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Calcio, Di Vaio: "Roma? L’avremmo evitata volentieri"

Roma, 27 feb. (askanews) – Il direttore sportivo del Bologna Marco Di Vaio ha commentato a Sky Sport il sorteggio di Europa League contro la Roma, nel derby tutto italiano agli ottavi di finale:

Ce la godremo questa doppia sfida: “Noi un po’ meno. La Roma è una grandissima squadra e poi c’è un po’ meno di sapore europeo. Da calciatore io ho fatto una finale con la Juventus, avremmo preferito evitarla per tanti motivi, anche quello emotivo. La prepareremo bene, sarebbe stata una grande sfida anche col Friburgo. Vedremo cosa succederà”.

Il Bologna è in crescita: “Ci stiamo riprendendo dopo un periodo complicato soprattutto dal punto di vista dei risultati. Teniamo all’Europa League, sappiamo che ci può dare una spinta, fino a quei abbiamo fatto una buonissima competizione, con le ultime contro il Brann interpretate molto bene. Ora affronteremo una delle migliori in Italia, che ha entusiasmo e che ha trovato l’attaccante che mancava. Detto questo sappiamo che siamo una squadra difficile da affrontare anche noi”.

Calcio, Europa League, derby italiano Bologna-Roma

Roma, 27 feb. (askanews) – Sarà derby italiano tra Bologna e Roma agli ottavi di Europa League. Andata il 12 marzo al Dall’ara. Il 19 all’OLimpico. I giallorossi si sono qualificati direttamente grazie all’ottavo posto in league phase, mentre i rossoblù sono dovuti passare dai playoff dove hanno eliminato il Brann. La vincente del derby trova nei quarti una tra Lilla e Aston Villa.

Il tabellone degli ottavi di finale Genk-Friburgo Bologna-Roma Ferencvaros-Braga Stoccarda-Porto Nottingham Forest-Midtjylland Panathinaikos-Betis Siviglia Celta Vigo-Lione Lilla-Aston Villa Gli ottavi di finale sono in programma il 12 e 19 marzo; i Quarti di finale il 9 e 16 aprile; le Semifinali il 30 aprile e 7 maggio. La finale: 20 maggio 2026 (Istanbul)

Brancale: quando canto guardo su e c’è mia madre. Poi si commuove

Sanremo, 27 feb. (askanews) – Serena Brancale si commuove in conferenza stampa. Il brano che porta in gara a Sanremo, “Qui con me”, è molto personale, perché è dedicato a sua madre scomparsa pochi anni fa.

“Quando canto guardo su e lei è lì con me, alzando il braccio la indico e questa cosa mi aiuta tantissimo”, ha raccontato. Un brano, ha detto, che per quello che significa “ora è di tutti; mi sono in qualche modo liberata, è come una liberazione. La musica non è solo accordi, ballare, quello che mi piace fare, la musica è anche una riflessione e quest’anno sul palco porto proprio una carezza e una lettera a mia madre”.

Macron: da Von der Leyen "una brutta sorpresa" sul Mercosur

Roma, 27 feb. (askanews) – La decisione della Commissione europea di applicare provvisoriamente l’accordo commerciale con il Mercosur è “una brutta sorpresa” e “un pessimo modo” di trattare il Parlamento europeo. Lo ha affermato il presidente francese Emmanuiel Macron in una dichiarazione rilasciata a Parigi insieme al primo ministro sloveno Robert Golob.

“Si tratta di una grande responsabilità nei confronti degli agricoltori che hanno espresso le loro preoccupazioni” ed “è anche una grande responsabilità nei confronti dei cittadini europei e dei loro rappresentanti che non sono stati adeguatamente rispettati”, ha protestato il presidente francese, così come riporta Le Figaro.

La Francia si era detta contraria all’accordo di libero scambio Ue-Mercosur e il Parlamento europeo, lo scorso gennaio, aveva approvato una risoluzione per chiedere un parere giuridico alla Corte di giustizia sull’intesa, di fatto bloccandone l’applicazione. Per questo oggi la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha annunciato che la Commissione procederà con l’applicazione provvisoria.

Huawei presenta a Madrid la nuova linea wearable tra sport e fitness

Madrid, 27 feb. (askanews) – “Now is your run”. Da Madrid, Huawei rimette al centro movimento, benessere e tecnologia personale e rilancia nel mondo dei dispositivi indossabili puntando sulla corsa, sul fitness e sull’audio di alta gamma.

All’evento globale di lancio nella capitale spagnola, l’azienda tech ha presentato una nuova generazione di prodotti che arriveranno anche in Italia. Al centro c’è Watch GT Runner 2, il primo smartwatch professionale per la corsa sviluppato dopo cinque anni di ricerca e riprogettato pensando sia ai runner amatoriali sia agli atleti evoluti.

“GT Runner 2 è stato completamente riprogettato per i runner – ha spiegato Andreas Zimmer, Head of Product di Huawei – maggiore precisione del ritmo e del GPS. L’orologio è in titanio e stiamo utilizzando la cassa stessa come una sorta di antenna per prestazioni migliori. C’è poi il monitoraggio della frequenza cardiaca tramite Trusense integrato. E abbiamo una modalità maratona intelligente creata insieme al campione Eliud Kipchoge che ci ha spiegato cosa cercano i maratoneti professionisti in un orologio da corsa. Quindi tutto il software è stato progettato attorno alla loro esperienza”.

A Madrid è stato presentato anche Watch Ultimate 2 Verde, versione pensata per attività outdoor avanzate, che affianca alle funzioni per immersioni e sport estremi anche strumenti dedicati al golf. L’orologio integra modalità specifiche per il campo e per il gioco sul green, con supporto alla gestione dei colpi e alla lettura del percorso, offrendo un’esperienza sportiva più precisa e strutturata anche per i golfisti.

Accanto agli smartwatch, Huawei rinnova anche l’offerta audio con gli auricolari true wireless FreeBuds Pro 5. “Le cuffie TWS sono state riprogettate in modo che i FreeBuds siano ora più comodi da indossare modificandone la forma e le dimensioni. Abbiamo ancora due altoparlanti, uno per i bassi e uno per gli acuti, in modo da poter rendere il suono molto più chiaro e, naturalmente, abbiamo migliorato notevolmente la cancellazione attiva del rumore che ora copre più profondità e più ampiezza rispetto alla generazione precedente”, ha sottolineato Zimmer.

Completa la gamma Band 11, dispositivo compatto per il monitoraggio quotidiano di attività e parametri di salute. Huawei Watch GT Runner 2 sarà disponibile a partire dal 18 marzo, Huawei Watch Ultimate 2 Verde sarà disponibile a partire dall’11 marzo.

Jalisse a Casa Sanremo per campagna Sheba “Preparati a farti amare”

Sanremo, 27 feb. (askanews) – Il brand Sheba, parte del Gruppo Mars, ha lanciato il programma “Preparati a farti amare”, campagna globale per raccontare la connessione tra i gatti – di solito un po’ diffidenti, all’apparenza poco affettuosi e difficili da conquistare – e i loro padroni, trasformando il momento del pasto e le interazioni quotidiane in un’opportunità per alimentare fiducia.

La campagna è stata presentata in occasione del Festival a Casa Sanremo, dove sono arrivati anche i Jalisse – il duo formato da Fabio Ricci e Alessandra Drusia – che vinsero il Festival con “Fiumi di parole”, insieme al loro gatto Piggy, che hanno collaborato al progetto.

Aldo Mastellone, Corporate Affairs Senior Manager Italy di Mars: “Uno studio condotto da Mars in moltissimi paesi ha dimostrato proprio che uno dei grandi pain point dei pet parent è non sapere se i propri gatti provano affezione verso di loro. Per questo motivo Sheba è sicura che attraverso i propri prodotti è in grado di conquistare anche i gatti dal carattere più difficile. E in questo caso abbiamo deciso proprio di raccontare questa storia grazie a una partnership con i Jalisse, che con un pizzico di autoironia hanno voluto raccontare la frustrazione di essere ignorati dal loro pubblico più importante, ovvero la loro gattina Piggy”.

E i Jalisse hanno detto: “Noi amiamo gli animali, siamo circondati da cani, da gatti, poi io sono appassionata di gatti, io nasco veramente ‘gattara’, quindi ci hanno trovato in un momento giusto per poter fare questa campagna.’ Preparati a farti amare’, perché comunque ci deve essere un rapporto proprio di amore tra il padrone e l’animale, ci deve essere questa unione. Che poi noi ci definiamo genitori, più che padroncini, ormai è di casa Piggy, è come una figlia”.

Mercato yogurterie tra stagionalità e nuovi modelli di consumo

Roma, 27 feb. – Il settore delle yogurterie continua a mantenere una presenza stabile nel panorama del food retail, intercettando un pubblico trasversale e adattandosi a consumi che non si limitano più alla sola stagione estiva. “Il mondo della yogurteria è un settore davvero fiorente, perché è ideale per tutte le stagioni- ci spiega Giuseppe Picerno, fondatore di Yogurtissimo – c’è sia la parte fredda con lo yogurt gelato, sia la parte calda delle cr pes, dei pancakes, dei waffle. È uno dei punti di forza della yogurteria”. Per chi si avvicina a questo settore e sta valutando come muovere i primi passi, una delle opzioni più concrete è quella del franchising: “La soluzione del franchising è conveniente perché parte già da un modello collaudato: si inizia già con l’esperienza di un’azienda consolidata. – prosegue Picerno – Ma dietro ogni modello di franchising c’è sempre una storia concreta, fatta di persone, di scelte quotidiane e di un percorso costruito nel tempo. Il brand Yogurtissimo nasce qui ad Altamura, dove sono nato e cresciuto; ho sempre voluto dare il massimo per la mia città. Dopo diciotto anni, questo punto vendita crea dei risultati fantastici e ciò mi rende orgoglioso. Gli adolescenti che venivano qua una volta, ora accompagnano i loro figli”.

Da questa esperienza nasce anche una scelta precisa, che riguarda il modo di costruire il prodotto e l’identità del brand, partendo non dalla comunicazione ma da ciò che viene messo ogni giorno davanti al cliente.

“Noi non ambiamo a diventare famosi grazie al marketing, ma per la scelta delle materie prime, per la qualità del prodotto e il nostro modo di essere” afferma con orgoglio Giuseppe Picerno.

In Yogurtissimo l’esperienza non è mai standardizzata: il prodotto viene studiato e testato partendo dal punto vendita di Altamura, per poi essere replicato mantenendo qualità e coerenza, ma sempre con l’idea di creare un luogo accogliente, capace di ascoltare chi entra e di far sentire ogni persona al centro dell’esperienza. È la stessa visione che guida anche il rapporto con chi sceglie di entrare nel progetto, perché prima ancora del format conta il modo di stare con le persone.

“Chi vuole entrare a far parte della nostra squadra deve avere due caratteristiche fondamentali: essere se stessa ed essere umile. Come nostro affiliato, da noi riceverà supporto costante, saremo sempre al suo fianco perché comprendiamo benissimo il lavoro che c’è dietro” conclude il fondatore di Yogurtissimo.

Arctic Connections, lunedì a Roma conferenza internazionale

Roma, 27 feb. (askanews) – Lunedì 2 marzo alle ore 9.30, presso la suggestiva sede del Circolo degli Esteri a Roma, si terrà la settima edizione di Arctic Connections, la conferenza internazionale che quest’anno sarà dedicata alla Sicurezza dei Domini Strategici. L’iniziativa, promossa dalla Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale, dalla Ambasciata Reale di Norvegia in Italia e dall’High North Center for Business and Governance, riunirà rappresentanti istituzionali, accademici e industriali italiani e internazionali.

La conferenza mira a delineare le priorità operative per tutelare la libertà di navigazione e garantire la sostenibilità delle rotte artiche, promuovendo la cooperazione tra pubblico e privato.

Gli appuntamenti previsti saranno incentrati su quattro ambiti principali: l’evoluzione delle relazioni internazionali ed il ruolo dell’Artico nei nuovi sviluppi geopolitici; lo sviluppo delle infrastrutture e delle reti di connessione; la dimensione sottomarina e la salvaguardia della libertà di navigazione; le sfide geoeconomiche legate all’energia ed alle materie prime critiche.

“Roma crocevia tra Mediterraneo e Artico”. A presentare la settima edizione della conferenza, sarà il presidente della SIOI l’ambasciatore Riccardo Sessa, che ha definito questo evento “un passaggio strategico per il ruolo italiano nel Grande Nord”, sottolineando che: “L’Artico non è una periferia distante, ma un ‘Vicino Nord’ strategico”. Un concetto che sintetizza la visione italiana maturata dal 2013, anno dell’ingresso come Paese Osservatore nel Consiglio Artico, e rafforzata dalla recente pubblicazione del documento strategico nazionale.

Seguiranno gli interventi di apertura di Tord Tukun, ambasciatore di Norvegia in Italia, ed Andreas Raspotnik, esperto delle politiche artiche e della blu economy. Poi i saluti istituzionali di Edmondo Cirielli e di Agostino Pinna, inviato speciale dell’Artico, che introdurrà le linee di lavoro sulle priorità diplomatiche e scientifiche. Tra i relatori confermati ci saranno il vice ministro degli Affari Esteri della Norvegia Eivind Vad Petersson, il sottosegretario per il Commercio Internazionale della Finlandia Jarno Syrjala, insieme a dirigenti industriali come Kjell Morten Urke, General Manager, VARD Design AS (Gruppo Fincantieri), Massimo Claudio Comparini , Managing Director della Divisione Spazio di Leonardo, e Fabio Panunzi Capuano , Vice President Business Development and Corporate Diplomacy di Sparkle nonché esperti della difesa e della sicurezza.

Riconosciuta come pre-evento ufficiale dell’Arctic Circle Forum, la conferenza consoliderà il posizionamento di Roma quale piattaforma di dialogo tra Nord e Sud, in un contesto segnato da profonde trasformazioni geopolitiche e crescenti esigenze di cooperazione multilaterale.

Bruno Mars, presentato nella notte il nuovo album "The Romantic"

Roma, 27 feb. (askanews) – A distanza di un decennio dal suo ultimo progetto solista, Bruno Mars torna ufficialmente oggi con il suo atteso quarto album solista, “The Romantic”, disponibile ovunque tramite Atlantic Records. Il progetto include brani come l’esplosiva “I Just Might”, che è diventata il suo primo debutto al n. 1 della Billboard Hot 100, e “Risk It All”, accompagnata da un videoclip ufficiale diretto da Bruno e Daniel Ramos, ora su YouTube. Bruno ha presentato l’album stanotte su tutte le stazioni iHeartRadio in live streaming su TikTok Live.

Una specialissima iniziativa per tutti i fan italiani accompagna l’uscita dell’album: tutti coloro che acquisteranno l’album sullo store di Warner Music Italy avranno la possibilità di vincere un “Romantic Weekend” presso un Grand Hotel sul lago di Como e 2 biglietti “gold circle” per il Romantic Tour a Milano il 14 luglio. Il concorso termina il 5 marzo.

The Romantic arriva sulla scia del continuo successo in classifica di Bruno, con singoli di enorme successo come “Die With A Smile” con Lady Gaga, che è diventata la canzone più veloce nella storia di Spotify a raggiungere 1 miliardo di stream e ha raggiunto la vetta della Billboard Global 200 Chart per un record di 18 settimane, così come “APT” con ROSÉ — quest’ultima è stata recentemente nominata il singolo globale più venduto del 2025 da IFPI, incoronata la canzone più trasmessa in streaming a livello globale del 2025 da Apple Music, e ha registrato 19 settimane al numero uno della Billboard Global Excl. U.S. Chart e 12 settimane al numero uno della Billboard Global 200 Chart. Oltre ai suoi massicci successi in classifica a livello globale, “APT” ha anche vinto “Song of the Year” agli MTV Video Music Awards 2025 e ha ottenuto tre nomination ai 68esimo Annual GRAMMY Awards di quest’anno per “Song of the Year” “Record of the Year” e “Best Pop Duo/Group Performance”.

Bruno continua a dimostrarsi una delle forze più influenti nel settore musicale. Nel gennaio 2025, è diventato il primo artista nella storia di Spotify a superare i 150 milioni di ascoltatori mensili, classificandosi tra i migliori artisti globali della piattaforma. Nell’ottobre 2022, è diventato il primo artista nella storia della RIAA a guadagnare sei singoli certificati Diamante. A partire dal 2026, ha raggiunto almeno sette certificazioni RIAA Diamante per canzoni tra cui “Just the Way You Are”, che è ora la canzone più certificata nella storia con 21x RIAA Platino, “Uptown Funk” (con Mark Ronson), “Grenade” “That’s What I Like” “When I Was Your Man” “Locked Out of Heaven” e “The Lazy Song”. Il suo album di debutto, Doo-Wops & Hooligans, è l’album in studio di un artista solista maschile con la più lunga permanenza nella Billboard 200, con oltre 345 settimane in classifica. Si è assicurato dieci singoli al numero uno della Billboard Hot 100 e ha trascorso un totale di 30 settimane in cima alla Global 200 con i suoi successi del 2024-2025.

Quando la lavanderia industriale diventa sostenibile

Roma, 27 feb. – Negli ultimi anni la sostenibilità è entrata sempre più spesso nel contesto delle aziende, soprattutto in settori ad alto impatto come quello delle lavanderie industriali dove il consumo di acqua, energia e prodotti chimici incide in modo diretto sull’ambiente. “In realtà si potrebbe fare molto investendo in tecnologie avanzate utilizzando prodotti a basso impatto ambientale, controllando i processi produttivi” – spiega Dino Stella, CEO della Lavanderia Stella precursore, di almeno due decenni, del tema sostenibilità applicato al settore della lavanderia professionale.

Ma cosa significa in concreto rendere più sostenibile il lavoro di una lavanderia industriale? “Noi della lavanderia Stella, – continua il CEO – per ridurre i consumi idrici utilizziamo sistemi di recupero e del riutilizzo dell’acqua sino all’80% siamo una realtà molto energivora per questo investiamo tantissimo in macchinari tecnologicamente avanzati che ci permettono un risparmio energetico notevole. Avendo poi delle superfici importanti utilizziamo pannelli per recuperare energia rinnovabile. Un altro elemento necessario all’interno di una lavanderia industriale sono i prodotti chimici. Oggi c’è la possibilità di utilizzare prodotti meno impattanti, sono prodotti certificati che garantiscono igiene e sicurezza e quindi sono prodotti che rispettano l’abiente”.

Questo impegno verso processi di qualità e investimenti tecnologici è una strada che Lavanderia Stella ha intrapreso molti anni fa. “è stata molto difficile – continua Stella – perché parliamo di oltre 25 anni fa. Il mercato era poco sensibile, forse non lo era affatto perché era molto più attento ai costi. Ho avuto sempre una idea del cambiamento che avremmo vissuto e quindi degli investimenti e del percorso che dovevo intraprendere. Posso affermare adesso finalmente che il mercato è diventato più attento al percorso che io ho intrapreso”. Un percorso che per Lavanderia Stella non ha mai significato rinunciare alla qualità, “la qualità del servizio – spiega – parte innanzitutto dalla qualità del lavaggio poi ovviamente subito dopo c’è la fase di stiratura di piegatura, e poi anche le fasi di consegna dei prodotti. La qualità passa anche dalla personalizzazione del servizio a ogni singolo cliente, anche nei termini di piegatura di un capo particolare. Abbiamo attrezzature piegatrici che fanno anche delle pieghe speciali per garantire prodotti ben stirati e ben piegati”.

(Servizio Pubbliredazionale)

Piantedosi: polemiche strumentali su Mogol, è un monumento nazionale

Roma, 27 feb. (askanews) – “Noi siamo contentissimi di aver avuto qui” Mogol “e lo ringraziamo per quello che ci ha dato, quindi il resto sono le solite polemiche strumentali, ma noi siamo molto contenti di aver avuto un grandissimo artista, un monumento nazionale che ripeto ha regalato anche parte della sua capacità artistica, ha scritto una canzone regalandola come inno ai Vigili del fuoco, quindi gli siamo profondamente grati”. Lo ha detto il ministro dell’interno, Matteo Piantedosi, a margine della festa dei Vigili del fuoco al Teatro Argentina di Roma per l’87esimo anniversario di istituzione del corpo.

Il responsabile del Viminale ha risposto alle domande dei cronisti in merito al trasferimento ieri da Sanremo a Roma del maestro Mogol con un elicottero dei Vigili del fuoco.

I Jalisse: tornare a Sanremo per noi una missione ma c’è anche altro

Roma, 27 feb. (askanews) – “Io sono tranquilla, nel senso che non ho l’ansia da prestazione per salire sopra quel palco. Quindi non c’è nervosismo, preoccupazione, adrenalina che va, che scende. Me la vivo in maniera molto tranquilla, serenamente, ecco. Siamo sereni, vero?”. “Sì, tornare a Sanremo, su quel palco soprattutto, per noi è una missione, è quello che noi vogliamo, perché è il nostro lavoro. Siamo un’etichetta indipendente, quindi per noi presentare un progetto nuovo e ripartire da Sanremo che ci ha permesso non solo di arrivare al pubblico con la vittoria, ma anche all’Eurovision Song Contest a un quarto posto, sarebbe bellissimo, ma non c’è solo Sanremo, ci sono tanti progetti. Quindi siamo già pronti per partire con il tour e con la nostra band. Il nostro lavoro lo portiamo sempre avanti”.

Così i Jalisse, il duo musicale italiano formato da Fabio Ricci e Alessandra Drusian, parlando a Casa Sanremo dove hanno presentato un progetto a cui hanno collaborato per Sheba.

Michele Bravi svela nome chat di famiglia: Bravi col cu… degli altri

Sanremo, 27 feb. (askanews) – Michele Bravi, in gara tra i 30 big del Festival di Sanremo, ha svelato in conferenza stampa, il nome della sua chat di famiglia: “Posso dirlo? Giochiamo con il nome Bravi e si chiama ‘Bravi col cu… degli altri”.

L’Alta corte israeliana sospende temporaneamente il blocco delle 37 Ong

Roma, 27 feb. (askanews) – L’Alta corte israeliana ha emesso un’ingiunzione provvisoria che impedisce di espellere 37 organizzazioni umanitarie internazionali che operano nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Lo riporta Haaretz.

Nei giorni scorsi 17 ong, tra cui Oxfam, Norwegian Refugee Council (Nrc) e Medici senza frontiere, avevano presentato ricorso alla Corte suprema israeliana per bloccare la decisione del governo israeliano di espellerle entro la fine del mese, ammonendo sulle conseguenze “catastrofiche” per i civili.

La Cina ai suoi cittadini: non recatevi in Iran

Roma, 27 feb. (askanews) – Il ministero degli Esteri cinese e le missioni diplomatiche in Iran hanno invitato i cittadini cinesi a non recarsi nel Paese e quelli già presenti a rafforzare le misure di sicurezza e a lasciare il territorio il prima possibile, alla luce del significativo aumento dei rischi per la sicurezza.

Secondo l’avviso, recentemente diversi Paesi hanno raccomandato ai propri cittadini di evacuare dall’Iran per il deterioramento della situazione. Pechino ha quindi esortato i connazionali a evitare viaggi verso l’Iran e ha chiesto a quelli sul posto di adottare precauzioni rafforzate e organizzare quanto prima la partenza.

Le ambasciate e i consolati cinesi in Iran e nei Paesi limitrofi forniranno l’assistenza necessaria ai cittadini cinesi che intendano lasciare il Paese tramite voli commerciali o trasferimenti via terra, ha aggiunto la diplomazia cinese.

Sci, Suter vince la libera di Andorra, Goggia terza

Roma, 27 feb. (askanews) – La Coppa del Mondo torna dopo l’Olimpiade e l’Italia non perde il vizio di salire sul podio. Nella discesa libera di Soldeu (Andorra) ci pensa Sofia Goggia, che chiude al terzo posto dietro alla svizzera Corinne Suter e all’austriaca Nina Ortlieb. La bergamasca, che aveva conquistato il bronzo nella prova di velocità anche sull’Olympia delle Tofane, ha pagato un inizio non perfetto sulla pista andorrana, con temperature molto alte (5°C in partenza) e neve primaverili. Scattata con il pettorale numero 6, Goggia ha poi rimontato alla grande nella parte bassa, pagando un ritardo di 24 centesimi dalla vincitrice. Punti importanti per la classifica di specialità, dove la leader Lindsey Vonn (400 punti) non potrà ovviamente difendere la sua prima piazza. In Top-10 anche Laura Pirovano, nona, mentre non ha partecipato Federica Brignone, che dovrebbe rientrare nel SuperG in programma sabato.

Per l’omicidio del finanziere a Milano arrestato in Spagna il figlio

Milano, 27 feb. (askanews) – E’ stato eseguito in Spagna un mandato di arresto europeo nei confronti del figlio 34enne di Alexandru Adarici, il 54 anni uomo d’affari con doppia nazionalità ucraina e romena il cui cadavere era stato rinvenuto il 23 gennaio scorso sull’asfalto sotto la finestra di un bed&breakfast di via Nerino, nel pieno centro di Milano. L’arresto, spiega un comunicato della Questura di Milano, è stato disposto per l’ipotesi di reato di sequestro di persona aggravato dalla morte della persona offesa, nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura del capoluogo lombardo.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’indagato avrebbe convinto il padre, un ex banchiere attivo, insieme con il figlio, nel settore della finanza e degli investimenti, a recarsi a Milano per partecipare a un “meeting” di lavoro in uno stabile di via Nerino. In quel contesto, sempre secondo gli investigatori, avrebbe concorso al sequestro del padre per costringerlo a trasferire 250mila euro in criptovalute. Al 34enne viene addebitata anche la caduta del padre dalla finestra dell’appartamento, perché sarebbe stata l’unica persona presente nella stanza in quel momento.

Le indagini, svolte dal Servizio centrale operativo e dalla Squadra mobile di Milano con l’ausilio del Servizio di cooperazione internazionale di polizia e in raccordo informativo con Europol e Eurojust, hanno ricostruito un grave quadro indiziario a carico del giovane, che ha permesso ai Mossos d’Esquadra di Barcellona a eseguire l’arresto, a cui hanno preso parte anche due investigatori della Polizia di Stato.

Von der Leyen: procediamo con l’applicazione provvisoria dell’accordo Ue-Mercosur

Roma, 27 feb. (askanews) – La Commissione procederà ora all’applicazione provvisoria dell’accordo UE-Mercosur, ha dichiarato oggi in conferenza stampa la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

“Uruguay e Argentina sono diventati i primi paesi a ratificare l’accordo UE-Mercosur. Si prevede che Brasile e Paraguay seguiranno presto. Ed è una notizia davvero positiva”, ha affermato von der Leyen.

Secondo la presidente, questo accordo conferisce “all’Europa un vantaggio strategico di primo arrivato in un mondo di forte concorrenza e orizzonti brevi”, “ma questo vantaggio di primo arrivato deve concretizzarsi”. Infatti, von der Leyen ha sottolineato come la Commissione abbia in questo momento adottato una “approvazione provvisoria”, ma è necessario che il Parlamento europeo approvi in via definitiva l’accordo.

Ceccanti (Sinistra per il Sì): “Una riforma di sistema, non di schieramento”

Professore, partiamo dal dato politico. La separazione delle carriere è mai stata nel patrimonio culturale e programmatico del centrosinistra?

Bisogna ricostruire il percorso storico. Prima della Costituzione avevamo un modello di processo di tipo inquisitorio, fondato sul primato delle istituzioni sulla persona e sulle esigenze di sicurezza. In quel modello accusatore e giudice erano sostanzialmente interni allo stesso blocco, mentre l’imputato era la parte debole.

La Costituzione compie una prima grande operazione: recide il cordone ombelicale tra magistratura e politica, costruendo un sistema autonomo. Però non poteva trasformare immediatamente il processo in senso accusatorio: infatti, nelle disposizioni transitorie, si rinvia a una futura riforma dell’ordinamento giudiziario.

Il vero passaggio arriva nel 1989 con il nuovo codice di procedura penale. Ma per anni si continua a ragionare con mentalità inquisitoria. E allora, per reazione, si decide di costituzionalizzare i principi del giusto processo in modo da renderli effettivamente vincolanti

Arriviamo così alla riforma dell’articolo 111 della Costituzione.

Esattamente. Durante la Bicamerale D’Alema – alla quale partecipavo come consulente dei parlamentare del centrosinistra – si afferma il principio cardine del processo accusatorio: le prove si formano nel contraddittorio tra le parti e il giudice deve essere terzo rispetto a due parti, accusa e difesa.

Questo principio viene poi inserito nell’articolo 111 nel 1999 con un voto largamente bipartisan, guidato per il centrosinistra da Cesare Salvi. Il testo è chiarissimo: il giudice è terzo e le altre due sono parti.

Se il pubblico ministero è parte, ne discende una conseguenza logica: non può condividere lo stesso organo di governo del giudice. Il CSM unico nasce in un’altra stagione storica, coerente con un modello diverso.

Dunque la separazione delle carriere è coerente con l’impianto del giusto processo votato anche dal centrosinistra?

È una conseguenza ordinamentale di quel principio. Dopo il 1999, in un clima politico meno conflittuale, sarebbe stato naturale completare il disegno: superare il CSM unico e creare un sistema coerente con la terzietà del giudice.

Purtroppo il conflitto politico degli anni successivi – soprattutto quello tra Berlusconi e la magistratura milanese – ha impedito di affrontare serenamente questo passaggio. Ma sul piano logico e sistematico la direzione era tracciata.

Perché allora oggi l’ANM reagisce con tanta durezza?

Perché non accetta fino in fondo l’idea che il pubblico ministero sia una parte. Si sostiene talvolta che sia “parte imparziale”, ma è una contraddizione: una parte non può essere imparziale, per definizione.

Se si accetta che il PM è parte, allora è coerente separare i Consigli superiori e prevedere un organo disciplinare distinto da quello che gestisce nomine e trasferimenti. Anche questa, peraltro, è un’esigenza avvertita da tempo: già la Commissione Paladin nel 1991 segnalava il rischio di concentrare funzioni amministrative e disciplinari nello stesso organo.

Altro punto controverso è il sorteggio per il CSM.

Il problema vero è il correntismo. I sistemi elettorali del CSM hanno finito per rafforzare il peso delle correnti. Io stesso ho proposto per due legislature un sistema a collegi uninominali, per valorizzare le persone e ridurre la dipendenza dalle correnti.

Oggi il sistema è fortemente correntizio. Non considero il sorteggio la soluzione ideale, ma tra un sistema dominato dalle correnti, che sono in realtà diventate delle cordate, e un sistema che attenui quel potere, ritengo il secondo preferibile.

C’è chi sostiene che la riforma metta il pubblico ministero sotto il controllo dell’esecutivo.

Non c’è nulla nel testo che vada in quella direzione. Nei nuovi CSM i magistrati restano due terzi. Le componenti laiche sono elette dal Parlamento con maggioranze qualificate, quindi coinvolgendo maggioranza e opposizione.

Anche nella Corte disciplinare i numeri garantiscono equilibrio: tre quinti togati, un quinto di nomina parlamentare e un quinto del Presidente della Repubblica. Non c’è alcuna subordinazione al governo.

 

In Europa qual è il quadro?

Le democrazie mature si fondano sul primato della persona e su un pluralismo dei poteri, anche interno ai poteri stessi. Il modello accusatorio, di matrice anglosassone, è stato progressivamente adottato perché più coerente con la tutela dei diritti individuali.

Un esempio significativo è il Portogallo, che ha previsto due distinti Consigli superiori. Non è una scelta “di destra”: è una scelta coerente con il pluralismo democratico.

Dal punto di vista del cittadino, cosa cambierebbe?

Soprattutto nella fase delle indagini preliminari, oggi il giudice può non sentirsi pienamente libero rispetto al pubblico ministero, anche per via del CSM unico.

Abbiamo un dato significativo: oltre il 40% dei processi si conclude con assoluzioni. Questo significa che molte persone affrontano un processo che forse poteva essere evitato. Il processo è già una pena, sotto il profilo umano, sociale ed economico.

Rafforzare l’equilibrio tra accusa e giudice significa evitare che cittadini chiaramente innocenti finiscano nel “tritacarne” giudiziario.

Ultima domanda: questo referendum rischia di essere letto in chiave politica?

È un referendum istituzionale, non un’elezione politica. Le riforme delle regole del gioco dovrebbero essere condivise il più possibile. In un clima diverso si sarebbe potuto trovare un accordo ampio.

Oggi si vota. E si vota su un principio semplice: dare piena coerenza al modello del giusto processo che il Parlamento ha già scelto nel 1999.

Giustizia, riforma fuori tempo e fuori bersaglio

Un quesito referendario vecchio e superato

Uno dei limiti del quesito referendario sulla magistratura (e non sulla giustizia, come viene invece impropriamente presentato!) è quello di essere vecchio e superato da una serie di interventi normativi succedutisi negli anni a partire dalla “Riforma Cartabia”, interventi che hanno modificato in modo sostanziale la possibilità di transitare nei ruoli della magistratura da una funzione all’altra, rendendo tale passaggio un’operazione molto più rara e difficile da realizzare a seguito dell’introduzione di limiti e paletti specifici. La narrazione del magistrato che gioca due ruoli diversi nella stessa partita è una semplificazione che non ha alcun riscontro concreto.

Le radici negli anni Novanta: il conflitto politica-magistratura

Il quesito referendario affonda infatti le radici nel conflitto che esplose negli anni Novanta tra politica e magistratura, a seguito della cosiddetta vicenda “Mani pulite”, un conflitto successivamente acuitosi con le inchieste che interessarono Berlusconi su diversi fronti. Non è necessario tornare sul merito specifico di quelle vicende, ma giova ricordare che proprio da quel momento inizia una dura contrapposizione tra politica e magistratura che si è trascinata fino ad oggi con una serie infinita di reciproci attacchi e delegittimazioni di ogni genere. Oggi, seppure ancora in una fase di insufficiente storicizzazione di quegli accadimenti, c’è la diffusa convinzione che quella vicenda doveva essere gestita con molto più equilibrio dalla politica da un lato e dalla magistratura dall’altro.

Difendersi “dai processi” o “nei processi”

La politica, pur in presenza di un sistema attraversato da alcune evidenti distorsioni, ha spesso cercato di bypassare il momento dell’accertamento della verità, difendendosi “dai processi” anziché “nei processi”. Sull’altro fronte la magistratura ha avuto atteggiamenti aggressivi e spesso improntati ad un principio di presunzione di colpevolezza, teso ad anticipare il giudizio prescindendo da quella che sarebbe poi stata la sentenza e quindi la “verità processuale” della specifica questione. In questo tipo di comportamenti si distinsero in modo particolare i magistrati di alcune procure, come pubblici ministeri incaricati per le indagini e per i processi che seguirono.

Il ruolo del pubblico ministero e la ricerca della verità

Ed è proprio sul ruolo dei pubblici ministeri che va fatta un’attenta riflessione, ovvero sulla loro funzione di accertamento della verità nella sua complessità e soprattutto nella sua completezza; pubblici ministeri che sono tenuti a valutare non solo le prove a carico della persona indagata e utili a provarne la colpevolezza, ma anche gli elementi altrettanto utili a provarne l’innocenza o l’estraneità ai fatti contestati.

Se oggi in alcuni casi si può ingenerare qualche legittimo dubbio sulla effettiva terzietà del pubblico ministero nel condurre le indagini che esitano poi in una decisione di archiviazione o di rinvio a giudizio, con il nuovo assetto post-riforma e con la separazione dei ruoli si avrà una divisione funzionale (fin dalla fase formativa e concorsuale) che toglierà ogni residuo dubbio sulla parzialità del PM, ovvero di quel pubblico ministero che sarà altra cosa rispetto ai magistrati chiamati a giudicare.

A quel punto la posizione di terzietà resterà infatti un dovere solo per la magistratura giudicante, a fronte delle altre due parti chiamate a confrontarsi nel processo, con un pubblico ministero sottratto alla sua funzione di “ricerca della verità” e intento a sostenere le ragioni dell’accusa in contrapposizione a quelle della difesa. Sarà così istituita per eterogenesi dei fini la figura del PM come “poliziotto con la toga”. Una frittata giuridica con un effetto boomerang per chi, votando legittimamente “Sì”, penserà di compiere un atto che va nella direzione di un maggiore garantismo. Purtroppo, non sarà così, anzi…!

Una riforma garantista dovrebbe rafforzare la difesa

Una riforma della giustizia vera, incisiva e maggiormente garantista dovrebbe invece puntare a rafforzare la posizione dell’indagato e della sua difesa fin dal momento del contraddittorio che precede la decisione del GUP in relazione all’archiviazione o al rinvio a giudizio, rendendo quel passaggio meno sommario e sbrigativo, non limitandosi ad archiviare i soli casi di manifesta e palese infondatezza delle accuse, ma anche quei casi per i quali emergano fin da subito le prove a discarico dell’indagato.

L’obbligatorietà dell’azione penale non deve tradursi in “obbligatorietà del rinvio a giudizio”. Evitare dei rinvii a giudizio non strettamente necessari significherebbe avere qualche fascicolo in meno in giro per i tribunali, ma soprattutto per molte persone un risparmio di soldi e di ansia, in particolar modo per l’innocente che nel processo è sempre la parte più debole (Giuseppe Chiovenda docet) dovendo subire ipso facto l’ingiustizia dell’onere di una prova a suo discarico, per un reato che non ha commesso. Ma di tutto questo non v’è traccia nella Riforma Nordio!

Sanzionare l’errore non restituisce giustizia al cittadino

È del tutto insufficiente osservare che il magistrato che sbaglia dovrà poi risponderne alla costituenda corte disciplinare. Questo approccio spiega infatti come al centro della “Riforma Nordio” non ci sia il cittadino, ma i magistrati ed una malcelata voglia di “farli pagare” per i loro errori; un principio che, pur avendo una sua ratio, non restituisce al malcapitato cittadino neanche un minuto del tempo che ha perso nel procedimento che lo ha visto ingiustamente accusato.

Se invece al centro della riforma ci fosse stato davvero il cittadino, la norma avrebbe dovuto prevedere dei meccanismi utili per prevenire ed evitare l’errore, anziché accontentarsi di sanzionarlo; la sanzione al magistrato, per quanto dura possa essere, non restituirà mai al cittadino la serenità e la reputazione ingiustamente violate. Ma neanche di questo v’è traccia nella Riforma Nordio!

L’assenza dell’esclusività di funzione

Una riforma con una qualche utilità per i cittadini avrebbe dovuto prevedere una “esclusività di funzione” che impedisse ai magistrati di assumere ruoli al di fuori dei tribunali, ovvero dei luoghi naturalmente deputati all’amministrazione della giustizia, soprattutto nell’attuale condizione di carenza di organici nella magistratura. Oggi tanti magistrati sono sottratti alla loro funzione naturale per essere impegnati in ruoli dirigenziali o consulenziali nei ministeri, nelle authority, negli enti locali e perfino negli organismi di giustizia sportiva. Ma neanche di questo v’è traccia nella Riforma Nordio!

Non una riforma della giustizia, ma un possibile peggioramento

Ecco perché è improprio parlare di “riforma della giustizia” quando il funzionamento della macchina giudiziaria non sarà modificato dalla riforma sottoposta a referendum, ma potrebbe addirittura peggiorare la posizione del cittadino che si dovrà rapportare con un PM ulteriormente rafforzato nel confronto tra le parti in causa.

IA, Meloni: rivoluzione dirompente, governarla con uomo al centro

Roma, 27 feb. (askanews) – L’intelligenza artificiale è la “più dirompente rivoluzione della nostra epoca” e “l’impatto” che questa ha “sul mondo del lavoro” deve essere governato ponendo l’uomo “al centro” di un perimetro di “regole etiche”. Così la premier Giorgia Meloni in un messaggio all’evento ‘Ia e lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità strategie, fiducia, regole, competenze’.

“Eravamo abituati ad un progresso che aveva come obiettivo quello di ottimizzare le capacità umane e che si concentrava essenzialmente sulla sostituzione del lavoro fisico, in un mondo nel quale l’uomo rimaneva al centro. L’intelligenza artificiale ha ribaltato questo paradigma, perché ad essere soppiantato non è più il lavoro fisico dell’uomo, ma il suo intelletto, ovvero ciò che da sempre ha reso l’uomo insostituibile da una macchina”, aggiunge la premier.

“Se questo processo non viene governato, sempre più lavoratori rischiano di diventare inutili e lo scenario che abbiamo davanti è quello di un progressivo impoverimento della classe media. Ecco perché noi siamo convinti che l’IA sia una tecnologia che può sprigionare tutto il suo potenziale positivo solo se il suo sviluppo si muoverà in un perimetro di regole etiche che mettano al centro la persona, i suoi diritti e i suoi bisogni. Questa è la bussola – afferma – che ha orientato e continuerà ad orientare il lavoro del Governo, ad ogni livello”.

Meloni rivendica che l’Italia è “tra le prime nazioni ad essersi dotate di una legge nazionale sull’intelligenza artificiale, all’interno del quale è previsto l’Osservatorio sull’adozione dell’IA nel mondo del lavoro. Organismo che è stato incardinato nell’alveo del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e a cui abbiamo attribuito importanti funzioni di monitoraggio, analisi e indirizzo. La nascita dell’Osservatorio è una delle azioni connesse all’impegno più ampio che l’Italia sta portando avanti in ambito internazionale, e che ha trovato declinazione concreta nella decisione assunta nel corso della Presidenza italiana del G7 di dare vita ad un Piano d’Azione sull’uso dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro”.

In coerenza con questa impostazione, prosegue Meloni, “il Governo sta lavorando seguendo tre direttrici fondamentali che guardano alla formazione delle competenze, alla qualità del lavoro e dei servizi offerti, alla governance dei sistemi che utilizzano l’intelligenza artificiale. Come ci ricorda la Banca Mondiale, la competenza è la chiave per fare la differenza in quest’epoca. Per questo il Governo è impegnato, anche in collaborazione con le grandi aziende leader in questo settore, per colmare il mismatch esistente tra esigenze delle imprese e professionalità disponibili, favorire lo sviluppo e il riconoscimento di nuove competenze e promuovere attività di reskilling e upskilling per tutti, giovani e adulti, lungo tutto l’arco della vita e nei luoghi di lavoro e nelle società”.

La seconda direttrice, prosegue, riguarda la qualità del lavoro. “L’intelligenza artificiale ci offre l’opportunità di migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro, ottimizzare l’organizzazione, liberare tempo da attività ripetitive e a basso valore aggiunto”, dice per passare poi alla terza direttrice che “tocca le regole, perché è essenziale garantire trasparenza degli algoritmi, tutela dei dati personali, non discriminazione e pieno rispetto dei diritti fondamentali. L’Italia ha già dimostrato di voler essere all’avanguardia, definendo regole chiare contro gli abusi e difendendo con forza la creatività umana e il diritto d’autore”.

“Accanto a tutto questo, stiamo lavorando per attrarre investimenti, rafforzare le infrastrutture digitali, sostenere la ricerca e la sperimentazione, costruire un ecosistema dell’innovazione che generi valore e occupazione in Italia e faccia crescere quelle realtà produttive che già oggi lavorano in quest’ambito. Perché siamo convinti che possa e debba esistere una via italiana all’intelligenza artificiale: la nostra Nazione ha le eccellenze, la visione e la determinazione per giocare un ruolo di primo piano in questo scenario. Governare l’impatto dell’IA sul lavoro è una responsabilità condivisa: Istituzioni, imprese, parti sociali, comunità scientifica. L’iniziativa di oggi va esattamente in questa direzione: creare uno spazio di analisi e dialogo per tentare di anticipare i cambiamenti e fare scelte coraggiose per il futuro. Faremo tesoro delle riflessioni che emergeranno nel corso del dibattito, perché quella che abbiamo davanti è una sfida epocale che possiamo vincere solo se siamo capaci di unire le forze e di mettere a sistema le migliori energie che abbiamo a disposizione”, conclude la premier.

Share più alto dal 1990 nella terza serata di Sanremo

Sanremo, 27 feb. (askanews) – Con il 60,6% di share, la terza serata del Festival di Sanremo 2026 registra il dato più alto dal 1990 (per la stessa serata), condotto da Johnny Dorelli e Gabriella Carlucci.

Nel 1990, quando il Festival era ancora a quattro serate, lo share fu di 64,59%.

Nella prima parte della terza serata del Festival di Sanremo (dalle 21.45 alle 23.33) i telespettatori sono stati 12 milioni e 585 mila, pari al 60,4% di share.

Nella seconda parte della serata (dalle 23.37 all’1.13), i telespettatori sono stati 5 milioni e 941mila, ovvero il 61,3% di share.

Anthropic non cede al Pentagono: niente accesso illimitato al modello

Roma, 27 feb. (askanews) – La società statunitense di intelligenza artificiale Anthropic ha ribadito il rifiuto di concedere al Pentagono accesso illimitato ai propri modelli, pur rivendicando un ampio impegno a sostegno della sicurezza nazionale degli Stati uniti. Lo scontro con l’amministrazione del presidente Donald Trump potrebbe sfociare in contenzioso legale.

Il Dipartimento della Difesa aveva presentato alla società una “offerta finale”, chiedendo di firmare entro oggi un documento che concederebbe pieno accesso al modello di Ia Claude. “Non possiamo in coscienza accedere alla loro richiesta”, ha affermato in una nota l’amministratore delegato Dario Amodei.

Nel testo, Amodei ha sottolineato che Anthropic considera “esistenzialmente importante usare l’Ia per difendere gli Stati uniti e le democrazie”, ricordando che l’azienda è stata la prima a distribuire modelli di frontiera nelle reti classificate del governo Usa, nei laboratori nazionali e presso clienti della sicurezza nazionale. “Claude è ampiamente distribuito nel Dipartimento della Difesa e in altre agenzie di sicurezza per applicazioni critiche come analisi d’intelligence, simulazione, pianificazione operativa e operazioni cyber”, ha affermato.

Il ceo ha inoltre rivendicato decisioni a tutela del primato tecnologico statunitense, come il blocco dell’uso di Claude da parte di entità legate al Partito comunista cinese e il sostegno a controlli severi sull’export di chip. Anthropic, ha aggiunto, non ha mai contestato operazioni militari specifiche né cercato di limitare l’uso della propria tecnologia caso per caso.

Il rifiuto riguarda tuttavia due ambiti che l’azienda considera incompatibili con valori democratici o con l’affidabilità tecnologica attuale: la sorveglianza di massa interna e le armi completamente autonome. “L’uso di sistemi di Ia per sorveglianza domestica di massa è incompatibile con i valori democratici”, ha scritto Amodei, mentre le armi pienamente autonome, che escludono l’uomo dal processo decisionale letale, “non sono oggi abbastanza affidabili” e potrebbero mettere a rischio militari e civili.

Secondo la società, il Pentagono ha chiesto ai fornitori di Ia di accettare “qualsiasi uso legale” rimuovendo tali salvaguardie, minacciando in caso contrario di escludere Anthropic dai propri sistemi, designarla come rischio per la catena di approvvigionamento o invocare il Defense Production Act per imporre la rimozione delle restrizioni. “Queste minacce non cambiano la nostra posizione”, ha affermato Amodei.

Anthropic ha dichiarato di preferire continuare a collaborare con il Dipartimento della Difesa mantenendo le due salvaguardie, ma si è detta pronta a facilitare una transizione verso altri fornitori senza interruzioni delle operazioni militari qualora Washington decidesse di interrompere la collaborazione. “Restiamo pronti a continuare il nostro lavoro a sostegno della sicurezza nazionale degli Stati uniti”, ha concluso il ceo.

La famiglia di Bud Spencer omaggia l’attore Da Michele

Roma, 27 feb. – La famiglia del grande Bud Spencer rende omaggio al “gigante buono” del cinema arricchendo con i fagioli una pizza, simbolo di Napoli nel mondo, a l’Antica Pizzeria Da Michele. Due famiglie che si incontrano per celebrare un’iniziativa speciale per i mesi di febbraio e marzo, attiva nelle sedi de l’Antica Pizzeria Da Michele Aversa, Pompei, Salerno e Caserta, dedicata a Bud Spencer. Un omaggio che unisce il piatto simbolo di Napoli al “gigante buono” più amato del cinema. Per i mesi di febbraio e marzo, i clienti delle sedi campane del brand si stanno immergendo in un’esperienza culinaria ispirata ai celebri film di Carlo Pedersoli. Il centro di questa esperienza è il Pizzone alla Bud Spencer, con i fagioli Bud Power preparati secondo la ricetta originale, salsiccia e fior di latte di Agerola, anche in versione senza gluitine a Salerno, Aversa, Pompei e Caserta. Ancora, Fagioli e Salsiccia in terrina, un classico intramontabile accompagnato da pizza bianca e la Birra di Bud Spencer per brindare con lo spirito del leggendario attore.

La scelta di dedicare un menù a Bud Spencer rappresenta un vero e proprio riconoscimento identitario che si è ulteriormente concretizzato in una visita della famiglia Pedersoli nella sede storica della pizzeria a Napoli, in via Sersale, e in una festa dal titolo “Futtetenne” a l’Antica Pizzeria Da Michele Pompei, in via Lepanto 213, che ha visto la presenza del figlio di Bud Spencer, Giuseppe, e dei nipoti, Alessandro e Carlo. Gli amministratori de L’Antica Pizzeria Da Michele in the World, Alessandro Condurro e Francesco De Luca, dichiarano: “Bud Spencer non è stato solo un attore, ma un ambasciatore globale della napoletanità. Rappresenta quella forza generosa, quel carisma autentico e quella gioia di vivere che cerchiamo di trasmettere ogni giorno con la nostra pizza nel mondo. Per un brand storico come il nostro, celebrare Bud Spencer significa onorare un simbolo culturale che, proprio come la nostra margherita, è diventato un’icona pop capace di unire generazioni diverse sotto il segno dell’autenticità e del sorriso”. Giuseppe Pedersoli, figlio di Bud Spencer, aggiunge: “‘Futtetenne’ per mio padre non era un messaggio di superficialità ma un invito a vivere la vita con uno spirito positivo, cercando di valorizzare al massimo i lati buoni dell’esistenza, senza rancori, gelosie o inutili cattiverie neppure verso chi ti ha fatto un torto. In questo senso sposava a pieno le qualità dei veri napoletani capaci di godere al massimo delle cose semplici: il buon cibo, l’amicizia, una bella canzone e la convivialità famigliare”. Il menù dedicato a Bud Spencer è disponibile fino a fine marzo. Ogni martedì di marzo, nelle sedi de l’Antica Pizzeria Da Michele Caserta, Aversa, Salerno e Pompei si celebra la ‘serata Bud Spencer’, con una terrina di fagioli e salsicce offerta per ogni tavolo, giochi a tema e quiz dedicati all’attore.

(Comunicato stampa)

Sanremo Cristian Music, Fabrizio Venturi: edizione innovativa

Roma, 27 feb. – Nel solco del pensiero di Sant’Agostino – Chi canta prega due volte , espressione divenuta motto ufficiale della manifestazione – si è svolta questa mattina, nella cappella di Villa Garnier a Bordighera, intimo luogo di preghiera affrescato nel XIX secolo e situato al pianterreno della dimora storica dell’architetto Charles Garnier, oggi gestita dalle Suore di San Giuseppe di Aosta per la meditazione e il raccoglimento, la conferenza stampa di presentazione della quinta edizione del Sanremo Cristian Music Festival – Festival della Canzone Cristiana Sanremo 2026 www.sanremofestivaldellacanzonecristiana.it

La conferenza è stata preceduta da un momento di preghiera, intenso e partecipato, vissuto in un clima di raccoglimento e profonda spiritualità. I presenti si sono uniti in silenzio e meditazione, affidando al Signore il cammino del Festival, i suoi artisti, gli organizzatori e quanti, a vario titolo, saranno coinvolti nell’iniziativa, invocando luce, ispirazione e benedizione per un evento che si propone come occasione di evangelizzazione, testimonianza e speranza.

L’evento, ormai punto di riferimento nel panorama della Christian music italiana, è patrocinato dal Senato della Repubblica, dalla Camera dei Deputati, dalla Regione Liguria e dalla Provincia di Imperia.

La quinta edizione è dedicata agli operatori di pace e alle Forze dell’Ordine che operano quotidianamente nelle aree di conflitto per garantire protezione, così come a coloro che, con responsabilità e dedizione, assicurano la sicurezza dei cittadini nelle nostre città, riaffermando la vocazione etica e civile che caratterizza il Festival sin dalla sua fondazione. Il Sanremo Cristian Music si svolge ogni anno in concomitanza con il Festival della Canzone Italiana, divenendo per la città di Sanremo un duplice appuntamento musicale e culturale di rilevanza nazionale. Questa concomitanza temporale rafforza il dialogo tra tradizione e innovazione, tra musica mainstream e produzione valoriale, contribuendo a generare un indotto culturale, mediatico e turistico di significativo impatto. L’incontro con la stampa, moderato dal giornalista Biagio Maimone, si è svolto alla presenza di giornalisti, operatori del settore musicale e addetti ai lavori. Protagonista dell’incontro il cantautore Fabrizio Venturi, ideatore e direttore artistico, nonché conduttore della manifestazione, che ha illustrato visione, obiettivi e linee programmatiche dell’edizione 2026. La finale del Festival si terrà in una nuova location e sarà trasmessa da Sanremo sabato 28 febbraio 2026 alle ore 12: in televisione su Bom Channel (digitale terrestre) e su SKY canale 5068, in streaming sulla pagina Facebook di La Luce di Maria, che conta oltre 1.300.000 follower, oltre che su tutti i canali social ufficiali e sul canale YouTube del Festival, assicurando così una diffusione capillare e trasversale su più piattaforme.

Nel corso della conferenza stampa sono stati presentati anche i premi della quinta edizione, realizzati dal Maestro orafo Michele Affidato, già autore dei prestigiosi riconoscimenti del Festival della Canzone Italiana. Opere di elevato valore artistico e simbolico che, fin dalla prima edizione, rappresentano l’identità estetica e culturale del Festival e che saranno conferite ai vincitori dell’edizione 2026.

“Si tratta di autentiche opere d’arte – ha dichiarato Fabrizio Venturi – che impreziosiscono il percorso del nostro Festival fin dal suo esordio. Con questa quinta edizione intendiamo segnare un’evoluzione significativa: il nostro obiettivo è valorizzare interpreti che abbiano scelto la musica come professione, coinvolgendo editori e produttori discografici e favorendo un dialogo strutturato con il mercato musicale nazionale. Sarà una finalissima innovativa, con dieci artisti rimasti in gara provenienti dal DDT Music Festival, preselezione ufficiale del Sanremo Cristian Music Festival svoltasi nel novembre 2025 a Firenze. Ho voluto artisti preparati, consapevoli e determinati, pronti a investire sul proprio percorso artistico e a fare della musica una autentica ragione di vita, come accade nei generi pop, rock e rap. Finché la Christian music italiana non potrà contare su grandi voci e su un repertorio di alto profilo, le major non avranno molto interesse ad occuparsi di questo settore”.

La visione espressa dal direttore artistico delinea un progetto orientato alla crescita qualitativa e alla piena professionalizzazione del comparto. Tra i finalisti figurano anche due artisti segnalati dal produttore discografico Massimo Galfano, noto talent scout e giurato di Area Sanremo, Sanremo Giovani e The Voice Senior, ulteriore elemento che testimonia l’attenzione verso percorsi artistici di comprovata qualità. Il Sanremo Cristian Music Festival – Festival della Canzone Cristiana – si rivela un importante trampolino di lancio per i nuovi artisti.

Vigili fuoco, Mattarella: instancabile dedizione al bene comune

Roma, 27 feb. (askanews) – “La celebrazione dell’istituzione del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco – per la prima volta il 27 febbraio – costituisce l’occasione per rinnovare la riconoscenza e la gratitudine della Repubblica a quanti ogni giorno dedicano il proprio impegno alla difesa dell’incolumità delle persone, alla salvaguardia dei beni e all’affermazione di una sempre più diffusa cultura della sicurezza e della prevenzione dei rischi”. Lo scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Capo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile, Attilio Visconti.

“Ottantasette anni fa – ricorda – la fondazione del Corpo Nazionale segnò una tappa fondamentale nel processo di organizzazione di una struttura unitaria, chiamata ad assicurare a tutti i cittadini soccorso e prevenzione antincendio, rafforzando i Vigili del Fuoco come punto di riferimento essenziale nel sistema del soccorso pubblico e della protezione civile, protagonisti in occasione di eventi calamitosi e altre drammatiche circostanze che hanno segnato la storia del Paese. Ricordiamo quest’anno, tra gli altri, il sessantesimo anniversario dell’alluvione di Firenze, il cinquantennale del terremoto del Friuli Venezia Giulia e del disastro di Seveso, il decennale del sisma del Centro Italia. Anche nelle ultime settimane, nel Sud del Paese e nelle Isole interessate da situazioni di eccezionale maltempo, le squadre dei Vigili del Fuoco hanno operato senza sosta, dando prova di instancabile dedizione al bene comune. In occasione dell’odierna ricorrenza, nel rendere un commosso omaggio a quanti hanno perso la vita nell’assolvimento della loro missione, rinnovo alle loro famiglie le espressioni della più intensa vicinanza”.

Referendum: eccesso di radicalizzazione

La militarizzazione dei due fronti sul referendum non è una buona notizia perché, al netto della lamentela quotidiana per l’eccesso di reciproca radicalizzazione, avviene poi che ogni questione diventi l’occasione buona per cementare due coalizioni che non stanno in piedi. Né l’una né l’altra. 

S’intende che sui temi della giustizia ognuno può, e forse deve, dire la sua. Il problema nasce quando una sfida tra i due blocchi viene intesa alla stregua di una sorta di giudizio di Dio come avviene, con qualche limitata eccezione, da tutte e due le parti. Occorrerebbe piuttosto considerare che esiste anche il giorno dopo ed questo, per l’appunto, lascerà gli uni e gli altri alle prese con le stesse questioni di equilibrio politico (e geopolitico) che sono state messe da parte per buttarsi a capofitto nella battaglia referendaria.

Tanta ansia e tanta acredine non s’erano viste quando a suo tempo il centrosinistra si intestò la revisione del titolo quinto, dando alle Regioni poteri che esse non erano in grado di gestire; né quando il centrodestra si batté per la cosiddetta “devolution”, aggiungendo al pacco regalo confezionato allora anche il fiocchetto colorato di quella improvvida legge elettorale, il “Porcellum”.

Ma si sa, col tempo, certi difetti tendono a peggiorare e la piega che ha preso la vicenda referendaria ci ricorda che questa classe dirigente, nel suo insieme, sa trarre forza e convinzione solo alla vista del nemico. Peccato che il nemico più insidioso sia proprio nascosto in questo modo di vedere le cose, tagliandole sempre col coltello più affilato.

 

Fonte: La Voce del Popolo – Giovedì 26 febbraio 2026

[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

L’ora della sfida europea

Il veto che paralizza l’Unione

Il blocco del prestito di 90 miliardi di euro destinati all’Ucraina, definito dal Consiglio Europeo dello scorso dicembre, dimostra plasticamente la condizione di impotenza nella quale si trova l’UE. È sufficiente l’opposizione di un piccolo paese – l’Ungheria ha 9,6 milioni di abitanti – e magari di un secondo – la Slovacchia ne ha 5,5 milioni – per impedire l’attuazione di una importante e soprattutto significativa decisione adottata da altre 25 nazioni che insieme cubano 435 milioni di cittadini.

La Presidente Von der Leyen ha assicurato che quei soldi arriveranno in ogni caso a Kyiv. Si troverà il modo. Probabilmente già individuato e, se vogliamo, di fatto indicato dallo stesso premier ungherese quando ha motivato il suo voto contrario con i ritardi ucraini nella riparazione dell’oleodotto Druzhba, vitale per l’approvvigionamento di greggio e bombardato dai russi lo scorso gennaio.

Il rischio bancarotta e il vantaggio per Putin

Senza quel contributo finanziario l’Ucraina potrebbe andare in bancarotta già il prossimo mese. Sarebbe un assist a Putin – e al suo sodale Trump, sempre meno interessato a sostenere Zelenskyi, che non ha mai amato – che l’Europa non può assolutamente consentire.

Il caso è comunque utile per fare chiarezza: gli elementi di base per non continuare a parlarsi addosso ci sono tutti e sono evidenti. Quella che manca è la volontà politica per metterli insieme e tradurli in una operatività capace di trasformare l’Unione, di rafforzarla.

Superare il diritto di veto

Come ormai è noto a chiunque, la prima decisione da prendere è l’eliminazione del diritto di veto. Almeno per quanto riguarda le materie principali, quelle che definiscono la politica di una istituzione. Almeno prevedendo una maggioranza qualificata che consideri il peso demografico delle diverse nazioni appartenenti all’Unione.

Allargando, insomma, il concetto e la prassi delle “cooperazioni rafforzate” a tutte le questioni più rilevanti, a cominciare dalla politica estera e di difesa.

Debito comune e sovranità condivisa

La seconda decisione dovrebbe essere l’utilizzo di debito comune europeo – come già fatto in poche circostanze eccezionali – per implementare almeno le più importanti decisioni nelle più importanti materie, come sopra accennato.

“Vasto programma”, dirà qualcuno. Ma indispensabile, a questo punto. A meno che non si voglia affossare l’Unione, per la gioia di Trump, di Putin, di Xi.

L’Europa può essere una grande potenza

L’attuale irrilevanza politica, dovuta ai veti reciproci sempre presenti nel Consiglio Europeo a trazione intergovernativa, può e deve essere superata se prevarrà uno spirito positivo capace di guardare al mondo per quello che è diventato.

Se si saprà comprendere che – come ha detto nel suo splendido intervento a Davos il premier canadese Mark Carney – se le grandi potenze possono fare anche da sole, le medie no. Con una integrazione, che Carney ha sottaciuto: l’Europa, unita, sarebbe una grande potenza, non certo una media.

Il populismo antieuropeista di bassa lega – quello alla Salvini, per intenderci – si sconfigge alzando la posta, proponendo una visione, dimostrando di avere idee e forza intellettuale per affrontare e vincere le nuove sfide che un mondo tanto cambiato impone

Alcide De Gasperi e il Piano Marshall

Dopo il viaggio di Alcide De Gasperi nel gennaio 1947, l’industriale statunitense Lewis H. Brown redige, su richiesta del Presidente Harry Truman, un dettagliato rapporto sulla situazione socio-economica in Europa occidentale (con particolare attenzione al “caso Italia”). Rapporto che servì come base, in particolare, per l’elaborazione del Piano Marshall. 

L’iniziativa americana prende il nome dal Segretario di Stato di allora, George Marshall. Il Piano godeva di un raro sostegno bipartisan, a Washington, dove i Repubblicani controllavano il Congresso e quindi “contenevano” l’azione della Casa Bianca (dove siedeva Truman). In realtà alcuni “opinion makers” locali temevano il Piano Marshall, incerti se la ricostruzione postbellica europea e l’incoraggiamento della libera concorrenza rispondessero agli interessi degli Stati Uniti. Alla fine prevalse la linea “aperturista”, caldeggiata in particolare dal Presidente e dal Segretario di Stato. 

Il Piano Marshall fu in gran parte elaborato dal Dipartimento del Tesoro, in collaborazione con la Brookings Institution (un think-tank molto influente) su impulso del presidente della Commissione Esteri del Senato USA.

In un celebre discorso all’Università di Harvard nel giugno 1947, George Marshall parlò di una “urgente necessità di sostenere la ripresa europea”. Gli obiettivi degli Stati Uniti consistevano nella ricostruzione delle regioni devastate dalla guerra, la rimozione delle barriere commerciali, la modernizzazione dell’industria, il miglioramento della prosperità economica europea e la prevenzione della diffusione del comunismo. Il Piano Marshall proponeva la riduzione delle barriere interstatali e l’integrazione economica del continente europeo, incoraggiando al contempo un aumento della produttività e l’adozione di moderne procedure aziendali.

Gli aiuti furono ripartiti tra gli Stati partecipanti su base pro capite. Un importo maggiore fu destinato alle principali potenze industriali, poiché l’opinione prevalente era che la loro rinascita fosse essenziale per la ripresa generale dell’Europa. 

Il primo beneficiario dei fondi fu il Regno Unito (circa il 26% del totale). A seguire, i contributi più elevati andarono alla Francia (18%) e alla Germania Ovest (11%). In tutto furono circa diciotto i Paesi europei beneficiari. Sebbene invitata a partecipare, l’Unione Sovietica rifiutò il Piano e bloccò anche i benefici ai Paesi del blocco orientale, in particolare Romania e Polonia. 

In Italia, il dibattito fu particolarmente acceso. L’ambasciatore statunitense a Roma aveva fatto filtrare la notizia che, nel caso di una vittoria del “Fronte Popolare” (socialisti e comunisti) alle elezioni politiche del 18 aprile 1948, l’erogazione dei fondi del Piano Marshall sarebbe stata di fatto sospesa. 

Gli Alleati, inoltre, offrirono a De Gasperi la promessa del futuro ritorno di Trieste all’Italia (ne parleremo in una prossima puntata). Al contempo, arrivarono dagli Stati Uniti molte lettere di italo-americani che esortavano i propri connazionali a non votare per il “Fronte Popolare”, esaltando al contempo i benefici che sarebbero derivati al Belpaese da una vittoria elettorale della Dc.

Roberta Gisotti sulla violenza di genere: uno sguardo oltre l’emergenza

Il libro di Roberta Gisotti dedicato al tema della violenza sulle donne si distingue innanzitutto per il rigore documentale e per l’ampiezza dello sguardo con cui affronta un fenomeno tanto drammatico quanto strutturale nella nostra società. L’autrice offre agli operatori del settore — avvocati, magistrati, forze dell’ordine, assistenti sociali, psicologi — un solido apparato statistico che restituisce al problema la sua dimensione reale, sottraendolo tanto alla superficialità quanto alla retorica. I dati non si limitano a fotografare la violenza nella sua manifestazione più evidente, ma ne esplorano l’esito estremo e irreversibile: il femminicidio, tragico epilogo di un percorso spesso segnato da segnali ignorati o sottovalutati. 

Dati, diritto e rete di protezione

Oltre la fredda oggettività dei numeri, il volume accompagna il lettore attraverso l’evoluzione della legislazione italiana in materia e propone un’attenta ricognizione degli organismi istituzionali e delle realtà territoriali impegnate nel contrasto al fenomeno, come i centri antiviolenza. Ne emerge una rete complessa, fatta di interventi, prevenzione e tutela, che tuttavia si confronta con un dato allarmante: l’abbassamento progressivo dell’età in cui la violenza si manifesta, con una diffusione preoccupante anche tra gli adolescenti. È qui che il libro assume una dimensione ancora più urgente, intercettando un disagio generazionale che chiama in causa modelli educativi, culturali e relazionali.

Lo sguardo sull’autore della violenza

L’aspetto più originale dell’opera risiede nel cambio di prospettiva. Il focus non resta confinato alla vittima, ma si sposta anche sull’autore della violenza: l’uomo. Figura spesso ridotta a emblema mediatico, esposta a una rapida e talvolta sommaria condanna pubblica, egli viene invece analizzato dall’autrice nella sua complessità psicologica e sociale. Senza indulgere in giustificazioni, il libro suggerisce che una parte della soluzione passi anche attraverso il recupero, la rieducazione e l’assunzione di responsabilità da parte degli uomini che hanno commesso tali reati.

Responsabilità condivisa e prevenzione

Attraverso interviste a psicologi impegnati in percorsi di trattamento per uomini maltrattanti e testimonianze dirette di alcuni autori di violenza, il testo apre uno spazio di riflessione non scontato. Si comprende come la spirale violenta non sia un destino ineluttabile, ma un circuito che può essere interrotto solo mediante un lavoro parallelo e integrato su entrambi i poli della relazione: uomo e donna. Non una contrapposizione, dunque, ma un percorso di consapevolezza condivisa.

In sintesi, il libro propone una visione innovativa e coraggiosa, capace di superare la narrazione emergenziale che troppo spesso domina le prime pagine dei media, talvolta in modo parziale o sensazionalistico. È un’opera che invita a spostare lo sguardo dalla reazione emotiva alla comprensione strutturale, dalla denuncia alla responsabilità collettiva. Una lettura necessaria per chi desidera affrontare il tema con maturità, lucidità e autentica volontà di cambiamento.

Sanremo, Paolo vittima di aggressione: "Stop violenza su giovani"

Sanremo, 26 feb. (askanews) – Accerchiato, aggredito e ridotto sulla sedia a rotelle. Paolo Sarullo, un ragazzo di La Spezia, porta la sua testimonianza sul palco dell’Ariston per dire “Stop alla violenza sui giovani”.

Il suo messaggio è chiaro: “Non deve più accadere a nessuno”. Tra il pubblico spunta il cartello “Uniti per Paolo”. E poi l’invito di Carlo Conti: “Paolo, non mollare”. E lui risponde: “Non si molla un ca….”

L’episodio risale al maggio 2024, quando Paolo – di rientro da una serata in discoteca nel savonese – viene accerchiato da un gruppo di ragazzi che vogliono sottrargli il monopattino. Pugni sul volto e la testa che sbatte, provocano una emorragia cerebrale.

I medici gli salvano la vita ma Paolo oggi ha una tetraplegia con funzioni cognitive gravemente compromesse.

Sanremo 2026, il grido di Laura Pausini: "Basta con tutte le guerre"

Sanremo, 26 feb. (askanews) – “Make Music Not War”: è lo slogan che è apparso alle spalle di Laura Pausini durante l’interpretazione del brano Heal the World, brano di Michael Jackson. Un inno alla pace. Sul palco, insieme alla co-conduttrice, il Piccolo Coro dell’Antoniano.

“Vogliamo tutti un mondo senza guerre, e lo vogliamo per loro”, ha detto Pausini indicando i bambini che l’hanno accompagnata. Una esibizione “per gridare al mondo basta con le guerre, tutte”, ha detto la cantante, insieme a Carlo Conti.

Il brano “Heal the world”, scritto e composto del 1992 da Michael Jackson, rappresenta un inno alla pace e alla speranza e all’esigenza di prendersi cura del mondo e costruire un futuro migliore per tutta l’umanità, soprattutto per i bambini, che rappresentano il nostro domani.

Tra le 59 voci dirette da Margherita Gamberini che compongono la formazione corale presente a Sanremo, anche una rappresentanza del Piccolo Coro di Caivano, progetto promosso dal Ministero della Cultura in collaborazione con Antoniano-Opere Francescane.

Sanremo, premi Mia Martini e Lucio Dalla ad Angelica Bove: Volevo parlare di me

Sanremo, 26 feb. (askanews) – Angelica Bove mette d’accordo la critica, la cantautrice in gara al Festival di Sanremo 2026 tra le Nuove Proposte con “Mattone” è arrivata in finalissima battuta da Nicolò Filippucci. Con il suo brano ha però conquistato il premio Mia Martini e il premio Lucio Dalla assegnati dalle due sale stampa del Festival di Sanremo, emozionando giornalisti e pubblico.

Ai microfoni di askanews ospite del Villaggio del Festival a Villa Ormond alla vigilia della finale, Angelica si è raccontata così: “Volevo parlare di me e della mia storia, ma sono autodidatta e sono l’opposto dell’immagine intellettuale che porto con “Mattone”.

L. elettorale, ‘campo largo’ dice no ma si apre partita leadership

Roma, 26 feb. (askanews) – La mossa di Giorgia Meloni era ampiamente stata messa in conto nel ‘campo largo’, ma non per questo crea meno scompiglio. La bozza di nuova legge elettorale ha fatto scattare l’allarme nel centrosinistra, sia per la scelta dei tempi del centrodestra – in piena campagna referendaria – sia perché contiene quell’obbligo di indicare il capo della coalizione che rischia di far saltare il delicato equilibrio tra le forze di opposizione costruito fin qui innanzitutto dalla segretaria Pd Elly Schlein.

La leader Pd ha subito fatto il punto con i dirigenti del partito e con i parlamentari esperti della materia, per poi presentarsi davanti alle telecamere con una linea netta: il Pd valuterà bene il testo al momento opportuno, ma la bozza presentata contiene “elementi inaccettabili come premi alti e senza limiti che rischiano di consegnare a chi vince le elezioni, anche la possibilità di eleggere da soli il presidente della Repubblica”.

E’ una barricata che resterà alzata almeno fino al referendum del mese prossimo: il Pd e gli alleati sono convinti che la legge elettorale serva per sovrapporre questo tema a quello della giustizia, che si sta rivelando per la maggioranza più difficile del previsto da gestire. L’accelerazione della Meloni, insiste la Schlein, “evidentemente è il frutto della preoccupazione per l’esito referendario”. E i democratici provano a legare con un filo rosso la separazione delle carriere con questa specie di antipasto di ‘premierato’, come dice Francesco Boccia: “Siamo di fronte ad un metodo inaccettabile e ad una proposta irricevibile. La maggioranza ha solo l’ossessione autoritaria del potere: con la riforma della giustizia vogliono alterare l’equilibrio tra i poteri a favore dell’esecutivo, con l’Autonomia differenziata vogliono spaccare il Paese, con la legge elettorale vogliono dare al governo un potere esorbitante in Parlamento, con un premio di maggioranza a rischio incostituzionalità”.

Che sia una mossa per distrarre l’attenzione lo dice anche Nicola Fratoianni, Avs: “E’ un tentativo bislacco di distogliere l’attenzione e per rimediare ai guai dentro di loro perché cresce la paura che la riforma della giustizia venga rispedita al mittente”. E Angelo Bonelli aggiunge: “Hanno paura che di fronte alla sconfitta referendaria manchi l’intesa in maggioranza? E’ un segnale di grande debolezza presentarla ora”. Critici anche Riccardo Magi di Più Europa (“Una proposta piena di schifezze”).

M5s, rispetto agli altri partiti del ‘campo largo’, non si sofferma sul merito della proposta del centrodestra, Giuseppe Conte preferisce riportare la discussione su giustizia e temi sociali: “Il governo trova l’intesa per la riforma elettorale e per la riforma della giustizia per salvare i politici dalle inchieste, ma nulla per quanto riguarda 60mila rider sfruttati sotto la soglia della povertà, nulla per tutti i nostri giovani sottopagati”. Linea simile a quella di Matteo Renzi: “Giorgia sicura che non ci siano temi più importanti da affrontare per i cittadini?”.

Ma, oltre alla tempistica, la proposta del centrodestra ha un effetto politico ampiamente previsto: di fatto rende ineludibile la discussione sul nome del leader della coalizione, cosa che appunto crea più di un problema nel ‘campo largo’. “Noi – dice un parlamentare Pd sostenitore della Schlein – stavamo ragionando sul congresso da anticipare… A questo punto ripartirà la discussione sulla leadership e sulle primarie”. Primarie che per esempio ipotizza Stefano Patuanelli, M5s: “La strada probabilmente più percorribile è quella delle primarie di coalizione ma serve partire dal presupposto di un progetto serio per il Paese”.

Una questione che complica parecchio la costruzione dell’alleanza. Intanto perché Carlo Calenda già annuncia una corsa solitaria: “Se questa sarà la legge elettorale, se ci sarà l’indicazione del candidato presidente del Consiglio noi concorreremo con una proposta di centro, pragmatica, riformista e molto chiara sulla questione europea e sulle questioni internazionali”. Ma soprattutto perché indicare il leader della coalizione prima del voto costringe ad una discussione che con la legge in vigore si sarebbe potuta rimandare a dopo il voto.

Le primarie, finora, si sono sempre tenute con un leader di fatto già designato, sono state una sorta di cerimonia di investitura e un momento di mobilitazione delle truppe. Nella situazione attuale, con in pista realisticamente la Schlein, Conte e magari almeno un altro nome di area centrista – tipo Silvia Salis – i gazebo rischiano di trasformarsi in un’acrobazia senza rete, difficile prevedere il risultato. Goffredo Bettini qualche giorno fa ha assicurato che le primarie non sarebbero “un elemento di divisione”, ma in realtà rischiano proprio di lasciare ferite difficili da sanare prima del voto. Troppo diverse le linee su questioni di primaria importanza come il riarmo europeo, il posizionamento rispetto ai grandi temi internazionali. Ma anche scegliere il nome con un accordo politico non sembra un’operazione facile, considerando anche quanti – nel Pd e non solo – sono da tempo alla ricerca di un ‘federatore’ che non sia il leader di nessuno dei partiti. Probabilmente proprio ciò che voleva la Meloni.

Sanremo, Nicolò Filippucci vince le nuove proposte: Sono timido ma spensierato

Sanremo, 26 feb. (askanews) – Nicolò Filippucci è il vincitore delle Nuove Proposte di Sanremo 2026, con il suo brano “Laguna” (Warner Records Italy / Warner Music).

“Sono timido e semplice ma anche spensierato” ha raccontato ai microfoni di askanews ospite al Villaggio del Festival a Villa Ormond, prima della finalissima. Power ballad intensa e viscerale, “Laguna” mette in luce la straordinaria sensibilità interpretativa e la potenza vocale di Nicolò. Un brano in cui le onde diventano metafora dei ricordi d’amore che riaffiorano, senza mai dissolversi del tutto. Un dialogo tra luce e ombra, melodia e malinconia, che racconta la bellezza di ciò che resta, anche quando tutto sembra perduto. Laguna, inoltre, fa da apripista al suo prossimo progetto discografico, in uscita in primavera.

Dopo esser stato l’opening act del Capodanno di Roma al Circo Massimo e l’esperienza sanremese, Nicolò Filippucci è pronto a portare la sua musica su un palco tutto suo: il 13 aprile si terrà il suo primo concerto ai Magazzini Generali di Milano, “La prima volta insieme”, prodotto da Magellano Concerti. Non si sente penalizzato rispetto a altri cantanti in gara con i big che hanno avuto un successo magari solo con video diventati virali su tik tok. “Sto facendo un percorso bellissimo, sono tutte tappe che mi fanno crescere tanto”, ha tenuto a precisare.

Dl sicurezza, al via da martedì in Senato. Iter in salita

Roma, 26 feb. (askanews) – Il decreto sicurezza, varato dal governo il 5 febbraio scorso dopo una lunghissima gestazione e giunto alla firma del Capo dello Stato solo due giorni fa, inizierà martedì prossimo il suo iter in commissione Affari costituzionali del Senato.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, interpellato a margine del Consiglio dei ministri di oggi, ha tenuto a sottolineare che non è stata fatta “nessuna modifica sostanziale” rispetto al testo approvato dal Cdm. Ma il percorso si annuncia in salita, per misure che sono state al centro del dibattito e dello scontro politico tra maggioranza e opposizione. E soprattutto al centro del derby sulla sicurezza tra Fdi e Lega. Tra qualche giorno, il 4 o 5 marzo, irromperà inoltre il ‘pacchetto alla nazione’ di Roberto Vannacci ‘offerto’, spiega Edoardo Ziello, ai “senatori che vorranno accogliere in emendamenti” la ricetta della destra più a destra del centrodestra.

In occasione della prima seduta della commissione, secondo quanto si apprende, dovrebbe essere proposto un giro di audizioni oltre a procedere alla nomina del relatore. Non è escluso, viene riferito, che sia comunque fissato a stretto giro il termine per gli emendamenti.

Sotto i riflettori il cosiddetto ‘scudo penale’ per le forze dell’ordine e il fermo preventivo in occasione di manifestazioni. La prima misura prevede, in caso di notizia di reato, che non vi sia l’iscrizione nel registro degli indagati della persona verso cui emergano indizi a carico se appaia “evidente che il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione”. Il pubblico ministero quindi procederà “all’annotazione preliminare, in separato modello, del nome della persona cui è attribuito il fatto medesimo” ed entro trenta giorni dovrà assumere le sue determinazioni: archiviazione o iscrizione nel registro degli indagati (se riterrà necessario procedere a ulteriori accertamenti, “provvede senza ritardo e comunque entro centoventi giorni”). Dopo la moral suasion del Quirinale, la norma è diventata erga omnes e riguarda tutti i cittadini e non solo le forze dell’ordine.

L’articolo 7 (Disposizioni a tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica) contiene il discusso fermo preventivo legato a manifestazioni, sit in, proteste che inizialmente il governo aveva ipotizzato fino a 24 ore: questo può essere disposto per “non oltre 12 ore” in presenza di un “attuale” pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica. Secondo l’ultima versione del provvedimento, possono essere trattenute “persone” sulla base di “elementi di fatto”, “anche” valutando sulla base del “possesso” di oggetti o materiali ‘sospetti’ o in merito alla “rilevanza di precedenti penali o di segnalazioni di polizia per reati commessi con violenza alle persone o sulle cose in occasione di pubbliche manifestazioni nel corso degli ultimi cinque anni” e se sussista un “fondato motivo di ritenere” che si possano porre in essere condotte di “concreto pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione”. Ne viene data “immediata” notizia al Pm il quale, se riconosce che le condizioni non ricorrono “ordina il rilascio”.

Sempre in tema di manifestazioni, si interviene depenalizzando il reato di mancato preavviso al Questore ma schizzano le sanzioni, da mille fino a 10mila euro per i promotori anche “tramite reti, piattaforme e servizi di comunicazione elettronica ad uso pubblico o privato, ovvero tramite gruppi chiusi di utenti”. Incrementi di simile entità pure per chi non osserva le prescrizione dell’autorità (sanzione massima a 12mila euro) e per chi non rispetta le limitazioni poste alla circolazione o cambia itinerario (fino a 10mila euro), per chi “turba il pacifico svolgimento di una riunione in luogo pubblico o il regolare espletamento del relativo servizio di ordine e sicurezza pubblica” fino a 3mila euro, che salgono a 10mila euro per chi nasconde il proprio volto. Per arrivare a una sanzione massima di 20mila euro nell’ipotesi di “disobbedienza all’ordine di scioglimento” della riunione o dell’assembramento.

In vigore inoltre il divieto di partecipazione a riunioni o ad assembramenti in luogo pubblico. Lo può disporre il giudice per i condannati per alcuni reati (dall’attentato per finalità terroristiche all’attentato alla sicurezza dei trasporti). Il questore può prescrivere l’obbligo di comparire nel giorno dello svolgimento della riunione o manifestazione.

Manca la cauzione a carico dei promotori delle manifestazioni, sponsorizzata dal vicepremier Matteo Salvini, il quale ha però annunciato che la Lega porterà la misura “in Parlamento”.

Viene esteso il Daspo urbano a coloro che sono “denunciati o condannati, anche con sentenza non definitiva, nel corso dei cinque anni precedenti, per reati per cui è previsto l’arresto in flagranza, commessi in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico” e introdotto l’arresto in flagranza differita per chi ha commesso reato di danneggiamento.

Si passa poi alle baby gang e ai coltelli. Viene previsto il carcere da sei mesi a tre anni per tutti coloro che “senza giustificato motivo”, portano fuori dalla propria “abitazione”, strumenti “dotati di lama affilata o appuntita eccedente in lunghezza i centimetri otto” (cinque centimetri se a scatto o a ‘farfalla’). Ma in caso di minori, ai genitori o chi esercita la potestà genitoriale viene applicata la sanzione amministrativa pecuniaria da 200 a 1.000 euro”. Per i venditori che infrangono la legge, ci sono multe salate fino alla sospensione dell’attività.

Arrivano poi le zone a vigilanza rafforzata: il prefetto per un periodo massimo di 6 mesi (rinnovabili fino a 18 mesi) può individuare specifiche zone ‘rosse’, come le cosiddette piazze di spaccio, in relazione alle quali è disposto l’allontanamento di soggetti “denunciati negli ultimi cinque anni” (in materia di stupefacenti, delitti non colposi contro la persona e il patrimonio, per strumenti atti ad offendere) in caso di “comportamenti violenti, minacciosi o insistentemente molesti”. Nel testo pure la confisca “obbligatoria” dei veicoli e mezzi usati per l’attività di spaccio.

Tra le misure del provvedimento sono rimasti nel testo tre articoli sui migranti (il pacchetto che contiene il ‘blocco navale’ è stato inserito in un ddl ad hoc in attesa di essere trasmesso in Parlamento): dall’estensione dell’obbligo di cooperazione ai fini dell’accertamento dell’identità anche allo straniero “detenuto o internato” all’estensione fino a tutto il 2028 delle deroghe per il potenziamento della rete dei centri di accoglienza e dei Cpr oltre alla semplificazione delle modalità di notifica degli atti ai richiedenti protezione internazionale e dispozioni in materia di respingimento alla frontiera, espulsione e rimpatrio.

Del pacchetto sicurezza fa parte anche un ddl, varato contestualmente al decreto, che dovrebbe essere trasmesso alla Camera ma che ancora manca all’appello.

Poste, Del Fante: 2025 anno record in ambito finanziario

Roma, 26 feb. (askanews) – L’Amministratore Delegato ha commentato i risultati record al TG Poste sottolineando il successo dell’app “P” di Poste Italiane, utilizzata ogni giorno da 4 milioni di persone

Poste Italiane ha chiuso il 2025 con i risultati migliori della sua storia, registrando una forte crescita nel mercato dei pacchi e il record anche in ambito finanziario. Presentando il bilancio dello scorso anno, l’Amministratore Delegato Matteo Del Fante, in un’intervista rilasciata al TG Poste, ha sottolineato i risultati raggiunti spiegando che “la trasformazione dalla posta ai pacchi è in continua accelerazione”. “Continuiamo a guadagnare quote di mercato – ha spiegato Del Fante – Diamo un grande servizio ai nostri clienti e abbiamo ancora potenziale di crescita. Abbiamo consuntivato un anno record anche in ambito finanziario e abbiamo comunicato al mercato che la nostra attività finanziaria avrà una riorganizzazione; sempre con l’obiettivo di avere il cliente, i suoi bisogni e i servizi che offriamo, al centro della nostra strategia”. Del Fante ha successivamente commentato il successo digitale di Poste Italiane, con la nuova app “P” che ha riunito le funzioni delle vecchie APP Bancoposta e Postepay diventando una piattaforma unica per l’offerta di tutti i prodotti e servizi offerti dal Gruppo. “La somma degli utenti delle app che avevamo prima – ha sottolineato – è inferiore agli utenti che abbiamo oggi sulla nostra app “P”. Questo vuol dire che nella migrazione abbiamo guadagnato utenti. Siamo di gran lunga l’app di un’azienda italiana più utilizzata nel Paese e abbiamo oltre quattro milioni di utenti giornalieri”.

Intesa by night, poi nodo proponenti. Centrodestra deposita ‘sua’ legge elettorale

Roma, 26 feb. (askanews) – Se si prendesse per buono il poco che è stato possibile vedere e raccontare in questi mesi, tutto sommato si potrebbe pensare che si è trattato di una gestazione veloce. Ma che le cose non stiano così, lo dimostra in fondo l’ultima trattativa, quella che si è sbloccata solo nella notte e che per tutta la giornata di oggi è sembrata ballare su particolari che, almeno apparentemente, sono residuali. Dunque il centrodestra ha depositato la sua proposta di legge elettorale, un proporzionale con premio di maggioranza per chi supera il 40%. C’è anche già chi, provando ad anticipare un lavoro che di solito spetta ai media, prova a ribattezzarla ‘Stabilicum’. Un nome che piace a Forza Italia, meno agli alleati ma che riflette l’idea – almeno quella – su cui tutti sono d’accordo. Ovvero, come si legge nella premessa che accompagna l’articolato, che votando con l’attuale Rosatellum sarebbe stato troppo alto il rischio di non avere maggioranze chiare e che dunque ci fosse la necessità di un sistema in grado di “coniugare pluralismo politico e stabilità istituzionale nel rispetto dei principi costituzionali”.

L’ultima trattativa, andata avanti fino a tarda sera ieri a via della Scrofa, si è giocata di fatto su quattro punti. Il primo: le preferenze, care a Fratelli d’Italia non a Lega e Fi. Alla fine non ci saranno, ma i meloniani sono pronti a riproporle con un emendamento. Ci sarà invece il ballottaggio, previsto nel caso in cui nessuno raggiungesse la soglia del 40%. Su questo, di fatto, l’hanno avuta vinta i padroni di casa, spingendo gli alleati a mettere da parte le loro perplessità anche in virtù del fatto che, in un sistema bipolare, si tratta di fatto di una possibilità “eventuale”. Altro punto, la grandezza dei collegi che, alla fine, rimarrà invariata. Ultimo nodo, ma il più consistente politicamente, la richiesta di Lega e Forza Italia di stabilire sin da ora con quali quote sarà distribuito il premio, che la legge prevede nel numero di 70 deputati e 35 senatori, da assegnare attraverso un listino. Se ne parlerà più avanti, come da richiesta di Fdi che, in quanto partito più grande della coalizione, sarà naturalmente destinato a mostrare generosità.

Il via libera definitivo all’intesa, tuttavia, è arrivato solo a notte inoltrata giacché non tutti gli sherpa seduti al tavolo (Giovanni Donzelli e Angelo Rossi per i meloniani, Stefano Benigni e Alessandro Battilocchio per Fi, Roberto Calderoli e Andrea Paganella per la Lega oltre ad Alessandro Colucci di Noi moderati) sono riusciti a contattare immediatamente i rispettivi leader per avere l’imprimatur.

Chiuso l’accordo, tuttavia, ci sono volute ore prima che il testo venisse depositato nel primo pomeriggio in Senato e, qualche ora dopo, alla Camera (dove comunque l’iter prenderà il via). E non è stato solo per una questione di drafting. A un certo punto, infatti, il grande tema è stato quello delle firme dei presentatori. L’opzione più logica sin da subito è sembrata quella di far sottoscrivere la proposta ai capigruppo. Tra i leghisti, soprattutto a Montecitorio, questa scelta avrebbe sollevato però più di una perplessità. Lo stesso Riccardo Molinari, raccontano, si sarebbe deciso soltanto dopo essersi preso dell’extra time per leggere personalmente il testo. Alle loro firme, in entrambi i rami del Parlamento, si sono poi anche aggiunte quelle dei capigruppo nelle commissioni Affari costituzionali. Dove, per inciso, non siede nessuno degli emissari che ha materialmente curato la pratica dell’estensione della riforma. Facile aspettarsi che qualcuno si sposti per seguire il provvedimento nei prossimi mesi.

Adesso, resta il tema del dialogo da far partire con le opposizioni che, peraltro, hanno già parlato di proposta “irricevibile”. “Sorrido – afferma Donzelli – a leggere le opposizioni che criticano la legge elettorale prima ancora che sia depositata, come quando criticano a luglio la finanziaria che viene depositata a ottobre. Questo dimostra che è una critica preconcetta. Dopo che avremo depositato il testo saremo pronti a dialogare con chiunque per migliorarlo”.

Ma bisogna spiegare la legge elettorale anche ai vari deputati e senatori in carica che hanno come interesse principale quello di capire quante chance hanno, o meno, di rielezione con l’eventuale nuovo sistema. Fratelli d’Italia si è già attrezzata: per martedì 3 e mercoledì 4 – rispettivamente a palazzo Madama e a Montecitorio – è già stata fissata una riunione dei gruppi con i due sherpa meloniani per spiegare le nuove regole del gioco.

Sanremo, la terza serata del Festival: la finale dei giovani e 15 big in gara

Sanremo, 26 feb. (askanews) – Terza serata del Festival di Sanremo 2026, con la finale dei giovani delle Nuove Prooste tra Angelica Bove e Nicolò Filippucci che apre la kermesse e le canzoni di 15 big. Co-conduttrice con Carlo Conti e Laura Pausini la super top model russa Irina Shayk. A chi in conferenza stampa gli chiedeva un commento, viste le sue origini, sulla pace, tema che sarà portato sul palco in questa serata, la top model ha detto: “Non faccio nessun commento politico, perché sono qui per celebrare l’amore, la musica e lo stare insieme”. Questa sera, infatti si parla di pace con Laura Pausini e “uno straordinario momento di spettacolo con Heal the World, brano di Michael Jackson” insieme al Piccolo Coro dell’Antoniano.

Ci saranno anche l’attore Fabio De Luigi e Virginia Raffaele. Momento clou l’interpretazione di Eros Ramazzotti e Alicia Keys, per la prima volta con il brano “Aurora” in italiano. Questa sera è assegnato anche il Premio Mia Martini e il Premio Sala Stampa assegnato dalla sala Lucio Dalla.

Sanremo, Dargen D’Amico a Codacons: nessun accordo commerciale

Sanremo, 26 feb. (askanews) – Dargen D’Amico in conferenza stampa ha risposto al Codacons che ha annunciato un esposto, accusandolo di pubblicità occulta per aver indossato un fiore arancione sul palco. Secondo il Codacons il fiore sarebbe associato a uno degli sponsor del Fantasanremo, che quest’anno non sponsorizzano solo l’evento in generale, ma anche singoli premi, come nel caso del fiore arancione (Bonus Aperol).

Il cantante ha sottolineato di non aver nessun accordo commerciale. “Ho indossato un fiore – ha detto – immagino che poi succederà questa cosa, che i fiori diventino proprietà privata delle aziende, non sapevo fosse già così”.

“C’era un brand? Ho un contratto?”, ha detto rivolgendosi al giornalista e chiedendogli di fare fact checking. “È il tuo lavoro no? Dire una cosa così fa perdere tempo a me e voi”.

Milano, Book Pride 2026: la forza della poesia e della speranza

Milano, 26 feb. (askanews) – Saranno moltissimi i nomi dall’Italia e dall’estero che giungeranno a Book Pride a Milano per “La speranza è la cosa con le piume”, come recita il tema dell’edizione 2026. Da Clara Usòn a William Wall, da Daniele Mencarelli a Francesco Costa, e ancora Nicole Flattery, Lukas B rfuss, Steffen Kopetzky, Lea Melandri e molti altri. Francesca Mancini, responsabile del coordinamento editoriale della fiera dell’editoria indipendente ha racontato ad askanews che cosa succederà nell’edizione 2026, dal 20 al 22 marzo al Superstudio Maxi.

Caso Almasri piomba su campagna referendum, Nordio (e centrodestra) contro toghe

Roma, 26 feb. (askanews) – Il caso Almasri irrompe nella campagna referendaria. Oggi è stato notificato l’avviso di chiusura indagini a Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, indagata per false informazioni al pubblico ministero in relazione all’inchiesta sulla mancata consegna di Almasri alla Corte penale internazionale.

“Assolutamente serena, e senza condizionamenti, continuerò a lavorare con senso di responsabilità”, ha scritto Bartolozzi in una nota, seguita a strettissimo giro da una dichiarazione del ministro Guardasigilli, che nel ribadire la sua fiducia solleva dubbi sull’operato degli inquirenti. “Avuta notizia dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti della dottoressa Bartolozzi, esprimo ancora una volta la mia massima e incondizionata fiducia sull’operato della medesima e la mia umana vicinanza rispetto ad una iniziativa sulla cui tempistica rimango perplesso”, afferma Nordio. Che poi aggiunge: “Naturalmente il mio capo di Gabinetto continuerà, con ancora maggiore motivazione, ad affiancare la mia opera di riforma”.

Parole che danno il via a una ‘batteria’ di comunicati e dichiarazioni del centrodestra, tutti sullo stesso tenore. “Esterrefatto” con “un eufemismo” si dice Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia al Senato. “Quando si dice il referendum non è politico e che non dobbiamo politicizzare – accusa – io mi chiedo chi politicizza il referendum con un cronoprogramma di questa natura”. Di “un caso di tempistica ad orologeria che non ci lascia sorpresi”, parla il senatore di Fratelli d’Italia Sandro Sisler, vicepresidente della Commissione Giustizia, mentre sul “tempismo perfetto” ironizza il deputato di Forza Italia Enrico Costa: “Dalla campagna referendaria nelle Procure, alle Procure nella campagna referendaria”, aggiunge. Stessa lettura anche dalla Lega: “Una coincidenza – per il senatore del Carroccio Gianluca Cantalamessa – che merita più di una riflessione sulla scelta temporale e sul conseguente impatto che simili decisioni possono avere sul dibattito pubblico e sul confronto democratico. Insomma non vorrei che, come diceva Andreotti, ‘A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca’”.

Al centrodestra replicano le opposizioni. “Le dichiarazioni del ministro Nordio sulla vicenda che riguarda la sua capo di Gabinetto Bartolozzi rappresentano l’ennesimo grave attacco e tentativo di ingerenza nei confronti della magistratura” per il Dem Federico Gianassi, secondo cui “è ora di dire basta a questo attacco grossolano e continuo contro la magistratura. I giudici devono essere liberi e autonomi dal potere politico e il Governo non può pretendere che sia altrimenti. Anche per questo votiamo No”. “Se non fosse ancora chiaro qual è l’obiettivo della riforma costituzionale del ministro Nordio, il suo commento sulla vicenda giudiziaria del suo capo di gabinetto Bartolozzi è una ulteriore spiegazione: Nordio e tutto il suo governo non tollerano che la magistratura eserciti il controllo di legalità su tutti, senza distinzione tra cittadini comuni e esponenti del potere. La riforma serve a fare in modo che la politica possa legare le mani al potere giudiziario”, affermano i rappresentanti del M5S nelle commissioni Giustizia della Camera e del Senato.

La chiusura delle indagini arriva a pochi giorni dalla data in cui, mercoledì prossimo, l’Ufficio di Presidenza della Camera dovrà deliberare sulla richiesta di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Consulta nei confronti della procura di Roma e del Tribunale dei ministri proprio per la vicenda Bartolozzi. La tesi del centrodestra, sostenuta anche da un parere approvato a maggioranza dalla Giunta per le autorizzazioni, è che la capo di gabinetto del ministero della Giustizia doveva essere inclusa nel procedimento che vedeva indagati a vario titolo i ministri Nordio e Piantedosi e, in concorso, il sottosegretario Mantovano, in modo da essere tutelata dalla stessa richiesta di autorizzazione a procedere che tutela i componenti del governo e che infatti è stata respinta dalla Camera a ottobre. “Sono trascorsi mesi e nulla è avvenuto, ora, con un meccanismo collaudato, sopraggiunge questa notifica, in piena campagna referendaria”, nota Dario Iaia (Fdi) che in Giunta ha seguito il caso. “È chiaro – aggiunge – che continuano ad essere legittimi i dubbi di chi si interroga sulla oggettività e imparzialità di quella parte della magistratura militante che sta facendo del quesito referendario una battaglia per la vita”.

Sanremo, Patti Pravo: Io donna nata libera, Italia un po’ in ritardo

Roma, 26 feb. (askanews) – “Io sono nata così, non ho avuto nessuna restrizione, né in famiglia, né dalla vita. Io ho fatto tutto ciò che mi pareva, nel bene e nel male, spero che anche le altre donne facciano lo stesso”: così Patti Pravo, che porta in gara a Sanremo il brano “Opera”, in conferenza stampa a Sanremo nel terzo giorno della kermesse.

“Ieri stavo vedendo una cosa sugli egizi, c’erano tante donne capo, avevano un grande potere. Noi siamo un po’ in ritardo. Il potere dobbiamo prendercelo da sole”, ha aggiunto.

“Le donne millenni fa erano molto libere, erano capi di Stato, mandavano avanti imperi. Adesso abbiamo questo problema da centinaia d’anni, sarà risolto prima o poi naturalmente”, ha sottolineato.

Legge elettorale, la maggioranza deposita il suo testoin Parlamento. Schlein: inaccettabile

Roma, 26 feb. (askanews) – E’ stata depositata oggi a firma dei capigruppo di maggioranza alla Camera e al Senato una proposta di alcune modifiche all’attuale legge elettorale.

La proposta di stampo proporzionale, partendo dall’attuale Rosatellum, in ossequio ai dettami delle sentenze 1 del 2014 e la 35 del 2017 della Corte Costituzionale – si legge in una nota – prevede un premio di governabilità che possa agevolare sia la stabilità che la rappresentatività. Il premio di settanta deputati e trentacinque senatori, con nomi presentati sulla scheda nello spazio riservato alla coalizione, è suddiviso su base circoscrizionale alla Camera e regionale al Senato. Tale premio viene interamente attribuito solo se la coalizione arrivata prima supera il quaranta per cento dei consensi. Nel caso in cui non ci sia il raggiungimento di tale soglia, si attiverà una distribuzione proporzionale. Nel caso invece in cui entrambe le coalizioni arrivate prima e seconda siano tra il trentacinque e il quaranta percento la proposta di legge depositata prevede il ballottaggio. A tutela delle opposizioni, in nessun caso la maggioranza potrà superare il sessanta per cento degli eletti. Ciascuna coalizione, inoltre, dovrà depositare unitamente al programma anche un unico nome da proporre al Presidente della Repubblica come incaricato alla Presidenza del Consiglio. Nessuna variazione è prevista per le dimensioni delle attuali circoscrizioni e degli attuali collegi plurinominali e proporzionali, nessuna variazione è prevista nemmeno per l’attuale soglia di accesso del tre per cento.

“Siamo disponibili a un confronto con tutte le forze politiche per proposte migliorative che abbiano la condivisa finalità di garantire la rappresentatività della volontà dell’elettore e la possibilità di dare maggioranze stabili a chiunque vinca le elezioni”, commentano i presentatori della legge.

Il centrodestra si occupa di legge elettorale perché teme “l’esito referendario”, il Pd aspetta di leggere un testo ma dalle indiscrezioni trapelano “elementi che per noi sarebbero inaccettabili”, ha commentato la segretaria democratica Elly Schlein a margine di una iniziativa.

Il premio di maggioranza, in particolare, così come sarebbe stato immaginato, rischia di essere “troppo distorsivo della rappresentanza”. “Questa accelerazione – ha detto Schlein – evidentemente è il frutto della preoccupazione per l’esito referendario. La fretta e la paura di perdere non sono buone consigliere”. Previsti “premi alti e senza limiti che rischiano di consegnare a chi vince le elezioni, anche la possibilità di eleggere da soli il presidente della Repubblica. Elementi che sarebbero per noi inaccettabili”. “Quando ho appreso che questa notte c’è stato un vertice tra le forze di maggioranza, speravamo fosse sui salari, sul calo della produzione industriale… Invece no, era sulla legge elettorale, per garantire sé stessi” ha chiosato Schlein.

Schlein: “Destra teme il voto, bozza legge elettorale inaccettabile”

Roma, 26 feb. (askanews) – “Quando ho appreso che questa notte c’è stato un vertice tra le forze di maggioranza, speravamo fosse sui salari degli italiani, speravamo fosse sul calo della produzione industriale… Invece no, il vertice era sulla legge elettorale, per garantire sé stessi. Questa accelerazione evidentemente è il frutto della preoccupazione per l’esito referendario. La fretta e la paura di perdere non sono buone consigliere”: lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando a margine di un evento.

In ogni caso, ha aggiunto la segretaria dem, “quando presenteranno un testo, lo valuteremo in ogni aspetto, ma dalle indiscrezioni pare già un testo che può essere molto distorsivo della rappresentanza” dal momento che prevede “premi alti e senza limiti che rischiano di consegnare a chi vince le elezioni, anche la possibilità di eleggere da soli il presidente della Repubblica. Elementi che sarebbero per noi inaccettabili”.

Epstein files, Hillary Clinton davanti alla Commissione: fate testimoniare Trump sotto giuramento

Roma, 26 feb. (askanews) – Hillary Clinton ha preso le distanze da Jeffrey Epstein, l’ex finanziere pedofilo morto in carcere nel 2019 in attesa del processo, e ha chiesto che il presidente Donald Trump sia chiamato a render conto sotto giuramento delle “decine di migliaia di volte in cui appare” nella mole enorme di documenti diffusi sul caso dal Dipartimento di Giustizia.

Nel giorno della sua testimonianza a porte chiuse alla commissione Oversight della Camera che sta indagando sul caso, l’ex segretaria di Stato ha sostenuto che “non ricorda di avere mai incontrato” Epstein, che non ha “mai volato a bordo del suo aereo né visitato la sua isola, le sue case o uffici” e che, come sostenuto in una dichiarazione presentata alla commissione stessa il 13 gennaio scorso, “non aveva alcuna idea delle attività criminali o delle inchieste riguardanti” Esptein o Ghislaine Maxwell, che lo aiutò a reclutare vittime e che ora si trova in carcere.

Secondo l’ex first lady, “la commissione ha giustificato il suo mandato di comparizione nei miei confronti basandosi sulla sua supposizione che io abbia informazioni riguardanti le indagini sulle attività criminali” di Epstein e Maxwell. “Lasciate che sia il più chiara possibile. Io non le ho”, ha aggiunto, sostenendo che “come ogni persona decente, sono rimasta inorridita da quanto abbiamo appreso sui loro crimini”.

La moglie dell’ex presidente Bill Clinton, chiamato a testimoniare domani, ha poi criticato le modalità di lavoro della commissione e chiesto che venga garantita la pubblicazione totale dei file, proteggendo le vittime, a suo giudizio abbandonate dall’amministrazione in carica, “non gli uomini potenti e gli alleati politici”.

Clinton ha anche suggerito di obbligare a presentarsi “chiunque abbia chiesto in quale notte ci sarebbe stato un ‘party selvaggio’ sull’isola di Epstein” e di chiedere ai procuratori di NY e della Florida perché non siano stati più severi con l’ex finanziere e perché non abbiano perseguito altre persone potenzialmente coinvolte.

Sanremo, Simona Ventura: vorrei Festival al femminile e uomini valletti

Sanremo, 26 feb. (askanews) – “Ci sono tante colleghe che possono fare i direttori artistici” del Festival di Sanremo. “Secondo me è arrivato il momento, da ‘mo’ era arrivato il momento, se ci fanno fare un Sanremo tutte insieme a me piacerebbe. Un Sanremo tutto al femminile, sarebbe una cosa fica , con gli uomini valletti”: lo ha detto la conduttrice Simona Ventura che per tre anni condurrà il San Marino Song Contest, presentato a Casa Sanremo.

“Ci sono tante professioniste, in tutte le reti, che fanno tante cose – ha detto -. Le donne non si devono lamentare perché hanno preso spazi in tutte le reti e in tutti i programmi. La strada è lunga e tortuosa ma abbiamo già ottenuto tante e mi piacerebbe fare un Sanremo tutto al femminile, con tutte le donne”.

Simona Ventura condurrà il San Marino Song Contest per i prossimi tre anni. “A San Marino c’è un ambiente molto sereno, tranquillo, rilassato, di grande voglia di lavorare da parte di tutti. Questo Eurovision mi riempie di orgoglio, perché Sanremo l’ho già fatto e sono stata molto fortunata. Non avevo mai fatto Eurovision, sempre stato un mio desiderio, un altro desiderio che si avvera.

Condurrebbe nuovamente Sanremo? “Assolutamente no. L’ho già fatto, sono sempre stata pronta, ma sono fortunata perché dopo 40 anni di carriera adesso posso scegliere la cose che mi piacciono”.

Migranti, la veglia a Steccato di Cutro nel terzo anniversario strage

Steccato di Cutro, 26 feb. (askanews) – Candele, pupazzetti e un grande striscione con i volti delle 94 vittime e la scritta: “Dal Mediterraneo ai Cpr, Memoria, Verità e Giustizia per tutte le stragi di Stato”. Sulla spiaggia di Steccato di Cutro, in Calabria, si è tenuta una solenne veglia nel terzo anniversario della strage di migranti, mentre è tra l’altro in corso a Crotone il processo penale sui presunti ritardi nei soccorsi, in cui sono imputati per omicidio colposo plurimo e naufragio colposo quattro rappresentanti della Guardia di Finanza e due della Guardia Costiera.

Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, infatti, a pochi metri da questa costa, 34 uomini, 26 donne e 34 minori, trovarono la morte nelle acque del Mar Ionio. Il caicco Summer Love sul quale viaggiavano circa 180 persone urtò contro una secca, poco distante dalla riva. Furono i pescatori i primi ad accorgersi dell’incidente, ma non fu attivato nessun piano di ricerca e soccorso e – secondo le organizzazioni umanitarie – il caso fu trattato come un’operazione di polizia per la protezione delle frontiere.

Nei giorni scorsi – mentre il mare restituiva i corpi di migranti morti dopo il passaggio del ciclone Harry – alcune associazioni hanno chiesto alle autorità di fare dei “prelievi del DNA” alle salme e a tutti coloro che perdono la propria vita sulle rotte migratorie che toccano l’Italia, al fine di costituire una banca dati e permettere ai familiari di identificare i propri cari.

Intanto in mare si continua a morire: sulla sola rotta del Mediterraneo centrale quest’anno sono state registrate 503 vittime secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), probabilmente una sottostima, dato che la cifra non tiene conto dei circa mille dispersi riportati da Refugees in Libya, in aumento rispetto alle 1.330 vittime registrate nel 2025.

“Nulla di preciso”, l’effimero come possibilità architettonica

Venezia, 26 feb. (askanews) – Una mostra che ripercorre un progetto, quello di concorso per l’ampliamento del MAXXI di Roma, ma con lo scopo di raccontare le possibilità aperte dell’architettura e la relazione tra la permanenza e l’impertinenza. “Nulla di preciso”, nell’Ala Scarpa della Fondazione Querini Stampalia di Venezia, è una sorta di indagine emotiva, oltre che un discorso espositivo.

“Il tema del nulla di preciso – ha detto ad askanews Gianluca Peluffo di Peluffo&Partners, autori del progetto e dell’allestimento – nasce da un’idea di possibilità per l’architettura italiana di un futuro possibile legato al tema del popolare, perché il tema dell’effimero è legato al tema della possibilità per l’architettura di usare strumenti condivisibili in modo collettivo, quindi il popolare diventa proprio lo strumento attraverso il quale creare cittadinanza, cioè appartenenza. E una delle caratteristiche più importanti secondo noi della genealogia italiana è quello di tenere insieme l’aspetto popolare e quello più poetico”.

Registri diversi, temporaneo e immutabile, tutto si gioca su un filo sottile, che caratterizza anche tutto il percorso in generale del museo veneziano diretto da Cristiana Collu, che ha costruito molti progetti sulla ricerca dell’effimero come momento comunque decisivo. “Nulla di preciso – ha aggiunto Luigi Prestinenza Puglisi, curatore della mostra – vuol dire che la poesia non è mai esatta come la scienza matematica e che l’architettura deve recuperare il rapporto con la poesia. Spesso vanno di moda architetture astratte, fredde, minimaliste. Noi invece abbiamo cercato attraverso un progetto di raccontare come l’architettura possa parlare a tutti, possa suscitare un immaginario comune, possa essere bella e e la bellezza non è mai precisa”.

E poi ci sono le sale progettate da Carlo Scarpa, allo stesso tempo perfette e difficili, che ospitano anche le fotografie e la ricerca di Ernesta Caviola. “Il lavoro che è stato fatto – ha concluso Peluffo – è non pensare di allestire uno spazio di Scarpa, ma di parlare con lui”.

E il dialogo è sempre un elemento vivo dei progetti della Querini, che sono affascinanti (e talvolta giustamente effimeri) proprio per questo.

Sanremo, Raf: il brano più autobiografico che abbia mai scritto

Sanremo, 26 feb. (askanews) – “Ora e per sempre” è il brano di Raf, scritto a quattro mani con il figlio Samuele Riefoli e in gara alla 76esima edizione del Festival di Sanremo. Una ballad romantica e introspettiva, autobiografica, che si presenta come una confessione sincera trasformata in musica: racconta la storia d’amore di due persone che si sono conosciute verso la fine degli anni ’80 e che continuano a vivere insieme, confrontandosi con un mondo che è completamente cambiato e che loro non avrebbero mai potuto immaginare così.

“Questo è il brano più autobiografico che io ho mai scritto. Parla di una mia storia importante, che va avanti da tanti anni. Parla all’inizio di questo ragazzo che si sente un alieno che sono io; perché in quegli anni avevo avuto un successo così improvviso un successo importante al quale non ero preparato è una cosa di cui ho parlato delle volte nelle interviste ma non l’ho mai scritto in una canzone.

Poi ho conosciuto quella che ancora oggi è mia moglie dopo tanti anni che mi ha fatto vedere una via d’uscita è cambiata completamente la mia vita. E la canzone va avanti parlando di come oggi queste due persone vivono in un mondo completamente diverso, loro non sono cambiati ma il mondo è cambiato intorno a loro ed è un mondo strano, un mondo che non avrebbero mai previsto diventasse in questo modo. Sembra quasi di vivere in un film distopico, un mondo, dice la canzone, che urla, che stride, è privo di empatia, è un mondo nel quale è difficile capire dov’è la verità, è pieno di notizie false, l’avvento dell’intelligenza artificiale che rende ancora tutto più complicato. C’è un lieto fine però come in tutte le canzoni pop, c’è un lieto fine, dice: quando il sole sorgerà quindi alla fine di questo periodo buio ci troverà sempre insieme a dimostrazione del fatto che l’amore vince sempre su tutto”.

Dopo l’esperienza sanremese, Raf si dedicherà all’attività in studio per registrare il suo nuovo album e si appresterà a vivere una calda estate di live in tutta Italia del tour “Infinito – Estate 2026”, organizzato da Friends & Partners in collaborazione con Girotondo srl e MOMY RECORDS.