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Alla ricerca del senso del presente nello spazio Circuit a Mestre

Venezia, 29 apr. (askanews) – Uno spazio espositivo che è anche un luogo di incontro e di scambio con la cittadinanza e propone riflessioni sul senso del presente e del nostro essere in questo presente. A Mestre, sulla terraferma venezia, ha aperto Circuit, luogo che parla di arte digitale e nuovi media, ma anche di futuro e di critica dell’esistente. A fondarlo e a dirigerlo un artista: Herwig Egon Casadoro-Kopp. “Vogliamo raccontare non solo il passato – ha detto ad askanews – ma soprattuto il presente. Le tecnologie sono diventate in parte minaccia in parte un’opportunità, Vogliamo fare un discorso su come ci sentiamo adesso, in questo momento, come cittadini ma anche come produttori, come artisti”.

Lo spazio inaugura con la mostra “Sunburn” di Federica Di Pietrantonio: curata da Laura Cocciolillo, l’esposizione offre, con un linguaggio estremamente interessante, una riflessione sul rapporto tra corpo umano e ambiente digitale, tra le due tipologie di vite nelle quali tutti, alla fine, ci dividiamo. “È la nostra prima artista – ha aggiunto Casadoro-Kopp – che porta il suo sguardo sulle comunità più segrete, più nascoste, più private, diciamo così. All’inizio dell’era di internet era uno spazio più aperto, meno sotto la pressione delle pubblicità. Adesso è diverso e l’artista lavora molto sui dialoghi di queste persone che sentono un po’ le ingerenze della tecnologia nella loro vita, ma anche la usano e godono di questa tecnologia”.

Circuit ospita anche una libreria italiana e internazionale e i titoli che abbiamo visto sugli scaffali danno la misura di una volontà di pensare davvero il contemporaneo in tutta la sua affascinante e talvolta molto inquietante complessità.

Ue: Instagram e Fb violano legge sui servizi digitali: inefficace il controllo età, rischi per under 13

Roma, 29 apr. (askanews) – La Commissione europea ha rilevato in via preliminare che Instagram e Facebook di Meta violano la legge sui servizi digitali (Dsa) per non aver diligentemente identificato, valutato e mitigato i rischi di accesso ai loro servizi da parte di minori di 13 anni.

Nonostante i termini e le condizioni di Meta stabiliscano l’età minima per accedere a Instagram e Facebook in modo sicuro a 13 anni, le misure messe in atto dalla società per far rispettare queste restrizioni non sembrano essere efficaci. Le misure – spiega la Commissione europea – non impediscono adeguatamente ai minori di 13 anni di accedere ai loro servizi né li identificano e li rimuovono tempestivamente, se hanno già ottenuto l’accesso.

La Commissione rileva, ad esempio, che quando si crea un account, i minori di 13 anni possono inserire una data di nascita falsa che li renda di almeno 13 anni, senza controlli efficaci per verificare la correttezza della data di nascita auto-dichiarata.

Lo strumento di Meta per segnalare i minori di 13 anni sulla piattaforma è difficile da usare e non efficace, richiede fino a sette clic solo per accedere al modulo di segnalazione, che non viene automaticamente precompilato con le informazioni dell’utente. Anche quando un minore di età inferiore ai 13 anni è segnalato per essere al di sotto della soglia di età, spesso non vi è alcun follow-up adeguato e il minore segnalato può semplicemente continuare a utilizzare il servizio senza alcun tipo di controllo.

Ciò si basa su una valutazione del rischio incompleta e arbitraria, che identifica in modo inadeguato il rischio che i minori di 13 anni accedano a Instagram e Facebook e siano esposti a esperienze inappropriate per l’età. La valutazione di Meta contraddice grandi quantità di prove provenienti da tutta l’Unione Europea che indicano che circa il 10-12% dei bambini sotto i 13 anni accede a Instagram e / o Facebook. Inoltre, Meta sembra aver ignorato le prove scientifiche prontamente disponibili che indicano che i bambini più piccoli sono più vulnerabili ai potenziali danni causati da servizi come Facebook e Instagram.

In questa fase, la Commissione ritiene che Instagram e Facebook debbano modificare la loro metodologia di valutazione del rischio, al fine di valutare quali rischi sorgono su Instagram e Facebook nell’Unione europea e come si manifestano. Inoltre, Instagram e Facebook devono rafforzare le loro misure per prevenire, rilevare e rimuovere i minori di età inferiore ai 13 anni dal loro servizio. Meta deve contrastare e mitigare efficacemente i rischi che i minori di età inferiore ai 13 anni potrebbero incontrare sulle piattaforme, il che deve garantire un elevato livello di privacy, sicurezza e protezione per i minori.

Nell’esercizio del loro diritto di difesa, Instagram e Facebook hanno ora la possibilità di esaminare i documenti contenuti nei fascicoli di indagine della Commissione e di rispondere per iscritto alle risultanze preliminari della Commissione. Le piattaforme possono adottare misure per porre rimedio alle violazioni, in linea con gli orientamenti della legge del 2025 sulla protezione dei minori. Parallelamente sarà consultato il comitato europeo per i servizi digitali.

Se il parere della Commissione è infine confermato, la Commissione può emettere una decisione di non conformità, che può infliggere un’ammenda proporzionata all’infrazione, che non deve in alcun caso superare il 6% del fatturato mondiale totale annuo del fornitore. La Commissione può anche imporre penalità di mora per costringere una piattaforma a conformarsi. Tali risultanze non pregiudicano l’esito finale dell’inchiesta.

25 aprile, spari con piombini contro due attivisti Anpi: arrestato 21enne

Roma, 29 apr. (askanews) – Un ragazzo di 21 anni è stato fermato dagli investigatori della Digos della polizia di Stato perché ritenuto responsabile di aver esploso dei colpi di pistola a piombini contro due attivisti dell’Anpi, in occasione della manifestazione del 25 aprile, a Roma. Gli inquirenti procedono per il reato di tentato omicidio e detenzione di armi. Il fatto, nel giorno della festa della Liberazione è avvenuto vicino al Parco Schuster, non lontano dalla Basilica di San Paolo.

Le indagini che hanno portato alla individuazione ed al fermo del giovane, sarebbero partite dalle telecamere di sorveglianza, a circuito chiuso, presenti nella zona di via delle Sette Chiese, nel quartiere Ostiense. Gli investigatori della Digos sono riusciti a ricostruire il percorso effettuato dallo scooter.

Leone XIV al PPE: basta politica virtuale. Un discorso da leggere e rileggere

Il discorso rivolto da Papa Leone XIV, il 25 aprile 2026, ai membri del gruppo del Partito Popolare Europeo al Parlamento europeo non può essere liquidato come un ordinario intervento di circostanza. Certo, la cornice istituzionale è quella consueta: la Sala Clementina, il saluto ai parlamentari, il richiamo alla tradizione europea, il riferimento ai padri fondatori, la benedizione finale. Eppure, dentro questa forma apparentemente prevedibile, si muove un pensiero molto più esigente. Il Papa non si limita a ricordare al PPE la sua genealogia cristiano-democratica; gli chiede, con parole misurate ma tutt’altro che innocue, se sia ancora capace di abitarla.

È qui che il discorso diventa politicamente interessante. Il richiamo ad Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi e Robert Schuman non funziona come un ornamento commemorativo, né come una nostalgia da album europeo. È piuttosto una verifica. Quei nomi non vengono evocati per rassicurare, ma per interrogare. L’Europa nata dopo la catastrofe della guerra non fu soltanto un accordo tra Stati stanchi di combattersi. Fu un esperimento morale, culturale e istituzionale: provare a trasformare il continente delle macerie e delle lacerazioni in uno spazio di cooperazione; convertire la memoria del conflitto in grammatica della convivenza; sostituire alla logica della rivalsa il lento apprendistato della pace.

In questo senso il Papa compie un’operazione sottile: riconosce al Partito Popolare Europeo una radice nobile, ma proprio per questo gli impedisce di usarla come rendita simbolica. Non basta dirsi popolari. Non basta rivendicare l’eredità cristiana dell’Europa. Non basta citare De Gasperi, se poi la politica perde il contatto con la carne concreta del popolo: con il lavoro che manca o umilia, con le famiglie impaurite, con le periferie che non entrano nei dossier, con i migranti ridotti ora a emergenza, ora a slogan, con i giovani inchiodati a un futuro breve, intermittente, reversibile.

La domanda, allora, è inevitabile: il PPE di oggi è davvero il soggetto più adatto a recepire fino in fondo questo messaggio? La risposta non può essere ingenua. In molte sue articolazioni, il popolarismo europeo appare oggi attraversato da spinte conservatrici, securitarie, mercatiste, identitarie; talvolta sembra più preoccupato di presidiare un ordine che di rigenerare giustizia sociale. Ma proprio qui sta la forza del discorso: Leone XIV non consegna al PPE una patente di legittimità; gli consegna una responsabilità. Gli dice, in sostanza: se portate ancora nel nome la parola “popolare”, dovete tornare al popolo; se rivendicate le radici cristiane, dovete mostrare che esse non sono un vessillo culturale, ma una forma concreta di prossimità, cura, libertà e bene comune.

Non basta comunicare: occorre tornare a essere presenti

Il passaggio decisivo del discorso è quello in cui il Papa afferma: «Ricorrendo ad una metafora potremmo dire che nell’era del “trionfo digitale”, l’azione politica autenticamente orientata al bene comune richiede un ritorno all’“analogico”».

È una formula breve, ma contiene un’intera diagnosi del nostro tempo. Il “trionfo digitale” non riguarda soltanto l’uso dei social network o la trasformazione tecnologica della comunicazione politica. Riguarda una mutazione più profonda: la tendenza a sostituire la relazione con la connessione, il volto con il profilo, il territorio con la piattaforma, l’ascolto con il monitoraggio del consenso, la partecipazione con l’interazione, la comunità con la platea.

La politica contemporanea sembra spesso funzionare come un grande dispositivo di cattura dell’attenzione. Deve arrivare prima, colpire di più, semplificare meglio, polarizzare con maggiore efficacia. L’importante non è costruire un processo, ma occupare uno spazio percettivo; non accompagnare un popolo, ma intercettarne l’umore; non formare giudizio, ma produrre reazione. La politica, così, diventa una successione di segnali: dichiarazioni, post, video, repliche, indignazioni, frammenti. Tutto accade in fretta, tutto si consuma rapidamente, tutto chiede di essere sostituito da qualcos’altro.

In questo scenario, il ritorno all’analogico non è un invito passatista. Non significa rimpiangere un mondo pretecnologico, né immaginare che la politica possa sottrarsi alla dimensione digitale. Sarebbe ingenuo e persino ridicolo. Il punto è un altro. Tornare all’analogico significa rimettere al centro ciò che il digitale tende a rendere marginale: la durata, la presenza, il corpo, la parola detta senza mediazione algoritmica, la responsabilità del contatto, la fatica dell’ascolto, l’ambiguità viva delle persone reali.

L’analogico, in questa prospettiva, non è una tecnologia superata: è una categoria politica. È il nome di una politica che non si accontenta di apparire vicina, ma accetta di farsi prossima. Una politica che non confonde il consenso con la relazione. Una politica che sa che un territorio non si conosce guardando una mappa elettorale, ma attraversando le sue strade, entrando nei luoghi di lavoro, incontrando le famiglie, le scuole, gli anziani, i giovani, gli operatori sociali, i corpi intermedi — dove ancora resistono e dove, soprattutto, vanno ricostruiti — e riconoscendo le sofferenze minute che non fanno notizia.

Il cittadino…viene ascoltato?

Qui si apre la questione più radicale. La nostra contemporaneità sembra andare esattamente nella direzione opposta. Mentre il Papa chiede un ritorno all’analogico, la politica accelera verso una crescente digitalizzazione del legame rappresentativo. Il cittadino viene profilato, segmentato, raggiunto, mobilitato, sedotto, spaventato, rassicurato. Ma raramente viene davvero ascoltato. I suoi bisogni vengono tradotti in dati, le sue paure in target, la sua rabbia in bacino elettorale, la sua solitudine in opportunità comunicativa.

La politica digitale conosce il cittadino come utente, elettore, consumatore di messaggi, destinatario di campagne, produttore involontario di informazioni. Ma fatica a riconoscerlo come persona. E quando la persona scompare, il popolo si deforma: diventa massa emotiva per il populismo o astrazione statistica per l’élite. Da una parte il popolo urlato, dall’altra il popolo amministrato. In mezzo, sempre più fragile, il popolo reale.

È su questo punto che la parola del Papa diventa sociologicamente preziosa. Egli non contrappone semplicemente digitale e analogico; contrappone due forme di legame. Il digitale, quando diventa paradigma politico dominante, tende a produrre legami leggeri, reversibili, intermittenti, performativi. L’analogico, invece, richiama legami più lenti, incarnati, esigenti, esposti alla verifica della presenza. Non basta essere visibili: bisogna essere raggiungibili. Non basta parlare al popolo: bisogna stare nel popolo. Non basta interpretare il malessere: bisogna condividerne almeno la soglia, il bordo, il rumore di fondo.

Dal popolo connesso al popolo incontrato

Il vero problema democratico del nostro tempo non è soltanto la crisi dei partiti, né l’astensionismo, né la polarizzazione del dibattito pubblico. Tutti questi fenomeni sono sintomi di una frattura più profonda: la rottura della prossimità tra rappresentanza e vita quotidiana. I cittadini non percepiscono più la politica come un luogo in cui la loro esperienza possa essere raccolta, tradotta e restituita in forma di decisione pubblica. La percepiscono spesso come un teatro distante, rumoroso, autoreferenziale, incapace di modificare realmente le condizioni materiali dell’esistenza.

Per questo il ritorno all’analogico è anche ritorno alla mediazione. Una parola oggi quasi screditata, manomessa, trattata come un inciampo nel tempo dell’immediatezza. Ma una democrazia senza mediazioni non diventa più pura; diventa più fragile. Senza mediazioni restano il capo e la folla, il sondaggio e la paura, l’algoritmo e l’impulso. La mediazione, invece, è il lavoro paziente attraverso cui una società trasforma interessi dispersi in progetto comune, rabbie private in domanda pubblica, sofferenze mute in responsabilità istituzionale.

Quando questo lavoro si interrompe, la società cerca scorciatoie simboliche. Una delle più antiche, come ha mostrato René Girard, è quella del capro espiatorio: concentrare su qualcuno — lo straniero, il povero, il diverso, l’avversario, il fragile — una tensione collettiva che non si riesce più a comprendere né a governare. Dove la mediazione arretra, cresce la tentazione di semplificare il male attribuendogli un volto unico, comodo, sacrificabile. Anche per questo il ritorno all’analogico non è nostalgia: è prevenzione democratica contro la brutalizzazione del legame sociale.

Il digitale può amplificare una voce, ma difficilmente costruisce da solo una comunità. Può convocare, mobilitare, indignare, aggregare per un momento. Ma la comunità nasce altrove: nella continuità dei rapporti, nella fiducia che matura, nel conflitto che viene attraversato senza diventare distruzione, nella possibilità di riconoscersi anche quando non si è d’accordo. È questo il punto che la politica contemporanea sembra avere smarrito: il bene comune non è un contenuto da pubblicare, ma una forma di relazione da costruire.

La conversione dello stile politico

Il Papa, dunque, chiede qualcosa di molto più impegnativo di una correzione comunicativa. Chiede una conversione dello stile politico. Chiede di passare dalla politica della prestazione alla politica della presenza, dalla politica del messaggio alla politica del legame, dalla politica dell’effetto immediato alla politica della durata, dalla gestione del consenso alla costruzione di appartenenza.

In questa chiave, il termine “popolare” torna ad avere una densità enorme. Popolare non è ciò che piace alla maggioranza in un dato momento. Non è ciò che asseconda l’umore prevalente. Non è ciò che trasforma il disagio in rendita elettorale. Popolare è ciò che riconosce il popolo come soggetto storico, non come pubblico da intrattenere. È ciò che accetta la lentezza dell’incontro, la complessità dei bisogni, la fatica della rappresentanza, la responsabilità di dire anche parole non gradite quando sono necessarie al bene comune.

Una politica davvero popolare non liscia il pelo al popolo per ottenerne l’applauso, ma lo prende sul serio. Non lo idolatra e non lo disprezza. Non lo usa come clava contro le istituzioni e non lo riduce a numero nei report. Lo incontra, lo ascolta, lo educa e si lascia educare. Perché il popolo non è una sostanza mitica e immobile; è una costruzione fragile, quotidiana, fatta di legami, memorie, conflitti, riconoscimenti, promesse mantenute.

Ecco perché il ritorno all’analogico può diventare una delle categorie più feconde per leggere la crisi democratica contemporanea. In un tempo in cui tutto tende a farsi flusso, la politica deve tornare a produrre luoghi. In un tempo in cui tutto tende a farsi immagine, deve tornare a generare presenza. In un tempo in cui tutto tende a farsi opinione istantanea, deve tornare a costruire giudizio. In un tempo in cui tutto tende a farsi pubblico indistinto, deve tornare a riconoscere le persone una per una, nei loro contesti, nelle loro vulnerabilità, nelle loro attese.

La vera alternativa al populismo, allora, non è una politica più fredda, più tecnica, più distante. È una politica più incarnata. Non l’élite contro la folla, ma la comunità contro la solitudine. Non la nostalgia contro il futuro, ma le radici come condizione per non essere travolti dalla corrente. Non il digitale come nemico, ma il digitale ricondotto al suo posto: strumento, non destino; mezzo, non forma totale della vita democratica.

Il discorso di Leone XIV, letto fino in fondo, è perciò molto meno accomodante di quanto possa apparire. Non dice al PPE: custodite ciò che siete stati. Dice piuttosto: dimostrate di poter essere ancora qualcosa. Non basta conservare simboli, parole, genealogie. Occorre rigenerare prossimità. Occorre tornare là dove la politica nasce prima di diventare istituzione: nel contatto tra le persone, nella domanda di giustizia, nella paura che cerca nome, nella speranza che chiede forma.

In fondo, il ritorno all’analogico è questo: restituire alla politica un’anima e un corpo. Farla scendere dalla nuvola delle rappresentazioni e riportarla nel fango buono e impastato della vita comune: là dove le persone non sono dati da estrarre né oggetti da misurare, dove il popolo non è un hashtag, dove il bene comune non è una formula da convegno, ma la paziente costruzione di condizioni più umane per vivere insieme.

È una grande sfida. Forse, oggi, la più inattuale. Proprio per questo, la più necessaria.

👉 Per leggere il discorso di Leone XIV

Adriano Olivetti oggi: un modello controcorrente per l’impresa pubblica

Il caso delle nomine e il nodo delle retribuzioni

In questi giorni, oltre ai conflitti che continuano a occupare la scena internazionale, le cronache nazionali si sono soffermate sulla vicenda dell’ex amministratrice delegata di Terna. Pur essendo destinata a un nuovo incarico — la presidenza dell’ENI — la manager aveva inizialmente richiesto una buonuscita di circa 7 milioni di euro. Solo una discreta ma incisiva moral suasion da parte delle istituzioni l’ha indotta a rinunciare, in cambio della nuova nomina, che comporterà comunque una retribuzione stimata intorno a 1,3 milioni di euro.

L’episodio riporta al centro una questione annosa: quella delle nomine nelle aziende a partecipazione pubblica. Governi di ogni colore politico continuano a esercitare un controllo disinvolto su queste scelte, spesso accompagnandole con retribuzioni difficilmente giustificabili in un Paese come l’Italia, segnato da una progressiva erosione dei redditi da lavoro. Il contrasto tra compensi elevati ai vertici e stagnazione salariale diffusa appare sempre più evidente e difficilmente sostenibile sul piano etico e sociale.

Il mito del mercato e la realtà delle cooptazioni

La giustificazione più ricorrente richiama le logiche del “mercato”, ovvero le aspettative degli azionisti che affiancano lo Stato nella compagine societaria. Ma è davvero così? In realtà, le competenze richieste per la gestione di queste grandi realtà non sono mai certificate in modo sostanziale, se non attraverso procedure formali e burocratiche. Lo dimostra anche la ricorrenza degli stessi nomi, che si alternano negli incarichi senza un reale ricambio, mentre eventuali outsider vengono spesso marginalizzati dopo una sola esperienza.

Non si tratta, peraltro, di un limite esclusivo del settore pubblico. Emblematico resta il caso della Fiat che, sotto la guida di Gianni Agnelli, scelse di affidarsi al profilo “politico” di Cesare Romiti anziché a quello più tecnico di Vittorio Ghidella — una decisione le cui conseguenze meriterebbero un’analisi approfondita.

L’impresa come comunità

Eppure, l’Italia ha conosciuto anche modelli radicalmente diversi. Tra questi spicca quello di Adriano Olivetti, figura capace di coniugare impresa, innovazione e responsabilità sociale. In contrapposizione al modello gerarchico e rigidamente disciplinare incarnato da Vittorio Valletta alla Fiat, Olivetti concepiva la fabbrica non solo come luogo di produzione e profitto, ma come fulcro di una comunità.

La sua visione si fondava sull’idea di impresa come bene comune: i profitti dovevano essere reinvestiti a beneficio dei lavoratori e del territorio; i luoghi di lavoro progettati secondo criteri di qualità estetica e funzionale; la gestione aziendale improntata a un approccio olistico, in cui le competenze tecniche si affiancavano alla sensibilità culturale.

Non a caso, intorno alla Olivetti si sviluppò un ambiente intellettuale di straordinaria vivacità, con figure come lo scrittore Franco Volponi e il sociologo Franco Ferrarotti. Parallelamente nacque il progetto “Comunità”, un tentativo di superare i limiti dei partiti tradizionali attraverso una democrazia territoriale e partecipativa, riassunta nel motto “Humana Civilitas”.

Per Olivetti, la fabbrica non poteva limitarsi alla massimizzazione del profitto: doveva invece contribuire alla diffusione di ricchezza, cultura e democrazia. «Io penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica», affermava. In questa prospettiva, anche le retribuzioni dovevano essere eque, evitando divari eccessivi tra operai e dirigenti.

Un’eredità attuale, ma ancora incompiuta

Non sorprende che un modello così innovativo abbia incontrato resistenze trasversali. A destra, la sua idea di democrazia diretta appariva destabilizzante; a sinistra, il suo capitalismo “dal volto umano” sembrava attenuare il conflitto di classe. Anche sul piano internazionale, il suo dinamismo suscitò diffidenze: basti pensare all’Elea 9003, tra i primi computer commerciali al mondo, capace di competere con giganti come IBM.

Cosa resta oggi di quell’esperienza? Alcuni elementi sopravvivono in forme contemporanee come le società benefit o nei criteri ESG (Environmental, Social and Governance), oggi al centro del dibattito sulla sostenibilità. Tuttavia, si tratta spesso di applicazioni parziali o di facciata rispetto alla radicalità del progetto olivettiano, già concretamente sperimentato a Ivrea decenni fa.

Eppure, basterebbe un programma politico dotato di visione e coraggio per recuperare almeno in parte quei principi, a partire proprio dalle aziende partecipate, imprimendo una svolta concreta nella lotta alle disuguaglianze. Ma la realtà, ancora una volta, appare diversa: logiche di appartenenza, fedeltà politica e relazioni personali continuano a prevalere. E così, le dichiarazioni di principio su merito e competenze rischiano di rimanere, troppo spesso, solo parole.

Partiti, senza correnti non c’è democrazia

La democrazia interna come banco di prova

Un’antica riflessione dei leader della sinistra sociale democristiana sosteneva che, per misurare la bontà e l’affidabilità dei progetti di riforma istituzionale avanzati dai partiti, fosse sufficiente verificare come veniva praticata la democrazia al loro interno.

Detta altrimenti, i partiti personali, privi di democrazia interna o caratterizzati da una concentrazione quasi statutaria del potere nelle mani del capo, non risultano credibili proprio sul terreno delle riforme istituzionali e costituzionali.

Per questa ragione, semplice ma decisiva, la democrazia interna ai partiti non è mai stata — né ieri né oggi — una variabile indipendente rispetto alla qualità complessiva della democrazia nel sistema politico.

Il modello Dc: pluralismo e regole

Il modello più compiuto di democrazia interna resta quello incarnato, per quasi cinquant’anni, dalla Democrazia Cristiana. Un partito attraversato da molte leadership e da figure di statura statuale, ma privo di capi indiscussi e dispotici.

I leader erano punti di riferimento per correnti, aree culturali e sociali, ma non pretendevano di ridurre il partito a una platea di comparse o a un esercito di ubbidienti. Questo era possibile perché il rispetto della democrazia interna costituiva una sorta di dogma condiviso.

Regole democratiche, sistema proporzionale interno, congressi regolari, confronto tra tesi politiche diverse e, soprattutto, elezione degli organismi dirigenti: questi erano i pilastri della vita del partito. Non acclamazioni, ma procedure.

La “democrazia dell’applauso”, per usare un’espressione di Norberto Bobbio, non era né regola né eccezione. Nei congressi si applaudiva e si fischiava — spesso si fischiava — ma la selezione della classe dirigente avveniva attraverso il voto e il confronto.

Correnti e contendibilità del potere

La Dc era un partito articolato per correnti: non sempre “correnti di pensiero”, talvolta anche “correnti di potere”, come è naturale in ogni grande organizzazione politica. Tuttavia, questa articolazione garantiva un elemento essenziale: la contendibilità del partito.

Il partito non era mai il luogo in cui il capo decideva per tutti. Era, invece, uno spazio aperto al confronto e alla competizione interna, regolata da norme condivise e da un equilibrio tra le diverse componenti.

Questa struttura rendeva credibile la Dc quando affrontava il tema delle riforme dello Stato e delle istituzioni, perché ciò che proponeva all’esterno lo praticava al proprio interno.

Un monito per i partiti contemporanei

Oggi, in una fase che richiede il recupero dei valori democratici e liberali anche dentro i partiti, non è necessario inventare modelli inediti o riscrivere regole rivoluzionarie.

È sufficiente guardare a come era organizzato il più rappresentativo partito della storia democratica italiana. La Democrazia Cristiana dimostra che pluralismo, regole e partecipazione non indeboliscono il partito: lo rendono più autorevole.

Da qui deriva un monito per molti leader contemporanei: chi gestisce il proprio partito con metodi dispotici o personalistici difficilmente può risultare credibile quando propone riforme istituzionali o costituzionali.

La democrazia, per essere credibile, deve essere prima di tutto praticata.

Contrastare il bullismo è una responsabilità collettiva

Un fenomeno sociale, non episodico

Negli ultimi mesi, il tema del bullismo è tornato con forza al centro del dibattito pubblico, anche grazie alla proposta di legge di iniziativa popolare promossa da un comitato di cittadini insieme a uno studio legale. Si tratta di un’iniziativa che merita attenzione e rispetto, perché nasce da un’esigenza reale: proteggere i nostri giovani e rafforzare gli strumenti di prevenzione.

Come Assessore alle Politiche Sociali, ritengo fondamentale accogliere questo tipo di proposte non solo come atti normativi, ma come segnali chiari della società civile. Il bullismo, infatti, non è un fenomeno isolato né circoscritto alle scuole: è una manifestazione di disagio che coinvolge famiglie, istituzioni e comunità intere.

Un impegno che parte dal territorio

La proposta Perricci pone l’accento su prevenzione, educazione e intervento tempestivo. Sono principi che, come amministrazione locale, condividiamo pienamente. Nei nostri territori stiamo già lavorando per rafforzare i servizi di supporto psicologico per minori e famiglie, i progetti educativi nelle scuole, in collaborazione con insegnanti e associazioni, e le reti territoriali tra servizi sociali, istituti scolastici e forze dell’ordine.

Tuttavia, è evidente che serve un quadro normativo più solido e aggiornato, capace di coordinare questi interventi su scala nazionale, evitando frammentazioni e disomogeneità.

Il valore della prevenzione

Uno degli aspetti più rilevanti della proposta è l’attenzione alla prevenzione. Intervenire quando il problema è già esploso non basta: è necessario lavorare prima, costruendo contesti educativi inclusivi e promuovendo una cultura del rispetto.

In questo senso, il ruolo delle istituzioni locali è cruciale. I Comuni rappresentano il primo punto di contatto con i cittadini e possono attivare percorsi di ascolto, mediazione e accompagnamento. Ma per farlo in modo efficace servono risorse, formazione e strumenti adeguati.

Una sfida condivisa

Il bullismo non si combatte solo con le leggi. Serve una responsabilità diffusa. Le famiglie devono essere sostenute nel loro ruolo educativo, la scuola deve essere messa nelle condizioni di intervenire con competenza e le istituzioni devono garantire continuità e coordinamento.

La proposta di legge Perricci va nella direzione giusta, perché riconosce questa complessità e tenta di affrontarla in modo sistemico. È ora compito del Parlamento valutarla con attenzione, migliorandola dove necessario, ma senza perdere di vista l’urgenza del tema.

Guardare avanti

Come amministrazione, continueremo a sostenere ogni iniziativa che vada nella direzione della tutela dei minori e della promozione del benessere sociale. L’obiettivo è chiaro: costruire comunità più sicure, inclusive e capaci di prendersi cura dei più giovani.

Il bullismo non è inevitabile. È un fenomeno che può essere prevenuto e contrastato, se tutti – istituzioni, cittadini e realtà educative – lavorano insieme con responsabilità e determinazione.

 

Raffaella Ferrentino – Assessore del Comune di Nocera Superiore

Iran, le notizie più importanti del 29 aprile sulla guerra

Roma, 29 apr. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di mercoledì 29 aprile sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale. La fragile tregua tra Israele e Libano è stata prorogata, mentre il cessate il fuoco in Iran è appeso alla possibilità di un accordo con gli Usa.

-07:40 Prevalgono i rialzi sulle principali borse asiatiche. Shanghai guadagna lo 0,48%, Taiwan l’1,74%, Hong Kong l’1,45%. Bene anche il Kospi di Seoul (+0,63%) ed il Set di Singapore (+0,48%). A Tokyo l’indice Nikkei-225 cede invece l’1,02% a 59.917 punti.

-07:30 Petrolio, Brent poco mosso a 111,46 dollari al barile (+0,18%). Wti sotto i 100 dollari

-07:17 Un palestinese è stato ucciso e due soldati israeliani sono rimasti feriti in uno scontro nella città di Silwad, in Cisgiordania, a nordest di Ramallah, ha dichiarato l’esercito israeliano in un comunicato.

-07:10 Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato durante la visita di Stato negli Stati Uniti del monarca britannico che Re Carlo III concorda sul fatto che l’Iran non possa possedere una bomba nucleare.

-07:09 Donald Trump ha lanciato nella notte un attacco durissimo contro il cancelliere tedesco Friedrich Merz, accusandolo sul suo Truth Social di “non sapere di cosa parla” riguardo all’Iran.

-07:05 Libano: otto morti in attacchi Idf, tra cui tre soccorritori della Protezione civile. Cinque vittime di un raid contro un edificio a Majdal Zoun.

-07:00 Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha incaricato i suoi collaboratori di prepararsi a un blocco prolungato dell’Iran, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, che cita fonti ufficiali statunitensi.

Iran, media: Trump ha dato istruzioni di prolungare il blocco dello Stretto di Hormuz

Roma, 29 apr. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha incaricato i suoi collaboratori di prepararsi a un blocco prolungato dell’Iran, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, che cita fonti ufficiali statunitensi.

In recenti incontri, Trump ha optato per continuare a strangolare l’economia e le esportazioni di petrolio iraniano bloccando le spedizioni da e verso i suoi porti, scrive il Wall Street Journal, aggiungendo che ritiene che le altre opzioni, tra cui la ripresa dei bombardamenti o l’abbandono del conflitto, comportino rischi maggiori rispetto al mantenimento del blocco.

Ex direttore Fbi James Comey incriminato per una foto di conchiglie: è una minaccia in codice contro Trump

Roma, 28 apr. (askanews) – “Nulla è cambiato. Sono ancora innocente. Non ho paura. E continuo a credere nell’indipendenza della magistratura federale”, Lo dice l’ex direttore dell’Fbi, James Comey, in un video pubblicato su Substack a proposito dell’indagine a suo carico per una foto di conchiglie che, secondo le autorità, avrebbe rappresentato una minaccia nei confronti del presidente Donald Trump. “È fondamentale però che ricordiamo una cosa: questo non è il modo in cui il dipartimento di Giustizia dovrebbe operare. La buona notizia è che, giorno dopo giorno, ci avviciniamo sempre più al ripristino di quei valori”, ha aggiunto.

Comey, è stato incriminato in relazione a una foto di conchiglie che, secondo le autorità, avrebbe rappresentato una minaccia nei confronti del presidente Donald Trump. Lo ha riportato la Cnn, citando tre diverse fonti. Si tratta del secondo tentativo dell’amministrazione americana di perseguire uno dei principali oppositori politici del presidente. Trump ha da tempo spinto perché i suoi avversari politici siano incriminati, compreso l’ex direttore dell’Fbi che considera una figura chiave nel presunto tentativo di “strumentalizzare” il sistema giudiziario contro di lui.

Lo scorso maggio, Comey aveva pubblicato sui social una foto di conchiglie su una spiaggia che formavano i numeri “86 47”, un riferimento che i critici hanno interpretato come un invito a “rimuovere” o uccidere Trump. Nel linguaggio gergale, il numero 86 può significare “eliminare” o “buttare via qualcosa”. Trump è attualmente il 47esimo presidente. Nella didascalia del post, Comey aveva scritto: “Bella formazione di conchiglie durante la mia passeggiata sulla spiaggia”.

Subito dopo la pubblicazione, esponenti repubblicani e funzionari dell’amministrazione avevano duramente criticato Comey. L’allora segretaria alla Sicurezza Interna, Kristi Noem, aveva annunciato che sarebbe stato indagato dai Servizi Segreti per quella che aveva definito un invito “all’assassinio” di Trump. I Servizi Segreti hanno poi sottoposto Comey a un interrogatorio di diverse ore a Washington, passaggio insolito per un caso di minaccia non esplicita. Comey aveva dichiarato agli investigatori di aver visto le conchiglie su una spiaggia nel North Carolina.

La direttrice dell’Intelligence nazionale, Tulsi Gabbard, aveva dichiarato a Fox News, dopo il post di Comey, che l’ex direttore “dovrebbe essere incarcerato per questo” e di essere “molto preoccupata” per la vita di Trump. Lo stesso giorno, Comey aveva rimosso il post, scrivendo sui social di aver pensato che le conchiglie rappresentassero un “messaggio politico”, ma di non sapere che alcuni associano quei numeri alla violenza. “Non mi era mai passato per la mente, ma sono contrario a qualsiasi forma di violenza, quindi ho rimosso il post”, aveva scritto.

Esperti legali e della sicurezza hanno riferito alla Cnn che un caso del genere contro Comey potrebbe avere poche possibilità di successo, soprattutto alla luce delle tutele garantite dalla libertà di espressione negli Stati Uniti.

Minetti, Meloni ‘blinda’ Nordio: mi fido di lui, escludo sue dimissioni

Roma, 28 apr. (askanews) – Ieri la telefonata con la presidente del Consiglio, oggi l’incontro con il sottosegretario Alfredo Mantovano. Palazzo Chigi blinda così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e lo fa attraverso la viva voce di Giorgia Meloni. La premier, a sorpresa, si presenta in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri. Da una parte, certo, c’è la necessità di spiegare le misure appena varate del decreto lavoro, ma dall’altra c’è anche l’esigenza di provare a chiudere, almeno per quanto riguarda le responsabilità del governo, il caso della grazia concessa a Nicole Minetti su cui, a seguito di un’inchiesta giornalistica, sono emersi elementi che hanno costretto il capo dello Stato Sergio Mattarella a chiedere che vengano acquisite maggiori informazioni. “Mi fido di Nordio”, dice secca. Quanto alle richieste dell’opposizioni affinché il Guardasigilli faccia un passo indietro, la premier le rimanda al mittente: “A oggi escludo ipotesi di dimissioni”.

D’altra parte la presidente del Consiglio non si limita a una (lunga) introduzione sul provvedimento fatto in vista del 1* maggio per “ringraziare gli italiani che ogni giorno contribuiscono con il loro lavoro per fare grande la nostra nazione”, ma risponde anche alle domande. Tra le quali, ovviamente, non poteva mancare quella sul caso che sta agitando i palazzi. Meloni dice di aver appreso lei stessa della vicenda dalla stampa, di averne chiesto conto al Guardasigili, poi si dilunga in una spiegazione sulle procedure di solito utilizzate per questo tipo di richieste. “Dall’inizio di questo governo – sottolinea – il ministero della Giustizia ha ricevuto 1241 domande di grazia” e ne ha “trasmesse alle procure generali 1045” escludendo quelle “che avevano dei vizi di forma”. Di queste migliaia “tornano con parere favorevole poche decine” e a quel punto il ministero della Giustizia “tende a confermare” il parere positivo e così fa anche il presidente della Repubblica anche se, sottolinea, “non è il mio ruolo” entrare nel merito delle scelte del capo dello Stato. Insomma, sottolinea, “questo provvedimento non ha seguito in niente un inter diverso, è stato portato avanti nel rispetto della legge e della prassi”.

Tutto viene rinviato all’istruttoria della Procura generale, in questo caso quella di Milano. “Sicuramente se è vero quello che emerge dall’inchiesta giornalistica qualcosa manca nel lavoro che è stato fatto” spiega la presidente del Consiglio che però insiste nel dire che questo “non è un lavoro che fa il ministero” che “non ha gli strumenti per operare indagini” e quindi “difficilmente” poteva sapere “qualcosa che non sapeva la Procura generale”.

Mantovano sostiene che “non si tratta di scaricare la colpa su nessuno”: semplicemente – afferma – ciò che era presente nel fascicolo arrivato a via Arenula lasciava “pochi margini alla valutazione del ministro”. Restano le ombre di una documentazione che a questo punto mostra di essere incompleta, a questo fine la procura ha chiamato in causa l’Interpol “facendo partire gli accertamenti su tutti gli aspetti emersi”. Accertamenti su cui la stessa premier si dice d’accordo.

Ma lo ‘scudo’ a Nordio e le spiegazioni della premier non bastano alle opposizioni. “Non mi stupisce che Meloni difenda il suo ministro, lo ha difeso anche sul gravissimo caso di Almasri”, dice la segretaria del Pd, Elly Schlein.

A Rock in Roma 2026 c’è grande attesa per il gruppo K-pop Ateez

Roma, 28 apr. (askanews) – A Rock in Roma 2026 arriva la band K-pop Ateez, protagonista dell’unica data italiana del loro tour l’8 luglio all’Ippodromo delle Capannelle.

I biglietti sono disponibili dalle 14 di venerdì 1 maggio su ticketone.it e in tutti i punti vendita autorizzati.

Il gruppo – formato da Hongjoong, Seonghwa, Yunho, Yeosang, San, Mingi, Wooyoung e Jongho – si esibirà a Roma per la prima volta, segnando un debutto molto atteso nella Capitale.

Guidando una line up dinamica di artisti di supporto, gli Ateez sono pronti a portare la loro energia travolgente, i successi in cima alle classifiche e coreografie di livello mondiale a Rock in Roma. Noti per la loro presenza scenica esplosiva e per una fanbase globale in rapida espansione, la loro partecipazione rappresenta un momento decisivo per la continua crescita del K-pop in Europa.

Ateez è un gruppo sudcoreano composto da otto membri che ha conquistato il mondo sin dal debutto nell’ottobre 2018. Conosciuti per performance straordinarie che fondono estetiche visive d’impatto con una vasta gamma di generi musicali, creando un’esperienza completamente immersiva, gli otto artisti si sono rapidamente affermati come protagonisti di primo livello.

Attraverso un universo narrativo ampio che si sviluppa nelle serie Treasure, Fever, The world e Golden hour, gli Ateez uniscono storytelling concettuale a una musica che risuona profondamente con la loro generazione. Come superstar globali del K-pop, sono diventati artisti da milioni di copie vendute, ottenendo nomination agli American Music Awards, vittorie agli iHeartRadio Music Awards e successo nelle classifiche Billboard 200 e Billboard Hot 100 con numerose pubblicazioni.

Legal AI, Misso (Simone): importante la competenza autoriale

Roma, 28 apr. (askanews) – Secondo le stime recenti di Industry Research Biz (Legal AI Software Market Report), il mercato europeo dei software di IA applicata al settore legale ha raggiunto nel 2025 un valore di 157,18 milioni di dollari (circa il 24% del mercato globale). Le previsioni indicano una crescita significativa del settore in Europa, con l’Italia che rappresenta circa il 13,8% del mercato. Ma come rispondere alle nuove esigenze connesse all’arrivo dell’IA rispetto alla realizzazione di dataset giuridici tecnologicamente avanzati ma che allo stesso tempo garantiscano una evidente competenza autoriale? E’ uno dei percorsi che Edizioni Simone, in una visione di valorizzazione multicanale delle proprie attività, ha attivato nell’ambito dell’evoluzione del proprio modello di business, nato oltre 50 anni fa con lo scopo di creare contenuti giuridici chiari e aggiornati accessibili a tutti gli studenti universitari. Partiamo con la legal AI, Luca Misso (Ceo Simone SpA):

“Tutti i software di legal AI sul mercato sono strutturati sulla base delle banche dati pubbliche a disposizione, quindi norme e sentenze, ma in un sistema come il nostro diverso dal common law non è sufficiente per approfondire i concetti giuridici, è necessaria l’analisi delle sentenze a favore e contro. Quindi è necessario affiancare al sistema di banche dati tradizionale dei contenuti autoriali. E’ chiaro che il dato è facilmente identificabile perchè molti software di AI consentono di andare direttamente alla fonte ma il ragionamento no, se sotto non c’è la firma di chi ha realizzato e scritto quel testo ovviamente non vale nulla”.

Fondamentale resta il patrimonio giuridico a disposizione delle delle software house. Con evidenti vantaggi sul mercato innanzitutto, potendo Simone contare su un catalogo in gran parte proprietario. Ma non solo:

“Mentre solitamente le case editrici devono chiedere autorizzazione o pagare l’autore per i diritti, gran parte del nostro catalogo è proprietario perchè abbiamo al nostro interno esperti redazionali che ogni giorno aggiornano i nostri manuali e quindi sono in grado di tenere aggiornata la banca dati. Secondo vantaggio, essendo leader nel settore dei concorsi pubblici, siamo abituati a produrre questi materiali in tempi fulminei, nel giro di poche ore dall’uscita di un concorso pubblico dobbiamo essere online con la comunicazione fornendo al cliente il libro cartaceo. Quindi già stampato”.

Guardando sempre al contenuto e non solo al contenitore, la naturale appendice al lavoro editoriale è l’alta formazione giuridica:

“Parliamo di alta formazione giuridica destinata a professionisti della materia, agli uffici legali di grandi aziende e naturalmente a tutta la pubblica amministrazione perchè abbiamo un focus particolare nell’ambito dei contratti pubblici. In un rapporto continuativo con i clienti perchè questo tipo di norme cambiano continuamente con la necessità quindi per questi enti di un aggiornamento continuo”.

Previdenza, approvato il bilancio 2025 della Cnpr

Roma, 28 apr. (askanews) – L’assemblea dei delegati dell’Associazione Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca, riunitosi in assemblea a Roma, ha approvato a larga maggioranza il bilancio d’esercizio dell’anno 2025, che chiude con un utile al lordo di accantonamenti e rettifiche di valore pari a 191,07 milioni di euro (utile netto pari a 84,96 milioni).

Il risultato a consuntivo, rispetto al preventivo assestato di novembre 2024, è influenzato positivamente dai risultati conseguiti dalle gestioni patrimoniali che nel corso dell’ultimo trimestre hanno conseguito un incremento di valore per effetto della crescita dei mercati azionari.

Inoltre, la crescita dei redditi e dei volumi d’affari degli iscritti per l’anno 2024 ha permesso di accertare a consuntivo una maggiore contribuzione soggettiva di 2,6 milioni e una maggiore contribuzione integrativa di 2,2 milioni rispetto all’assestamento del budget, altro contributo positivo deriva dalla rivalutazione di alcune immobilizzazioni finanziarie per circa 2,15, milioni, mentre l’andamento dei mercati finanziari nell’ultimo mese di trimestre 2025, ha comportato una svalutazione dei titoli iscritti nell’attivo circolante di 43 milioni circa in leggera crescita rispetto alla svalutazione iscritta nel 2024 che stimava la rettifica di valore delle gestioni patrimoniali per le minusvalenze in formazione in 37,8 milioni di euro.

Altro elemento che ha inciso positivamente sul risultato è stato il decremento della svalutazione dei crediti verso iscritti accertato per euro 51,9 milioni con un incremento di circa 12,4 milioni rispetto al budget, dovuto al maggior accertamento delle sanzioni e degli interessi per mancato pagamento a consuntivo.

La svalutazione appostata include il residuo dei crediti contributivi del 2013 ammonta complessivamente a 17,9 milioni. Il fondo svalutazione crediti verso iscritti alla fine dell’esercizio ammonta a 326,05. Il valore dei crediti verso iscritti per contributi al netto del fondo ammonta a 381,3 milioni di euro, contro i 381,9 del 2024.

L’andamento dei mercati finanziari nell’ultimo trimestre del 2025 ha mantenuto una ridotta volatilità facendo registrare un sensibile incremento del valore di mercato della quota di patrimonio gestita mediante i mandati di Gestione Patrimoniale Mobiliare un rendimento finanziario del benchmark di riferimento del 7,02% a fronte del 9,04% dell’anno 2024.

Il portafoglio delle GPM ha conseguito una performance finanziaria del 7,11% con una over performance rispetto al benchmark dello 0,09%. Il portafoglio complessivo dell’ente ha conseguito un rendimento finanziario positivo del 4,90% grazie al contributo positivo, oltre che delle gestioni patrimoniali, degli investimenti in fondi alternativi e agli altri investimenti diretti. La componente immobiliare in gestione diretta ha conseguito un rendimento lordo del 4,5% in crescita dello 0,2% rispetto al precedente esercizio.

Le poste che portano alla rilevazione del risultato lordo di 191,07 milioni, sono ascrivibili alle rettifiche di valore dei crediti verso iscritti e conduttori di immobili che assommano a 52,1 milioni di euro circa (in riduzione rispetto al 2024 di circa 23,9 milioni, per effetto dell’accertamento delle minori sanzioni ed interessi determinate in base al nuovo regolamento e del volume dei crediti residui riferiti al 2013), alla svalutazione delle immobilizzazioni finanziarie e dei titoli dell’attivo circolante per 56 milioni a fronte della perdita di valore ritenute durevoli e dall’accantonamento del fondo oscillazione titoli del circolante per le minusvalenze implicite, mitigato dalla rivalutazione dei titoli iscritti nell’attivo immobilizzato per 2,1 milioni

Gli iscritti al fondo tra attivi e pensionati attivi sono pari 25.903 (26.399 a fine 2024), a fronte della stima di 27.054 con i quali si sono stimate le entrate contributive del 2025 nel bilancio di previsione. Il minor numero di iscritti consuntivati, ha comportato un minor accertamento a consuntivo della contribuzione che rileva a fine 2025 per 379,9 milioni a fronte dei 401,8 milioni dell’esercizio 2024: il dato è influenzato dal minor accertamento di sanzioni ed interessi per tardivo versamento della contribuzione per 22,9 milioni.

Le pensioni erogate tra dirette e indirette rilevano 12.487 prestazioni (11.985 nel 2024, si incrementano di 502 prestazioni tra dirette, e indirette pari al 4,02% in più) a fronte di una stima previsionale di 12.500: il rapporto iscritti pensionati è pari a 1,72 contro il 1,85 del 2024.

Il patrimonio investito, a valori contabili, è pari a 2.576,2 milioni di euro a fronte di una valutazione a mercato di 2.737,2 milioni di euro. Il rendimento finanziario delle gestioni patrimoniali mobiliari si è attestato al +7,11%, registrando un risultato superiore rispetto all’asset allocation strategica che ha chiuso il 2025 al 7,02%. Dall’iniziale conferimento dei mandati ai gestori selezionati mediante gara europea, 25 giugno 2015 – 31 dicembre 2025, il rendimento finanziario è pari a +55,58% a fronte del rendimento del benchmark dell’AAS che registra da inizio mandato un +59,43% (i dati sono riferiti ai mandati delle quattro case di gestione che hanno visto confermato il mandato nell’ambito della gara europea aggiudicata lo scorso 21 aprile 2022). Il nuovo gestore aggiudicatario ha conseguito da inizio del proprio mandato (30 giugno 2022) al 31 dicembre 2025 (tre anni e sei mesi) un rendimento positivo del 24,32% a fronte di un rendimento dell’AAS nel medesimo periodo di +27,86%.

Minetti: procedura di adozione nel pieno rispetto della legge

Milano, 28 apr. (askanews) – “Smentisco categoricamente di aver mai intrapreso contenziosi con i genitori biologici di mio figlio, che non ho mai conosciuto. L’intero percorso adottivo si è svolto nel pieno rispetto della legge, seguendo la procedura ordinaria, dalla fase di pre-adozione fino all’affidamento definitivo, come documentalmente dimostrato e allegato”. Lo afferma in una nota Nicole Minetti che interviene così nella polemica sulla grazia ricevuta dalla Presidenza della Repubblica “per tutelare la mia persona, la mia famiglia e, soprattutto, mio figlio, gravemente esposti a una indebita e ingiustificata esposizione mediatica”.

Secondo Minetti, “sono state diffuse ricostruzioni false, gravemente lesive della mia reputazione, accompagnate dalla divulgazione di informazioni riguardanti un minore che, per legge, non avrebbero mai dovuto essere rese pubbliche, in palese violazione dei principi posti a tutela dei minori. È particolarmente grave che siano state attribuite alla mia persona circostanze e dichiarazioni mai rese, costringendomi a difendermi da fatti del tutto inesistenti. Preciso, con assoluta chiarezza, di non essere mai stata indagata né di aver mai ricevuto comunicazioni di indagini a mio carico, né in Uruguay né in Spagna. Di fronte a una grave patologia che ha colpito mio figlio, io e la mia famiglia ci siamo rivolti a strutture sanitarie di eccellenza, al fine di garantire le migliori cure possibili. In tale contesto, è stata individuata una struttura altamente specializzata a Boston, dove mio figlio è stato sottoposto a un intervento chirurgico molto delicato e complesso”.

“Le ricostruzioni diffuse da alcuni organi di stampa risultano pertanto infondate e lesive, oltre che in contrasto con le norme e gli stessi principi deontologici a tutela dei minori – prosegue Minetti -. Confido che tutte le competenti Autorità valutino quanto accaduto nei profili di ripartiva competenza affinché venga fatta piena luce sulle falsità divulgate e venga ristabilita la verità dei fatti. Mi riservo, sin d’ora, unitamente ai miei legali, di adire senza indugio le competenti sedi giudiziarie, civili e penali, nei confronti di chiunque abbia contribuito alla diffusione di notizie false e lesive, al fine di ottenere ogni tutela e ristoro dei danni subiti”.

Minetti, Meloni: su iter grazia da ministero rispettata legge e prassi

Roma, 28 apr. (askanews) – “Di queste migliaia” di domande di grazia che vengono mandate alla Procura “tornano con parere favorevole decine, a quel punto il ministero della Giustizia tende a confermare il parere positivo che è pervenuto e che di solito conferma anche il Quirinale. Se chiede a me questo provvedimento non ha seguito in niente un inter diverso, è stato portato avanti nel rispetto della legge e della prassi”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso della conferenza stampa al termine del Cdm.

Tensione Ucraina-Israele per il grano "rubato dalla Russia"

Roma, 28 apr. (askanews) – Un nuovo focolaio di tensione internazionale emerge lungo le coordinate diplomatiche tra Ucraina e Israele. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha pubblicamente condannato Israele, accusandolo di aver acquistato grano rubato de facto da Mosca, in quanto coltivato nelle zone ucraine occupate dalla Russia. Nel frattempo, il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha affermato che Kiev, prima di accusare, dovrebbe fornire delle prove e non lanciarsi in una “diplomazia di Twitter”.

Ieri le prime indiscrezioni fatte trapelare dall’agenzia Axios ieri su possibili ritorsioni da parte ucraina contro Israele qualora avessero fatto sbarcare il grano ucraino sottratto dai russi. Oggi Zelensky ha affermato che “in qualsiasi Paese normale, l’acquisto di merce rubata è un atto che comporta responsabilità legale. Questo vale, in particolare, per il grano rubato dalla Russia”.

“Un’altra nave che trasporta questo grano è arrivata in un porto israeliano e si sta preparando a scaricare. Questa non è, e non può essere, un’attività commerciale legittima. Le autorità israeliane non possono ignorare quali navi arrivano nei porti del Paese e quale carico trasportano”, ha specificato Zelensky, aspettandosi che ” le autorità israeliane rispettino l’Ucraina e si astengano da azioni che possano compromettere le nostre relazioni bilaterali”.

Kiev ha convocato l’ambasciatore israeliano in Ucraina, Michael Brodsky, per sollecitare una risposta israeliana ha osservato il ministro degli Esteri Andrii Sybiha il 27 aprile, sottolineando come “è difficile comprendere la mancanza di una risposta adeguata da parte di Israele alla legittima richiesta dell’Ucraina riguardo alla precedente nave che consegnava merci rubate a Haifa.

Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha risposto pubblicamente a Sybiha, respingendo le accuse di Kiev e affermando che le relazioni diplomatiche tra “nazioni amiche” non dovrebbero essere condotte tramite social media o stampa, specificando altresì che “il governo ucraino non ha fornito prove a sostegno delle proprie affermazioni”.

A tal proposito, il portavoce del ministero degli Esteri ucraino, Georgij Tikhij, ha esposto oggi di poter “confermare che non si tratta di due navi, ma di più”. “Al momento non posso fornire cifre esatte, ma parliamo di diverse imbarcazioni. È vero, e abbiamo informato Israele su tutte”, ha evidenziato il portavoce, aggiungendo che Kiev si è rivolta a Israele attraverso canali riservati, ma dopo “decine” di richieste ha ricevuto dal ministero degli Esteri israeliano una sola risposta ufficiale il 20 aprile.Interpellata dal presidente Zelensky, l’Unione europea ha affermato che sta valutando sanzioni contro individui ed entità israeliane che aiutano la Russia a eludere le sanzioni internazionali e sta chiedendo informazioni riguardo al grano ucraino arrivato ad Haifa che, secondo Kiev, sarebbe stato rubato dalla Russia.

Il portavoce per gli Affari esteri dell’Unione europea, Anwar El Anuni, ha detto al quotidiano israeliano Haaretz che l’Ue “ha preso nota delle notizie secondo cui una nave della flotta segreta russa, che trasportava grano ucraino rubato, è stata autorizzata a scaricare nel porto di Haifa, in Israele, nonostante i precedenti contatti tra le autorità ucraine e israeliane in merito alla questione”.

“Condanniamo tutte le azioni che contribuiscono a finanziare lo sforzo bellico illegale della Russia e a eludere le sanzioni dell’Ue, e restiamo pronti a colpire tali azioni”, ha concluso Anuni. (di Lorenzo Della Corte)

Malattia di Huntington, un confronto per prevenzione e presa in carico

Roma, 28 apr. (askanews) – Caratterizzata da disabilità motoria, cognitiva e disturbo mentale, quella di Huntington è una malattia rara ma profondamente impattante: genetica, neurodegenerativa ed ereditaria, si stima colpisca in Italia circa 6.000 persone, ma almeno altre 30.000 sono a rischio di ereditarla, se pur senza una mutazione ancora clinicamente espressa. Con l’obiettivo di portare al centro dell’attenzione pubblica la malattia di Huntington, promuovendo un impegno condiviso tra politica, istituzioni, società scientifiche e pazienti per superare stigma ed invisibilità e per costruire percorsi di cura sempre più efficaci e inclusivi, si è svolto a Roma il convegno “Malattia di Huntington: mai più nascosta”, promosso dalla Fondazione LIRH-Lega Italiana Ricerca Huntington, con il patrocinio del Ministero della Salute.

Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute con delega per le Malattie Rare: “L’Italia è seconda al mondo per la presa in carico e cura dei pazienti affetti da malattie rare. Questo risultato si raggiunge come? Tramite lo straordinario sforzo delle associazioni, della comunità scientifica, delle associazioni dei pazienti, importantissime, l’impegno del governo nel legiferare e finanziare provvedimenti come il Testo unico sulle malattie rare, insieme anche all’esecutività dello stesso testo con un finanziamento di 50 milioni, che contribuisce insieme a sviluppare una presa in carico precoce e fondamentalmente anche dei percorsi di cura che siano uniformi sul territorio: è questo l’obiettivo che noi ci poniamo”.

La mutazione genetica si eredita fin dalla nascita, ma la malattia si manifesta ad un certo punto della vita, di solito in età adulta. Le famiglie dei malati chiedono quindi di poter ricevere un’assistenza competente e multidisciplinare, difficile da garantire se la malattia non si conosce. In altri termini, la conoscenza e la ricerca sono i punti da cui bisogna inevitabilmente partire.

Mario Zappia, presidente SIN Società Italiana di Neurologia: “E’ una patologia che non colpisce soltanto chi ne è affetto, ma riguarda la famiglia e chi sta intorno al paziente con questa condizione. Certamente è una malattia di cui il neurologo si occupa, ma il neurologo deve interagire anche con altre figure professionali, dal fisioterapista allo psichiatra allo psicologo, insomma tutto un entourage di professionisti che possano stare intorno alle persone con malattia di Huntington e alle loro famiglie. E’ solo grazie alla ricerca che riusciremo, si spera, ad avere nel prossimo futuro dei farmaci efficaci per contrastare adeguatamente questa patologia”.

La Fondazione LIRH ha così messo a punto e presentato un Manifesto con sei “azioni” da intraprendere per chiedere alla politica, alle istituzioni e alle società scientifiche coinvolte l’assunzione di un impegno per il futuro sulla malattia di Huntington.

Barbara D’Alessio, presidente Fondazione LIRH Lega Italiana Ricerca Huntington: “Contiene i sei punti di partenza, le cose da cui cominciare. È necessario, abbiamo inserito in questo manifesto, parlare di più di malattia di Huntington nei contesti sia clinici che istituzionali; è necessario restituire una narrazione corretta a questa malattia, che non è soltanto un disturbo del movimento, ma una malattia che ha anche molti risvolti psichici e psichiatrici di cui bisogna tenere conto; è necessario che si parli di Huntington anche nella programmazione sanitaria ed è anche necessario che chi si occupa di clinica di malattia di Huntington sia sempre anche collegato alla ricerca scientifica. E’ fondamentale che le professioni sanitarie collaborino tra di loro: la figura del genetista medico, dello psichiatra, dell’urologo e dello psicologo non possono agire per silos, ma devono necessariamente avere un approccio olistico, sia alla malattia che alla persona”.

L’obiettivo, chiedono le associazioni, è accendere i riflettori sui bisogni e le necessità delle persone con malattia di Huntington.

In scena a Latina l’Agrifestival di NaturaSì

Latina, 27 apr. (askanews) – Nel giorno della Festa della Liberazione, a Latina si è celebrata un’altra forma di libertà: quella di un’agricoltura che rinuncia ai pesticidi e alla chimica di sintesi per restituire salute alla terra e alle persone. L’Azienda Agricola Biodinamica Agrilatina ha aperto le sue porte al pubblico per l’AgriFestival di NaturaSì, una giornata pensata per avvicinare famiglie e cittadini al mondo del biologico e del biodinamico.

Nel cuore del Parco Nazionale del Circeo, è il paesaggio l’assoluto protagonista, che di concerto alla fauna locale donano un riassunto perfetto di ciò che vuol dire agricoltura nel rispetto della natura. Agrilatina pratica agricoltura biodinamica da quarant’anni. Il 15% della superficie aziendale è dedicato ad aree naturali: siepi, boschetti, corridoi ecologici; che non fungono da semplici decorazioni, bensì agiscono come veri e propri alleati, creando un sistema dinamico capace di ospitare specie rare e di conservare un vero e proprio patrimonio genetico formato da tredici varietà di grano antico, sei di grano duro e sette di grano tenero.

L’intervista a Pasquale Falzarano, titolare Agrilatina: “L’agricoltura biologica, se praticata con cura e rispetto, non si limita a produrre cibo sano: diventa uno scrigno per la biodiversità. La biodiversità aiuta l’agricoltura e l’agricoltura pulita produce biodiversità, in un circolo virtuoso che si autoalimenta. Inoltre crea e tutela i cosiddetti servizi ecosistemici, cioè acqua e aria pulite, suolo, biodiversità ecc.., beni preziosi di cui tutti noi non possiamo fare a meno”.

Al centro della giornata c’è un messaggio preciso che coincide con quello della campagna 2026 di NaturaSì: “Il giusto prezzo del cibo per la salute dell’uomo e della Terra”. Una riflessione sul valore reale di ciò che mettiamo nel piatto, che va ben oltre il prezzo esposto sullo scaffale. Perché ogni prodotto biologico porta con sé un valore invisibile ma determinante: aria e acqua più pulite, suolo fertile, paesaggio curato, clima più stabile. In Italia, gli ecosistemi generano benefici stimati in oltre settantuno miliardi di euro ogni anno, e l’agricoltura biologica è tra i principali attori di questa ricchezza collettiva.

Le parole di Fabio Brescacin, Presidente NaturaSì: “Vogliamo rendere chiaro al consumatore il prezzo pagato per il prodotto da quello pagato per i servizi ecosistemici: il mantenimento della fertilità del suolo, il rispetto della biodiversità, la salute dell’uomo e la tutela del paesaggio. Sono valori che è bene conoscere, per capire che acquistando un prodotto biodinamico o biologico si investe non solo sul prodotto in sé ma anche sulla propria salute e su quella dell’ambiente in cui tutti viviamo. Allo stesso tempo è importante avere la consapevolezza che pagando un prezzo troppo basso, sarà qualcuno o qualcos’altro a farne le spese”.

Un esempio concreto: per l’insalata, NaturaSì paga al produttore due euro al chilo contro un costo di produzione di un euro e trentatré. Per i finocchi, un euro e ottanta contro un euro e venticinque. Quel margine in più non è un regalo, è il riconoscimento del lavoro di chi custodisce il Pianeta ogni giorno. L’AgriFestival chiude con una promessa: tornare l’anno prossimo, con ancora più storie di agricoltori che scelgono di essere custodi del pianeta e più terra salvata da pesticidi, veleni e desertificazione.

Abu Dhabi, una app per i testamenti sviluppata da italiani

Abu Dhabi, 28 apr. (askanews) – Una piattaforma digitale che consente di redigere, tradurre, revisionare e registrare un testamento online negli Emirati Arabi Uniti, in piena conformità con la normativa emiratina: si tratta di EasyWill, sviluppata da professionisti italiani, che consente di fare testamento senza essere costretti a seguire la legge islamica della Sharia, che non sempre permette di rispecchiare le volontà degli investitori stranieri.

“Si ha la possibilità negli Emirati Arabi, da 2024, di registrare un testamento civile che prevede la possibilità di assegnare a un beneficiario tutti i propri beni, a tutti i propri averi negli Emirati Arabi senza dover passare per forza dalla legge islamica – ci ha spiegato Alessandro Console, CEO di EasyWill -. Questo è un game changer, questa è una grande novità perché chi compra per esempio un’appartamento negli Emirati Arabi può lasciare la sua eredità a chi vuole, sia esso un familiare, un vicino di casa, un amico o chi che sia. Diciamo che EasyWill facilita l’attuazione di una legge già esistente e aggiunge l’ultimo livello di fiducia che è un investitore internazionale ha per questo Paese”.

Gli Emirati stanno procedendo lungo la strada della digitalizzazione amministrativa e la piattaforma segue questa tendenza. “La piattaforma di EasyWill – ha aggiunto il CEO – è completamente gestita da un’intelligenza artificiale nativa che guida la customer experience, quindi che guida tutto il percorso che il cliente fa all’interno della piattaforma, con soltanto poche risposte ad alcune domande che la piattaforma propone, e appunto il sistema fa un drafting, fa la stesura del testamento completamente tramite questa intelligenza artificiale”.

Sviluppata negli Emirati, ma con competenze italiane, EasyWill è membro dell’Hub for Made in Italy di Italiacamp a Dubai. “Siamo la prima Legal Tech che si propone a questo mercato e siamo contenti di essere partiti da Italiacamp e dall’Hub del Made in Italy”, ha concluso Alessandro Console.

Braga(Pd): Paese fermo e governo non fa nulla per rilanciare economia

Roma, 28 apr. (askanews) – “Il Paese è fermo: crescita al palo, debito in aumento, pressione fiscale ai massimi. Il governo non fa nulla per sostenere salari e investimenti in sanità. Serve un cambio di rotta immediato per rilanciare l’economia reale e aiutare famiglie e imprese”.

Così la capogruppo Pd alla Camera, Chiara Braga, conversando con i cronisti alla Camera.

Tensione Ucraina-Israele per il grano "rubato dalla Russia"

Roma, 28 apr. (askanews) – Un nuovo focolaio di tensione internazionale emerge lungo le coordinate diplomatiche tra Ucraina e Israele. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha pubblicamente condannato Israele, accusandolo di aver acquistato grano rubato da Mosca, in quanto coltivato nelle zone ucraine occupate dalla Russia. Nel frattempo, il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha affermato che Kiev, prima di accusare, dovrebbe fornire delle prove e non lanciarsi in una “diplomazia di Twitter”.

Ieri le prime indiscrezioni fatte trapelare dall’agenzia Axios ieri su possibili ritorsioni da parte ucraina contro Israele qualora avessero fatto sbarcare il grano ucraino sottratto dai russi. Oggi Zelensky ha affermato che “in qualsiasi Paese normale, l’acquisto di merce rubata è un atto che comporta responsabilità legale. Questo vale, in particolare, per il grano rubato dalla Russia”.

U”n’altra nave che trasporta questo grano è arrivata in un porto israeliano e si sta preparando a scaricare. Questa non è, e non può essere, un’attività commerciale legittima. Le autorità israeliane non possono ignorare quali navi arrivano nei porti del Paese e quale carico trasportano”, ha specificato Zelensky, aspettandosi che ” le autorità israeliane rispettino l’Ucraina e si astengano da azioni che possano compromettere le nostre relazioni bilaterali”.

Kiev ha convocato l’ambasciatore israeliano in Ucraina, Michael Brodsky, per sollecitare una risposta israeliana ha osservato il ministro degli Esteri Andrii Sybiha il 27 aprile, sottolineando come “è difficile comprendere la mancanza di una risposta adeguata da parte di Israele alla legittima richiesta dell’Ucraina riguardo alla precedente nave che consegnava merci rubate a Haifa.

Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha risposto pubblicamente a Sybiha, respingendo le accuse di Kiev e affermando che le relazioni diplomatiche tra “nazioni amiche” non dovrebbero essere condotte tramite social media o stampa, specificando altresì che “il governo ucraino non ha fornito prove a sostegno delle proprie affermazioni”.

A tal proposito, il portavoce del ministero degli Esteri ucraino, Georgij Tikhij, ha esposto oggi di poter “confermare che non si tratta di due navi, ma di più”. “Al momento non posso fornire cifre esatte, ma parliamo di diverse imbarcazioni. È vero, e abbiamo informato Israele su tutte”, ha evidenziato il portavoce, aggiungendo che Kiev si è rivolta a Israele attraverso canali riservati, ma dopo “decine” di richieste ha ricevuto dal ministero degli Esteri israeliano una sola risposta ufficiale il 20 aprile.

Interpellata dal presidente Zelensky, l’Unione europea ha affermato che sta valutando sanzioni contro individui ed entità israeliane che aiutano la Russia a eludere le sanzioni internazionali e sta chiedendo informazioni riguardo al grano ucraino arrivato ad Haifa che, secondo Kiev, sarebbe stato rubato dalla Russia.

Il portavoce per gli affari esteri dell’Unione europea, Anwar El Anuni, ha detto al quotidiano israeliano Haaretz che l’Ue “ha preso nota delle notizie secondo cui una nave della flotta segreta russa, che trasportava grano ucraino rubato, è stata autorizzata a scaricare nel porto di Haifa, in Israele, nonostante i precedenti contatti tra le autorità ucraine e israeliane in merito alla questione”.

“Condanniamo tutte le azioni che contribuiscono a finanziare lo sforzo bellico illegale della Russia e a eludere le sanzioni dell’Ue, e restiamo pronti a colpire tali azioni”, ha concluso Anuni. (di Lorenzo della Corte)

Cannes, l’Italia alla Quinzaine con "Oh Boys" di Antonio Donato

Roma, 28 apr. (askanews) – “Oh Boys”, il cortometraggio scritto e diretto da Antonio Donato, e sviluppato all’interno del Premiere Film Lab, è stato selezionato alla Quinzaine des Cinéastes del Festival di Cannes 2026, unica opera italiana presente quest’anno nella prestigiosa sezione indipendente e unica produzione italiana dell’intero Festival. Un riconoscimento che conferma il dinamismo e la vitalità della giovane produzione italiana contemporanea, rappresentata da Premiere Film e Andromeda Film, in collaborazione con Via73 (Usa/Italia) e Courageous Donuts (Uk).

Prodotto da Saverio Pesapane e Mariapia Autorino per Premiere Film, in associazione con Filippo Montalto e Francesco Montalto per Andromeda Film, Olivia Serafini-Sauli per Via73 e Patrick Verlin per Courageous Donuts, “Oh Boys” è sostenuto da Comune di Pisciotta e NextGenEu, ed è un’esclusiva per l’Italia Rai Cinema Channel. Distribuzione e vendite internazionali sono affidate a Premiere Film.

Nel cast ci sono Tom Byrne, Meg Bellamy, Luca Lacerenza, Antonio De Rosa. La sceneggiatura è di Paolo Carbone, Antonio Donato, Andrea Orsenigo, Dania Rendano.

In un piccolo villaggio sul mare, l’orgoglio e la competizione maschile si esprimono nella musica, nell’amore e nello sport. Ma quando un giovane sassofonista decide di suonare “controcorrente”, il ritmo del paese – e delle sue certezze – inizia a cambiare. Con uno sguardo ironico e intimo sulla fragilità maschile contemporanea, il film racconta tre episodi in cui la necessità di impressionare diventa un peso di cui liberarsi.

“Viviamo in una società che chiede agli uomini di essere forti, performanti, impeccabili. ‘Oh Boys’ nasce dal desiderio di esplorare cosa accadrebbe se imparassimo a liberarci da questa pressione, riscoprendo la vulnerabilità come forma di verità” ha dichiarato Antonio Donato, regista e sceneggiatore.

Il regista milanese, classe 1996, diplomato alla London Film School, ha già ottenuto riconoscimenti internazionali con “Sparare alle angurie”, corto presentato in oltre 60 festival e premiato tra gli altri a Brest, Leuven e Shanghai. Donato sta attualmente sviluppando il suo primo lungometraggio, sostenuto da Torino Film Lab Extended, Alca – Chalet Mauriac, Premio SIAE e Cannes City Award.

Luxy entra nel registro speciale marchi storici di interesse nazionale

Roma, 28 apr. (askanews) – Luxy, azienda vicentina di riferimento nel design di sedute e complementi per l’ufficio di alta gamma, ha ottenuto l’iscrizione nel Registro Speciale dei Marchi Storici di Interesse Nazionale, il registro istituito dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy per tutelare e valorizzare i brand italiani che incarnano, nel tempo, un patrimonio irripetibile di identità, qualità e radicamento territoriale.

Il riconoscimento viene conferito alle imprese che possono documentare una presenza continuativa sul mercato da almeno cinquant’anni e che hanno saputo custodire, attraverso le generazioni, un legame autentico con il tessuto produttivo e culturale nazionale. Non è un titolo onorifico, ma una certificazione pubblica del valore economico e simbolico dell’impresa: prova tangibile di affidabilità, coerenza strategica e capacità di innovarsi senza tradire la propria identità.

Fondata a Lonigo, nel cuore del distretto produttivo veneto, Luxy ha costruito in cinquant’anni una reputazione solida sui mercati internazionali, affermandosi come interprete originale di un approccio al lavoro che unisce ergonomia, estetica e qualità costruttiva.

Le sue sedute e collezioni per l’ambiente ufficio sono oggi presenti nei principali mercati europei e nelle commesse contract di livello internazionale, testimonianza concreta di come il Made in Italy possa competere sui segmenti premium a livello globale.

L’iscrizione al Registro Speciale rappresenta per Luxy non soltanto il coronamento di un percorso imprenditoriale, ma un punto di leva strategico: in un contesto di mercato dove la reputazione del brand è asset competitivo determinante, il riconoscimento di “Marchio Storico” consolida il posizionamento dell’azienda e rafforza la sua credibilità presso clienti, partner istituzionali e distributori internazionali.

“Essere riconosciuti come Marchio Storico è per noi motivo di grande soddisfazione per il lavoro svolto in questi cinquant’anni, ma al contempo di grande responsabilità” – dichiara Giuseppe Cornetto Burlot, Presidente di Luxy. “Questo traguardo testimonia il valore di ogni scelta compiuta nel tempo: di prodotto, di mercato, di persone. E rafforza il nostro impegno a guardare avanti con la stessa passione e coerenza che ci hanno guidato fin dall’inizio”.

Luxy, segnala una nota, continuerà a investire in ricerca e sviluppo, sostenibilità ambientale e internazionalizzazione, mantenendo saldo il legame con il territorio di origine e con le competenze artigianali che ne costituiscono il fondamento.

La storia, per Luxy, non è un patrimonio da conservare in vetrina: è la piattaforma da cui costruire valore duraturo, per i propri clienti e per il sistema produttivo italiano.

Lavoro domestico, Nuova collaborazione: Sicurezza resta criticità

Roma, 28 apr. (askanews) – Nel lavoro domestico la sicurezza resta una criticità strutturale, ancora legata a bassi livelli di formazione e a un’ampia area di irregolarità: circa il 50 per cento dei rapporti non è pienamente regolare e solo una quota minima di lavoratori ha una formazione strutturata (4 per cento colf, 12 per cento badanti, 15 per cento baby sitter). È quanto segnala Nuova Collaborazione in concomitanza con la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro del 28 aprile, evidenziando in una nota un quadro sostanzialmente invariato rispetto alle precedenti rilevazioni e una debole integrazione della prevenzione nella gestione quotidiana del rapporto di lavoro.

Secondo l’associazione, formazione e regolarizzazione rappresentano le leve decisive ma ancora non pienamente attivate: la prima fatica a imporsi come priorità nelle famiglie, la seconda incide direttamente sull’accesso a tutele, strumenti di prevenzione e percorsi formativi, configurandosi come vera infrastruttura della sicurezza.

“Il quadro che emerge conferma una sostanziale stabilità delle criticità strutturali del settore, in particolare sul fronte della formazione e della regolarizzazione – ha dichiarato il presidente Alfredo Savia nella nota – La sicurezza nel lavoro domestico non può essere considerata una variabile accessoria del rapporto di lavoro, ma il risultato diretto della qualità delle regole che lo governano. In questo senso, contrasto all’irregolarità, diffusione della formazione e responsabilizzazione dei datori di lavoro costituiscono elementi inseparabili di una stessa politica di tutela”.

Arte, al Maxxi L’Aquila ‘Ai Weiwei: Aftershock’, a cura di Tim Marlow

Roma, 28 apr. (askanews) – Da domani (29 aprile) fino al 6 settembre, la sede aquilana del Museo nazionale delle Arti del XXI secolo ospita Ai Weiwei: Aftershock a cura di Tim Marlow, direttore e amministratore delegato del Design Museum di Londra, realizzata con il sostegno del Comune dell’Aquila. La mostra, interamente dedicata all’artista, architetto e attivista cinese, fra i massimi protagonisti del contemporaneo a livello internazionale, è un omaggio al capoluogo abruzzese e alla sua storia recente, presentata proprio nell’anno in cui è Capitale italiana della Cultura.

“Ai Weiwei: Aftershock” si articola come un dialogo culturale tra l’artista e Palazzo Ardinghelli, sede barocca del museo, fra gli esempi più apprezzati di recupero e riconversione successiva al sisma aquilano del 2009. Al centro del progetto espositivo si colloca una serie di potenti opere nate in seguito al terremoto del Sichuan del 2008 e dedicate alla memoria della perdita. Tra queste Straight, una scultura cardine nell’intera produzione artistica di Ai Weiwei, presentata all’Aquila per la prima volta in tre diversi spazi. Qui, come nel resto della mostra, l’impatto duraturo delle catastrofi naturali e dei conflitti generati dall’uomo, insieme a temi come corruzione e tragedia, è affrontato in relazione alla forza della resilienza umana e alla potenza dello sforzo creativo.

Il percorso espositivo riunisce circa settanta opere, alcune delle quali inedite, che attraversano l’intera carriera dell’artista: installazioni, video, fotografie, sculture concepite come dipinti, oltre a reinterpretazioni di soggetti iconici di autori come Munch, Van Gogh ed Ed Ruscha, rielaborati con i mattoncini giocattolo usati dai bambini per dare forma a costruzioni fantasiose e complesse. Attraverso l’impiego di materiali eterogenei – dall’acciaio recuperato alle macerie, dalla porcellana al marmo, fino agli oggetti della quotidianità – e la pratica dei processi creativi più vari – dalle lavorazioni tradizionali, agli intagli preziosi fino all’assemblaggio di costruzioni – l’artista costruisce un linguaggio che altera i comuni sistemi di valore. Sperimenta, connette, colleziona, ricicla e inventa senza mai ridursi a un esercizio puramente formale. La sua opera, attraverso la varietà e la sovversione dei valori abituali, invita a guardare il mondo da prospettive diverse e, pur nascendo dalle esperienze vissute dall’artista, diventa paradigma universale.

Maria Emanuela Bruni, presidente della Fondazione MAXXI, ha dichiarato: “La mostra segna un momento fondamentale per la storia del museo alla vigilia del quinto anniversario dell’apertura. Come evidenzia il titolo della mostra, le opere di Ai Weiwei attivano una riflessione sulla realtà contemporanea: in un periodo in cui è l’essere umano a causare conflitti, corruzione e disastri naturali, i lavori dell’artista sono “scosse di assestamento” che scuotono le coscienze sollevando delle domande sempre attuali”.

Pierluigi Biondi, sindaco dell’Aquila ha aggiunto: “Accogliere Aftershock di Ai Weiwei nell’anno in cui siamo Capitale italiana della Cultura assume un significato particolarmente profondo: la sua opera, segnata dall’esperienza del terremoto del Sichuan, dialoga in modo autentico con la storia recente della nostra città, trasformando il dolore in memoria e responsabilità. L’opera di Ai Weiwei, capace di attraversare linguaggi e discipline, ci richiama con forza al ruolo dell’arte come strumento di verità, memoria e impegno civile, in difesa dei diritti umani e della libertà di espressione. L’Aquila ha scelto di ripartire dalla cultura dopo il sisma del 2009. Mostre come questa rafforzano la nostra vocazione al dialogo internazionale e lasciano un messaggio importante, soprattutto ai giovani: dalle ferite può nascere una nuova consapevolezza e un futuro più giusto e condiviso. Ringrazio il Maxxi per il lavoro di grande valore che ha reso possibile questa mostra, offrendo all’Aquila un appuntamento culturale di rilievo internazionale”. Tim Marlow, curatore della mostra: “Tutta l’opera di Ai Weiwei ci invita a guardare il mondo in modi diversi, attraverso oggetti e materiali differenti. Anche se affonda le sue radici nell’esperienza personale dell’artista, ha una risonanza universale: l’incessante lotta di Ai Weiwei per il diritto degli individui di esprimersi liberamente e di non essere soggetti ai dettami illegali dei regimi autoritari scaturisce dalle difficoltà affrontate da lui stesso, nonché dalla sua costante preoccupazione per coloro che non hanno il potere di opporre resistenza”.

Martedì 28 aprile alle ore 17, al Maxxi L’Aquila Ai Weiwei dialogherà con il curatore Tim Marlow sui temi della mostra.

Sport, Nepi: "Vogliamo trasformarlo in esperienza aperta a tutti"

Roma, 28 apr. (askanews) – “Rendere lo sport sempre più accessibile, inclusivo e vicino alle persone è la nostra missione. Vogliamo portarlo fuori dai luoghi tradizionali e farlo vivere nelle piazze di tutta Italia, trasformandolo in un’esperienza condivisa e aperta a tutti. In questa direzione si inserisce anche l’iniziativa realizzata insieme alla Federazione Italiana Tennis e Padel, che per il terzo anno consecutivo porta il tennis nel cuore di Roma, a Piazza del Popolo, da cui parte il sogno di tante ragazze e ragazzi di arrivare un giorno agli Internazionali BNL d’Italia”. Lo ha dichiarato Diego Nepi Molineris, amministratore delegato di Sport e Salute, all’inaugurazione del campo da tennis a Piazza del Popolo.

“Il tennis italiano – ha sottolineato Nepi – sta attraversando un momento straordinario, trainato dal grande lavoro della Fitp e dagli incredibili risultati e dall’esempio di campioni come Jannik Sinner, capaci di distinguersi non solo per i successi sportivi ma anche per i valori che rappresentano. Gli Internazionali BNL d’Italia sono alle porte e abbiamo lavorato con grande impegno per rendere questa edizione davvero speciale, capace di coniugare presente e futuro, spettacolo e partecipazione, nel segno di uno sport sempre più accessibile e coinvolgente”.

Cinema, tra Parigi e Roma si gira "Iside" di Maria Sole Tognazzi

Roma, 28 apr. (askanews) – Sono iniziate giovedì 23 aprile a Parigi e proseguono ora a Roma le riprese di “Iside”, il nuovo film diretto da Maria Sole Tognazzi (In Utero, Petra, Viaggio Sola, Dieci Minuti) che vede come protagoniste Monica Bellucci, Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano e Tecla Insolia. Fanno parte del cast anche Sergio Romano, Anna Bellato e Jean-Édouard Bodziak.

Scritto da Furio Andreotti, Enrico Audenino, Giulia Calenda e Maria Sole Tognazzi, il film è una produzione Cattleya – parte di Itv Studios, Bartlebyfilm e Bride Films con Rai Cinema.

Veronica, ex ballerina dall’energia magnetica, ha trovato ai Castelli Romani il suo porto sicuro: ha una scuola di danza, una casa luminosa e il legame unico con sua figlia Chiara. Quando entrambe scoprono di aspettare un bambino il rapporto si fa ancora più stretto, ma un giorno questo loro equilibrio magico si rompe nel modo più doloroso. Anni dopo, a Parigi, una giovane ballerina italiana dal talento fragile e dallo sguardo inquieto, Thalia, incrocia la strada di Chiara, ormai adulta. Non si conoscono, eppure qualcosa le lega profondamente. Le vite di queste tre donne, lontane nel tempo, sembrano chiamarsi a distanza, legate da un filo che parla di maternità e dell’eco misteriosa con cui l’amore continua a tornare.

Maria Sole Tognazzi ha dichiarato: “Iside è un racconto magico e personale nato da un’esigenza profonda e scritto per le quattro meravigliose attrici che lo interpretano”.

Riccardo Tozzi – fondatore e presidente di Cattleya ha affermato: “Siamo molto legati a questo progetto, un film leggero e profondo sul rapporto madre figlia, con una regista così vicina a noi e con questo formidabile cast.”

Le riprese del film, dopo i primi tre giorni a Parigi, proseguiranno a Roma per circa sei settimane. Arriverà prossimamente al cinema distribuito da 01 Distribution. (credit: foto di Luisa Carcavale)

Minetti, Nevi: dimissioni Nordio assolutamente no, da Fi fiducia piena

Roma, 28 apr. (askanews) – Il caso Minetti? “Sulla base dell’Istruttoria il Ministero e il Colle hanno concesso la grazia, se poi ci sono stati documenti falsi lo accerterà l’autorità competente. Dimissioni Nordio? Assolutamente no, non ci sono evidenze di errori da parte del suo ministero. Abbiamo fiducia nel ministro che ha dimostrato capacità istituzionali e qualità nel gestire un dicastero molto complesso”. Lo ha dichiarato a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, il portavoce e deputato di Forza Italia Raffaele Nevi.

Este Music Festival 2026 esagera: dai Deep Purple a Baglioni e Shiva

Roma, 28 apr. (askanews) – Grandi star internazionali e i nomi più amati della canzone italiana, per un’estate di musica live senza precedenti. La terza edizione di Este Music Festival — organizzata da DuePunti Eventi in collaborazione con il Comune di Este e con il patrocinio della Provincia di Padova — fa un salto di qualità e propone da luglio a settembre un cartellone straordinario di 14 appuntamenti, capace di trasformare Este in uno dei centri dello spettacolo live più vivaci del Veneto.

Sul fronte del rock internazionale salgono sul palco tre leggende: Deep Purple (17 luglio), Savatage (28 luglio) e Hollywood Vampires (2 settembre). La canzone italiana è rappresentata da alcuni tra i suoi interpreti più amati: Claudio Baglioni (5 luglio), Pooh (16 luglio), Riccardo Cocciante (20 luglio), Giorgia (21 luglio), Marco Masini (23 luglio), Il Volo (25 luglio), Sal Da Vinci (27 luglio), Gianni Morandi (31 agosto) e, per la scena rap, Shiva (29 luglio). Completano il programma lo spettacolo K-Pop is coming (22 luglio) e Din Don Down, con Paolo Ruffini e la Compagnia Mayor Von Frinzius (24 luglio). Un palcoscenico mai così ricco, per una stagione che promette di lasciare il segno.

‘È con piacere che accogliamo la presentazione della terza edizione di Este Music Festival, un evento patrocinato dalla Provincia di Padova – ha commentato Stefano Agujari Stoppa, consigliere delegato della Provincia di Padova – Una kermesse che costituisce un’importante vetrina per Este, per il territorio provinciale e un’occasione per celebrare la musica d’autore’.

‘L’Este Music Festival 2026 si presenta come il programma più bello, ampio e completo degli ultimi anni, capace di offrire alla città e al territorio una proposta culturale e di intrattenimento di altissimo livello – ha dichiarato il sindaco Matteo Pajola – Una rassegna di grandi eventi che porterà a Este un clima di festa diffuso, con ricadute importanti anche sul piano economico per le attività locali’.

‘Con questo cartellone, Este si afferma sempre più come un punto di riferimento in Veneto per la musica dal vivo’, ha sottolineato l’assessora alla Cultura e ai Grandi Eventi Luigia Businarolo.

‘Este Music Festival sta crescendo – ha dichiarato Valerio Simonato, organizzatore e titolare di DuePunti Eventi – Dopo due edizioni, il 2026 segna un salto di qualità e di ambizione. Un cartellone di questo livello — con leggende del rock mondiale come Deep Purple, Hollywood Vampires e Savatage accanto ai più grandi nomi della canzone italiana — è il risultato di un lavoro condiviso con un’amministrazione che sa guardare lontano e che ha capito fin dall’inizio il potenziale di questo progetto. Insieme stiamo costruendo qualcosa di duraturo: un festival che appartiene alla città e al territorio, che valorizza il Castello Carrarese come palcoscenico d’eccezione e che si candida sempre più convintamente tra gli appuntamenti irrinunciabili dell’estate italiana. Siamo orgogliosi di quello che Este Music Festival sta diventando, e non vediamo l’ora di condividerlo con il pubblico’.

Ad aprire il festival, il 5 luglio, è uno dei più grandi cantautori italiani di sempre: Claudio Baglioni porta a Este il suo ‘GrandTour La Vita è Adesso’, progetto live nato per celebrare il 40esimo anniversario dell’album più venduto nella storia della musica italiana. Sul palco del Castello Carrarese — accompagnato da una formazione di 20 musicisti e coristi — interpreterà l’album nella sua interezza insieme ai più grandi successi di una carriera che attraversa sessant’anni di musica.

Il 16 luglio tocca a una delle band italiane più amate di sempre: i Pooh tornano live per celebrare un traguardo straordinario, i 60 anni di musica. ‘POOH 60 – La nostra storia – Estate’ è il tour che porta la grande festa della band nelle location estive più suggestive d’Italia, con uno spettacolo pensato per attraversare generazioni e unire il pubblico in una serata irripetibile.

Il giorno seguente, 17 luglio, arrivano i Deep Purple, considerati tra i pionieri dell’heavy metal e una delle band hard rock più influenti di tutti i tempi. Guidati dall’inconfondibile voce di Ian Gillan, tornano in tour mondiale con sole due date italiane. Un’occasione unica per vivere dal vivo oltre mezzo secolo di storia del rock.

Il 20 luglio è la volta di Riccardo Cocciante. Nell’anno in cui celebra i suoi 80 anni, torna live con il tour ‘Io… Riccardo Cocciante nel 2026’. Con oltre 40 album pubblicati in tre lingue e una carriera che ha attraversato decenni di musica — da Margherita a Notre Dame de Paris — il Maestro offre al pubblico di Este una serata di emozioni autentiche e senza tempo.

Giorgia sale sul palco il 21 luglio con ‘G – Summer’, il tour estivo nato dal successo del suo ultimo album G, certificato Oro, con il singolo La cura per me, già oltre 165 milioni di stream globali. Una delle voci più potenti della musica italiana porta in scena i suoi successi più celebri e i brani del nuovo progetto discografico, tra cui il singolo Corpi celesti.

Il 22 luglio il fenomeno globale del K-pop approda per la prima volta in Italia con il suo spettacolo K-POP is coming. Lo spettacolo, ispirato al film d’animazione K-Pop Demon Hunters — vincitore del Golden Globe come Miglior Film d’Animazione — è un’esperienza immersiva che fonde musica dal vivo, coreografie spettacolari, luci laser e visual d’impatto, capace di conquistare spettatori di ogni età.

Marco Masini è atteso il 23 luglio con il suo ‘Live 2026’, reduce dal successo a Sanremo 2026 con Male Necessario(con Fedez). In scaletta i brani indimenticabili di oltre 35 anni di carriera e i nuovi dell’album Perfetto Imperfetto, per una serata che unisce memoria e presente in un racconto musicale autentico e coinvolgente.

Il 24 luglio il palco si trasforma con ‘Din Don Down – Alla ricerca di (D)io’, il nuovo happening comico di Paolo Ruffini con gli attori con disabilità della Compagnia Mayor Von Frinzius. Spregiudicato, irriverente e tenero, lo spettacolo affronta il tema del divino con la stessa libertà e la stessa forza emotiva che avevano già reso Up&Down un caso teatrale.

Il Volo arriva a Este il 25 luglio con il loro World Tour 2026-2027. Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble — il trio italiano più amato a livello internazionale — regalano ancora una volta uno spettacolo di rara bellezza, con la loro straordinaria fusione tra tradizione lirica e pop contemporaneo capace di unire generazioni e pubblici di ogni parte del mondo.

Il 27 luglio è il turno di Sal Da Vinci, vincitore del Festival di Sanremo 2026 con Per sempre sì — virale in tutto il mondo e prossimo a rappresentare l’Italia all’Eurovision di Vienna. Il suo tour estivo intreccia i brani della sua carriera con le nuove canzoni, restituendo tutta la forza emotiva e la tradizione melodica che lo hanno reso uno degli artisti più amati del momento.

I Savatage tornano in Europa il 28 luglio con il ‘Prelude to Madness Tour’ e scelgono Este per una delle sole due date italiane. Pionieri del progressive e symphonic metal, con una scaletta che spazia da Hall of the Mountain King a Streets: A Rock Opera, promettono una serata esplosiva per i fan e per tutti gli amanti del grande rock.

Il 29 luglio il rap conquista il Castello Carrarese con Shiva, uno dei protagonisti assoluti della scena italiana. Con 60 dischi di Platino, 46 d’Oro e il recentissimo album Vangelo, Shiva porta sul palco di Este una carriera in continua evoluzione, tra stile, identità e una presenza scenica inconfondibile.

È un viaggio nella lunga carriera dell’artista, con una scaletta che alterna successi storici e momenti più recenti, quello di Gianni Morandi (31 agosto), nel tour che celebra 60 anni di “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”, una delle canzoni più celebri della sua carriera, scritta nel 1966 da Franco Migliacci e Mauro Lusini.

A chiudere il festival in grande stile, il 2 settembre, sono gli Hollywood Vampires: il supergruppo formato da Johnny Depp, Alice Cooper, Joe Perry e Tommy Henriksen porta a Este una delle sole due date italiane del tour 2026. Show incendiari, classici intramontabili di The Who, Led Zeppelin, David Bowie, Motörhead e molti altri, insieme al proprio repertorio originale: il finale perfetto per un’estate fuori dal comune.

Este Music Festival è organizzato da DuePunti Eventi in collaborazione con la Città di Este, con il patrocinio della Provincia di Padova e con il sostegno di Banca Prealpi San Giorgio, Unicomm (Famila e Mega), Cristiano di Thiene, Nico Abbigliamento, Bassano Distributori, Aperol Spritz. Media Partner Il Giornale di Vicenza, Radio Company, Tva Vicenza e Telechiara.

Inizio concerti alle ore 21.30, tranne Claudio Baglioni, Gianni Morandi e Hollywood Vampires (ore 21).

I biglietti dei concerti sono disponibili in prevendita sul circuito TicketOne (on line e punti vendita). Speciale Vip Pack per i concerti di Gianni Morandi, Deep Purple, Riccardo Cocciante, Sal Da Vinci, Savatage, Hollywood Vampires. Meet&Greet per K-Pop is coming.

Tennis, Sinner: "Giocato bene nei momenti importanti"

Roma, 28 apr. (askanews) – “Io e Cameron ci conosciamo, ci siamo allenati molto insieme e sapevamo cosa aspettarci. Penso di aver servito bene nei momenti importanti oggi. Questa superficie è diversa dalle altre ed è difficile avere i giusti feedback”. Così Jannik Sinner dopo il successo su Cameron Norrie che gli è valso la qualificazione ai quarti di finale a Madrid. “Inusuale per me giocare alle 11, non ricordo l’ultima volta che l’ho fatto. A me non interessa l’orario, cerco di dare sempre il massimo. Però, credo che dobbiamo sistemare la programmazione della sessione serale, è troppo tardi iniziare alle 20… ”

Piantedosi: l’allontanamento della Brigata ebraica un atto vile

Milano, 28 apr. (askanews) – L’allontanamento della Brigata ebraica dalla manifestazione del 25 aprile a Milano è “un atto vile” a eventuale giustificazione del quale “non c’è attenuante e alibi” della giovane età degli autori. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, durante il convegno “Le vittime dell’odio” preso il Memoriale della Shoah-Binario 21 a Milano.

Le discussioni sull’inopportunità di esporre la bandiera di Israele in quell’occasione, ha aggiunto, sono “manovre diversive” ed è “ancora più grave” dire che la cosa sia giustificabile “dall’esposizione di certi simboli” o dalla gestione da parte delle questura.

Il 25 aprile, ha osservato il ministro, “è e dovrebbe essere qualcosa di unificante, un inizio nuovo” e “trovo molto contraddittorio” espellere o “immaginare di espellere qualcuno” ha concluso Piantedosi, ribadendo la sua condanna più netta dell’accaduto.

Tennis, Sinner ai quarti a Madrid

Roma, 28 apr. (askanews) – Jannik Sinner torna ai quarti di finale a Madrid dopo il 2024: l’azzurro ha battuto 6-2, 7-5 il britannico Cameron Norrie in un’ora e mezza di partita. Dopo aver dominato il primo set, il n°1 del mondo si è fatto recuperare un break di vantaggio nel 2° parziale, ritrovando però lucidità e fluidità quando contava. Per Jannik striscia aperta di 25 vittorie di fila nei 1000, 20^ in stagione dove non perde da Doha. Mercoledì affronterà uno tra Jodar e Kopriva.

Cinema, Festival Tulipani di Seta Nera: oltre 70 titoli dal 7 maggio

Roma, 28 apr. (askanews) – Torna a Roma, per la sua diciannovesima edizione, il Festival Internazionale della Cinematografia Sociale Tulipani di Seta Nera, presieduto da Diego Righini e diretto da Paola Tassone. L’appuntamento è dal 7 al 10 maggio presso il The Space Cinema Moderno di Roma, per quattro giornate di proiezioni, incontri e occasioni di confronto dedicate al cinema che racconta il sociale.

Un Festival che, nel corso degli anni, ha saputo evolversi ampliando il proprio sguardo sul mondo, portando sul grande schermo storie spesso invisibili ma profondamente necessarie. Al centro, la volontà di esplorare la complessità dell’esperienza umana attraverso il linguaggio universale del cinema.

Sono oltre settanta le opere in programma tra Cortometraggi, Documentari e #SocialClip. Un’edizione che mette al centro le persone, nella loro unicità e nelle molteplici esperienze di vita, valorizzando pluralità di contesti e prospettive. I titoli selezionati, provenienti da tutto il mondo, affrontano temi di grande attualità come legalità, inclusione, disagio giovanile, violenza di genere, sicurezza sul lavoro e sostenibilità.

“Tulipani di Seta Nera è un Festival che ha saputo anticipare il cambiamento, portando sullo schermo temi sociali prima che diventassero centrali nel dibattito pubblico e istituzionale – ha dichiarato il presidente Diego Righini. Ogni edizione rappresenta una fotografia del presente: uno spazio in cui il cinema dà voce a realtà spesso invisibili e interpreta le urgenze del nostro tempo. Attraverso le storie raccontate, promuoviamo uno sguardo più consapevole, inclusivo e partecipe, capace di generare emozione e riflessione. È nel racconto, infatti, che risiede la possibilità di una reale evoluzione culturale. Oggi, i conflitti in Ucraina e in Iran, insieme alle conseguenze economiche che ne derivano, impongono ai governi europei – e quindi anche a quello italiano di Giorgia Meloni – una rinnovata attenzione verso le fasce più fragili della società. In questo contesto, la nostra rassegna si fa interprete del presente, raccontando attraverso il cinema ciò di cui c’è concretamente bisogno e offrendo uno sguardo capace di orientare il cambiamento”.

Paola Tassone, direttrice artistica della sezione cortometraggi ha detto: “La qualità delle opere selezionate è particolarmente elevata e restituisce una proposta ricca e articolata, capace di attraversare generi diversi. Tra i finalisti figura anche un musical, scelta ancora poco frequente nel panorama del cortometraggio italiano, sostenuta con convinzione dalla giuria e dal Maestro Vince Tempera. Il programma della 19esima edizione si distingue per ampiezza e qualità cinematografica, con la presenza di opere internazionali di grande rilievo, come Mistake di Honey Lauren, presentato in anteprima europea. Un racconto intenso e personale che invita a riflettere sul significato dell’accettazione e della complessità umana. Elemento distintivo di questa edizione è inoltre la significativa presenza delle nuove generazioni, sia tra le persone che dirigono le opere sia tra il pubblico in sala: sguardi freschi e linguaggi espressivi contemporanei, con numerose opere prime. A questo si affianca la partecipazione attiva di studenti e studentesse, protagonisti di un importante percorso di alfabetizzazione al cinema sociale”.

Sono 540 le opere iscritte al concorso, suddivise in tre sezioni: 400 cortometraggi, 80 documentari e 60 #socialclip, provenienti dall’Italia e da numerosi Paesi del mondo. Un dato che conferma la crescente dimensione internazionale del Festival. Le proiezioni, in concorso e fuori concorso, saranno articolate in tre sezioni: Cortometraggi, con la direzione artistica di Paola Tassone e la giuria presieduta da Massimiliano Bruno; Documentari, diretti da Christian Carmosino Mereu con giuria presieduta da Simone Manetti; #SocialClip, con la direzione artistica di Igor Righetti e la giuria presieduta da Silvia Salemi.

Il programma completo, che verrà reso noto nei prossimi giorni, sarà arricchito dalla partecipazione di protagonisti del cinema, dello spettacolo e della cultura, con incontri, dibattiti e momenti di approfondimento. Durante la rassegna verranno assegnati i Premi tecnici, i Premi Sorriso legati ai partner culturali e il Premio Sorriso Rai Cinema Channel, consegnato dai testimonial 2026 Antonia Liskova e Alessio Vassallo.

Ampio spazio è dedicato anche alle nuove generazioni con “Tulipani Fuoriclasse – Talenti in Erba”, progetto realizzato nell’ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola promosso da MiC e MI. L’iniziativa coinvolge studenti e studentesse dell’Istituto Cine-TV Roberto Rossellini, dell’Istituto Amerigo Vespucci di Roma e, per la scuola primaria, dell’IP Giovanni Merlini di Viterbo. La fase finale vedrà i partecipanti protagonisti durante il Festival, con la consegna dei riconoscimenti “Sorriso Tulipani Fuoriclasse – Talenti in Erba Giovani” e “Giovanissimi”. Un percorso che conferma il valore del cinema come strumento di cittadinanza attiva, crescita personale e consapevolezza sociale.

I vincitori saranno premiati domenica 10 maggio nel corso del Gran Galà del Sociale, condotto da Lorena Bianchetti e trasmesso martedì 17 luglio in seconda serata su Rai 2. Durante la serata saranno inoltre assegnati riconoscimenti a personalità e opere distintesi per il loro impegno sociale.

David, incontro con Zingaretti e Mencarelli al Salone del Libro

Roma, 28 apr. (askanews) – Saranno l’attore e regista Luca Zingaretti e lo scrittore Daniele Mencarelli i protagonisti dell’evento speciale dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026. Zingaretti ha esordito come regista cinematografico nel 2025 proprio con “La casa degli sguardi”, liberamente ispirato all’omonimo romanzo autobiografico di Mencarelli, edito nel 2018 da Mondadori. Nell’incontro speciale al Salone del Libro, partendo da “La casa degli sguardi”, Zingaretti e Mencarelli dialogheranno sugli incroci tra scrittura letteraria e cinematografica, sulle prossimità, gli scarti e a volte i necessari tradimenti che trasformano la parola scritta in immagine in movimento.

L’incontro prosegue la collaborazione tra l’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello, presieduta da Piera Detassis, e il Salone Internazionale del Libro di Torino, diretto da Annalena Benini, per raccontare le connessioni tra cinema e letteratura, tra immagini e parole nell’arte della narrazione.

Nella sceneggiatura del film, firmata da Gloria Malatesta, Stefano Rulli e Luca Zingaretti, il protagonista è Marco, poeta ventenne che cerca rifugio alla sua sofferenza nell’alcool, allontanandosi da tutti, sotto gli occhi del padre che assiste impotente al suo lento suicidio. Sarà dopo un brutto incidente, lavorando in una cooperativa di pulizie all’Ospedale pediatrico Bambin Gesù, che Marco scoprirà un modo nuovo di sentire la vita. Nel film Luca Zingaretti compare nei panni del padre, mentre Marco è interpretato da Gianmarco Franchini, vincitore del David Rivelazioni – Italian Rising Stars 2026. L’evento, condotto da Elisa Grando, si terrà al Salone domenica 17 maggio alle ore 16:15 in Sala blu, al Lingotto di Torino.

Il primo evento speciale dell’Accademia del Cinema Italiano al Salone del Libro, nel 2020, è stato con la lezione speciale di Saverio Costanzo, vincitore nel 2005 del David di Donatello come Miglior regista esordiente per “Private”. Gli altri protagonisti dell’evento David al Salone sono stati nel 2021 Giorgio Diritti (David di Donatello 2021 per la Miglior Regia e Miglior Film con “Volevo nascondermi”), nel 2022 i Manetti Bros. (David di Donatello 2018 al Miglior Film per “Ammore e Malavita”), nel 2023 Alessandro Borghi (David di Donatello per Miglior Attore Protagonista nel 2019 nei panni di Stefano Cucchi in “Sulla mia pelle”), nel 2024 Emanuela Fanelli (David di Donatello per due anni consecutivi come Miglior attrice non protagonista per “Siccità” nel 2023 e “C’è ancora domani” nel 2024), nel 2025 Silvio Soldini (David di Donatello 2020 al Miglior film, miglior regia e migliore sceneggiatura per “Pane e tulipani”), Cristiana Mainardi e Rosella Postorino, in dialogo su “Le assaggiatrici”.

La "Goethe Medaille 2026" ad Anita Raja, traduttrice di Christa Wolf

Roma, 28 apr. (askanews) – La scrittrice, germanista e traduttrice italiana Anita Raja è stata insignita della Goethe Medaille 2026, una delle maggiori onorificenze del Governo tedesco. Insieme a lei hanno vinto il compositore estone Arvo Part e il regista teatrale greco Prodromos Tsinikoris, come rende noto il Goethe Institut in un comunicato.

L’onorificenza della Repubblica Federale di Germania verrà consegnata il 28 agosto 2026 a Weimar dalla presidente del Goethe-Institut, Gesche Joost.

La cerimonia di premiazione si terrà durante il Kunstfest Weimar, uno tra i più importanti festival di arti contemporanee in Germania.

I candidati alla Goethe-Medaille vengono proposti dai Goethe-Institut all’estero sulla base del loro contributo fondamentale allo scambio culturale internazionale e alla rilevanza della loro produzione artistica e intellettuale; la selezione dei vincitori è effettuata da una giuria presieduta dal drammaturgo Thomas Oberender.

Anita Raja era stata candidata dal Goethe-Institut di Roma. La presidente del Goethe-Institut, Gesche Joost, ha così commentato i vincitori di quest’anno: ‘Quest’anno la Goethe-Medaille è interamente nel segno dell’Europa: onoriamo tre personalità eccezionali che, con la loro opera artistica, ci toccano profondamente e si legano alla Germania in modo particolare. Il compositore Arvo Part, la cui musica affascina e incanta così tante persone in tutto il mondo, ha vissuto con la sua famiglia in esilio a Berlino a partire dal 1981; la protezione, le amicizie e la risonanza artistica che vi ha trovato hanno esercitato un’influenza determinante sulla sua opera. Prodromos Tsinikoris è cresciuto a Wuppertal, figlio di emigranti greci e le sue due patrie, la Germania e la Grecia, sono un tema ricorrente dei suoi intensi progetti teatrali. Anita Raja ha dedicato la sua opera alla traduzione e alla mediazione di importanti autori e autrici di lingua tedesca – tra gli altri Christa Wolf -in italiano, e come bibliotecaria si è impegnata con forza a favore della diversità della cultura europea’.

Thomas Oberender, presidente della giuria per la Goethe-Medaille, ha aggiunto: ‘La straordinaria attività artistica e intellettuale dei vincitori della Goethe-Medaille 2026 si distingue per la sua forza innovativa e per la capacità di costruire comunità. Da un lato rappresentano tre voci di una cultura europea nutrita da contesti nazionali e situazioni storiche diverse. Dall’altro, superano confini nazionali, sociali e culturali, contribuendo a sviluppare nuove identità e nuovi modi di intendere appartenenza e comunità. Le loro vite e le loro opere sono risposte ai fenomeni di migrazione, fuga e trasformazione sociale che hanno segnato l’Europa nel XX e XXI secolo, e donano al nostro presente un nuovo linguaggio e una comprensione più profonda’.

Jessica Kraatz Magri, direttrice del Goethe-Institut di Roma e promotrice della candidatura di Anita Raja, commenta: ‘All’istituto di Roma siamo molto emozionati per questo premio, che arriva finalmente a un’italiana e a una traduttrice letteraria. Ad Anita Raja e al suo lavoro dedicheremo una serata speciale il prossimo 27 maggio. Una lettura scenica tratta dal romanzo Cassandra di Christa Wolf, con un’attrice eccezionale come Sonia Bergamasco. Cassandra, nella traduzione di Anita Raja, è considerato uno dei romanzi cardine della formazione di tutta una generazione di donne’.

Dr. Thomas Bagger, Ambasciatore della Repubblica Federale di Germania in Italia, sottolinea: ‘Il conferimento della Medaglia Goethe ad Anita Raja è una splendida notizia. Anita Raja ha dato un contributo enorme alla diffusione in Italia della conoscenza della letteratura tedesca – e quindi della Germania nel suo complesso – facendo conoscere al pubblico italiano voci letterarie fino ad allora quasi sconosciute, in particolare, naturalmente, quella di Christa Wolf. Con la Biblioteca Europea e altri suoi progetti, Raja ha avvicinato i giovani alla letteratura. Il fatto che lo scambio culturale italo-tedesco – a 75 anni dalla ripresa delle relazioni diplomatiche – sia così intenso è in gran parte merito anche dell’instancabile impegno di Anita Raja’.

Queste le motivazioni della giuria: ‘Anita Raja è tra le più importanti traduttrici dal tedesco. Già nei primi anni Ottanta ha scoperto e fatto conoscere al pubblico italiano Christa Wolf e numerosi altri autori e autrici della DDR, ma non solo, ha anche tradotto in italiano, con grande sensibilità, opere di Georg Buechner, Franz Kafka e Ingeborg Bachmann. Il suo profondo impegno nella mediazione culturale emerge anche dalla sua pluridecennale attività come bibliotecaria, in cui il suo lavoro si è contraddistinto affinché le biblioteche diventassero luoghi d’incontro capaci di superare barriere di classe, età e istruzione. Nel 2005 è stata nominata direttrice fondatrice della Biblioteca Europea di Roma, incarico che ha ricoperto per dieci anni. Anche come scout editoriale ha dato un contributo straordinario agli scambi culturali tra Germania e Italia’.

Da segnalare due eventi a maggio con Anita Raja protagonista, eventi all’insegna della riedizione (Edizioni e/o) del romanzo ‘Cassandra’ di Christa Wolf: al Salone Internazionale del Libro Torino domenica 17 maggio si terrà l’incontro ‘Omaggio a Christa Wolf’; e il 27 maggio in programma presso il Goethe Institut di Roma una lettura scenica e incontro ‘Cassandra, la voce necessaria – Il romanzo di Christa Wolf e il nostro tempo’, con Anita Raja, Ilaria Gaspari e Sonia Bergamasco.

Per quanto riguarda Arvo Pärt, il compositore estone ‘ha sviluppato, nel corso della sua lunga carriera artistica, un linguaggio compositivo unico, capace di emozionare e unire persone in tutto il mondo. Dopo l’emigrazione dall’allora Estonia sovietica, ha vissuto per quasi trent’anni a Berlino. Il suo stile ‘tintinnabuli’, elaborato dopo un periodo di silenzio creativo, ha dato vita a opere come Fuer Alina, Fratres, Tabula Rasa e Spiegel im Spiegel, aprendo nuovi orizzonti sonori. Il connubio tra spiritualità e profondità strutturale nelle opere di Pärt è unico. Le migliori orchestre e interpreti eseguono regolarmente la sua musica. In occasione del suo 90esimo compleanno, lo scorso anno, numerosi concerti hanno reso omaggio a questa figura straordinaria e determinante della musica contemporanea’.

Infine, per il regista, attore e drammaturco greco Prodromos Tsinikoris, si legge nelle motivazioni, ‘è una figura chiave del panorama teatrale greco. Nato nel 1981 a Wuppertal da genitori emigrati dalla Grecia, è da tempo anche una personalità di riferimento del teatro europeo, in cui opera con grande sensibilità e consapevolezza politica. Nell’audio walk ‘In the middle of the street’, ha trasformato dei senzatetto in narratori della propria storia durante la crisi finanziaria; in ‘Clean City’ (in collaborazione con Anestis Azas) ha contrapposto le voci delle lavoratrici migranti di una ditta di pulizie alla retorica dei movimenti neofascisti; in ‘96%’ ha raccontato l’Olocausto della comunità ebraica di Salonicco e il saccheggio dei suoi beni durante l’occupazione nazista. Tsinikoris è un talento straordinario che concepisce il documentario non come semplice riproduzione della realtà, ma come spazio di risonanza artistica delle fratture sociali.

La Goethe-Medaille è un’onorificenza ufficiale della Repubblica Federale di Germania e il premio più importante della sua politica culturale all’estero. Ogni anno, i dipendenti dei Goethe-Institut all’estero – in accordo con le rappresentanze diplomatiche tedesche in loco – propongono per il premio personalità attive in tutte le aree del mondo e nei diversi ambiti culturali, scientifici e linguistici. Una giuria composta da figure di rilievo del mondo della scienza, dell’arte e della cultura in Germania seleziona tre premiati. La Medaglia riconosce i meriti nella promozione della lingua tedesca, della cultura e dell’arte nei Paesi d’origine dei premiati, contribuendo così al continuo miglioramento della comprensione culturale internazionale. Il premio si concentra su tematiche e dibattiti di grande rilevanza per il futuro e rafforza l’internazionalizzazione del panorama culturale tedesco, la rete di scambio e collaborazione reciproca con gli altri Paesi. La cerimonia di consegna della medaglia si tiene il 28 agosto, giorno della nascita di Johann Wolfgang von Goethe, a Weimar.

La giuria per l’assegnazione della Goethe-Medaille 2026 era composta da Julia Grosse (direttrice artistica Contemporary And, Berlino), Anna Henckel-Donnersmarck (curatrice e direttrice di Berlinale Shorts, Berlino), Matthias Lilienthal (drammaturgo e direttore artistico, Berlino), Thomas Oberender (autore e curatore, Berlino), Adam Soboczynski (autore e giornalista, Berlino), Andrea Zschunke (Caporedattrice musica Radio WDR3, Colonia); in rappresentanza del Ministero degli Affari Esteri: Thomas Ditt (responsabile della Divisione 606); in rappresentanza del Goethe-Institut: Gesche Joost (Presidente) e Johannes Ebert (Segretario generale).

Il programma collaterale della Goethe-Medaille 2026 a Weimar è in collaborazione con il Kunstfest Weimar e con il sostegno del gruppo editoriale Holtzbrinck.

Tra gli italiani già premiati, ricordiamo anche Ervino Pocar nel 1956, germanista e traduttore dal tedesco per Mondadori. Oltre a un gran numero di titoli di saggistica varia, Pocar tradusse tra gli altri Schiller, Novalis, i Grimm, E.T.A. Hoffmann, Gotthelf, Platen; tra i moderni Feuchtwanger, Werfel, Wiechert, Remarque e, soprattutto, i tre autori ai quali, in quegli anni e nei successivi, si dedicò con autentica devozione, contribuendo in maniera determinante alla loro diffusione in Italia: Thomas Mann, Hermann Hesse e Franz Kafka.

Nel 1966 Ladislao Mittner, ritenuto uno dei massimi germanisti italiani. A lui dobbiamo i tre poderosi volumi della Storia della letteratura tedesca (Dai primordi pagani all’età barocca: dal 750 circa al 1700 circa; II, Dal pietismo al romanticismo: 1770-1820; III, Dal realismo alla sperimentazione: 1820-1970). Autentico maestro della germanistica italiana, Mittner formò un’intera generazione di studiosi: per decenni non c’è stato lavoro critico sul Settecento tedesco che non abbia preso le mosse dalla sua ricerca.

Nel 1980 Claudio Magris, germanista e scrittore italiano (n. Trieste 1939). Ha dedicato importanti studi alla cultura della Mitteleuropa (interessandosi anche di autori italiani di confine, come B. Marin e I. Svevo) e più in generale alla crisi della letteratura contemporanea. È anche autore di opere di narrativa, tra le quali si ricorda Microcosmi (1997).

E ancora: nel 1988 Giorgio Strehler, regista teatrale italiano (Trieste 1921 – Lugano 1997) eclettico e fecondissimo, curò fino agli inizi degli anni Sessanta numerose regie di testi classici, moderni e contemporanei, tra cui il teatro epico e politico di Brecht. Le concezioni teatrali di Brecht influenzarono le successive regie di Strehler, sia quelle di opere dello stesso Brecht, sia quelle di Shakespeare, Goldoni, Pirandello e Cechov.

Il Goethe-Institut è l’istituto culturale della Repubblica Federale di Germania attivo a livello mondiale. Con 154 istituti in 100 paesi, promuove la conoscenza della lingua tedesca, cura la cooperazione culturale internazionale e diffonde un’immagine attuale della Germania. In Italia il Goethe-Institut è direttamente rappresentato dalle sedi ubicate nelle città di Milano, Napoli e Palermo, oltre che dalla sede di Roma che svolge anche funzioni di coordinamento di tutti gli istituti italiani.

Asma allergica, disponibile in Italia primo biosimilare di omalizumab

Milano, 28 apr. (askanews) – È disponibile e rimborsabile in Italia il primo biosimilare di omalizumab, destinato ai pazienti affetti da patologie allergiche gravi e croniche. Il farmaco, sviluppato da Celltrion, è indicato per il trattamento di asma allergica, rinosinusite cronica con polipi nasali (CRSwNP) e orticaria spontanea cronica (CSU).

Queste condizioni possono coesistere nello stesso paziente e rappresentano una sfida clinica rilevante sia per la loro diffusione, sia per l’impatto sulla qualità della vita. L’approvazione da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) si basa su evidenze cliniche che dimostrano un profilo di efficacia e sicurezza sovrapponibile al farmaco di riferimento.

L’asma è una patologia infiammatoria cronica delle vie aeree che interessa in Italia circa il 5% della popolazione, oltre 3 milioni di persone. Di questi, circa il 10% soffre di una forma grave, spesso di origine allergica e frequentemente associata a patologie delle alte vie respiratorie come rinite allergica e rinosinusite, e anche l’orticaria spontanea cronica è una condizione diffusa.

“La disponibilità del primo biosimilare di omalizumab – ha commentato Fulvio Braido, professore ordinario di Malattie dell’Apparato Respiratorio all’Università di Genova – rappresenta un passo importante per garantire la sostenibilità dell’accesso a trattamenti personalizzati per un numero di pazienti in continua crescita”.

Omalizumab è un anticorpo monoclonale che agisce su uno dei meccanismi chiave delle reazioni allergiche: si lega e neutralizza le immunoglobuline E (IgE) circolanti, responsabili delle risposte allergiche di tipo immediato, impedendo l’attivazione della cascata infiammatoria.

Moscerine Film Festival, a Roma festival cinema con registi under 12

Roma, 28 apr. (askanews) – La settimana dal 4 al 10 maggio sarà all’insegna del grande Cinema creato dai piccoli: è arrivato alla sua quinta edizione il Moscerine Film Festival, primo e unico Festival cinematografico per bambine e bambini 0-12 anni, sotto la direzione artistica di Nina Baratta. “Siamo arrivati alla quinta edizione, un successo che continua: fino ad ora sono stati quasi 350 i cortometraggi realizzati dai registi under 12, oltre 8.000 i bambini protagonisti dei laboratori di educazione all’immagine, 10 i giovanissimi presentatori che hanno condotto le serate e premiato i vincitori”.

Quest’anno la giuria, presieduta come ogni anno da Maria Fares produttrice di film per bambini e ragazzi sarà composta da Lino Banfi, Nonno d’Italia e ambasciatore Unicef, Mussi Bollini, ex vice direttrice Rai Kids, la produttrice di Eurofilm e Presidente di AGICI Simonetta Amenta, la regista, attrice, cantautrice Margherita Vicario, l’attrice Ester Pantano, il regista Maurizio Forestieri, la produttrice e ideatrice dell’Hollywood Florida Film Fest Simona Muresan, la sceneggiatrice e vice Presidente Writers Guild Italia Francesca Romana Massaro.

Le giornate saranno condotte da 4 giovanissimi presentatori under 12, Benedetta Mollo, Aurora Palmisano, Vinicio Ottaviani e Andrea Mignanti, accompagnati dalla madrina del Festival Margot Sikabonyi. Come ogni anno sono tre le sezioni del Festival: “Under 12”, “Focus scuole” e “A Scuola con Le Moscerine” che si terranno nel territorio e grazie al contributo del V Municipio di Roma Capitale. I primi due giorni al Cinema Broadway saranno fitti di laboratori per le scuole e attività. Seguiranno al Nuovo Cinema Aquila le 3 giornate di proiezione dei corti in gara e le serate dedicate alla premiazione. Giovedì 7 maggio si comincerà con la proclamazione dei vincitori delle sezioni “Focus Scuole”, dedicate ai corti presentati dagli istituti e “A scuola con le Moscerine”, opere realizzate con il supporto dell’associazione Le Moscerine. Mentre la serata di venerdì 8 maggio (Nuovo Cinema Aquila) sarà dedicata all’inclusione, grazie ai partner del Moscerine Film Festival come la Lega del Filo D’oro. In questa occasione verranno presentate due attività legate alle disabilità sensoriali: MAMI Voice, ausilio per i sordo-ciechi creato inizialmente per i prematuri in culla per far sentire la voce della mamma in incubatrice, e la mostra tattile sul cinema. Nella serata di sabato 9 maggio (Cinema Broadway) sarà premiata la categoria “Under 12” dove saliranno sul palco a ritirare i prestigiosi riconoscimenti proprio i registi sotto i 12 anni. Durante il pomeriggio di domenica 10 saranno protagoniste le premiazioni dei partner e una grande festa a Largo Venue dove tutti i bambini, partecipanti e non, potranno partecipare.

Dietro questa iniziativa c’è un lavoro che dura da anni ad opera dell’associazione che dà il nome alla manifestazione. “Il Moscerine Film Festival nasce con l’intento di educare all’immagine le nuove generazioni e creare consapevolezza e senso critico nei bambini. – sostiene la presidente dell’associazione. Le Moscerine Zein Batayneh – Durante l’anno l’associazione Le Moscerine opera nelle scuole di tutto il Lazio per portare l’educazione all’immagine a più bambini possibile.” Il Moscerine Film Festival è stato realizzato grazie al contributo del MIC-SIAE PER CHI CREA, dell’Otto X mille della Chiesa Valdese e del V Municipio di Roma Capitale. Sponsor tecnici del MFF sono Airone Eco, I Fiori di Zein e Panarium.

La manifestazione è promossa dall’associazione Le Moscerine, Cleverage, Tadàn Produzioni e SmileVision.

Crans Montana, l’ambasciatore Cornado: non pagheremo le spese mediche

Roma, 28 apr. (askanews) – Le fatture inviate dalla Svizzera per le cure mediche prestate ai ragazzi italiani rimasti coinvolti nella strage di Crans Montana la notte di capodanno “non saranno pagate né dai familiari dei nostri ragazzi né tantomeno dallo Stato italiano”. Lo ha ribadito l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, sottolineando in un’intervista a Mattino Cinque che “la Svizzera non può trattare questa strage come fosse un incidente sulle piste di sci”.

Se è vero che un regolamento europeo del 2004 prevede che le spese mediche sostenute dalla Svizzera per un cittadino italiano vengano trasmesse all’Italia per chiederne il rimborso, “in questo caso questo protocollo non va applicato perché ci troviamo di fronte a una strage di una gravità inaudita” e “perché c’è una grande, pesante, schiacciante responsabilità morale in capo ai gestori del locale che hanno sbarrato le uscite di sicurezza, installato un soffitto infiammabile, consentito, incoraggiato i loro camerieri ad andare in giro con queste bottiglie con candele pirotecniche che hanno poi appiccato il fuoco, senza persone di vigilanza, senza sicurezza, senza neanche lanciare l’allarme”.

“C’è una responsabilità morale incombente anche sul comune di Crans Montana”, ha aggiunto l’ambasciatore, perchè “per ben sei anni non ha effettuato alcun controllo e non posso credere che in una cittadina di 10.000 abitanti l’amministrazione non sapesse che il locale era del tutto inadeguato dal punto di vista delle misure di sicurezza”. Per Cornado c’è “una responsabilità morale pesante anche in capo al Canton Vallese che avrebbe dovuto verificare che questi controlli venissero effettuati”. Lo stesso regolamento europeo, ha proseguito il diplomatico, “prevede la possibilità che le parti rinuncino a richiedere rimborsi e l’Italia già lo ha fatto, perché noi non chiederemo neanche un euro di rimborso ai due ragazzi svizzeri che sono stati ricoverati per mesi al Niguarda, trasferiti in elicottero a spese dell’Italia al Niguarda”.

Infine alla domanda se l’Italia si costituirà parte civile, l’ambasciatore ha risposto: “E’ un annuncio che verrà fatto a breve, ma da quanto ho sentito sì, è intenzione dell’Italia costituirsi parte civile nel procedimento penale contro i Moretti”.

Cnn: Iran e Stati Uniti non sarebbero lontani da un accordo

Roma, 28 apr. (askanews) – Stati Uniti e Iran non sono così lontani da un accordo come potrebbe sembrare dopo il mancato incontro di Islamabad: è quanto riporta la Cnn, citando fonti dell’Amministrazione Trump. I colloqui in corso, stando alle fonti, si concentrano su un processo in più fasi in cui la prima parte di un potenziale accordo si concentrerebbe sul ritorno allo status quo prebellico e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz senza restrizioni né pedaggi; la questione del programma nucleare iraniano – che sia gli Stati Uniti che Israele hanno indicato come casus belli – verrebbe invece affrontata in seguito.

L’Amministrazione staunitense ha più volte affermato che qualsiasi accordo richiederebbe all’Iran di rinunciare alle sue scorte di uranio arricchito e di abbandonare l’arricchimento, richieste che Teheran ha sempre rifiutato categoricamente.

Corte dei conti: mancato rientro del deficit dovuto innanzitutto al superbonus

Roma, 28 apr. (askanews) – Il mancato rientro dal deficit eccessivo nel 2025 è dovuto all’accelerazione della spesa primaria dovuta a sua volta da una maggiore spesa dei bonus edilizi. E’ quanto rileva la Corte dei conti in audizione presso le commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato. “Nel confronto con le stime del documento programmatico di finanza pubblica, aggiornate in occasione della NTI 26-28, il dato di consuntivo del 2025 evidenzia un peggioramento del livello di indebitamento, di circa 0,1 punti percentuali di Pil (per poco meno di 600 milioni) – spiega la Corte dei conti -. Tale peggioramento, rispetto alla stima precedente, non consente di raggiungere il traguardo della discesa al di sotto del parametro europeo del 3 per cento del Prodotto, rinviando all’esercizio successivo il momento di uscita dalla procedura di disavanzo eccessivo. Le differenze nei dati di consuntivo sono dettate da un andamento più acceso, rispetto a quanto prefigurato, delle entrate (+10,7 miliardi), sia correnti (+4,3 miliardi) sia in conto capitale (+4,8 miliardi), più che compensate da una crescita – più intensa del previsto – della spesa primaria (+12,5 miliardi); il relativo tasso di variazione, infatti, sale di 1,2 punti, attestandosi al +4,3 per cento, in luogo del +3,1 per cento delle previsioni di fine dicembre. Il flusso di interessi passivi si è collocato, invece, su valori inferiori alle attese per 1,1 miliardi, anche in ragione del miglioramento della percezione del rischio Paese, attestato dagli upgrade rilasciati nel 2025 dalle principali agenzie di rating”.

“L’accelerazione della spesa primaria – aggiunge – è ricollegabile sostanzialmente alla componente in conto capitale (+11,6 miliardi) e riguarda, in primo luogo, i contributi agli investimenti, rivisti al rialzo di 6,1 miliardi per effetto della maggiore spesa legata ai bonus edilizi; va tuttavia segnalato anche l’andamento particolarmente positivo degli investimenti fissi lordi (3,5 miliardi), anche sotto la spinta dei programmi Pnrr, e delle altre spese in conto capitale (+2 miliardi)”.

Dfp, Chelli: il ruolo dell’Istat è autonomo e indipendente

Roma, 28 apr. (askanews) – L’Istat “pur mantenendo un ruolo autonomo e indipendente come responsabile ultimo della qualità dei dati prodotti, svolge anche una funzione di coordinamento e di sintesi tra le diverse istituzioni nazionali coinvolte, a vario titolo, nella produzione dei dati di finanza pubblica (come la Banca d’Italia e il Ministero dell’Economia e delle Finanze), assicurando la coerenza tra le varie fonti informative nazionali. In questo approfondimento si richiamano le principali fasi di questo processo”. Lo ha sottolineato il presidente dell’Istituto Nazionale di Statistica Francesco Maria Chelli nel corso dell’audizione sul Documento di finanza pubblica.

“Il processo di validazione dei Conti di finanza pubblica prodotti dall’Istat da parte delle istituzioni comunitarie segue modalità e tempistiche dettate dai regolamenti europei”, ha aggiunto A fine settembre “è prevista la seconda Notifica a Eurostat che copre gli stessi anni già trasmessi ad aprile. I dati saranno pubblicati dall’Istat il 22 settembre, anche per consentire ai documenti programmatici di finanza pubblica di tener conto degli aggiornamenti dei Conti, e inviati a Eurostat entro la scadenza del 30 settembre”, ha spiegato l’Istat nel documento cinsegnato.

In questa seconda release, per l’anno, “sono integrate nei Conti le informazioni di base, fornite prevalentemente dal Mef, che nel frattempo si sono consolidate, come ad esempio il bilancio dello Stato parificato dalla Corte dei Conti. Diversamente, per gli Enti locali i rendiconti si rendono disponibili con un ritardo di 14 mesi e, pertanto, l’inclusione di queste nuove informazioni consolidate comporterà una ulteriore revisione delle stime dell’anno T-1 nelle future edizioni di aggiornamento del Conto delle AP”.

Caldo in calo ma per il Primo Maggio è previsto il sole

Milano, 28 apr. (askanews) – L’anticiclone comincia a cedere sulle regioni settentrionali e nei prossimi giorni l’Italia andrà incontro a un calo delle temperature, a un rinforzo dei venti e a qualche fase instabile. Il peggioramento non dovrebbe però compromettere il Primo Maggio, quando il tempo tornerà stabile e soleggiato su quasi tutto il Paese.

La fase di caldo anomalo di fine aprile è quindi destinata a chiudersi. Secondo Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, le prime conseguenze del cedimento dell’alta pressione si vedranno al Nord, dove sono attesi temporali soprattutto a ridosso delle Alpi e degli altri rilievi. Le temperature inizieranno a diminuire in modo graduale, mentre al Centro-Sud il clima resterà ancora molto mite, con punte di 26-27 gradi soprattutto sulle regioni tirreniche centrali.

Mercoledì 29 aprile lo scenario cambierà poco. Il Nord resterà la parte più esposta alla nuvolosità e a qualche temporale, con un peggioramento in estensione dalle Alpi verso alcune zone di pianura tra la sera e la notte. Sul resto del Paese continueranno a prevalere condizioni stabili, con cielo sereno o poco nuvoloso al Centro e al Sud.

La svolta più evidente arriverà giovedì 30 aprile. Il calo termico riguarderà tutte le regioni, anche per effetto del rinforzo dei venti di Grecale. Le massime potranno perdere 5-6 gradi, tornando su valori più vicini alle medie di fine aprile e inizio maggio. La giornata sarà accompagnata anche da rovesci irregolari: al Nord sono previste nubi sparse e locali piogge sulle Alpi, soprattutto occidentali; al Centro l’instabilità riguarderà più facilmente i settori adriatici; al Sud potranno arrivare alcuni rovesci. Per venerdì 1 maggio, Festa dei Lavoratori, la tendenza indica un miglioramento. Il tempo dovrebbe tornare stabile e soleggiato su gran parte dell’Italia. Qualche acquazzone isolato potrebbe attardarsi soltanto all’estremo Sud, in particolare tra bassa Calabria e Sicilia. Le temperature saranno più fresche rispetto ai giorni della Liberazione, ma gradevoli e in linea con la stagione, con massime intorno a 21-22 gradi.

I venti settentrionali resteranno moderati venerdì e per parte di sabato, poi tenderanno ad attenuarsi. Il ponte del Primo Maggio si annuncia quindi più primaverile che estivo, con condizioni nel complesso favorevoli dopo il passaggio instabile di metà settimana.

Un Grand Hotel negli Usa racconta due guerre e una storia identitaria

Point Clear (Alabama, Usa), 28 apr. (askanews) – Sul Golfo dell’Alabama, affacciato sulla baia di Mobile, il Grand Hotel Golf Resort & Spa di Point Clear racconta ogni giorno la propria storia, intrecciata con quella degli Stati Uniti d’America. Non è solo una destinazione nota agli appassionati del gioco delle diciotto buche e segnalata da Travel South USA e Sweet Home Alabama, ma un luogo che ha scelto di mantenere viva la memoria del proprio passato. Non a caso è parte degli Historic Hotels of America: conosciuto da oltre 175 anni come la “Regina dei resort del Sud”, ha servito da ospedale durante la Guerra Civile e da campo di addestramento militare durante la Seconda Guerra Mondiale.

Ogni pomeriggio, il Grand Hotel, parte di Autograph Collection della catena Marriott, rende omaggio ai militari, sia del passato che del presente, e celebra la sua storia con una processione, uno sparo di cannone e un momento conviviale: questa memoria prende forma in un rito preciso, che parte dal camino della hall principale e si conclude a Cannon Park, sulle rive della baia, con lo sparo. Una tradizione e un simbolo, come spiega la storica Susan Stein: “Il cannone con cui celebriamo la nostra storia ogni pomeriggio alle 15.45 è stato realizzato per noi nel 2008. Quel cannone racconta la nostra storia militare primaria”.

Una storia militare che affonda le radici nella Guerra Civile americana e ne dimostra l’importanza identitaria. A 16 anni dalla sua costruzione, la struttura inaugurata nel 1847, fu trasformata nel 1863 in ospedale: “I soldati feriti venivano trasportati qui in barca” e curati sul posto; molti di loro sono oggi sepolti nel vicino Point Clear Cemetery. L’anno successivo, nel 1864, la baia di Mobile fu teatro di una delle più importanti battaglie navali del conflitto, quando il contrammiraglio David G. Farragut pronunciò la famosa frase: “Al diavolo i siluri, avanti tutta!”.

Ma il legame con la storia militare non si ferma al XIX secolo. Durante la Seconda guerra mondiale, tra il 1944 e il 1945, il Grand Hotel fu nuovamente riconvertito, questa volta in centro di addestramento. “Fu affittato al nostro governo per diventare una struttura di addestramento. Divenne un posto di addestramento militare e le camere degli ospiti furono convertite in caserme. La sala da pranzo era la mensa e tutta l’area esterna alla proprietà qui sul lungomare veniva utilizzata per l’addestramento. Dovevano imparare a nuotare. Dovevano imparare ogni tipo di manovra su piccole imbarcazioni. Dovevano saltare dalla cima di un’alta piattaforma per esercitarsi come se stessero effettuando un recupero uomo a mare. Oltre 5.000 soldati si addestrarono qui per circa sette o otto mesi”, impegnati in una missione segreta chiamata Operation Ivory Soap, dedicata alla manutenzione di unità aeronautiche galleggianti.

Oggi, questa eredità viene raccontata quotidianamente ai visitatori attraverso la cerimonia pomeridiana e attraverso gli spazi stessi dell’hotel, che conservano fotografie, oggetti e richiami al passato.

Come sottolinea Kevin Hellmich del Grand Hotel di Point Clear, la struttura vuol coniugare comfort contemporaneo e memoria storica, senza trasformare il racconto in celebrazione, ma mantenendolo come testimonianza. Il risultato è un luogo dove il turismo incontra la storia, e dove il passato militare degli Stati Uniti d’America è parte integrante identitaria.

Servizio di Cristina Giuliano

Montaggio Carla Brandolini

Immagini askanews

"Magic", niente animali: la rivoluzione etica del Gran Galà di Roma

Roma, 28 apr. (askanews) – Lo stupore non ha bisogno di catene, ma di ali per far volare la fantasia. Il “Magic Gran Galà Internazionale di Magia” torna a Roma per una dodicesima edizione che segna una svolta poetica ed etica. Quest’anno, la produzione WonderArt Entertainment ha scelto di celebrare l’anniversario di San Francesco d’Assisi, onorando la sua “magia” più grande: la capacità di comunicare con gli animali in un dialogo di fratellanza universale. E per fortificare il valore di questo messaggio e l’importanza di rispettare tutte le creature della natura per la prima volta al “Magic” – si sottolinea in un comunicato – non ci saranno animali vivi sul palcoscenico.

Illusionisti e prestigiatori nelle loro esibizioni ospiteranno simbolici animali creati artigianalmente, dimostrando che l’arte magica può incantare la platea puntando esclusivamente su talento e creatività. L’8 e il 9 maggio presso l’Auditorium della Conciliazione, a due passi da San Pietro, prenderà vita un vero e proprio “incanto della gentilezza” pronto a trasformare lo show in qualcosa di speciale. Grazie ai successi registrati nelle passate edizioni “Magic” conferma il suo desiderio di offrire al pubblico di ogni età il potere di sognare ad occhi aperti in un viaggio straordinario dentro un mondo straordinario.

Sotto la direzione artistica di Alessio Masci e con la regia di Francesca Bellucci ancora una volta saliranno sul palco alcuni tra i più celebri prestigiatori della scena internazionale con i loro numeri di grandi illusioni, manipolazione e mentalismo. Un Cast Mondiale, tra cui: Andrea Sestieri, laureato in scienze della formazione con un passato da educatore l’artista fonde sensibilità umana e alta tecnologia, presentando un format unico dove magia e innovazione digitale creano suggestioni mai viste prima; Anca e Lucca, campioni Mondiali FISM di magia mentale arrivano dall’Austria per ridefinire i limiti della lettura del pensiero. Il loro è un mentalismo “unplugged”: nessuna elettronica, nessun auricolare, nessun complice; Van Denon e Nicole, una delle coppie più celebri del panorama internazionale. Portano in scena grandi illusioni ed emozioni indelebili coltivate sui palchi dei più importanti casinò e teatri europei; Igor Trifunov: Il pluripremiato illusionista serbo, star della TV con Street Magic e vincitore di numerosi Grand Prix internazionali. Maestro della manipolazione, Trifunov è capace di trasformare gesti quotidiani in momenti di puro incanto coreografico; Jad, fresco vincitore del Campionato di Magia di Francia 2025, l’artista svizzero è l’esponente di punta della magia moderna. Celebre per la sua tecnica impeccabile con il nastro adesivo e una manipolazione visiva travolgente; Britney Bricherasio, spirito visionario e figlia d’arte circense, Britney unisce la potenza di una voce straordinaria (già apprezzata a XFactor) alla disciplina estrema del circo.

Al timone della kermesse torna Mago Lupis, l’istrionico Campione Italiano di Magia 2014. Con il suo stile comico e travolgente, Lupis sarà il filo conduttore di questo viaggio, garantendo risate e stupore per un pubblico di ogni età.

Minetti, M5s: Nordio dia spiegazioni e poi tolga il disturbo

Roma, 28 apr. (askanews) – “A questo punto il ministro Nordio deve fare una sola cosa: dia spiegazioni chiare sull’istruttoria del suo ministero sulla grazia a Nicole Minetti, senza cercare nuovi capri espiatori e risparmiandoci qualsiasi altra esibizione di arroganza e protervia, e poi tolga il disturbo, prima di fara altri danni. Su Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani grazie al Fatto Quotidiano sono emersi elementi pesantissimi e ombre allarmanti sull’istruttoria consegnata dal ministero al Quirinale. Siamo davanti, come minimo, all’ennesimo episodio di superficialità di un ministero allo sbando. L’Italia chiede a Nordio rispetto e chiarimenti, è suo dovere rendere conto e agire sempre nel rispetto delle istituzioni”. Lo affermano i rappresentanti del M5s nelle commissioni Giustizia della Camera e del Senato Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D’Orso, Carla Giuliano, Ada Lopreiato e Roberto Scarpinato.

In Messico arrestato El Jardinero, re dei narcos a Jalisco

Roma, 28 apr. (askanews) – Le forze speciali messicane hanno arrestato Audias Flores, noto come “El Jardinero”, uno dei principali comandanti del potente Cartello di Jalisco Nuova Generazione (Cjng), nello stato occidentale di Nayarit. Flores, comandante regionale che controllava ampie zone del territorio del Cjng lungo la costa pacifica del Messico, era considerato un potenziale successore di Nemesio Oseguera, alias “El Mencho”, che guidava il cartello ed è stato ucciso in un’operazione di sicurezza a febbraio.

Le forze di sicurezza hanno circondato una baita a El Mirador, a circa 20 chilometri a nord della rinomata località turistica di Puerto Vallarta, dove Flores era protetto da un perimetro di circa 30 pick-up e oltre 60 uomini armati, secondo un comunicato stampa della Marina messicana, che ha guidato l’operazione.

La scorta di Flores, riferisce l’agenzia Reuters, si è dispersa per creare un diversivo, ma El Jardinero è stato individuato mentre cercava di nascondersi in un fossato di scolo, ha aggiunto la Marina. “L’operazione è stata condotta con precisione chirurgica senza sparare un solo colpo”, ha dichiarato la Marina in un comunicato.

I video condivisi dal ministro della Sicurezza Omar Garcia Harfuch sui social media hanno mostrato riprese aeree dell’arresto, con elicotteri che sorvolavano la zona durante l’operazione, che secondo la Marina è stata il risultato di 19 mesi di sorveglianza e ha coinvolto oltre 500 soldati, sei elicotteri e diversi aerei. La Marina ha anche utilizzato informazioni di intelligence fornite dalle autorità statunitensi per la cattura, tra cui la sorveglianza aerea, secondo un funzionario della sicurezza messicana che ha parlato a condizione di anonimato.Non è immediatamente chiaro se Flores dovrà affrontare accuse in Messico, ma Garcia Harfuch ha affermato che era ricercato in vista di un’estradizione anche dalle autorità statunitensi, che hanno offerto una ricompensa di 5 milioni di dollari per il suo arresto. Secondo un funzionario della sicurezza messicana, Flores era fondamentale per le operazioni all’interno del cartello di Jalisco, controllando reti di laboratori di droga, rotte di contrabbando e reti di distribuzione negli Stati Uniti.

Le autorità messicane hanno annunciato inoltre anche l’arresto di Cesar Alejandro N., soprannominato “El Güero Conta”, che secondo le autorità messicane era un importante riciclatore di denaro per Flores.

Dalla fine della storia al ritorno del caos

La fine dell’illusione occidentale

Il nostro stato d’animo davanti a una scena internazionale sempre più instabile può essere riassunto in una formula: “senza riparo”. Dopo il crollo del Muro di Berlino nel 1989, si era diffusa l’idea di vivere nella “fine della Storia”, in un mondo finalmente stabilizzato sotto il segno delle democrazie liberali. Era un’illusione.

Negli ultimi decenni si è invece affermata una policrisi complessa: populismi, nazionalismi, autocrazie, cambiamento climatico, guerre culturali e conflitti armati alle porte dell’Europa e nel Medio Oriente. Le società occidentali non sembrano più capaci di produrre progetti di trasformazione che non scivolino verso forme di democrazia illiberale, segnate da una crescente concentrazione del potere.

Dalla crisi economica alla frattura sociale

A partire dal 2008, si è incrinato l’American way of life e con esso la percezione di sicurezza dell’Occidente. La crisi economica ha colpito le classi medie, tra le principali vittime della globalizzazione incontrollata, mentre il neoliberismo dominante ha reso più precarie le condizioni di vita.

A ciò si sono aggiunti fattori demografici, geopolitici ed ecologici, insieme alla pressione migratoria irregolare, che ha alimentato l’inquietudine delle maggioranze silenziose. Queste, nel tempo, si sono trasformate in “classi parlanti”, sempre più polarizzate e protagoniste di un nuovo conflitto politico e culturale.

L’ascesa dei populismi e la svolta autoritaria

Negli anni Dieci e Venti del nuovo secolo, il quadro politico cambia rapidamente. I populismi conquistano il governo e si afferma una destra radicalizzata, spesso portatrice di visioni xenofobe e attratta da leadership forti.

L’elezione di Donald Trump nel 2016 segna un punto di svolta: un trauma politico che incarna un mix di individualismo anarcoide, autoritarismo e potere tecnocratico legato alle Big Tech. In questa prospettiva, Trump si presenta come una figura “katechontica”, convinta di poter rallentare il declino dell’Occidente nella competizione con la Cina.

Questa trasformazione ha radici più lontane. Il berlusconismo, in Italia, aveva già anticipato una rottura istituzionale e culturale, fondata sul primato dei media e sulla personalizzazione della politica. Il leader diventa il perno del sistema, segnando l’inizio di una nuova stagione.

Dalla rivoluzione culturale al nuovo conservatorismo

Nel presente si afferma una rivoluzione conservatrice sostenuta da una classe media estesa ma inquieta, favorita dalla crisi di identità della sinistra e dall’emarginazione dei partiti moderati di centro.

Il Sessantotto, ultimo grande episodio delle rivoluzioni sociali moderne, aveva ambito a trasformare radicalmente la società. Ha inciso profondamente sui costumi e sui rapporti sociali, ma nel tempo il suo spirito libertario si è integrato nel sistema, fino ad accettare il capitalismo e il suo individualismo.

Ne è derivata una visione della vita ripiegata sul privato, orientata all’edonismo, alla sicurezza e a quelle che possono essere definite “passioni tristi”. In questo contesto, si indebolisce il primato della politica rispetto all’economia e alla tecnologia.

La società appare così sempre più incline a forme autoritarie. E tuttavia, resta uno spazio aperto: quello di una minoranza creativa che continua a credere nella possibilità che, attraverso la politica, un altro mondo sia ancora possibile.

Mobilità ferroviaria 2026: il nodo irrisolto delle decisioni

Il nuovo Documento Strategico Pluriennale della Mobilità ferroviaria (DSPM 2026) rappresenta uno degli atti di governo più rilevanti per definire la traiettoria del sistema dei trasporti italiano nei prossimi anni. Rappresenta la cornice strategica che dovrebbe orientare investimenti, priorità infrastrutturali e scelte industriali in un settore decisivo per la competitività del Paese. Le direttrici indicate sono in larga parte condivisibili: sicurezza della circolazione, manutenzione più efficiente, sviluppo dell’alta velocità, rafforzamento dei corridoi europei TEN-T, digitalizzazione della rete, potenziamento dei nodi urbani e crescita dell’intermodalità, con particolare attenzione al trasporto merci e ai collegamenti con porti e aeroporti. Ma un piano strategico non si giudica dalle intenzioni. Si giudica dalla capacità di scegliere. Ed è proprio sul terreno delle scelte che il DSPM 2026 mostra i suoi limiti più evidenti.

Merci ferroviarie: la transizione che resta incompiuta

Il trasporto merci su ferro è uno dei pilastri dichiarati della transizione ecologica e della politica europea dei trasporti. Tuttavia, negli ultimi anni il settore ha subito una contrazione, anche per effetto delle interruzioni di rete legate ai cantieri, dell’aumento dei costi energetici e della crescente pressione competitiva della gomma.

Nel documento il tema è presente, ma non trova una traduzione pienamente industriale. Mancano una strategia di lungo periodo sugli incentivi, chiarezza sulla continuità degli strumenti di sostegno, una visione strutturata sul rinnovo del materiale rotabile e soprattutto una gestione più efficace della capacità durante le fasi di lavori infrastrutturali. Senza una politica robusta sulle merci, la transizione logistica rischia di rimanere un obiettivo dichiarato più che realizzato.

Senza capitale umano non esiste infrastruttura

Un secondo elemento critico riguarda il lavoro. Il sistema ferroviario italiano si trova già oggi a fronteggiare una carenza strutturale di macchinisti, tecnici della manutenzione e personale altamente specializzato. Eppure, nel dibattito sulla modernizzazione delle infrastrutture, il fattore umano resta spesso marginale. È un errore strategico. Perché ogni nuova linea, ogni incremento di capacità e ogni innovazione tecnologica richiede competenze adeguate per essere resa effettivamente operativa. Senza un piano nazionale sulle competenze ferroviarie, il rischio è costruire infrastrutture che non possono essere gestite al pieno delle loro potenzialità.

Il Sud come banco di prova della strategia nazionale

Il tema della coesione territoriale resta centrale. Il DSPM richiama la necessità di migliorare l’accessibilità e di estendere l’Alta Velocità, ma senza una sufficiente definizione delle priorità operative e temporali.

Le grandi direttrici del Mezzogiorno — dalla Salerno-Reggio Calabria alla Palermo-Catania, fino alla dorsale adriatica e ai collegamenti interni ai sistemi produttivi — rappresentano il vero banco di prova della strategia nazionale.

Perché la mobilità non è solo una questione infrastrutturale: è una questione di equilibrio economico e di opportunità territoriali.

PNRR: il rischio delle incompiute sistemiche

Il tema del PNRR merita una considerazione specifica, perché qui si gioca una delle partite più delicate della politica infrastrutturale italiana. Il rischio principale non è soltanto quello di non completare alcune opere nei tempi previsti. Il rischio più serio è un altro, meno visibile ma più strutturale: realizzare infrastrutture formalmente concluse ma non pienamente funzionanti come sistema. In altre parole, opere finite sulla carta ma non pienamente integrate nella rete, non supportate da adeguata capacità operativa o non accompagnate da investimenti coerenti su servizi, manutenzione e personale. Oppure ancora, interventi conclusi secondo cronoprogramma ma con effetti ridotti rispetto agli obiettivi iniziali.

Il vero punto critico del PNRR ferroviario non è quindi la sola incompiutezza fisica, ma il rischio di una frammentazione del risultato finale: tante opere realizzate, ma un sistema che non migliora in modo proporzionale.

Una strategia è scegliere

Il DSPM 2026 ha il merito di delineare una visione complessiva del sistema ferroviario italiano e di confermare obiettivi condivisibili. Ma una strategia non è un elenco di priorità potenziali. È un esercizio di selezione. Una strategia vera decide cosa viene prima, assegna responsabilità e misura risultati. Il resto è pianificazione descrittiva. L’Italia non soffre per mancanza di piani. Soffre quando i piani non si trasformano in scelte.

Nel trasporto ferroviario il tempo delle diagnosi è finito. È iniziato quello delle decisioni.

Perché un sistema non diventa più efficiente per il solo fatto di essere progettato meglio. Diventa più efficiente quando qualcuno ha il coraggio di scegliere davvero.

A Grímsey tra solitudine, comunità e riscoperta di sé

Questo libro si muove su una linea sottile e affascinante: quella che separa il viaggio fisico dalla fuga interiore. Ambientato nella remota Grímsey, oltre l’Islanda, sulla linea di confine del Circolo Polare Artico, il racconto non è soltanto la cronaca di uno spostamento geografico verso il nord estremo, ma diventa presto il simbolo di una tensione universale: il desiderio di uscire dalla routine, di rompere i confini invisibili della quotidianità.

L’autore compie ciò che molti immaginano soltanto. Parte, si allontana, attraversa il limite del conosciuto fino a raggiungere un luogo che, per posizione e atmosfera, sembra già appartenere più al mito che alla realtà. E proprio qui il libro acquista forza: Grímsey non è solo un’isola battuta dai venti artici, ma diventa uno spazio mentale, una frontiera esistenziale dove il tempo si dilata e l’identità si ridefinisce.

Questo approccio narrativo mi ricorda le interviste che ebbi modo di realizzare con Giovanni Soldini – il navigatore solitario – e Reinhold Messner – il grande alpinista re degli “ottomila metri – due figure che incarnano concretamente ciò che il libro suggerisce sul piano simbolico. 

Entrambi raccontano il viaggio non tanto (o non solo) come conquista quanto piuttosto come relazione: con il mare, con la montagna, con i propri limiti. Il rispetto per la natura emerge come principio imprescindibile, mentre il senso del limite diventa una regola etica prima ancora che pratica o di adattamento e sopravvivenza. È proprio questo aspetto a rendere le loro voci così potenti all’interno della narrazione: non eroi invincibili, ma esploratori consapevoli della fragilità umana.

Ciò che mi colpisce è come queste testimonianze dialoghino con il percorso dell’autore, rafforzando l’idea che l’avventura autentica non sia mai una fuga avventurosa, irresponsabile e densa di incognite, ma un atto misurato, quasi disciplinato. Soldini e Messner mi avevano insegnato che spingersi “oltre” non significa ignorare il pericolo, bensì riconoscerlo e convivere con esso.

Fin dall’antichità, opere come l’Iliade e i grandi miti di esplorazione ci parlano di eroi che si spingono ai margini del mondo conosciuto. Qui quell’archetipo ritorna sotto nuove forme: Leonardo Piccione sembra incarnare una versione contemporanea di Ulisse. Non più guidato soltanto dalla sete di scoperta, ma anche da una ricerca interiore, da un bisogno di senso che attraversa il tempo, dal desiderio di conoscenza che è – anche eticamente – un bisogno consustanziale all’animo umano, il desiderio di scoprire qualcosa di nuovo e non descritto ma in fondo anche l’immedesimazione in una sorta di rechercheinteriore del tempo (inutilmente) perduto, come la definirebbe Marcel Proust. 

Perché “il vero viaggio di scoperta non consiste nel visitare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi”.

Il bisogno insopprimibile di autenticità che l’omologazione culturale in cui siamo immersi sovente occulta e rende imperscrutabile.

La narrazione accompagna bene questa dimensione: descrizioni essenziali ma evocative, silenzi che pesano quanto le parole, paesaggi che riflettono stati interiori. Il freddo, l’isolamento, la luce nordica diventano metafore di una spoliazione necessaria, quasi un rito di passaggio. 

Non c’è romanticizzazione eccessiva: il viaggio è anche fatica, solitudine, confronto con i propri limiti.

Eppure, proprio in questo sta il cuore del libro. L’autore realizza ciò che molti tengono “nel cassetto”: quel sogno di fuga che non è pusillanime nascondimento, astrazione, fuga dalla realtà, evasione, ma bisogno di autenticità. Il lettore si ritrova inevitabilmente a chiedersi: partire è davvero un atto straordinario, o è restare immobili che richiede una forma diversa di coraggio?

Ricordo le parole di Reinhold Messner che trovo calzanti per la narrazione evocata dall’autore di questo affascinante libro edito da Neri Pozza: ”Le dimensioni umane nascoste sono più interessanti delle velleità trionfalistiche”. Leonardo Piccioni non cita la tela di Penelope ma nel suo cuore sa bene che per ognuno che parte c’è sempre qualcuno che ne attende il ritorno.

In estrema sintesi è un libro che parla di un viaggio ma soprattutto di sorprendenti possibilità. 

Non offre risposte definitive, ma apre uno spazio di riflessione: forse non tutti andremo mai fino a Grímsey ma ognuno riconosce dentro di sé quel punto estremo dove desidera arrivare, anche solo per capire chi si è davvero.

L’autore di “Cose da fare di notte al Circolo polare Artico”appare fin dalle prime pagine come una figura sospesa tra due mondi: quello della quotidianità da cui proviene e quello essenziale, quasi primordiale, che incontra nella remota Grímsey. Il suo non è un semplice soggiorno, ma un attraversamento profondo, ai confini dell’esperienza umana così come siamo abituati a concepirla.

Ciò che rende il libro particolarmente suggestivo è il modo in cui l’autore sceglie di conoscere davvero l’isola che lo accoglie. Non si limita a osservarla: la abita, ne accetta le regole implicite, si confronta con le difficoltà concrete di un luogo lontano da tutto, privo delle comodità che nelle grandi città diamo per scontate. 

Eppure, proprio in questa sottrazione emerge un valore aggiuntoinatteso.

La solitudine, anziché essere vissuta come privazione, diventa una risorsa. Il silenzio non è vuoto, ma spazio fertile di ascolto. In questo contesto, l’autore scopre una dimensione più autentica del tempo e di sé stesso che è misura necessaria per comprendere il proprio posto nel mondo.

Particolarmente toccante è il rapporto con la piccola comunità dell’isola: circa cinquanta abitanti che hanno scelto — o accettato — una vita fatta di ritmi lenti, essenziali, profondamente legati alla natura. Non c’è traccia di nostalgia per le grandi città, né desiderio di scambio con un modello di vita più comodo ma anche più frenetico. Al contrario, emerge una forma di equilibrio silenzioso, quasi invisibile agli occhi di chi è abituato al rumore e all’urgenza, al doverismo rendicontativo quotidiano.

L’autore osserva e progressivamente si integra in questo microcosmo umano, cogliendone la coerenza profonda: vivere in un luogo così estremo significa adattarsi, ma anche scegliere consapevolmente un altro modo di esistere. Una vita immersa in paesaggi incontaminati, dove la natura non è sfondo ma presenza dominante, con cui entrare in relazione ogni giorno.

Come nelle grandi narrazioni epiche — come per Ulisse — anche qui il viaggio si rivela essere, in ultima analisi, un ritorno: nontanto verso casa quanto piuttosto verso una verità più essenziale.

E forse è proprio questo il dono più grande che l’isola offre all’autore — e, attraverso lui, al lettore.

Un libro da leggere – dunque – per coltivare la gratuità del sogno che tutti ci accomuna, comprensibile deriva dell’insoddisfazione umana dove lo spazio non è soltanto una dimensione materiale ma una rappresentazione interiore: cercare un’isola per isolarci da un contesto dove la globalizzazione sta comprimendo il genius loci, per essere, farci noi stessi ‘isola’ ed ascoltare la voce primordiale della natura sfrondata da quel superfluo che troppo spesso finiamo per confondere con il necessario.

 

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