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Fukushima, 15 anni dopo il Giappone ricorda l’incidente nucleare e lo tsunami

Roma, 11 mar. (askanews) – Grandi muraglie anti-tsunami, barriere, paesi ricostruiti. La parte costiera del Tohoku – la regione del Giappone colpita dal terremoto-tsunami-incidente nucleare dell’11 marzo 2011 – è tornata, pur tra mille difficoltà, in parte alla vita. Tuttavia il ricordo, a 15 anni dal triplo disastro che provocò migliaia tra morti e dispersi, non è ancora impallidito. Anche perché, a tenerlo a galla, continua la lenta, balbettante e incerta operazione di messa in sicurezza e smantellamento della centrale nucleare Fukushima-1 (Fukushima Daiichi), la cui conclusione viene sempre più spostata in là nel tempo.

Il sisma di magnitudo 9.0, seguito dal gigantesco tsunami e dalla fusione dei reattori della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, causò oltre 22mila tra morti e dispersi. La cerimonia principale per commemorare il triplo disastro si è svolta nella prefettura di Fukushima, alla presenza della prima ministra Sanae Takaichi. Dal 2022 il governo centrale ha cessato di organizzare le commemorazioni ufficiali a Tokyo.

Familiari delle vittime si sono riuniti fin dalle prime ore del mattino anche presso le rovine della scuola elementare Okawa a Ishinomaki, nella prefettura di Miyagi, dove lo tsunami provocò la morte di 84 tra studenti e insegnanti. Allo stesso modo, in tutta la regione si sono tenute cerimonie più piccole, ma non meno sentite. A Odaka, all’ombra della centrale teatro del peggiore incidente nucleare dai tempi di Cernobyl, residenti hanno pregato e hanno ascoltato le note suonate da musicisti internazionali – italiani, taiwanesi, tedeschi – che hanno voluto commemorare in segno di amicizia e vicinanza un momento che ha decimato la piccola comunità.

Secondo gli ultimi dati dell’Agenzia nazionale di polizia, le vittime dirette del disastro sono state 15.901, mentre 2.519 persone risultano ancora disperse, soprattutto nelle prefetture di Miyagi, Fukushima e Iwate. Alle vittime dirette si aggiungono 3.810 morti legate alle conseguenze del disastro, come malattie o suicidi causati dallo stress dell’evacuazione e della ricostruzione.

A quindici anni dalla tragedia, circa 26.000 persone risultano ancora sfollate dalla regione. Nel frattempo alcune aree della prefettura di Fukushima hanno visto un ritorno graduale dei residenti dopo la revoca di parte degli ordini di evacuazione, anche se molte zone restano ancora parzialmente interdette a causa del rischio provocato dall’elevata radioattività.

La compagnia elettrica Tokyo Electric Power Company (Tepco), responsabile dell’impianto di Fukushima Daiichi, continua a confrontarsi con le difficoltà nello smantellamento dei reattori.

La centrale fu colpita dall’onda di maremoto che sommerse i generatori di emergenza, causando la perdita quasi totale dell’alimentazione elettrica nei reattori da 1 a 4. Nei reattori 1, 2 e 3 il combustibile nucleare si fuse provocando il cosiddetto meltdown, mentre esplosioni di idrogeno danneggiarono gli edifici dei reattori. L’incidente provocò il rilascio di grandi quantità di materiale radioattivo.

Si stima che all’interno dei reattori rimangano circa 880 tonnellate di “debris”, cioè una miscela di combustibile nucleare fuso e materiali strutturali. Il recupero di questi materiali rappresenta il principale ostacolo alle operazioni di smantellamento dell’impianto.

Il piano iniziale del governo giapponese e della Tepco prevedeva l’avvio del recupero del combustibile fuso entro il 2021 e il completamento entro il 2036. Tuttavia i progressi sono stati molto limitati: dal 2024 sono stati recuperati in via sperimentale dal reattore 2 campioni per circa 0,9 grammi complessivi, una quantità pari a circa un miliardesimo del totale stimato.

Il recupero su larga scala dei detriti dovrebbe iniziare dal reattore 3, ma secondo le stime attuali l’operazione non potrà cominciare prima dell’anno fiscale 2037, oltre la scadenza prevista dal piano originario. Al momento non esiste una data precisa per la conclusione delle operazioni, e resta incerto se l’obiettivo fissato dal governo di completare lo smantellamento della centrale entro il 2051 potrà essere rispettato.

Durante una cerimonia nella centrale, il presidente di Tokyo Electric Power Company Holdings Tomoaki Kobayakawa ha dichiarato che “lo smantellamento sicuro e costante dell’impianto è il presupposto fondamentale per la ricostruzione di Fukushima”, aggiungendo che l’azienda dovrà affrontare anche le sfide tecniche legate alla rimozione del combustibile fuso.

Anche l’Autorità di regolazione nucleare ha invitato a non dimenticare le lezioni della tragedia. Il presidente dell’ente Shinsuke Yamanaka ha affermato che il disastro ha segnato “il crollo del mito della sicurezza assoluta” dell’energia nucleare e ha chiesto di riflettere sulle responsabilità e sui rischi legati all’eccessiva fiducia nella tecnologia.

La città di Futaba, che ospita la centrale nucleare danneggiata, è rimasta completamente inabitabile per oltre undici anni a causa della contaminazione radioattiva e molte aree restano ancora oggi chiuse al pubblico.

Il governo giapponese assicura di voler continuare a lavorare alla ricostruzione delle aree colpite. Il primo ministro Takaichi ha dichiarato che “senza la ricostruzione di Fukushima non può esserci la rinascita del nord-est del Giappone”, promettendo di operare per favorire il ritorno dei residenti, il rilancio dell’agricoltura e lo sviluppo economico della regione nei prossimi anni.

Secondo le stime del ministero dell’Economia, i costi complessivi legati alla compensazione delle vittime, allo smantellamento dell’impianto e alla decontaminazione supereranno i 23mila miliardi di yen, pari a oltre 125 miliardi di euro, di cui circa 16mila miliardi a carico della stessa Tepco. (Di Antonio Moscatello).

Il cantautore olandese Dotan sarà in Italia per due live

Milano, 11 mar. (askanews) – Il cantautore olandese Dotan sarà in Italia per due appuntamenti del suo European Solo Acoustic Tour: il 27 marzo all’Alcazar Live di Roma e il 28 marzo allo Spazio 211 di Torino. Due concerti in versione acustica che offriranno al pubblico un’esperienza intima e diretta con l’artista e il suo repertorio.

Dotan si è fatto conoscere nel 2011 con l’album Dream Parade, registrato a Los Angeles, città che negli anni è diventata una fonte costante di ispirazione. Tre anni dopo ha pubblicato 7 Layers, che include il successo internazionale Home. Il brano ha segnato la sua consacrazione, portandolo a intraprendere lunghi tour nei Paesi Bassi.

Con 7 Layers Dotan ha ampliato il proprio pubblico anche oltre i confini nazionali, con tournée in tutta Europa e negli Stati Uniti, oltre a esibizioni in festival internazionali come Pinkpop, Rock Werchter, Sziget Festival, Pukkelpop, Southside Festival e Montreux Jazz Festival. Nel corso della sua carriera si è esibito anche in Città del Vaticano davanti al Papa.

Dal 2014 la sua musica è stata utilizzata in spot pubblicitari internazionali, film e serie televisive di successo come Grey’s Anatomy, Pretty Little Liars, The 100 e New Amsterdam, oltre che nel film True Spirit distribuito da Netflix. Nel 2024, a dieci anni dalla pubblicazione, Home è tornata in cima alle classifiche in Canada.

Dopo un periodo di riflessione, Dotan è tornato con il singolo Numb nel 2019 e con l’album Satellites nel 2021. Con il quarto album A Little Light In The Dark, pubblicato nel 2024, ha confermato la propria presenza sulla scena internazionale, portando la sua musica in tour in tutta Europa tra teatri e grandi venue. I concerti italiani si inseriscono in questo percorso live, mantenendo al centro la dimensione essenziale e diretta dell’esibizione acustica

Baseball, storico: l’Italia batte gli Usa a Houston

Roma, 11 mar. (askanews) – Impresa storica per la nazionale italiana di baseball che, nella terza partita del girone eliminatorio del World Baseball Classic, ha battuto gli Stati Uniti 8-6 a Houston. È la quinta vittoria azzurra contro gli Usa – l’ultima risaliva al 2007 – ma la prima contro una selezione statunitense considerata un vero e proprio “Dream Team”.

Con questo successo la squadra guidata da Francisco Cervelli sale al primo posto del girone, unica formazione a punteggio pieno. Agli azzurri resta un solo ostacolo sulla strada dei quarti di finale: la sfida contro il Messico, in programma nella notte (mezzanotte italiana) e trasmessa su Sky Sport Max. Per qualificarsi l’Italia potrebbe anche perdere, purché segni almeno quattro punti e la gara non si prolunghi agli extra-inning.

La vittoria è arrivata al termine di una partita combattuta. L’Italia era volata sull’8-0 grazie ai fuoricampo di Kyle Teel – poi costretto a uscire per infortunio – Jac Caglianone e Sam Antonacci, oltre alla solida prestazione iniziale sul monte di lancio di Michael Lorenzen.

Gli Stati Uniti, trascinati da Pete Crow-Armstrong, hanno tentato la rimonta riducendo il divario fino all’8-6, ma senza riuscire a completare il recupero. Gli azzurri possono così continuare a sognare l’accesso ai quarti di finale del torneo.

Fukushima 15 anni dopo: Giappone ricorda tsunami-incidente nucleare

Roma, 11 mar. (askanews) – Grandi muraglie anti-tsunami, barriere, paesi ricostruiti. La parte costiera del Tohoku – la regione del Giappone colpita dal terremoto-tsunami-incidente nucleare dell’11 marzo 2011 – è tornata, pur tra mille difficoltà, in parte alla vita. Tuttavia il ricordo, a 15 anni dal triplo disastro che provocò migliaia tra morti e dispersi, non è ancora impallidito. Anche perché, a tenerlo a galla, continua la lenta, balbettante e incerta operazione di messa in sicurezza e smantellamento della centrale nucleare Fukushima-1 (Fukushima Daiichi), la cui conclusione viene sempre più spostata in là nel tempo.

Il sisma di magnitudo 9.0, seguito dal gigantesco tsunami e dalla fusione dei reattori della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, causò oltre 22mila tra morti e dispersi. La cerimonia principale per commemorare il triplo disastro si è svolta nella prefettura di Fukushima, alla presenza della prima ministra Sanae Takaichi. Dal 2022 il governo centrale ha cessato di organizzare le commemorazioni ufficiali a Tokyo.

Familiari delle vittime si sono riuniti fin dalle prime ore del mattino anche presso le rovine della scuola elementare Okawa a Ishinomaki, nella prefettura di Miyagi, dove lo tsunami provocò la morte di 84 tra studenti e insegnanti. Allo stesso modo, in tutta la regione si sono tenute cerimonie più piccole, ma non meno sentite. A Odaka, all’ombra della centrale teatro del peggiore incidente nucleare dai tempi di Cernobyl, residenti hanno pregato e hanno ascoltato le note suonate da musicisti internazionali – italiani, taiwanesi, tedeschi – che hanno voluto commemorare in segno di amicizia e vicinanza un momento che ha decimato la piccola comunità.

Secondo gli ultimi dati dell’Agenzia nazionale di polizia, le vittime dirette del disastro sono state 15.901, mentre 2.519 persone risultano ancora disperse, soprattutto nelle prefetture di Miyagi, Fukushima e Iwate. Alle vittime dirette si aggiungono 3.810 morti legate alle conseguenze del disastro, come malattie o suicidi causati dallo stress dell’evacuazione e della ricostruzione.

A quindici anni dalla tragedia, circa 26.000 persone risultano ancora sfollate dalla regione. Nel frattempo alcune aree della prefettura di Fukushima hanno visto un ritorno graduale dei residenti dopo la revoca di parte degli ordini di evacuazione, anche se molte zone restano ancora parzialmente interdette a causa del rischio provocato dall’elevata radioattività.

La compagnia elettrica Tokyo Electric Power Company (Tepco), responsabile dell’impianto di Fukushima Daiichi, continua a confrontarsi con le difficoltà nello smantellamento dei reattori.

La centrale fu colpita dall’onda di maremoto che sommerse i generatori di emergenza, causando la perdita quasi totale dell’alimentazione elettrica nei reattori da 1 a 4. Nei reattori 1, 2 e 3 il combustibile nucleare si fuse provocando il cosiddetto meltdown, mentre esplosioni di idrogeno danneggiarono gli edifici dei reattori. L’incidente provocò il rilascio di grandi quantità di materiale radioattivo.

Si stima che all’interno dei reattori rimangano circa 880 tonnellate di “debris”, cioè una miscela di combustibile nucleare fuso e materiali strutturali. Il recupero di questi materiali rappresenta il principale ostacolo alle operazioni di smantellamento dell’impianto.

Il piano iniziale del governo giapponese e della Tepco prevedeva l’avvio del recupero del combustibile fuso entro il 2021 e il completamento entro il 2036. Tuttavia i progressi sono stati molto limitati: dal 2024 sono stati recuperati in via sperimentale dal reattore 2 campioni per circa 0,9 grammi complessivi, una quantità pari a circa un miliardesimo del totale stimato.

Il recupero su larga scala dei detriti dovrebbe iniziare dal reattore 3, ma secondo le stime attuali l’operazione non potrà cominciare prima dell’anno fiscale 2037, oltre la scadenza prevista dal piano originario. Al momento non esiste una data precisa per la conclusione delle operazioni, e resta incerto se l’obiettivo fissato dal governo di completare lo smantellamento della centrale entro il 2051 potrà essere rispettato.

Durante una cerimonia nella centrale, il presidente di Tokyo Electric Power Company Holdings Tomoaki Kobayakawa ha dichiarato che “lo smantellamento sicuro e costante dell’impianto è il presupposto fondamentale per la ricostruzione di Fukushima”, aggiungendo che l’azienda dovrà affrontare anche le sfide tecniche legate alla rimozione del combustibile fuso.

Anche l’Autorità di regolazione nucleare ha invitato a non dimenticare le lezioni della tragedia. Il presidente dell’ente Shinsuke Yamanaka ha affermato che il disastro ha segnato “il crollo del mito della sicurezza assoluta” dell’energia nucleare e ha chiesto di riflettere sulle responsabilità e sui rischi legati all’eccessiva fiducia nella tecnologia.

La città di Futaba, che ospita la centrale nucleare danneggiata, è rimasta completamente inabitabile per oltre undici anni a causa della contaminazione radioattiva e molte aree restano ancora oggi chiuse al pubblico.

Il governo giapponese assicura di voler continuare a lavorare alla ricostruzione delle aree colpite. Il primo ministro Takaichi ha dichiarato che “senza la ricostruzione di Fukushima non può esserci la rinascita del nord-est del Giappone”, promettendo di operare per favorire il ritorno dei residenti, il rilancio dell’agricoltura e lo sviluppo economico della regione nei prossimi anni.

Secondo le stime del ministero dell’Economia, i costi complessivi legati alla compensazione delle vittime, allo smantellamento dell’impianto e alla decontaminazione supereranno i 23mila miliardi di yen, pari a oltre 125 miliardi di euro, di cui circa 16mila miliardi a carico della stessa Tepco. (di Antonio Moscatello)

L’appello del Papa da Piazza San Pietro: preghiamo per la pace in Iran e Medio Oriente

Città del Vaticano, 11 mar. (askanews) – “La Chiesa è chiamata ad essere luce del mondo e testimone della misericordia, affinché la pace possa regnare tra tutti gli uomini”. Così il Papa salutando i fedeli di lingua araba, al termine dell’udienza generale del mercoledì in piazza San Pietro.

“Continuiamo a pregare per la pace in Iran e in tutto il Medio Oriente, in particolare per le numerose vittime civili, tra cui i bambini innocenti”. E’ il nuovo appello di pace di Papa Leone, al termine dell’udienza generale in piazza San Pietro.

“Sono vicino a tutto il popolo libanese che vive il dramma della guerra” e “in questo momento di grande prova”, ha aggiunto il Papa, ricordando che oggi si celebrano i funerali di padre Pierre El Raii, parroco di Qlayaa, ucciso due giorni fa dalle bombe, “voglia il Signore che il suo sangue sparso sia seme di pace per l’amato Libano”.

Iran, appello Meloni a opposizioni: una voce sola per interesse Italia

Roma, 11 mar. (askanews) – In una crisi “tra le più complesse degli ultimi decenni”, Giorgia Meloni si rivolge alle opposizioni per invitarle a “compattarsi” intorno al “governo italiano”, a fare in modo che l’Italia “parli con una voce sola”. E avverte: anche se l’appello non dovesse essere raccolto, il governo è “serio e autorevole”, non è isolato ma anzi è “al centro di ogni coordinamento internazionale”.

E’ questa la novità dell’intervento della presidente del Consiglio in Senato: la richieta alle opposizioni di affrontare la crisi internazionale “con uno spirito costruttivo e di coesione, sottraendo la discussione a una polarizzazione politica che, banalizzando, non aiuta nessuno a ragionare con profondità”. Lo fa respingendo alcune delle accuse arrivate in questi giorni: “Qui non c’è un governo che si sottrae al confronto parlamentare. Qui non c’è un governo ‘complice’ di decisioni altrui, né tantomeno un governo ‘isolato’ in Europa, e nemmeno un governo colpevole delle conseguenze economiche che questa crisi può avere sui cittadini, le famiglie e le imprese italiane. Tutte cose che ho sentito dire in questi giorni e che non fanno giustizia dell’impegno” che Meloni rivendica di aver profuso, “affrontando la crisi con estrema cautela, in stretto raccordo con i nostri partner europei e in costante contatto con i leader del Medio Oriente e del Golfo”.

“Qui – scandisce la premier – c’è il governo italiano, chiamato, suo malgrado, ad affrontare uno dei tornanti più complessi della storia recente. E preferiremmo non doverlo fare da soli. Intendo dire che è sempre auspicabile, nelle fasi più difficili della storia, che una nazione democratica come la nostra sappia compattarsi intorno alla difesa dei propri interessi nazionali”. E precisa: “Non lo dico per proporre una sorta di unanimismo peloso o per tentare di ‘neutralizzare’ la voce delle opposizioni. Lo dico perché uno scenario come questo impone alle classi dirigenti, a tutte le classi dirigenti, responsabilità, lucidità e capacità di adattare le proprie decisioni alla rapidità degli eventi”.

Alle opposizioni la premier riconosce che l’intervento di Usa e Israele “si colloca fuori dal diritto internazionale” e ribadisce che “l’Italia non vi prende parte e non vi intende prendere parte”. Quanto all’uso delle basi militari italiane, rivendica la posizione assunta di rispetto degli accordi vigenti, “la stessa della Spagna” e garantisce che se dovesse arrivare una richiesta di uso oltre gli accordi, il governo rinuncerà alla possibilità che pure ha di decidere da solo e rimetterà la questione alle Camere.

Dunque “mi auguro che lo spirito di questo appello possa essere raccolto e che l’Italia possa parlare, nelle prossime settimane, con una sola voce. Ma voglio, allo stesso tempo, rassicurare gli italiani sul fatto che, se anche questo non dovesse verificarsi, il governo continuerà a rappresentare l’Italia con autorevolezza, serietà e abnegazione, come sempre abbiamo fatto dall’inizio del nostro mandato”.

Il crollo della Porsche

Milano, 11 mar. (askanews) – Porsche chiude il 2025 con un calo dei ricavi del 9,5% a 36,27 miliardi di euro e delle consegne del 10,1% a 279.449 auto con una quota di elettriche pari al 22,2%. Il risultato operativo si attesta a 410 milioni da 5,64 miliardi in calo del 92,7%, con un ritorno operativo sulle vendite dell’1,1% rispetto al 14,1% dello scorso anno. A pesare oneri straordinari per 3,9 miliardi, di cui 2,4 miliardi per la revisione della strategia sull’elettrico, 700 milioni per attività legate alle batterie e 700 milioni per i dazi Usa. Il flusso di cassa netta della divisione auto è pari a 1,51 miliardi pari a un margine del 4,7% rispetto al 10,2% dello scorso anno.

Il cda proporrà un dividendo di 1 euro per le azioni ordinarie e 1,01 per le privilegiate.

Per il 2026 il gruppo conta su un ritorno operativo sulle vendite fra 5,5 e 7,5%, ricavi fra 35 e 36 miliardi di euro e un margine sul flusso di cassa netto fra il 3 e il 5%.

A Milano ancora problemi sui tram, fiamme su uno della linea 27

Milano, 11 mar. (askanews) – Un principio di incendio ha interessato questa mattina un tram della linea 27 a Milano. L’allarme è scattato alle 9:11. Secondo una prima ricostruzione dei vigili del fuoco intervenuti sul posto, a provocare il rogo sarebbe stata la rottura di un cavo ddella rete aerea che, entrando in contatto con il pantografo, ha poi innescato le fiamme. L’incendio ha provocato un foro nella struttura metallica superiore del mezzo senza conseguenze per le persone a bordo: nessun ferito né contuso tra i passeggeri.

I vigili del fuoco hanno domato le fiamme e provveduto alla messa in sicurezza dell’area. Spetterà ad ATM, l’azienda municipalizzata del trasporto pubblico milanese, accertare le cause dell’ennesimo incidente avvenuto nel giro di pochi giorni sulla rete tramviaria cittadina.

Leonardo si rafforza nella cybersecurity e acquisisce Becrypt in UK

Milano, 11 mar. (askanews) – Leonardo, attraverso la controllata Leonardo UK, ha compiuto un ulteriore passo per rafforzarsi nella cybersecurity con la sigla di un accordo vincolante per l’acquisizione della società britannica Becrypt.

L’operazione, sottolinea una nota del gruppo italiano, aumenterà fin da subito il posizionamento di Leonardo in UK e le difese cyber dei paesi Five Eyes e consoliderà la forte collaborazione tra Leonardo, il Governo britannico e il National Cyber Security Centre (NCSC) per proteggere gli ambienti più sensibili del Regno Unito. L’acquisizione si basa inoltre sulla fornitura da parte dell’azienda di soluzioni cyber di nuova generazione in Italia, nella Nato e nel più ampio panorama della difesa europea.

L’iniziativa segna la fase successiva del continuo miglioramento delle soluzioni Zero Trust di Leonardo, sfruttando le capacità all’avanguardia di Becrypt nel trasferimento sicuro dei dati, nell’endpoint security e nel cloud sicuro. Fondata nel 1996 e con sede a Londra, Becrypt sviluppa tecnologie rogettate per proteggere i dati fino al livello di classificazione Top Secret.

“Quest’ultima acquisizione in UK segna un ulteriore tappa nella strategia di Leonardo volta a costruire in Europa una sicurezza cyber resiliente e sovrana che superi la frammentazione tecnologica attuale”, ha commentato Roberto Cingolani, amministratore delegato e direttore generale di Leonardo. “Testimonia inoltre il nostro impegno verso il Regno Unito, un mercato domestico fondamentale che svolge un ruolo importante nel rafforzamento della nostra presenza internazionale. Grazie alle capacità acquisite nello Zero Trust, stiamo sviluppando molto rapidamente la portata di Leonardo nel dominio cyber, fondamentale per proteggere i dati sensibili e le infrastrutture critiche delle nostre nazioni in uno scenario dove le minacce evolvono rapidamente. Ecco perché – ha concluso – la sicurezza cyber, al centro della strategia industriale di Leonardo, svolge un ruolo cruciale come fattore abilitante per lo sviluppo delle nostre soluzioni multi-dominio.”

Meloni: non siamo isolati, non chiedetemi di schierarmi di qua o di là

Milano, 11 mar. (askanews) – L’Italia “non è isolata”, ma è “al centro di ogni coordinamento internazionale” e Giorgia Meloni non intende adeguarsi alle richieste delle opposizioni che le chiedono di “scegliere da che parte stare” con una “visione provinciale” della politica internazionale.

Parlando in Senato, la premier ha sottolineato: “A Bruxelles la settimana prossima rivendicherò con orgoglio ciò che l’Italia può e deve fare, per sé stessa e per l’Europa. Perché le crisi di oggi non ammettono né debolezze né ambiguità: o l’Europa trova il coraggio di difendere i propri confini, la propria libertà e il proprio benessere, o è destinata all’irrilevanza. In un mondo che non fa sconti a nessuno. Per quello che ci riguarda abbiamo scelto da che parte stare. Dalla parte del realismo contro l’ideologia, delle soluzioni contro i proclami, dell’orgoglio nazionale contro le tifoserie. E poco importa che si tenti di dire che siamo isolati proprio mentre siamo al centro di ogni coordinamento internazionale. Poco importa che a ogni tornante difficile, debba sentirmi ripetere che il nostro governo dovrebbe scegliere da che parte stare tra uno e l’altro, che dovrebbe schierarsi con questo o con quello, che dovrebbe seguire l’uno piuttosto che l’altro, come immagino potrebbe accadere anche oggi. Perché sapete già che non condivido questa visione provinciale della politica europea e internazionale, e ancora meno condivido l’idea che ci sia sempre qualcun altro da cui dobbiamo prendere esempio. Noi seguiamo sempre e solo lo stesso obiettivo, ci schieriamo sempre e solo con un unico interesse: che è quello dell’Italia. Una grande nazione, che ha le radici nel Mediterraneo, la testa in Europa e il cuore con l’Occidente. Lo facciamo con orgoglio e determinazione, ogni giorno. E a maggior ragione intendiamo farlo con determinazione in questo tempo molto difficile”.

Meloni: anche per Ue abbiamo diritto a far funzionare centri Albania

Roma, 11 mar. (askanews) – “Anche per l’Europa il governo ha tutto il diritto a fare funzionare i centri in Albania proprio perché il meccanismo messo in piedi è in linea con il meccanismo europeo”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni nel corso delle comunicazioni in aula al Senato in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente.

“Anche se temo che per alcuni non basterà neanche questo e non cesseranno le ordinanze di revoca dei trattenimenti in Albania come accaduto nel recente caso dei migranti regolari condannati per spaccio di droga e – è molto desolante doverlo raccontare – violenza su minore che per i giudici non possono essere trattenuti né rimpatriati perché hanno fatto strumentalmente richiesta di protezione internazionale. Decisioni che non trovano giustificazione nella normativa italiana ed europea”, ha aggiunto.

Massini in “Io, Vladimir”: il mio sguardo sui protagonisti dell’oggi

Milano, 11 mar. (askanews) – Diretto da Fabio Calvi, l’evento TV sul Nove “Io, Vladimir – Stefano Massini racconta Putin” – questa sera in prima serata – vede sul palco i musicisti Luca Baldini, Mariel Tahiraj, Saverio Zacchei, Massimo Ferri ad accompagnare e scandire con musiche originali un intenso racconto che copre mezzo secolo di storia russa e non solo russa, mentre sullo sfondo – come parte integrante della scenografia – si alternano suggestive immagini d’archivio frutto di un’accurata ricerca volta ad evocare le atmosfere e i significati più profondi dietro ai fatti storici.

Abbiamo intervistato il drammaturgo e protagonista Massini e gli abbiamo chiesto da dove nasce la sua interpretazione, così partecipata: “Nasce dal fatto che noi non possiamo permetterci di raccontare soltanto quello che è concluso, quello che è finito. Dobbiamo raccontare anche il presente. Ho sempre creduto, ho pensato che la narrazione debba essere uno strumento per capire meglio l’attimo, il presente, l’ora. Ecco perché mi piace molto spostare il mio sguardo su quei personaggi che sono i protagonisti del momento che noi stiamo vivendo adesso. L’ho fatto con Trump, lo faccio adesso con Vladimir Putin, un personaggio che è sulle nostre cronache tutti i giorni, il cui volto vediamo tutti i giorni al punto tale che a volte siamo in grado perfino di dubitare del fatto che siano ingrassati, dimagriti, che stiano bene o male, che siano gonfi, magari che prendano dei farmaci. Lo sguardo di noi tutti è sui lividi che stanno sulle mani di Donald Trump, piuttosto che sul gonfiore che ci racconta un qualche male non raccontato di Vladimir Putin. Siamo capaci di guardare gli sguardi di queste persone continuamente, i volti, le fisionomie, al punto, ripeto, da azzardare addirittura delle diagnosi, tanto li conosciamo” dice.

In realtà di loro non sappiamo niente, fa notare Massini. “La loro storia è una storia che, come nel caso di Vladimir Putin, ci manca, che non conosciamo così bene. E allora ben venga il cinema che le racconti, il teatro, in questo caso un teatro televisivo, una televisione teatrale. Non so che cosa sia, per fortuna non ho una definizione al mio modo di stare a metà fra i due linguaggi che amo così tanto. Però credo che sia una storia importante da raccontare per la gente, per capire, perché poi alla fine non possiamo più permetterci nemmeno di creare questa barriera fra noi e gli altri. Noi italiani e i francesi, gli inglesi, gli americani, i russi, come se fossero altra cosa. È come se in questo dire ‘noi e gli altri’ ci fosse già una scusante al fatto che ci disinteressiamo degli altri perché non saremmo in grado di capirli, non essendo noi. E invece no, invece è l’essere umano sempre. E quando vai a leggere queste storie ti rendi conto che in realtà c’è qualcosa che le unisce tutte ed è proprio l’umanità. Quindi questa è la ragione per cui è importante raccontarla”, aggiunge.

Lei prima ha parlato di violenza.

“Sì, ce n’è tanta qua”.

È un periodo di grande violenza. Da dove nasce la violenza di Putin?

“La violenza di Putin è una violenza che nasce lontana, nasce dal fatto che lui stesso, come racconta più volte, cresce da bambino dentro non una città qualunque, ma dentro Leningrado, quindi una città che, come ricordiamo, era stata eroicamente reduce dall’assedio nazista, ma ne era uscita nelle condizioni che conosciamo. Leningrado era una città poverissima, una città dove la miseria regnava sovrana, una città dove la violenza di strada era quella in cui cresce il piccolo Vladimir, che a un certo punto rischia addirittura di essere l’unico della scuola a non prendere il fazzoletto rosso dei giovani pionieri, che era una cosa quasi inammissibile. Doveva avere un voto di condotta bassissimo per non accedere a questo riconoscimento che spettava generalmente a tutti i bambini. E lui ne va fierissimo, tanto che quando rilascia la sua prima autobiografia, diciamo con due giornalisti, in occasione della sua campagna elettorale dell’anno 2000, quando il giornalista gli chiede se lui allora era un piccolo teppista, lui risponde dicendo: no, io ero il peggiore dei teppisti. E lo dice con fierezza, con orgoglio. Da quella situazione lui passa fondamentalmente a fare l’agente segreto per il KGB, incaricato di servire a Dresda nella Germania dell’Est. E quando torna in Russia dopo il crollo del Muro di Berlino, la sua città è dilaniata da un livello di violenza tale, che nasce dal caos, dalla mancanza di controllo pubblico, che addirittura la città di Leningrado finisce nelle mani di due bande criminali si fanno la guerra per strada durante il giorno, addirittura nel centro della città, non soltanto nei sobborghi”.

Quindi questa violenza c’è.

“C’è continuamente intorno a lui, ma lui non fa niente per reprimerla, per nasconderla. C’è una frase che io mi porto dietro, che in realtà è secondo me piuttosto esplicita. Lui a un certo punto, rilasciando un’intervista recentemente, ha detto: ci sono dei paesi dell’Occidente, come gli Stati Uniti d’America, l’Inghilterra, molti Paesi europei, in cui l’ideologia liberale, dice lui, è riconosciuta ed è dentro le vene della gente. Dice: da noi no. In Russia, invece, la libertà non può essere applicata così tanto. Dice: i nostri non la riconoscono. Hanno bisogno comunque di uno Stato forte, dice lui. È una legittimazione di uno Stato forte, violento, controllore, che tiene il polso della gente. Tutto questo è dichiarato. Lui lo dice proprio. Dice: da noi funziona così. Quindi questa violenza è uno strumento che lui utilizza consapevolmente”.

Intervista di Cristina Giuliano

Montaggio Gualtiero Benatelli,

Immagini askanews

Iran, Meloni: crisi complessa, invito a coesione, no a polarizzazione

Roma, 11 mar. (askanews) – La crisi in Medio Oriente “investe la sicurezza, l’economia, gli interessi italiani ed europei: è una crisi complessa tra le più complesse degli ultimi decenni che ci impone di agire con lucidità e serietà”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni nel corso delle comunicazioni in aula al Senato in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente. Meloni fa appello a uno “spirito di coesione sottraendo alla polarizzazione politica che banalizzando non aiuta a nessuno ragionare con profondità”.

“Si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal diritto internazionale, lì dobbiamo collocare l’intervento di Usa e Israele. Voglio dirlo a scanso di equivoci, un attacco al quale l’Italia non prende parte e non intende prendere parte”, ha sottolineato la premier, aggiungendo che quella in Iran è “un’escalation militare che l’Italia si è invece impegnata nei mesi scorsi a evitare insieme a nazioni come l’Oman e il Qatar. Ricordo che per due volte abbiamo ospitato a Roma i negoziati sul nucleare e che dall’inizio abbiamo sostenuto ogni sforzo di facilitazione che veniva condotto. A lungo abbiamo anche tenuto aperto un canale di comunicazione con Teheran, sottolineando l’urgenza di un accordo che assicurasse il carattere esclusivamente civile del programma nucleare iraniano”.

“Intendiamo anche – ha proseguito la premier – far sentire la nostra voce affinché, nel perdurare delle azioni militari di USA e Israele, volte a neutralizzare la capacità bellica iraniana, venga preservata l’incolumità dei civili, a partire dai bambini. Per questo, a nome del governo, esprimo ferma condanna per la strage delle bambine avvenuta nella scuola di Minab, nel sud dell’Iran, la solidarietà ai familiari delle giovanissime vittime e la richiesta che si accertino rapidamente le responsabilità di questa tragedia”.

Inoltre, la premier ha ribadito che per l’eventuale uso di basi militari serve l’ok del Parlamento. “Ci sono autorizzazioni tecniche quando si parla di logistica e di operazioni non cinetiche, che
non comportano – semplificando – dei bombardamenti. Nel caso in cui dovessero giungere richieste di uso delle basi italiane per altre attività, la competenza a decidere se concedere o meno quell’utilizzo spetterebbe – sempre in virtù di quegli accordi – al governo. Ma, su questo punto, ribadisco con chiarezza la posizione che il Governo ha già espresso: la decisione, in quel caso, per noi spetterebbe al Parlamento. Allo stesso modo, e a scanso di equivoci, chiarisco che ad oggi non è pervenuta alcuna richiesta in questo senso. Così come ribadisco che noi non siamo in guerra, e non vogliamo entrare in guerra”.

“Merita – ha aggiunto la premier – un accenno anche la delicata situazione in Libano, dove purtroppo abbiamo assistito nuovamente alla decisione scellerata di Hezbollah di trascinare l’incolpevole popolo libanese in una nuova guerra con Israele. Ho sentito, nei giorni scorsi, il Primo Ministro Netanyahu, al quale ho ribadito la contrarietà dell’Italia a qualunque escalation, fermo restando il diritto di Israele di rispondere agli attacchi di Hezbollah”.

Carburanti, Meloni: pronti a tassare aziende che speculano

Roma, 11 mar. (askanews) – “Riguardo l’attuale aumento dei prezzi dei carburanti, il messaggio che voglio dare, agli italiani ma anche a chi dovesse pensare di sfruttare questa situazione per arricchirsi sulla pelle dei cittadini e delle imprese, è: consiglio prudenza, perché faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi, compreso, se necessario, recuperare i proventi della speculazione con una maggiore tassazione delle aziende che ne fossero responsabili”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni nel corso delle comunicazioni in aula al Senato in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente.

Iran, Schlein: Meloni oggi dica no a uso basi per attaccare

Roma, 11 mar. (askanews) – “Noi faremo la nostra parte in Parlamento ma oggi vogliamo sentire cosa risponde a Trump che dice che l’Italia è sempre disponibile ad aiutare, se Trump chiede l’uso delle basi lo escludono già ora? Perchè sarebbe contro la Costituzione”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein a Omnibus su La7.

“Bisogna chiarire e chiamare le cose con il proprio nome – insiste – Meloni ancora non ha detto che gli attacchi unilaterali violano il diritto internazionale, vorremmo una posizione chiara. Seconda cosa che vogliamo sentire oggi è che il governo esclude in maniera categorica che se Trump chiedesse il supporto delle basi in Italia per attacchi militari a Libano e Iran perchè andrebbe contro la nostra Costituzione che dice che l’Italia ripudia la guerra”.

“Noi siamo sempre disponibili a fare la nostra parte e quando serve ci sentiamo” con la premier, “in questi giorni non c’è stato un coinvolgimento diretto – conclude – mi sono sentita più volte con i ministri”.

Iran, Meloni compattiamoci per interesse nazionale

Milano, 11 mar. (askanews) – “Qui non c’è un governo che si sottrae al confronto parlamentare, come mostra la presenza di Tajani e Crosetto per ben due volte e la mia presenza oggi. Non c’è un governo complice di un’uccisione nè isolato, nè colpevole della crisi su cittadini e imprese. Cose che ho sentito e che non fanno giustizia dell’impegno di questi giorni, in cui abbiamo affrontato la crisi con cautela, in raccordo con partner europei e in contatto con i paesi del Golfo, mettendo in campo strumenti politici diplomatici, e di sicurezza e sul piano economico interno. Qui c’è il governo italiano chiamato suo malgrado ad affrontare un tornante complesso e preferiremmo non farlo da soli. È auspicabile che la nazione si sappia compattare in difesa interessi nazionali”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nelle comunicazioni al Senato.

“Non chiedo unanimismo peloso per neutralizzare la voce delle opposizioni, ma perchè la situazione impone responsabilità, lucidità e capacità di adattare decisioni alla rapidità degli eventi, e perchè in passato è quello che ho fatto io quando non esitai a schierarmi col governo che contrastavo nelle ore drammatiche dell’aggressione russa. Mi auguro che l’Italia possa parlare con una voce sola”.

Referendum, Schlein: noi non politicizziamo, batteremo Meloni a elezioni

Roma, 11 mar. (askanews) – “Batteremo Meloni alle prossime elezioni politiche con la coalizione progressista che dopo vent’anni siamo riuscirti a rimettere insieme. Ho sempre detto noi non politicizzeremo la campagna referendaria tanto sarà Meloni a farlo, ed è esattamente quello che è accaduto”. Così Elly Schlein segretaria del Pd a Omnibus su La7.

“Non abbiamo mai chiesto un voto contro il governo ma contro una riforma sbagliata – ha aggiunto -, lo ha detto Nordio che se vinciamo le elezioni servirà anche a noi ma noi non vogliamo che ci serva una riforma, in democrazia il potere di chi governa deve essere sottoposto al controllo di legalità, solo un giudice indipendente fa valere il principio che la legge è uguale per tutti”.

Iran, Meloni: crisi complessa, invito a coesione, no a polarizzazione

Roma, 11 mar. (askanews) – La crisi in Medio Oriente “investe la sicurezza, l’economia, gli interessi italiani ed europei: è una crisi complessa tra le più complesse degli ultimi decenni che ci impone di agire con lucidità e serietà”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni nel corso delle comunicazioni in aula al Senato in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente.

Meloni fa appello a uno “spirito di coesione sottraendo alla polarizzazione politica che banalizzando non aiuta a nessuno ragionare con profondità”.

La mostra The New American West a 10 Corso Como

Milano, 11 mar. (askanews) – Dall’11 marzo al 7 aprile 2026 10 Corso Como presenta nella sua galleria la mostra The New American West: Photography in Conversation. Co-curata da Alessio de’ Navasques, Howard Greenberg e Carrie Scott, l’esposizione presenta le opere contemporanee di Maryam Eisler e Alexei Riboud in dialogo con fotografie storiche selezionate dall’archivio della Howard Greenberg Gallery, tra cui quelle di Ansel Adams, Diane Arbus, Esther Bubley, Lee Friedlander, Allen Ginsberg, Joel Meyerowitz, Wright Morris, Minor White, Edward Weston, Paul Strand, Mary Ellen Mark e Wim Wenders.

Alessio de’ Navasques, curatore della galleria e co-curatore della mostra, ha raccontato ad askanews: “The New American West è una mostra importante, una mostra che fa il punto su un immaginario che da sempre affascina artisti, poeti, intellettuali, inventori che è l’American West. Due artisti hanno attraversato 5 stati, Maryam Eisler e Alexei Riboud, alla scoperta di luoghi, di personaggi, di situazioni, chiedendosi cosa rappresenta oggi l’American West. Questa mostra racconta il loro viaggio, ma lo fa attraverso un viaggio anche temporale: il loro lavoro è messo a confronto con i grandi maestri della fotografia Edward Weston, Ansel Adams, la nascita della fotografia americana e le generazioni successive, Robert Adams, Paul Strand, ma anche l’immaginario di Wim Wenders o Allen Ginsberg; proprio un viaggio nel tempo alla scoperta di quello che rappresenta oggi, ha rappresentato lo spazio del West americano. Questo doppio sguardo che viene messo in luce dalla mostra in particolare da questo centro della mostra in cui gli stessi luoghi sono stati guardati dalle lenti dei due obiettivi diversi senza mai confrontarsi irradiano tutta una serie di tematiche dei classici quasi degli stereotipi sul West americano dai cowboy ai nativi americani fino appunto ai canyon ai luoghi abbandonati, le gas station e vengono ripensati, riletti, riattivati attraverso il dialogo con i lavori storici. Quello che emerge dalla mostra è che il mondo del West, il mondo naturale, continua ad essere un rifugio, una forma di escapismo, una forma di libertà e di frontiera, quindi questo contrasto fortissimo tra un luogo in cui scappare, cui rifugiarsi, in cui ritrovarsi, e da un lato invece un luogo di separazione, un border, una frontiera. In questo momento è un interrogativo importante che la mostra pone ai suoi visitatori”.

Fulcro del percorso è il viaggio intrapreso nel 2024 da Eisler e Riboud attraverso Texas, New Mexico, Arizona e Utah: un attraversamento condiviso ma vissuto in modo indipendente. I due artisti hanno fotografato gli stessi territori senza confrontarsi sulle immagini, generando risposte visive radicalmente differenti. Il lavoro di Eisler è cinematografico e carico di tensione psicologica; quello di Riboud architettonico e contemplativo. Accostate ai capolavori storici, queste opere riaffermano l’idea centrale della mostra: l’American West è una domanda ricorrente, continuamente riscritta da chi lo attraversa.

L’esposizione si inserisce nel Circuito Off di MIA Photo Fair BNP Paribas dal 19 al 22 marzo 2026 allo Superstudiopiù di Milano.

Basket Nba, pazzesco Bam Adebayo: 83 punti contro i Wizards

Roma, 11 mar. (askanews) – Nottata storica per Bam Adebayo, che nella vittoria dei suoi Heat su Washington segna 83 punti, superando così gli 81 di Kobe Bryant e piazzandosi solo dietro ai leggendari 100 di Wilt Chamberlain. Per il centro di Miami la sfida contro gli Wizards segna anche il record assoluto di tiri liberi segnati (36) e tentati (43), mentre le 22 triple tentate lo mettono al 3° posto nella specifica classifica. Il tabellino personale di Adebayo destinato a entrare nei libri di storia del gioco: 83 punti, 9 rimbalzi, 3 assist, 2 palle rubate, 2 stoppate, 20/43 dal campo, 7/22 da tre e 36/43 dalla lunetta in poco meno di 42 minuti totali giocati

Iran, la nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei ferito ma "salvo"

Roma, 11 mar. (askanews) – Mojtaba Khamenei, la nuova guida suprema dell’Iran, è “sano e salvo” malgrado le ferite riportate. Lo ha dichiarato il figlio di Masoud Pezeshkian, il presidente della Repubblica islamica.

Il New York Times, citando funzionari israeliani e iraniani, ha riportato che Mojtaba Khamenei è rimasto ferito alle gambe nel giorno di inizio degli attacchi israelo-americani contro l’Iran.

Khamenei, 56 anni, è stato annunciato domenica come successore di suo padre, l’ayatollah Ali Khamenei, leader supremo di lunga data ucciso il giorno di apertura della guerra.

L’articolo del Times ha sostenuto che anche il giovane Khamenei è rimasto ferito alle gambe quel giorno, il che potrebbe essere uno dei motivi per cui non è ancora apparso in pubblico. Precedenti resoconti indicavano che Mojtaba Khamenei fosse rimasto ferito durante il conflitto, compresi i resoconti dei media statali che lo descrivevano come “janbaz”, ovvero ferito dal nemico.

Tennis, Sinner: "La chiave della vittoria essere il più aggressivo possibile"

Roma, 11 mar. (askanews) – “Cercare di essere il più aggressivo possibile è stata la chiave per la vittoria”. Jannik Sinner commenta così il suo successo in due tie-break nel primo confronto diretto con Joao Fonseca nell’attesissimo ottavo di finale del BNP Paribas Open, il Masters 1000 di Indian Wells, che non ha tradito le aspettative.

“Joao è un giocatore incredibile, ha un grandissimo talento, è molto potente da entrambi i lati. Ha servito molto bene. Io sono calato un po’ di intensità alla fine del secondo set, ma lui ha giocato un tennis incredibile e l’atmosfera è stata fantastica” ha aggiunto il numero 1 azzurro, primatista italiano per partite vinte nei Masters 1000.

Ai quarti, contro Sinner misurerà le sue ambizioni il mancino USA Learner Tien, che mai prima d’ora era arrivato così avanti in un Masters 1000. Si sono già incontrati a Pechino, nella prima finale ATP dello statunitense: un match con poca storia, vinto dall’azzurro con un doppio 62.

“Penso sia il primo di molti per lui. Learner è molto costante. Lui e Joao sono il futuro del nostro sport. Sono contento di affrontarlo di nuovo. È migliorato molto dall’ultima volta – ha detto – Sono felice di ritrovarmi di nuovo nella posizione di giocare un quarto di finale [in un grande torneo], sono già giornate molto speciali. Ovviamente speriamo in una bella partita”.

Tennis, Sinner centra i quarti di finale al torneo di Indian Wells

Roma, 11 mar. (askanews) – Al torneo di tennis di Indian Wells, Jannik Sinner vince in due set il duello con Joao “Sinnerzinho” Fonseca, che soprattutto nel primo parziale fa davvero una gran figura. Il numero 2 del mondo si impone 76(6) 76(4), dopo aver salvato tre set point di fila nel tie-break e resta da solo in testa alla classifica per numero di vittorie nei Masters 1000 tra i giocatori italiani (97, superato Fabio Fognini). Grazie al successo contro il brasiliano (35 ATP), il 62mo nelle 63 partite giocate sul duro contro avversari fuori dalla Top 20, Sinner ha raggiunto i quarti di finale per la 19ma volta in un Masters 1000.

Giocherà contro Learner Tien (27 ATP), che ha salvato due match point contro lo spagnolo Alejandro Davidovich Fokina (19) prima di festeggiare il primo quarto di finale in carriera in questa categoria di tornei. Si sono già incontrati nel 2025 in finale a Pechino, la prima per lo statunitense, allora il più giovane finalista in un ATP 500 dai tempi di Holger Rune (sconfitto a Basilea nel 2022). Una finale senza storia, vinta da Sinner 62 62.

Destra e Costituzione repubblicana: i democratici cristiani scelgano bene

Una distanza crescente dal dettato costituzionale

La destra italiana, guidata da Giorgia Meloni, si pone sostanzialmente fuori dalla Costituzione repubblicana. Il giuramento di fedeltà pronunciato al momento dell’insediamento del governo è, nei fatti, ignorato se non proprio tradito. Dopo più di tre anni dal primo gabinetto dominato da un partito di destra postfascista, e composto da altri due partiti del tutto subalterni, si può senz’altro giungere a questa valutazione.

Il caso della guerra in Iran e larticolo 11

L’ultimo, gravissimo esempio di questa radicata posizione sta nelle parole che la premier ha pronunciato di fronte all’aggressione militare, alla guerra scatenata da Trump e dal governo israeliano contro l’Iran.

“Non sono né a favore né contro la guerra in Iran”, ha detto senza giri di parole il nostro primo ministro.

Facendo così strame del dettato dell’articolo 11 della Costituzione, che dispone testualmente: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Bisognava continuare con pazienza a negoziare, a verificare, a stimolare la controparte iraniana a un comportamento trasparente sulle attività di arricchimento dell’uranio, come per lungo tempo hanno fatto le amministrazioni democratiche precedenti. Bisognava evitare di scatenare liberamente la rabbia senza fine della destra israeliana e i suoi istinti di egemonia militare, agiti ormai come durante le guerre coloniali dei secoli scorsi, senza rispetto per niente e per nessuno.

La riforma della giustizia e il referendum

La cosiddetta riforma della giustizia, approvata come “per decreto autoritario” dalla destra in Parlamento, segna un altro grave episodio che si consuma in queste settimane di avvicinamento al referendum popolare confermativo.

I falsi tentativi di confronto sul merito tecnico sono dalla destra stessa smentiti ogni giorno, dallo stesso ministro della giustizia e dai suoi collaboratori. Questo è per la destra un referendum politico, per diminuire l’autonomia di uno dei tre pilastri dello Stato democratico a vantaggio degli altri.

Se, malauguratamente, dovesse vincere il sì – cosa sempre meno probabile con il passare dei giorni, ma si sa che le urne possono sempre riservare sorprese – oltre alle grida di trionfo politico plebiscitario assisteremmo poi al rilancio della pessima riforma costituzionale del premierato, oggi parcheggiata nell’ombra, con l’obiettivo di ridurre l’autonomia del Parlamento e della democrazia rappresentativa.

 

Leggi securitarie e restrizione delle libertà

Le leggi liberticide e autoritarie, approvate a raffica per contenere la libertà di espressione e di manifestazione pubblica nelle piazze, nelle scuole, nelle università, dietro allo scudo dell’urgenza “securitaria”, hanno già messo una bella museruola ai cittadini italiani.

Premio di maggioranza e concentrazione del potere

La proposta di riforma elettorale, con uno sproporzionato premio di maggioranza avanzato allo scopo di assicurare la stabilità e la durata dei governi, costituisce poi l’espediente tecnico capace di creare una situazione completamente diversa da quella attuale.

Naturalmente “stabilità e durata” suonano come una sentenza di condanna a morte per cinquanta anni di governi democratici e riformisti garantiti dalla solida continuità della Democrazia Cristiana, a lungo anche vero baluardo contro ogni rinascita fascista. Un leader di destra, con pieni poteri, con il compito di mettere ordine.

 

Autonomia differenziata e unità della Repubblica

Da questo disegno di rovesciamento costituzionale non rimane certo fuori la proposta di autonomia differenziata fra le Regioni, che romperebbe l’unità solidale e poliarchica della Repubblica. Un equilibrio ordinamentale indispensabile per assicurare la giustizia sociale.

Lappello al mondo democratico-cristiano

Vogliamo sperare che gli amici che vengono dall’esperienza democratico-cristiana e popolare vogliano ancora riflettere e valutare cosa fare il 22 marzo.

Anche perché una nuova area di centro democratico degasperiano non può nascere fra le ambiguità di chi ritiene che, nella storia politica italiana del dopoguerra, destra e sinistra “pari sono”. Si tratta oggi di scegliere se stare nel solco e nel quadro della Costituzione, oppure se lavorare per modificare questo solido quadro che ha garantito una crescita e una promozione umana e sociale impensabile.

Il dovere della partecipazione democratica

Dunque, come hanno esortato con decisione il presidente della Repubblica e lo stesso presidente della Conferenza episcopale italiana, la partecipazione al voto è un dovere irrinunciabile in una sana democrazia.

I democratici cristiani e i popolari sono stati forti quando hanno saputo interpretare il sentimento migliore di rinascita e di progresso del popolo italiano, non il livore o il senso di rivalsa.

Il Centro conta se detta l’agenda politica

Le elezioni politiche si avvicinano e all’orizzonte si staglia la costruzione di nuovi soggetti politici in grado di condizionare nuovi ed eventuali equilibri. E, tra questi, immancabilmente riemerge la necessità di rafforzare i luoghi politici centristi. Ovvero, nuovi partiti e movimenti centristi. O all’interno delle attuali coalizioni maggioritarie o per conto proprio.

La lezione di Donat-Cattin: conti se orienti la politica

Ora, se vogliamo dirci la verità senza la solita ipocrisia e falsità, non possiamo non fare una semplice osservazione. E cioè, il Centro – democratico, riformista e di governo – esiste se riesce anche e soprattutto a dettare l’agenda politica. Lo diceva molti anni fa Carlo Donat-Cattin parlando del dibattito all’interno della Democrazia Cristiana – tutt’altro mondo, come ovvio e persino scontato – quando, riferendosi alla sua corrente, la sinistra sociale di Forze Nuove, diceva semplicemente che nel suo partito, la Dc e quindi nell’intera politica italiana, contavi se riuscivi a condizionare l’evoluzione della politica generale. E Donat-Cattin, tra l’altro, ci riusciva benissimo anche solo con una corrente che si attestava attorno all’8% dei consensi all’interno del corpaccione democristiano.

Nel campo largo il Centro resta marginale

Ed è proprio all’interno di questa cornice che si inserisce, oggi, il ruolo e la funzione di un potenziale e credibile Centro. Ora, è noto a tutti, ma proprio a tutti, che nell’attuale coalizione di sinistra e progressista le forze centriste e riformiste sono del tutto marginali, ininfluenti, irrilevanti ed inconsistenti. Per ragioni oggettive ed obiettive e non per mere argomentazioni polemiche. E questo per una ragione persin troppo semplice da spiegare.

E cioè, il cosiddetto “campo largo” è oggi saldamente guidato, egemonizzato, diretto e governato da quattro sinistre: quella radicale e massimalista del Pd della Schlein, quella populista e demagogica dei 5 stelle di Conte, quella estremista ed ideologica del trio Fratoianni/Bonelli/Salis e quella classista e pan sindacale della Cgil di Landini. Oltre, come la vicenda referendaria ha ampiamente confermato, all’ANM, a molti movimenti della società civile, ai vari conduttori di alcuni talk televisivi e agli opinionisti che vergano i commenti sulla stampa amica e compiacente. Per il resto, per dirla con una felice espressione di Goffredo Bettini, c’è posto solo sotto una “tenda”. Detta con parole più semplici, al Centro è riservato solo un gentile “diritto di tribuna”.

Nel centrodestra pesa legemonia della leadership

Sul versante del centro destra, è sotto gli occhi di tutti che esiste un partito dichiaratamente centrista, riformista e liberale, cioè Forza Italia. Ma è altrettanto evidente che la leadership politica, carismatica e di governo di Giorgia Meloni è talmente forte ed incisiva che oscura qualsiasi altro contributo. Certo, l’alleanza è di centro destra. Ma è evidente che anche da queste parti il Centro – seppur non in misura così clamorosa come nella coalizione di sinistra e progressista – stenta a condizionare e ad incidere credibilmente nella costruzione del progetto politico complessivo.

Per queste ragioni, semplici ma oggettive, l’unico spazio che ad oggi può garantire un protagonismo politico, culturale e programmatico del Centro resta quello di costruire un luogo politico e progettuale autonomo e distinto dai due schieramenti maggioritari. Un luogo che dovrà essere autenticamente plurale, seccamente riformista e capace di dispiegare una vera cultura di governo alternativa al massimalismo radicale, estremista e populista della sinistra e, al contempo, distinto e distante dalla destra sovranista e populista. Il tutto, per rifarsi ancora alla battuta iniziale di Donat-Cattin, per cercare di riuscire a dettare l’agenda politica senza confusione, opportunismi e trasformismi vari.

Oltre i muri. Contro i miti della differenza

Il pregiudizio come costruzione sociale

Il testo di Antonio Leone, 99,9% uguali. La cultura che ci unisce, le illusioni che ci dividono (Youcanprint, 2025, pp. 226, euro 20,90), è un volume divulgativo sorretto da una chiara ambizione culturale e civile. Il punto di partenza è netto: il DNA umano coincide per il 99,9%. Su questo dato l’autore costruisce un ragionamento semplice ma incisivo: se la matrice biologica comune è così evidente, le gerarchie fondate su colore della pelle, fede religiosa, genere, provenienza geografica o altre appartenenze identitarie rivelano tutta la loro fragilità simbolica, prima ancora che scientifica.

Proprio lo 0,1% di differenza, infatti, non legittima alcuna discriminazione: rinvia piuttosto alla pluralità costitutiva dell’umano, che ogni società è chiamata a riconoscere senza tradurla in stigma, esclusione o disuguaglianza.

La differenza è una risorsa sociale e relazionale

Il merito sociologico del testo sta nel mostrare che la discriminazione non nasce dalla natura, ma da confini socialmente costruiti e poi trasformati in gerarchie. Leone attraversa diverse forme di esclusione — colore della pelle, religione, genere, provenienza geografica, identità personale — evidenziando come la differenza venga convertita in stigma. Anche il fanatismo sportivo lo conferma: quando l’appartenenza si irrigidisce, il legame degenera in ostilità.

Particolarmente efficaci sono i passaggi in cui il libro evoca figure come Leonardo da Vinci, Alan Turing, Oscar Wilde, Virginia Woolf e Alexander von Humboldt. Non si tratta di semplici riferimenti, ma di strumenti di lettura: rendono evidente come i dispositivi del pregiudizio possano colpire anche soggetti dotati di straordinario capitale intellettuale, creativo e morale. Su questo sfondo emergono anche Turing, Nelson Mandela e Martin Luther King, assunti come snodi emblematici di processi storici in cui esclusione e svalutazione simbolica hanno agito come forme di contenimento sociale.

Il pregiudizio può colpire la scienza

Il testo ricorda così che il pregiudizio non investe soltanto i gruppi marginali, ma può colpire la ricerca scientifica, la produzione culturale, l’elaborazione civile e la stessa lotta per i diritti.

Sul piano della discriminazione razziale, il riferimento a Billie Holiday è tra i più riusciti. La grande voce del jazz viene assunta come emblema di un’arte che non intrattiene soltanto, ma denuncia, espone, resiste. È una scelta felice, perché restituisce come il razzismo non sia stato solo violenza materiale o istituzionale, ma anche una ferita inferta al linguaggio, alla memoria e all’immaginario.

Uno dei punti più forti del libro è il nesso tra conoscenza e convivenza. L’odio, infatti, non nasce solo dall’ignoranza, ma anche da narrazioni pubbliche distorte, paure indotte e semplificazioni. Per questo scuola, cultura e sapere scientifico sono indicati come strumenti decisivi contro le logiche discriminatorie. Ne emerge anche una critica netta alla pseudo-cultura contemporanea: disporre di più informazioni non significa capire di più.

Biografia, esperienza e responsabilità pubblica

A dare consistenza al testo è anche una sobria traccia autobiografica. Leone, nato a Bitonto nel 1937, richiama un contesto ancora segnato dal fascismo e da rigide gerarchie sociali. Da un lato emerge la discriminazione di genere osservata nella vicenda materna; dall’altro, negli anni del trasferimento a Torino per studiare al Politecnico, affiora il pregiudizio contro i meridionali.

La diffidenza, gli stereotipi e perfino gli annunci immobiliari che escludevano i “terroni” rendono evidente come l’esclusione agisca attraverso codici sociali e pratiche ordinarie. Il tema, così, smette di essere un concetto e diventa carne sociale.

Una lunga esperienza internazionale

Ad accrescere l’autorevolezza del volume contribuisce anche il profilo di Antonio Leone, segnato da una lunga esperienza internazionale nei settori biotech, medicale e dell’innovazione d’impresa. Questa traiettoria, maturata tra Europa, Stati Uniti e Giappone, si intreccia con il richiamo a protagonisti decisivi della scienza contemporanea, da Francis Crick a Rita Levi-Montalcini, fino a Rosalind Franklin, il cui contributo alla ricerca sul DNA fu a lungo oscurato dentro assetti accademici segnati da evidenti asimmetrie di genere.

Ne risulta un testo chiaro e ben costruito, che non si limita a denunciare l’intolleranza, ma ne mette a fuoco le matrici profonde. Ed è proprio qui che il libro trova la sua forza maggiore: ricordare che la discriminazione non è un residuo del passato, ma un dispositivo che si rigenera ogni volta che una differenza viene tradotta in gerarchia.

Le Idi di marzo della regina: un pomeriggio con Cesare

Le Idi di marzo, si sa, sono pericolose. Lo furono per il divo Giulio Cesare. Ma il nostro Augusto Imperatore è già scampato alle sue Idi tempo fa, e ora pare che tocchi alla regina Cleopatra-Meloni affrontare le proprie.

Curioso gioco della sorte: proprio nei giorni in cui la storia ricorda il discorso di Cesare al Senato, anche la regina Cleopatra-Meloni si prepara a presentarsi in Senato per le sue dichiarazioni.

Cesare è in casa, disteso sul triclinio in un pomeriggio tiepido d’inizio marzo, conversando con alcuni fedeli senatori.

«Dunque» – esordisce – «Tarquinius mi porti notizie dal Senato: la regina Cleopatra si recherà lì il giorno delle Idi di marzo per riferire. Ma su che cosa vuole riferire?».

«Augusto imperatore» – risponde il senatore Tarquinius – «la regina deve illustrare al Senato la posizione dell’impero circa la guerra che l’alleato suo conduce poco fuori dei confini».

Cesare alza lo sguardo.

«Quale alleato è suo, della regina intendo? E non è anche nostro? Costei per caso ha fatto alleanze con i nostri nemici?».

«No, Augusto Cesare» – interviene il senatore Marcus, già compagno di battaglia e ora tesoriere della cassa imperiale – «la regina si è portata appresso quell’alleato che sta oltre le Colonne d’Ercole. Ricordi i molti viaggi dell’estate scorsa e quanti omaggi furono resi a costui. E ricordi anche che furono pagati con i sesterzi dell’impero, non con quelli del Regno d’Egitto».

A quel punto prende la parola il senatore Tiberius.

«Quella regina che tu ci hai portato, Divo Cesare, se non ci fossimo messi tutti a protestare ci avrebbe fatto cambiare perfino le leggi sacre delle Dodici Tavole per accontentare questo alleato!».

Cesare sorride appena.

«Non esagerare, Tiberius. La regina Cleopatra-Meloni sa bene che le leggi della Repubblica romana sono sacre e inviolabili. Così come, immagino, lo saranno quelle del suo Regno d’Egitto».

La profezia dei senatori

Cesare ascolta e poi interviene con la sua consueta franchezza.

«Facciamo una profezia, senatori» – dice con un sorriso ironico – «immaginiamo di ascoltare il discorso della regina. Che cosa non sentiremo dire?».

I senatori si guardano tra loro. Tarquinius prende coraggio.

«Non sentiremo, Divino Augusto, spiegare perché la regina abbia portato le nostre navi fino alla terra dell’uomo grande che si vanta di essersi fatto da sé. Non sentiremo spiegare perché quei viaggi siano stati più d’uno e sempre in nome della Repubblica».

E continua:

«Non sentiremo parlare dei dazi che quell’alleato – suo e nostro, ahimè – ha imposto alle nostre merci, così alti che molte produzioni dell’impero già soffrono. Né sentiremo spiegare perché, all’arrivo dell’inverno, abbiamo pagato tanto per scaldarci».

Tiberius incalza.

«E neppure sentiremo parlare di quel nostro confinante d’Oriente che, con l’appoggio dell’alleato della regina, ha fatto strage dei Filistei per tre anni. Né del fatto che la regina non abbia mai alzato la voce con quell’alleato».

«Non sentiremo spiegare» – aggiunge ancora – «perché costui abbia promesso pace a tutto l’Orbis e poi non abbia portato a casa nemmeno un foedus commerciale degno di questo nome».

E infine:

«Non sentiremo parlare del perché, ora, non lontano dai confini orientali dell’impero, quell’alleato e il suo compagno d’armi abbiano deciso di muovere guerra ai Parti. A conti fatti, Cesare, questa alleanza non ci ha portato molto…».

Cesare annuisce lentamente. Il senatore Tiberius non ha tutti i torti: tre anni non hanno portato grande prosperità. Molti sesterzi sono usciti dalle casse dell’impero e poche entrate sono arrivate in cambio.

Marcus riprende la parola.

«Ora la regina Cleopatra-Meloni ci assicura che di guerra, per la Repubblica, non si parlerà. Bene. Ma non vorrei che bussasse alla porta del tesoro per finanziare truppe a sostegno dell’alleato suo. Non abbiamo sesterzi da dare. Il Paese non cresce, anzi arretra un poco. E questa guerra oltre i confini non promette nulla di buono».

Cesare si solleva leggermente sul triclinio.

«Senatori» – dice – «avete ben descritto ciò che probabilmente non ascolterò dalle parole della regina. E perciò non andrò al discorso. L’età e la salute me lo consentono. Vai tu, Marcus, al mio posto e poi mi riferirai ciò che già so».

Poi aggiunge, con tono quasi pensoso:

«Tra pochi giorni saranno le Idi di marzo. Come insegna la nostra religio, questo è l’anno in cui conviene rendere onore alla dea Anna Perenna, dea dell’abbondanza, piuttosto che al dio della guerra Marte con le sue feriae Martis. Gli auspici non sono favorevoli».

Si ferma un istante.

«Le Idi diranno quale sorte attende la regina Cleopatra. Ascolterò dai vostri racconti con quali argomenti – fallaci o convincenti – tenterà di condurre questa Repubblica, che le ho affidato in pace e prosperità, verso lo spirito di guerra del suo alleato».

Poi conclude:

«E parlerò anche con gli alleati miei in questa Europa, a cui tanto ho dato e tanto ho ricevuto in onori e gloria. Solo allora deciderò. Ave».

Nessun calice si levò in aria per il consueto brindisi. Dai confini dell’impero arrivavano notizie di molti morti. Si diceva che Marte stesse vincendo ovunque. E così l’animo dei senatori restò mesto e preoccupato, mentre le Idi di marzo si avvicinavano.

La guerra in Iran, tutti gli aggiornamenti – 11 marzo

Roma, 11 mar. (askanews) – Dodicesimo giorno della guerra israelo-americana in Iran. Mentre la situazione dello stretto di Hormuz è sempre più preoccupante, con le navi bloccate e l’ultima minaccia delle mine, Israele continua a colpire il Libano per eliminare Hezbollah e Teheran continua a lanciare missili contro i Paesi del Golfo.

Di seguito le notizie che arrivano in redazione.

-09:18 Le calciatrici iraniane che hanno chiesto asilo in Australia sono state evacuate oggi dalla loro casa sicura dopo che una componente della squadra ha cambiato idea e ha rivelato la loro posizione all’ambasciata iraniana.

-09:16 Borse europee partono in rosso: occhi sulla guerra in Iran e l’inflazione Usa. Il Dax arretra dell’1%, il Ftse 100 dello 0,67%, il Cac40 dello 0,74%.

-09:15 Mercati petroliferi ancora estremamente agitati, con quotazioni in saliscendi. Secondo la rilevazione di Staffetta Quotidiana, gasolio oltre i 2 euro-litro mentre la benzina sfonda quota 1,8 euro.

-09:12 Il ministero della Salute israeliano: nelle ultime 24 ore, 205 persone ferite sono
state trasportate negli ospedali a causa del conflitto con l’Iran. Il dato include sia civili sia soldati.

-09:03 Piazza Affari apre negativa. L’indice Ftse Mib dopo i primi scambi cede lo 0,84% a 44.821 punti.

-08:52 Due droni sono caduti oggi nei pressi dell’aeroporto internazionale di Dubai, ferendo quattro persone.

-08:47 Il premier israeliano Benjamin “Netanyahu non vuole che vediate come le nostre potenti forze
armate stanno punendo Israele per la sua aggressione”: è quanto ha scritto su X il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, commentando un post dell’emittente France24 sui divieti e le restrizioni imposte dalle autorità israeliane ai media per le riprese degli attacchi iraniani. “E siamo solo all’inizio”, ha aggiunto.

-08:42 Gas di nuovo in rialzo ad Amsterdam dopo il forte calo di ieri. Il contratto Ttf di aprile segna un progresso di circa 1,3 euro al MWh a quota 48,6 euro/MWh (+2,60%).

-08:30 La Cina “non è d’accordo” con gli attacchi agli stati del Golfo e condanna tutti gli attacchi
indiscriminati contro civili e obiettivi non militari. Lo ha dichiarato Guo Jiakun, portavoce del ministero degli Esteri cinese, durante una conferenza stampa.

-08:27 Il Washington Post: un drone ha colpito ieri il Baghdad Diplomatic Support Center, il centro logistico per diplomatici americani situato nei pressi dell’aeroporto di Baghdad.

-08:08 Attacco aereo al confine Iraq-Siria: un morto e otto feriti. Colpita la sede delle Forze di mobilitazione popolare.

-07:55 La Francia “triplicherà” il suo sostegno umanitario al Libano e invierà “60 tonnellate di aiuti”. Lo ha annunciato il ministro degli Affari esteri francese Jean-Noel Barrot all’emittente TF1.

-07:50 L’Iran non cercherà di acquisire armi nucleari. Lo ha dichiarato l’ambasciatore di Teheran in Russia, Kazem Jalali, in un’intervista alle agenzie di stampa russe.

-07:48 I media libanesi: quattro persone sono state uccise in un attacco aereo israeliano che ha preso di mira un appartamento nel centro di Beirut durante la notte.

-07:44 Il figlio di Masoud Pezeshkian, il presidente della Repubblica islamica, ha dichiarato che Mojtaba Khamenei, la nuova guida suprema dell’Iran, è “sano e salvo” malgrado le ferite riportate.

-07:40 Una nave è stata colpita da un “proiettile” di origine “sconosciuta” nello stretto di Hormuz,
che ha provocato un incendio a bordo. Lo ha riferito l’agenzia britannica per la sicurezza marittima Ukmto.

-07:33 Prevalgono i rialzi sulle principali borse asiatiche che recuperano terreno dopo il calo dei prezzi del petrolio.

-07:30 Petrolio in lieve rialzo sui mercati asiatici. Il Brent guadagna 35 centesimi a 88,09 dollari al barile (+0,34%) mentre il Wti sale di 90 centesimi a 84,32 dollari al barile (+1,05%).

-07:30 L’Iran ha effettuato attacchi aerei su larga scala contro obiettivi americani e israeliani. Lo ha annunciato la televisione di stato Irib. Questa raffica di missili, “la più violenta e la più pesante dall’inizio della guerra”, è durata tre ore e ha colpito in particolare il sud di Tel Aviv, l’ovest di Gerusalemme e Haifa (nel nord) in Israele, oltre che “numerosi obiettivi americani a Irbil”, nel Kurdistan iracheno, e la base navale della Quinta Flotta americana in Bahrein, ha aggiunto Irib citando un comunicato dei Guardiani della Rivoluzione islamica.

-07:15 Israele ha preso di mira e colpito un appartamento nella zona centrale di Beirut. Lo hanno riferito i media statali libanesi.

-07:13 Le forze di difesa aerea del Qatar hanno respinto un attacco missilistico. Lo ha dichiarato il ministero della Difesa del Qatar.

-07:01 La polizia iraniana: qualsiasi manifestante che contesti in Iran le autorità sarà trattato come un “nemico”. Il presidente americano Donald Trump ha invitato gli iraniani a prendere il potere, due mesi dopo un movimento di protesta represso nel sangue.

-01:00 Il Ministero della Difesa dell’Arabia Saudita: intercettati e distrutti sei missili balistici, diretti alla base aerea Prince Sultan, struttura militare situata nell’est del Paese.

-00:22 Attacchi dell’esercito israeliano alla periferia sud di Beirut. I media libanesi parlano di un “violento raid” nella zona meridionale della città, zona di Hezbollah.

Bce, segnale Lagarde: faremo tutto il necessario per controllo inflazione

Roma, 10 mar. (askanews) – Netto segnale di allerta dalla Banca centrale europea, dopo la fiammata dei prezzi dell’energia innescata dal conflitto in Iran. “Faremo tutto quello che è necessario affinché l’inflazione sia sotto controllo e affinché i francesi e gli europei non subiscano aumenti dell’inflazione come quelli visti nel 2022”, ha affermato la presidente Christine Lagarde.

All’indomani dell’ultimo rally dei prezzi dell’oro nero, che è arrivato a sfiorare quota 120 dollari, salvo poi ritracciare drasticamente anche oggi, fin sotto 90 dollari, Lagarde è stata intervistata in diretta dalla radio France Inter e da altre due emittenti francesi, France 2 e TV5 Monde. Non si è voluta sbilanciare sull’ipotesi di rialzi dei tassi o sulla loro eventuale tempistica. Perché “oggi c’è una tale incertezza che sarei incapace di dirvi con precisione quello che decideremo”, ha spiegato. Ma ha lasciato un segnale molto chiaro: l’istituzione non intende ripetere il copione (e l’errore) del 2022, quando attese a reagire ai rincari dell’energia venendo poi accusata di non essersi mossa abbastanza in fretta. “Credetemi – ha detto Lagarde – prenderemo le misure necessarie per mantenere l’inflazione sotto controllo”.

“Ci sta un direttorio la settimana prossima e vi dico come cercheremo di gestire la situazione. Quello che faremo è non precipitarci su una decisione, perché c’è troppa incertezza e volatilità. Piuttosto, cercheremo di analizzare tutti gli elementi, tutti i fatti verificati. È imperativo verificare le fonti, l’autenticità dei fatti che si esaminano”. E poi “facciamo gli scenari, se il conflitto dura due mesi, se dura un anno. Se il prezzo del petrolio risale a 130 dollari, se il prezzo del gas vola come nel 2022. Si fanno delle ipotesi e si fanno degli scenari. E’ questo il lavoro che faremo e che facciamo già e che continueremo a fare fin quando durerà questa incertezza e questa volatilità”.

Lo scenario di un cambio di rotta sui tassi nell’area euro è stato alimentati dai balzi del petrolio, spingendo analisti e operatori a ipotizzare uno o due rialzo quest’anno, laddove in precedenza era atteso un lungo mantenimento dello status quo.

A Lagarde è stata anche rivolta una domanda sul rischio di “stagflazione” che è stato evocato ieri dal commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, al termine dell’Eurogruppo. “Non penso per nulla che siamo nella situazione di stagflazione”, ha detto. E’ qualcosa che si è visto “negli anni ’70, quando si è lasciato che le attese di inflazione andassero senza controllo e questo ha portato un’inflazione molto forte”. Oggi invece “tutti i banchieri centrali sono attenti” a non lasciar sfuggire di mano la situazione.

Secondo Lagarde nella crisi sull’Iran oggi “siamo in una situazione oggi molto diversa da quella del 2022” dopo l’invasione dell’Ucraina. “In particolare nel 2022 avevamo dei prezzi dell’energia aumentati molto, il petrolio Brent aveva raggiunto quasi 130 dollari”, il gas era altissimo e “oggi non siamo agli stessi livelli”.

Inoltre “nel 2022 l’inflazione era più o meno al 6%, oggi abbiamo un’inflazione che è all’1,7% nella zona euro, quindi siamo in una situazione molto più sotto controllo. L’inflazione è sotto controllo e la crescita è piuttosto resistente. E, terzo elemento molto diverso, è che nel 2022 il gas russo lo abbiamo perso irrimediabilmente e subito”. Mentre oggi “se si può arrivare a degli sforzi diplomatici sufficienti, congiunti, per una de-escalation che consenta di sbloccare il traffico nello stretto di Hormuz, allora siamo in condizioni di ripristinare una situazione che non sarà esattamente com’era prima, ma che tornerà rapidamente a livelli più ragionevoli”.

Uno dei “vantaggi” delle oscillazioni sui prezzi del petrolio “è che quando aumenta il prezzo della benzina sale”, ma poi quando il greggio ridiscende anche il prezzo alla pompa dei carburanti ridiscende. “Oggi siamo in una situazione diversa”, ha ripetuto.

Mps-Mediobanca: via libera alla fusione, concambio fissato a 2,45 azioni

Milano, 10 mar. (askanews) – Approvato il progetto di fusione per incorporazione di Mediobanca in Mps: il rapporto di cambio è stato fissato in 2,45 azioni del Monte per ciascuna azione di Piazzetta Cuccia. L’operazione sarà sottoposto all’approvazione delle assemblee straordinarie degli azionisti delle due banche, subordinatamente al rilascio delle autorizzazioni, e si prevede che divenga efficace entro la fine del 2026.

Il concambio, che tiene conto della distribuzione dei dividendi relativi all’esercizio 2025 di Mps e di Mediobanca, è superiore alle attese degli analisti ed è migliore rispetto alle 2,3 azioni offerte inizialmente dal Monte lo scorso anno nell’ambito dell’Ops (offerta poi rivista al rialzo tenuto conto dei dividendi con l’aggiunta di una componente cash).

La fusione, sottolinea Mps, “è coerente” con gli indirizzi del piano industriale 2026-30 approvato a fine febbraio e, insieme alle operazioni di riorganizzazione, consentirà di dare piena attuazione al perseguimento degli obiettivi industriali e finanziari e delle sinergie industriali, pari a circa 0,7 miliardi, previsti dal piano e già comunicati da Mps al fine di massimizzare la creazione di valore a beneficio di tutti gli azionisti. Confermato l’assetto della business combination che prevede l’assegnazione delle attività di corporate & investment banking e private banking a servizio della clientela di fascia alta in favore di una società non quotata posseduta al 100% da Mps, che assumerà la denominazione di Mediobanca Spa, a cui sarà trasferita anche la partecipazione in Assicurazioni Generali.

Prevista, inoltre, l’integrazione industriale delle reti di consulenti finanziari e delle attività retail e affluent wealth management di Mediobanca Premier e Banca Widiba (la quale assumerà una nuova denominazione sociale che anch’essa includerà il brand Mediobanca). Le operazioni di riorganizzazione – sottolinea Mps – verranno definite in ogni loro aspetto e saranno sottoposte all’approvazione dei competenti organi sociali delle società interessate.

Infine, assumendo che l’attuale assetto proprietario di Mps e di Mediobanca rimanga invariato tra oggi e la data di efficacia della fusione e tenuto conto del rapporto di cambio, ad esito dell’operazione l’assetto del capitale sociale del gruppo Mps sarà il seguente: Delfin al 16,1%, gruppo Francesco Gaetano Caltagirone al 9,4%, Blackrock al 4,6%, Mef al 4,5%, Banco Bpm al 3,4%,

Bce, Lagarde: faremo tutto il necessario per controllare l’inflazione

Roma, 10 mar. (askanews) – Alla Banca centrale europea “faremo tutto quello che è necessario affinché l’inflazione sia sotto controllo e affinché i francesi e gli europei non subiscano aumenti dell’inflazione come quelli visti nel 2022”. Lo ha affermato la presidente della Bce, Christine Lagarde intervistata dalla radio France Inter e da altri media francesi sulla fiammata dei prezzi dell’energia innescata dal conflitto in Iran.

Lagarde non si è sbilanciata sull’ipotesi di rialzi dei tassi o sulla loro eventuale tempistica. Perché “oggi c’è una tale incertezza che sarei incapace di dirvi con precisione quello che decideremo – ha spiegato -. Ci sta un direttorio la settimana prossima e vi dico come cercheremo di gestire la situazione. Quello che faremo è non precipitarci su una decisione, perché c’è troppa incertezza e volatilità. Piuttosto, cercheremo di analizzare tutti gli elementi, tutti i fatti verificati. È imperativo verificare le fonti, l’autenticità dei fatti che si esaminano”.

E poi “facciamo gli scenari, se il conflitto dura due mesi, se dura un anno. Se il prezzo del petrolio risale a 130 dollari, se il prezzo del gas vola come nel 2022. Si fanno delle ipotesi e si fanno degli scenari. E’ questo il lavoro che faremo e che facciamo già e che continueremo a fare fin quando durerà questa incertezza e questa volatilità” Ma “credetemi – ha ripetuto Lagarde – prenderemo le misure necessarie per mantenere l’inflazione sotto controllo”.

Calcio, Galatasaray-Liverpool 1-0 andata ottavi di Champions

Roma, 10 mar. (askanews) – Il Galatasaray trova un altro pesantissimo successo fra le mura amiche. I giallorossi di Turchia battono 1-0 il Liverpool nell’andata degli ottavi di finale di Champions League, con gol decisivo di Mario Lemina dopo 7 minuti di gioco. Il ritorno ad Anfield la settimana prossima. Il Galatasaray trova il gol dell’1-0 dopo 7 minuti: angolo battuto verso Victor Osimhen che di testa svetta sopra a tutti e indirizza la palla verso il centrocampista ex Juventus che in tuffo di testa batte da pochi passi Mamardashvili. Da parte sua il Liverpool fa ben poco per provare a trovare il gol del pareggio.

La ripresa si apre in linea con l’andamento del primo tempo: il Galatasaray tiene benissimo il campo, il Liverpool ha poche idee e scarsa freschezza per metterle in pratica. E così al 62′ il Gala trova anche il gol del 2-0 con Osimhen, ma l’arbitro Jesus Manzano annulla per precedente fuorigioco di Yilmaz. Gli ultimi minuti vedono la partita salire di intensità agonistica, ma il risultato non cambia. Col Galatasaray che vince 1-0 l’andata contro il Liverpool.

Centrosinistra verso risoluzioni separate su comunicazioni Meloni

Roma, 10 mar. (askanews) – Roma, 10 mar. (askanews) – Il centrosinistra si avvia a presentarsi in ordine sparso al dibattito sulle comunicazioni di Giorgia Meloni domani in Parlamento: il tentativo di scrivere una risoluzione unitaria sembra arenato in particolare per le divisioni tra M5s e Pd, anche se i contatti continueranno fino a domattina. Se sull’Iran l’accordo era già fatto, dopo la risoluzione unitaria Pd-M5s-Avs della scorsa settimana, la proposta di Giuseppe Conte ha toccato un tema che i democratici non sono disponibili a mettere in discussione, quello dell’atteggiamento sulla guerra in Ucraina. Una mossa che lascia qualche strascico nel rapporto tra i due partiti e che va letta, come spiega un parlamentare del campo largo, nell’ottica della competizione per la leadership della coalizione: “I due si marcano a vista”.

I 5 stelle hanno proposto un documento che affrontasse tutti i temi di politica estera, compresa l’Ucraina, inserendo nella bozza un passaggio assolutamente vago, che evitava la questione degli aiuti militari a Kiev. Nel testo M5s si faceva riferimento solo alla necessità di “rilanciare il protagonismo Ue” per arrivare ad una “svolta negoziale”. Secondo i 5 stelle, un modo per fissare una posizione comune senza chiedere a nessuno di abiurare rispetto alle posizioni tenute fin qui, dal momento che il Pd continua a sostenere anche l’invio di armi.

Per i democratici però questo non era accettabile, la minoranza del partito non è disposta a fare passi indietro sul sostegno a Kiev e il messaggio è stato recapitato con nettezza alla segretaria Elly Schlein, che del resto sul punto non ha mai cambiato linea. Di qui la controproposta: fare una risoluzione unitaria delle opposizioni solo sull’Iran, coinvolgendo anche Iv, Azione e Più Europa che la scorsa settimana non avevano firmato. Lasciando poi ciascuno libero di presentare un secondo documento in cui ribadire la linea sull’Ucraina, ma anche – nel caso del Pd – sulla prospettiva degli Stati uniti d’Europa e sulla difesa comune.

In questo caso il no è arrivato da Conte, il leader M5s ha insistito sulla necessità di fare un documento complessivo, spiegando che è la stessa Giorgia Meloni ad avere unito tutti i temi e che la situazione internazionale impone un testo che tocca tutti punti, da contrapporre alle divisioni del centrodestra.

Sullo sfondo, appunto, la competizione per intestarsi la leadership del ‘campo largo’: “Le cose stanno così, è nelle cose. Ognuno fa la sua partita”, commenta un parlamentare della coalizione. Il risultato è che, con tutta probabilità “domani ognuno andrà per conto proprio”, aggiunge. Magari la parte sull’Iran sarà presente in tutti i documenti, per consentire almeno il voto incrociato alla Camera.

Cnn: Iran ha iniziato a piazzare mine nello Stretto di Hormuz. Trump:: conseguenze mai viste se non le rimuove

Roma, 10 mar. (askanews) – L’Iran ha iniziato a piazzare mine nello Stretto di Hormuz. Lo hanno riferito alla Cnn due fonti a conoscenza dei rapporti dell’intelligence americana, secondo cui alcune decine di mine sarebbero state posizionate negli ultimi giorni. Una fonte ha sottolineato che l’Iran dispone ancora tra l’80% e il 90% delle sue piccole imbarcazioni e dei suoi posamine, quindi potrebbe facilmente piazzarne centinaia.

Il presidente americano Donald Trump ha minacciato l’Iran di “conseguenze militari a un livello mai visto prima” se Teheran non rimuoverà “immediatamente” le mine piazzate nello Stretto di Hormuz. “Se l’Iran ha piazzato delle mine nello Stretto di Hormuz, e non abbiamo notizie in merito, vogliamo che vengano rimosse IMMEDIATAMENTE!”, ha scritto il presidente su Truth, dopo che la Cnn ha riferito di alcune decine di mine posizionate negli ultimi giorni da Teheran.

“Se per qualsiasi motivo sono state posizionate delle mine e non vengono rimosse immediatamente, le conseguenze militari per l’Iran saranno a un livello mai visto prima – ha aggiunto Trump – se, d’altra parte, rimuovessero quello che potrebbe essere stato piazzato, sarebbe un passo da gigante nella giusta direzione!”.

Bartolozzi difesa da Fdi-Nordio. Non arrivano scuse attese da ministro

Roma, 10 mar. (askanews) – Le parole di Giusi Bartolozzi sui magistrati come “plotone d’esecuzione” continuano a infiammare la campagna referendaria. L’opposizione chiede le dimissioni della capo di gabinetto del ministero della Giustizia ma sia il Guardasigilli che Fdi concordano che le dichiarazioni della collaboratrice di Nordio, pronunciate durante un talk nell’emittente siciliana TeleColor, siano state “enfatizzate”, “ingigantite”. Da Palazzo Chigi trapela ancora l’irritazione della premier Giorgia Meloni e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano definisce l’uscita “infelice”. Ma, nel silenzio degli alleati di Fi e Lega, nessuna richiesta di passo indietro arriva dall’esecutivo né dalla maggioranza.

“La stessa dottoressa Bartolozzi ha chiarito il suo punto di vista: non si riferiva assolutamente a tutta la magistratura ma solamente a quella piccola parte minoritaria che ha definito politicizzata. Sono certo che si scuserà”, spiega Nordio a margine di un incontro sul referendum della giustizia promosso a Milano da Noi Moderati. Ma a sera non c’è traccia delle scuse della collaboratrice del guardasigilli. Non si fa mistero, nell’esecutivo, sul fatto che la bufera scatenata ieri dal video di Bartolozzi rischi di vanificare gli sforzi che anche la premier Meloni sta facendo nella campagna per il sì: ieri con un video di tredici minuti sui social, giovedì a Milano all’evento organizzato dal partito al Teatro Parenti. Nonché la “mobilitazione straordinaria” chiesta da Tajani a Forza Italia per la vittoria del sì alla riforma che rappresenta una storica battaglia del partito fondato da Silvio Berlusconi.

“Sono parole molto gravi quelle della capa di gabinetto del ministro Nordio”, commenta la segretaria Pd Elly Schlein. “Svelano la vera intenzione di questo governo. Alla fine dei conti questa riforma vuole indebolire l’indipendenza della magistratura”. Matteo Renzi, leader di Iv, si dice “stupito” per il fatto che non si sia ancora dimessa. “Magistrato, grande esperta di diritto internazionale come dimostrato sul caso Al-Masri e di riforme costituzionali come spiegato a Telecolor – ironizza – colonna del melonismo e del mantovanismo, insomma la zarina Bartolozzi per intendersi. Ma per lasciare la poltrona che cosa deve fare un magistrato come la Bartolozzi? Come mai non si dimette? E perché Meloni e Nordio non chiedono le dimissioni dopo le incredibili dichiarazioni a Telecolor? Cosa c’è sotto?”.

Angelo Bonelli (Avs) chiede chiarezza: “Cominciamo a pensare che il ministro Nordio subisce l’influenza di Bartolozzi a tal punto che non riesce a difendere le istituzioni. Nordio ci deve dire cosa c’è dietro. Basterebbe revocare l’incarico, perchè non lo fa? Questo è il grande quesito”.

Le parole di Bartolozzi, nota Giuseppe Conte, leader M5s, restituiscono “il clima che è stato già anticipato da Meloni, da Nordio e da tanti altri esponenti di maggioranza, che è quello punitivo nei confronti della magistratura”.

Iran, domani Meloni alle Camere: diplomazia ma pronti a difesa interessi

Roma, 10 mar. (askanews) – Da un lato l’impegno per un “ritorno della democrazia”, dall’altro il lavoro con Gran Bretagna e Germania su una serie di opzioni per supportare la navigazione commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz di fronte alle minacce iraniane, e la previsione di “forme aggiuntive di assistenza in materia di difesa” per i Paesi del Golfo oggetto degli attacchi di Teheran. Giorgia Meloni, domani in Parlamento, si muoverà su queste due direttrici, supportata da una risoluzione di maggioranza che tiene insieme la questione Iran, la situazione in Ucraina, il Consiglio Europeo che si terrà il 19 e il 20 marzo.

La possibilità di due documenti distinti era circolata come “ipotesi”, ne aveva accennato anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, per venire incontro alle proteste delle opposizioni. Ma alla fine la scelta cade su una risoluzione unica: troppo ghiotta l’occasione per far deflagrare le distanze nel ‘campo largo’.

La condivisione di alcuni punti sarà dunque complessa, su una risoluzione che – notano dalle opposizioni – “non nomina mai i protagonisti della escalation”, ovvero Trump e Netanyahu. Nel testo della maggioranza si impegna il governo a “lavorare con i principali partner europei, internazionali e regionali alla creazione delle condizioni necessarie per un ritorno della diplomazia per risolvere la crisi in Medio Oriente”. E poi a “sostenere, anche attraverso iniziative coordinate nell’ambito dell’Unione europea e in cooperazione tra gli Stati membri, i partner della regione del Golfo colpiti dagli inaccettabili attacchi portati dal regime iraniano, prevendendo, qualora tali aggressioni dovessero proseguire, anche forme aggiuntive di assistenza in materia di difesa, protezione delle infrastrutture critiche e supporto logistico, in piena coerenza con lo spirito e con gli impegni emersi nella videoconferenza tra i vertici europei e i leader dei Paesi del Medio Oriente del 9 marzo scorso”.

Con particolare attenzione all’impatto economico delle difficoltà nelle rotte commerciali: “Ribadire l’importanza di salvaguardare l’integrità e la sicurezza delle frontiere terrestri, aeree e marittime dell’Unione europea, e ad assicurare che esse siano efficacemente protette nel rispetto del diritto dell’Unione e del diritto internazionale; sostenere e valorizzare, in tutte le sedi europee e internazionali, il ruolo fondamentale delle operazioni marittime difensive Aspides e Atalanta, essenziali per la protezione delle rotte marittime critiche e per la prevenzione di interruzioni nelle catene di approvvigionamento vitali per l’Italia e per l’Unione europea; e a farsi promotore, in raccordo con le istituzioni europee e gli Stati membri, di un eventuale adattamento e rafforzamento di tali missioni, qualora la situazione sul terreno lo richiedesse, contribuendo così al miglioramento della sicurezza marittima e della stabilità regionale”. Un tema oggetto di colloqui telefonici con il primo ministro britannico Keir Starmer e col cancelliere tedesco Friedrich Merz, come riferisce Downing Street. I tre leader hanno dunque concordato sulla “vitale importanza della libertà di navigazione” attraverso lo Stretto e “di collaborare strettamente nei prossimi giorni per far fronte alle minacce iraniane”.

Dal punto di vista dell’impatto sui prezzi dei carburanti si resta però solo agli impegni: il Cdm convocato nel pomeriggio non licenzia alcun provvedimento. Nella risoluzione di maggioranza si impegna dunque il governo ad “adottare misure volte a mitigare l’impatto economico della crisi, con particolare riguardo ai prezzi dell’energia e al sostegno alle imprese esportatrici”. Un tema anche oggetto della videocall con i leader europei in cui Meloni “si è in particolare soffermata sulla necessità di una sospensione temporanea del meccanismo ETS”.

Iran, Schlein: Meloni fa la commentatrice anziché la premier

Roma, 10 mar. (askanews) – Giorgia Meloni “invece di fare la presidente del Consiglio fa la commentatrice”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein durante un’intervista a ‘di martedì’ che andrà in onda questa sera.

“Domani verrà in parlamento. Spero che finalmente voglia chiarire al paese che se Trump chiede l’utilizzo delle basi in Italia per sostenere questi attacchi militari fuori dal diritto internazionale, il governo dirà di no perché sarebbe in contrasto con l’articolo 11 della nostra Costituzione”, ha aggiunto.

La Casa Bianca: le operazioni militari finiranno con la resa completa dell’Iran

Roma, 10 mar. (askanews) – Le operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele contro l’Iran termineranno quando il presidente Donald Trump deciderà che tutti gli obiettivi sono stati raggiunti, ha dichiarato oggi la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt.

“In definitiva, le operazioni termineranno quando il comandante in capo stabilirà che gli obiettivi militari sono stati raggiunti, pienamente realizzati e che l’Iran è in una posizione di resa completa e incondizionata”, ha dichiarato Leavitt nel briefing con la stampa. Inoltre la portavoce ha negato che la Marina degli Stati Uniti abbia scortato una petroliera attraverso lo Stretto di Hormuz, come affermato dal segretario all’Energia Chris Wright.

“Posso confermare che la Marina degli Stati Uniti non ha scortato una petroliera o una nave fino ad ora, anche se, ovviamente, questa è un’opzione a cui il presidente ha detto che ricorrerà se e quando necessario”, ha detto Leavitt.

La portavoce ha anche risposto sulla situazione con Cuba, spiegando che vuole raggiungere un accordo con gli Stati Uniti e sottolineando inoltre che il segretario di Stato Marco Rubio è coinvolto nei negoziati con l’Avana.

Energia, Meloni a pre-summit Ue: necessario stop temporaneo sistema Ets

Roma, 10 mar. (askanews) – In vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo e alla luce dei più recenti sviluppi in Medio Oriente, la presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, il Cancelliere federale tedesco Friedrich Merz e il Primo Ministro belga Bart De Wever hanno ospitato una riunione in videoconferenza del gruppo di lavoro informale sui temi della competitività europea, inaugurato in occasione del ritiro dei Leader ad Alden Biesen dello scorso 12 febbraio.

Insieme a Italia, Germania e Belgio, hanno preso parte alla videoconferenza la Commissione europea, Austria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Spagna, Slovenia, Svezia e Slovacchia.

“La discussione – si legge in una nota di Palazzo Chigi – si è in primo luogo concentrata sulle conseguenze di breve e medio termine del conflitto in corso sul mercato globale delle fonti energetiche e sulle possibili iniziative da promuovere rapidamente per contenere la spinta dei prezzi dell’energia”.

La premier Meloni, informa il comunicato, “si è in particolare soffermata sulla necessità di una sospensione temporanea del meccanismo di tassazione del carbonio (ETS) sulla produzione di energia, in attesa di una rapida e più ampia revisione del meccanismo per affrontare anche i temi delle quote gratuite, della volatilità delle tariffe ETS nonché dell’interazione del meccanismo ETS con le regole del mercato elettrico europeo”.

“Attenzione è stata anche riservata al completamento del Mercato unico e alla semplificazione regolatoria europea”, viene sottolineato.

I leader hanno infine “concordato di mantenersi in stretto contatto in vista del Consiglio europeo di marzo per mantenere alta l’attenzione sui temi della competitività e contribuire alla definizione di obiettivi concreti e scadenze precise nel testo delle conclusioni”.

Referendum, Nordio: dibattito politicizzato e alterato da fake news (ma "Bartolozzi si scuserà")

Roma, 10 mar. (askanews) – Il dibattito sul referendum sulla giustizia “è alterato da fake news” e c’è una “politicizzazione che avremmo voluto evitare ma che, non per colpa nostra, condiziona il dibattito”. Lo ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio ad un evento sul referendum promosso da Noi Moderati.

Il tema della “separazione delle carriere”, ha aggiunto Nordio, “significa che giudici e pubblici ministeri non possono più appartenere alla stessa famiglia”. “Vuol dire – ha ribadito – che appartenendo entrambi al Consiglio Superiore della Magistratura unico si danno i voti gli uni con gli altri, chiedono i voti durante le elezioni gli uni con gli altri. I giudici telefonano ai pubblici ministeri per avere il voto e viceversa”.

“Potremmo anche domandarci perché quando vengono conferite delle funzioni o degli incarichi dirigenziali o apicali a questi magistrati, molto spesso le decisioni del Consiglio Superiore della Magistratura vengono bocciate in modo anche molto severo dal Consiglio di Stato. Prima il Tar, poi il Consiglio di Stato che è l’organo massimo per la giurisdizione amministrativa, ebbene, queste decisioni del Consiglio superiore della Magistratura, dove siedono il primo presidente della Cassazione e il Procuratore Generale della, quindi il fior fiore, diciamo, del mondo giuridico e magistraturale italiano, vengono completamente annullate, anche con contestazioni molto crudelli, tipo ‘manifesta irragionevolezza’ e ‘assoluta mancanza di logica’”. Questo avviene perché “in questi conferimenti di incarichi, c’è poco diritto e c’è invece molta spartizione clientelare. Questo non lo dico io, io mi sono proposto dopo il saggio e autorevolissimo suggerimento del Capo dello Stato, di non usare più aggettivi che possano sembrare cruenti, ma se devo proprio usarne qualcuno, degenerazione correntizia, non uso parole mie, ma parole che sono state dette dalle massime cariche sia dello Stato sia della stessa magistratura sia, e questo è la cosa più importante, dei sostenitori del No. Perché basta andare a vedere quello che scrivevano cinque anni fa, Gratteri, Di Matteo… erano tutti a favore del sorteggio e tutti a denunciare la degenerazione correntizia”, ha affermato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nel suo intervento per il Sì al referendum.

Sul tema del sorteggio, il ministro ha ricordato che “sono gli stessi magistrati che possono mandarvi all’ergastolo, che possono mandare in prigione una persona, quindi non si vede perché nel loro ambito non possa avvenire un sorteggio nell’ambito del quale vengano valutati. La Corte disciplinare è attualmente il Consiglio superiore della magistratura che valuta le colpe dei magistrati, con criteri estremamente blandi, estremamente ingenerosi, che si traducono in sanzioni anche nei casi più seri, estremamente platoniche come la censura, che è un piccolo buffetto, e che poi a loro volta si traducono in una valutazione di professionalità che è al 99,8% magnifica nei confronti dei magistrati. Non esiste categoria in Italia, imprenditoriale, ministeriale o altro, che abbia la stessa percentuale di giudizi ultrapositivi dei magistrati”.

Sul dibattito pesano ancora le parole della capo di gabinetto del ministero della giustizia Giusi Bartolozzi che ieri in una trasmissione televisiva ha fatto appello a votare sì così “ci togliamo di mezzo la magistratura che – sono le sue parole – sono plotoni di esecuzione”. Parole che secondo fonti di Palazzo Chigi avrebbero suscitato anche “l’irritazione” della presidente del Consiglio Giorgia Meloni per “l’uscita infelice” della collaboratrice di Nordio, che “rischia di vanificare gli sforzi messi in campo finora” dalla maggioranza e dal governo. Sebbene non sia arrivata nessuna richiesta di dimissioni da parte della presidente del Consiglio, resta sul tavolo la richiesta di scuse avanzata dal guardasigilli Nordio già in una dichiarazione ieri sera. E – in assenza di scuse – oggi Nordio si ritrova a ripetere: “La stessa dottoressa Bartolozzi ha chiarito il suo punto di vista: non si riferiva assolutamente a tutta la magistratura ma solamente a quella piccola parte minoritaria che ha definito politicizzata. Sono certo che si scuserà”, ha detto a Sky Tg24 il ministro della Giustizia, a margine dell’incontro sul referendum della Giustizia promosso a Milano da Noi Moderati.

“Costruiamo il Futuro”: il bilancio della terza edizione

Milano, 10 mar. (askanews) – Un successo per il settore delle costruzioni. Questa è stata la terza edizione di “Costruiamo il Futuro”, evento organizzato da Harpaceas e Tecnostrutture con l’obbiettivo dichiarato di interrogarsi sulle tematiche più importanti del comparto. Tra impegni per il presente e sfide per il futuro.

Abbiamo sentito Luca Ferrari, CEO e Co-Founder Harpaceas : “Aiutiamo le aziende non solo con la fornitura di tecnologie ma soprattutto ad elaborare modelli organizzativi che consentano di gestire la governance, la produttività e la trasparenza lungo tutto il ciclo di vita dell’opera.”

Abbiamo inoltre domandato al CEO di Harpaceas come modelli off-site, accordi collaborativi e strumenti digitali come il digital product passport possano cambiare davvero la qualità e i risultati dei progetti. “Quando questi elementi vengono affrontati separatamente, grazie a questi appunto c’è un miglioramento incrementale. L’industrializzazione consente di ridurre il rischio nella fase esecutiva, gli accordi collaborativi danno la possibilità di ridurre il rischio contrattuale, la digitalizzazione dà la possibilità di ridurre il rischio informativo.”

Una tavola rotonda ricca ed effervescente, che ha messo al centro del dibattito l’esigenza del settore di evolversi verso modelli differenti. E’ stata inoltre l’occasione per presentare l’Associazione INCO, dedicata alla filiera delle costruzioni industrializzate.

Abbiamo intervistato Franco Daniele, CEO e Foundation Tecnostrutture: “In Italia abbiamo una marea di competenze sia per il tema della sismica, della resistenza al fuoco e quant’altro. Ci sono aziende specializzate che costruiscono questi componenti con una possibilità di flessibilità dell’edificio. Bisogna mettere a sistema queste competenze e soprattutto incidere nelle regole a livello europeo in maniera da poter avere qualcosa e valorizzare il know-how italiano sia di competenze nel mondo universitario, industriale e progettuale a livello europeo per scrivere insieme le nuove pagine, le nuove regole del futuro delle costruzioni.”

Qualità, responsabilità e integrazione. Tre pilastri su cui fondare la convergenza tra innovazione tecnologica, sostenibilità e organizzazione dei processi. Una condizione essenziale per rispondere alle nuove esigenze della comunità e del mercato.

Iran, l’inviato Usa Witkoff: Trump sempre pronto a negoziare

Roma, 10 mar. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è sempre disposto a negoziare con l’Iran, ma la questione è se una trattativa possa o meno avere un esito positivo: lo ha dichiarato l’inviato speciale della Casa Bianca, Steve Witkoff, intervistato dalla Cnbc. “Penso che il presidente sia sempre disposto a parlare, ma la domanda è se ciò sarebbe produttivo o meno”, ha chiosato. Witkoff ha comunque sottolineato che gli attacchi statunitensi sull’Iran ne hanno “distrutto quasi tutte le capacità di arricchimento e conversione” dell’uranio.

L’inviato speciale della Casa Bianca, all’indomani del colloquio telefonico fra Trump e Putin sui conflitti in corso in Iran e Ucraina, ha inoltre assicurato che la Russia non condivide con l’Iran alcuna informazione di intelligence: “Posso dirvi che ieri, durante la chiamata con il presidente, i
russi hanno affermato di non aver condiviso nulla” con Teheran, ha dichiarato.

Mentre, riguardo ai colloqui trilaterali fra Russia, Ucraina e Stati Uniti, questi dovrebbero riprendere la prossima settimana, ha dichiarato sempre Witkoff, nell’intervista alla Cnbc. “Penso che i colloqui trilaterali saranno rinviati alla prossima settimana” ha detto l’inviato, sottolineando come Washington rimanga ottimista sulle prospettive di risoluzione del conflitto ucraino.

Volkswagen: utile -44%, taglia dividendo e alza esuberi, 50mila al 2030

Milano, 10 mar. (askanews) – Il gruppo Volkswagen archivia il 2025 con conti in netto peggioramento: l’utile netto crolla del 44% a 6,9 miliardi di euro, mentre il risultato operativo si dimezza del 53% a 8,9 miliardi con un margine sceso al 2,8%, il livello più basso dallo scandalo dieselgate del 2016. I ricavi si attestano a 321,9 miliardi, sostanzialmente stabili (-0,8%), le consegne restano vicine ai 9 milioni di veicoli (-0,2%) mentre il flusso di cassa della divisione auto sale a 6,4 miliardi (+24%). In rialzo il titolo in Borsa del 2% circa.

A pesare sui conti i dazi Usa, che hanno inciso per 2,9 miliardi sull’utile operativo, e la svalutazione dell’avviamento Porsche per 2,7 miliardi. Sul fronte geografico crescono Europa (+5%) e Sud America (+10%), mentre arretrano Stati Uniti (-12%) e Cina (-6%). Il dividendo sarà ridotto del 17% a 5,26 euro per le privilegiate e 5,2 euro per le ordinarie. Per il 2026 il gruppo prevede ricavi stabili o in crescita fino al 3%, margine operativo tra 4% e 5,5% e flusso di cassa netto tra 3 e 6 miliardi, con un obiettivo di lungo periodo di ritorno sulle vendite tra l’8% e il 10% entro il 2030.

Il ceo Oliver Blume ha confermato il piano di ristrutturazione siglato con i sindacati a fine 2024: taglio di 50mila posti al 2030 (35mila nel brand Volkswagen, 7.500 in Audi, 4mila in Porsche), riduzione della capacità produttiva di 700mila unità in Europa e risparmi già realizzati per 1 miliardo nel 2025, con obiettivo di 6 miliardi entro il 2030. Per il sito di Osnabrück sono in corso trattative per produzioni legate alla Difesa, mentre Dresda sarà riconvertito alla ricerca. Blume ha avvertito che la concorrenza cinese eserciterà pressione crescente sui prezzi: “I produttori cinesi hanno identificato l’Europa come mercato da aggredire. Dobbiamo continuare a lavorare sui costi”, ha detto Blume ricordando che nei tre principali impianti in Germania sono già stati ridotti del 20%. In merito al conflitto in Medio Oriente e il rialzo dei prezzi di petrolio e gas, il Cfo Arno Antlitz ha detto che il gruppo è coperto da contratti a lungo termine e non prevede ricadute sulle vendite almeno nel breve. Se il conflitto si prolungherà potrebbero esserci delle ricadute sui prezzi delle componentistica e dei trasporti.

A livello di divisioni, la Core – Volkswagen, Skoda, Seat, Cupra e veicoli commerciali – chiude con ricavi a 145,2 miliardi (+3,7%) e utile operativo a 6,8 miliardi (-2%, margine 4,7%). La Progressive – Audi, Lamborghini, Bentley e Ducati – segna ricavi a 65,5 miliardi (+1,5%) e utile operativo a 3,4 miliardi (-13,6%, margine 5,1%). Pesante la Sport Luxury, composta dal solo Porsche: ricavi a 32,2 miliardi (-11,7%) e risultato operativo praticamente azzerato a 100 milioni dai 5,3 miliardi del 2024 (margine 0,3%), colpita dal calo in Cina, dai dazi Usa e da 3,1 miliardi di oneri per il riallineamento strategico verso motori termici e ibridi, con i conti dettagliati attesi domani.

Nel 2026 il gruppo punta su un’offensiva di prodotto: saranno lanciati oltre 20 nuovi modelli con tutti i sistemi di alimentazione, mentre entro fine 2027 saranno introdotti in Cina 30 nuovi modelli elettrici, ibridi e range extender sviluppati anche con Xpeng. A fine 2025 è entrata in funzione la gigafactory di Salzgitter, gestita dalla controllata PowerCo, con quella di Valencia attesa entro l’anno. “Il futuro della mobilità è elettrico, le batterie sono strategiche. Siamo il primo produttore europeo a sviluppare e produrre celle per batterie su larga scala”, ha detto Blume.

Coez e I Patagarri, doppio concerto a "No Border Music Festival 2026″

Roma, 10 mar. (askanews) – La 31esima edizione del No Borders Music Festival annuncia la sua seconda data con un doppio appuntamento: sabato 18 luglio 2026 alle 14 sarà Coez a esibirsi nella straordinaria cornice naturale dei Laghi di Fusine, a Tarvisio (UD), a cui seguirà alle 16 l’esibizione de I Patagarri.

Immerso nello scenario naturale delle Alpi Giulie, il No Borders Music Festival si distingue da oltre trent’anni per la sua identità unica: un festival che porta la grande musica al confine tra Italia, Austria e Slovenia, nel cuore del Tarvisiano, trasformando alcuni dei paesaggi alpini più suggestivi in palcoscenici naturali dove la musica incontra la montagna.

Silvano Albanese, in arte Coez, è tra gli artisti più rappresentativi della scena musicale italiana contemporanea. In oltre quindici anni di carriera ha conquistato 63 dischi di platino e 23 dischi d’oro, firmando alcuni dei brani più belli del pop italiano recente.

La band milanese I Patagarri porterà sul palco del No Borders Music Festival il suo gipsy jazz gioioso e travolgente.

Sul sito ufficiale del festival www.nobordersmusicfestival.com sono inoltre consultabili tutte le informazioni sui pacchetti speciali che includono, oltre al biglietto per il concerto, il noleggio delle escursioni con le guide naturalistiche e il pernottamento in albergo.

Il No Borders Music Festival è organizzato dal Consorzio di Promozione Turistica del Tarvisiano, Sella Nevea e Passo Pramollo, in collaborazione Regione Friuli Venezia Giulia, PromoTurismoFVG, Fondazione Friuli, Ministero della Cultura, Credit Agricole, BIM, Comune di Tarvisio, Comune di Chiusaforte, Allianz Assicurazioni, Birra Kozel, Petra Molino Quaglia, Monograno Felicetti, Autonord Fioretto, Idroelettrica Valcanale. Media Partner Radio Deejay, Radio Capital, Sky Arte.

Per Coez + I Patagarri il 18 luglio 2026 (apertura alle 11) biglietto unico e valido per entrambi i concerti (prezzi dei biglietti posto unico euro 42 + dp)

Biglietti in vendita a partire da martedì 10 marzo 2026 online su Ticketone.it e dal 15 marzo nei punti vendita autorizzati Ticketone.

Lillo e Greg al Teatro Olimpico con "MOVIe ERCULeO"

Roma, 10 mar. (askanews) – Lillo e Greg vanno in scena, al Teatro Olimpico di Roma, con lo spettacolo MOVIe ERCULeO, dall’11 marzo al 5 aprile.

Il duo umoristico più acclamato di Italia torna in teatro più in forma che mai. Questa volta con un progetto che torna ad attingere alle origini della loro arte surreale, che intreccia differenti linguaggi e stili, caratteristici di ambiti anche molto lontani tra loro, in un ricamo di esilarante freschezza, intelligenza e ironia.

Un tuffo nel linguaggio metateatrale che porta in scena il meglio dei principali generi cinematografici e televisivi in uno spettacolo di sketch iper-surreali, dove peplum, horror, fantascienza, fantasy, noir trovano una nuova chiave di lettura che ne sviscera l’ironia intrinseca e l’essenza spesso grottesca.

Uno stralunato portale dimensionale dove l’unico imperativo è lasciarsi andare a sane, liberatorie e profonde risate. Insomma, uno spettacolo che si fregia di due grandi regole della genialità: immediatezza e semplicità, ma in maniera inimitabile, come solo Lillo e Greg sanno proporre!

Treni, Rfi: Av Roma-Firenze sospesa da 11/04 fino alle 15 del 12/04

Roma, 10 mar. (askanews) – Circolazione ferroviaria sospesa sulla linea Alta Velocità Roma-Firenze dalla mezzanotte di sabato 11 aprile fino alle ore 15 di domenica 12 aprile per consentire l’attivazione dell’Ertms (European Rail Traffic Management System), il più avanzato sistema europeo di supervisione e controllo della marcia dei treni. Lo comunica Rfi in una nota.

Prevista una riduzione dell’offerta commerciale anche nella mattina di lunedì 13 aprile con il servizio che riprenderà regolarmente martedì 14 aprile. L’intervento interesserà in particolare la tratta Orvieto-Settebagni, ultimo tratto della Direttrice AV Roma-Firenze a essere equipaggiato con la tecnologia ERTMS, completando così l’adeguamento dell’intera rete alta velocità al sistema europeo di gestione del traffico ferroviario.

Con un investimento complessivo di circa 147 milioni di euro, in parte finanziati da fondi Pnrr, l’attività si inserisce nel più ampio piano di potenziamento tecnologico e infrastrutturale di Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS).

Durante il periodo dei lavori le linee Roma-Firenze AV e convenzionale non potranno essere percorse dai treni. Prevista una forte riduzione dei collegamenti con soluzioni di spostamento alternative percorrendo la linea Tirrenica.

Dalle ore 15 di domenica 12 la circolazione riprenderà prevedendo inizialmente una riduzione delle corse con allungamenti dei tempi di viaggio per i treni che percorreranno la linea convenzionale alternativa a quella alta velocità. I collegamenti saranno visibili sui canali di vendita delle imprese ferroviarie. I treni AV, Intercity e Regionali riprenderanno a circolare regolarmente a partire da martedì 14.

Nello specifico: dalla mezzanotte di sabato 11 aprile alle ore 15 di domenica 12 aprile interruzione della tratta Rovezzano-Settebagni (Roma-Firenze AV); dalle ore 14 di sabato 11 aprile alle ore 5 di domenica 12 aprile interruzione della tratta Orte-Roma Tiburtina (Roma-Firenze convenzionale)

I sistemi di vendita sono in corso di aggiornamento e saranno acquistabili solo i collegamenti previsti con le modifiche nei tempi di viaggio.

“Il rinnovo delle tecnologie con l’attrezzaggio del sistema Ertms garantirà una maggiore affidabilità dell’infrastruttura determinando un miglioramento della regolarità della circolazione e della qualità del servizio – si legge -. Oltre a prestazioni più elevate, permette anche un risparmio sui costi di gestione e manutenzione rispetto ai tradizionali sistemi di segnalamento. L’intervento rientra nei 2.800 chilometri di rete finanziati con 2,5 miliardi di euro provenienti da fondi PNRR da ultimare entro giugno 2026, in coerenza con l’obiettivo strategico di estendere questa tecnologia all’intera rete gestita da Rfi”.

Dargen, al via da Milano il 27 marzo instore tour "Doppia Mozzarella"

Roma, 10 mar. (askanews) – Dargen D’Amico annuncia le prime cinque date dell’instore tour di “Doppia Mozzarella”, il nuovo album in uscita venerdì 27 marzo in formato CD e vinile. Disponibile anche il vinile autografato in esclusiva per lo Shop Universal.

L’instore tour inizierà venerdì 27 marzo alle 17.30 a Milano, presso la Mondadori di Piazza Duomo, per poi proseguire sabato 28 marzo alle ore 17 a Bologna, alla Feltrinelli di Piazza Ravegnana, domenica 29 marzo alle 15 a Firenze, alla Galleria del disco di Piazza Stazione, lunedì 30 marzo alle 17.30 a Roma, presso la Discoteca Laziale di via Giolitti 268 e martedì 31 marzo alle 17 a Napoli, alla Feltrinelli di Stazione Centrale.

L’album è il frutto di un lavoro di due anni, di una riflessione metodica e approfondita che viene esplicata dal titolo: ironico e immediato ma ricco di significato. Quella della “Doppia Mozzarella” è infatti usata da Dargen D’Amico come una metafora delle vite di oggi, bombardate continuamente da stimoli che inducono le persone a volere sempre di più ben oltre le necessità reali di ognuno di noi. Il disco contiene anche il brano “AI AI”, con cui l’artista ha partecipato alla 76esima Edizione del Festival di Sanremo.

Dargen D’Amico ha lavorato a questo album coinvolgendo le persone con cui ha collaborato negli ultimi anni: membri della band come Marilena Montarone, Tommaso Ruggeri, Diego Maggi e Alberto Venturini, insieme a produttori e compositori — tra cui spiccano Gianluigi Fazio, Edwyn Roberts e Marco Zangirolami. Ogni canzone rivela stratificazioni di tempo e di significato, chiare e ben definite, maturate nel corso del tempo e capaci di restituire tutta la complessità del percorso artistico che le ha generate.

Dopo il Cdm, Meloni in videoconferenza con leader Ue su energia

Roma, 10 mar. (askanews) – Al termine del consiglio dei ministri la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, prenderà parte a una videocall convocata da Italia, Germania e Belgio tra leader per fare il punto su semplificazione ed energia nel quadro della crisi dei prezzi causata dal conflitto in Iran e nel Golfo.

Lo schema è quello seguito da Meloni, Friedrich Merz e Bart De Wever in occasione della riunione convocata a margine del vertice informale sulla competitività dello scorso 12 febbraio ad Alden Biesen.

Piotta pubblica "Si riparano ricordi", il nuovo album dal 27 marzo

Roma, 10 mar. (askanews) – “Si riparano ricordi” è il nuovo album di Piotta, nome d’arte di Tommaso Zanello, in uscita venerdì 27 marzo per ADA – Warner Music su tutte le piattaforme digitali, oltre che in vinile e CD. A due anni dal precedente “‘Na notte infame”, il musicista romano prosegue il suo percorso verso una scrittura sempre più emozionale e introspettiva, ponendosi come un ponte tra rap e cantautorato.

Il titolo richiama la necessità di elaborare una perdita dolorosa: quella del fratello Fabio, scrittore e figura già fonte d’ispirazione per il lavoro precedente. Una presenza che attraversa tutte le dodici tracce dell’album, nei temi e nelle suggestioni, evocandone costantemente il ricordo. In “Si riparano ricordi” Piotta utilizza la musica come strumento di trasformazione e accettazione, mostrando le proprie ferite come nella tecnica giapponese del kintsugi: custodire il passato e restituirlo in una forma nuova e autentica.

Si rinnova la collaborazione con il compositore e pianista Francesco Santalucia, che intreccia atmosfere classiche e arrangiamenti contemporanei, tra acustica ed elettronica. Gli arpeggi di pianoforte aprono l’intensa intro “Poemetto Spurio”, mentre i synth accompagnano il duetto con Simone Cristicchi in “Più a fondo”. Il singolo “E così te ne vai” unisce malinconia e orchestrazioni potenti, lasciando spazio alla speranza. Tra i brani più ritmici spiccano “Alla ricerca del sé” e la title track “Si riparano ricordi”. “Pezzi di vetro”, con lo slam poet Giuliano Logos, e “Colori” feat. Remo Remotti intrecciano sonorità urban, archi e riferimenti alla poesia e alla pittura contemporanea. In “Quante notti ancora” fisarmonica e chitarra folk incontrano il rap di Tormento e Frankie hi-nrg mc, in un omaggio alla scena hip hop. La tromba di Fabrizio Bosso impreziosisce “Siamo noi”, mentre “Non c’è più l’Amerika” rende omaggio a Piero Ciampi. Completano il disco i singoli “Ecchime”, con Davide Toffolo, e la versione corale di “Me ne andavo da quella Roma”, che vede la partecipazione di Carlo Verdone, Carl Brave, Mannarino, Valerio Mastandrea, Ditonellapiaga, Daniele Silvestri, Luca Barbarossa ed Emanuela Fanelli.

Piotta presenterà il nuovo lavoro dal vivo l’11 aprile a Roma presso Largo Venue e il 17 aprile a Milano all’Arci Bellezza.

Poste Italiane, numeri da record per l’App “P”

Roma, 10 mar. (askanews) – Poste Italiane registra numeri da record per l’App “P”. L’applicazione unica supera infatti i 4 milioni di utenti giornalieri, mentre quelli complessivi sono oltre 16 milioni. Cifre da primato nel panorama digitale nazionale, che rendono “P” l’applicazione italiana più utilizzata nel Paese, come ricordato dall’Amministratore Delegato Matteo Del Fante. L’App di Poste Italiane costituisce un punto di accesso strategico a tutti i prodotti e i servizi offerti dal Gruppo: uno strumento che, insieme alla rete dei 12.800 uffici postali, forma la più grande piattaforma omnicanale d’Italia. Il servizio del TG Poste.