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Tra Israele e Iran è il terzo giorno di guerra, cosa sta succedendo

Roma, 15 giu. (askanews) – Continua la guerra avviata da Israele contro l’Iran. Altri otto comandanti delle Forze Aerospaziali del corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica (Irgc) dell’Iran sono morti negli attacchi israeliani contro la repubblica islamica. Lo hanno dichiarato i Guardiani della rivoluzione islamica. “Insieme al comandante Amir Ali Hajizadeh, importanti rappresentanti dell’Irgc Mohammad Bagheri, Davoud Shekhian, Mohammad Bagher Taherpur, Mansour Safarpour, Masoud Tayyeb, Khosrow Hassani e Mohammad Agha Jafari sono morti da eroi”, ha dichiarato il corpo dei Guardiani della rivoluzione islamica in un comunicato. L’esercito iraniano ha confermato due giorni fa che il comandante delle forze spaziali militari dei pasdaran, Amir Ali Hajizadeh, è stato ucciso a seguito di attacchi israeliani.

-11:48 Secondo le ultime stime delle Idf (Forze di Difesa israeliane), gli attacchi notturni dell’Iran contro Israele hanno incluso un totale di 70 missili balistici e decine di droni. I missili – si legge sui media dello stato ebraico – sono stati lanciati in tre ondate alle 23, alle 2 e alle 2.55, in concomitanza con l’attacco di decine di droni. Un proiettile ha colpito un’abitazione nella città di Tamra, uccidendo quattro civili; un altro ha colpito Bat Yam, uccidendo almeno sei civili e ferendone quasi 200; e un altro ancora ha colpito Rehovot, ferendo altre 40 persone. L’esercito israeliano ha affermato che finora gli attacchi dell’Iran sono al di sotto dello “scenario di riferimento”, ovvero di quanto le Idf avevano previsto in una guerra con la repubblica islamica. Le Idf avevano stimato un numero di vittime e danni molto più ingenti. Si ritiene che l’Iran possieda ancora migliaia di missili balistici.

-11:36 Le autorità dell’Iran hanno affermato di aver arrestato due persone accusate di essere membri del Mossad, l’agenzia di intelligence israeliana focalizzata sulle operazioni all’estero. Lo ha riferito l’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim. Gli arresti sono stati effettuati nella provincia di Alborz, dove le due persone stavano assemblando esplosivi e dispositivi elettronici.

-11:22 Condotte e linee di trasmissione tra gli impianti del complesso di raffinazione petrolifera di Bazan, nella città settentrionale israeliana di Haifa, hanno subito danni localizzati durante l’attacco missilistico notturno dall’Iran. Lo ha riferito, riportano i media israeliani, l’azienda alla Borsa di Tel Aviv.

-11:04 Israele ha lanciato la scorsa notte un attacco contro un deposito di petrolio nella zona nord-occidentale di Shahran, a Teheran, provocando un vasto incendio. Lo riporta l’agenzia di stampa Tasnim, citando il ministero del Petrolio iraniano, secondo cui sono stati colpiti due serbatoi che non contenevano molto carburante.

-10:53 Israele ha attaccato la scorsa notte il quartier generale del ministero della Difesa iraniano e l’Organizzazione per la ricerca e l’innovazione della difesa (Sepand) nel nord di Teheran. Lo riporta oggi dall’agenzia di stampa Tasnim, riferendo di “lievi danni” nella sede del ministero.

-10:35 Gli Stati Uniti sono “complici” degli attacchi lanciati da Israele in Iran e Teheran si aspetta che “si ritirino da questo conflitto”. Lo ha detto oggi il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, incontrando gli ambasciatori stranieri a Teheran.

-10:03 Israele “ha sempre cercato di impedire i negoziati” tra Iran e Stati Uniti sul programma nucleare iraniano ed è “abbastanza chiaro che non vuole alcun accordo”. Lo ha detto il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, sottolineando nell’incontro avuto a Teheran con gli ambasciatori stranieri che “l’aggressione contro l’Iran nel mezzo dei negoziati sul nucleare indica l’opposizione del regime israeliano a qualsiasi negoziato”. “Oggi avremmo dovuto presentare il nostro piano per un accordo con gli Stati Uniti”, ha ricordato Araghchi, facendo riferimento al sesto round di colloqui programmato in Oman e cancellato ieri dopo l’attacco israeliano di venerdì scorso.

Biennale Teatro, Ursina Lardi: una veggente per Milo Rau

Venezia, 15 giu. (askanews) – Una fotografa di guerra che vive a contatto con l’orrore e lo racconta e sembra invulnerabile. Fino a quando la violenza del mondo non colpisce direttamente lei. Forse si può riassumere così lo spettacolo “The Seer – La veggente” di Milo Rau, interpretato da Ursina Lardi, che ha ricevuto il Leone d’argento della Biennale Teatro 2025. Il riconoscimento, normalmente assegnato ai drammaturghi che ora invece premia un’attrice che si muove tra la recitazione e la scrittura. “Se può ispirare – ha detto Lardi ad askanews parlando del suo premio – altri attori e attrici per cominciare a prendere un po’ più responsabilità e di vedersi come autori e autrici dei suoi personaggi, allora è stata una buona scelta”.

Lo spettacolo di Rau è duro, drammatico, ci mette di fronte al male assoluto e alla violenza ideologica e di massa. Il personaggio di Ursina Lardi è una donna che per anni ha vissuto cercando di arrivare più a fondo possibile nell’incubo per fotografarlo, e sul palco, emerge l’ambiguità di fondo della sua storia. “È un personaggio molto complesso – ha aggiunto l’attrice – e spaventa anche a volte, però questo non la protegge dal diventare vittima. Ognuno può diventare vittima o carnefice. È così”.

La messa in scena si muove su due piani, uno sul palco del Teatro alle Tese, l’altro in un film girato in Iraq, quasi un reportage della stessa protagonista, ma questa volta già diventata vittima a sua volta. E il racconto più straziante è quello di un iracheno, Azad Hassan, vittima dell’ISIS e testimone di un orrore insostenibile. Però, dopo tanta oscurità, il film, e lo spettacolo, si chiudono con uno sguardo in camera di Azad, lo sguardo di uno straniero che riconosce il tuo stesso dolore. E questo, forse, apre le porte alla possibilità di una speranza.

“Le soluzioni non ci sono – ha detto ancora Ursina Lardi – ma quello che c’è sono dei momenti brevi di incontro e per me l’incontro con Azad era uno di questi momenti. Il primo giorno che abbiamo vissuto assieme, che abbiamo parlato, era un momento proprio di connessione, ma poi c’è la vita: lui continua la sua vita in Iraq io continuo la mia qui, però è quella forse l’unica soluzione: che ci siano i momenti di dialogo, di pace, di una persona che guarda negli occhi di un’altra persona”.

Non sappiamo se l’arte possa servire per alleviare la sofferenza, ma le persone possono, anche con la mediazione di un teatro consapevole come quello di Milo Rau.

A Marzabotto marcia "Save Gaza": ‘fermare Israele,subito stop armi e coooperazione Ue’

Roma, 15 giu. (askanews) – Tutto e’ pronto per ospitare i partecipanti alla Marcia nazionale SAVE GAZA di domenica 15 giugno e per ribadire tutte le ragioni dell’Appello che chiede alle istituzioni italiane ed europee di fermare l’operazione militare e di nuova occupazione della Striscia di Gaza da parte del governo israeliano che sta provocando il quotidiano massacro di civili, impedendo, inoltre, l’ingresso di cibo e medicine, l’assistenza e la cura di feriti, malati, donne e bambini. “Salvare Gaza e’ salvare l’Umanita’, salvare l’idea di pace e di possibile convivenza tra palestinesi ed israeliani. Non bastano piu’ le parole, occorre agire subito con tutte le risorse diplomatiche, politiche ed economiche. Bisogna marciare tutti insieme, uniti dal comune senso di giustizia, per chiedere fatti concreti”, affermano i promotori

Tante le adesioni e le presenze: Valentina Cuppi (Sindaca di Marzabotto), Chiara Bardelli (Emergency), Emiliano Manfredonia (ACLI), Massimo Maisto (ARCI), Flavio Lotti (Coordinamento “Fermiamo le Guerre – Fondazione PerugiAssisi per la cultura di pace), Paola Caridi (Storica, scrittrice, giornalista), Alfio Nicotra (AOI – Missione Rafah), Matteo Lepore (Sindaco di Bologna), Tomaso Montanari (Universita’ per stranieri di Siena), Giulio Marcon (Coordinamento Fermiamo le Guerre – Sbilanciamoci), Gianfranco Pagliarulo (ANPI), Maurizio Landini (CGIL), Pasquale Pugliese (Coordinamento Pace Emilia Romagna), Alessandra Annoni (giurista), Valter Cardi (Presidente del Comitato per le onoranze dei familiari delle vittime di Marzabotto), Alessandro Bergonzoni, Stato Sociale, Coro Farthan, Chiara Pancaldi (Artists for Palestine).Viste le tante adesioni ricevute e considerata la giornata di sole, si sta lavorando in stretta collaborazione con le autorita’ locali, la Regione Emilia Romagna ed i volontari messi a disposizione da sindacati e associazionismo, per facilitare l’arrivo ed il rientro delle delegazioni e dei partecipanti e per garantire un’adeguata assistenza lungo il percorso della Marcia.

L’idea di questo appuntamento trae origine dall’Appello “Salviamo Gaza” subito sfociato nella convocazione di una manifestazione di carattere nazionale a cui hanno dato immediatamente un proprio contributo tutte le reti pacifiste italiane. “L’iniziativa – spiegano i promotori- si svolge a Marzabotto, teatro degli eccidi nazi-fascisti di Monte Sole che videro in pochi giorni morire trucidati quasi 800 tra donne, bambini e anziani inermi. E’ da luoghi come questo che fu lanciato a tutto il mondo il grido ‘mai piu”! Monte Sole e’ un simbolo di integrita’ morale e autorevolezza, per il lavoro quasi quarantennale sulla pace e la nonviolenza che ha coinvolto milioni di cittadini e giovani italiani e di tutto il mondo”.

“Non c’e’ luogo piu’ giusto per rinnovare oggi quel ‘mai piu” davanti all’uccisione di migliaia di civili, per non ricadere negli abissi della guerra e dell’annientamento della dignita’ umana” ha sottolineato la sindaca di Marzabotto Valentina Cuppi nella presentazione della marcia. Parole a cui hanno fatto eco gli interventi dei rappresentanti della società civile: Luisa Morgantini a nome del coordinamento nazionale delle reti pacifiste ha ricordato quanto grave e profonda sia la rottura del diritto internazionale e del diritto umanitario, nel silenzio della comunita’ internazionale. Mentre, Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale dell’ANPI e’ intervenuto rilanciando, cosi’, l’appello: “La vicenda di Gaza e’ uno specchio: ci mette di fronte alle nostre responsabilita’, se far finta di niente o intervenire. La situazione e’ diventata insopportabile. Non sono crimini di guerra: e’ una guerra di crimini. Non solo ammazzano i civili, li vogliono anche cacciare dalla loro terra, annullare la loro identita’. Basta accordi commerciali con Israele. Basta armi. Tutte e tutti a Marzabotto il 15 giugno!”.

L’appuntamento è fissato per le ore 10,30 al Parco Peppino Impastato a Marzabotto, da cui prende avvio la camminata di circa 2 ore e mezza verso il Poggiolo di San Martino di Caprara (Monte Sole). Luogo in cui, già dalle 13,30, inizierà la serie di interventi di rappresentanti della società civile, delle Amministrazioni Locali, degli artisti che hanno deciso di essere presenti per sostenere le ragioni dell’Appello e della Marcia “Save Gaza”.

Le richieste al Governo italiano e alle Istituzioni Europee sono chiare. Ovvero “sospendere la cooperazione militare e l’Accordo di Associazione UE-Israele, sino a quando non siano cessate le violazioni dei diritti umani e dell’occupazione; ripristinare il sostegno all’UNRWA per l’assistenza ai profughi palestinesi; l’immediato riconoscimento dello stato di Palestina;la convocazione di una conferenza di pace sotto l’egida delle Nazioni Unit”e. Tutte azioni ritenute “sempre più urgenti e necessarie” per “porre fine ad ogni tipo di violenza, a Gaza, in Cisgiordania, a Gerusalemme, in Israele;ottenere l’immediato cessate il fuoco nella Striscia di Gaza;la liberazione degli ostaggi e dei prigionieri;garantire assistenza alla popolazione civile palestinese;fermare la deportazione della popolazione palestinese e il piano di invasione di Gaza”.

Il King of rap Marrakash conquista gli stadi con uno show imponente

Torino, 15 giu. (askanews) – Il King of Rap alla conquista degli stadi, mai prima di lui un rapper in Italia ha fatto questi numeri. Dopo il debutto di Bibione, a Torino con i 37 mila fan in delirio, Marracash ha scritto la storia del rap italiano. Dopo il successo di Marrageddon, il rapper ha alzato ancora una volta l’asticella del tour con oltre 270 venduti nelle diverse tappe.

Più di un semplice live da stadio, Marra ha voluto scrivere quello che lui ha definito un concept show, molto teatrale, recitato e sorprendente, ma soprattutto ipertecnologico. Sempre presente la dualità e il conflitto tra Fabio e Marra, tra l’uomo e l’artista, con colpi di teatro, per uno show che dura due ore e un quarto circa.

Lo show, suddiviso in sei atti – Ego, Memorie, Dubbi, Qualcosa in cui credere, Amore e Reconnect – si sviluppa come un epic movie dal vivo: al centro della scena prende forma e si racconta il conflitto tra Fabio, l’uomo, e Marracash, l’artista, narrato attraverso il repertorio dei suoi più grandi e recenti successi. Durante lo show, Fabio e Marracash scopriranno la loro inscindibile connessione, rivelata attraverso l’intensità delle performance dei brani della Trilogia: “Persona” (otto dischi di platino, 2019), “Noi, Loro, Gli Altri” (sette dischi di platino, 2021) ed “È Finita La Pace” (doppio disco di platino,… “Nel mio show non ci sono ruffianate con la maglia del Napoli e furberie con guest, ho voluto raccontare una storia, ci sono dei momenti di raccordo recitati, però non è come a teatro dove stai da solo sotto il riflettore, resta un concerto, con i tempi del concerto ma è difficile dare una definizione di questo show’ ha detto Fabio incontrando i giornalisti prima di salire sul palco, anche se lo show è fortemente cinematografico.

Il MARRA STADI25, prodotto da Friends & Partners, è approdato sui più importanti palchi del nostro Paese, accompagnato da un impiego di mezzi tecnologici e creativi mai visti prima per un tour di un artista italiano negli stadi. Un concept live magistrale, totalmente inedito e unico nel suo genere, un’esperienza immersiva su più livelli.

C’è tutta la forza delle rime di Marra ma c’è anche l’emozione del duetto con Madame, che poi ha cantato da sola “per il tuo bene”. Lei incarna lo spirito di Marra e riesce a trasportare il pubblico in un mondo diverso. Un’ospite coerente e pienamente inserita nel racconto che è presente in tutte le tappe dello tour. La sua cifra artistica, profonda e viscerale, si fonde con i temi identitari e psicologici esplorati da Marracash, rafforzando il cuore emotivo dello spettacolo. Un legame già reso potente dalla loro collaborazione in “L’anima”, brano contenuto nell’album Persona che incarna perfettamente il dualismo interiore alla base della narrazione dello show.

Un ruolo centrale sul palco la voce di Matilda De Angelis – in un ruolo d’eccezione che aggiunge profondità e potenza all’esperienza – che, in un dialogo costante con Marracash, guida lo spettatore dentro un universo sospeso tra realtà e finzione.

A completare lo show, un corpo di ballo con otto ballerini diretto dal coreografo Carlos Kahunga Kamizele, una band dal vivo e una serie di performere personaggi scenici che si alternano sul palco, mentre sullo sfondo dominano 5 imponenti robot costruiti per lo show alti dai tre ai sei metri, per un impatto visivo e narrativo totale. E naturalmente la presenza di MIND Industries, un’entità creata appositamente e incaricata del “Monitoraggio Interiore per la Neutralizzazione del Distacco”.

I prossimi appuntamenti sono mercoledì 25 giugno, anch’essa sold out, e giovedì 26 giugno allo Stadio San Siro di Milano, lunedì 30 giugno allo Stadio Olimpico di Roma e si concluderà sabato 5 luglio allo Stadio San Filippo di Messina.

Antoine de Romanet de Beaune: “Atomica? Dimensione metafisica tragica in quest’arma”

Nel 2024, per la prima volta, le spese delle nove potenze nucleari mondiali hanno superato la soglia dei cento miliardi di dollari. È quanto rivela l’ultimo rapporto dell’Ican, la Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari. Abbiamo chiesto a Antoine de Romanet de Beaune, vescovo ordinario militare per la Francia, di riflettere su questo tema alla luce dei dati emersi.

 

Cosa rivela la tendenza a un armamento in costante aumento?

Da alcuni anni viviamo il dramma del peccato originale dispiegato senza freni. Constatiamo una sorta di uso disinibito della potenza e della violenza, un disprezzo per le istituzioni internazionali, per le regole del diritto, per i trattati…una volontà di imporsi con una logica di forza pura, assolutamente preoccupante. Siamo passati da una logica di alternanza tra pace e guerra — dove la fine di una guerra era generalmente segnata dalla firma di un trattato, come quello di Versailles dopo la Prima Guerra Mondiale — a una logica di ciclo continuo di “competizione – confronto – scontro” di tutti contro tutti. Che si tratti di vicini, alleati, interlocutori o avversari, e in qualsiasi ambito: economico, finanziario, industriale, tecnologico, giuridico, normativo, culturale…e militare. Tutti questi aspetti sono oggi il terreno di rapporti di forza. L’esercito e le armi non sono che uno degli elementi di questi rapporti. Stiamo anche assistendo a un fenomeno spirituale e morale: si cerca di destabilizzare l’avversario colpendo la sua coscienza o le sue convinzioni più profonde. I social media mostrano costantemente questa volontà di destabilizzare e ferire l’altro con disprezzo, denigrazione, o vergogna verso ciò che rappresenta, compresa, o soprattutto, la sua dimensione religiosa, reale o presunta. Ciò che oggi è terribile e tragico è il modo in cui ogni realtà, concetto o oggetto può diventare un’arma: è quello che si chiama “arsenalizzazione”. Tutto può diventare mezzo o supporto di rapporti di forza. Ognuno vuole misurare la propria potenza, imporre la propria forza con una dimensione imperiale — e spesso imperialista — fantasiosa, che conduce al dramma delle tante guerre e degli innumerevoli morti che ogni anno segnano il nostro mondo, e che non possono che sconvolgere i nostri cuori e le nostre menti. Il modo in cui si lascia morire di fame o si maltrattano intere popolazioni non può che ferirci. Quando si muore in guerra, o a causa della guerra, qualunque sia l’arma o il mezzo che ha ucciso — per azione o per omissione — è sempre una tragedia. Purtroppo l’aumento del bilancio destinato alle armi nucleari è solo uno degli aspetti di una realtà molto più ampia, quella dell’incremento generale delle spese militari. Questo deriva dal modo in cui alcuni Stati, volendosi imporre ai vicini con la forza, obbligano gli altri ad avviare una dinamica di armamenti impressionante, con bilanci in forte crescita. Basta guardare a ciò che accade in Europa, dove i Paesi della Nato, spinti dagli Stati Uniti, stanno tutti passando dall’1% o dal 2% al 5% del proprio Pil dedicato alla difesa: qui non si parla più di un aumento del 10% come per le armi nucleari, ma di molto di più.

 

Il Trattato per la proibizione delle armi nucleari (TPAN) è entrato in vigore nel 2021 e la Santa Sede è stata uno dei suoi principali firmatari. Perché, secondo lei, è un testo importante?

È importante perché è un grido d’allarme profetico. Gli Stati firmatari del Trattato di non proliferazione sono invitati a prendere sul serio tutte le dimensioni di questo testo, a cominciare dall’impegno reciproco a intraprendere un processo di disarmo. È dunque un grido importante rivolto a tutte le autorità politiche, che sottolinea l’urgenza assoluta di parlare, dialogare, comunicare e cercare di ridurre al minimo la realtà fisica di queste armi. Questo può avvenire solo progressivamente. Papa Francesco l’ha detto chiaramente: «Il tempo è superiore allo spazio». Le cose devono essere fatte poco a poco. Bisogna quindi in un certo senso riattivare il Trattato di non proliferazione — firmato, lo ricordo, dalla maggior parte degli Stati del mondo — e sottolineare quanto l’arma stessa sia straordinariamente pericolosa, anche se oggi siamo in una logica di deterrenza. Ma avvertiamo chiaramente, alla luce dell’attualità — penso in particolare ai recenti raid aerei israeliani contro siti nucleari iraniani, operazioni condotte per impedire all’Iran di accedere all’arma nucleare — che qui si tocca qualcosa di molto specifico. C’è, in un certo senso, una dimensione metafisica tragica in quest’arma, poiché con essa si può davvero non solo porre fine a un mondo, ma anche semplicemente porre fine al mondo. L’arma nucleare ha questa particolarità di essere, in linea di principio, un’arma di “non impiego”. Tutta la sua logica paradossale sta nel fatto che essa contiene la violenza, in entrambi i sensi del termine: contiene, cioè racchiude una violenza terribile, ma allo stesso tempo contiene, cioè impedisce, l’uso di questa violenza. Se un possessore di quest’arma decidesse di usarla, subirebbe qualcosa di ancora peggiore. Ci troviamo qui in una sorta di equilibrio del terrore: la parola “equilibrio” può rassicurare; la parola “terrore” inquieta, giustamente. Ed è proprio questo il paradosso.

Fonte: L’Osservatore Romano – 14 giugno 2025

Titolo originale: L’urgenza del dialogo contro il pericolo atomico

Mezzogiorno cislino, allegoria di un’azione di governo. Ma quale?

Una storia lunga, dalle ACLI alla CISL

Si legge che l’acronimo CISL si traduce in Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori. La CISL prende origine ufficialmente nell’aprile del 1950 a partire dalla LCGIL (Libera CGIL), sindacato nato per scissione dalla CGIL nel 1948 su iniziativa di una corrente di ispirazione cristiana guidata dalle ACLI (Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani).

Fa sorridere l’antefatto che fa subito pensare ad una CGIL schiava di qualcuno, dalla quale doversi necessariamente svincolare.

C’è un costume antico per cui anche nella Prima Repubblica i segretari di quel sindacato, al termine del loro incarico, sono sempre traslocati in questo o quel partito, liberi di sceglierlo senza più addosso il fardello di una divisa che ne ventilasse una indipendenza dalla politica.

Il fianchetto di governo

Del resto, prima di Sbarra, precipitati nel gorgo della politica – secondo una robusta tradizione – Savino Pezzotta, Sergio D’Antoni ed altri ancora, e non solo nella CISL.

Alla fine della sceneggiata si fa prima a dire che ogni sindacato gioca da fiancheggiatore a questo o quel marchio politico, senza che ci sia alcuno scandalo da denunciare o che si levino sollevazioni di piazza.

Negli scacchi, così come nella vita, fare da fianchetto significa avere un controllo centrale della situazione, dando la possibilità all’alfiere di potersi sviluppare più efficacemente.

Nel nostro caso l’alfiere è stata Giorgia Meloni, che in questi giorni ha nominato Luigi Sbarra sottosegretario alle Politiche per il Sud.

Uomini, partiti e poltrone

Se ne legge un commento non proprio entusiasta di Annamaria Furlan, che prima di Sbarra è stata segretaria nazionale della CISL. Al termine del suo incarico si è prima accasata nel PD e poi in Italia Viva.

Anche lei non sembra aver brillato per immediata chiarezza di idee su dove collocarsi, ma anche su questo è inutile dolersi.

A Sbarra non sarebbe giusto sbarrare il passo e il suo nome non è tantomeno da barrare con la croce per depennarlo dall’elenco di quelli che si danno da fare per dare un contributo di idee e di azioni a favore del nostro Sud.

Sembra sempre che, in omaggio alle debolezze umane, sia bene occupare una poltrona per non impoltronirsi. Scritta in altro modo: è il desiderio di arricchire con la propria esperienza la politica, spesso a corto di qualità. È il dovere di trasmettere il sapere accumulato in tanti anni di lavoro mettendolo a disposizione del Paese.

C’è solo da chiedersi dove sia oggi la scia luminosa dei sindacati che meriti di irradiare anche governo e opposizione. Ma questa è un’altra storia.

Politica e sindacato: il filo interrotto del cattolicesimo sociale

Ha fatto discutere, e molto com’era prevedibile, la recente nomina di Gigi Sbarra, ex segretario generale della CISL ed esponente del cattolicesimo sociale, a sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai problemi del Sud.

Ha fatto discutere perché, al di là della decisione personale dell’ex leader della CISL, anche per un’altra ragione.

Perché secondo la vulgata generale – il cosiddetto “politicamente corretto” che trionfa nei salotti della sinistra radicale e massimalista – il sindacato oggi ha un senso e una “mission” nel nostro Paese solo se coincide con il modello politico dell’attuale segretario generale della CGIL, Maurizio Landini.

O meglio, tutto ciò che si allontana o che si differenzia da quella prassi è semplicemente da respingere, se non addirittura da criminalizzare politicamente. Come, puntualmente, avviene su tutti gli organi di informazione riconducibili alla sinistra.

E quindi, e di conseguenza, un sindacato è sulla retta via se ripropone la storica e ormai conosciutissima “cinghia di trasmissione” con il partito principale della sinistra italiana.

Con la differenza, non marginale, che oggi non si tratta più di un sindacato – come capitava nel passato – che segue fedelmente gli ordini del partito, ma, al contrario, è il sindacato stesso che detta l’agenda politica ai partiti di riferimento e all’intera coalizione progressista.

Come, del resto, è capitato puntualmente con l’ultima consultazione referendaria a proposito dei quesiti sul lavoro.

Una tradizione culturale da non archiviare

Ma, per tornare al tema iniziale, credo che non possiamo non ricordare che il destino e la prospettiva del cattolicesimo sociale, ieri come oggi, continuano a giocare un ruolo importante nel dibattito politico, culturale e sociale del nostro Paese.

Perché si tratta di una cultura politica che, dalla stesura nel 1891 della oramai celebre enciclica di Leone XIII Rerum Novarum, continua ad essere un asse portante della stessa presenza dei cattolici nella vita pubblica italiana.

E se oggi il cattolicesimo sociale, purtroppo, non svolge un ruolo significativo e visibile nelle dinamiche politiche italiane per la sostanziale assenza di un partito o di partiti che si rifanno a quella cultura politica, è compito di chi si riconosce in questo patrimonio culturale, politico ed etico impegnarsi affinché quei valori e quei principi abbiano, seppur in forma aggiornata e rivista, una nuova e rinnovata cittadinanza.

Non perché sia utile a questo filone di pensiero, ma per la semplice ragione che è necessario per la qualità della nostra democrazia e per lo stesso rinnovamento della politica italiana.

Una responsabilità da raccogliere

E, accanto alla dimensione politica, c’è indubbiamente quella sociale. E, su questo versante, la CISL continua ad essere, ieri come oggi, un pilastro insostituibile nella difesa e nella promozione concreta del cattolicesimo sociale attraverso l’azione quotidiana a difesa dei lavoratori e dei ceti popolari.

Certo, le stagioni storiche mutano e, di conseguenza, anche le condizioni concrete che possono garantire, o meno, la presenza attiva di questo patrimonio culturale e politico.

Basti pensare, per fare un solo esempio, al protagonismo politico, culturale, sindacale ed anche di governo svolto per molti anni da due significativi esponenti di questo filone di pensiero: Carlo Donat-Cattin e Franco Marini.

Due personalità che, attraverso il loro concreto magistero, hanno scandito la presenza attiva e rilevante del cattolicesimo sociale nelle dinamiche della politica italiana. Nei rispettivi partiti di riferimento come nel sindacato, nel dibattito all’interno dell’area cattolica come nella concreta azione di governo.

E se oggi mancano i grandi e riconosciuti punti di riferimento del passato, è altrettanto indubbio che il cattolicesimo sociale continua ad essere una cultura e un giacimento di valori che può e deve orientare e condizionare la cultura e la politica italiana.

Tocca a chi, appunto, si riconosce in quell’area ritrovare le motivazioni e l’entusiasmo per inverarlo nella società contemporanea.

Senza arroganza e senza alcuna presunzione intellettuale, ma sempre e solo attraverso il metodo del confronto, del dialogo e della proposta.

Come salvare il lavoro nell’era dell’AI: il tempo per decidere è ora

C’erano anni in cui il treno era molto più di un mezzo di trasporto: era un mondo. Le stazioni pullulavano di capistazione, addetti agli scambi manuali, personale ai segnali, controllori, operai nei depositi. Ma tra la fine degli anni ‘70 e i primi anni ‘90, tutto cambiò. Le Ferrovie dello Stato Italiane iniziarono una profonda trasformazione, spinta da una nuova ondata tecnologica: segnalamento centralizzato, automazione degli scambi, bigliettazione elettronica. Un treno non aveva più bisogno di dieci persone per muoversi da una città all’altra. Bastava un macchinista, un centro operativo, un software.

In quel contesto, migliaia di lavoratori si trovarono “di troppo”. Per evitare licenziamenti di massa, lo Stato spinse per una soluzione: il prepensionamento, anche con 15 o 20 anni di contributi. Tra il 1981 e il 1993 furono oltre 80.000 i dipendenti FS che lasciarono il lavoro in anticipo, e più di 40.000 lo fecero da veri e propri “baby pensionati”. A volte a soli 42 o 45 anni.

Non era solo un problema di conti pubblici. Era la fine di un’epoca, e l’inizio di una riflessione che oggi torna più che mai attuale: cosa succede al lavoro quando arriva una nuova tecnologia?

Come disse Luciano Gallino, sociologo del lavoro: “Abbiamo usato la tecnologia non per migliorare il lavoro umano, ma per ridurlo, scaricando sulla collettività il prezzo del progresso”.

Il presente che bussa: intelligenza artificiale e il futuro del lavoro in Italia

Oggi siamo a un nuovo bivio, forse più grande di quello vissuto dalle Ferrovie. Questa volta non si tratta solo di automazione meccanica, ma di qualcosa di più profondo: l’intelligenza artificiale, capace non solo di “fare”, ma di pensare, decidere, sostituire funzioni cognitive umane. E la sua diffusione sta accelerando.

Secondo studi del Politecnico di Milano, McKinsey e OCSE, l’AI trasformerà radicalmente interi settori dell’economia italiana. Nei prossimi 3 anni rischiano di sparire almeno 165.000 posti di lavoro, che diventeranno 305.000 in 5 anni, e oltre mezzo milione entro il 2035. Le aree più colpite? Banche, assicurazioni, logistica, amministrazione pubblica, sanità amministrativa e commercio al dettaglio.

Certo, l’AI può anche creare nuovi ruoli, ma la velocità con cui distrugge lavoro è più alta della capacità del mercato di crearne di nuovo e non è affatto detto che i lavoratori e i professionisti che perderanno il lavoro potranno svolgere i nuovi lavori che con l’AI si potranno generare. E allora che fare? Rassegnarsi a un futuro di cassa integrazione, redditi di cittadinanza, baby pensionamenti, oppure immaginare qualcosa di diverso?

Io, come intellettuale, studioso ed esperto di AI, condivido il pensiero dell’economista Jean-Paul Fitoussi, il quale diceva chiaramente: “La riduzione dell’orario di lavoro non è una rinuncia, è una redistribuzione dell’intelligenza”.

Il futuro che possiamo scegliere: meno lavoro, più vita. E una società più equa

C’è un’alternativa alla società dei baby pensionati digitali o delle persone eternamente assistite: usare la tecnologia per lavorare meno, ma meglio. Se le aziende che impiegano l’intelligenza artificiale producono di più con meno personale, allora devono condividere questa produttività.

Immaginiamo un sistema in cui, per legge o contratto, chi implementa AI in modo massiccio sia obbligato a ridurre l’orario di lavoro a parità di stipendio. Una sorta di part time redistribuito: 20/30 ore settimanali invece di 40.

Non è utopia. È già realtà in alcune sperimentazioni in Francia, Germania e Regno Unito. E i risultati? Maggior benessere dei lavoratori, più produttività, meno assenteismo, più domanda interna.

Un sistema così farebbe bene anche ai conti pubblici: meno cassa integrazione, meno pensionamenti anticipati, meno disagio sociale. E soprattutto, restituirebbe senso al progresso. Perché il vero valore dell’AI non è sostituire le persone, ma alleggerirle dalla fatica.

Lo stesso era accaduto con la macchina a vapore, che ci liberò da 12-14 ore di lavoro al giorno, o con l’energia elettrica che rese sicure e pulite le fabbriche.

Come scriveva Karl Polanyi: “Chi non governa una rivoluzione industriale, ne subirà le conseguenze. Peggio: la subirà in silenzio”.

Americo Bazzoffia

Docente universitario, giornalista, imprenditore, esperto di digital trasformation e Intelligenza artificiale

Padel, Major di Roma: Galan batte ancora Lebron, è finale al Foro

Roma, 14 giu. (askanews) – I “Chingalan” non mollano mai. Per conferma chiamare Juan Lebron e Franco Stupaczuk, gli altri due protagonisti della prima semifinale maschile del BNL Italy Major Premier Padel che sabato pomeriggio ha infiammato il campo Centrale al Foro Italico. Si chiude dunque con un’altra vittoria di Ale Galan (in coppia con Fede Chingotto) il nuovo capitolo della sfida contro Lebron, dopo la rocambolesca separazione del 2024. Da quando Ale ha deciso di iniziare un nuovo capitolo della sua carriera sportiva, sottolinea una nota, gli ex dominatori mondiali si sono affrontati cinque volte, tutte finite con il successo di Galan. Un bilancio schiacciante ma che non rende meno affascinanti i confronti diretti, sempre spettacolari come quello di oggi, con il pubblico schierato in due metà quasi perfette, ciascuna a sostegno dei due rivali.

Nella semifinale di sabato la coppia numero tre al mondo – Lebron e Stupa – si è imposta per 6-4 nel primo set grazie alle poche sbavature e con un mix di colpi precisi e intelligenti. Il tempo di rinfrescarsi in panchina, poi la reazione grintosa dei “Chingalan”, più precisi nei colpi e brillanti fisicamente rispetto alla prima parte di match, fino al 7-2 nel tie break che ha riequilibrato i giochi. Il divario fisico si è allargato nell’ultima partita: dopo il doppio break in avvio di Galan e Chingotto, il match ha preso una direzione precisa che ha regalato la finale (6-2 il risultato) ai numeri due del seeding. “Non è stata una delle nostre migliori partite perché abbiamo faticato molto all’inizio, ma abbiamo avuto il merito di lottare su ogni punto e grazie a questo abbiamo trovato la fiducia in noi stessi che ci serviva per ribaltare il risultato e vincere la partita – ha confessato Galan al termine dell’incontro – Siamo cresciuti nel secondo set e abbiamo trovato più colpi vincenti rispetto all’inizio. Il segreto è stato smettere di pensare al risultato, isolarci e pensare solo che eravamo in grado di rimontare”, ha concluso. Una reazione vincente che conferma, ancora una volta la loro forza fisica e mentale e li porta alla partita decisiva dove difenderanno il titolo vinto lo scorso anno.

CMB porta il futuro a Saronno: il nuovo quartiere Milano Nord

Milano, 14 giu. (askanews) – Saronno riparte dal futuro. Presentato il Progetto Milano Nord, ambizioso intervento di riqualificazione urbana firmato CMB che trasformer l’ex area industriale Pozzi Ginori in un quartiere modello. Dopo anni di abbandono infatti il luogo, diventato nel tempo simbolo di degrado, trover nuova vita e nuova visione. Una trasformazione su cui CMB punta da sempre nel suo approccio innovativo alla rigenerazione urbana.

Fabio Cambiaghi, Direttore Business Unit Immobiliare CMB, ha dichiarato: “Per CMB la sfida della riqualificazione delle aree, della rigenerazione urbana, un tema molto importante. Noi lavoriamo per un futuro delle citt e dove operiamo, dando nuovi impulsi a quei territori, impulsi che sono in genere di grande qualit e sostenibilit ambientale, sia nelle costruzioni, sia in tutto quello che riguarda la parte pubblica. chiaro che un’area come questa un’area abbastanza piccola rispetto ai grandi progetti di rigenerazione urbana, ma mette in collegamento diversi quartieri attraverso il verde, attraverso gli spazi ed i percorsi pubblici”.

Spettacoli, street art, sport, con il clou raggiunto con la danza aerea a 30 metri d’altezza a simulare la costruzione di una casa, visto come gesto collettivo, poetico e simbolico. CMB ha voluto offrire alla cittadinanza di Saronno una giornata di svago e di intrattenimento nell’Open Day di presentazione del progetto. L’obbiettivo chiaro: raccontare il quartiere, le sue potenzialit, la sua vitalit. Presente e futura. Raccontarla soprattutto a chi il quartiere vorr viverlo, scegliendo il verde e preferendo una vita alternativa a pochi minuti dalla metropoli.

Giorgio Raggi, Responsabile Immobiliare CMB, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: ” un intervento di qualificazione urbana che sorge sulla vecchia fabbrica della Pozzi Ginori, noi qui andremo a realizzare 110 alloggi con relativi box e cantina al piano interrato. Si tratta di un intervento in classe energetica A dotato di tutti gli elementi caratterizzanti un intervento di fascia alta di costruzione sul quale verranno realizzate anche una parte importante di opere pubbliche che sono funzionali. I cittadini di Saronno avranno la possibilit di utilizzare un parco che di corredo a quelle che sono le nuove costruzioni”.

L’Open Day non ha voluto solo celebrare il cantiere stesso, diventato per un giorno teatro delle attivit. Ha voluto rappresentare il primo abbraccio del nuovo quartiere alla sua cittadinanza. Ai genitori, ai nonni, ai pi piccoli, ai lavoratori. A chi dar vita vera alla visione di CMB.

In Vaticano la terza edizione del Business Ethics Summit

Roma, 14 giu. (askanews) – Si tenuta presso la suggestiva sede della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali in Citt del Vaticano la terza edizione del Business Ethics Summit organizzato da CORE. Un evento internazionale dedicato all’etica applicata al mondo del business. Main sponsor dell’iniziativa Axpo Italia e Banca Ifis, academic partner Boston College e content partner Lumsa Human Academy. Il summit ha posto un’attenta riflessione sulle rapide trasformazioni tecnologiche che se da un lato contribuiscono al miglioramento della condizione umana, dall’altro possono portare a disequilibri sociali. Abbiamo parlato con Salvatore Pinto, Chairman of the Board, Axpo:

“L’intelligenza artificiale uno strumento straordinario, porter un aumento della produttivit assolutamente incredibile, ma anche tanti equilibri. Secondo il World Economic Forum saranno creati 170 milioni di posti di lavoro ma se ne distruggeranno 92 milioni di posti di lavoro. Tra l’altro questo sviluppo non sar uguale in tutto il mondo e in tutti i posti, quindi assolutamente c’ bisogno di gestire questa situazione. Altrimenti gli squilibri sociali possono portare problemi molto importanti”.

Tre sessioni che hanno coinvolto esponenti del mondo aziendale, accademico e istituzionale sulle implicazioni etiche dello sviluppo tecnologico e su come le imprese possano promuovere modelli finanziari inclusivi, che riducano le disuguaglianze, invece, di amplificarle in particolare tra i giovani. poi intervenuto Brian Smith – Boston College:

“Etica e tecnologia possono andare d’accordo? Possono coesistere? Assolutamente s. Come riuscirci significa che le persone che progettano e sviluppano la tecnologia devono essere consapevoli dell’etica e progettare in modo etico, considerando questioni legate alla dignit umana e al benessere dell’essere umano nei prodotti che creano. E, in effetti, da un punto di vista educativo, dobbiamo chiederci: come possiamo creare spazi in cui designer, ingegneri del software e chi costruisce le nuove tecnologie possano davvero avere l’opportunit di apprendere l’etica e integrarla nel loro lavoro?”.

La domanda semplice, etica e progresso tecnologico possono andare d’accordo? Abbiamo parlato con Jim Breyer, Founder & CEO, Breyer Capital: “Sono un forte ottimista e credo fermamente che etica e tecnologia possano non solo coesistere, ma anche rafforzarsi a vicenda. Nell’ambito della medicina e dell’intelligenza artificiale, ad esempio, tecnologie come ChatGPT, Grok e altri modelli simili si basano sui dati presenti su internet. Tuttavia, in un campo come la medicina, fondamentale poter contare su dati affidabili, e quindi non appropriato, per cos dire, incorporare dati generici provenienti dal web per la salute e la medicina.

Dobbiamo utilizzare i dati dei migliori ospedali, delle scuole di medicina, delle riviste scientifiche: queste dovrebbero essere le fonti da cui attingere. Con dati provenienti da fonti affidabili e con la completa fiducia nei dati stessi, non solo si assister a una crescita esplosiva, ma si potranno anche trarre conclusioni etiche che aiuteranno le persone a vivere meglio, pi a lungo, e a rilevare precocemente molte malattie. La longevit potr migliorare, sar possibile diagnosticare in anticipo l’Alzheimer e la demenza, a condizione di avere i dati giusti. Molte delle aziende che sostengo partono proprio da dati medici straordinari.”

Etica e tecnologia sono intimamente legate, ma il progresso tecnologico richiede un costante confronto con i principi morali, sempre e comunque a beneficio dell’umanit.

Attacchi contro politici nel Minnesota: 2 morti e 2 feriti

Roma, 14 giu. (askanews) – Una parlamentare del Minnesota e il marito sono stati uccisi, mentre un secondo parlamentare e la moglie sono rimasti feriti in due attacchi distinti messi a segno dalla stessa persona ora ricercata dalle forze dell’ordine. Il governatore del Minnesota, Tim Walz, ha detto in conferenza stampa che i due attacchi sembrano essere “di matrice politica”. Walz ha precisato che la deputata Melissa Hortman e il marito Mark sono rimasti uccisi, mentre il senatore John Hoffman e la moglie Yvette sono stati operati per le ferite riportate, dicendosi quindi “moderatamente ottimista sul fatto che sopravviveranno”. Secondo quanto riportato dall’emittente Nbc, le autorità ritengono che il responsabile si sia presentato come un agente delle forze dell’ordine quando ha raggiunto le abitazioni delle vittime, situate a circa 12 chilometri di distanza l’una dall’altra nella periferia nord di Minneapolis.

Meloni al G7 in Canada, imbarazzo per Trump e "vittoria" sui migranti

Kananaskis (Canada), 14 giu. (askanews) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è attesa oggi a Kananaskis, nella provincia canadese dell’Alberta, per partecipare al G7, al via da domani.

Un summit che Donald Trump, esattamente come 7 anni fa, sempre in Canada, farà fallire. Nel giugno 2018 in Quebec il presidente Usa firmò la dichiarazione congiunta che era stata faticosamente messa insieme dagli sherpa. Ma già lontano dal Canada (era andato via prima del termine per un vertice a Singapore con il dittatore nordcoreano Kim Jong Un) ritirò via Twitter la sua adesione. A farlo infuriare fu l’allora premier canadese Justin Trudeau che in conferenza stampa criticò i dazi unilaterali americani. Definendo Trudeau “disonesto” e “debole”, Trump aveva anche rilanciato le minacce di una guerra commerciale. La sua decisione fu duramente criticata sia dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, secondo cui il presidente americano aveva “distrutto la credibilità del G7”, sia dal presidente francese Emmanuel Macron, per il quale “la cooperazione internazionale non può essere dettata da pugni di rabbia e dichiarazioni usa e getta”.

Al tavolo in Canada oggi sono cambiati quasi tutti gli invitati: restano solo Macron e lo stesso Trump, ancora una volta protagonista. Questa volta, però, per dirla con Geoffrey Holiday Hall, “La fine è nota”: la dichiarazione finale congiunta è già stata dichiarata impossibile ed è stata decisa una soluzione di ripiego. Troppe le differenze da colmare tra Usa e resto del mondo. Anche in questo caso, come sette anni fa, c’è un completo disaccordo sulla questione dei dazi. E in più ci sono anche le questioni del Medio Oriente e dell’Ucraina, con sensibilità assai diverse e un vertice Nato alle porte che potrebbe segnare il disimpegno americano dal conflitto in Europa. Dunque, semplicemente, la Presidenza canadese riassumerà l’esito dei lavori in un sintetico riepilogo. È inoltre previsto che i leader adottino sette brevi dichiarazioni (gli sherpa sono al lavoro) su altrettanti temi: finanziamento dello sviluppo; intelligenza artificiale; tecnologie quantistiche; lotta agli incendi; minerali critici; repressione transnazionale; contrasto al traffico di migranti.

La posizione di Trump, naturalmente, crea qualche imbarazzo nel governo italiano: al tavolo del G7, infatti, Giorgia Meloni è sicuramente la leader più vicina al tycoon. Per questo a Palazzo Chigi si evita di sottolineare il problema, piuttosto eccezionale, della mancanza di una dichiarazione finale e ci si concentra sul “successo” che la premier intende rivendicare. La dichiarazione sulla migrazione e sulla lotta al traffico di esseri umani – spiegano fonti diplomatiche – è stata proposta dall’Italia, con il supporto di Stati Uniti e Regno Unito, “per dare continuità al lavoro avviato con la Presidenza italiana del G7”. Nel comunicato finale del Vertice di Borgo Egnazia, infatti, i leader hanno concordato di dare vita ad una Coalizione G7 per prevenire e contrastare il traffico di migranti. La Coalizione prevede, tra le altre cose, lo scambio di informazioni di intelligence, iniziative investigative congiunte per smantellare le reti criminali, la confisca dei loro profitti illeciti, in linea con l’approccio “follow the money”, ideato da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino per combattere la mafia, colpendone gli interessi economici.

Al summit in Alberta domani sono in programma incontri bilaterali, mentre il summit si terrà lunedì e martedì diviso in sette sessioni. Lunedì 16 si parlerà di economia globale; crescita economica, sicurezza e resilienza; comunità sicure (con intervento di Meloni); rendere sicuro il mondo: temi geopolitici. La giornata di martedì sarà aperta da una sessione sul tema “Un’Ucraina forte e sovrana”, allargata alla partecipazione del presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky e del segretario generale della Nato Mark Rutte. La sessione sei vedrà le conclusioni della Presidenza canadese e la presentazione delle priorità della Presidenza francese del G7 nel 2026 mentre l’ultima sarà allargata al formato Outreach (i Paesi e le istituzioni ospiti) e dedicata a “Sicurezza energetica. Diversificazione, tecnologia e investimenti in un mondo che cambia”. (Dell’inviato Alberto Ferrarese).

Biennale Teatro, Ursina Lardi: teatro è politica, ci rende liberi

Venezia, 14 giu. (askanews) – “In tempi come questi, con le destre estreme e libertarie, ma anche con forze conservatrici più moderate che continuano a smantellare e annientare non solo i finanziamenti e le infrastrutture, ma le condizioni stesse che rendono possibile l’arte, fare teatro è diventato, di per sé, un atto politico. Il teatro, nel solo fatto di esistere, ci rivela come possiamo essere liberi. Ci impedisce di dimenticare ciò che l’uomo sa dell’uomo”. E’ un discorso memorabile quello con cui Ursina Lardi ha accettato il Leone d’argento per la Biennale Teatro, un discorso forte diretto, pronunciato tra l’altro davanti al ministro della Cultura Alessandro Giuli.

“Il teatro e l’arte in generale – ha aggiunto l’attrice svizzera – stanno vivendo una profonda perdita di significato. E non è soltanto una questione di tagli: non vengono meno solo i finanziamenti, ma anche il rispetto e la considerazione per chi fa cultura. Veniamo ridicolizzati, dichiarati inutili, superflui e innocui. E questo mi ferisce più di ogni censura, più di qualsiasi forma di pressione. I toni si sono fatti crudi, aggressivi. Ovunque. Quanta farsa! Quanto fumo! La classe politica entra in scena a gambe larghe, brutale, virile fino al grottesco, quasi primordiale, disumana. L’impatto è enorme. Paura, terrore, ogni giorno, e quel tintinnio di sciabole che risuona dappertutto. E dappertutto risposte semplici a domande complesse”.

“In un clima come questo – ha proseguito – ogni pensiero sfumato, ogni volto sensibile, ogni gesto di tenerezza, ogni tono lieve e sottile si impone come una presenza irrompente. Disturba. E agisce come mezzo di contrasto. E quindi sì, ha una sua logica se oggi è politicamente in voga banalizzarci e tentare di prosciugarci. Ora più che mai noi, protagonisti dell’arte e della cultura, dobbiamo unirci, stringerci in solidarietà, e opporci ai tentativi di metterci gli uni contro gli altri nelle imminenti lotte per la distribuzione delle risorse”.

“Dobbiamo confrontarci – ha concluso Ursina Lardi – sul palcoscenico e fuori, con tutte le questioni urgenti che la nostra contemporaneità ci impone, ma non dobbiamo ridurci a un semplice riflesso delle decisioni politiche – questo potere su di noi non dobbiamo concederlo”. E poi, a testimoninaza del valore rivendicato dalla poesia, il Leone d’argento ha letto dei versi di Walt Whitman.

ASACERT: Lucca, sfumato accordo per ripartire dalla Serie D

Roma, 14 giu. – Sfumata l’occasione di rilancio del calcio a Lucca, nonostante l’impegno concreto e la piena disponibilit dimostrata da ASACERT SB Spa -Ente di ispezione, certificazione, valutazione e formazione con numerosi accreditamenti in Italia e all’estero – per l’acquisizione del titolo sportivo di una societ, proprio al fine di favorire un percorso di rilancio, che avrebbe permesso alcalcio lucchese di partire dalla Serie D.

L’operazione si arenata, mancando le condizioni per la prosecuzione della trattativa con la societ interessata, nonostante le garanzie fornite da ASACERT e nonostante il ruolo attivo dell’Amministrazione Comunale di Lucca, che si era posta come facilitatrice dell’intesa tra le parti.

ASACERT prende atto, con rammarico, dell’esito negativo della vicenda, dopo aver investito tempo, risorse ed energie nella convinzione di poter contribuire concretamente al rilancio del calcio nella citt, come espressione autentica del territorio.

“Abbiamo creduto, sin dall’inizio, nella possibilit di ridare forza ad uno sport, ai suoi tifosi e a una citt che ha tutto il diritto di tornare a vivere soddisfazioni sportive all’altezza della sua storia. Purtroppo, le condizioni per procedere non si sono concretizzate. Rimane il rammarico, ma anche la consapevolezza di aver agito con seriet, trasparenza e passione”. Le parole di Fabrizio Capaccioli, Amministratore Delegato di ASACERT. “Ringraziamo l’Amministrazione comunale per aver favorito un dialogo nell’interesse di tutti coloro che hanno a cuore la possibilit di ridare una squadra all’altezza della citt.” Conclude l’imprenditore di origini toscane.

Bonelli: “Tajani disorientante, politica estera M.O. la fa Netanyahu”

Roma, 14 giu. (askanews) – ” stato disorientante sentire il ministro Tajani. Ha parlato di tutto fuorch dire qual la posizione di politica estera del governo su quanto accaduto. Da un lato dice che non bisogna fare avere la bomba atomica all’Iran, cosa su cui noi siamo d’accordo, dall’altro si dice d’accordo sull’attacco militare di Israele all’Iran e poi parla di de-escalation. Ci troviamo di fronte a una situazione drammatica, perch la politica estera la sta facendo Netanyahu che impone la politica della guerra a tutto il mondo. Siamo in una situazione preoccupante, bisogna fermare la logica della guerra”: lo ha dichiarato Angelo Bonelli, parlamentare di AVS, conversando con i giornalisti al termine dell’informativa del ministro Antonio Tajani sugli sviluppi della crisi tra Israele e Iran.

Taormina Film Festival, Miglior film "For your Sake" di Axel Monsú

Roma, 14 giu. (askanews) – “For your Sake” di Axel Monsú ha vinto come Miglior film al 71esimo Taormina Film Festival. La giuria, presieduta dall’attrice premio Oscar Da’Vine Joy Randolph, composta dalla costumista Sandy Powell, da Steven Gaydos, vicepresidente di Variety, da Ilenia Pastorelli e Alessandra Mastronardi per l’Italia, lo ha scelto tra i 10 titoli del Concorso Internazionale Lungometraggi.

Il film di Axel Monsú, con nel cast Sabrina Melgarejo, Gastón Ricaud e Jabes Alatiel Mulka, racconta dell’adolescente Zulma, costretta a crescere in un contesto rurale molto povero, dove vive seguendo i dettami che la famiglia e la comunità religiosa le impongono, finché non accade qualcosa che la spinge a prendere in mano le redini del proprio destino.

Come Migliora attrice ha vinto Ebada Hassan per “Brides – Giovani spose” di Nadia Fall, film su due ragazze in cerca di libertà che fuggono dalle loro vite nel Regno Unito per andare in Siria a sostenere l’Isis. Il premio per il Miglior attore è andato invece a Geoffrey Rush per il thriller psicologico “The Rule of Jenny Pen” di James Ashcroft.

Il riconoscimento per la Miglior regia è stato assegnato ad Alex Garland e Ray Mendoza per “Warfare – Tempo di guerra”, un film tratto da una storia vera, un’immersione nella realtà dei conflitti moderni, realizzato sulla base dei ricordi, delle testimonianze e delle esperienze vissute sul campo da un gruppo di uomini dei corpi speciali della marina americana, i Navy Seal – tra cui lo stesso Mendoza – che hanno partecipato a una missione ad alto rischio a Ramadi, in Iraq, nel 2006.

Il Concorso è ritornato a Taormina in questa edizione 71 del festival, fortemente voluto dalla direttrice artistica Tiziana Rocca.

Luiss presenta l’Osservatorio sul Rischio Geopolitico

Roma, 14 giu. (askanews) – stato inaugurato presso la Sala delle Colonne dell’Universit Luiss, l’Osservatorio sul Rischio Geopolitico (GRO), una nuova iniziativa scientifica pensata per offrire a decisori pubblici e privati uno strumento avanzato di analisi, prevenzione e gestione del rischio geopolitico in un contesto attuale segnato da una crescente instabilit.

Giampiero Massolo, Direttore dell’Osservatorio sul Rischio Geopolitico Luiss, ha dichiarato: “Viviamo in un mondo molto incerto nel quale le variabili geopolitiche influenzano sempre di pi, purtroppo in negativo, perch restringono i margini delle decisioni delle istituzioni, delle aziende. Per questi motivi noi abbiamo pensato con l’Universit Luiss di fornire uno strumento proprio per aiutare ad orientare. Non si tratta solo di uno strumento che racconta la geopolitica delineandone le tendenze, ma uno strumento che quantificher il rischio geopolitico attraverso dei dati, attraverso un modello matematico e questa un’esperienza relativamente nuova nel panorama italiano”.

Carolina Di Stefano, Docente della Luiss Guido Carli, ha aggiunto: “L’obiettivo di questo Osservatorio mandare avanti questo indice di rischio geopolitico che un prodotto interamente originale dell’Osservatorio e poi avere dei prodotti analitici pensate per le aziende proprio per valutare il rischio, non solo puramente economico, ma anche geopolitico”.

Il nuovo Osservatorio, nato all’interno del Centro di Ricerca in Strategic Change “Franco Fontana”, si preannuncia fondamentale in uno scenario internazionale sempre pi condizionato dalle evoluzioni geopolitiche, nel quale risulta essenziale trovare un orientamento per prendere decisioni consapevoli, tempestive ed informate.

A sostenere l’evento di lancio del GRO ed il progetto stata Intesa Sanpaolo, attraverso anche le parole del suo Chief Institutional Affairs and External Communication Officer Stefano Lucchini, che ha spiegato: “Abbiamo aderito a questa nuova iniziativa per tre ragioni: la prima, le proposte dell’Ambasciatore Massolo sono sempre orientate al bene comune; la seconda, perch la Luiss fa parte da molti anni della cultura di Intesa Sanpaolo: il luogo della formazione che rispecchia i valori di impegno sociale che contraddistinguono Intesa Sanpaolo; infine, l’Osservatorio in linea con l’identit storica delle banche: investire nel sapere e diffondere la conoscenza, per comprendere il cambiamento. Oggi, in un mondo in cui la velocit delle trasformazioni esponenziale, non si pu pi prescindere dal contesto geopolitico, che si tratti di investimenti all’estero, di finanziamento, di pianificare politiche economiche o strategie di impresa nel breve-medio termine”.

Nel corso dell’evento stato inoltre illustrato il White Paper del GRO a cura Manfredi Valeriani, pubblicazione dell’Osservatorio che sintetizza l’approccio metodologico e i principali prodotti che verranno realizzati.

Tajani: spero Iran partecipi a tavolo Oman, senn Italia disponibile

Roma, 14 giu. (askanews) – “Bisogna trattare con gli iraniani, se vogliamo la trattativa dobbiamo far sedere al tavolo gli iraniani con gli americani, l’unico percorso possibile, senn bisogna farlo con gli israeliani, mi pare pi difficile. Mi auguro che l’Iran dica di s e partecipi a Mascate all’incontro. Non sar facile, ma non dobbiamo interrompere il percorso negoziale. Io l’ho gi detto sia agli iraniani, sia agli israeliani, sia agli omaniti, che siamo pronti a continuare in Italia”: lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, parlando con i giornalisti dopo aver riferito alle Commissioni Esteri di Camera e Senato, mentre l’Iran ha detto che i negoziati sono ormai “privi

di senso”, pur non avendo preso una decisione sulla partecipazione alla riunione in programma domenica a Mascate, la capitale dell’Oman.

Tajani: cambiare legge elettorale? Non sono contrario a proporzionale

Roma, 14 giu. (askanews) – Cambiare la legge elettorale? “Io ho sempre detto che sono favorevole al proporzionale, se si va nella direzione della legge elettorale del proporzionale, quella che c’ nell’elezione del sindaco e del presidente di Regione, non sarei contrario, vedr poi il Parlamento, vedranno le forze del centro-destra anche parlando con l’opposizione, ma io non sarei contrario, forse perch sono sempre stato eletto con il proporzionale, eccetto l’ultima volta”: lo ha detto parlando con i giornalisti il ministro degli Esteri e vice-premier di Forza Italia, Antonio Tajani, al termine dell’intervento davanti alle Commissioni Esteri di Camera e Senato sugli attacchi tra Israele e Iran.

Entro la legislatura “se si vuole si pu fare, non sono contrario. Il mio partito non contrario”, ha sottolineato ancora Tajani.

L.elettorale, Tajani: Fi favorevole a proporzionale entro legislatura

Roma, 14 giu. (askanews) – Cambiare la legge elettorale? “Io ho sempre detto che sono favorevole al proporzionale, se si va nella direzione della legge elettorale del proporzionale quella che c’è nell’elezione del sindaco e del presidente di Regione, non sarei contrario, vedrà poi il Parlamento, vedranno le forze del centro-destra anche parlando con l’opposizione, ma io non sarei contrario, forse perché sono sempre stato eletto con il proporzionale, eccetto l’ultima volta”. Lo ha affermato parlando a Montecitorio con i giornalisti, il vicepremier e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, al termine dell’intervento davanti alle Commissioni Esteri di Camera e Senato sul conflitto Israele-Iran.Entro la legislatura “se si vuole si può fare, non sono contrario. Il mio partito non è contrario”, ha sottolineato ancora Tajani.

Tennis, Sinner: Ping pong e amici per smaltire Parigi

Roma, 14 giu. (askanews) – Jannik Sinner torna a parlare per la prima volta dopo la finale del Roland Garros. “Ho passato qualche giorno con gli amici e i miei familiari divertendomi a fare cose semplici, come giocare a ping pong. Per me è importante trovare il tempo e il modo per vivere un po’ la normalità, ho la fortuna di essere circondato da persone che tengono a me e mi vogliono molto bene” le sue parole a Sky nella giornata dedicata ai media nel torneo di Halle, dove difende il titolo. L’atteggiamento positivo è la chiave per superare la delusione secondo il n. 1 : “Dipende sempre come uno riesce a reagire e uscirne e anche di cosa si vuole o non vuole vedere -ha detto ai microfoni di Sky -. Posso concentrarmi sui match point mancati oppure vedere una partita mai così buona su quella superficie. Una partita dove mentalmente sono stato sul pezzo per cinque ore e mezzo”. Per Sinner il singolare probabilmente martedì, mentre già domani è previsto il suo esordio in doppio con l’amico Lorenzo Sonego, protagonista insieme a lui della cavalcata di Davis 2023.

Santanch a Capri: Overtourism non problema, vanno gestiti i flussi

Capri, 14 giu. (askanews) – La ministra del Turismo Daniela Santanch intervenuta a Capri alla terza edizione della rassegna Capri d’Autore, intervistata dalla giornalista Myrta Merlino sulla terrazza dei Giardini di Augusto (organizza Vis Factor).

“Lo stato del turismo in Italia assolutamente ottimo – ha detto Santanch a margine – il merito prima di tutto dei nostri imprenditori e dei lavoratori del settore. Il governo e il ministero del Turismo hanno cercato di creare le migliori condizioni perch questo settore possa prosperare in termini di ricchezza, che significa anche maggiore occupazione, e per cogliere la sfida che abbiamo di fronte che quella della qualit e non della quantit”.

A una domanda sull’overtourism, che preoccupa non solo i cittadini del Bel Paese, Santanch ha replicato:

“A me pensare che ci siano troppi turisti, sinceramente, una cosa che mi lascia un po’ perplessa”, sottolinea la ministra parlando a margine con i giornalisti.

“Forse non si stati sinora capaci di gestire i flussi, lei pensi che il 75% dei nostri turisti utilizza il 4% del nostro territorio nazionale. Capisce che non una questione di troppi turisti, ma di flussi che non vengono gestiti, che non sono mai stati gestiti in passato, non si mai pensato a questo problema, perch si sempre pensato ai numeri. Noi siamo una piccola nazione, abbiamo piccole localit. Pensi siamo a Capri, alle isole minori. Ma la gestione dei flussi fondamentale e su questo dobbiamo lavorare”.

Laika in azione a sostegno di Arcigay Roma: "No pride in Genocide!"

Roma, 14 giu. (askanews) – L'”artivista” Laika – nota per le sue opere di street art di denuncia sociale – è entrata in azione nella capitale a supporto di Arcigay Roma, con la quale già aveva realizzato il murale “Ricordatemi come vi pare” dedicato a Michela Murgia e il murale “Out of the closet” per il Coming Out Day 2024. All’alba, centinaia di poster sono comparsi lungo tutto il percorso del Roma Pride, che si tiene nel pomeriggio nel centro della Capitale: l’opera raffigura un soldato israeliano dell’IDF che sventola una bandiera rainbow sanguinante, sotto alla scritta “No Pride in Genocide – Laika 1954 supports Arcigay Roma”.

Laika ha scelto di far sentire la sua voce ancora una volta accanto a quella di Arcigay Roma, dopo che l’associazione ha pubblicato sui propri social un video di denuncia verso l’organizzazione del Roma Pride. L'”artivista” si è associata all’associazione LGBTQIA+ per denunciare il rainbow washing sionista e il silenzio di molti Pride di fronte al genocidio del popolo palestinese.

“Ho scelto di sostenere, con un’azione visibile e diretta, la posizione assunta da Arcigay Roma. Credo sia urgente e imprescindibile che il movimento Queer nel suo insieme prenda una posizione chiara sul genocidio in corso a Gaza, da parte dello Stato di Israele. Nessuna lotta per i diritti civili può dirsi credibile se sceglie di ignorare, giustificare o tacere di fronte a una pulizia etnica. È inaccettabile che tra gli sponsor ufficiali del Pride di Roma figurino aziende come Starbucks e Procter & Gamble, che finanziano apertamente uno Stato responsabile di crimini contro l’umanità. Normalizzare questa complicità è una forma di silenzio colpevole”, ha dichiarato Laika.

“Fra 50 e 90 mila persone uccise, di cui almeno 15mila bambini e bambine. Soldati che dichiarano di voler sterminare ogni civile e civili che vengono massacrati mentre sono in fila per cibo e cure. Come Arcigay Roma, crediamo che oggi non possa esistere alcuna manifestazione di orgoglio queer che ignori l’oppressione genocida di Israele sulla popolazione palestinese. Anche quest’anno abbiamo scelto di attraversare il Roma Pride, perché il Pride di ogni città deve appartenere alla sua comunità, ma lo faremo con una postura sempre più critica”, hanno aggiunto Rachele Giuliano e Pietro Turano di Arcigay Roma, nel video pubblicato sui social dell’associazione.

“In questo momento storico, non prendere posizione equivale ad essere complici. Non posso riconoscere come alleati chi dice di difendere i diritti delle persone LGBTQIA+ mentre legittima – direttamente o indirettamente – l’oppressione e l’uccisione di altre popolazioni. Le mani sporche di sangue non si possono ripulire sventolando una bandiera arcobaleno, come hanno fatto, in modo vergognoso, anche alcuni soldati dell’IDF nei video girati tra le macerie di Gaza. No Pride in Genocide!”, conclude Laika.

Difesa,Conte: riarmo Paesi Nato e Ue follia, Picerno non rappresenta Pd

Roma, 14 giu. (askanews) – La vicepresidente Pd dell’Europarlamento Pina Picerno favorevole al riarmo dei Paesi Ue e all’innalzamento al 5% della spesa per la difesa militare sul tavolo del vertice Nato di fine mese “è’ solo un singolo esponente” e quella “non è la posizione dell’intero Pd”. Dunque “il Movimento 5 stelle non fa scintille con il Pd”. Lo ha precisato nel corso di un incontro stampa a Salerno, il presidente M5s Giuseppe Conte

“In Europa – ha scandito- la nostra posizione è molto chiara: è contro il riarmo, è contro la follia di arrivare al 5% per quanto riguarda gli investimenti per le spese militari. Dobbiamo investire nella politica con la P maiuscola e nella diplomazia, non nella produzione di armi. Abbiamo bisogno di costruire orizzonti di pace”.

“Oggi – ha concluso Conte- sono qui perché in tutta Italia ci sono gazebo, volantini, un network giovani che ci sta chiedendo di investire sul loro futuro e non sulle armi. Ce lo chiedono loro e ci stanno spiegando come e perché, con molta più saggezza dei nostri governanti, tutto questo è una follia che porta a escalation, distrugge il nostro modello sociale e di welfare, e non ci arrecherà maggiore sicurezza, solo più incertezza”.

Israele-Iran, Schlein: non accetteremo che faccia dimenticare Gaza

Roma, 14 giu. (askanews) – “Noi non accetteremo che questa grave vicenda, questo attacco all’Iran e le sue conseguenze, facciano dimenticare Gaza nel dibattito europeo e anche nel dibattito italiano”. Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, durante il dibattito seguito all’audizione del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, davanti alle commissioni Esteri di Camera e Senato.

“Noi – ha aggiunto – continuiamo a chiedere oltre il cessate il fuoco, la liberazione incondizionata di tutti gli ostaggi israeliani, le sanzioni per il governo di estrema destra di Netanyahu e anche il riconoscimento dello stato di Palestina, perché pure i palestinesi come gli israeliani hanno pieno diritto a vedersi riconosciuto uno Stato in cui vivere in pace e sicurezza e non li dobbiamo dimenticare perché si apre un altro fronte”.

Israele-Iran Schlein: Meloni non schiacci l?Italia su umori alterni Trump

Roma, 14 giu. (askanews) – “Io chiedo a lei, e per il suo tramite anche alla presidente Meloni, di non schiacciare il Paese sugli umori alterni di Trump e di riportarli invece fortemente sui binari della nostra tradizione diplomatica e politica per svolgere un ruolo che sventi questa escalation”, quindi “che l’Italia sia all’altezza del ruolo che la sua vocazione e la sua geografia le hanno consegnato anche e soprattutto nello scenario mediorientale”. Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, durante il dibattito seguito all’audizione del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, davanti alle commissioni Esteri di Camera e Senato.

Israele-Iran, Schlein a Tajani: il Governo deve fermare Nethanyau

Roma, 14 giu. (askanews) – “La Costituzione all’articolo 11 stabilisce che l’Italia ripudia la guerra come strumento per la risoluzione delle controversie internazionali. E’quello che invece il governo di Nethanyau ha fatto e sta facendo. Noi chiediami al governo italiano di essere conseguente con la nostra Costiutuzione: frenare l’escalation,favorire lka de-escaltion come lei ha detto. È solo questo: va fermato Netahanyau. Ha spiazziato e scavalcato anche Trump. Il negoziato Usa-Teheran è stata la prima vittima diplomatica dell’attacco di Israele all’Iran condotto da Netahanyau”.Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein, parlando in commissione Esteri sull’informativa del ministro degli Esteri Antonio Tajani sulla guerra Israele-Iran.-

Il Papa: dialogo sincero per un mondo libero dalla minaccia nucleare

Roma, 14 giu. (askanews) – “L’impegno per costruire un mondo più sicuro e libero dalla minaccia nucleare va perseguito attraverso un incontro rispettoso ed un dialogo sincero, per edificare una pace duratura fondata sulla giustizia, sulla fraternità e sul bene comune”. Così Papa Leone XIV al termine dell’Udienza generale di oggi nella Basilica di S. Pietro.

Il Papa ha anche detto: “Nessuno dovrebbe mai minacciare l’esistenza dell’altro: è dovere di tutti i Paesi sostenere la causa della pace, avviando cammini di riconciliazione e favorendo soluzioni che garantiscano sicurezza e dignità per tutti”.

M.O..Renzi: due Stati Israele-Palestina e un Iran libero da dittatura ayatollah

Rapallo (Genova), 14 giu. (askanews) – “Vedo un’Europa debole, un’Italia debolissima e vedo anche una mancanza di leadership da parte delle potenze che dovrebbero oggi giocare un ruolo diverso. Noi richiamiamo è il principio dei due Stati e dei due popoli per quello che riguarda Israele e Palestina e di un Iran che sia finalmente libero dalla dittatura degli ayatollah”. Lo ha detto il presidente di Italia Viva, Matteo Renzi, a Rapallo (Genova) per il convegno dei Giovani imprenditori di Confindustria.

“In questo nuovo disordine mondiale che caratterizza ormai il pianeta da qualche anno, oggi la guerra Israele-Iran è una guerra che costituisce un ulteriore elemento di preoccupazione”, ha detto Renzi. “Da un lato c’è il diritto sacrosanto di Israele a difendersi, a evitare che una bomba nucleare distrugga l’esperienza di Israele. Dall’altro c’è il tema di come affrontare la minaccia nucleare iraniana, perché l’escalation militare rischia di produrre effetti opposti, di accelerare nella direzione sbagliata. Quindi occorrerebbe la politica e la diplomazia internazionale”, ha chiosato.

Aperte le iscrizioni all’ undicesimo campionato mondiale del fungo

Roma 14 giu. (askanews) – L’11 e il 12 ottobre 2025 torna a Cerreto la competizione interamente dedicata al fungo porcino – da cercare raccogliere studiare raccontare fotografare e cucinare. Da un’idea di Frà Ranaldo il Parco Nazionale dell’Appennino tosco emiliano ed I Briganti di Cerreto in collaborazione con l’associazione “APB – A Passeggio nel Bosco” e Geoticket con il patrocinio del Comune di Ventasso organizzano per l’undicesimo anno consecutivo il Campionato Mondiale del fungo a Cerreto.

La competizione tra fungaioli anche quest’anno mette al centro non solo il porcino ma anche la cura responsabile del bosco e la consapevolezza. Per questo i partecipanti sabato 11 devono prendere parte alla serata formativa organizzata dal Parco Nazionale con esperti e gestori dei boschi. Novità di quest’anno è la tappa a Cerreto Alpi sabato 11 ottobre per la consegna pettorali e per conoscere il borgo dove vivono i Briganti organizzatori di questo evento tanto atteso.

Domenica il punto di ritrovo sarà il Palaghiaccio che dopo anni di ristrutturazione torna finalmente ad essere il fulcro dell’evento.

Questo il programma: sabato 11 ottobre 2025 – Dalle ore 8 a Cerreto Alpi consegna pettorali presso il Rifugio dei Briganti – Per le vie del borgo cibo mostre esposizioni ed eventi di artisti locali e musica itinerante con i menestrelli della Garfagnana.- “Funghi dalla raccolta alla padella” e mostra micologica a cura di Associazione APB “A passeggio nel bosco” – Dalle ore 9.00 Trekking con guida GAE e micologo organizzato da Gianni Luca’ Guida Ambientale Escursionistica in collaborazione con Associazione APB “A passeggio nel bosco” – Dalle ore 10.00 Escursione gratuita in E-Mtb tra i colori dell’autunno Organizzata da Varella Bike Cerreto Laghi – Dalle ore 17 a Cerreto Laghi presso il Palaghiaccio serata formativa obbligatoria

Domenica 12 ottobre Cerreto Laghi re 7.00: ritrovo per partenza competizione presso il Palaghiaccio Ore 7.30: appello Ore 8.00: Inizio gara Ore 12.00: Fine gara Ore 15.00: Proclamazione del vincitore, premiazioni e festa finale

Per le vie del paese mercato artigianale e gastronomico e musica itinerante con i menestrelli della Garfagnana. Nei ristoranti: Funghi in tavola – menù tipici a prezzi speciali. E’ possibile ttare il Parco Nazionale e richiedere il modulo

Tajani: non ci sono criticità tra gli italiani in Iran e Israele

Roma, 14 giu. (askanews) – In Medio Oriente ci sono circa 50mila italiani e al momento “non ci sono state segnalazioni di situazioni critiche”. Lo ha affermato oggi il ministro degli Esteri Antonio Tajani riferendo oggi alle Commissioni Esteri di Camera e Senato.

“Nella prima mattinata ho presieduto una riunione dell’Unità di Crisi con tutti gli ambasciatori della Regione, le nostre ambasciate a Mosca e a Washington e la nostra rappresentanza a Vienna, iniziativa che ho ripetuto questa mattina prima di venire a riferire qui alla Camera, riunione allargata anche all’ambasciatore in Cina. Attualmente si trovano circa 50.000 italiani in tutta la Regione mediorientale. La presenza è più significativa in Israele con circa 20.000 connazionali, mentre sono circa 500 quelli residenti in Iran”, ha detto Tajani.

“Al momento – ha precisato – non ci sono state segnalazioni di situazioni critiche. A questi 50.000 connazionali si aggiungono circa 2.500 militari presenti nell’area dall’Iraq al Libano, dal Golfo al Sinai, che seguiamo insieme al Ministero della Difesa. Le nostre ambasciate sono in contatto con tutti i connazionali, alcuni dei quali hanno chiesto informazioni per rientrare in Italia. Stanno tutti bene, stanno ricevendo uno ad uno ogni possibile assistenza, tenendo conto dell’interruzione del traffico aereo nella Regione”.

Israele effettua nuovi attacchi in Iran, gli aggiornamenti

Roma, 14 giu. (askanews) – Ulteriori attacchi sono portati avanti in Iran da parte delle forze israeliane. Secondo i media locali, sono stati colpiti la raffineria di Tabriz e altre siti a Khorramabad, Kermanshah in Iran occidentale. Il consigliere del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, Dmitry Gendelman, ha dichiarato oggi che le Forze di difesa israeliane (IDF) stanno ampliando la loro operazione contro il programma nucleare iraniano. “Le IDF stanno estendendo la loro operazione su larga scala in Iran, prendendo di mira il suo programma nucleare e in risposta all’aggressione continua del regime”, ha scritto Gendelman su Telegram. Il consigliere ha specificato che gli attacchi sono diretti contro strutture chiave, inclusi siti di lancio di missili balistici, basi militari e infrastrutture strategiche.

Biennale Teatro, l’oscura grandezza di Romeo Castellucci

Venezia, 14 lug. (askanews) – Il teatro di Romeo Castellucci è, per definizione, totale e lascia aperte le porte a molte possibili interpretazioni, anche per via del “grande amore per la contraddizione” che lo stesso regista rivendica. Così nell’ambito della Biennale Teatro di Willem Dafoe, Castellucci ha portato nel quasi-labirinto sull’isola del Lazzaretto vecchio affacciata sul Lido l’azione drammaturgia “I mangiatori di patate”, presentato a Venezia in prima assoluta. Il titolo rimanda a un celebre dipinto di Van Gogh e sia i colori del luogo sia alcune figure che fanno la loro dolorosa comparsa nello spettacolo potrebbero far pensare al collegamento tra le due opere d’arte. Ma lo stesso Castellucci spiega che il titolo fa solo da “porta d’ingresso”. E il resto è lasciato alle sensazioni, forti, che gli spettatori, chiamati a muoversi attraverso i diversi spazi del Lazzaretto, devono decifrare da soli.

La dimensione temporale è la prima che si smarrisce, una vota entrati nello spazio dell’azione. Quello che vediamo sembra provenire contemporaneamente dal passato e dal futuro. Ci sono corpi, fin da subito, ma non sono umani, sono qualcosa che forse un tempo era stato umano, ma oggi è un ibrido, una forma forse ancora non conosciuta. Compaiono delle macchine, che sembrano mostri partoriti dalla nostra stessa coscienza tradita da secoli di orrori. Macchine che potrebbero essere aliene o potrebbero rappresentare il nostro stesso senso di colpa occidentale.

Poi, nell’oscurità, arriva una tempesta di vento e dal buio emerge la statua di un grande angelo, di spalle, ma con magnifiche ali, ali nere e spaventose come quelle che Pietro Citati attribuiva allo Stavrogin di Dostoevskij, ma forse sono solo quelle del Satana caduto di Milton. È probabilmente il momento più forte dell’azione, quello che rompe le distanze tra il teatro e noi che lo osserviamo, quello che evoca l’apocalisse e ci porta giù nel buio di una miniera, mondo infero e schiacciato dal peso della storia, illuminato solo da stelle nere che sembrano mangiare la loro stessa energia.

È in questo spazio che, contro oggi previsione, si prova a costruire una Rivelazione, quasi una Risurrezione di un corpo bianchissimo, che potremmo immaginare destinato a portare una salvezza. Ma la rivelazione, quando sembra essere sul puto di arrivare, si rivela incomprensibile, parlata da una sorta di bocca aliena che rende inutile ogni tentativo di capire. Neppure la grande statua dell’angelo, ora decapitato, può aiutarci, anzi, anch’essa viene posseduta d questa voce che non dice e fa fallire la speranza. Non sembra esserci nessuna via d’uscita, ma forse già la messa in scena soffocante si rivela una delle forme che rendono possibile almeno pensare che una strada da qualche parte esista. Nello spazio scenico e sentimentale del lavoro di Castellucci non ci è però dato sapere dove possa essere questa strada.

Costruito con un’attenzione totalizzante a ogni gesto cosi come e a ogni rumore e alla forma della luce, “I mangiatori di patate” è un enigma costruito però usando le posizioni dei corpi della pittura rinascimentale. Ogni singolo muscolo degli attori sembra appartenere del tutto alla dimensione dell’arte, e questo può rappresentare il senso di un possibile riscatto, di una ipotetica uscita da quelle tenebre. Ma, anche se così fosse e non c’è ovviamente alcune certezza, se riscatto ci sarà sarà al di fuori dello spazio della drammaturgia, sarà altrove, lontano dallo spettacolo. Che anche in questo sembra esprimere tutta la sua grandezza oscura e brillante. (Leonardo Merlini)

Immagine: La Biennale di Venezia

Tra due poli radicalizzati l’altra via del riformismo

Le speranze alla fine della Prima Repubblica

All’indomani della crisi della Prima Repubblica, si aprì un dibattito serrato tra coloro che, provenendo dall’esperienza della Democrazia Cristiana, cercavano una nuova collocazione politica. La domanda era radicale: costruire un “centro” autonomo, distinto e competitivo rispetto alla sinistra, oppure aderire alla logica bipolare che andava affermandosi, prendendo parte al centrosinistra?

Io, lo confesso, aderii con convinzione alla seconda ipotesi. Credevo – e in parte credo ancora – nella forza della storia e delle idee che avevano ispirato la costruzione democratica del Paese nel secondo dopoguerra. Una democrazia fondata sull’esclusione delle culture politiche che avevano segnato il Novecento totalitario: comunismo e fascismo. In quella logica, appariva naturale – e necessaria – la costruzione di un’alleanza riformista tra le forze democratiche e i post-comunisti, con l’obiettivo di accompagnarne una definitiva evoluzione  in chiave socialdemocratica. Al contempo, si poteva auspicare la nascita di un polo conservatore moderno, non nostalgico, anzi estraneo all’eredità del fascismo.

La dialettica democratica si è radicalizzata

Purtroppo la storia ha preso un’altra strada. La dialettica tra due poli “orientati al centro” si è rivelata col tempo una pia illusione. Anziché un confronto maturo tra riformismo democratico e conservatorismo di tipo europeo, abbiamo assistito a una radicalizzazione del quadro politico, in cui è difficile oggi scorgere veri interlocutori moderati, a sinistra come a destra. Non è certo il povero Sbarra, per quanto animato da buone intenzioni, a incarnare una scommessa di emanipazione della destra dai suoi storici limiti, nonché dalla sue persistenti inclinazioni illiberali.

Nel frattempo, il centrosinistra ha visto indebolirsi la propria vicazione riformista, sicché il Partito Democratico appare incapace di riconnettersi con le culture politiche che ne avevano giustificato la nascita.

Ricominciare dal basso, con spirito di servizio

Eppure una speranza esiste. Ma non si trova nei giochi di palazzo o nelle ricomposizioni verticistiche. L’unica via realistica passa per la destrutturazione dei due poli, e la ricomposizione – paziente ma decisa – di una nuova area democratica, popolare e riformatrice. Una costellazione composta da moderati sparsi, ex popolari, liberaldemocratici, ex dirigenti del PD e realtà associative e produttive dell’Italia “minore”, quella che non fa rumore ma tiene in piedi il Paese.

Queste energie possono convergere solo se si ha il coraggio di anteporre il bene comune alle convenienze individuali. È qui che si misura la vera “generosità della politica”: la capacità di rinunciare a un tornaconto immediato per contribuire alla costruzione di un’alternativa seria, ispirata alla nostra migliore tradizione democratica e costituzionale.

 

Dare battaglia, non cedere alla rassegnazione

Tutte le analisi demoscopiche più attendibili convergono: questa area potenziale supera il 20%. E allora perché nessuno riesce a riaprire i giochi per dare voce a questo sentire diffuso eppure privo di rappresentanza?

È su questa prospettiva che vale la pena lavorare o, come si dice, dare battaglia. Non per inseguire uno “strapuntino” personale – che, se avessimo voluto, alcuni di noi avrebbero ancora potuto ottenere – ma per consegnare alla politica italiana la chance di una “nuova via”. Una speranza concreta per chi non si riconosce negli estremismi e non accetta di chiudersi bella rassegnazione.

Gianluca Susta, già parlamentare europeo e senatore

Popolarismo, la sfida non può che guardare lontano

Esiste ancora il popolarismo?

L’appello di Fioroni e D’Ubaldo sul tema del popolarismo politico merita grande attenzione e suscita riflessioni.

Parto da un interrogativo che considero centrale: esiste ancora il popolarismo fra i giovani e nella società italiana postmoderna? Se si escludono poche migliaia di reduci delle stagioni passate faccio fatica a rintracciare significative nuove sorgenti vitali.

Le ragioni sono tante, ma la principale è quella del quasi completo esaurimento della formazione religiosa alla vita civile e sociale. La Chiesa italiana postconciliare si è da tempo ritirata nel perimetro meraviglioso e generoso della carità e dell’assistenza. Le organizzazioni di azione cattolica che dagli anni Quaranta, e per alcuni decenni, hanno alimentato la classe dirigente politica più efficace ed impegnata, sono notevolmente ridimensionate. Al tempo di Sturzo poi i cattolici da quasi tre decenni erano attivi nei Comuni, costituivano cooperative di lavoro e casse di risparmio, mutue di assistenza, nonché scuole ed enti educativi.

Oggi alle nostre spalle non c’è quasi più niente. L’organizzazione ecclesiastica è spesso autoreferenziale. Le congregazioni religiose sono esauste. Anche i tanti movimenti laicali non attraversano certo una fase di espansione nella società.

Manca dunque lo spazio culturale e sociale essenziale, l’area di riferimento da far maturare all’impegno politico.

Serve una costituency, non nostalgia

Qual è dunque la costituency di una rinnovata area politica che si volesse richiamare vitalmente al popolarismo di Sturzo e di De Gasperi, di Martinazzoli e di Franco Marini? Questi ultimi tentarono lucidamente nel 1994-98 di coagulare e rilanciare una forza politica. Dovettero scegliere poi con realismo di tessere una tela complessa insieme ad altri compagni di strada. Quelli che il tempo offriva.

In questa situazione l’impegno di papa Leone XIV è chiaramente di medio-lungo termine. Tenterà di rilanciare la formazione religiosa e sociale dei giovani e del laicato. I frutti verranno nei prossimi decenni.

Nel tempo di oggi l’area culturale e politica nella quale ci riconosciamo, per sopravvivere deve affrontare le sfide enormi e ineludibili dell’oggi.

L’attacco alla democrazia in tutto l’Occidente. Il rapido rafforzamento della casa comune europea. La costruzione di nuovi percorsi di sviluppo sostenibile, di nuovi equilibri di giustizia sociale e di pace. L’elaborazione di un progetto di governo alternativo alle destre sovraniste e nazionaliste, sostanzialmente antidemocratiche, fondate sull’egoismo individualista e sul plebiscitarismo populista.

Una fiaccola da trasmettere

Per questo trovo anche del tutto semplicistiche e inadeguate le valutazioni formulate sulla sinistra cosiddetta radicale, sul movimento di Giuseppe Conte, sull’area della sinistra ecologista.

Lo sviluppo socio-economico, la giustizia sociale, sono il vero nome di una pace possibile e duratura. Lo ha detto Paolo VI, e tutto il magistero dopo di lui. La dottrina sociale cattolica è stata posta al centro della formazione spirituale, culturale e sociale dei credenti e di tutti gli uomini di buona volontà. Una dottrina sociale che ha dei contenuti invero assai più radicali di quelli che la sinistra in Italia e in Europa riesce ad esprimere.

Dunque di cosa si ha paura? Cosa si teme realmente dal confronto necessario con queste forze? Anche sui temi dei diritti individuali, con la natalità ridotta ai minimi, dove i giovani non generano più figli? Quando migliaia di vite di immigrati si perdono in mare o nel nulla di odissee sconosciute?

Attenzione poi, perché se tutto questo dibattito sul popolarismo dovesse servire solo a mascherare una richiesta di maggiore spazio in un costituendo polo di centro indispensabile per vincere le prossime elezioni politiche, bisogna ricordare che questo spazio è già sufficientemente occupato dai partitelli esistenti, magari federati dal sindaco di Milano o chi per lui.

Personalmente credo che la sfida sia ben altra, e debba saper guardare anche ben oltre il presente. Abbiamo il dovere politico di mantenere accesa la fiaccola e trasferirla alle generazioni future.

Per far questo serve almeno una tenda dove riunirsi ed elaborare, non molto di più. Per preparare un futuro senza però sfuggire alla responsabilità e alla battaglia dell’oggi.

Hikikomori: i figli dell’ombra che scelgono il silenzio

C’è un silenzio sospeso come un temporale in arrivo. È quello di tanti ragazzi che, giorno dopo giorno, svaniscono agli occhi del mondo.  Non sono fuggiti lontano, non si sono persi nel caos delle città. Si sono semplicemente chiusi in una stanza. Una porta che si chiude, una tapparella abbassata, e poi il tempo che scorre lento, invisibile. Loro sono gli hikikomori, termine giapponese che significa “stare in disparte”, ritirarsi dal mondo.

Il fenomeno importato dal Giappone, è in crescita anche in Italia, dove attendibili studi – tra cui quello del  CNR – lo danno in aumento.

Non è un capriccio, non è pigrizia. È un dolore che non trova parole, un senso di inadeguatezza che diventa prigione. Spesso sono adolescenti o giovani adulti, fragili equilibristi tra il bisogno di essere accettati e la paura di non essere all’altezza. La scuola diventa un luogo ostile, lo sguardo degli altri un giudizio insopportabile, il futuro un peso insostenibile.

Allora si sceglie il ritiro: la propria stanza come rifugio e confine, il computer come unico ponte col mondo. Le giornate si confondono, le ore si capovolgono, la notte diventa casa. I legami si assottigliano fino a svanire. E il silenzio, da scelta, diventa condanna.

I rischi sono profondi: l’anima si consuma lentamente, il corpo perde contatto con il ritmo della vita, e la mente si nutre di paure. L’isolamento prolungato può generare depressione, ansia, dipendenze. Ma soprattutto, può spegnere quella scintilla vitale che dà senso all’essere giovani: il desiderio di scoperta, di incontro, di sogno.

Eppure, dietro ogni porta chiusa, c’è una storia che chiede ascolto. Un dolore che ha bisogno di voce. Famiglie, scuole, comunità hanno il dovere di accorgersi, di tendere la mano senza invadere, di esserci senza forzare. Non servono urla, ma presenze pazienti.

Gli hikikomori non sono fantasmi: sono figli del nostro tempo, spesso troppo veloce, troppo esigente, troppo connesso eppure incapace di vera relazione. Riscoprirli, accompagnarli, significa guardare più a fondo dentro le crepe della nostra società e provare a guarirla, un abbraccio alla volta.

Forse non basta bussare. Forse serve restare, anche fuori da quella porta chiusa, come si resta accanto a un fiore che non sboccia, aspettando la stagione giusta. Perché ogni silenzio ha dentro un nome che vuole essere chiamato con dolcezza. E anche nel buio più fitto, c’è sempre una fessura da cui può entrare la luce. Basta non smettere di cercarla.

Libertà smarrite: la democrazia non è mai garantita per sempre

Due libri recenti, firmati da Slavoj Žižek e Giorgio Cremaschi, mettono sotto la lente d’ingrandimento cause ed effetti di una medesima inquietudine: la crisi del liberalismo democratico e il suo possibile esito autoritario. Lo chiamano “fascismo liberale”, ossimoro inquietante e provocatorio, ma forse non troppo distante dalla realtà.

Il grido di Žižek: il liberalismo che implode

Nel suo pamphlet Trump e il fascismo liberale (Pinte alle Grazie, 2025), il filosofo sloveno Slavoj Žižek lancia un allarme che scuote le coscienze. Trump, anche nella sua narrazione, non è un’anomalia, ma il prodotto logico di un sistema che ha svuotato la democrazia di senso. L’apparente libertà nasconde nuove forme di dominio: l’incombenza degli algoritmi sulla vita quotidiana, il controllo mediatico sulla opinione individuale e collettiva, la smisurata concentrazione della ricchezza. La critica è radicale, quasi apocalittica. Eppure, al fondo, permane un invito a non cedere alla disperazione, ma a ricostruire – con coraggio – nuove forme di convivenza.

Cremaschi: il neoliberismo come premessa dellautoritarismo

Diversa la prospettiva dell’ex sindacalista Giorgio Cremaschi, che nel suo Liberalfascismo: Come i liberali distruggono la democrazia e ci portano in guerra (Mimesis, 2024) mette sotto accusa le politiche neoliberali. Deregolamentazione, precarizzazione del lavoro, erosione dei diritti: tutti fattori che, secondo l’autore, aprono la strada a regimi di forza, con il consenso di élite sempre più distanti dal popolo. Il tono militante della scrittura reca in sé una precisa volontà: risvegliare la coscienza critica.

Una lezione per chi crede nella democrazia

Le due opere – pur diverse per stile e linguaggio – condividono un messaggio di fondo: la democrazia non è garantita per sempre e la libertà non è mai scontata. Per chi si riconosce in una visione neo-umanistica della democrazia, il monito è chiaro: occorre tornare a difendere il valore della persona, l’impegno per la giustizia sociale, il primato della politica rispetto ad eccessi e distorsioni dell’economia. Solo così si potrà evitare che il futuro sia un ritorno al passato sotto i bagliori del tecno-populismo.

Padel, Bach (Cio) al Foro Italico: Impressionato da crescita sport

Roma, 13 giu. (askanews) – Il presidente del Comitato Olimpico Internazionale (Cio), Thomas Bach, ha visitato oggi il BNL Italy Major Premier Padel al Foro Italico, accolto dal presidente della Federazione Internazionale Padel, Luigi Carraro. “Vedo gente che gioca a padel e campi ovunque in giro per il mondo”, ha detto Bach, esprimendo il suo apprezzamento per la rapida espansione del padel a livello globale e per il clima di entusiasmo e inclusività che lo circonda.

Durante la visita, il numero 1 dello sport mondiale ha incontrato diversi protagonisti del circuito – da Lebron a Coello, da Yanguas a Paquito Navarro – e si è intrattenuto con i giovani tifosi presenti, scambiando battute e firmando autografi. A bordo campo per il match femminile Ari Sanchez-Paula Josemaria contro Alejandra Alonso-Marta Ortega, Bach, sottolinea una nota, ha seguito la gara accanto a Carraro, con cui ha discusso a lungo degli aspetti tecnici e della crescita del movimento.

“Il presidente Bach si è detto fortemente impressionato dall’espansione del padel, della crescita degli ultimi anni a livello globale e dall’entusiasmo che c’è attorno al nostro sport”, le parole del presidente della Fip, “Non può che avermi fatto piacere quando mi ha detto ‘Presidente Carraro, vedo gente che gioca a padel e campi ovunque in giro per il mondo…’, complimentandosi per quanto fatto finora in nome di uno sport fortemente socializzante e inclusivo”.

Momento di leggerezza infine con Paquito Navarro, che ha donato al presidente del Cio la racchetta ufficiale del torneo e lo ha coinvolto nella sua celebre “schitarrata” imitando una chitarra con la pala. Sulle maglie dello staff del Cio campeggiavano i cinque cerchi olimpici: il sogno più grande del mondo padelistico.

Israele-Iran, Aiea: gravi implicazioni da attacchi a siti nucleari

Roma, 13 giu. (askanews) – Riferendo al Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite riunito in sessione d’emergenza, Rafael Grossi, Direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), ha dichiarato che la sua agenzia è in costante contatto con l’Autorità di regolamentazione nucleare iraniana per valutare lo stato delle strutture colpite e determinare l’impatto più ampio sulla sicurezza nucleare. È quanto si legge nel sito internet ufficiale dell’Onu.

Il funzionario ha sottolineato che i siti nucleari non devono mai essere presi di mira, in nessuna circostanza. “Tali attacchi hanno gravi implicazioni per la sicurezza nucleare, la sicurezza nucleare e le salvaguardie, nonché per la pace e la sicurezza regionale e internazionale”, ha dichiarato Grossi. Si è detto pronto a recarsi nella regione alla prima occasione per valutare la situazione e sostenere la sicurezza e gli sforzi di non proliferazione in Iran. “È chiaro che l’unico percorso sostenibile per l’Iran, per Israele, per l’intera regione e per la comunità internazionale è quello fondato sul dialogo e sulla diplomazia per garantire pace, stabilità e cooperazione”.

Grossi ha concluso proponendo l’Aiea come piattaforma neutrale dove “i fatti prevalgono sulla retorica” e dove l’impegno tecnico sostituisce l’escalation. “Riaffermo – ha detto – la mia personale disponibilità e quella dell’Agenzia a facilitare il dialogo e a sostenere gli sforzi che promuovono la trasparenza, la sicurezza e la risoluzione pacifica delle questioni nucleari in Iran”.

L’Iran ha risposto con i missili agli attacchi israeliani

Roma, 13 giu. (askanews) – Dopo gli attacchi israeliani sull’Iran è arrivata in serata la risposta di Teheran: in Israele sirene di allarme antiaereo, esplosioni udite anche a Gerusalemme, persone nei rifugi. L’Iran ha lanciato ondate di attacchi missilistici affermando anche, smentito dall’Idf, di avere abbattuto 2 jet e catturato una pilota. Secondo media (Axios), gli Usa sono coinvolti nella difesa di Israele. Sono state colpite, secondo prime informazioni, almeno 7 zone di Tel Aviv. Secondo stime riportate dal quotidiano Ynet, sarebbero circa 100 i missili lanciati dall’Iran e sono almeno 21 le persone rimaste ferite nell’attacco di questa sera secondo Ynet citando fonti sanitarie, secondo cui una persona sarebbe in condizioni gravi, due in condizioni moderate, mentre le altre avrebbero riportato ferite lievi o avrebbero avuto attacchi di ansia.

L’operazione di rappresaglia soprannominata “True Promise 3”, è dunque iniziata. E’ quanto riporta anche l’agenzia di stampa ufficiale Irna, riferendo di “centinaia di missili balististici” lanciati in risposta “al brutale attacco del regime sionista”. “Le forze armate iraniane agiranno con forza e porteranno alla rovina il regime sionista” che “non uscirà indenne da questo crimine”. Lo ha detto la Guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, nel suo messaggio alla nazione dopo la giornata di attacchi israeliani. “La nazione iraniana può stare certa che non ci sarà alcuna negligenza nella nostra risposta”, ha aggiunto, secondo quanto riportato da Press Tv.

Dal canto suo, Benjamin Netanyahu è tornato a lanciare un appello al popolo iraniano, perché si ribelli al regime, sottolineando che “non è mai stato così debole” dopo l’attacco subito oggi. “Il regime islamico, che vi ha oppresso per quasi 50 anni, minaccia di distruggere Israele – ha dichiarato in un video pubblicato sul proprio profilo X in lingua inglese – l’obiettivo dell’operazione israeliana è contrastare la minaccia nucleare e missilistica del regime islamico nei nostri confronti. Raggiungendo il nostro obiettivo, stiamo anche spianando la strada perché voi possiate raggiungere la vostra libertà. Nelle ultime 24 ore, abbiamo eliminato comandanti militari di alto rango, scienziati nucleari, l’impianto di arricchimento più importante del regime islamico e gran parte del suo arsenale di missili balistici. Altro è in arrivo”.

Sindaci eletti col 40 per cento: riparte ddl ballottaggi al Senato

Roma, 13 giu. (askanews) – Il disegno di legge sui ballottaggi torna di attualità la prossima settimana. La commissione Affari costituzionali del Senato, presieduta da Alberto Balboni (FdI), esauriti i lavori sulla riforma costituzionale della giustizia, che approda in aula mercoledì prossimo, ha messo in calendario questo provvedimento come primo punto all’ordine del giorno della convocazione di martedì 17 alle 14.10.

Il ddl porta le firme di tutti i capigruppo della maggioranza a palazzo Madama e si prefigge l’abbassamento al 40 per cento della soglia per la vittoria al primo turno dei candidati sindaci nelle città con più di 15mila abitanti. Il testo del disegno di legge prevede che, alle liste che sostengono il candidato vincente che supera il 40 per cento, venga assegnato automaticamente il 60% dei seggi “sempreché nessun’altra lista o altro gruppo di liste collegate abbia superato il 50 per cento dei voti validi”. Il secondo turno avrebbe luogo solo nel caso in cui nessun candidato superi il 40 per cento.

L’importanza della riforma elettorale per le comunali proposta dal centrodestra potrebbe andare oltre il contenuto attuale del disegno di legge: una delle ipotesi filtrate in settimana dopo il vertice dei leader di maggioranza, infatti, è che possa essere proprio il ddl ballottaggi lo strumento attraverso il quale arrivare entro settembre, con una corsa contro il tempo, all’approvazione di una norma sul terzo mandato per i presidenti di Regione.

Bluenext punta sulla digitalizzazione del farmaceutico

Rimini, 13 giu. (askanews) – Normative rigorose, processi articolati, integrazione tra sistemi diversi. L’industria farmaceutica italiana sta vivendo una fase di trasformazione digitale che a Rimini, al Simposio Afi dell’Associazione farmaceutici industria, apre nuovi scenari per le aziende tecnologiche.

“Noi abbiamo riscontrato che gran parte del nostro successo effettivamente dipende dal fatto che il livello di digitalizzazione delle imprese in Italia non ancora dove potrebbe essere. C’ tanto spazio di crescita per le imprese e quindi anche per chi fornisce soluzioni di digitalizzazione alle imprese stesse”.

Bluenext, azienda riminese che ha chiuso il 2024 con un fatturato di oltre 40 milioni di euro, sottolinea come digitalizzazione non significhi solo mancanza di strumenti digitali, ma spesso il problema opposto: avere tantissimi strumenti che non comunicano tra loro. Il settore farmaceutico presenta, per questo, sfide particolari.

“E’ sicuramente molto pi complicato di tanti altri settori per due motivi principalmente – spiega Mariotti -. Il primo perch un settore estremamente regolamentato per ovvie ragioni, non solo in Italia, ma in tutta l’Unione Europea, le normative comuni sono estremamente stringenti. L’altro motivo che le aziende farmaceutiche, anche non multinazionali, sono comunque aziende di una certa dimensione, sono aziende grandi, complesse, con processi produttivi altamente complessi”.

Bluenext ha rafforzato la sua presenza nel settore con l’acquisizione di Inpharmatic, specializzata in automazione farmaceutica, e punta su soluzioni che integrano i diversi sistemi digitali aziendali.

“La nostra soluzione – dice il Ceo di Bluenext – funge come un hub per far parlare tutte queste realt, tutte queste soluzioni e parliamo davvero di un passo necessario e fondamentale per la digitalizzazione delle aziende”.

L’azienda riminese ha recentemente avviato un progetto con una grande multinazionale del settore che prevede l’installazione delle soluzioni Bluenext in centinaia di laboratori in tutto il mondo. Un segnale della crescita internazionale del gruppo che conta oggi oltre 300 collaboratori.

Jazz’In raddoppia, da Campobasso verso Roma Capitale dell’Innovazione

Roma, 13 giu. (askanews) – Un doppio importante appuntamento per Jazz’Inn stato presentato nella sala della Protomoteca in Campidoglio alla presenza del sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Il format ideato dalla Fondazione Ampioraggio – un laboratorio diffuso di innovazione fatto di imprese, enti e startup – far tappa a Campobasso e nei territori del Molise, per l’edizione 2025 (dal 29 settembre al 3 ottobre), per poi sbarcare nel 2026 nella Capitale, pronta a trasformarsi in un “laboratorio urbano di innovazione”.

“Siamo molto contenti che nel 2026 ospitando Jazz In saremo un po’ una Capitale dell’innovazione della sezione digitale che per noi una linea strategica fondamentale – ha affermato il sindaco di Roma Capitale, Roberto Gualtieri – Noi a Campobasso presenteremo tante di quelle cose che stiamo facendo, perch in alcuni campi siamo orgogliosi di essere all’avanguardia. Julia il primo caso al mondo di utilizzo dell’Ia con caratteristiche interne all’amministrazione”, ha sottolineato Gualtieri.

Dopo Merano, dove un ruolo attivo stato giocato nel 2024 dalla Commissione Innovazione tecnologica di Roma Capitale (guidata da Antonella Melito e Riccardo Corbucci) e dalla Consulta Roma Smart City Lab (presieduta da Leandro Aglieri), Roma parteciper nuovamente come “case giver”, presentando un’idea da sviluppare nel capoluogo del Molise, scelto tra 59 territori candidati.

“Siamo felicissimi, emozionati e davvero carichi di aspettative per l’arrivo di Jazz’In a fine settembre non solo a Campobasso, ma anche nei comuni limitrofi – ha commentato la sindaca di Campobasso Marialuisa Forte, aggiungendo – una scommessa sul futuro, su uno sviluppo diverso, innovativo e anche sulla possibilit di far tornare i nostri giovani”.

La Fondazione Ampioraggio da otto anni costruisce ponti tra chi cerca innovazione e chi in grado di offrirla, dentro e fuori le grandi citt.

“Jazz’In un effetto wow, nel senso che si arriva in questi posti spesso lontani. Ci sono tavoli di lavoro, noi fino al 20 giugno alle ore 24 possibile per le imprese e le pubbliche amministrazioni candidarsi. Candidarsi a cosa? A cercare idee per i progetti e gli investimenti che si portano avanti”, ha spiegato il direttore generale della Fondazione Ampioraggio, Giuseppe De Nicola.

Jazz’In – 5 giornate animate da confronti serrati e serate jazz – in questi anni cresciuta, mentre guarda sempre pi all’estero:

“Questa azienda coreana verr a cercare idee per un progetto di una piattaforma legata alle start-up degli studenti a Campobasso. Quindi immaginate la Regione che non esiste e la Corea che si uniscono e anche questo Jazz In, sostanzialmente la capacit di essere ormai, come il nostro simbolo preferito, la spirale di Fibonacci, arrivare ovunque”, ha concluso De Nicola.

Fino al 20 giugno 2025 ci si pu candidarsi per partecipare all’edizione di Campobasso. I casi selezionati saranno sviluppati durante i Living Lab, grazie al contributo di innovatori, esperti, investitori, policy maker e giovani talenti: www.fondazioneampioraggio.it/jazzinn-2025-call-for-ideas

Nato nel 2017 nel borgo di Pietrelcina, Jazz’Inn un acceleratore di idee capace di attrarre innovatori da tutta Italia e dall’estero, creando connessioni tra pubblico e privato, centri e periferie, startup e multinazionali, imprese e territori. Ogni edizione si svolge in un luogo diverso, scelto tra borghi e citt che vogliono diventare laboratori vivi di innovazione e sostenibilit. Durante i cinque giorni di Jazz’Inn, si svolgono i Living Lab: tavoli di confronto multidisciplinare in cui i case giver presentano il proprio “caso” e lavorano insieme a team eterogenei di innovatori, esperti, facilitatori, investitori, policy maker e giovani talenti.

L’attacco di Israele all’Iran pesa sulle Borse: Milano chiude a -1,28%

Roma, 13 giu. (askanews) – L’attacco di Israele ai siti nucleari dell’Iran pesa sulla chiusura di Piazza Affari e delle principali Borse europee. Milano ha archiviato la seduta in calo con gli indici Ftse Mib e All Share che hanno perso l’1,28% (Ftse Mib a 39.438,75 punti e All Share a 45.851,30 punti). Chiusura in forte ribasso per Nexi (-4,83%), Stellantis (-3,39%), Campari (-3,40%) e Azimut (-3,20%). Tra i pochi titoli positivi sul listino principale milanese, si distinguono quelli del comparto energetico e della difesa, con Italgas (+1,09%), A2a (+0,90%), Eni (+1,04%) e Leonardo (+0,43%).

Il nuovo fronte di guerra in Medio Oriente spaventa anche le altre piazze europee, mentre il prezzo del petrolio corre con il Wti che sale oltre i 72 dollari al barile (+6,35%) e il Brent a 73,63 dollari (+6,16%). A Londra, l’indice Ftse 100 è sceso dello 0,36%. A Francoforte, il Dax 30 ha segnato un -1,09%. A Parigi, il Cac 40 ha perso l’1,04%. Dopo le prime contrattazioni Wall Street procede ancora in affanno. Il Dow Jones perde l’1,20% mentre il Nasdaq cede lo 0,9%.

Sul fronte dei titoli di Stato, continua a salire lo spread tra Btp e Bund. Il differenziale tra i decennali italiani e i corrispettivi tedeschi si è attestato a 98 punti base con un rendimento in rialzo per i primi del 3,52%.

Processo PFAS, Acquevenete: “Giustizia per cittadini e ambiente”

Roma, 13 giu. (askanews) – attesa per gioved 26 giugno la sentenza di primo grado nel processo Pfas in corso davanti alla Corte d’Assise di Vicenza, considerato uno dei pi rilevanti procedimenti giudiziari in materia ambientale in Italia. In questo processo, acquevenete – societ pubblica che gestisce il servizio idrico integrato in 107 Comuni – si aspetta un verdetto capace di segnare un precedente storico, che possa dissuadere altre aziende da comportamenti illeciti e promuovere una maggiore responsabilit verso la protezione dell’ambiente e della salute pubblica.

La costituzione di acquevenete come parte civile nasce dalla necessit di difendere il diritto dei cittadini a un’acqua sicura e pulita, a fronte di una contaminazione che ha colpito sei Comuni del proprio territorio, ricadenti nella cosiddetta “area rossa”, quella a massima esposizione sanitaria da Pfas. in queste aree che l’inquinamento ha avuto gli effetti pi gravi, rendendo l’ente parte lesa diretta in uno dei casi di contaminazione ambientale pi vasti mai affrontati nel Paese. Nel processo sono imputati 15 tra manager ed ex dirigenti di Miteni, Icig e Mitsubishi Corporation, accusati – a vario titolo – di reati gravissimi: avvelenamento delle acque, disastro ambientale innominato, gestione non autorizzata di rifiuti, inquinamento ambientale e reati fallimentari.

L’impegno di acquevenete sul fronte della sicurezza idrica stato costante: negli anni ha investito oltre 35 milioni di euro per mettere in sicurezza l’acqua destinata alle popolazioni coinvolte. L’ente ha realizzato nuove infrastrutture, potenziato gli impianti esistenti e introdotto sistemi avanzati di filtrazione, in un’azione preventiva e di contenimento che non ha mai subito rallentamenti, nemmeno nei momenti pi complessi dell’emergenza.

La societ del servizio idrico ha richiesto un risarcimento di 8 milioni di euro, affidando la propria difesa all’avvocato Angelo Merlin, che in aula ha ricostruito gli sforzi dell’ente per garantire un’acqua priva di Pfas e ha evidenziato la responsabilit degli imputati nella contaminazione. “Il reato su cui ci siamo maggiormente soffermati quello di disastro volontario ambientale”, ha dichiarato Merlin, sottolineando come “il dibattimento abbia dimostrato che la contaminazione delle acque ha origine nello stabilimento Miteni e si estende fino ai pozzi destinati all’uso potabile, arricchendosi proprio sotto l’area industriale”. Secondo il legale, all’interno dell’azienda “non venivano eseguiti i controlli previsti dalle norme e, laddove apparivano rispettati, ci avveniva con falsit nelle comunicazioni agli enti pubblici”. Merlin ha parlato apertamente di un “ente criminale dal punto di vista criminologico” e denunciato il fatto che, ad oggi, “nessuno ha ancora posto fine alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche”.

A ribadire la richiesta di giustizia intervenuto anche Piergiorgio Cortelazzo, presidente di acquevenete: “Di fronte a un disastro ambientale di questa portata non si pu restare in silenzio. Abbiamo fatto la nostra parte, intervenendo con prontezza e determinazione. Ora ci aspettiamo che anche la giustizia stabilisca un principio forte: chi inquina deve pagare. Non si tratta solo di un risarcimento economico, ma di una questione morale, un atto dovuto nei confronti delle nostre comunit. Finora sono stati i cittadini a sostenere i costi dell’inquinamento. indispensabile che siano i responsabili a rispondere delle proprie azioni”.

Fermato in un’isola greca l’uomo che era con donna e bimba morte a Villa Pamphili

Roma, 13 giu. (askanews) – “Presentiamo i primi risultati ostensibili di una indagine estremamente difficile che ha condotto, pochissimo tempo fa, in una isola greca di un soggetto di nazionalità americana”. Lo ha detto il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, nel corso di un incontro con la stampa dopo il fermo di un uomo di nazionalità statunitense di 46 anni in relazione alla morte della bimba trovata senza vita a Villa Pamphili nei giorni scorsi a poca distanza dalla mamma anche lei morta.

Sul soggetto – ha spiegato il magistrato – “gravano robusti indizi di essere stato l’autore dell’omicidio della bambina trovata a poca distanza dalla madre a villa Pamphili sabato”. Per queste ragioni è stato “già inviato un mandato di arresto europeo emesso dal gip”.

Il procuratore ha poi aggiunto: “Non conosciamo la posizione che lui vorrà assumere. Già abbiamo inviato il mandato di arresto europeo insieme all’ordinanza di custodia cautelare. Indagine ancora in corso. Gli accertamenti medico legali non ci hanno dato prove certe sulle cause della morte della donna”.

E’ stato fermato in Grecia l’uomo indagato in relazione alla morte donna ed alla bimba trovate senza vita la scorsa settimana fa nei giardini di Villa Pamphili, a Roma. Ha 46 anni, statunitense e da alcuni mesi era in Italia. “Ci sono tracce della sua presenza nel nostro Paese a partire da Aprile”, ha spiegato il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini che ha coordinato l’indagine.

Le accuse conteste sono quelle di omicidio, in relazione al decesso della piccola; e di soppressione di cadavere, rispetto alla donna. “Grazie alle segnalazioni, all’incrocio dei dati delle telecamere ed al lavoro di tutti gli investigatori è stato possibile arrivare alla identificazione dell’uomo”, ha detto il capo della squadra mobile della Capitale, Roberto Pititto.

Pochi giorni prima del ritrovamento del corpo senza vita della donna, che ancora non ha un nome e cognome, l’uomo è stato visto con in braccio la bambina. “La portava in modo scomposto”, ha detto una testimone. Il soggetto da alcuni giorni era scappato a Skiathos. Nei suoi confronti i pubblici ministeri hanno chiesto ed ottenuto una ordinanza di custodia cautelare richiedendo il mandato d’arresto europeo. “Non prima di qualche settimana, una volta concluso l’iter giudiziario, potrebbe tornare in Italia”.

Colleferro: Data Center, Super Computer e Servizi

Roma, 13 giu. (askanews) – Si tenuto presso la sede di Asstel l’evento “Innovazione territoriale: Data Center e Servizi – Una visione metropolitana per lo sviluppo di Colleferro”, un’iniziativa dedicata alla valorizzazione del territorio attraverso l’innovazione digitale, infrastrutturale e sulla transizione ecologica.

Nell’occasione, stato presentato il bando pubblico a valenza europea promosso dal Comune di Colleferro, con il sostegno della Citt Metropolitana di Roma Capitale, per attrarre investimenti strategici e competenze altamente qualificate nel settore dei servizi avanzati e dell’innovazione tecnologica, cruciali per una crescita digitale sana di un Paese.

L’iniziativa si inserita all’interno di una pi ampia visione di sviluppo metropolitano, che punta a fare di Colleferro un polo di eccellenza nell’ambito dell’innovazione territoriale, un hub tecnologico e digitale del Lazio, valorizzando risorse locali e creando nuove opportunit occupazionali e imprenditoriali.

“Colleferro da 90 anni citt dell’innovazione – ha dichiarato il primo cittadino di Colleferro Pierluigi Sanna- ha sempre stupito l’Italia e il mondo per la sua capacit di intravedere i tempi nuovi e di farne effettivamente luoghi di produzione e di lavoro. Anche in questo caso non ci fermiamo all’odierno ma guardiamo al futuro, al futuro pi lontano apparentemente, con una scelta che invece riguarda i nostri giorni: la possibilit di attirare oggi investimenti dall’Europa e dal mondo in una citt come la nostra che siano vocati alle pi avanzate tecnologie: data center, super computer, super calcolo indotto all’industria aerospaziale. Una questione unica in Italia che pu essere in grado di collocare non solo Colleferro ma la citt metropolitana di Roma capitale al servizio dello sviluppo pi avanzato dell’intero Paese.”

In un contesto in cui la trasformazione digitale rappresenta un volano essenziale per la competitivit e la coesione territoriale, questo progetto si configura come un’opportunit concreta per accelerare lo sviluppo e contribuire alla costruzione di una rete metropolitana intelligente e interconnessa.

Il bando rappresenta un tassello fondamentale nella trasformazione di Colleferro in una citt capace di affrontare le sfide dell’economia della transizione ecologica e dell’innovazione nei servizi pubblici e privati.

Ad aprire i lavori Laura di Raimondo, Direttore generale e Luigi De Vecchis, il Vice Presidente di Asstel – Assotelecomunicazioni (Associazione di categoria aderente a Confindustria), con un saluto istituzionale sull’importanza della transizione digitale per la competitivit dei territori.

Erano presenti all’incontro Umberto Zeppa, Presidente della commissione urbanistica del comune di Colleferro che ha esposto gli interventi di agevolazioni in termini di permessi e varianti monitorate dal comune. L’Assessore alle Attivit Produttive Marco Gabrielli che ha illustrato la visione di sviluppo Economica come ricaduta anche in termini occupazionali.

Sono intervenuti: Francesco Nazzaro, Capo di Gabinetto della Citt Metropolitana di Roma Capitale; Lorenzo Tagliavanti, Presidente della Camera di Commercio di Roma; Camilla Laureti, Vicepresidente del Gruppo dell’Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo.

l’incontro stato moderato dalla giornalista Claudia Conte, che ha guidato il dialogo tra istituzioni, operatori del settore e rappresentanti del mondo produttivo.

Ue,Schlein a Giovani Confindustria: avanti con integrazione, con chi ci sta

Roma, 13 giu. (askanews) – Bisogna “sventare una guerra commerciale”, ma l’Europa è presa in una morsa tra gli Usa e la Cina e “dobbiamo reagire”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein, parlando all’assemblea dei giovani di Confindustria. La prima cosa da fare, ha spiegato, è “superare l’unanimità, perché con l’unanimità non gestisci nemmeno un condominio. Come si è fatto con l’euro, con Schengen”. Servono “passi avanti con l’integrazione europea a partire con chi ci sta. Perché altrimenti rischiamo di essere frenati mentre ci schiacciano”.

E bisogna ricordare, ha aggiunto, che “anche dentro l’Ue Trump può contare su dei suoi alleati che nel nome del nazionalismo frenano l’avanzamento europeo su settori su cui è indispensabile”.

La nuova strategia di ALDI: sostegno a clienti e territori

Milano, 13 giu. (askanews) – ALDI in Italia continua a guardare al futuro. La realt multinazionale della Grande Distribuzione Organizzata, tra i pi importanti operatori mondiali, ha presentato a Milano una nuova fase strategica di consolidamento e rafforzamento della sua presenza nel nostro paese.

A 7 anni dalla prima apertura in Italia e dopo aver inaugurato quasi 200 punti vendita, ALDI vuol continuare quello che un deciso percorso di crescita, come testimoniato dalle parole di Michael Gscheidlinger, Country Managing Director di ALDI Italia:

“Abbiamo colto questo momento, questa opportunit, con un concetto nuovo, innovativo e completo che punta sulla qualit, sul valore, sulla convenienza e, ultimo ma non meno importante, sul made in Italy come cuore della nostra strategia. Ci stiamo concentrando su questi aspetti, ma vogliamo anche creare valore portando semplicit nella vita dei nostri clienti”.

Sin dal 2018, ALDI si impegnata ad offrire ai clienti il meglio del Made in Italy all’insegna della convenienza del PREZZO ALDI, in sinergia con la costante valorizzazione dei collaboratori e il sostegno continuativo alla comunit locale, con una sempre crescente attenzione alla sostenibilit, che hanno rappresentato i driver principali della strategia di sviluppo dell’insegna. Questa modalit di azione continuer e si rafforzer ulteriormente, come celebrato anche dall’evento immersivo “ALDI da vicino” tenutasi a Milano.

“Vogliamo rappresentare una nuova parte dei valori che gi possediamo, ed per questo che abbiamo scelto questa location fantastica, per offrirvi un’immersione totale a 360 gradi nei nostri valori, forse nell’assortimento completo, nella nostra ottima collaborazione con i fornitori, nel nostro concept di negozio con un’esperienza cliente davvero intuitiva”.

Un’offerta di qualit all’insegna della convenienza e l’obiettivo primario di essere vicini alle persone, alle risorse e ai territori offrendo sostegno concreto all’economia e all’occupazione locale. Un concetto racchiuso nel concetto del claim “Spendi Meno, Vivi Meglio” proprio dell’azienda, che punta con forza sull’attenzione verso le persone:

“Ora abbiamo un grande obiettivo, ed quello di creare valore. Vogliamo creare valore per i nostri clienti offrendo il miglior prezzo, quindi la migliore qualit, convenienza e senza dover scegliere troppo, portando cos semplicit nella vita dei nostri clienti. Ma, d’altra parte, vogliamo anche creare valore per i nostri dipendenti.”

In questa nuova fase ALDI, dunque, vuole attestarsi come motore di supporto alla societ, in grado di dare nuovo respiro alle piccole comunit e realt del territorio e contribuire allo sviluppo. Inoltre, sar fondamentale rispondere alle esigenze sempre pi diversificate del consumatore moderno e delle nuove sfide del vivere.