Roma, 21 gen. (askanews) – Simone Bolelli e Andrea Vavassori tornano dopo un anno in semifinale all’Open d’Australia nel doppio. Gli azzurri, n. 3 del seeding, hanno battuto in due set i portoghesi Nuno Borges e Francisco Cabral: 6-4, 7-6(4) il punteggio in un’ora e 39 minuti. Una partita impeccabile al servizio da parte degli azzurri, decisa da un solo break nel terzo gioco del primo set. Poi, nel secondo parziale, Simone e Andrea hanno chiuso al tiebreak, girato con il mini break nel nono punto grazie a un passante di Bolelli. Bolelli e Vavassori torneranno in campo giovedì per la semifinale contro lo svedese Andre Goransson e l’olandese Sem Verbeek che, a sorpresa, hanno eliminato i n. 1 del seeding Arevalo/Pavic in tre set.
Il leader della Siria: Trump porti la pace in Medio Oriente
Roma, 21 gen. (askanews) – Donald Trump sia il leader “in grado di portare pace in Medio Oriente”. Lo ha auspicato il nuovo leader siriano Ahmad al Sharaa (al Jolani) in una nota pubblicata dall’agenzia di stampa ufficiale di Damasco Sana.
“A nome della leadership e del popolo della Repubblica araba siriana, porgo le mie congratulazioni al signor Donald J. Trump per la sua investitura come 47mo Presidente degli Stati uniti d’America. La sua elezione è una testimonianza della fiducia riposta nella sua leadership dal popolo americano”, si legge nella nota. “L’ultimo decennio ha portato immense sofferenze alla Siria, con il conflitto che ha devastato la nostra nazione e destabilizzato la regione. Siamo fiduciosi che egli sia il leader in grado di portare pace in Medio Oriente e di ripristinare la stabilità nella regione”, continua.
“Speriamo – ha proseguito – di migliorare le relazioni tra i nostri due paesi, basandoci sul dialogo e sulla comprensione reciproca. Abbiamo fiducia che, con questa amministrazione, gli Stati Uniti e la Siria coglieranno l’opportunità di formare una partnership che rifletta le aspirazioni di entrambe le nazioni”.
“Il Canale di Panama è nostro”, così Mulino a Trump.
La prima risposta alle controverse dichiarazioni di Donald Trump è arrivata dal presidente di Panama, José Raul Mulino, attraverso il social network X (di proprietà di Elon Musk). Mulino ha respinto con fermezza le parole del neopresidente statunitense, che ha promesso di “riprendere il controllo del Canale di Panama”, sostenendo che la Cina ne avrebbe assunto la gestione.
“A nome della Repubblica di Panama e della sua popolazione, respingo in modo assoluto le dichiarazioni del presidente Donald Trump riguardo a Panama e al suo canale (…) Il canale è e rimarrà di Panama”, ha dichiarato Mulino, ribadendo una posizione chiara e inequivocabile.
Il messaggio su X segue il discorso alla nazione del 22 dicembre scorso, in cui Mulino aveva sottolineato che “il Canale di Panama è e continuerà a essere sotto il controllo panamense, con pieno rispetto per la sua neutralità permanente”.
La storia del Canale: una sovranità conquistata
Panama ha ufficialmente recuperato la sovranità sul Canale il 31 dicembre 1999, in base al trattato Torrijos-Carter firmato il 7 settembre 1977 dai presidenti James Carter e Omar Torrijos. Questo storico accordo ha segnato la fine di decenni di controllo statunitense sulla cruciale via marittima che collega l’Atlantico al Pacifico.
Mulino ha ricordato con orgoglio che il canale non è il frutto di una concessione esterna, ma il risultato di “lotte generazionali che si sono concluse con il ritorno della sovranità nel 1999”. Da allora, Panama ha gestito l’infrastruttura con competenza, espandendola e modernizzandola per servire il commercio globale, compresi gli stessi Stati Uniti.
Le accuse di Trump: il Canale sotto influenza cinese?
Nel suo discorso inaugurale alla Rotonda di Capitol Hill, Trump ha dichiarato che “la Cina sta gestendo il Canale di Panama” e ha promesso di riportarlo sotto controllo statunitense. Tuttavia, Mulino ha smentito categoricamente queste affermazioni, precisando che nessuna nazione al mondo interferisce nell’amministrazione del Canale, che rimane sotto il pieno controllo panamense.
“Per 25 anni, il Canale è stato gestito con responsabilità e indipendenza. Non c’è alcuna interferenza straniera, men che meno della Cina”, ha sottolineato Mulino.
Il futuro del Canale di Panama
L’orgoglio nazionale espresso da Mulino si lega a una visione più ampia: la difesa dell’autonomia di Panama e del suo ruolo strategico nel commercio globale. L’espansione del Canale ha rafforzato la posizione del Paese come hub marittimo internazionale, consolidando la neutralità e l’indipendenza che il trattato Torrijos-Carter aveva sancito.
In risposta alle pretese di Trump, il messaggio del presidente panamense è chiaro: la sovranità del Canale di Panama è intoccabile, e il suo futuro resta nelle mani di Panama.
Trump e il nuovo ‘destino manifesto’: cosa resta dell’America unita?
Al centro di una sterminata prateria svetta Columbia, la personificazione femminile degli Stati Uniti d’America. La donna in abito bianco e dai lunghi capelli biondi ha una stella sulla fronte, un libro scolastico in mano, il filo del telegrafo sotto il braccio. Sullo sfondo, verso oriente s’intravede una città portuale circondata da ponti e velieri. In primo piano, al centro, campeggiano invece i coloni americani che, sedotti e trascinati dalla donna imponente, trainano locomotive, guidano carovane, arano la terra. In breve, si spostano verso ovest. Dove i pellerossa fuggono o, nella migliore delle ipotesi, aprono la strada al «far west».
Il progresso secondo l’America
Era il 1872 quando il pittore prussiano John Gast decide di rappresentare così il progresso americano, da cui il titolo del quadro «American Progress», e di trasporre in modo allegorico il «destino manifesto», l’idea secondo cui gli Stati Uniti hanno l’eccezionale missione di espandersi, diffondendo libertà e democrazia. Oggi, a poche ore dalla cerimonia di inaugurazione della quarantasettesima presidenza statunitense guidata dal repubblicano Donald Trump, ci si domanda cosa resta del mito fondativo americano. E non per il presidente-eletto in sé o per gli inediti scenari internazionali, quanto per le tante anime di questo Paese emerse negli ultimi anni. Gli statunitensi sanno ancora andare, tutti, proprio come i coloni rappresentati da Gast, nella stessa direzione? E qual è la direzione? Cosa s’intende ora per «American progress»? La vittoria nella competizione tecnologica con la Cina, la corsa allo spazio, la tenuta del fronte interno? È ancora possibile mettere d’accordo un hillbilly dei monti Appalachi e imprenditore californiano, non tanto su economia e politica, ma su cosa dev’essere l’America?
Crisi d’identità
«Gli Stati Uniti si trovano davanti a una crisi di identità che ha tanto le sue radici quanto i suoi effetti nella società americana», esordisce Lucio Caracciolo, direttore della rivista italiana di geopolitica “Limes”, parlando ai media vaticani. «Se nella seconda metà del Novecento la classe lavoratrice e la piccola borghesia si consideravano elemento portante del sogno americano, oggi non è più così. Coloro che hanno sempre avuto centralità nella storia americana vivono una forte condizione di disagio sociale, sono spesso incapaci di dialogare e disinteressati ad abitare i classici spazi della vita comunitaria. Accusano notevoli differenze nei livelli di ricchezza con la classe ricca-dominante. Ritengono di essere stati dimenticati a favore delle minoranze, privilegiate dai fanatici del politicamente corretto e da élites tanto snob quanto arroganti, intente a occuparsi solo di giustizia climatica, diritti delle minoranze o pace nel mondo — senza avere molto successo —, dimenticandosi invece delle esigenze sociali. Ecco perché vedono in Donald Trump, ossia in colui che si propone come artefice del cambiamento, la soluzione. Con una particolarità, però. Se nel 2016 Trump aveva vinto principalmente grazie a lavoratori dal colletto bianco o blu, uomini, bianchi, disoccupati e operai, oggi a questi si sono aggiunti ispanici, neri, giovani laureati e donne dei sobborghi. Ciò significa che i trumpiani non sono solo i repubblicani».
Un’epidemia di solitudine
Secondo Marco Bardazzi, giornalista e scrittore esperto di Stati Uniti, questo allargamento dell’elettorato sta a significare che «gli americani hanno bocciato tanto l’establishment quanto le scelte dell’amministrazione Biden. Se ci si ferma ai meri dati economici, un cambiamento del genere appare ingiustificabile. L’immigrazione è ai dati più bassi dal 2020 e l’inflazione è stata contenuta. Ma questa non è la percezione degli americani. La maggior parte di loro crede di vivere peggio rispetto al passato, l’ormai decadente classe media vive una vera e propria epidemia di solitudine, che si traduce in un’esplosione di mortalità fuori controllo fatta di violenze, alcol, droga e suicidi. Un tempo, le comunità locali facevano da mediatrici fra il singolo e la collettività, mentre oggi fanno i conti con la scomparsa degli organi di informazione nei piccoli centri e con la profonda crisi delle Chiese protestanti. Il rischio è quindi pensare che le ultime elezioni americane siano state simili alle precedenti. Non è così. E, riprendendo le parole di Papa Francesco, credo che ci troviamo di fronte a “un cambiamento d’epoca”. Lo dimostrano i tanti inediti che non dobbiamo mai dimenticare: è la prima volta in cui un presidente torna alla Casa Bianca — ci fu un precedente, Grover Cleveland, rieletto nel 1893 ma in circostanze diverse —, è la prima volta in cui vince un condannato, in cui un candidato — peraltro un presidente in carica — si ritira, in cui uno dei due candidati viene aggredito con armi da fuoco».
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https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2025-01/usa-elezioni-presidente-trump-insediamento.html
Donne e istituzioni: un cammino tra diritti, sfide e conquiste.
Nel lento e lungo travaglio sul riequilibrio della rappresentanza femminile nelle istituzioni, è stata la Corte Costituzionale ad entrare per prima in contatto con le costruzioni di genere presenti nella società italiana.
I suoi pronunciamenti hanno consentito l’applicazione di quel principio di eguaglianza sostanziale, sancito nel secondo comma dell’art. 3 della Costituzione, e tracciato un itinerario per il legislatore.
Negli ultimi trent’anni, su questo tema, la Corte è intervenuta, significativamente, tre volte (le sentenze n. 422/1995, 49/2003 e 4/2010) eh ha indicato le misure necessarie per promuovere il raggiungimento della democrazia paritaria, il cui frutto sta nel bilanciamento tra la valorizzazione del principio di pari opportunità di genere e il non conflitto con gli altri principi costituzionali.
Altri pronunciamenti ci sono stati poi per quanto riguarda l’accesso delle donne alle carriere nella sfera pubblica. Senza possibilità di essere smentiti possiamo dire che la Corte ha colto e compiuto una vera e propria evoluzione della visione della differenza di genere svelando come l’insieme di tutti i suoi pronunciamenti siano stati paradigmatici della trasformazione della società nel suo complesso.
Soffermandoci sulla rappresentanza politica, due sono i provvedimenti di grande significato: la n.3/2001, che ha riscritto il titolo V della Costituzione, che prevede la promozione del principio delle pari opportunità nelle cariche elettive; e la legge n.1/2003, che modifica l’articolo 51 della Costituzione in materia di accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive sancendo espressamente la promozione delle pari opportunità tra donne e uomini.
Altre norme sono state poi introdotte, volte a promuovere l’equilibrio di genere all’interno delle assemblee elettive a livello locale, regionale, nazionale ed europeo. Ultima fra tutte la legge n.165 del 2017 che prevede, tra l’altro, le cosiddette candidature alternate. Anche i partiti hanno introdotto altre norme per favorire questo tale riequilibrio.
Con le sue disposizioni la Costituzione afferma che non solo la donna è, per legge, uguale, in diritti, all’uomo, ma anche che, è dovere della Repubblica agire affinché questa uguaglianza sia in concreto e nel quotidiano attuata in ogni campo della vita sociale, economica e politica.
Ecco perché a noi donne ci sta a cuore la Costituzione. Ecco perché dobbiamo difendere la Repubblica: unica strada possibile per affermare, tra uguaglianza e differenza, la difficile cittadinanza delle donne.
Qualche dato aiuta… Alle elezioni politiche del 2022 su 6.345 candidati il 47 per cento erano donne. Le elette sono state 199, 70 donne al Senato e 129 alla Camera pari al 33 per cento circa dei parlamentari e per la prima volta negli ultimi vent’anni il numero di donne elette in parlamento si è ridotto sia in termini assoluti che in percentuale. Su questo dato pesa la riduzione dei seggi.
Anche in Europa si registra una contrazione, il 38,5% dei membri del Parlamento sono donne, contro il 39,8% delle precedenti elezioni di giugno, che però è superiore alla media mondiale dei parlamenti nazionali e anche alla media UE dei singoli parlamenti nazionali. Per l’Italia, alle europee del 2024, sono state elette 29 donne su 76 seggi, pari circa al 38% del totale.
Dibattito | Orvieto e Milano, tutto secondo copione. Adesso conteranno le scelte.
Forse l’unica che si deve preoccupare dopo i convegni organizzati da due correnti del Pd a Milano e a Orvieto è proprio la segretaria del Partito democratico. Quella Elly Schlein che, al di là di qualsiasi valutazione che si voglia dare, ha comunque rialzato il prestigio, il ruolo e soprattutto i consensi del partito. Perché, al di là delle chiacchiere e delle varie ed inevitabili ipocrisie, è di tutta evidenza che l’obiettivo politico delle iniziative delle due correnti cosiddette cattoliche e centriste è quella di mettere in difficoltà la leadership della Schelin ritenuta troppo esposta sul fronte della sinistra. Com’è altrettanto evidente che la vera posta in gioco resta quella di rafforzare il ruolo di queste correnti all’interno del principale partito della sinistra italiana che oggi esprime una chiara, netta e del tutto coerente strategia politica – in perfetta sintonia con il progetto della segreteria nazionale – radicale, massimalista e libertaria. Una doppia iniziativa che, comunque sia, è positiva per garantire la pluralità del Pd. Ma il tutto, comunque sia, avviene all’insegna di un copione noto e persino troppo collaudato per innescare novità significative nel campo della coalizione di sinistra e progressista.
Ma, al di là delle vicende interne al Pd, non possiamo però non ricordare che la presenza dei cattolici nel nostro paese non si esaurisce affatto con la corrente prodiana del Pd. Un’area che è sempre esistita già sin dai tempi della Dc ma che non può essere considerata come l’unica ed esclusiva esperienza dei cattolici impegnati in politica. Anche se, ieri come oggi, persiste la tentazione e il vizio di questa componente di ritenersi l’unica titolata – o meglio, la più titolata in virtù di non si sa quale legittimità politica, culturale e addirittura etica – a rappresentare i cattolici nell’agone poltico. Una componente storicamente molto attenta alle dinamiche del potere – come conferma, del resto, il curriculum e l’esperienza concrete di Romano Prodi – ma che, lo ripeto, non ha mai esaurito la complessità e la varietà dell’arcipelago cattolico italiano. Non è un caso, del
resto, che il cattolicesimo sociale e popolare siano sempre stati distinti e distanti rispetto a ciò che concretamente rappresentava la sinistra cattolica e tecnocratica e più accomodante nei confronti della sinistra comunista e post o ex comunista.
Ora, al di là di queste considerazioni antiche ma sempre attuali, si tratta d’ora in poi di capire come queste due correnti cosiddette cattoliche, centriste e riformiste riusciranno a condizionare e correggere il progetto politico complessivo del Pd a guida Schlein. È abbastanza evidente che, se il tutto non si riduce ad un fatto di organigrammi e di potere – esigenze sempre molto gettonate dalla sinistra cattolica prodiana e dalla sua storica cerchia – le due tendenze entreranno oggettivamente in conflitto. E cioè, se la sterzata a sinistra della Schlein sarà confermata nei programmi e nelle alleanze il centro nel Pd non potrà che essere una semplice appendice. Ben pagata forse nel potere interno ma politicamente irrilevante ed ininfluente. Com’è stato, del resto, sino ad oggi. Oppure, e al contrario, se dovesse prevalere una sterzata centrista del Pd non potrebbe, altrettanto oggettivamente, essere la Schlein l’esponente più indicato e coerente per guidare il nuovo corso.
Ecco perché, per fermarsi alle iniziative delle due correnti che si sono ritrovate a Milano e ad Orvieto, saranno solo i fatti politici concreti a dirci chi prevarrà tra le due opzioni. Al di là, appunto, delle chiacchiere e delle inevitabili ipocrisie che si trascinano dietro.
Trump firma una raffica di provvedimenti: ecco quali sono
Roma, 21 gen. (askanews) – Appena ritornato presidente degli Stati uniti, Donald Trump, come annunciato, ha firmato una serie di provvedimenti che danno forma al suo secondo mandato, stringendo sulle politiche migratorie, sulla protezione delle minoranze e graziando la maggior parte di coloro che sono stati accusati dell’attacco al Campidoglio del 6 gennaio 2021.
Ecco di seguito alcuni dei provvedimenti adottati da Trump: – Grazia per la maggior parte di coloro che sono stati accusati in relazione all’attacco al Campidoglio degli Stati Uniti del 6 gennaio 2021. Trump ha dichiarato che i suoi provvedimenti di grazia copriranno “circa 1.500 persone per un perdono completo”.
– Ordine esecutivo che ha esteso il termine per consentire alla società madre di TikTok di trovare un nuovo proprietario, altrimenti sarebbe stata vietata negli Stati Uniti.
– Annullamento di 78 ordini esecutivi dell’era Biden, tra cui un ordine esecutivo che obbligava le agenzie federali ad estendere le proibizioni sulla discriminazione sessuale; un ordine che richiedeva ai nominati del ramo esecutivo di firmare un impegno etico; un ordine che consentiva alle persone transgender di servire nell’esercito; e un ordine che vietava il rinnovo dei contratti con le prigioni private.
– Emergenza nazionale al confine meridionale, attivando l’uso di risorse e personale del Pentagono che saranno dispiegati e utilizzati per costruire il muro di confine. La sua amministrazione ha inoltre interrotto l’uso di un’app che consentiva ai migranti di notificare alla US Customs and Border Protection l’intenzione di entrare negli Stati uniti. Trump ha anche firmato un ordine che cerca di ridefinire il diritto di cittadinanza per nascita.
– Annuncio del ritiro degli Stati Uniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Il suo ordine afferma che l’OMS “continua a richiedere pagamenti ingiustamente onerosi” dagli Stati uniti.
– Blocco delle assunzioni dei dipendenti del governo federale attraverso il ramo esecutivo. Inoltre, ha formalmente istituito il nuovo Dipartimento per l’Efficienza del Governo come ente all’interno del governo federale attraverso un’azione esecutiva.
– Ordine esecutivo riguardante i nomi di monumenti e toponimi statunitensi, incluso il rinominare il Denali e il Golfo del Messico, una mossa che, secondo la sua Casa Bianca, “onorerà la grandezza americana.” – Nuovo ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul clima di Parigi per la riduzione delle emissioni.
Trump ha firmato l’ordine esecutivo per uscire dall’accordo di Parigi sul clima
Roma, 21 gen. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per uscire dall’Accordo di Parigi sul clima del 2015, a cui gli Stati Uniti avevano aderito nuovamente nel 2021 dopo che già durante il suo primo mandato, nel 2017, Trump ne era uscito. Il presidente lo ha definito “ingiusto” e “unilaterale” nel suo discorso alla Capital One Arena di Washington.
Come riportano i media Usa, Trump ha firmato anche una lettera alle Nazioni Unite, in cui spiega i motivi del ritiro.
Auto, Acea: vendite Ue 2024 +0,8% a 10,6 mln, elettriche al 13,6%
Milano, 21 gen. (askanews) – Il mercato europeo dell’auto chiude il 2024 con immatricolazioni in leggero aumento dello 0,8% a circa 10,6 milioni di unità. Fra i mercati principali cresce la Spagna del +7,1%, mentre chiudono in calo Francia (-3,2%), Germania (-1%) e Italia (-0,5%). Nell’Europa allargata (Ue+Efta+UK) le vendite 2024 sono pari a 12,96 milioni di auto (+0,9%). Lo rende noto l’Acea, l’Associazione dei costruttori europei. A dicembre 2024, le immatricolazioni nell’Ue sono aumentate del +5,1%, trainate dalla Spagna (+28,8%), seguita dalla Francia (+1,5%). In calo calo Germania (-7,1%) e Italia (-4,9%).
Fra le alimentazioni, le elettriche (bev) chiudono il 2024 in calo del 5,9% a 1,45 milioni di auto (-10% a dicembre) ma si confermano la terza scelta più popolare con una quota di mercato del 13,6%, superando i diesel che scendono all’11,9% con vendite in calo dell’11,4% a 1,27 milioni di auto. A dicembre la quota di auto diesel è scesa sotto il 10%, al 9,8%. In calo anche le plug-in -6,8% a 759mila auto, pari a una quota 2024 del 7,1%.
Le auto a benzina mantengono il primato con una quota di mercato del 33,3% a fronte di un calo delle vendite del -4,8% a 3,5 milioni di auto. In crescita le ibride elettriche che rafforzano la seconda posizione, con una quota di mercato del 30,9% e vendite in aumento del 21% a 3,29 milioni.
Fra i gruppi auto, Volkswagen chiude il 2024 con vendite in aumento del +3,2% a 2,84 milioni di auto (+5,9% a dicembre) e una quota del 26,7%. Fra i brand male Audi, con vendite in calo del -9,4% a 517mila auto.
Stellantis registra un calo delle vendite 2024 del -7,2% a 1,74 milioni di auto (-7,3% a dicembre) con una quota del 16,4%. Fra i brand stabile Peugeot (-0,3% a 565mila auto), perdite contenute per Jeep (-1% a 119mila) e Citroen (-2,6% a 325mila), seguite da Opel (-5,6% a 330mila). Cali più marcati per Fiat (-20,8% a 285mila auto), Alfa Romeo (-9,8% a 42mila), DS (-20% a 36mila) e Lancia (-27,2% a 32mila).
Renault chiude in terza posizione con vendite in aumento dell’1,9% a 1,2 milioni di auto. Al quarto posto si classifica Toyota con vendite in aumento del 17,5% a 856mila auto e una quota dell’8,1%. A seguire Hyundai (-5,8% a 834mila auto), Bmw (-0,6% a 718mila auto) e Mercedes (-2,6% a 571mila). In calo Ford -13,7% a 309mila auto, Tesla -13,1% a 243mila auto, Jaguar Land Rover (-8,3%) e Mazda (-5,3%). Stabile Nissan (+1,4% a 199mila auto).
In decisa crescita Volvo (+28% a 282mila auto, quota del 2,7%), la cinese Saic con il brand MG (+6,7% a 157mila unità, quota dell’1,5%), e le giapponesi Suzuki (+12%), Mitsubishi (+43%) e Honda (+21,5%).
Crosetto: con Meloni l’Italia in prima fila, ma Trump non far sconti
Roma, 20 gen. (askanews) – Nel giorno dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, Crosetto plaude alla presenza della premier italiana, unica leader europea. “Non l’Italia a essere in prima fila, ma Giorgia Meloni che ha portato l’Italia in prima fila. Non sono abituato a dire una cosa di questo tipo, ma la credibilit che Giorgia Meloni ha acquisito in questi anni nel lavoro della sua vita che l’ha portata a essere in prima fila e quindi a portare oggi l’Italia in prima fila”. Lo ha detto a margine della cerimonia di assunzione di comando del generale Giovanni Maria Iannucci al Covi.
“Ma Trump non ci far sconti – ha aggiunto – non far sconti a quello che l’Italia si impegnata a portare in termini di difesa nelle sedi internazionali soprattutto nella Nato. Noi siamo pronti a farlo. Dobbiamo investire di pi – ha sottolineato – dobbiamo cambiare l’approccio che abbiamo avuto in questi anni, perch purtroppo potremmo non essere chiamati solo a fare missioni di pace nei prossimi anni, ma dovremmo anche raggiungere degli obiettivi misurabili come il 2% (di spese militari del Pil, ndr) fissato anni fa e ormai per quasi tutti i paesi della Nato non pi un punto di arrivo ma un punto di partenza”.
“Almeno al 2% – ha concluso – noi dovremmo arrivarci il prima possibile. Non una discussione politica, un impegno internazionale che hanno sottoscritto tutti i governi”.
Allarme dei commercialisti sul calendario fiscale 2025
Roma, 20 gen. – “I commercialisti italiani lanciano l’allarme per il calendario fiscale 2025. Le norme che entrano a regime sul concordato preventivo biennale con l’invio dell’adesione entro il 31 luglio oltre al nuovo termine per l’invio delle comunicazioni uniche al 31 di marzo per i lavoratori autonomi creeranno forti disagi a contribuenti e professionisti. Chiediamo al governo di rivedere queste scadenze che riteniamo insostenibili”. Queste le parole di Marco Cuchel, presidente dell’Associazione nazionale commercialisti, nel corso del convegno “L’anno che verr. La manovra finanziaria e la professione” che si svolto all’hotel Quirinale di Roma.
“E’ sicuramente positiva la previsione nel 2025 di una maggiore rateizzazione concessa ai debitori nei confronti dell’Erario per le cartelle esattoriali. Ma occorre mettere in campo – ha aggiunto Cuchel – una rottamazione quinques per far ritornare in bonis milioni di imprese che vogliono mettersi in regola con lo Stato. L’ipotesi di 120 rate uguali consentirebbe di avviare la ripresa economica del nostro tessuto imprenditoriale”.
Proprio Alberto Luigi Gusmeroli, presidente della Commissione Attivit Produttive alla Camera dei Deputati, intervenendo alla tavola rotonda, ha evidenziato che “la Lega ha presentato la proposta di legge sulla rateizzazione ‘lunga’ di tutto il pregresso che riguarda tasse e contributi, cartelle esattoriali e avvisi bonari per piccole e medie imprese, artigiani, commercianti, liberi professionisti, ma anche dipendenti e pensionati. Prevede 120 rate mensili tutte uguali in dieci anni per sanare il pregresso. Questo permetterebbe non solo di ‘sanare’ il precedente, ma di pagare anche le tasse e i contributi correnti. Lo Stato potrebbe avere dei benefici sull’incasso annuale e soprattutto il sistema delle attivit economiche si tranquillizzerebbe. Non avremmo pi pignoramenti e blocchi dei conti correnti, situazioni che poi mettono in difficolt le imprese. Abbiamo anche inserito una norma per cui se si ritarda il pagamento di una rata non si decade dalla rateizzazione lunga. La manovra di bilancio, ovviamente, deve cercare di trovare l’equilibrio tra la tenuta dei conti pubblici e l’equilibrio dei mercati. Sicuramente questo risultato stato raggiunto perch lo spread tra i pi bassi degli ultimi dieci anni. Grande lavoro del ministro dell’economia Giorgetti che stato dichiarato il miglior ministro dell’economia d’Europa”.
Antonio Misiani, vice presidente della Commissione Bilancio del Senato, ha criticato il governo, sottolineando la necessit di una strategia per rilanciare lo sviluppo industriale, che sta rallentando da 22 mesi, e per affrontare le crescenti disuguaglianze in Italia. Ha inoltre evidenziato il taglio del 75% al fondo per l’automotive, chiedendo il suo ripristino. Un altro tema centrale il sistema sanitario nazionale, che, a suo parere, necessita di un rifinanziamento urgente, dato che milioni di italiani rinunciano alle cure per motivi economici.
Secondo Mario Turco, vicepresidente nazionale del M5s, invece, “la riforma fiscale completamente da riscrivere perch non semplifica gli adempimenti burocratici e non riduce la pressione fiscale in Italia. Oggi la ricchezza da tassare un’altra, la ricchezza da extraprofitti e la ricchezza dell’economia digitale la ricchezza che nei mercati finanziari alimentata dalla speculazione finanziaria. E’ qui che il governo poteva recuperare quei 35 miliardi che servono per fare una riforma fiscale reale con una visione basata sulla digitalizzazione aperta ai cittadini ma soprattutto ai professionisti. Questa la grande rivoluzione, spostare l’oggetto della tassazione. Quello che mancato in questa legge di bilancio – ha evidenziato il senatore pentastellato – il contrasto al carovita, il contrasto ai salari poveri. Abbiamo rilanciato la necessit di aumentare i salari, sta aumentando il costo dell’energia e il costo degli oneri finanziari sul debito delle imprese. L’Italia ai primi posti sull’onerosit dei prestiti abbiamo un margine rispetto agli altri Paesi europei del 15%. Il costo dell’energia e il costo del denaro ancora alto in Italia limiter la competitivit delle nostre imprese”. Dal canto suo il parlamentare di maggioranza, Andrea De Bertoldi, ha sottolineato che “il 2025 non sar un anno semplice a causa delle crisi internazionali. Servono politiche espansive perch l’unica risposta a queste emergenze la crescita del Pil. Occorrono incentivi per la crescita del Paese, utilizzando la leva fiscale per sostenere la produzione”.
Raffaella Romagnoli (presidente dell’Odcec di Latina) ha segnalato che “c’ molta concentrazione sulle aliquote fiscali e poco su un alleggerimento degli adempimenti da svolgere. Sarebbe auspicabile una reale semplificazione”.
I lavori sono stati introdotti da Pasquale Di Falco (presidente ANC Roma); Giovanni Battista Cal (presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Roma); Luigi Pagliuca, (presidente della Cassa di Previdenza dei Ragionieri e degli Esperti Contabili) e Marco Natali (presidente di Confprofessioni).
In chiusura del focus c’ stata la relazione tecnica sulle principali novit fiscali e previdenziali per il 2025, affidata ai commercialisti Andrea Bongi e Giuliano Mandolesi che hanno approfondito le implicazioni della manovra finanziaria, le modifiche normative che influenzeranno l’attivit professionale di commercialisti ed esperti contabili.
La forma della fotografia, oltre la moda: Hoyningen Huene a Milano
Milano 20 gen. (askanews) – Fotografie che riconosciamo come parte del nostro immaginario visivo, ma che sono state realizzate da un fotografo che ai pi non noto, forse anche per via di un nome difficile. Palazzo Reale a Milano dedica una mostra a George Hoyningen Huene, nato a San Pietroburgo nel 1900 e morto a Los Angeles nel 1968, che attraversa la sua intera carriera, fatta di immagini di moda, di ritratti di celebrit e anche di un grande lavoro per il cinema.
“George Hoyningen Huene – ha detto ad askanews la curatrice Susanna Brown – pianificava le proprie immagini molto scrupolosamente, prima di iniziare il lavoro in studio, talvolta anche disegnando le immagini a mano. Aveva un gran senso della linea grafica, della composizione e della luce, perch aveva studiato pittura a Parigi. sia un artista sia un fotografo e ha messo la sua grande conoscenza dell’arte e della storia dell’arte in tutte le immagini che ha realizzato”.
La mostra, intitolata “Glamour e avanguardia” presenta oltre 100 fotografie in dieci sezioni ed , a suo modo, anche una sorta di lezione di storia della fotografia, perch molte delle suggestioni e delle atmosfere create da Hoyningen Huene sono poi state rielaborate da altri artisti, diventando una sorta di canone o, meglio, di matrice per capire la fotografia del secondo Novecento.
“Possiamo ancora imparare molto da lui – ha aggiunto Brown – perch le sue sono immagini senza tempo di grazia e bellezza e vero amore per l’arte antica. Muovendomi nella mostra ho la sensazione che molte delle fotografie sembrino vere e proprie sculture, ed voluto perch era un grande studioso delle antichit greche e romane. E questa ispirazione passata poi nel suo lavoro”.
Un lavoro che elegante, ma sempre con una nota di sfida in qualche modo, che d senso alla parola “avanguardia” e attenta all’idea di forma, sia essa quella dei corpi oppure quella della composizione vera e propria. E all’anteprima era presente anche l’assessore alla Cultura del Comune di Milano Tommaso Sacchi. ” una mostra di una modernit sconvolgente – ci ha detto – perch queste immagini ovviamente risalgono ad un tempo oramai passato ma le geometrie, la precisione, la perfezione e anche le dinamiche del costume che hanno accompagnato questi ritratti di Hoyningen Huene sono delle fotografie di grande modernit”.
Una modernit che si nutre della lezione surrealista, cos come del jazz e dei balletti russi, per arrivare alla moda delle rivista patinate e quindi a Hollywood. In qualche modo ci sono le grandi mitologie culturali di massa del Novecento, ma raccontate da un occhio fotografico decisamente fuori dal comune.
Risultati e classifica serie A, Como colpo salvezza
Roma, 20 gen. (askanews) – Questo il programma e i risultati della della serie A dopo Como-Udinese 4-1
21esima giornata Roma-Genoa 3-1, Bologna-Monza 3-1, Juventus-Milan 2-0, Atalanta-Napoli 2-3, Fiorentina-Torino 1-1, Cagliari-Lecce 4-1, Parma-Venezia 1-1, Verona-Lazio 0-3, Inter-Empoli 3-1, Como-Udinese 4-1
Classifica: Napoli 50, Inter* 47, Atalanta 43, Lazio 39, Juventus 37, Bologna, Fiorentina* 33, Milan* 31, Roma 27, Udinese 26, Genoa, Torino 23, Como 22, Cagliari 21, Empoli, Lecce, Parma 20, Verona 19, Venezia 15, Monza 13. * una partita in meno
22esima giornata Venerdì 24/01 ore 20.45 Torino-Cagliari, Sabato 25/01 ore 15.00 Como-Atalanta, ore 18.00 Napoli-Juventus, ore 20.45 Empoli-Bologna, Domenica 26/01 ore 12.30 Milan-Parma, ore 15.00 Udinese-Roma, ore 18.00 Lecce-Inter, ore 20.45 Lazio-Fiorentina, Lunedì 27/01 ore 18.30 Venezia-Hellas Verona, ore 20.45 Genoa-Monza
M5s, via limite mandati per chi si candida a presidente di Regione
Roma, 20 gen. (askanews) – Si avvia a conclusione il percorso di “rifondazione”, o più realisticamente di riorganizzazione del Movimento 5 stelle. Nella riunione odierna del Consiglio nazionale il presidente, Giuseppe Conte, ha illustrato le proposte delle nuove regole interne, approvate dagli iscritti nel voto dell’assemblea costituente ma non tutte applicabili in automatico: su alcuni temi le scelte più votate (non necessariamente contrapposte le une alle altre) vanno tradotte in una sintesi formale per statuto e codice etico.
Da Campo Marzio confermano che il Consiglio nazionale non sarà nuovamente convocato sullo stesso tema e l’ex premier presenterà i testi al Comitato di garanzia, l’organismo interno sopravvissuto (anche se verrà modificata la sua composizione nel nuovo statuto) alla consultazione on line che ha abrogato la figura del garante Beppe Grillo.
Il cuore della discussione, “in un clima di serenità e di confronto”, raccontano le fonti ufficiali, è stato rappresentato dal tema del superamento del limite dei due mandati elettivi nelle istituzioni: chi c’era racconta di interventi diversificati, con opinioni anche apertamente contrapposte, ma in sostanza alcuni punti fermi sono emersi.
“Conte ha ascoltato tutti, in vista della sintesi che deve fare”, dice uno dei presenti. In sostanza è certo che sarà superato il divieto di candidatura a sindaco o presidente di Regione per chi ha già svolto due mandati in Parlamento: è l’atteso via libera all’ipotesi che l’ex presidente della Camera, Roberto Fico, o l’ex ministro, Sergio Costa, possano correre come rappresentanti del centrosinistra per la guida della Regione Campania.
Meno definita la questione del “terzo mandato”: il Consiglio nazionale, comunque, concordano diverse fonti interne, ha condiviso il no alla possibilità (peraltro quella che aveva raccolto i minori consensi nel voto degli iscritti) di saltare da una istituzione all’altra, considerando il limite solo per ciascun livello istituzionale.
“Viene confermato il no al carrierismo”, rivendicano dall’entourage di Conte, chi ha fatto due volte il senatore o il deputato non potrà semplicemente spostarsi in un consiglio regionale o comunale (se non, appunto, per cariche monocratiche a elezione diretta come presidente di regione o sindaco, per le quali varranno gli attuali limiti di legge). E non sarà automatico nemmeno il meccanismo del cosiddetto “stop and go”, cioè non basterà aver saltato una legislatura, dopo aver fatto due mandati, per potersi liberamente ricandidare.
Il passaggio successivo è quindi nelle mani di Conte, che dovrà mettere nero su bianco le nuove regole, e, dopo il passaggio dal Comitato di garanzia, l’ultima parola spetterà probabilmente a un nuovo pronunciamento degli iscritti, sempre attraverso il meccanismo del voto on line.
Semplice e veloce, il passaporto si richiede all’ufficio postale
Roma, 20 gen. – Anche in Lombardia accelera il servizio di rilascio e rinnovo del passaporto offerto da Poste Italiane. Nella provincia di Monza e Brianza i 43 uffici postali registrano un vero e proprio boom di prenotazioni, offrendo ai cittadini la possibilit di richiedere in pochi e semplici passi il nuovo documento. Il servizio del TG Poste.
Primo post su X di Trump e Musk commenta: "Il ritorno del re"
Roma, 20 gen. (askanews) – “Il ritorno del Re”: questo il commento su X di Elon Musk all’account Potus di Donald Trump in quanto 47esimo presidente degli Stati Uniti. “L’AMERICA È TORNATA”, è stato il primo post scritto da Trump sul social media posseduto da Musk.
“Ogni singolo giorno combatterò per voi con ogni respiro del mio corpo. Non avrò pace finché non avremo un’America forte, sicura e prospera che i nostri figli meritano e che voi meritate. Questa sarà davvero l’età dell’oro dell’America”, ha aggiunto il presidente, ribadendo quanto detto nel suo discorso di insediamento.
Meloni da Trump: rafforziamo la relazione, Italia per il dialogo Ue-Usa
Roma, 20 gen. (askanews) – Prima alla tradizionale funzione religiosa nella chiesa episcopale di St. John, vicino alla Casa Bianca, poi a Capitol Hill per la cerimonia di giuramento, seduta accando al presidente argentino Javier Milei, infine al pranzo ufficiale, prima di ripartire per Roma. E’ stata una visita lampo quella a Washington della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, unica leader europea presente all’Inauguration Day, invitata personalmente dallo stesso presidente Donald Trump.
La premier è arrivata nella notte nella capitale Usa, con una decisione presa all’ultimo momento (è stata comunicata solo venerdì dopo le 23), probabilmente dopo una lunga valutazione sull’opportunità politica di rispondere alla ‘convocazione’ del tycoon, per lei che punta a proporsi come “ponte” tra la nuova amministrazione e l’Unione europea in un rapporto che non si preannuncia semplice. Questa mattina, Palazzo Chigi ha diffuso un breve video per spiegare il motivo della sua presenza. “Io – dice la presidente del Consiglio – penso che sia molto importante per una nazione come l’Italia, che ha rapporti estremamente solidi con gli Usa, dare una testimonianza della volontà di continuare e semmai rafforzare quella relazione in un tempo in cui le sfide sono globali e interconnesse”.
Al termine del giuramento, su X la premier ha fatto gli “auguri di buon lavoro” a Trump, ribadendo la certezza che “l’amicizia tra le nostre Nazioni e i valori che ci uniscono continueranno a rafforzare la collaborazione tra Italia e USA, affrontando insieme le sfide globali e costruendo un futuro di prosperità e sicurezza per i nostri popoli”. Meloni, nel post, ha voluto mandare anche un messaggio di rassicurazione ai partner europei, preoccupati da un possibile rapporto teso con l’altra sponda dell’oceano e da un tentativo della nuova amministrazione di dividere l’Ue. “L’Italia – garantisce – sarà sempre impegnata nel consolidare il dialogo tra Stati Uniti ed Europa, quale pilastro essenziale per la stabilità e la crescita delle nostre comunità”.
Dopo il pranzo, Meloni è in procinto di ripartire e già domani sarà a Roma, alle prese con i dossier sul tavolo. Il primo riguarda il “caso” di Daniela Santanchè, dopo che il Tribunale di Milano l’ha rinviata a giudizio con l’accusa di falso in bilancio nella gestione di Visibilia Editore. La ministra del Turismo sembra intenzionata a resistere al suo posto, ma mentre dal suo partito, Fdi, sono arrivate poche dichiarazioni di sostegno (e nessuna da Meloni) continua il pressing delle opposizioni per un passo indietro. Proprio oggi il M5s ha presentato una mozione di sfiducia in entrambe le Camere. “Metteremo di nuovo il Governo con le spalle al muro di fronte al Parlamento e agli italiani. Se pensano di far finta di nulla come al solito si sbagliano di grosso”, ha attaccato il leader pentastellato Giuseppe Conte. Probabile che una decisione venga presa dopo un confronto diretto, nelle prossime ore, tra Meloni e Santanchè. In caso di dimissioni, l’obiettivo è procedere – come è stato per Gennaro Sangiuliano – con una sostituzione immediata.
Risolta, invece, la “grana” del referendum sull’autonomia differenziata, dichiarato inammissibile dalla Corte costituzionale: l’eventuale voto sulla riforma Calderoli preoccupava, e non poco, Palazzo Chigi.
Meloni da Trump: rafforziamo relazione, Italia per dialogo Ue-Usa
Roma, 20 gen. (askanews) – Prima alla tradizionale funzione religiosa nella chiesa episcopale di St. John, vicino alla Casa Bianca, poi a Capitol Hill per la cerimonia di giuramento, seduta accando al presidente argentino Javier Milei, infine al pranzo ufficiale, prima di ripartire per Roma. E’ stata una visita lampo quella a Washington della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, unica leader europea presente all’Inauguration Day, invitata personalmente dallo stesso presidente Donald Trump.
La premier è arrivata nella notte nella capitale Usa, con una decisione presa all’ultimo momento (è stata comunicata solo venerdì dopo le 23), probabilmente dopo una lunga valutazione sull’opportunità politica di rispondere alla ‘convocazione’ del tycoon, per lei che punta a proporsi come “ponte” tra la nuova amministrazione e l’Unione europea in un rapporto che non si preannuncia semplice. Questa mattina, Palazzo Chigi ha diffuso un breve video per spiegare il motivo della sua presenza. “Io – dice la presidente del Consiglio – penso che sia molto importante per una nazione come l’Italia, che ha rapporti estremamente solidi con gli Usa, dare una testimonianza della volontà di continuare e semmai rafforzare quella relazione in un tempo in cui le sfide sono globali e interconnesse”.
Al termine del giuramento, su X la premier ha fatto gli “auguri di buon lavoro” a Trump, ribadendo la certezza che “l’amicizia tra le nostre Nazioni e i valori che ci uniscono continueranno a rafforzare la collaborazione tra Italia e USA, affrontando insieme le sfide globali e costruendo un futuro di prosperità e sicurezza per i nostri popoli”. Meloni, nel post, ha voluto mandare anche un messaggio di rassicurazione ai partner europei, preoccupati da un possibile rapporto teso con l’altra sponda dell’oceano e da un tentativo della nuova amministrazione di dividere l’Ue. “L’Italia – garantisce – sarà sempre impegnata nel consolidare il dialogo tra Stati Uniti ed Europa, quale pilastro essenziale per la stabilità e la crescita delle nostre comunità”.
Dopo il pranzo, Meloni è in procinto di ripartire e già domani sarà a Roma, alle prese con i dossier sul tavolo. Il primo riguarda il “caso” di Daniela Santanchè, dopo che il Tribunale di Milano l’ha rinviata a giudizio con l’accusa di falso in bilancio nella gestione di Visibilia Editore. La ministra del Turismo sembra intenzionata a resistere al suo posto, ma mentre dal suo partito, Fdi, sono arrivate poche dichiarazioni di sostegno (e nessuna da Meloni) continua il pressing delle opposizioni per un passo indietro. Proprio oggi il M5s ha presentato una mozione di sfiducia in entrambe le Camere. “Metteremo di nuovo il Governo con le spalle al muro di fronte al Parlamento e agli italiani. Se pensano di far finta di nulla come al solito si sbagliano di grosso”, ha attaccato il leader pentastellato Giuseppe Conte. Probabile che una decisione venga presa dopo un confronto diretto, nelle prossime ore, tra Meloni e Santanchè. In caso di dimissioni, l’obiettivo è procedere – come è stato per Gennaro Sangiuliano – con una sostituzione immediata.
Risolta, invece, la “grana” del referendum sull’autonomia differenziata, dichiarato inammissibile dalla Corte costituzionale: l’eventuale voto sulla riforma Calderoli preoccupava, e non poco, Palazzo Chigi.
Autonomia, la Consulta boccia il referendum. Opposizioni: rimane stop alla riforma
Roma, 20 gen. (askanews) – Semaforo rosso della Corte Costituzionale al quesito referendario sulla legge che prevede l’autonomia differenziata. La Consulta lo ha giudicato inammissibile rilevando “che l’oggetto e la finalità del quesito non risultano chiari. Ciò pregiudica la possibilità di una scelta consapevole da parte dell’elettore”, si legge in una nota dell’ufficio stampa al termine della camera di consiglio degli undici giudici della Corte, aggiungendo che il referendum “verrebbe ad avere una portata che ne altera la funzione, risolvendosi in una scelta sull’autonomia differenziata, come tale, e in definitiva sull’art. 116, terzo comma, della Costituzione; il che non può essere oggetto di referendum abrogativo, ma solo eventualmente di una revisione costituzionale”. Nello scorso novembre, la Consulta aveva dichiarato illegittimi alcuni punti della legge Calderoli. La sentenza sarà depositata nei prossimi giorni.
Forza Italia, per voce del senatore Maurizio Gasparri, ha parlato di “logica decisione della Corte costituzionale di dichiarare inammissibile il referendum sulle autonomie. La Corte ha indicato i punti della legge da correggere e lo faremo in Parlamento. Andiamo avanti con il nostro lavoro di riforme”. Sulla stessa lunghezza d’onda Maurizio Lupi, presidente di Noi moderati. “La sentenza della Consulta conferma quanto avevamo detto: la legge sull’autonomia differenziata è costituzionale e occorre procedere in Parlamento recependo i rilievi della Corte, in particolare intervenendo sui livelli essenziali di prestazione”.
Per le opposizioni, la decisione della Corte sembra aver dato il colpo di grazia alla riforma sull’autonomia differenziata. Per il Pd della “Legge 86 è rimasto solo qualche brandello del tutto inapplicabile. I giudici costituzionali non hanno ritenuto fattibile un referendum abrogativo su un provvedimento sostanzialmente già raso al suolo da una loro precedente pronuncia”. M5s ha sottolineato come “la legge Calderoli sia già stata smantellata nei suoi pilastri portanti e di fatto svuotata dalla stessa Corte Costituzionale poche settimane fa. Ora governo e maggioranza sono obbligati o ad abbandonare del tutto il progetto o a confrontarsi con le opposizioni in Parlamento con una completa riscrittura della disciplina in conformità ai dettami costituzionali”. Mentre per Avs la “legge era già stata demolita” a novembre dalla Consulta, “che ne aveva evidenziato le caratteristiche antidemocratiche e i rischi per la coesione del nostro Paese. Ora la destra si deve rassegnare”. E Italia viva ha ricordato come “quella del Governo sia una vittoria di Pirro” e che “qualunque modifica dovrà passare dal Parlamento. E lì ci troveranno pronti, senza sconti o passi indietro”.
La Corte costituzionale ha ammesso altri 5 referendum: riguardano cittadinanza, jobs act, indennità di licenziamento nelle piccole imprese, contratti di lavoro a termine e responsabilità solidale del committente negli appalti. Si svolgeranno in una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno.
Sanremo, i brani in gara: tante ballad d’amore, pop, rap e tormentoni
Milano, 20 gen. (askanews) – Tante ballad in gara, amore protagonista della maggior parte dei brani, spazio per il pop con brani che si candidano a diventare tormentoni primaverili con richiami alle sonorità latine, ma ci sono sorprendenti testi di cantautori poetici e intimi, il rap addomesticato in chiave pop, ma non c’è nessun brano rock. E’ questa la prima sensazione dopo gli ascolti riservati alla stampa delle 30 canzoni dei big in gara al settantacinquesimo Festival di Sanremo che si svolgerà al Teatro Ariston di Sanremo dall’11 al 15 febbraio 2025 con Carlo Conti conduttore e direttore artistico.
Chi si aspettava il festival delle polemiche con testi molto duri vista la presenza di numerosi esponenti della scena rap e hip hop resterà deluso. Tony Effe, Fedez ed Emis Killa, pur mantenendo la loro cifra stilistica hanno scelto di partecipare con brani “politicamente corretti” anche se qualche stoccata da “cattivi ragazzi” l’hanno mantenuta. Solo due brani parlano di questioni sociali e politiche, quello del rapper Rocco Hunt e del cantautore Willy Peyote. Una scelta che Carlo Conti ha spiegato così: “Mi sono arrivati soprattutto brani d’amore e intimi, nessuno che parlava di guerra o di migranti, non c’è stata censura, ma forse gli stessi artisti hanno scelto tematiche legate al microcosmo invece che ai grandi temi, come una forma di difesa”.
Poi c’è tanto, troppo, autotune nei brani in concorso, ma Conti ha spiegato che sarà usato come effetto e non come correttivo dell’intonazione perchè “ormai questa è la tendenza della musica, è la modernità”, anche se francamente in alcune delle canzoni in concorso la distorsione sembra essere assolutamente superflua.
I brividi veri li ha fatti venire Giorgia che la sua voce unica e magnetica non ha davvero bisogno di correttivi per emozionare chi ascolta, una vera regina di classe che si impone per la sua bravura. Bisogna riconoscere che Carlo Conti ha dato davvero spazio ai cantautori portando all’Ariston nomi come Brunori Sas, Lucio Corsi e Simone Cristicchi che hanno usato la loro poetica visionaria per raccontare le piccole cose e le grandi realtà dei sentimenti con immagini uniche. Achille Lauro ha un brano molto interessante e anche Olly, che strizza l’occhio al pubblico più giovane, ha attirato l’attenzione della stampa.
Le ragazze in gara sono tante e di talento, a cominciare da Francesca Michielin, passando per Elodie, Sarah Toscano, Gaia, Clara, Noemi, Serena Brancale, Rose Villain tutte fresche e con canzoni dalle sonorità radiofoniche, alcune più scontate altre decisamente interessanti, ma è la veterana Marcella Bella che potrebbe diventare la sorpresa dal Festival con un brano che entra subito in testa dedicato alla forza delle donne.
Poi ci sono Gabbani, The Kolors e i Coma_Cose che sanno sempre portare al Festival canzoni ben fatte che piacciono al pubblico. I Modà, unico gruppo in gara, hanno scelto una ballad, mentre Shablo con Guè, Joshua e Tormento ha puntato su un brano tutto da ballare. Rkomi, Bresh e Irama vanno sul sicuro con brani molto nelle loro corde, così come ha fatto il vero veterano del Festival Massimo Ranieri che si è messo in gioco con una canzone d’amore che piacerà soprattutto ai più grandi.
Insomma c’è un giusto mix di generi diversi con veri outsider della competizione, ma sicuramente c’è tanta attenzione al pubblico giovane, che negli ultimi anni ha segnato la direzione della musica portando al Festival volti nuovi e tante scoperte, ma soprattutto ci sono brani radiofonici e da milioni di stream, perchè in fondo Sanremo è Sanremo soprattutto se fa numeri di record e certificazioni a raffica che fanno bene all’industria musicale italiana. (di Alessandra Velluto)
Inauguration Day, Trump: iniziata oggi l’età dell’oro per l’America
New York, 20 gen. (askanews) – “L’età dell’oro dell’America inizia proprio ora”. Il 47mo presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha scelto queste parole per inaugurare la sua amministrazione e il nuovo corso che intende dare al Paese, da oggi.
“Da questo giorno in poi, il nostro paese prospererà e sarà di nuovo rispettato in tutto il mondo”, ha continuato Trump, precisando che metterà “semplicemente l’America al primo posto”, rivedicandone la sovranità, ripristinando la sicurezza e riequilibrando la giustizia.
L’attentato del 13 luglio dello scorso anno in Pennsylvania ha reso chiara a Trump la sua missione di presidente e sin dalle prime battute del discoro inaugurale ha voluto ricordarlo a tutti i presenti, anche ai suoi quattro predecessori.
“Dio ha salvato la mia vita per una sola ragione. Sono stato salvato da Dio per rendere l’America grande di nuovo”, ha detto Trump, precisando che agirà con determinazione e rapidità per riportare speranza, prosperità, sicurezza e pace per i cittadini americani di ogni razza, religione, colore e credo”. Il 47mo presidente ha voluto chiamare il 20 gennaio 2025, “Giorno della Liberazione”, e ricordando che la sua inaugurazione ricorre proprio nel Martin Luther King Day ha ribadito che insieme al suo team “ci impegneremo insieme per far sì che il suo sogno diventi realtà. Faremo sì che il suo sogno diventi realtà”.
Ha poi criticato l’amministrazione uscente che “non riesce a proteggere i nostri magnifici cittadini americani rispettosi della legge, ma fornisce rifugio e protezione a pericolosi criminali, molti provenienti da prigioni e istituti psichiatrici che sono entrati illegalmente nel nostro paese da tutto il mondo”. Per queste ragioni “dichiarerò un’emergenza nazionale al nostro confine meridionale”, ha detto Trump durante il suo discorso inaugurale, aggiungendo che ripristinerà la politica migratoria “remain in Mexico” e che invierà truppe al confine meridionale per respingere la disastrosa invasione del nostro paese”. Il presidente ha poi fatto un annuncio inatteso: designerà i cartelli della droga “come organizzazioni terroristiche straniere”, al pari di altri gruppi terroristici che vantano agende molto più sovversive.
Trump è poi passato a delineare la sua politica economica che intende privilegiare le trivellazioni petrolifere e le fonti energetiche tradizionali al Green Deal di Biden. La crisi dell’inflazione è stata causata, per il presidente entrante, da una spesa eccessiva e dall’aumento dei prezzi dell’energia, ed è per questo che a partire da oggi è stata dichiarata “un’emergenza energetica nazionale”, a cui si risponde in un solo modo: “Drill, baby, drill”. Trump ha ripetuto un mantra più volte usato in campagna elettorale per spiegare il suo investimento in petrolio e nei combustibili fossili. “L’America tornerà a essere una nazione manifatturiera e abbiamo qualcosa che nessun’altra nazione manifatturiera avrà mai, la più grande quantità di petrolio e gas di qualsiasi paese sulla Terra, e la useremo”, ha continuato che sotto i piedi dell’America scorre l'”oro liquido” da esportare in tutto il mondo. “Porremo fine al Green New Deal e revocheremo i veicoli elettrici” ha continuato Trump, mentre Biden assisteva imperterrito allo smatellamento delle sue politiche. “Inizierò immediatamente la revisione del nostro sistema commerciale per proteggere i lavoratori e le famiglie americane. Invece di tassare i nostri cittadini per arricchire altri paesi, applicheremo dazi e tasse ai paesi stranieri per arricchire i nostri cittadini” ha aggiunto Trump, tirando fuori un altro dei suoi cavalli di battaglia economici. Ha poi annunciato la nascita dell’ “External Revenue Service per riscuotere i dazi e le entrate” che arriveranno da “fonti straniere” e quella del “nuovissimo Dipartimento per l’efficienza governativa”, che si occuperà di “ripristinare competenza ed efficacia per il nostro governo federale”. Sulla politica estera Trump ha ribadito ancora una volta che intende cambiare il nome del Golfo del Messico in “Golfo d’America” e ha ampliato le mire espansionistiche degli Stati Uniti, spostandole dalla Groenlandia e dal Canada a Marte. “Perseguiremo il nostro chiaro destino verso le stelle, lanciando astronauti americani per piantare stelle e strisce sul pianeta Marte”, ha il nuovo presidente, assicurando che “l’ambizione è la linfa vitale di una grande nazione, e in questo momento, la nostra nazione è più ambiziosa di qualsiasi altra”. Nel suo discorso il Presidente ha dichiarato di voler essere un “peacemaker”, e che “misureremo il nostro successo non solo dalle battaglie che vinceremo, ma dalle guerre a cui metteremo fine e, cosa più importante, dalle guerre a cui non parteciperemo mai”. Si è preso anche il merito della liberazione degli ostaggi israeliani e ha rimarcato che “l’eredità di cui sarà più orgoglioso sarà quella di un peacemaker e unificatore” mentre “costruiremo di nuovo l’esercito più forte che il mondo abbia mai visto”. Ha poi chiarito che “Il nostro potere fermerà tutte le guerre e porterà un nuovo spirito di unità in un mondo che è stato arrabbiato, violento e totalmente imprevedibile”.
Trump ha annunciato ufficialmente un cambiamento alle politiche sul gender e sui vaccini. “Da oggi in poi la politica ufficiale del governo degli Stati Uniti sarà che ci sono solo due generi: maschile e femminile”, ha detto nel suo discorso inaugurale, spiegando che già questa settimana “porrà fine anche alla politica governativa di cercare di manipolare socialmente razza e genere”, forgiando una società “basata sul merito” e non sul colore della pelle. Ha aggiunto che integrerà la tutti i militari “che sono stati ingiustamente espulsi dal nostro esercito per essersi opposti all’obbligo del vaccino COVID”.
In conlusione Trump ha detto: “Il futuro è nostro e la nostra età dell’oro è appena iniziata” e ha predetto che “l’America sarà rispettata di nuovo e ammirata di nuovo”, aggiungendo che “non saremo conquistati, non saremo intimiditi, non saremo spezzati e non falliremo”.
Inauguration Day, Trump: Iniziata oggi l’età dell’oro per America
New York, 20 gen. (askanews) – “L’età dell’oro dell’America inizia proprio ora”. Il 47mo presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha scelto queste parole per inaugurare la sua amministrazione e il nuovo corso che intende dare al Paese, da oggi.
“Da questo giorno in poi, il nostro paese prospererà e sarà di nuovo rispettato in tutto il mondo”, ha continuato Trump, precisando che metterà “semplicemente l’America al primo posto”, rivedicandone la sovranità, ripristinando la sicurezza e riequilibrando la giustizia.
L’attentato del 13 luglio dello scorso anno in Pennsylvania ha reso chiara a Trump la sua missione di presidente e sin dalle prime battute del discoro inaugurale ha voluto ricordarlo a tutti i presenti, anche ai suoi quattro predecessori.
“Dio ha salvato la mia vita per una sola ragione. Sono stato salvato da Dio per rendere l’America grande di nuovo”, ha detto Trump, precisando che agirà con determinazione e rapidità per riportare speranza, prosperità, sicurezza e pace per i cittadini americani di ogni razza, religione, colore e credo”. Il 47mo presidente ha voluto chiamare il 20 gennaio 2025, “Giorno della Liberazione”, e ricordando che la sua inaugurazione ricorre proprio nel Martin Luther King Day ha ribadito che insieme al suo team “ci impegneremo insieme per far sì che il suo sogno diventi realtà. Faremo sì che il suo sogno diventi realtà”.
Ha poi criticato l’amministrazione uscente che “non riesce a proteggere i nostri magnifici cittadini americani rispettosi della legge, ma fornisce rifugio e protezione a pericolosi criminali, molti provenienti da prigioni e istituti psichiatrici che sono entrati illegalmente nel nostro paese da tutto il mondo”. Per queste ragioni “dichiarerò un’emergenza nazionale al nostro confine meridionale”, ha detto Trump durante il suo discorso inaugurale, aggiungendo che ripristinerà la politica migratoria “remain in Mexico” e che invierà truppe al confine meridionale per respingere la disastrosa invasione del nostro paese”. Il presidente ha poi fatto un annuncio inatteso: designerà i cartelli della droga “come organizzazioni terroristiche straniere”, al pari di altri gruppi terroristici che vantano agende molto più sovversive.
Trump è poi passato a delineare la sua politica economica che intende privilegiare le trivellazioni petrolifere e le fonti energetiche tradizionali al Green Deal di Biden. La crisi dell’inflazione è stata causata, per il presidente entrante, da una spesa eccessiva e dall’aumento dei prezzi dell’energia, ed è per questo che a partire da oggi è stata dichiarata “un’emergenza energetica nazionale”, a cui si risponde in un solo modo: “Drill, baby, drill”. Trump ha ripetuto un mantra più volte usato in campagna elettorale per spiegare il suo investimento in petrolio e nei combustibili fossili. “L’America tornerà a essere una nazione manifatturiera e abbiamo qualcosa che nessun’altra nazione manifatturiera avrà mai, la più grande quantità di petrolio e gas di qualsiasi paese sulla Terra, e la useremo”, ha continuato che sotto i piedi dell’America scorre l'”oro liquido” da esportare in tutto il mondo. “Porremo fine al Green New Deal e revocheremo i veicoli elettrici” ha continuato Trump, mentre Biden assisteva imperterrito allo smatellamento delle sue politiche. “Inizierò immediatamente la revisione del nostro sistema commerciale per proteggere i lavoratori e le famiglie americane. Invece di tassare i nostri cittadini per arricchire altri paesi, applicheremo dazi e tasse ai paesi stranieri per arricchire i nostri cittadini” ha aggiunto Trump, tirando fuori un altro dei suoi cavalli di battaglia economici. Ha poi annunciato la nascita dell’ “External Revenue Service per riscuotere i dazi e le entrate” che arriveranno da “fonti straniere” e quella del “nuovissimo Dipartimento per l’efficienza governativa”, che si occuperà di “ripristinare competenza ed efficacia per il nostro governo federale”.
Sulla politica estera Trump ha ribadito ancora una volta che intende cambiare il nome del Golfo del Messico in “Golfo d’America” e ha ampliato le mire espansionistiche degli Stati Uniti, spostandole dalla Groenlandia e dal Canada a Marte. “Perseguiremo il nostro chiaro destino verso le stelle, lanciando astronauti americani per piantare stelle e strisce sul pianeta Marte”, ha il nuovo presidente, assicurando che “l’ambizione è la linfa vitale di una grande nazione, e in questo momento, la nostra nazione è più ambiziosa di qualsiasi altra”. Nel suo discorso il Presidente ha dichiarato di voler essere un “peacemaker”, e che “misureremo il nostro successo non solo dalle battaglie che vinceremo, ma dalle guerre a cui metteremo fine e, cosa più importante, dalle guerre a cui non parteciperemo mai”. Si è preso anche il merito della liberazione degli ostaggi israeliani e ha rimarcato che “l’eredità di cui sarà più orgoglioso sarà quella di un peacemaker e unificatore” mentre “costruiremo di nuovo l’esercito più forte che il mondo abbia mai visto”. Ha poi chiarito che “Il nostro potere fermerà tutte le guerre e porterà un nuovo spirito di unità in un mondo che è stato arrabbiato, violento e totalmente imprevedibile”.
Trump ha annunciato ufficialmente un cambiamento alle politiche sul gender e sui vaccini. “Da oggi in poi la politica ufficiale del governo degli Stati Uniti sarà che ci sono solo due generi: maschile e femminile”, ha detto nel suo discorso inaugurale, spiegando che già questa settimana “porrà fine anche alla politica governativa di cercare di manipolare socialmente razza e genere”, forgiando una società “basata sul merito” e non sul colore della pelle. Ha aggiunto che integrerà la tutti i militari “che sono stati ingiustamente espulsi dal nostro esercito per essersi opposti all’obbligo del vaccino COVID”.
In conlusione Trump ha detto: “Il futuro è nostro e la nostra età dell’oro è appena iniziata” e ha predetto che “l’America sarà rispettata di nuovo e ammirata di nuovo”, aggiungendo che “non saremo conquistati, non saremo intimiditi, non saremo spezzati e non falliremo”.
Calcio, Thiago Motta: "In Champions per la continuità"
Roma, 20 gen. (askanews) – Juventus alla ricerca della continuità. Il match sul campo del Bruges rappresenta per i bianconeri un ottimo test per confermare i progressi mostrati nel secondo tempo contro il Milan. Thiago Motta è soddisfatto: “Abbiamo avuto difficoltà quasi dall’inizio della stagione – le sue parole – Mancano solo Bremer, Milik e Cabal, tutti gli altri sono disponibili. Domani insieme faremo una grande partita, contro una squadra che sta bene, che sta facendo bene sia in campionato che in Champions”. Un risultato positivo vuol dire avere già la certezza dei playoff: “Il nostro obiettivo è la vittoria. Per arrivarci dobbiamo fare molto bene perché troveremo una squadra che sta bene”. Qui hanno perso l’Aston Villa e lo Sporting: “Anche in trasferta hanno fatto bene, è una squadra giovane, con grande energia, che gioca bene a calcio ed è molto organizzata in fase difensiva. Noi abbiamo preparato la partita e abbiamo la necessità di fare una grande prestazione per arrivare alla vittoria”. E’ il momento migliore della Juve: “L’importante è dare continuità, sia nelle prestazioni dove tante sono state buone, che adesso nel risultato. Nell’ultima partita abbiamo avuto il risultato che abbiamo meritato e domani l’obiettivo è lo stesso”. Torna Vlahovic: “La scelta di tenere sabato Vlahovic fuori dall’inizio era una scelta tecnica, anche se era tornato da un problema al flessore – ha spiegato -. Mbangula? La sua evoluzione è molto buona. Lo scorsa anno giocava nella Next Gen e dobbiamo fare i complimenti al settore giovanile, perchè abbiamo lui, Savona e Yildiz. Anche per necessità hanno dovuto crescere velocemente e Mbangula, quando ha giocato, ha sempre dato il suo contributo”. E sulle probabili scelte di formazione: “Andrà in campo la miglior squadra possibile. Conceiçao è un po’ di tempo che non gioca, vediamo domani”.
Dombrovskis: Trump? "Se sarà necessario difendermo interessi Ue"
Roma, 20 gen. (askanews) – “Se vi fosse la necessità di difendere gli interessi economici europei”, alla Commissione europea “siamo pronti a farlo, come del resto abbiamo fatto nella prima amministrazione Trump, quando ad esempio rispetto ai dazi sull’alluminio abbiamo risposto in maniera proporzionale”. Lo ha affermato il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, rispondendo, durante la conferenza stampa al termine dell’Eurogruppo, a una delle varie domande sul come Bruxelles si muoverà rispetto alle politiche di Donald Trump, che oggi si è insediato alla Casa Bianca.
“È opportuno notare che se si guarda al Commercio, ci sono stati degli studi dell’Fmi secondo cui la frammentazione globale in corso e il commercio concentrato tra blocchi avrebbe un effetto negativo sull’economia fino al 7% del Pil globale: sarebbe come portare le economie di Francia e Germania fuori dall’economia globale. Ci sarebbero costi consistenti per tutti – ha avvertito – anche per gli Usa”.
“Dobbiamo preservare queste relazioni commerciali e questo è il nostro approccio, sia a livello bilaterale sia a livello multilaterale. Ma al tempo stesso dobbiamo lavorare alla resilienza delle nostre economie e – ha concluso Dombrovskis – alla diversificazione delle relazioni commerciali”, come sta avvenendo di recente con Mercosur e Messico.
Fond. OneSight EssilorLuxottica Italia al fianco del Giubileo
Roma, 20 gen. (askanews) – Ha aperto le porte il nuovo Centro oculistico sociale permanente della Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia, presso la sede di Roma Tuscolano della Comunit di Sant’Egidio, uno dei principali partner della Fondazione nei progetti filantropici di salute visiva.
Patrocinato dal Dicastero per l’Evangelizzazione – Giubileo 2025, dalla Regione Lazio e dal Comune di Roma – Assessorato alle Politiche Sociali e alla Salute, il centro di Piazza dei Consoli offrir visite oculistiche gratuite e la donazione di occhiali da vista a chi non pu permettersi queste cure, garantendo l’accesso alle prestazioni sanitarie fondamentali.
Sar attivo in particolare due pomeriggi alla settimana con visite gratuite effettuate da medici oculisti della Fondazione Bietti. prevista, inoltre l’eventuale presa in carico di secondo livello sempre da parte del personale della Fondazione Bietti, presso l’Ospedale Britannico, per l’approfondimento diagnostico e la cura delle patologie riscontrate.
Questa iniziativa per il Giubileo segna un ulteriore passo avanti nel modello di collaborazione tra la Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia e la Comunit di Sant’Egidio.
“Come condiviso recentemente con il Santo Padre, nella definizione delle iniziative a supporto del Giubileo abbiamo cercato di interpretare al meglio il significato originario dell’evento, cogliendo un’occasione unica di compiere gesti concreti di carit e amore verso il prossimo. – dichiara, Andrea Rendina, Segretario Generale della Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia – Abbiamo quindi voluto fare qualcosa in pi, incrementando le iniziative del 2025 con un programma dedicato. Oggi inauguriamo la prima iniziativa: la realizzazione di un nuovo centro oculistico gratuito che costituisce l’elemento di continuit con le diverse cliniche oculistiche che si svolgeranno nel corso dell’anno giubilare. Un dono che nasce con il Giubileo per andare oltre il periodo dello stesso”.
Per questo Fondazione e Sant’Egidio hanno anche avviato un programma di medio termine che prevede la realizzazione di una rete permanente di centri dedicati ai “poveri oculistici” – ovvero coloro che hanno problemi alla vista ma risorse economiche assolutamente insufficienti per provvedere alla loro risoluzione – o il sostegno ai policlinici sociali gi esistenti, integrando l’offerta sanitaria con l’oftalmologia. Un programma iniziato al San Gallicano nel 2023, proseguito alla fine del 2024 presso la Lavanderia del Papa a Napoli e ora con questo di Piazza dei Consoli a Roma.
“Le Case dell’Amicizia- dichiara Stefano Carmenati, Amministratore della Comunit di Sant’Egidio- si inseriscono in una lunga storia di impegno di Sant’Egidio a favore di chi pi fragile e ha bisogno, a Roma e in numerose citt italiane. Sono un complesso di iniziative organizzate per venire incontro alle diverse necessit delle persone in difficolt, che si sono ritrovate pi sole che mai nel mezzo dell’emergenza sanitaria e sociale, causata prima dalla pandemia e poi dalle conseguenze economiche delle guerre. Le attivit si rivolgono ai senza dimora, alle famiglie in difficolt, agli anziani (in particolare quelli che sono soli) e ai migranti, con l’obiettivo di sostenere chi ha bisogno non solo di assistenza e aiuti concreti ma anche di accompagnamento, condivisione e amicizia. Sono luoghi aperti in maniera totalmente gratuita, con diversi servizi. Oggi siamo felici di inaugurare, in questa bella sede, il nuovo servizio di visite oculistiche in favore dei pi poveri”.
All’inaugurazione del centro confermata la volont di fare rete tra istituzioni, privato e terzo settore, con la presenza di Tobia Zevi, Assessore Patrimonio e Politiche abitative Comune di Roma, in rappresentanza del sindaco Gualtieri, di Francesco Laddaga, Presidente Municipio VII Comune di Roma, Massimiliano Maselli, Assessore all’Inclusione sociale e Servizi alla persona della Regione Lazio, Sabrina Alfonsi, assessore all’ambiente del Comune di Roma, del dotto. Domenico Schiano Lomoriello, Responsabile Unit Segmento Anteriore Irccs Fondazione Bietti. Conclusioni affidate alle parole di Monsignor Vincenzo Paglia – Presidente Pontificia Accademia per la Vita.
Nel corso dell’anno giubilare, la Fondazione organizzer altre tre cliniche oculistiche temporanee a Roma, a supporto dei pellegrini e delle persone in difficolt segnalate dalle associazioni locali. L’obiettivo della Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia, con questo progetto, di donare oltre 1.500 visite oculistiche e circa 1.300 occhiali da vista, per garantire una visione migliore e, di conseguenza, una vita migliore a chi ne ha pi bisogno.
Meloni: auguri a Trump, Italia impegnata per il dialogo tra Usa e Ue
Roma, 20 gen. (askanews) – “Auguri di buon lavoro al Presidente Donald Trump per l’inizio del suo nuovo mandato alla guida degli Stati Uniti d’America. Sono certa che l’amicizia tra le nostre Nazioni e i valori che ci uniscono continueranno a rafforzare la collaborazione tra Italia e USA, affrontando insieme le sfide globali e costruendo un futuro di prosperità e sicurezza per i nostri popoli”. Lo scrive su X da Washington la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
“L’Italia sarà sempre impegnata nel consolidare il dialogo tra Stati Uniti ed Europa, quale pilastro essenziale per la stabilità e la crescita delle nostre comunità”, aggiunge.
Meloni: auguri a Trump, impegno Italia per dialogo Usa-Ue
Roma, 20 gen. (askanews) – “Auguri di buon lavoro al Presidente Donald Trump per l’inizio del suo nuovo mandato alla guida degli Stati Uniti d’America. Sono certa che l’amicizia tra le nostre Nazioni e i valori che ci uniscono continueranno a rafforzare la collaborazione tra Italia e USA, affrontando insieme le sfide globali e costruendo un futuro di prosperità e sicurezza per i nostri popoli”. Lo scrive su X da Washington la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
“L’Italia sarà sempre impegnata nel consolidare il dialogo tra Stati Uniti ed Europa, quale pilastro essenziale per la stabilità e la crescita delle nostre comunità”, aggiunge.
Trump: metteremo fine alle guerre
Roma, 20 gen. (askanews) – Donald Trump ha dichiarato di voler essere un “peacemaker”, affermando nel suo primo discorso da 47esimo presidente degli Stati Uniti che “misureremo il nostro successo non solo dalle battaglie che vinceremo, ma dalle guerre a cui metteremo fine e, cosa più importante, dalle guerre a cui non parteciperemo mai”. Trump ha rimarcato che “l’eredità di cui sarà più orgoglioso sarà quella di un peacemaker e unificatore” mentre “costruiremo di nuovo l’esercito più forte che il mondo abbia mai visto”.
“Il nostro potere fermerà tutte le guerre e porterà un nuovo spirito di unità in un mondo che è stato arrabbiato, violento e totalmente imprevedibile”, ha aggiunto nel suo discorso.
Autonomia, Consulta: inammissibile il referendum
Roma, 20 gen. (askanews) – La Corte costituzionale ha ritenuto inammissibile il quesito referendario sulla legge che prevede l’autonomia differenziata. Lo comunica l’ufficio comunicazione e stampa della Corte Costituzionale. “La Corte – si legge nella nota – ha rilevato che l’oggetto e la finalità del quesito non risultano chiari. Ciò pregiudica la possibilità di una scelta consapevole da parte dell’elettore”. La sentenza sarà depositata nei prossimi giorni. La Corte costituzionale ha deciso oggi in camera di consiglio il giudizio sull`ammissibilità della
richiesta di referendum abrogativo denominata “Legge 26 giugno 2024, n. 86, Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione: abrogazione totale”.
In attesa del deposito della sentenza, l`Ufficio comunicazione e stampa fa sapere che la Corte ha ritenuto inammissibile il quesito referendario sulla legge n. 86 del 2024, come risultante dalla sua sentenza n. 192 del 2024. La Corte ha rilevato che l`oggetto e la finalità del quesito non risultano chiari. Ciò pregiudica la possibilità di una scelta consapevole da parte dell`elettore. La sentenza sarà depositata nei prossimi giorni.
Il referendum sull’autonomia differenziata, secondo la Consulta “verrebbe ad avere una portata che ne altera la funzione, risolvendosi in una scelta sull`autonomia differenziata, come tale, e in definitiva sull`art. 116, terzo comma, della Costituzione; il che non può essere oggetto di referendum abrogativo, ma solo eventualmente di una revisione costituzionale”.
Inauguration Day, Trump: ci riprenderemo il Canale di Panama
Roma, 20 gen. (askanews) – Donald Trump ha accusato Panama di aver violato gli accordi sul Canale, annunciando di volerne riprendere il controllo nel suo primo discorso da 47esimo presidente degli Stati Uniti.
Il Canale di Panama “è stato stupidamente dato al paese di Panama dopo che gli Stati Uniti, gli Stati Uniti, pensateci, hanno speso più soldi di quanti ne abbiano mai spesi prima per un progetto e hanno perso 38.000 vite nella costruzione del Canale di Panama”. Poi ha aggiunto: “E soprattutto, la Cina sta gestendo il Canale di Panama. E non l’abbiamo dato alla Cina. L’abbiamo dato a Panama e ce lo riprenderemo”.
Inauguration Day, Zelensky si congratula con Trump
Roma, 20 gen. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è congratulato con Donald Trump dopo il suo insediamento, dicendo di sperare che il nuovo presidente americano riesca a raggiungere una “pace giusta e duratura” nel conflitto in Ucraina.
“Il presidente Trump è ancora decisivo e la politica di pace attraverso la forza da lui annunciata offre l’opportunità di rafforzare la leadership americana e raggiungere una pace giusta e duratura, che è la massima priorità”, ha scritto Zelensky in un messaggio su X.
La Crocifissione bianca di Marc Chagall anche in versione tattile
Roma, 20 gen. (askanews) – La Crocifissione bianca di Marc Chagall – esposta fino al 27 gennaio al Museo del Corso – Polo Museale a Roma – sarà per la prima volta accessibile anche al pubblico con disabilità visive e uditive. Accanto all’originale, è ora presente un’installazione tattile, parlante e in lingua dei segni – frutto di un lavoro interdisciplinare di diversi mesi – pensata per rendere fruibile l’opera a un pubblico sempre più ampio.
Un’iniziativa fortemente voluta da Fondazione Roma, che rinnova e conferma così il suo impegno per l’accessibilità universale e una cultura realmente aperta e fruibile. L’opera è stata presentata con numerosi rappresentanti istituzionali e professionisti del settore in un incontro moderato dalla giornalista Rachele Bombace. Dopo i saluti istituzionali del Presidente Franco Parasassi e la lettera di saluto di Alessandra Locatelli, ministra per le Disabilità, sono intervenuti: Don Alessio Geretti, Curatore degli eventi d’arte del Giubileo, Suor Veronica Donatello, Responsabile del Servizio Nazionale per la Pastorale delle persone con disabilità della CEl e Consultore del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, Dino Angelaccio e Odette Mbuyi, Progettisti, Gabriella Cetorelli, Accessibilità siti Unesco del Ministero della Cultura, Camilla Capitani, MAC (Movimento Apostolico Ciechi) e Miriam Mandosi dell’ENS (Ente Nazionale Sordi).
“Questo progetto riflette l’impegno di Fondazione Roma nel promuovere l’inclusività anche in ambito artistico, per consentire esperienze culturali adatte a qualsiasi tipo di disabilità fisica o sensoriale – ha sottolineato Parasassi – In quest’ottica, stiamo lavorando per ampliare il numero di opere accessibili per rendere le visite guidate fruibili da tutte le persone”.
Locatelli, con una lettera di saluto, ha elogiato l’iniziativa come un passo importante verso l’integrazione di tutte le persone nelle esperienze culturali.
Don Alessio Geretti, curatore degli eventi d’arte del Giubileo, ha enfatizzato l’importanza di un’arte che parli a tutti, senza barriere, e che contribuisca alla costruzione di una società più equa e solidale.
I progettisti Dino Angelaccio, Odette Mbuyi hanno illustrato le modalità innovative di fruizione dell’opera, che integrano soluzioni multimediali e tecnologie avanzate per garantire l’accesso alla cultura a tutti.
Nato, Rutte: con Trump potenzieremo le spese e la produzione della difesa
Milano, 20 gen. (askanews) – “Con il ritorno del presidente Donald Trump in carica, potenzieremo la spesa e la produzione per la difesa”. Lo ha scritto sui social Mark Rutte, segretario generale della Nato, proprio nel momento del giuramento di Donald Trump. “Le mie più sentite congratulazioni a Donald Trump per la sua entrata in carica come 47esimo Presidente degli Stati Uniti, e a J.D. Vance come Vice Presidente. Insieme possiamo raggiungere la pace attraverso la forza, attraverso la NATO!”, ha aggiunto.
Inauguration day, Ue: Von der Leyen si congratula con Trump
Roma, 20 gen. (askanews) – La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, si è congratulata con Donald Trump per il suo insediamento come presidente degli Stati Uniti.
“Auguri, presidente Donald Trump, per il suo mandato di 47esimo presidente degli Stati Uniti. L’Unione europea è ansiosa di lavorare a stretto contatto con lei per affrontare le sfide globali. Insieme, le nostre società possono raggiungere una maggiore prosperità e rafforzare la loro sicurezza comune”, ha scritto Von der Leyen sul suo profilo X.
Inauguration Day, Trump: ci sono solo 2 generi, maschi e femmine
New York, 20 gen. (askanews) – “Da oggi in poi la politica ufficiale del governo degli Stati Uniti sarà che ci sono solo due generi: maschile e femminile”, ha detto Donald Trump nel suo discorso inaugurale.
“Questa settimana porrò fine anche alla politica governativa di cercare di manipolare socialmente razza e genere”, ha detto il 47mo presidente aggiungendo che forgerà una società “basata sul merito” e non sul colore della pelle.
Ha aggiunto che integrerà la tutti i militari “che sono stati ingiustamente espulsi dal nostro esercito per essersi opposti all’obbligo del vaccino COVID”.
Inauguration Day, Trump: Emergenza energetica e quindi perforiamo
New York, 20 gen. (askanews) – La crisi dell’inflazione è stata causata da una spesa eccessiva e dall’aumento dei prezzi dell’energia, ed è per questo che “Oggi dichiarerò anche un’emergenza energetica nazionale. Drill, baby, drill”, ha detto il presidente Usa, Donald Trump alludendo alla possibilità di tornare a perforare il territorio americano per estrarre maggior petrolio.
“L’America tornerà a essere una nazione manifatturiera e abbiamo qualcosa che nessun’altra nazione manifatturiera avrà mai, la più grande quantità di petrolio e gas di qualsiasi paese sulla Terra, e la useremo”, ha continuato il presidente dicendo che sotto i piedi l’America “oro liquido” e sarà esportato in tutto il mondo. “Porremo fine al Green New Deal e revocheremo i veicoli elettrici” ha continuato Trump.
Nato, Rutte: con Trump potenzieremo spese e produzione difesa
Milano, 20 gen. (askanews) – “Con il ritorno del presidente Donald Trump in carica, potenzieremo la spesa e la produzione per la difesa”. Lo ha scritto sui social Mark Rutte, segretario generale della Nato, proprio nel momento del giuramento di Donald Trump. “Le mie più sentite congratulazioni a Donald Trump per la sua entrata in carica come 47esimo Presidente degli Stati Uniti, e a J.D. Vance come Vice Presidente. Insieme possiamo raggiungere la pace attraverso la forza, attraverso la NATO!”, ha aggiunto.
Bce: banche negligenti su rigore stress test rischiano ispezioni
Roma, 20 gen. (askanews) – Le banche europee che dovessero mostrare un negligente eccessivo ottimismo nella nuova tornata di simulazioni sulla loro tenuta a situazioni avverse (stress test) rischiano ispezioni, assieme a una escalation di provvedimenti della vigilanza Bce. Lo afferma la stessa istituzione, che nel comunicato sulle nuove simulazioni avviate oggi assieme all’Eba (Autorità bancaria europea) rileva come nelle passate edizioni degli stress test “alcune banche hanno sottoposto previsioni che erano eccessivamente ottimistiche”, dato che “non riflettevano pienamente l’impatto dello scenario di stress dati i loro specifici profili di rischio”.
E per questo “durante l’esercizio 2025 – afferma l’istituzione -la Bce rafforzerà di conseguenza la sua revisione di documentazioni insufficientemente prudenti. Le banche che dovessero mostrare questo comportamento subiranno ulteriori accertamenti nella fase di valutazione, inclusi potenziali visite in sede. Sulla base dei dati raccolti, alcune banche potrebbero essere soggette a ispezioni dopo la conclusione degli stress, per identificare debolezze strutturali nel loro sistema di valutazione e per migliorare la loro capacità di stress test”.
Inoltre “le banche che ripetutamente dovessero mancare di porre rimedi” a queste lacune “potrebbero subire misure nell’ambito di un processo di escalation nei successivi esercizi”, aggiunge la Bce.
"Io sono la fine del mondo", film con Angelo Duro in cima box office
Roma, 20 gen. (askanews) – “Io sono la fine del mondo”, domina fin dal giorno di uscita, la vetta del box office e registra addirittura il 10% in più di incasso nel suo secondo fine settimana di programmazione e Angelo Duro lancia l’appuntamento a sabato 25 gennaio eccezionalmente a mezzanotte per un evento speciale live streaming dal cinema The Space Parco de Medici di Roma e diffuso a tutti i cinema italiani che aderiranno, a seguire sarà programmato il film.
L’incasso dell’ultimo fine settimana ha superato infatti i 2 milioni e mezzo di euro con oltre 328.000 presenze. Ad oggi l’incasso totale è di 5,8 milioni di euro con olt 755.000 presenze in sala.
“Io sono la fine del mondo”, un film di Gennaro Nunziante, con Angelo Duro. Sceneggiatura di Gennaro Nunziante e Angelo Duro. Nel cast anche Giorgio Colangeli, Matilde Piana, Marilù Pipitone e Evelyn Maria Rita Famà. È prodotto da Indiana Production e Vision Distribution, in collaborazione con Sky, e distribuito da Vision Distribution.
“Un giorno i tuoi genitori non ci saranno più e sarai pieno di rimorsi”, è la frase che nel film convince Angelo a prendersi cura dei suoi anziani genitori ora che non sono più autosufficienti e che la sorella vuole prendersi una vacanza: non vuole infatti perdere l’occasione di vendicarsi dei peggiori nemici della sua adolescenza.
Italia Polo Challenge, trionfo di U.S. Polo Assn. su Apose
Roma, 20 gen. – Oltre 1.800 persone hanno assistito alla quattro giorni di grande Polo internazionale alle pendici del Monte Bianco. Il sindaco Rota: “La Polomania a Courmayeur? Non vediamo l’ora di fare la seconda edizione”. Il segretario generale della FISE Perillo: “La gente mi chiede se il Polo diverr sport olimpico”. Gli organizzatori di The Chukker Company: “Il successo di pubblico ci ripaga del grande lavoro di squadra con sponsor e istituzioni cittadine e sportive”.
La finale vinta da U.S. Polo Assn. 7 a 5 contro Apose altro non stata che lo spot di una notte da ricordare a Courmayeur, dove lo sport altamente spettacolare, la mondanit e la voglia di socializzare si sono alternate nella serata finale di Italia Polo Challenge, il circuito di Arena Polo che chiude la tappa valdostana con la certezza che, s, Courmayeur e il Polo hanno un grande feeling. Una sintonia particolare che si specchia nelle circa 1.800 persone che complessivamente – nella quattro giorni di match – hanno sfidato la temperatura sotto zero per seguire le gesta dei grandi campioni di Polo sulle tribune e nell’elegante hospitality realizzato dal team di The Chukker Company, gli organizzatori di Italia Polo Challenge.
Ha vinto la fortissima squadra griffata U.S. Polo Assn. e costruita a cavallo – il caso di dirlo – di due continenti, Europa e Sudamerica con il messicano Aguilar, il peruviano Guillermo Li e il fortissimo francese Mathieu Delfosse. Il team italo-francese di Apose, con i transalpini Strom e Legoubin e l’italiano Giorgio Cosentino, ha dato spettacolo per tutto il torneo giocando un Polo preciso, tattico e di grande intensit, ma nella finalissima U.S. Polo Assn. partita fortissimo indirizzando subito il match. La forza esplosiva di Apose, messa in mostra durante la quattro giorni di Courmayeur, venuta fuori di prepotenza solo nel finale di partita, quando da un parziale di 2-7 Apose si portata sul 5-7, prima che il cronometro sancisse la fine della sfida.
Grande festa per i vincitori, mentre nella finale all’americana a tre squadre per stabilire le piazze dal terzo al quinto posto – tutti contro tutti e tempi di gioco dimezzati – E. Marinella ha battuto Courmayeur (5-2), quest’ultima ha poi ceduto a Union 1-3 per una classifica finale che incornicia la vittoria di U.S. Polo Assn, il secondo posto di Apose e poi, dal terzo al quinto posto nell’ordine: E. Marinella, Union, Courmayeur. Grande fair play, alla fine, del Ceo di U.S. Polo Assn., main sponsor del circuito e ‘presidente’ della squadra vincitrice Lorenzo Nencini: “Ha vinto il Polo e la maggior soddisfazione e nel fatto di aver visto il grande spettacolo di sport messo in campo dalle cinque squadre e l’altrettanto grande risposta del pubblico qui a Courmayeur”.
La premiazione delle squadre – ogni capitano oltre ai premi tradizionali e degli sponsor ha ricevuto un’opera pittorica a tema Polo dell’artista Leon – scivolata via tra abbracci, sorrisi e il trofeo ai vincitori. Soddisfatto e anche oltre, il sindaco di Courmayeur Roberto Rota. ” stato un successo vero, tangibile. Oggi c’ il pieno di turisti ma i primi giorni c’erano soprattutto i cittadini di Courmayeur che hanno risposto con grande entusiasmo, questo vuol dire che la scelta stata quella giusta e sono molto felice del successo di questa prima edizione. La Polomania a Courmayeur? – sorride il sindaco – il bel tempo ci ha aiutato e non vediamo l’ora di fare la seconda edizione!”.
Accanto al sindaco ecco il segretario generale della FISE Simone Perillo, mentre alle sue spalle si staglia il sogno dei cinque cerchi olimpici: “Con la citt di Courmayeur e le istituzioni si creato un feeling straordinario, naturale. Il Polo sulla neve si conferma altamente spettacolare, con una prospettiva futura che potrebbe essere addirittura esaltante. In che modo? Posso dirvi che la domanda che mi sono sentito porre di pi in questi giorni stata: “Il Polo diventer sport olimpico?”. Io credo che la passione della gente per questo spettacolo di sport, uomini e cavalli, valga pi di ogni altra considerazione”.
Raggianti gli organizzatori Adriano Motta e Pato Rattagan, quest’ultimo anche giocatore di livello, di The Chukker Company: “Abbiamo lavorato con grande energia e sintonia a questo evento, con gli sponsor, le istituzioni cittadine e federali. Il modo in cui si accesa la passione in questi giorni di Italia Polo Challenge la soddisfazione pi grande”. In perfetta sintonia anche Alessandro Giachetti della Divisione Polo FISE: “La cosa che rende pi orgogliosi il modo in cui la Federazione crede nel Polo e lo sostiene. E non un caso che il movimento stia crescendo costantemente, anche a livello giovanile”.
Giornata della Memoria, torna il monologo "Storia di un uomo magro"
Roma, 20 gen. (askanews) – A vent’anni della risoluzione dell’Onu 60/7 che ha istituito “La Giornata della memoria” per commemorare le vittime dell’Olocausto, ritorna il monologo teatrale “Storia di un uomo magro”, regista e attore Paolo Floris. Il programma della tournée 2025 (la nona) è stato presentato stamane nell’aula del Consiglio comunale di Bosa (Oristano) alla presenza del sindaco Alfonso Marras, della preside Rossella Uda con gli studenti delliceo classico dove si svolgerà una della manifestazioni pubbliche. Con Paolo Floris, siterranno 16 rappresentazioni in 14 località di sei Regioni italiane (Emilia, Toscana, Lombardia, Piemonte, Marche e Sardegna). L’organizzazione è dell’Associazione “Pane& Cioccolata APS” col sostegno della “Fondazione di Sardegna”, la collaborazionedelle amministrazioni comunali e di tante scuole. All’iniziativa hanno collaborato diversi Istituti storici per la Resistenza, l’Anpi (Associazione nazionale partigiani italiani), la Fasi(Federazione associazione dei sardi in Italia). “Storia di un uomo magro” (propostoanche in diverse università straniere) è da anni lo spettacolo più rappresentato in Italiaper “La giornata della memoria”. Finora ha proposto 122 repliche. Con 64 scuole tra Sardegna e penisola ha coinvolto finora oltre 22 mila studenti. La vicenda narrata – Storia di un uomo magro (che quest’anno arriverà a 137 repliche)è lo spettacolo più rappresentato in Italia per La giornata della memoria. Racconta le vicende di uno dei tanti uomini protagonisti e ignoti della seconda guerra mondiale. Vittorio Palmas, di Perdasdefogu, morto cinque anni fa, poco prima di compiere 106anni, è stato in diversi campi di concentramento tedeschi dove gli ebrei, gli omosessuali, gli zingari ma, spesso, anche i prigionieri politici, venivano pesati. E chi pesava meno di 35 chili veniva ucciso. Una mattina del 1944 Vittorio Palmas sale sullabilancia, il peso è 37. Racconterà: “Sono vivo per due chili”.Tratto dal libro di Giacomo Mameli La ghianda è una ciliegia (Cuec-2006), lo spettacolo di Floris, nato dall’incontro con Ascanio Celestini e l’autore del libro, riporta alla luce i ricordi di Vittorio. Con una narrazione leggera, che non risparmia gli orrori del nazi-fascismo, la vita del soldato sardo prigioniero Imi (Internati militari italiani)
Lo spettacolo
Vittorio è un uomo magro. Magro, ma non troppo magro per imbracciare un fucile e partire per fare la guerra; non troppo magro per lavorare, da schiavo, in una fabbrica tedesca; magro, ma non troppo magro, perché la sua storia finisca nel forno crematorio di un lager tedesco. Resterà vivo per due chili. Liberamente tratto dal libro di Giacomo Mameli La ghianda è una ciliegia ( 2006 ), lo spettacolo di Floris ( che ha superato le cento rappresentazioni), riporta alla luce i ricordi di Vittorio. Con una narrazione leggera, che non risparmia gli orrori del nazi-fascismo, la vita del soldato sardo diventa sul palco, con la tecnica del teatro di narrazione, il simbolo di tanti uomini comuni che la violenza della guerra ha trasformato in eroi.
Paolo Floris, Paulilatino 1985, attore, autore, regista. È cresciuto artisticamente con Giancarlo Sammartano e Ascanio Celestini. Interessato all’arte affabulatoria, racconta la storia delnostro Paese partendo dalla ricerca antropologica sul campo. Tra gli altri suoi spettacoliteatrali: Gramsci spiegato a mia figlia. L’ultimo lavoro Restituzione: appunti per uno spettacolo sul carcere, racconta la sua esperienza come regista teatrale nel carcere di altasicurezza di Oristano.
Pierpaolo Vacca, Ovodda 1991. L’artista barbaricino suona l’organetto diatonico. Dopo gli inizi con il folk haesplorato i territori del jazz e della canzone d’autore. Ha inciso con Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura l’album Tango Macondo. Nel 2024 il suo primo lavoro da solista, Travessu. La ghianda è una ciliegia(Cuec, 2006, Il Maestrale 2021) – Il romanzo (vincitore del Premio Orsello per le letteraturanel 2007, presidente della giuria Sergio Zavoli) dà voce ai senza-parola, ai “vecchi ragazzi” della seconda guerra mondiale, la maggior parte dei quali analfabeti, protagonisti di unaepopea tra le più tragiche della nostra storia contemporanea.
Giacomo Mameli, Perdasdefogu 1941, giornalista, scrittore. Laureato in Sociologia, alla Scuola superiore digiornalismo di Urbino ha discusso la tesi con Paolo Fabbri e Carlo Bo (“Quattro paesi, un’isola”). Collabora con quotidiani e televisioni nazionali ed estere. Con “Hotel NordAmerica” nel 2020 ha vinto il Premio Fiuggi Storia. Altri libri: “Le ragazze sono partite”(Cuec), “Non avevo un soldo” (Cuec 2004), “La chiave dello zucchero (Il Maestrale).
Sedi e orari degli spettacoli:
22 gennaio, ore 10 Anzola dell’Emilia Romagna, Scuole medie Giovanni Pascoli 22 gennaio, ore 12 Anzola dell’Emilia Romagna, Scuole medie Giovanni Pascoli 23 gennaio, ore 11 Marradi, Teatro degli Animosi 24 gennaio, ore 10 Alessandria, Istituto Alessandro Volta 24 gennaio, ore 21 Monticello Brianza, Villa Crespi 25 gennaio, ore 20,30 Novi Ligure, Teatro Giacomelli 26 gennaio, ore 17.30 Milano, Teatro Blu 27 gennaio, ore 10.30 Marzabotto, Scuola media Giuseppe Dossetti 27 gennaio, ore 21 Marzabotto, Scuola media Giuseppe Dossetti 28 gennaio, ore 21 Arcevia, Teatro Misa 30 gennaio, ore 18.30 Sassari, Accademia Mario Sironi 31 gennaio, ore 11 Bosa, Aula Magnna Liceo Classico 31 gennaio, ore 18 Bosa, Liceo classico. Teatro del Cottolengo 1 febbraio, ore 18 Orosei, Cine-Teatro Pitagora 2 febbraio ore 18 Masullas, Aula consiliare 7 febbraio, ore 19.30 Silanus, Monte Granatico
Banche, al via stress test Ue su 96 banche, 13 italiane coinvolte
Roma, 20 gen. (askanews) – Quasi un centinaio di banche europee saranno coinvolte nelle nuove simulazioni per valutarne la tenuta di bilancio a ipotetiche situazioni avverse (stress test), in base all’esercizio che l’Autorità bancaria europea (Eba) ha lanciato oggi assieme alla Banca centrale europea.
L’Eba sottoporrà alla simulazione 64 banche dell’Unione, di cui 51 facenti parte dell’area euro o sottoposte alla vigilanza unica della Bce e che rappresentano il 75% nell’insieme del settore bancario di Unione europea e Norvegia. Parallelamente, la Bce effettuerà simulazioni analoghe per 45 banche che non fanno parte del 51 del campione Eba, per un totale di 96 banche coinvolte in questo esercizio.
I risultati verranno pubblicati ad inizio agosto. In particolare, spiega l’Rba con un comunicato, lo scenario avverso in base al quale varranno valutate le performance sui parametri di bilancio chiave delle banche prevedono un calo cumulato del Pil pari al 6,3%, sul periodo che va dal 2025 al 2027.
Tra le banche italiane, del campione Eba fanno parte Banca Monte dei Paschi di Siena, Banco Bpm, Bper Banca, Cassa Centrale Banca – Credito Cooperativo Italiano, Iccrea Banca – Istituto Centrale del Credito Cooperativo, Intesa Sanpaolo, Mediobanca – Banca di Credito Finanziario e UniCredit. Parallelamente la Bce ha fornito la lista del suo ulteriore campione, ne fanno parte Banca Mediolanum, Banca Popolare di Sondrio, Cassa centrale Banca-credito cooperativo Italiano, Credito Emiliano, Finecobank.
Risultati e classifica serie A, oggi Como-Udinese
Roma, 20 gen. (askanews) – Questo il programma e i risultati della della serie A dopo Inter-Empoli 3-1
21esima giornata Roma-Genoa 3-1, Bologna-Monza 3-1, Juventus-Milan 2-0, Atalanta-Napoli 2-3, Fiorentina-Torino 1-1, Cagliari-Lecce 4-1, Parma-Venezia 1-1, Verona-Lazio 0-3, Inter-Empoli 3-1, Lunedì 20/01 ore 20.45 Como-Udinese
Classifica: Napoli 50, Inter* 47, Atalanta 43, Lazio 39, Juventus 37, Bologna, Fiorentina* 33, Milan* 31, Roma 27, Udinese 26, Genoa, Torino 23, Cagliari 21, Empoli, Lecce, Parma 20, Verona, Como 19, Venezia 15, Monza 13. * una partita in meno
22esima giornata Venerdì 24/01 ore 20.45 Torino-Cagliari, Sabato 25/01 ore 15.00 Como-Atalanta, ore 18.00 Napoli-Juventus, ore 20.45 Empoli-Bologna, Domenica 26/01 ore 12.30 Milan-Parma, ore 15.00 Udinese-Roma, ore 18.00 Lecce-Inter, ore 20.45 Lazio-Fiorentina, Lunedì 27/01 ore 18.30 Venezia-Hellas Verona, ore 20.45 Genoa-Monza
Abbiamo bisogno di un nuovo partito, negarne l’importanza è sbagliato.
Ho seguito a distanza gli incontri di Milano e di Orvieto. Due occasioni – intrecciate – di riflessione politica interessanti. Come era evidente fin dalla loro presentazione, si sono sviluppate politicamente dentro il perimetro del Partito Democratico, anche se hanno avuto l’ambizione di alzare lo sguardo e di ricercare una connessione con tutto ciò che si muove nella società italiana. Fatto, questo, non proprio usuale, oggi, nel nostro Paese.
Sono dunque felice per queste iniziative: concorrono a qualificare – spero – la proposta politica di un Partito che non è il mio, ma ha un ruolo importante nella auspicata e potenziale “costruzione” di una credibile alternativa alla Destra. Tutto ciò è però solo una parte – seppur importante – di ciò che serve per questa “costruzione”.
Inutile girarci attorno: ciò che porta la Destra – non solo ovviamente in Italia – ad essere sempre più forte ha a che vedere con fenomeni culturali, sociali ed economici di portata strutturale. Fenomeni che hanno anche spiazzato l’idea tradizionale di “progressismo”.
Cos’è oggi – nella mente, nel cuore e nella “pancia” di larga parte del popolo – il progressismo? Progresso verso dove? A favore di chi? A quali condizioni? Progresso che suscita fiducia in un futuro migliore oppure paura, incertezza, senso di smarrimento? Le contraddizioni del tempo che viviamo mettono sotto stress tutte le parole d’ordine del tempo che fu.
Questa transizione che viviamo – nel mentre offre inedite opportunità alle élites, che infatti stanno vivendo una stagione di enorme crescita di potere, su ogni piano – produce spaesamento ed impoverimento in larga parte del popolo. Uscire dalla transizione confusa del nostro tempo senza compromettere la qualità della Democrazia e senza accettare lo svuotamento del suo significato comunitario e della sua cifra partecipativa significa farsi carico di questa consapevolezza.
La Destra lo fa, apparentemente. Per un verso ripropone il mantra populista di una società che non c’è più e più non ci sarà; dall’altro aderisce pienamente all’idea di una società guidata dai nuovi potenti, quelli che hanno saputo capitalizzare e riempire con le loro pulsioni oligopolistiche il vuoto della Politica degli anni segnati dalla globalizzazione senza regole, senza progetto, senza “umanesimo”, che – peraltro – una parte del progressismo americano e mondiale ha cavalcato al di là di ogni adeguata consapevolezza, rimanendone poi sotto le macerie.
Questa costruzione di una “alternativa” credibile alla deriva potente e globale della Destra presuppone coraggio, prospettive di lungo periodo; innovazione delle visioni e degli stessi strumenti politici e partitici.
Orvieto e Milano hanno aperto una riflessione importante, come dicevo, ma essa deve accompagnarsi a due ulteriori prospettive. Altrimenti rimane racchiusa dentro una sola questione di equilibri interni al PD. Cioè del principale partito, ma dell’opposizione.
La prima. Serve un nuovo soggetto politico che dia voce e rappresentanza alla larga parte del popolo che oggi non vota PD, vota poco convintamente a destra oppure non vota affatto perché non si riconosce nella attuale configurazione dell’opposizione alla Destra e magari anche in alcuni suoi messaggi di contenuto astrattamente ideologico. O inizia a non riconoscersi più semplicemente nella Democrazia come valore.
La necessità del “Centro” – impropriamente percepito o presentato talvolta come luogo equidistante tra Destra e Sinistra: un luogo che, in questa fase storica, con la Destra sempre più forte, è arduo individuare – sta tutta qua. E può essere corrisposta solo dal basso, mettendo a fattor comune non già pezzi di nomenclatura o sigle autoreferenziali, ma esperienze vere che pur ci sono nei territori e nelle realtà sociali del Paese e che dovrebbero poter avere una loro proiezione anche nazionale. Magari attraverso una “forma partito” del tutto nuova rispetto a quelle del novecento.
Dissento perciò da una espressione usata da Romano Prodi, che pure considero un prezioso Padre nobile dell’Italia democratica e del quale mi onoro di essere da sempre sincero amico. “Non serve un nuovo partito”, ha detto. Invece serve eccome. Una coalizione capace di aprire nuove prospettive, convincere tanta gente oggi estranea alla politica, erodere i consensi crescenti verso la Destra non può essere composta solo dal PD (col rapporto difficile e tormentato con i 5 Stelle) e da qualche suo marginale satellite centrista.
Se la frase era rivolta a rassicurare il vertice del PD che le iniziative di Orvieto e Milano non erano tese a “scindere” il partito, portando al di fuori di esso le componenti liberali e cattolico democratiche, credo che sia stata del tutto opportuna e perfino scontata. Il problema è che non tutti quelli che si richiamano a queste tradizioni culturali sono oggi nel PD o intendono entrarci, pur non considerando affatto come compatibile con la propria visione culturale e politica l’adesione all’area della Destra. Questo insieme oggi disperso e incerto di persone, movimenti locali e nazionali, esperienze civiche e realtà sociali impegnate nei territori ha bisogno eccome di un nuovo autonomo strumento politico di rappresentanza anche nazionale.
Secondo. Serve una nuova idea di “coalizione”, che superi sia la “reductio ad unum” (il PD a vocazione onnicomprensiva, tuttalpiù disposto a costruire o tollerare qualche piccolo satellite), sia la confusa e poco convincente tendenza ad alleanze puramente elettorali tra soggetti politici tra loro poco compatibili sul piano ideale e progettuale.
Una idea di coalizione che sia meno di un “partito unico” e più di una semplice “alleanza elettorale”. Esattamente come – nei suoi tempi migliori – é stato l’Ulivo: comunità politica unita su un progetto condiviso; guidata da una leadership autorevole e credibile; fondata sul pluralismo organizzato delle sue componenti culturali e politiche; sintesi tra autonomia dei singoli soggetti e patto leale e solidale per il Paese e per l’Europa.
La mia opinione è che solo queste tre iniziative messe assieme (una nuova visione strategica dentro il PD; un nuovo soggetto politico autonomo capace di interpretare le attese di chi “sinistra” non è ma non intende per questo aderire alla deriva della destra; una nuova concezione di “coalizione” – credibile e coraggiosamente riformatrice – per il Paese e l’Europa) possono segnare una svolta, dando risposte non banali alle sfide lanciate – sul piano pre politico – dalla recente Settimana Sociale della CEI di Trieste ed al movimento degli amministratori cattolici che ne è sortito e offrendo una prospettiva di futuro alla “speranza” che ancora, nonostante tutto, alberga nelle menti e nei cuori di tante persone.
Tajani e Forza Italia strumentalizzano la lezione di Sturzo
Ieri, nella ricorrenza dell’Appello ai liberi e forti, Tajani ha voluto indossare i panni del discepolo giudizioso di Luigi Sturzo. È intervenuto sulla stampa e ha parlato a Caltagirone, città natale del fondatore del Partito popolare, con lo spirito di chi rivendica un blasone di nobiltà. D’altronde a via dell’Umiltà, sede storica di Forza Italia, Berlusconi fece affiggere una targa che ricordava l’impresa politica del prete calatino. Glielo suggerì Antonio Greco – lunga militanza nella Dc – il quale tuttavia, di fronte alle discutibili performance del Cavaliere, dovette riconoscere l’errore. Spese le sue ultime parole a spronare gli ex democristiani a non confondere il “bianco fiore” con “l’azzurro di Arcore”.
Tajani non è stato ricco di argomentazioni in questo suo profondersi nell’ossequio a Sturzo. Ne ha ricordato l’antifascismo, pagato con il lungo esilio tra Gran Bretagna e Stati Uniti, ma non ne ha tratto il suggerimento utile per l’oggi, per capire dove si collochi la difesa della democrazia in un tempo caratterizzato da nuove minacce illiberali. Il tributo a Sturzo è servito dunque ad innervare un auspicio di buona volontà: “…l’Italia e l’Europa – così il ministro ha concluso il suo discorso a Caltagirone – hanno bisogno di Liberi e Forti, e aggiungerei di Coraggiosi, per costruire un futuro basato sui valori, cristiani e laici (i due concetti non sono in contrapposizione) che hanno fatto grande l’Occidente”.
Il problema di Forza Italia è che risolve nella retorica l’anomalia della sua collocazione accanto a forze che in Europa sono tenute ai margini, sia pure faticosamente. Malgrado tutto, nel Partito Popolare Europeo resiste una linea di preclusione alla destra radicale e nazionalista, tanto che Orbán, ambiguo con Putin, se n’è dovuto andare. Un gesto inevitabile, per non essere cacciato. Ebbene, gli alleati in Europa di Orbán sono in Italia gli alleati di Forza Italia, senza che questo imbarazzi il “popolare” Tajani. Per questo è profondamente disdicevole che la lezione morale e politica di Sturzo sia assunta a garanzia di una scelta carica di contraddizioni.
Le alleanze non sono una variabile indipendente di una politica che si pretende libera di giustificare se stessa, quale che sia l’orizzonte del suo agire e a prescindere da un obbligo di coerenza. Ecco la distanza, incolmabile, da Sturzo: bisogna sempre attenersi – diceva lui – a un canone di moralità, anche nella politica delle alleanze, ma è proprio questo l’elemento che Forza Italia non è in grado di esibire. Si preferisce la disinvoltura.
Dibattito | L’illusione del progresso: come ricucire il patto sociale?
Il mio punto di vista, analizzando le posizioni – destra, centro, sinistra – di cui si parla, parte dalla la cultura liberale, con la quale si è fondata l’Italia unita, che nell’epoca attuale è stata superata e compressa da trent’anni di “globalizzazione senza regole”, che ha promosso l’accumulazione finanziaria nelle mani di un numero sempre minore di finanzieri, che governano attualmente il settore tecnologico, il settore della produzione delle armi, quello della ricerca sanitaria e in parte quello “alimentare alternativo”, inchiodando a tali scelte grandissima parte dell’umanità.
L’idea liberale, nata in Gran Bretagna e in Francia e teorizzata da Montesquieu, con la divisione dei poteri, e la definizione della “democrazia”, che non può prescindere dall’attribuire il potere delle scelte al popolo, alla fine del XX secolo viene gradualmente conculcata “a vantaggio” di un aspetto, anche importante, che è la “governabilità” e quindi l’azione dei governi, che dovrebbero “governare” per risolvere i bisogni del popolo.
Ma oggi i governi devono rispondere ai grandi centri di potere economico-finanziario internazionale, che fanno le scelte secondo le proprie esigenze di convenienza e pretendono il rispetto dei tempi, secondo una efficienza industriale e commerciale, i quali non possono essere rallentati dal lavoro parlamentare.
Con l’opzione dell’efficientismo si instaura la dittatura finanziaria internazionale, alla quale non si sottrae, per molti aspetti, nemmeno l’UE, che ancora non ha trovato il modo e il tempo per democratizzare il ruolo della Commissione Europea, né ci sono governi di destra o di sinistra o di centro che hanno la forza di sottrarsi a questa dittatura.
Quindi, per questi aspetti, le disquisizioni tra destra e sinistra e centro sono un puro esercizio dialettico.
Peraltro, la classe politica internazionale ha tentato di “de-responsabilizzarsi” con la creazione di “autorità indipendenti” che scelgono e legittimano ogni genere di “tariffa sociale” (v. Energia in Italia) e ogni imposizione generalizzata (v. ultima proposta del regolamento dell’OMS, che pretende che le sue decisioni siano applicate obbligatoriamente erga omnes, superando il diritto degli Stati membri di decidere diversamente).
La responsabilità del sistema internazionale della “globalizzazione senza regole” è di tutti i governi di tutti i Paesi, che hanno aderito al WTO dalla costituzione ad oggi senza differenza di colorepartitico.
La “globalizzazione senza regole” è anche fautrice della “cultura woke” e bisogna dare atto a due filosofi Zygmund Bauman (la società liquida) e Gianni Vattimo, mio collega in PE, che parlava del “pensiero debole” della società attuale, che hanno teorizzato che si sarebbe formata una società, nella quale si sta realizzandovelocemente il “relativismo assoluto”, con licenza per l’ossimoro, che esprime la volontà di mettere in discussione tutti i principi esistenziali, anche quelli naturali, che valgono per tutti gli esseri viventi e non solo per l’umanità (una Università statale italiana pretende di istituire un registro per i bambin*- l’asterisco evita la definizione del genere- dai 4 ai 14 anni per scegliere il sesso: un “registro gender”; siamo all’assurdo).
Perché la “globalizzazione senza regole” è responsabile della “cultura Woke”?
Perché i sistemi produttivi hanno la necessità di semplificare i processi per velocizzare le produzioni e i consumi; i linguaggi devono essere uniformi e il linguaggio informatico con i processi digitali ha abituato a lavorare secondo schemi imposti agli utenti su scala mondiale.
È stato facile per il campo amministrativo, contabile, finanziario; sarà più difficile uniformare le abitudini, i gusti alimentari, dell’abbigliamento, anche se con la Coca-Cola, il Mc-Donald, il tessuto Denim sono state impiantate le fondamenta della creazione del presupposto dell’uniformità.
Lo scoglio più difficile da eliminare è la cultura e la storia dei Paesi e delle comunità e a questo si è pensato di attivare la “cancelculture”, negando quello che è il presupposto essenziale dell’evoluzione, cioè lo scambio di conoscenza e di informazione tra diversi e, eventualmente, le possibili integrazioni.
Vi sono attualmente correnti di pensiero che ritengono che l’unica evoluzione possibile sarà quella dell’AI, che dovrà trovare i destinatari disponibili a recepire i risultati, che non potranno essere individualizzati, ma prevalentemente uniformi.
Il socialismo attuale, non so fino a che punto si possa chiamare tale, ha dovuto avere una ristrutturazione culturale – per usare una espressione eufemistica – dopo la caduta del Muro di Berlino e il fallimento del comunismo reale; in Cina il regime maoista è applicato nell’organizzazione statuale e sociale, mentre nel settore economico le regole imposte dal WTO sono quelle uguali agli altri Stati e quindi regole di mercato, oltretutto liberista.
Anche i governi a guida socialista hanno subito la “globalizzazione senza regole” e per molti aspetti ne sono stati i fautori, come l’arcipelago “liberal” degli Stati Uniti e per l’UE il fondamentalismo ecologico che ha messo in ginocchio tutto il settore industriale, con i risultati che registriamo.
Pertanto, il dibattito “destra-sinistra-centro” ha un senso se si ammette che la situazione politica mondiale ha radicalizzato le posizioni e quindi tanto la destra che la sinistra esprimono posizioni estremiste, radicalizzando anche la scelta elettorale di quel nucleo minoritario che va a votare.
Il centro è altra cosa; una espressione per definire il centro è “l’interclassismo” e le forze politiche di centro non si definiscono mai rappresentanti di una classe, come avviene per la destra e la sinistra (la classe dei padroni e la classe operaia).
Il ceto medio, che la “globalizzazione senza regole” ha impoverito e schiacciato nella parte bassa della scala delle classi, è rappresentato prevalentemente da quella parte di elettorato che non vota, perché non si riconosce nei radicalismi attuali – non solo in Italia, ma nel mondo – ; il ceto medio desidererebbe un “centro politico” di rappresentanza e mediazione tra le varie classi, che, al momento almeno in Italia, non c’è (i Partiti democristiani europei, a partire dalla Democrazia Cristiana, hanno sempre attuato “l’economia sociale di mercato” in UE e nei loro Paesi).
I dibattiti di Milano e di Orvieto, annunciati con grande propaganda, hanno rappresentato la sofferenza dei cattolici che si erano ritrovati nel PD, dopo la Margherita, e che non hanno più cittadinanza politica con la segreteria Schlein.
Né penso che tale convivenza attualmente sia possibile, perché il radicalismo delle posizioni attuali del PD e di tutta la sinistra non potrà avere delle convergenze da parte dei cattolici, almeno nell’ambito gender, eutanasia, e in tutta quella specifica prospettiva del transumano e del postumano; i cattolici e in generale i cristiani, non possono assolutamente prescindere dall’affermare la primazia della tutela dell’umanità all’interno della tutela del Creato.
È da apprezzare la posizione attuale di Forza Italia, il cui segretario si presenta a Caltagirone per ricordare la nascita del Partito Popolare di Luigi Sturzo; comunque resta ancora da fare molto a questo partito, perché attualmente è alleato con i Patrioti di Orban che sono contro l’UE.
Penso che sia necessario declinare un progetto di società diverso dall’attuale, dove i cittadini abbiano la possibilità di confrontarsi in partiti politici democratici (oggi non lo sono; sono partiti personali); possano discutere delle scelte future della società per consentire che tutti abbiano la possibilità di accedere sempre ai massimi livelli sociali.
Per realizzare questo sarà necessario ripensare tutti il sistema dei rapporti di lavoro, anche prevedendo una partecipazione con un azionariato diffuso; tutto il sistema previdenziale, alla luce dei sistemi lavorativi, nella prospettiva dell’aumento della speranza di vita; bisognerà ridurre drasticamente il precariato e prevedere nella mobilità del lavoro la tutela del lavoratore nel periodo di vacanza, modificando il sistema della disoccupazione; bisognerà valutare la riforma del sistema del credito, per favorire il tessuto delle piccole e medie aziende.
Sarà necessario ridimensionare il gigantismo economico (perché la regola Too big to fail non è valsa negli USA per Lehman Brothers, né in Cina per Evergrande Group) e limitare su scala mondiale la percentuale di commercio del settore rispetto al livello mondiale (la percentuale del 10% fissato dall’UE per la commercializzazione di un prodotto mi sembra troppo alta; infatti, dieci aziende si possono mettere d’accordo e coprire con un oligopolio tutto il mercato, escludendo tutte le altre).
Questi sono alcuni punti per una politica di centro, ai quali vanno aggiunti quelli che riguardano l’aspetto sociale, della organizzazione dei servizi, della ridefinizione dei compiti degli EE.LL. e delle risorse per farvi fronte.
Solo alcuni cenni di programma, perché un programma serio deve essere costruito con gli operatori dei settori, che si assumano la responsabilità di portare avanti quanto condiviso e deciso.
Questa è la mia proposta per discutere di “centro”; altro mi appare superficiale.
Rai Teche festeggia Gianni Amelio: ottant’anni di capolavori.
Rai Teche celebra gli ottant’anni del maestro Gianni Amelio pubblicando su RaiPlay il film “Il piccolo Archimede”, capolavoro del grande regista e opera di straordinaria sensibilità. (Guarda qui).
Realizzato nel 1979 e trasmesso per la prima volta il 7 marzo 1980 sul Secondo Canale, nell’ambito del ciclo “Novelle dall’Italia”, il film è un adattamento dell’omonimo racconto di Aldous Huxley, sceneggiato dallo stesso Amelio. Ambientato nella Toscana degli anni ’30, narra l’incontro tra la famiglia dello studioso inglese Alfred Heines (John Steiner) e il piccolo Guido (Aldo Salvi), figlio di contadini il cui talento innato per la musica e la matematica attira anche le attenzioni della ricca signora Bondi (Laura Betti, premiata al Festival di San Sebastián).
Quest’opera riflette già alcuni dei temi centrali della poetica di Amelio, come l’innocenza e la complessità delle relazioni tra infanzia e mondo adulto. Motivi che avrebbero caratterizzato anche i suoi successivi lavori cinematografici, da “Colpire al cuore” (1983) a capolavori come “Il ladro di bambini” (1992) e “Le chiavi di casa” (2004), dove spicca la profonda sensibilità del regista verso l’universo dei più giovani e i loro conflitti con figure paterne.
Lo stile unico di Amelio, capace di unire rigore, delicatezza e partecipazione, ha prodotto alcuni dei film più memorabili della storia del cinema italiano: “Porte aperte” (1990), “Lamerica” (1994), “Così ridevano” (1998), “La stella che non c’è” (2006), fino alle opere più recenti come “Hammamet” (2020), “Il signore delle formiche” (2022) e “Campo di battaglia” (2024).
Tuttavia, le radici di questa straordinaria carriera affondano nella televisione pubblica. Fu infatti negli anni ’70, nel contesto dei cosiddetti “Sperimentali per la TV” proposti dalla Rai, che Amelio si fece conoscere con opere come “La fine del gioco” e “La città del sole” (1973, dal trattato di Tommaso Campanella), seguite da titoli quali “Effetti speciali” (1978), “La morte al lavoro” (1978) e “I velieri” (1983).
Tra i lavori televisivi più significativi si ricordano il documentario “Bertolucci secondo il cinema” (1976), realizzato sul set del film Novecento, e lo sceneggiato in due puntate “I ragazzi di via Panisperna” (1990), dedicato al gruppo di fisici guidati da Enrico Fermi. Entrambi sono già disponibili su RaiPlay e arricchiscono l’omaggio al Maestro.
In occasione del compleanno, Rai Teche recupera anche una piccola rarità d’archivio: un breve extra che accompagna “Il piccolo Archimede”, dal titolo “Undici immigrati”. Questo reportage, realizzato nel 1967 da un Amelio ventenne per la rubrica sportiva Sprint, racconta la vita dei calciatori del Catanzaro, tutti settentrionali trapiantati in Calabria, in un’epoca in cui la migrazione di massa avveniva in direzione opposta, dal Sud al Nord.
Un omaggio che celebra non solo il regista, ma anche il narratore capace di indagare con affetto e profondità i legami umani e le trasformazioni del nostro Paese.
(Fonte Askanews)
Papa: grazie ai mediatori per Gaza. Possibile due popoli e due Stati
Città del Vaticano, 19 gen. (askanews) – Papa Francesco è tornato a “ringraziare i mediatori” per la tregua a Gaza. Nel corso di una lunga intervista alla strasmissione “Chwe tempo che fa”, il pontefice ha poi aggiunto di credere alla possibilità di giungere in Medio Oriente alla soluzione dei “due popoli e due Stati”. “La possibilità c’è, ed è l’unica soluzione”, ha poi aggiunto. “Ma c’è la disponibilità da alcuni al ‘si’, altri ‘no’: Ma vanno convinti. Ma per la pace ci vuole coraggio”.
Risultati e classifica serie A, Lazio quarta
Roma, 19 gen. (askanews) – Questo il programma e i risultati della della serie A dopo Verona-Lazio 0-3
21esima giornata Roma-Genoa 3-1, Bologna-Monza 3-1, Juventus-Milan 2-0, Atalanta-Napoli 2-3, Fiorentina-Torino 1-1, Cagliari-Lecce 4-1, Parma-Venezia 1-1, Verona-Lazio 0-3, oe 20.45 Inter-Empoli, Lunedì 20/01 ore 20.45 Como-Udinese
Classifica: Napoli 50, Inter* 44, Atalanta 43, Lazio 39, Juventus 37, Bologna, Fiorentina* 33, Milan* 31, Roma 27, Udinese 26, Genoa, Torino 23, Cagliari 21, Empoli, Lecce, Parma 20, Verona, Como 19, Venezia 15, Monza 13. * una partita in meno
22esima giornata Venerdì 24/01 ore 20.45 Torino-Cagliari, Sabato 25/01 ore 15.00 Como-Atalanta, ore 18.00 Napoli-Juventus, ore 20.45 Empoli-Bologna, Domenica 26/01 ore 12.30 Milan-Parma, ore 15.00 Udinese-Roma, ore 18.00 Lecce-Inter, ore 20.45 Lazio-Fiorentina, Lunedì 27/01 ore 18.30 Venezia-Hellas Verona, ore 20.45 Genoa-Monza
M.O., Mattarella: viva soddisfazione, ora piena attuazione tregua e due Stati
Roma, 19 gen. (askanews) – “Accolgo con viva soddisfazione la notizia dell’entrata in vigore dell’accordo per il cessate il fuoco fra Israele ed Hamas e della liberazione de i primi ostaggi. In questo momento il nostro pensiero va alla popolazione civile di Gaza – prevalentemente donne e bambini – provata da mesi di indicibili sofferenze ed ai cittadini israeliani ancora tenuti in una atroce prigionia nonché all’angoscia delle loro famiglie”. Lo dichiara sul cessate il fuoco in Medio Oriente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
“E’ ora più che mai importante – sottolinea il capo dello Stato- l’impegno della Comunità internazionale per garantire la progressiva e piena applicazione della tregua, creando le condizioni per porre definitivamente fine alla spirale di violenza ed avviando al tempo stesso un percorso politico che porti ad una pace duratura. Tale processo non può che poggiare sul convinto sostegno alla soluzione a due Stati, nel quadro di credibili garanzie per la sicurezza di Israel”e.
“E’ adesso più che mai imperativo – afferma ancora Mattarella- un impegno rafforzato per risolvere alla radice un conflitto che da oltre settant’anni è ragione di sofferenza per le popolazioni e di profonda instabilità”.


















































