I poli in crisi e l’incognita della legge elettorale
Assistiamo incuriositi alle vicende interne ai due poli principali della politica italiana: a destra, dove è aperta la crisi della Lega, con la leadership di Salvini messa in discussione e la concorrenza dell’estrema destra del generale Vannacci sempre più minacciosa; a sinistra, con il campo largo fermo in una condizione di surplace, ancora indeciso tra la ricerca dell’unità programmatica e la scelta della leadership attraverso primarie tutte da definire.
Anche al centro sono in atto molte iniziative, rese più complicate dall’incertezza sulla legge elettorale che, nelle intenzioni fin qui espresse da una maggioranza poco incline al confronto, sta scivolando verso quella “legge super-truffa” di impostazione meloniana, destinata a garantire un premio di maggioranza alla lista che ottenga almeno il 40-42% dei voti.
Una legge super-truffa assai diversa e lontana da quella degasperiana, vergognosamente denominata “truffa” dai comunisti d’antan, che assegnava il premio di maggioranza alla lista che avesse ottenuto il 51% dei voti.
In entrambi gli schieramenti, di destra e di sinistra, l’elemento discriminante sembra essere la politica estera, che ha assunto una caratterizzazione tripolare nella strategia del governo Meloni. Un caso unico e incomprensibile, se rapportato alla lunga tradizione politica della Prima Repubblica a dominanza democratico-cristiana.
Più facile è, per le diverse espressioni presenti al centro della politica italiana, trovare un ubi consistam in politica estera, dato che in tutte prevale l’antica ispirazione degasperiana e morotea di un Paese ancorato alle sue
essenziali scelte europee e atlantiche.
La Costituzione come terreno dell’unità possibile
Anche sul piano programmatico, al centro come a sinistra, l’unità possibile potrebbe essere facilmente raggiunta assumendo come strategia politica la difesa e l’attuazione integrale della Costituzione repubblicana, ossia della Carta fondamentale nella quale i principi ispiratori delle culture popolari, liberali e del socialismo riformista hanno trovato il punto di equilibrio che ha saputo garantire l’unità del sistema politico, istituzionale e sociale dell’Italia.
In essa sono contenute le indicazioni essenziali in materia di diritti individuali e comunitari, a partire dagli articoli 3 e 53, nonché la regola della democrazia interna ai partiti, sancita dall’articolo 49.
Per noi cattolici delle diverse aree politico-culturali — democratica, liberale e cristiano-sociale — oltre alla Costituzione, come già avvenne nel PPI prima e nella DC dopo, furono i principi della dottrina sociale cristiana a costituire la base della nostra cultura politica. Così, oggi, nell’età della globalizzazione, della rivoluzione digitale e dell’intelligenza artificiale, possiamo trovare nelle ultime encicliche sociali della Chiesa cattolica i principi ispiratori della nostra azione politica.
Un campo degasperiano per ricomporre l’area cattolica
Queste sono le premesse indispensabili per favorire il progetto di ricomposizione politica dell’area cattolica nelle sue diverse articolazioni, al fine di concorrere alla creazione di un centro politico ampio e plurale, aperto alla collaborazione con quanti, insieme a noi, intendono difendere e attuare integralmente la Costituzione repubblicana contro le degenerazioni vannacciane della destra estrema del nostro Paese.
È in questa direzione che si muove il “campo degasperiano”, al quale anch’io, insieme con gli amici di ALEF, ho offerto la mia collaborazione.

