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Germania, sparatoria a Stade: ci sono vittime. Fermato un sospetto

Roma, 29 giu. (askanews) – Almeno cinque persone sono rimaste uccise in una sparatoria avvenuta oggi a Stade, città nel nord della Germania. Lo ha reso noto la polizia, aggiungendo di aver fermato un sospetto di sesso maschile. Secondo quanto precisato alla Dpa da una fonte della polizia, i colpi di arma da fuoco sono stati esplosi vicino a un centro giovanile.

Diverse persone sono rimaste ferite, ma la polizia non ha ancora fornito un bilancio preciso.

Stade conta circa 50.000 abitanti e si trova a ovest di Amburgo.

Vasco chiude con oltre 3 milioni di biglietti venduti il tour 2026

Milano, 29 giu. (askanews) – Udine saluta il tour 2026 con due date sold out, 28 e 29 giugno, al Bluenergy Stadium. Nel 2027 Roma ospiterà dieci concerti, un mese di festa per celebrare i cinquant’anni di carriera con la più grande residency mai realizzata in Italia.

«Vado al massimo. Vado a gonfie vele.» È il bilancio più semplice, ma anche il più efficace, di Vasco Live 2026, un tour che consegna alla storia molto più di una straordinaria successione di concerti. Un road trip cantato a squarciagola. Dal primo all’ultimo secondo. Da chiunque si sia trovato a sentire anche una sola nota del concerto a chi era li per lavorare. Tutti hanno cantato. Vasco è un distributore di emozioni, emozioni di tutti i colori, che rendono ogni concerto una catarsi collettiva

La scaletta “perfetta”: La set list dei pezzi quasi sconosciuti, o dei “pezzi mancanti”, come la chiama il Kom, ha letteralmente sorpreso tutti, per primi i fan storici che la sognavano da tanto tempo ma che mai avrebbero immaginato di ritrovare tutte insieme nello stesso concerto canzoni come: “Non siamo mica gli americani, che loro possono sparare agli indiani (Vacca gli indiani)”, “Fegato spappolato”, “Sono ancora in coma”, “Alibi”, “Ciao”, “Una nuova canzone per lei” e la stessa “Vado al massimo” in un arrangiamento punk. Tutti brani che Vasco ha scritto tra il 1979 e il 1987, gli anni in cui si è costruito il mito, tra rock e poesia e che costituiscono la spina dorsale di tutta la sua discografia. Con oltre tre milioni di biglietti venduti, Vasco Live è diventato uno dei più importanti progetti di musica dal vivo in Europa. Ma i numeri, da soli, non bastano a raccontarne il significato.

Tutto è iniziato a Rimini, il 29 e 30 maggio, da quel momento il tour è diventato un lungo racconto collettivo. Ogni città ha aggiunto un capitolo, ogni concerto ha rafforzato un legame. È questo il fenomeno Vasco: trasformare un concerto in una tribù, con grandi canzoni che, pur appartenendo al passato, continuano a parlare al presente.

“Finalmente è la nostra festa”: sul palco Vasco appare ogni sera in forma straordinaria. Sorride, scherza, si emoziona e dialoga con una band che oggi sente definitivamente sua. «C’è un affiatamento pazzesco.» Gli arrangiamenti firmati da Vince Pastano hanno dato nuova energia a un repertorio immenso, mantenendone intatta l’identità.

Vasco Rossi ha aperto la stagione dei grandi eventi musicali con uno spettacolo unico, si dice in giro che sia la scaletta più bella degli ultimi anni, e totale. Uno show internazionale, di elevata tecnologia.

I numeri del tour: 504 persone al seguito, due giorni per smontare il ferro e tre per rimontarlo.

La vera magia del 2026 è stata il ritorno in stadi e location più “raccolte” (fatta eccezione per il parco urbano di Ferrara). Dopo Ferrara, dove è tornato dopo circa 40 anni, un’altra tappa storica è Olbia, dove ha fatto i suoi primi concerti nell’87, e dove è venuto Salmo a dargli il benvenuto in terra sarda.

“Vengo sotto casa vostra” era stata la promessa. E promessa è stata mantenuta. Da Rimini a Ferrara, da Olbia, da Bari ad Ancona, a Udine dove non si esibiva dal 2008.

Nel backstage il sentimento è sempre lo stesso: esausti, ma profondamente felici. Perché questo tour ha riunito padri, figli, nipoti, e ha ricordato che la gioia è qualcosa che vale sempre la pena celebrare.

Il live di Vasco continua a essere molto più di uno spettacolo. È appartenenza. È identità. È una catarsi collettiva costruita con musica, parole e verità.

Vasco Live 2026 si conclude. Ma la storia no. Perché il prossimo capitolo è già scritto.

Nel 2027 Roma ospiterà il Giubileo di Vasco: dieci concerti allo Stadio Olimpico, un mese di festa. La più grande residency mai realizzata in Italia per celebrare cinquant’anni di carriera. Un progetto destinato a segnare una nuova pagina nella storia della musica dal vivo italiana.

Non è un caso che proprio in questi giorni Keith Richards abbia dichiarato che anche i Rolling Stones stanno valutando una residency, «Suonerei a Roma». Il formato guarda al futuro. Vasco è già lì. Roma 2027. Il Giubileo del Blasco. Cinquant’anni di storia. E una storia che continua.

Siracusa, al Teatro Greco i Persiani di Eschilo anche in lingua LIS

Siracusa, 29 giu. (askanews) – Il Teatro Greco di Siracusa ha ospitato la messa in scena de “I Persiani”di Eschilo, con la regia di Àlex Ollé, per l’ultima replica la tragedia è stata anche presentata in lingua LIS. L’evento è stato promosso dall’Associazione Sicilia Turismo per Tutti e quest’anno è stato sostenuto dalla collaborazione con l’Ente Nazionale Sordi (ENS) che ha visto lavorare in sinergia le sezioni provinciali di Siracusa, Catania e Ragusa.

L’iniziativa ha richiamato una delegazione di circa 70 persone sorde che, insieme alle proprie famiglie, hanno riempito i settori dedicati. Per la comunità sorda, la partecipazione alle rappresentazioni classiche non è più solo un evento isolato, ma si è trasformata nello spettacolo simbolo dell’inclusione culturale della città, ormai dal 2012. A rendere accessibile la complessa drammaturgia di Eschilo è stato il talento delle interpreti LIS. Le professioniste coinvolte – Daniela Bella per l’ENS di Catania; Salvina Magnano e Chiara Giudice per l’ENS di Siracusa; Sonia Muccio, Valeria Licitra e Evelyn Di Falco per l’ENS di Ragusa – hanno modulato la forza espressiva del corpo e dei segni per trasmettere intatta tutta la drammaticità del testo classico.

“Vedere gli occhi lucidi, i sorrisi e l’entusiasmo delle tantissime persone sorde e delle loro famiglie che hanno partecipato questa sera – ha commentato Bernadette Lo Bianco, presidente dell’associazione Sicilia Turismo per Tutti – ci ripaga di ogni sforzo e di anni di lavoro. Dal 2012 abbiamo tracciato un solco profondo: la comunità sorda ha fatto propria la bellezza delle tragedie greche e il Teatro Greco è diventato la loro casa.Questo traguardo è il frutto di un autentico lavoro di squadra. Desidero ringraziare di vero cuore la Fondazione INDA per la straordinaria sensibilità e la generosità dimostrata verso l’Ente Sordi, e l’Associazione Amici dell’INDA, che fin dal primo giorno ha creduto in noi finanziando il progetto. Un ringraziamento speciale va anche alle sezioni provinciali ENS per la preziosa collaborazione, al direttore del Parco Archeologico e a tutto il personale del Teatro per la splendida e calorosa accoglienza. Questa sera abbiamo dimostrato che quando il territorio si unisce, la Sicilia che include è la Sicilia che vince”.

Incontro medici pazienti a Trani

Trani, 29 giu. (askanews) – Un incontro tra medici e pazienti al di fuori delle mura dell’ospedale, nell’ottica non solo di diffondere una maggiore conoscenza delle patologie leucemiche, ma anche di ‘fare gruppo’, così da affrontare il percorso terapeutico con maggiore tranquillità. L’iniziativa dell’Ail ha fatto tappa sabato 27 giugno a Palazzo San Giorgio, nel centro di Trani, per un momento di confronto sulla leucemia linfatica cronica organizzato dalla sede di Barletta che ha visto, tra gli altri, la presenza di del direttore dell’Unità operativa di Ematologia con trapianto dell’ospedale Dimiccoli di Barletta, Giuseppe Tarantini. “Le cure sono completamente cambiate negli ultimi anni – racconta – adesso ci sono delle terapie che innanzitutto non sono chemioterapiche e che permettono ai pazienti di avere una vita lunga, con una ottima qualità della stessa e con la possibilità di poter anche avere terapia a durata fissa”.

Oltre a spazi di approfondimento sanitari, legati ai bisogni di salute e al percorso diagnostico terapeutico, alla presenza anche di esperti psicologi, l’incontro è stato anche occasione per una sessione di domande e risposte con i pazienti. “Questi incontri hanno l’obiettivo principale di aiutare i pazienti in questa fase – aggiunge Felice Bombaci – coordinatore nazionale del Gruppo Ail pazienti – in cui vengono diagnosticati con una parola che si chiama leucemia e che incute timore, ansia. Con la conoscenza noi cerchiamo di portare nei pazienti la consapevolezza e quindi la possibilità di diventare attori della propria patologia”.

Un percorso che si inserisce nella filosofia di umanizzare la cura, obiettivo perseguito anche nelle altre iniziative portate avanti da Ail Bat durante l’anno, con il quale si finanziano servizi essenziali come la navetta che trasporta i pazienti dalle abitazioni fino all’ospedale Dimiccoli, “oltre allo sportello psicologico curato dalla dottoressa Antonella Chieti” conclude la responsabile della sezione territoriale, Giusy Massini.

Trump: l’Iran ha chiesto un incontro, si terrà domani a Doha

Roma, 29 giu. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha scritto oggi su Truth che “l’Iran ha chiesto un incontro”, aggiungendo: “Si terrà domani a Doha”.

Intanto, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, in un’intervista a Fox News, ha dichiarato: “Per quanto ci riguarda, noi stiamo rispettando la nostra parte del cessate il fuoco” con l’Iran. Leavitt ha poi ribadito quanto dichiarato dal vice presidente americano JD Vance, ossia che “alla violenza risponderemo con la violenza”, aggiungendo: “Ci sono stati attacchi contro navi mercantili e gli Stati Uniti hanno risposto”.

Art Village, Raffaele Paganini nominato Direttore Artistico

Milano, 29 giu. (askanews) – Il Presidente Fabrizio Di Fiore annuncia con orgoglio l’inizio di un nuovo e prestigioso capitolo nella storia culturale dell’Art Village di Roma e Torino. La nomina di Raffaele Paganini a Direttore Artistico della struttura. Da anni punto di riferimento nella formazione, produzione e diffusione delle arti performative.

Artista di straordinario talento e figura iconica della scena internazionale, Raffaele Paganini porterà all’interno dell’Art Village il patrimonio umano, artistico e professionale. Maturato nei più importanti teatri e contesti culturali del panorama nazionale e internazionale. Una visione ampia, contemporanea e profondamente emozionale dell’arte guiderà una nuova stagione dedicata alla danza, al teatro, alla musica. E alla valorizzazione delle nuove generazioni di artisti.

“La mia idea di arte è condivisione, crescita e dialogo tra discipline e talenti differenti”, dichiara Raffaele Paganini. E continua: “L’Art Village rappresenta un luogo vivo, creativo e contemporaneo, dove dare vita a progetti culturali capaci di emozionare, ispirare e coinvolgere artisti, studenti e pubblico”.

La nomina di Paganini rappresenta molto più di un nuovo incarico. Segna l’avvio di una fase ambiziosa e innovativa per l’Art Village. Che si prepara a consolidare e rafforzare il proprio ruolo nel panorama culturale nazionale. Attraverso produzioni originali, grandi eventi, workshop, percorsi accademici e collaborazioni con artisti, professionisti e istituzioni di primo piano.

Sotto la sua direzione artistica, l’Art Village punta a diventare un laboratorio creativo permanente: uno spazio di incontro tra esperienza e futuro, tradizione e sperimentazione, talento e passione. Un luogo in cui linguaggi artistici differenti possano dialogare, generando nuove opportunità di crescita culturale e professionale.

Nei prossimi mesi sarà presentato il nuovo programma artistico firmato da Raffaele Paganini, con un calendario ricco di iniziative dedicate alla valorizzazione dei giovani talenti e alla promozione delle arti performative contemporanee, nel segno dell’eccellenza artistica, dell’innovazione e di una visione culturale capace di guardare al futuro.

Ponte Morandi, fratello vittima: c’è data sentenza, giustizia esiste

Genova, 29 giu. (askanews) – “In tanti hanno cercato di convincerci che non saremmo mai riusciti ad arrivare alla verità, che non saremmo mai riusciti a sconfiggere il gruppo Autostrade ma abbiamo finalmente una data. Ci dicevano che non avremmo mai raggiunto una sentenza in tempi brevi ma in realtà siamo soltanto all’ottavo anniversario e arriveremo a questo ottavo anniversario già con una sentenza di condanna”. Così Emmanuel Diaz, fratello di una delle vittime del crollo del Ponte Morandi, ha commentato, al termine dell’ultima udienza del processo di primo grado, l’annuncio della data della sentenza attesa per il prossimo 16 luglio.

“Il dibattimento – ha aggiunto Diaz – ci ha permesso di capire e comprendere quando queste persone che dovevano garantire la sicurezza agli utenti, in realtà si sono incaricate soltanto di massimizzare i dividendi in modo tale da garantire cifre folli al gruppo Atlanta e un dominio da parte dell’amministratore delegato sulla gestione della vita di tutti noi. Hanno ucciso 43 persone e non ci sarà mai una sentenza che vada a colmare questo vuoto e questo danno ma sicuramente è importante comprendere e diffondere questo messaggio: la giustizia esiste”.

Emmanuel Diaz, fratello del 30enne Henry che perse la vita nel crollo del viadotto autostradale, ha seguito tutte le oltre 280 udienze del maxi processo che vede imputate 57 persone tra cui l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia e del gruppo Atlantia, Giovanni Castellucci.

“Ho iniziato questo viaggio – ha ricordato Diaz – nell’aula bunker, poi ci siamo spostati in quest’aula per le disposizioni relative al Covid. La prima volta che mi sono seduto qui ho detto che avrei dovuto rappresentare mio fratello, l’ho fatto in tutte le udienze, durante le varie stagioni, al caldo, al freddo. Umanamente era l’unica cosa che potessi fare per lui, cercare di fare in modo che la sua voce non si spegnesse completamente”.

Caldo estremo, il ministero della Salute: no aumento mortalità in Italia

Roma, 29 giu. (askanews) – “Stando ai dati che abbiamo a disposizione, ad oggi in Italia non risulta un aumento di mortalità oltre i 65 anni”. Lo ha assicurato Mara Campitiello, Capo Dipartimento della Prevenzione, Ricerca e Emergenze Sanitarie del Ministero della Salute, intervenendo a SkyTg24.

Sul picco di decessi registrato in Francia e nel Nord Europa, la dirigente del ministero ha spiegato: “I dati riportati dall’organizzazione Mondiale della Sanità sono dati di stima, secondo una metodologia statistica: quindi sono dati di valutazione per anni della mortalità prevista, è una proiezione. I dati nostri invece sono dati già in time, cioè sono già dati reali. Questo è un dato fondamentale, perché mettiamo a paragone due valutazioni differenti: una valutazione metodologica e statistica di proiezione e un’altra invece bastata su dati reali”.

“L’Italia a differenza della Francia o del Nord Europa è abituata a queste temperature. Banalmente, siamo più attrezzati”, ha detto Mara Campitiello, capo Dipartimento della Prevenzione, Ricerca e Emergenze Sanitarie del Ministero della Salute, intervenendo a SkyTg24.

La dirigente del ministero della Salute ha spiegato che in Italia la percentuali di impianti di condizionamento dell’aria presenti nelle abitazioni è notevolmente più alta che in Francia e nei paesi del Nord Europa: “Condizionatori e ventilatori creano ambienti freschi. Ciò non toglie che dobbiamo mantenere alta l’attenzione: dobbiamo fare attenzione agli anziani, evitare di sovraffollare i pronto soccorsi”.

“L’Italia a differenza della Francia o del Nord Europa è abituata a queste temperature. Banalmente, siamo più attrezzati”, ha continuato Campitiello.

La dirigente del ministero della Salute ha spiegato che in Italia la percentuali di impianti di condizionamento dell’aria presenti nelle abitazioni è notevolmente più alta che in Francia e nei paesi del Nord Europa: “Condizionatori e ventilatori creano ambienti freschi. Ciò non toglie che dobbiamo mantenere alta l’attenzione: dobbiamo fare attenzione agli anziani, evitare di sovraffollare i pronto soccorsi”.

Taormina i 20 anni dei “Nations Award” con Castellitto e Mastronardi

Roma, 29 giu. (askanews) – Si è chiusa a Taormina la ventesima edizione dei Nations Award con un parterre di stelle del cinema, dell’architettura e dell’archeologia: gli attori Sergio Castellitto, Alessandra Mastronardi, Michele Morrone, Margherita Mazzucco, in veste di madrina, ma anche la scrittrice Margaret Mazzantini, il celebre archeologo ed egittologo Zahi Hawass e l’architetto Mario Cucinella. Grandi personalità del panorama artistico e culturale contemporaneo protagonisti al Teatro Antico di Taormina nella manifestazione ideata e promossa dal presidente Michel Curatolo, con la direzione artistica di Marco Fallanca. “Una edizione fortissima – ha sottolineato Curatolo – che ha i connotati di grande popolarità rispetto agli ospiti: Morrone, Castellitto e tanti altri ancora”. “Il cinema in Sicilia – ha aggiunto – è sempre stato un denominatore fortissimo, è sempre stata una terra di grandi scenari in cui presentare le nostre bellezze. I temi ritrattati nei più grandi film ricorrono ormai nella cultura internazionale”.

Sergio Castellitto ha festeggiato con la moglie Margaret Mazzantini i 39 anni di matrimonio. Inevitabile la proposta romantica nello scenario del Teatro Antico.

Tra i premiati l’attrice Alessandra Mastronardi: “Ricevere un premio è sempre meraviglioso e ti senti piena di gratitudine, è bello pensare che possa essere un incentivo per fare sempre meglio per rispettare il lavoro che si fa e rispettare se stessi nella modalità in cui lo fai”.

Le 20 candeline sono state spente durante una serata nello storico ristorante Da Nino a Letojanni, riaperto da Giovanni Ardizzone insieme coi figli Lorenzo e Damiano dopo che il ciclone Harry aveva distrutto lidi e strutture della costa ionica.

Torna in tour da ottobre "Belle e la bestia – Il Musical"

Milano, 29 giu. (askanews) – Forte del grande successo e del consenso di pubblico nella stagione 2022/2023, “Belle e la bestia – Il Musical” prodotto dalla Compagnia dell’Ora, torna in scena a ottobre 2026 in una veste rinnovata e un cast artistico di alto livello. La prima sarà a Siena, al Teatro dei Rinnovati, il 23 ottobre con repliche il 24 e 25, per poi spostarsi in molte città italiane fino alle date del 7, 8 e 9 maggio a Milano. Lo spettacolo, scritto da Luca Cattaneo che ne firma anche la regia, è liberamente ispirato alla favola di Jeanne-Marie Leprince De Beaumont.

Il nuovo impianto scenico e coreografico vede tre protagonisti di prim’ordine nel panorama artistico italiano. Giulia Penna veste i panni di Belle. Cantante e attrice, dopo il successo in programmi televisivi di punta come “Tale e Quale Show” , l’artista presterà il suo volto e la sua voce a Belle, l’iconica protagonista dal cuore puro e dallo spirito libero. La Bestia è interpretata da Fabrizio Voghera. Considerato una delle voci più stimate e amate del panorama del teatro musicale italiano. Nel suo prestigioso curriculum spiccano i ruoli da protagonista in grandi opere pop firmate da Riccardo Cocciante, come “Notre Dame de Paris” e “Giulietta e Romeo”. Sergio Muniz è Miguel. Attore e performer di fama internazionale, già applaudito dal pubblico teatrale in grandi produzioni come “Mamma Mia” del Sistina. Per la prima volta nella sua carriera, Muniz si misurerà con il ruolo del “cattivo”, vestendo i panni del magnetico, prepotente e non corrisposto spasimante di Belle.

Lo spettacolo è prodotto dalla Compagnia dell’ORA, specializzata nel family entertainment, che dopo anni di attività è diventata una realtà produttiva riconosciuta nel panorama del musical italiano. Le musiche, tutte originali, sono state scritte da Enrico Galimberti che si occupa anche della direzione vocale e seguono il racconto della vicenda, alternando momenti narrativi in stile colonna sonora a momenti di “pura canzone” con le coreografie di Ilenia De Rosa.

DATE TOURNÉE 23-24-25 ottobre 2026 Siena Teatro dei Rinnovati 7 novembre 2026 Bergamo ChorusLife Arena 31 dicembre 2026 – 01 gennaio 2027 Pavia Teatro Fraschini 2-3 gennaio 2027 Firenze Teatro Verdi 5-6 gennaio 2027 Cuneo Teatro Toselli 24 gennaio 2027 Lecce Teatro Politeama Greco 6-7 febbraio Napoli Teatro Augusteo 21 febbraio 2027 Varese Teatro Intred 03 marzo 2027 Rho Teatro Civico 6-7 marzo 2027 Lugano LAC Lugano Arte e cultura 14 marzo 2027 Cremona Teatro Infinity 1 21 marzo 2027 Montecatini Nuovo Teatro Verdi 4 aprile 2027 Como Teatro Sociale 7- 8-9 maggio 2027 Milano Teatro Repower

Ministro Calderone chiede una Giornata europea vittime incidenti lavoro

Milano, 29 giu. (askanews) – Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, ha chiesto oggi l’istituzione di una Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro e la protezione e la dignità dei lavoratori, durante la riunione del Consiglio EPSCO a Lussemburgo del 29 giugno 2026.

La Giornata si celebrerebbe l’8 agosto di ogni anno, in ricordo della tragedia di Marcinelle in Belgio. La richiesta è cofirmata da Belgio e Ungheria, con il sostegno da parte della Germania, Romania, Spagna e Malta.

“La tragedia di Marcinelle del 1956 appartiene alla nostra memoria collettiva: è l’espressione concreta di quell’Europa dei popoli e dei lavoratori che stava prendendo forma negli stessi anni in cui venivano poste le fondamenta dell’integrazione europea”, ha affermato il ministro Calderone. “Nel 2026, in occasione del 70° anniversario di quella tragedia, l’istituzione di una Giornata europea permetterebbe di riconoscere che la memoria delle vittime del lavoro in Europa appartiene al patrimonio morale dell’Unione e che la tutela della vita, della salute e della dignità dei lavoratori ne costituisce uno dei pilastri fondamentali”, ha aggiunto.

La proposta, che può già contare sull’approvazione a larga maggioranza di una risoluzione del Parlamento europeo, ha ricevuto il sostegno anche di Croazia, Grecia e Polonia. La Commissione europea, riporta il ministero del Lavoro, ha preso buona nota della proposta, assicurando attenzione e impegno a tal fine.

Scatta a luglio il dazio Ue di tre euro sui mini-pacchi dai paesi extra-Ue

Roma, 29 giu. (askanews) – Scatta il primo luglio il dazio doganale temporaneo di 3 euro imposto dall’Unione europea sui pacchi di “basso valore” importati da paesi extra-Ue, principalmente tramite e-commerce. Una tariffa che riguarderà “una vasta gamma di prodotti comunemente acquistati online, come abbigliamento, giocattoli, elettronica e altri beni di consumo fino a 150 euro”, ha precisato la Commissione europea in una nota.

“Ogni giorno, milioni di pacchi di basso valore entrano nell’Ue. Molti contengono prodotti che non soddisfano gli standard di sicurezza dell’Ue, oppure sono sottostimati o accompagnati da false dichiarazioni per eludere i dazi doganali”, ha rimarcato la Commissione nella nota, aggiungendo che “allo stesso tempo, l’attuale esenzione dai dazi doganali conferisce ai venditori extra-Ue un vantaggio sleale rispetto alle imprese che producono o vendono prodotti nell’Ue”.

Il dazio “sarà applicato al singolo articolo, non alla quantità”, ha spiegato la Commissione, facendo quindi un esempio: “Se si acquistano cinque magliette, verrà applicato un dazio doganale di 3 euro (perché tutte le magliette rientrano nella stessa classificazione tariffaria); se si acquistano tre magliette e un orologio, verrà applicato un dazio doganale di 6 euro (perché le magliette e l’orologio rientrano in
due diverse classificazioni tariffarie). “Il venditore o l’importatore sarà responsabile della dichiarazione e del pagamento del dazio doganale nell’ambito della procedura doganale”, si precisa nella nota.

“L’Ue sta lavorando per modernizzare le procedure doganali al fine di rafforzare il mercato unico e garantire che tutte le imprese che vendono nell’Ue competano ad armi pari, nel rispetto degli standard di sicurezza e conformità dell’Ue”, ha concluso la Commissione.

Meloni ricorda Fallaci: difendere la civiltà occidentale

Roma, 29 giu. (askanews) – Custodire e difendere i principi su cui si basa la civiltà occidentale, come impegno comune che precede le distinzioni legittime tra diversi schieramenti. Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un post sui social che prende le mossa da Oriana Fallaci: “Nel giorno della nascita di Oriana Fallaci viene naturale tornare a uno dei temi che ha attraversato gran parte della sua attività, come scrittrice e giornalista, e che oggi appare più attuale che mai: il destino dell’Occidente e della sua identità”.

Scrive Meloni: “L’Occidente non è soltanto uno spazio geografico o un sistema di alleanze. È una civiltà costruita nei secoli attorno alla libertà, alla dignità della persona, alla democrazia e al diritto. Un’eredità che appartiene a popoli diversi, ma legati da valori comuni”. Dunque, prosegue la presidente del Consiglio, “possiamo avere idee e interessi differenti, possiamo discutere e confrontarci, è la forza delle democrazie. Ma c’è qualcosa che viene prima di ogni distinguo: la consapevolezza di appartenere ad una stessa civiltà e la responsabilità di custodirla”.

“Viviamo un tempo segnato da guerre, instabilità e profondi cambiamenti. Le grandi sfide del nostro tempo non ci chiedono di essere tutti uguali. Ci chiedono di restare uniti e fedeli a ciò che siamo. Perché gli scenari mutano, i governi si alternano, il mondo evolve, ma ciò che non può cambiare è la fedeltà ai principi che hanno fatto dell’Occidente la più grande esperienza di libertà della storia”, conclude Meloni.

Bei, ad Airbus maxi finanziamento da 3 mld euro

Milano, 29 giu. (askanews) – La Banca europea per gli investimenti (Bei) e Airbus hanno firmato un primo prestito da 1 miliardo di euro a sostegno delle ambiziose attività di ricerca, sviluppo e innovazione del leader europeo del settore aerospaziale, volto a consolidarne il vantaggio tecnologico nei comparti dell’aeronautica commerciale e della difesa. L’accordo, riporta un comunicato, rientra in un pacchetto senza precedenti da 3 miliardi di euro destinato a sostenere l’innovazione imprenditoriale, e “contribuirà direttamente a rafforzare la leadership tecnologica e l’eccellenza manifatturiera dell’Europa, elementi fondamentali per la sicurezza economica”.

Il finanziamento sosterrà gli investimenti previsti da Airbus fino al 2030 in tecnologie avanzate e sistemi integrati per l’aviazione commerciale, nonché in sistemi di sicurezza e difesa. Con specifici progetti di investimento localizzati in Francia, Germania e Spagna, l’operazione contribuirà a rafforzare gli ecosistemi europei dell’aerospazio e della difesa.

“Il Gruppo Bei sta mobilitando tutte le proprie risorse per rafforzare l’autonomia tecnologica, la solidità industriale e la competitività economica dell’Europa,” ha dichiarato la presidente della Bei Nadia Calviño in occasione della cerimonia di firma tenutasi oggi a Bruxelles. ” Si tratta di un’operazione faro, approvata in circa sei mesi dalla richiesta, che dimostra come l’Europa sia in grado di agire con rapidità e su larga scala per sostenere i propri campioni industriali e rafforzare la propria posizione nel nuovo scenario geopolitico”.

Il finanziamento rappresenta la prima tranche di un pacchetto da 3 miliardi di euro, “il più grande prestito a una società mai autorizzato dalla Bei”. L’entità dell’operazione “riflette la portata degli investimenti necessari al principale produttore aerospaziale europeo per continuare a competere con successo sui mercati globali. Condizioni flessibili, comprese scadenze di lungo periodo, offriranno risorse prevedibili per programmi strategici che contribuiscono anche alla resilienza industriale e alla leadership tecnologica dell’Europa”, si legge nel comunicato della Bei.

Caldo estremo, arrivano i primi temporali e dal primo luglio la svolta: le temperature calano

Roma, 29 giu. (askanews) – In questi giorni di fine giugno, un’eccezionale “cupola di calore” sta stringendo l’Europa e l’Italia in una morsa asfissiante, spingendo le temperature a livelli record e portando diverse nazioni a dichiarare lo stato di emergenza. Tuttavia, nel corso dei prossimi giorni, a partire dal pomeriggio di oggi, è attesa una svolta: l’arrivo di temporali sempre più frequenti riporterà le temperature su valori più in linea con il periodo. È la previsione di Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it, che conferma l’anomalia climatica estrema tuttora in corso su parte dell’Europa e dell’Italia con valori fino a +10°C (addirittura fino a 15/20°C in Francia e Germania con punte massime nei giorni scorsi a 40°C a Parigi) oltre le medie storiche di riferimento.

Una simile fase di caldo anomalo, osserva, solo vent’anni fa non sarebbe stata possibile. La responsabilità di questi record, infatti, non va attribuita esclusivamente alla prepotente espansione dell’anticiclone subtropicale africano, ma risiede soprattutto nel cambiamento climatico di fondo. L’aumento delle temperature a livello globale, innescato dalla sempre maggiore concentrazione di CO2 di origine antropica in atmosfera, fa sì che l’attuale “base di partenza” del nostro clima sia sensibilmente più calda rispetto al passato. È proprio partendo da questo gradino termico già rialzato che le odierne ondate di calore riescono a spingersi verso picchi eccezionali (con sempre più frequenza e durata) e altrimenti irraggiungibili.

Anche oggi e domani dovremo fare i conti con un caldo intenso e a tratti molto afoso su buona parte dell’Italia, con temperature che supereranno diffusamente i 36-37°C al Centro-Nord. Tuttavia, la novità riguarda la possibile rottura di questa fase rovente. Già dal pomeriggio di oggi i temporali si faranno via via più frequenti sulle Alpi, con locali sconfinamenti verso le vicine pianure di Piemonte e Lombardia.

La vera svolta è prevista però da mercoledì 1° luglio, quando un fronte perturbato in discesa dal Nord Europa investirà l’Italia. Lo scontro frontale tra queste correnti fresche e instabili in quota e l’aria caldo-umida accumulata sul bacino del Mediterraneo potrebbe accendere la miccia per la formazione di celle temporalesche particolarmente violente. Il rischio concreto è quello di fenomeni estremi come forti grandinate e downburst (violente raffiche di vento lineari in uscita dal temporale). Le regioni maggiormente esposte a questa forte ondata di maltempo saranno dapprima quelle del Nord, in successiva estensione anche a parte del Centro-Sud. Dopo questa rapida, ma intensa fase temporalesca, l’anticiclone subtropicale africano proverà a riprendersi gli spazi perduti con sole e caldo pronti a tornare grandi protagonisti sull’Estate italiana.

Nel dettaglio oggi al l Nord sole e caldo intenso a 40°C, temporali sulle Alpi, in locale estensione alle pianure. Al Centro caldo intenso fino a 40°C, temporali su Appennini e zone vicine. Al Sud sole e caldo. Martedì 30 al Nord temporali pomeridiani dai rilievi verso alcune zone di pianura, sole altrove. Al Centro sole e acquazzoni sull’Appennino. Al Sud soleggiato, qualche rovescio sui monti. Mercoledì al Nord forti temporali, locali grandinate. Al Centro sole e caldo intenso, rovesci su zone interne. Al Sud prevalenza di sole, isolati temporali sui monti. Tendenza giovedì rovesci e temporali su parte del Centro Sud; poi prevalenza di tempo stabile.

Del Vecchio Jr diffida Delfin per Basilico, lui replica: pressioni

Milano, 29 giu. (askanews) – Si riaccende lo scontro tra Leonardo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico. Nella tarda serata di ieri, scambio di lettere tra i legali dei due figli di Nicoletta Zampillo, l’ultima moglie del fondatore di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, scomparso quattro anni fa.

Gli avvocati di Leonardo Maria hanno diffidato il consiglio di amministrazione a non ammettere Rocco Basilico all’assemblea di domani “né di consentire allo stesso l’esercizio di alcun diritto di intervento e di voto”. E’ stato anche chiesto di non porre in votazione “l’illegittima Transfer Notice” proposta da Basilico il 22 giugno scorso. Basilico ha replicato ribadendo di essere “pieno proprietario” del 12,5% della holding di famiglia e ha bollato la missiva come portatrice di “pressioni illegittime”.

Secondo i legali di Del Vecchio Jr, invece, “Basilico deve essere considerato solo nudo proprietario di quote Delfin e non pieno proprietario”. Per l’avvocato di Leonardo Maria, la condotta “attendista” del Consiglio, che non ha dato riscontro ad altre lettere dello stesso tono, è considerata “inaccettabile” tanto che il figlio del fondatore “si riserva di agire nei confronti di Basilico e, specialmente ove l’inerzia del Consiglio di Amministrazione perduri, in tale iniziativa sarà inevitabile il coinvolgimento anche dei Consiglieri, quali corresponsabili di tutti i danni subiti”.

Dura la replica di Basilico, sempre attraverso i suoi legali. “Ricordiamo Leonardo Maria Del Vecchio che, quale pieno proprietario delle partecipazioni in Delfin, Rocco Basilico è regolarmente iscritto a libro soci a partire da luglio 2022, ha partecipato alle assemblee dei soci, ha espresso il proprio voto sulle relative delibere (incluse quelle di approvazione dei bilanci di Delfin per gli esercizi 2022, 2023 e 2024) e ha percepito i dividendi distribuiti: ciò, senza che sia mai stata sollevata alcuna contestazione in merito alla sua legittimazione né dai soci di Delfin”.

Basilico ha confermato il giudizio pendente in Tribunale, confidando di poter evidenziare “l’infondatezza, la strumentalità e la temerarietà della tesi proposta” da Del Vecchio Jr. “È pacifico e incontestabile che il dott. Rocco Basilico è legittimo pieno proprietario del 12,5% del capitale sociale di Delfin”, hanno scritto i legali. Da parte di Leonardo Maria, sarebbero quindi arrivate con le sue lettere al Cda di Delfin solo “pressioni che risultano assolutamente illegittime, sotto diversi profili, con tutte le conseguenze di legge”.

Tajani: Vannacci vota contro il governo, è la quinta gamba della sinistra

Roma, 29 giu. (askanews) – “Roberto Vannacci ha deciso lui di stare fuori dal centrodestra, vota contro il governo: è una scelta sua e continua a dirlo. Quindi, non è una questione di imbarcare o non imbarcare Vannacci: si è messo fuori dal centrodestra, ha lasciato lui, era vicesegretario della Lega”. Lo ha detto il vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, intervistato da Radio 24.

“Per adesso sta dicendo cose assolutamente diverse da quelle che diciamo noi, sennò non voterebbe contro il governo ogni volta. Lui che è fuori rischia di fare sempre di più la quinta gamba della sinistra”, ha chiosato il leader degli Azzurri.

Iran, funzionario Usa: stop attacchi a Hormuz da entrambe le parti. Incontro in Oman del Comitato per lo Stretto

Roma, 29 giu. (askanews) – Gli Stati Uniti e l’Iran “si asterranno dall’attaccare per il momento”. Lo ha affermato un funzionario dell’amministrazione Donald Trump dopo che entrambe le parti si sono scontrate a colpi di fuoco nei pressi dello Stretto di Hormuz. Lo riporta la Cnn. I colloqui tecnici con l’Iran procedono “secondo i piani”, ha dichiarato un funzionario statunitense. Resta una incognita sulla posizione dell’Iran.

Il funzionario, sempre come riferisce la Cnn, ha affermato che le navi possono circolare liberamente nello stretto. Tuttavia, l’accordo provvisorio non ha ancora trovato applicazione nella via navigabile.

Intanto, il vice ministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha riferito su X della prima riunione del “Comitato congiunto per lo Stretto di Hormuz” tenuta oggi a Mascate con il ministro di Stato per gli Affari Esteri dell’Oman, Abdulaziz al-Hinai.

“Nel corso del colloquio sulle questioni riguardanti lo Stretto abbiamo discusso della sua futura gestione, come previsto dall’articolo 5 del Memorandum d’intesa di Islamabad e nel rispetto dei diritti sovrani degli Stati costieri”, ha riferito Gharibabadi.

L’articolo 5 del Memorandum di intesa firmato dall’Iran con gli Stati Uniti prevede che Teheran “si impegnerà al massimo per garantire il transito sicuro e gratuito delle navi commerciali, per soli 60 giorni, dal Golfo Persico al Mar d’Oman e viceversa”.

“Il traffico di navi commerciali riprenderà immediatamente, tenendo conto della necessità di rimuovere gli ostacoli tecnici e militari e di procedere allo sminamento da parte della Repubblica Islamica dell’Iran entro 30 giorni – recita ancora l’articolo – la Repubblica islamica dell’Iran avvierà un dialogo con il Sultanato dell’Oman per definire la futura amministrazione e i servizi marittimi nello Stretto di Hormuz, in collaborazione con gli altri Stati rivieraschi del Golfo Persico, nel rispetto del diritto internazionale e dei diritti sovrani degli Stati costieri dello Stretto di Hormuz”.

Adriano Ciaffi, il rigore dell’amministrazione e la politica come servizio

Le querce delle Marche e l’amore per il territorio

“Vedi quelle querce?” mi chiese una mattina di tanti anni fa Adriano Ciaffi mentre guidava spericolatamente la sua auto verso un convegno democristiano a Urbisaglia. “Quelle querce l’ho salvate io con una legge regionale che le protegge in tutte le Marche”. Di Adriano è il primo ricordo che mi torna in mente oggi che da Macerata è arrivata la triste notizia della sua scomparsa a 90 anni esatti. Salvare quelle querce della collina marchigiana dagli abbattimenti indiscriminati significava la passione amministrativa che lo animava tutt’uno con l’amore che aveva per la sua terra, per le Marche e per Macerata. La cura del territorio, il benessere delle persone, la tranquillità delle famiglie, il futuro dei giovani, la crescita delle tante piccole e medie aziende marchigiane, era quella la sua idea di politica. L’uomo pubblico per lui era essenzialmente chi si prende sulle spalle l’onere e l’onore di curare la comunità, che per lui era la “città-Regione” come gli piaceva pensare lo sviluppo delle Marche già negli anni ’70 quando da presidente della Regione guidava con rigore e tante volte con pignoleria la macchina amministrativa.

Il culto dell’amministrazione

Me lo ricordo ancora quando, sottosegretario agli Interni ai tempi di Scalfaro ministro, mi invitava la sera al Viminale per andare a mangiare assieme una pizza e mi capitava di assistere alle lunghissime discussioni che armava con il capo di gabinetto, il consigliere giuridico e soprattutto i direttori generali ai quali contestava, ragionando e motivando, anche le virgole dei testi che gli sottoponevano per la firma sperando di assistere ad una frettolosa cerimonia. Neanche per idea, la pizza si allontanava nella notte e le carte tornavano indietro.

Insomma, la cura dell’amministrazione era il suo culto e questo lo affratellava a tutta una generazione di democristiani che venivano dalla gavetta degli enti locali e approdavano prima in Parlamento e poi al governo solo dopo aver accumulato l’esperienza sufficiente per non farsi ingabbiare dai “non possumus” della burocrazia e riservare alla politica la decisione. Fu con questa convinzione che Ciaffi fu il padre della riforma degli enti locali degli anni ’80.

Il patto di San Ginesio e la stagione del rinnovamento dc

Le interminabili chiacchierate serali e romane del dopo-Aula erano la sublimazione politologica di quella cura amministrativa che amava sì il potere, certo, ma per farne qualcosa di utile.

Toccò a Ciaffi organizzare il famoso convegno di San Ginesio, appennino maceratese, dove De Mita e Forlani siglarono il patto generazionale per il ricambio della classe dirigente della DC. All’epoca l’intesa preparava una mezza rivoluzione che avrebbe portato in prima fila il leader irpino e quello pesarese, destinati prima o poi a disputare la partita anche tra loro.

Quando la crisi della metà degli anni ’70 traumatizzò vecchi e giovani dirigenti democristiani, al XIII Congresso “del Rinnovamento” Ciaffi nel 1976 scelse di sostenere Zaccagnini: caso volle che furono proprio i voti maceratesi e marchigiani a fare la differenza tra Forlani e Zac, offrendo a quest’ultimo la conquista della segreteria politica.

«Questa non è più politica»

Motivo per il quale qualche tempo fa, quando Dario Franceschini organizzò un ricordo di quello storico congresso al Palazzo dell’EUR, (domenica 28 giugno, ndr) chiamai Adriano a casa per spingerlo a venire ancora una volta a Roma nonostante gli acciacchi dell’età. Era stanco mi rispose, e anche amareggiato dal presente.

“Sai, mi confessò, io la politica di oggi non la capisco. Anzi, sai che ti dico? Non è proprio politica, è un’altra cosa”.

Minacce da Russia Today a Calenda: la solidarietà della Cisl

Le minacce e il caso Russia Today

Le minacce rivolte al leader di Azione, Carlo Calenda, attraverso il canale Telegram di Russia Today hanno provocato una reazione politica trasversale, riportando al centro del dibattito il tema della propaganda del Cremlino e delle sue possibili ramificazioni nello spazio pubblico europeo. Calenda ha denunciato la presenza di messaggi intimidatori nei suoi confronti, ribadendo di non sentirsi intimorito e ricordando di aver più volte denunciato l’attività di reti che, a suo giudizio, operano in Italia per diffondere la narrazione favorevole a Mosca. Nei giorni scorsi lo stesso senatore aveva inoltre richiamato un video nel quale responsabili del progetto documentaristico di RT illustravano al presidente Vladimir Putin le iniziative promosse anche in Italia, definite un tassello della strategia comunicativa russa.

La risposta politica e il ruolo della Cisl

Le reazioni non si sono fatte attendere. Il vicesegretario di Azione, Ettore Rosato, ha parlato di una Russia che, dopo l’invasione dell’Ucraina, conduce anche una guerra ibrida contro l’Europa, denunciando gli attacchi informatici e la propaganda come strumenti di pressione politica. Sulla stessa linea la presidente di Azione, Elena Bonetti, che ha chiesto di isolare quanti mantengono rapporti politici o culturali con il sistema di influenza del Cremlino.

Tra gli interventi, assume un rilievo particolare quello della segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola. La leader del sindacato ha espresso «piena solidarietà» a Calenda, definendo «inaccettabile» che un organo riconducibile alla propaganda russa prenda di mira chi esercita liberamente il diritto di manifestare le proprie opinioni. Ancora più significativo è il richiamo al principio secondo cui ogni tentativo di delegittimare o intimidire rappresentanti politici e istituzionali deve essere respinto «con fermezza e senza ambiguità». Si tratta di una presa di posizione che supera le appartenenze partitiche e riafferma il valore della libertà di espressione quale patrimonio comune della democrazia. 

Oltre la polemica politica

L’episodio pone una questione destinata ad andare oltre la cronaca. Le campagne di propaganda, la disinformazione e le intimidazioni online rappresentano ormai uno degli strumenti attraverso cui si sviluppa il confronto geopolitico. Per questo la risposta non può limitarsi allo scontro tra partiti, ma richiede la difesa condivisa delle istituzioni democratiche e del libero confronto delle idee.

In questa prospettiva, la solidarietà espressa dalla Cisl assume un significato che va oltre il caso specifico. Il sindacato richiama infatti il valore della responsabilità civile: difendere il diritto di ciascuno a esprimere le proprie opinioni senza essere esposto a campagne di intimidazione, qualunque sia il colore politico dell’interlocutore. È un principio che appartiene alla cultura democratica europea e che, proprio nei momenti di maggiore tensione internazionale, merita di essere riaffermato con chiarezza.

Il rancore come matrice della violenza: il disagio nascosto della nostra società

Il rancore come lutto delle occasioni perdute

Da una recente conversazione con Giuseppe De Rita ricavo una chiave di lettura dei fenomeni di montante violenza di cui la cronaca ci riferisce con quotidiana, incalzante rendicontazione: “se si guarda intorno troverà che una gran parte della violenza ha una radice di rancore. Cosa è il rancore? Lo spiegava il grande René Girard quando diceva che “il rancore è il lutto di quel che non è stato” e di fatto le violenze più gravi vengono dal rancore di chi ha visto svanire qualcosa in cui credeva profondamente e ne vive il lutto spesso rabbioso”.

Credo si tratti di una interpretazione non inconsueta – perché il sentimento di rancore sottende molta parte dei comportamenti individuali e sociali – ma certamente più diretta e fotografica – ma non per questo semplicistica e riduttiva – delle dietrologie esplicative a cui siamo abituati.

Concordo in toto con questa valutazione e vi trovo radici recondite e remote, la trovo scaltrita e calzante, veritiera al pari della personale descrizione dei femminicidi che aveva ottenuto la condivisione di Umberto Galimberti.

Una società sempre più incline al giudizio

Da anni il CENSIS individua nel rancore un’evidenza diffusa che aleggia sottotraccia – come il fuoco sotto le ceneri – ma che riemerge in famiglia, nel condominio, sui posti di lavoro e persino in quelli del divertimento.

In genere si manifesta in apparentemente innocue esternazioni di opinioni e sentenze a buon mercato; in altre spiega gesti di ira e violenza, persino quella follia che Vittorino Andreoli non riconosce come tale: la consapevolezza della differenza tra il bene e il male è offuscata ma resta tale, c’è o non c’è.

Siamo sempre meno indulgenti verso gli altri nel considerare le faccende della vita.

Persino nelle valutazioni delle storie più dolorose della cronaca quotidiana non rinunciamo a cogliere spunti di presenzialismo e spettacolarizzazione: c’è sempre da puntare l’indice per stigmatizzare qualcosa, per esprimere indignazione e scandalo.

Non si riesce più a tacere perché la democrazia della comunicazione sociale ci rende protagonisti del commento e dell’esternazione.

Media, social e il mercato dell’indignazione

La prudenza del buon gusto e del buon senso non sembra certo ispirare le nostre gratuite valutazioni.

Ognuno deve dire la sua: ma è vera giustizia quella che cerchiamo? Da molto tempo non sento più pronunciare queste parole: “non mi sento di commentare, non sono all’altezza”.

C’è forse così tanta differenza tra coloro che insultano il presunto colpevole e il destinatario di questo “dagli all’untore”?

O forse c’è intercambiabilità dei ruoli visto che i mostri sono quelli della porta accanto e i “vicini da morire” spuntano dalle ombre della quotidiana normalità?

Anche la Tv – bisogna ammetterlo – fa la sua parte per fomentare questo crescente sentimento di curiosità morbosa e di giustizialismo “mordi e fuggi”: a parte l’oggettività della brutta notizia di cronaca c’è una vera e propria gara nel farne un prodotto di marketing.

I social sono i megafoni di gratuite cattiverie ma certamente in questo non consiste quella democrazia partecipativa postulata da tutti.

Recuperare il senso critico e la mitezza

Ed è vero che la politica non dà buoni esempi ma la gente impara presto la lezione.

Giorno dopo giorno si alimenta un odio sociale crescente e pervasivo che alza il tono delle voci, rende frettolosi e superficiali i giudizi e le valutazioni, semina invidia e diffidenza.

E così il relativo diventa assoluto, il soggettivo oggettivo, l’opinione una certezza, il dubbio una condanna.

In questo ondeggiare tra il bene e il male si perde e si dissolve il dominio della capacità critica, la mitezza del pensiero, il sentimento della bontà e della comprensione, il desiderio della speranza.

Educare alla differenza: l’“amo a te” come grammatica della libertà

Una proposta che merita confronto

Bene fa la segretaria dem Elly Schlein a rilanciare la proposta di inserire nei percorsi formativi l’educazione alle differenze. Non si tratta solo dei diversi orientamenti sessuali o delle varie identità di genere, bensì del riconoscimento pieno, conseguito mediante un approccio dialogico, di come gli umani variamente sono e vogliono essere. L’opposto del secondo “movimento” che, dopo il primo – la correzione delle ingiustizie –, come notava Norberto Bobbio, spesso caratterizza le utopie: la pretesa di plasmare le persone.

Si tratta di una proposta sulla quale vale la pena confrontarsi. Da un lato, infatti, è portatrice di una visione liberale, dall’altro rispetta l’idea cristiana di una pluralità di doni a ciascuno/a affidati.

E qual è la differenza originaria, se non quella sessuale, fra donne e uomini?

L’“amo a te” di Luce Irigaray

Ecco, dunque, il motivo che mi spinge a proporre un passaggio quasi conclusivo del bellissimo volumetto di Luce Irigaray Amo a te. Verso una felicità nella Storia. Dove la “a” sta a indicare, lungo il solco tracciato da Jacques Derrida, la rispettosa distanza che dovrebbe caratterizzare anche le relazioni amorose; soprattutto le relazioni amorose. Distanza, non lontananza; spazio per il singolo componente della coppia. Spazio da non saturare, contro una concezione fusionale della vita sessuale e affettiva che finisce per riproporre un dominio maschile sordo e cieco, arcaico, non differenziato.

L’altro come condizione dell’amore

Ascoltiamo: «L’appartenenza a un genere appare come la garanzia di una dialettica dell’alterità e dell’intersoggettività. Questa fedeltà permette il raccoglimento e l’incontro, essendo il limite mantenuto grazie alla differenza rispetto all’altro. L’altro, non gli altri né il medesimo. L’altro, l’irriducibile, colui che resta fuori, sempre estraneo. Tentiamo di salutarci, di farci un cenno. Colui che tocca porta felicità. E quanto bisogna amarsi, allora, per restare due! Ma non è forse questo, finalmente, l’amore? L’amore nell’ideale? Passerella tra passato e futuro. Salvaguardia della vita e del tempo. Concentrazione e diffusione di un’energia in opera. Già in forma ma non pienamente attuata, senza compimento assoluto. Né natura né atto puro, ma l’una e l’altro insieme». Come non notare che tutto ciò possa comprendere, ovviamente accogliendo altre sollecitazioni e altri contributi, la stessa questione del gender e della fluidità.

Via al Summer Fancy Food Show 2026, Italia protagonista a New York

New York, 28 giu. (askanews) – Ha preso il via oggi al Javits Center di New York la 70ª edizione del Summer Fancy Food Show, il principale appuntamento nordamericano dedicato al settore specialty food & beverage. Fino al 30 giugno, migliaia di buyer, importatori, distributori e professionisti si incontreranno nella Grande Mela per conoscere le ultime novità del mercato alimentare internazionale.

Il Made in Italy si conferma tra i grandi protagonisti della manifestazione, soprattutto a fronte del recente riconoscimento della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO.

“Siamo la nazione più importante al mondo nel settore del cibo, e non solo, grazie alle nostre grandi eccellenze. Per noi il cibo non è solo nutrimento è un modo di essere, uno stile riconosciuto come patrimonio immateriale dell’umanità, dunque qualcosa che vale per tutti come paradigma di benessere”, ha detto il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, aprendo il padiglione Italia.

Con oltre 300 aziende espositrici, l’Italia rappresenta la più ampia presenza internazionale della fiera, portando a New York alcune delle eccellenze più rappresentative della produzione agroalimentare nazionale: dalla pasta ai salumi, dai formaggi all’olio extravergine d’oliva, passando per conserve, prodotti da forno, dolci, salse, aceti e specialità gourmet. Ad accompagnarle, le istituzioni statali e regionali dei singoli territori. Fra le altre, partecipano Calabria, Campania, Sicilia, Lazio, Puglia, Piemonte, Marche, Liguria e Sardegna, insieme a realtà come Anicav, Consorzio Edamus, IDM Südtirol, Tradizione Italiana e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. E naturalmente Coldiretti, impegnata fermamente nella campagna contro l’Italian Sounding.

A fare da punto di riferimento per aziende e istituzioni ancora una volta l’Italian Trade Agency con uno spazio dedicato agli incontri tra imprenditori e operatori del settore, ma anche formazione dello stesso buyer. “L’Italia resta il primo esportatore europeo negli Stati Uniti – dichiara Erica Di Giovancarlo, direttrice dell’ITA di New York e coordinatrice della rete ITA negli Stati Uniti – e il terzo fornitore complessivo del Paese nel comparto agroalimentare, nonostante l’attuale rallentamento delle importazioni. Le aziende italiane continuano a investire negli USA, confermando quanto questo mercato sia diventato strategico negli anni”. Formaggi, pasta, aceti, gelato e acque minerali sono i principali prodotti esportati, insieme a olio d’oliva e vino.

Per Donato Cinelli, presidente di Universal Marketing, agente esclusivo per l’Italia della Specialty Food Association, la partecipazione italiana va ben oltre la semplice presenza fieristica. “Il nostro obiettivo è fare del Padiglione Italia una vera piattaforma di valorizzazione del Made in Italy negli Stati Uniti, offrendo alle aziende servizi, relazioni e supporto operativo che consentano loro di concentrarsi sulle opportunità di business”.

Con un mercato americano che continua a rappresentare uno dei principali sbocchi per l’export agroalimentare italiano, il Summer Fancy Food Show si conferma così una delle vetrine più importanti per consolidare la presenza del Made in Italy negli Stati Uniti e rafforzare i rapporti commerciali con buyer e distributori provenienti da tutto il mondo.

Fancy Food, Lollobrigida: qualità nostro cibo elemento di valore aggiunto

New York, 28 giu. (askanews) – “Siamo la nazione più importante al mondo nel settore del cibo, e non solo, grazie alle nostre grandi eccellenze. Per noi il cibo non è solo nutrimento è un modo di essere, uno stile riconosciuto come patrimonio immateriale dell’umanità, dunque qualcosa che vale per tutti come paradigma di benessere”. Lo ha affermato il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, presso il padiglione Italia del Summer Fancy Food a New York.

“L’immaterialità del risultato – ha aggiunto Lollobrigida – ci riempie di orgoglio però noi puntiamo anche alla materialità del risultato, trasformandolo in ricchezza e lavoro. Ed è per questo che il Governo accompagna i nostri straordinari imprenditori, che ringrazio per la presenza qui e in tutto il mondo e per aver scelto di garantire la qualità come elemento di valore aggiunto”.

Produrre cibo di qualità, ha spiegato Lollobrigida, “costa di più, significa rispettare i diritti dei lavoratori, i diritti dell’ambiente, il benessere e la salute. Per noi è una scelta obbligata, siamo una piccola nazione, non resisteremmo in una competizione dove tutto è uguale e dove la sfida è su qualche centesimo di prezzo”.

Formula1, Russell: "Ci siamo rimessi in carreggiata"

Roma, 28 giu. (askanews) – George Russell esprime tutta la sua soddisfazione per un successo maturato al termine di una corsa intensa, nella quale ha dovuto difendersi dal ritmo degli avversari senza mai perdere la concentrazione. Pur partendo dalla pole position, il pilota Mercedes ha dovuto amministrare gomme e ritmo per rispondere alla pressione esercitata dagli inseguitori, in particolare da Max Verstappen, senza concedere margini. “Felice di vincere, è passato un po’ di tempo dall’ultima volta. Ci siamo rimessi in carreggiata, con Max e Red Bull erano molto veloci. È stata una bella gara. Ho dovuto gestire ogni giro, ho spinto al limite. Sapevo quanto erano veloci, Kimi era straordinariamente veloce con l’altra Mercedes. Lo stint è stato lungo e il team ha trovato le risposte giuste”. Il britannico ha inoltre elogiato il passo mostrato dal compagno di squadra Kimi Antonelli (terzo alle spalle di Max Verstappen), evidenziando la competitività complessiva della Mercedes in un fine settimana che potrebbe rappresentare una svolta nella stagione. “Le gare difficili ti mettono alla prova. È stato vitale trovare velocità e fiducia in questi ultimi due weekend. Non vedo l’ora di andare a Silverstone davanti ai miei tifosi”.

Formula1, Russell vince il GP Austria. Antonelli sul podio

Roma, 28 giu. (askanews) – George Russell vince il Gran Premio d’Austria 2026 al termine di una gara intensa e ricca di ribaltamenti al Red Bull Ring, davanti a Max Verstappen e a Kimi Antonelli, che conquista un prezioso podio al termine di un duello serrato nelle fasi finali e resta in testa al mondiale. Male le Ferrari con il quinto posto di Hamilton che arrivava dalla vittoria di Barcellona e l’ottavo di Leclerc.

Russell in tranquillità sin dall’avvio mantenendo la leadership allo spegnimento dei semafori mentre alle sue spalle si accende la battaglia tra Ferrari, Mercedes e Red Bull. Lewis Hamilton e Max Verstappen sono protagonisti di diversi sorpassi e controsorpassi nei primi giri, con Leclerc in difficoltà nella gestione del passo gara e costretto a difendersi dagli attacchi di McLaren e Mercedes.

La fase centrale del Gran Premio è caratterizzata dai pit stop e dalle strategie diversificate. Russell perde temporaneamente la testa della gara durante la sequenza dei cambi gomme, con Antonelli che arriva a comandare per alcuni giri grazie a una strategia alternativa. La gestione delle soste e l’ingresso della Virtual Safety Car per un detrito in pista rimescolano ulteriormente le posizioni, con diversi piloti costretti a rivedere i piani iniziali.

Verstappen resta costantemente nel gruppo di testa e, dopo il rientro ai box, si riporta rapidamente in zona podio, mettendo pressione a Russell nella seconda metà di gara. Antonelli, dal canto suo, si conferma competitivo anche nei long run e mantiene un ritmo costante che gli consente di restare stabilmente nelle prime posizioni nonostante un lieve problema ai freni segnalato a metà gara.

Nel finale, la gara si accende nuovamente con un distacco ridotto tra i primi tre. Russell gestisce il vantaggio su Verstappen, mentre Antonelli si avvicina progressivamente all’olandese, portandosi a meno di un secondo nelle ultime tornate. Negli ultimi giri si profila anche un possibile attacco per il secondo posto, con il gap tra Verstappen e Antonelli ridotto a pochi decimi, ma senza un vero tentativo di sorpasso decisivo. Delude la Ferrari, quinta con Hamilton e ottavo con Leclerc. Un brusco ridimensionamento dopo la bella rossa vista a Barcellona.

Formula1, ordine d’arrivo e Mondiale piloti

Roma, 28 giu. (askanews) – Questo l’ordine d’arrivo e la classifica piloti dopo il Gp di Austria del Mondiale di Formula1

Ordine d’arrivo: 1. G. Russell (Mercedes); 2. M. Verstappen (Red Bull) +1.611; 3. K. Antonelli (Mercedes) +1.986; 4. O. Piastri (McLaren) +21.809; 5. L. Hamilton (Ferrari) +26.393; 6. I. Hadjar (Red Bull) +29.399; 7. L. Norris (McLaren) +31.505; 8. C. Leclerc (Ferrari) +45.659; 9. L. Lawson (Racing Bulls) +1 giro; 10. A. Lindblad (Racing Bulls) +1 giro; 11. G. Bortoleto (Audi) +1 giro; 12. N. Hülkenberg (Audi) +1 giro; 13. P. Gasly (Alpine) +1 giro; 14. O. Bearman (Haas) +1 giro; 15. F. Colapinto (Alpine) +1 giro; 16. E. Ocon (Haas) +2 giri; 17. A. Albon (Williams) +2 giri; 18. F. Alonso (Aston Martin) +3 giri.

Mondiale Piloti: Andrea Kimi Antonelli (Mercedes) 171; George Russell (Mercedes) 131; Lewis Hamilton (Ferrari) 125; Oscar Piastri (McLaren) 80; Charles Leclerc (Ferrari) 79; Lando Norris (McLaren) 79; Max Verstappen (Red Bull) 73; Isack Hadjar (Red Bull) 42; Pierre Gasly (Alpine) 41; Liam Lawson (Racing Bulls) 30; Oliver Bearman (Haas) 18; Franco Colapinto (Alpine) 16; Arvid Lindblad (Racing Bulls) 14; Carlos Sainz (Williams) 6; Alexander Albon (Williams) 5; Esteban Ocon (Haas) 3; Gabriel Bortoleto (Audi) 2; Fernando Alonso (Aston Martin) 1; Nico Hülkenberg (Audi) 0; Valtteri Bottas (Cadillac) 0; Sergio Perez (Cadillac) 0; Lance Stroll (Aston Martin) 0.

Caldo estremo, Tedros (Oms): oltre 1.300 decessi in Europa dal 21 giugno

Roma, 28 giu. (askanews) – “Dal 21 giugno sono stati registrati oltre 1.300 decessi in più legati alle alte temperature in Europa”: è quanto ha scritto su X il Direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, rimarcando che “l’Europa è il continente che si sta riscaldando più velocemente sulla Terra, con temperature doppie rispetto alla media globale”, e che ad oggi “150 milioni di persone vivono in condizioni di caldo estremo”.

“A causa dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale, il fenomeno delle ondate di calore ‘che si verificano una volta ogni generazione’ si sta ormai verificando quasi ogni anno. Eravamo stati avvertiti”, ha aggiunto.

“Lo stress da calore viene definito spesso il ‘killer silenzioso’ e le case, i luoghi di lavoro e le scuole europee non sono stati costruiti per queste temperature”, ha aggiunto Tedros.

“L’Oms sta collaborando con Stati membri e partner per affrontare le minacce poste alla salute dal caldo estremo, concentrandosi su preparazione, prevenzione e rafforzamento delle risposte del sistema sanitario. In particolare, stiamo incoraggiando i paesi europei ad attuare piani d’azione per la salute riguardo al caldo, nell’ambito di un programma più ampio per la protezione della salute dai cambiamenti climatici”, ha concluso.

Libano, Iran: serve calendario per il ritiro incondizionato di Israele dal Libano

Roma, 28 giu. (askanews) – Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baqaei, ha chiesto oggi di “definire al più presto un calendario per il ritiro incondizionato delle forze israeliane dalle zone occupate del Libano”.

Rispondendo alla stampa sull’accordo quadro firmato due giorni fa a Washington da Libano e Israele, Baqaei ha ribadito che occorre dare attuazione al primo articolo del Memorandum d’intesa siglato dall’Iran con gli Stati Uniti. L’articolo prevede “la fine della guerra e delle operazioni militari del regime sionista contro il Libano, così come il ritiro delle forze occupanti da tutte le aree occupate del Libano”. La sua attuazione, ha aggiunto Baqaei, “è una condizione essenziale per raggiungere un accordo definitivo e duraturo che garantisca la stabilità nella regione”.

Per questo, ha concluso, “la Repubblica islamica dell’Iran sottolinea la necessità che gli Stati Uniti adottino tutte le misure necessarie per costringere il regime sionista a cessare qualsiasi aggressione e operazione militare contro tutte le aree del Libano e chiede che venga definito al più presto un calendario per il ritiro incondizionato dalle zone occupate del Libano”.

Motogp, Ogura: "Speciale il risultato di oggi"

Roma, 28 giu. (askanews) – Il copione si ripete ad Assen, seppur a ruoli invertiti. Ai Ogura ha infatti vinto il GP di Olanda, undicesimo atto del Motomondiale 2026 di MotoGP appena concluso nella “Cattedrale della velocità”. Un dominio totale da parte della Trackhouse Aprilia, autrice anche questa volta di una doppietta dopo quanto successo nella Sprint. L’ultimo giapponese a vincere era stato Makoto Tamada, trionfatore del GP del Giappone a Motegi nel 2004. Ci sono voluti 22 anni.. “Sicuramente è una giornata speciale per noi. La gara non è stata semplice, però alla fine ce l’abbiamo fatto. Fresco negli ultimi giri? Ho girato tanto in moto e in fondo sono ancora abbastanza giovane” le sue partole. Ogura ha infine chiosato: “Finché non ho preso Raul non ero certo. Il passo però c’era per recuperare. Sicuramente il risultato di oggi è speciale. Problema all’abbassatore? Ho sbloccato alla uno, si è però riattivato tra la uno e la tre, forse l’ho toccato io, non saprei”.

MotoGp Assen, brutta caduta per Bezzecchi, portato in ospedale

Roma, 28 giu. (askanews) – Paura per Marco Bezzecchi, protagonista di una bruttissima caduta nel corso del Gran Premio d’Olanda di MotoGP ad Assen, avvenuta in curva 15, in un punto ad altissima velocità del tracciato. Il pilota dell’Aprilia cade in uscita di curva ed è sbalzato nella via di fuga, dove compie numerose rotazioni su sé stesso, con diverse capriole che lo portano a urtare più volte il corpo sull’asfalto e sulla ghiaia.

L’impatto appare subito molto violento e richiama immediatamente l’attenzione dei commissari di percorso e dei soccorsi, che intervengono rapidamente sul luogo dell’incidente. Bezzecchi, nonostante la dinamica della caduta e la violenza delle rotazioni, rimane sempre cosciente all’interno della via di fuga, elemento che contribuisce a rassicurare immediatamente il paddock e il team.

Il pilota viene quindi immobilizzato e trasportato al centro medico del circuito di Assen per i primi controlli clinici. Le verifiche mediche vengono svolte in via precauzionale, vista la dinamica dell’incidente e le numerose sollecitazioni subite durante la scivolata. Le condizioni generali vengono monitorate con attenzione dallo staff sanitario della MotoGP, mentre il team Aprilia segue costantemente l’evoluzione della situazione.

Dopo le visite di rito al centro medico, Aprilia diffonde un comunicato ufficiale nel quale viene confermato che il pilota è cosciente e che, per ulteriori accertamenti, viene disposto il trasferimento precauzionale all’ospedale di Groningen. La decisione viene presa per garantire controlli più approfonditi e una valutazione completa dopo la violenta caduta avvenuta in gara.

“A seguito della caduta durante il Gran Premio di Assen, Marco Bezzecchi è stato immediatamente ricoverato presso il Centro Medico del circuito, dove è stato sottoposto a una valutazione approfondita da parte dello staff medico, incluso il Direttore Medico della MotoGP, il Dott. Ángel Charte. Gli esami clinici iniziali hanno confermato che il pilota è pienamente cosciente e presenta una normale mobilità in tutti e quattro gli arti, senza segni immediati di gravi complicazioni neurologiche o sistemiche. Tuttavia, a causa del forte dolore e cervicale derivante dall’impatto, l’équipe medica ha deciso di trasferire Bezzecchi all’Ospedale Universitario di Groningen (Universitair Medisch Centrum Groningen). Questo trasferimento gli consentirà di sottoporsi a esami diagnostici completi e scansioni specialistiche per escludere definitivamente eventuali lesioni sottostanti e garantire un percorso di recupero sicuro. Ulteriori aggiornamenti saranno condivisi non appena saranno disponibili i referti medici ufficiali dell’ospedale”.

MotoGP, Ordine d’arrivo e classifica piloti, guida Martin

Roma, 28 giu. (askanews) – Questo l’ordine d’arrivo e la classifica del mondiale Piloti dopo il MotoGp di Assen:

Ordine d’arrivo: 1. Ai Ogura (Aprilia) 40:21.905; 2. Raul Fernandez (Aprilia) +2.004; 3. Jorge Martin (Aprilia) +3.512; 4. Fabio Di Giannantonio (Ducati) +9.315; 5. Alex Marquez (Ducati) +10.140; 6. Marc Marquez (Ducati) +10.288; 7. Enea Bastianini (KTM) +10.388; 8. Fabio Quartararo (Yamaha) +19.039; 9. Brad Binder (KTM) +19.383; 10. Alex Rins (Yamaha) +20.302; 11. Luca Marini (Honda) +20.669; 12. Maverick Viñales (KTM) +36.755; 13. Jack Miller (Yamaha) +37.244; 14. Diogo Moreira (Honda) +38.127; 15. Augusto Fernandez (Yamaha) +60.368; 16. Cal Crutchlow (Honda) +70.356. Ritirati: Francesco Bagnaia, Toprak Razgatlioglu, Pedro Acosta, Franco Morbidelli, Marco Bezzecchi, Joan Mir.

Classifica: 1. Jorge Martin (Aprilia) 193; 2. Marco Bezzecchi (Aprilia) 186; 3. Fabio Di Giannantonio (Ducati) 177; 4. Ai Ogura (Aprilia) 168; 5. Marc Marquez (Ducati) 153; 6. Raul Fernandez (Aprilia) 138; 7. Pedro Acosta (KTM) 133; 8. Francesco Bagnaia (Ducati) 130; 9. Alex Marquez (Ducati) 78; 10. Fermin Aldeguer (Ducati) 76; 11. Luca Marini (Honda) 70; 12. Enea Bastianini (KTM) 69; 13. Brad Binder (KTM) 60; 14. Fabio Quartararo (Yamaha) 45; 15. Franco Morbidelli (Ducati) 43; 16. Diogo Moreira (Honda) 43; 17. Johann Zarco (Honda) 34; 18. Joan Mir (Honda) 26; 19. Alex Rins (Yamaha) 18; 20. Jack Miller (Yamaha) 11; 21. Toprak Razgatlioglu (Yamaha) 11; 22. Maverick Viñales (KTM) 11; 23. Iker Lecuona (Ducati) 9; 24. Augusto Fernandez (Yamaha) 5; 25. Jonas Folger (KTM) 0; 26. Michele Pirro (Ducati) 0; 27. Cal Crutchlow (Honda) 0.

Nico Paz al Como, papà Pablo: "Voleva fortemente restare"

Roma, 28 giu. (askanews) – Nico Paz ed il Como avanti insieme. E’ di venerdì la notizia che il club lariano ha deciso di pagare al Real Madrid i 60 milioni richiesti per avere ancora con sé il proprio numero 10. Una notizia che ha fatto felice lo stesso giocatore in primis, che proprio quel giorno aveva ‘lanciato’ un messaggio social posando con il cappellino della squadra lombarda mentre era in ritiro con la nazionale argentina.

E a conferma di ciò sono arrivate anche le parole del padre e agente, Pablo Paz, presente ieri a Dallas per assistere dal vivo al match contro la Giordania e intervistato da Sky Sport: “Voleva fortemente giocare ancora nel Como. Non era facile esaudire questo desiderio perché anche il Real Madrid lo voleva al 100%, ma voleva restare al Como e giocare la Champions”.

E ancora: “Potrebbe tornare di nuovo a Madrid per la ricompra, ma sono felice per lui. Ci tiene davvero tanto, lì si sente amato. Per il contesto, la squadra, l’allenatore che ha, il progetto della società ma anche per la città, quella di restare a Como è la miglior opzione per Nico”.

MotoGp, Ogura trionfa ad Assen. Martin è leader del Mondiale

Roma, 28 giu. (askanews) – Ai Ogura conquista il Gran Premio d’Olanda di MotoGP sul circuito di Assen e firma il suo primo successo nella classe regina al termine di una gara ricca di colpi di scena. Il pilota giapponese completa la straordinaria doppietta del team Trackhouse (Aprilia) precedendo il compagno di squadra Raul Fernandez, mentre Jorge Martin chiude terzo con l’Aprilia ufficiale e, grazie al risultato, balza in testa alla classifica del Mondiale. L’ultimo successo di un giapponese in MotoGP Tamada in Giappone nel 2004

La corsa si apre con Martin capace di mantenere il comando dalla pole position davanti a Ogura e Fernandez. Nelle prime fasi le Aprilia monopolizzano le posizioni di vertice, con Marco Bezzecchi protagonista di un ottimo avvio prima della violenta caduta al secondo giro in curva 15. Il pilota romagnolo resta sempre cosciente e viene trasportato al centro medico per gli accertamenti del caso.

Con il passare dei giri Martin prova ad allungare, ma Raul Fernandez recupera terreno fino a portarsi alle sue spalle. A sette giri dal termine Ogura rompe gli indugi, supera il compagno di squadra e prende il comando della gara, costruendo rapidamente un margine sufficiente per gestire il finale.

Alle spalle del terzetto di testa si sviluppa una lunga battaglia che coinvolge Marc Marquez, Francesco Bagnaia, Fabio Di Giannantonio, Alex Marquez ed Enea Bastianini. Di Giannantonio viene penalizzato con un long lap penalty dopo un contatto con Marc Marquez, costretto a tagliare la chicane passando sulla ghiaia.

La gara viene però stravolta anche dai problemi tecnici. Prima Pedro Acosta rallenta vistosamente ed è costretto al ritiro, quindi tocca a Bagnaia, che mentre occupa la quarta posizione è costretto a rientrare ai box per un guasto alla Ducati, abbandonando una gara che sembrava poterlo vedere protagonista.

Nel finale Ogura controlla senza difficoltà il vantaggio su Fernandez e taglia il traguardo davanti al compagno di squadra, regalando a Trackhouse una storica doppietta. Martin completa il podio e, grazie ai punti conquistati, diventa il nuovo leader della classifica iridata.

Ai piedi del podio chiude Fabio Di Giannantonio, autore di una bella rimonta nonostante la penalità, davanti ad Alex Marquez e Marc Marquez, sesto dopo aver perso terreno nella seconda parte della corsa, poi retrocesso settimo. Una domenica da dimenticare, invece, per Bagnaia, Acosta e Bezzecchi, tutti costretti a lasciare la gara anzitempo per motivi diversi.

MotoGp, il calendario del motomondiale e i vincitori

Roma, 28 giu. (askanews) – Questo il calendario del MotoGp 2026 ed i vincitori:

GP Thailandia (Buriram, Thailandia, 1 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Brasile (Goiânia, Brasile, 22 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Texas (Austin, Stati Uniti, 29 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Spagna (Jerez de la Frontera, Spagna, 26 aprile) vincitore: Alex Marquez (Gresini Racing) GP Francia (Le Mans, Francia, 10 maggio) vincitore: Jorge Martin (Aprilia) GP Catalogna (Barcellona, Spagna) vincitore: Fabio Di Giannantonio (Ducati) GP Italia (Mugello, Italia, 31 maggio) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Ungheria (Balaton, Ungheria, 7 giugno) vincitore: Marc Marquez (Ducati) GP Repubblica Ceca (Brno, Repubblica Ceca, 21 giugno) vincitore: Marc Marquez (Ducati) GP Paesi Bassi (Assen, Paesi Bassi, 28 giugno) vincitore: Ai Ogura (team Trackhouse Racing, Aprilia)

GP Germania (Sachsenring, Germania, 12 luglio) GP Regno Unito (Silverstone, Regno Unito, 9 agosto) GP Aragona (Aragón, Spagna, 30 agosto) GP San Marino (Misano, Italia, 13 settembre) GP Austria (Red Bull Ring, Austria, 20 settembre) GP Giappone (Motegi, Giappone, 4 ottobre) GP Indonesia (Mandalika, Indonesia, 11 ottobre) GP Australia (Phillip Island, Australia, 25 ottobre) GP Malesia (Sepang, Malesia, 1° novembre) GP Qatar (Lusail, Qatar, 8 novembre) GP Portogallo (Portimão, Portogallo, 22 novembre) GP Comunità Valenciana (Valencia, Spagna, 29 novembre)

Addio Palla, la cagnetta sarda che ha conquistato il web

Oristano, 28 giu. (askanews) – La cagnetta Palla, star del web, se ne è andata con la immensa dignità che aveva in vita: in una domenica mattina di inizio estate, concludendo in pochi minuti i mesi di malattia che i suoi compagni di vita veterinari hanno alleviato in ogni modo.

All’annuncio su Facebook seguono migliaia di messaggi di cordoglio. “Stamattina Palla ha spiccato il volo verso quell’iperuranio fantastico da cui sicuramente è arrivata 10 anni fa” ha scritto la chirurga Monica Pais. Dieci anni in cui questa cagnetta (raccattata in strada quando aveva circa dieci mesi con la testa gonfia e deformata da un laccio al collo, dentro cui era letteralmente cresciuta), ha stravolto non solo la clinica veterinaria di Oristano che l’ha accolta, ma anche la vita di tanti animali “di nessuno” a cui la onlus creata in suo nome, Effetto Palla, ha offerto nuove possibilità e spesso salvato la pelle.

La clinica Duemari aveva sempre accettato e curato randagi a proprie spese, ma dieci anni fa le foto di Palla su Facebook scatenarono un profluvio di offerte di donazione. Qualcosa in quel musetto da cartoon aveva commosso il pubblico. Da allora la onlus, creata nel 2016, usa il denaro che arriva anche col 5 per mille per rattoppare e trovare adozione a cani e gatti di nessuno, investiti o incidentati nel territorio locale, curati in clinica; ma sponsorizza anche progetti a breve e medio termine in Italia e all’estero, campagne di sterilizzazione per combattere il randagismo endemico in accordo con le autorità locali, campagne di sensibilizzazione nelle scuole, corsi di formazione, pet therapy… coinvolgendo anche politici e artisti come Bruno Bozzetto e Michelangelo Pistoletto.

Monica Pais l’aveva adottata e Palla, una simil pitbull di rara educazione innata, si era inserita fra i cani e i gatti di casa come se ci avesse sempre vissuto. È stata per dieci anni la sua ombra testarda e dignitosa, con gli occhi seri e saggi di chi ha esperienza del dolore. “Mi ha regalato anche la sua morte senza che dovessimo aiutarla, a casa all’improvviso, senza soffrire” ha scritto Pais, che le aveva dedicato l’ultimo dei suoi libri sugli animali, “Storia di Palla, il cane che mi ha salvato la vita”. “È morta nel suo vero Regno, quello del mio cuore in cui non morirà mai, di cui era e rimarrà regina incontrastata”.

“Un giorno di gennaio di dieci anni fa Palla entrò di colpo nella nostra vita, come quegli scherzi belli o brutti che ti fa la vita” ha scritto suo marito Paolo Briguglio, il direttore sanitario della Duemari. “Non so se il suo arrivo fu dettato dal caso o dalla necessità, le immense forze che dominano le nostre esistenze, di sicuro chi la mandò ci fece un immenso regalo. Ora è scappata via, portandosi via la nostra parte più bella e più pulita”.

Resta, però, quello che è cresciuto nel nome di questa cagnetta, principessa dei randagi tutti. Una eredità preziosa che dal territorio della Sardegna, così ricco di bellezze naturali e di fauna domestica e selvatica, ma anche tanto flagellato dall’incuria, si irradia a fare la sua parte, per insegnarci che siamo tutti animali, tutti soffriamo e moriamo, la differenza la fanno consapevolezza, cura e amore.

Centrodestra, Salvini: alle urne alleanza senza Vannacci

Roma, 28 giu. (askanews) – Alle elezioni politiche “arriveremo con questa alleanza”: lo ha detto il vicepremier Matteo Salvini, segretario della Lega, intervistato sul palco dell’evento della Lega giovani Nexus 2026 in corso a Milano Marittima. Rispondendo a una domanda su un possibile allargamento della coalizione a Futuro nazionale creatura politica di Roberto Vannacci, ha aggiunto: “Ad oggi evidentemente no. Ma per lui: ha votato contro la fiducia a questo governo, ha votato contro il piano casa. Se ci ritiene dei falliti adesso, non penso cambierà idea tra un anno”.

Sull’uscita di Vannacci dalla Lega che lo aveva fatto eleggere europarlamentare, Salvini ha aggiunto: “Io non porto rancore. La delusione, più umana che politica, dura qualche ora, poi si cambia pagina” ma ha precisato di non aver più sentito l’ex generale: “No, no, mi freghi una volta, ma non mi freghi la seconda volta”.

Ucraina, Zelensky: colpite due raffinerie di petrolio in Russia

Roma, 28 giu. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivendicato un attacco a due raffinerie di petrolio in Russia, pubblicando sui propri account social un video che mostra le fiamme a un impianto.

“La scorsa notte, le nostre sanzioni a lungo raggio hanno colpito due raffinerie di petrolio in Russia. E’ stata colpita la raffineria di Slavyansk, nella regione di Krasnodar, a circa 300 chilometri dalla linea del fronte. Abbiamo colpito anche una raffineria nella regione di Yaroslavl, a circa 700 chilometri dal nostro confine”, ha scritto Zelensky.

Il presidente ucraino ha quindi aggiunto che continueranno “le nostre operazioni che indeboliscono la capacità della Russia di condurre questa guerra”, perché “ciascuna delle nostre sanzioni a lungo raggio significa meno risorse al servizio della macchina bellica russa e un altro passo verso la pace”.

Il marito della ministra Roccella disperso nel lago di Vico, continuano le ricerche

Roma, 28 giu. (askanews) – Continuano le operazioni di ricerca dei sub nelle acque del lago di Vico, in provincia di Viterbo, dove da ieri risultata disperso Luigi Cavallari, il marito della ministra della Famiglia, Eugenia Roccella. Da una prima ricostruzione sembra che l’uomo fosse in barca insieme con la moglie e si sia tuffato per avere sollievo dal caldo, avrebbe fatto in tempo a riemergere solo per un breve momento e dire che non stava bene. Tra le ipotesi quella di uno shock termico, date le temperature fredde del lago. In barca in quel momento c’era solo la ministra che ha dato subito l’allarme. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, le unità Saf e i sommozzatori dei vigili del fuoco che stanno continuando le ricerche nel lago.

Venezuela, il Papa: sono vicino alle vittime, grazie ai soccorritori

Roma, 28 giu. (askanews) – Papa Leone XIV ha ribadito oggi la propria vicinanza al popolo venezuelano, colpito dal violento sisma che ha causato finora oltre 1.400 morti, in un messaggio in lingua spagnola al termine dell’Angelus. “Desidero esprimere la mia vicinanza alle sorelle e ai fratelli venezuelani colpiti dai recenti terremoti, che hanno causato numerose vittime e feriti, oltre a ingenti danni materiali, mentre prego il Signore affinché conceda l’eterno riposo, rinnovo la mia vicinanza spirituale ai familiari, ai feriti e a tutti coloro che sono stati così duramente colpiti da questa tragedia”.

“Esprimo inoltre la mia gratitudine e il mio incoraggiamento a tutti coloro che stanno lavorando instancabilmente nelle operazioni di ricerca e soccorso”, ha aggiunto il Pontefice.

Il Papa: l’amore è anche perdita, difficile da capire nel nostro mondo

Roma, 28 giu. (askanews) – “L’amore è anche perdita. Ci riesce difficile comprenderlo, specialmente in un mondo in cui perdere sembra essere una debolezza e si è ossessionati dall’avere e dal possedere”: è quanto ha detto Papa Leone XIV ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro per l’Angelus.

“L’amore però porta frutto solo nel donarsi. Quando siamo disposti a perdere un po’ del nostro io per fare spazio all’altro a perdere un un po’ di tempo per ascoltare un amico a perdere un po’ di comodità per condividere una situazione di disagio. Chi trattiene la vita solo per se stesso, dice il Vangelo, in realtà la perde, perché essa non si apre alla gioia dell’amore e diventa sterile”, ha aggiunto il Pontefice.

Iran, il ministro degli esteri Araghchi: controlliamo noi Hormuz, per 30 giorni poi riapertura

Roma, 28 giu. (askanews) – Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato oggi che lo Stretto di Hormuz è controllato da Teheran, sottolineando che qualsiasi interferenza potrebbe ritardare la riapertura dello Stretto. Nella conferenza stampa tenuta a Baghdad con l’omologo iracheno Fuad Hussein, Araghchi ha dichiarato di averlo informato “sugli ultimi sviluppi della guerra imposta, sui negoziati e sul memorandum d’intesa firmato tra Iran e Stati Uniti, in particolare riguardo allo Stretto di Hormuz”.

“Secondo il memorandum, lo Stretto di Hormuz tornerà alle condizioni prebelliche dopo 30 giorni di gestione dell’Iran, senza che nessun altro Paese o entità ne abbia responsabilità”, ha detto Araghchi, citato dai media iraniani, aggiungendo: “Qualsiasi tentativo di introdurre nuove disposizioni o di interferire non farebbe altro che complicare la situazione e ritardare la riapertura dello Stretto”.

Il ministro, ha chiesto, inoltre, agli Stati Uniti di fermare gli attacchi israeliani in Libano, come previsto dal Memorandum di intesa. “Purtroppo l’entità sionista continua a lanciare i suoi attacchi aerei in Libano”, ha detto nella conferenza stampa tenuta a Baghdad, aggiungendo che “gli Stati Uniti sono direttamente responsabili della cessazione dell’aggressione, dell’attuazione del cessate il fuoco e del ritiro dai territori occupati, come previsto dall’accordo”.

Trump annuncia nuovi bombardamenti: l’Iran potrebbe non esistere più

Roma, 28 giu. (askanews) – “Aerei statunitensi hanno appena colpito depositi iraniani di missili e droni, oltre a postazioni radar costiere, per aver violato, ANCORA UNA VOLTA, l’accordo di cessate il fuoco! È molto probabile che non imparino mai!”. Lo ha scritto su Truth il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, annunciando i nuovi attacchi contro l’Iran. Le parti si accusano a vicenda del mancato rispetto del cessate il fuoco concordato nel Memorandum che comprendeva lo stop alle azioni militari israeliane in Libano.

“Potrebbe arrivare un momento – ha aggiunto l’inquilino della Casa Bianca – in cui non saremo più in grado di agire con ragionevolezza e saremo costretti a portare a termine con mezzi militari l’opera che abbiamo iniziato con grande successo. Se ciò dovesse accadere, la Repubblica Islamica dell’Iran non esisterà più!” In un post successivo, dedicato a contestare un libro scritto su di lui dalla giornalista Maggie Hagerman, il presidente statunitense ha aggiunto, quasi a mo’ di post scriptum: “E l’Iran non avrà mai l’Arma Nucleare!!!”

Bri vede rischi da energia, "delusioni" su IA, finanza e conti pubblici

Roma, 28 giu. (askanews) – Possibili volatilità su petrolio e energia; ottimismi sull’intelligenza artificiale che potrebbero svanire; persistere di vulnerabilità finanziarie e, ultimo, crescenti pressioni sui conti pubblici. Sono questi i quattro “punti di pressione” come vengono definiti nel Rapporto annuale 2026 della Banca dei regolamenti internazionali.

Un documento di oltre 130 pagine che inizia con un esame del quadro macroeconomico, osservando come la crescita sia riuscita a reggere lo scorso anno, a dispetto di rilevanti venti contrari, dai dazi commerciali all’incertezza geopolitica.

Questa resilienza, rileva la Bri – istituzione che ha sede a Basilea, in Svizzera, spesso considerata la ‘banca centrale delle banche centrali’ – è stata nuovamente messa alla prova a inizio anno, con la guerra in Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz, che in questi giorni, tra incidenti e battute d’arresto, si spera avviata a soluzione.

La Bri individua quindi questi quattro “punti di pressione”. Primo, “l’inflazione è aumentata” e gli shock dal lato e dell’energia sono stati “consistenti”, propagandosi ai prezzi di plastiche e fertilizzanti, materie chiave nelle catene di approvvigionamento. “La questione centrale – dice lo studio – è se questi aumenti si allargheranno e persisteranno”, come accaduto nella precedente fase di alta inflazione. Ci sono elementi positivi, come il fatto che attualmente i tassi siano più alti che nel 2022. D’altra parte “ci vorranno diversi trimestri per rimuovere gli squilibri nei mercati fisici del petrolio e ulteriore volatilità nei prezzi del dell’energia potrebbe ricrearsi”.

Secondo snodo: “l’ottimismo che circonda l’intelligenza artificiale potrebbe non durare, nonostante le sue promesse di futuri guadagni di produttività. L’attuale aumento delle spese potrebbe rivelarsi insostenibile – avverte la Bri – se dovessero crearsi strozzature sulla produzione. L’intensa competizione per la leadership di mercato potrebbe spingere ulteriormente gli eccessi di investimenti, come visto in situazioni precedenti, aumentando il rischio di una brusca correzione se i ritorni dell’IA dovessero deludere”.

Terzo, “le vulnerabilità finanziarie persistono. Le condizioni finanziarie potrebbe diventare un potente amplificatore di scenari avversi se i tassi dovessero aumentare e i ritorni dell’IA dovessero deludere”. In questo quadro, l’alto utilizzo di leva finanziaria in vari mercati chiave e il crescente ricorso al credito privato “potrebbero minare la resilienza dei mercati finanziari”, prosegue l’istituzione di Basilea.

Quarto punto di pressione “i conti pubblici. Con i debiti già a livelli elevati, gli Stati fronteggiano crescenti domande per le spese tra shock sull’energia e tensioni geopolitiche. Queste crescenti pressioni coincidono con un contesto finanziario meno favorevole di quelli che prevalevano nei postumi della grande crisi finanziaria. In più – continua la Bri – la crescita del Pil ha rallentato dopo i picchi ‘post pandemia’. Conseguentemente, i costi da tassi di interesse rispetto al Pil sono aumentati in molti paesi. Messe assieme queste sfide, le strutture finanziarie dei mercati dei titoli di Stato sono diventate più fragili”.

Oltre a questi quattro elementi, lo studio analizza una molteplicità di temi di attualità, tra cui quello dello sviluppo delle Stablecoin; le sfide delle per le banche centrali in un quadro di elevati debiti pubblici; il crescente ruolo delle istituzioni finanziarie non bancarie nei mercati dei titoli di Stato.

“I policy maker non devono aspettare che le vulnerabilità e le sfide peggiorino. Agire anticipatamente per rafforzare i quadri finanziari, la resilienza e la credibilità monetaria preserverebbe spazi di manovra tra i vari ambiti delle politiche. Attendere all’opposto renderebbe gli aggiustamenti più costosi e aumenterebbe probabilità che i futuri shock costringano a fare scelte difficili tra stabilità dei prezzi, stabilità finanziaria e sostenibilità dei conti pubblici”, sono le conclusioni del documento. (fonte immagine: Bank for International Settlements).

Cinema, al Tuscia Film Fest a Bomarzo Virzì e omaggio a Mattia Torre

Roma, 28 giu. (askanews) – Un evento speciale – la Festa d’estate Tuscia Terra di Cinema – chiuderà sabato 18 luglio la 23esima edizione del Tuscia Film Fest.

Per l’occasione il Sacro Bosco di Bomarzo sarà aperto in via straordinaria con l’illuminazione notturna dei luoghi e il pubblico potrà abbinare la visita del Parco dei Mostri alla partecipazione ad una serie di appuntamenti che caratterizzeranno la serata: le letture di testi di Mattia Torre in alcuni dei luoghi più suggestivi del complesso monumentale e la proiezione speciale che concluderà il programma. Ospite della serata il regista Paolo Virzì che alle ore 21.15 accompagnerà la proiezione del suo ultimo lavoro “Cinque secondi”, riceverà il premio Tuscia Terra di Cinema e incontrerà il pubblico dell’arena allestita nella zona del Tempio del Vignola.

L’appuntamento con Virzì sarà, però, solo il momento finale di un programma che partirà alle ore 19 con l’apertura del Parco e un omaggio dedicato a Mattia Torre, organizzato in collaborazione con il Premio a lui dedicato.

Cristina Pellegrino, Massimo De Lorenzo e Carlo De Ruggieri leggeranno tre testi dell’autore, sceneggiatore e regista scomparso nel 2019 in alcuni dei luoghi del Sacro Bosco: la Casa pendente, il Nettuno e l’Orco. Tre tappe che accompagneranno la visita del pubblico al Parco dei Mostri.

Il calendario completo della 23esima edizione del Tuscia Film Fest con indicazione dei film in programma e degli ospiti previsti, sarà presentato venerdì 3 luglio a Viterbo. Dallo stesso giorno saranno aperte le prevendite per assistere ai nove appuntamenti previsti.

Il Premio “Mattia Torre” è dedicato ad autrici e autori under 35 e sono ammessi monologhi comici e umoristici, di satira di costume, politica e sociale. Per partecipare alla seconda edizione c’è tempo fino al 26 luglio 2026; il regolamento e il form d’iscrizione online sono disponibili sul sito tusciafilmfest.com.

Migranti, Piantedosi: la remigrazione? Da Vannacci solo chiacchiere

Roma, 28 giu. (askanews) – “Il nuovo Patto europeo supera finalmente la logica dell’emergenza. Garantirà accoglienza a chi fugge real- mente da guerre e persecuzioni e, al contempo, contrasterà l’immigrazione irregolare e i criminali che lucrano sui traffici di esseri umani”. Lo dice il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, intervistato da Avvenire.

Lei rivendica il ruolo propulsore dell’Italia… “Sì. È un cambio di paradigma – afferma il titolare del Viminale – che questo Governo ha avviato fin dal suo insediamento, ponendo all’attenzione dell’Ue la questione in termini chiari. Governare i flussi significa tutelare i confini, ma anche la dignità di ogni persona: non è con l’accoglienza indiscriminata e insostenibile attuata negli ultimi decenni o rilasciando indiscriminatamente permessi di soggiorno che si crea integrazione”.

Interpellato sulla campagna lanciata da Futuro nazionale sulla base dello slogan della “remigrazione”, Piantedosi commenta: “Come ministro dell’Interno applico le regole esistenti, non alimento dibattiti sulle definizioni né me ne faccio condizionare. E il Governo ha una linea chiara: contrastare l’immigrazione irregolare, aumentare i rimpatri di chi non ha titolo a rimanere e favorire canali legali di ingresso per rispondere alle esigenze del nostro sistema economico e produttivo. La stiamo perseguendo con risultati concreti, non chiacchiere. Comprendo che il confronto politico appartenga alla dialettica democratica, ma non mi pare – conclude – che l’onorevole Vannacci abbia aggiunto qualcosa di concreto”.

Ezio Vanoni, l’economia al servizio della persona

Le radici di una vocazione pubblica

Che una legge che comporti nuove o maggiori spese debba anche provvedere (e non solo “indicare”) mezzi per farvi fronte; che i tributi debbano essere commisurati alla capacità di contribuzione, secondo un criterio di progressività fiscale orientato al bene comune; che le entrate sono giustificate, se e nella misura in cui sono giustificate le spese. Sono regole di grammatica finanziaria proprie di una comunità politica ispirata a valori di convivenza civile e solidale. Regole oggi frequentemente evase e distorte, in un mondo in cui l’ingiustizia sociale assume anche le forme dell’ingiustizia tributaria. Regole alle quali è legato in modo imperituro il nome di Ezio Vanoni.

Breve e ben spesa fu la sua vita. Il futuro ministro nasce nel 1903 a Morbegno in Valtellina, come i futuri sodali Sergio Paronetto e Pasquale Saraceno, del quale ultimo è compagno di classe e del quale diviene cognato allorché questi sposa sua sorella, Giuseppina Vanoni. La famiglia ha mezzi modesti. Il padre, Teobaldo, è geometra e segretario comunale a San Martino in Val Masino; la madre, Luigia Samaden, ha il diploma di maestra ma non insegna. I figli, incluso Ezio, sono quattro.

Iscritto alla facoltà di giurisprudenza, Vanoni è allievo a Pavia del caposcuola della Scienza delle finanze, Benvenuto Griziotti; è borsista Rockefeller in Germania con l’endorsement di Luigi Einaudi; è docente di Scienza delle finanze e diritto finanziario a Cagliari, a Roma, a Padova, a Venezia, ma diversi sono i concorsi cui partecipa con esito negativo, giacché non ha la tessera del Partito fascista. Nel 1932 convola a nozze con Felicità dell’Oro: nascono Marina (1933) e Lucia (1934).

Dalla Costituente alla responsabilità di governo

Contribuisce al Codice di Camaldoli (1943), di cui Paronetto è coordinatore e principale estensore; partecipa alla Resistenza; è eletto all’Assemblea costituente (1946); fa parte della Commissione dei 75 incaricata di redigere il testo costituzionale (nel quale, diversamente dal parere di Einaudi e suo, all’art. 81 prevale il verbo «indicare»; mentre nel testo riformato nel 2012 si legge, à la Vanoni, che «ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte»).

Nei governi retti da De Gasperi — e per breve tratto anche oltre la morte di questi — è ministro del Commercio con l’estero (1947), ministro delle Finanze (1948-1954), ministro del Bilancio (1954-1956; nel 1951-1952 ha l’interim del Tesoro), senatore della Democrazia cristiana (1948-1956).

La continuità e l’intensità del suo impegno sono evidenti. Ma non tutto era già scritto. Le linee diritte sono solo quelle retrospettive. È l’incontro a Roma, alla metà degli anni Trenta, con Paronetto («amico e maestro», come lo avrebbe definito nel decennale della morte di questi), ad accendere in lui, nel professor Vanoni, la scintilla dell’impegno politico e sociale. Scintilla che il 30 settembre 1943 egli manifesta con viva evidenza inviando alla madre una celeberrima lettera dalla capitale, da Roma, nella quale scrive della necessità di «superare lo sconforto» e di «dimenticare i nostri egoismi, le nostre preoccupazioni per il domani per darsi interamente a risolvere i problemi comuni».

La giustizia sociale come principio dell’economia

Nel 1943 — come a riprova di una lunga e necessaria maturazione e preparazione — in uno scritto apparso sulla rivista «Studium» e intitolato La finanza e la giustizia sociale (giustizia sociale, beninteso, sia tra classi sociali sia tra generazioni) egli si esprime a favore di una politica finanziaria «tendente al fine di attuare una maggiore giustizia sociale, indirizzando la propria azione redistributiva nel senso di ridurre le disuguaglianze nella ripartizione della ricchezza, di dare stabilità al risparmio, di favorire il determinarsi delle migliori condizioni per l’occupazione e per l’incremento dei salari».

In certo senso il suo futuro programma è già tutto lì. E di quello scritto è interessante rileggere anche le note a piè di pagina e gli autori in esse richiamati: si va dai sommi pontefici Leone XIII, Pio XI e Pio XII con il loro magistero sociale fino ai recenti lavori di Harold Laski, Gunnar Myrdal, Wilhelm Roepke. Si intrecciano filosofia politica e filosofia economica, scienza politica e scienza economica nella critica alla concentrazione del capitale in poche mani; nella ispirazione a favore dell’eguaglianza delle opportunità; nella consapevolezza dell’ineliminabile elemento politico dell’economia.

Negli anni successivi Vanoni integra e precisa la sua visione in altri due scritti, che con quello citato del 1943 compongono una ideale trilogia. E basti qui richiamarne i titoli: La persona umana nell’economia pubblica (1945); La Nostra Via. Criteri politici dell’organizzazione economica (1947).

Tre pilastri per costruire lo sviluppo italiano

E mettendo dunque solo apparentemente da un canto il suo pur importante — e certo inscindibile dai problemi finanziari interni, che sono sempre, anche, problemi di foreign economic policy — contributo alla cooperazione economica europea e a quella internazionale multilaterale, intesi come processi volti alla costruzione della pace e della giustizia fra le nazioni, mettendo dunque da parte tutto ciò, tre sono gli assi della sua economia pubblica come scienza istituzionale che ha per fine ultimo la persona umana: politica fiscale; politica degli enti pubblici; politica di sviluppo.

Di questi assi diremo tra poco, ma non senza aver prima ricordato che egli fu consigliere economico della delegazione italiana alla Conferenza di Pace di Parigi (1946) e capo della missione italiana alla Conferenza dell’Avana (1947-1948) convocata per istituire una International Trade Organisation (che sarebbe nata solo molti anni dopo con il nome di World Trade Organisation); e senza tacere che egli fu delegato permanente per l’Italia presso l’Oece (oggi Ocse) e che fu governatore per l’Italia presso il Fondo monetario internazionale. Il multilateralismo fu per lui princìpi e prassi.

Ma torniamo ai tre assi attorno ai quali, per brevità, raccogliamo qui l’opera sua.

Il primo (politica fiscale) ha il suo architrave nella legge n. 25 dell’11 gennaio 1951 (legge Vanoni), che egli chiama di perequazione tributaria, in ciò ribadendo che “perequare” vuol dire far pagare di più a chi può di più, per sgravare i meno abbienti. La legge, che tra le altre cose istituisce l’obbligo della dichiarazione annuale dei redditi (sino ad allora da presentare su richiesta del fisco), amplia la base impositiva, aumenta il gettito e pone un fondamentale rimedio all’allora elevatissimo tasso di evasione sulle imposte dirette, che pur sarebbe rimasto elevato fino ai giorni nostri.

Il secondo (politica degli enti pubblici) ha i suoi “fuochi” nel mantenimento in vita dell’Iri (sorto nel 1933, e il cui nuovo statuto è del 1948); nella istituzione, concepita da Donato Menichella e da Ezio Vanoni, della Cassa per il Mezzogiorno (1950), per propiziare lo sviluppo di quella che è allora l’area più arretrata dell’Europa occidentale; nella nascita dell’Eni (1953) che Enrico Mattei — al quale pure è legato da amicizia solida e profonda stima — avrebbe reso grande. Una articolazione dell’intervento pubblico, dunque, disegnata “per enti” e finalizzata di volta in volta a integrare, propiziare, stimolare e non sostituire, se non nei casi di monopolio privato, la libertà di iniziativa economica privata.

Lo Schema Vanoni e la stagione della programmazione

Il terzo (politica di sviluppo) è nel celebre Schema di sviluppo dell’occupazione e del reddito in Italia nel decennio 1955-1964 (occupazione e reddito, e non viceversa; o peggio: reddito senza occupazione), che con coraggio intellettuale e preveggenza politica fissa termini e problemi, in parte ancora irrisolti, dello sviluppo italiano. In esso si recepiscono gli impulsi della nuova economia keynesiana, tradotti entro le possibilità finanziarie del Paese e nell’ampio quadro, anche geopolitico, dello sviluppo postbellico (è Vanoni a ispirare la legge sugli investimenti diretti esteri del 1956).

Sullo Schema vogliamo ora soffermarci un poco.

Elaborato negli ambienti della Svimez di Francesco Giordani, Pasquale Saraceno e Giorgio Sebregondi con i consigli di economisti come Gunnar Myrdal, Paul Rosenstein Rodan e Jan Tinbergen — e discusso nell’Oece con altrettanto illustri colleghi come Robert Marjolin e Austin Robinson — lo Schema fissa tre obiettivi: la creazione di 4 milioni di posti di lavoro nell’industria e nei servizi, a compensazione della riduzione nell’occupazione agricola; la riduzione del divario Nord-Sud attraverso la promozione degli investimenti produttivi; il raggiungimento dell’equilibrio esterno della bilancia dei pagamenti, ineludibile cornice di stabilità macroeconomica nell’ambito di un disegno di sviluppo.

Le condizioni per la realizzazione di questi obiettivi sono individuate in un aumento del risparmio; in una crescita media annua del 5 per cento; nel mutamento della ripartizione settoriale e territoriale degli investimenti produttivi, con particolare attenzione al Mezzogiorno. L’idea di fondo è che la composizione degli squilibri — sia antichi sia nuovi — non è possibile affidandosi solo agli spontaneismi del mercato, ma che occorre favorire gli investimenti e la formazione di capitale fisso adeguata alle moderne esigenze dello sviluppo economico e sociale di un Paese che cambia.

Il suo “piano” è criticato e discusso. Ma non va dimenticato che l’Europa e il mondo, anche quello libero, vivono allora di piani, nel senso del planning, cioè di forme di programmazione in economie libere (“miste”). Il piano Marshall, il piano Monnet, il piano Schuman. Diversi per obiettivi e per strumenti, ma pensati tutti per indirizzare, orientare, stimolare. Tanto che in quegli anni perfino il presidente della Banca mondiale, Eugene R. Black — espressione di una cultura bancaria certamente non progressista, per quanto influenzata dall’eredità del New Deal — riconosce il merito del planning e degli schemi, in quanto essi obbligano a una discussione politica, democratica, attorno a essi.

Va osservato che nel decennio dello Schema lo sviluppo dell’economia italiana, sostenuto dagli investimenti pubblici e privati è — anche per dinamiche indipendenti dallo Schema stesso, che mancò di applicazioni coerenti — superiore alle previsioni; e che l’equilibrio della bilancia dei pagamenti, auspicato dal presidente della Repubblica Luigi Einaudi, e perseguito dal governatore della Banca d’Italia Donato Menichella, è raggiunto nel 1958, anno che segna la convertibilità esterna della lira nell’ambito del sistema monetario di Bretton Woods con un incremento notevolissimo delle riserve ufficiali. Nasce la Comunità Economica Europea (1957), al cui trattato istitutivo è allegato lo Schema Vanoni, e l’Italia getta le basi del suo cosiddetto “miracolo economico” (1958-1963).

Stabilità, crescita e coesione: una lezione ancora aperta

Ma Vanoni non vede questi sviluppi. Scompare il 16 febbraio del 1956, nei locali del Senato (dopo il malore è adagiato nello studio del presidente), a seguito di un vibrante discorso in Aula nel quale ripercorre l’attività del suo ministero, con una perorazione della causa dei più deboli e dei più poveri: «Noi — afferma in quell’occasione ricordando i concittadini della sua provincia e in particolare i boscaioli, i contadini e i pastori — non risolveremo mai i nostri tragici problemi di fondo, se non sapremo trovare il modo di destinare, nei limiti delle nostre forze, delle nostre capacità, delle nostre valutazioni ogni lira disponibile per il benessere della gente più umile che popola il nostro Paese».

Come a dire, in termini moderni, che è non solo e non tanto il Prodotto interno lordo — né aggregato né pro capite — o un certo saldo di bilancio che in definitiva fa civile e prospero un Paese: ma la disponibilità di beni pubblici e le concrete possibilità di vita e lavoro della parte più disagiata.

L’opera di Ezio Vanoni è spesso racchiusa nella formula duale della stabilità finanziaria e dello sviluppo economico. Ed era in effetti stato possibile allora perseguire la stabilità e lo sviluppo, senza contrapposizioni tra i due termini, intesi non come univocamente vincolanti, né tanto meno come acquisiti una volta per tutte; ma come obiettivi intermedi, strumentali l’uno all’altro e al fine ultimo dello sviluppo della persona umana, giacché non c’è duraturo sviluppo senza solida stabilità così come non c’è accettabile stabilità senza diffuso sviluppo. Ma egualmente importante — in società in cui si alzano nuovi e vecchi muri — appare oggi il richiamo al binomio crescita economica-coesione sociale, che include anche la partecipazione, senza il quale non c’è sviluppo in senso pieno.

La perequazione tributaria di Vanoni, ancorata al principio della progressività (art. 53 della Costituzione), assume rinnovato rilievo politico nel presente delle crescenti disuguaglianze tra patrimoni e tra redditi, e in specie tra redditi da capitale e redditi da lavoro. Ribadendo che le imposte e le tasse sono giustificate, se sono giustificate le spese; se è tutelato il risparmio e ne è incentivato l’uso per l’investimento produttivo. Quale e che tipo di società vogliamo? Il punto è tutto qui.

«Lo sai che era il mio dovere»

Di un cancelliere dello scacchiere — generalizziamo: di un ministro dell’economia — Keynes aveva detto una volta, come a indicare i difetti più gravi della sua azione politica, che questi era: Too pessimistic to snatch present profits and too short-sighted to avoid future catastrophe, ovvero: «Troppo pessimista per cogliere l’occasione presente, e troppo miope per evitare una catastrofe ventura». Coraggio di agire e prudenza nel valutare. Sono questi gli attributi del grande politico.

A Vanoni non fecero difetto né il coraggio, né la prudenza. Così come non gli fece difetto quella spinta interiore che lo aveva guidato dai banchi di scuola ai banchi del governo, e che ritroviamo integra e intatta nelle parole dette, oramai morente, nel primo pomeriggio del 16 febbraio 1956 alla moglie, quasi come a giustificare l’impegno per il bene comune: «Lo sai che era il mio dovere».

 

Fonte: L’Osservatore Romano – 27 giugno 2026

Titolo originale: Una finanza giusta per una società prospera

[I titoletti inseriti nel testo sono della redazione de Il Domani d’Italia]

Il centro non è una monade di Leibniz

Un’identità riformista, non uno spazio indefinito

La politica italiana sta attraversando una trasformazione profonda. Una parte crescente dell’elettorato non si riconosce più nella tradizionale dicotomia tra destra e sinistra. Non si tratta di un vuoto ideologico, ma di una domanda nuova: serietà, competenza, pragmatismo e capacità di governare problemi complessi senza slogan.

Il momento per dirlo è questo, e non è casuale. Camus scriveva che il compito della sua generazione non era rifare il mondo, ma impedire che si disfacesse. È esattamente la responsabilità che oggi cade sul centro: non l’utopia di una politica perfetta, ma l’argine concreto contro chi semplifica per vincere e governa per durare. In un’epoca in cui le democrazie liberali cedono terreno alle autocrazie, in cui il populismo e il sovranismo hanno dimostrato di saper vincere le elezioni promettendo ciò che non possono mantenere, il centro ha una responsabilità che va oltre la propria sopravvivenza elettorale. È chiamato a essere l’argine di una politica del fare contro una politica del dire, della concretezza contro la narrazione, della complessità governata contro la semplificazione agitata. Non è un ruolo difensivo, è un ruolo fondativo.

In questo spazio si colloca il centro. Ma sarebbe un errore interpretarlo come un luogo indefinito, sospeso tra gli schieramenti o ridotto a semplice bacino elettorale disponibile a ogni stagione politica. Il centro non può vivere di ambiguità, né di posizionamenti tattici. Deve invece fondarsi su una chiara identità riformista.

I pilastri di una proposta credibile

Questa identità ha alcuni pilastri non negoziabili: una crescita economica che non scarichi i costi sulle fasce più deboli, un europeismo che sappia anche criticare Bruxelles quando sbaglia, una modernizzazione dello Stato che non sia solo digitalizzazione di procedure inefficienti. Valori non di facciata, ma verificabili nelle scelte di bilancio e nelle riforme concrete. Senza questi elementi, il centro non è una proposta politica, ma una formula elettorale destinata a consumarsi rapidamente.

Identità e alleanze: la lezione di Dante

Allo stesso tempo, il centro non può diventare una monade, chiusa in sé stessa e incapace di costruire relazioni politiche. C’è un’immagine dantesca che può aiutare a capire. Dante non percorre il cammino da solo: ha bisogno di Virgilio. Ma non sparisce in lui, mantiene la propria voce, il proprio giudizio, la propria destinazione finale. La politica centrista dovrebbe funzionare così: non autosufficienza, non dissoluzione, ma relazione con identità. Una forza politica isolata, per quanto coerente, è irrilevante in un sistema che richiede alleanze per governare. L’autosufficienza è un’illusione, non una strategia.

Coerenza prima del governo

La sfida è quindi tenere insieme due esigenze solo in apparenza contraddittorie: la solidità dell’identità e la capacità del dialogo. Il centro non ha il compito di unire gli uguali, ma di costruire qualcosa di coerente a partire da storie, sensibilità e culture diverse. Non omologazione, ma sintesi. Una politica che semplifichi cancellando le differenze non governa la complessità, la evita. Il centro deve restare fermo sui propri valori, ma al tempo stesso costruire interlocuzioni serie con le altre culture politiche che condividono una visione riformista del Paese.

Governare non significa sommare posizioni eterogenee dopo il voto, ma costruire prima un perimetro di coerenza politica. È qui che si misura la credibilità di una forza centrista: nella capacità di dire agli elettori non solo cosa vuole fare, ma anche con chi intende farlo.

Il rischio di un centro puramente tattico è evidente: raccogliere consenso da mondi diversi senza però poter garantire una direzione chiara al momento delle scelte di governo. La storia italiana offre esempi chiari in entrambe le direzioni. Il centro democristiano sapeva costruire coalizioni senza perdere il proprio baricentro valoriale. Il centro degli anni Novanta e Duemila ha invece spesso inseguito il consenso senza radicarlo, diventando variabile di aggiustamento di altri disegni politici. La differenza non era nei programmi scritti, ma nella coerenza delle scelte di governo. Tutto questo alimenta instabilità e, soprattutto, disillusione. Gli elettori non chiedono giochi di equilibrio, ma chiarezza di prospettiva.

Una forza riconoscibile, non un serbatoio di voti

Per questo il centro deve assumere una responsabilità precisa: contribuire alla costruzione di una proposta di governo coerente fin dall’inizio, fondata su valori condivisi e su un programma esplicito. Non si tratta di rinunciare all’autonomia politica, ma di renderla utile e riconoscibile.

La politica non vive di posizionamenti indefiniti, ma di identità dichiarate e di impegni mantenuti. Un centro che rinuncia ai propri valori perde credibilità. Un centro che rinuncia al confronto perde utilità. Solo tenendo insieme questi due elementi può diventare davvero una forza di governo e non soltanto un punto di passaggio del consenso.

La sua forza non sarà nell’essere ovunque, ma nell’essere riconoscibile. Non basta galleggiare: bisogna sapere dove si vuole arrivare, e dirlo prima del voto, non dopo. È questa la differenza tra una forza politica e un serbatoio di consenso.

Patto tra le religioni per rafforzare dialogo e bene comune

Un documento dal forte valore istituzionale

È stato consegnato giovedì scorso direttamente al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dopo averlo firmato nella mattinata all’Auditorium dell’Ara Pacis a Roma il “patto” tra Chiese e comunità religiose nel nostro paese. Ed è alquanto significativo, nonchè carico di contenuti, il titolo del Patto che nella sua definizione è preciso: “La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”. È stato firmato, appunto, dai rappresentanti delle comunità religiose in Italia. L’incipit del documento è chiaro e persin netto e merita di essere citato per esteso: “Siamo i responsabili delle confessioni e tradizioni religiose che abitano in Italia, che partecipano al Tavolo interreligioso nazionale. Abbiamo deciso di stendere questo Patto per dare continuità e prospettiva al nostro lavoro insieme e per dare ufficialità a questa esperienza di dialogo. Il documento vuole essere rispettoso nelle parole, responsabilizzante nei contenuti, pragmatico e coraggioso nella sua concretezza e nella sua visione”. Parole chiare ed ineccepibili che indicano un percorso altrettanto concreto e determinato da parte delle varie comunità religiose che hanno sottoscritto il documento. Un ruolo importante e decisivo, è bene sottolinearlo, l’ha avuto la Cei e il dipartimento che ha accompagnato questo lavoro di confronto e di dialogo costruttivo e fecondo. Per tre anni, infatti, i rappresentanti dei principali cuti religiosi si sono incontrati alla Conferenza Episcopale Italiana per rafforzare il dialogo creando un tavolo interreligioso nazionale.  

Tre anni di confronto e un progetto condiviso

Inoltre, è bene ricordare che dal 2024 anche i giovani rappresentanti delle diverse comunità religiose si sono riuniti per dare il loro contributo fattivo al decollo e alla concreta riuscita di questo importante progetto ecumenico. Un altro passaggio significativo del documento è quando si sottolinea che “condividiamo il valore e la complessità di essere persone credenti e praticanti di diverse fedi in una società post moderna secolarizzata, multiculturale e plurireligiosa, ferita da conflitti ed estremismi, anche pseudo-religiosi, derivanti da posizioni etnocentriche, prevaricanti, di chiusura e di colonizzazione culturale ed economica, e condividiamo l’importanza di agire insieme per il Bene comune, certi della rilevanza del dialogo interreligioso per lo sviluppo della società italiana”.  

Impegni concreti contro pregiudizi ed estremismi

Insomma, non si tratta soltanto di dichiarazioni generiche, vagamente protocollari o burocratiche ma, al contrario, si parla di impegni concreti e finalizzati a costruire quel clima che resta indispensabile e necessario per dare gambe e sostanza al dialogo ecumenico ed interreligioso. Come quello, per fare un solo esempio, di mantenere sempre vivo il dialogo anche quando le posizioni tra le rispettive confessioni religiose divergono e le pressioni interne o esterne alimentano fratture o dissidi. Al contempo, educare le comunità al dialogo e alla conoscenza reciproca attraverso corsi di formazione e condivisione. E, ancora, contrastare ogni forma di pregiudizio, oppressione, discriminazione ed estremismo. Senza dimenticare la promozione della pari dignità di ogni religione di fronte allo Stato attraverso un dialogo critico e costruttivo sul rapporto tra religione, laicità e politica nel contesto italiano.  

Una nuova stagione per il dialogo ecumenico

Infine, si è convenuto sulla necessità di istituire una giornata nazionale del dialogo interreligioso, la promozione di occasioni di incontro e dialogo tra giovani delle diverse fedi e la valorizzazione del ruolo delle donne all’interno delle confessioni e tradizioni religiose. Una pagina importante, dunque, che può contribuire ad aprire una nuova fase del dialogo ecumenico nel nostro paese.

Il “popolo attivo” di Valdo Spini, una lezione per il riformismo

Oltre il popolo passivo

Il costrutto di “popolo attivo”, elaborato e proposto da Valdo Spini già nel Psi e poi alla guida della Federazione laburista, è di un’attualità formidabile. Attivo è l’opposto di passivo. Dunque, il popolo attivo non solo come coloro che vivono del proprio lavoro, bensì quanti si pongono con un atteggiamento propositivo, fattivo, positivo: chi si impegna, ha idee, è volto al futuro, costruisce, al di là della società “lavoristica” tradizionale. Un appello, quello di Valdo, che oggi andrebbe rivolto anche agli eredi di Alcide De Gasperi. Ricordiamo ciò che dichiarò lo statista e leader democristiano alla vigilia delle elezioni del 18 aprile 1948: «Siamo un partito di centro che cammina verso sinistra […]. La meta è quella di un laburismo italiano». E che dire della battaglia del comunista Giorgio Amendola contro le tendenze e le incrostazioni parassitarie e burocratiche che si annidavano anche all’interno dei ceti popolari e delle forze sindacali?

La linea di frattura tra produttori e parassiti

Vi è sicuramente un’eco di Saint-Simon nell’idea guida di Spini e in tali altri fermenti: la capacità di scorgere la linea di frattura, appunto, tra parassiti e produttori. Dove la questione della proprietà, in senso giuridico, dei mezzi di produzione si relativizza: è l’approccio attivo che conta, che si lavori “nel privato”, “nel pubblico” o nelle cooperative. Un terreno sul quale maestri del cristianesimo sociale come Ermanno Gorrieri molto avrebbero da insegnare.

La libertà come esercizio quotidiano

E il “popolo attivo” evoca sia la componente della società davvero protesa a fare e a pensare, sia i singoli. Qui giunti, mi perdoni il lettore se riporto ancora una volta ciò che scrisse Carlo Rosselli sul numero 1 (gennaio 1932) dei Quaderni di Giustizia e Libertà: «Il liberalismo, prima ancora che una filosofia e una politica, è un atteggiamento dello spirito. Liberali non si nasce, si diventa. E si diventa attraverso uno sforzo incessante di conoscenza degli altri e di sé, attraverso un perpetuo esercizio delle proprie facoltà.

La fede del liberale è una fede virile fondata sulla ragione. In questa sua razionalità sta ad un tempo la sua debolezza e la sua forza. Debolezza, perché esclude le rivelazioni folgoranti, le conversioni d’impeto; forza, perché una volta conquistata dà a chi la possiede un senso più pieno e sicuro della vita.

Nessun errore maggiore che vedere nel liberale uno scettico, un passivo. Il liberale è un credente che afferma la libertà dello spirito umano, che proclama l’uomo unico fine, che ha fede nella perfettibilità del genere umano, che è animato da una insoddisfazione perenne per tutte le posizioni acquisite, per tutte le lotte conchiuse e le mortifere quieti.

Il liberale è un combattente, un intervenzionista nato: è tout court l’uomo moderno.

L’uomo vive associato

Nella sfera individuale esso reclama l’autonomia della coscienza, il rispetto di una sfera invarcabile di indipendenza dell’uomo. Nella sfera associata esso reclama autonomia per tutti gli spontanei raggruppamenti di uomini, gruppi, classi, chiese, nazioni e la ripulsa da ogni violenza.

Le due sfere sono indissolubilmente connesse. La libertà non ha senso riferita all’uomo isolata. L’uomo vive associato e il concetto di libertà è necessariamente universale. Una libertà di singoli, di caste, di classi, di superuomini non è libertà: è privilegio».