Un mese e più a parlare quasi solo di Lavitola & Ranucci dà l’idea del punto in cui siamo. E cioè nel bel mezzo di una crisi di sistema che nessuno vuole guardare in faccia. E che per l’appunto induce a voltarsi da un’altra parte. Magari sbirciando le cose dal buco della serratura.
È pur vero che l’agenda d’autunno ci costringerà a cambiare spartito. C’è una nuova legge elettorale alle viste, c’è una legge di bilancio da votare prima che si torni alle urne, ci sono tutte le urgenze e le inquietudini legate alla fine della legislatura.
Dunque è assai probabile che delle nostre cronache estive e delle vongole sgusciate ai tavoli del Cefalù resort alla fine resti poco o nulla.
Resta il fatto che la politica dei nostri giorni, esile e malmostosa, continua a generare falsi eroi e falsi problemi. Perdendo di vista il senso profondo delle cose.
Così, per un’intera estate è sembrato davvero che la trasmissione Report potesse diventare, a un tempo, la Bastiglia da espugnare, la Gerusalemme da liberare e il Piave da difendere. Anche se non era nulla di tutto questo.
Non sarà il caso di infierire troppo sui discutibili “eroi” di queste tristi vicende. Basterebbe solo evitare di gonfiare le vele del loro protagonismo, riconoscendo infine che il paese ha problemi più seri, più veri (e più onesti) di quelli intorno a cui i due amici estivi si sono cimentati nelle loro peripezie.
E non si dica che è la fantasia popolare a generare i mostri scaturiti dal sonno della ragione. Il troppo sonno e la poca ragione in questo caso appartengono infatti alla classe dirigente più blasonata del giornalismo e della politica.
Fonte: LaVoce del Popolo – 27 agosto 2026
[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

