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lunedì, 26 Gennaio, 2026
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Ciafani (Legambiente): Italia leader circolare, ma manca certezza

Rimini, 5 nov. (askanews) – L’Italia ha una leadership internazionale nell’economia circolare ma continui cambi normativi frenano gli investimenti per i mille impianti necessari a raggiungere l’obiettivo rifiuti zero a smaltimento: lo afferma Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, a margine della 27esima Conferenza sul compostaggio e digestione anaerobica del Consorzio Italiano Compostatori a Ecomondo.

“L’Italia ha una leadership internazionale sull’economia circolare. Di questo a volte ne siamo poco convinti nel paese, lo raccontiamo anche poco – spiega Ciafani -. Su certi fronti facciamo meglio della Germania che viene raccontato sempre come qualcosa da replicare. In realt siamo pi bravi noi su alcune filiere, penso agli oli minerali usati o alla filiera dell’organico e del compostaggio e della produzione di biometano dal trattamento del compostaggio”.

“C’ un problema di cambio continuo di normativa che purtroppo non aiuta gli investimenti – prosegue il presidente di Legambiente – perch le imprese hanno bisogno di certezza. Questo mette in difficolt anche l’obiettivo su cui siamo impegnati da anni, quello di costruire mille nuovi impianti per arrivare a rifiuti zero a smaltimento, per contrastare chi pensa che rifiuti zero sia impianti zero. Una soluzione che fa sparire i rifiuti non esiste”.

Ciafani punta il dito contro le responsabilit diffuse: “Bisogna colmare il deficit impiantistico, soprattutto nel centro sud per evitare questo andirivieni di camion che portano i rifiuti da una parte all’altra del paese. Si parla sempre della sindrome Nimby, non nel mio giardino, dei cittadini, ma c’ anche la sindrome Nimto, non nel mio mandato elettorale, di cui affetta la politica, che l’altra faccia della medaglia che porta a non realizzare quegli impianti fondamentali per evitare di portare materie prime seconde e rifiuti da riciclare in altri paesi del pianeta”.

Putin ha ordinato di avviare preparativi per nuovi test nucleari

Roma, 5 nov. (askanews) – Il presidente russo Vladimir Putin ha incaricato il ministero degli Esteri, il ministero della Difesa, le agenzie di intelligence e le agenzie civili di presentare proposte sulla possibilità di prepararsi ai test sulle armi nucleari. La decisione è stata comunicata durante il Consiglio di Sicurezza russo. “Incarico il ministero degli Affari Esteri, il ministero della Difesa della Federazione Russa, i servizi speciali e le agenzie civili competenti di fare tutto il possibile per raccogliere ulteriori informazioni su questa questione, analizzarle a livello di Consiglio di Sicurezza e presentare proposte coordinate sul possibile inizio dei lavori di preparazione ai test sulle armi nucleari”, ha dichiarato Vladimir Putin.

Putin ha definito la situazione relativa all’annuncio di Trump sulla ripresa dei test nucleari un problema serio. “Sì, in effetti si tratta di una questione seria”, così Putin durante l’incontro con i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza russo.

Sembravano mostre, erano il futuro: questi 30 anni della Sandretto

Torino, 5 nov. (askanews) – Il futuro una terra straniera, oltre che una delle grandi mitologie del nostro tempo incatenato a un presente digitale eterno. Ed gi a suo modo commovente che la mostra che celebra i 30 anni della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino sia intitolata “News from the Near Future”, ma la cosa prende ancora pi senso dato che Patrizia Sandretto una delle figure che hanno costruito il modo di pensare il contemporaneo in Italia, anticipando spesso nei suo progetti quello che, a posteriori, abbiamo capito che sarebbe stato “il futuro”. Dalla collezione al museo e poi al modo in cui possiamo pensare l’arte oggi: questo accaduto nei tre decenni di storia della Fondazione: non tutto ci che passato negli spazi di via Modane stato necessariamente indimenticabile, ma gran parte di quello che oggi consideriamo indimenticabile in qualche modo passato anche di li.

E per capirlo basta leggere alcuni dei nomi degli artisti presenti nella mostra, che si articola su due sedi: in Fondazione e al MAUTO. Maurizio Cattelan, Alberto Garutti, Ed Atkins, Giulia Cenci, Arthur Jafa, Simone Leigh, Sarah Lucas, Philippe Parreno, Berlinde de Bruyckere, Tino Sehgal, Cindy Sherman, Rudolf Stingel, Fiona Tan, Wolfgang Tillmans, Rosemarie Trockel, Lynette Yiadom-Boakye, nella prima esposizione. E poi al Museo dell’Automobile il turno di Matthew Barney, Vanessa Beecroft, Thomas Demand, Fischli & Weiss, Claire Fontaine, Mona Hatoum, Thomas Hirschhorn, Damien Hirst, Mike Kelley, Ragnar Kjartansson, Barbara Kruger, Sharon Lockhart, Goshka Macuga, Sandra Mujinga, Shirin Neshat, Paul Pfeiffer, Paola Pivi, Jeff Wall, Rachel Whiteread. vero, gli elenchi in fondo lasciano il tempo che trovano, ma il punto proprio che in questo caso rappresentano invece il senso della portata dell’operazione. Tutto ci che una volta era futuro e adesso diventato la nostra storia, il nostro stesso modo di pensare le opere d’arte e il loro esserci.

Il futuro una terra straniera, dicevamo, soprattutto perch l’ipercapitalismo contemporaneo lo ha divorato prima che ne potessimo fare esperienza, lasciandoci un vuoto nel quale gli artisti hanno saputo entrare e usare questa mancanza per creare un’alternativa. Anche attraverso il dramma di un piccolo scoiattolo suicida o una stanza buia dove appaiono frammenti di memoria evanescenti, che possiamo liberamente sperare siano anche ricordi del domani. Perch l’arte, come mi ha detto una volta Alberto Garutti, in fondo un precipitare vorticosamente verso l’alto. Ecco, proprio cos. (Leonardo Merlini)

Papa Leone ad agronomi e forestali: custodire Terra atto di amore

Roma, 5 nov. (askanews) – Una mattina segnata da commozione e responsabilità quella vissuta oggi dalla delegazione del Consiglio Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali, guidata dal presidente Mauro Uniformi, ricevuta in udienza privata da Papa Leone, alla vigilia dell’apertura del XIX Congresso nazionale dal titolo “Radici nel Futuro”.

Nel suo intervento, il Papa ha rivolto un forte appello alla speranza, invitando i professionisti dell’agricoltura e della forestazione a considerare la loro missione come “una forma concreta di carità verso nostra madre Terra e verso le generazioni che verranno”.

“La terra – ha detto Papa Leone – non è un possesso, ma un dono. Essa ci precede e ci sarà tolta. È madre che nutre, non materia da sfruttare. Chi la coltiva con rispetto e sapienza partecipa all’opera creatrice di Dio e contribuisce alla pace tra gli uomini.”

Il Papa ha espresso gratitudine per il lavoro silenzioso e competente di chi tutela i suoli, le acque, le foreste, ricordando che la crisi ecologica “è anche crisi spirituale” e che la cura del creato nasce da “un cuore riconciliato con Dio e con la natura”, ha poi incoraggiato i dottori agronomi e forestali a farsi “artigiani di un’alleanza nuova tra scienza e coscienza”, mettendo la conoscenza tecnica al servizio del bene comune e non del profitto immediato.

La delegazione del CONAF ha presentato al Santo Padre le linee guida del XIX Congresso nazionale, che si aprirà nel pomeriggio presso la FAO, per poi proseguire in Campidoglio nei giorni 6 e 7 novembre. Il Papa ha benedetto i lavori del Congresso, auspicando che “la cura del suolo diventi anche cura dell’anima, e che ogni atto di tutela ambientale sia un atto di fede nel Dio della vita”, ha infine affidato i professionisti del settore alla protezione di San Francesco d’Assisi, “che seppe cantare la bellezza del creato riconoscendo in ogni creatura un segno dell’amore di Dio”. 

L’incontro in Vaticano si è concluso con l’impegno, da parte dei rappresentanti della categoria, a tradurre le parole del Pontefice in azioni concrete di salvaguardia, educazione e sostenibilità, perché – come ha ricordato Uniformi – “custodire la Terra significa custodire l’uomo”.

Almasri, Schlein: figura vergognosa per Meloni e governo

Roma, 5 nov. (askanews) – “Le autorità libiche hanno ordinato l’arresto di Almasri, per tortura e omicidio. Lo stesso criminale che Meloni, Nordio e Piantedosi hanno liberato e riaccompagnato a casa con un volo di Stato, dopo che la magistratura e le forze dell’ordine italiane lo avevano fermato nel nostro Paese per il mandato d’arresto della Corte Penale internazionale”. La segretaria del partito democratico Elly Schlein.

“Evidentemente – aggiunge – per la procura in Libia il diritto internazionale non vale ‘solo fino a un certo punto’, come per il governo italiano. Questa è una figura vergognosa a livello internazionale per cui il governo deve chiedere scusa agli italiani”.

Lazio, Bankitalia: crescita I semestre (0,7%) sopra media nazionale

Roma, 5 nov. (askanews) – Nel primo semestre del 2025 la crescita dell’attività economica nel Lazio è proseguita a un ritmo moderato, in un contesto macroeconomico internazionale caratterizzato da un inasprimento delle politiche commerciali e da tensioni geopolitiche. L’indicatore trimestrale dell’economia regionale (Iter) della Banca d’Italia segnala un aumento del prodotto dello 0,7 per cento sullo stesso periodo dell’anno precedente, un dato leggermente superiore alla media nazionale; la crescita ha perso d’intensità nel corso dei mesi primaverili.

Lo riporta l’ultimo aggiornamento “L’economia del Lazio”, pubblicato da Bankitalia, secondo cui i livelli di attività nella Regione sono stati sostenuti dalla domanda estera e dalla spesa per investimenti, sia pubblica sia privata; i consumi sono aumentati soltanto lievemente.

L’andamento dell’industria è stato trainato dalla forte espansione delle esportazioni; in particolare, si legge, i prodotti farmaceutici hanno beneficiato degli anticipi di acquisto dagli Stati Uniti, dettati dal timore di nuove misure tariffarie.

Nel comparto delle costruzioni l’attività è leggermente calata, condizionata dalla rimodulazione degli incentivi fiscali ai lavori privati; è invece proseguita la crescita dei lavori pubblici, sostenuti dalle opere del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e del Giubileo della Chiesa cattolica. Nel settore terziario il commercio ha risentito della dinamica modesta dei consumi; i maggiori arrivi legati agli eventi giubilari hanno tuttavia avuto un impatto positivo sulla spesa dei turisti stranieri. Un andamento più favorevole ha caratterizzato i servizi alle imprese.

Le condizioni economiche e finanziarie del settore produttivo sono rimaste positive. Pur in presenza di una liquidità ancora abbondante, prosegue Bankitalia, le imprese hanno aumentato la domanda di credito a sostegno degli investimenti, favorita anche dalla discesa del costo dei finanziamenti. I prestiti bancari sono pertanto tornati a crescere, sebbene l’aumento si sia concentrato fra le grandi imprese di alcuni comparti. La qualità del credito al settore produttivo è rimasta invariata, con un tasso di deterioramento che tuttavia è risultato ancora superiore alla media nazionale.

La crescita dell’occupazione è proseguita a un tasso ancora sostenuto, solo leggermente inferiore al complesso del Paese. La componente alle dipendenze è aumentata in misura superiore rispetto a quella autonoma; la dinamica è risultata più accentuata nei settori del commercio, alloggio, ristorazione e trasporti. Il tasso di attività è rimasto stabile, mentre quello di disoccupazione si è ridotto.

Secondo Bankitalia, l’andamento favorevole dell’occupazione si è riflesso in un incremento del reddito disponibile delle famiglie. La crescita del potere d’acquisto, in linea con la dinamica nazionale, è stata tuttavia frenata dalla risalita dell’inflazione. I consumi sono aumentati in misura contenuta, riflettendo un atteggiamento di prudenza nelle decisioni di spesa. L’indebitamento delle famiglie è cresciuto a un tasso leggermente superiore a quello registrato alla fine del 2024, sostenuto dalla ripresa della domanda di mutui per l’acquisto di abitazioni.

Gli indicatori disponibili prefigurano una moderata crescita per la parte restante dell’anno. L’attività economica continuerebbe ad essere sospinta dalle opere pubbliche e dagli investimenti delle imprese, a fronte di un indebolimento della domanda estera. La spesa in conto capitale è prevista in aumento anche nel 2026, in particolare quella finalizzata all’innovazione tecnologica, nonostante il clima di forte incertezza legato all’inasprirsi delle tensioni commerciali internazionali.

Almasri, Conte: umiliazione per Meloni, vergogna per l’Italia

Roma, 5 nov. (askanews) – “Che umiliazione per il governo Meloni. Alla fine Almasri, un torturatore con accuse anche per stupri su bambini, è stato arrestato in Libia. Invece la nostra premier e i nostri ministri lo hanno fatto rientrare a casa con voli di Stato, con la nostra bandiera, calpestando il diritto internazionale e la Corte Penale internazionale, il cui Statuto a tutela dei diritti è stato firmato a Roma”. Lo ha scritto sui suoi canali social il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte.

“Ora diranno che anche la Procura generale in Libia è un nemico del Governo? Che vergogna per la nostra immagine. Non è questa l’Italia”, ha concluso l’ex premier.

Separazione carriere magistrati: presentato il Comitato per il s

Roma, 5 nov. (askanews) – ” un paradosso che la magistratura difenda un sistema ordinamentale, qual quello attuale, nel quale pubblici ministeri e giudici vivono all’interno di un’unica organizzazione. Perch questo ordinamento l’ordinamento che abbiamo ereditato dal ventennio fascista”. Lo ha detto il presidente dell’Unione Camere Penali Italiane, l’avvocato Francesco Petrelli in occasione della presentazione del Comitato per il S al referendum sulla separazione delle carriere in magistratura.

” l’ordinamento del 1941 voluto da Dino Grandi, guardasigilli del Duce, il quale addirittura nella sua relazione parlava di una unit spirituale della magistratura – ha spiegato Petrelli – I tempi sono cambiati, noi oggi abbiamo un codice accusatorio che ha voltato pagina sul paradigma dell’inquisitorio e pretende inevitabilmente un giudice terzo davanti alle parti. Tutto questo rende impossibile che il controllore e il controllato vivano la loro vita professionale dal loro ingresso alla loro uscita dalla magistratura all’interno di una medesima organizzazione. Si tratta di una regola fondamentale di ogni moderna democrazia liberale”.

BFT Burzoni a Emo Hannover 2025, valore e relazioni in fiera

Roma, 5 nov. (askanews) – Si svolta ad Hannover l’edizione 2025 di EMO, la fiera mondiale dedicata alla tecnologia per la produzione industriale che quest’anno ha celebrato il suo cinquantesimo anniversario. Cinque giornate intense con oltre 1.600 espositori da 45 paesi, pi di 80mila visitatori. Tra i protagonisti italiani di questa edizione anche BFT Burzoni, che da oltre vent’anni partecipa a questo importante appuntamento.

“Noi esponiamo dal 2003, – spiega Arianna Burzoni, Direttore generale – in questa bellissima fiera che un appuntamento per noi molto importante perch ci d la possibilit di accogliere i nostri clienti tedeschi, e non solo, in una manifestazione dal respiro veramente mondiale”.

In un’epoca in cui tutto sembra potersi gestire a distanza tra videochiamate, piattaforme online e intelligenza artificiale, BFT Burzoni continua a credere nel valore autentico degli incontri dal vivo.

“In EMO ad Hannover 2025 – continua il direttore commerciale Gian Luca Andrina – siamo orgogliosi di rappresentare l’Italia in questo scenario internazionale in cui si incontrano le migliori aziende e la migliore tecnologia”. Da questo punto di vista Burzoni mette in evidenza i progressi fatti sul piano tecnologico. “In particolare – prosegue Gian Luca Andrina – abbiamo presentato la linea di frese T4490, che permette di ottenere uno spallamento retto preciso con l’inserto a 4 taglienti. A questa gamma si aggiunge ora anche l’inserto da 9 mm, oltre a quello da 13 mm gi esistente. Abbiamo inoltre introdotto la taglia da 9 mm che completa la gamma da 12 e 16 mm della nostra fresa High Feed TJ401. Negli espositori sono sempre presenti gli inserti nei gradi CCT35 e CCD40, affidabili e ultra-performanti nelle lavorazioni di leghe resistenti al calore. Molto interessanti anche le proposte relative alle frese in metallo duro integrale Extreme Performance, come Hulk, Thor e Troko, ideali per sgrossature e semifiniture ad elevati volumi di truciolo. Tra le pi apprezzate anche la Runner, una fresa polivalente che consente di forare a 90 alla stessa velocit di una punta e di entrare in rampa a 45. Per la superfinitura, ci affidiamo alla Mirror”.

La presenza di BFT Burzoni a EMO Hannover 2025 non quindi soltanto una vetrina internazionale ma un modo per riaffermare una visione precisa, quella di un’impresa che unisce esperienza, ricerca e dialogo costante con il cliente perch non sono solo le macchine a fare la differenza, ma la competenza, la passione e la capacit di costruire relazioni. L’innovazione, per BFT Burzoni, non si misura solo in micron o in gradi di precisione ma anche nella qualit del confronto umano e nella volont di trovare insieme al cliente la soluzione pi efficace.

Nepal, per le autorità locali 3 alpinisti italiani morti e 7 dispersi

Roma, 5 nov. (askanews) – Il Console Generale d’Italia a Calcutta, competente per il Nepal, è giunto questa mattina a Kathmandu per un coordinamento diretto con le autorità nepalesi e con i gruppi di ricerca, in stretto raccordo con la Farnesina. Lo riferisce il ministero degli Esteri in una nota.

Al momento le autorità locali hanno confermato il decesso di tre alpinisti italiani, Alessandro Caputo (salma recuperata, area Manaslu Peak), Stefano Farronato (salma recuperata, area Manaslu Peak) e Paolo Cocco (salma trasferita presso l’ospedale per stranieri), si legge nel testo.

Non si ha notizia di altri 7 italiani, tra cui Marco Di Marcello e Markus Kirchler (entrambi nella zona di Yalung Ri, considerati dispersi).

Negli ultimi giorni diverse aree dell’Himalaya nepalese sono state colpite da una serie di valanghe, che hanno travolto molti alpinisti fra cui alcuni italiani. Sono ancora difficili le comunicazioni tra le autorità, i responsabili delle operazioni di soccorso e le rappresentanze diplomatiche di vari paesi coinvolti.

Tra circo e teatro musicale, a Roma la prima nazionale di "Mystica"

Roma, 5 nov. (askanews) – Otto donne mistiche sono le protagoniste di “Mystica”, una nuova creazione della compagnia transdisciplinare Movedbymatter in collaborazione con Muziektheater Transparant, in prima nazionale il 7 novembre alle 21 (in replica l’8 novembre alle 19 e il 9 novembre alle 17) al Teatro Vascello a Roma nell’ambito del RomaEuropa Festival (REF).

Diretta da Kasper Vandenberghe, Mystica è un’opera in cui il linguaggio del circo si fonde con quello del teatro musicale, in un rituale che dà voce a otto donne extra-ordinarie – cristiane, sufi, taoiste, indù -vissute tra l’VIII e il XVI secolo.

Nell’opera, i testi tramandati di Hildegard von Bingen, Mirabai, Teresa d’Avila, Sun Bu’er e altre ancora, sono stati reinterpretati in chiave poetica contemporanea dalla poetessa e drammaturga Elisa Demarré e intrecciati in una polifonia moderna dal cantante, performer e compositore Timo Tembuyser.

Attorno a questo nucleo di testi e musica, gli artisti hanno costruito una partitura di straordinaria intensità e suggestione che travolge lo spettatore mentre la scena diventa spazio fisico e sacro allo stesso tempo.

Sul palco, le artiste Lia Vilão, Lina Isaksson e Marta Camuffi si librano seguendo la tecnica della hair suspension come icone di un’ascesi, mentre voci corali si uniscono in un gesto collettivo, alla ricerca di una nuova lingua comune da parlare insieme. Cosa risvegliano oggi in noi le parole di questi spiriti femminili? Si chiedono gli artisti.

Su linee di basso composte da Jens Bouttery, artiste della sospensione e cantanti costruiscono insieme un microcosmo spirituale dove tutto sembra connesso, in un viaggio alla riscoperta di una corrente mistica perduta che scorre ancora nel presente; una potente esperienza visiva che celebra la forza dello stare insieme.

(Copyrights Photo: Titus Simoens)

In Libia la procura ordina l’arresto di Almasri

Roma, 5 nov. (askanews) – La Procura generale libica ha ordinato la detenzione di Osama Al Masri Najim e il suo rinvio a giudizio con l’accusa di tortura di detenuti e della morte di un detenuto sotto tortura. Lo riferisce l’emittente Libya24. La Procura ha ordinato la detenzione di Al Masri, capo delle operazioni di polizia giudiziaria presso il carcere di Mitiga, a Tripoli, con l’accusa di tortura e violazioni dei diritti umani presso il Centro di Riabilitazione e Correzione di Tripoli. In una dichiarazione la Procura ha fatto sapere di aver concluso le indagini avviate lo scorso luglio rispetto alle accuse di tortura, trattamenti crudeli e degradanti nei confronti di 10 detenuti, uno dei quali
poi deceduto. Najim è ricercato dalla Corte penale internazionale dell’Aia (Cpi), che ha spiccato il 18 gennaio scorso un mandato di arresto per crimini di guerra e contro l’umanità commessi al carcere di Mitiga.

Dura la critica delle opposizioni al governo italiano. Almasri,. infatti, fu arrestato il 19 gennaio scorso a Torino e rimpatriato in Libia due giorni con un volo di stato, malgrado su di lui pendesse un mandato della Cpi con l’imputazione di crimini di guerra. Il Tribunale dei Ministri aveva chiesto l’autorizzazione a procedere nei confronti del sottosegretario Alfredo Mantovano e i ministri di Giustizia e Interni, nell’ordine Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, con l’ipotesi di vari reati. La Camera dei Deputati ha però respinto la richiesta.

“Le autorità libiche hanno ordinato l’arresto di Almasri, per tortura e omicidio. Lo stesso criminale che Meloni, Nordio e Piantedosi hanno liberato e riaccompagnato a casa con un volo di Stato, dopo che la magistratura e le forze dell’ordine italiane lo avevano fermato nel nostro Paese per il mandato d’arresto della Corte Penale internazionale”. La segretaria del partito democratico Elly Schlein. “Evidentemente – aggiunge – per la procura in Libia il diritto internazionale non vale ‘solo fino a un certo punto’, come per il governo italiano. Questa è una figura vergognosa a livello internazionale per cui il governo deve chiedere scusa agli italiani”. “Che umiliazione per il governo Meloni. Alla fine Almasri, un torturatore con accuse anche per stupri su bambini, è stato arrestato in Libia. Invece la nostra premier e i nostri ministri lo hanno fatto rientrare a casa con voli di Stato, con la nostra bandiera, calpestando il diritto internazionale e la Corte Penale internazionale, il cui Statuto a tutela dei diritti è stato firmato a Roma”. Lo ha scritto sui suoi canali social il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte. “Ora diranno che anche la Procura generale in Libia è un nemico del Governo? Che vergogna per la nostra immagine. Non è questa l’Italia”, ha concluso l’ex premier. “Il governo Meloni ha protetto un torturatore e stupratore. Oggi la Libia arresta Almasri per torture e omicidi, gli stessi crimini per cui la Corte penale internazionale ne aveva chiesto la cattura. Ma l’Italia lo ha liberato e rimandato a casa con un aereo di Stato. È una vergogna nazionale: Meloni e Nordio hanno ostacolato la giustizia internazionale e coperto un criminale. Questo governo ha tradito i principi di legalità e diritti umani: una vergogna nazionale firmata Meloni”, così Angelo Bonelli deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, co-portavoce di Europa Verde.  “Cos’altro deve accadere se non l’arresto in Libia di Almasri con l’accusa di violenze e torture sui detenuti perchè Nordio si dimetta? Non solo il ministro della Giustizia sin da subito ha raccontato una montagna di balle in parlamento, non solo il governo italiano ha riaccompagnato un delinquente con l’aereo di Stato, non solo l’esecutivo Meloni ha fatto tutto questo sulla base di uno scambio con il controllo dei flussi di migranti, non solo lo ha fatto sbattendosene del mandato di arresto della Corte Penale internazionale, ora scopriamo che persino per i libici Almarsi è un pericolo. Cosa aspetta Nordio a fare un passo indietro? Non pensa di aver già portato nel punto più basso il ministero e l’istituzione che ricopre pro tempore?”. Lo afferma il segretario di +Europa, Riccardo Magi.

Napoli, chiesa gremita per funerali del poliziotto morto in incidente

Napoli, 5 nov. (askanews) – A Napoli i funerali dell’assistente capo coordinatore di polizia, Aniello Scarpati, morto nella notte dell’1 novembre mentre era in servizio a bordo della volante, coinvolta in un violento tamponamento da parte di un Suv a Torre del Greco.

L’arrivo del feretro, fasciato dal tricolore, alla chiesa cristiana evangelica ADI di via Fr Gregorio Carafa, stato accolto da applausi e dal picchetto d’onore della polizia. Gremita la chiesa, con le forze dell’ordine a presidiare anche le strade adiacenti.

Alle esequie presenti tra gli altri il ministro degli Interni Matteo Piantedosi, il capo della polizia Vittorio Pisani, il presidente della regione Campania Vincenzo De Luca, il prefetto di Napoli Michele Di Bari e l’Arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia. Il Comune di Torre del Greco ha proclamato il lutto cittadino.

Vendita di San Siro, la Procura indaga per turbativa d’asta

Milano, 5 nov. (askanews) – E’ turbativa d’asta il reato ipotizzato dalla procura di Milano nell’inchiesta sulla compravendita dello stadio di San Siro. E’ quanto si apprende da fonti giudiziarie.

L’indagine, avviata nel marzo 2005 per far luce su eventuali irregolarità nella procedura che ha portato alla vendita dello stadio Meazza e delle aree circostanti a Milan e Inter per 197 milioni di euro, assume così un’accelerazione nel giorno della firma del rogito notarile che sancisce il trasferimento della proprietà della “Scala del calcio” dal Comune ai due club milanesi.

Lo stadio Meazza di Milano passa a Milan e Inter: firmato rogito

Milano, 5 nov. (askanews) – “È stato firmato oggi dal Comune di Milano e dalla società Stadio San Siro Spa, l’atto notarile relativo alla compravendita del compendio immobiliare comprensivo dello stadio Giuseppe Meazza, qualificato, nell’ambito del vigente Piano di Governo del Territorio, quale ‘Grande Funzione Urbana San Siro’, a seguito della proposta presentata da A.C. Milan Spa e F. C. Internazionale Milano Spa, ai sensi dell’art. 4, comma 13, del d.lgs. 28 febbraio 2021 n. 38 (‘Legge Stadi’)”. Lo ha annunciato in una nota il Comune di Milano.

Un comunicato analogo è stato diffuso dalle due società sportive. In una nota congiunta Milan e Inter spiegano che “la realizzazione del nuovo stadio e dell’intervento di rigenerazione urbana per l’area di San Siro rappresentano un nuovo capitolo per la città di Milano e per entrambi i Club. Questo importante traguardo riflette le ambizioni condivise da Milan e Inter e dalle rispettive proprietà, RedBird e fondi gestiti da Oaktree, per un successo sportivo a lungo termine e per un investimento che permetterà di creare valore a supporto della crescita sostenibile di entrambe le Società”.

“I Club hanno affidato a Foster + Partners e MANICA il percorso progettuale e di sviluppo di un nuovo impianto di livello mondiale e del masterplan per l’area circostante” prosegue il comunicato, precisando che “lo stadio risponderà ai più alti standard internazionali ed è destinato a diventare una nuova icona architettonica per la città di Milano. Nell’ambito del progetto sorgerà un nuovo polo di eccellenza che rifletterà la vocazione sportiva e culturale del quartiere di San Siro e dell’intera città, rigenerando uno spazio urbano nel segno di innovazione, sostenibilità e accessibilità”.

“L’operazione – conclude la nota dei due club – perfezionata tramite la società Stadio San Siro Spa, è supportata da un finanziamento disposto dagli istituti bancari internazionali Goldman Sachs e J. P. Morgan in qualità di coordinatori principali, insieme ai partner bancari dei Club, Banco BPM e BPER Banca”.

Investe di proposito 10 pedoni in Francia, arrestato. Indagini sul movente

Roma, 5 nov. (askanews) – Un automobilista questa mattina ha investito deliberatamente dei pedoni e un ciclista in diversi punti dell’isola francese di Oléron, ferendo almeno dieci persone, quattro delle quali versano in condizioni critiche, riferisce il quotidiano francese Le Figaro.

Secondo quanto riferisce il giornale francese, al momento dell’arresto, l’automobilista ha gridato “Allah Akbar”. “Tuttavia, il movente non è confermato e l’inchiesta dovrà stabilirlo”, ha dichiarato il procuratore generale di La Rochelle a Le Figaro, sottolineando che l’azione del sospettato è stata “volontaria”. L’individuo è stato arrestato per tentato omicidio, sottolinea Le Figaro, e la Procura nazionale antiterrorismo non ha ancora preso in esame il caso in questa fase.

Le Figaro, fornendo il profilo del sospettato, ha evidenziato che si tratta di un uomo di 35 anni che vive a La Cotinière (Charente-Maritime), un piccolo villaggio di pescatori a 4 chilometri da Saint-Pierre-d’Oléron, nell’isola di Oléron, nella Francia occidentale. Secondo le informazioni del giornale francese, l’uomo sarebbe noto alla polizia per reati di diritto comune, tra cui il suo comportamento irregolare e l’abuso di droghe e alcol. Le Figaro riferisce, inoltre, che nel bagagliaio dell’auto sarebbero state trovate delle bombole di gas. La procura di La Rochelle, tuttavia, ha indicato che questa informazione è attualmente in fase di verifica. Prima di essere arrestato, il sospettato ha tentato di dare fuoco al suo veicolo, informa Le Figaro. Attualmente si trova in custodia cautelare presso la stazione di polizia di Saint-Pierre-d’Oléron.

E’ stato aggiornato l’elenco degli alberi monumentali, sono quasi 5mila

Roma, 5 nov. (askanews) – E’ stato pubblicato sul sito del ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste l’Elenco aggiornato degli alberi monumentali d’Italia, che porta a 4.944 il numero complessivo degli esemplari tutelati sull’intero territorio nazionale.

Tra i 211 nuovi ingressi figurano il maestoso Cipresso di Padova, di oltre 200 anni, situato nel giardino della Chiesa degli Eremitani; il Pino Kauri di Sorrento (SA), sempreverde raro di circa due secoli; e la Bouganville di Menfi (AG), che con la sua chioma di 280 metri quadrati forma una spettacolare pergola naturale, tra le più grandi in Italia.

Le Regioni che hanno proposto i nuovi esemplari sono Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria e Veneto.

“Gli alberi monumentali raccontano la storia dei nostri territori e rappresentano un patrimonio che unisce natura, cultura e identità. Proteggerli significa custodire la bellezza e la memoria dell’Italia. Con l’inserimento di 211 nuovi esemplari nell’Elenco rafforziamo il nostro impegno per conservarli e per farli conoscere sempre di più come parte viva del paesaggio italiano. Continuiamo a promuovere una maggiore consapevolezza del valore di questi simboli straordinari della nostra biodiversità. La nostra Nazione vanta 10 milioni di ettari di boschi e il Governo Meloni è in prima linea per tutelare e valorizzare il nostro patrimonio verde”, ha detto il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida.

Gli esemplari inclusi nell’Elenco ufficiale si contraddistinguono per l’elevato valore biologico ed ecologico, legato all’età, alle dimensioni, alla morfologia, alla rarità della specie o al ruolo di habitat per particolari specie animali, ma anche per l’importanza storica, culturale e spirituale. Molti di essi sono strettamente connessi a elementi architettonici o a tradizioni locali e contribuiscono a definire il paesaggio italiano, rendendolo unico sotto il profilo estetico e identitario.

Cinema, ciak a Milano per "Franco Battiato. Il lungo viaggio"

Roma, 5 nov. (askanews) – Sono iniziate a Milano le riprese del tv movie “Franco Battiato. Il lungo viaggio”, diretto da Renato De Maria e scritto da Monica Rametta con Dario Aita come interprete principale nel ruolo di Franco Battiato.

Il film è coprodotto da Rai Fiction e Casta Diva Pictures; le riprese avranno una durata di quattro settimane e si svolgeranno a Milano, per terminare in Sicilia il 24 novembre. Il biopic è un viaggio nella vita del grande cantautore, icona della musica italiana nel mondo. Il film racconta le pieghe più nascoste dell’animo del Maestro che, con il suo mix di ironia e spiritualità, ha scritto le più significative pagine della musica del nostro Paese, cambiandone orgogliosamente le atmosfere e le percezioni.

Franco Battiato (Dario Aita) nasce in Sicilia, tra il sole cocente, il mare e l’Etna che arde vicino. Bambino curioso affamato di vita, cresce in un rapporto esclusivo con sua madre Grazia (Simona Malato) e molto conflittuale con suo padre, mentre scopre l’amore per la musica. Trasferitosi a Milano negli anni Settanta per inseguire il sogno di diventare un artista, entra in contatto con la scena culturale della città. In questo ambiente conosce Fleur Jaeggy (Elena Radonicich), amica e musa, primo dei memorabili incontri che contribuiranno alla crescita autorale e spirituale di Battiato.

Dopo gli album d’esordio caratterizzati da una sfrenata sperimentazione, Battiato si avvicina alla musica commerciale diventando proficuo autore di testi indelebili e lanciando le iconiche cantanti Alice e Giuni Russo. Allo stesso tempo, però, Franco continua ad essere alla spasmodica ricerca di se stesso; lo agita una profonda crisi esistenziale, che segna il punto di rinascita dell’uomo, oltre che dell’artista.

L’incontro con la filosofia di Gurdjieff e con nuovi maestri apre a Franco un percorso interiore radicale. La consacrazione arriva con l’album “La voce del padrone” e con collaborazioni importanti, ma Franco non smette di cercare qualcosa di più alto del successo. Il rapporto con la Sicilia resta un punto fermo, la sua casa e il suo rifugio. La sua vita e la sua musica diventano un viaggio continuo verso un altrove.

Dl Sicurezza, D’Ascenzo: per Inail ruolo chiave, prevenzione al centro

Roma, 5 nov. (askanews) – “Siamo molto soddisfatti, era un provvedimento che attendevamo e mette finalmente luce su un aspetto relativo alla sicurezza e alla prevenzione che noi aspettavamo. Siamo molto riconoscenti al governo che ha portato avanti quest’iniziativa. Ovviamente ci sono tutta una serie di attività che dovranno essere sviluppate, però siamo anche soddisfatti come Inail perchè abbiamo un ruolo importante, lo avevamo già prima, ma adesso viene confermato. Abbiamo un ruolo importante soprattutto nella prevenzione e nella possibilità veramente d’incidere sul fenomeno degli infortuni”. Il presidente dell’Inail, Fabrizio D’Ascenzo, in un’intervista ad askanews, saluta con favore il nuovo Decreto legge che introduce misure urgenti in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

Quanto alle novità introdotte dal provvedimento “sicuramente metterei in evidenza – ha spiegato D’Ascenzo – il nostro ruolo dal punto di vista della prevenzione, il nostro ruolo incisivo anche dal punto di vista della formazione. E’ un punto che è stato richiesto sia dalle organizzazioni sindacali che dalle organizzazioni datoriali. Noi siamo particolarmente convinti che la formazione sia un elemento essenziale per poter andare nella giusta direzione della prevenzione”.

Inoltre, “anche la possibilità di entrare nelle scuole in maniera convinta, in maniera decisa e partire dalle giovani generazioni perchè la cultura della sicurezza si compone di tanti elementi. Uno di questi è sicuramente il contributo da parte dei singoli e io dico sempre che la sicurezza è un sistema partecipato. Incidere sui giovani, spiegare loro quali sono i valori della cultura della sicurezza è essenziale perchè capiscano effettivamente, poi una volta che andranno a lavorare, qual è il loro contributo”, ha spiegato. Ed “è chiaro che in questo cerchiamo anche di preservarli, quindi oltre all’estensione della garanzia alle scuole e ai loro studenti, oltre che ai docenti, abbiamo anche esteso, in questo decreto, la copertura per tutte le attività che si fanno in Pcto, nei cosiddetti possibili infortuni in itinere, quindi il collegamento che c’è fra il luogo di residenza dello studente e il luogo dove deve andare a svolgere le attività”.

Fondamentale anche, per il presidente Inail, “la stabilizzazione di un contingente importante di personale sanitario che già lavorava da noi a tempo determinato perchè era stato assunto in tempi di Covid e, con questo decreto, possiamo finalmente stabilizzarli perchè ne abbiamo assoluto bisogno e su questo ci siamo particolarmente impegnati perchè potessero rimanere con noi”. Centrale, poi, “il premio nei confronti delle aziende virtuose, il sistema bonus-malus che noi utilizziamo – ha aggiunto – cerca ancor di più di premiare le aziende che s’impegnano nell’ambito della sicurezza, che non hanno incidenti e che quindi dimostrano di essere particolarmente motivate nel preservare la salute dei propri dipendenti”. Infine, “la possibilità da parte nostra di contribuire all’accreditamento degli enti di formazione”, ha concluso D’Ascenzo.

Evento Cnpr Forum, Scuola e famiglia: chi educa al sentimento?

Roma, 5 nov. (askanews) – “Prerogativa delle famiglie la scelta di come e quando iniziare a parlare dei temi che hanno a che fare con l’educazione al sentimento dei propri figli. Nelle scuole si deve insegnare il rispetto del prossimo e della vita in generale. Cosa che non ha a che fare con l’educazione sessuale. I nostri ragazzi hanno bisogno di modelli che sono sicuramente quelli della famiglia e della scuola ma quest’ultima non pu e non deve sostituirsi alle famiglie. Ci devono essere protocolli stilati con l’aiuto delle associazioni che si occupano delle famiglie che hanno disagi educativi al proprio interno. Educare i bambini al rispetto dell’altro molto diverso dall’inculcare la teoria gender o Lgbtq+. E’ fondamentale costruire un percorso condiviso con linee guida precise. Anche per questo all’interno delle riforme abbiamo previsto la facolt del genitore di scegliere se far partecipare il proprio figlio a percorsi di questo tipo. La scuola uno spazio dove si impara la socialit, la conoscenza di s stessi con l’obiettivo di formare le giovani menti. Per questo deve essere protettiva a prescindere”. Sono le parole di Ylenja Lucaselli, deputata di Fratelli d’Italia in Commissione Bilancio a Montecitorio, nel corso del Cnpr forum “Scuola e famiglia: chi educa al sentimento?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Il ruolo della scuola stato sottolineato da Ylenia Zambito (Partito Democratico), segretario della Commissione Affari sociali e Lavoro a Palazzo Madama: “La famiglia il luogo principale per l’educazione dei figli e ci non deve essere minimamente messo in discussione, soprattutto dalle istituzioni. Penso, tuttavia, che il contesto familiare non possa essere l’unico luogo di educazione. Del resto, la scuola non solo un luogo dove si apprendono nozioni ma il luogo dell’educazione per eccellenza. Io considero estremamente importante che a scuola si dedichi anche del tempo per l’educazione all’affettivit e la sessualit. Dobbiamo tener presente che gli strumenti che i ragazzi hanno a disposizione sono potentissimi, di solito i giovani apprendono da soli attraverso Internet per cui non comprendo chi si professa contrario all’educazione all’affettivit nelle scuole non considerando che forse sarebbe meglio che i nostri figli imparassero da l piuttosto che sui siti pornografici. Troppo semplice criticare questa sorta di insegnamento curriculare partendo dall’idea che ci sia dell’improvvisazione, dovrebbero essere definiti dal Ministero degli standard nazionali con tutti gli esperti di queste materie. Non possiamo non partire dalle evidenze scientifiche”. Fare rete sono le parole d’ordine per Rosaria Tassinari, deputata di Forza Italia nella Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza: “Spesso si registra molto pudore nel trattare questi temi, anche tra i giovani. Sono convinta che la famiglia sia rilevante ma deve collaborare con gli esperti del settore. Viviamo in un contesto dove i ragazzi entrano in contatto con queste tematiche sempre pi precocemente attraverso i social. Devono essere per questo tutelati e l’unico modo per farlo fare rete tra famiglie, scuola e l’ambiente sociale per educare e prevenire le violenze di genere. Bisogna altres cercare di rispettare le tempistiche di crescita dei figli senza arrivare troppo presto e cercando il supporto degli esperti. L’importante mantenere il ruolo centrale della famiglia. Alla Camera stiamo lavorando sul consenso informato per contrastare il vuoto educativo. La scuola deve elaborare i temi e avvisare le famiglie per condividere i programmi perch queste ultime possano svolgere a pieno anche il ruolo di controllo che hanno. Infine, serve una formazione attenta per chi opera a livello scolastico. I nostri insegnanti sono tra i migliori in assoluto ma dobbiamo metterli nelle condizioni di non arrivare in modo improvvisato su questi temi delicati”. Strutturare la formazione dei ragazzi la priorit per Gaetano Amato, deputato del M5s in Commissione Cultura e Istruzione: “La scuola ha sempre avuto il compito di formare le nuove generazioni, e questo compito spetta a persone qualificate, non al web. C’ una grande differenza tra una docente preparata e l’improvvisazione di chi si informa tra amici o sui social. Le famiglie oggi affrontano difficolt quotidiane, spesso concentrate sul mettere il piatto in tavola, e non possono essere lasciate sole su temi educativi cruciali. E’ necessaria una formazione strutturata, con programmi chiari, percorsi dedicati e una visione pedagogica unitaria, perch oggi regna la confusione e mancano regole condivise. La scuola un presidio dello Stato, non un ufficio di collocamento: dovrebbe estendere il tempo pieno nelle aree pi fragili, dove diventa rifugio, ascolto, punto di riferimento e occasione di riscatto. L’istituto scolastico deve essere una famiglia allargata, un luogo di crescita e valori, non un’azienda. Ma questo governo sembra voler impedire ai giovani di capire davvero, di pensare con la propria testa e di costruire un futuro libero e consapevole”. Nel corso del dibattito, moderato da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti stato espresso da Elisabetta Polentini, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Roma: “Investire nel capitale umano vuol dire curare la formazione dei nostri giovani affinch siano messi in grado di conoscere i valori della convivenza sociale, del rispetto del prossimo e dell’importanza di conoscere e gestire la propria sfera emozionale e sentimentale. Un lavoro reso sempre pi difficile dall’avvento del web e dei social network che hanno posto diverse barriere tra genitori e figli. Per questo c’ bisogno di fare rete tra famiglia, scuola e istituzioni per prevenire i danni enormi causati dall’utilizzo inconsapevole dei mezzi digitali”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “La scuola deve andare oltre le dichiarazioni di principio e tradurre le buone intenzioni in azioni concrete, sviluppando programmi formativi coerenti. Pu diventare un vero spazio di protezione se, oltre alle competenze, insegna valori, promuove la cittadinanza e la cultura del lavoro, valorizza le diversit e sviluppa il pensiero critico degli studenti”.

Tv, su RaiPlay arriva "Last Swim", esordio di Sasha Nathwani

Roma, 5 nov. (askanews) – Sarà disponibile dal 15 novembre su RaiPlay “Last Swim”, l’esordio cinematografico del regista britannico Sasha Nathwani. Presentato in anteprima mondiale alla 74esima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino, nella sezione Generation 14plus, il film ha conquistato pubblico e critica per la sensibilità con cui ritrae l’adolescenza contemporanea e per la capacità di raccontare l’incontro fra culture e identità diverse nella Londra di oggi.

Ambientato in una Londra assolata e vibrante, parla dell’ultima giornata di libertà di Ziba, un’adolescente anglo-iraniana brillante e sensibile, alle prese con la scoperta di sé e con una decisione capace di cambiare per sempre la sua vita. È il giorno dei risultati degli esami di maturità, e Ziba, unica del suo gruppo di amici ad aver ottenuto ottimi voti, decide di festeggiare attraversando la città insieme a Tara, Shea, Merf e Malcolm. Tra una corsa nei parchi, momenti di leggerezza e un’attesa crescente per un raro evento astronomico, la giovane vive il suo “ultimo tuffo” nell’adolescenza, mentre dentro di lei si agita un segreto che la costringe a confrontarsi con la paura del futuro e con la perdita del controllo.

“Last Swim” è un racconto di formazione, un film che unisce l’energia e la fragilità della giovinezza al dolore universale di crescere in un mondo incerto.

Nathwani, nato a Londra da madre iraniana e padre indiano e laureato alla Tisch School of the Arts di New York, firma insieme alla sceneggiatrice Helen Simmons una storia nata durante la pandemia, in cui la protagonista incarna una generazione sospesa tra desiderio di vita e timore di non farcela. “Questo film – racconta il regista – parla di controllo, di perdita e di come i nostri sogni e le nostre scelte cambino quando gli anni più importanti ci vengono sottratti. Ziba rappresenta la tensione tra la voglia di vivere e l’impulso di fuggire dal dolore. È una storia di speranza, di crescita e di resilienza. Last Swim è un racconto di formazione contemporaneo: un film che parla del lasciare andare i sogni e le aspirazioni adolescenziali, ma anche del non smettere mai di provare, di sperare e di aggrapparsi con tutte le forze alla vita “.

Il cast vede protagonista Deba Hekmat nel ruolo di Ziba, affiancata da Narges Rashidi, Denzel Baidoo, Solly McLeod, Lydia Fleming, Jay Lycurgo e Michelle Greenidge.

Comieco 40 anni: da 300mila a 3,8 mln tonnellate di carta raccolte

Rimini, 5 nov. (askanews) – Da 300mila tonnellate nel 1985 a 3,8 milioni nel 2024, con un tasso di riciclo degli imballaggi al 92,5% che supera gi gli obiettivi UE 2030: Comieco celebra a Ecomondo Rimini i 40 anni di una rivoluzione che ha trasformato l’Italia da importatore di macero a leader europeo del riciclo, distribuendo 231 milioni di euro ai Comuni nel solo 2024 e 2,75 miliardi dal 1998.

“Siamo a 3,7 milioni di tonnellate di raccolta differenziata” spiega Roberto Di Molfetta, vicedirettore del consorzio, a margine della fiera. “Il Consorzio lo scorso anno ha riconosciuto ai comuni quasi 250 milioni di euro per la raccolta e lavorazione del materiale. E’ un sistema dove il Consorzio su tutto il territorio nazionale garantisce il recepimento della raccolta e remunera i comuni. Stiamo negoziando con Anci per un altro quinquennio di accordi, siamo in anticipo sugli obiettivi europei di riciclo”.

La storia parte nel 1985 quando un gruppo di imprenditori cartari fonda a Milano il Comitato per l’Imballo Ecologico, mentre l’85% dei rifiuti finiva in discarica e l’industria importava 1,2 milioni di tonnellate di macero. Con il Decreto Ronchi del 1997 nasce il sistema Conai e Comieco diventa consorzio: la raccolta passa da 900mila tonnellate a oltre 2 milioni nei primi anni 2000, quando l’Italia da importatore diventa esportatore di carta da macero.

Il decennio 2006-2015 consolida l’economia circolare: il “design for recycling” entra nei brief industriali, il riciclo evita 3 milioni di tonnellate di CO e nel 2015 si superano per la prima volta i 3 milioni di tonnellate raccolte. Oggi la media nazionale 65,4 kg per abitante, con il Sud che supera per la prima volta quota 50 kg/ab.

Di Molfetta evidenzia le sfide ancora aperte: “In alcuni comuni nella carta finiscono troppi materiali, a cominciare dalla plastica, e questo ostacola il processo di riciclo. Il consorzio impegnato nel creare una rete di impianti per separare gli imballaggi compositi, come i cartoni del latte. Riteniamo ci siano ancora circa 400mila tonnellate di carta e cartone da raccogliere sul territorio nazionale. Le aree dove si pu sviluppare di pi restano in parte il sud Italia, che si molto avvicinato alle rese del resto del Paese, e Roma dove c’ ancora spazio che vogliamo colmare con l’aiuto delle municipalit”.

Dati regionali significativi: l’Emilia-Romagna ha superato le 444mila tonnellate nel 2024 (+7,6%), quantit sufficiente a riempire quasi 2 volte lo stadio Dall’Ara; la Lombardia cresce dell’1,2% a 613mila tonnellate, un terzo della raccolta del Nord; il Lazio supera le 391mila tonnellate (+3,6%). Nel 1970 servivano 100 metri cubi d’acqua per produrre una tonnellata di carta, oggi solo 24. Ogni minuto in Italia si riciclano 12 tonnellate di macero.

In Nepal risultano ancora dispersi gli alpinisti Krichler e Di Marcello

Roma, 5 nov. (askanews) – Restano dispersi gli alpinisti italiani Markus Kirchler e Marco Di Marcello, dopo le devastanti valanghe in Nepal. Le ricerche per il loro soccorso proseguono senza sosta. Lo riferiscono fonti della Farnesina. Il Consolato Generale d’Italia a Calcutta, competente per il Nepal, ha inoltre ricevuto conferma del decesso del connazionale Paolo Cocco, il cui corpo è stato recuperato dalle squadre di soccorso. La Farnesina, attraverso l’Ambasciata d’Italia a New Delhi e il Consolato a Calcutta, segue costantemente la situazione ed è in contatto con le autorità locali e con le famiglie dei connazionali coinvolti.

Calcio, Genoa: è il giorno di De Rossi

Roma, 5 nov. (askanews) – Il Genoa ha scelto Daniele De Rossi come nuovo allenatore al posto di Vieira, esonerato dopo un avvio di stagione difficile. L’ex tecnico della Roma è atteso in città già nella giornata di oggi per iniziare la sua avventura: domani dirigerà il primo allenamento, mentre domenica 9 novembre, alle ore 15, farà il suo esordio contro la Fiorentina al Ferraris.

Per De Rossi si tratta della terza esperienza da allenatore dopo Spal e Roma. Finora ha collezionato 47 panchine tra tutte le competizioni, con un bilancio di 17 vittorie, 15 pareggi e 15 sconfitte. In Serie A le sue partite sono state 22: 10 vinte, 7 pareggiate e 5 perse.

Curiosità: contro il Genoa aveva già vissuto la sua seconda panchina in carriera, nell’ottobre 2022 con la Spal, in Coppa Italia. Vinsero i rossoblù con un gol di Gudmundsson. Da giocatore, invece, De Rossi aveva affrontato il Grifone tre volte con la Roma, ottenendo una vittoria e un pareggio.

Nel frattempo, il Genoa ha ritrovato il sorriso in campionato grazie al successo per 1-2 sul Sassuolo, firmato da Ostigard nei minuti di recupero e conquistato con la coppia Murgita-Criscito in panchina. Ora tocca a De Rossi provare a dare continuità al rilancio rossoblù.

E’ morto Andrea De Adamich, volto simbolo dei motori italiani

Roma, 5 nov. (askanews) – Il mondo delle corse italiane oggi ricorda Andrea De Adamich, pilota, telecronista e icona del motorsport nazionale. L’uomo che aveva fatto della guida — in pista e davanti alle telecamere — una storia lunga e intensa, si è spento all’età di 84 anni.

Nato a Trieste nel 1941, De Adamich mosse i primi passi in pista nel 1962 e già nel 1965 vinse il titolo italiano di Formula 3, attirando l’attenzione dell’Alfa Romeo che lo inserì nei suoi ranghi. Con lei vinse i campionati europei turismo 1966-67 alla guida della GTA, segnando l’inizio di un legame che durò mezzo secolo.

Nel 1968 entrò nel mondo della Formula 1, vestendo i colori di Ferrari, McLaren, March, Surtees e Brabham, affiancando – e sfidando – colleghi del calibro di Jackie Ickx e Chris Amon. Altri campi di battaglia lo videro protagonista nel Mondiale Prototipi e in Formula 2: una carriera di tutto rispetto che mostrava la versatilità di un pilota non ossessionato solo dalla F1, ma dalla guida in tutte le sue forme.

Dopo il ritiro avvenuto nel 1974, non seppe stare lontano dai motori. Dal 1978 al 2009 diventò volto e voce dei motori per Mediaset, contribuendo a formare generazioni di appassionati e a dare un volto televisivo alle corse in Italia. Nel 1991 fondò il “Centro Internazionale Guida Sicura” a Varano, portando avanti una missione che univa passione e responsabilità.

Il 2 giugno 2022 era stato nominato Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, a testimonianza di quanto il suo percorso automobilistico-televisivo fosse anche percorso sociale e culturale. lui.

Elezioni NY, Schlein: sinistra torna a vincere, speranza supera paura

Roma, 5 nov. (askanews) – “Splendida vittoria di Zohran Mamdani a New York! Con un messaggio chiaro contro il caro vita: per una città che tutte e tutti si possano permettere. Ha vinto con una campagna collettiva di centomila volontari contro i milionari che finanziavano i suoi avversari e una pesante campagna denigratoria guidata dallo stesso Trump. La sinistra torna a vincere con parole e programmi chiari su stipendi dignitosi, sanità davvero universale, sul diritto alla casa, sui trasporti e i nidi gratis per chi non ce la fa”. Così la segretaria del Pd, Elly Schlein.

“Da tutta la comunità del Partito Democratico – prosegue – congratulazioni al nuovo sindaco di New York! La politica della speranza vince sulla politica della paura che individua solo nemici e capri espiatori. Vincono anche le candidate democratiche Mikie Sherrill in New Jersey e Alice Spanberger in Virginia, vince il referendum del governatore democratico Newsom in California. Un bel risveglio negli Usa!”. Così la segretaria del Pd, Elly Schlein.

Clima, Pichetto Fratin: bene l’accordo al Consiglio Ambiente della Ue

Bruxelles, 5 nov. (askanews) – L’Italia è soddisfatta del difficile compromesso sugli obiettivi climatici che è stato trovato nelle prime ore di questa mattina a Bruxelles, al Consiglio Ambiente dell’Ue, in cui sono state riconosciute diverse istanze portate avanti dal governo. Lo ha affermato oggi a Bruxelles il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, incontrando brevemente i giornalisti a margine della ripresa della riunione del Consiglio, che si è conclusa con l’accordo votato a maggioranza qualificata (con l’Italia a favore).

“Abbiamo approvato – ha riferito il ministro – sia la legge sul clima che l’Ndc per la Cop30”. La legge sul clima riguarda l’obiettivo di riduzione delle emissioni del 90% al 2040, rispetto al 1990, mente gli Ndc sono i “contributi determinati a livello nazionale”, che i Paesi parte della Convenzione Onu sul clima devono aggiornare ogni cinque anni, e che riguardano ora il 2035. Su questo punto, i ministri hanno confermato la “finestra” indicativa di riduzione delle emissioni tra il 66,3% e il 72,5%, che era già stata proposta al Consiglio Ambiente di ottobre.

“Devo dire – ha osservato il Pichetto Fratin – che è stata una trattativa intensa, e la Commissione ha riconosciuto che le istanze che portavamo avanti come Italia, e come gruppo di Paesi uniti all’Italia, erano rilevanti ed erano importanti, equilibrate. E quindi ha riconosciuto quelle grandi istanze che riguardavano lo slittamento di un anno dell’Ets2”, il nuovo, controverso sistema di permessi di emissioni di CO2 che dovranno acquistare i fornitori di carburanti per i trasporti su strada e per il riscaldamento domestico. E poi, ha continuato il ministro, ci sono “le valutazioni, che per la prima volta si portano in una parte normativa, della proposta sui biocarburanti”. Inoltre, la Commissione “ha dato disponibilità non solo a passare dal 3 al 5 per cento dei crediti di carbonio internazionali”, ammessi per compensare le riduzioni di emissioni necessarie per arrivare all’obiettivo Ue per il 2040, “ma anche a inserire poi in fase di revisione un ulteriore 5%” di crediti internazionali di carbonio “da far valere a livello domestico”, per ciascuno Stato membro, come chiedeva l’Italia.

E poi, ha aggiunto il ministro, c’è stata “tutta una serie di altre valutazioni che riguardano sia la parte sul commercio internazionale che era stata oggetto del Consiglio europeo” nella discussione dei leader, sia “istanze che sono pervenute dai vari Paesi, che sono state accolte. Pertanto si è trovato un buon accordo”.

Alla domanda se quindi sia soddisfatto del compromesso, Pichetto Fratin ha risposto: “Sì, è un compromesso buono. Anzi, mi permetto di ringraziare la Commissione, la presidenza del Consiglio Ue, tutti gli Stati membri, indipendentemente dall’espressione di voto poi nella fase finale, e anche i dieci paesi che sono stati uniti con l’Italia”. E’ stata una “difficile, lunga, trattativa per quasi 20 ore”.

Riguardo ai biocarburanti (quelli “avanzati”, o “sostenibili”, ovvero a basse emissioni di CO2), che dovrebbero ora essere ammessi anche dopo il 2035, anno in cui potranno essere immessi sul mercato Ue solo veicoli a emissioni “zero netto”, il ministro ha precisato: “Adesso noi li abbiamo inseriti nella proposta che va al trilogo (la trattativa finale tra Consiglio, Parlamento europeo e Commissione, ndr) della legge sul clima. Naturalmente dovranno essere inseriti anche nella discussione, che partirà i primi giorni di dicembre, l’ipotesi è il 10 dicembre, della valutazione alla Commissione” sul fronte della revisione del regolamento sulle emissioni di CO2 dei veicoli. “E poi, naturalmente, è una questione di equilibri, di trattative tra 27 Paesi che dovranno andare avanti, anche rispetto al 2035. e al 2045”, ha concluso Pichetto Fratin, dopo aver confermato che sull’Ndc per il 2035 è stata mantenuta la “forbice”, che era stata definita al precedente Consiglio Ambiente.

Da Mamdani alla Virginia, i democratici danno uno schiaffo a Trump

Roma, 5 nov. (askanews) – Dalla vittoria del giovane Zohran Mamdani alla poltrona di sindaco di New York al trionfo dei democratici in Virginia e New Jersey, e in California, dove gli elettori hanno approvato il referendum che ridisegna la mappa dei collegi elettorali, la notte americana si è trasformata in un’ondata blu che ha travolto il Partito repubblicano e inferto un duro colpo politico al presidente Donald Trump, a un anno dal suo ritorno alla Casa Bianca.

Il democratico Mamdani, 34 anni, deputato statale e volto della corrente socialista del partito, è diventato il primo sindaco musulmano e originario dell’Asia meridionale nella storia della città di New York. Il suo successo, sostenuto dall’entusiasmo dei giovani e dei quartieri popolari, rappresenta una svolta generazionale e ideologica nella capitale simbolica del trumpismo. Ha battuto nettamente l’ex governatore Andrew Cuomo, sostenuto negli ultimi giorni proprio da Trump, con il 51,5% dei voti contro il 40%. “Il nostro è un mandato per il cambiamento, per una politica nuova, capace di servire chi lavora e non chi comanda”, ha dichiarato Mamdani nella notte della vittoria, in un discorso che ha evocato la figura del socialista Eugene Debs (“vedo l’alba di un giorno migliore per l’umanità”) e ha promesso “una città più giusta, solidale e accessibile”.

Mentre a New York i democratici festeggiavano la vittoria più simbolica, sulla costa orientale arrivava un altro segnale chiaro del malcontento nei confronti dell’amministrazione Trump. In Virginia, stato tradizionalmente considerato un termometro politico dopo le presidenziali, la democratica Abigail Spanberger ha conquistato la carica di governatrice con un margine di 15 punti, diventando la prima donna a guidare lo Stato. “Abbiamo scelto la nostra comunità invece del caos”, ha detto Spanberger, 46 anni, ex agente della Cia e deputata moderata, che ha costruito la sua campagna sul rifiuto della polarizzazione e sulla promessa di unire l’elettorato dopo anni di divisioni.

A completare la vittoria in Virginia, il democratico Jay Jones è stato eletto procuratore generale nonostante una controversia legata a vecchi messaggi violenti, mentre Ghazala Hashmi è diventata la prima musulmana eletta in uno stato americano come vicegovernatrice, con un vantaggio di dodici punti sul repubblicano John Reid.

Anche in New Jersey la sfida si è chiusa con un successo netto dei democratici. Mikie Sherrill, 53 anni, ex pilota della Marina e deputata progressista, ha vinto la corsa a governatrice con oltre dieci punti di vantaggio sul repubblicano Jack Ciattarelli, che aveva ricevuto l’appoggio diretto di Trump alla vigilia del voto. “Il nostro Stato ha bisogno di stabilità e non di estremismi”, ha detto Sherrill, attaccando il suo avversario per aver definito il presidente “nel giusto su tutto ciò che fa”. Il tema centrale della campagna è stato il costo della vita, con Sherrill che ha promesso di congelare le tariffe energetiche e Ciattarelli che ha insistito su tagli fiscali e deregolamentazione.

L’ondata democratica ha raggiunto anche la California, dove gli elettori hanno approvato con ampio margine la “Proposition 50”, un referendum voluto dal governatore Gavin Newsom per ridisegnare la mappa dei collegi elettorali in risposta alle manovre repubblicane in Texas. “È il nostro modo per difendere la democrazia da chi tenta di piegarla ai propri interessi”, ha dichiarato Newsom, sottolineando come l’iniziativa possa garantire fino a cinque seggi in più ai democratici nella Camera dei rappresentanti alle prossime elezioni di medio termine. Trump, anticipando la sconfitta, aveva definito il voto “una truffa incostituzionale”, denunciando presunti brogli elettorali senza fornire prove.

Dalla Casa Bianca, il presidente ha reagito nella notte con una serie di messaggi furiosi sulla piattaforma Truth Social, parlando di “voti truccati” in California e di “elezioni rubate” dai democratici. Ha insultato gli elettori ebrei che hanno sostenuto Mamdani, definendoli “stupidi”, e ha accusato i governatori eletti Spanberger e Sherrill di “distruggere l’economia americana con tasse e regolamenti”. Trump ha poi attribuito la sconfitta alla sua assenza dalle schede elettorali e alla chiusura temporanea dell’amministrazione federale (shutdown), scrivendo che “senza Trump in lista i repubblicani non vincono”.

I risultati, però, parlano di un’America diversa da quella immaginata dal presidente. In tutti gli Stati in cui si è votato, gli elettori hanno espresso un giudizio negativo sul suo operato e, secondo i sondaggi d’uscita, nove elettori su dieci tra coloro che disapprovano Trump hanno scelto candidati democratici. I democratici hanno riconquistato anche parte dell’elettorato latino e afroamericano, che un anno fa aveva dato segnali di apertura verso i repubblicani: Sherrill ha ottenuto oltre il 90% dei voti neri e un vantaggio di 30 punti tra gli ispanici, mentre Spanberger ha registrato cifre simili in Virginia.

Con questa serie di vittorie, il Partito democratico ritrova slancio e fiducia in vista delle elezioni di metà mandato del 2026. Per Trump, invece, la “grande notte dei democratici” segna il primo vero campanello d’allarme del suo secondo mandato: un Paese che sembra stanco della sua retorica e un partito repubblicano in cerca di una nuova identità, stretto fra la fedeltà al suo leader e la necessità di cambiare rotta.

Vescovo Pagano: su Emanuela Orlandi non ci sono carte segrete

Milano, 5 nov. (askanews) – Sulla vicenda di Emanuela Orlandi, “io in verità all’Archivio Segreto Vaticano ho visto solo un fascicolo che conteneva soltanto ritagli di giornale. Non c’è nulla di più in Archivio, nient’altro”. Lo ribadisce all’Istituto Italiano di Cultura di Londra, monsignor Sergio Pagano, dal 1997 fino al 2024 Prefetto dell’ex Archivio Segreto Vaticano dove ha lavorato per oltre quarant’anni.

Pagano è intervistato a Londra da Massimo Franco, con cui proprio su quell’archivio, il cui nome è stato cambiato da Papa Francesco in “Archivio apostolico Vaticano”, ha scritto il libro “Secretum”. Il prelato che conosce a fondo verità e misteri di quello che è stato definito “la centrale dell’intelligence d’Europa”, con milioni di documenti accumulati e custoditi fin dal 1611, ha raccontato in una sala gremita ed attenta dell’Istituto diretto da Francesco Bongarrà una millesima parte dei segreti custoditi nel deposito sotterraneo lungo 86 chilometri lineari che ospita i documenti più riservati. Storie della storia della Chiesa che inevitabilmente danno una chiave di lettura diversa della storia del mondo.

“Poi – aggiunge Pagano parlando ancora della vicenda della cittadina vaticana di 15 anni sparita nel nulla nel 1983 – si è saputo che il procuratore Diddi avrebbe trovato delle carte sulla vicende. Ma quelle carte non erano da me. E non sono uscite, per cui penso che non siano mai esistite… Non è mai stata trovata una prova ed è rimasta la favola” aggiunge Pagano, rivendicando di “avere sempre aperto tutto” durante il proprio mandato. Anche se, dice abbassando leggermente la voce, “forse in Archivio l’aria sta cambiando, ed era un’aria che non mi piaceva”.

Ragione per cui ha alla fine accettato di scrivere “Secretum” con Franco, offrendo una rilettura inedita e spiazzante di alcuni passaggi storici fondamentali. Dalle carte del processo a Galileo, ai silenzi di Pio XII sulla Shoah: temi cruciali che Pagano ha avuto il compito di studiare e rendere pubblici. E che a Londra ha raccontato condividendo con la platea storie ed aneddoti: compreso il suo incontro con una multinazionale che pensava di digitalizzare interamente l’archivio usando la intelligenza artificiale. “Ho sempre diffidato. Quando han visto i nostri complessissimi documenti, quei tecnici dicevano che preferivano lavorare sull’arabo. Per queste operazioni serve l’intelligenza umana, non quella artificiale!”.

Maduro prepara la resistenza armata in caso di attacco Usa al Venezuela

Roma, 5 nov. (askanews) – Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha approvato la proposta del partito di governo di prepararsi alla resistenza armata in caso di attacco da parte degli Stati uniti, nel contesto della crescente presenza navale americana nei Caraibi sotto la giustificazione della lotta al narcotraffico.

“Le proposte sono state approvate, e il Partito socialista unito del Venezuela deve cominciare immediatamente a metterle in pratica elaborando piani operativi per ogni strada e comunità, affinché il nostro popolo – con calma, con disciplina, ma con determinazione e coraggio – resti nel più alto stato di prontezza”, ha dichiarato Maduro durante il congresso del partito, trasmesso da Venezolana de Television.

Il presidente ha affermato di aver ricevuto un documento con “un insieme di idee per passare da una lotta disarmata a una lotta armata, al fine di salvaguardare l’integrità territoriale, la dignità, il diritto alla pace e al futuro del Paese”. Il piano, ha aggiunto, prevede la preparazione della popolazione, nel quadro costituzionale della difesa nazionale universale, a un’eventuale resistenza armata nazionale e continentale nel caso di un attacco statunitense.

Maduro ha inoltre denunciato “le minacce e la guerra psicologica dell’impero americano” che, ha detto, “proseguono da 12 settimane”, ribadendo la necessità di rafforzare le capacità difensive del Venezuela per “rendere il Paese inespugnabile”.

Ue lancia pacchetto su treni a alta velocità e carburanti sostenibili

Roma, 5 nov. (askanews) – La Commissione europea ha adottato un nuovo pacchetto di misure per sviluppare e rilanciare i treni ad alta velocità e collegare le relative reti tra i vari Paesi europei, rimuovendo gli ostacoli alla loro interoperabilità. Parallelamente ha anche lanciato nuove iniziative sui carburanti sostenibili.

Per quanto riguarda l’alta velocità, Bruxelles ha fissato come obiettivo quello di approntare entro il 2024 delle reti più interconnesse, in modo da ridurre i tempi di percorrenza e rendere le ferrovie ad alta velocità una vera alternativa ai voli aerei su breve tratte.

A titolo di esempio, sfruttando il Trans European Transport Network (Ten-T) il piano punta a creare collegamenti ad alta velocità tra i maggiori snodi ferroviari con treni capaci di raggiungere almeno 200 km/h, che consentirebbero di viaggiare da Berlino a Copenhagen in quattro ore invece delle sette attuali, da Sofia ad Atene in sei ore invece che in 13 ore e 40 minuti.

I nuovi collegamenti renderanno anche più veloci e semplici tratte più lunghe come Parigi-Lisbona via Madrid e la connessione con le capitali dei Paesi baltici, secondo quanto riporta un comunicato.

La commissione intende agire su quattro versanti: rimuovere barriere e strozzature all’interoperabilità; sviluppare una strategia coordinata; migliorare le condizioni della rete ferroviaria e le capacità di investire degli operatori; rafforzare la governance a livello europeo.

Al tempo stesso il pacchetto prevede un rilancio degli investimenti su combustibili da rinnovabili e da fonti a basse emissioni di carbonio. In particolare c’è una focalizzazione sul trasporto marittimo e sull’aviazione dove secondo la commissione bisognerà realizzare investimenti fino a 100 miliardi di euro.

Il piano annunciato prevede 2,9 miliardi di investimenti da qui al 2027 che includono almeno 2 miliardi sui carburanti sostenibili alternativi tramite investimentii, 300 milioni sui sistemi a idrogeno, 446 milioni sui combustibili sintetici per l’aviazione e 133,5 milioni su programmi di innovazione per i carburanti.

Un nuovo studio sulle meduse ha prodotto risultati stupefacenti

Milano, 5 nov. (askanews) – Un gruppo congiunto di ricercatori dell’Università di Padova e dell’Università di Trieste ha osservato comportamenti sorprendenti nelle meduse della specie Aurelia, comunemente nota come medusa quadrifoglio. I risultati dello studio pubblicati sulla prestigiosa rivista “Behavioral and Brain Sciences”, sollevano interrogativi affascinanti sull’origine della curiosità e sulla possibilità che forme di cognizione emergano anche in assenza di un cervello centralizzato.

“I nostri risultati sono particolarmente interessanti – spiega Cinzia Chiandetti, professoressa di neuroscienze cognitive al Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste – perché questi animali sono considerati “senza cervello”: il loro sistema nervoso è organizzato in modo radiale, senza un centro di comando, e dotato solo di organi sensoriali rudimentali. Trovare in loro segnali di memoria e attrazione per la novità è un’importante chiave per comprendere l’evoluzione dei sistemi nervosi e della cognizione stessa.” Nel dettaglio, i ricercatori hanno osservato il comportamento di giovani meduse inserite singolarmente in una vasca rettangolare. In una prima fase, a ciascun animale è stato presentato un oggetto, che ha suscitato un’immediata reazione: le meduse hanno abbandonato la parte vuota della vasca per dirigersi verso la novità. Nella seconda fase, dopo un intervallo di un minuto, è stato inserito un secondo oggetto assieme al primo e in quella circostanza, le meduse hanno mostrato una chiara preferenza per quest’ultimo. Questo comportamento, che gli esperti chiamano “neofilia”, indica che le meduse hanno memoria del primo oggetto e sono attratte da quello nuovo.

“Non solo le meduse si sono mostrate neofiliche – commenta Christian Agrillo, professore di psicologia comparata all’Università di Padova – ma hanno mostrato di mantenere determinate informazioni in memoria per almeno un minuto. In genere pensiamo che in mare si avvicinino a noi passivamente, trasportate dalla corrente. Il nostro studio apre anche alla possibilità che in alcuni casi lo facciano per la stessa attrazione alla novità qui documentata. Si potrebbe dire che forse sono curiose di fare la nostra conoscenza!”.

Lo studio invita a ripensare i modelli tradizionali che legano la cognizione alla presenza di cervelli centralizzati, suggerendo che anche sistemi nervosi “diffusi”, come quello delle meduse, possano supportare comportamenti complessi. Una scoperta che, ancora una volta, sposta i confini di ciò che pensiamo sia possibile nel mondo animale.

Pro-Gest: in Italia riciclo carta al 90%, coinvolgiamo lescuole

Rimini, 5 nov. (askanews) – Il principale gruppo cartario italiano Pro-Gest presenta a Ecomondo 2025 Pro-Tect, innovativa gamma di prodotti in polpa di cellulosa 100% riciclabile che sostituisce plastica e polistirolo: la nuova divisione, che utilizza direttamente in cartiera la polpa di cellulosa riciclata per lo stampaggio industriale, si inserisce in un mercato italiano che raggiunge il 90% di riciclo della carta con 1,5 milioni di tonnellate recuperate all’anno dal solo gruppo.

“L’Italia ha un ruolo di protagonista ormai da tanti anni e raggiunge i livelli di percentuali di riciclo del prodotto di carta vicini al 90%”, spiega Valentina Zago, direttore generale gruppo Pro-Gest. “Per emerge il tema di che cosa fare con tutto questo prodotto riciclato. Quindi sicuramente l’industria della carta ha un ruolo fondamentale in tutto questo, l’industria della carta riciclata che in Italia un’industria estremamente importante e radicata”.

La manager sottolinea il cambiamento culturale in atto: “C’ una grande sensibilit dal punto di vista del riciclo, della sostenibilit. Raccogliamo sempre di pi richieste da parte del mondo delle scuole, quindi di conoscere maggiormente il processo di riciclo. Ospitiamo regolarmente anche studenti e devo dire che il riciclo entrato nelle case di tutti noi e fa parte della nostra quotidianit ormai”.

Sul nuovo prodotto presentato a Rimini, Zago spiega: “Dal punto di vista di Pro-Gest, oltre a ovviamente continuare con gli imballaggi in cartone ondulato, quest’anno abbiamo come innovazione di prodotto presentato qui a Ecomondo ‘Protect’: si tratta di utilizzare la polpa di cellulosa riciclata direttamente in cartiera; si ottiene un materiale fluido che poi viene utilizzato nello stampaggio per vari tipi di industrie, qualsiasi tipo di industria, industria meccanica, automotive, sicuramente anche la cosmetica. Si pu avere un prodotto versatile, un prodotto che presuppone la sostituzione di materiali plastici o di polistirolo, un prodotto completamente riciclato e riciclabile ed un prodotto sostenibile”.

Il gruppo Pro-Gest, che ricicla ogni anno oltre 1,5 milioni di tonnellate di carta da macero realizzando 1,3 milioni di tonnellate di nuova carta e 1 miliardo di metri quadrati di cartone ondulato, opera attraverso i due stabilimenti principali di Cartonstrong a Grezzago (Milano) e Ondulati Giusti ad Altopascio (Lucca), dotati della massima tecnologia nella produzione di cartone ondulato in Italia.

Mamdani sindaco di New York, Trump non l’ha presa bene

Roma, 5 nov. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump ha attaccato duramente i risultati delle elezioni per il sindaco di New York, vinte da Zohran Mamdani, e di diverse consultazioni statali, denunciando presunti brogli e anticipando una serie di sconfitte per il Partito repubblicano nelle prime votazioni di rilievo dopo il suo ritorno alla Casa Bianca. Lo riferisce oggi il Washington Post.

Nella città simbolo della politica e della finanza statunitense, il presidente ha puntato il dito contro la vittoria del democratico Mamdani, che è diventato il primo sindaco musulmano nella storia di New York, superando l’ex governatore Andrew Cuomo. Trump ha reagito insultando gli elettori ebrei che lo hanno sostenuto, scrivendo su Truth Social che “qualsiasi ebreo che vota per Mamdani è uno stupido”. Ha poi definito il nuovo sindaco “un comunista, un folle totale e un odiatore degli ebrei”, accusandolo di voler “distruggere la città”.

Mamdani, 34 anni, di origini indiane e nato in Uganda, ha costruito la sua vittoria su un’alleanza tra giovani e comunità di immigrati, promettendo politiche di giustizia sociale e di redistribuzione. La sua elezione rappresenta per Trump una sconfitta simbolica nella sua città natale, dove ha minacciato di tagliare i fondi federali e persino di “gestire direttamente la città” se la nuova amministrazione dovesse “fallire”.

Anche in California il presidente ha denunciato presunti brogli, concentrandosi sulla Proposition 50, un’iniziativa referendaria promossa dai democratici per modificare la mappa dei collegi congressuali dello Stato in risposta alla ridistribuzione dei distretti avviata dai repubblicani in Texas.

“Il voto incostituzionale sulla ridistribuzione dei collegi in California è una truffa gigantesca: l’intero processo, in particolare lo scrutinio, è truccato”, ha scritto Trump sui social, parlando di un'”indagine legale e penale molto seria”.

Le autorità elettorali californiane hanno respinto le accuse, definendole “senza fondamento”, mentre il governatore Gavin Newsom ha risposto che si tratta “dei vaneggiamenti di un vecchio che sa di stare per perdere”. La misura è stata comunque approvata con largo margine nella tarda serata di martedì.

Le consultazioni in New York, California, Virginia e New Jersey si sono tutte concluse con vittorie democratiche, infliggendo al presidente una dura battuta d’arresto. Nonostante ciò, Trump ha continuato a postare per tutta la notte sui social, chiedendo al Congresso repubblicano di eliminare il filibuster e approvare una riforma elettorale “con Voter ID e senza voto per posta”.

Musulmano e "socialista", Mamdani è il nuovo sindaco di New York

Roma, 5 nov. (askanews) – Con la mano sul cuore e un sorriso ampio, il neoeletto sindaco di New York Zohran Mamdani è salito sul palco del Paramount Theatre di Brooklyn per pronunciare il suo primo discorso da vincitore, citando uno dei padri del socialismo americano: “Come disse Eugene Debs, vedo l’alba di un giorno migliore per l’umanità”. Lo racconta il New York Times.

Mamdani, 34 anni, deputato statale di origini indiane nato in Uganda, ha vinto contro l’ex governatore Andrew Cuomo, diventando il primo sindaco musulmano e socialista della storia della città. “Sono giovane, musulmano, un socialista democratico. E, cosa forse più grave per alcuni, non ho alcuna intenzione di scusarmi per questo”, ha detto tra gli applausi.

Il discorso, durato circa 25 minuti, è stato un misto di sfida e speranza. Mamdani ha celebrato la caduta di “una dinastia politica”, riferendosi a Cuomo, ma ha anche dedicato parole di gratitudine ai lavoratori e agli immigrati di New York: “Alle mani callose dei rider, alle nocche bruciate dei cuochi, alle abuelas messicane, ai tassisti senegalesi, ai droghieri yemeniti e alle infermiere uzbeke”.

Ha poi rivolto un messaggio diretto al presidente Donald Trump, che nei giorni precedenti aveva invitato i newyorkesi a votare per Cuomo e minacciato di tagliare i fondi federali alla città in caso di vittoria di Mamdani. “Donald Trump, so che mi stai guardando. Ho quattro parole per te: alza il volume”, ha detto il nuovo sindaco, definendo l’ex presidente “il simbolo dei cattivi padroni di casa e della cultura della corruzione” e promettendo che New York mostrerà al mondo “come si sconfigge un despota”.

Tra cori e slogan scanditi dal pubblico, Mamdani ha elencato le sue priorità: “Insieme, New York, congeleremo gli affitti!”, ha gridato. “Rendere i bus veloci e gratuiti! Offrire assistenza all’infanzia universale!”.

“Il nostro sarà un grande progetto, ma non sarà astratto”, ha concluso. “Sarà la dimostrazione concreta che una città diversa è possibile”.

Fondazione Merz, 20 artiste oltre i limiti e nella complessit

Torino, 5 ott. (askanews) – La possibilit dell’arte di rispondere alle questioni urgenti e di farsi portatrice di cambiamento, rifiutando la rassegnazione all’immobilit: questa l’idea che guida la seconda edizione di “Push the Limits”, progetto espositivo della Fondazione Merz di Torino curato da Claudia Gioia e Beatrice Merz.

Esposti lavori di 20 artiste di generazioni e provenienze diverse che fanno del superamento e della trasformazione dei limiti imposti e supposti la propria grammatica artistica, tra loro Rossella Biscotti, Monica Bonvicini, Latifa Echakhch, Dominique Gonzalez-Foerster, Mona Hatoum, Teresa Margolles e Janis Rafa.

La seconda edizione del progetto si appoggi alla frase di Mario Merz, “la cultura si sveste e fa apparire la guerra” e il riferimento al ruolo da sempre complesso della cultura in situazioni di conflitto e alla necessit che la cultura si svesta di un’immagine ovattata per evidenziare la sua natura combattiva. In questo modo si intende sottolineare anche la libert e la responsabilit dell’arte e della cultura, cos come l’obiettivo di forzare i limiti, proprio oggi in cui tutti i principi della convivenza e del diritto vengono continuamente stravolti, perch possano venire nuove parole per ricominciare a pensare in termini di giustizia e di relazioni internazionali, sociali e civili.

La Russa: Meloni al Quirinale? Non ci pensa proprio, farà il bis

Roma, 5 nov. (askanews) – “I risultati del governo presuppongono almeno un bis. Ne sono convinto”. Lo afferma il presidente del Senato Ignazio La Russa, rispondendo in una intervista a Repubblica, a una domanda sulla rielezione della premier Giorgia Meloni alla guida del governo alle Politiche del 2027.

Meloni rischia di andare al Colle al posto suo, in questo scenario? “Se c’è una cosa certissima, è che nelle mie aspettative, ambizioni e prospettive non c’è quella di andare al Colle. Già il ruolo di presidente del Senato restringe il mio modo di fare politica, figurarsi immaginarmi Capo dello Stato. Non avrei le chance e non ho nemmeno il desiderio”, sottolinea La Russa. E Meloni ci punta? “Dimenticatevi che lo voglia fare, la conosco. Ci abbiamo anche scherzato sopra. Non ci pensa proprio, neanche lontanamente”, conclude.

Il lascito di Elia: difendere la Costituzione, ritrovare la politica

Parlerò prevalentemente, seppur brevemente, di Leopoldo Elia uomo politico. Anche se non sarà facile distinguere le due figure di politico e giurista, perché di lui si può dire che c’era il politico nel giurista e il giurista nel politico.

In politica era nota la sua particolare sintonia e consuetudine di rapporti soprattutto con Nino Andreatta e Pietro Scoppola, a cui si aggiunsero negli anni Ottanta Sergio Mattarella e Roberto Ruffilli: un gruppo di intellettuali che ha esercitato un certo peso nelle scelte della Democrazia Cristiana.

Perché la Dc era fatta così: contavano le tessere, contavano le correnti e non di rado le clientele, insomma la dimensione materiale del potere. Ma appena si avvistavano tornanti difficili da superare, calava il silenzio e il chiasso e la disinvoltura facevano spazio al pensiero e a chi era capace di produrlo. Aldo Moro, che è stato maestro e riferimento costante di personalità come quelle che ho menzionato, in alcuni momenti — chiunque fosse formalmente alla guida — diventava il centro attorno a cui gravitava tutta l’iniziativa politica, spesso non solo del suo partito. E i suoi allievi, ognuno con caratteristiche proprie, altrettanto.

Elia era ascoltato, e richiesto spesso di pareri, non solo sulle tematiche istituzionali e costituzionali, ma anche politiche in senso stretto. Gli piaceva discutere di scenari e di futuro. Gli piaceva evocare il passato. Di lui era infatti riconosciuta e ammirata la straordinaria erudizione di conoscenze storiche, coltivata — su suggerimento e insieme a Dossetti — che lo indusse alla conoscenza di autori come Ortega y Gasset e Huizinga. Non riusciva a discutere di politica senza evocare, anche comparativamente con la storia di altri Paesi, soprattutto la Francia e la Germania, le cause generative dei problemi del presente.

Parlare di Elia vuol dire parlare di una generazione di giovanissimi studiosi che sin dai primi anni delle loro ricerche erano in grado di aprire discussioni di livello su riviste come “Cronache Sociali”, intorno a tematiche che continueranno a sviluppare per anni, e per alcuni di loro per tutta la vita, passando dalla campagna amministrativa di Giuseppe Dossetti a Bologna nel 1956 — per il quale prepareranno il famoso “Libro Bianco” — all’accompagnamento dall’esterno di alcune discussioni sul ruolo dei laici nella Chiesa che stavano sviluppandosi all’interno del Concilio Vaticano II, sino al passaggio politicamente decisivo dal centrismo al centrosinistra negli anni Sessanta e infine alla fondazione — una decina d’anni dopo — di quello speciale laboratorio di pensiero democratico contemporaneo rappresentato dalla Lega Democratica, che in una qualche misura orientò non poco, finché fu possibile, l’iniziativa politica del cattolicesimo democratico.

Possiamo dire che il capolavoro di Elia fu quello di aver contribuito, in modo rilevante, con il pensiero e le battaglie parlamentari, a far sopravvivere la Costituzione alle forze politiche che l’avevano elaborata e votata. È morto nel 2008, nel mezzo della stagione berlusconiana caratterizzata dal lento ma progressivo depotenziamento dei presupposti culturali ed etici che continuavano a legittimarla, e proprio quando le campagne elettorali italiane — e ancor più quella in corso negli Stati Uniti che porterà poi all’elezione di Barack Obama — facevano intravvedere il ruolo della rivoluzione digitale nei processi di acquisizione del consenso. Quando, insomma, si cominciava a comprendere come l’organizzazione del consenso veniva surclassata dalla fabbricazione delle motivazioni del consenso. Lui, che tanti studi aveva dedicato al rafforzamento dei partiti politici come veicoli della volontà popolare, cominciava a rendersi conto che proprio le ragioni del consenso stavano per essere progressivamente sottratte alla logica della partecipazione e persino della politica in senso stretto.

Da poco più di una decina d’anni si era riavvicinato a Dossetti, anche se non se ne era mai allontanato veramente, se escludiamo il giudizio sulla prima guerra del Golfo in cui si rammaricava di non poter assecondare la visione di “catastrofista presbite” dell’antico maestro e amico. Ma nel biennio 1994-95, quello della promozione dei Comitati in difesa della Costituzione, torna di nuovo al suo fianco, perché intuisce che è giunto il momento di organizzare una difesa “attiva e creativa” della Carta. E gli dà atto che il suo lavoro per dar vita a una sorta di patriottismo costituzionale che non c’era mai stato veramente ha consentito di riunire ancora una volta cattolici e laici e, soprattutto, “giuristi di scuole diverse”.


Aggiungeva che gli stimoli che venivano da questa iniziativa dossettiana non si estinguevano con quella campagna e con la morte del suo autore, anzi risultavano di stringente attualità in un tempo caratterizzato da avventate proposte di revisione costituzionale. Insomma, se il prof. Leopoldo Elia negli ultimi anni della sua vita si impegnò tanto nella difesa della Costituzione, non fu per un attaccamento ossessivo a un testo che aveva contribuito fortemente lui stesso a corroborare di motivazioni scientifiche ulteriori rispetto a quelle originarie — al punto che un suo collega costituzionalista (il prof. Valerio Onida) sosteneva che, per varie ragioni, si poteva considerare il prof. Elia un padre costituente — ma fu per la convinzione profonda che la lenta e felpata corrosione dei nuclei fondativi della Carta, come quello della solidità dei partiti politici, potesse essere contenuta e contrastata solo da una più intensa fiducia nelle potenzialità della Costituzione.

Vedeva crescere il prof. Elia, infatti, una preoccupante instabilità del sistema non a causa di una aumentata conflittualità politica come era stata nei primi anni del dopoguerra, ma, al contrario, per un “di meno” di politica, rivelato anche dal progressivo infragilimento di taluni istituti e principi quali quello del contrappesamento dei poteri.

La sottovalutazione e la distrazione rispetto a questi processi (è proprio in questa fase che il professore pubblica la “Costituzione aggredita”, ed. Il Mulino) era frutto di una intenzionale relativizzazione del valore della Carta che lo inquietava molto, essendo lui invece convinto che essa continuasse a rappresentare il baluardo più solido rispetto al rischio di regressione politica generale. Chi avesse voluto favorire un ritorno non tanto al fascismo, quanto a una situazione di democrazia più “sobria”, non avrebbe avuto che da promuovere un alleggerimento dei vincoli interni, quelli della Carta, e dei vincoli esterni, quelli dei Trattati comunitari, che nel tempo avevano reso inattaccabile la nostra democrazia.

La sua ultima battaglia è stata rivolta alla difesa della laicità. Ne ha parlato in un impegnativo intervento al Convegno annuale dell’Associazione Italiana dei Costituzionalisti che si tenne a Napoli il 26 e 27 ottobre 2007, e in una intervista al Corriere della Sera (13 febbraio 2007) che fece un certo scalpore, soprattutto in chi non lo conosceva, poiché il principe dei costituzionalisti, parlando con voce sommessa e sorriso mite, disse cose insolitamente dure (come osservò l’intervistatore Aldo Cazzullo) a proposito della presa di posizione della CEI sul disegno di legge del governo Prodi riguardante “Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi”. Di quell’intervista colpiva l’incipit d’apertura: “Forse sarò troppo drastico. Ma preferisco parlar chiaro oggi piuttosto che pentirmi domani per aver taciuto”. In queste parole c’è tutto il vigore di una responsabilità laicale che, soprattutto dopo il Concilio e le sue costituzioni — Lumen Gentium e Gaudium et Spes — non poteva essere rinunciata. Ma c’è anche la consapevolezza che il tema della laicità dello Stato, quando è trattato da politici credenti, assume un rilievo particolare, poiché in loro evoca non solo la dimensione politica ma quella più personale della coscienza: non si tratta del tema dell’obbedienza e della disobbedienza ma di quello della responsabilità, posto che “le leggi vanno fatte per i credenti e per i non credenti”, senza rinunciare beninteso al dovere della profondità e della perdurante centralità del valore della vita e della persona, valori sicuramente costituzionali.

Da ultimo mi concedo una licenza che è quantomeno discutibile, ponendomi la domanda: cosa direbbe e cosa ci suggerirebbe di fare oggi Leopoldo Elia se fosse ancora tra noi? Io credo che ci esorterebbe a ritrovare il senso della politica, ad abbandonare le posture del presentismo e del fatalismo, a non spaventarci dell’IA e — comunque — dei progressi scientifici, a occuparci del fenomeno dell’assenteismo politico ed elettorale in particolare, a cercare di capire le ragioni di un fenomeno che può mettere a rischio la credibilità e la stessa preferibilità della democrazia come sistema di governo delle nazioni e del mondo. Ci suggerirebbe di applicarci soprattutto nello studio di questo fenomeno e scopriremmo forse che esso non è generato tanto da una domanda di maggiore sinistra o maggiore destra, ma da una domanda di un’altra qualità della politica.

“È noto che la politica — amava ripetere Leopoldo Elia citando testualmente Aldo Moro — è un fatto di forza, più propriamente di consapevolezza, di fiducia nel proprio compito, ma ci deve essere più in fondo una ragione, un fondamento ideale, una finalità umana per i quali ci si costituisce in potere e il potere si esercita”.

Se tale ragione ideale, aggiungo io, si rende più visibile ai cittadini, forse l’assenteismo non sarà più un problema.

Il mistero del “Centro” secondo Prodi

Il sempre verde Prodi è molto difficile da interpretare e da descrivere. Essendo “il politico italiano”, come ricordava simpaticamente Sandro Fontana in tempi non sospetti, “più rancoroso e vendicativo”, ogni sua scelta e indicazione è sempre anche il frutto e la conseguenza di quell’impostazione. O perchè non sufficientemente ascoltato quando offre le sue profezie su come rafforzare il campo della sinistra e progressista o perchè, ed è questa la versione più accreditata, non gradisce la non traduzione in atti concreti delle richieste – di norma sempre legate al potere – che nel tempo avanza. Quale che sia la reale motivazione, non c’è alcun dubbio che il Centro che viene attribuito a Prodi resta sostanzialmente un mistero. E ciò per due ragioni.

Il contrasto con Marini

Innanzitutto perchè l’ex capo dell’Ulivo non ha mai parlato della necessità di rafforzare un’offerta politica centrista ma sempre e solo di allargare il perimetro dell’alleanza di sinistra per riequilibrarla rispetto al massimalismo e all’estremismo radicale dell’attuale segretaria del Pd Schlein. Del resto, il Centro è sempre stato una categoria sufficientemente estranea al verbo prodiano. È appena sufficiente ricordare, se non vogliamo sempre e solo santificare le sue parole – come è adusa quotidianamente la stampa compiacente progressista -, peraltro a volte molto scontate, i profondi dissapori e i forti contrasti con Franco Marini proprio sulla necessità di rilanciare e valorizzare il Centro e una “politica di centro” nel nostro paese ai tempi soprattutto dell’Ulivo ma anche dell’Unione. Motivazioni che rispondevano anche, per non dimenticare le profetiche parole di Sandro Fontana, a ragioni riconducibili a motivazioni dettate dal “rancore e dalla vendetta”. Comunque sia, il Centro non è mai stato un tema che ha fatto impazzire il professore bolognese che, del resto, non lo ha mai sposato. Sia nella sua esperienza nella Dc come “esperto” e come uomo di potere del sottogoverno e sia nella seconda repubblica all’interno della contesa politica.

Lossessione della leadership

In secondo luogo Prodi è sempre stato attento agli equilibri di potere all’interno della coalizione progressista e meno, molto meno, al suo riequilibrio politico. Non è un caso, del resto, che la sua predilezione è sempre e solo stata sulla figura che deve guidare l’intera alleanza di sinistra più che non sulla sua composizione politica. E, del resto, da autentico e consumato uomo di potere, questa era e resta la cifra distintiva e più importante per creare le condizioni reali per un’alternativa credibile e praticabile al centro destra in vista delle prossime elezioni politiche del 2027.

Non è il Centro

Ora, e alla luce di queste due oggettive considerazioni, si può tranquillamente concludere che la ricetta di Prodi non è affatto quella di rafforzare quel Centro e quella “politica di centro” di democristiana memoria. Molto più semplicemente si tratta di individuare una figura di riferimento della coalizione progressista che non segua passivamente le indicazioni radicali e massimaliste della Schlein da un lato e che, dall’altro, sia in grado di allargare il recinto elettorale dell’alleanza stessa. Come sempre, un disegno politico, e di potere, che sia funzionale per tentare di vincere le elezioni. Ma, per favore, non parliamo più di un Centro prodiano.

Filippo La Porta racconta il mondo salvato dalla misura

Filippo La Porta, con il suo ultimo libro Elogio delle vite ordinarie (Il Saggiatore), interviene in un clima culturale dominato dall’ossessione per l’eccezionalismo. La retorica della potenza, della grande impresa, dell’azione che lascia il segno – politica, economica, militare – sembra essere diventata l’unico paradigma riconosciuto di successo. La Porta rovescia l’asse: la salvezza non sta nell’eroismo che conquista, ma nella cura minuta che custodisce. Non nella grandezza, ma nella misura.

Il libro intercetta un passaggio generazionale importante. Quella parte di italiani cresciuta con il mito della rivoluzione, dell’incendio politico capace di riforgiare il mondo, oggi si trova a fare i conti con un’altra verità: la cultura della grandezza – anche quando è “di sinistra” – finisce per assomigliare troppo alla stessa logica dei leader forti globali, che promettono dominio, potenza, vittoria. Intervistato recentemente dal “Venerdì” di Repubblica (19 settembre), ha spiegato come questo travaglio sia stato anche il suo. «Alla fine degli anni Ottanta ho fatto un bilancio personale dell’impegno politico. Avevo vissuto nel mito della rivoluzione, immerso in un fiume di parole, dette e scritte, nelle quali c’era anche molta fuffa. Dopo anni incendiari, improvvisamente mi sono trovato a pensare che il gesto veramente rivoluzionario, in un paese come il nostro, non è occupare una fabbrica, ma rispettare una fila».

La Porta non costruisce contrapposizioni ideologiche, ma pone una domanda morale radicale: quale vita salva davvero il mondo? Quella che sposta i confini o quella che tiene insieme la trama fragile del quotidiano?

Il riferimento a Wim Wenders e al suo “Perfect Days” è emblematico. La rivoluzione non è gesto straordinario, ma responsabilità silenziosa, radicata nel proprio compito. Non è spettacolo, è fedeltà. Non è la grande narrazione di potenza, ma la capacità di proteggere il bene mentre tutto spinge verso una cultura del conflitto.

La Porta, da critico letterario, rimette al centro ciò che la società ipermediatica scarta: il valore non appariscente della gentilezza, del limite, della prudenza nelle relazioni e nella politica. In un tempo che ha idolatrato l’eccezione – e che ancora oggi premia leader che promettono di riscrivere tutto – il libro offre una strenua difesa del possibile umano: una “ecologia dell’esistenza”, che ripara senza rumore e non si misura con la forza. È una lezione preziosa per chi cerca di restituire senso alla vita comune e alla politica come servizio.

Maledetti Architetti, Genova tra identità e contraddizioni del Novecento

Genova chiama di nuovo i suoi “maledetti architetti”.

Lo fa senza nostalgia, ma per capire cosa il Novecento abbia sedimentato non solo nei suoi volumi, ma nella sua identità collettiva. Sabato 15 e domenica 16 novembre la città ospita la quinta edizione della manifestazione promossa dal Comune e dalla Fondazione Ordine degli Architetti: due giorni di visite guidate, itinerari urbani, appuntamenti gratuiti. Undici luoghi, progetti celebri o negletti, pensati per condurre cittadini e curiosi dentro un secolo che ha cambiato il paesaggio urbano italiano probabilmente più di ogni altro.

Genova come laboratorio nazionale

“Chi conosce Genova, fuori da Genova?”, chiedeva qualcuno anni fa. La risposta, forse, passa proprio attraverso iniziative come questa. Perché l’architettura del Novecento non è un capitolo tecnico, ma una storia collettiva fatta di retoriche pubbliche, conflitti estetici, poteri, ricostruzioni, sperimentazioni. Per anni la città ha avuto con questo patrimonio un rapporto polemico, irrisolto. Oggi prova a riguardarlo come risorsa simbolica e civile.

Cultura come sguardo sul futuro

L’assessore alla Cultura Montanari parla di “occasione preziosa per riscoprire edifici che fanno parte della nostra identità urbana, e che chiedono ancora di essere compresi”. La Camera di Commercio sottolinea il valore economico della filiera, ricordando che senza chi osa le città restano cartoline immobili. Ed è qui il punto: la provocazione di Tom Wolfe diventa strumento per riaprire una discussione pubblica sul potere creativo e conflittuale dell’architettura.

Le ricorrenze che raccontano un secolo

Il 2025 incrocia anniversari importanti: dai 60 anni della Sopraelevata Aldo Moro alla nascita di Ignazio Gardella; dal centenario del Palazzo della Navigazione Generale Italiana al ventennale della scomparsa di Claudio Andreani. Ogni ricorrenza è una soglia interpretativa. Ogni edificio, memoria politica e sociale.

Per Genova, e non solo per Genova. Perché il Novecento italiano è ancora la nostra domanda aperta. E gli architetti – maledetti o benedetti – restano gli interpreti più radicali di questa domanda.

Sembravano mostre, erano il futuro: questi 30anni della Sandretto

Torino, 4 nov. (askanews) – Il futuro è una terra straniera, oltre che una delle grandi mitologie del nostro tempo incatenato a un presente digitale eterno. Ed è già a suo modo commovente che la mostra che celebra i 30 anni della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino sia intitolata “News from the Near Future”, ma la cosa prende ancora più senso dato che Patrizia Sandretto è una delle figure che hanno costruito il modo di pensare il contemporaneo in Italia, anticipando spesso nei suo progetti quello che, a posteriori, abbiamo capito che sarebbe stato “il futuro”. Dalla collezione al museo e poi al modo in cui possiamo pensare l’arte oggi: questo è accaduto nei tre decenni di storia della Fondazione: non tutto ciò che è passato negli spazi di via Modane è stato necessariamente indimenticabile, ma gran parte di quello che oggi consideriamo indimenticabile è in qualche modo passato anche di lì.

E per capirlo basta leggere alcuni dei nomi degli artisti presenti nella mostra, che si articola su due sedi: in Fondazione e al MAUTO. Maurizio Cattelan, Alberto Garutti, Ed Atkins, Giulia Cenci, Arthur Jafa, Simone Leigh, Sarah Lucas, Philippe Parreno, Berlinde de Bruyckere, Tino Sehgal, Cindy Sherman, Rudolf Stingel, Fiona Tan, Wolfgang Tillmans, Rosemarie Trockel, Lynette Yiadom-Boakye, nella prima esposizione. E poi al Museo dell’Automobile è il turno di Matthew Barney, Vanessa Beecroft, Thomas Demand, Fischli & Weiss, Claire Fontaine, Mona Hatoum, Thomas Hirschhorn, Damien Hirst, Mike Kelley, Ragnar Kjartansson, Barbara Kruger, Sharon Lockhart, Goshka Macuga, Sandra Mujinga, Shirin Neshat, Paul Pfeiffer, Paola Pivi, Jeff Wall, Rachel Whiteread… È vero, gli elenchi in fondo lasciano il tempo che trovano, ma il punto è proprio che in questo caso rappresentano invece il senso della portata dell’operazione. Tutto ciò che una volta era futuro e adesso è diventato la nostra storia, il nostro stesso modo di pensare le opere d’arte e il loro esserci.

Il futuro è una terra straniera, dicevamo, soprattutto perché l’ipercapitalismo contemporaneo lo ha divorato prima che ne potessimo fare esperienza, lasciandoci un vuoto nel quale gli artisti hanno saputo entrare e usare questa mancanza per creare un’alternativa. Anche attraverso il dramma di un piccolo scoiattolo suicida o una stanza buia dove appaiono frammenti di memoria evanescenti, che possiamo liberamente sperare siano anche ricordi del domani. Perché l’arte, come mi ha detto una volta Alberto Garutti, in fondo è un precipitare vorticosamente verso l’alto. Ecco, proprio così. (Leonardo Merlini)

Confindustria Ceramica: su Ets servono correttivi da Bruxelles

Rimini, 4 nov. (askanews) – Il settore ceramico italiano, eccellenza della manifattura e leader mondiale nell’export, si trova a fronteggiare una grave crisi di competitivit dovuta all’impennata dei costi energetici e all’impatto oneroso della normativa europea sul sistema Ets (Emission Trading System). E’ l’allarme lanciato dal direttore generale di Confindustria Ceramica, Armando Cafiero, a margine dell’evento “La Ceramica verso il Futuro” a Ecomondo. Il settore, che conta 248 imprese e genera un fatturato di 7,6 miliardi di euro nel 2024, sostenendo circa 40.000 posti di lavoro diretti e indiretti, ha investito 4,5 miliardi di euro in innovazione negli ultimi 12 anni, dimezzando le emissioni di CO per metro quadro rispetto alla fine degli anni ’90. Nonostante ci, la ceramica classificata tra i settori “Hard-to-Abate”, dove il 85% del fabbisogno energetico coperto dal gas naturale e le tecnologie attualmente disponibili non consentono una decarbonizzazione effettiva della componente termica. Secondo le proiezioni, il costo diretto e indiretto dell’Ets per il settore ceramico italiano ammonta a circa 130 milioni di euro all’anno nel periodo 2021-2025, destinato a superare i 225 milioni di euro all’anno dal 2031. Tale onere ha gi causato una diminuzione degli investimenti del 20% su base annua nel 2024.

“L’industria ceramica un’eccellenza della manifattura italiana, leader mondiale dell’export in valore dei nostri prodotti in tutte le destinazioni – ha spiegato Cafiero – perch ha sempre investito molto. E’ leader mondiale anche del delle tecnologie del settore che sono prodotte dal nostro indotto. Il problema che abbiamo adesso quello di avere risorse per continuare ad investire a questo livello”. Il settore della piastrella, ha ricordato il direttore, ha storicamente “i costi dell’energia pi alti d’Europa, che vuol dire anche i pi alti del mondo”. A questo si aggiunge “una normativa europea come quella dell’emission trading che in assenza di alternative tecnologiche effettive drena risorse ai nostri investimenti. Il rischio vero – ha spiegato – che adesso per le imprese di tutte le dimensioni questo porti allauz investimenti una perdita di competitivit in prospettiva, che vuol dire subito per perdita di fatturato per il nostro indotto. Rischiamo di seguire purtroppo quanto sta succedendo per l’automodip, bisogna evitarlo in in tutti i modi e servono degli urgenti correttivi a livello di Bruxelles il pi presto possibile”.

Ecomondo, il Green Deal europeo tra critiche e necessit

Rimini, 4 nov. (askanews) – Alluvioni al nord, siccit al sud. L’Italia si riscalda il doppio della media globale e gli eventi atmosferici estremi si moltiplicano. A Rimini, a Ecomondo, si discute di come uscire da questa emergenza climatica senza sacrificare la competitivit delle imprese. Il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale: “Serve uno scatto, non dobbiamo difendere un modello che non ha funzionato, dobbiamo mettere in campo un modello anche pi ambizioso, ma che sia in grado di tenere insieme questi due elementi. Riduzione delle emissioni e dall’altra parte competitivit delle imprese”.

La sfida reale. Negli ultimi mesi emerso un dato preoccupante: il mercato della plastica riciclata crollato. Si ricicla, ma non si riesce a venderla. Edo Ronchi, Presidente Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile: “E’ un fenomeno che non conoscevamo: si ricicla e non si riesce a vendere perch il prezzo crollato, abbiamo i piazzali pieni, molto preoccupante”.

Il messaggio da Rimini per di spinta in avanti, non di battute d’arresto. Come chiede l’ex premier Paolo Gentiloni, co-presidente della Task Force Onu sulla crisi del debito: “Ci saranno certamente della cose da discutere e da aggiustare nei grandi progetti di transizione climatica, ma fermarsi in questa transizione climatica sarebbe un suicidio”.

I numeri dicono che qualcosa si muove. Le emissioni di gas serra sono gi calate del 28%, le rinnovabili hanno raggiunto il 49% della produzione elettrica. Ma altri dati sono meno incoraggianti: l’auto elettrica in Italia solo il 7% del mercato, mentre in Europa la media del 22%. Senza il Green Deal europeo e i fondi del Pnrr l’Italia sarebbe in recessione, come ha ricordato Ronchi. “In Italia non pochi criticano il Green Deal europeo. Si stanno dimenticando che noi non siamo in recessione soolo perch il Pnrr ha assicurato una crescita del Pil. Senza i fondi del Pnrr, senza il pilastro del Green Deal europeo, l’Italia sarebbe in recessione”.

M.O., Schlein: oggi inaccettabile provocazione estrema destra israeliana

Roma, 4 nov. (askanews) – Quella di oggi alla moschea al Aqsa è “un’ulteriore e inaccettabile provocazione dell’estrema destra israeliana”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando ad una iniziativa in memoria di Ytzhak Rabin. “Questa provocazione fatta proprio oggi non è casuale. Fa parte di una strategia di attacco a quell’accordo di tregua fragile che dobbiamo tutti sperare che tenga e sperare che porti ai passi necessari per arrivare alla pace”.

Perché, ha precisato, “non è ancora una pace questa”, serve il “pieno coinvolgimento dei palestinesi in questo processo” e bisogna “portare sollievo alla popolazione stremata”, perché “gli aiuti umanitari non stanno ancora arrivando. Parliamo di una carestia voluta, usata la fame come arma di guerra”.

Separazione carriere, Mantovano: se vince sì trattiamo su attuazione

Roma, 4 nov. (askanews) – Sulla giustizia “deponiamo le armi”: se al referendum dovessero vincere i sì può essere “trattabile” la legge attuativa. Lo ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, ospite della trasmissione “10 Minuti” su Rete 4.

“Abbiamo fatto – ha spiegato – un gesto politicamente significativo in primavera ricevendo con la presidente del Consiglio l’Anm a Palazzo Chigi. Ci è stato detto che la riforma è inemendabile, ma io non ho mai sentito la Cgil dire o così o me ne vado: fa la sua critica anche aspra ma si attende la trattativa. Invece la trattativa non c’è stata, perché se la prospettiva è che arrivano i quattro angeli dell’apocalisse, dopo l’apocalisse non c’è nulla. Immaginiamo che nel referendum gli italiani condividano la riforma, dovremo discutere di una legge attuativa che è importante come la riforma stessa. Se la riforma era inemendabile, vogliamo ritenere contrattabile la legge attuativa? Significa – ha concluso Mantovano – togliere dallo scaffale il libro apocalisse e mettere quello di un confronto civile, anche perché abbiamo bisogno della prospettiva dei magistrati”.

I Falsi Amici di Piotr Uklanski alla Pinacoteca Agnelli

Torino, 5 nov. (Askanews) – La Pinacoteca Agnelli presenta la quarta edizione di Beyond the Collection: concepita dall’artista polacco Piotr Uklanski e intitolata Faux Amis, ha un approccio nuovo ed espanso. Per la prima volta si estende non solo all’intero spazio della Collezione Permanente dialogando con opere di Canova, Renoir, Manet, Matisse e Bellotto, ma anche al di l della Pinacoteca in due altre istituzioni torinesi: il Museo della Frutta Francesco Garnier Valletti e il Museo di Anatomia Umana Luigi Rolando. Lanciato nel 2022, Beyond the Collection un progetto volto a riattivare la Collezione Permanente della Pinacoteca Agnelli, attraverso interventi di artisti contemporanei e prestiti specifici da istituzioni italiane e straniere. Lo scopo creare connessioni che riflettano sia sulle presenze che sulle assenze all’interno di questo gruppo di opere storiche, portando alla luce storie dimenticate o ignorate e mettendo in discussione interpretazioni canoniche della storia dell’arte.

Pietro Rigolo, capo curatore della collezione, ha raccontato ad Askanews la mostra: “All’interno dello scrigno che ospita la nostra Collezione Permanente ospitiamo la mostra di Piotr Uklanski, un artista polacco che presenta questo progetto che parte del nostro progetto Beyond the Collection, volto a entrare in dialogo con artisti contemporanei e porre allo stesso tempo gli artisti contemporanei in dialogo con delle opere del passato della nostra Collezione Permanente e aiutarci in qualche modo a riflettere in maniera inedita su queste opere. Per la prima volta, Piotr Uklanski decide di intervenire non solo nel piccolo spazio che storicamente stato deputato a questo intervento, ma in tutto lo scrigno, quindi in tutto lo spazio della Collezione Permanente e addirittura all’interno della citt di Torino, perch presenta anche degli interventi all’interno di due musei cittadini, il Museo dell’Anatomia Umana dell’Universit di Torino e il Museo della Frutta a San Salvario. La mostra si titola Faux Amis, falsi amici, perch si basa appunto tutta su questi accoppiamenti che a prima vista possono essere facili e semplicistici ma che poi raccontano una storia nascosta, una storia pi complessa. Bellotto un artista che presente nella nostra collezione con due tele molto importanti che sono due raffigurazioni della citt di Dresda. Nel nostro scrigno, Uklanski decide di trasformare una grandissima parete apponendo una carta da parati di un altro dipinto di Bellotto che non nella nostra collezione ma che in un museo a Zurigo che rappresenta la citt di Dresda bombardata dall’esercito prussiano durante la Guerra dei Sette anni nel 1760. Prima di tutto c’ questa contrapposizione molto drammatica tra la Dresda in fiore rappresentata nei dipinti della nostra collezione e la Dresda appunto in rovina. Su questa carta da parati lui decide di appendere una sua foto di un monumento realizzato dai sovietici in Polonia che celebra la liberazione di Varsavia dai nazisti da parte appunto dell’Armata Rossa nel 1945. Per Uklanski questo monumento sovietico la quintessenza di un falso amico nel senso che la liberazione sovietica poi porter ad un’altra occupazione. Il Bellotto della Pinacoteca Agnelli, il Bellotto di Dresda bombardata, il monumento sovietico insieme trattano di un collassamento dei tempi e dello spettro della guerra che torna ad essere sempre presente: presente nella guerra dei sette anni, presente nella seconda guerra mondiale e purtroppo presente anche oggi in Polonia che proprio al confine con l’Ucraina e con un conflitto che sempre pi sembra avvicinarsi a noi”.

Danza, a Roma il nuovo allestimento di "Il lago dei cigni"

Roma, 4 nov. (askanews) – “Il Lago dei Cigni”, una storia senza tempo di amore, tradimento e trionfo del bene sul male, accompagnata da una delle partiture più celebri mai scritte, rivive in una versione che unisce la grande tradizione coreutica all’innovazione tecnologica, in scena al Teatro Olimpico, per la stagione dell’Accademia Filarmonica Romana, dal 13 al 16 novembre.

Luciano Cannito, che si ispira alla storica coreografia di Marius Petipa, firma regia e coreografia per la nuova produzione, presentata per la prima volta a Roma, di Fabrizio di Fiore Entertainment per la Roma City Ballet Company.

Cuore pulsante della produzione resta l’esecuzione tecnica e interpretativa dei ballerini: il confronto tra la purezza del Cigno Bianco e l’oscurità del Cigno Nero si traduce in uno dei grand pas de deux più celebri della storia del balletto, simbolo dell’eterno contrasto tra luce e ombra.

A impreziosire questa versione, la partecipazione di artisti ospiti internazionali, che porteranno in scena l’eccellenza della danza mondiale, con la presenza delle étoiles internazionali Maria Yakovleva Principal del Balletto dell’Opera di Budapest e Dinu Tamazlacaru Principal dello StaatsBallett Berlin.

Inoltre, per la prima volta nella storia del balletto classico, l’Intelligenza Artificiale diventa protagonista della scena: attraverso un innovativo processo creativo, l’IA ricostruisce l’universo immaginifico del Principe Siegfried e della sua amata Odette, dando vita al castello, al bosco e al celebre lago con un linguaggio visivo mai visto prima.

“Il Lago dei Cigni – ha raccontato Luciano Cannito, considerato uno dei nomi più noti della coreografia italiana, creatore di più di 80 spettacoli rappresentati nei teatri di tutto il mondo – è un archetipo. Non racconta solo una favola romantica, ma parla di dualità, desiderio, libertà e destino. L’eterna lotta tra luce e oscurità si riflette nei personaggi e nelle loro metamorfosi. In questa versione ho voluto esplorare come un linguaggio contemporaneo — quello dell’Intelligenza Artificiale — possa amplificare la dimensione poetica del racconto senza snaturarne la classicità. L’IA non è un elemento decorativo, ma un nuovo strumento scenico capace di trasformare le emozioni in immagini e dare vita a un mondo che esiste tra sogno e realtà. Lo spettatore entrerà così nel cuore delle visioni del Principe Siegfried, in uno spazio sospeso dove tutto può accadere. La danza, con la sua purezza tecnica e la sua potenza evocativa, resta al centro della scena: la tecnologia non sostituisce, ma esalta l’umanità dei danzatori e la forza di un racconto che continua a parlarci attraverso i secoli”.

E’ morto Giorgio Forattini, vignettista satirico della prima repubblica

Roma, 4 nov. (askanews) – E’ morto a Milano a 94 anni Giorgio Forattini, padre e maestro della vignettistica satirica italiana. Entrato per concorso a Paese Sera dopo aver lasciato gli studi dalle pagine di Repubblica ed Espresso ha, letteralmente, messo a nudo ogni giorno in prima pagina, conquistata per la prima volta nel 1974 con una vignetta a sostegno della campagna per il no al referendum sul divorzio, vizi e virtù della classe dirigente italiana dalla metà degli anni settanta in poi.

Con la sua matita, Bettino Craxi ha indossato gli stivali di Mussolini ed è diventato Pietro Gambadiglegno, Giovanni Spadolini è rimasto nudo, Massimo D’Alema ha preso il profilo di Adolf Hitler comunista, Achille Occhetto come Charlie Brown Giovanni Goria un ologramma invisibile, Piero Fassino uno scheletro, Giuliano Amato Topolino.

E ancora: Silvio Berlusconi e Amintore Fanfani sempre molto bassi, Romano Prodi un prete comunista, Umberto Bossi Pluto Walter Veltroni un bruco, Lamberto Dini un rospo, Rocco Buttiglione una scimmia, Nicola Mancino cun cinghiale, Carlo Azeglio Ciampi un cane da guardia, Rosa Russo Iervolino come una gallina.

Presentato il manifesto per il miglioramento dell’endometriosi

Roma, 4 nov. (askanews) – E’ andato in scena presso l’Auditorium “Cosimo Piccinno” del Ministero della Salute l’evento “ENDOVISION: accelerare la diagnosi e migliorare il futuro”, realizzato da Edra con il supporto non condizionante di Gedeon Richter Italia. Un evento che conferma l’impegno per migliorare il percorso diagnostico e terapeutico dell’endometriosi, durante il quale stato presentato il “Manifesto per il miglioramento del patient journey dell’endometriosi”.

“Noi abbiamo trovato insieme ai tre attori del sistema un obiettivo comune, quello di rimettere davvero le donne al centro, cercando di restituire loro quello che l’elemento pi importante, cio la qualit della loro vita, preservandone anche la fertilit” ha dichiarato Maria Giovanna Labbate, amministratore delegato di Gedeon Richter Italia, alla quale ha fatto eco Sara Terenzi, Dirigente Medico presso il Ministero della salute: “Questo evento sta a dimostrare come il Ministero oggi pronto a collaborare per, innanzitutto, definire delle strategie diagnostico-terapeutiche, delle strategie di comunicazione per tutelare la salute di queste donne che, affette da endometriosi, potrebbero anche avere delle ripercussioni sulla propria salute riproduttiva”.

Un documento redatto da un consiglio di esperti clinici, che nasce con l’esigenza di affrontare una patologia cronica e invalidante che colpisce circa 3 milioni di donne in Italia, come confermato da Vito Trojano, presidente SIGO (Societ Italiana di Ginecologia e Ostetricia): “La diagnosi precoce un meccanismo e una possibilit importantissima perch, pi precoce la diagnosi, maggiori sono le possibilit di trattamento e meno sofferenza c’ da parte della donna, perch la sintomatologia molto importante. Tre milioni di donne oggi in Italia e 150 milioni in tutto il mondo ne soffrono”.

Le loro testimonianze hanno offerto una prospettiva maggiormente concreta sul vissuto delle donne affette da endometriosi, oltre ad evidenziare l’urgenza di rendere i percorsi di cura pi equi e incentrati sulla persona.