Una tradizione che viene da lontano
L’Italia continua a considerarsi un Paese di cultura cattolica, ma questa appartenenza appare sempre meno coincidente con i comportamenti individuali e collettivi. È soprattutto nella vita quotidiana e nelle giovani generazioni che emerge una progressiva scristianizzazione dei costumi. Occorre allora affrontare la questione secondo tre prospettive: storica, etica e politica.
Il laicato cattolico ha una storia lunga. Già nel Settecento le Amicizie Cristiane, promosse da Joseph Nikolaus von Diessbach e poi diffuse da Pio Brunone Lanteri, cercarono di reagire al giansenismo e all’illuminismo. Nell’Ottocento le Amicizie Cattoliche e una vivace attività pubblicistica contribuirono a formare una presenza organizzata dei credenti nella società.
Nel Novecento le sfide divennero più intense. Murri, Albertario e Sturzo, pur in momenti e contesti differenti, contribuirono a sviluppare il principio fondamentale della partecipazione. Essa precede la forma partitica: il partito non è necessariamente il prerequisito dell’impegno politico e la stessa Democrazia Cristiana può essere considerata, sotto questo profilo, un “accidente storico”.
Quando l’altro diventa utile
San Paolo ammoniva i cristiani di Roma: «Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente». Qual è oggi questa mentalità dominante?
Uno dei suoi pilastri è la concezione individualistico-edonistica dell’uomo. La persona rischia di essere valutata in base alla sua utilità: tanto vali quanto servi. Se non servi più, il legame può essere sciolto. Il rapporto umano assume così la forma del contratto, nel quale dare e avere devono necessariamente compensarsi.
Tutto diventa negoziabile e contrattabile. Persino il corpo può trasformarsi in oggetto di scambio e di guadagno. L’utilitarismo diviene allora una civiltà delle cose più che delle persone: la donna può diventare un oggetto, i figli un ostacolo, la famiglia un limite alla libertà individuale.
Esistono certamente rapporti fondati anche sull’utilità ed è naturale che sia così. Il problema nasce quando si pretende che ogni relazione debba obbedire alla norma utilitaristica.
La risposta personalistica
I rapporti con gli altri possono essere impostati in tre modi: «Com’è utile che tu ci sia»; «Come mi piace che tu ci sia»; oppure «Com’è bello che tu ci sia».
La differenza è decisiva. Nei primi due casi l’altro viene considerato prevalentemente in funzione di noi stessi; nel terzo viene riconosciuto per il valore che possiede in sé.
Sono tre logiche diverse: quella utilitaristica — «stai con l’altro finché ti è utile» —; quella edonistica — «stai con l’altro finché ti piace» —; e infine quella personalistica: «ama l’altro come te stesso».
È qui che il personalismo cristiano può ancora offrire una risposta alla crisi della società contemporanea. La libertà non consiste nell’assenza di legami, ma nel riconoscimento della dignità della persona. Senza prudenza, perseveranza, pazienza e responsabilità non possono esistere autenticamente né libertà né amore.
L’etica dello Stato, non lo Stato etico
Anche la politica deve partire dalla persona. Lo Stato, per il pensiero cristiano, non rappresenta la totalità della vita umana: è uno strumento necessario della convivenza, dotato di autorità, ma sottoposto a limiti.
Edith Stein, nella sua riflessione sullo Stato, pone una questione essenziale: quale rapporto deve esistere tra l’ordinamento giuridico e i valori? Lo Stato non può sostituirsi alla coscienza della persona, ma neppure considerarsi completamente estraneo alla dimensione etica della comunità.
Da qui deriva l’importanza dei corpi intermedi — famiglia, Chiese, associazioni — che rendono possibile una democrazia della partecipazione, tanto più necessaria oggi, quando il semplice rituale del voto appare progressivamente svuotato di significato.
Occorre perciò distinguere lo Stato etico, che pretende di imporre una concezione dell’uomo, dall’etica dello Stato, che riconosce la libertà, la dignità della persona e l’autonomia della società civile.
È su questo terreno che i cattolici sono chiamati nuovamente a misurarsi. Non basta appartenere culturalmente a una tradizione cristiana se quella tradizione non diventa criterio di comportamento e responsabilità pubblica. È questa armonia oggi in crisi che resta al centro del nostro sogno di cattolici liberi e democratici.
Prof. Giulio Alfano
Presidente Istituto Emmanuel Mounier – Italia

