Roma, 16 feb. (askanews) – Epilogo a sorpresa nello slalom mondiale di Salbaach. Il francese Clement Noel, in testa nella prima manche, inforca e consegna così l’oro allo svizzero Loic Meillard, davanti al norvegese Atle Lie McGrath ed al tedesco Linus Strasser. La menzione d’onore, a quest’ultimo, che era quinto dopo la prima manche e rimonta due posizioni, quella lasciata da Noel e quella di Timon Haugan, poco reattivo e alla fine quinto. L’Italia si regge sulle sole forze di Stefano Gross, 20° al suo ultimo Mondiale.
Tra gli strali Usa di J.D. Vance e il ruolo in Ucraina, la Conferenza di Monaco chiude con l’Ue all’angolo
Monaco di Baviera, 16 feb. (askanews) – La Conferenza sulla sicurezza di Monaco si è conclusa oggi dopo tre giorni convulsi durante i quali – con un intervento tanto veemente quanto inatteso – il vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, ha criticato duramente i leader europei per la presunta perdita di democrazia e la repressione della libertà di parola in Europa. Un j’accuse, quello di Vance, respinto al mittente da diversi Stati membri dell’Ue, ma che ha finito per marcare alcune distanze tra Stati Uniti e Unione europea, emerse anche sul principale dossier sul tavolo dei colloqui in Baviera: la guerra in Ucraina. A questo proposito Washington ha confermato di voler tirare dritto per la sua strada, proseguire il suo filo diretto con Mosca, accelerare sui negoziati di pace e tagliare fuori Bruxelles dal processo in corso per una soluzione del conflitto. “Ci serve un inviato speciale per l’Ucraina” come fu Martti Ahtisaari in Kosovo, ha commentato oggi il presidente finlandese Alexander Stubb, lanciando un’idea a cui si è subito accodato il primo ministro croato Andrej Plenkovic. “Quello che ci è mancato in Ucraina negli ultimi anni è stata una personalità molto rispettata da tutti, presa in considerazione a Mosca e Kiev, con il sostegno di Washington, delle capitali europee e di altri leader, incluso il Sud del mondo, e che potrebbe avere l’autorità di gestire i colloqui di pace”.
Intanto, mentre a Monaco si consumava il confronto dialettico tra Stati Uniti e Ue, il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, con un annuncio a sorpresa, si è detto disponibile a rinunce territoriali e a un ritorno ai confini precedenti all’invasione del 2022. Un’apertura che con ogni probabilità sarà respinta al mittente da Mosca, che non intende rinunciare alle sue conquiste territoriali ed appare sempre più decisa a proseguire il suo intenso dialogo degli ultimi giorni con l’amministrazione Trump. Ieri, a margine dei lavori della Conferenza, il segretario di Stato Marco Rubio ha avuto una conversazione telefonica con il suo omologo russo, Sergey Lavrov, sul solco tracciato da Donald Trump e Vladimir Putin. Il Cremlino, da parte sua, ha fatto sapere che il presidente “sarà felice di accogliere a Mosca, per il ‘Giorno della vittoria’”, il 9 maggio, “tutti i capi di Stato che sono pronti a condividere l’orgoglio per questa festa con la Russia”. L’invito – allargato – ha in realtà come destinatario principale proprio quel Donald Trump che il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, ha detto “potrebbe arrivare in Russia in qualsiasi momento”.
In questo quadro di progressivo avvicinamento tra le leadership di Russia e Usa si inserisce l’incontro della prossima settimana in Arabia Saudita tra delegazioni statunitensi e russe per porre fine alla guerra in Ucraina. Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, il consigliere per la sicurezza nazionale, Mike Waltz, e l’inviato per il Medio Oriente, Steve Witkoff, formeranno la delegazione di Washington all’incontro, che potrebbe aprire la strada a un potenziale vertice dei leader già alla fine del mese. Zelensky ha dichiarato che l’Ucraina non è stata invitata ai colloqui e che non si impegnerà con Mosca prima di avere consultato i partner strategici. Fuori dai giochi l’Europa, come ha chiaramente segnalato ieri a Monaco dall’inviato speciale di Trump per l’Ucraina, Keith Kellogg. L’Ue sarà “consultata”, ma “non avrà posto al tavolo delle trattative”, dove siederanno solo “due contendenti e un mediatore”, gli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, ha comunque precisato che Washington ha condiviso con gli alleati europei “le tattiche negoziali” americane per l’Ucraina, che ha definito “non ortodosse”, sebbene lascino “qualche speranza” di riuscita.
La posizione americana in ogni caso preoccupa, e non poco, l’Europa. Le invettive di Vance e le parole di Kellogg hanno destato piccate reazioni di leader e ministri di alcuni Paesi dell’Ue presenti in Baviera. Dura, in particolare la posizione della Germania, che non ha gradito le intromissioni del vice presidente Usa nelle prossime elezioni legislative tedesche, in direzione di un malcelato sostegno al partito di estrema destra Afd. Più pacata la reazione del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che a Monaco ha portato la tradizionale posizione italiana di attento equilibrio tra gli Statti Uniti e l’Ue, pur nella consapevolezza di un inevitabile quanto convinto ancoraggio all’Unione. “C’è un cambiamento” di linea della nuova amministrazione Trump, “un cambio di passo”, “però bisogna occuparsi, più che preoccuparsi”, ha detto Tajani. “Agitarsi è un segno di grande debolezza, non è il segnale di un’Europa che vuole essere forte”.
Per discutere la posizione americana, in attesa del vertice dei capi di Stato e di governo convocato da Emmanuel Macron a Parigi nella giornata di domani, l’alto rappresentante Ue per la Politica estera Kaja Kallas ha riunito i ministri degli Esteri, poco prima della chiusura dei lavori di Monaco. “L’Europa è fortemente unita nel sostenere l’Ucraina e rafforzare la nostra difesa. Presto elaboreremo nuove iniziative per portare avanti questo progetto”, ha detto la massima diplomatica europea. Intanto l’Ue “sta accelerando sul processo” di adesione di Kiev all’Unione, secondo la commissaria europea all’Allargamento, Marta Kos. D’altra parte, ha sottolineato questa mattina Stubb, “ci sono due cose che non sono negoziabili”: la prima è “l’adesione dell’Ucraina all’Ue e alla Nato”. “Il processo Ue è in corso, l’Ucraina sarà europea e non russa e questa già è una sconfitta per Putin”, ha precisato. “La seconda cosa non negoziabile attiene ai nuovi accordi di sicurezza per l’Ucraina”. Gli Usa, anche in questo caso, faranno la parte del leone. Ma il dipartimento di Stato americano ha già chiesto ai governi europei di fornire informazioni dettagliate su armi, truppe di peacekeeping e misure di sicurezza che potrebbero essere fornite a Kiev come parte di eventuali garanzie per la fine del conflitto.
(di Corrado Accaputo)
Risultati serie A, Como colpo salvezza
Roma, 16 feb. (askanews) – Questi i risultati e a classifica di serie A dopo Fiorentina-Como 0-2
25^ GIORNATA Bologna-Torino 3-2, Atalanta-Cagliari 0-0, Lazio-Napoli 2-2, Milan-Verona 1-0, Fiorentina-Como 0-2, ore 15 Monza-Lecce, Udinese-Empoli, ore 18 Parma-Roma, ore 20.45 Juventus-Inter, lunedì 17 febbraio ore 20.45 Genoa-Venezia
Classifica: Napoli 56, Inter 54, Atalanta 51, Lazio 46, Juventus 43, Fiorentina 42, Bologna*, Milan* 41, Roma 34, Udinese 30, Torino 28, Genoa 27, Cagliari, Como 25, Lecce 24, Verona 23, Empoli 21, Parma 20, Venezia 16, Monza 13. * una partita in meno (Bologna-Milan 26 o 27 febbraio)
26^ GIORNATA venerdì 21 febbraio ore 20.45 Lecce-Udinese, sabato 22 febbraio ore 15 Parma-Bologna, Venezia-Lazio, ore 18 Torino-Milan, ore 20,45 Inter-Genoa, domenica 23 febbraio ore 12.30 Como-Napoli, ore 15 Verona-Fiorentina, ore 18 Empoli-Atalanta, ore 20.45 Cagliari-Juventus.
Fiorentina-Como 0-2, segnano Diao e Nico Paz
Roma, 16 feb. (askanews) – Colpo salvezza del Como che sbanca il Franchi e batte la Fiorentina 2-0 in trasferta. Partenza sprint della Fiorentina, con il falso nueve Zaniolo che calcia due volte verso la porta nei primi 5′. Il Como però inizia lentamente a prendere in mano la gara, gestendo il possesso palla e con una pressione continua che costringe i viola a rifugiarsi spesso nel retropassaggio a De Gea ricorrendo poi al lancio lungo per cercare di scavalcare la difesa di Fabregas. E’ però il Como a sorprendere la Fiorentina al 41′, lanciando Diao in contropiede su una palla inattiva a favore dei viola. Corsa irresistibile (per Cataldi e Mandragora, che non gli stanno dietro) verso la porta e De Gea battuto. Nella ripresa il raddoppio di Nico Paz che riceve palla al limite, controlla perfettamente, si accentra mettendosela sul sinistro e fa partire una traiettoria che viene leggermente deviata da Ranieri, battendo De Gea con palla all’angolino. Gol che consente ai lariani di conquistare tre punti fondamentali nella corsa verso la salvezza.
Strali Usa e ruolo in Ucraina, a Monaco si chiude con Ue all’angolo
Monaco di Baviera, 16 feb. (askanews) – La Conferenza sulla sicurezza di Monaco si è conclusa oggi dopo tre giorni convulsi durante i quali – con un intervento tanto veemente quanto inatteso – il vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, ha criticato duramente i leader europei per la presunta perdita di democrazia e la repressione della libertà di parola in Europa. Un j’accuse, quello di Vance, respinto al mittente da diversi Stati membri dell’Ue, ma che ha finito per marcare alcune distanze tra Stati Uniti e Unione europea, emerse anche sul principale dossier sul tavolo dei colloqui in Baviera: la guerra in Ucraina. A questo proposito Washington ha confermato di voler tirare dritto per la sua strada, proseguire il suo filo diretto con Mosca, accelerare sui negoziati di pace e tagliare fuori Bruxelles dal processo in corso per una soluzione del conflitto. “Ci serve un inviato speciale per l’Ucraina” come fu Martti Ahtisaari in Kosovo, ha commentato oggi il presidente finlandese Alexander Stubb, lanciando un’idea a cui si è subito accodato il primo ministro croato Andrej Plenkovic. “Quello che ci è mancato in Ucraina negli ultimi anni è stata una personalità molto rispettata da tutti, presa in considerazione a Mosca e Kiev, con il sostegno di Washington, delle capitali europee e di altri leader, incluso il Sud del mondo, e che potrebbe avere l’autorità di gestire i colloqui di pace”.
Intanto, mentre a Monaco si consumava il confronto dialettico tra Stati Uniti e Ue, il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, con un annuncio a sorpresa, si è detto disponibile a rinunce territoriali e a un ritorno ai confini precedenti all’invasione del 2022. Un’apertura che con ogni probabilità sarà respinta al mittente da Mosca, che non intende rinunciare alle sue conquiste territoriali ed appare sempre più decisa a proseguire il suo intenso dialogo degli ultimi giorni con l’amministrazione Trump. Ieri, a margine dei lavori della Conferenza, il segretario di Stato Marco Rubio ha avuto una conversazione telefonica con il suo omologo russo, Sergey Lavrov, sul solco tracciato da Donald Trump e Vladimir Putin. Il Cremlino, da parte sua, ha fatto sapere che il presidente “sarà felice di accogliere a Mosca, per il ‘Giorno della vittoria’”, il 9 maggio, “tutti i capi di Stato che sono pronti a condividere l’orgoglio per questa festa con la Russia”. L’invito – allargato – ha in realtà come destinatario principale proprio quel Donald Trump che il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, ha detto “potrebbe arrivare in Russia in qualsiasi momento”.
In questo quadro di progressivo avvicinamento tra le leadership di Russia e Usa si inserisce l’incontro della prossima settimana in Arabia Saudita tra delegazioni statunitensi e russe per porre fine alla guerra in Ucraina. Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, il consigliere per la sicurezza nazionale, Mike Waltz, e l’inviato per il Medio Oriente, Steve Witkoff, formeranno la delegazione di Washington all’incontro, che potrebbe aprire la strada a un potenziale vertice dei leader già alla fine del mese. Zelensky ha dichiarato che l’Ucraina non è stata invitata ai colloqui e che non si impegnerà con Mosca prima di avere consultato i partner strategici. Fuori dai giochi l’Europa, come ha chiaramente segnalato ieri a Monaco dall’inviato speciale di Trump per l’Ucraina, Keith Kellogg. L’Ue sarà “consultata”, ma “non avrà posto al tavolo delle trattative”, dove siederanno solo “due contendenti e un mediatore”, gli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, ha comunque precisato che Washington ha condiviso con gli alleati europei “le tattiche negoziali” americane per l’Ucraina, che ha definito “non ortodosse”, sebbene lascino “qualche speranza” di riuscita.
La posizione americana in ogni caso preoccupa, e non poco, l’Europa. Le invettive di Vance e le parole di Kellogg hanno destato piccate reazioni di leader e ministri di alcuni Paesi dell’Ue presenti in Baviera. Dura, in particolare la posizione della Germania, che non ha gradito le intromissioni del vice presidente Usa nelle prossime elezioni legislative tedesche, in direzione di un malcelato sostegno al partito di estrema destra Afd. Più pacata la reazione del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che a Monaco ha portato la tradizionale posizione italiana di attento equilibrio tra gli Statti Uniti e l’Ue, pur nella consapevolezza di un inevitabile quanto convinto ancoraggio all’Unione. “C’è un cambiamento” di linea della nuova amministrazione Trump, “un cambio di passo”, “però bisogna occuparsi, più che preoccuparsi”, ha detto Tajani. “Agitarsi è un segno di grande debolezza, non è il segnale di un’Europa che vuole essere forte”.
Per discutere la posizione americana, in attesa del vertice dei capi di Stato e di governo convocato da Emmanuel Macron a Parigi nella giornata di domani, l’alto rappresentante Ue per la Politica estera Kaja Kallas ha riunito i ministri degli Esteri, poco prima della chiusura dei lavori di Monaco. “L’Europa è fortemente unita nel sostenere l’Ucraina e rafforzare la nostra difesa. Presto elaboreremo nuove iniziative per portare avanti questo progetto”, ha detto la massima diplomatica europea. Intanto l’Ue “sta accelerando sul processo” di adesione di Kiev all’Unione, secondo la commissaria europea all’Allargamento, Marta Kos. D’altra parte, ha sottolineato questa mattina Stubb, “ci sono due cose che non sono negoziabili”: la prima è “l’adesione dell’Ucraina all’Ue e alla Nato”. “Il processo Ue è in corso, l’Ucraina sarà europea e non russa e questa già è una sconfitta per Putin”, ha precisato. “La seconda cosa non negoziabile attiene ai nuovi accordi di sicurezza per l’Ucraina”. Gli Usa, anche in questo caso, faranno la parte del leone. Ma il dipartimento di Stato americano ha già chiesto ai governi europei di fornire informazioni dettagliate su armi, truppe di peacekeeping e misure di sicurezza che potrebbero essere fornite a Kiev come parte di eventuali garanzie per la fine del conflitto. (di Corrado Accaputo)
Napoli, bimba uccisa da pitbull: inquirenti aprono inchiesta
Roma, 16 feb. (askanews) – Gli inquirenti della Procura di Nola hanno aperto un fascicolo d’inchiesta in merito alla bimba di 9 mesi uccisa da un pitbull. Chi indaga ha disposto il sequestro l’autopsia ed accertamenti anche sul cane. Il padre della piccola ha spiegato agli investigatori di essersi assopito insieme alla figlia e di averla poi trovata, al risveglio, senza vita e coperta di sangue. La madre della bambina, invece, non si trovava in casa al momento del fatto ma al lavoro.
Sanremo, Conti: la parola d’ordine è stata "insieme". Conduttore nel 2026? Serve nuova idea ma penso di sì
Sanremo, 16 feb. (askanews) – “Ho fatto un Festival baudiano, mi piace averlo fatto così”, ha detto Carlo Conti in conferenza stampa. “Il Festival – ha sottolineato – è una meravigliosa messa cantata, dove si possono inserire melodie diverse, con strumenti diversi. Ci ha insegnato Pippo Baudo come farlo, un Festival dove c’è di tutto e che ci lascia tante belle canzoni”. “Quest’anno è stato bellissimo, la parola d’ordine è stata insieme: ci siamo divertiti insieme, lo abbiamo fatto insieme. Vediamo l’anno prossimo se mi viene un’idea, ma penso di sì”, ha dichiarato Carlo Conti, in conferenza stampa, rispondendo a chi gli chiedeva sulla possibilità che l’anno prossimo, dopo i risultati record di quest’anno, torni alla guida del festival non solo come direttore artistico, ma anche come conduttore.
Sul podio senza donne e tutto al maschile definito patriarcale, i tre vincitori hanno detto: “E’ innegabile questo fatto, ma ci sono tantissime cantanti e cantautrice in gara, ma fortunatamente parlando di musica non c’è sola la settimana del festival, ora le canzoni sono a disposizione di tutti e possono arrivare a tutti” ha detto Olly. Lucio Corsi concorda con il primo classificato e aggiunge: “E’ una cosa a cui tendere a cui fare attenzione, bisogna che il mondo sia più giusto anche per i più giovani” “Io collaboro con la Fondazione Una Nessuna e Centomila, mi ha colpito questo podio, ma posso dire che rappresentato un maschile che non è patriarcale” ha concluso Brunori.
Ssa.Avl/Int14
Da Monaco a Parigi a Riad: come si muovono i leader per avviare un possibile negoziato Ucraina-Russia
Roma, 16 feb. (askanews) – Portare Russia e Ucraina al tavolo dei negoziati è l’obiettivo, sul campo si muovono diversi scenari per raggiungerlo. Il capo dell’ufficio presidenziale ucraino Andriy Yermak ha incontrato l’inviato del presidente degli Stati Uniti per gli incarichi speciali, Richard Grenell, alla conferenza sulla sicurezza di Monaco. I due funzionari hanno discusso di sicurezza internazionale e guerra in Ucraina, secondo quanto riportato da Rbc-Ucraina citando la presidenza di Kiev. Yermak ha espresso gratitudine agli Stati Uniti per aver sostenuto l’Ucraina nella sua lotta per la libertà e l’integrità territoriale. “Durante l’incontro”, Yermak e Grenell hanno discusso di questioni attuali di sicurezza internazionale, nonché delle possibilità di rafforzare la partnership strategica tra Ucraina e Stati Uniti. È stata prestata particolare attenzione alla preparazione di incontri al massimo livello” per una soluzione negoziata del conflitto. Yermak ha inoltre sottolineato l’importanza del dialogo per un ulteriore coordinamento della sicurezza e del sostegno economico all’Ucraina e per la discussione di misure congiunte volte al raggiungimento della pace. Durante la sua partecipazione alla Conferenza di Monaco, il capo dell’ufficio presidenziale ucraino ha incontrato anche il rappresentante speciale degli Stati Uniti per l’Ucraina e la Russia, Keith Kellogg, con cui ha discusso i modi per raggiungere la pace e continuare ad aiutare l’Ucraina.
Intanto i ministri degli Esteri dell’Unione europea si sono incontrati questa mattina a Monaco di Baviera, a margine della Conferenza sulla sicurezza, per discutere del sostegno all’Ucraina. “Concludiamo la Conferenza sulla sicurezza di Monco con una buona discussione tra i ministri degli esteri dell’Ue ancora a Monaco”, ha scritto su X l’alto rappresentante Ue per la Politica estera, Kaja Kallas. “L’Europa è fortemente unita nel sostenere l’Ucraina e rafforzare la nostra difesa. Presto elaboreremo nuove iniziative per portare avanti questo progetto”, ha aggiunto.
Anche la Cina è pronta a collaborare con l’Ucraina per eliminare i fattori sfavorevoli, promuovere le relazioni bilaterali e sviluppare la cooperazione commerciale. Lo ha affermato il ministro degli Esteri cinese Wang Yi in un incontro con il suo omologo ucraino Andrii Sybiha, che si è svolto ieri sera a margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco. “Negli ultimi anni, la Cina è stata il principale partner commerciale dell’Ucraina. Non è stato facile nelle attuali circostanze, il che dimostra anche il potenziale e le opportunità di cooperazione tra le due parti… La Cina è disposta a collaborare con l’Ucraina per eliminare i fattori sfavorevoli, promuovere le relazioni bilaterali e sviluppare la cooperazione commerciale”, ha affermato Wang, citato oggi dal ministero degli Esteri cinese.
Un vertice sull’Ucraina è anche nei piani di Emmanuel Macron, il presidente francese avrebbe infatti intenzione di convocarlo per domani a Parigi e sarebbero inviati il segretario generale della Nato Mark Rutte, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il primo ministro britannico Keir Starmer e il premier polacco Donald Tusk. Lo riferiscono al Guardian fonti del governo britannico, secondo le quali Starmer riferirà poi dell’incontro al presidente Usa Donald Trump, quando si recherà in visita a Washington la settimana prossima.
L’incontro, che si terrà probabilmente domani, dovrebbe servire a discutere gli sforzi degli Stati Uniti per escludere i leader europei dai colloqui di pace sull’Ucraina, della posizione che l’Europa dovrebbe adottare sulla futura adesione dell’Ucraina alla Nato e di come possano essere offerte garanzie di sicurezza all’Ucraina, con forze europee e della Nato.
Su un altro fronte, diversi alti funzionari dell’amministrazione Trump, tra cui il Segretario di Stato Marco Rubio, dovrebbero tenere dei colloqui in Arabia Saudita con i negoziatori russi e ucraini per cercare di porre fine alla guerra. Secondo quanto riferito su diversi organi di stampa statunitensi la delegazione Usa che andrà in Arabia Saudita sarà composta dal consigliere per la sicurezza nazionale del presidente, Mike Waltz, dall’inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff e dal segretario di Stato Marco Rubio.
Il colloquio telefonico tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump rappresenta il segnale forte che è iniziato un dialogo sulla pace, non sulla guerra: ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. “Questo è un segnale forte che ora cercheremo di risolvere i problemi attraverso il dialogo e parleremo di pace, non di guerra”, ha detto Peskov in un’intervista a Channel 1. Il portavoce del Cremlino ha affermato che le dichiarazioni del presidente Trump dimostrano il suo impegno a sostenere la posizione “niente guerra, abbiamo bisogno di pace”.
Papa Francesco: ho la bronchite e ancora bisogno di cure
Roma, 16 feb. (askanews) – Papa Francesco è ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma per una bronchite e l’Angelus domenicale è stato affidato ad una nota diffusa dalla Sala Stampa del Vaticano.
“Fratelli e sorelle, buona domenica! Oggi in Vaticano è stata celebrata l’Eucaristia dedicata in particolare agli artisti venuti da varie parti del mondo per vivere le Giornate giubilari”, ha scritto Papa Francesco, aggiungendo: “Ringrazio il Dicastero per la Cultura e l’Educazione per la preparazione di questo appuntamento, che ci ricorda l’importanza dell’arte come linguaggio universale che diffonde la bellezza e unisce i popoli, contribuendo a portare armonia nel mondo e a far tacere ogni grido di guerra. Desidero salutare tutti gli artisti che hanno partecipato: avrei voluto essere in mezzo a voi ma, come sapete, mi trovo qui al Policlinico Gemelli perché ho ancora bisogno di un po’ di cure per la mia bronchite”.
“Rivolgo il mio saluto – ha continuato il Papa – a tutti i pellegrini presenti oggi a Roma, in particolare ai fedeli della Diocesi di Parma, che sono venuti in Pellegrinaggio diocesano, guidati dal loro Vescovo. Invito tutti a continuare a pregare per la pace nella martoriata Ucraina, in Palestina, in Israele e in tutto il Medio Oriente, in Myanmar, nel Kivu e in Sudan. Vi ringrazio per l’affetto, la preghiera e la vicinanza con cui mi state accompagnando in questi giorni, così come vorrei ringraziare i medici e gli operatori sanitari di questo Ospedale per la loro premura: svolgono un lavoro prezioso e tanto faticoso, sosteniamoli con la preghiera!”. “E ora – ha concluso – affidiamoci a Maria, la ‘Piena di grazia’, perché ci aiuti ad essere come Lei cantori e artefici della bellezza che salva il mondo”.
Contro Putin a costo della vita: Alexey Navalny, un anno dopo.
Il 16 febbraio 2024 Alexey Navalny moriva assassinato nella colonia penale di Kharp nella regione di Jamalo-Nenets, a Nord degli Urali e a più di 2 mila km da Mosca, oltre i confini del Circolo polare artico. Vi era stato rinchiuso il 23 dicembre 2023 in regime di isolamento che stava scontando per la ventisettesima volta in tre anni. Il suo destino era segnato, dopo un lungo calvario iniziato con l’arresto nel 2021, al suo rientro a Mosca da Berlino, fatto di processi farsa, con capi di imputazione inesistenti e inventati (condannato in un primo tempo a nove anni di reclusione nella colonia penale di Melekhovo, aveva subito un successivo grado di giudizio a porte chiuse, senza difesa legale, al termine del quale gli erano stati inflitti 19 anni per “estremismo” secondo un marchingegno giudiziario studiato a tavolino dal regime sotto la guida del FSB, erede del KGB), tentativi di avvelenamento con il gas nervino, denutrito, indebolito, ridotto alla mera sopravvivenza a termine, senza alcuna speranza di uscirne vivo.
Né la moglie Julija Naval’naja né gli amici rimastigli fedeli, pur se a loro volta ridotti al nascondimento e alla morte civile, avrebbero anche solo immaginato che potesse sopravvivere ad un regime di detenzione durissimo: se infatti qualcuno dei prigionieri avesse varcato l’alta rete di recinzione del penitenziario sarebbe stata sbranato dagli animali selvaggi che infestano quel territorio immenso e lontano da ogni possibile rifugio umano.
Condizioni estreme di prigionia e isolamento mascherate da notizie ovattate e filtrate dalla polizia penitenziaria, di cui veniva direttamente e puntualmente reso edotto il suo vero carceriere – Vladimir Vladimirovič Putin – di cui Navalny era fiero e coraggioso oppositore politico nella sua breve ma intensa militanza da partigiano e avversario della più bieca e truce dittatura del nostro tempo.
Le rare immagini che giungevano di lui lo mostravano con il volto scavato dalla sofferenza e dalla lunga persecuzione politica e giudiziaria ed erano insieme la rappresentazione iconica della spietatezza a cui piò giungere l’animo umano e dall’altro il segno di una lenta espiazione del ‘nulla’, poiché ogni imputazione era semplicemente la rappresentazione di ciò che la filiera della dittatura aveva via via sottilmente costruito in modo del tutto falso, anche se restituiva ai suoi sostenitori il coraggio e la volontà di opporsi al male, di resistere fino alla fine, per lasciare una traccia, un percorso che prima o poi qualcuno potrà riprendere.
Ad un anno di distanza da quel crudele assassinio – che ci ricorda le pagine più buie delle vicende umane di tutti coloro che nella Storia si sono opposti alle dittature e al declino delle libertà civili – la moglie è considerata la sua erede morale, anche se nessuno potrà rimpiazzare il carisma e l’ascendente che Alexey trasmetteva ai suoi seguaci. Il suo eroismo e le modalità cruente della sua fine restano un monito per tutti coloro che nel mondo stanno combattendo per le libertà individuali e sociali, sostenendo i valori della democrazia e ancora oggi – nonostante la spietatezza di un regime che non ammette interlocuzioni o confronti, opposizione politica aperta e revisionismo ideologico – esprimono tutto il loro significato simbolico ed evocativo: ci vogliono gli eroi e pure i martiri per comprendere quanto possa essere spietato, crudele e ingiusto l’animo umano.
Evocando la sua vicenda umana ci si chiede come possa essere credibile la narrazione del regime dell’aggressione all’Ucraina – contrabbandata come ‘operazione militare speciale’ – che giunge a contare ormai tre anni dal suo inizio datato 24 febbraio 2022.
Navalny era oppositore interno al regime di Putin e ne contestava la spietata tirannia che conculcava ogni libertà civile: di pensiero, di parola, di riunione, di confronto politico. Ma era ben consapevole che l’intento di Putin era quello di impossessarsi di un territorio e del suo popolo, cancellando l’Ucraina dalla cartina geografica, per sottometterla alla Russia. Mire che restano tali ancora oggi, tolti di mezzo altri personaggi scomodi come Evgenij Prigožin, dopo il suo tentativo di ribellione del 2023 e dopo l’attentato al teatro Crocus City Hall di Mosca, avvolto nel mistero delle ricostruzioni tra pista jihadista, accuse all’Ucraina e alibi complottisti. Nel concitato materializzarsi di ipotesi sull’apertura di trattative di pace, tre anni di martirio e devastazione dell’Ucraina sembrano la premessa di una disfatta totale: non sul campo di battaglia ma nelle affermazioni e nelle possibili intese tra Putin e Trump, dal rientro della Russia nel G7, ai risarcimenti degli aiuti militari ricevuti da Kyiv, attraverso la cessione delle “terre rare” fino ai veti sull’ingresso nella Nato e la possibilità che l’intera Ucraina diventi solo “un’espressione geografica” totalmente assorbita dalla Russia, magari attraverso la via diplomatica di elezioni farsa che – cancellando l’autodeterminazione del suo popolo – rimpiazzino Zelensky con un Presidente fantoccio imposto dai potenti della Terra. A un anno di distanza dalla morte di Navalny quel sacrificio sembra dimenticato e nuovi attori prendono la scena: a cominciare dal vice Presidente Usa J.D. Vance che alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco ha spudoratamente preso a schiaffi l’Europa imputandole di essere l’anello debole dell’Occidente, aprendo la strada alle velleità e alle pretese di Mosca, prefigurando un’intesa a due (Usa-Russia) che bypassi il vecchio continente e la stessa Ucraina.
Da soli, in cammino verso un futuro incerto?
Lo spunto di questa riflessione mi è stato offerto da Tom Homan, recentemente nominato da Donald Trump come Responsabile unico dei confini e delle frontiere USA. Ho letto che fu proprio lui a decidere di separare i figli dai genitori migranti, per scoraggiarli dall’oltrepassare la linea di demarcazione. Ma c’è di più. Intervistato di recente sulla lettera con cui il Papa ha invitato i Vescovi americani a costruire ponti e a praticare accoglienza, carità, fraternità e solidarietà verso i migranti, Homan ha risposto con arrogante presunzione e sorprendente ignoranza storica. Ha dichiarato che, così come il Papa ha le mura attorno al Vaticano, è giusto che anche gli Stati Uniti ne innalzino per proteggere il loro territorio.
Non è la prima volta che si usano le mura di Roma come giustificazione.
So bene di non essere solo in questa preoccupazione, ma confesso che il momento storico che stiamo vivendo mi rende confuso e non poco in apprensione.
Soprattutto quando considero la qualità della classe politica attuale, spesso priva di una formazione prepolitica, di esperienze associative, culturali o civico-amministrative. Come se si potesse andare all’università senza aver prima frequentato le scuole medie e il liceo. Mi preoccupa il suo spessore culturale ed etico, ma soprattutto la recente tendenza a cercare solo uomini forti, leader carismatici solitari che, con il loro populismo scontato – antica malattia dei capi sin dai tempi di Pericle – stanno facendo crescere le destre comprese le estreme destre in tutto il mondo. Leader narcisisti e uomini “senza qualità”, che mettono in scena una politica-spettacolo quotidiana per i media.
Cosa ci attende nei prossimi anni? Quale futuro per i nostri figli e nipoti, con questa classe politica e quella che verrà?
Tralascio, ma non dimentico, le sfide già avanzate come il cambiamento climatico, l’intelligenza artificiale, l’automazione del lavoro e le inarrestabili migrazioni: vere e proprie rivoluzioni epocali che richiederebbero un’élite politica all’altezza delle sfide. Vorrei invece soffermarmi su un tema antropologico e culturale che metta un poco da parte l’empirismo positivista e quantitativo diffuso della politologia e della sociologia, e che si soffermi sull’antiumanesimo in pieno sviluppo.
Rinasce con violenza una voglia di protagonismo e comando. Di essere capi forti, isolati e risoluti, come nelle dittature europee della prima metà del Novecento. Mi viene da pensare che questa pulsione sia figlia di un’etica protestante in ascesa, contrapposta a un’etica cattolica in ritirata: un’etica dell’Io, che accompagna individui sempre più isolati, in contrasto con l’etica del Noi della fraternità e solidarietà cattoliche.
Un’etica del singolo, come ben spiega la filosofa Francesca Rigotti, che va oltre lo spirito del capitalismo novecentesco, un tempo mitigato dalla Dottrina sociale della Chiesa, dal liberalismo, dal socialismo e dal cattolicesimo democratico. Correnti culturali che, pur senza riuscirci pienamente, hanno cercato di conciliare eguaglianza e libertà, povertà e ricchezza, proprietà privata e statale, dignità della persona e diritti dell’uomo, dando vita alle Costituzioni democratiche moderne e allo Stato di diritto.
I social e i cellulari c’entrano poco.
La scomparsa del Noi e dello stare con gli altri non dipende solo dalla tecnologia, ma da cause più profonde, culturali e antropologiche. Si perde il bisogno di socializzare, di partecipare al bene comune, di dialogare con gli estranei, di confrontarsi anche con chi è diverso per colore della pelle, lingua o opinioni politiche.
Al contrario, emerge una lotta violenta fra gli stessi amici, fra amici e nemici, il desiderio di vendetta totale verso l’avversario, come dimostra Netanyahu in una terra che ha inventato la parola “pace”. Cresce la voglia di ritirarsi in se stessi, di rifugiarsi in una tradizione intesa come difesa identitaria, di non partecipare più, nemmeno andando a votare. E nemmeno andando la domenica a messa.
Si cammina da soli.
È il tempo degli uomini soli al comando, dei tycoon che si percepiscono come predestinati da un Dio protestante che premia i vincenti e dimentica gli ultimi. Un’etica calvinista che alimenta leader solitari come Trump o Musk, ma anche Putin, con il sostegno del Patriarca Kirill. Un’ideologia dell’isolamento che in Europa si manifesta nelle spinte separatiste e nei movimenti sovranisti, nell’ossessione per un’identità patriottica che rifiuta l’incontro con l’altro. E in Italia, nella proposta di un’autonomia differenziata che frammenta invece di unire. Un individualismo che si riflette nella moltitudine di partiti e partitini, nei leader che vogliono distinguersi ad ogni costo, spingendo per una legge elettorale proporzionale non per pluralismo, ma per essere riconosciuti come unici e singoli.
Sino al punto di separarsi dagli abituali amici di percorso e presentarsi da soli alle elezioni.
Eppure, c’è un’alternativa.
Ho sempre creduto nel messaggio racchiuso nell’enciclica “Fratelli Tutti” di Papa Francesco, oggi attaccato anche all’interno della sua Chiesa. Nella metafora di quell’unica barca su cui ha invitato l’umanità a salire insieme, mai come fratelli isolati su barche separate e nemiche. Si può essere antibergogliani, laici o atei, ma bisogna riconoscere che la Chiesa cattolica italiana, con il metodo del camminare insieme degli incontri sinodali, con il dialogo tra opinioni diverse e l’incontro fra amministratori locali di opposte fazioni politiche, ha lanciato un messaggio forte di unità e dialogo. Un insegnamento prezioso per affrontare le sfide del nostro tempo, per rinnovare la democrazia politica e per rispondere alla grave crisi di partecipazione che stiamo vivendo.
Elogio della Generazione Z
La Generazione Z, composta da individui nati tra il 1995 e il 2010, è spesso al centro di dibattiti e stereotipi, molti dei quali non sono affatto positivi. Figli della Generazione X (1965-1979) e degli ultimi Baby Boomer (1946-1964), i Gen Z sono cresciuti in un contesto radicalmente diverso rispetto alle generazioni precedenti. Tuttavia, nonostante le critiche, questa generazione ha molto da insegnare.
I Gen Z si caratterizzano per abitudini e valori che li differenziano dai Millennial e dai Baby Boomer. Fumano meno, bevono con moderazione, consumano meno materiale pornografico e hanno meno avventure di una notte rispetto ai Millennial. Questi cambiamenti riflettono una maggiore attenzione alla salute e al benessere, sia fisico che mentale.
Gli adulti della Gen Z, di età compresa tra i 18 e i 27 anni, spesso vivono ancora con i genitori, un fenomeno legato a fattori economici e sociali. Tuttavia, sono anche meno razzisti e omofobi rispetto alle generazioni precedenti, dimostrando una maggiore apertura verso la diversità e l’inclusione.
La monogamia è il tipo di relazione preferito dalla Gen Z, a differenza dei Millennial e della Gen X, che hanno sperimentato con la “non monogamia etica”, e dei Baby Boomer, che spesso preferivano relazioni informali come “amici con benefici”. Dunque, i Gen Z tendono a cercare relazioni stabili e significative, riflettendo un desiderio di sicurezza e connessione autentica. Inoltre, sono noti per la loro fluidità identitaria. Non si definiscono attraverso un solo stereotipo, ma esplorano diversi modi di essere se stessi, plasmando le proprie identità nel tempo.
Questo approccio aperto e rispettoso si estende anche alle identità altrui, portandoli a combattere contro comportamenti discriminatori come il razzismo, l’omofobia e il maschilismo. È la prima generazione di veri nativi digitali, cresciuta con Internet e i social media fin dalla tenera età. Questo ha avuto un impatto significativo sul loro modo di comunicare, informarsi e socializzare.
Secondo Bloomberg, il 65% della Gen Z segue gli sport tramite smartphone, mentre solo il 35% si affida alla televisione, una tendenza opposta a quella dei Baby Boomer, che al 77% si informano ancora attraverso la TV. I social network sono diventati una parte fondamentale della loro vita. Mentre i loro genitori preferiscono Facebook e i Millennial scelgono Instagram, loro sono i padroni di TikTok, una piattaforma che esprime la loro creatività e il desiderio di contenuti rapidi e coinvolgenti.
Uno degli aspetti più emblematici è l’espressione “Ok Boomer”, che ha raggiunto una popolarità globale. Questa frase riassume la reazione nei confronti dei Baby Boomer e dei membri più anziani della Gen X quando questi esprimono opinioni condiscendenti, soprattutto su temi come il cambiamento climatico, l’innovazione tecnologica e l’inclusione delle minoranze. È un modo per far sentire la propria voce e criticare visioni ritenute superate.
Tra le generazioni, si osservano cambiamenti nelle abitudini, nei gusti, negli interessi e nei modi di interagire con il mondo. La Gen Z funge da ponte tra passato e futuro, con una mentalità aperta, inclusiva e tecnologicamente avanzata. Coloro che ne fanno parte sono comunque una “novità”. Invece di criticarli, forse è il momento di ascoltarli e imparare da loro, poiché rappresentano un cambiamento che potrebbe influenzare il mondo in modi inaspettati e positivi.
Tributo a Franco Marini, senza strumentalizzazioni.
All’Istituto Sturzo si è organizzato un interessante e ricco dibattito sul patrimonio politico, sociale, culturale ed istituzionale di Franco Marini, uno dei leader – con Carlo Donat-Cattin e Guido Bodrato – più rappresentativi ed autorevoli del cattolicesimo sociale italiano. Di Marini sappiamo molte cose ma il lavoro di indagine e di ricostruzione del suo magistero è solo all’inizio, come ovvio. E sarà proprio compito della Fondazione dedicata a Marini dalla Cisl e guidata dall’ex segretario generale Luigi Sbarra a svolgere il lavoro principale in questa direzione. Oltre all’azione concreta di chi proviene da quella tradizione proseguire una presenza e declinare una iniziativa nell’attuale cittadella politica italiana. Mi riferisco, nello specifico, a coloro che provengono dalla cultura, dalla tradizione, dal pensiero e dalla prassi del cattolicesimo sociale, e che sentono la necessità e l’urgenza di dare voce e gambe a quella “sinistra sociale” di ispirazione cristiana che continua ad avere una straordinaria attualità e modernità anche nella società contemporanea.
Ma, per tornare al magistero di Marini, non dobbiamo cadere nella tentazione di piegare il suo pensiero e la sua testimonianza proseguita e declinata per molti decenni nel sindacato, nella politica e nelle istituzioni alla situazione politica contingente ed attuale. Sarebbe un’operazione intellettualmente disonesta oltre ad essere profondamente ipocrita. Eppure proprio in questi giorni abbiamo ascoltato diversi esponenti politici e sindacali quello che avrebbe o quello che non avrebbe fatto Marini. Appunto, un’operazione politica intellettualmente disonesta.
Ora, per non farla lunga, credo sia sufficiente ricordare almeno tre aspetti decisivi ed essenziali dell’azione concreta di Marini per non cadere in ridicole e grottesche ricostruzioni storiche e politiche.
Innanzitutto, sotto il profilo sindacale, Marini è sempre stato coerente con la linea tradizionale dello storico “sindacato bianco”. E quindi, nessun radicalismo, nessun massimalismo, nessun pregiudizio ideologico e culturale verso chicchessia. E, soprattutto, priorità al dialogo e al confronto per raggiungere risultati concreti e tangibili per migliorare le condizioni dei lavoratori da un lato e per costruire una miglior giustizia sociale dall’altro.
In secondo luogo, e sotto il versante politico, Marini ha rappresentato nei partiti in cui ha militato – dalla Dc al Ppi, dalla Margherita al Pd – la “sinistra sociale” di ispirazione cristiana. Ovvero la cultura e la tradizione del cattolicesimo sociale italiano. E non ha mai rinunciato a questa sua specificità. Insomma, Marini non è mai stato un gregario, una comparsa o, peggio ancora, un banale ornamento nei rispettivi partiti. Perché nei partiti ha senso esserci se non si rinuncia alla propria personalità, alla propria cultura e alla propria specificità culturale e sociale. E, su questo fronte, Marini è sempre stato coerente e coraggioso, come lo è sempre stato il suo unico e vero mentore politico, Carlo Donat-Cattin.
In ultimo, ma non per ordine di importanza, Marini non è mai stato manovrabile. Amava andare controcorrente perché rispondeva alla sua coscienza e alla sua cultura e non è mai stato un estimatore del “politicamente corretto”. Come ovvio, non amava i salotti aristocratici e alto borghesi che dettavano l’agenda alla politica e ai politici compiacenti e che erano, a loro volta, adulatori dei pifferai della comunicazione progressista e cosiddetta adulta. Ma per andare controcorrente devi essere coraggioso e coerente, nonchè determinato. Detto con altre parole, devi avere e testimoniare concretamente una personalità politica.
Per queste ragioni, semplici ma essenziali, la “lezione” politica, culturale, sociale e valoriale di Franco Marini non può essere piegata alle circostanze del momento. E chi pensa di compiere questa operazione deve sapere che ci sarà sempre qualcuno che lo smaschera e lo ridicolizza di fronte alla pubblica opinione di referimento. Non per convenienza ma per convinzione, onestà, coerenza e trasparenza.
Sanremo, Olly vince il Festival: “Balorda Nostalgia una canzone vera, nata tra amici”
Milano, 16 feb. (askanews) – Olly il vincitore delle 75 edizione del Festival di Sanremo con Balorda Nostalgia.
Cos ad askanews aveva raccontato la nascita del brano. Una ballad scritta da Olly, composta dal cantautore insieme a Pierfrancesco Pasini e JVLI, che ne ha curato anche la produzione – racconta la nostalgia, un sentimento forte, vivo e vero che arriva all’improvviso e che fa sempre anche un po’ male, per questo motivo balorda.
“Allora questa canzone parla di dare valore da nostalgia, molto semplice, non voglio vendere niente di astruso, parla di questa sensazione che anche se ho 23 anni, ho vissuto, vivo tutti i giorni, una mancanza che poi nel senso stretto di questo brano sicuramente una mancanza d’amore, ma pu essere fatto qualsiasi tipo di parallelismo ognuno voglia fare nel momento in cui l’ascolta. Sicuramente una canzone vera, racconta parte di una mia storia e sono molto contento di portarla all’Ariston. Il brano nato in studio, come tante mie canzoni, anche in questo caso in un modo molto normale dal connubio musicale di JVLI e di Perfrancisco Pasini. JVLI mio produttore, fratello, ormai un sodalizio bello definito. Pier, anche lui, suona con me in tour da un po’ di tempo. Quindi una canzone nata tra amici, si evoluta nel tour, perch io testardo volevo mettere a posto cose di testo che non mi convincevano e la canter all’Ariston.
Nella serata di venerd esibito con il brano Il Pescatore accompagnato da Goran Bregovic e la Wedding & Funeral Band. “Sanremo per me , forse in un modo poco romantico, ma parte del mio percorso. Ho fatto gi un passaggio a Sanremo, ed stato divertente, stato anche challenging, diciamo. Mi ha messo di fronte a tanta realt, e quest’anno sicuramente un altro passo che sono contento di fare, con i miei amici tra l’altro che verranno con me. Me la voglio godere, un modo per dare un qualcosa in pi a un viaggio che gi bellissimo, che si andato molto bene, che mi sta apparecchiando per arrivare a fare i miei concerti e mi sembra che sia tutto giusto in questo momento, bello”.
Dopo il successo delle prime 14 date invernali tutte sold out del Lo rifar, lo rifaremo tour 2024 – 2025, Olly torner live nei club italiani con la seconda leg del tour questa primavera a Venaria Reale – TO (Teatro Concordia – 4 e 5 maggio), Bologna (Estragon – 7 e 8 maggio), Roma (Atlantico – 13 e 14 maggio), Molfetta – BA (Eremo club – 16 e 17 maggio) e Firenze (Teatro Cartiere Carrara – 19 e 20 maggio). Il tour, per un totale di 26 date completamente sold out, terminer ufficialmente a Padova (Gran Teatro Geox – 22 e 23 maggio).
Ad attenderlo poi in autunno il Tutta vita tour 2025 – 2026, che porter il cantautore live per la prima volta nei palazzetti italiani tra l’autunno 2025 e la primavera del 2026. Gi Sold out le date nel 2025 previste a Genova (Stadium di Genova – 4 e 5 ottobre), Milano (Unipol Forum – 10 ottobre) e Roma (Palazzo dello Sport – 15 ottobre). Chiuder l’anno al PalaPartenope di Napoli il 17 ottobre (biglietti disponibili in prevendita). Nella primavera del 2026 il tour riprender da Jesolo – VE (Palazzo del Turismo – 7 marzo), per poi fare tappa a Firenze (Nelson Mandela Forum – 11 marzo), Bologna (Unipol Arena – 16 marzo), Torino (Inalpi Arena – 18 marzo), Milano (Unipol Forum – 20 marzo), Roma (Palazzo dello sport – 26 marzo) e infine Bari (Palaflorio – 30 marzo).
Olly trionfa a Sanremo: "Non sembra vero". Fischi all’Ariston per Giorgia e Lauro fuori dal podio
di Serena Sartini e Alessandra Velluto Sanremo, 16 feb. (askanews) – E’ Olly il vincitore della 75esima edizione del Festival di Sanremo. “Non sembra vero, sono contentissimo”, ha detto il cantante di “Balorda nostalgia”. Secondo è arrivato Lucio Corsi, terzo Brunori Sas.
Ma la classifica, che ha visto fuori dalla cinquina finale i favoriti della vigilia Giorgia e Achille Lauro, non ha trovato soddisfatto il pubblico dell’Ariston, che all’annuncio delle loro posizioni (Lauro settimo e Giorgia sesta), ha fischiato a lungo. Poi, quando Giorgia ha ritirato il premio Tim la platea ha iniziato a battere le mani ritmando “Hai vinto, hai vinto” e l’interprete di “La cura per me” è scoppiata in lacrime.
Quarto è arrivato Fedez e quinto Simone Cristicchi, che ha vinto il premio della sala stampa Lucio Dalla. Il premio della critica è andato invece a Lucio Corsi.
Cala il sipario così sulla kermesse targata Carlo Conti. Tanta musica, ascolti da record, primato storico di share per la serata delle cover, polemiche (quasi) assenti. Insomma, il format del Festival normalizzato ha dato ragione a chi pensava che il dopo-Amadeus fosse difficile da superare. “Sono andato oltre le più rosee aspettative”, ha detto ieri Carlo Conti ad askanews.
La politica non ha fatto irruzione all’Ariston, ad eccezione di qualche stoccata di Roberto Benigni che, con la sua ironia ha inviato frecciatine a Salvini, Meloni e al campo largo di Schlein.
Il videomesaggio del Papa e l’appello alla pace in Israele, con il duetto di Noa e Mira Awad (la prima israeliana, la seconda palestinese) la prima serata; il ciclone Jovanotti, Damiano David superstar la seconda serata; i Duran Duran 40 anni dopo, nella terza serata; la ‘sorpresa’ di Roberto Benigni che ha aperto la serata delle cover. Insomma, Conti è stato bravo a sfoderare pezzi da novanta un poco per volta. Fino alla finalissima, tutta musica e poche interruzioni. Se non la parentesi di Antonello Venditti, premio alla carriera (insieme a Iva Zanicchi il giovedì), e la testimonianza coraggiosa e toccante di Edoardo Bove, calciatore della Fiorentina che ha accusato un arresto cardiaco durante la partita contro l’Inter allo stadio Franchi.
Per l’ultima serata Carlo Conti ha chiamato sul palco alla conduzione con lui Alessia Marcuzzi e Alessandro Cattelan.
E’ la serata finale del Festival di Sanremo. Si balla con Gabry Ponte, Conti con Marcuzzi e Cattelan
Sanremo, 15 feb. (askanews) – Al via la finale del Festival di Sanremo, che si apre con Gabry Ponte e la sua ‘Tutta l’Italia’, la canzone del dj e producer diventata anche il nuovo e contagioso jingle del festival. Conduttori con Carlo Conti: Alessia Marcuzzi e Alessandro Cattelan.
In gara 29 artisti, il regolamento della votazione prevede il 33% sala stampa, tv e web, 33% radio e 34% televoto. Poi si rivoterà per la cinquina finale. Secondo la scaletta definitiva, lo stop al televoto è previsto intorno all’1:36 mentre l’annuncio del vincitore o della vincitrice è previsto per l’1:47, con l’ingresso dei cinque finalisti sul palco.
Tra gli ospiti Antonello Venditti a cui viene consegnato il Premio alla carriera; il calciatore della Fiorentina Edoardo Bove che racconta il dramma vissuto in campo dopo il malore allo stadio di Firenze, e Alberto Angela; sul palco tornano anche Bianca Balti, che consegna i premi collaterali e Mahmood, che presenta in anteprima il nuovo singolo.
Ucraina, Usa: negoziato senza l’Ue. E Macron convoca l’Europa
Monaco di Baviera, 15 feb. (askanews) – Nessun posto per l’Europa al tavolo del negoziato. L’inviato di Donald Trump per l’Ucraina lo ha detto a chiare lettere anche oggi a Monaco: non c’è alcuna sedia per l’Ue, che pure si agita per farsi largo. Accettiamo “proposte e idee”, ma finisce qui, ha spiegato l’ex generale americano, mentre l’Unione europea prova a far fronte comune. Da Parigi rimbalzano indiscrezioni sulla proposta avanzata da Emmanuel Macron di un vertice dei capi di Stato e di governo europei da tenersi eventualmente nella capitale francese nella giornata di lunedì. Potrebbe essere allargato anche agli Usa: nulla di definito, “ci stiamo lavorando”, hanno confermato fonti dell’Eliseo e del governo italiano, nelle stesse ore in cui Volodymyr Zelensky ha tentato un colpo a sorpresa. Durante la sua partecipazione alla Conferenza sulla sicurezza in Baviera ha annunciato la disponibilità di Kiev a ragionare su un ritorno ai confini precedenti al 2022. Molto difficile, se non impossibile, che la proposta sia accolta a Mosca con favore. Ma il presidente ucraino si è spinto fino a dove non aveva mai osato prima: non solo l’Ucraina è pronta a discutere un piano di pace “comune”, risultato di una mediazione di Stati Uniti e Unione Europea, ma può prendere in considerazione la modifica dei suoi confini terrestri senza guardarsi troppo indietro. Che, in altre parole, significa recuperare dalla Russia solo una parte dei territori occupati: l’area di Zaporizhzha, quella di Kherson, alcune zone di Donetsk. Un’apertura che il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito di “buon senso”, perché se si vuole arrivare ad un accordo di cessate il fuoco serve “disponibilità” da parte di tutti i contendenti.
Un passo in avanti inatteso, quello di Zelensky, che però fa il paio con una brusca, seppur momentanea, inversione di tendenza su un eventuale accordo con Washington sulle terre rare. Il presidente ucraino lo ha respinto al mittente: “non è ancora pronto a proteggere gli interessi” di Kiev, ha detto. Secondo il capo dello Stato occorre infatti pensare a come distribuire i profitti, e a come correlarli alle “garanzie di sicurezza”. E “questa connessione ancora non c’è”, ha chiarito.
Dopo l’accelerazione degli ultimi giorni, imposta da Trump, Zelensky non è ancora convinto delle buone intenzioni di Vladimir Putin, che a suo dire vorrebbe persino avere al suo fianco il presidente Usa “il 9 maggio sulla Piazza Rossa”. L’attacco della Russia contro la centrale nucleare di Chernobyl, nei giorni scorsi, è a suo avviso un chiaro messaggio del leader del Cremlino: “significa che non vuole la pace né è pronto al dialogo”. Secondo Zelensky, Mosca starebbe preparando 15 nuove divisioni, circa 150 mila soldati, ovvero tanti più militari di quelli che possono schierare molti Paesi europei insieme. La leadership ucraina avrebbe anche ricevuto informazioni di intelligence sul fatto che quest’estate la Russia dovrebbe inviare delle forze in Bielorussia con il pretesto di esercitazioni militari. “Forse attaccherà l’Ucraina o forse no” e potrebbe dirigersi contro altri Paesi, ha detto Zelensky.
Quella che arriva dal Cremlino, dunque, sarebbe una minaccia rivolta all’intera Europa. Ecco perché l’intera Unione ha bisogno di essere forte, anche in “chi va” a trovare Trump a Mar-a-Lago, secondo il leader ucraino. L’Ue ha perciò bisogno di agire, senza indugi, “per garantire la propria sicurezza”. Intanto, fornendo a Kiev tutto quello di cui ha bisogno, “armi, addestramento, assistenza”. Poi, collaborando per una produzione congiunta di materiale militare. Infine, costruendo delle “forze armate europee”, capaci di assicurare all’Unione un principio inderogabile: “il futuro dell’Europa deve dipendere solo dagli europei”. L’obiettivo, secondo Zelensky, deve essere chiaro a tutti: “l’Ue deve unirsi e agire in modo che nessuno posso comandarla a bacchetta o minacciarla”.
Zelensky non ha citato esplicitamente né Trump né Putin, ma è ancora infastidito da quella telefonata fatta dal tycoon repubblicano prima al Cremlino e poi a Kiev. L’ha mal digerita, pur rimanendo aperto al dialogo. Ed ha posto dei paletti: sarebbe “pericoloso”, ha detto, se con l’avvio di un eventuale negoziato, l’inquilino della Casa Bianca dovesse decidere di incontrare prima il presidente russo. “L’Ucraina non accetterà mai accordi fatti alle nostre spalle senza il nostro coinvolgimento. E la stessa regola dovrebbe applicarsi a tutta l’Europa”, ha spiegato, ribadendo che “l’Ue deve avere un posto al tavolo” delle trattative.
Una scelta non scontata, in un momento in cui il filo diretto tra Washington e Mosca sembra proseguire. Il capo della diplomazia russo Sergey Lavrov, oggi, ha parlato al telefono con la sua controparte americana, Marco Rubio. Nelle stesse ore, durante i suoi incontri a Monaco, Kellogg ha ribadito a chiare lettere che nel percorso verso una soluzione negoziata del conflitto “ci sono due parti e un solo mediatore”, gli Stati Uniti, che stanno lavorando a un piano che dovrebbe realizzarsi “non in alcuni mesi, ma nel giro di settimane, giorni”. L’Europa sarebbe consultata, dunque, ma alla fine esclusa. “Potrebbe essere come il gesso sulla lavagna, potrebbe irritare un po’, ma vi sto dicendo qualcosa di molto onesto”, ha detto l’inviato Usa, che ha invitato “gli amici europei” a “non lamentarsi”, ma ad avanzare piuttosto “proposte concrete ed idee”.
L’Europa sarebbe dunque fuori dai giochi, benché Tajani abbia assicurato che sia il segretario Stato Marco Rubio che lo stesso Kellogg, incontrati in Baviera, abbiano manifestato “voglia di ascoltare l’Europa e l’Italia”, in questo che il ministro ha definito solo “l’inizio” di un “percorso”, di una “nuova stagione”, in cui anche “l’Italia sta facendo la sua parte”. “Abbiamo detto molte cose a Rubio e a Kellogg”, ha spiegato Tajani, a partire proprio dal ruolo che dovrebbe avere l’Europa al tavolo del negoziato. L’argomento potrebbe essere discusso già domani in occasione di una possibile riunione informale dei ministri degli Esteri dell’Unione a Monaco.
L’arma più importante in mano all’Ue sarebbe sempre quella delle sanzioni. Adottate a più riprese per colpire personalità e aziende russe coinvolte nel conflitto, prossimo al suo terzo anniversario, potrebbero rivelarsi il grimaldello per scalfire il muro di gomma americano sul negoziato. Un nuovo round di misure contro Mosca, secondo quanto riferito da fonti diplomatiche, potrebbero irritare il Cremlino e minare i colloqui mediati da Washington, sollevando interrogativi in Russia sull’opportunità concreta di coinvolgere l’Unione nelle discussioni.
Sanzioni che sono state evocate anche in una dichiarazione congiunta dei ministri degli Esteri del G7, convocata a margine della Conferenza di Monaco dalla presidenza canadese. Ogni nuova misura “aggiuntiva” dopo febbraio, si legge nel testo, dovrebbe però “essere collegata al fatto che la Federazione Russa intraprenda sforzi reali e in buona fede per porre fine in modo duraturo alla guerra”. (di Corrado Accaputo)
Tim, Poste entra nel capitale: è un investimento strategico
Roma, 15 feb. (askanews) – Poste entra nel capitale di Tim. In una settimana densa di notizie per il gruppo di telefonia con la cessione al Mef e Retelit del 100% Sparkle e l’aggiornamento del piano industriale, oggi è arrivata la notizia attesa nelle ultime ore: l’ingresso di Poste come azionista del gruppo di tlc con una quota del 9,81% al posto di Cassa depositi e presiti cui ha ceduto il suo 3,78% di Nexi più un corrispettivo mediante cassa che dovrebbe aggirarsi sui 180 milioni. Cessione che fa salire Cdp in Nexi dall’attuale 14,46% al 18,25%.
Il gruppo guidato da Matteo Del Fante ha definito l’operazione “nel suo complesso un investimento di natura strategica, con la finalità di creare sinergie tra le aziende e favorire, con tutti gli attori interessati, il consolidamento del mercato delle telecomunicazioni in Italia”. Una indicazione che sembra aprire la strada al coinvolgimento di altri attori per ridurre il numero di operatori esistenti con margini sempre più risicati.
A tal proposito Poste ha fatto sapere di avere in fase avanzata la negoziazione per la fornitura di servizi per l’accesso di Postepay, società interamente controllata da Poste Italiane all’infrastruttura di rete mobile di Tim. Collaborazioni che potrebbero allargarsi ulteriormente convolgento altre parti del business.
Le possibili sinergie commerciali sono state messe in luce giovedì scorso, in occasione della presentazione del Piano, dall’ad di Tim Pietro Labriola che ha valutato positivamente un accordo con Poste, giudicato come uno dei candidati migliori per un consolidamento del mercato. Tuttavia ieri il titolo è stato fortemente penalizzato in Borsa perdendo fino al 7,6% con scambi sul 7% del capitale. Vendite scattate da parte di chi scommetteva in direzione di un’operazione di riassetto con protagonista Iliad e il fondo Cvc su cui erano emerse indiscrezioni nei giorni precedenti.
L’ingresso di Poste è stato visto nelle ultime ore dagli investitori come una frenata ai progetti di consolidamento per ridurre gli operatori da quattro a tre. Lunedì l’operazione, ufficializzata, andrà al test dei mercati.
Rete di Trieste, la parola dei giovani è la novità più importante.
Si è concluso nella tarda mattinata di oggi l’incontro promosso dalla “Rete di Trieste” tra amministratori di enti locali che si riconoscono nei valori e nei principi del mondo cattolico.
Mentre sui media si possono trovare commenti sui promotori e sugli ospiti più noti, tutti già impegnati in politica, si rischia di trascurare un aspetto fondamentale di questo evento molto atteso: lo spazio dedicato ai giovani.
Un’ora di interventi di sei under 30 ha rappresentato la vera novità. Per una volta, sono stati loro a parlare e noi adulti, sia anagraficamente che politicamente, siamo stati chiamati ad ascoltare. E proprio l’ascolto è la prima richiesta emersa: essere ascoltati davvero e non solo “sentiti”, cioè non ridotti a un rumore di fondo che accompagna i discorsi degli adulti.
A questa richiesta di ascolto si affianca il bisogno di essere visti. Visti nella loro gioventù, nel loro essere giovani adesso, non come proiezione di adulti in divenire. Perché, ammettiamolo, spesso dimentichiamo di essere stati giovani e di cosa significasse esserlo. Di cosa volesse dire sognare, crederci e poi fare. Parole che non solo abbiamo dimenticato, ma di cui abbiamo perso anche l’ordine di successione, quell’ordine che può generare un “pensiero fecondo”.
I riferimenti ai valori cattolici non sono mancati. Tra tutti, particolarmente significativo è stato il richiamo alla Prima Lettera a Timoteo (4,12): “Nessuno disprezzi la tua gioventù”. Un monito che ha un valore profondo anche in politica. L’esperienza è considerata una delle doti fondamentali di un politico, ma essa stessa nasce solo se un giovane ha la possibilità di fare esperienza.
Negli ultimi decenni, l’abbandono e il disinteresse dei giovani verso la politica affondano le radici anche nell’impossibilità di partecipare realmente, perché chi occupa la scena politica, ormai ampiamente maturo, non lascia spazio. La loro esperienza diventa così anacronistica, non più in grado di interpretare il presente. Di questo noi adulti dobbiamo prendere coscienza e lasciare il passo, permettendo ai giovani di sognare e disegnare il proprio futuro.
I giovani lavorano per connessioni e condivisioni, privilegiando modelli partecipativi che risultano estranei all’attuale classe politica, spesso legata alla figura del leader solitario, visto come salvatore della collettività. Un modello che, paradossalmente, deresponsabilizza proprio quella collettività che lo ha eletto.
Al contrario, i giovani propongono un paradigma partecipativo e collettivo, se solo questa parola potesse essere liberata dai pregiudizi ideologici. Una metafora efficace, applaudita durante l’incontro, è venuta dal mondo del paracadutismo: “Ci si butta da soli, ma si atterra insieme”. Anche in politica, l’individualità dell’azione si completa solo nella condivisione del risultato.
L’invito dei giovani è chiaro: non vogliono più restare ai margini di un dibattito dominato dagli adulti, che ormai evitano il salto, rimanendo saldamente ancorati a un terreno politico che considerano di loro esclusiva proprietà.
Un altro concetto forte, ripreso dall’Enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco, è quello di fraternità. I giovani sentono di far parte di una comunità umana globale, abitano lo stesso pianeta e vedono il mondo come uno spazio condiviso, a differenza degli adulti che si percepiscono come appartenenti a popoli separati, ciascuno intento a difendere la propria cultura e i propri confini.
Sono due visioni antitetiche che proiettano scenari diversi per il futuro: da una parte l’individualismo dei singoli popoli, dall’altra la comunità umana. I giovani scelgono la comunità e le connessioni. E qui emerge un paradosso interessante: proprio quelle connessioni tecnologiche che gli adulti hanno spesso demonizzato (ma anche favorito, regalando loro smartphone e tablet) si sono trasformate in connessioni umane, in un senso di fratellanza globale.
Un effetto inatteso, su cui riflettere.
Tajani: difesa comune sogno dell’Italia, pronti a spendere di pi
Monaco, 15 feb. (askanews) – “La difesa comune il grande sogno dell’Italia, lo era di De Gasperi e di Berlusconi, io sono pronto a fare tutto ci che si deve, siamo pronti a spendere di pi per la difesa e aver ottenuto una risposta positiva da Ursula von der Leyen sulla possibilit di escludere dal Patto di stabilit le spese per la difesa ci incoraggia ad andare avanti, anche questo un successo dell’Italia”.
Cos il ministro degli Esteri Antonio Tajani, parlando a margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco.
Sanremo, Conti: “Nessun veto su ospiti, Fedez ha cantato “Bella Carognoetta”
Sanremo, 15 feb. (askanews) – “Premettendo che sono il meno social e non seguo tutto quello che succede fuori, credo faccia parte della forza del Festival e serva moltissimo quel fumo, quel polverone che si crea intorno social fanno un bene enorme al Festival. Su Tony Effe che ha detto che senza collana dovevo cantare io: sappiate che mi sono esercitato con suo brano. Mentre sugli ospiti, ho parlato con tutti esortandoli a cercare qualcosa di stimolante e anche Fedez, gli ho dato l’opportunit di cantare “Bella Carognoetta”.
Tajani: l’Ue ci sar e gli Usa continueranno a sostenere l’Ucraina
Monaco, 15 feb. (askanews) -“L’Europa c’, c’ sempre stata e ci sar per la sicurezza dell’Ucraina, anche Rubio (il Segretario di Stato Usa) nel suo intervento ha detto in modo chiaro che non ci sar nessun abbandono da parte Usa, anzi gli Stati Uniti continueranno a sostenere l’Ucraina e tutto ci che sar fatto non sar mai a detrimento della Nato”.
Cos il ministro degli Esteri Antonio Tajani, parlando del sostegno all’Ucraina a margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco.
Tajani: Vance? L’Europa deve agire e non agitarsi
Monaco, 15 feb. (askanews) – “Bisogna agire e non agitarsi” ha detto il ministro degli esteri Antonio Tajani parlando a margine della Conferenza di Monaco in riferimento all’attacco all’Europa del vicepresidente Usa JD Vance.
“Non ho mai parlato con Vance, ho sentito dei discorsi, ma ha parlato in generale dell’Europa, non intervenuto su temi concreti – ha detto Tajani – pu avere delle idee sull’Europa, io ne ho un’altra, ma me interessa lavorare per la pace, cosa che ho fatto con Rubio e Kellogg, siamo all’inizio ma vogliono ascoltarci quindi c’ attenzione nei confronti dell’Italia e dell’Ue”. “Mi pare che se le cose vanno in questa direzione non c’ da preoccuparsi, bisogna agire e non agitarsi”.
Ucraina, Tajani: inizia una nuova stagione per arrivare alla pace
Monaco, 15 feb. (askanews) – “La mia valutazione che si aperto un dialogo, inizia una nuova stagione per cercare di arrivare alla pace, siamo solo all’inizio, inizia un percorso che deve essere seguito fino alla fine del conflitto, garantendo libert e indipendenza all’Ucraina”.
Cos il ministro degli Esteri Antonio Tajani parlando a margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco.
“L’Italia sta facendo la sua parte, abbiamo detto molte cose a Rubio e Kellogg di quello che pensiamo si debba fare, partendo da una presenza dell’Ue e mi pare si riconosca questo ruolo, dovremo ovviamente essere parte del confronto e mi pare ci sia un riconoscimento, da parte degli Usa c’ voglia di ascoltare l’Ue e l’Italia” ha aggiunto.
“Ci siamo confrontati su tutte le cose che si possono e si devono fare, ma siamo ancora all’inizio, ci vorr tempo. La determinazione Usa di andare avanti, la nostra di assecondare un processo di pace che deve per garantire l’Ucraina, in un rapporto stretto tra Usa e Ue”.
Ex Ilvia, Urso: le tre offerte ancora tutte in campo
Sanremo, 15 feb. (askanews) – “In teoria sono in campo tutte e tre, nelle prossime ore i commissari con i loro staff legali esamineranno nel merito le proposte e poi mi confronter con loro per capire se tra queste sia emersa con chiarezza una proposta che risponda appieno agli obiettivi delle procedura e quindi alla piena decarbonizzazione degli impianti siderurgici di Taranto”. Lo ha detto Adolfo Urso, ministro di imprese e del Made in Italy rispetto alle offerte dei concorrenti in gara per rilevare la totalit del complesso aziendale dell’ex Ilva da Sanremo a margine della presentazione del francobollo commemorativo del Festival.
“Gli obiettivi sono la transizione green, la tenuta dei livelli occupazionali e quello che serve per fare di Taranto nuovamente il pi grande impianto siderurgico pi avanzato della nostra Unione Europea”, ha concluso il ministro.
Ucraina, Zelensky: ho rifiutato un accordo con gli Usa sulle terre rare
Monaco di Baviera, 15 feb. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto di avere rifiutato l’accordo con gli Sgtati Uniti sulle terre rare, perché il documento proposto “non è ancora pronto a proteggere gli interessi” del suo Paese. “Io sono il presidente e avrò un’influenza sulla qualità di questo documento. Ed è per questo che non ho lasciato che i ministri firmassero l’accordo, perché non è pronto, secondo me. Non è ancora pronto a proteggere i nostri interessi”, ha detto Zelensky parlando con alcuni giornalisti ucraini a margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, secondo quanto riportato da Rbc-Ucraina.
Inoltre, ha spiegato Zelensky, bisogna “pensare a come distribuire i profitti, se è tutto correlato alle garanzie di sicurezza”. “Non vedo ancora questa connessione nel documento”, ha osservato, aggiungendo che invece questa connessione dovrebbe essere chiara.
Calcio, Atalanta-Cagliari 0-0 nell’anticipo
Roma, 15 feb. (askanews) – Al Gewiss Stadium finisce 0-0 tra Atalanta e Cagliari. Partita non semplice per la squadra di Gasperini che crea la prima vera occasione al 35′ con Samardzic che, al limite dell’area, calcia col sinistro a giro. Nel secondo tempo viene annullato il gol di Brescianini per fallo di Posch su Caprile. Il Cagliari cresce e va vicino al vantaggio con il destro di Deiola deviato da Hien in calcio d’angolo. Nel finale ci prova Vlahovic che non riesce a superare Caprile
Sanremo, Olly: i complimenti di Simon Le Bon la cosa pi divertente
Sanremo, 15 feb. (askanews) – “Dopo gioved sono venuti a dirmi che Simon Le Bon voleva salutarmi, perch gli ero piaciuto, il problema che io avevo capito Salmo, che ha quel nickname (@lebonski), poi l’ho incontrato e abbiamo fatto anche una foto insieme, stato forse l’evento pi divertente di questa settimana, mi ha reso orgoglioso, mi ha detto che gli piaciuta la mia esibizione, ha visto molta energia”.
Cos Olly, in conferenza stampa a Sanremo a poche ore dalla finale. “Mi sento contento e soddisfatto, per me la vittoria non un obiettivo, sono contento di quello che successo fino ad oggi” ha aggiunto.
Sanremo, Tony Effe: Fedez? L’ho incontrato solo al Green carpet
Sanremo, 15 feb. (askanews) – “Mi sto divertendo molto, stressante per gli orari ma mi diverto e ho incontrato molti artisti, tipo Lucio Corsi, mi piace che ognuno ha qualcosa da darmi in questo Festival, prendo da ognuno e porto a casa… Fedez? L’ho incontrato solo al Green carpet, basta”.
Cos Tony Effe ha risposto a una domanda in conferenza stampa prima della finale, i due in passato avevano fatto parlare per un dissing.
Sanremo, apre la serata finale Michielin e chiude Sarah Toscano
Sanremo, 15 feb. (askanews) – Apre Francesca Michielin e chiude Sarah Toscano. Ecco l’ordine di uscita (e i codici del televoto) dei 29 artisti in gara per la serata finale che decreterà il vincitore del Festival di Sanremo. 01 – Francesca Michielin 02 – Willie Peyote 03 – Marcella Bella 04 – Bresh 05 – Modà 06 – Rose Villain 07 – Tony Effe 08 – Clara 09 – Serena Brancale 10 – Brunori Sas 11 – Francesco Gabbani 12 – Noemi 13 – Rocco Hunt 14 – The Kolors 15 – Olly 16 – Achille Lauro 17 – Coma _Cose 18 – Giorgia 19 – Simone Cristicchi 20 – Elodie 21 – Lucio Corsi 22 – Irama 23 – Fedez 24 – Shablo ft. Guè, Joshua, Tormento 25 – Joan Thiele 26 – Massimo Ranieri 27 – Gaia 28 – Rkomi 29 – Sarah Toscano
Sanremo, Conti: Non ho mai avuto pressioni dalla Rai, faccio il giullare
Sanremo, 15 feb. (askanews) – “Ho sempre detto, che non voglio fare paragoni nel bene, nel male, anche adesso, che i dati magari potrebbero per me essere importanti. Ho cercato di fare un festival come ho fatto gli altri tre. Ha detto Carlo Conti sulle mancate polemiche e sul Festival “Normalizzato” e si possibili pressioni avute dalla dirgenza Rai. “Per me la Rai la Rai, insomma, io faccio giullare, faccio intrattenimento, quindi, grazie a Dio, non ho mai avuto pressioni o indicazioni come fare il Festival. Faccio quello che ho fatto anche nelle mie tre precedenti gestioni: il Festival della canzone italiana. Quello che pu accadere sono degli incidenti di percorso che possono essere pi o meno gravi e che devi cercare da professionalista di risolvere, come hanno sempre fatto gli miei predecessori. Non cerchiamo le polemiche certamente, ciascuno di noi vorrebbe che l’attenzione fosse soprattutto sulle canzoni. Delle volte ci si riesce, un po’ di pi delle volte ci si riesce meno, per per ora, e tocco degli amuleti che ho con me dalla nascita”.
“Meno male che non c’era Benigni” ha ironizzato Alessia Marcuzzi.
Sanremo, la finale secondo i bookmaker: Giorgia vola verso la vittoria
Sanremo, 15 feb. (askanews) – Da grande favorita Giorgia conferma le aspettative dei bookmaker e vince la serata cover in coppia con Annalisa. Il successo del venerdì fa volare la cantautrice romana anche per il successo finale nel Festival di Sanremo 2025. Per i bookmaker il trionfo, trent’anni dopo la vittoria con “Come saprei”, comanda su Snai e Goldbet a 3 e a 3,10 su Planetwin365, seguito da Olly offerto a 4, mentre Simone Cristicchi – fuori dalla top 10 nelle cover – vede salire la quota vittoria da 3,35 a 5,50. Dietro la “solita” top-3 resistono Achille Lauro e Fedez, offerti entrambi a 6,50, mentre continua a conquistare pubblico e bookmaker anche Lucio Corsi, secondo venerdì sera, e ora visto vincente a 12 volte la posta.
È invece Cristicchi dominare negli previsioni sugli altri premi che verranno assegnati nella finalissima di sabato sera. Il cantautore è senza rivali per il miglior testo, a 1,10; vale invece 1,45 il Premio della Critica, con Lucio Corsi primo rivale a 2,75. È sempre sfida con Corsi invece per il Premio della Sala Stampa, con i due artisti offerti alla pari, a 2 volte la posta.
Ucraina, G7: legare le nuove sanzioni a Mosca a reali sforzi per la pace
Monaco di Baviera, 15 feb. (askanews) – “Ogni nuova sanzione aggiuntiva dopo febbraio dovrebbe essere collegata al fatto che la Federazione Russa intraprenda sforzi reali e in buona fede per porre fine in modo duraturo alla guerra contro l’Ucraina”, in modo da fornire all’Ucraina “sicurezza e stabilità a lungo termine come paese sovrano e indipendente”. E’ quanto hanno scritto in un documento unitario i ministri degli Esteri del G7, riuniti oggi sotto la presidenza canadese a margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco.
I ministri hanno “sottolineato il loro impegno a lavorare insieme per contribuire a raggiungere una pace duratura” e “un’Ucraina forte e prospera” e hanno “ribadito la necessità di sviluppare solide garanzie di sicurezza per garantire che la guerra non ricominci” (Foto MSC/Kuhlmann).
Energia, Pichetto: non possiamo più rinunciare a nucleare
Roma, 15 feb. (askanews) – “L’Italia non può più rinunciare al nucleare. Occorre un nuovo quadro giuridico che preveda i nuovi reattori e lo smaltimento delle scorie, che tuttavia sono una quantità molto limitata, visto che esse stesse possono essere utilizzate come combustibile del nucleare”. Lo ha dichiarato Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, intervenuto oggi a ‘Green Pop’, il nuovo programma di Giornale Radio condotto da Lucia Lo Palo.
“Vanno bene fotovoltaico ed eolico off-shore, ma è giunto il momento di cambiare: l’Italia – ha aggiunto il Ministro -dipende quasi esclusivamente dall’estero per i costi dell’energia e nei prossimi vent’anni assisteremo al raddoppio delle necessità. Ecco perché il nucleare è indispensabile”.
A Frascati la "BIOSPACE25 Biodiversity Insight from Space"
Roma, 15 feb. (askanews) – Si conclude oggi a Frascati “BIOSPACE25 Biodiversity Insight from Space”, la prima di una serie di conferenze internazionali che l’ESA – Agenzia Spaziale Europea con i suoi partner intende organizzare regolarmente riunendo esperti di biodiversità e conservazione composta da specialisti in telerilevamento e professionisti del monitoraggio satellitare per la biodiversità, scienziati della biodiversità, ecologi sul campo, fornitori di dati e parti interessate alla politica della biodiversità di Governi, organizzazioni internazionali e ONG.
BIOSPACE25, infatti, è dedicata esclusivamente all’applicazione del telerilevamento satellitare (SRS) nelle varie dimensioni della biodiversità e all’uso delle osservazioni della Terra in tutti i suoi settori, dagli ecosistemi terrestri, d’acqua dolce, costieri, a quelli marini.
In quest’ottica ha partecipato alla conferenza anche il Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari Carabinieri che, tra le diverse specialità, si occupa di rilevazione qualitativa e quantitativa delle risorse forestali, anche al fine della costituzione dell’inventario forestale nazionale, come indicato nel progetto “Smart Forest monitoring” (il programma italiano per il monitoraggio innovativo delle foreste, comprese quelle urbane, messo a punto con il supporto dei migliori istituti di ricerca italiani e il Massachusetts Institute Technology – MIT di Boston.
Il comitato scientifico del nuovo Inventario Forestale Italiano (CREA, Accademia Italiana di Scienze Forestali e ISPRA), coordinato dal Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari Carabinieri, ha infatti presentato al BIOSPACE25 un documento dal titolo “Earth Observation in the framework of the Italian National Forest Inventory for Biodiversity Monitoring”.
Nella relazione viene sottolineato che il monitoraggio delle risorse forestali da parte degli Inventari Forestali Nazionali, costituisce uno strumento cruciale in molti paesi per la gestione del territorio e una valutazione approfondita della salute delle foreste.
Nel caso italiano, con il nuovo Inventario Forestale Nazionale Italiano – IFNI, programmato per l’anno 2025, oltre alle tradizionali misure forestali, sono state introdotte nuove variabili per il monitoraggio della biodiversità, tra cui la presenza e l’abbondanza di microhabitat correlati agli alberi, licheni epifiti e gruppi morfologici vegetali.
Vi è poi la presentazione sulla componente Earth Observation dell’IFNI per la mappatura completa delle variabili forestali inventariate attraverso l’integrazione di dati di telerilevamento e di rilevamento a terra, nonché l’implementazione di strumenti e dati di telerilevamento avanzati per semplificare il lavoro sul campo e migliorare la precisione dei valori stimati.
Scherma: Cerioni via dal fioretto, Chiadò resta alla spada
Roma, 15 feb. (askanews) – Il nuovo consiglio della federscherma, insediato dopo il voto che ha portato alla presidenza della Federscherma Luigi Mazzone, non ha confermato Stefano Cerioni come direttore tecnico del fioretto maschile. Al suo posto è stato nominato l’ex azzurro Simone Vanni, negli ultimi anni alla guida della squadra paralimpica. Solo il d.t. della spada Dario Chiadò, campione olimpico con le squadra femminile a Parigi 2024, resta in carica. Rivoluzione anche nella sciabola: al posto di Nicola Zanotti arrivano Andrea Terenzio per il gruppo maschile e Andrea Aquili per quello femminile. Stefano Cerioni è stato c.t. del fioretto azzurro dal 2004 al 2012 e poi è tornato nel 2021. “I cambi alla guida del fioretto e della sciabola – scrive Mazzone nel comunicato federale – non rappresentano certo una bocciatura a gestioni che hanno dato tanto alla scherma italiana, ma allo scadere dei rispettivi mandati abbiamo optato per un rinnovamento che, siamo certi, potrà dare ulteriori stimoli e nuove energie a tutto il movimento”.
Calcio, Juve-Inter. Thiago Motta: "Si parla troppo di arbitri"
Roma, 15 feb. (askanews) – “Noi cerchiamo la vittoria per tutto, questo è il nostro lavoro prepararsi, fare le cose giuste, e per arrivare alla vittoria. Per arrivare alla vittoria dobbiamo però meritarla e mettere tutte le nostre forze per competere contro una grande avversaria. Domani è una partita importantissima, forse la più importante del nostro campionato. Dobbiamo essere squadra per tutta la partita”. L’Inter è avvisata, Thiago Motta suona la carica in vista della partita di domani allo stadium contro i nerazzurri. “Ho visto i ragazzi molto bene – continua – Vincere porta stimoli, energia, entusiasmo che va messo nel prossimo allenamento, in quello che c’è da fare nel nostro lavoro. Ho visto i ragazzi molto bene. Domani non ci saranno Kalulu, Bremer, Milik, Cabale Douglas Luiz invece recupereremo Cambiaso. Kelly sta bene”. Simone Inzaghi patisce le squadre di Thiago Motta: “No, non la vedo così. Il Bologna ha messo in difficoltà l’Inter. Né io o Inzaghi entriamo in campo. Sono storie diverse, sono cose che cambiano. Inzaghi è grandissimo allenatore e non devo dirlo io. Rispetto molto Inzaghi. Lo vedo un allenatore serio, continua nella sua linea, difficilmente esce dalla normalità prima viene l’essere umano, poi viene l’allenatore. Non lo conosco personalmente, è la mia visione da fuori. Ho stima e allena i nostri prossimi avversari, con umiltà domani in campo bisogna entrare al massimo, fare le cose bene per avere più probabilità di vincere”. La prima impostazione passa da Veiga: “Renato ha questa qualità come i nostri difensori, hanno responsabilità di iniziare il gioco senza far abbassare i centrocampisti. Si deve e può abbassarsi il centrocampista, ma la responsabilità è dei centrali. Con Renato nel corto a terra o trovare l’uomo libero, tra le linee, ha pure il gioco lungo, lo fa molto bene anche Locatelli, ma sta migliorando tanto anche Federico. Kelly nell’ultima partita, nel cambio gioco, ha fatto bene, anche se può fare meglio nelle scelte, ma con Renato abbiamo un giocatore in più. Non bisogna sempre abbassare il centrocampista”.
Carlo Conti: Sanremo oltre le pi rosee aspettative, non ho rimpianti
Sanremo, 15 feb. (askanews) – Un Festival andato “oltre le pi rosee aspettative”. Nessun rimpianto, emozione per il messaggio del Papa e per il ricordo di Fabrizio Frizzi; un onore avere sul palco Roberto Benigni. il bilancio che Carlo Conti, conduttore e direttore artistico della 75esima edizione del Festival di Sanremo, traccia ad askanews.
Carlo Conti, come andata? “Mi pare un bilancio abbastanza positivo”, scherza, commentando il boom di ascolti di queste serate. ” andato tutto molto bene, anzi al di l delle pi rosee aspettative”, confessa. Nessun eccesso, il format ha funzionato: “Credo che il Festival in fondo sia una gara di canzoni, un rito collettivo che ci permette di seguire tutti insieme qualcosa. Negli anni gli eccessi ci sono stati, in un modo o nell’altro, fuori o sul palco dell’Ariston, ma proprio questo, perch come dice Pippo Baudo Sanremo Sanremo e solo questo ci permette di commentare, parlare, sparlare del Festival e ci riunisce tutti insieme a guardare lo stesso evento. Quando riesci poi a riunire tutte le generazioni, chiaro che fai dei grandi numeri”.
Il momento pi bello ed emozionante? C’ un rimpianto? “Non ho rimpianti. Il momento pi bello ed emozionante sicuramente il messaggio del Papa e anche aver ricordato Fabrizio Frizzi su quel palco. Il momento pi divertente, invece, l’onore di aver fatto la spalla a Roberto Benigni”, risponde Carlo Conti, che in conclusione manda “un abbraccio gigantesco a Papa Francesco”, ricoverato al Gemelli.
Di Serena Sartini e Alessandra Velluto
Sci, Mondiali, lo slalom femminile alla svizzera Camille Rast
Roma, 15 feb. (askanews) – Trentaquattro anni dopo Erika Hess, la Svizzera torna a vincere lo slalom femminile ai Mondiali grazie a Camille Rast. La 25enne elvetica, leader della specialità in Coppa del Mondo, ha conquistato la medaglia d’oro a Saalbach davanti alla connazionale Wendy Holdener. Un’altra doppietta della Svizzera, già certa di vincere il medagliere con una gara d’anticipo. Rast ha vinto con merito e intelligenza: al comando con margine dopo la prima manche, nella seconda manche ha gestito gli 80 centesimi di vantaggio su Holdener. Per la 25enne di Vetroz è la prima medaglia in carriera ai Mondiali. Completa il podio Katharina Liensberger, medaglia di bronzo. Niente podio, invece, per Mikaela Shiffrin: terza dopo la prima manche, her majesty ha chiuso al quinto posto. Per l’Italia quattro atlete nelle prime 30: la migliore è Lara Della Mea, tredicesima, ma i rimpianti sono soprattutto per Marta Rossetti che ha sfiorato la top 10, commettendo poi un errore nell’ultima parte della seconda manche. Ventunesimo posto per Giorgia Collomb, ventiduesimo per Martina Peterlini.
Panetta: Eurozona rischia 0,5 punti di Pil dai dazi, Italia di più
Roma, 15 feb. (askanews) – “Le guerre commerciali danneggiano la crescita, anche nei paesi che le avviano”. E i nuovi dazi annunciati dagli Usa, se pienamente attuati, possono sottrarre fino a 1,5 punti percentuali al Pil globale, con ricadute anche peggiori per gli Usa (-2 punti) e “più contenute” nell’area euro: -0,5 punti, ma con “effetti maggiori per Germania e Italia, data la rilevanza dei loro scambi con gli Stati Uniti”. Nel suo intervento al 31esimo congresso Assiom Forex, a Torino, il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta ha illustrato le previsioni dell’istituzione su uno dei temi di maggiore attualità, le misure sul commercio annunciate dal presidente Usa Donald Trump.
“Il caso più significativo è quello della Cina”, che però ha ricadute anche per l’Europa. “L’imposizione di dazi elevati da parte degli Stati Uniti potrebbe spingere gli esportatori cinesi a cercare nuovi mercati per compensare il calo delle vendite sul mercato americano. In tale scenario – ha rilevato Panetta – le imprese italiane ed europee si troverebbero esposte a crescenti pressioni competitive”.
Il tutto mentre l’economia dell’area euro “fatica a ritrovare slancio” e necessita di “un nuovo modello di sviluppo, che valorizzi il mercato unico e riduca la dipendenza da fattori esterni”. In Italia “la crescita si è arrestata nel secondo semestre” ma secondo le previsioni di Bankitalia “nei prossimi mesi il prodotto tornerà a espandersi”.
Di fronte a questa situazione, Panetta è tornato a pressare i suoi colleghi della Bce – come tutti i governatori di banche centrali dell’area euro partecipa al Consiglio direttivo dell’istituizione di Francoforte – affinché la manovra di riduzione dei tassi prosegua.
“Un allentamento meno deciso” rispetto allo scenario di base – che considera un taglio dei tassi di riferimento “intorno al 2 per cento dalla metà del 2025” – potrebbe comportare un’inflazione “troppo bassa nel medio periodo”. Quindi “l processo di normalizzazione della politica monetaria va continuato – ha insistito – accompagnando le decisioni con una comunicazione orientata alle prospettive dell’economia reale e dell’inflazione nel medio termine”.
Per parte sua l’Italia deve andare avanti con l’attuazione dei piani di bilancio di medio termine approntati dal governo. Secondo Panetta stanno già dando “frutti” in termini di riduzioni dei differenziali dei tassi (spread) sui titoli di Stato, e possono favorire miglioramenti delle condizioni di finanziamento per famiglie e imprese. Bisogna anche “moltiplicare gli sforzi” su investimenti e riforme previsti dal Pnrr.
Mentre sull’inflazione, il maggiore elemento di rischio al momento è rappresentato “dai mercati energetici, che stanno registrando una forte volatilità e un aumento dei prezzi, in particolare del gas. Nel breve termine potrebbero rendere più variabile il percorso dell’inflazione”. (fonte immagine: Banca d’Italia).
Carlo Conti: "Sanremo oltre le aspettative, non ho rimpianti"
Sanremo, 15 feb. (askanews) – Un Festival andato “oltre le più rosee aspettative”. Nessun rimpianto, emozione per il messaggio del Papa e per il ricordo di Fabrizio Frizzi; un onore avere sul palco Roberto Benigni. È il bilancio che Carlo Conti, conduttore e direttore artistico della 75esima edizione del Festival di Sanremo, traccia ad askanews.
Carlo Conti, come è andata? “Mi pare un bilancio abbastanza positivo”, scherza, commentando il boom di ascolti di queste serate. “È andato tutto molto bene, anzi al di là delle più rosee aspettative”, confessa. Nessun eccesso, il format ha funzionato: “Credo che il Festival in fondo sia una gara di canzoni, un rito collettivo che ci permette di seguire tutti insieme qualcosa. Negli anni gli eccessi ci sono stati, in un modo o nell’altro, fuori o sul palco dell’Ariston, ma è proprio questo, perché come dice Pippo Baudo Sanremo è Sanremo e solo questo ci permette di commentare, parlare, sparlare del Festival e ci riunisce tutti insieme a guardare lo stesso evento. Quando riesci poi a riunire tutte le generazioni, è chiaro che fai dei grandi numeri”.
Il momento più bello ed emozionante? C’è un rimpianto? “Non ho rimpianti. Il momento più bello ed emozionante sicuramente il messaggio del Papa e anche aver ricordato Fabrizio Frizzi su quel palco. Il momento più divertente, invece, è l’onore di aver fatto la spalla a Roberto Benigni”, risponde Carlo Conti, che in conclusione manda “un abbraccio gigantesco a Papa Francesco”, ricoverato al Gemelli. (di Serena Sartini e Alessandra Velluto)
Arrestato in Spagna il latitante anarchico Salvatore Vespertino
Roma, 15 feb. (askanews) – “Alle ore 03.00 circa di oggi, 15 febbraio, a Vallecas, distretto del centro città della capitale spagnola Madrid, è stato arrestato dalla Polizia Nazionale spagnola Salvatore Vespertino, 38 anni, militante anarchico italiano, latitante dal luglio 2023”. Lo ha reso noto la Polizia di Stato con una nota cui ricorda che “sin dai primi giorni della latitanza, è stato costituito un gruppo investigativo formato da personale della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e della Digos di Firenze che, su delega della Procura fiorentina, ha avviato complesse indagini e dispiegato uno specifico dispositivo per la ricerca del soggetto, focalizzandosi sul gruppo di sodali e sui legami già noti intrattenuti dallo stesso all’estero (Spagna, Francia, Svizzera, Grecia); motivo per il quale le polizie di questi Paesi sono state tutte interessate con diverse richieste di cooperazione internazionale costantemente rinnovate in questo anno e mezzo di latitanza, permettendo di fatto di giungere alla cattura di Vespertino”. Salvatore Vespertino, lo scorso 14 luglio 2023, era stato condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione ad anni 8 di reclusione, per il reato di fabbricazione, detenzione e porto di ordigno esplosivo in quanto ritenuto responsabile, nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria denominata “Panico”, dell’attentato alla libreria “Il Bargello” – riconducibile al movimento di estrema destra “Casapound” – compiuto a Firenze nella notte del 1° gennaio 2017, a seguito del quale un artificiere della Polizia di Stato ha riportato lesioni gravissime nel tentativo di disinnescare l’ordigno collocato sul posto.
L’anarchico sardo, in particolare, risulta destinatario dell’ordine di esecuzione nr. 319/2023 Siep emesso il 14.7.2023 dalla Procura Generale della Repubblica di Firenze per l’espiazione di una pena residua complessiva pari a 5 anni, 6 mesi e 1 giorno di reclusione (con sottrazione del periodo sofferto in esecuzione della custodia cautelare) per i reati di porto abusivo di armi, lesioni personali gravissime e danneggiamento, esteso in campo internazionale.
Nel dettaglio, Salvatore Vespertino è stato individuato come responsabile dell’attentato grazie ad una traccia di Dna lasciata sull’ordigno e rilevata a seguito di un meticoloso e certosino lavoro di analisi della Polizia Scientifica, corroborato dagli elementi emersi a seguito di un intenso lavoro investigativo della Digos fiorentina e del personale della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, che ha poi retto a tutti i gradi del vaglio giurisdizionale.
Sinner squalificato: Binaghi: "Vergognosa ingiustizia"
Roma, 15 feb. (askanews) – “E’ la prima volta che una vergognosa ingiustizia ci rende felici perché il primo pensiero è per il ragazzo che vede finire un incubo”, lo afferma il presidente della Fitp, Angelo Binaghi commentando l’accordo tra Jannik Sinner e Wada. “Questo accordo tra le due parti certifica l’innocenza di Jannik, la sua assoluta non colpevolezza, e gli consente finalmente di rasserenarsi e pianificare il suo futuro con un grande rientro agli Internazionali BNL d’Italia a Roma dove tutta l’Italia lo accogliera’ come merita”, aggiunge. Binaghi ha poi aggiunto: “Resta il rammarico per tutto quello che ha dovuto passare e per tutto il tempo che Jannik ha dovuto trascorrere con questo macigno. Se non altro, questo sarà forse l’ultimo grande errore della Wada che, come sappiamo, ha già deciso di cambiare le regole che hanno costretto Jannik ad accettare un compromesso che anche se non riconosce alcuna sua responsabilità è veramente ingiusto”.
La Regione Lazio ‘fiorisce’ a Casa Sanremo
Sanremo, 15 feb. (askanews) – Al Festival di Sanremo la Regione Lazio e Arsial sono protagoniste a Casa Sanremo, l’area hospitality ufficiale della kermesse, con una lounge esclusiva dedicata alla promozione della filiera florovivaistica regionale. L’iniziativa stata realizzata in collaborazione con l’Associazione della Filiera Florovivaistica del Lazio e rappresenta un’occasione unica per valorizzare il comparto, da sempre simbolo del Festival, raccontandone il ruolo strategico per l’economia e il territorio.
“Il fluorovivaismo anche per la nostra regione – ha spiegato l’assessore all’Agricoltura e al Bilancio, Giancarlo Righini – rappresenta un pilastro molto importante dell’economia regionale, poco meno di 200 milioni di euro di fatturato, siamo i quinti produttori nazionali del settore fluorovivaistico. Siamo qui orgogliosamente per accompagnare i nostri produttori che investono risorse importanti, che danno occupazione e contribuiscono alla ricchezza nazionale e ovviamente Sanremo la principale vetrina. Ci tenevamo, e per la prima volta Regione Lazio – ha aggiunto – interviene e d la possibilit finalmente di far fare vetrina ai nostri produttori e alle nostre eccellenze. In particolare nell’Agropontino sono concentrati produttori di straordinario valore e importanza. Siamo felici di dare a tutti loro questa bellissima opportunit”.
Il Lazio tra i principali poli florovivaistici italiani, con un comparto produttivo altamente specializzato e orientato all’export. A livello nazionale, il Lazio occupa il quinto posto tra le regioni pi produttive, contribuendo con il 6% al valore complessivo della filiera florovivaistica italiana: quarto produttore di fiori e piante in vaso e nono produttore vivaistico italiano. Il valore della produzione regionale ha raggiunto i 190,418 milioni di euro: 139,446 provenienti dalla produzione di fiori e piante in vaso e 50,972 milioni derivati dal vivaismo.
Facciamo come Luigi Sturzo, portiamo la Rete nell’Associazione dei Comuni.
Intanto ben trovati e grazie per l’invito. Sono davvero contento di essere qui. Parliamo del tema della solitudine? Personalmente, non mi sono mai sentito solo perché fin da bambino ho fatto parte di comunità: prima nel patronato e nell’Azione Cattolica, poi, vedendo che gli scout “si divertivano di più”, mi sono unito a loro. Sapete perché? Perché applicano il “learning by game”, cioè l’apprendimento attraverso il gioco. Ho preso parte all’esperienza degli scout fino ai trent’anni e poi ho fatto volontariato nell’attività di servizio verso i malati. Insomma, sono sempre stato insieme agli altri.
Vi assicuro che stare insieme è fondamentale: il successo nasce dalle alleanze. Le persone nelle comunità sono molto più forti. E qui, visto che ci troviamo in una rete di ispirazione cristiana, dobbiamo essere orgogliosi dell’essere stati educati al rispetto del valore della comunità.
Oggi ci troviamo tra due derive: da un lato quella liberista, dove l’individuo prevale su tutto; dall’altro quella populista e collettivista, dove la comunità schiaccia l’individuo. Ma noi abbiamo un’altra strada, quella del personalismo comunitario di Jacques Maritain ed Emmanuel Mounier. Abbiamo capito che la persona è al centro, ma si realizza pienamente solo nel quadro della comunità, quando cioè viene accolta e riconosciuta dagli altri. Questo concetto è fondamentale.
Ecco, parlando di comunità, mi viene in mente un episodio di quando facevo volontariato nel Tribunale del malato. Andavo a parlare con il direttore dell’ASL e lui mi chiedeva: “Ma voi chi siete? Da dove venite? Da chi siete stati nominati?”. In pratica, non ci vedeva come una rappresentanza reale, perché non eravamo stati eletti.
Questo ci porta al tema della democrazia associativa. Sempre nel periodo del volontariato, ricordo che avevamo una rivista chiamata emblematicamente “Diritti e Solidarietà”. Quel titolo rappresentava già un ponte tra le due grandi tradizioni popolari del nostro paese: “diritti” richiamava la narrazione della sinistra e “solidarietà” quella del cattolicesimo sociale e democratico. Avevamo già intuito l’importanza della democrazia partecipativa.
A Udine, città sotto i 100.000 abitanti, non abbiamo consigli di quartiere elettivi. Allora abbiamo creato i consigli di quartiere partecipati, coinvolgendo le associazioni sportive, culturali, sociali, e finanche le parrocchie. Così abbiamo costruito una forma di democrazia partecipativa, dove il Comune rappresenta la democrazia elettiva, in sostanza “verticale”, mentre le associazioni costituiscono quella che chiamiamo dimensione “orizzontale”.
E qui arrivo a un punto importante, emerso anche ieri: tenendo presente la dottrina sociale della Chiesa, noi arriviamo a declinare le nostre scelte attraverso due modalità diverse, entrambe degne di attenzione: quella del “prepolitico” – la Rete ne fa parte anche…non volendo – e quella del “politico”, dove operano ovviamente i partiti. Il rischio è che questa Rete rimanga sospesa, senza impatto reale. Secondo me, l’unità politica dei cattolici è possibile proiettarla solo nell’orizzonte delle istituzioni.
Un esempio? L’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) è “unitaria” o se preferite bipartisan. Ho studiato la sua storia: nasce nel 1901 a Parma su iniziativa di socialisti e radicali, ma già nel 1902 Luigi Sturzo ne intuì l’importanza e propose l’ingresso dei cattolici. Lo fece riunendo a Caltanisetta, a ridosso del secondo congresso dell’Associazione, organizzato a Messina, gli amministratori cattolici della Sicilia. Le motivazioni e le linee strategiche di quel passaggio fondamentale le ritroviamo, appunto, nel “Discorso di Caltanisetta” celebrato dalla storiografia sturziana.
Ebbene, veniamo all’oggi: l’ANCI negozia con lo Stato e le Regioni tutto ciò che rientra nell’ambito delle norme e dei provvedimenti finanziari aventi un impatto diretto e indiretto sugli enti locali. Noi possiamo inserirci in questo contesto, con la nostra attitudine e sensibilità, lavorando in modo “orizzontale”, quindi attraverso un sistema di relazioni dal basso, per coinvolgere di più e meglio le realtà territoriali e i cittadini.
Dobbiamo cercare le persone dove sono: nel volontariato, nell’associazionismo in genere, nelle comunità locali. Ma dobbiamo anche dare a queste realtà una proiezione politico-istituzionale, esaltando la democrazia associativa. E, soprattutto, dobbiamo rimanere uniti. Concludo proprio così: il sistema di valori comune, vissuto con la necessaria creatività, è garanzia di futuro e poiché, sicuramente, nella dialettica politica vincerà chi avrà “più filo da tessere”, ci dobbiamo prestare a un impegno solidale per dare testimonianza attiva di una tessitura forte e ambiziosa.
Ex Ilva, Acciaierie d’Italia: 2 rilanci offerte da Baku e da Jindal
Roma, 15 feb. (askanews) – I commissari straordinari di Acciaierie d’Italia, in amministrazione straordinaria, e di Ilva in AS comunicano che, nella serata di ieri, a mezzanotte, si è conclusa la fase di presentazione dei rilanci, sulla base delle offerte presentate lo scorso 10 gennaio, per l’acquisizione degli stabilimenti ex Ilva.
Al termine di tale fase, riporta un comunicato, sono stati ricevuti due rilanci da parte di Baku Steel Company CJSC + Azerbaijan Investment Company OJSC e Jindal Steel International., mentre da parte di Bedrock Industries Management Co Inc non è pervenuta nessuna integrazione di quanto già presentato.
I commissari straordinari, aggiunge la nota, si riservano alcuni giorni per valutare attentamente le proposte ricevute e formulare il proprio parere, che sarà trasmesso al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Papa Francesco ha trascorso una notte serena: proseguono accertamenti e terapie
Roma, 15 feb. (askanews) – “Papa Francesco ha trascorso una notte serena e ha dormito bene. Questa mattina ha fatto colazione e ha letto alcuni quotidiani. Proseguono gli accertamenti e le terapie”. Così il direttore della sala stampa vaticana Matteo Bruni. Il Santo Padre – si ricorda – è ricoverato al Policlinico Gemelli dalla mattinata di ieri. – Sono previsti possibili aggiornamenti sullo stato di salute di Papa Francesco nel tardo pomeriggio di oggi. Attese anche indicazioni la celebrazione dell’Angelus domenicale.
Fisco, sulla rottamazione Salvini raduna i suoi e contatta gli alleati
Roma, 15 feb. (askanews) – Matteo Salvini ha fatto oggi il punto rulla rottamazione delle cartelle con i suoi. E’ quanto si legge in una nota della Lega, nella quale si precisa che il leader “ha chiarito che la proposta della ‘pace fiscale’, utile per ridare ossigeno a milioni di italiani in buonafede, sarà condivisa con gli alleati”.
L’obiettivo, viene precisato, è “arrivare a un accordo soddisfacente per tutti e in linea con il programma elettorale. I contatti con gli altri partiti di maggioranza sono già in corso e non si sono mai interrotti”.
Ascolti Sanremo, 13.575.000 e 70.8% di share per la serata cover
Roma, 15 feb. (askanews) – Boom di ascolti per la quarta serata di Sanremo 2025. L’ascolto della serata cover del festival, calcolato sulla total audience (oltre alle tv, anche pc, tablet e smartphone collegati in diretta), è stato di 13.575.000 spettatori con il 70,8% di share. Con la potente interpretazione di Skyfall di Adele in coppia con Annalisa, Giorgia vince la serata di Sanremo dedicata alle cover, la tradizionale carrellata di classici italiani d’autore, gioielli pop, cover rock e soul, che si apre con Roberto Benigni, tra battute a raffica su Musk, Giorgia, Trump e parole di affetto per il presidente Mattarella, e trova in Geppi Cucciari la mattatrice.
Panetta: da dazi Usa -0,5 punti di Pil nell’eurozona (ma per l’Italia andrà peggio)
Roma, 15 feb. (askanews) – I nuovi dazi approntati negli Usa dall’amministrazione Trump avranno ricadute “più contenute” nell’area euro rispetto all’economia globale, con circa mezzo punto percentuale di crescita in meno rispetto a 1,5 punti in meno ma “con effetti maggiori per Germania e Italia, data la rilevanza dei loro scambi con gli Stati Uniti”. Lo ha affermato il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta nel suo intervento al 31esimo congresso Assiom Forex. “L’esperienza storica mostra che le guerre commerciali danneggiano la crescita, anche nei paesi che le avviano”.
“Secondo le nostre stime, se i dazi annunciati in fase pre-elettorale fossero attuati e accompagnati da misure di ritorsione, la crescita del Pil globale si ridurrebbe di 1,5 punti percentuali. Per l’economia statunitense l’impatto supererebbe i 2 punti”, ha detto. “Nella fase iniziale questi impatti negativi potrebbero essere amplificati dall’aumento dell’incertezza sulle politiche commerciali, già evidente nelle ultime settimane”.
“Il caso più significativo è quello della Cina. Dato l’eccesso di capacità produttiva nel settore industriale. L’imposizione di dazi elevati da parte degli Stati Uniti potrebbe spingere gli esportatori cinesi a cercare nuovi mercati per compensare il calo delle vendite sul mercato americano. In tale scenario – ha rilevato Panetta – le imprese italiane ed europee si troverebbero esposte a crescenti pressioni competitive da parte delle aziende cinesi, la cui specializzazione settoriale è sempre più simile a quella europea”.
“I dazi non garantiscono una riduzione del disavanzo delle partite correnti – ha poi rimarcato il governatore -. Se lo facessero, comporterebbero anche un minore afflusso netto di capitali verso il paese che li ha imposti, con conseguenti aggiustamenti attraverso un aumento del risparmio dei residenti o una riduzione degli investimenti”.


















































