«Capaci di tutto»
C’è una vecchia battuta di Carlo Donat-Cattin pronunciata contro qualcuno dei suoi innumerevoli avversari politici – dentro e fuori il suo partito, la Dc – che conserva una straordinaria attualità e modernità. Diceva Donat-Cattin in quella occasione: “quelli sono capaci, capacissimi, capaci di tutto”. Ecco, si tratta di una battuta particolarmente calzante per il capo del partito populista per eccellenza. Il partito di Giuseppe Conte, i 5 stelle.
Ma quando il populismo, che rappresenta la principale insidia per conservare e rafforzare la qualità della nostra democrazia, si coniuga con il trasformismo l’antico monito di Donat-Cattin si ripropone in tutta la sua efficacia e trasparenza. E questo per la semplice ragione che il trasformismo di matrice populista non risponde a nessun criterio, è esterno a qualsiasi cultura politica, è del tutto alternativo a tutto ciò che risponde ad una impostazione etica della politica e in ultimo, ma non per ordine di importanza, è estraneo a qualsiasi coerenza programmatica. Appunto, chi interpreta quella deriva “è capace, capacissimo, capace di tutto”.
Tutto e il contrario di tutto
È appena sufficiente prendere atto del percorso politico concreto del capo dei 5 stelle per rendersi conto che la coerenza politica, da quelle parti, è un optional. Si governa con la Lega, dopo pochi gironi si governa con la sua alternativa, cioè il Pd; un giorno si ha una cultura cattolica democratica e il giorno successivo si è paladini del giustizialismo manettaro e a difesa di tutto coloro che sostengono quelle tesi; si predica la giustizia sociale da un lato e, dall’altro, si pratica l’assistenzialismo più spietato; si può essere occidentali ed europeisti e, al contempo, anche filo russi e filo cinesi. In gergo, si può tutto e il contrario di tutto.
L’incompatibilità con una cultura di governo
Ora, chi ha una cultura di governo, chi è sinceramente riformista, chi cerca di essere fedele ai principi e ai valori costituzionali, chi ha una coerenza con la tradizionale politica estera del nostro paese, chi respinge la deriva della radicalizzazione del conflitto politico e della polarizzazione ideologica, chi è estraneo al populismo e chi, in ultima analisi, è alternativo al trasformismo, non può stringere alleanze con il partito di Conte.
Chi lo fa è semplicemente complice di quelle derive o ne condivide lo spirito di fondo.
Populismo e trasformismo, due pericoli per la democrazia
Per queste ragioni, semplici ma oggettive, e al di là delle stesse appartenenze di partito, forse è anche arrivato il momento per dire apertamente che due tra i peggiori, e drammatici, pericoli che sfregiano la nostra democrazia, ridicolizzano la cultura di governo, indeboliscono le istituzioni democratiche e riducono la stessa classe dirigente ad una sorta di macchietta permanente ed itinerante, sono proprio rappresentati dal trasformismo da un lato e dal populismo dall’altro. Due derive che il capo dei 5 stelle interpreta, incarna e rappresenta in modo quasi perfetto se non addirittura scientifico.
Sarebbe questa la prospettiva democratica, riformista, liberale e costituzionale di cui si vagheggia da tempo da quelle parti? Probabilmente chi arriva da un’altra cultura politica, da un’altra tradizione democratica e costituzionale e, soprattutto, da un pensiero che è semplicemente alternativo al trasformismo e al populismo, dovrebbe, adesso, battere un colpo. Per conservare e rafforzare la qualità della democrazia, innanzitutto, come ci hanno insegnato i nostri grandi maestri del passato del cattolicesimo politico italiano.
