoli, ha sottovalutato la “portata” dell’intesa fra Xi e Putin, la quale ha un obiettivo strategico: condurre il “Sud globale”, ovvero la gran parte dell’umanità, a costituire un’alternativa vincente – sotto il profilo economico, finanziario e soprattutto culturale – al dominio dell’Occidente, ormai ritenuto inaccettabile. Anche in quanto esercitato da una minoranza in crisi demografica e valoriale (quest’ultimo in verità è un tema sollevato dal russo più che dal cinese).

La mossa delle Terre Rare e il messaggio simbolico

Quando Trump impone dazi esorbitanti come ha fatto il 2 aprile (salvo poi una loro gestione ondivaga) non si rende conto di aprire un’autostrada soprattutto a Xi, che infatti ha immediatamente visitato Malesia, Vietnam e Cambogia col sorriso e con la proposta di una fattiva cooperazione commerciale. E non si fermerà qui, nel mentre ha minacciato il focoso inquilino della Casa Bianca di interrompere il commercio verso gli USA delle Terre Rare, delle quali detiene il quasi monopolio mondiale e senza le quali la tecnologia americana perirebbe all’istante. Conducendo così il tycoon a più miti consigli.

Trump non ha compreso il segnale simbolico – in politica i simboli contano, eccome – lanciato da Xi Jinping lo scorso 9 maggio con la sua presenza alla parata militare sulla Piazza Rossa di Mosca in occasione della cerimonia per la Giornata della Vittoria nell’ottantesimo anniversario dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Un palco sul quale nessun Capo di Stato occidentale era presente, ma dove quasi altri trenta (provenienti, appunto, dal Sud Globale che sta allargando il progetto BRICS plus) erano lì a celebrare il trionfo sul nazismo conseguito dall’Unione Sovietica prima e più ancora che dagli Stati Uniti.

L’alleanza strategica tiene

E il prossimo 2 settembre Putin restituirà la visita andando a Pechino per presenziare ai lavori dell’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione e naturalmente i due leader terranno un bilaterale. L’amicizia senza limiti, per quanto ipocrita e ambigua, con uno dei due “amici” nettamente più forte dell’altro e quindi nelle condizioni di dettare l’agenda e la linea, dunque regge. Perché ha, come detto, un obiettivo strategico. Forse a Washington qualcuno è riuscito a spiegarlo a Trump. O forse ha prevalso – al momento – la logica ipernazionalista e isolazionista del movimento MAGA, contraria a qualsivoglia forma di intervento americano all’estero, una dissoluzione di risorse ritenuta nefasta.

Un equilibrio da non rompere

Di certo Pechino e Mosca guardano con preoccupazione alla possibile distruzione del regime iraniano ad opera di Israele con l’aiuto degli Stati Uniti, poiché essa favorirebbe un più forte insediamento occidentale in quell’area del pianeta e indurrebbe il mondo arabo a investire negli Accordi di Abramo e non certo nei BRICS. Conseguentemente, hanno fatto sapere a chi di dovere di non apprezzare affatto un possibile intervento americano.

Il profilo della politica secondo Leone XIV

“La politica non è mestiere, ma missione”

Nell’attuale scenario di sfiducia nella politica, di divisioni e incertezze crescenti – dove partiti e movimenti nascono e scompaiono rapidamente – ciò che appare davvero urgente, soprattutto per chi ha ruoli di responsabilità, non è tanto ampliare l’offerta politica, quanto restituirle contenuto e profondità. A tal proposito, Papa Leone XIV si è rivolto a oltre 700 parlamentari di 68 Paesi con parole di straordinaria chiarezza e forza morale, consegnando un messaggio che va ben oltre le celebrazioni giubilari. Un appello profondo alla politica come servizio.

Il suo discorso, pronunciato nell’Aula della Benedizione in occasione del Giubileo dei governanti, è stato un invito forte a riscoprire la politica non come esercizio di potere, ma come missione di verità e di bene. Al centro, l’idea che il servizio pubblico, per essere autentico, deve orientarsi al bene della comunità, in particolare dei più fragili, abbandonando ogni forma di interesse personale. Una politica che torni ad ascoltare il grido degli ultimi, rispondendo alla sete di giustizia e uguaglianza sociale. Perché – ha ricordato – la politica non è affare di potere, ma servizio; non è carriera, ma vocazione; non è mestiere, ma missione.

Carità, giustizia, dialogo

Rievocando l’insegnamento di Francesco e dell’enciclica Fratelli tutti Leone XIV ha sottolineato che la politica è “la forma più alta della carità”. Carità non come elemosina, ma come amore concreto per la società, come cura per chi è in difficoltà, come ascolto dei più poveri. “Quanti vivono in condizioni estreme gridano per far udire la loro voce, e spesso non trovano orecchie disposte ad ascoltarli”, ha ammonito.

È stato un discorso che ha toccato temi essenziali: il bene comune, la dignità dei più deboli, la libertà religiosa, il dialogo tra le fedi e le sfide dell’intelligenza artificiale. Soprattutto, ha invitato a rimettere al centro la persona, e non gli interessi, i profitti o le ideologie.

Un passaggio centrale ha riguardato la libertà religiosa e il dialogo interreligioso, presentati non come semplice tolleranza, ma come occasione di arricchimento reciproco e fonte di verità condivisa. “Credere in Dio è, per i singoli e per le comunità, una fonte immensa di bene”, ha detto il Papa. Le religioni, dunque, devono cooperare per costruire ponti di comprensione, superando ogni logica di conquista o conflitto. È un invito ai parlamentari a promuovere un incontro rispettoso tra le fedi, riconoscendo il ruolo positivo della spiritualità nella costruzione della civitas Dei, la società animata dalla carità, come ricordava sant’Agostino.

L’algoritmo non può sostituire il cuore

Papa Leone XIV ha poi affrontato la grande sfida dell’intelligenza artificiale, sottolineando che il progresso tecnologico non può prescindere dal rispetto della persona. La tecnologia può essere uno strumento straordinario, ma non deve mai sostituire il cuore dell’uomo. Ha messo in guardia contro una visione disumanizzante, che riduce la vita a dati e algoritmi. Il compito della politica è guidare l’innovazione verso stili di vita sani, giusti e sicuri, soprattutto per le nuove generazioni. “La vita personale – ha detto – vale molto più di un algoritmo”.

Un modello per i governanti

Il pontefice ha proposto un richiamo luminoso: san Tommaso Moro, “martire della libertà e del primato della coscienza”, che visse la politica come servizio alla verità, anche a costo della vita. Uomo di Stato che servì il popolo con onestà, difese la famiglia, promosse l’educazione dei giovani. È questo il volto della politica che il mondo di oggi deve cercare: trasparente, radicata nella fede e nei valori più autentici dell’umanità, rivolta davvero al bene di tutti.

Il discorso di Papa Leone XIV non è stato solo un’esortazione: è una chiamata alla responsabilità per tutti coloro che hanno in mano il destino dei popoli. Un messaggio universale, che travalica i confini della Chiesa e parla al cuore dell’umanità, in un’epoca che ha urgente bisogno di guida morale e visione spirituale.

“La politica non è un mestiere, è una missione per la crescita della verità e del bene”, ha affermato con chiarezza.

Spero che queste parole non restino chiuse in un’aula, ma arrivino nelle case, nei cuori, e diventino azione e monito. Solo così potremo davvero cambiare il mondo, un gesto alla volta.

Un campo largo senza centro

Un tema che non si può più eludere

Ci sono delle categorie politiche che, ad un certo punto, scompaiono del tutto dall’orizzonte di un partito o, meglio ancora, di una coalizione. È il caso, nello specifico, del Centro rispetto al profilo politico e culturale e alla prospettiva programmatica del cosiddetto “campo largo”. L’ha detto, per la verità, alcuni giorni fa con rara chiarezza Carlo Calenda in un’intervista rilasciata a un quotidiano romano. Credo che il tema non si possa e non si debba sottovalutare per la semplice ragione che “non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire”.

Del resto – almeno questa è la mia opinione – è perfettamente inutile sbraitare che nella coalizione di centrodestra è la destra che comanda quando poi, sul versante opposto, la guida politica e culturale dell’alleanza è saldamente in mano alle tre sinistre coordinate, com’è avvenuto puntualmente con l’ultima consultazione referendaria, dal segretario generale della Cgil, Landini.

Dal riformismo alla subalternità

È una osservazione, questa, talmente banale nonché oggettiva, che non meriterebbe la benché minima attenzione se non per il fatto che proprio questa considerazione segna una netta e bruciante discontinuità rispetto allo schieramento riformista. Almeno per come, e sino a poco tempo fa, si era presentato di fronte agli elettori. Perché era dai tempi della “gioiosa macchina da guerra” di occhettiana memoria del lontano 1994 che non esisteva più un’alleanza delle sole forze della sinistra. O meglio, dove la sinistra, di fatto, comandava e aveva il timone della strategia, della prospettiva e del programma politico alternativo allo schieramento contrapposto.

Certo, ieri come oggi, esistono i cosiddetti “cespugli”, cioè coloro a cui gentilmente viene concesso – per grazia ricevuta – un protocollare e burocratico “diritto di tribuna”, cioè una manciata di parlamentari, in cambio di una assoluta fedeltà politica alla coalizione e, soprattutto, senza mettere affatto in discussione la guida politica dell’alleanza stessa. Un tempo erano gli autorevoli e qualificati “cattolici indipendenti eletti nelle liste del Pci”, poi – per citare una bella e significativa esperienza più recente – i “Cristiano sociali”; oggi Italia Viva e domani, chissà, altri gruppi che potranno ancora formarsi. Certo, politicamente del tutto irrilevanti ed ininfluenti nella coalizione, ma utili – e forse anche indispensabili – per spiegare, a chi lo richiede, che la coalizione così costruita è saldamente plurale.

Dall’alleanza riformista alla sinistra radicale

Ecco perché, se dobbiamo oggi evidenziare un vero salto di qualità di questo campo politico, è proprio quello di essere passati da una coalizione di centrosinistra riformista, democratica e soprattutto con una chiara e netta cultura di governo – progetto caro ai vari Marini, Rutelli, Veltroni e molti altri dirigenti dell’epoca – a una semplice coalizione di sinistra. Saldamente guidata dal Pd della Schlein, dal trio Fratoianni/Bonelli/Salis, dal populista Conte e sotto la supervisione del segretario dello storico “sindacato rosso”, Landini.

Un salto di qualità che, per tornare alla riflessione iniziale, ci porta a concludere che il Centro, o “la politica di centro” o il “Centro dinamico”, da quelle parti è un’espressione, appunto, quasi blasfema.

Lo spazio del lettore: Unamuno e la Parola che si dona

Il grande intellettuale e romanziere spagnolo Miguel de Unamuno, nel suo Come si fa un romanzo, edito da Ibis, scrive «Che m’importa che tu non legga, lettore, quel che ho voluto metterci, se vi leggi quel che ti accende la vita? Mi sembra sciocco che un autore si perda a spiegare quel che ha voluto dire, visto che non ci importa quel che ha voluto dire ma quel che ha detto, anzi, quello che abbiamo sentito».

La riflessione si riferisce a un contesto letterario, ma Unamuno era costante e attento lettore delle Scritture e la loro influenza sul suo pensiero è evidente. Nella sua riflessione sul rapporto creato dallo scrivere autore e lettore sono metafora, forse non volontaria ma proprio per questo particolarmente efficace, di Creatore e creatura. Più ancora è metafora la considerazione del loro rapporto, dialettico e rispettoso, continuo e nascosto: necessario all’esistenza di un luogo fisico e mentale nel quale incontrarsi.

L’autore divino manifesta la sua misericordia ritraendosi, facendo lo tzimtzum, come sostiene la teologia ebraica, lasciando spazio alle donne e gli uomini perché partecipino per la loro parte alla creazione, ne siano partecipi e quindi responsabili.

Imporre il nome agli animali, come racconta la Genesi, non è un atto di appropriazione. Piuttosto è la partecipazione umana alla creazione del mondo, la risposta alla chiamata iniziale raccolta nella formula dell’immagine e della somiglianza.

Unamuno coglie nell’attività dello scrittore questa vibrazione all’incontro necessario tra chi parla e chi ascolta, questo tassello posto a comporre il grandioso mosaico della creazione, alla base e a sostegno del quale è posto il mistero dell’incarnazione. C’è uno spazio di sacrificio infatti, nel consentire al lettore di appropriarsi del testo, escludendone in qualche modo l’autore, e di trasformarlo in una lettura che diviene proprietà assoluta di chi la effettua

Luciano Ligabue e il suo Campovolo: "Qui succedono le magie"

Milano, 21 giu. (askanews) – Campovolo è la ‘casa di Luciano Ligabue’, a 20 anni dal primo debutto su questa venue torna l’evento più amato dai fan del Liga. Nel 2005 il primo Campovolo riunì con 165.000 fan presenti, allora fu record europeo, questa volta nell’area rinnovata RCF Arena sono arrivate oltre 100.000 persone per ‘La Notte di Certe Notti’. A 65 anni, di cui 35 di carriera, Luciano incontrando i giornalisti prima del live ha voluto raccontare la magia di Campovolo ma anche il suo impegno sociale e la sua passione mai sopita per la musica. Non un semplice concerto dunque ma ‘una vera e propria festa di 48 ore, perchè qui succedono sempre magie, sono nati anche tanti bambini” ha detto raccontando insieme al manager Ferdinando Salzano la Ligastreet, il boulevard interamente dedicato a Ligabue che fa parte integrante dell’evento dove si gioca, ci si incontra, si mangia e ci si diverte.

Prima di “Cosa vuoi che sia” Luciano lancia un appello ai potenti che negano il cambiamento climatico con dati sul riscaldamento globale. Una scelta che ha spiegato così: ‘Da ragazzo ho avuto un sogno che sembrava molto vicino a una realtà, la mia adolescenza l’ho passata negli anni 70 ed ero convinto che si potesse cambiare, rendendolo il pianeta un posto migliore più praticabile, più equo e più giusto. Oggi quello che vedo è l’esatto opposto di quel sogno, quindi che cosa si può fare? – Ha detto Ligabue – bisognerebbe smontare tutto, però di sicuro non lo può fare un cantante, ma bisogna ricordare, dobbiamo occuparci del riscaldamento globale, come non si può pensare in termini di riarmo e di guerra costantemente come stiamo vedendo in questo periodo’. Ma non c’è solo impegno, c’è davvero tanta musica, tanto spettacolo in uno show imponente e ‘suonato’, sullo sfondo di Las Vegas, una città unica in grado di ammaliare e stordire con le sue contraddizioni, il divertimento, la festa continua, le esperienze estreme, ma allo stesso tempo la spietata macchina da dollari, la disperazione del ludopata e il peggior consumo energetico immaginabile. Per tutti questi motivi lo show di Ligabue avrà un mood visivo che richiama quella città iconica: ricordare a che punto siamo in questi tempi difficili ma allo stesso tempo lasciarsi andare alla festa e alla spensieratezza per qualche ora. Questo sarà lo spettacolo a Campovolo di Ligabue (il quinto della sua carriera): la celebrazione di 30 anni dell’album ‘Buon Compleanno Elvis’, dei 20 anni dal suo primo concerto a Campovolo (e di ‘Nome e Cognome’) e dei 35 anni della sua carriera. “Vogliamo fare in modo che sia almeno all’altezza di quelli precedenti. Sperando addirittura di alzare ancora un pochino l’asticella; abbiamo lavorato sodo tanto tempo e lavorare sodo per me vuol dire confrontarmi con una squadra” ha spiegato Luciano Ligabue.

Sul palco il ritorno di Little Taver, l’indimenticabile Kingo di Radiofreccia, a esibirsi in qualche gag fra un blocco e l’altro di canzoni. Ma soprattutto sul palco di Campovolo c’è anche il figlio Lenny alla batteria. Dopo aver suonato nei teatri col padre ora è il momento più importante. “Gli ho detto di non farsi prendere dall’emozione, ma non ho mai messo un dubbio che lui sarebbe stato con noi a Campovolo” racconta Luciano.

Il concerto è suddiviso in veri e propri blocchi con brani estratti dagli album più rappresentativi della carriera del Liga. Una carrellata che punta a soddisfare le richieste dei fan ma anche la voglia di Luciano di stare sul palco.

E sul futuro dice: “Non ho mai smesso di scrivere, per me scrivere è terapeutico, se volessi potrei fare due o tre album ma pubblicare è un’altra storia.”

Il Premio Biagio Agnes in onda su Rai 1 martedì 1 luglio

Roma, 21 giu. (askanews) – Il giornalismo appassionato che racconta con libertà e autorevolezza le sfide del mondo di oggi anche quest’anno ha animato la Cerimonia di Premiazione del “Premio Biagio Agnes”, in onda martedì 1 luglio in seconda serata su Rai1. Il Premio Agnes, giunto alla XVII edizione, ieri sera ha avuto l’onore di accogliere, oltre a grandi professionisti dell’informazione, dello spettacolo e della cultura, anche autorevoli rappresentanti delle istituzioni: dal vicepremier e Ministro degli Esteri Antonio Tajani, al Ministro per le Riforme istituzionali e la Semplificazione normativa Maria Elisabetta Alberti Casellati e Alberto Barachini, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’informazione e all’editoria.

In una splendida piazza di Spagna sapientemente illuminata, che per la prima volta ha ospitato il Premio, la cerimonia è stata condotta per il settimo anno consecutivo da Mara Venier e Alberto Matano, alla presenza del Sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri, dell’Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda Alessandro Onorato, dell’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi e del Direttore Generale della Rai Roberto Sergio.

Grandi applausi hanno accolto Carlo Conti, volto simbolo della Rai, autore e conduttore di programmi di grandissimo successo, salito sul palco per ritirare il Premio per la Televisione dalle mani del presidente della Giuria Gianni Letta. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha consegnato il Premio Carta Stampata a Fiorenza Sarzanini, vicedirettrice del Corriere della Sera mentre Aldo Cazzullo, inviato speciale ed editorialista del Corriere della Sera nonché conduttore de Una giornata particolare su La7, ha ricevuto dall’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi il Premio Divulgazione Culturale. A Francesca Fagnani, conduttrice del programma cult “Belve” su Rai2, l’assessore ai Grandi Eventi del Comune di Roma Alessandro Onorato ha consegnato il Premio Trasmissione dell’anno. Il regista premio Oscar Bille August e gli attori Lino Guanciale, Gabriella Pession e Nicolas Maupas, protagonisti de “Il Conte di Montecristo”, la miniserie di Rai1 trionfo di ascolti, tratta dal capolavoro di Alexandre Dumas, hanno ritirato il Premio Fiction dalle mani del direttore de Il Messaggero Massimo Martinelli. Roberto Garofoli e Bernardo Giorgio Mattarella hanno ricevuto da Bruno Vespa il Premio Saggista Scrittore per il saggio Governare le fragilità mentre Paolo Liguori, direttore editoriale TgCom24, ha consegnato al giornalista politico di RaiNews24 Alberto Puoti il Premio Speciale. La giornalista di Italia Oggi Alessandra Ricciardi, ha ricevuto il Premio Giornalista Economico da Danda Santini, direttrice di IoDonna ed il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha consegnato il Premio Giubileo al Vaticanista del Gruppo Mediaset e de Il Giornale Fabio Marchese Ragona, autore con Papa Francesco della prima autobiografia del Pontefice Life – la mia storia nella storia, pubblicata in contemporanea in 21 Paesi del mondo. Infine alla vicecaporedattrice di Corriere.it Martina Pennisi il sottosegretario con delega all’informazione e all’editoria Alberto Barachini ha consegnato il Premio Generazione Digitale – Podcast per il suo impegno e la competenza nel giornalismo digitale.

Oltre ai premiati ed ai componenti della Giuria, tanti i rappresentanti delle istituzioni, del giornalismo e della cultura, tra gli altri, Maria Elena Boschi, Maurizio Gasparri, Rita Dalla Chiesa, Maurizio Lupi, Deborah Bergamini, Arianna Meloni, Giampaolo Letta, Fabio Di Stefano, i Consiglieri di amministrazione Rai Alessandro Di Majo, Federica Frangi, Roberto Natale, il Presidente e AD Mag Italia Group Pierluca Impronta, i Direttori Rai Gianmarco Chiocci, Antonio Preziosi, Maria Rita Grieco, Silvia Calandrelli, Paolo Petrecca, Stefano Coletta, Federico Zurzolo, Fabrizio Zappi, Maria Pia Ammirati, Fabrizio Casinelli, Luigi Del Plavignano, il Direttore di Milano Finanza Roberto Sommella, il Direttore de Il Mattino Roberto Napoletano, la direttrice de La Nazione, QN Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino, Il Giorno, Agnese Pini, i conduttori Gigi Marzullo, Eleonora Daniele, Annalisa Bruchi, Beppe Convertini, Monica Giandotti, Luana Ravegnini con Renato Della Valle, Ingrid Muccitelli e Mauro Masi, Enrico e Federica Vanzina, Alda Fendi, Raffaele Curi, Incoronata Boccia, Antonio Di Bella, Aurelio Regina, Franco Carraro, Massimo Romeo Piparo, i Generali Carmine Masiello, Alessandro Loiudice, Massimo Mennitti, le Presidenti Grazia Marino (Presidente Associazione via Margutta) e Barbara Mandatori (Presidente Associazione Sistina Crispi).

Durante la cerimonia non sono mancati i momenti di spettacolo, con grandissimi artisti che hanno emozionato la platea. Patty Pravo, tra le cantanti più amate della musica italiana, ha interpretato due dei suoi brani più celebri, “Pazza idea” e “Se perdo te”, mentre il talentuoso Sal da Vinci ha cantato “Rossetto e caffè” e “L’amore e tu”. Sul palco anche Amedeo Minghi, altra grande icona del panorama musicale italiano, che ha regalato al pubblico “1950”, festeggiando con gli amici del Premio Agnes i 60 anni di carriera. Il sorriso e il talento di Serena Autieri, che ha interpretato “Roma nun fa la stupida stasera”, hanno impreziosito la cerimonia di premiazione, e poi spazio anche alla danza, con Simone Repele e Sasha Riva che hanno ballato sulle note de “Il cielo in una stanza”.

Anche quest’anno il Premio Agnes ha assegnato una Borsa di studio al primo classificato in graduatoria della Scuola Superiore di Giornalismo dell’Università Luiss di Roma: il vincitore del 2025 è Gennaro Tortorelli.

PATROCINI Camera dei Deputati, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Sotto l’Alto Patrocinio del Parlamento europeo, Ministero della Cultura, Regione Lazio, Roma Capitale, Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Unione Cattolica della Stampa Italiana.

GIURIA Gianni Letta (Presidente), Giulio Anselmi, Alberto Barachini, Carlo Bartoli, Stefano Folli, Luciano Fontana, Luigi Gubitosi, Paolo Liguori, Pierluigi Magnaschi, Giuseppe Marra, Massimo Martinelli, Antonio Martusciello, Agnese Pini, Antonio Polito, Aurelio Regina, Giampaolo Rossi, Danda Santini, Marcello Sorgi, Fabio Tamburini, Mons. Dario Edoardo Viganò.

Elbows up! Come i canadesi rispondono a Trump (e guardano all’Europa)

Roma, 21 giu. (askanews) – “Elbows up!”. Cioè su i gomiti. Un’espressione mutuata dall’hockey sul ghiaccio che è diventata il motto del movimento di risposta a Donald Trump nato in Canada dall’annuncio dei dazi e con la retorica del 51/esimo Stato. I gomiti alzati, nello sport nazionale, servono per parare un colpo che arriva da dietro, ma anche per replicare con una botta altrettanto dura. A lanciarlo è stato Mike Meyers, famoso attore comico canadese, che l’ha pronunciato in diretta al Saturday Night Live indossando una maglietta con la scritta “Canada is non for sale”, molto diffusa nei negozi e tra i cittadini (nella foto di Jacopo Teodoro).

La trasferta oltreoceano per seguire il G7, ci ha permesso di osservare da vicino come i canadesi vedano Trump e come guardino all’Europa. “Quando Donald Trump ha sferrato la sua malvagia e idiota guerra commerciale, si aspettava che i canadesi sarebbero capitolati immediatamente. Invece abbiamo alzato i nostri gomiti e 41 milioni di educati ma fermi diti medi”, scrive Stephen Maher sul diffusissimo settimanale Maclean’s, che dedica un numero quasi monografico al “nuovo nazionalismo” che tra manifestazioni e bandiere con la foglia d’acero attraversa il Paese. I canadesi non hanno una identità comune ben definita: la popolazione è formata da molte nazionalità diverse, non c’è una vera storia condivisa, ma – come ha detto recentemente alla Cnn l’ex premier Justine Trudeau – “uno dei modi in cui più facilmente definiamo noi stessi è: non siamo americani”. Il suo successore, Mark Carney, ha vinto le elezioni proprio promettendo che i canadesi non sarebbero mai diventati americani.

Toronto, rispetto all’ultima volta che l’abbiamo visitata (circa un anno e mezzo fa), è molto meno americana: dagli scaffali (anche quelli del duty free in aeroporto) sono sparite le bottiglie di whiskey americano, si trova solo quello locale o proveniente dall’Europa e dal Giappone. Via anche un simbolo a stelle e strisce come la birra Budweiser, “Make beer canadian again”, recita la pubblicità di una marca nazionale, ironizzando sul motto MAGA. “Via tutto, non compriamo più niente di americano, anche voi (europei, ndr) dovreste farlo”, ci dice una signora a Banff, nella provincia dell’Alberta che ospita il media center del summit. Ha visto il badge del G7 e chiede: “Come va? Come si è comportato Trump? Quello è matto”. Sono in molti – tassisti, ristoratori, curiosi – a vedere il pass per entrare al vertice e a sbottare, come per un riflesso condizionato, “Trump!” “Lui è un problema, l’Ucraina è un problema, l’Iran è un problema, è un momento molto difficile”, sentenzia il tassista di origini indiane. “Meloni mi piaceva ma è amica dell’Orange man” (così lo chiamano), ci dice una donna che ci blocca per strada a Banff. Insegna all’Università di Toronto, e vuol sapere come in Europa vediamo il presidente Usa. “Come va l’economia da voi? Qua siamo molto preoccupati, le economie di Canada e America sono molto connesse, il colpo sarà forte. Ma la maggior parte dei cittadini ha riscoperto l’orgoglio di essere canadesi, quasi tutti partecipano al ‘boicottaggio’. Anche l’Europa dovrebbe essere più coraggiosa”. La ritroviamo più tardi al summit, vorrebbe continuare a parlare, avere un’opinione su Mario Draghi, se potrà avere o meno un ruolo in Ue. Ma c’è da lavorare e non possiamo proprio trattenerci.

Draghi – le avremmo risposto – non avrà probabilmente un ruolo attivo ma con il suo rapporto ha segnalato quello che deve fare l’Europa per essere più competitiva. E in questo modo essere anche più resistente agli shock come quello provocato da Trump. E’ la stessa ricetta che gli economisti propongono per il Canada. “Abbiamo vissuto una vita incantata per decenni”, pensando di essere protetti dall’America, ma “la fantasia è crollata” con l’elezione del tycoon, sottolinea Aurel Brown, professore di Scienze politiche all’Università di Toronto. Anche l’Europa, dopo la guerra, si è affidata allo “scudo militare” Usa, al rapporto economico e strategico con la superpotenza. In poche parole si è un po’ “seduta”. Adesso va recuperato il tempo perso, e non è assolutamente facile. Magari anche con un po’ di orgoglio europeo e un atteggiamento meno timido: “Elbows up Europe!”. (Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli).