Home Blog Pagina 5

L’Antica Pizzeria Da Michele raggiunge le 80 sedi nel mondo

Roma, 8 apr. – Tante le aperture che l’Antica Pizzeria Da Michele ha collezionato negli ultimi due mesi, tra l’Italia e l’estero. Dopo l’inaugurazione della location di Roma Termini, prima sede in una stazione e quarta nella capitale italiana, è stata la volta della riapertura di Lecce, fino ad arrivare alle internazionali Sharm el-Sheikh e San Paolo, quest’ultima ottantesima nel mondo, prevista per venerdì 10 aprile.

Fondata nel 2012, l’Antica Pizzeria Da Michele in the world è l’espansione nel mondo della storica pizzeria di via Sersale, a Napoli dal 1870. L’intento alla base del lavoro della Michele in the world è offrire un prodotto riconoscibile e identificabile, non per creare una ‘catena’ con il medesimo nome e risultati diversi, ma pizzerie che rappresentino veri e propri ‘rami’ provenienti dalle solide radici della casa madre di via Sersale. Una curiosità interessante è che Tokyo, in Giappone, è stata la prima sede de l’Antica Pizzeria Da Michele dopo Napoli. A seguire ci sono state Roma, Londra e tante altre. Tra le più recenti, l’inaugurazione a Sydney, in Australia, ha permesso alla Michele in the world di raggiungere i cinque continenti. La pizza de l’Antica Pizzeria da Michele è la stessa in ogni sua sede: identica, per qualità e consistenza, a quella consumata a Napoli, garantita dallo stesso tipo di impasto, dagli ingredienti e dal rispetto di alcune regole d’oro. Oltre 150 anni di storia hanno, alla base, una ‘family identity’: cambiano i luoghi, le persone, ma lo spirito del fondatore e della sua famiglia è sempre presente, a ogni apertura.

E le prossime tappe sono Sharm el-Sheikh, in Egitto, San Paolo, in Brasile, e Breslavia, in Polonia, con molte altre a seguire: ‘casa lontana da casa’ per tanti che trovano ne l’Antica Pizzeria Da Michele un porto sicuro in qualsiasi punto del globo terrestre.

Levitating High è il nuovo atteso singolo di MACE

Milano, 8 apr. (askanews) – Esce venerdì 10 aprile il nuovo atteso singolo di MACE, Levitating High, in collaborazione con Papa V, Pitta e JOJO ABOT, disponibile su tutte le piattaforme digitali per Atlantic Records Italy / Warner Music Italy.

Dopo il successo dell’ultimo album in studio, MAYA, la performance alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina e a meno di un mese dalla data evento “Out Of Body Experience: Part 2”, attesa il 30 aprile all’Unipol Forum di Milano, con Levitating High MACE torna a esplorare i territori più contaminati del rap, spingendolo verso la sua dimensione più imprevedibile.

Al centro della traccia convivono mondi distanti che si attraggono e si respingono: da un lato una dimensione eterea e sospesa, dall’altro un impatto più terreno e introspettivo. Con Levitating High, MACE rivela ancora una volta la sua capacità di plasmare paesaggi sonori dove ogni elemento si trasforma, e di saper far emergere sfumature inattese negli artisti con cui collabora.

«Volevo fare una traccia rap nella forma più contaminata possibile, e costruita su contrasti netti. Tutto prende forma da una voce eterea, sospesa, come avvolta in una nube di fumo: è quella di JOJO ABOT, amica e artista ghanese che ho registrato a Johannesburg nel 2018. I suoi versi mistici sono il contrasto perfetto con le strofe di Papa V, che qui si svela in una veste inedita, più intima, più riflessiva. Poi, nei ritornelli, si riapre uno spazio psichedelico: una sinfonia di cori digitali e synth distorti che accompagna il falsetto di Pitta – un canto fragile e potente insieme che parla di amore come dipendenza, come come desiderio di possesso.”

Il 30 aprile Mace terrà il suo secondo concerto all’Unipol Forum di Milano: un’esperienza extracorporea che condurrà lo spettatore in un viaggio attraverso OBE, OLTRE e MAYA, il secondo capitolo di un progetto che ha riscritto le coordinate del concerto contemporaneo. Ad accompagnare Mace in questo viaggio ci saranno musicisti, visual artist e diversi ospiti che si alterneranno sul palco per trasportare il pubblico in un itinerario multi sensoriale. Il concerto è prodotto da Artist First, i biglietti sono disponibili in prevendita su ticketone.

Iran, Meloni e leader Europa-Canada: ora fine rapida e duratura guerra

Roma, 8 apr. (askanews) – “Accogliamo con favore il cessate il fuoco di due settimane concluso oggi tra Stati Uniti e Iran. Ringraziamo il Pakistan e tutti i partner coinvolti per aver facilitato questo importante accordo. L’obiettivo ora deve essere quello di negoziare una fine rapida e duratura della guerra nei prossimi giorni. Ciò può essere raggiunto solo attraverso mezzi diplomatici”. E’ quanto si legge in una dichiarazione sottoscritta dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dal presidente francese Emanuel Macron, dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, dal primo ministro inglese Keir Starmer, dal primo ministro canadese Mark Carney, dalla prima ministra danese Mette Frederiksen, dal primo ministro dei Paesi bassi Rob Jetten, dal primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e dal presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa.

Videoconferenza Meloni su frana Molise: verifiche su ripristino viabilità

Roma, 8 apr. (askanews) – La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, segue costantemente la difficile situazione creata dalla frana in Molise che ha interrotto l’autostrada A14, la statale 16 e la linea ferroviaria adriatica. Lo riferiscono fonti di palazzo Chigi.

Meloni, che ieri sera ha contattato telefonicamente il presidente della Giunta regionale del Molise, Francesco Roberti, oggi – si sottolinea – ha tenuto una riunione in videoconferenza a cui hanno partecipato i ministri delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, e della Difesa, Guido Crosetto, il capo del dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Sono in corso le verifiche tecniche sulla frana a Petacciato, necessarie per acquisire le informazioni e valutare gli interventi volti al ripristino della viabilità.

Ue riceve da Hormuz 8,5% import Gnl, 7% petrolio e 40% diesel e kerosene

Roma, 8 apr. (askanews) – Dallo stretto di Hormuz normalmente transita l’8,5% del gas naturale liquefatto (Gnl) importato complessivamente dai Paesi della Unione europea, il 7% circa di petrolio greggio e raffinati, prevalentemente da Iraq, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti “e il 40% di diesel e carburanti per l’aviazione”. Lo ha riferito una portavoce della Commissione europea.

“A livello globale, circa 20% di petrolio e Gnl” passano da Hormuz, quindi “è unno snodo molto importante. Il blocco ha avuto un impatto che abbiamo visto e ora, ovviamente, non possiamo fare speculazioni, ma quello che possiamo già prevedere è che la crisi non sarà di breve durata”.

Conte: primarie? Io ultimo a parlarne ma non siano divisive

Roma, 8 apr. (askanews) – “Ne hanno parlato tutti di primarie, io sono stato l’ultimo a parlarne, ho sempre detto non è il momento” ma poi, con il referendum sulla riforma della giustizia, “ho visto questa voglia di partecipazione democratica e allora anche io mi sono convinto, anche se non è nella nostra tradizione”. Lo ha detto il leader M5s Giuseppe Conte intervistato a L’aria che tira su La7.

“Oggi, allora, diventa un passaggio inportante per il Movimento Cinque stelle che dice guardate, vengo anche incontro alla tradizione del Pd che ha sempre fatto primarie”, “quindi facciamo partecipare i cittadini al programma e poi una volta condiviso con le altre forze andiamo a fare primarie non divisive” perchè “avremo un programma comune e ci si candiderà ad attuarlo in un clima di condivisione”, ha ribadito Conte.

Primariette? “Quando si esprime il popolo, i cittadini, sono primarione” ha concluso.

Tennis, Berrettini: "La partita più bella della mia vita"

Roma, 8 apr. (askanews) – “È stata una partita strana, non mi aspettavo di giocare così bene e non mi aspettavo che lui facesse così fatica , è stata una delle migliori partite della mia vita”. Così Mattia Berrettini dopo il successo con un doppio 6-0 contro Daniil Medvedev che gli è valso gli ottavi di MOntecarlo. “Ho sofferto nel primo game – continua – poi però non mi aspettavo di vincere così nettamente. Ho cercato di tenere la concentrazione e di non farmi distrarre da quello che accadeva dall’altra parte del campo. Nel secondo set lui ha servito con le palle nuove, sono stato bravo e ho strappato subito il servizio e mi sono rilassato del tutto. La realtà è che ho bisogno di match come questi, ho solo bisogno di un po’ di tempo e di fiducia”.

Governo, Salvini: Piantedosi un amico, io ultimo che gli vuole male

Milano, 8 apr. (askanews) – “Piantedosi per me è un amico, è stato un mio ‘correo’ nel presunto reato commesso” nella gestione della Open Arms, “l’ultimo che gli vorrebbe fare del male sono io”. Lo ha detto il vice premier e segretario della Lega, Matteo Salvini, rispondendo a chi gli chiedeva se avesse un’idea sul perchè sia stata rivelata la relazione tra il ministro e Claudia Conte.

“Mi è dispiaciuto per i problemi personali, chi l’ha fatto ha fatto qualcosa di assolutamente fuori luogo, perchè l’ha fatto non lo so, l’ultimo cui riferirsi sono io…”, ha aggiunto in riferimento alla possibilità che lui possa tornare al Viminale: “Auguro il meglio all’amico Matteo, poi l’anno prossimo se vinceremo le elezioni vedremo cosa farà chiunque”.

Mattarella: tensioni internazionali creano insicurezza tra cittadini, forze dell’ordine una rassicurazione

Roma, 8 apr. (askanews) – “Le tensioni internazionali, i conflitti in corso, le violenze fra gli Stati si riverbano anche sulla vita interna dei vari Paesi e anche nel nostro trasferiscono insicurezza, disorentamento. Le forze dell’ordine sono chiamate a rassicurare, ad essere un punto di tranquillità, per i nostri concittadini. E’ quello che la polizia di Stato fa, in collaborazione con le altre forze dell’ordine, in un sistema che riceve riconoscenza di apprezzamento da parte dei nostri concittadini”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricevendo al Quirinale una delegazione della polizia, guidata dal prefetto Vittorio Pisani, in occasione del 174° anniversario della fondazione del Corpo.

“Voglio ribadire – ha concluso Mattarella – la riconoscenza e la fiducia della Repubblica e la mia personale nei confronti della polizia di Stato. Riconoscenza e fiducia che avvertono i nostri cittadini, che si sentono confortati, sorretti dalla garanzia che la polizia di Stato offre per la loro serenità sicurezza e nella vita quotidiana”.

Tennis, Berrettini agli ottavi a Montecarlo

Roma, 8 apr. (askanews) – Matteo Berrettini si qualifica per il 3° turno del Masters di Monte-Carlo: decisivo il match dominato contro Daniil Medvedev, settima testa di serie del torneo, battuto 6-0, 6-0 in 50′ di gioco. Partita in discussione solo nel 1° game: da quel momento non c’è stata più storia, come confermano i numeri distastrosi di un Medvedev completamente fuori fase (28 errori non forzati) e nervosissimo, come dimostra la racchetta distrutta a metà del 2° set. Il romano attende giovedì agli ottavi il vincente di Fonseca-Rinderknech.

Tennis, Medvedev perde la testa, Berrettini dilaga

Roma, 8 apr. (askanews) – Prima la rabbia, poi gli “olé”. Daniil Medvedev crolla mentalmente al Monte Carlo Masters e finisce travolto da Matteo Berrettini in un match senza storia. Il momento simbolo arriva nel secondo set, quando il russo, già sotto pesantemente, sfoga tutta la frustrazione distruggendo la racchetta a colpi ripetuti sul campo, accompagnato dall’ironia del pubblico.

Una scena che fotografa perfettamente l’andamento della partita: senso unico fin dai primi game, con Berrettini solido e aggressivo e Medvedev incapace di reagire. Il punteggio finale, un doppio 6-0, racconta di un dominio totale dell’azzurro e di una giornata da dimenticare per il russo.

Dopo l’esplosione di nervi e il warning ricevuto, Medvedev non riesce più a rientrare mentalmente nel match, lasciando strada libera a Berrettini che chiude tra gli applausi e vola al turno successivo.

Mattarella: tensioni internazionali creano insicurezza tra cittadini

Roma, 8 apr. (askanews) – “Le tensioni internazionali, i conflitti in corso, le violenze fra gli Stati si riverbano anche sulla vita interna dei vari Paesi e anche nel nostro trasferiscono insicurezza, disorentamento. Le forze dell’ordine sono chiamate a rassicurare, ad essere un punto di tranquillità, per i nostri concittadini. E’ quello che la Polizia di Stato fa, in collaborazione con le altre forze dell’ordine, in un sistema che riceve riconoscenza di apprezzamento da parte dei nostri concittadini”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricevendo al Quirinale una delegazione della Polizia, guidata dal prefetto Vittorio Pisani, in occasione del 174° anniversario della fondazione del Corpo.

Petrolio accentua cali, fari su effettiva ripresa traffici a Hormuz

Roma, 8 apr. (askanews) – Si accentuano ulteriormente i collassi dei prezzi del petrolio, innescati dalla tregua tra Stati Uniti e Iran che prevede anche uno sblocco dei traffici marittimi nello stretto di Hormuz. A metà giornata il barile di Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord cala del 14,56% a 93,36 dollari. Negli scambi dell’afterhours, il West Texas Intermediate cade del 16,65% a 94,14 dollari.

Al di là della correzione ribassista immediata, ora i fari degli operatori sono puntati sulle petroliere nel Golfo, in attesa che la tregua e il contestuale impegno a sbloccare Hormuz porti a risultati concreti. Secondo il Financial Times nell’area sono ammassati 175 milioni di barili tra greggio e prodotti raffinati. Gli analisti ora cercheranno di capire se i convogli saranno in grado di transitare effettivamente nello stretto, posto che una ripresa dei traffici verso la normalità richiederà tempo.

Fino a quando dalle autorità di entrambe le parti non arriveranno indicazioni precise che consentano di transitare in sicurezza nello stretto, difficilmente gli armatori manderanno navi e petroliere ad avventurarsi nel passaggio. “La maggior parte degli armatori stanno esaminando la situazione e aspettando notizie da Usa e Iran”, afferma Jacob Larsen di Bimcoo, associazione internazionale del settore.

Ungheria, Salvini: confido in riconferma Orban, grande leader

Milano, 8 apr. (askanews) – “Con tutte le ingerenze che ci sono in giro non mi stupisce e non mi rammarica. È un voto importante per i cittadini ungheresi e per quelli europei che credono nei valori della pace e dell’indipendenza”. Lo ha detto il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini nella conferenza stampa nella sede della Stampa Estera a Roma rispondendo a una domanda sulla presenza del vice presidente Usa J.D. Vance in Ungheria a pochi giorni dalle elezioni.

“Viktor è un amico, ha fatto scelte di autonomia, ma non mi permetto di interferire”, ha aggiunto. “Stimo Orban, confido in una sua riconferma: è un grande leader, una persona di valore e di coraggio, di cui gli ungheresi e l’Europa hanno bisogno”.

“Prova d’autore” per Mario Biondi che canta in italiano il suo soul-jazz

Milano, 8 apr. (askanews) – A 20 anni di distanza dal grande successo ottenuto con “This is What You Are” e dell’album “Handful of Soul” Mario Biondi esce con “Prova d’autore” (Sony Music in collaborazione con The Orchard) il suo primo album in italiano di cui è anche autore, compositore, produttore e arrangiatore.

“E’ un progetto di lunga gestazione, molto ponderato con tempi forse anche molto dilatati rispetto a quello che deve essere la realizzazione di un progetto, alcuni brani hanno addirittura 20-25 anni. Canto in italiano perché avevo un forte desiderio di esprimermi nella mia lingua madre che mi concede anche essere un po’ più trasparente, più sicuro di me, perché non sono madrelingua inglese, molto spesso devo necessariamente trovare dei supporti esterni. In questo caso, invece è proprio una hand made, una mano fatto, senza troppe divagazioni”.

La voce italiana più calda e riconoscibile del soul-jazz trae ispirazione dalla sua vita e dalla sua famiglia, 10 figli e un nipote. Proprio dal rapporto con loro nasce la speranza.

“Beh, sicuramente loro sono la speranza sempre, sia i grandi che i più piccoli, nei loro occhi trovo sempre l’energia giusta, loro abbracci, nella loro modalità di chiamarmi ma ripeto sia dai piccoli che dei grandi, certi piccoli sono tenerissimi, hanno un’energia unica ma anche i grandi quando poi cominciano a maturare, a trovare un equilibrio anche con se stessi”.

La carriera del crooner lo ha portato a fare concerti in tutta Europa e nel mondo, con un record di 50 Paesi in cui si è esibito, e con certificazioni Oro e Platino dei suoi album. Ora inizia una nuova lunghissima tournee nei teatri e all’aperto, sempre partendo dal cuore.

“Tanta emotività, tanto impegno e con gli anni anche un po’ di sacrificio in più perché le tournee così dense sono anche un dispendio di energia fisica piuttosto importante”. Aveva proposto un brano per Sanremo che non è stato scelto ma ha comunque spaccato sul palco dell’Ariston nella serata dei duetti ospite di Sayf con Alex Britti portando sul palco la cover di Ray Charles “Hit the Road Jack”.

“Un piccolo dispiacere all’inizio quando non mi hanno previsto, ma poi devo dire che Carlo è stato veramente molto grazioso nel volermi a Saremo come Ospite per Sayf. Quando l’ho incontrato mi ha detto hai visto che comunque ci siamo trovati qui. Una cosa che ho apprezzato molto”.

Chissà che in futuro non arrivino altre collaborazioni con il giovane Sayf che è stata la vera rivelazione del Festival. “Ho una buona considerazione di questo ragazzo, ha un bello sguardo, ha una bella sensibilità, è un ragazzo che si mette in discussione, è un ragazzo che studia tanto, che si impegna, che sta realizzando delle belle cose”.

Iran, Gentiloni: guerra regalo a Putin che sopravvive vendendo gas

Roma, 8 apr. (askanews) – La guerra in Medioriente è “senza alcun dubbio” un regalo a Putin che “sopravvive vendendo gas e petrolio. Non solo: l’Iran ha distratto i media mondiali dalla guerra in Ucraina” e anche se “la guerra con l’Iran finisse nel giro di pochi giorni per il ritorno alla normalità ci vorranno mesi. L’Europa ha già perso mezzo punto di crescita e gudagnato l’un per cento di inflazione”. Lo afferma, in un’intervista alla Stampa, l’ex premier e commissario europeo Paolo Gentiloni.

Ricomprare gas dalla Russia? “No. Al di là delle opinioni dei supporter nostrani di Putin non c’è alcun motivo per ricostruire la dipendenza da cui l’Europa si era liberata, anzi. Spero che questa crisi metta fine agli scetticismi e ai ritardi sulle energie rinnovabili e magari in futuro sul nucleare”, osserva.

Quanto al rapporto tra la premier e il presidente Usa l’impressione, conclude, è che “le prese di distanza di Giorgia Meloni da Trump siano sempre troppo poche e arrivino troppo tardi”.

Iran, effetto tregua sui mercati, Borse volano e petrolio si sgonfia

Roma, 8 apr. (askanews) – Scatti rialzisti delle borse in Asia ed Europa e brutale sgonfiamento dei prezzi del petrolio: è l’effetto tregua sui mercati finanziari, dopo il cessate il fuoco concordato nel Corso della notte tra Stati Uniti e Iran, assieme all’impegno a riaprire lo Stretto di Hormuz.

In Europa regina degli scambi è Francoforte +5%, ottima Madrid +4% e Milano +4,22% con una brusca accelerazione dopo i primissimi minuti. Corre anche Londra +2,71%, mentre Parigi segna +1,78% e Amsterdam +0,69%. L’Euro Stoxx 50 festeggia il cessate il fuoco con il +4,78%.

Crolla al 3,7% il rendimento dei titoli di Stato italiani in apertura, 23 punti base in meno rispetto al 3,93% della chiusura di ieri. La tregua in Iran raffredda anche lo spread con i Bund tedeschi, scambiati al 2,93%: il differenziale Italia-Germania scivola a 77 punti base, rispetto agli oltre 90 di ieri. I titoli di Stato francesi pagano il 3,56%.

A Piazza Affari nei primi minuti di scambi, tra i titoli del listino principale sugli scudi Buzzi +7,79%, seguita a ruota da Unicredit +7,64% che era stato il titolo maggiormente penalizzato dall’inizio della crisi iraniana. Bene anche Stellantis +7,23%, Prysmian +6,9% e Bper Banca che avanza del 6,69%. Dall’altro lato della barricata i titoli petroliferi, che scontano il calo netto del prezzo del greggio dopo la tregua di 2 settimane raggiunta nella notte tra Usa e Iran: Eni scivola del 6,59%, Tenaris perde il 3,2% e Saipem cede il 2%.

A metà mattina in Europa prosegue la correzione ai ribasso del petrolio. Il barile di Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord cade di oltre il 13% a 94,86 dollari. Negli scambi dell’afterhours il West Texas Intermediate crolla del 14,80% 96,25 dollari.

Eccoil piano in dieci punti di Teheran, che sarà la base per i negoziati com gli Usa a Islamabad

Roma, 8 apr. (askanews) – Il Consiglio supremo iraniano per la sicurezza nazionale ha rivendicato “una grande vittoria” il fatto che gli Stati Uniti abbiano accettato il piano in 10 punti “come base per i negoziati” che si terranno a Islamabad, sottolineando che “questo non significa la fine della guerra e che l’Iran accetterà la fine del conflitto solo quando anche i dettagli verranno definiti nel corso dei negoziati”.

In un comunicato riportato dall’agenzia di stampa Tasnim, Teheran ha quindi precisato i punti che saranno alla base del negoziato: “Il passaggio controllato attraverso lo Stretto di Hormuz in coordinamento con le forze armate iraniane, che garantirebbe all’Iran una posizione economica e geopolitica unica; la fine della guerra contro tutte le componenti dell”asse della resistenza’, che significherebbe la storica sconfitta dell’aggressione del regime israeliano responsabile dell’uccisione di bambini; il ritiro delle forze combattenti americane da tutte le basi e dai punti di dispiegamento nella regione; la creazione di un protocollo di sicurezza formale per la navigazione nello Stretto di Hormuz che garantisca all’Iran l’autorità di supervisione secondo il protocollo concordato”.

E ancora: “Il pagamento integrale dei danni inflitti all’Iran secondo le stime; la revoca di tutte le sanzioni primarie e secondarie imposte all’Iran; la cancellazione delle risoluzioni del Consiglio dei governatori dell’Aiea e del Consiglio di sicurezza Onu; lo sblocco di tutti i beni iraniani congelati all’estero; la ratifica di tutte queste questioni in una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza”.

Il Consiglio supremo iraniano per la sicurezza nazionale ha sottolineato che “la ratifica di questa risoluzione trasformerebbe tutti questi accordi in diritto internazionale vincolante e rappresenterebbe un’importante vittoria diplomatica per la nazione iraniana”.

“I negoziati inizieranno a Islamabad venerdì 10 aprile, in un clima di totale sfiducia nei confronti della parte americana, e l’Iran dedicherà due settimane a questi colloqui. Questo periodo potrà essere prorogato previo accordo tra le parti”, ha aggiunto il Consiglio, rimancando la necessità di “mantenere la piena unità nazionale durante questo periodo”.

“Le trattative sono trattative nazionali e una specie di continuazione della battaglia sul campo, ed è necessario che tutto il popolo, le élite e i gruppi politici abbiano fiducia e sostengano questo processo, che si svolge sotto la supervisione dei leader della Rivoluzione e dei più alti livelli del sistema, ed evitino rigorosamente qualsiasi dichiarazione divisiva – ha aggiunto – se la resa del nemico sul campo diventerà un risultato politico decisivo nelle trattative, festeggeremo insieme questa grande vittoria storica; altrimenti combatteremo fianco a fianco sul campo di battaglia fino a quando non saranno soddisfatte tutte le richieste della nazione iraniana”.

“Abbiamo la mano sul grilletto e, al minimo errore da parte del nemico, risponderemo con tutta la nostra forza”, ha concluso il Consiglio supremo.

Vide e credette

Il mattino di Pasqua

Il giorno di Pasqua si dà lettura del Vangelo Gv 20,1-9: “Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti”.

Il dato di fatto e la differenza dello sguardo

Si tratta di un episodio reale, ossia della scoperta del sepolcro aperto e vuoto di Cristo. Tuttavia, non tutti traggono la medesima conclusione. Le donne vedono. Pietro constata. Solo il discepolo Giovanni — “quello che Gesù amava” — giunge alla certezza della Resurrezione. La domanda decisiva è allora: che cosa vede Giovanni più degli altri?

Il nodo interpretativo del vide e credette”

La tomba priva della Salma era già sotto gli occhi di tutti. Ma Giovanni coglie un dettaglio ulteriore, decisivo: la disposizione delle bende e del sudario. Per lungo tempo, tuttavia, le traduzioni correnti non hanno restituito con precisione il significato dei termini greci utilizzati dall’Evangelista. Di qui la difficoltà a comprendere il passaggio logico tra il vedere e il credere. L’ultima versione della CEI del 2008 ha recepito, almeno in parte, le osservazioni di don Antonio Persili — sostenute anche da Vittorio Messori — che hanno contribuito a chiarire questo punto.

Il segno dei teli

Giovanni non vede semplicemente dei panni abbandonati. Le fasce non sono gettate a terra, ma distese sul banco dove era stato deposto il corpo di Cristo. Si presentano intatte, come se il corpo fosse “sgusciato” da esse, lasciandole nella loro forma originaria. Ancora più significativo è il sudario: non “piegato in un luogo a parte”, ma disposto come un involucro, nella forma stessa del capo che avvolgeva. Il tessuto, più leggero delle bende, appare quasi irrigidito dagli oli profumati essiccati, mantenendo una struttura rialzata, come se la presenza che conteneva fosse semplicemente venuta meno.

Dallevidenza al credere

È questo insieme di segni — discreti ma coerenti — che consente a Giovanni di compiere il salto. Non si tratta di una deduzione arbitraria, ma di una lettura intelligente della realtà: un dato materiale che rinvia a un evento che lo trascende. L’interpretazione proposta da Persili scioglie così un enigma linguistico e, al tempo stesso, illumina un passaggio teologico decisivo: l’incontro tra fede e ragione. Nel sepolcro vuoto, la fede non nasce contro l’evidenza, ma a partire da essa.

M5s, Casaleggio: Conte lasci il simbolo, lui ottimo leader per Pd

Roma, 8 apr. (askanews) – “Sì, sono un sostenitore della partecipazione al voto se porta ad una conseguenza certa” e ho votato “per la separazione delle carriere e il sorteggio, pur non condividendo tutta la riforma, in coerenza con il programma del M5s del 2018. Il sorteggio è uno strumento potente e sottovalutato”. Lo afferma, in un’intervista al Corriere della Sera, Davide Casaleggio.

E Conte? “Sarebbe un ottimo leader per il Pd”, risponde il figlio del cofondatore del Movimento Cinquestelle, Gianroberto. Quanto, poi, alla causa legale tra Beppe Grillo e il Movimento su nome e simbolo, Casaleggio spiega: “Penso che il miglior modo di rispettare la storia del Movimento sia chiarire che si tratta di una grandiosa avventura con valori che oggi non esistono più. C’è una sentenza del Tribunale di Genova che chiarisce che il logo non è di proprietà dell’attuale associazione”. “Cambiare nome e simbolo può essere un atto di chiarezza, non di debolezza”, conclude.

Premio di maggioranza e liste bloccate: il rischio di concentrazione del potere

di Guglielmo Scarlato

La recente proposta di legge elettorale depositata in Parlamento per Camera e Senato solleva questioni di rilevanza costituzionale e politica che meritano un’analisi approfondita. Al centro della discussione vi sono due elementi che, se approvati, modificherebbero radicalmente il rapporto tra elettori e rappresentanti: liste completamente bloccate e un premio di maggioranza elevato, pari al +17% dei seggi per la coalizione che raggiunge il 40% dei voti validamente espressi. In termini pratici, ciò significa che una minoranza relativa degli elettori potrebbe ottenere una maggioranza assoluta in Parlamento, con implicazioni potenzialmente profonde per la democrazia rappresentativa.

Conseguenze istituzionali immediate

Un Parlamento composto da una maggioranza artificiale può influenzare direttamente la composizione di organi chiave dello Stato.

Presidente della Repubblica

Secondo la Costituzione italiana, l’elezione del Presidente richiede maggioranze qualificate nei primi tre scrutini e una maggioranza semplice a partire dal quarto scrutinio. Una maggioranza parlamentare costruita artificialmente potrebbe eleggere il Capo dello Stato già al quarto scrutinio, riducendo la necessità di negoziazioni e compromessi tra forze politiche diverse. Questo mette a rischio la funzione di garante e di equilibrio istituzionale che il Presidente della Repubblica dovrebbe svolgere.

Corte costituzionale

Il Presidente eletto da questa maggioranza artificiale ha la facoltà di nominare cinque giudici della Corte costituzionale. A questi si aggiungono altri cinque giudici che la stessa maggioranza parlamentare, costruita grazie al premio, può eleggere direttamente in Parlamento. Il totale di dieci su quindici giudici rappresenta una netta predominanza numerica, con il rischio concreto di influenzare profondamente il funzionamento dell’organo di garanzia e il controllo di legittimità delle leggi.

Governo

La maggioranza artificiale può sostenere esecutivi anche in presenza di un consenso reale limitato, creando una discrepanza tra forza parlamentare e volontà popolare.

Inoltre, il meccanismo proposto elimina la possibilità di un ballottaggio, privando il sistema di una verifica finale diretta davanti agli elettori e indebolendo un importante strumento di controllo democratico.

Liste bloccate: il rischio della cooptazione

Il secondo elemento, forse il più critico, riguarda la totale mancanza di scelta da parte degli elettori sui singoli candidati. Le liste bloccate trasferiscono il potere di selezione dalle urne alle segreterie di partito, trasformando il Parlamento in un luogo di cooptazione anziché di rappresentanza. Deputati e senatori rispondono non agli elettori, ma a chi li ha nominati, creando una gerarchia verticale basata sulla fedeltà personale più che sulla responsabilità politica.

Dittatura della maggioranza: riflessioni dottrinali

La dottrina costituzionale parla chiaramente di “dittatura della maggioranza”, concetto sviluppato nella tradizione liberale e ripreso da molti giuristi contemporanei: quando una maggioranza parlamentare artificiale esercita un controllo eccessivo sugli organi di garanzia e sui processi decisionali, la volontà di pochi rischia di prevalere sulla sovranità reale dei cittadini.

Nel caso italiano, la combinazione di:

  • elezione del Presidente della Repubblica al quarto scrutinio;
  • nomina di cinque giudici della Corte costituzionale da parte del Presidente;
  • elezione di altri cinque giudici da parte della maggioranza artificiale in Parlamento;
  • premi di maggioranza elevati e liste bloccate

crea un meccanismo in cui il potere si concentra nelle mani di pochi, riducendo la pluralità dei controlli e aumentando il rischio di una vera e propria compressione della rappresentanza democratica.

Implicazioni democratiche

Il quadro complessivo che emerge è inquietante:

  • una maggioranza costruita artificialmente;
  • un Parlamento composto da nominati, non eletti;
  • un controllo indebolito sugli organi di garanzia;
  • una sovranità popolare svuotata nella sostanza.

Lungi dal rafforzare la governabilità, questo modello concentra il potere e aumenta il rischio di una dittatura della maggioranza, in cui pochi decidono per tutti. La storia e la teoria costituzionale dimostrano che quando il consenso reale non coincide con il peso politico, la democrazia rappresentativa perde la sua capacità di mediazione e di equilibrio.

Conclusioni

La democrazia non si esaurisce nel vincere le elezioni. La vera sfida consiste nel garantire che chi governa rappresenti realmente l’insieme del Paese. Liste bloccate e premi abnormi rischiano di piegare il sistema a vantaggio di pochi, sacrificando la rappresentanza e la responsabilità politica. Ogni modifica che riduce il legame tra elettori e parlamentari va analizzata con la massima attenzione, perché da essa discende il futuro equilibrio democratico del Paese.

Guglielmo Scarlato è stato deputato per tre legislature (IX-X-XI legislatura)

Come risvegliare l’Europa alla gioia?

«Cette Europe est si triste…»: così esclama uno dei personaggi de Le malentendu, testo teatrale composto da Albert Camus nel 1943, in una Francia occupata dalle truppe tedesche. La battuta riverbera efficacemente sull’intera Europa il dramma familiare messo in scena nella pièce: una madre e sua figlia non riconoscono Jan, figlio dell’una e fratello dell’altra, tornato da un prolungato soggiorno all’estero; e lo uccidono per derubarlo, finendo per disperarsi e rovinare del tutto le loro stesse esistenze.

Anche l’Europa, per Camus, era diventata – in quei decenni terribili – una casa degli orrori e una patria inospitale, inabile a riconoscere e ad amare i propri figli, incline a considerarli estranei e nemici, in definitiva mortalmente autolesionista.

Più recentemente, soltanto qualche anno fa, papa Francesco considerava l’Europa alla stregua di una donna ormai decrepita, incapace di generare ancora: una nonna con il grembo inaridito e il seno smunto più che una vera e propria madre. Una diagnosi severa, quasi presaga dell’odierna incapacità del “vecchio continente” di restare unito e coeso dentro i propri confini e della sua tendenza a proiettare sul resto del mondo l’ombra dei suoi malintesi e delle sue rinunce.

Come risvegliare l’Europa alla gioia, soprattutto alla serenità che scaturisce dalla pace riacquistata? Come indurla a recuperare il coraggio della franchezza, per chiamare le cose con il loro nome, per dire la parola giusta al momento opportuno, per onorare la verità e per impedire l’ingiustizia? A quasi vent’anni dalla scomparsa di mons. Cataldo Naro, storico del cristianesimo e arcivescovo di Monreale, che più di una volta si fermò a ragionare sulle “radici cristiane d’Europa” – importante questione per lui sempre aperta –, il Centro Studi Cammarata propone un momento di riflessione sull’Europa, sulle sue illusioni e delusioni, per discernere se essa rappresenta un’utopia irrealizzabile oppure la speranza paziente che deve spingerci incontro al futuro.

Vannacci, i giovani e la nostalgia del collegio (e del riformatorio)

Roma, 8 apr. (askanews) – Tanta nostalgia del collegio. E, in qualche modo, del riformatorio. Il tema sono i giovani, l’allarme sul disagio e sulla violenza giovanile e il leader di Futuro nazionale Roberto Vannacci, intervistato a radio Rtr99 illustra la sua ricetta che rievoca, sul fronte delle misure repressive, i collegi e anche i riformatori, aboliti nel 1988 e sostituiti dagli istituti penali per i minorenni (Ipm).

Ma si parte dalla prevenzione perchè “la violenza giovanile è il risultato di un sistema che non funziona”, bisogna agire in modo “olistico” e “non solo con le misure repressive”. Prima di tutto, dunque, “dobbiamo rilanciare la famiglia che deve essere anche responsabile, penalmente, delle azioni dei figli”, “padri e madri devono ricominciare a fare i padri e le madri e non i gestori a tempo perso di infanti, che poi vengono affidati ai servizi per l’infanzia, che supportano ma sono loro gli educatori principali dei loro figli” e “non possono avere la scusante che sono al lavoro, che non hanno tempo e che hanno altro da fare, devono essere richiamati alle loro responsabilità”. Inoltre, “è importante riavvicinare i giovani al lavoro. Durante queste interminabili vacanze di tre mesi e mezzo perchè non consentire ai ragazzi di 14 anni che lo vogliano di fare un’esperienza di lavoro, senza che interferisca con il diritto allo studio”, propone Vannacci.

Poi le misure repressive. Non è stato utile, ragiona il generale, “il fatto di aver rinunciato ai riformatori o ai collegi, una volta il genitore quando era disperato diceva ai propri figli ‘guarda che ti mando in collegio’ e il ragazzo era terrorizzato da questa minaccia. Ma oggi non esistono più, oggi è quasi impossibile… – osserva con rammarico -. Non ci sono più queste strutture rieducative dove, in determinate situazioni, si ha la necessità di instradare questi giovani che non hanno la possibilità di essere recuperati”.

Infine, la proposta di un “telefono bianco”. Per aiutare gli adulti. “Lancio una provocazione, invece del telefono azzurro dovremmo istituire il telefono bianco ovvero un numero in cui genitori e professori disperati chiamano per denunciare situazioni fuori controllo da parte dei minorenni, spesso queste denunce non hanno un punto di sintesi in cui qualcuno possa gestirle”, conclude Vannacci.

Arsenali nucleari nel mondo: numeri, deterrenza e rischio globale

Il quadro globale delle dotazioni nucleari

Nel suo periodico magazine “Nota diplomatica” il saggista e politologo James Hansen – citando i dati desunti da “Global Military Forces Database & Intelligence Platform” – esplora lo stato delle dotazioni nucleari dei 9 Paesi che nel 2026 sono in possesso di questa terribile arma di distruzione di massa.

L’arsenale complessivo di queste potenze mondiali dotate dell’atomica è stimato dunque in circa 12.100 testate nucleari. Va considerato tuttavia che non tutte sono “pronte all’uso”: in particolare in ogni Paese che fa parte di questa sinistra classifica il numero delle testate in dotazione è superiore al numero dei vettori che potrebbero lanciarle, inoltre occorrerebbe approfondire quante di queste armi sono effettivamente pronte all’uso.

James Hansen stesso – sempre attento ai dati e alle informazioni – evidenzia che all’incirca 9.600 dovrebbero essere in ‘stoccaggio’, 3.900 pronte all’impiego e circa 2.100 in stato di allerta, cioè pronte al lancio.

La memoria di Hiroshima e Nagasaki

Se ricordiamo gli effetti delle due bombe atomiche lanciate su Hiroshima e Nagasaki rispettivamente il 6 e il 9 agosto 1945 – che causarono più di 200 mila vittime oltre alle persone sopravvissute ma colpite dalle radiazioni – possiamo immaginare le conseguenze che, a distanza di 80 anni e con mezzi sempre più sofisticati per potenza e gittata, provocherebbero i lanci incrociati di ordigni nucleari dalle rampe di lancio di Paesi in conflitto tra loro.

L’autore di questa ‘agenzia’ riferisce peraltro che “questi numeri non sono particolarmente segreti, visto che il possesso di armi atomiche serve in primo luogo a dissuadere altri paesi dall’attaccare chi le possiede. È dunque opportuno che i governi potenzialmente ostili siano avvertiti della terribile vendetta a cui andrebbero incontro…”.

Deterrenza e rischio di errore

Il possesso di armi atomiche viene infatti ostentato dai Paesi che ne sono in possesso più per il loro potenziale deterrente che per il possibile, effettivo uso. Le sedi ONU sul disarmo ricordano tuttavia che il rischio nucleare non nasce soltanto dall’intenzione deliberata ma anche da «miscalculation, miscommunication, misperception o accident».

UNIDIR richiama inoltre il ruolo che nella storia dei near misses ha avuto il giudizio umano nel fermare false segnalazioni e quasi-escalation.

Escalation e fallimento della politica

Tuttavia giocare sulla ‘minaccia’ come strumento di dissuasione reciproca alza di molto il rischio che qualcuno possa dare il via al primo attacco con conseguenze disastrose inimmaginabili: non è questo il mondo che vogliamo e questa prova di forza e muscolarità non fa altro che elevare il numero di armi nucleari in dotazione alle potenze che già ne hanno la disponibilità.

Quando le vie diplomatiche non sono più esperibili e i negoziati falliscono per le tensioni montanti ecco che le minacce prendono il sopravvento: le vittime degli attentati e delle guerre – basti pensare a quelle in atto in Ucraina e in Medio Oriente con un impegno diretto delle superpotenze – sono già in numero spaventoso ma – sottotraccia – il pericolo ad un ricorso alle armi atomiche è sempre incombente perché prevale una visione unilaterale di sopraffazione e dominio.

I leader mondiali (non sempre) parlano di pace ma praticano l’aggressione e la violenza bellica come strumento di soluzione dei conflitti: ‘si vis pacem para bellum’. La personalizzazione radicale delle leadership mondiali non tiene conto delle volontà dei popoli e il fanatismo prevale sulla ragione e perde di vista il bene comune.

Il pulsantee la responsabilità umana

Il passaggio dalla tirannide al delirio di onnipotenza è sempre incombente e i fattori soggettivi, l’assenza di una visione lungimirante delle scelte e le sfide incrociate a livello planetario evocano la minaccia che nell’immaginario collettivo si adombra: che qualcuno prema il famigerato “pulsante” che darebbe il via all’inizio della fine.

Testate nucleari (2026)

Russia (5.459)

USA (5.177)

Cina (600)

Francia (370)

Regno Unito (225)

India (180)

Pakistan (170)

Israele (90)

Corea del Nord (50)

Iran, le notizie più importanti dell’8 aprile sulla guerra

Roma, 8 apr. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di mercoledì 8 aprile sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale.

07:41 Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, incontrerà oggi a Washington Donald Trump, che minaccia di lasciare l’alleanza atlantica, all’indomani dell’annuncio da parte del presidente americano di un cessate-il-fuoco di due settimane con l’Iran.

07:36 Wall Street, Dow future in deciso rialzo dopo tregua in Iran (+2,30%) Future sul Nasdaq in rialzo del 3,20%.

07:30 Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha accolto con favore la tregua di due settimane conclusa tra gli Stati Uniti e l’Iran, esortando al contempo tutte le parti a procedere verso una pace duratura in Medio Oriente. Lo ha indicato il suo portavoce.

07:29 Borse asiatiche in forte rialzo dopo la tregua in Iran. Seoul +7%, Tokyo +5,3%, Hong Kong +3,09%, Shanghai +2,36%.

07:21 Petrolio, Brent in deciso calo dopo tregua in Iran a 94,86 dollari, Wti scende a 96,98 dollari (-14,3%).

07:20 Israele ha affermato di sostenere la decisione del presidente americano Donald Trump di sospendere gli attacchi contro l’Iran per due settimane, nell’ambito di un accordo di cessate-il-fuoco che prevede la riapertura dello stretto di Hormuz.

07:10 Trump su Truth Social: “Un grande giorno per la pace mondiale!”. “L’Iran ne ha avuto abbastanza! Così come tutti gli altri!”.

07:06 Il presidente Trump, in un’intervista alla France Presse: gli Stati Uniti hanno ottenuto una “vittoria totale e completa” concludendo un accordo di cessate-il-fuoco di due settimane con l’Iran. La questione dell’uranio arricchito “sarà perfettamente risolta”.

07:01 Israele: accordo concluso da Usa e Teheran non include Libano. Lo ha chiarito l’ufficio del primo ministro, Netanyahu

01:18 Axios: Stati Uniti e Iran terranno nuovi colloqui venerdì a Islamabad, dopo l’annuncio del cessate il fuoco di due settimane.

01:17 Il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano ha affermato in una dichiarazione che l’Iran ha ottenuto una “vittoria”, congratulandosi con il popolo iraniano per la sua resistenza e sostenendo che Washington ha accettato tutti i 10 punti del piano di pace iraniano, compresegaranzie a non attaccare l’Iran, il controllo iraniano sullo stretto di Hormuz e compensazioni per le perdite finanziarie. Loriferisce il New York Times.

00:40 Il presidente Usa Donald Trump ha annunciato su Truth di aver accettato di sospendere per due settimane i bombardamenti e gli attacchi contro l’Iran, dopo colloqui con il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif. “Un CESSATE IL FUOCO da entrambe le parti”, ma “a condizione che la Repubblica islamica dell’Iran accetti la COMPLETA, IMMEDIATA e SICURA RIAPERTURA dello stretto di Hormuz”, ha scritto Trump, spiegando che la tregua di due settimane consentirà di finalizzare e perfezionare un accordo definitivo di pace.

Iran, Trump: un grande giorno per la pace mondiale. L’accordo con Teheran "vittoria totale e completa" Usa

Roma, 8 apr. (askanews) – Gli Stati Uniti hanno ottenuto una “vittoria totale e completa” concludendo un accordo di cessate-il-fuoco di due settimane con l’Iran. Lo ha sottolineato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in un’intervista alla France Presse.

“Una vittoria totale e completa. Al cento per cento. Non c’è alcun dubbio su questo”, ha sottolineato il presidente americano in una breve intervista dopo l’annuncio dell’accordo. Riguardo a ciò che accadrà all’uranio arricchito dall’Iran, Trump ha assicurato che la questione sarà “perfettamente risolta”. “Sarà perfettamente risolta, altrimenti non avrei accettato”, ha insistito.

Trump ha inoltre ritenuto che la Cina abbia svolto un ruolo decisivo in questo processo diplomatico, affermando di pensare che Pechino abbia spinto Teheran a negoziare un cessate-il-fuoco nella guerra che la contrappone a Israele e Stati Uniti. “È ciò che sento dire”, ha risposto, interpellato sull’eventuale coinvolgimento di Pechino nel portare Teheran, suo alleato, a negoziare una tregua.

Sempre più determinato a presentare il cessate-il-fuoco di due settimane come una vittoria degli Usa, Trump ha anche rilanciato su Truth “un grande giorno per la pace mondiale!”. “L’Iran vuole che accada, ne ha avuto abbastanza! Così come tutti gli altri!”, ha scritto Trump su Truth Social. “Gli Stati Uniti d’America aiuteranno a gestire il traffico accumulato nello stretto di Hormuz”, ha aggiunto, senza fornire ulteriori dettagli.

L’Iran ha accettato di riaprire lo stretto di Hormuz come parte del cessate-il-fuoco, ma ha chiarito che tutto il traffico dovrà essere coordinato con Teheran: una differenza rispetto alla situazione precedente alla guerra.

Israele: l’accordo concluso da Usa e Teheran non include il Libano

Roma, 8 apr. (askanews) – L’accordo di cessate-il-fuoco concluso tra Stati Uniti e Iran “non include il Libano”, coinvolto nel conflitto in Medio Oriente dopo gli attacchi del movimento integralista islamico filo-iraniano Hezbollah contro il territorio israeliano. Lo ha affermato l’ufficio del primo ministro dello stato ebraico, Benjamin Netanyahu.

“Il cessate-il-fuoco di due settimane non include il Libano”, ha assicurato l’ufficio del primo ministro israeliano in un comunicato inviato ai giornalisti. Questa dichiarazione contraddice un annuncio fatto in precedenza dal primo ministro pachistano Shehbaz Sharif, mediatore nel conflitto, che ha affermato che il cessate-il-fuoco si applicava “ovunque, compreso il Libano e altrove”.

Iran, Trump ha annunciato una tregua di due settimane. Teheran dovrà far passare il petrolio per Hormuz

Roma, 8 apr. (askanews) – Stati Uniti e Iran hanno raggiunto questa notte, all’ultimo minuto, un accordo per un cessate il fuoco, a poche ore dalla minaccia del presidente Usa Donald Trump di colpire duramente la Repubblica islamica se non avesse consentito il passaggio sicuro delle navi commerciali attraverso lo stretto di Hormuz.

L’intesa è stata annunciata dallo stesso Trump sul suo social Truth: “Sulla base delle conversazioni con il primo ministro Shehbaz Sharif e con il feldmaresciallo Asim Munir, del Pakistan, nel corso delle quali mi hanno chiesto di sospendere la forza distruttiva che sarebbe stata inviata questa sera contro l’Iran, e a condizione che la Repubblica islamica dell’Iran accetti la COMPLETA, IMMEDIATA e SICURA RIAPERTURA dello stretto di Hormuz, accetto di sospendere per un periodo di due settimane i bombardamenti e l’attacco contro l’Iran. Questo sarà un CESSATE IL FUOCO da entrambe le parti! La ragione di questa decisione è che abbiamo già raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari, e siamo molto avanti verso un accordo definitivo riguardante una PACE di lungo periodo con l’Iran e la PACE in Medio Oriente. Abbiamo ricevuto dall’Iran una proposta in 10 punti, e riteniamo che costituisca una base praticabile su cui negoziare. Quasi tutti i vari punti di contrasto del passato sono già stati concordati tra gli Stati Uniti e l’Iran, ma un periodo di due settimane consentirà di finalizzare e perfezionare l’accordo. A nome degli Stati Uniti d’America, come presidente, e anche in rappresentanza dei Paesi del Medio Oriente, è un onore vedere questo problema di lungo periodo vicino alla soluzione. Grazie per l’attenzione su questa questione! Presidente DONALD J. TRUMP”.

L’annuncio è arrivato poche ore dopo che il Pakistan, mediatore nella crisi, aveva chiesto al presidente Usa di sospendere la scadenza fissata per le 20 della costa Est americana, le due di notte in Italia. Islamabad aveva proposto che entrambe le parti osservassero una tregua di due settimane e che, durante questo periodo, l’Iran consentisse il passaggio indisturbato di petroliere, navi gasiere e altre imbarcazioni attraverso il corridoio marittimo strategico. In seguito all’annuncio, le contrattazioni sul mercato Usa del greggio hanno registrato un secco calo del prezzo al barile.

Il cessate il fuoco concede tempo a entrambe le parti per cercare di arrivare a una conclusione più duratura della guerra, iniziata alla fine di febbraio con una pesante offensiva militare condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Nel corso della giornata, tuttavia, non era chiaro se dai colloqui potesse emergere una via d’uscita dalla crisi, né se vi fossero davvero negoziati in corso. A un certo punto, mentre Trump minacciava attacchi devastanti contro centrali elettriche, ponti e altre infrastrutture critiche, l’Iran avrebbe interrotto il proprio coinvolgimento nei negoziati indiretti.

“Un’intera civiltà morirà stanotte, per non tornare mai più”, aveva avvertito in precedenza Trump, aggiungendo però di sperare che “forse possa accadere qualcosa di rivoluzionariamente meraviglioso”.

Nelle ore precedenti alla scadenza delle 20, Stati uniti e Israele hanno intensificato i loro attacchi contro l’Iran, mentre secondo quanto riferito il Pakistan moltiplicava i propri sforzi per ottenere un cessate il fuoco. Il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif ha scritto sui social che gli sforzi diplomatici stavano “procedendo in modo costante, forte e deciso, con il potenziale di portare a risultati concreti”, chiedendo anche all’Iran di riaprire per due settimane la via d’acqua.

L’ambasciatore iraniano in Pakistan ha a sua volta affermato sui social martedì sera che la diplomazia per fermare la guerra aveva compiuto “un passo avanti” uscendo da una fase “critica e sensibile”. Con il calare della notte in Medio Oriente, intanto, gli iraniani si preparavano alla possibilità di nuovi attacchi. Secondo video e fotografie diffusi dai media statali e locali, alcuni hanno formato catene umane lungo i ponti e attorno alle centrali elettriche in tutto il Paese, anche se non è chiaro se si sia trattato di iniziative spontanee o organizzate dal governo.

Sul terreno, l’esercito israeliano ha dichiarato di aver lanciato raid aerei contro otto ponti in Iran, avvertendo la popolazione di non utilizzare le ferrovie fino alle 21 ora locale. I media statali iraniani hanno riferito che almeno tre persone sono morte quando un ponte ferroviario è stato colpito nella città centrale di Kashan.

Sul piano politico, le minacce di Trump hanno suscitato condanne interne negli Stati Uniti. Alcuni commentatori conservatori hanno preso le distanze dal presidente, mentre alcuni parlamentari repubblicani hanno espresso timori per un possibile contraccolpo sull’opinione pubblica. I democratici hanno invece condannato duramente le parole del presidente, e un numero crescente di esponenti del partito ne ha chiesto la rimozione.

Per quanto riguarda il bilancio delle vittime, l’agenzia Human Rights Activists News Agency ha riferito che almeno 1.665 civili, tra cui 244 bambini, erano stati uccisi in Iran fino a lunedì. Negli attacchi attribuiti all’Iran, almeno 50 persone sono state uccise nei Paesi del Golfo. In Israele, fino a lunedì, i morti erano almeno 20. Il bilancio americano è invece di 13 militari uccisi e centinaia di feriti.

Iran, Israele: accordo concluso da Usa e Teheran non include Libano

Roma, 8 apr. (askanews) – L’accordo di cessate-il-fuoco concluso tra Stati Uniti e Iran “non include il Libano”, coinvolto nel conflitto in Medio Oriente dopo gli attacchi del movimento integralista islamico filo-iraniano Hezbollah contro il territorio israeliano. Lo ha affermato l’ufficio del primo ministro dello stato ebraico, Benjamin Netanyahu.

“Il cessate-il-fuoco di due settimane non include il Libano”, ha assicurato l’ufficio del primo ministro israeliano in un comunicato inviato ai giornalisti. Questa dichiarazione contraddice un annuncio fatto in precedenza dal primo ministro pachistano Shehbaz Sharif, mediatore nel conflitto, che ha affermato che il cessate-il-fuoco si applicava “ovunque, compreso il Libano e altrove”.

Iran, Trump: accetto sospensione ultimatum per due settimane

Roma, 8 apr. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump ha annunciato su Truth di aver accettato di sospendere per due settimane i bombardamenti e gli attacchi contro l’Iran, dopo colloqui con il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif e con il feldmaresciallo Asim Munir.

Trump ha spiegato che la decisione è maturata “sulla base delle conversazioni” con Sharif e Munir, i quali gli avrebbero chiesto di fermare “la forza distruttiva” in partenza nella notte contro l’Iran. Il presidente Usa ha precisato che la sospensione è subordinata all’accettazione da parte della Repubblica islamica dell’Iran della “riapertura completa, immediata e sicura dello stretto di Hormuz”.

“Accetto di sospendere i bombardamenti e l’attacco contro l’Iran per un periodo di due settimane”, ha scritto Trump, aggiungendo che “sarà un cessate il fuoco a doppio senso”.

Il presidente Usa ha motivato la scelta sostenendo che Washington avrebbe già “raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari” e sarebbe “molto avanti” verso “un accordo definitivo” per una “pace di lungo termine con l’Iran” e per la “pace in Medio Oriente”.

Trump ha inoltre riferito che gli Stati Uniti hanno ricevuto dall’Iran “una proposta in 10 punti”, che a suo giudizio costituisce “una base praticabile su cui negoziare”. “Quasi tutti i vari punti di contesa del passato sono stati concordati tra gli Stati Uniti e l’Iran”, ha aggiunto, sostenendo che il periodo di due settimane consentirà all’intesa di essere “finalizzata e portata a compimento”.

“A nome degli Stati uniti d’America, come presidente, e anche in rappresentanza dei Paesi del Medio Oriente, è un onore avere questo problema di lungo periodo vicino a una soluzione”, ha concluso Trump, ringraziando infine “per l’attenzione dedicata alla questione”.

Iran, P.Chigi: civili non devono pagare il prezzo delle colpe del regime

Roma, 7 apr. (askanews) – “Il Governo italiano continua a seguire con estrema attenzione l’evolversi della crisi in Medio Oriente e il rischio di un’ulteriore escalation militare che potrebbe coinvolgere l’intero territorio iraniano, senza distinzione tra obiettivi strategici, militari e civili”. È quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi.

“L’Italia – viene sottolineato nel comunicato – ribadisce la propria ferma e risoluta condanna nei confronti delle condotte destabilizzanti del regime di Teheran: dagli attacchi missilistici che minacciano la sicurezza delle nazioni del Golfo, alle reiterate intimidazioni volte a compromettere la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz — arteria vitale per l’economia globale — fino alla sistematica e brutale repressione interna del proprio popolo”.

“Tuttavia, è fondamentale distinguere nettamente tra le responsabilità di un regime e il destino di milioni di cittadini comuni. La popolazione civile iraniana non può e non deve pagare il prezzo delle colpe dei propri governanti. Il Governo italiano condivide quanto già dichiarato dalle istituzioni dell’Unione europea sulla necessità di preservare l’integrità delle infrastrutture civili, oltre che l’incolumità della popolazione iraniana, e auspica che si possa presto giungere a una soluzione negoziale della crisi”, conclude la nota.

Lutto nel mondo del calcio: è morto a 80 anni Mircea Lucescu

Roma, 7 apr. (askanews) – Lutto nel mondo del calcio: è morto a 80 anni Mircea Lucescu, tra gli allenatori più vincenti della storia e protagonista anche in Italia con Inter, Brescia, Pisa e Reggiana. L’ex commissario tecnico della Romania aveva lasciato da poco la panchina della nazionale per problemi di salute.

Il tecnico rumeno era stato colto da un malore lo scorso 29 marzo mentre dirigeva un allenamento in vista dell’amichevole contro la Slovacchia, disputata il 31 marzo. Trasportato in ospedale, le sue condizioni sembravano in miglioramento, ma venerdì 3 aprile è stato colpito da un infarto miocardico acuto. Ricoverato all’Ospedale universitario d’emergenza di Bucarest, il quadro clinico è peggiorato a causa di gravi aritmie, rendendo necessario il trasferimento in terapia intensiva e l’induzione del coma farmacologico. Oggi il decesso.

Nato nel 1945, Lucescu è stato prima calciatore e capitano della Romania, partecipando al Mondiale del 1970, e poi allenatore di lunghissimo corso. In panchina aveva iniziato nel 1979 come allenatore-giocatore al Corvinul Hunedoara, per poi diventare Ct della Romania negli anni Ottanta, guidandola alla prima partecipazione a un Europeo.

In Italia aveva vissuto esperienze alterne: dopo l’esordio al Pisa nella stagione 1990-91, si era rilanciato al Brescia, conquistando due promozioni in Serie A. Brevi parentesi anche alla Reggiana e all’Inter. All’estero ha costruito gran parte della sua leggenda: dal trionfo in Supercoppa Europea con il Galatasaray alla lunga epopea con lo Shakhtar Donetsk, con cui ha vinto 21 trofei nazionali e la Coppa Uefa 2007-08, fino ai successi con Dinamo Kiev e Besiktas.

Nell’agosto 2024 aveva accettato un’ultima sfida tornando alla guida della Romania, chiudendo così un cerchio lungo una vita.

Commovente il ricordo della Federcalcio romena: “È morto un uomo che è stato più di un allenatore, colui che ci ha insegnato che il calcio non è solo uno sport, ma un modo di vivere con dignità. Mircea Lucescu è stato un modello per decine di generazioni, un uomo che amava il calcio più di se stesso. Ci restano i ricordi, le lezioni di vita e l’eleganza inconfondibile con cui camminava in ogni stadio del mondo. Di una cosa sola siamo convinti: se dove ti trovi adesso c’è un campo da calcio, lo troverai sicuramente. Grazie di tutto, signor Lucescu! Riposa in pace”.

Calcio, Ancelotti verso il rinnovo con il Brasile

Roma, 7 apr. (askanews) – Dopo il deludente Mondiale dell’Italia, tra i nomi accostati alla panchina azzurra era emerso anche quello di Carlo Ancelotti, ma l’ipotesi sembra destinata a sfumare. Secondo quanto riportato da Espn, il tecnico avrebbe infatti raggiunto un accordo con la Confederazione calcistica brasiliana per il rinnovo del proprio contratto con il Brasile.

L’intesa, definita prima dell’inizio dei prossimi Mondiali in programma tra Canada, Stati Uniti e Messico, dovrebbe avere una durata lunga e potrebbe portare l’allenatore italiano a guidare i verdeoro anche nell’edizione del 2030.

La federazione brasiliana avrebbe già inviato una bozza del nuovo contratto all’allenatore all’inizio della settimana e considererebbe la firma una formalità. Nei prossimi giorni potrebbero quindi arrivare gli annunci ufficiali.

Per la panchina della Nazionale italiana si allontana così una delle opzioni più prestigiose, mentre prende sempre più forma il futuro internazionale di Ancelotti alla guida del Brasile.

Iran, Papa: la minaccia contro un intero popolo non è accettabile, cercare dialogo per la pace

Roma, 7 apr. (askanews) – “Voglio fare una breve dichiarazione per dire quello che ho già detto la domenica di Pasqua chiedendo la pace. Oggi come tutti noi sappiamo c’è stata questa minaccia contro tutto il popolo dell’Iran: questo non è accettabile”. Lo ha detto il Papa conversando con i giornalisti a Castel Gandolfo prima di fare rientro in Vaticano.

“E’ una questione certamente di diritto internazionale ma molto di più è una questione morale, per il bene del popolo intero. Vorrei invitare tutti a pensare nel cuore ai tanti innocenti, bambini, anziani, totalmente innocenti che sarebbero anche loro vittime di questa escalation”, ha aggiunto ricordando che “dai primi giorni della guerra dicevamo ‘torniamo al dialogo, cerchiamo come risolvere i problemi senza arrivare a questo punto’. Invece siamo qui: bisogna pregare tanto, vorrei invitare tutti a pregare ma anche a cercare come comunicare con i parlamentari, con le autorità, e dire che non vogliamo la guerra ma la pace, siamo un popolo che ama la pace e c’è tanto bisogno di pace nel mondo”.

Iran, Papa: minaccia Trump non è accettabile, cercare dialogo per la pace

Roma, 7 apr. (askanews) – “Voglio fare una breve dichiarazione per dire quello che ho già detto la domenica di Pasqua chiedendo la pace. Oggi come tutti noi sappiamo c’è stata questa minaccia contro tutto il popolo dell’Iran: questo non è accettabile”. Lo ha detto il Papa conversando con i giornalisti a Castel Gandolfo prima di fare rientro in Vaticano.

“E’ una questione certamente di diritto internazionale ma molto di più è una questione morale, per il bene del popolo intero. Vorrei invitare tutti a pensare nel cuore ai tanti innocenti, bambini, anziani, totalmente innocenti che sarebbero anche loro vittime di questa escalation”, ha aggiunto ricordando che “dai primi giorni della guerra dicevamo ‘torniamo al dialogo, cerchiamo come risolvere i problemi senza arrivare a questo punto’. Invece siamo qui: bisogna pregare tanto, vorrei invitare tutti a pregare ma anche a cercare come comunicare con i parlamentari, con le autorità, e dire che non vogliamo la guerra ma la pace, siamo un popolo che ama la pace e c’è tanto bisogno di pace nel mondo”.

Iran, Schlein: Trump incendia il mondo, Meloni lo proponeva per il Nobel

Roma, 7 apr. (askanews) – Donald Trump rischia di “incendiare il mondo” e Giorgia Meloni lo proponeva per il premio Nobel per la pace. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein in una intervista a ‘di martedì’ che andrà in onda questa sera su La7.

“Il suo amico Trump non ferma una guerra illegale e oggi è arrivato a dire che questa notte potrebbe morire un’intera civiltà. Questa è la stessa persona che Giorgia Meloni qualche mese fa proponeva per il premio Nobel per la pace. Ma quale premio Nobel a uno che rischia di incendiare il mondo?”. Per la Schlein “Meloni deve dire queste quattro semplici parole: Trump si deve fermare”.

Schlein: governo che sta cadendo a pezzi, impegnato a rincorrere lo scandalo del ministro del giorno

Roma, 7 apr. (askanews) – “E’ un governo che sta cadendo a pezzi”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein durante la registrazione dell’intervista a ‘di martedì’ che andrà in onda questa sera su La7. Un governo, ha aggiunto, “così impegnato a rincorrere lo scandalo del ministro del giorno che ha dimenticato i problemi degli italiani, le bollette più care d’Europa. Per tre anni questi non hanno fatto nulla sul costo dell’energia. Si rendono conto che perdono tempo dietro ai loro casini invece di occuparsi dei problemi delle persone in carne e ossa?” In particolare Giorgia Meloni “invece di fare la vittima si guardi in casa e faccia chiarezza all’interno del suo partito. Col suo vittimismo gli italiani ci pagano le bollette più care d’Europa, non si alzano i salari che sono tra i più bassi d’Europa e non ci pagano nemmeno la benzina che è rincarata a causa della guerra che lei non sta chiedendo di fermare”, ha detto la segretaria Pd Elly Schlein.

“Il punto non sono i selfie”, ha aggiunto. “Qui il punto è che stanno emergendo dei rapporti strutturali tra esponenti di Fratelli d’Italia e membri di questo clan mafioso su cui lei dovrebbe esigere chiarezza. Dovrebbe essere la prima a chiedere trasparenza, a guardarsi dentro casa anziché attaccare i giornalisti come ha fatto anche oggi. Ma con che persone decidono di accompagnarsi?”.

Passando ad un’altra vicenda il silenzio del ministro Matteo Piantedosi sulla vicenda di Claudia Conte è “strano”, secondo Elly Schlein, perché un membro del governo dovrebbe chiarire sugli incarichi ottenuti dalla giornalista. Nell’intervista a ‘di martedì’ che andrà in onda questa sera su La7 la leader democratica ha spiegato: “Mi colpisce il fatto che il ministro sia completamente sparito e non abbia mai fatto una dichiarazione. Dei fatti privati dei ministri non ci interessa nulla. Il punto è che questa giornalista ha avuto un incarico dalla scuola di polizia, è stata consulente della commissione sulle periferie… Strano che il ministro non abbia chiarito nulla agli italiani”.

Iran, Schlein: Trump incendia il mondo, Meloni lo proponeva per Nobel

Roma, 7 apr. (askanews) – Donald Trump rischia di “incendiare il mondo” e Giorgia Meloni lo proponeva per il premio Nobel per la pace. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein in una intervista a ‘di martedì’ che andrà in onda questa sera su La7.

“Il suo amico Trump non ferma una guerra illegale e oggi è arrivato a dire che questa notte potrebbe morire un’intera civiltà. Questa è la stessa persona che Giorgia Meloni qualche mese fa proponeva per il premio Nobel per la pace. Ma quale premio Nobel a uno che rischia di incendiare il mondo?”. Per la Schlein “Meloni deve dire queste quattro semplici parole: Trump si deve fermare”.

Inail: nei primi 2 mesi infortuni +2,6% ma morti sul lavoro -26,1%

Roma, 7 apr. (askanews) – Le denunce di infortunio presentate all’Inail nei primi due mesi dell’anno, comprese quelle relative a studenti, sono state 91.912, in aumento del 2,6% rispetto alle 89.556 di gennaio-febbraio 2025. Risultano, invece, in calo i casi mortali denunciati: sono stati 102 contro i 138 dei primi due mesi del 2025 (-26,1%). Le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail nel primo bimestre del 2026 sono state 17.036 (+2.119 casi rispetto a gennaio-febbraio 2025 pari al +14,2%).

“I dati Inail sulle denunce di infortunio sono rilevanti. La sensibile contrazione dei decessi rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, la diminuzione dell’incidenza infortunistica sugli occupati, il segno meno sul numero dei casi mortali in itinere rappresentano segnali incoraggianti che monitoriamo – commenta in una nota il ministro del Lavoro, Marina Calderone – perché l’obiettivo delle molteplici misure introdotte dal Governo, in seguito a un lungo confronto con le parti sociali, è rendere assolutamente prioritaria la prevenzione in materia di salute e sicurezza sul lavoro. E’ un lavoro lungo e complesso, che insieme con le parti sociali vogliamo monitorare e rafforzare con ulteriori e sempre più efficaci interventi. La sicurezza sul lavoro è uno dei cardini del governo Meloni”.

Per la modalità in occasione di lavoro, rileva l’Inail, si registra al netto degli studenti un aumento degli infortuni (63.112 pari a +2,4%) e un calo dei decessi (70 pari a -27,8%); per la componente in itinere un incremento delle denunce di infortunio (13.217 pari +8,5%) e un calo dei casi mortali (29 pari a -19,4%).

Tenuto conto dei dati sul mercato del lavoro rilevati mensilmente dall’Istat nei vari anni, con ultimo aggiornamento febbraio 2026, e rapportato il numero degli infortuni denunciati in occasione di lavoro (al netto degli studenti) a quello degli occupati (dati provvisori), si evidenzia un’incidenza infortunistica che passa dalle 309 denunce di infortunio in occasione di lavoro ogni 100mila occupati Istat di febbraio 2019 alle 261 del 2026, con un calo del 15,5%. Rispetto a febbraio 2025 si ha un aumento del 2,4% (da 255 a 261).

Le denunce di infortunio degli studenti di ogni ordine e grado presentate all’Inail entro febbraio 2026 sono state 15.583, in calo dell’1% rispetto alle 15.734 del primo bimestre 2025. Delle oltre 15mila denunce di infortunio, 151 hanno riguardato studenti coinvolti nei percorsi “formazione scuola-lavoro”, in riduzione del 57% rispetto a febbraio 2025.

L’incidenza degli infortuni occorsi a studenti rappresenta il 17% del totale delle denunce registrate a febbraio 2026. Il 43% interessa le studentesse (-0,1% il calo tra il 2025 e il 2026), il 57% gli studenti (-1,6%). Tre infortuni su quattro riguardano studenti under 15 anni, un quarto quelli dai 15 anni in poi. La Lombardia è la regione che presenta più denunce (24% del totale nazionale; +2,1% sul 2025), seguita da Emilia-Romagna (13%; +16,1%), Veneto (12%; -5,5%) e Piemonte (11%; -5,1%).

Il 95% delle denunce riguarda gli studenti delle scuole statali, il restante 5% gli studenti delle scuole non statali e private. Il 97% dei casi denunciati si registra in occasione delle attività scolastiche, il 3% in itinere. Tre i casi mortali denunciati all’Inail entro il mese di febbraio 2026 (5 nel 2025).

Schlein: Meloni non faccia vittima, chiarisca rapporti Fdi-clan Senese

Roma, 7 apr. (askanews) – Giorgia Meloni “invece di fare la vittima si guardi in casa e faccia chiarezza all’interno del suo partito. Col suo vittimismo gli italiani ci pagano le bollette più care d’Europa, non si alzano i salari che sono tra i più bassi d’Europa e non ci pagano nemmeno la benzina che è rincarata a causa della guerra che lei non sta chiedendo di fermare”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein in una intervista a ‘di martedì’ che andrà in onda questa sera su La7.

“Il punto non sono i selfie”, ha aggiunto. “Qui il punto è che stanno emergendo dei rapporti strutturali tra esponenti di Fratelli d’Italia e membri di questo clan mafioso su cui lei dovrebbe esigere chiarezza. Dovrebbe essere la prima a chiedere trasparenza, a guardarsi dentro casa anziché attaccare i giornalisti come ha fatto anche oggi. Ma con che persone decidono di accompagnarsi?”.

Fa discutere il mancato sostegno al documentario su Regeni, prime dimissioni. Giuli risponderà alla Camera

Roma, 7 apr. (askanews) – Fa discutere l’esclusione dal finanziamento del Ministero della Cultura del documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo” di Simone Manetti. Domani il ministro Alessandro Giuli risponderà in aula alla Camera a un’interrogazione del Pd e alla vigilia del question time arrivano le prime dimissioni: Paolo Mereghetti, noto critico cinematografico, e Massimo Galimberti, docente di cinema in diversi atenei, hanno lasciato la commissione di esperti del Mic che valuta le opere meritevoli del tax credit.

Nell’interrogazione a prima firma della segretaria del Pd Elly Schlein si sottolinea come il documentario sia stato giudicato “non meritevole di sostegno pubblico”, con una decisione che “appare difficilmente comprensibile e priva di adeguata motivazione”. Per il Pd è una scelta “soltanto politica”, che evidenzia “l’anomalia di una bocciatura che colpisce un’opera già realizzata, premiata e ampiamente riconosciuta”. Nel mirino anche la “composizione della commissione incaricata della selezione”, rispetto alla quale “sono stati sollevati dubbi circa la piena imparzialità delle scelte”. Al ministro viene chiesto di chiarire le ragioni dell’esclusione e quindi “quali siano le motivazioni che avrebbero determinato l’esclusione del documentario ‘Giulio Regeni, tutto il male del mondo’ dai finanziamenti pubblici, tali da chiarire in modo inequivocabile che la decisione sia stata assunta esclusivamente sulla base di criteri tecnici e oggettivi, escludendo qualsiasi condizionamento di natura politica”.

Per la senatrice M5S Vincenza Aloisio è “evidente che il nuovo cinema italiano si stia allineando sempre di più con la destra, riflettendo una narrativa che celebra un’ideologia di appartenenza, mentre ignora critiche e racconti scomodi. Il disegno a firma Meloni è ben chiaro: dopo aver piazzato suoi adepti ai vertici dei complessi museali, ora è il turno di indirizzare la cultura cinematografica verso nuovi orizzonti, politicizzandola e oscurando scomode verità come quella relativa al caso Regeni”.

“Una farsa pilotata politicamente che danneggia oltremodo il cinema e la cultura italiana”, attacca il segretario di +Europa, Riccardo Magi. “Negare la valenza culturale di un documentario già premiato e che sarà proiettato in numerosi atenei italiani oltre che al parlamento europeo – prosegue – è l’ennesimo capolavoro del governo Meloni, che invece che fare di tutto per avere giustizia, arreca l’ennesimo torto alla memoria di Giulio Regeni”.

Il documentario, prodotto da Fandango e Ganesh, infatti, sta trovando spazio fuori dai circuiti istituzionali: partirà dall’Università Statale di Milano, lunedì 13 aprile, l’iniziativa “Le Università per Giulio Regeni”, con la prima proiezione negli atenei e una tavola rotonda dedicata alla libertà di studio e di ricerca. L’appuntamento segna l’avvio di una serie di proiezioni in tutta Italia ed è organizzato dall’Università degli Studi di Milano nell’ambito del progetto promosso dalla senatrice a vita Elena Cattaneo, scienziata e docente della Statale. L’iniziativa coinvolge 76 università e prevede, nell’arco di due mesi, incontri e proiezioni che chiameranno a raccolta circa 15mila persone attorno al tema della libertà della ricerca. “La storia di Giulio Regeni, grazie al coraggio e alla forza della sua famiglia – ha ricordato Elena Cattaneo – non si è conclusa con il ritrovamento al Cairo del suo corpo senza vita, dieci anni fa: al contrario, Giulio continua a vivere e a ‘fare cose’ attraverso un movimento di persone che si riconosce nel valore fondamentale della libertà. Lo stesso che Giulio ha difeso da studioso”.

Intanto anche il Coordinamento delle associazioni di autori e autrici 100autori, ANAC, WGI, AIR3, AIDAC, ACMF definisce “difficile da comprendere” l’esclusione di un’opera di cui “la quasi totalità della critica ha evidenziato il forte valore testimoniale”. Per questo il Coordinamento chiede che la Direzione generale cinema e audiovisivo “risponda alla nostra richiesta di confronto sulle modalità e criteri che la commissione si è data per effettuare le valutazioni”.

Prime dimissioni per mancato sostegno a film su Regeni, domani Giuli in Aula

Roma, 7 apr. (askanews) – Fa discutere l’esclusione dal finanziamento del Ministero della Cultura del documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo” di Simone Manetti. Domani il ministro Alessandro Giuli risponderà in aula alla Camera a un’interrogazione del Pd e alla vigilia del question time arrivano le prime dimissioni: Paolo Mereghetti, noto critico cinematografico, e Massimo Galimberti, docente di cinema in diversi atenei, hanno lasciato la commissione di esperti del Mic che valuta le opere meritevoli del tax credit.

Nell’interrogazione a prima firma della segretaria del Pd Elly Schlein si sottolinea come il documentario sia stato giudicato “non meritevole di sostegno pubblico”, con una decisione che “appare difficilmente comprensibile e priva di adeguata motivazione”. Per il Pd è una scelta “soltanto politica”, che evidenzia “l’anomalia di una bocciatura che colpisce un’opera già realizzata, premiata e ampiamente riconosciuta”. Nel mirino anche la “composizione della commissione incaricata della selezione”, rispetto alla quale “sono stati sollevati dubbi circa la piena imparzialità delle scelte”. Al ministro viene chiesto di chiarire le ragioni dell’esclusione e quindi “quali siano le motivazioni che avrebbero determinato l’esclusione del documentario ‘Giulio Regeni, tutto il male del mondo’ dai finanziamenti pubblici, tali da chiarire in modo inequivocabile che la decisione sia stata assunta esclusivamente sulla base di criteri tecnici e oggettivi, escludendo qualsiasi condizionamento di natura politica”.

Per la senatrice M5S Vincenza Aloisio è “evidente che il nuovo cinema italiano si stia allineando sempre di più con la destra, riflettendo una narrativa che celebra un’ideologia di appartenenza, mentre ignora critiche e racconti scomodi. Il disegno a firma Meloni è ben chiaro: dopo aver piazzato suoi adepti ai vertici dei complessi museali, ora è il turno di indirizzare la cultura cinematografica verso nuovi orizzonti, politicizzandola e oscurando scomode verità come quella relativa al caso Regeni”.

“Una farsa pilotata politicamente che danneggia oltremodo il cinema e la cultura italiana”, attacca il segretario di +Europa, Riccardo Magi. “Negare la valenza culturale di un documentario già premiato e che sarà proiettato in numerosi atenei italiani oltre che al parlamento europeo – prosegue – è l’ennesimo capolavoro del governo Meloni, che invece che fare di tutto per avere giustizia, arreca l’ennesimo torto alla memoria di Giulio Regeni”.

Il documentario, prodotto da Fandango e Ganesh, infatti, sta trovando spazio fuori dai circuiti istituzionali: partirà dall’Università Statale di Milano, lunedì 13 aprile, l’iniziativa “Le Università per Giulio Regeni”, con la prima proiezione negli atenei e una tavola rotonda dedicata alla libertà di studio e di ricerca. L’appuntamento segna l’avvio di una serie di proiezioni in tutta Italia ed è organizzato dall’Università degli Studi di Milano nell’ambito del progetto promosso dalla senatrice a vita Elena Cattaneo, scienziata e docente della Statale. L’iniziativa coinvolge 76 università e prevede, nell’arco di due mesi, incontri e proiezioni che chiameranno a raccolta circa 15mila persone attorno al tema della libertà della ricerca. “La storia di Giulio Regeni, grazie al coraggio e alla forza della sua famiglia – ha ricordato Elena Cattaneo – non si è conclusa con il ritrovamento al Cairo del suo corpo senza vita, dieci anni fa: al contrario, Giulio continua a vivere e a ‘fare cose’ attraverso un movimento di persone che si riconosce nel valore fondamentale della libertà. Lo stesso che Giulio ha difeso da studioso”.

Intanto anche il Coordinamento delle associazioni di autori e autrici 100autori, ANAC, WGI, AIR3, AIDAC, ACMF definisce “difficile da comprendere” l’esclusione di un’opera di cui “la quasi totalità della critica ha evidenziato il forte valore testimoniale”. Per questo il Coordinamento chiede che la Direzione generale cinema e audiovisivo “risponda alla nostra richiesta di confronto sulle modalità e criteri che la commissione si è data per effettuare le valutazioni”.

Tennis, Alcaraz: "Prima o poi perderò il n.1 mondiale"

Roma, 7 apr. (askanews) – “Perderò il primo posto nella classifica mondiale”. Parola di Carlos Alcaraz che archivia il secondo turno di Montecarlo (6-1, 6-3 a Baez, 14esima vittoria consecutiva sulla terra a cavallo del ’25 e del ’26) con una considerazione che mette insieme un po’ di realismo e un po’ di amarezza: “Non so se sarà questo o nei prossimi tornei. Difendo tantissimi punti, sarà difficile confermarli tutti e anche se lo facessi Jannik aggiungerà dei punti in questi tornei in cui non ne ha da difendere. Cercherò di giocare al mio meglio e vedremo che cosa accadrà, ma ovviamente per me il numero 1 non è nei miei pensieri, in questo momento. Cerco solo di sentirmi al meglio e vedremo come andrà la stagione sulla terra”.

Sinner resta l’avversario da battere, e non soltanto a Monte-Carlo. Carlos gioca la sfida a distanza: “Conosco Jannik e lui torna sempre più forte e migliore dopo una sconfitta. Sono sicuro che stia riguardando i tornei sulla terra dell’anno scorso e che sarà migliore quest’anno, quindi devo farmi trovare pronto. Sono rimasto sorpreso perché ha giocato tanto nell’ultimo mese sul cemento e non ha avuto molto tempo per riposare e prepararsi per la terra. Però lo abbiamo visto anche in doppio: ha giocato bene oggi, e questo dimostra che tipo di giocatore è, impressionante la capacità di adattarsi così rapidamente”. Sul suo esordio nel Principato, Alcaraz è soddisfatto ma aspetta test più complicati: “È stato fantastico. Come ho detto, mi mancava la terra, la stagione sulla terra. Sono davvero felice di poter tornare a giocare su questa superficie. Ho sorpreso me stesso. La prima partita di ogni torneo non è mai facile, è sempre complicata per tutto quello che hai in testa. È ancora più difficile quando cambi superficie e considerando che la mia ultima partita sulla terra risaliva a quasi un anno fa. Pensavo di sentirmi un po’ peggio in campo…”

Iraq, la milizia Kataib Hezbollah annuncia il rilascio della giornalista Usa Shelly Kittleson

Roma, 7 apr. (askanews) – La potente milizia irachena Kataib Hezbollah, gruppo allineato all’Iran, ha annunciato il rilascio della giornalista americana Shelly Kittleson che era stata rapita il 31 marzo nel centro di Baghdad.

“Abbiamo deciso di rilasciare l’imputata americana Shelly Kittleson a condizione che lasci immediatamente il Paese”, ha dichiarato in un breve comunicato Abu Mujahid al Assaf, un responsabile della sicurezza del gruppo.

Il giorno del rapimento di Shelly Kittleson, un funzionario statunitense aveva riferito che le autorità irachene avevano arrestato “un individuo con legami con la milizia Kataib Hezbollah”.

Collaboratrice di diversi media internazionali, anche italiani, Kittleson lavora da anni regolarmente in Iraq e in altri Paesi della regione.

Nel fine settimana di Pasqua 750mila visitatori nei musei statali

Milano, 7 apr. (askanews) – Sono stati circa 750 mila gli ingressi registrati nei musei, nei parchi archeologici e negli altri luoghi della cultura statali nel fine settimana di Pasqua e Pasquetta. Nei tre giorni di aperture si contano 57mila visitatori in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con un incremento complessivo di circa il 9%. Lo ha comunicato in una nota il ministero della Cultura, precisando che a questi numeri si aggiungono 31.714 visitatori delle Gallerie degli Uffizi – Giardino di Boboli e 24.092 ingressi del ViVe – Vittoriano e Palazzo Venezia.

Di seguito il ministero riporta i primi dati provvisori delle giornate del 4-5-6 aprile 2026 in ordine di affluenza per quanto riguarda i siti più frequentati: Parco archeologico del Colosseo – Colosseo. Anfiteatro Flavio 81.841; Parco archeologico del Colosseo – Foro Romano e Palatino 68.136; Parco archeologico di Pompei – Area archeologica di Pompei 52.812; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 49.393; Gallerie degli Uffizi – Gli Uffizi 33.953; Reggia di Caserta 27.221; Galleria dell’Accademia di Firenze 24.402; Musei Reali di Torino 21.892.

Caso Sigonella, Crosetto: non bisogna essere eroi per dire no agli Usa

Roma, 7 apr. (askanews) – Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha affermato oggi alla Camera, nell’informativa urgente sugli accordi che disciplinano l’uso delle basi in Italia, che la linea del governo deve restare ancorata alla legge, ai trattati internazionali e alla Costituzione, senza “rotture isteriche” né “subordinazioni infantili”.

Crosetto ha ricordato che, dopo la fine della guerra fredda, “il mondo è cambiato”, ma che “le ragioni storiche che avevano spinto i paesi occidentali a unirsi e difendersi non sono mai venute meno”. Anzi, ha aggiunto, “sono purtroppo aumentate nei numeri, nei fronti, nei rischi e nelle minacce”.

Il ministro ha indicato come prova di questo quadro anche “il progressivo allargamento dell’Alleanza atlantica”, sottolineando che negli ultimi anni “due nazioni storicamente neutrali, fuori dei blocchi, come la Finlandia e la Svezia” hanno scelto di aderire alla Nato. Crosetto ha poi rivendicato che l’Italia non rappresenta un’eccezione nel quadro occidentale, osservando che “non è il solo Paese occidentale che ha stipulato accordi bilaterali e diretti con gli Stati Uniti, che prevedono l’utilizzo di basi militari sul suolo nazionale”. Tra gli esempi citati, il ministro ha indicato “Gran Bretagna, Germania, Spagna, Grecia, Polonia”.

Secondo il titolare della Difesa, “rispettare questi accordi non significa essere coinvolti in una guerra, che come tutti sanno nessuno di noi ha voluto, ma rispettare degli impegni entro i confini dettati dalla legge e dalla Costituzione”. Ha quindi precisato: “Non siamo in guerra con l’Iran o con altri Stati, noi, e non ci riguarda questo”.

Crosetto ha ribadito che l’Italia è “parte della Nato, pienamente integrati nelle sue strutture, con capacità e assetti di cui i nostri alleati si prendono pieno merito e riconoscimento” ed è anche “alleata degli Stati Uniti, legata da un rapporto quasi secolare di amicizia”, ma al tempo stesso “sappiamo far rispettare le nostre leggi e i trattati che ci vincolano”.

“La strada su cui ci muoviamo, lo ripeto, è quella della legge, dei trattati internazionali e della Costituzione”, ha detto ancora il ministro, che ha rivendicato alla Camera la “piena continuità” con tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi decenni nella gestione degli accordi che regolano l’uso delle basi militari italiane da parte degli Stati uniti e della Nato, sostenendo che le polemiche di queste settimane ignorano sia il perimetro giuridico esistente sia la prassi consolidata da oltre 70 anni. Il titolare alla Difesa ha parlato infatti durante un’informativa urgente richiesta in seguito alla notizia secondo cui avrebbe negato l’uso di Sigonella a aerei militari Usa.

Il ministro ha insistito sulla necessità di “richiamare ancora una volta il perimetro di questi accordi, quelli in vigore, che regolano la disciplina dell’impiego delle basi militari da parte degli Stati appartenenti alla Nato e degli Stati Uniti”, distinguendo il quadro multilaterale dell’Alleanza atlantica da quello bilaterale tra Italia e Usa. Per la Nato, ha ricordato, il riferimento è la Convenzione sullo statuto delle forze del 1951, il cosiddetto Sofa, ratificata dall’Italia nel 1955. Sul piano bilaterale, invece, ha citato il Technical Agreement del 30 giugno 1954, il Bilateral Infrastructure Agreement del 20 ottobre 1954, poi aggiornato nel 1973, il memorandum d’intesa del 2 febbraio 1995, noto come Shell Agreement, e i successivi accordi tecnici relativi alle singole installazioni, inclusa Sigonella.

Crosetto, nell’informativa urgente successiva al caso Sigonella, ha rimarcato che non servono eroismi né coraggio particolare per opporsi a richieste americane non compatibili con la legge, perché la tutela dell’Italia passa dal rispetto delle istituzioni, della legge e della Costituzione.

“Quindi nessuno di noi si prende meriti facendo applicare la legge e deve dire no. Non esistono eroi. Non bisogna essere coraggiosi per dire no agli Stati Uniti se ci fanno una richiesta che non è possibile accettare. Noi non siamo difesi dal nostro coraggio, siamo difesi dal nostro rispetto delle istituzioni, della legge e della Costituzione”, ha dichiarato Crosetto. Il ministro ha aggiunto di essere certo che la stessa linea sarebbe stata seguita anche dai suoi predecessori alla Difesa. “E io sono certo che quello che ho fatto io, che farò io nei prossimi giorni, lo avrebbe fatto Lorenzo Guerini, l’avrebbe fatto Roberta Pinotti, l’avrebbe fatto Elisabetta Trenta, l’avrebbero fatto Ignazio La Russa e tutti quelli che hanno seduto sul posto di ministro della Difesa”, ha detto.

Crosetto ha quindi invitato a non trasformare il tema in terreno di scontro politico, sottolineando che “non è una cosa su cui mettere in discussione in un periodo come questo” e che il Paese “ha bisogno di unità”, in un momento difficile in cui si manifesta “una follia che sembra aver preso il mondo”, tra “la ricerca di armi sempre più sofisticate”, la ricerca “della bomba atomica per dirimere controversie internazionali” e “la volontà di distruggere altre nazioni come quella che l’Iran ha più volte manifestato nei confronti di Israele”.

“Noi, nel solco della nostra Costituzione e delle leggi, l’agenda da questo punto di vista ce l’abbiamo ben chiara”, ha concluso.

Lazio, Baldassarre: legge regionale famiglia è scelta di campo

Roma, 7 apr. – “La Pasqua rappresenta simbolicamente la rinascita della vita, un messaggio universale di speranza. Ed è proprio da qui che, come Regione Lazio vogliamo ripartire, rimettendo al centro la famiglia come valore centrale della vita, come luogo di solidarietà, sicurezza, crescita e speranza del futuro, in un momento come questo contrassegnato da sconforto, paure, guerre e crisi economiche internazionali”. Lo ha dichiarato Simona Baldassarre (Assessore alla Cultura, Pari Opportunità, Politiche giovanili e della Famiglia, Servizio Civile Regione Lazio), annunciando la legge regionale sulla Famiglia in dirittura d’arrivo.

“La proposta di legge a mia prima firma, incardinata in Consiglio – ha aggiunto l’assessore – condivisa da tante associazioni di categoria, fortemente radicate nel territorio, nasce con un obiettivo chiaro ovvero, affrontare in modo strutturale e integrato la crisi demografica, sostenendo concretamente la cosa più preziosa: la famiglia. I dati evidenziano una realtà preoccupante: i consumi delle famiglie rappresentano circa il 59,8% del Pil italiano, mentre la natalità continua a registrare un calo significativo, con una diminuzione del 3,9% secondo le ultime rilevazioni Istat. Per quanto riguarda il Lazio (studio dell’Osservatorio Vita e Natalità) nel 2025 le nascite sono calate del 9,4% e la fecondità è 1,01 figli per donna. Serve una vera inversione di tendenza, una rivoluzione culturale e politica che rimetta al centro la vita. Senza questo cambio di paradigma, il rischio è il progressivo declino della nostra società”.

Il provvedimento si caratterizza per un approccio innovativo: per la prima volta, famiglia, natalità e demografia vengono affrontate come una strategia complessiva di lungo periodo. Nel merito, introduce un cambio di paradigma, rendendo la natalità una priorità concreta.

Tra le misure principali, il programma “Famiglia Giovane”, con contributi economici e percorsi di accompagnamento alla genitorialità per aiutare le nuove coppie e favorire la nascita di nuclei familiari. Accanto a questo, la legge interviene a sostegno delle situazioni di maggiore fragilità, con misure dedicate alla maternità in difficoltà economica e un’attenzione concreta anche alle famiglie numerose e ai nuclei monogenitoriali o vedovi, riconoscendone il valore sociale e il bisogno di un supporto mirato. Viene valorizzato anche il principio di solidarietà intergenerazionale e il ruolo fondamentale dei nonni, spesso primo presidio di cura, educazione e virtuoso ammortizzatore sociale per le famiglie. Accanto a queste misure, viene introdotta la Carta Famiglia, uno strumento operativo che consentirà di accedere ad agevolazioni e servizi grazie alla collaborazione tra soggetti pubblici e privati, incidendo direttamente sulla qualità della vita quotidiana. La legge prevede inoltre, una programmazione triennale e annuale: l’istituzione di un Tavolo permanente su natalità e demografia e il rafforzamento dei centri per la famiglia, con l’obiettivo di superare la logica degli interventi frammentati e costruire una politica pubblica organica, con particolare attenzione anche alla conciliazione tra vita familiare e vita professionale”.

Si tratta di una legge nuova – ha concluso Simona Baldassarre – non di un semplice aggiornamento normativo, ma di un modello che può diventare un punto di riferimento anche per altre Regioni. Un modello che parte dal Lazio. Voglio ricordare che il presidente Rocca, per la prima volta nella storia della nostra Regione ha voluto una delega ad hoc per la famiglia, separandola dalle politiche assistenziali, perché investire sulla famiglia significa investire sul futuro della nostra regione”.

Iran, Conte: dopo ultimatum Trump basta posizioni ambigue da Meloni

Roma, 7 apr. (askanews) – Di fronte alle ultime minacce di Donald Trump all’Iran serve una “azione preventiva, ferma” dell’Europa e Giorgia Meloni non può limitarsi a formule come “non condivido e non condanno”. Lo dice il leader M5s Giuseppe Conte in un video sui social network. “Tra una manciata di ore scade l’ultimatum che Trump ha dato all’Iran – spiega – non possiamo rimanere con le mani in mano. Dobbiamo chiedere un’azione ferma, decisa, ai nostri governanti europei”.

Serve “un appello in cui si invita Trump a fermarsi a non andare oltre. Se i falchi a Washington stanno suggerendo un intervento irrimediabile, l’Europa deve farsi sentire con un intervento preventivo, una dichiarazione preventiva di ferma condanna”. Soprattutto, conclude, “le posizioni ambigue – non condanno e non condivido – della nostra premier Meloni le pagheremo a caro prezzo. Dovrebbe invece la nostra presidente del consiglio attivarsi con gli altri governanti per sollecitare subito come urgente una dichiarazione unitaria di condanna”.

Disco di platino per Samurai Jay con Ossessione

Milano, 7 apr. (askanews) – Ossessione, il brano con cui Samurai Jay ha debuttato alla 76a edizione del Festival di Sanremo è certificato disco di platino. Il brano, inoltre, è stabile alla prima posizione della Top Of The Music FIMI / NIQ da cinque settimane consecutive.

Samurai Jay continua a dominare le classifiche e gli streaming, rimanendo stabile al primo posto della Top 50 Italia di Spotify, diventando il brano più ascoltato del trimestre di Spotify e raggiungendo, inoltre la Top 200 Global (#164, la posizione più alta raggiunta). Con oltre 1,5 milioni di stream giornalieri e più di 60 milioni di stream complessivi su tutte le piattaforme, Samurai Jay è il primo artista della kermesse a superare i 10 milioni di ascolti con il proprio brano.

Ossessione si trova al primo posto della Apple Top: 100 Italy e della Top Songs Amazon Music.. Su Youtube, il videoclip ufficiale è al #4 posto tra i video musicali più visti con oltre 7 milioni di visualizzazioni. Sui social media il brano continua ad amplificare il proprio impatto: su TikTok il suono di Ossessione ha infatti superato i 250mila video creati dagli utenti, diventando virale e contribuendo a consolidare la presenza di Samurai Jay tra gli artisti più riconoscibili del momento.

Samurai Jay ha da poco pubblicato Obsesión feat. Naiara, la versione spagnola di Ossessione. Il brano vede la collaborazione di Naiara, una delle voci più potenti e carismatiche della nuova scena musicale spagnola e vincitrice di Operación Triunfo 2023. I due artisti si esibiranno per la prima volta insieme con Obsesión al LOS40 Primavera Pop, il 10 aprile alla Movistar Arena di Madrid. Un debutto speciale su uno dei palchi pop più importanti, dove Samurai Jay porterà la nuova versione del brano insieme a Naiara, in una grande celebrazione della musica pop, tra hit e artisti nazionali e internazionali.

Made in Italy, solo l’8,2% delle imprese italiane utilizza l’IA

Milano, 7 apr. (askanews) – Solo il 45,7% degli italiani possiede competenze digitali di base, contro una media europea del 55,6%. Un gap che limita l’adozione delle nuove tecnologie: in Italia l’8,2% delle imprese con più di 10 dipendenti utilizza soluzioni di intelligenza artificiale, contro il 13,5% della media europea e il 19,8% della Germania. E’ quanto emerge dl documento Made in Italy 2030 – Per una nuova strategia industriale. Un divario che si inserisce in un contesto in cui il sistema produttivo italiano resta fortemente manifatturiero ed export-driven: il 79% dell’export nazionale è manifatturiero, contro il 64% della media europea.

Per favorire l’utilizzo della tecnologia in azienda, in occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy 2026, promossa dal Mimit, 24ORE Business School avvia un ciclo di 10 incontri tematici aperti al pubblico, in programma dal 15 al 30 aprile, per approfondire i fattori che incidono sulla competitività del sistema produttivo italiano. Dall’industria musicale al lusso, dalla tutela della proprietà intellettuale fino alla cybersecurity e all’export, tante le sfaccettature affrontate in occasione del palinsesto di appuntamenti organizzati dalla scuola.

“Il valore del Made in Italy si misura oggi nella capacità delle imprese di esprimere e valorizzare la propria unicità, attraverso creatività, qualità del prodotto e forza del brand. È su questi elementi distintivi, insieme a un uso consapevole delle tecnologie e a una solida cultura manageriale, che si costruisce la competitività reale del sistema produttivo, soprattutto in una fase caratterizzata da margini più compressi, supply chain in ridefinizione e accelerazione dell’automazione”, ha detto Alice Acciarri, Managing Director di 24ORE Business School. “Con questo ciclo di incontri vogliamo offrire un’occasione concreta di approfondimento sui temi che oggi incidono in modo diretto sul futuro del Made in Italy”.